Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 856 del 19/12/2012

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

856a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 19 DICEMBRE 2012

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Presidenza del vice presidente CHITI,

indi della vice presidente MAURO,

del vice presidente NANIA

e della vice presidente BONINO

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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 857 e 859 del 20 e del 28 dicembre 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-Diritti e libertà: Misto-DL; Misto-La Destra: Misto-LD; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Pensionati: Misto-PP; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT..

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RESOCONTO SOMMARIO

La seduta inizia alle ore 11,05.

In considerazione dell'andamento dei lavori in Commissione bilancio, la Presidenza ha sospeso per due volte la seduta fino alle ore 15.

L'Assemblea ha quindi avviato la discussione congiunta dei disegni di legge n. 3584, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013)", e n. 3585, recante "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015", già approvati dalla Camera dei deputati.

I relatori, senatori DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI), LEGNINI (PD) e TANCREDI (PdL), nello svolgere la relazione orale, hanno sottolineato la sostanziale coerenza dei due provvedimenti con il quadro macroeconomico illustrato nel Documento di economia e finanza e hanno dato conto delle numerose novità introdotte prima dalla Camera e, successivamente, dalla Commissione bilancio del Senato (cfr. Resoconto stenografico). In particolare, il senatore LEGNINI (PD) ha rilevato che la legge di stabilità è l'ultimo tassello di una politica di rigore che, dopo aver consentito al Paese di riconquistare dignità e fiducia internazionale, deve proseguire senza cedimenti. Stimolare l'economia e l'occupazione senza compromettere l'equilibrio dei conti pubblici sarà la sfida principale del prossimo Governo. Il senatore TANCREDI (PdL) ha sottolineato positivamente il complesso lavoro svolto in Commissione, negando che il PdL abbia avuto atteggiamenti dilatori. Il senatore DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) ha ricordato che il contenuto proprio del disegno di legge di bilancio sarà ridefinito dalla legge di attuazione del pareggio di bilancio introdotto nella Costituzione: il nuovo modello dovrà rispondere a esigenze di programmazione, flessibilità, trasparenza e riqualificazione della spesa.

Nonostante il perdurare della crisi economica e il peggioramento delle previsioni macroeconomiche, nel 2013 - hanno sottolineato i relatori - è raggiunto l'obiettivo storico del pareggio di bilancio in termini strutturali, cioè al netto della componente ciclica e delle misure una tantum. Il disegno di legge di stabilità opera, infatti, una correzione marginale sui saldi tendenziali di finanza pubblica pari a 2,5 miliardi in termini di indebitamento netto. I documenti finanziari consolidano quindi il percorso di risanamento dei conti pubblici, in attuazione degli obblighi assunti in sede europea e recepiti nella Carta costituzionale.

La Camera ha modificato l'impianto originario della manovra fiscale, sopprimendo la riduzione delle aliquote IRPEF applicabili ai primi due scaglioni di reddito, sterilizzando l'aumento dell'IVA e liberando risorse a favore delle famiglie e a sostegno della competitività delle imprese. Tra le misure per rilanciare la produttività e lo sviluppo si segnalano la riduzione del cuneo fiscale e l'istituzione di un fondo per la concessione di un credito per la ricerca e lo sviluppo, destinato alle piccole e medie imprese. E' inoltre anticipata al 2013 la destinazione al fondo per la riduzione della pressione fiscale delle maggiori entrate derivanti dal contrasto dell'evasione. Per quanto riguarda gli esodati, è stata ampliata la platea dei soggetti salvaguardati ma i vincoli di bilancio hanno impedito una soluzione soddisfacente del problema.

Il mutato quadro politico e l'accorciamento dell'orizzonte della legislatura hanno posto l'esigenza, in seconda lettura, di innestare sulla legge di stabilità norme di decreti-legge in conversione (mille proroghe, salva infrazioni, reintegro del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici). Il Senato ha poi affrontato diverse questioni irrisolte, intervenendo in materia di ammortizzatori sociali e di riduzione dei tagli agli enti locali: la dotazione della cassa integrazione in deroga è incrementata di oltre 900 milioni di euro, il Patto di stabilità interno è allentato per 600 milioni, una nuova tassa sui rifiuti (TARES) sostituisce Tarsu e Tia. L'IMU è riconfigurata in senso federale: dal prossimo anno il gettito dell'imposta sulle abitazioni sarà destinato interamente agli enti locali. La tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin tax), che slitta al 1° marzo 2013, è ridisegnata sul modello francese.

Diversi gli interventi di natura sociale: sono reperite risorse aggiuntive per il Fondo per le non autosufficienze e i malati di SLA, per i trattamenti previdenziali di guerra, per il fondo ordinario di finanziamento delle università, per le imprese e i lavoratori autonomi che hanno subito danni indiretti dal terremoto in Emilia. Non sono più onerose le ricongiunzioni pensionistiche per i lavoratori passati dal pubblico impiego all'Inps prima del 30 luglio 2010. Sono prorogati al 31 luglio i contratti in scadenza nella pubblica amministrazione. Sono previste deroghe mirate al blocco del turn over nel comparto sicurezza ed è rafforzato l'organico dell'Agenzia per i beni confiscati alla mafia.

Numerosi gli interventi nella discussione generale congiunta.

Il senatore MORANDO (PD) ha sottolineato il rilievo storico del pareggio strutturale di bilancio, ottenuto a coronamento di un percorso avviato nel 2008. Il crollo della spesa in conto capitale, i tagli lineari e il mancato controllo della spesa pensionistica sono all'origine della mancata crescita: il Governo in carica ha avuto il merito di accelerare l'entrata a regime della riforma previdenziale e di modificare la finanza degli enti locali, anche se molto resta da fare sui versanti della revisione della spesa, dello spostamento del prelievo fiscale su consumi e patrimoni e della partecipazione dei lavoratori agli utili d'impresa. Il senatore PICHETTO FRATIN (PdL) ha osservato che il problema fondamentale dell'economia italiana è il calo della produttività. Ha quindi espresso rammarico per la mancata riforma del sistema fiscale, che dovrebbe mirare a riequilibrare il rapporto tra tassazione diretta e indiretta, a ridurre il cuneo fiscale e a ridimensionare il settore pubblico.

Molto critici gli interventi delle opposizioni: secondo i senatori CASTELLI, DIVINA, GARAVAGLIA Massimo, RIZZI, VACCARI, FRANCO Paolo, VEDANI (LNP) il deterioramento dei principali indicatori macroeconomici - dal crollo del Pil alla crescita del debito pubblico, dalla destrutturazione industriale all'aumento della disoccupazione - attesta il fallimento del Governo Monti sui versanti del rigore, dell'equità e della crescita. Il senatore PITTONI (LNP) ha criticato in modo particolare le norme sulla scuola e l'università. Secondo i senatori LANNUTTI e CARLINO (IdV) il Governo tecnico ha aggravato la crisi del Paese, non ha risolto il problema degli esodati, non ha scalfito le basi di un sistema finanziario ingiusto e insostenibile. Il senatore MASCITELLI (IdV) ha criticato il mancato riordino delle province e ha citato previsioni da cui risulta che la legge di stabilità non avrà effetti positivi sulla crescita e richiederà una manovra aggiuntiva.

Diversi oratori hanno avanzato critiche circostanziate al disegno di legge di stabilità: il senatore COSTA (PdL) ha lamentato la mancata introduzione del coefficiente familiare; il senatore LATRONICO (PdL) ha auspicato una riduzione della pressione fiscale; il senatore LAURO (PdL) ha denunciato l'inadeguatezza delle norme sul gioco d'azzardo; i senatori GIOVANARDI e BONFRISCO (PdL) hanno lamentato l'insufficienza delle risorse stanziate per i terremotati dell'Emilia. Il senatore GRILLO (PdL) ha sottolineato l'occasione mancata sotto il profilo della riqualificazione della spesa; la senatrice SPADONI URBANI (PdL) ha criticato la Tobin tax e le coperture degli ammortizzatori sociali; il senatore D'ALI' (PdL) ha espresso insoddisfazione per il carattere eterogeneo e frammentario della legge di stabilità. La senatrice MANCUSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) ha avanzato proposte in tema di destinazione del 5 per mille agli enti di utilità sociale e di assistenza agli anziani; il senatore FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI) ha richiamato i temi della perequazione infrastrutturale, della sburocratizzazione e della riforma della giustizia.

In replica sono intervenuti i relatori DE ANGELIS (Per il Terzo Polo:ApI-FLI), che ha auspicato una riconsiderazione in sede europea dei parametri macroeconomici, e LEGNINI (PD), che ha sottolineato lo spostamento di risorse operato per alleviare il disagio sociale. Il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze POLILLO ha posto l'accento sulle analogie tra la crisi economica iniziata nel 2008 e la crisi del '29 e ha elogiato le iniziative assunte da Mario Draghi in qualità di presidente della BCE.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento Giarda ha quindi posto la questione di fiducia sull'approvazione del maxiemendamento 1.700, che recepisce sostanzialmente il testo del disegno di legge di stabilità licenziato dalla Commissione.

La Conferenza dei Capigruppo ha organizzato la discussione sulla questione di fiducia: le dichiarazioni di voto inizieranno domani intorno alle ore 10,30. Il calendario dei lavori è stato integrato con diversi provvedimenti, tra cui il decreto-legge sull'Ilva, il decreto-legge per lo svolgimento delle elezioni politiche, il disegno di legge delega sulle pene detentive non carcerarie.

La seduta termina alle ore 22,01.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,05).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione allo stato dell'iter dei lavori della 5a Commissione permanente sui documenti di bilancio, sospendo la seduta fino alle ore 12.

(La seduta, sospesa alle ore 11,07, è ripresa alle ore 12,06).

Onorevoli colleghi, poiché, purtroppo, non ci sono ancora le condizioni per iniziare i nostri lavori, l'Aula è sospesa, ed è convocata per iniziare - ci auguriamo - l'esame del disegno di legge di stabilità alle ore 14.

(La seduta, sospesa alle ore 12,07, è ripresa alle ore 14,10).

Presidenza della vice presidente MAURO

Colleghi, dopo aver assunto informazioni sull'andamento dei lavori della 5a Commissione, sospendo nuovamente la seduta, che riprenderà alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 14,10, è ripresa alle ore 15,09).

Discussione congiunta dei disegni di legge:

(3585) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

(3584) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013) (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 15,09)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge nn. 3585 e 3584, già approvati dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, le votazioni finali su entrambi i provvedimenti avranno luogo con votazione nominale a scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

Il relatore sul disegno di legge n. 3585, senatore De Angelis, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore De Angelis.

DE ANGELIS, relatore sul disegno di legge n. 3585. Signora Presidente, onorevoli senatori, rappresentanti del Governo, il disegno di legge di bilancio per il 2013 presenta novità rilevanti che lo rendono per la prima volta, a pieno titolo, uno strumento di programmazione economico-finanziaria anziché un documento che si limita a fotografare gli effetti finanziari che scaturiscono dalla legislazione vigente. Per effetto delle norme in materia di flessibilità introdotte dalla nuova legge di contabilità e da altre successive integrazioni legislative, il disegno di legge di bilancio non si configura più infatti solo come legge formale, ma provvede alla rimodulazione delle dotazioni finanziarie attivabili tra le missioni del medesimo stato di previsione. In questa direzione hanno operato sia le norme di flessibilità introdotte dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, che l'articolo 21, comma 7, della legge di contabilità, che, ancora, il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138.

Veniamo al disegno di legge di bilancio. Esso per il 2013-2015 sconta gli effetti finanziari delle misure adottate nel corso di questi anni, compresele misure in materia di spending review determinate con il citato decreto‑legge n. 95 del 2012, fatta eccezione, tuttavia, per le riduzioni di spesa dei Ministeri previste dall'articolo 7, comma 12 (pari a 1.777,3 milioni nel 2013, a 1.574,5 milioni nel 2014 e a 1.649,5 milioni nel 2015), che verranno, invece, disposte con la legge di stabilità e recepite in bilancio con l'apposita Nota di variazioni... (Brusìo).

Signora Presidente, le chiedo se è possibile avere un po' di silenzio.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore!

DE ANGELIS, relatore sul disegno di legge n. 3585. ...ed include, inoltre, le rimodulazioni proposte dalle Amministrazioni sulla base dei predetti criteri di flessibilità previsti dalla normativa contabile.

Nel suo impianto di classificazione delle voci di spesa vengono confermate le 34 missioni, mentre si registra un aumento da 172 a 174 dei programmi di spesa. È da segnalare, innanzitutto, un aumento del numero delle missioni condivise tra più Amministrazioni (21 anziché 20), mentre è confermato il numero dei programmi condivisi tra più Ministeri, pari a 4.

Nel complesso, il disegno di legge appare pienamente coerente con lo scenario macroeconomico illustrato nella Nota di aggiornamento del DEF e si colloca in un percorso di aggiustamento dei conti pubblici.

Quanto alla componente rimodulabile della spesa riconducibile al fattore legislativo, il disegno di legge in esame presenta, in allegato a ciascuno stato di previsione della spesa, l'allegato 1 recante un «Prospetto delle autorizzazioni di spesa per programmi», che espone le autorizzazioni di spesa di ciascun Ministero che sono state rimodulate.

Il quadro generale riassuntivo, al netto delle integrazioni disposte con la Nota di variazioni per effetto delle modifiche intervenute nel corso dell'esame in prima lettura al disegno di legge di stabilità, evidenzia per il 2013, in termini di competenza e al netto delle regolazioni contabili e debitorie e dei rimborsi IVA, entrate finali per 544,8 miliardi e spese finali per 557,2 miliardi, mentre il saldo netto da finanziare risulta pari a 12,4 miliardi e, in termini di cassa, è pari a 80,3 miliardi. La differenza rispetto al corrispondente valore in termini di competenza dipende dello scostamento tra i valori degli accertamenti di entrata e i corrispondenti importi di incassi.

La relazione illustrativa annessa al disegno di legge iniziale sottolinea come gli importi delle entrate e delle spese del bilancio dello Stato siano comprensivi degli effetti finanziari derivanti dall'incorporazione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato nell'Agenzia delle dogane e dell'Agenzia del territorio nell'Agenzia delle entrate, nonché della soppressione dell'Agenzia per lo sviluppo del settore ippico, le cui funzioni e risorse sono state ripartite tra il Ministero delle politiche agricole e l'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

In merito ai dati complessivi, sul versante delle entrate, le previsioni aggiornate per il triennio 2013-2015 sono state elaborate, oltre che sulla base del nuovo quadro macroeconomico, anche in base agli effetti del citato decreto-legge n. 95 del 2012, il quale, in particolare, ha parzialmente neutralizzato l'aumento dell'IVA previsto dal decreto-legge n. 201 del 2011, con conseguenti minori introiti pari a circa 7 miliardi per il 2013 e 10 miliardi a regime.

Nel dettaglio, per quanto concerne le entrate tributarie per il 2013, esse sono previste nel quadro generale riassuntivo, redatto in termini di competenza, pari a 485.747 milioni, in aumento di circa 1 miliardo rispetto al dato assestato 2012. Le entrate extratributarie sono invece previste per il 2013 pari a 57.942 milioni, rispetto ai 43.164 del valore assestato per il 2012, con un incremento atteso di 14.777 milioni.

Le entrate da alienazione dei beni patrimoniali sono quindi previste nel 2013 pari a 1.317 milioni, a fronte di un dato assestato del 2012 pari a 1.251 milioni, ivi prevedendosi un incremento di circa 65 milioni. Le entrate da accensione prestiti sono indicate quindi pari a 215.894 milioni, rispetto al dato assestato 2012 che indicava un ammontare pari a 260.939 milioni.

Per quanto riguarda le spese finali, esse sono iscritte nel bilancio di previsione per il 2013, per complessivi 557.250 milioni nel 2013. Nel dettaglio, per le spese di parte corrente, esse risultano previste per complessivi 515.160 milioni nel 2013, di cui 97.942 milioni per oneri di funzionamento, 302.843 milioni per interventi e 23.813 per oneri comuni, in aggiunta a 90.561 per oneri del debito pubblico (parliamo di 90 miliardi).

Anche per quanto concerne le previsioni della spesa in conto capitale, queste sono indicate nel 2013 in misura pari a 42.090 milioni, di cui 35.655 milioni per investimenti, e la restante parte per altre spese in conto capitale e oneri comuni in conto capitale.

Per quanto concerne le previsioni di cassa per il 2013, le previsioni di incassi e pagamenti finali sono indicate dal quadro riassuntivo pari, rispettivamente, a 491.844 milioni e a 572.194 milioni. Tali previsioni, alla luce di quanto stabilito dal decreto-legge n. 95 del 2012 in materia di programmazione dei pagamenti, anticipano, in sostanza, l'obiettivo del potenziamento del ruolo del bilancio di cassa previsto dall'articolo 42 della legge di contabilità, che renderà la previsione di cassa uno strumento maggiormente utile al fine di una efficiente e razionale gestione dei pagamenti.

In tale contesto, va segnalato l'emendamento, di recente approvato al decreto- legge n. 143 del 2012, con cui si è prolungato, da tre a quattro anni, il termine ultimo entro cui si dovrà procedere all'esercizio della delega di cui all'articolo 42 della legge di contabilità.

In conclusione, va osservato come la necessità di potenziare la legge di bilancio come strumento di programmazione economica si ponga in linea con l'obiettivo di rendere trasparenti i processi di rimodulazione della spesa in una logica di flessibilità annuale, e pone anche l'opportunità di valutare una modifica dei Regolamenti parlamentari che consenta un diverso approccio all'esame del documento, soprattutto da parte delle Commissioni di merito rispetto alla natura e agli obiettivi delle missioni e dei programmi.

In sintesi, si tratta di omogeneizzare le oltre 17.000 autorizzazioni di spesa esistenti che reggono il bilancio, affinché siano inserite nei rispettivi programmi di spesa, con finalità programmatorie e secondo gli obiettivi del programma nazionale delle riforme e del programma di stabilità, al fine di innestarle in modo coerente l'attuazione in armonia con la strategia di conseguimento degli obiettivi fissati nell'ambito del processo del semestre europeo.

Ancora più in prospettiva, è chiaro che la nuova formulazione dell'articolo 81 della Costituzione, così come innovata dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, che sarà applicabile dall'esercizio finanziario 2014, non ripropone il terzo comma del vigente articolo 81 della Costituzione, il quale prevedeva che con il bilancio non si potessero stabilire nuovi tributi e nuove spese, superando, in tal modo, la classica «concezione formale» della legge di bilancio.

Nel testo novellato dell'articolo 81 si demanda alla legge di attuazione, da approvare a maggioranza assoluta entro il mese di febbraio 2013, l'individuazione del contenuto specifico della legge di bilancio.

In tal senso, sarà perciò il Parlamento a ridefinire il contenuto proprio della legge di bilancio, posto che il nuovo modello dovrà in ogni caso coniugare le esigenze di flessibilità con il principio del «diritto al bilancio» del Parlamento, nel senso che ciò che votano (nel senso che ciò che votano le Camere non potrà essere integralmente «modificato» da un successivo atto amministrativo dell'Esecutivo), coniugandosi con l'obiettivo di un'assoluta trasparenza e leggibilità dei dati di bilancio.

Il rinnovato contenuto del disegno di legge di bilancio dovrà tener conto anche dell'esigenza di una revisione e riqualificazione della spesa, operando sulle autorizzazioni legislative di spesa a essa sottostanti, al fine di riordinarle e pervenire, attraverso un'azione di sistematica revisione normativa, a «leggi di programma».

Non è un'operazione semplice, considerando che ciò implica una razionalizzazione di migliaia di autorizzazioni legislative di spesa presenti nell'ordinamento, al fine di razionalizzarle e accorparle secondo finalità stabilite dai singoli programmi, ai quali vanno associati nuovi «indicatori di risultato», che integrino i profili finanziari con la rilevazione dei profili qualitativi della spesa, così come quelli inerenti all'impatto dell'azione pubblica sulla collettività (i cosiddetti outcomes). (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Morando e Sbarbati).

PRESIDENTE. Il relatore sul disegno di legge n. 3584, senatore Legnini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Legnini.

LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 3584. Signora Presidente, la legge di stabilità per il 2013 che il Parlamento si appresta a varare è, allo stesso tempo, l'ultima di una stagione che si sta chiudendo e la prima di un nuovo ciclo.

È l'ultima legge di stabilità della legislatura e, come tale, sconta necessariamente l'eredità di una stagione politica e di governo dal percorso travagliato, segnata prima da una drammatica crisi di credibilità e competitività del nostro sistema economico e finanziario e, quindi, da uno straordinario sforzo di risanamento, che è valso all'Italia il recupero del credito e della fiducia internazionali.

Ma è anche la prima legge di stabilità di una fase nuova, come dicevo, la prima in cui si approva un bilancio in equilibrio strutturale, secondo il dettato del novellato articolo 81 della Costituzione; la prima a dare attuazione all'unica riforma costituzionale della legislatura: quella, che in linea con gli impegni assunti in Europa, ha portato al rango di vincolo costituzionale il principio del pareggio o dell'equilibrio di bilancio e dell'equità intergenerazionale nella gestione delle risorse pubbliche. In questo senso, la legge di stabilità finanziaria per il 2013 suggella una tappa cruciale nel nostro percorso di risanamento.

Sia pure attraverso enormi difficoltà congiunturali e una crisi dei debiti sovrani che ha spinto a livelli talora elevatissimi il nostro spread, il Paese ha comunque imboccato la strada del risanamento, con serietà e credibilità riconosciute da tutti gli organismi internazionali.

Attraverso una correzione netta pari a circa 2,5 miliardi in termini di indebitamento netto, la legge di stabilità onora gli impegni assunti in sede europea e conferma per il 2013 il raggiungimento dell'obiettivo programmatico del pareggio strutturale di bilancio.

L'enorme sforzo compiuto dal nostro Paese per raggiungere gli obiettivi indispensabili alla messa in sicurezza dell'Italia e dell'euro è stato attuato nel pieno della più grave e prolungata crisi economica degli ultimi decenni. Dal 2008 al 2012 abbiamo perso circa 7 punti di prodotto. Il prodotto pro capite è sceso dai 25.243 euro del 2007 ai 22.874 del 2012, mentre la pressione fiscale è salita nell'ultimo quadriennio dal 42,9 al 44,7 per cento. Nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione è cresciuto dal 6,7 del 2008 fino all'11,4 previsto dall'OCSE per il 2013. Al contempo, anche la dinamica di crescita del debito pubblico rispetto al PIL si è mantenuta sostenuta, passando dal 106,1 per cento del 2008 al 126,4 per cento del 2012. D'altra parte, il saldo cumulato di tutte le manovre finanziarie realizzate nel medesimo periodo ammonta a 92,8 miliardi, segno - questa cifra - dell'enorme sforzo che è stato fatto per contemperare gli effetti della crisi economica - nei termini in cui ho ricordato - con l'esigenza del riequilibrio della finanza pubblica e del conseguimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio.

In questo quadro, il ruolo del Governo del Parlamento nella composizione definitiva della manovra di finanza pubblica per il 2013 è stato più che mai complesso, e tuttavia possiamo oggi dire senz'altro proficuo. Mantenendo dritta la barra della correzione dei conti pubblici, durante l'esame parlamentare si è riusciti a rafforzare il profilo di equità e sostenibilità sociale del provvedimento e a riequilibrare, seppur parzialmente, il carico della manovra gravante sui governi territoriali.

Il testo che sta per uscire dalle Aule parlamentari è infatti molto diverso, nel contenuto e nella composizione, da quello licenziato dal Governo, non certo sotto i profili dei saldi e finanziario ma della composizione del provvedimento, e non solo per effetto dell'innesto di norme già contenute in decreti-legge in via di conversione, ma anche e soprattutto per le modifiche e le integrazioni maturate sia nella lettura alla Camera dei deputati che in questo ramo del Parlamento.

Un primo e rilevante contributo correttivo è venuto dalla Camera durante la prima lettura. In quella sede - come sappiamo - si è radicalmente modificata la componente fiscale della manovra attraverso la scelta di sopprimere la prevista riduzione di un punto percentuale delle aliquote IRPEF applicabili ai primi due scaglioni di reddito, con benefici che si sarebbero polverizzati - come sappiamo - su un'ampia platea di contribuenti, compresi quelli appartenenti alle classi di reddito più elevate. È stato così possibile utilizzare quelle risorse per altre misure fiscali in favore delle famiglie e delle imprese. In particolare, si è sterilizzato del tutto il previsto incremento di un punto dell'aliquota IVA al 10 per cento, si è disposto l'incremento delle detrazioni IRPEF per carichi familiari, si sono eliminate le limitazioni alla deducibilità e alla detraibilità ai fini IRPEF di taluni oneri.

Per quanto concerne il mondo produttivo, la ricomposizione della componente fiscale della manovra è stata orientata, in primo luogo, alla riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro attraverso l'aumento delle deduzioni IRAP.

Tra gli interventi in materia di sviluppo e rilancio della competitività messi a punto alla Camera, si segnala anche l'istituzione di un fondo per la concessione di un credito per la ricerca e lo sviluppo destinato alle piccole e medie imprese e alle reti d'impresa. Si tratta di un fondo finanziato mediante la progressiva riduzione degli stanziamenti di bilancio destinati ai trasferimenti e ai contributi alle imprese, secondo il cosiddetto rapporto Giavazzi che tuttavia, per la mancata individuazione puntuale degli incentivi da rifinanziare, deve ritenersi privo, allo stato, di concrete risorse disponibili e spendibili. Durante l'esame al Senato si è tentato di porre rimedio al limite di questa importante e condivisibile scelta politica, senza tuttavia riuscire ad ottenere dal Governo alcuna qualificazione e quantificazione delle fonti di finanziamento del fondo per poter procedere all'accoglimento di talune proposte parlamentari, tra cui mi permetto di ricordare quella del collega Morando particolarmente circostanziata su questo punto specifico.

Analogo impatto di carattere programmatico con valenza sistemica assume la norma che anticipa al 2013 la destinazione delle maggiori entrate strutturali derivanti dall'attività di contrasto all'evasione al fondo per la riduzione della pressione fiscale. Una norma introdotta dalla Camera che può avere una forte valenza per il futuro ma che va declinata con meccanismi di operatività più concreti in misura tale da poter attuare questa previsione.

Fra gli altri interventi in materia di imprese introdotti alla Camera, si segnalano il differimento della variazione in aumento dell'aliquota IVA agevolata per le cooperative sociali (dal 4 al 10 per cento) e la proroga degli incentivi fiscali alle società agricole ulteriormente prorogata nella versione licenziata poco fa dalla Commissione bilancio del Senato.

Oltre alle misure di modifica dell'impianto fiscale della manovra, nel corso dell'esame in sede referente sono stati adottati diversi altri interventi in materia, tra l'altro, di ampliamento della platea dei soggetti salvaguardati dall'applicazione della riforma pensionistica, di scuola e personale docente, sicurezza, sanità e, in generale, misure in materia sociale e di sostegno alle esigenze connesse agli eventi sismici e climatici che hanno interessato il Paese. Non cito le misure che sono ampiamente note e che sono, peraltro, tutte puntualmente ricavabili dal testo che è al nostro esame.

Se questo è il quadro delle principali misure introdotte dalla Camera, non meno significativo è risultato l'apporto che ha dato il Senato alla correzione e all'integrazione della manovra, peraltro in un contesto politico e istituzionale profondamente mutato rispetto a quello in cui si è svolta la prima lettura e a quello che caratterizzava l'avvio della sessione di bilancio al Senato. La crisi di Governo nel frattempo sopraggiunta, e il conseguente accorciamento dell'orizzonte della legislatura, ha infatti posto l'esigenza di recuperare nel testo le disposizioni di alcuni dei decreti‑legge in via di conversione. È il caso del decreto-legge in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici e del decreto-legge recante disposizioni volte a evitare l'applicazione di sanzioni comminate dall'Unione europea. Per le medesime ragioni di urgenza sono state recepite in questo testo numerosissime disposizioni di proroga di termini legislativi in misura tale da configurare, nella sostanza, il recepimento del cosiddetto milleproroghe che tradizionalmente caratterizza la fine dell'anno solare in sede parlamentare.

A prescindere da queste esigenze e limitatamente al disegno di legge di stabilità, due sono stati i fronti su cui si è concentrata la lettura al Senato producendo il maggior sforzo in termini di riequilibrio del carico finanziario: il sistema degli ammortizzatori sociali, per il quale si è più che raddoppiata la disponibilità per il 2013, e il sistema delle autonomie locali, per il quale si è ottenuta una riduzione dei tagli e un allentamento del Patto di stabilità. Ma non sono mancati interventi normativi puntuali e di portata temporale limitata, e cionondimeno di grande impatto sociale, quali la proroga degli sfratti e quella dei contratti dei precari nella pubblica amministrazione. Vi è stato quindi un'enorme rafforzamento di questo capitolo sociale, a partire dal rifinanziamento del fondo per gli ammortizzatori sociali, che è stato incrementato di circa 900 milioni, a fronte di poco più degli 800 milioni che erano iscritti nella legge di stabilità a valere sul fondo della legge Fornero. Si tratta quindi di risorse più che raddoppiate, per di più limitando l'ipotesi originaria di impatto sulla dotazione dei Fondi interprofessionali per la formazione, che erano stati indicati quale fondo di copertura. Si è con ciò restituito un minimo di serenità e di prospettiva a migliaia di lavoratori e alle loro famiglie, ancora nel pieno della crisi occupazionale.

Allo stesso modo, è stata positivamente risolta nella stessa sede anche la questione delle ricongiunzioni onerose, attraverso una soluzione che ha finalmente sanato la posizione dei lavoratori già iscritti a casse pensionistiche pubbliche, così come la questione della tassazione degli emolumenti di reversibilità delle pensioni di guerra, per i quali si è ripristinata l'esenzione IRPEF.

Meno soddisfacente è stato l'esito dell'esame in Commissione con riferimento ai cosiddetti esodati, il cui tema era stato affrontato alla Camera e per il quale i vincoli di bilancio non hanno consentito ulteriori interventi. Resta comunque il dato positivo dell'ampliamento della platea dei soggetti salvaguardati, disposto in prima lettura, che ha portato a circa 130.000 unità i lavoratori coperti.

Altrettanto parziale, ancorché indispensabile, è la soluzione trovata al problema dei lavoratori precari della pubblica amministrazione con contratti in scadenza. Per essi è stata disposta una proroga dei contratti fino al luglio 2013, anche in deroga alla disciplina che limita a 36 mesi complessivi la proroga o successione di contratti a termine con lo stesso datore, nonché una riserva (dato normativo innovativo importante) del 40 per cento dei posti messi a concorso.

L'altra significativa correzione introdotta al Senato riguarda, come ho detto, il comparto degli enti territoriali. Lo sforzo compiuto in Commissione su questo fronte è stato quello di restituire un minimo di certezze e margini finanziari ad un comparto che in questi anni ha pagato più di ogni altro il prezzo del risanamento. Per questo sforzo mi permetto di ringraziare il Governo, in particolare il Ministro dell'economia, qui presente - per i ripetuti interventi - operati durante la lettura del Senato su questo e su altri punti della manovra, pervenendo a risultati importanti.

Il contributo richiesto agli enti territoriali dalla manovra per il 2013 (un miliardo per le Regioni a Statuto ordinario, 500 milioni per le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome, 500 milioni per i Comuni e 200 milioni per le Province), aggiuntivo rispetto alle già pesanti riduzioni contenute nella cosiddetta spending review, non era infatti sostenibile a meno di spingere verso il default centinaia di amministrazioni locali.

Le soluzioni individuate con il Governo in Commissione hanno consentito di alleggerire il Patto di stabilità per gli enti locali, sia pure in misura limitata per le Province, ma non hanno potuto far fronte alla richiesta delle Regioni di ridurre i tagli alla spesa sanitaria (che ammontano, voglio ricordarlo, a 26 miliardi nel quinquennio 2010-2015), anche se in favore delle Regioni sono stati disposti taluni correttivi, per esempio in materia di ammortamenti degli investimenti nel settore sanitario e di trattamento tributario delle aliquote IRPEF, non in aumento ma a consolidamento delle misure adottate fino a questo anno.

In particolare, il Governo ha recepito le pressanti sollecitazioni dell'ANCI e dei Gruppi parlamentari reperendo, come sappiamo, ulteriori 150 milioni da destinare alla riduzione dei tagli per i Comuni, cosicché i minori tagli ascendono a 400 milioni. In tal modo si porta a 1,4 miliardi l'ammontare complessivo dei minori tagli per gli enti locali, di cui solo 200 milioni destinati alle Province. Su questo bisognerà riflettere e il futuro Governo dovrà verificare se l'impatto finanziario delle riduzioni di spesa a carico delle Province sia compatibile con il mantenimento del sistema di questo livello territoriale di governo, per effetto delle vicende che conosciamo.

Altrettanto importante è l'impatto di carattere sistemico sulla finanza degli enti locali derivante dall'introduzione della nuova disciplina dell'IMU e della TARES. Con un emendamento approvato in Commissione si è abolita per gli anni 2013 e 2014 la riserva statale sul gettito IMU disposta dal decreto salva Italia, con ciò realizzando una misura di portata genuinamente federalista, forse la più federalista degli ultimi anni. È stato infatti deciso di conservare allo Stato la sola riserva integrale sugli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, lasciando tuttavia ai Comuni la facoltà di manovrare, entro un certo margine, anche l'aliquota su tali beni.

Si è al contempo abolito il Fondo sperimentale di riequilibrio previsto dal decreto sul federalismo, istituendo il Fondo di solidarietà comunale, finanziato con una quota parte del gettito IMU attribuito ai Comuni. Resta dunque da decidere come funzionerà in concreto tale fondo, le cui modalità di funzionamento sono rimesse ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Al di fuori di questi due principali fronti di intervento si colloca un'ulteriore, vasto elenco di misure correttive e integrative introdotte in Commissione, alcune delle quali molto rilevanti per consistenza finanziaria e per valenza sociale. Non sto qui ad elencarle e ad enuclearle tutte, lasciando spazio anche alla relazione del collega Tancredi, che approfitto per ringraziare, insieme al collega De Angelis, al presidente Azzollini e a tutti i componenti della Commissione per il lavoro che abbiamo svolto in quella sede.

Mi permetto soltanto di citarne alcune. Mi riferisco agli ulteriori 100 milioni destinati al Fondo per il finanziamento ordinario delle università e alle ulteriori risorse per il finanziamento di un credito d'imposta per le borse di studio, somma che viene ritenuta insufficiente, ma che segna un "più" rispetto a ciò che era previsto nel testo originario del disegno di legge di stabilità. Mi riferisco poi all'ulteriore finanziamento del Fondo per le non autosufficienze e per la SLA, pari a 115 milioni, in aggiunta ai 200 milioni che erano stati già individuati e stanziati nella lettura della Camera. Mi riferisco inoltre al parziale reintegro delle risorse per l'editoria (45 milioni) e per l'emittenza radiotelevisiva locale (15 milioni). E ancora, mi riferisco all'importante misura per il comparto sicurezza, necessaria per lo sblocco del turnover, ammontante a 70 milioni per il 2013 e a 120 milioni a decorrere dagli anni successivi.

Altre misure hanno riguardato, come ci è noto, la Tobin tax: è stato un tema molto discusso e approfondito, per il quale si è trovata una sistemazione equilibrata, a mio modo di vedere, scegliendo il modello francese, corretto, che avrà bisogno certamente di una fase sperimentale che, con ogni probabilità, incrocerà la decisione di dimensione europea quanto all'imposizione sulle transazioni finanziarie.

Ci sono stati poi interventi per le calamità naturali, con ulteriori norme introdotte in questa lettura del Senato, nonché numerose proroghe di disposizioni legislative, a cui mi sono riferito.

In definitiva, e in conclusione, signora Presidente, consentitemi di ricordare che la legge di stabilità che stiamo approvando è l'ultimo, positivo tassello di un percorso di risanamento e di consolidamento economico e finanziario del Paese, che è ancora lungo e che deve necessariamente proseguire nei prossimi anni. L'Italia ha riconquistato dignità e fiducia internazionali, ma si trova ancora di fronte difficoltà e sfide straordinarie, che non autorizzano alcun cedimento sul fronte del rigore finanziario. In un arco temporale ristretto è cambiato tutto per la nostra finanza pubblica, financo il lessico che solitamente utilizziamo.

La mole di interventi attuativi e in itinere è enorme e al momento non siamo ancora in grado, anche per effetto della mancata attuazione di molte misure decise nell'ultimo anno, di valutarne l'efficacia, gli effetti finanziari e anche la sostenibilità sociale.

A questo fine sarebbe stato utile forse assumere la famosa tassonomia, a suo tempo proposta dal compianto ministro Tommaso Padoa-Schioppa, per avere a disposizione un quadro metodologico idoneo a scontare nelle decisioni di bilancio gli impegni sottoscritti, le prassi consolidate e ogni ulteriore intervento indispensabile per implementare le politiche di spesa già adottate. Se avessimo a disposizione un quadro tassonomico (che è possibile comunque ottenere anche a breve, aggiornato, come quello che immaginava il ministro Padoa-Schioppa), con elementi precisi circa l'efficacia e gli effetti delle misure adottate o in via di adozione, potremmo valutare meglio la tenuta nel medio periodo del comunque positivo percorso di risanamento finanziario, che si consolida con questa legge di stabilità e con questo progetto di bilancio.

Potremmo, per esempio, valutare con precisione l'ammontare di alcune poste finanziarie che potrebbero emergere nel futuro prossimo, che il Governo certamente conosce e che potrebbero richiedere ulteriori interventi correttivi. Mi riferisco all'auspicata necessità di reperire ulteriori risorse per scongiurare quell'ultimo pezzo di aumento dell'IVA dal 21 al 22 per cento; alla necessità probabile del finanziamento del rinnovo dei contratti per il pubblico impiego, bloccati da tre anni; al rifinanziamento delle missioni internazionali; al rinnovo dei contratti di servizio con ANAS, Ferrovie e Poste, fino alla proroga del credito d'imposta sull'efficienza energetica, la cui scadenza è fissata al 30 giugno, di cui pure abbiamo discusso nel corso dell'esame del provvedimento in Commissione.

In definitiva, ciò che è certo è che il lavoro fatto è stato enorme ed importante, ma è altrettanto certo che la questione sociale, sempre più acuta nel nostro Paese, e la necessità di dare impulso a politiche di stimolo dell'economia e dell'occupazione ci impongono di individuare nuovi spazi finanziari senza tuttavia compromettere gli obiettivi di equilibrio del bilancio pubblico e di riduzione del debito.

È questa l'enorme sfida che abbiamo di fronte: la sfida che le forze politiche che in futuro avranno la responsabilità di Governo devono avere la forza e la determinazione di raccogliere, nell'interesse generale del Paese e delle generazioni future. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Cursi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Il relatore sul disegno di legge n. 3584, senatore Tancredi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Tancredi.

TANCREDI, relatore sul disegno di legge n. 3584. Signora Presidente, il collega Legnini è stato completo ed esaustivo; quindi, intervengo brevemente per illustrare alcune questioni di dettaglio e per esprimere una valutazione complessiva.

Innanzitutto, mi piace iniziare dal concetto che ha espresso in ultimo il collega Legnini: la Commissione bilancio, in queste ore e negli ultimi giorni, ha svolto un lavoro che può essere criticato, può essere giudicato più o meno buono, ma è stato un lavoro duro, che ha riguardato tante e importanti materie attinenti all'economia e alla società italiana. Non si può accusare alcuna forza politica di avere avuto una volontà dilatoria per fini politici ed elettorali: così non è stato e i numerosi colleghi che hanno partecipato ai lavori della Commissione bilancio sono testimoni di queste mie affermazioni. Fino alle ore piccole di questa mattina, si è lavorato sul testo e sugli emendamenti.

Abbiamo ereditato dalla Camera dei deputati un testo che è stata nostra intenzione mantenere nell'impianto complessivo, sebbene nell'altro ramo del Parlamento - bisogna dirlo - fosse rimasta in sospeso una serie di questioni. C'è stata poi un'altra serie di questioni che è stata portata all'attenzione della Commissione bilancio in queste ore, sia da alcuni Ministeri e dal Governo nel suo complesso, sia dalle forze politiche e dai singoli senatori.

Anche se è stato sottolineato ampiamente dai colleghi Legnini e De Angelis, non posso non rimarcare anch'io che questa legge di stabilità è storica, in quanto ci porterà per la prima volta al pareggio di bilancio, così come disposto dal nuovo articolo 81 della Costituzione. È un risultato a cui credo che questa legislatura debba guardare con grandissimo orgoglio. Parlo di questa legislatura perché è un risultato che si è conseguito in perfetta continuità tra il precedente Governo Berlusconi e l'attuale Governo Monti.

I dati sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo recuperato consistenti avanzi primari già dal 2010 e arriviamo al pareggio strutturale di bilancio, seguendo una progressione che ha portato il nostrodeficit a calare, fino ad arrivare sotto al 3 per cento del PIL. Nel 2013, nelle previsioni di questa legge di stabilità, si conseguirà appunto il pareggio di bilancio, così come previsto dalla Costituzione.

Voglio brevemente ricordare alcuni dei temi più importanti che la lettura della Camera aveva lasciato in sospeso.

Occorreva apportare una modifica all'impianto della Tobin tax e alla norma che la introduceva, lasciando inalterato il gettito di un miliardo di euro previsto alla Camera. Naturalmente abbiamo seguito - secondo me opportunamente - le indicazioni e gli indirizzi del Governo, che sulla materia ha anche il compito di raccordare la normativa in sede europea. Infatti, si è detto da più parti che si tratta di una norma che impatta fortemente sugli scambi anche a livello internazionale, al di fuori dei confini nazionali; quindi, non si poteva non seguire le indicazioni del Governo, il quale, secondo la Commissione, è arrivato alla fine ad accogliere il miglior testo al quale si potesse aspirare nelle condizioni date.

Dalla Camera veniva anche l'impegno ad abrogare definitivamente la tassazione sugli emolumenti di reversibilità delle pensioni di guerra, e anche questo, con l'unanimità della Commissione, è un problema che si è portato a soluzione, così come quello relativo alla possibilità di assunzione in deroga alle norme sul turnover per tutte le forze dell'ordine. Per il comparto sicurezza è prevista una posta ingente, una delle più importanti stanziate nel corso dei lavori della Commissione bilancio del Senato. C'è anche l'impegno a ripristinare una posta importante per il Fondo per le non autosufficienze e per il Fondo di funzionamento per l'università.

Naturalmente, su tutte queste materie è stato fatto uno sforzo che non è assolutamente esaustivo rispetto ai bisogni e alle necessità di ognuno dei settori che sto trattando. Credo però sia stato fatto il massimo nelle condizioni in cui ci troviamo, rispettando quegli impegni e quei vincoli di cui ho parlato all'inizio.

Oltre a tali questioni, che erano rimaste sospese nella prima lettura alla Camera, sono state introdotte dal Governo in considerazione della situazione contingente (lo dico anche per sottolineare quanto i giorni e le ore di lavoro della Commissione bilancio siano stati pochi per esaminare tutte le materie), alcune questioni che potevano e potrebbero essere oggetto di veri e propri decreti-legge: voglio sottolineare che abbiamo opportunamente introdotto tutto quanto contenuto nel cosiddetto decreto proroga-termini e nel cosiddetto decreto anti­infrazioni all'interno della legge di stabilità.

All'interno della legge di stabilità trova inoltre spazio un vera e propria riforma degli ammortizzatori sociali e una correzione della cosiddetta legge Fornero, così come tutta la partita dei ricongiungimenti onerosi (quindi, una normativa vera e propria che poteva essere ricompresa in un decreto del Ministero del lavoro), così come le norme che riguardano la riforma dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati.

Infine, il lavoro più significativo svolto dalla Commissione ha riguardato la modifica dell'impianto dell'IMU che, come ha detto il collega Legnini, comporta una vera e propria rivoluzione in termini federalisti. Sappiamo che questa impostazione è stata criticata dai colleghi della Lega, ma crediamo che sia un passo importante verso un'impostazione federalista di tale imposta. Come giustamente ha evidenziato il collega Legnini, per tutti gli edifici residenziali il gettito spetta ai Comuni, mentre allo Stato rimane la sola riserva sugli immobili classificati nel gruppo catastale D. Naturalmente, a mio modo di vedere, la cosa più importante è che la quota riservata allo Stato è fissata numericamente in questo momento; ciò consente ai Comuni di poter beneficiarie di eventuali maggiori gettiti derivanti dall'imposta, di cui si parla ma che dovremo verificare nei prossimi mesi.

Non è staccata da questa considerazione la questione posta - ed è l'ultima che desidero sottolineare - sul Patto di stabilità per gli enti locali, su cui sono state trovate risorse importanti da parte del Governo, che è stato sensibilissimo su questa materia: complessivamente 1,4 miliardi di euro, con 400 milioni di risorse vere (di competenza e cassa) in minori tagli ai Comuni e possibilità di allentamento del Patto di stabilità per 600 milioni per gli enti locali, di cui 200 milioni per le Province, per le quali forse il trattamento è stato penalizzante rispetto a quello dei Comuni.

Su segnalazione della Lega Nord, sono stati appostati 180 milioni di euro sulla rimodulazione degli obiettivi del Patto di stabilità per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti. Credo che anche questa sia una norma opportuna, che porterà dei benefici sul territorio, non solo per gli enti locali, ma anche per chi dagli enti locali riceve servizi e prestazioni. A mio avviso, questa è la parte più importante trattata in questo disegno di legge di stabilità.

Come diceva il correlatore Legnini, la Commissione si è occupata anche di numerosissime questioni di dettaglio: naturalmente era inevitabile, anche data la contingenza politica, ma credo che abbiamo svolto un buon lavoro e sottoposto un ottimo testo all'attenzione di quest'Aula. Mi preme quindi ringraziare il Presidente della Commissione bilancio, il correlatore Legnini, il relatore al bilancio De Angelis e tutti i funzionari della Commissione bilancio che in questi giorni sono stati sottoposti a un lavoro superstressante, spesso dedicando pochissime ore al sonno perché, in questa settimana di lavori veramente convulsa, abbiamo fatto le ore piccole e siamo stati riconvocati nelle prime ore del mattino. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Costa. Ne ha facoltà.

COSTA (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Ministro, certamente con questa legge diamo esecuzione alla riforma che abbiamo adottato non molto tempo fa e che ci consente di chiamare legge di stabilità il provvedimento al nostro esame, che prima chiamavamo legge finanziaria.

Certamente la stabilità con questo disegno di legge la si consegue e le relazioni che ci sono state rese dai relatori, i quali hanno riferito anche del lavoro notevole svolto dai colleghi della Commissione, ci lasciano sereni in questo senso. Tuttavia, evidentemente, una comunità statuale, un Governo, un Parlamento desiderano per i propri cittadini molto di più di quanto può dare la sola stabilità, che è un dovere e lo è ancora di più nella misura in cui è diventata norma costituzionale. Essa doveva essere comunque una norma da rispettare, posto che prima della norma legislativa viene quella morale e tenere i conti in ordine è certamente un fatto morale prima che giuridico-contabile. Malgrado ciò, noi abbiamo voluto che anche la Costituzione contemplasse questa norma, che dobbiamo rispettare e che rispetteremo, ma a chi di noi non sarebbe piaciuto che nel momento in cui si eliminavano gli effetti delle deduzioni e delle detrazioni fiscali si fosse posta mano all'avvio di quello che abbiamo più volte invocato, ovvero l'applicazione del coefficiente familiare?

La stabilità si è conseguita, ma dobbiamo prendere atto che ci siamo prosciugati: le risorse proprie delle deduzioni e delle detrazioni non le daremo più alle famiglie dei poveri italiani.

Aspettiamo che torni il rappresentante del Governo, perché è vero che andiamo verso la conclusione della legislatura, ma non possiamo non avere il rispetto dovuto per il Governo, così come è d'obbligo che il Governo l'abbia per il Parlamento. Signora Presidente, forse è il caso di aspettare che torni il rappresentante del Governo, magari un supplente. (Il ministro Grilli rientra in Aula e prende posto nei banchi del Governo).

PRESIDENTE. Senatore Costa, il ministro Grilli è rientrato.

COSTA (PdL). Al ministro Grilli non possiamo certamente chiedere di fare quello che il Governo che conclude il suo mandato, così come il Parlamento, non ha fatto, ma è d'obbligo che sia presente il Governo ad ascoltare le istanze e le aspettative che vengono dal popolo italiano.

Come dicevo, signor Ministro, noi abbiamo prosciugato le risorse proprie delle deduzioni e delle detrazioni. Per molto tempo abbiamo auspicato che le risorse rivenienti dalle deduzioni e dalle detrazioni potessero essere utilizzate per avviare soltanto il processo di attuazione del coefficiente familiare. Sì, la stabilità l'abbiamo conseguita, ma dobbiamo dire a noi stessi che abbiamo prosciugato le risorse delle deduzioni e delle detrazioni e che l'avvio del coefficiente familiare, che è precondizione di perequazione del carico fiscale nel rispetto della Carta costituzionale, ancora una volta non l'abbiamo conseguito.

Auspichiamo il perseverare di questa lodevole guerra all'evasione - è giusto che la si faccia - ma è bene non dimenticare mai i principi fondamentali di scienza delle finanze. Come diceva De Viti De Marco, quando la pressione raggiunge certi livelli due sono le conseguenze: o l'astensione dal lavoro del contribuente o il tentativo di evasione. In questi giorni, con enorme dispiacere, abbiamo preso atto che è aumentata l'evasione fiscale ed è aumentata la fuga di capitali all'estero. Possiamo anche mettere un carabiniere per ogni italiano, ma alla fine il risultato non lo avremo conseguito se non pensiamo invece alla diminuzione della pressione, che, per essere ottenuta, certamente ha bisogno di risorse.

Le risorse non si possono conseguire solo con la perequazione della spesa e del carico fiscale: ci vuole qualcuno che le produca, che produca il reddito e determini maggiore gettito tributario.

Mi viene proprio da pensare al danno enorme, immenso provocato dalla normativa che ha inasprito l'IMU. Abbiamo, con un solo colpo (dobbiamo dirlo a noi stessi e dobbiamo dirlo anche perché il Governo lo ascolti), sterilizzato il mercato immobiliare italiano e siamo andati verso l'autarchia, e chi studia scienza delle finanze sa che autarchia è sinonimo di autoimpoverimento volontario.

Abbiamo ottenuto anche un altro effetto: quello di svalutare del 30 per cento l'immenso patrimonio immobiliare degli italiani, anche di coloro che andarono a morire a Marcinelle, facendosi bruciare vivi per poter costruire la casa per la propria famiglia. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Fleres).

Allora, amici, si tenga conto che non è proprio possibile sterilizzare il mercato immobiliare. Se è vero che in questi giorni abbiamo gioito perché lo spread è diminuito, si consideri che ciò è anche l'effetto di una precisa situazione: non esiste più il bene rifugio della casa, fino a quando non rimuoveremo la normativa sull'IMU. L'unico bene rifugio è il titolo di Stato. Voi potete pensare di assecondare l'attitudine atavica e storica del popolo italiano al risparmio, che ha fatto dell'Italia uno dei Paesi più ricchi del mondo, tanto da consentire ai nostri governanti di andare a Bruxelles e vantarsi del fatto che l'indebitamento pubblico può essere compensato dalla ricchezza nazionale, se non consentiamo più alla gente di sperare nell'utilità del risparmio?

Abbiamo sterilizzato la più grande industria italiana, quella edilizia, che per il Mezzogiorno equivale ad un doppio danno: infatti, per quell'area del Paese l'edilizia è l'industria delle industrie perché è l'unica che non impone la traslazione nello spazio dei beni prodotti. Per tale motivo, riteniamo che presto bisognerà porre mano per stabilizzare, come abbiamo fatto. Stabilizzare è semplice, ma è difficile produrre. Allora, ecco il Patto per l'Italia, che non è per il Mezzogiorno, cioè per quella parte del Paese che ha consentito che i fondi strutturali venissero utilizzati per la coesione sociale, e che per la stragrande maggioranza hanno coperto la cassa integrazione e la mobilità nel resto d'Italia. Non dimentichiamo mai questo enorme dono fatto nell'ultimo quinquennio dal Mezzogiorno al Paese, consentendo l'uso di fondi che andavano utilizzati solo nel Sud dell'Italia.

Per questo motivo, ci chiediamo come mai il piano per il Sud non parte mai. Come mai non si riesce ad attuare la digitalizzazione (che, tra l'altro, contempla anche il processo telematico, che da solo consentirebbe di ridurre il tempo di svolgimento dei processi con tutte le conseguenze negative che derivano dalla loro lunghezza)?

Dunque, rivolgiamo un augurio, più che al Governo e al Parlamento, all'Italia. L'auspicio è che chi verrà nel prossimo Parlamento non si limiti a continuare a parlare di lotta all'evasione: ciò è troppo semplice perché il soggetto da colpire è anonimo e non dà risultato. Ripeto: i recenti dati sull'aumento dell'evasione sono notevoli, così come quelli sulla fuga dei capitali.

Pertanto, bisogna tornare alla produzione ed occorre profondamente intervenire sul funzionamento delle Regioni, che sono fabbrica di amoralità e di diffusione della spesa senza produzione di servizi, andando verso l'aziendalizzazione dei presidi sanitari, con la responsabilizzazione di chi, essendo chiamato a dirigere, deve pagare, così come paga l'imprenditore privato che fallisce e che va incontro anche ai reati di bancarotta semplice e fraudolenta. Solo così possiamo sperare in una disciplina e in una virtuosità della spesa pubblica.

Ripeto che occorre fare presto: chi può e chi verrà deve occuparsi subito di ripristinare le condizioni per il funzionamento del mercato immobiliare degli italiani, dando ai nostri connazionali la gioia di continuare a risparmiare, a produrre e a fabbricare. Ripeto che quella dell'edilizia è l'industria delle industrie, ma in un solo colpo noi abbiamo svalutato il patrimonio immobiliare del 30 per cento. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signora Presidente, mi pare che qualche giorno fa un popolare comico abbia fatto una trasmissione televisiva sulla Costituzione italiana molto seguita ed apprezzata da parte di tanti telespettatori: forse avremmo dovuto invitarlo qua!

Se non ho sbagliato i conti, quella di domani sarà la cinquantesima fiducia richiesta da questo Governo in un anno: una alla settimana. Mi chiedo se tutto ciò, fatto con la complicità - non vorrei usare un termine forte - di colui che dovrebbe essere il garante della Costituzione, sia costituzionale. Mi chiedo se in una Repubblica parlamentare tutto ciò sia in linea con lo spirito della Costituzione. Io credo di no, e sono molto orgoglioso di fare parte di quel Gruppo parlamentare - l'unico, insieme a quello dell'Italia dei Valori, bisogna riconoscerlo - che ha avuto il coraggio di non piegare la schiena di fronte ad un diktat di tale natura. Ricordo che avevamo contro tutto l'universo mondo che diceva quanto è bravo il presidente Napolitano e quanto è capace il nostro presidente del Consiglio Monti.

E c'è stato il senatore Legnini, relatore sul provvedimento, che, suo malgrado, ha dovuto ammettere le cifre. Ha parlato della cifra del debito pubblico, ha parlato della disoccupazione, ha parlato della produzione industriale, ha parlato della pressione fiscale: una Caporetto. Tutti risultati assolutamente disastrosi. L'ha detto lui, non è che l'ho detto io. D'altro canto, sono dati oggettivi, incontestabili; i dati sono quelli. Questo Governo in questo anno ha peggiorato tutti gli indicatori macroeconomici del Paese, chiedendo al Parlamento 50 fiducie. Quindi noi abbiamo messo da parte la democrazia per rovinare il Paese. Per quale scopo, colleghi? Per quale scopo?

Ci hanno detto qual era lo scopo, anzi, quali erano i due scopi: in primo luogo, il pareggio di bilancio nel 2013. Dicono che abbiamo ottenuto il pareggio di bilancio e che l'hanno scritto nei fogli. Colleghi, c'è qualcuno che crede che l'anno venturo i senatori che saranno qua verificheranno che c'è stato il pareggio di bilancio? C'è qualcuno che ci crede? Ve lo domando. Io non ci credo e sono disposto a fare qualsiasi scommessa di qualsiasi natura che l'anno venturo il pareggio di bilancio non ci sarà, e il motivo è molto semplice: il PIL crollerà molto più di quanto indicato nelle previsioni. Forse sarò Cassandra; peccato però che Cassandra avesse ragione (Commenti del senatore Morando). Questo è il problema fondamentale.

Poi c'è l'altro scopo, che sentiamo ripetere continuamente come il mantra natalizio di questi giorni: però siamo credibili. Ragazzi, stiamo mandando il Paese alla malora, però siamo credibili. Capite? Abbiamo la credibilità! (Applausi dal Gruppo LNP). Questa è la grande conquista che abbiamo ottenuto in questo anno di disastri. A cosa serve la credibilità? A fare scuole? A fare ospedali? Si mangia? Si cambia l'automobile con la credibilità? Ci dicono che la credibilità ci serve perché così andiamo sui mercati finanziari e, anziché avere il denaro in prestito al 4 per cento, lo abbiamo al 3 per cento.

TONINI (PD). Pensa un po' se è poco!

CASTELLI (LNP). Bravo! Ma chi ha messo la testa nel cappio, cari intelligentoni? Chi ci ha tolto negli anni '90 la possibilità di stampare i soldi?

MORANDO (PD). Tu!

CASTELLI (LNP). No, caro! È stato Ciampi, non io! È stato il tuo Ciampi di sinistra!

È molto semplice: se noi oggi dobbiamo andare come disperati con il cappello in mano da Morgan Stanley o dalle altre banche a chiedere se per favore ci danno un po' di soldi, quelli dicono: benissimo, i soldi te li do alle condizioni che dico io. (Commenti del senatore Marcenaro). Invece, negli anni '90 andavamo a dire: ci dai i soldi a queste condizioni? Non me li dai? Me ne dai meno di quanto ne ho bisogno? Allora me ne stampo un po' e sono a posto.

Voi cervelloni ridete, ma è esattamente quello che ha fatto Obama (Commenti del senatore Sangalli) e l'America sta bene, mentre noi stiamo male. Forse voi siete masochisti oppure sadici, vi piace fregare gli italiani, e ridete. (Applausi dal Gruppo LNP). Io non rido, piango.

E poi tutto questo a cosa serve? (Commenti del senatore Tonini). Abbiamo fatto bene la partita di giro per vedere chi è il beneficiario finale di tutto ciò? Vediamo un attimo. Il nostro debito rispetto al PIL è al 126 per cento; il 3 per cento di questo dato è legato ai soldi che noi abbiamo dato al fondo salva Stati (tre punti di PIL, circa 48 miliardi). Va bene? A chi è andato il fondo salva Stati? È andato alla Grecia. È rimasto ai cittadini greci? No, è andato alle banche, perché la Grecia con quei soldi si è ricomprata un pezzo di debito dando quel denaro alle banche francesi e tedesche amiche di Monti. Quindi, la partita di giro finale di tutta questa storia, per cui gli italiani vanno in malora e le nostre aziende chiudono, è che gli italiani dovevano dare i soldi alle banche francesi e tedesche amiche di Monti: questa è la verità vera che soltanto noi abbiamo il coraggio di dire!

E c'è un altro dato. Quanto avanzano le nostre aziende dallo Stato, quelle aziende che, siccome non prendono i soldi, chiudono? Ottanta miliardi. Anziché dare i soldi alle nostre aziende li danno alle banche, francesi, inglesi e tedesche. Noi queste cose non le tacciamo. Vedo che non ridete più. Non ridono più, guardate. Quando gli si dice la verità, non ridono più.

Questo dobbiamo dire, perché questa è la verità. Altro che essere orgogliosi della barzelletta che l'anno venturo avremo il pareggio di bilancio. Non avremo il pareggio di bilancio, perché il Nord è disperato. Molti non riescono a capire questo. L'altro giorno ho sentito un dipendente pubblico lamentarsi perché sono due anni che non gli aumentano lo stipendio. Ma da noi i lavoratori perdono il posto! Sono finiti anche i soldi della cassa integrazione. Cosa accadrà ora?

Ebbene, qual è la risposta che diamo in Parlamento? Ho con me un emendamento dei relatori, l'1.8000/6000 (ormai le questioni si sono complicate a tal punto che gli stessi numeri degli emendamenti diventano complicati), in cui si prevede un allentamento del Patto di stabilità: 800 milioni di euro, un'inezia, un millesimo della spesa del bilancio dello Stato, ma è già qualcosa. Sono andato a leggere la ripartizione tra i Comuni di tale somma e ho constatato che alla Sicilia vanno 128 milioni e al Veneto, che ha più o meno gli stessi abitanti della Sicilia, vanno 21 milioni di euro. Siamo sempre alle solite: lo scippo del Nord, anzi, «il sacco del Nord», per dirla alla Luca Ricolfi, un sociologo di sinistra che ha scritto appunto un bellissimo libro, così intitolato, che tutti dovremmo leggere. Siamo, come al solito, di fronte al sacco del Nord.

Ebbene, questa è la finanziaria su cui voi vi apprestate a dare la fiducia: un disastro certificato dai numeri, a fronte del quale c'è la credibilità, questa magnifica cosa, per cui anziché il panettone a Natale mangeremo la credibilità. Tutto questo con il Paese che sta andando a rotoli.

Occorre fare due cose: la prima è tornare a dare allo Stato italiano la possibilità di stampare moneta per sottrarci al ricatto dello spread, la seconda è: venite al Nord a vedere in che stato si trovano le aziende del Settentrione e magari a dare loro una mano, con incentivi o anche barriere doganali. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Latronico. Ne ha facoltà.

LATRONICO (PdL). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, la legge di stabilità che abbiamo esaminato prima in Commissione e ora in Aula comporta una lieve correzione - e questa è una novità - sui saldi tendenziali di finanza pubblica di circa 2 miliardi di euro. Un risultato da non sottovalutare, significativo, che conferma che le scelte di finanza pubblica adottate dall'inizio di questa legislatura, dal Governo Berlusconi prima e in questo anno dal Governo tecnico, hanno raggiunto l'obiettivo della stabilizzazione dei conti pubblici, orientando i tendenziali di bilancio verso l'obiettivo dell'equilibrio strutturale.

È da ricordare, a questo proposito, che già nell'esercizio 2010 la spesa corrente primaria - come rilevato dai relatori i senatori Legnini e Tancredi - è rimasta stabile rispetto al 2009, raggiungendo un traguardo storico. Nonostante questi successi non esitiamo a sostenere - è già stato detto alla Camera e lo ribadiamo in questa sede - che le politiche di rigore della finanza pubblica, pure necessarie, non sono sufficienti per superare un ciclo recessivo che si abbatte in modo allarmante - e ne siamo testimoni tutti i giorni - sulla vita delle famiglie e delle imprese.

Colleghi, se non si vuole che l'austerità sia cieca, bisogna aggiungere azioni che affrontino i temi della pressione fiscale e della crescita, le due questioni ancora aperte sulla nostra società.

La Corte dei conti - quindi non un organismo politico - ci segnala che in Italia la pressione fiscale risulta superiore di 14 punti percentuali rispetto a quella prevista in Svezia ed è di gran lunga superiore rispetto a quella prevista presso i Paesi nostri partner europei, in particolare Germania e Francia. Da qui discende il dovere di proseguire le azioni di contrasto all'evasione fiscale, di razionalizzazione della spesa pubblica, orientando i ricavi dell'una e dell'altra azione per alleggerire il prelievo sulle famiglie, sul lavoro e sulle imprese.

Resta sullo sfondo la necessità di una più efficace azione di contenimento del volume globale del debito attraverso una valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare che consenta una riduzione della spesa per gli interessi sul debito, usando anche queste risorse come leva di sviluppo. Ciò anche per raffreddare le manovre speculative sul debito sovrano italiano che hanno influenzato gli equilibri politici del Governo eletto dagli elettori nel 2008 e sono state - bisogna riconoscerlo onestamente - all'origine del Governo tecnico.

Emerge anche in questa sessione di bilancio l'esigenza di rivedere il Patto di stabilità interno - abbiamo provato a fare qualcosa in questo senso - perché questo non sia completamente cieco e faccia salve alcune spese necessarie per la ripresa e la crescita del Paese. Gli investimenti per la difesa del suolo, per la ricerca e la formazione e gli investimenti in infrastrutture strategiche andrebbero tenuti al riparo da contraddittorie restrizioni.

Abbiamo provato ad alleggerire con questo provvedimento, anche con la presentazione di emendamenti in Commissione, il Patto di stabilità, prevedendone un allargamento sia per le Province che per gli enti locali per circa 1 miliardo di euro, sia per smaltire parte dei debiti che la pubblica amministrazione ha con i privati che per promuovere investimenti sul territorio.

Sul punto dello sviluppo, l'attività emendativa in Commissione ha realizzato una serie di interventi. Desidero segnalare l'emendamento proposto dal sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca, Ugolini, sostenuto da noi, dalla Commissione, recepito dai relatori, volto ad istituire un credito d'imposta a favore dei soggetti che investono nel finanziamento delle borse di studio universitarie. Mi sembra un segnale qualitativamente significativo, che stabilisce un nuovo rapporto tra università e società che può essere foriero di nuovi sviluppi per rendere le aziende e le imprese italiane compartecipi del sistema del diritto allo studio universitario.

Questo Governo è nato per fronteggiare una manovra speculativa che rischiava di mettere a repentaglio la sicurezza del Paese. Il senso di responsabilità del presidente Berlusconi, del PdL, del PD e delle altre forze politiche che hanno sostenuto questo anno di lavoro ha permesso una fase di decantazione ed un'operatività più segnata sotto il profilo del rigore e più timida sul punto dello sviluppo, compreso un negoziato europeo che, oltre all'Unione monetaria, riconosca i compiti che l'Europa deve avere sul piano dello sviluppo sociale. Se non ci sarà più coesione, meno disuguaglianza e più crescita, l'Europa rischia di deflagrare travolta dall'onda di un disagio e di un malessere dei popoli. Per questo è giunto il momento che la politica, gli elettori, si riprendano il diritto di scegliere i loro programmi, le loro politiche, i loro Governi, per rispondere, nel caso della nostra Nazione, agli interessi dell'Italia, senza subire interferenze, abusi di influenza di poteri burocratici e finanziari che hanno lucrato dalla crisi e che non sono estranei alle cause di fondo di questo ciclo negativo.

Non serve un rigore cieco, senz'anima, che non si fa carico della vita reale delle persone e delle famiglie, come pure è velleitaria la posizione di chi in questi anni non ha saputo chiedere che espansione della spesa pubblica e, di conseguenza, incremento della tassazione. Noi proponiamo un'altra via che rispetti il necessario equilibrio dei conti e faccia seguire politiche di crescita, con l'abbattimento del debito e la riduzione della pressione fiscale.

L'Italia - siamo convinti - ce la può fare, se si riprende il diritto a stare con la schiena diritta in Europa, realizzando il sogno dei Padri costituenti, che avevano sognato una Europa come spazio dove combattere la povertà e le disuguaglianze, protesa alla crescita e alla pace tra i popoli europei.

Questo è il compito, colleghi, che abbiamo innanzi. (Applausi dei senatori Lauro e Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mancuso. Ne ha facoltà.

MANCUSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, non nascondo il mio rammarico per aver visto come il lavoro della Commissione bilancio sia stato influenzato dalle lobby, spesso addirittura fuori dalla porta della Commissione stessa. Alle proposte dei singoli parlamentari viene lasciato poco spazio o quasi nulla.

Da neosenatrice avevo proposto due emendamenti di grande buon senso: la stabilizzazione e la razionalizzazione del meccanismo del 5 per mille e la revisione del sistema di assistenza agli anziani. Il primo emendamento è stato bocciato, il secondo è stato tramutato in un ordine del giorno per far spazio a norme che tutelano non gli interessi dei cittadini ma gli interessi corporativi. Mi viene in mente un emendamento - ad esempio - che obbliga all'utilizzo delle gomme termiche in caso di neve. Provate a pensare come questa norma potrebbe incidere sul bilancio familiare.

Il primo emendamento da me proposto mirava a stabilizzare e a razionalizzare il sistema del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, proponendosi altresì di fissare norme primarie per l'erogazione, il controllo e l'eventuale recupero delle somme indebitamente percepite. La forza del 5 per mille sta nel fatto che i cittadini scelgono in modo assolutamente volontario a chi destinare la quota parte delle proprie imposte relativamente ad iniziative meritorie svolte nei vari campi del sociale. Ogni euro destinato dai contribuenti al volontariato ottiene un effetto leva, un effetto moltiplicatore grazie al fatto che viene investito in attività concrete a sostegno della collettività e delle persone.

Nel caso del volontariato il peso del costo del lavoro è pari allo zero. È fondamentale che tutto ciò che le associazioni ottengono sia investito in scopi di utilità sociale. Questo può rappresentare quel vero welfare di cui tutti parlano ma per il quale poco si fa, fortemente integrativo dei servizi dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, soprattutto in questo momento dove tutti i cittadini sono chiamati a dare un contributo forzato.

La debolezza sta in una normativa più volte modificata in soli sei anni di vigenza e in una procedura che, nonostante passi per la scelta volontaria dei cittadini, di volta in volta deve essere rifinanziate. Ciò è tanto vero che, nella ricostruzione normativa di questi anni che abbiamo fatto, in cui è stato sperimentato l'alto valore del 5 per mille, abbiamo visto come il meccanismo sia stato prima istituito e poi rifinanziato da leggi finanziarie, da leggi di stabilità, ovvero da leggi di stabilizzazione dei conti pubblici ovvero in materia tributaria. La materia è certamente di natura tributaria, ma riguarda interventi di altissimo valore sociale.

Il tema è naturalmente vivo, soprattutto in un momento come quello attuale, nel quale tutti i livelli di governo, dallo Stato ai Comuni, sono costretti a restringere le politiche a favore degli individui e delle famiglie in conseguenza della ristrettezza del budget causata dal rispetto dei patti di stabilità.

Proprio per questa serie di ragioni è assolutamente necessario istituire norme permanenti per dare certezze a quella nobile parte del Paese che vede nei settori finanziati dal 5 per mille una risorsa da garantire e salvaguardare.

Le somme stanziate sino all'anno 2013 risultano pari a 400 milioni di euro annui. Con la proposta presentata miravamo a stanziamenti pari a 500 milioni annui, ma sopratutto puntavamo a un meccanismo di stabilizzazione del 5 per mille a favore di settori meritevoli di essere sostenuti. Se lo Stato, ma lo stesso vale anche per gli altri livelli di governo territoriale, dovesse far fronte a tutte le meritorie iniziative sostenute dall'associazionismo sul territorio dovrebbe mettere in campo risorse di gran lunga più alte di quelle attualmente destinate dal 5 per mille.

Altro punto fondamentale di questa riforma è porre tutti i soggetti beneficiari del 5 per mille in un piano di parità di condizioni. Una par condicio tra i grandi attori e i piccoli è necessaria per porre tutti sulla stessa linea di partenza, senza vantaggi o svantaggi per alcuno.

Attualmente vi sono le grandi fondazioni o gli istituti di ricerca che investono molte risorse in pubblicità, penalizzando le piccole associazioni (sono 30.000 non sono poche) che, nella maggior parte dei casi, svolgono un lavoro meritorio, nonostante sia anonimo o poco conosciuto. Il risultato è che pochi soggetti si distribuiscono la gran parte delle risorse.

Le norme che proponevamo di stabilizzare sono frutto, crediamo, del buon senso e sono, in parte, la rielaborazione in forma tassonomica e organizzata di norme in parte già sperimentate dal 2006 ad oggi sia sul piano normativo che su quello regolamentare. Speriamo che il prossimo Parlamento voglia farle proprie.

Con il secondo emendamento, che riguardava l'assistenza agli anziani, ho proposto che le Regioni e i Comuni che destinano in media 3.000 euro per ogni anziano alle residenze assistenziali possano destinare quella cifra alle famiglie disposte a tenere in casa l'anziano. Addirittura, si poteva ridurre questa cifra del 10-15 per cento. Si potrebbe così passare dai circa 3 miliardi annui ai 2,7 miliardi senza intaccare i livelli delle prestazioni, ma anzi innalzando i benefici per l'anziano. Con una cifra inferiore a quella stanziata, quindi, si potrebbe addirittura allargare la platea dei beneficiari. È infatti chiaro che se un anziano in una residenza costa 3.000 euro al mese di media ad una famiglia si potrebbe dare la metà, e quindi con la stessa cifra mantenere due anziani nel calore di una famiglia. Semplicemente diciamo che tutti gli anziani che scelgono di vivere presso una famiglia, sia essa la propria o una famiglia che abbia i requisiti adeguati per ospitarli, possono vivere meglio. Tutti noi abbiamo letto sui giornali, anche di recente, gli scandali relativi alle case per gli anziani.

Quindi, a regime, una parte della quota che si destinava alle residenze si potrebbe destinare alla famiglia o alle famiglie accoglienti. Poiché la cifra media destinata dalle Regioni al sostentamento degli anziani nelle residenze è pari a circa 1.500 euro al mese, ben si comprende come questa possa rappresentare una importante fonte di reddito per una famiglia. Una quota in media corrispondente è coperta dai Comuni per i nullatenenti (privi di pensioni o altri redditi), ovvero dalle famiglie degli anziani. Quando parliamo di famiglie ospitanti ci riferiamo a parenti prossimi dell'anziano, ovvero famiglie aventi stringenti requisiti, cioè famiglie che hanno nel proprio nucleo persone che siano in grado di occuparsi anche dell'anziano non autosufficiente (infermieri, giovani medici, persone che abbiamo già lavorato nel settore dell'assistenza). Riteniamo che le Regioni possano fissare norme di dettaglio a tal proposito, avendo noi parlato di medie nazionali ed essendo gli impegni dì spesa differenti Regione per Regione.

Del resto, va ribadito come la spesa complessiva per gli anziani nelle residenze sia pari a 3 miliardi l'anno, a carico, per circa la metà, delle Regioni e dei Comuni. Ci rendiamo conto che le Regioni hanno impegnato negli anni passati enormi risorse in questo settore per finanziare, spesso a fondo perduto, la costruzione delle strutture delle residenze. Così come ci rendiamo conto come attorno alla accoglienza degli anziani si sia creato un business di proporzioni enormi, forse uno dei tanti buchi neri che alimenta la nostra spesa pubblica.

Noi crediamo che con una previsione normativa nuova, delegata al Ministro della sanità, d'intesa con la Conferenza unificata (cioè sia le Regioni, sia i Comuni) si sarebbe potuto far stare meglio gli anziani, creare una nuova economia familiare in un momento di crisi e, al contempo, ridurre, a regime, la spesa pubblica in questo settore. Ci sembrano disposizioni di buon senso, che purtroppo la Commissione ha accantonato limitandosi ad un ordine del giorno. (Applausi dei senatori Contini, Vedani e De Angelis).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signori del Governo, siamo chiamati all'ultimo atto del Governo Monti sulla legge di stabilità e sul bilancio ma, a tredici mesi dal suo insediamento, è giusto e doveroso tracciare un bilancio del Governo tecnico, non su basi di contrapposizione ideologica, ma nel merito.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 16,37)

(Segue LANNUTTI). Dico subito che personalmente apprezzo la riconquistata credibilità internazionale dell'Italia, diventata lo zimbello del mondo all'ultimo vertice del G20, il 3 novembre 2011; ma le misure e le politiche economiche adottate per far uscire il Paese dalla crisi sono state a senso unico, a danno di lavoratori, famiglie, piccole e medie imprese, pensionati, per avvantaggiare quei convitati di pietra, ben rappresentati nell'Esecutivo, che non si sono distinti per lungimiranza e capacità di dare soluzione ai drammi del Paese ma, al contrario, li hanno aggravati.

L'ultimo capolavoro: il Ministro dello sviluppo economico ha rimandato a babbo morto l'asta sulle frequenze e, invece di creare occasioni di lavoro, sviluppa disoccupazione e falcidia posti di lavoro. Mi riferisco ai bandi regionali per l'assegnazione delle frequenze agli operatori di TV locali: televisioni storiche, con oltre vent'anni di operatività, sono fatte fuori da bandi di gara su misura, gestiti da tale Sambuco, sodale del piquattrista Bisignani; bandi accusati già in precedenza di scarsa trasparenza; bandi farsa, con la finalità di avvantaggiare amici degli amici ed escludere altri, mettendo in mezzo a una strada centinaia di giornalisti e operatori TV.

Vi siete distinti, signori del Governo, per essere stati al servizio di cricche, faccendieri e "piquattristi" di complemento, per fare carta straccia dei diritti e della legalità. Anche questo testo è manchevole da questo punto di vista. Stiamo discutendo non si sa bene che cosa, perché ancora non c'è il maxiemendamento. Di cosa discutiamo? Comunque, per quel che è dato sapere, all'interno ci sono emendamenti fatti ad uso e misura della CONSOB di Vegas, l'uomo dalle porte girevoli, che ha stabilizzato i suoi compari e i suoi compagni di merende (l'emendamento Caputi).

Proprio oggi - do la notizia - la procura della Repubblica di Milano ha condannato i banchieri per i derivati che erano stati appioppati (l'ADUSBEF era parte civile): ebbene, la procura ha sconfessato le tesi di questo Vegas, questo uomo dalle porte girevoli che, essendo asservito ai banchieri, sostiene che le tesi probabilistiche non debbano sussistere nel momento in cui si sottoscrive un contratto di derivati.

Signori del Governo, già nel provvedimento salva-Italia, o salva-banche se preferite, avevate imposto l'obbligo di apertura di conto corrente ai vecchi per farli cadere nelle grinfie dei banchieri che hanno strozzato il Paese e deteriorato le condizioni creditizie, di quei banchieri che rifiutano perfino di dare un mutuo ai giovani, anche con fior di garanzie dei genitori garanti (- 47 per cento erogazione dei mutui) o revocano i fidi, con un preavviso di 24 ore, ad aziende e famiglie stremate dalla crisi che non appartengano al sistema Ligresti (2,5 miliardi di buco). Alla povera gente non vengono dati nemmeno 10.000 euro!

Questo, mentre corrono prezzi e tariffe, con un gravame di ben 2.200 euro a famiglia su base annua, cresce il disagio sociale, con un incremento di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari del 22,8 per cento (negli ultimi anni una città di 100.000 abitanti è sparita, cancellata dalla faccia della terra), a fronte del 5,2 per cento nel 2011. Con retribuzioni ferme, perdita del potere di acquisto e pressione fiscale arrivata ai limiti della decenza, voi impiegate i 24 miliardi di tributo IMU per salvare banche in crisi o per il fondo salva Stati (+ 50 miliardi). Le signore banche, che nel 2011 avevano registrato perdite per 23,1 miliardi, hanno ritrovato gli utili, che nel biennio 2012-2013 saranno di 10,5 miliardi, grazie alle provvidenze governative ed all'omessa vigilanza di Bankitalia, collusa con banche, fondazioni bancarie ed il fondo strategico della Cassa depositi e prestiti in un gigantesco conflitto di interessi tra controllati e controllori, che in un Paese normale dovrebbe far attivare urgenti indagini penali di qualche Procura della Repubblica per i rischi che corrono i risparmi postali (300 miliardi di sudore dei vecchi, dei cittadini) nelle avventure finanziarie ed industriali.

Gli ultimi dati pubblicati dalla BCE nel bollettino dicembre 2012, a pagina 42, "Moneta e banche", sui tassi applicati nei Paesi dell'area euro, registrano una media del 4,88 per cento per i mutui in Italia, contro il 3,49 per cento dell'area euro, con un differenziale di ben 139 punti base, mentre per il credito al consumo c'è un differenziale di ben 188 punti base. Questo significa che un italiano deve spendere 864 euro in più l'anno per un muto trentennale di 100.000 euro, quindi quasi 26.000 euro alla fine dell'ammortamento. Questo è il capolavoro del Governo dei banchieri!

Lo scippo con destrezza dalle tasche di milioni di famiglie e di consumatori, aggravato negli ultimi 13 mesi, produce una riduzione forzosa dei consumi che impedisce la ripresa economica e getta il Paese nella disperazione per il credito negato o revocato e per la persecuzione fiscale a danno dei contribuenti onesti.

Il resoconto di 13 mesi fallimentari è racchiuso in questi dati: il PIL scenderà quest'anno del 2,8 per cento; gli investimenti lordi del 12,7 per cento; la spesa per i consumi delle famiglie del 10,8 per cento; la domanda del 7,5 per cento; le esportazioni di beni e servizi del 3,1 per cento; le importazioni del 15,3 per cento; la bilancia dei pagamenti avrà un saldo negativo. Anche l'avanzo primario, che misura la differenza tra entrate e uscite prima di aggiungere al conto gli interessi sul debito, seppur migliorato, è del 2,4 per cento contro il 2,9 per cento preventivato dal Governo e nel 2013 sarà del 2,6 per cento del PIL rispetto al 3,6 per cento.

La fuga di capitali verso l'estero, nonostante la curva attraente dei rendimenti sui decennali superiori al 4 per cento netto, smentisce la favola della rinnovata fiducia degli investitori internazionali al solito e sobrio Monti. I titoli italiani in mano ad investitori esteri sono scesi infatti dai 796,85 miliardi del 2010 ai 721,7 del 2011, per arrivare ai 676,5 di settembre 2012 (-120 miliardi dal 2010), mentre i titoli detenuti dai nostri istituti finanziari sono saliti dai 541 miliardi del 2010 ai 698 del settembre 2012, quelli della Banca d'Italia da 66 miliardi a 99 miliardi e quelli in mani di altri residenti da 145 a 197 miliardi.

L'oppressione fiscale ce la vogliamo mettere? Il 58 per cento delle imprese, ben 615.000, non riesce ad adempiere ai doveri fiscali con il fisco. Per non parlare del debito pubblico: ma come? Dovevate ridurlo, e invece lo avete aumentato ad oltre 2.000 miliardi, al ritmo di 12,2 miliardi al mese! Il tanto deprecato Berlusconi lo aveva aumentato in misura pari a 6,6 miliardi al mese, e Prodi, nel biennio 2006‑2008, ad un ritmo di 3,7 miliardi di euro al mese. Questi sono i dati.

Oltre al capolavoro degli esodati e alla proroga offerta al collezionista di poltrone Mastrapasqua, che con 60 milioni di pubblicità si paga il silenzio complice dell'informazione sulle sue malefatte, il Governo ha rafforzato l'idrovora, questa nuova IRI, questo Fondo strategico, questa Cassa depositi e prestiti che, dopo che il regalo di 3 miliardi alle fondazioni bancarie con la conversione delle azioni da privilegiate ad ordinarie, adesso - l'ultimo capolavoro - vedrà il 4,5 per cento di Generali in mano a Bankitalia andare al Fondo strategico.

Questo è un Governo permeato da lobby che non hanno a cuore gli interessi generali e che stanga i consumatori. Quando afferma che le banche italiane sono più virtuose, dimentica altri dati, come quelli relativi al costo di un conto corrente in Italia (295,66 euro, rispetto ai 114 euro nella media europea) o ai tassi sui mutui, che sono più alti.

E poi non si fa nulla per la povera gente. Ringrazio il senatore Legnini e gli altri relatori che hanno fatto di tutto per abbellire una manovra in realtà indigesta, perché per uscire dalla crisi, oltre a regole e sanzioni, ci vogliono pensieri lunghi, statistiche che possano combattere i populismi con il buon governo.

Una domanda sorge spontanea, come diceva un mio amico in passato: la BCE ha offerto 274 miliardi per prestiti triennali al tasso dell'1 per cento, ma sapete che, quando le banche non riusciranno a restituire questi soldi, si creerà una nuova crisi? Non lo diciamo solo noi dell'ADUSBEF, lo hanno detto anche il Fondo monetario e la Banca mondiale. Lo ha affermato Kaushik Basu, capo economista della Banca mondiale, il quale ha detto che ci sarà un botto nell'economia globale nel 2014 e 2015, perché le misure della BCE hanno fatto guadagnare tempo ma non risolvono i problemi alla radice. Nello scenario migliore, la crescita economica dell'eurozona segnerà una stagnazione fino al 2015, prima di riprendersi.

La Cassa depositi e prestiti ha ricevuto un finanziamento di 20 miliardi all'1 per cento per accompagnare le piccole e medie imprese. Ma a chi li ha dati questi soldi? Non mi risulta che abbia accompagnato le piccole e medie imprese.

Ricordo inoltre che i prodotti derivati, arrivati ad oltre 16 volte il PIL mondiale (che è pari a 65.000 miliardi di dollari), sono stati la causa principale della crisi sistemica che ha intossicato le economie del mondo e distrutto 40 milioni di posti di lavoro. Ora si vuole fare una Tobin tax all'amatriciana, il cui limite massimo è stato aumentato a 200 euro sui derivati, e si getta fumo negli occhi prevedendo di tassare anche le negoziazioni ad alta frequenza (HFT), quelle che immettono milioni di ordini contemporaneamente, ma poi ci si dimentica che le banche europee hanno in pancia 6.000 miliardi di derivati e continuano a comportarsi come enormi hedge fund, come la Banca centrale europea, dove la compravendita di opzioni, CDS, index, derivati prevale sulla mera attività bancaria tradizionale, fatta di intermediazione creditizia, con una leva finanziaria pari a 28,2 volte il patrimonio netto, mentre prima del fallimento della Lehman Brothers era di 27,9 volte.

È in atto nel mondo globalizzato una guerra silenziosa tra coloro che vogliono cambiare, per restituire un futuro ai giovani, che con Occupy Wall Street si battono contro la finanza spregiudicata, il denaro dal nulla, il saccheggio sistematico del futuro ipotecato da «banksters» senza scrupoli ed i grandi banchieri, che vogliono difendere con lo status quo i loro privilegi ed assetti istituzionali che addossano ai popoli le responsabilità e il salvataggio delle banche troppo grandi per fallire.

Uno dei più fulgidi esempi di questo scontro è dato dalla discesa in campo del senatore Monti. Ma come, non doveva restare super partes? Il suo mandato non doveva essere super partes? La carica di senatore a vita non gli era stata conferita per rimanere super partes? Invece di essere portatore degli interessi generali e del bene comune, valori che per i banchieri non esistono, ubbidisce agli ordini di Goldman Sachs, di Bilderberg e della grande finanza internazionale, che non si rassegna al ripristino della democrazia tramite libere elezioni nell'Italia commissariata.

Per uscire dalla crisi prodotta dall'avidità dei banchieri senza scrupoli, occorrono regole ferree contro il potere enorme assunto dai tecnocrati e dalle élite a spese dei popoli la cui sovranità è stata confiscata. Occorre una netta separazione tra banche di affari e banche commerciali, analoga a quella prevista dal Glass-SteagallAct, ideato da Roosevelt per risolvere la crisi del 1929. Occorre l'istituzione di un tribunale internazionale analogo a quello che giudica i crimini di guerra che, invece di impiccare i banchieri nelle pubbliche piazze, come proposto dall'economista americano Nouriel Roubini (siamo contro la pena di morte), li sottoponga ad un giusto processo per crimini economici contro l'umanità, facendo fare loro compagnia a Madoff: centocinquant'anni di galera. Occorre impedire che tecnocrati, burocrati e ottimati che hanno succhiato il sangue ai popoli europei dissanguati possano continuare ad arricchirsi con l'azzardo morale, e ciò va fatto rompendo le diffuse complicità con oligarchie, tecnocrazie e cleptocrazie europee ed internazionali.

Signor Presidente, mi lasci concludere questo mio ultimo discorso in Aula nella XVI legislatura, non avendo ancora deciso se ricandidarmi, e con chi. Per quel che mi riguarda, continuerò le mie battaglie, dentro o fuori quest'Aula, contro le elite, a fianco dei ragazzi di Occupy Wall Street e di tutti quelli che si battono contro l'1 per cento delle persone, mentre il 99 per cento subisce la finanza: quei professori economisti che vanno a braccetto anche in quest'Aula. È necessario restituire un futuro rubato ai giovani oppressi e dignità ad una classe politica screditata e vilipesa, che non è fatta solo di "Batman" e di Maruccio, ma di tanti colleghi onesti e capaci, con il senso dello Stato e delle istituzioni (a differenza del Governo di Goldman Sachs), per riaffermare il primato delle politica sulla finanza di carta, sui banchieri, sulle oligarchie finanziarie, che non possono continuare a decidere sui destini del mondo, dopo aver scippato la sovranità, che nelle democrazie appartiene ai popoli.

Signor Presidente, continuerò a battermi contro la finanza che ha intossicato i popoli e continua a dettare ai Governi ed ai commissari di turno delle Cancellerie europee e delle troike l'agenda delle loro convenienze e dei loro profitti, per restituire dignità alla buona politica, che deve mettere in campo alte sfide per la sovranità, che nelle democrazie, ripeto, e lo dice anche la Costituzione, appartiene ai popoli. (Applausi dei senatori De Toni, Alicata e Sarro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il mio non sarà un intervento tecnico che entra nel merito del lavoro svolto in queste due settimane dalla Commissione bilancio. Io non credo che un Governo tecnico e un'Aula abbiano bisogno di considerazioni di natura tecnica rispetto alle scelte che sono state compiute nel testo base che ci proviene dalla Camera dei deputati, ovvero relativamente agli emendamenti che sono stati approvati. Credo invece che debba essere fatta una più articolata verifica degli effetti politici di un provvedimento che certamente presenta tutte le caratteristiche di un testo di fine legislatura, che riguardano gli aspetti legati per certi versi all'urgenza del momento e per altri alla contingenza di natura elettoralistica che il momento presenta.

Io credo che nella politica ci siano coloro che fanno accadere le cose, coloro che guardano accadere le cose, coloro che si meravigliano di ciò che accade e coloro che si battono perché alcune cose non accadano. Credo che il provvedimento che stiamo discutendo debba ascriversi tra quelli varati da coloro che guardano accadere le cose ma non riescono a farne accadere altre e a impedirne altre ancora. Dico questo perché ero e sono convinto che un Governo tecnico debba poter fare tutta una serie di scelte difficili per un Governo di carattere politico e che debba poterle fare perché non ha la pressione dell'esigenza del consenso.

Ebbene, questo disegno di legge è certamente un'occasione perduta perché ancora una volta, insieme a una serie di questioni di natura estremamente importante che certamente la legge affronta e di cui parlerò subito dopo, ne trascura altre e precipita nel baratro della clientela più becera in altre ancora. In alcune parti questo provvedimento sembra la tabella H del bilancio della Regione siciliana - quella tanto vituperata - perché riassume tutta una serie di misure ad personam che vengono introdotte non nell'interesse generale del Paese o di singoli settori che necessitano di interventi specifici, ma sulla base di sollecitazioni che poco hanno di generale e astratto e che certamente non nobilitano il testo di cui stiamo parlando.

Per questo dico che, per certi versi, il disegno di legge in esame somiglia tanto a un provvedimento varato da chi guarda accadere le cose e ha difficoltà a battersi sia perché alcune cose non accadano (quelle cose cui facevo riferimento), sia perché si varino misure che facciano accadere alcune cose. A mio avviso, le norme che abbiamo varato avrebbero dovuto far raggiungere cinque obiettivi, o comunque avrebbero dovuto tracciare cinque percorsi.

Il primo, come abbiamo detto più volte noi di Grande Sud, noi meridionali consapevoli di essere meridionali con la volontà di battersi per un Meridione e per un Sud diverso, è la perequazione infrastrutturale. Non c'è un solo rigo di questo provvedimento che preveda iniziative caratterizzabili come miranti a raggiungere la perequazione infrastrutturale. Quale azienda verrà mai a investire nel Mezzogiorno d'Italia se non si realizzerà una perequazione infrastrutturale capace di realizzare non i costi o i fabbisogni standard attraverso un percorso normativo fatto a tavolino, ma attraverso delle convenienze oggettive create dalle condizioni che i mercati e le occasioni di sviluppo presentano?

Il secondo obiettivo che bisognava raggiungere, che anzi viene travolto, era quello di attenuare la pressione burocratica. La burocrazia, signor Presidente, si compone di tre grandi elementi: di norme che vengono predisposte dai Parlamenti, dai Governi o dagli uffici e dagli enti attraverso gli strumenti a loro disposizione; di uomini che devono applicare quelle norme e che devono essere preparati e formati affinché siano nelle condizioni di applicare al meglio quelle norme; infine, di strutture, di mezzi, di attrezzature, di uffici, di macchine, di computer. Ebbene, in questo provvedimento non c'è nulla che riguardi gli uomini e la loro preparazione, nulla che ci faccia guardare ad un modello burocratico di tipo francese, estremamente incentrato su preparazione, formazione e competenza, niente che ci faccia guardare ad un percorso il cui traguardo possa essere il potenziamento strutturale degli uffici. In compenso, c'è tanto in materia di normazione di carattere burocratico, che fa tutt'altro che alleggerire il peso complessivo della burocrazia, ma ne aggrava le condizioni, i passaggi e, complessivamente, i percorsi, tutto a danno, naturalmente, dell'utenza che vedrà ritardare ancora una volta i tempi per l'ottenimento di quello che essa si aspetta da uno Stato efficiente.

Il terzo obiettivo è la sicurezza. Nessuno investirà in un Paese che non ha infrastrutture, che ha una burocrazia incerta ed incompetente e che non ha un elevato indice di sicurezza, perché nulla questa legge prevede in materia di rafforzamento dei livelli di sicurezza del Paese.

Il quarto obiettivo è la giustizia. Ancora una volta, l'Italia si presenta come un Paese che ha soltanto dato i natali ai padri del diritto, di cui però poi ha complessivamente trascurato gli indirizzi e gli insegnamenti, un Paese in cui il termine giustizia si coniuga con termini come lentezza, deresponsabilizzazione, allungamento dei tempi e incertezza del diritto.

L'ultimo punto di cui questo testo poteva occuparsi e non si è occupato è quello che riguarda l'efficienza dei servizi. Nessuna iniziativa economica o imprenditoriale si realizzerà mai in un Paese in cui non c'è certezza dell'efficienza dei servizi, che siano i trasporti, la sanità, gli asili nido o altri, in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini. Nulla di tutto questo è contenuto nel provvedimento, nulla è contenuto relativamente ad un processo perequativo che deve riguardare il Sud e il Mezzogiorno.

Nulla c'è neanche in materia di interventi per il merito e per la crescita. Avevamo tentato di inserire qualche piccolo emendamento che servisse a creare le condizioni perché, ad esempio, i giovani potessero costruire un percorso puntando sul loro merito, sulle loro qualità, sulla loro professionalità, sulle loro competenze, trovando al loro fianco uno Stato in grado di scommettere sulla loro competenza, sul loro merito e sulla loro intraprendenza. Era una piccola proposta che avrebbe, attraverso il sistema della defiscalizzazione, favorito la nascita di imprese costituite da giovani. Questo, però, non è stato inserito, mentre sono state inserite varie decine di norme che hanno ancora una volta dimostrato come vi sia grande attenzione per la frammentazione della spesa destituita di progettualità e persino destrutturata relativamente al contesto normativo cui faceva riferimento.

Siamo insomma di fronte alla solita finanziaria di fine legislatura, anche se oggi si chiama «legge di stabilità»; forse si chiama così perché stabilizza un Paese immobile, che tuttavia comincia ad avere i motori imballati. In realtà, la situazione di grave crisi ci consegna un aspetto positivo: mi riferisco alla ripresa di inventiva, alla voglia di fare del nostro Paese, che non intende rassegnarsi ad una condizione di immobilità e che quindi comincia ad elevare i giri del proprio motore; ciò, però, non corrisponde ad alcuno spostamento in avanti del mezzo che sta adoperando.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, a poco serviranno le modifiche positive al Patto di stabilità che riguarda soprattutto i Comuni: serviranno soltanto a movimentare leggermente i processi di spesa dei Comuni stessi ed a pagare i debiti che essi hanno contratto contribuendo a mettere ancora di più in ginocchio l'economia e quelle imprese che si sono avventurate nel fornire servizi o beni ai Comuni (che poi non le hanno pagate). Signor Presidente, nella mia Regione, la Sicilia, vi sono aziende che, nonostante vedano crescere il proprio fatturato di cinque, dieci o quindici punti l'anno, rischiano il fallimento perché si sono avventurate nella fornitura di beni o servizi nei confronti degli enti pubblici e da due anni attendono che quei beni o quei servizi vengano pagati. Certo, le modifiche introdotte al Patto di stabilità probabilmente favoriranno lo sblocco di alcune situazioni, ma tutto ciò non basterà a rimettere in moto il Paese. Per rimettere in moto il Paese, e soprattutto per farlo in modo equo, armonico ed equilibrato, tra Nord e Sud in particolare, sarà necessario - lo ripeto - seguire la via delle infrastrutture, dell'attenuazione del peso burocratico, della sicurezza, della giustizia e dei servizi efficienti. Si tratta di indirizzi e obiettivi non pervenuti attraverso il provvedimento di legge in esame.

Eppure, è necessario che non si fermi il processo di risanamento avviato, che certamente riconosciamo al Governo Monti, il quale però risente - e mi rivolgo in particolare al rappresentante del Governo presente in Aula - del ritardo attraverso cui si perviene all'ultima fase, che pure il presidente Monti aveva annunciato nella sua presentazione alle Camere: la fase del rilancio, della crescita e dello sviluppo.

Non è vero che la crescita e lo sviluppo si possono realizzare esclusivamente attraverso investimenti finanziari. Certo, se si possono fare investimenti finanziari, tutto diventa più facile, ma non è indispensabile, come abbiamo dimostrato e come vogliamo continuare a dimostrare. La crescita si può realizzare anche sburocratizzando, migliorando i servizi della pubblica amministrazione e i rapporti tra questa ed il cittadino, riequilibrando le condizioni del Nord con quelle del Sud e viceversa e migliorando i rapporti e la fiducia che il cittadino nutre nei confronti delle istituzioni. Per fare questo non occorrono grandi risorse, ma serve guardare dentro la burocrazia. Un Governo, che è espressione della burocrazia, probabilmente non osserva con il dovuto distacco e la dovuta terzietà tali aspetti.

Noi, tuttavia, non ci perdiamo d'animo. La nostra battaglia continua. Il nostro obiettivo di vedere rinascere un Mezzogiorno capace di sapere a sua volta abbandonare l'habitus del Mezzogiorno accattone, del Mezzogiorno che non ha voglia di lavorare, che non ha voglia di crescere, si proietta invece verso un Mezzogiorno che ha voglia di utilizzare le proprie risorse e che rivendica orgogliosamente il diritto di essere trattato come le altre parti del Paese, essendo messo perequativamente nelle condizioni di ristabilire l'equilibrio soprattutto infrastrutturale e degli investimenti produttivi presente in altre aree del territorio italiano. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauro. Ne ha facoltà.

LAURO (PdL). Signor Presidente, l'impero ottomano fu definito il «grande malato d'Europa». L'Unione europea è il grande malato dell'economia mondiale. L'Italia è tra i Paesi malati dell'Unione europea. Il 2013 presenta incertezze e pericoli di una nuova tempesta finanziaria alla quale né il Governo degli Stati Uniti nelle condizioni in cui è ora né i Governi nazionali dell'Unione europea potranno porre rimedio con gli stessi strumenti e con le risorse disponibili come è avvenuto con la crisi finanziaria del 2007-2008.

I tentativi che fanno i Governi nazionali attraverso il perseguimento degli obiettivi del pareggio di bilancio o delle leggi di stabilità sono meritori ma prescindono dal quadro internazionale. Le riforme strutturali che i Paesi emergenti hanno fatto dal 1998 in poi, a seguito della tempesta monetaria in Estremo Oriente, li ha messi in condizione di essere più forti al tavolo del G20, cioè dell'unico organismo mondiale che dovrebbe governare l'economia. L'equilibrio si è quindi spostato più ad Oriente, il potere si è spostato più ad Oriente, e se il G20, attraverso il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale o un organismo creatoad hoc, non riuscirà a stabilire le nuove regole - lo sottolineo - della finanza internazionale, allora la seconda e più grave tempesta di questo quinquennio non sarà meno grave di quella che abbiamo attraversato perché la dovremo attraversare - ripeto - senza avere le risorse: gli Stati e il sistema bancario e monetario non hanno oggi le risorse per affrontare una nuova crisi.

Eppure, bisogna porre mano alla regolamentazione della finanza mondiale, a partire dai paradisi fiscali, a partire dalle enormi somme della speculazione internazionale nella quale confluiscono i capitali riciclati della criminalità organizzata. Questo è uno dei punti cardine che oggi il cosiddetto «Governo del mondo» non è ancora in grado di affrontare, per la debolezza degli Stati Uniti. Eppure, gli Stati nazionali europei in questo quadro preciso debbono fare i loro compiti, e i compiti li ha fatti anche il Governo e li sta facendo il Parlamento italiano, e sarebbero stati compiti dignitosi e rispettabili se non fossero stati macchiati di nuovo da una nuova e definitiva pagina vergognosa che segna questa legislatura, che segna questo Governo, che segna l'intero Parlamento. Vergogna!

Non riusciamo neanche più a stupirci della prepotenza dei signori di «Azzardopoli», dell'impudenza dei lobbisti che li servono (Applausi del senatore Gramazio) e dell'acquiescenza dei funzionari pubblici e dei parlamentari che li spalleggiano. Gli interventi normativi per rendere fiscalmente e operativamente facile la vita ai padroni dell'azzardo si ripropongono in modo inesorabile.

GRAMAZIO (PdL). Mille nuove concessioni!

LAURO (PdL). Ebbene, signori, la Camera dei deputati aveva approvato questo provvedimento, il Senato della Repubblica è riuscito a peggiorarlo. La Commissione bilancio, nottetempo, ha approvato all'unanimità e con il parere favorevole del Governo emendamenti che hanno prorogato - il famoso provvedimento della proroga dei termini è stato infilato in questo disegno di legge come nella pancia del cavallo di Troia - le misure per la lotta al gioco patologico. Ricordate la battaglia sul decreto Balduzzi? Dicemmo, almeno i più avvertiti su questo argomento, che quelle norme erano insufficienti, limitate e, per certi aspetti, inapplicabili.

Ebbene, la Commissione bilancio, con il parere favorevole del Governo, ha varato la proroga di queste misure con una insensibilità rispetto alla devastazione sociale del problema che è diventata davvero sconcertante. E chi ha usato questo aggettivo? Solo io in quest'Aula? È stato riportato poc'anzi dalle agenzie con riferimento alle dichiarazioni del ministro della salute Balduzzi, che fa parte di questo Governo.

GRAMAZIO (PdL). Lo poteva dire al Governo!

LAURO (PdL). Ho invitato il Ministro a venire in Senato, invece di dichiararsi sconcertato per emendamenti corsari presentati da senatori del Popolo della Libertà, come se la Commissione bilancio non li avesse votati e come se il Governo, di cui fa parte il ministro Balduzzi, non avesse dato parere favorevole.

Ha fatto bene quindi il direttore del quotidiano «Avvenire» a titolare il suo fondo con una sola parola: Vergogna! Vergogna verso il Governo, vergogna verso il Parlamento. Allora, se il ministro Balduzzi ha il coraggio, venga in Senato e faccia espungere dal maxiemendamento che il Governo presenterà richiedendo la fiducia su di esso la proroga di queste misure urgenti e necessarie. (Applausi dei senatori Gramazio e Giovanardi). E faccia anche eliminare la norma che prevede un bando di concorso tramite il quale saranno aperte in questo Paese devastato altre mille sale poker.

Signori, onorevoli colleghi, abitate nelle città e nelle periferie italiane, conoscete lo stato di devastazione delle sale giochi dove si spaccia anche droga e non c'è limite alla presenza dei minori. La battaglia fatta in questo Parlamento si conclude con un fallimento. La Commissione giustizia di questo ramo del Parlamento ha insabbiato i disegni di legge presentati da tutti i Gruppi e finalizzati alla tutela dei minori, al divieto assoluto della pubblicità ingannevole, alla risarcibilità dei danni prodotti ai malati patologici e alle loro famiglie e, non da ultimo, alla trasparenza delle concessionarie, applicando ad esse le norme antimafia. Ci siamo battuti anche per un testo unico che contenesse principi chiari, ma anche quelle iniziative e quelle possibilità sono state accantonate.

Chi dobbiamo ringraziare di tutto questo? Chi dobbiamo ringraziare, dopo cinque anni di battaglia, del fatto che questa Aula del Senato non è riuscita ad approvare una sola norma? Eppure, tutti i Gruppi in quest'Aula votarono all'unanimità le due relazioni della Commissione antimafia. Ipocriti! Tutti i Gruppi votarono all'unanimità la dichiarazione d'urgenza su quei disegni di legge. Ipocriti! E, dunque, a chi dobbiamo attribuire queste responsabilità? Alla Commissione giustizia, alla Commissione bilancio, al Governo, ai Gruppi? Giudicherà il Paese e sarà un giudizio severo. Ma nessuno si presenti sulle piazze, neppure quelli che, da buoni cattolici, pensano sia sufficiente rilasciare una dichiarazione per salvarsi l'anima. L'anima non se la salverà nessuno, perché il Paese su questo argomento è severissimo e nelle prossime competizioni elettorali giudicherà gli uscenti di questo Parlamento e i partiti per l'insipienza, la cecità, la contraddizione e l'ipocrisia. Non che non fossero stati avvertiti. E non basta rilasciare dichiarazioni quando parla il cardinale Bagnasco o don Luigi Ciotti di "Libera" o quando esce lo studio del CNR, se poi non si tiene un comportamento coerente nelle Aule parlamentari o nelle Commissioni.

Ecco perché voterò di nuovo la sfiducia a questo Governo - una sfiducia che è anche motivata politicamente - a meno che il Governo nel maxiemendamento sul quale porrà la fiducia espunga due norme: quella sulla tutela dei malati da gioco patologico, che deve entrare in vigore senza differimenti, a partire dal 1° gennaio, ma anche la norma che abilita una nuova gara per l'apertura di ulteriori centinaia di sale poker, che deve essere abrogata. Se il Governo avrà un minimo di senso di responsabilità, se il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia e delle finanze avranno un minimo senso di responsabilità verso questo Paese realmente martirizzato dal gioco d'azzardo, ebbene io voterò la fiducia a questo Governo che avrà dato un esempio di responsabilità e di correttezza. Altrimenti, i complimenti li dovremo fare ai grandi padroni del gioco, alle grandi concessionarie, ai lobbisti professionisti che si insinuano, si intrufolano e stazionano nei luoghi istituzionali dove la guida dovrebbe essere solo l'interesse generale del Paese. Ciò non è avvenuto in questo caso come in tanti altri. Mi auguro che venga il giorno - l'ho detto già in quest'Aula - in cui i Ministri dell'economia e delle finanze di Governi di centrosinistra, come Visco (inaugurò quel gioco delle lotterie istantanee che sta distruggendo la vita di poveri anziani e pensionati), di Governi di centrodestra, come Giulio Tremonti, e di Governi tecnici, come Grilli, vengano chiamati a responsabilità.

Quando questa situazione sarà tale da provocare reazioni sociali, finalmente la magistratura si sveglierà e cercherà di capire chi ha proposto emendamenti nelle Commissioni e nelle Aule parlamentari ed ha impedito di varare una regolamentazione di tutto il sistema del gioco d'azzardo.

Molti pensano che qualcuno di noi più attento a problemi di questo tipo abbia un atteggiamento proibizionista. Si tratta invece di un atteggiamento responsabile. Dovremmo almeno adottare le stesse misure di Paesi come gli Stati Uniti, la Francia e l'Inghilterra. Non possiamo vedere altre slot machine di nuova generazione collocate nei bar di paesi sperduti di montagna. Sono più di 400.000 - sottolineo, 400.0000 - tali macchine. Il Sottosegretario sa che il confronto con gli altri Paesi è terribile. Gli altri Paesi ne hanno al massimo 50.000, di questi aggeggi infernali, mentre noi ne abbiamo ben 400.000. Si varino allora misure di salvaguardia a tutela delle categorie deboli e non si continui ancora all'infinito con la filosofia di dover provvedere alle entrate dello Stato.

Il Sottosegretario sa meglio di me, da economista, che questo pallone che si gonfia all'infinito alla fine esploderà e l'offerta crescente di gioco ad un certo momento non sarà più recepita dalla domanda, per cui il crollo di quest'ultima causerà un buco enorme nelle entrate erariali.

Esiste però un altro problema, e con esso concludo, onorevoli colleghi, che dovrebbe stimolare l'attenzione del Governo, dei partiti e dei Gruppi. Si tratta dell'infiltrazione della criminalità organizzata nel gioco lecito, e non solo in quello illecito. La filosofia dei Monopoli era la seguente: allargando a dismisura l'offerta, il mercato - la terza industria nazionale, con 85.000 miliardi di fatturato - si sarebbe sottratto alla criminalità il cosiddetto gioco clandestino. Al contrario, la criminalità si occupa stabilmente del gioco clandestino, utilizzando la pubblicità del gioco lecito a suo vantaggio e occupando in modo subdolo, attraverso prestanome, anche il reticolato del gioco lecito.

L'ultimo appello che rivolgo al Governo in questa legislatura è di eliminare l'affronto di queste norme. Mi rivolgo al sottosegretario Ceriani, che è una persona responsabile. Non lasciate passare queste misure. Un membro del vostro Governo le ha sconfessate pubblicamente poco fa. Allora, che cos'è questo Governo? Lavora a compartimenti stagni? Quello che fa il Ministro delle finanze è sconosciuto al Ministro della sanità?

Lasciate che entrino in vigore le misure minime per combattere e curare i malati patologici di gioco. Blocchiamo la gara per l'apertura di altre 1.000 sale da gioco. In caso contrario, il rosso di questa sala dovrà spandersi sulla faccia dei senatori della Repubblica che voteranno questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, quello al nostro esame è un provvedimento molto carico di aspettative anche perché, probabilmente, è l'ultimo che tratteremo in questo scorcio di legislatura. Rispetto ad esso però, stando anche ai discorsi ascoltati finora in Aula, c'è grande delusione. Noi, come rappresentanti della Lega Nord, potremmo però dire che la delusione si concretizza perché le critiche che in passato noi abbiamo mosso al Governo, gli avvertimenti, oggi si dimostrano dati concreti ed incontrovertibili. I dati riportati da ISTAT e CENSIS riguardo le previsioni future e la nuova fotografia del Paese allarmano noi, quindi immagino che il Governo sia ancora più allarmato.

Per ciò che concerne il debito pubblico, ad esempio, rileviamo che ormai esso ha sforato i 2.000 miliardi, nella consapevolezza che con questa finanziaria sarà incrementato di oltre 40 miliardi. Abbiamo quindi la certezza che in futuro il rapporto tra debito e PIL, stante il debito in aumento e il PIL con assoluta certezza in calo, sarà in ulteriore peggioramento.

Non so quanti di noi hanno letto la relazione sullo stato di salute delle famiglie italiane pubblicata da ISTAT, secondo cui risulta che il 30 per cento dei cittadini si trova in un'area di povertà relativa. Non so esattamente a cosa corrisponda tale definizione, ma presuppongo che queste persone si trovino a pochi centimetri dal baratro che conduce all'indigenza vera e propria. Faccio notare che ciò significa che un cittadino su tre si trova in condizioni di estremo rischio. In quest'Aula dovrebbero suonare non i campanellini, ma i campanacci.

Riguardo ai consumi, è inutile dire che in situazioni del genere non possono crescere. Ed infatti il dato relativo al calo dei consumi è in stretta relazione con il prelievo che questo Governo ha deciso di effettuare.

Non so se era migliore o peggiore la cura del Governo precedente che, in una situazione di difficoltà più o meno simile a quella attuale, a noi pareva avesse trasmesso almeno fiducia in un futuro che sarebbe potuto migliorare. Quella fiducia stimolava quanto meno a non frenare qualche investimento o iniziativa già avviati. L'operazione di drenaggio fiscale effettuata non poteva che portare a questi risultati.

Quanto poi al potere d'acquisto delle famiglie, possiamo dire che è esattamente lo stesso di 20 anni fa. Ciò vuol dire che abbiamo fatto fare un capitombolo alla famiglia media italiana di 20 anni, con la differenza che 20 anni fa l'inflazione (più pesante rispetto ad oggi) veniva compensata dagli aumenti salariali. Le famiglie che prima dell'ingresso dell'euro guadagnavano 2 milioni di lire al mese erano considerate benestanti, quelle invece che oggi guadagnano poco più di 1.000 euro probabilmente ricadono nella fascia di povertà relativa.

Vi è poi il tema delle pensioni (peraltro, questa mattina in 5a Commissione abbiamo visto una comparsata della ministra Fornero). Ebbene, rispetto a dieci anni fa, i nuovi parametri e coefficienti introdotti con la riforma Fornero e l'applicazione del sistema contributivo fanno sì che oggi in termini assoluti, non relativi, un pensionato percepisca meno a parità di contribuzione, di versato. È possibile? Sì, lo è. Dovremmo chiedere alla ministra Fornero se pensa che questa situazione possa andare avanti all'infinito, perché è vero che le riforme strutturali sono fatte per durare, ma se questo stato di cose continua e procede nella direzione già tracciata forse è meglio fermare la macchina per evitare che scoppi tutto.

Settore auto. Al di là del calo della vendita, il 52 per cento degli italiani dice che non farà acquisti, non cambierà l'automobile, fino al 2015. Abbiamo capito che questo vale per le famiglie, ma ci sono tante imprese e tante attività economiche che si basano sul movimento e sulla mobilità: ebbene, in Italia siamo passati, per le auto aziendali, dal 40 per cento di detraibilità (consideriamo che in Europa si detrae il 100 per cento: chi usa un bene strumentale lo detrae dal proprio reddito) al 27 e poi al 20 per cento. Nemmeno le imprese, che hanno tutto l'interesse ad avere un parco macchine efficiente, cambieranno le automobili, finché non andranno, probabilmente, a normale rottamazione. Aumenta, però, la vendita di biciclette: potremmo essere anche soddisfatti, nel senso che migliorerà la salute media dei cittadini, però - siamo seri - non sorridiamo, perché non è un dato di cui rallegrarsi.

Come non è un dato che ci può confortare il fatto che ci sia un settore in controtendenza. C'è un settore in Italia che sta assumendo e sta continuando ad aprire nuovi punti vendita: è il «compro oro», e noi sappiamo quando e perché una persona si rivolge a questo particolare tipo di mercato.

Calo dell'occupazione o, se vogliamo, aumento della disoccupazione. Siamo arrivati al 10,6 per cento. Il trend ci dice che nel 2014 avremo l'11,8 per cento di disoccupazione. Il 2014 è dietro l'angolo, manovre strutturali: zero. Aumenta un settore del lavoro, quello dei voucher; ciò equivale a dire che non c'è lavoro, non c'è continuità di lavoro, ma c'è saltuarietà e ci si organizza con questo sistema: meglio di nulla, però è sintomatico del momento.

Il Governo è stato definito il «Governo dei professori». I professori di economia sanno perfettamente che cosa è la curva di Laffer: aumentando l'aliquota del prelievo aumenta il gettito, ma fino a un certo punto, dopo di che il gettito complessivo precipita. Noi abbiamo superato quel punto. Il Paese ha bisogno di ritornare ad una situazione pre-crisi del sistema, nella fase in cui, calando la pressione fiscale, si ottiene un gettito finale maggiore. Un esempio per tutti, le sperimentazione dei contratti di affitto con cedolare secca, che ha fatto emergere tanto di quel sommerso che, pur contraendo la pretesa fiscale, abbiamo avuto un gettito superiore agli anni precedenti. Questa, almeno sul banco di prova, è l'unica ricetta utilizzabile.

Il Governo ha scelto una strada diversa, ha scelto la strada dell'aspirapolvere. Ha ritenuto di mantenere la spesa più o meno inalterata e di coprirla raschiando dove c'era da raschiare, tutte le tasche di famiglie, imprese e sistema economico, attraverso vari strumenti. Innanzitutto l'IMU, perfino sulla prima casa; un'IMU che non va a incremento dei tributi locali o a migliorare i servizi dei Comuni, ma che viene per lo più incamerata dallo Stato. Vi è, poi, l'aumento dell'IVA - come abbiamo visto - per due volte e l'aumento delle accise, anche questo ripetutamente: un aspirapolvere.

Tocco un tasto, uno dei più eclatanti: si è pensato di fare equità fiscale, con le famose tasse sul lusso. Ebbene, in questo Paese abbiamo il settore della nautica diportistica in ginocchio. A fronte della previsione di recuperare 200 milioni di euro, se ne sono recuperati poco più di 28, e il settore ha perso 40.000 addetti e il 75 per cento del transito, cioè... (Il microfono si disattiva automaticamente. Viene quindi riattivato).

Posso finire, magari compensando con qualche minuto di colleghi del Gruppo che verranno più tardi?

PRESIDENTE. Prego.

DIVINA (LNP). Dicevo, la nautica, un settore che, per tornare in condizione di operare, avrà bisogno di sostegno e di miliardi di euro di incentivi. E tutto questo per pudore, come fosse una foglia di fico, soltanto perché si doveva far vedere che si colpiva il lusso.

Pareggio di bilancio. Tanti Paesi europei hanno stabilito che raggiungeranno, come l'Europa suggerisce, il pareggio di bilancio, ma nel 2016. Noi siamo i primi della classe: abbiamo voluto anticiparlo al 2013. Peccato che non siamo i primi della classe. Forse non siamo neanche ripetenti. Però ci dovremmo ricordare un po' di storia e quel che dicevano i latini: primum vivere deinde philosophari. Abbiamo voluto fare l'esatto opposto. E i bilanci successivi? La situazione economica la conosciamo. Gettito previsto? In ribasso. Produzione commerciale? In ribasso. Entrate previste l'anno prossimo? In ribasso. Come copriremo il deficit di cassa del 2013? Si può ancora pensare che siano le imposte, le tasse dei cittadini a far fronte a quel divario? Se non si cambia registro, non so cosa succederà.

Vengo agli ultimi tre punti, che abbiamo toccato interloquendo con vari Ministri.

Trasporti. Stiamo perdendo un settore economico. I trasporti in Italia non possono più esistere. L'Est Europa - ormai è tutta Europa - riesce a pagare la manodopera il 40 per cento in meno, le assicurazioni dei mezzi e dei carichi il 50 per cento in meno, la manutenzione dei mezzi il 50 per cento in meno, i carburanti, grazie alla politica fiscale, il 40 per cento in meno. Possiamo pensare di competere nei traffici e nei trasporti internazionali? Forse. Ad una condizione che le nostre imprese possano operare, in collaborazione, con imprese gemellate - non imprese italiane trapiantate, ma imprese straniere consociate - e che nessun camion giri vuoto. Solo che il nostro fisco nei confronti di quelle imprese, che, per sopravvivere, hanno fatto una certa scelta, riesce ad intravedere esterovestizioni e vuole tassare nuovamente, dopo che era già stato tassato nei Paesi dell'Est, tutto regolarmente, davanti a notai e camere di commercio, il reddito che viene riportato in Italia. Insomma, una doppia tassazione. Ergo, fa chiudere il nostro sistema dei trasporti. Il ministro Passera sa tutto. Si è attivato, però ha detto che è una questione di fisco, di gestione di entrate.

L'edilizia. Quando le cose vanno così, nessuno muove quasi più niente. Abbiamo portato per l'ennesima volta in Commissione ieri sera un emendamento sulle terre e le rocce. La confusa normativa che i Governi nel tempo (perché la normativa risale al 2006) hanno varato sulla questione ambiente ha fatto sì che oggi anche piccoli scavi domestici, come la realizzazione di un garage attiguo, i piccoli cantieri debbano soggiacere alla normativa studiata per i grandi sbancamenti, per le cave, per i sistemi industriali. Abbiamo chiesto al Governo di introdurre, come la legge prevedeva, una deroga fino a 6.000 metri cubi, quindi per i piccoli cantieri edili, ma non siamo riusciti ad introdurla, perché - scusate - il Governo è quasi dormiente, capisce e non capisce, e così i funzionari hanno preso in mano le cose. A questo punto sono loro che decidono quali normative devono andar bene per il nostro Paese. E il Governo debole non ha saputo imporre una linea politica ai funzionari del Ministero dell'ambiente.

Se dovessimo fare un bilancio (anziché la legge di stabilità e di bilancio), se voi foste il consiglio di amministrazione e ci portaste questi dati e noi fossimo non il Parlamento ma l'assemblea dei soci, non solo dovremmo bocciare il provvedimento, ma dovremmo anche intentare un'azione di responsabilità verso gli amministratori. A queste condizioni, come si può dare la fiducia? (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signor Presidente, vorrei fare innanzitutto una premessa sulla discussione paradossale riguardo ai tempi, dal momento che sui giornali si legge che ci sarebbe una volontà dilatoria. Molto semplicemente, dalle ore 17 di ieri, quindi da 24 ore, siamo impegnati a discutere sugli emendamenti accantonati, cioè sulle varie questioni sollevate dalle forze politiche, di cui la stragrande maggioranza è del PD (l'altra parte è del PdL), quindi la discussione è realmente paradossale.

Per quanto ci riguarda, noi avremmo impegnato una decina di minuti per questioni nostre (per cui la cosa non ci tocca), tra l'altro su temi di qualche rilevanza, cioè questioni relative al fisco per le aziende, ai confidi, alle accise sul gasolio in agricoltura, cioè aspetti realmente utili. Invece abbiamo perso ore e ore per esempio per prorogare il consiglio d'amministrazione dell'INAIL, quindi per consentire ai membri di rimanere in cinque anziché in tre, come prevede la legge (un po' di spese in più non guastano mai), o magari per assumere tre avvocati dello Stato, perché se ne sente una fortissima necessità. Queste sono le questioni rilevanti che il Governo dei tecnici ci ha sottoposto in Commissione e che hanno fatto ritardare di una giornata l'arrivo in Aula del disegno di legge di stabilità. Volevo precisarlo giusto per essere chiari.

Oltre a questo, venendo alla procedura, abbiamo fatto una forzatura che ci auguriamo ‑ la Presidenza se lo annoti bene ‑ non costituisca un precedente. Il Governo dei tecnici dovrebbe essere per definizione rispettoso delle norme, eppure in totale spregio della norma di contabilità abbiamo fatto una cosa che semplicemente non si può fare. Questa non è una legge di stabilità, è una legge finanziaria vecchio tipo, alla Cirino Pomicino, per dare un'idea. Domani, quando avremo il testo in mano, vedremo quante centinaia di commi ci saranno: ripeto, è la finanziaria vecchio stile, perché il Governo dei professori ci ha inserito il cosiddetto milleproroghe. Si può fare questo nella legge di stabilità? No, non si può fare, quindi è una forzatura che purtroppo viene avallata perché ai tecnici tutto è permesso: non solo mandare in fallimento centinaia e centinaia di aziende ma anche fregarsene delle regole. Ma pazienza, per fortuna è Natale e il Governo ha finito il suo percorso.

Un'altra cosa che non sta né in cielo né in terra è l'uso, anzi l'abuso di una copertura che non si può utilizzare. Infatti, in questo disegno di legge di stabilità almeno 2 miliardi e mezzo (faremo il conto preciso quando avremo tempo) sono stati presi da un capitolo di tesoreria che serve per i rimborsi dei crediti fiscali. In sostanza, si prendono i 2 miliardi e mezzo circa che spetterebbero alle aziende che vantano crediti - in particolare relativi all'IVA - verso lo Stato e, anziché pagare questi crediti, li usiamo per la spesa pubblica. È una fantastica operazione di sviluppo: non diamo alle imprese i soldi che spetterebbero loro, e che quindi oggi sono in sofferenza di liquidità (e sappiamo qual è la situazione) ed aumentiamo la spesa pubblica. Fantastico.

La cosa è veramente molto grave. Per capirci, faccio un esempio banale altrimenti a casa non si capisce cosa stanno facendo il Parlamento e il Governo. È come avere 1.000 euro sul conto il cinque del mese e dire: «Che bello, ho 1.000 euro e allora li spendo», dimenticando che il sette del mese si deve pagare la rata del mutuo di 800 euro. Ecco, questo è esattamente quello che hanno fatto i professori. Ci auguriamo che la Corte dei conti e il Quirinale, sempre molto attenti a tali tematiche, scrivano un bel «no» sul provvedimento con una penna rossa e rimandino indietro il tutto per cercare delle coperture vere e non un assegno «cabriolet».

Detto ciò, veniamo un po' al merito del provvedimento che abbiamo in votazione domani (o quando mai arriverà il testo in Aula). Purtroppo, alla fine, si va sempre a discutere degli ultimi emendamenti e delle ultime cose e si lascia perdere la sostanza. La sostanza è che non c'è nulla che riguarda le aziende. Non c'è nulla che riguarda un tentativo di dare una mano alle aziende che stanno chiudendo a centinaia. Nelle ultime settimane si sono trasferite ed hanno spostato la loro sede legale dalla Lombardia a Lugano circa 6.000 aziende. Questo è quanto sta accadendo: centinaia di cittadini ­ quindi non aziende ­ si stanno trasferendo in Canton Ticino. Quindi stanno scappando: scappano per il fisco. Pazienza.

Veniamo al tema enti locali. Anche qui è stato fatto un bel pasticcio. È stata fatta una forzatura; di fatto abbiamo realizzato un riforma della fiscalità degli enti locali con un emendamento, senza simulazioni, senza alcun ragionamento, senza capire qual è la portata di queste norme. Sì, è stato apportato qualche piccolo ritocco nell'entità degli importi, era stato ammorbidito un po' il Patto di stabilità. Siamo contenti per questi 180 milioni di euro per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, così potranno iniziare ad applicare il Patto di stabilità senza troppe difficoltà. Sono stati trovati, per esempio, altri 150 milioni di euro, ma come? Ancora come posta di cassa da quel fondo per i crediti alle aziende, quindi soldi non disponibili per questo scopo (non si può fare), e altri 150 milioni di euro invece come posta di competenza dalle infrastrutture. Quindi, lasciamo perdere: non facciamo più niente.

Ma la questione che preoccupa un po' tutti quelli che hanno poi avuto il tempo e la voglia di leggere le carte è questa riserva totale allo Stato dell'IMU sulla categoria «D»; tradotto, cosa vuol dire? Lo Stato si tiene tutta l'IMU sulla categoria «D», cioè sui capannoni, sugli alberghi e quant'altro e questo comporta una distorsione pazzesca. Basti pensare alle nostre coste. Tutti i Comuni costieri hanno fatto dello sviluppo del turismo e del settore alberghiero anche una modalità di finanziamento propria. Ora va tutto allo Stato, quindi bisogna lasciar perdere. Il segnale che si dà è di lasciar perdere: non serve fare sviluppo in questo Paese, tanto si porta tutto via lo Stato. Qualcuno obietterà che in Germania c'è qualcosa di simile, certo, ma non per il capannone dell'artigiano bensì per i grandi insediamenti industriali. Non è che lo Stato si porta via tutto. L'ovvio risultato di questa operazione è che i Comuni a corto di risorse alzeranno dello 0,3 per cento l'unica quota che rimane disponibile, perché la categoria «D», per capirci, in un bilancio di un Comune medio­piccolo del Nord è pari a circa il 35­40 per cento del totale delle entrate. Se tale percentuale se la porta via lo Stato temiamo che questi Comuni applicheranno tutti l'aliquota massima. Dunque, alle aziende non diamo più i rimborsi IVA, perché li usiamo per copertura, altra cosa che non si può fare - il ministro Giarda lo saprà bene che non si possono utilizzare 2,5 miliardi di euro di un conto di tesoreria per copertura: è proprio l'ABC, però viene fatto - e, oltre a ciò, aumenteremo anche l'IMU all'aliquota massima, perché l'effetto della riserva totale statale dell'IMU su capannoni, alberghi e quant'altro è questo.

Fosse finita qui, ma abbiamo anche la TARES, cioè la tariffa comunale sui rifiuti e sui servizi, in cui viene messa un'altra quota statale: 0,30 centesimi al metro quadro (sarà poco o tanto) equivale a un miliardo, che non va ai Comuni, ma anch'esso allo Stato. Direte che c'è necessità; oggi però funziona semplicemente nel senso che i Comuni - quelli bravi - si coprono al cento per cento la spesa e quindi questa è una tassa aggiuntiva. Un miliardo in più di imposte che lo Stato si porta via. Qualcuno dirà che l'IMU l'abbiamo fatta noi. Certo. Peccato che l'IMU che è stata approvata dalla legge n. 42 del 2009 da tutti i Gruppi tranne l'UDC, innanzitutto, non prevedeva l'imposizione sulla prima casa, che vale 3 miliardi su 23 (poca roba, sostanzialmente); in secondo luogo, non prevedeva una riserva statale, ma andava interamente ai Comuni (invece in questo caso lo Stato si porta via 9 miliardi su 23); in terzo luogo, tutti dimenticano che quella norma prevedeva la compartecipazione all'IVA.

Concludo con qualche perla del Governo. Il Ministero dell'economia e delle finanze si è dimenticato una norma da niente che regola l'incrocio fra editoria stampata e televisioni. Se lo dimentica; certo, sono in giro a fare la lista e a fare convegni. Detto questo, se ne dimentica anche il Parlamento perché questo emendamento non si è visto e allora noi consentiamo che venga inserito. Pazienza. Inoltre, è previsto un bel fondo di 315 milioni, che serve per tutto: sembrano i carri armati che girano intorno al Palazzo. Con quei 315 milioni del Fondo nazionale per le politiche sociali dobbiamo finanziare 200 milioni per la SLA - e va bene - nonché 200 milioni per il Fondo per le non autosufficienze; tuttavia, a casa mia siamo a 400 milioni e non a 315, e sono previste mille altre finalità. Pertanto, anche questa è una enorme presa in giro.

Sorvoliamo sulla distribuzione Nord-Sud dei fondi, tanto tutti sappiamo come va a finire.

Vorrei concludere, davvero, con una notazione simpatica, dicendo che l'unica norma di sviluppo che c'è in questo disegno di legge di stabilità l'abbiamo voluta noi della Lega Nord, cioè l'eliminazione di quell'idiozia concernente l'obbligo delle gomme da neve: almeno così i cittadini potranno spendere quei quattrini in qualcosa di più utile e intelligente. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, intanto vorrei associarmi all'appello del senatore Lauro, nella speranza che il Governo abbia espunto dal maxiemendamento la vergognosa apertura di sale da poker e videogiochi dopo la campagna che è stata fatta in Parlamento e dopo che da più parti sono stati sottolineati i danni che la ludopatia provoca alle famiglie italiane e il disagio sociale che viene incrementato dal dilagare a macchia d'olio di questa speculazione, fra l'altro molte volte controllata dalla criminalità organizzata.

Detto questo, vorrei soffermarmi su una questione particolare di questo disegno di legge di stabilità: il terremoto purtroppo dimenticato. Ricordo ai colleghi che in maggio c'è stato un terremoto che ha colpito l'Emilia-Romagna e la Lombardia e che ha disastrato, nel cratere, una terra che dà il 2 per cento del PIL nazionale.

Siamo a dicembre, e richiamo l'attenzione del Governo, e del ministro Giarda qui presente: signor Ministro, vorrei solo farle il bilancio, non negativo ma tragico, di sei mesi di mancati interventi. Il Governo aveva inizialmente stanziato 2 miliardi per l'emergenza, ma a fine luglio ha tolto 950 milioni, pertanto la gente esasperata della bassa modenese si domanda perché non ci sono vigili del fuoco ad operare, mentre all'Aquila sei mesi dopo il terremoto ce n'erano 650 in più di quelli ordinariamente stanziati in quel luogo. Quindi, se non ci sono vigili del fuoco per coprire le case, per puntellarle e per aiutare i cittadini è perché il commissario Errani ha stabilito che, essendo state sottratte quelle risorse, non potevano essere pagati i vigili del fuoco straordinari e neanche quelli volontari, che costano 6 euro l'ora.

Signor Presidente, non so che del terremoto dell'Emilia non interessa niente a nessuno, ma gradirei se il Governo volesse ascoltare (Il ministro Giarda è impegnato in una conversazione con il senatore Morando). Signor Presidente, vorrei il Governo ascoltasse, parlo a nome dei terremotati che voi per sei mesi avete vergognosamente ignorato, e continuate a farlo!

PRESIDENTE. Ministro Giarda, vuole ascoltare per favore?

GIOVANARDI (PdL). Il rappresentante del Governo mi vuole ascoltare, per cortesia? Anche i colleghi abbiano la pazienza di ascoltare che cosa non è accaduto, diversamente da quanto è successo in altre zone terremotate, perché gli italiani dovrebbero essere tutti uguali quando hanno delle disgrazie, e non essere diversi.

Quindi, questa è la situazione dell'emergenza: al 9 luglio sono stati stanziati i fondi e poi ne è stata tolta la metà per andare a garantire i mutui per il 2013-2014 (450 milioni per ciascuno dei due anni). A fine luglio sono spuntati i famosi 6 miliardi della Cassa depositi e prestiti per i mutui che le banche dovrebbero - attenzione: dovrebbero - concedere ai beneficiari con il meccanismo del credito d'imposta. A tal proposito, informo il Governo che la convenzione fra ABI e Cassa depositi e prestiti è stata firmata il 17 dicembre, ma nessuno l'ha ancora vista. Non è quindi ancora noto il contenuto e mancano i decreti attuativi, che non si sa quando arriveranno.

In tutta l'area terremotata dell'Emilia, dove ci sono 31.000 case danneggiate (si tengano a mente questi numeri) sono state presentate per il momento 800 domande, di cui ne sono state accolte 65. Tutte le imprese della zona terremotata hanno presentato zero domande, perché non è ancora chiaro, a sette mesi dal terremoto, come funziona il meccanismo né che percentuale verrà risarcita. Ricordo che per L'Aquila fu subito fissato per legge che il risarcimento era del 100 per cento. Di domande di prestiti bancari (da restituire, naturalmente: qui vengono pagati soltanto gli interessi) per far fronte al pagamento delle tasse da parte delle imprese se ne attendevano 15.000: allo scadere del termine, il 30 novembre, ne erano arrivate 3.700. Ciò è dovuto alla farraginosità delle procedure e al fatto che non si è neanche in grado di far fronte a questo tipo di domande.

Per gli stipendi (avrete letto su tutti i giornali d'Italia che in dicembre si sarebbe dovuto intervenire per garantire nelle buste paga che non venisse trattenuto il 70 per cento, perché il 10 dicembre c'è stata una stangata per i lavoratori dipendenti che si sono trovati trattenuto sia quello che riguarda l'IRPEF sia quello che riguarda l'INPS e devono pagare sei mesi di arretrati di gas, luce ed elettricità) il risultato è pari a zero perché al 20 dicembre (domani) non c'è nessun meccanismo se non quello per cui gli imprenditori devono anticipare loro stessi questa somma in busta paga a favore dei lavoratori che poi devono restituirla a rate. L'intervento dello Stato per favorire i lavoratori delle zone terremotate quindi è zero.

In sostanza, nel 2012 non verrà erogato un euro per la ricostruzione in tutte le zone terremotate (mi riferisco ai contributi che avrebbero dovuto intervenire per la ricostruzione, non per l'emergenza), ma nel frattempo il commissario straordinario, per semplificare la ricostruzione delle zone terremotate, ha sfornato ben 90 ordinanze, una più complicata dell'altra, di cui l'ultima, per gli edifici più gravemente danneggiati, consta di ben 80 pagine.

Questi 6 miliardi della Cassa depositi e prestiti sono diventati come gli aerei di Mussolini: ogni tanto i giornali nazionali danno l'annuncio che il Governo ha stanziato 6 miliardi di euro, ma sono sempre quelli di fine luglio, che continuano ad essere riciclati, che purtroppo sono stati usati per coprire ogni iniziativa. Per esempio, quella quota minimale del pagamento degli interessi sui prestiti che gli imprenditori che hanno avuto danni superiori ad una certa percentuale possono ricevere e che devono restituire nel capitale, come viene coperta? Viene caricata sui 6 miliardi che dovrebbero servire per la ricostruzione.

Oggi quindi la domanda che tutti i terremotati si pongono è quale sia la percentuale che avranno per la casa distrutta: se riusciranno ad attingere finalmente nel 2013 a questa forma di prestiti avranno il 50, il 40, il 60 per cento? All'Aquila hanno avuto il 100 per cento, qui che percentuale avranno? La risposta è che nessuno lo sa. Nessuno è in grado di stabilire, sette mesi dopo il terremoto, se un cittadino che ha avuto danni per un milione di euro e vuole ricostruire la casa, avrà dallo Stato un contributo di 300.000 o di 400.000 euro, da andare a prendere in banca per le rate, e chi gli darà i restanti 600.000. Come fa, chi ha perso tutto, a ricostruire se le percentuali sono di questo tipo?

Allora, rispetto a quanto accaduto all'Aquila, nelle Marche e in Umbria, faccio presente che in questo provvedimento stava per essere approvato un emendamento perché l'Unione europea ha sottolineato il fatto che all'Aquila, nelle Marche e in Umbria era stato condonato alle aziende il 60 per cento di quanto dovevano dare di tasse e tributi: in sostanza, dovevano dare 100 e hanno pagato 40, ma lo hanno fatto tutti. Li c'è stato un condono vero e proprio, generalizzato. L'Unione europea ha evidenziato che i contributi sono stati dati solo a coloro che hanno ricevuto danni e non a tutti e che, oltre al condono, non hanno avuto altre provvidenze. Quindi, all'Aquila, nelle Marche e in Umbria è piovuto sul bagnato: risarcimento al 100 per cento, contributi, condoni e proroghe dei termini. In Emilia e in Lombardia, però, non è stato così, perché le ultime proroghe scadranno il 20 dicembre prossimo, dopodiché si dovrà solo pagare.

Il Governo afferma che non ci sono le risorse. Bugia. Io continuo ad affermare - poi, signor Presidente, mi avvio alla conclusione perché sto esaurendo il tempo a mia disposizione - che gli italiani dovrebbero essere trattati tutto nello stesso mondo. Si dà il caso che nel 2004 ci sia stato un condono, applicato in tutta Italia meno che in Campania perché il presidente Bassolino ha ritenuto che in quella Regione non andasse applicato; si sono rivolti alla Corte costituzionale, la quale in due sentenze ha dato ragione ai ricorrenti e ha stabilito la riapertura dei termini in Campania affinché i cittadini di quella Regione siano trattati come quelli di tutto il resto d'Italia. Negli emendamenti da me presentati precedentemente sul terremoto in questo provvedimento si prevede di fare il condono in Campania, promosso non solo da tanti parlamentari del PdL e di altri Gruppi parlamentari, ma anche dal presidente della Regione Campania (lo stesso fatto nel 2004 in tutta Italia) e di dare i 3 miliardi di euro in tal modo recuperati ai terremotati dell'Emilia e della Lombardia affinché questi vengano trattati come quelli dell'Aquila, delle Marche, dell'Umbria e di tutti i terremoti precedenti che hanno interessato la Campania, la Sicilia e il Friuli. Invece questo Governo tratta diversamente gli italiani per quanto riguarda il condono: in Italia sì e in Emilia no.

Faccio presente al ministro Giarda che c'è scritto che in Emilia e in Lombardia viene risarcito anche chi ha avuto danni ad una casa totalmente abusiva. Quando ho chiesto agli onorevoli colleghi del Partito Democratico il motivo per cui si oppongono alla Campania visto che per l'Emilia è stato scritto, mi è stato risposto che in quella Regione non vi è abusivismo edilizio. Allora, vorrei sapere perché nella norma è stato scritto che in Emilia-Romagna anche le case totalmente abusive vengono risarcite!

Quindi, vi è un groviglio di contraddizioni, in una situazione in cui c'è da vergognarsi, dove la disperazione monta. Infatti, non solo vi sono stati danni e vittime, ma sta tracollando un sistema economico che dava l'1,5-2 per cento del prodotto interno lordo nazionale; dopo sette mesi, però, non è arrivato neanche un euro per la ricostruzione (si dice forse a gennaio).

Il disegno di legge di stabilità avrebbe potuto essere un'occasione per dare qualche segnale; si potevano individuare risorse con un atto di giustizia, trattando in modo uguale tutti gli italiani rispetto al terremoto e al condono, ma non si capisce per quale motivo non lo si sia voluto fare.

Facendomi interprete della disperazione dei terremotati di quella terra, lancio un grido di allarme rispetto alla mancanza di interventi e alla vergognosa mancanza di provvedimenti; tutto ciò naturalmente farà sì che si avvieranno doverose iniziative, anche a livello di base, per ottenere qualche risultato positivo, cosa che il commissario straordinario con la complicazione delle ordinanze non sta ottenendo. Il Governo con la latitanza dei provvedimenti non agevola, ma anzi peggiora una situazione che di giorno in giorno si fa più grave rispetto al tessuto sociale di una zona - quella della bassa modenese - che ha avuto danni uguali o superiori a quelli dell'Aquila, con interi centri storici totalmente distrutti, un apparato produttivo leso fino alle fondamenta, e che finora purtroppo non ha trovato dallo Stato alcun tipo di soccorso e di aiuto. (Applausi della senatrice Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rizzi. Ne ha facoltà.

RIZZI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire nella discussione generale perché credo sia doveroso accomiatarmi da quest'Assemblea con un commento sul disegno di legge di stabilità in esame e sul testamento politico che il Governo ci lascia.

È un testamento politico assolutamente negativo, qualcosa che è riuscito a portare il nostro Paese non sull'orlo del baratro, come continua a dirci il Presidente del Consiglio, ma assolutamente dentro il baratro e in maniera del tutto impunita, con il favore di tutti i poteri forti, con il favore di tutti gli organi di stampa e con il favore di tutti coloro che vogliono a tutti i costi disintegrare il concetto di politica, anche quella buona, per legittimare evidentemente il ruolo dei tecnici.

Credo però giusto e doveroso fare il punto su cosa è stato condotto in porto da parte di questi tecnici e lo farò utilizzando non i dati della Lega Nord, delle sezioni e dei nostri militanti, ma i dati pubblicati sul più autorevole quotidiano finanziario nazionale, «Il Sole 24 Ore». Prima di andare a leggere dettagliatamente alcuni di questi numeri, permettetemi di fare alcune considerazioni di carattere generale.

In questo anno, in questi 13 mesi di Governo Monti, mi sembra che l'unico dato che sia aumentato in questo Paese sia quello relativo alle tasse: sono aumentate le tasse sul cittadino e soprattutto le tasse sulle imprese. In questo anno la fiscalità a carico delle imprese, soprattutto le piccole e medie, è aumentata mediamente del 4,3 per cento, se non ricordo male, di fatto rendendo pressoché impossibile la sopravvivenza delle imprese italiane nei confronti del mercato mondiale, di quel mercato globale che ormai mette veramente a dura prova tutto e tutti, perché gravati da un carico fiscale che in Italia ha ormai raggiunto punte del 70 per cento.

Credo sia assolutamente impossibile pensare a qualsiasi tipo di crescita e di ripresa, soprattutto se consideriamo che il vero buco nero di questo Stato, ovverosia gli sprechi della spesa pubblica, non sono stati minimamente intaccati e non è stato minimamente intaccato quel substrato clientelare e assistenzialistico che continua a serpeggiare all'interno del nostro Paese. Più volte in quest'Aula ho ricordato che semplicemente andando ad applicare i costi medi, i costi standard, non i costi della Regione Lombardia, del Veneto, della Toscana o delle Regioni più performanti, ed esclusivamente in materia sanitaria, potremmo ottenere un risparmio strutturale annuo stimato attorno ai 70 miliardi.

Se non ricordo male, la manovra lacrime e sangue a cui questo Paese è stato sottoposto e che avrebbe dovuto risanarlo una volta per tutte è stata di 24, 25, qualcuno dice 26 miliardi, esattamente un terzo, ed è una manovra assolutamente estemporanea ed inutile. Vogliamo cogliere l'occasione di mettere a risparmio strutturale dei risparmi veri? Vogliamo prendere atto che in questo Paese c'è un milione, un milione e mezzo di pubblici dipendenti che non hanno ragione di esistere e che percepiscono uno stipendio esclusivamente dal punto di vista sociale per mantenere un assistenzialismo che poi per qualcuno si traduce in consenso elettorale?

Il vero problema poi, la vera riflessione è che dobbiamo avere il coraggio ora, adesso, di cogliere la possibilità, che si presenta solo adesso, di intervenire seriamente contro questi sprechi, eventualmente anche andando a sacrificare qualche risorsa (tra quelle umane chiaramente non si tratta di un sacrificio fisico); avremmo la possibilità di dare perlomeno l'opportunità alle nostre imprese di rilanciarsi e di recuperare risorse da poter investire nel mercato del lavoro e forse allora potrebbe esserci la possibilità che una buona parte di questo milione e mezzo di lavoratori - definiamoli così - che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro sia riassorbita in un mercato del lavoro vero e non fittizio, assistenziale. Mi sembra però che questi siano tutti concetti e vocaboli assolutamente estranei a questo Governo.

Visto che il tempo stringe, vorrei ora leggere i dati pubblicati due, tre settimane fa da «Il Sole 24 Ore». Si tratta di dati riferiti al mese di novembre 2012 confrontati con quelli del mese di novembre 2011, che fanno il punto della situazione esattamente dopo un anno di Governo Monti. I numeri, signor Presidente, rappresentanti del Governo, sono numeri e non sono interpretabili né controvertibili. Non commenterò quindi, leggerò solo questi numeri: l'indice MIB della Borsa di Milano è passato da 15.664 a 15.257. La disoccupazione è salita dal 9,3 al 10,8 per cento, e sembra che le punte di disoccupazione giovanile superino ormai abbondantemente il 30 per cento (un terzo dei nostri giovani non ha alcuna possibilità di accedere al mercato del lavoro).

Il PIL è passato da meno 0,51 per cento rispetto all'anno precedente a meno 2,56 per cento. Se non ricordo male, il PIL è indice della ricchezza di un Paese, di un Paese che si sta rilanciando, come ci raccontate. La produzione industriale, rispetto all'anno precedente, è passata da meno 4,05 a meno 5,07, per un debito pubblico che è passato da 1.916 a 1.975 miliardi. Forse 60 miliardi di euro in un anno sono considerati bruscolini, poca cosa. Mi sembra che sia veramente importante andare a sottolineare, invece, che in fase di risanamento, con le manovre di lacrime e sangue a cui ci avete sottoposti, il risultato è stato di altri 60 miliardi di euro di buco.

Il rapporto deficit-PIL è passato da meno 2,5 a meno 2,8. Il rapporto debito-PIL è passato da 127 a 126,4 per cento. I consumi delle famiglie, indice di benessere e di reddito, sono passati da meno 1,59 a meno 3,69 per cento: indice chiarissimo di recessione assoluta. Allo stesso modo i mutui erogati per la prima casa - e questo dato dovrebbe farci riflettere in maniera drammatica - sono passati da meno 31 a meno 50 per cento.

Vorrei utilizzare gli istanti conclusi del mio intervento in discussione generale per l'ultimo atto che definirei ignobile: la mancanza di stanziamenti adeguati per i malati di SLA e per le altre disabilità gravi e gravissime, oggetto più e più volte di interventi in quest'Aula e di un emendamento, che definirei quadripartisan, con prima firma della senatrice Biondelli, che ringrazio. In esso si faceva presente che 900 milioni di euro erano il fabbisogno per l'assistenza a questi malati; inizialmente il Governo, già vergognosamente, ne aveva messi sul piatto 400, ridotti poi a 200, e con questa stabilizzazione siamo giunti alla mancetta di altri 75 milioni di euro, arrivando a 275. Signor Presidente, un Paese civile può continuare a dibattere sul valore dell'assistenza al disabile grave e gravissimo? È un'immagine migliorata del nostro Paese rispetto all'Europa e al mondo, come dice il presidente Monti, quella che diamo dei disabili in sedia a rotelle che vanno a protestare sotto il Ministero dell'economia per far valere il minimo dei loro diritti?

Ebbene, signor Presidente, credo che questa sia la fotografia che dovremmo fissare di questo Governo e che questo sia l'interrogativo che ci dovremmo porre e tenere a ricordo del suo operato.

Signor Presidente, il nostro giudizio, come su tutto il resto dell'operato, è assolutamente negativo, ma l'appello è che finalmente si possa smettere di essere reputati, fuori da questa Nazione, un Paese incivile per fatti di questo tipo e di questa gravità riferiti ai più deboli, a coloro che soffrono.

Sciogliamo in fretta queste Camere e diamo quanto prima la parola al popolo sovrano, agli elettori italiani, gli unici che devono avere il diritto di indicare il Governo, non le grandi banche o i poteri forti internazionali. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grillo. Ne ha facoltà.

GRILLO (PdL). Signor Presidente, c'è un dato che a mio parere caratterizza questa legge di stabilità: non vi sono correzioni sul tendenziale, e questo perché - è giusto rimarcarlo - evidentemente i conti sono in regola rispetto alle programmazioni fatte in passato. Merito sicuramente delle manovre poste in essere dal precedente Governo, merito degli interventi proposti ed attuati dal Governo Monti, in particolare con la legge di riforma della previdenza sociale.

Questa legge di stabilità, tuttavia, signor Presidente, è anche - a mio modo di vedere - un'occasione mancata, nel senso che al suo interno non vi sono - mi pare di poter dire - proposte tendenti a migliorare la qualità della spesa. E se questo è vero, utilizzo i pochi minuti a disposizione per fare una riflessione attorno al lavoro compiuto dal Governo Monti in questi 12 mesi, anche perché con questa legge si chiude simbolicamente il percorso del Governo tecnico.

Una valutazione tendenziale dell'opera di questo Esecutivo, che ha beneficiato del consenso convinto di PdL, PD e UDC, credo possa portare a sottolineare alcuni aspetti sicuramente positivi. Vi sono stati alcuni successi, conseguiti in una condizione di emergenza vera, originata da un attacco alla moneta unica, per un verso, e da problemi interni che da anni ci stiamo trascinando nel nostro Paese, per l'altro.

C'era chi sperava che l'euro fosse una scelta reversibile. Un'azione di contrasto molto efficace - bisogna ammetterlo - è stata compiuta, sia a livello di Unione europea, seppure con alcuni ritardi, egoismi e nazionalismi mai sopiti che hanno impedito di affrontare e risolvere il problema della crescita in modo più tempestivo, sia a livello nazionale, con un'azione di politica economica improntata al rigore del bilancio e al consolidamento degli equilibri volti al risanamento.

Il risultato è stato positivamente conseguito. Certamente ciò è avvenuto anche per il determinante ruolo svolto dalla BCE che, nell'agosto 2012, con l'indimenticabile pronunciamento di Mario Draghi, decise l'acquisto illimitato di titoli pubblici, contribuendo così a contrastare l'azione della speculazione internazionale.

Altrettanto determinanti, a mio parere, sono stati gli strumenti messi in campo proprio per evitare la disgregazione dell'euro nella calda estate di quest'anno. Quando Mario Draghi ha dichiarato che l'euro è una scelta irreversibile, secondo la mia opinione, è lì che abbiamo registrato il punto di svolta. Finalmente alle titubanze, alle difficoltà, alle incertezze dimostrate nell'affrontare la crisi della Spagna, oltre che della Grecia, ci si è trovati di fronte a gesti coraggiosi, forti e risoluti da parte della Banca centrale europea.

Altrettanto apprezzabile, a parer mio, è stata l'azione del Governo Monti nella costituzione di rapporti con i leader dell'Unione europea e degli Stati Uniti d'America. Quindi, non c'è dubbio che anche questo recupero di credibilità nei rapporti internazionali vada ascritto all'azione di questo Governo, che non è di poco conto.

Sul fronte interno il Governo ha cercato sicuramente di far leva su semplificazioni, liberalizzazioni e accelerazioni di procedure per conseguire risultati positivi in funzione della crescita. Nel comparto delle infrastrutture, a mio modo di vedere, tale azione è stata particolarmente efficace e positiva. I nuovi strumenti che sono entrati a far parte del nostro corredo normativo (i project bond , le obbligazioni di scopo, i contratti di disponibilità, l'autonomia finanziaria dei porti, la defiscalizzazione) avranno certamente un positivo effetto nel medio e lungo termine a livello di rilancio degli investimenti nelle opere pubbliche.

Ciò che a mio giudizio è mancato in quest'anno - dobbiamo dirlo - è stato l'intervento di riduzione della spesa pubblica e, soprattutto, la necessaria operazione di taglio del debito pubblico. Dopo tante discussioni, dopo che era sembrato che il Governo avesse imboccato la strada degli interventi progressivi (si è parlato di un punto percentuale di PIL all'anno), tutto è svanito. Mancando un tale fondamentale intervento, è ovvio che sono stati più difficili i discorsi attorno ai temi del rilancio e della crescita. Quindi, siamo arrivati al punto in cui siamo, in cui di rilancio e crescita ce ne sono stati molto pochi. Così come è diventato difficile crescere dopo aver registrato l'incapacità a spuntare presso l'Unione europea l'applicazione della golden rule, cioè la possibilità di esonerare gli investimenti in infrastrutture dal calcolo del debito pubblico.

Oggi le previsioni più accreditate indicano nella seconda parte del 2013 la fase di ritorno alla crescita, una crescita che si prevede, peraltro, assai debole. Tutto ciò mentre i redditi delle famiglie si sono assottigliati, la disoccupazione è aumentata, le imprese sono sempre più in difficoltà e le banche faticano ad erogare credito.

In tali condizioni, a parer mio, è del tutto evidente che occorrerebbe un impulso forte e un intervento organico, strutturale e congiunturale, per tornare a sperare in una crescita reale. Agire risolutamente sul debito e sulla spesa per rendere possibile un trattamento diverso della fiscalità considerato il livello insostenibile della pressione fiscale, questo sì, si dovrebbe fare e al più presto. Immagino che con la nuova legislatura chi avrà responsabilità di Governo si assumerà questo onere e questo impegno.

Considero - mi avvio alla conclusione, signor Presidente - il lavoro del Governo Monti un passo in avanti significativo ed importante per imporre anche nel nostro Paese una governance all'altezza della situazione. Dobbiamo quindi proseguire su questa strada e fare meglio.

La BCE ha svolto bene il suo compito. Mario Draghi ha ben meritato il premio di uomo dell'anno. Ma l'esperienza di quest'ultimo anno pone ancora - secondo la mia opinione - l'esigenza di una riflessione seria, non affidata a slogan e improvvisazioni: una esigenza di riflessione seria sull'ordinamento della BCE, per valutare la praticabilità di una sua evoluzione in modo che, accanto alla tutela della stabilità, ci si possa dare l'obiettivo della crescita e dell'occupazione, come assai bene fa negli Stati Uniti la Federal Reserve Bank, senza che ciò comporti in alcun modo - questo deve essere chiaro - l'abbandono di una rigorosa politica antinflazionistica. (Applausi dei senatori Gallo, De Angelis e Morando).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, ritengo che la legge di stabilità avrebbe dovuto contenere ben altre misure per affrontare la grave situazione economica che il Paese sta vivendo. Forse sarebbe stato auspicabile, soprattutto, concentrare maggiormente gli interventi sui problemi più gravi, evitando la polverizzazione delle poche risorse disponibili.

Il mio dissenso su questo provvedimento verte principalmente sul problema degli esodati che, ancora una volta, a un anno dalla riforma delle pensioni, è ancora il problema per eccellenza, il più urgente tra i problemi sociali.

La Camera ha approvato, con l'ennesima fiducia, la legge di stabilità 2013. Per quanto riguarda i lavoratori esodati da salvaguardare, il testo originario del disegno di legge prevedeva la costituzione di un fondo di carattere assistenziale di 100 milioni di euro nel 2013. Il testo originario è stato modificato e la stampa ha detto, con grande enfasi, che finalmente la questione era risolta per tutti i lavoratori. Purtroppo non è così, colleghi.

Il testo approvato, infatti, salva soltanto altri 10.130 lavoratori: 1.800 lavoratori in mobilità ordinaria, 760 in mobilità in deroga, 5.130 cessati per accordi, 2.440 prosecutori volontari. Si tratta di numeri che sembrano veramente irrisori a fronte delle categorie di lavoratori che si volevano salvaguardare Inoltre, rimangono completamente prive di tutela diverse tipologie di lavoratori. Infatti, se ai 120.000 salvaguardati dai due provvedimenti già emanati in materia si aggiungono gli attuali 10.130, arriviamo a 130.130 salvaguardati. Come è evidente, rimangono fuori dalle deroghe ancora più di 200.000 lavoratori, tra i quali, ad esempio, coloro che sono stati licenziati in modo unilaterale dalle imprese e coloro che non maturano i requisiti per il diritto a pensione durante il periodo di fruizione della mobilità, ai quali è stato imposto di essere autorizzati ai versamenti volontari alla data del 4 dicembre 2011.

Si tratta di un'ampia platea che imponeva ed impone una soluzione definitiva per tutti: è necessario che venga ripristinata la certezza del diritto alla pensione per tutti coloro che, a causa delle norme del decreto salva Italia, si trovano senza alcun sostegno economico. Lo diciamo da mesi, signor Presidente. Al momento attuale, districarsi nella platea dei beneficiati dalle salvaguardie previste, è diventato quasi impossibile: un vero e proprio ginepraio.

Ancora non sono stati individuati i primi 65.000 salvaguardati. Siamo ancora ai potenziali beneficiari. Il secondo decreto ministeriale (quello del 5 ottobre 2012 che riguarda i 55.000 salvaguardati previsti dalla spending review) è citato nel testo del disegno di legge sulla stabilità che stiamo esaminando, ma non risulta ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, di conseguenza, mancano ancora tutte le disposizioni operative da parte del Ministero del lavoro e dell'INPS. Le nuove norme contenute nell'articolo 8 per essere efficaci necessitano di un nuovo decreto interministeriale e di un decreto non regolamentare della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Insomma, non si finisce più! E la cosa drammatica è che le persone continuano a vivere nell'incertezza.

Appare veramente singolare, poi, il fatto che siano i pensionati a dover pagare la salvaguardia dei lavoratori esodati. Il contributo di solidarietà del 3 per cento sui redditi superiori a 150.000 euro lordi previsto a suo tempo ha creato giustamente scandalo e così ancora una volta si vanno a colpire i pensionati, con una penalizzazione che durerà per tutto il periodo di percezione della pensione, continuando a non toccare i redditi alti.

In base alle nuove norme la salvaguardia si applica ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria o in mobilità in deroga, in base ad accordi governativi e non governativi stipulati entro il 31 dicembre 2011, a condizione che abbiano cessato il rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e che perfezionino i requisiti utili al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione della mobilità ordinaria o in deroga e comunque, in ogni caso, entro il 31 dicembre 2014. La salvaguardia viene estesa, quindi, agli accordi non governativi e ai lavoratori in mobilità in deroga, anche se, come abbiamo già detto, i numeri dei lavoratori derogati appaiono veramente irrisori. Anche la data del 30 settembre appare incongrua: perché il 30 settembre e non il 31 dicembre 2012?

La salvaguardia si applica poi agli autorizzati alla prosecuzione volontaria alla data del 4 dicembre 2011, a condizione che abbiano almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data del 6 dicembre 2011, perfezionino la decorrenza del trattamento pensionistico entro la data del 6 dicembre 2014 e che, in caso di svolgimento di attività lavorativa successiva alla data del 4 dicembre 2011, non abbiano svolto un lavoro subordinato a tempo indeterminato ed abbiano percepito un reddito annuo lordo complessivo riferito a tale attività non superiore a 7.500 euro. È evidente che si tratta di un lieve miglioramento rispetto all'impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa dopo l'autorizzazione ai versamenti volontari prevista dal decreto del 1° giugno e dal decreto del 5 ottobre. Il riferimento allo svolgimento di attività lavorativa successiva alla data del 4 dicembre 2011 potrebbe però escludere dalla salvaguardia coloro che sono stati autorizzati anche anni prima di tale data e che successivamente hanno lavorato. È chiaro che la norma è stata scritta male, visto che avrebbe dovuto salvaguardare tutti i prosecutori volontari prevedendo per tutti la possibilità di svolgere attività lavorativa successivamente all'autorizzazione. Inoltre, anche coloro che sono stati assunti a tempo indeterminato possono poi essere stati successivamente licenziati, magari dopo pochi mesi, e anche il limite di reddito annuo lordo individuato appare troppo basso. Sarebbe stato più opportuno, quindi, inserire qualsiasi attività lavorativa ed indicare un reddito più elevato, escludendo esplicitamente dalla salvaguardia solo coloro che successivamente all'autorizzazione hanno trovato un'occupazione stabile e che a tutt'oggi continuano a lavorare.

La salvaguardia si applica ai lavoratori che hanno sottoscritto accordi individuali o accordi collettivi di incentivo all'esodo, a condizione che gli accordi stessi siano stati sottoscritti entro il 31 dicembre 2011, la cessazione dell'attività lavorativa sia avvenuta entro il 30 giugno 2012, il perfezionamento della decorrenza della pensione avvenga entro il 6 dicembre 2014. Naturalmente, per quanto riguarda la possibilità di aver svolto attività lavorativa successivamente all'esodo, vale quanto già detto prima. Finalmente si parla di accordi sottoscritti entro il 31 dicembre 2011, ma la data di cessazione dal lavoro entro il 30 giugno 2012 appare troppo restrittiva, tagliando fuori dalle deroghe moltissime lavoratrici e lavoratori.

Infine, la salvaguardia si applica ai lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 erano collocati in mobilità ordinaria e che alla medesima data erano anche autorizzati alla prosecuzione volontaria, a condizione che perfezionino il diritto alla decorrenza della pensione entro il 6 dicembre 2014.

La norma, ancorché finalizzata a tutelare i lavoratori in mobilità (che non raggiungono il diritto a pensione durante il periodo di percezione della mobilità stessa e che possono versare i contributi volontari solo al termine del periodo di fruizione dell'indennità), non risolve assolutamente la questione, visti i comportamenti delle sedi territoriali INPS che, nonostante le esplicite e chiare indicazioni della Direzione generale (circolare n. 50 del 2008), hanno in moltissimi casi continuato a negare l'autorizzazione ai versamenti volontari ai lavoratori in mobilità o hanno consigliato loro di presentare la domanda di autorizzazione al termine della mobilità, visto che tanto non potevano pagare subito e che il periodo di mobilità è coperto da contribuzione figurativa. Per tutelare i lavoratori che si trovano in questa condizione sarebbe stato necessario, invece, far riferimento «alla maturazione del diritto a pensione entro due anni dalla fine della mobilità».

Viene istituito un fondo che prevede «interventi» non meglio specificati in favore dei lavoratori salvaguardati, anche se leggendo il comma 22 dell'articolo 2 si evince che le risorse previste devono essere utilizzate «per individuare idonee misure di tutela, ivi compresi gli strumenti delle politiche attive del lavoro». Così come è scritta, la norma non parla sicuramente di diritti pensionistici; sembrerebbe invece riferirsi di più agli ammortizzatori sociali. Comunque, le modalità di utilizzo del fondo saranno stabilite da un decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri del lavoro e dell'economia, per il quale, però, non sono stati previsti tempi di emanazione.

Nel fondo confluiranno anche gli eventuali risparmi che dovessero registrarsi rispetto alle risorse già stanziate nelle precedenti norme sui 65.000 e 55.000 lavoratori salvaguardati. Ma è possibile - ci chiediamo - che ci siano dei risparmi? Delle due l'una: o, come sempre, la Ragioneria generale dello Stato ha ingigantito i costi, o sono stati inseriti criteri così restrittivi da ridurre drasticamente la platea dei salvaguardati.

Entro il 30 settembre 2013 il Governo provvede al monitoraggio dell'attuazione della norma, anche in termini finanziari. Qualora dall'esito del monitoraggio si rilevasse la disponibilità di risorse continuative dall'anno 2014, il Governo, con apposito decreto, può ripristinare la rivalutazione automatica per l'anno 2014 per le fasce d'importo di pensione superiori a sei volte il minimo. È da rilevare che anche tutto questo marchingegno poteva essere fatto al contrario: prima il monitoraggio, poi l'eventuale blocco della perequazione in caso di carenza di risorse. Sarebbe stata la cosa più logica; invece, come sempre, si è preferito colpire subito i pensionati, dando efficacia al blocco della perequazione per l'anno 2014, in vista del fatto che forse, come sempre, il monitoraggio verrà fatto fuori dai tempi stabiliti.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, è veramente triste e sicuramente preoccupante per tante famiglie italiane, vedere che la legislatura volge ormai al termine e, nonostante il problema fosse noto da tempo, il Governo non sia riuscito a dare una risposta concreta ed esaustiva per tutti i cosiddetti esodati. Il mio auspicio è che il prossimo Governo restituisca ai lavoratori tutti i diritti cancellati nell'ultimo anno e risponda alla crisi economica e alle richieste dell'Europa con misure davvero più eque.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, con il suo permesso vorrei consegnare il testo del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto stenografico, perché mi riservo alcune valutazioni in sede di dichiarazione di voto riguardo alla questione che ha formato oggetto delle puntuali osservazioni svolte dal collega Giovanardi in quest'Aula solo mezz'ora fa.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi presenti, la legge di stabilità e la legge di bilancio che stiamo esaminando sono le ultime della legislatura. Una legislatura caratterizzata dalla crisi economica iniziata negli USA nel 2006, con i mutui subprime, e che si è poi trasferita dalla finanza privata a quella pubblica, sotto forma di speculazione sui debiti degli Stati. Una legislatura caratterizzata dalla bassa crescita, sia del prodotto interno lordo che della produttività, che ha comportato diverse manovre correttive dei conti pubblici per rispettare gli impegni con l'Unione europea in un momento di crisi che ha investito tutta l'Italia e, con lei, l'Europa e il mondo.

La presente manovra non è solo l'ultimo atto importante del Governo Monti, ma è anche l'ultima del quinquennio, perché è al quinquennio che bisogna riferirsi in relazione alla meta principale che essa si prefigge di raggiungere (cioè il pareggio di bilancio nel 2013), alla quale hanno contribuito anche tutte le manovre fatte durante la legislatura dal precedente Governo Berlusconi. Essa avrà certamente una incidenza sensibile sugli enti locali, sulle famiglie e sulle imprese.

La legge di stabilità che esce dopo il passaggio in Commissione bilancio è diversa da quella giunta dopo l'approvazione della Camera e che, a sua volta, era stata notevolmente cambiata rispetto alla manovra proposta inizialmente dal Governo. Ne è derivato un atto che, in considerazione dell'attuale situazione economica del Paese e dei vincoli che ci siamo dati con il fiscal compact e la road map, per il futuro terrà conto della necessità di crescita del Paese per ottenere credibilità nei confronti dei mercati, per incrementare la produttività e la competitività, mantenendo però quell'equilibrio di bilancio al 2013 e, nello stesso tempo, stando attenta all'equità sociale nella redistribuzione del reddito.

La politica economica improntata sinora dal Governo sul taglio della spesa pubblica, sul rigore dei conti, ma con una pressione fiscale opprimente e senza reali misure volte a produrre crescita nell'immediato non sarebbe stata in grado di produrre non solo sviluppo, ma nemmeno il conseguimento degli obiettivi prefissati. Ora, grazie alle modifiche effettuate, con la collaborazione di tutti, di noi onorevoli componenti della Commissione e del Governo, che è stato molto disponibile al confronto, questa legge di stabilità ci fa ben sperare che la realizzazione del pareggio di bilancio possa dare quelle risposte che necessitano per una effettiva ripresa economica ed occupazionale in Italia.

La legge di stabilità dovrebbe rappresentare anche una sorta di ponte, che si colloca tra un momento buio sul piano economico e sociale ed un periodo nel quale si comincerà ad intravvedere l'apertura di una prospettiva di crescita, per la quale tutti abbiamo fatto notevoli sacrifici che non debbono essere vanificati. Ciò, come dicevo, è stato possibile grazie al buon lavoro svolto in Commissione bilancio (per il quale ringrazio tutti, politici e funzionari amministrativi), alle cui sedute ho attivamente partecipato e dove ho vissuto una positiva esperienza di collaborazione. Penso, per esempio, all'aumento del budget che ho potuto determinare a favore del Garante per l'infanzia.

In quelle sedute, pur in presenza di precisi vincoli e dei limiti determinati dalla situazione generale della finanza pubblica, quello che si poteva fare è stato fatto. Si è cercato di rimodulare, in una prospettiva di speranza (voglio chiamarla così), gli interventi su scuola, sanità, lavoro, servizi sociali e Patto di stabilità, sui quali sono ampiamente intervenuti i relatori, per cui non mi soffermo, perché mi dilungherei inutilmente in chiacchiere.

È su quest'ultimo, invece, cioè sul Patto di stabilità, che voglio soffermarmi, perché su di esso si è incentrato un gran numero di emendamenti ed interventi, per arrivare a dare, almeno in parte, una sistemazione più coerente e meno dirigista alla finanza locale. Sono stati incrementati i margini per sciogliere il nodo a questo Patto che sta diventando un cappio al collo per i Comuni e le Province virtuosi. Non è certo sufficiente l'incremento che è stato previsto, ma esso consentirà ai governanti locali di ampliare la propria capacità finanziaria e di accrescere la loro operatività.

Allo stesso modo, non si sono lasciati senza speranza i tanti lavoratori precari della pubblica amministrazione - una volta giovani, oggi un po' meno - per i quali si sono previsti canali prioritari di assunzione.

È stato anche rifinanziato il fondo per gli ammortizzatori sociali, ma con coperture finanziarie dal mio punto di vista poco condivisibili; è un dato di cui colgo l'importanza sul piano sociale, che valuto certamente positivo ma anche preoccupante, perché significa che nel breve periodo non sarà facile avere un aumento sensibile dei posti di lavoro, tale da riassorbire le decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione.

Pur con i limiti consentiti dalla legge finanziaria, si è tentato di andare incontro alle esigenze di cittadini ed imprese ma, pur in presenza di interventi semplificatori, la pressione fiscale non diminuisce, anzi cresce a causa di nuovi balzelli, come la nuova tassa sui rifiuti e la Tobin tax, della quale avremmo fatto molto volentieri a meno. L'aumento delle tasse mi fa dire che una delle azioni che avrebbe dovuto essere portata avanti dal Governo con maggiore forza è la decisa diminuzione della spesa dello Stato. Essa è ancora a livelli altissimi e ha prodotto l'ennesimo record del debito nazionale, malgrado i tagli operati con le varie spending review, l'imposizione fiscale massacrante e l'ultimo calo dei rendimenti dei tassi dei titoli di Stato.

Non so dire se su questioni quale il riordino delle Province la proroga prevista (l'entrata in vigore del riordino è stata spostata di un anno) sia giusta. Indubbiamente, questo consentirà al prossimo Governo politico di esprimersi con maggiore cognizione sull'effettiva volontà popolare, che è in ogni caso - ricordiamolo tutti - quella di vedere il peso dello Stato radicamento alleggerito, con tagli drastici di enti ed organismi considerati pesanti. La montagna della spesa pubblica e la sua riqualificazione restano un obiettivo ancora molto lontano, sul quale il prossimo Governo dovrà agire, usando, a mio avviso, strumenti radicalmente diversi da quelli finora adoperati e andando più in profondità nel colpire gli sprechi.

In conclusione, la legge in esame certifica la stabilità dei conti e raggiunge il pareggio di bilancio, ma viste le dimissioni prospettate dall'attuale Governo - che ringraziamo per quello che ha fatto per il Paese in quest'anno di duro lavoro - è stata integrata al punto che, da documento finanziario, si è trasformata in una sorta di omnibus, nel quale sono state inserite norme di varia natura, tra le quali si evidenzia una specie di legge milleproroghe che non accenna ad accorciarsi. Ogni anno, infatti, l'elenco delle decisioni non prese, delle cose non fatte, di quelle transitorie che paiono eterne si allunga. Anche in questo caso non è estranea alla inefficacia delle scelte fatte dal Parlamento e volute dal Governo la mano di una lobby burocratica, che con i propri cavilli, e approfittando spesso delle distrazioni della politica, insabbia, rallenta le scelte fatte e rende eterni i regimi transitori.

Infine, come è stato recentemente evidenziato, non ci sarà superamento della crisi se ciò non avverrà a livello europeo, se l'Unione non sarà disposta e pronta ad agire come un unico attore politico. Lo Stato italiano, messo in sicurezza nella propria situazione finanziaria, è un elemento importante per la continuità dell'esistenza dell'intera Unione europea e per l'euro, ma anche e soprattutto è la condizione per le nostre imprese e le nostre famiglie di sperare in un avvenire solido, in un futuro di progresso. Ad esse, oggi, voglio dire che supereremo senz'altro l'epoca dei sacrifici. È giunta l'ora di riaccendere la speranza, perché il nostro è un grande Paese, con risorse umane ingenti e capacità imprenditoriali di grande livello. Questa è la nostra stabilità, questa è la ricchezza che nessuna tassa può colpire, che nessuna crisi può abbattere. (Applausi del senatore Burgaretta Aparo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.

PITTONI (LNP). Signor Presidente, rappresentanti dei Governo, colleghi senatori, parliamo di istruzione, scuola e università. Per quanto riguarda la scuola, fra le tante cose, abbiamo a che fare con un'ingiustizia dipendente da un errore tecnico della riforma Fornero, che ha comportato gravi conseguenze per circa 3.000 lavoratori del comparto scuola (docenti e ATA). L'errore è contenuto nella norma di salvaguardia, quella che esclude dai pesanti effetti della riforma i lavoratori che vantino requisiti maturati fino al 31 dicembre 2011. Questa data unica (quindi apparentemente equanime) non ha tenuto però conto della specificità, lavorativa e pensionistica, del comparto scuola, basata - per garantire il buon funzionamento dei processi educativi - non sull'anno solare ma sull'anno scolastico. I pensionamenti del comparto scuola sono infatti tuttora regolati dall'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 351 del 1998, che vincola la cessazione dal servizio all'inizio dell'anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata.

Questo vincolo, penalizzante per i lavoratori (che, maturando i requisiti pensionistici a una certa data, ad esempio il 2 gennaio, sono tenuti a rimanere in servizio fino al 31 agosto, conclusione legale dell'anno scolastico), ha come contrappeso una seconda norma, anch'essa tuttora in vigore, l'articolo 59 della legge n. 449 del 1997, che recita: «Per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell'accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell'anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell'anno».

In virtù del combinato disposto delle norme di cui sopra, il personale scolastico che poteva vantare requisiti maturabili al 31 dicembre 2011 era già in pensione, o avrebbe comunque potuto ottenerla indipendentemente dalla norma di salvaguardia della riforma Fornero. Per avere effetto sui lavoratori della scuola, la norma di salvaguardia avrebbe dovuto dunque necessariamente preservare - in applicazione dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 351 del 1998 e dell'articolo 59 della legge n. 449 del 1997 - il personale che maturava i diritti nel corso dell'anno scolastico 2011-2012, e comunque entro il 31 dicembre 2012.

Per quanto riguarda l'università, un nostro emendamento propone di abbassare l'aliquota IRAP a favore dell'università e degli enti di ricerca dall'8,6 al 3,9 per cento. È noto che una minore spesa da parte di questi enti determina minori entrate per le casse dello Stato. La ratio dell'emendamento parte da alcune considerazioni di forte discriminazione tra enti pubblici. Le aliquote regionali previste dal decreto legislativo n. 446 del 1997 premiano l'agricoltura e la pesca (1,9 per cento), mentre fanno pagare il 3,9 cento alle imprese, il 4,65 per cento alle banche e il 5,9 per cento alle assicurazioni.

L'aliquota sugli enti pubblici è dell'8,5 per cento; degli enti pubblici fanno parte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado e le università pubbliche. Anche per loro è prevista un'aliquota dell'8,5 per cento. Anche se in realtà si osserva una selva di aliquote diverse tra le Regioni che derogano alle aliquote di cui sopra: Toscana, Emilia-Romagna e Umbria applicano sconti per le imprese di tipo cooperativo-sociale. Il Lazio premia le imprese turistiche e agricole. La Regione Marche ha introdotto un'agevolazione a favore dei soggetti che svolgono attività di preparazione e concia del cuoio. Per il Friuli-Venezia Giulia le piccole imprese artigiane e le imprese montane godono di sconti consistenti, ma anche banche e assicurazioni godono di un forte sconto: 2,98 per cento invece del 5,9. L'unica aliquota immutabile è quella per università e scuole pubbliche, ma è un paradosso che tali istituzioni paghino il doppio delle imprese private, e quindi anche delle scuole e delle università private, e più delle banche e delle assicurazioni (anche più del doppio in Friuli-Venezia Giulia).

Tassare il capitale umano e la formazione significa mettere imposte su uno dei motori dello sviluppo e della crescita. Inoltre, in seguito ai tagli degli ultimi anni, il peso dell'IRAP nei bilanci delle università è andato aumentando, in quanto gli stipendi sono quasi fissi e contrattati a livello nazionale e l'FFO, al netto dei costi fissi, cala. Non solo nel calcolo del parametro di "virtuosità" di un'università, che incide per il calcolo del coefficiente del turnover, il peso dell'IRAP costituisce un'ulteriore zavorra che affossa l'offerta formativa e riduce il ringiovanimento della docenza. Si chiede quindi che le aliquote regionali previste dal decreto legislativo n. 446 del 1997 per scuole e università vengano parificate alle aliquote medie delle imprese private al 3,9 per cento.

Vorrei ringraziare il ministro Grilli per aver rispettato una promessa. Gli avevo infatti chiesto di rispettare l'intesa che avevamo raggiunto con il ministro Tremonti per il trasferimento a titolo non oneroso della proprietà del castello di Udine alla città, dopo che da 110 anni era stato requisito dallo Stato in quanto allora era una caserma (all'epoca furono requisite tutte le caserme). Questa previsione impegna lo Stato per una cifra di 130.000 euro, che però non sono un regalo alla città di Udine e ai friulani, perché ricordo che il castello era di proprietà dei friulani, ma era stato requisito in quanto a quel tempo utilizzato come caserma. (Applausi della senatrice Boldi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, vorrei iniziare il mio intervento da alcune affermazioni fatte dai miei colleghi, da ultimo il collega Pittoni, il quale, anche troppo gentilmente, si è rivolto al Ministro per un ringraziamento relativo al Castello di Udine. Vorrei precisare che la fatica è stata fatta dalla Commissione, ha difeso questa richiesta: il Governo ha accolto e messo in bilancio una richiesta dei commissari, a partire da un emendamento del collega Pittoni e firmato da altri parlamentari del Gruppo. Se tuttavia dobbiamo aspettarci qualcosa spontaneamente da questo Governo penso sia un fatto inutile, anzi un'attesa vana.

Vorrei poi collegarmi anche a quanto diceva il collega Garavaglia concludendo il suo intervento, dando una speranza e una spinta per il futuro dei nostri cittadini: quanto meno la norma iniqua, sbagliata e mal scritta sulle gomme da neve è stata cancellata per un forte puntiglio della Lega in Commissione. A questo devo aggiungere un altro motivo di gratificazione che ci risolleva l'anima di fronte a questi momenti di difficoltà e di crisi. Mi riferisco ad una norma sui Comuni montani. Io vengo da una delle numerose realtà montane presenti in Italia e sparse nelle diverse parti del Paese, cui tengo molto. Siamo infatti riusciti ad inserire anche delle norme che aiutano i Comuni di montagna; si tratta di una disposizione che viene dalla Camera, che entra nel disegno di legge di stabilità e che vede il completamento del suo iter parlamentare. Pertanto, dove c'è stato un impegno forte dei movimenti, e in particolare di quelli legati ai territori, alla gente, alle famiglie, alle imprese, alle comunità e agli enti locali, i risultati si sono visti e si sono ottenuti; tuttavia sono soltanto piccole, seppur importanti, perle in un marasma negativo e preoccupante.

Vorrei anch'io collegarmi a quanto diceva il collega Massimo Garavaglia in relazione al fatto che da Milano le aziende stanno andando a Lugano. Io potrei testimoniare il fatto che dal Veneto le imprese stanno trasferendo le loro produzioni in Austria, in Slovenia, in Croazia, o hanno magari stabilimenti da una parte e dall'altra (come la ACC di Mel, che è una struttura molto importante): lì hanno potuto investire in maniera facile, non hanno avuto difficoltà burocratiche e dispongono delle alte tecnologie.

Ho letto con attenzione quanto dice un importante industriale della nostra terra, Renzo Rosso, presidente di Diesel. Anche lui vede con preoccupazione e capisce questo spostamento dei suoi colleghi nelle altre realtà, perché ci sono politiche sbagliate di questo Governo, entrato in carica un anno fa, che si era impegnato a risolvere i grandi problemi che la politica si disse che non era in grado di risolvere, ma che non sono stati assolutamente risolti, anzi si sono acuiti in questo periodo. Anche Renzo Rosso dice che gli viene voglia di delocalizzare, ma tiene duro.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 19)

(Segue VACCARI). Fino a quando, però, i nostri imprenditori terranno duro? Fino a quando i Rosso o anche i Del Vecchio, tutti i grandi imprenditori che sono partiti faticando, provenendo da famiglie umili, quindi legati alla terra e alla tradizione, terranno duro? Quanto le prossime generazioni di quelle famiglie e di quelle imprese sapranno mantenere questo legame con il territorio dipende dal fatto che vi siano politiche e provvedimenti nel senso dello sviluppo, della crescita e tali da consentire che non solo le nostre imprese possano crescere, ma che imprese internazionali vengano nel nostro Paese.

Ci preoccupiamo tanto, magari, dei giovani, delle intelligenze e dei nostri ricercatori che vanno all'estero, ma non è questo a preoccuparmi in via prioritaria: sono preoccupato quando non c'è l'osmosi, quando manca quell'interscambio per cui anche le altre realtà vengano nel nostro Paese. Non possiamo più vivere con barriere chiuse, gli scambi devono essere bidirezionali. Se i movimenti dei nostri giovani, delle nostre intelligenze, delle nostre imprese, della nostra finanza, della nostra economia sono unidirezionali, è chiaro che il Paese non può che soffrire. Non dimentichiamoci che questo Paese sta galleggiando (anche se è ormai ad un livello tale in cui sta entrando l'acqua all'interno della barca, ed è in procinto di andare a fondo in maniera irrimediabile) solo perché ha ancora la capacità di vendere sull'estero.

L'economia interna presenta numeri a due cifre negative, mentre quella sull'estero riesce in un certo qual modo a tenere in equilibrio la nostra capacità economica e quindi a generare un po' di reddito di sopravvivenza.

Questo Governo che sta terminando, che è ormai dimissionario e che è giusto che lasci in fretta lo spazio che sta usurpando da più di un anno, e che, come abbiamo visto prima è anche scappato dall'Aula per quanto si vergogna di quanto sta combinando, in questa legge di stabilità ne ha combinata una delle sue. Ha fatto veramente il massimo dell'assurdo per quanto riguarda l'IMU. Avrei tante altre cose da dire, signora Presidente, ma vorrei concentrarmi su questo aspetto, visti i tempi, per non dimenticarlo.

Sull'IMU questo Governo ha preso totalmente in giro gli enti locali, ai quali ha detto che avrebbe dato loro l'IMU. Innanzitutto, la dà solo per due anni (2013 e 2014), e la dà solo (e qui c'è un altro pasticcio, tra i tanti combinati in tutti questi anni) sul combinato disposto della legge ad esclusione degli immobili ad uso produttivo. Se però prima si dice che è soppressa la riserva allo Stato, di cui al comma 11, che richiama anche gli immobili produttivi, il cosiddetto gruppo catastale D, come si fa a dire prima che si dà tutto e poi a togliere una parte? Secondo me questa norma pasticciata è attaccabile anche sul piano giuridico. Se poi prima c'era un certo equilibrio rispetto al territorio, perché (anche se noi certamente non condividevamo) si tagliava in maniera orizzontale tra le categorie residenziali e le categorie produttive, ora si va a dire ai Comuni che si lascia loro tutta la parte residenziale e si toglie tutta la parte produttiva per tenerla a riserva dello Stato, dove ci sono realtà chiaramente diverse sul territorio, alcune più produttive o più turistiche, altre che non sono né l'una né l'altra cosa, quindi troveremo un grande disequilibrio sul nostro territorio per quanto riguarda il gettito che avranno gli enti locali.

Poi, vorrei chiedere al Governo, poiché gli stessi Comuni hanno categorie D loro classificate, cosa fa lo Stato: forse tassa i Comuni? Quindi, passiamo ad uno Stato più centralista di ogni altro: sembra dire che lascia la fiscalità e l'autogoverno locale - ma così non è, come abbiamo visto - sull'IMU, ma in più tassa anche i Comuni. Si replicherà che sono solo quelli produttivi, per cui certe categorie nell'ambito dei Comuni, come ad esempio le scuole o gli impianti sportivi, magari non saranno tassate, ma la norma deve essere scritta chiaramente. Peraltro, la norma parla di uso produttivo della classifica D, nella quale però, dal gruppo D1 al gruppo D12, non ho trovato scritto il termine «produttivo» neanche una volta nella varie classificazioni. Pertanto, bisogna capire cosa intende fare l'Esecutivo.

Concludo, signora Presidente, sottolineando che questo Governo è nato con il seguente slogan: rigore, equità e crescita. Per quanto riguarda il rigore, abbiamo verificato che è stato molto rigoroso nel mettere tasse nei 12 mesi trascorsi; le ultime le regala come doni di Natale ai cittadini mettendo tasse agli agricoltori, togliendo un'aliquota agevolata sul gasolio (toglie la bellezza di 100 milioni dalle tasche dei cittadini nel 2013 e di 50 milioni dal 2014). Inoltre, ha tassato le pensioni dei reduci e degli invalidi di guerra: quindi, è un Governo che non ha neanche il senso dell'equità (che era il secondo punto del suo slogan); basta, andare a parlare, come facciamo noi, alle poste, nei bar o sugli autobus per sentire cosa dice la gente a proposito dell'equità di questo Governo! Poi, per quanto riguarda la crescita (come hanno sottolineato anche i miei colleghi), ha fatto crescere soltanto la disoccupazione, il debito e la povertà e, come ho rilevato all'inizio del mio intervento, ha fatto aumentare le imprese che lasciano il nostro Paese per andare all'estero.

Direi che le dimissioni arrivano tardivamente, e sono chiaramente ben accettate. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alì. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, contrariamente a quanto di solito mi accade, oggi ho difficoltà ad esprimere una valutazione sugli avvenimenti delle ultime settimane, degli ultimi giorni e delle ultime serate in Senato. Infatti, secondo i nuovi schemi della riforma della legge di bilancio, che abbiamo approvato recentemente in quest'Aula (ed anche alla Camera dei deputati), grazie all'importante opera fatta dal presidente della 5a Commissione, senatore Azzollini, ci si attendeva dal Governo un disegno di legge di stabilità di rigore, ma non di rigore economico, come ci ha abituato negli ultimi tempi (cioè un rigore soprattutto per le famiglie e per i cittadini), ma di rigore normativo.

Ci attendevamo, quindi, un provvedimento abbastanza scarno, costituito da pochi articoli e concentrato sul bilancio dello Stato. Oggi, invece, in quest'Aula e soprattutto in Commissione si è parlato di tutto tranne che di bilancio. Noi abbiamo esaminato, per la nostra competenza in 13a Commissione, le tabelle del Ministero ed abbiamo rilevato che ancora una volta, anche da questo Governo, il Ministero dell'ambiente è stato nelle assegnazioni di bilancio uno dei Dicasteri maggiormente falcidiati.

Ce ne siamo rammaricati; abbiamo esitato il nostro rituale parere di contrarietà a tutto ciò, ma naturalmente non so se questo parere sia stato letto dai relatori e dal Governo nel momento in cui si sono trovati ad esaminare i documenti di bilancio e ad intervenire su di essi.

Circa poi i contenuti che arrivano oggi all'esame dell'Aula, ripeto che non c'è stata una rispondenza alle attese del nuovo schema dei documenti di bilancio dello Stato, con riferimento alla legge di stabilità: si è tornati, direi in maniera impropria e sicuramente anche maggiormente confusionaria, allo schema delle vecchie leggi finanziarie, quando tutti, Dicasteri, parlamentari, lobbisti, si scatenavano attorno a quello che era diventato l'unico strumento di normazione economica del Parlamento per cercare di ottenere qualcosa.

E in questo clima in cui, ripeto, siamo ripiombati, perché non c'è stata una tenuta da parte del Governo, in prima istanza alla Camera, su una rigidità ed un rigore normativo, e non già economico (quello non è più ulteriormente sopportabile da parte Paese), in assenza quindi di un rigore normativo, si è scatenata la solita formula dell'assalto alla diligenza, come si diceva ai tempi delle finanziarie, trattandosi peraltro di una diligenza ben povera di contenuti (come sappiamo, le risorse sono quelle che sono), formula alla quale ci siamo tutti adeguati (io non mi sottraggo a questo computo), considerato che questo era l'ultimo strumento normativo non solo di questo Governo ma dell'intera legislatura. E quindi c'è stato un accavallarsi di istanze.

È mancata da parte del Governo anche la proposizione di alcune sue tematiche settoriali forti, volendo scendere in argomenti più concreti. La settimana scorsa nell'Aula del Senato abbiamo svolto un bel dibattito con il Ministro dell'ambiente sul dissesto idrogeologico, sulla necessità del Governo e del Parlamento di intervenire in questo settore. Questo sarebbe stato un intervento che avrebbe qualificato il disegno di legge se, allorquando si è parlato - perché se ne è parlato e si è anche intervenuti - del Patto di stabilità interno, fosse stato inserito, come richiesto sia dalla Commissione sia da me in termini di proposta emendativa in rappresentanza dell'intera Commissione, un intervento sul Patto di stabilità proprio in ordine a quelle spese che i Comuni sono obbligati a sostenere per la difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, problema che sappiamo essere nel nostro Paese una delle situazioni più allarmanti per la sicurezza dei cittadini.

Quindi nulla è stato fatto nell'ambito di queste specifiche tematiche. Forse domani esamineremo il decreto sull'Ilva, ma anche in questo caso si sarebbe potuto intervenire in maniera più decisa in sede di disegno legge di stabilità nell'ambito della destinazione dei fondi per le bonifiche; invece, non abbiamo visto ciò che ci era stato preannunciato o, quanto meno, ciò che avevamo condiviso nel dibattito con il Ministro dell'ambiente.

E quindi, ripeto, si è tornati al vecchio modo di fare le leggi di fine anno, nel tentativo da parte di ognuno - me compreso, lo ripeto: non mi sono sottratto al gioco - di proporre iniziative di carattere territoriale.

Durante il dibattito sulla questione di fiducia sul cosiddetto decreto crescita ho ricordato che eravamo noi quelli che avevano perduto il raccordo con il territorio e che non era il Governo Monti che aveva esaurito la sua forza e la sua spinta; che eravamo noi, come Parlamento, che dovevamo decidere - così come pare che adesso abbiamo finalmente deciso - di andare prima alle urne, perché eravamo noi e siamo noi quelli che forse hanno perso il loro contatto vero con il territorio e che devono recuperarlo attraverso la proposizione di interventi forti nell'interesse delle popolazioni che oggi vivono momenti veramente difficili della loro vita economica e soprattutto della loro vita lavorativa.

Quindi, in questi giorni, in queste notti, in queste ultime ore abbiamo sancito l'epilogo di una fase parlamentare, giunta stancamente al suo termine, che forse doveva chiudersi prima, quando le maggioranze politiche erano saltate rispetto alle indicazioni date dall'elettorato al momento del voto nel 2008. Ma tant'è.

Classifico questa come una legge posta nel limbo, meglio, nel pre-limbo ("Non ti curar di loro ma guarda e passa"). Sono cosucce passate tra le mani di ognuno di noi, dove ciascuno, quando ha potuto, ha tracciato un segno. Ma non è una legge di stabilità, non è una legge di bilancio, è una legge di un'estrema provvisorietà e frammentarietà che ancora una volta ha dimostrato che tanto il Governo quanto il Parlamento non hanno saputo assumere l'iniziativa di affrontare un tema forte della nostra vita sociale risolvendolo in maniera pronta e definitiva.

Posso essere personalmente soddisfatto per le mie proposte emendative accolte, come quella dell'ulteriore finanziamento dell'edilizia privata nelle zone del terremoto del 1968, nel Belice, quindi nel mio territorio siciliano, che ancora necessita di questo tipo di intervento. Ma posso anche essere insoddisfatto per ciò che non è stato accolto. È un po' come avveniva nella scuola ai miei tempi (tempi che posso ricordare per qualche anno in più di esperienza di vita), in cui quando si davano i voti si diceva anche "non classificato". È un disegno di legge che non ha una sua dimensione e che pertanto porteremo a termine più per dovere d'ufficio che non per convinzione circa una sua utilità per il nostro Paese. (Applausi dei senatori Azzollini e Tancredi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Franco Paolo. Ne ha facoltà.

FRANCO Paolo (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, in questo contesto, dopo un periodo breve di governo, iniziato nel novembre 2011 e che sta volgendo al termine con l'approvazione di questo disegno di legge di stabilità, credo sia opportuno, pur con tutte le limitazioni necessarie, trarre delle conclusioni sull'attività dell'Esecutivo. Siamo a fine legislatura, al termine di un Governo insediatosi poco più di un anno fa e, al di là del merito dei provvedimenti dei quali hanno parlato con competenza, avendo partecipato ai lavori della 5a Commissione, i colleghi Massimo Garavaglia e Vaccari, sono necessarie due considerazioni sull'azione di governo che si conclude con questa legge di stabilità. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati alcuni dati statistici esaminati dal CENSIS e studi approntati dall'OCSE che hanno dato indicazioni molto precise rispetto a ciò di cui vorrei parlare brevemente ora. Il CENSIS ha fatto un'analisi impietosa della situazione del Paese. Lontano da me il pensiero che sia colpa del Governo Monti dell'ultimo anno, ma considerato che questo Governo aveva chiesto la fiducia proponendosi ai cittadini e al Paese con tre parole (pronunciate proprio dal presidente del Consiglio Monti in quest'Aula), quali equità, crescita e sviluppo, credo che la situazione mostrata nel rapporto CENSIS debba essere considerata tutt'altra cosa rispetto ai principi di equità, crescita e sviluppo.

Quelli che erano i trend difficili esistenti con il Governo precedente in Italia e in Europa per quanto riguarda il nostro Paese si sono aggravati. In particolare, l'attenzione credo debba essere rivolta al mondo produttivo e alle famiglie. I dati del CENSIS sono stati impietosi: 2,8 per cento è la flessione della spesa delle famiglie. L'altro giorno è stato pagata, con grande felicità da parte dell'Erario, l'ultima rata dell'IMU, che ha portato nelle casse dello Stato una quantità di risorse maggiori del previsto. Ma vista dalla parte di chi queste risorse le ha sborsate, evidentemente la situazione è diversa. Ciò ha creato, ovviamente, la situazione denunciata appunto dal CENSIS della riduzione dei consumi. Questo rapporto fa riferimento anche ad altri dati. Ad esempio in esso si dice che l'83 per cento delle famiglie ha riorganizzato la spesa di alimentari, il 66 per cento ha ridotto gli spostamenti in auto o in moto, il 42 per cento ha rinunciato a un viaggio, il 40 per cento ha soprasseduto proprio all'acquisto di articoli di abbigliamento o calzature e il 38 per cento a pranzi e cene fuori casa.

Ma non sono neanche questi i dati più gravi che riguardano le famiglie, sebbene dimostrino - questa parola è un eufemismo, perché è evidente - che l'incremento della pressione fiscale crea una contrazione nei consumi e, quindi, indirettamente e successivamente, una contrazione del prodotto interno lordo, della produzione da parte delle industrie e del commercio.

Dico che questa situazione si è manifestata ed aggravata nel 2012 (quindi, questa sì, nelle misure così preoccupanti direttamente collegate alla responsabilità del Governo Monti). La situazione di riduzione dei consumi addirittura è superata da un altro capitolo dell'analisi del CENSIS, che ha rilevato che il 18 per cento delle famiglie (e non l'1, il 2 o i 3 per cento, e stiamo parlando sempre di dati riferiti al 2012) nei primi sei mesi di quest'anno non sono riuscite a coprire tutte le spese con il reddito generato nello stesso periodo. Purtroppo mi viene un po' d'ironia nel pensare al futuro Redditest, che parte come strumento di controllo dell'evasione fiscale, e che poi arriverà, come gli studi di settore, a diventare non uno strumento di controllo delle linee generali dell'evasione fiscale, ma piuttosto, chissà, il mezzo per affermare una presunzione legale di evasione fiscale nel momento in cui il cittadino non sarà coerente con i parametri. Ebbene, ironicamente ciò mi porta ad affermare che questo 18 per cento non è congruo: potenzialmente evasore fiscale per quest'ulteriore strumento di vessazione fiscale, purtroppo, perché questo cittadino o questa famiglia appunto non potrebbero dimostrare interamente la capacità di spesa rispetto al reddito. Ciò, perché la famiglia in questione (il 18 per cento delle famiglie) magari per fare il pieno di benzina o per andare a lavorare ha chiesto 100 euro allo zio e per pagare il mutuo ha chiesto 1.000 euro al papà o al fratello.

Questa è la situazione che viviamo; una situazione preoccupante, che ci deve far riflettere sulla politica fiscale portata avanti dalla maggioranza che ha sostenuto il Governo Monti.

Per questo i dati che sono stati approvati e modificati nel Documento di economia e finanza sono ulteriormente smentiti - in questo caso mi riferisco all'OCSE - nel momento in cui quello 0,2 originariamente previsto qualche mese fa per il 2013, a proposito di riduzione del PIL, si era portato addirittura ad una flessione dell'1 per cento. Altrettanto dobbiamo dire della disoccupazione, la quale dal 10,8 andrà al 11,5 e al 12 (sempre previsione OCSE) nel 2014.

Sono dati preoccupanti, che si aggiungono ad altri ancora di macroeconomia, quelli della produzione industriale. Non vorrei essere pedante, ma ricordo che nell'ottobre 2012, sulle variazioni tendenziali rispetto all'analogo periodo precedente, si registrava per i beni intermedi un meno 8 per cento, per i beni strumentali un meno 5,8, per i beni di consumo un meno 5,5 e per l'energia un meno 4,4.

Basta guardare i grafici per rilevare che, nell'ultimo anno, la produzione industriale italiana è calata in maniera più consistente rispetto a quella degli anni precedenti. Se poi non solo vediamo questi nostri dati rispetto a quelli degli anni precedenti, ma li paragoniamo a quelli di altri Paesi europei, possiamo rilevare che la questione del PIL e della riduzione del risparmio e dei consumi delle famiglie è gravemente appesantita dalla disoccupazione, che è uguale o poco inferiore rispetto a quella di altri Paesi come la Grecia e la Spagna, che stanno soffrendo in alcuni ambiti in maniera maggiore e in altri in misura minore rispetto a noi.

Non è una grande invenzione l'operazione IMU. Il relatore, senatore Legnini, e qualche altro collega hanno detto che si tratta di un importante adempimento di carattere federale nel nostro Paese, per il fatto che vengano lasciati la prima e la seconda casa, gli immobili d'abitazione al Comune, mentre lo Stato si prende l'imposta derivante dai capannoni e dalle attività produttive. Credo sia questo un altro strumento che impiega quella che era una imposta generata appositamente per gli Enti locali al solo scopo di fare cassa e creare - come è stato fatto nel 2012 - un grande carico fiscale che sta impoverendo tutto il Paese.

Concludo questo intervento, e la ringrazio, Presidente, per il tempo che mi ha concesso, ricordando le parole e l'impegno del presidente Monti all'esordio del suo Governo: equità, crescita e sviluppo. In merito all'equità, la povera gente sta pagando questa crisi. La crescita è su per il camino, perché non la vediamo indubbiamente, e lo stesso accade per lo sviluppo.

Crediamo che questa finanziaria e l'anno trascorso dimostrano che il Governo dei professori ha saputo solo incrementare la pressione fiscale. Non ha saputo cercare e dare soluzioni che probabilmente, vista anche la grande maggioranza di cui disponeva, avrebbe potuto fornire al Paese.

È un Governo fallimentare che non ha risolto il problema del debito pubblico, il quale è cresciuto ed ha superato i 2.000 miliardi di euro. Non ha risolto i problemi, ma non ha neanche intaccato - in un anno sarebbe stato impossibile, ovviamente, risolverli, e ciò lo considero - i problemi più gravi e sclerotizzati del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, senza bisogno di dover ricorrere alla legge di contabilità dello Stato - la quale tra l'altro, per cercare di dare un senso forte alla legge di stabilità, vieta in alcuni suoi articoli anche il ricorso a norme di natura ordinamentale o addirittura microsettoriali o localistiche - credo vi fossero almeno due elementi particolarmente significativi che avrebbero dovuto dare a questa legge di stabilità un diverso significato e un senso rispetto ai continui rimescolamenti verificatisi nel corso di queste settimane, e anche alle dubbie coperture finanziarie che partivano già da una situazione particolarmente delicata di un indebitamento netto peggiorato di 2 miliardi e mezzo rispetto alla stabilità dei conti pubblici.

Il primo elemento che è stato certificato dall'ISTAT è che gli effetti delle misure contenute in questa manovra sono poco o per nulla significative con riferimento alla crescita del prodotto interno lordo per l'anno 2013. L'ISTAT cioè certifica che tutto ciò che viene proposto all'interno di questo disegno di legge di stabilità, in termini di miglioramento del PIL e della crescita, è del tutto nullo o poco significativo. Dunque, dopo tre manovre che hanno determinato un appesantimento di 49 miliardi di euro, in termini di maggiori entrate e di minori spese, per le famiglie e le imprese, questa legge di stabilità, in termini di crescita, produce poco o nessun effetto significativo.

Il secondo elemento, di cui forse non si è compresa la giusta gravità nella discussione in quest'Aula, è stato chiarito invece in maniera esemplare e molto analitica nell'aggiornamento del IX Rapporto Nens sulla finanza pubblica, rapporto - per chi non lo sapesse - stilato da un'associazione fondata da Pierluigi Bersani e da Vincenzo Visco. Tale rapporto rileva che i principali indicatori economici sono in netto peggioramento, con riferimento al debito, all'indebitamento netto strutturale e all'aumento della spesa primaria, che non è stata compensata da un minor peso sugli interessi passivi; di fronte a questi dati si può ipotizzare con ogni probabilità che nella prossima legislatura si renderà necessario realizzare in tempi rapidi una nuova manovra di rientro dal disavanzo eccessivo e di correzione del rapporto fra debito e PIL. Forse, non è risultato abbastanza chiaro il fatto che sulla base degli attuali presunti conti pubblici sotto controllo qualcuno, certamente non ascrivibile a posizioni demagogiche, pensa che, ad inizio legislatura, con il nuovo Governo ci potrà essere il rischio di una nuova e pesante manovra economica per il nostro Paese.

Quella oggi al nostro esame doveva essere la legge di stabilità che avrebbe dovuto rassicurare l'Europa sul periodo gestito da Monti e sul dopo Monti. Doveva essere ricordata come una legge che metteva mano alle grandi questioni del nostro Paese, dalla riduzione del costo del lavoro ad una redistribuzione fiscale più equa; un provvedimento economico che poteva e doveva dare ossigeno a famiglie e aziende in uno dei momenti più difficili che il nostro Paese abbia mai attraversato. Invece si è trasformato in una ennesima occasione perduta, in un nulla di fatto, già definito da alcuni colleghi che mi hanno preceduto in un assalto alla diligenza.

Vorrei ora affrontare tre grandi questioni che dovevano essere affrontate, a giudizio del Gruppo Italia dei Valori, in ben altro modo. La prima riguarda la questione delle Province, la fine ingloriosa del riordino delle Province, così tanto sbandierato dal Governo Monti; le scelte ibride, desolanti, sconcertanti proposte in passato con le quali venivano conservati gli organi di governo, ma senza prevedere l'elezione diretta; soppresse alcune funzioni, ma non altre e con le quali l'assunzione di competenza veniva rinviata a leggi regionali. Una scelta sulla quale, tra l'altro, il Governo aveva scommesso molto, al punto che l'aveva avviata in via di decretazione d'urgenza, scelta motivata anche da necessità di natura finanziaria, legate a una riperimetrazione del modello dello Stato. Come è andata a finire, poi? Il tutto è esitato in un - come l'ha definito il ministro per la funzione pubblica Patroni Griffi - «caos normativo», in un rischio di aggravio di costi in seguito all'assunzione di funzioni provinciali da parte di Comuni e Regioni, di cose da fare e da non fare.

Qual è il risultato, al di là del riordino delle Province? Vedo di fronte a me il presidente Morando, che fu autore di un importante emendamento sulla riorganizzazione degli uffici periferici. Il risultato è che, in questo caos, ciò che resta di definitivo è l'assoluta mancanza di riorganizzazione degli uffici periferici, con risparmi mancati che, quelli sì, avrebbero potuto essere stimati e conseguiti; resta un obiettivo, che era già stato previsto - come dicevo - prima dell'arrivo del Governo dei tecnici e, in più, è totalmente assente la necessaria riforma del coordinamento della finanza locale, con regole chiare, definite, determinate sul Patto di stabilità interno, che doveva essere definito e assegnato ai Comuni.

Questa è stata l'altra grande questione. In due anni, signori Sottosegretari, si è alla quinta modifica degli obiettivi di finanza pubblica locale e alla ennesima modifica delle regole cui sono assoggettati gli enti locali. Gli obiettivi erano stati fissati con il decreto-legge n. 78 del 2010; sono stati, poi, integrati con i due decreti dell'estate 2011; successivamente, sono state introdotte ulteriori misure finanziarie con il decreto salva Italia e, più di recente, con il decreto sulla spending review.

Tutto questo modificare e integrarsi e reintegrarsi di regole sul Patto di stabilità interno aveva prodotto che, in termini di riduzione di risorse e di inasprimento del Patto di stabilità, agli enti locali era stato chiesto un contributo di 5 miliardi e 565 milioni. Sono dovuti intervenire i sindaci, i quali hanno dovuto minacciare in blocco le loro dimissioni, fino a quando è arrivato lo sconto preelettorale. Con un piccolo particolare: la liberazione di spazi finanziari verrà ripartita dalle singole Regioni tra le amministrazioni con una sorta di bancomat. Le coperture, infatti, sono assicurate da una contabilità speciale dell'Agenzia delle entrate, che sarebbe, al contrario, destinata al pagamento dei rimborsi fiscali alle imprese.

Non arrivano notizie migliori rispetto all'IMU. Chi si era fatto l'illusione che l'IMU fosse uno strumento temporaneo, da impegnare in una fase acuta di emergenza, adesso può facilmente comprendere che questa imposta è stata ridisegnata dal Governo Monti e resterà una componente strutturale del nostro fisco. Speriamo di no.

La versione attuale è che tutto il gettito va ai Comuni in cambio dell'azzeramento dei trasferimenti ai sindaci... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda, senatore Mascitelli.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, concludo subito.

L'IMU, così ridisegnata, aveva in realtà, nella confusione iniziale, determinato un maggior gettito di 4 miliardi di euro, che era stato addossato alle imprese e alle famiglie. Anche il trasferimento del credito derivante dall'IMU sul gettito che le imprese dovranno pagare allo Stato con il 7,6 per mille non esclude il fatto che i Comuni potranno aggiungere l'aliquota successiva del 3 per mille. Per cui, in ultima analisi, per i cittadini la redistribuzione dell'imposta sulla casa comporterà riequilibri minimi. Altrettanto minimi saranno i vantaggi per le imprese.

Signora Presidente, consegno il testo integrale del mio intervento. Mi riservo poi, in sede di dichiarazione di voto, di esprimere le ulteriori considerazioni.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Vedani. Ne ha facoltà.

VEDANI (LNP). Signora Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, francamente non ho ancora visto il testo definitivo ed il fascicolo completo degli emendamenti e presumo che pochi siano intervenuti con completa cognizione di causa su questo dettato normativo e sugli emendamenti che ci apprestiamo a valutare. Siamo dunque costretti a rifarci a valutazioni di qualche giorno fa e sicuramente non alle ultime novità, connesse ad un lavoro encomiabile di tutta la Commissione, che si è protratto anche nelle sedute notturne.

Mi sembra di vivere in un mondo paradossale. Non so se il nostro Premier, invece dell'auto blu, abbia una astronave, la parcheggi qui in piazza Navona e alla sera torni a casa su Marte, magari dando un passaggio ai direttori dei maggiori organi di informazione. La realtà che emerge dal territorio sembra infatti proprio diversa. Sembra di vivere come governati da un qualcosa di alieno, di marziano.

Io non so se siamo di fronte, ribadisco, ad un Governo che si crede un'aquila, ma al quale oggettivamente bisognerebbe dire di guardarsi allo specchio per scoprire che forse è un pollo. Tutti i dati macroeconomici sono decisamente disastrosi. Non abbiamo un dato macroeconomico che si salvi. È facile consolarsi con l'assioma che se c'erano altri era peggio, che se si andava avanti così, si era nel baratro. Nel baratro ci siamo comunque. Si paragona qualcosa di certo, ossia che siamo caduti profondamente in un burrone, a qualcosa di incerto e ci si consola con un paragone, con due dati non uniformi.

Ormai però siamo fuori da ogni logica. Faccio un esempio un po' naïf. Ho letto sui giornali che il Capo del Governo dice che il suo obiettivo è lo spread a 287 punti. Mi sono chiesto, come diavolo ha fatto a calcolarlo? Perché non 283, 280 o 290? Qual è l'algoritmo? Qual è la formula economica per cui un grande professore riesce a dare un dato così preciso: 287 punti di spread? Credo che qui siamo di fronte ad uno show mediatico. Un po' come quello di Benigni sulla Costituzione, che si dovrebbe concludere dicendo che la Costituzione è profondamente inapplicata. Magari questo Governo si appresta a chiedere l'ennesima fiducia. Non so quante siano state fino ad oggi, di certo più di cinquanta. Di fronte a questo, un Benigni pagato con una bella cifra, pari a 5,8 milioni di euro, ci viene ad insegnare la Costituzione, a dire quanto sia bella, quanto sia un libro dei sogni.

The show must go on. Il pareggio di bilancio viene previsto per il 2013, con un PIL che crolla. Meno male che i bilanci e i documenti contabili, cui necessariamente è tenuto a rifarsi un Governo, devono basarsi su un principio di veridicità. Principio di veridicità che è ben poca roba. Mi chiedo anche quali studiosi, sui cui dati si fanno scelte politiche, facciano queste stime, queste proiezioni, tutte quelle scelte che noi siamo tenuti ad affrontare. Cito, per esempio, l'accorpamento dell'Agenzia delle entrate con l'Agenzia del territorio e dell'Agenzia delle dogane con i Monopoli. Ebbene, i numeri di tutti questi scienziati sono disastrosi. Anziché un risparmio, c'è una maggiore spesa, nel primo caso, di 588 milioni e, nel secondo caso, di 350 milioni.

Queste sono tutte manovre strutturali, da geni, da persone veramente esperte, suffragate da analisi profondissime, che dicono che sicuramente otterremo un risparmio, caro Parlamento. Qualche responsabilità politica ce l'hanno queste persone? Parlo anche dei funzionari che elaborano questi dati, su cui tutti noi poveri comuni mortali, che non siamo professori, prendiamo e affrontiamo scelte di tipo politico.

L'altro aspetto naïf è che abbiamo un settore giochi che esplode, eppure magicamente le imposte sui giochi registrano un picco drammatico. Non so qual è la logica, da questo punto di vista; forse manca un approccio che dia effettività ed incisività alle manovre e non si basi su un livello teorico, accademico.

Il rapporto tra debito e PIL è passato dal 120 al 127 per cento in un anno, sette punti in più. Mai nessuno è riuscito a fare di peggio, eppure i giornali osannano questo Governo come se fosse il non plus ultra: meno male che c'è questo Governo! Io invece sono abituato, come il Gruppo politico cui appartengo, a guardare i dati terra terra.

La disoccupazione è aumentata alle stelle. Abbiamo il 35,3 per cento di disoccupati nella fascia 15-24 anni (ossia, non hanno speranze), un debito pubblico che sfonda i 2.000 miliardi di euro e tutti gli indicatori macroeconomici sballati. Eppure Mario Monti, considerato il salvatore della Patria, ora è impegnato a proporsi, oltre che come tecnico, come futuro nostro governante e quindi a preparare la sua lista, lasciando dietro di sé parecchie macerie.

La produzione industriale è diminuita del 5,1 per cento, dopo aver subito un crollo del 4 per cento l'anno precedente; il mercato delle auto registra un calo del 22 per cento, con 1.400.000 mezzi venduti in meno; le compravendite immobiliari sono diminuite del 24 per cento. Eppure, si dice che andiamo bene, che siamo usciti dal tunnel, che si vede la luce in fondo al tunnel. Peccato che, come ha detto qualcuno, sono i fari accesi del treno che ci viene contro.

Di fronte a tutto ciò, questo Governo compie ancora operazioni decisamente spudorate: ci sono i 10 milioni di euro - pochi, però ci sono - per il terremoto del Belice del 1968, però poi non c'è copertura per i dipendenti che lavoravano nelle zone terremotate dell'Emilia e della Lombardia, i quali ora si trovano la tredicesima prosciugata perché devono restituire le provvidenze che sono state loro elargite prima in termini di benefici fiscali.

Fra tutti i disegni che vengono fatti, i dati che vengono profusi, dobbiamo riflettere sulla variazione del debito delle Regioni. A seguito di quelle che possono essere vere manovre, si è avuto un risparmio dello 0,82 per cento: il debito delle Regioni, infatti, è passato da 40,8 a 40,5 miliardi, quello delle Province da 9,2 a 9,1 miliardi, quello dei Comuni - con un bel colpo di mannaia - da 50,4 a 50 milioni (una riduzione delle 0,78 per cento). Al contrario, il debito dello Stato centrale non cresce solo di 40 o 50 miliardi, ma passa da 1.798 a 1.897 miliardi, con un incremento del 5,54 per cento. Dov'è la sforbiciata da dare? Il debito, come ho detto, ad ottobre ha superato il breaking point psicologico di 2.000 miliardi.

Ci sono poi molte misure che possono essere evitate, come ad esempio dare 120 milioni all'anno alle case farmaceutiche che producono e impongono periodicamente (siamo nel periodo invernale) vaccini inutili, mentre al contempo si tagliano i posti letto negli ospedali.

Ecco, poi ci sono anche le misure subdole fatte da questo Governo, però è l'immagine che conta; ribadisco, è un po' tutto uno show dove conta il percepito, non il reale. Per esempio, si cerca di facilitare le assicurazioni; non si agisce direttamente, ma diminuendo il rimborso degli infortuni per gli utenti: un braccio vale di meno se, purtroppo, viene staccato a causa di un incidente. Chi paga? Sempre il contribuente finale, con manovre subdole e non immediate, di cui ci si accorge successivamente, nel lungo termine.

Ritengo poi che l'operazione descritta anche dal senatore Divina sulle imbarcazioni di lusso che ha fatto crollare il mercato nautico sia emblematica, come anche l'accorpamento delle agenzie o quanto sta succedendo negli enti locali con l'aggregazione di funzioni e non di servizi...

PRESIDENTE. Senatore Vedani, non voglio essere fiscale, ma il suo tempo è ampiamente esaurito.

VEDANI (LNP). Concludo, signora Presidente. Stavo ricordando cosa sta accadendo negli enti locali, con l'aggregazione delle funzioni, non dei servizi, ossia con l'approccio burocratico, non sostanziale. I sindaci vogliono ottimizzare i servizi; perché non si prevedono dei parametri prestazionali? Perché non si applicano dei costi standard alla pubblica amministrazione? Perché bisogna continuare a imporre regole gestionali invece che prevedere regole prestazionali, affinché ognuno si impegni e attivi il proprio intelletto per riuscire a risolvere meglio i problemi, anche con la fantasia che caratterizza tutti noi? (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signora Presidente, nella grande confusione di emendamenti, annunci di modifiche e relative smentite, secondo me ha rischiato, e rischia in questi giorni, di smarrirsi la storica ­ l'aggettivo non è usato impropriamente ­ novità di questa sessione di bilancio. Nel 2013, senza bisogno di interventi e manovre correttive, il bilancio pubblico sarà in pareggio strutturale. Ho avuto modo di constatare nel corso di questo dibattito che si continua ad ignorare ­ per esempio, nell'intervento del senatore Castelli ­ il significato del termine "strutturale" di fianco al termine "pareggio", e quindi si fanno affermazioni improprie come, per esempio: siccome la crescita del prodotto sarà inferiore rispetto a quella contenuta nei documenti di bilancio, ciò significa che non ci sarà pareggio. No, il pareggio strutturale potrà essere ottenuto proprio perché esso è il pareggio al netto degli effetti sul bilancio del ciclo economico. Siccome questa è già diventata la regola cui ispirare tutte le scelte di bilancio dei prossimi anni, sarebbe bene che imparassimo ad utilizzare questo concetto di bilancio strutturale, comprendendo che è profondamente diverso da quello di bilancio di equilibrio di tipo nominale.

Detto ciò, non solo nel 2013 si conseguirà il bilancio strutturale, ma tale risultato, senza bisogno di manovre correttive, sarà raggiunto anche nel 2014 e nel 2015. Ripeto, la legge di stabilità al nostro esame, risultando sostanzialmente irrilevante per la correzione degli andamenti tendenziali a legislazione vigente, dimostra per questo solo fatto che la lunga e tortuosa rincorsa iniziata nel 1992 - che ha visto molte retromarce nel corso di questi vent'anni - è finalmente terminata. Infatti, come noto, colleghi, la legge di stabilità è destinata a ospitare tutte le innovazioni della legislazione di entrata e della legislazione di spesa necessarie per piegare gli andamenti tendenziali a legislazione vigente verso il conseguimento degli obiettivi programmatici: questa è la legge di stabilità.

La legge di stabilità determina per il 2013 una correzione di soli 2,5 miliardi, cioè lo 0,15 per cento del PIL, quindi sostanzialmente è irrilevante, come ho detto prima. Si tratta di una correzione che diventa addirittura di soli 31 milioni nel 2014 e di 158 milioni nel 2015, sempre attraverso l'uso del bilancio a legislazione vigente. Dunque, per realizzare il pareggio strutturale di bilancio - questa è la vera novità di questa sessione di bilancio - avremmo potuto o potremmo non fare nessuna legge di stabilità, sarebbe sufficiente la legge di bilancio.

Come ci siamo giunti? Questo è un punto su cui mi aspettavo un minimo di confronto fra di noi: come siamo giunti a questo risultato che fa entrare il 2013 nel novero degli anni che segnano le svolte della storia unitaria del Paese? A pochi giorni dalla scelta del PdL di uscire dalla maggioranza che sostiene il Governo costringendolo così a fine prematura, sarebbe facile rispondere che è tutto merito del Governo Monti. Sarebbe facile, ma non sarebbe fondato. La verità è che, dopo aver compiuto - qui sì - scelte irresponsabili di aumento della spesa primaria a ritmi ben superiori a quello della crescita del PIL nel quinquennio 2001-2006, il ministro Tremonti nella fase 2008-2010 ha finalmente messo sotto controllo la spesa, riducendola nel 2010 addirittura in termini nominali. È chiaro cosa vuol dire? Significa che la spesa totale in termini nominali del 2010 è stata inferiore a quella del 2009 in cifra assoluta, un risultato importante che è giusto segnalare per quello che è, perché la propaganda fatta male, colleghi della Lega, non rende.

Si tratta di un risultato molto importante, ottenuto grazie al combinarsi di tre scelte che certo erano giustificabili nel 2008 (infatti la vera correzione fu il decreto-legge immediatamente emanato dopo le elezioni del 2008), ma che poi hanno teso a diventare permanenti quando non avevano il carattere per essere sostenibili come scelte permanenti.

La prima di queste scelte è la riduzione drammatica della spesa in conto capitale: la caduta è stata violenta; la seconda è il rifiuto, per la non praticabilità politica di questa scelta, di mettere un freno alla voce di spesa più dinamica negli anni, cioè quella per pensioni, che ha così continuato a galoppare mentre quella per istruzione e tutele sociali cadeva progressivamente; la terza è stata il reiterato ricorso ai tagli lineari, non, come sarebbe giusto e come è giusto, come salvaguardia a fronte della incapacità e della non volontà delle strutture amministrative di procedere a risparmi selettivi, ma come unica soluzione politicamente praticabile perché politicamente meno costosa. Come ho già detto, queste tre scelte hanno consentito di mettere un efficace freno alla spesa, ed è stato fatto in quegli anni del Governo Berlusconi-Tremonti, ma alla lunga si sono rivelate esiziali per la crescita, cari colleghi.

È ridicolo affermare che i problemi della crescita del Paese si sono determinati nell'ultimo anno. Serve un po' di buon senso: è chiaro che abbiamo problemi di crescita aggiuntivi rispetto agli altri Paesi europei per ragioni strutturali che affondano le loro radici nel nostro lontano passato e che certo nel corso di quest'ultima fase sono state tutte aggravate dalla recessione globale in cui siamo immersi. Farò qualche esempio per vedere come queste stesse scelte, che sono state decisive per ottenere l'obiettivo di mettere sotto controllo la spesa, si siano poi rivelate esiziali per la crescita.

In primo luogo, senza spesa in conto capitale il sistema delle infrastrutture materiali e immateriali del Paese, decisivo per la produttività totale dei fattori, ha continuato a deteriorarsi.

In secondo luogo, la crescita incontrollata della spesa previdenziale nel medio periodo ha convinto i più a livello nazionale, ma soprattutto a livello europeo e internazionale, della insostenibilità a breve del debito pubblico italiano, tant'è che pagavamo uno spread più elevato sui titoli a breve che su quelli a lungo termine, perché quel mancato controllo della spesa previdenziale ha determinato la diffusione dell'opinione che a breve (non a lungo) avremmo fatto registrare il possibile default del debito pubblico italiano, così costringendo le imprese (a dispetto di chi dice che lo spread è un problema che non riguarda l'economica reale e di cui non frega niente a nessuno, com'è stato detto autorevolmente nel corso di questi ultimi giorni) a finanziarsi sul mercato dei capitali a costi proibitivi, perché naturalmente lo spread così elevato sui titoli del debito si è immediatamente trasmesso all'economia reale e ai tassi di interesse dell'economia reale.

In terzo luogo, i tagli lineari hanno ridotto le dimensioni ma hanno lasciato inalterata la cattiva qualità della spesa, anzi l'hanno resa ancora più ingiusta socialmente e più inefficiente economicamente. Il Governo Monti ha dunque potuto e dovuto lavorare sia sui risultati raggiunti dal Governo precedente, che sono indiscutibili almeno per quella dimensione che ho richiamato, sia sulle contraddizioni lasciate aperte dal Governo Berlusconi.

Il risultato di oggi (il pareggio strutturale) ci dice che il Governo Monti lo ha fatto con efficacia ma anche con limiti. Con efficacia, perché ha chiuso la transizione infinita della legge Dini sulla previdenza (non una scelta da poco); con efficacia, perché ha creato le premesse di un sistema di tutele di tipo universale contro il rischio disoccupazione (la legge Fornero); con efficacia, perché ha riequilibrato, con l'aumento della pressione fiscale sui patrimoni, un prelievo altrimenti gravemente squilibrato a danno dell'impresa e del lavoro; con efficacia, perché ha avviato finalmente la stagione, su cui un importante emendamento dell'opposizione approvato dal Governo Berlusconi-Tremonti aveva tuttavia aperto la strada, della revisione integrale della spesa pubblica.

Ognuna di queste scelte però presenta dei limiti e propone esigenze di completamento, e anche qui mi limiterò a pochi esempi.

Il primo è la revisione della spesa condotta (è una valutazione critica che faccio nei confronti del Governo) senza la necessaria determinazione politica e troppo concedendo alle resistenze conservatrici delle strutture, timorosi di quella sferzata meritocratica che è complemento essenziale di una vera revisione della spesa.

Il secondo è l'aumento della pressione fiscale sui patrimoni, ma è stato usato solo marginalmente per ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sull'impresa, cioè sui produttori.

Il terzo è che è stato un errore la troppo lunga fase di sospensione nel processo di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione che solo in ultimo, con questa legge di stabilità e nella lettura che ne abbiamo fatto in Commissione bilancio del Senato, finalmente riprende.

L'occasione della legge di bilancio e della legge di stabilità poteva e doveva essere colta per iniziare quest'opera di completamento e di superamento dei limiti, un'occasione colta solo in parte. La decisione del PdL di costringere il Governo alle dimissioni affrettate ha certamente avuto un peso nel determinare questo solo parziale successo, ma ha molto contribuito anche la crescente miopia della politica italiana che non sa alzare lo sguardo al di là dell'emergenza contingente per concentrarsi sulle riforme che possono davvero influire sulla quantità e sulla qualità dello sviluppo.

Due esempi, uno in positivo e l'altro in negativo, daranno bene conto delle ragioni di questo mio giudizio.

Nella lettura che ne ha fatto la Commissione bilancio del Senato (capisco che questo dia molto fastidio ai colleghi della Lega, perché hanno governato 10 anni e non ci sono arrivati, a questa rivoluzione), la legge di stabilità contiene oggi una scelta che potrebbe avere valore strategico: è soppressa la riserva allo Stato di cui al comma 11 dell'articolo 13 del decreto IMU. Nessun serio problema di gestione della transizione può oscurare il carattere di svolta di questa scelta. Per i Comuni il cui gettito IMU è capiente, vengono interamente soppressi i trasferimenti, cioè la finanza locale non è più derivata. Per la prima volta dai primi anni Settanta, i sindaci recuperano effettiva autonomia finanziaria, cosicché potrà trovare piena attuazione il principio cardine della buona politica: chi è responsabile di spendere è al tempo stesso e allo stesso modo responsabile di reperire le risorse necessarie per finanziare la spesa.

Naturalmente questa svolta ha bisogno di una fase di transizione che sarà complessa, ma - ripeto - si tratta di una svolta storica. Voi avete governato dieci anni e non ci siete riusciti. Capisco il nervosismo, ma è così, cari colleghi della Lega Nord. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dei senatori Vedani e Pastore). È stato il Governo tecnico a fare una vera scelta federalista: non siete stati voi perché voi non ci siete riusciti!

In secondo luogo, con questo disegno di legge di stabilità poteva realizzarsi una seconda rivoluzione: quella della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa, compresa quella partecipazione agli utili che è perfettamente corrispondente ai caratteri dell'impresa italiana. Ebbene, abbiamo proposto, a prima firma del senatore Ichino, un emendamento che con tagli ulteriori di spesa proponeva di aprire questa stagione; alla fine, però, non abbiamo avuto il coraggio di approvare tale proposta emendativa, anche se l'esempio tedesco dell'agenda Schröder 2010 mostra che proprio agendo su questo punto si può aprire una fase effettivamente nuova.

In conclusione, signora Presidente, noi parlamentari dovremmo andare più fieri della legislatura ormai terminata e dello storico risultato che abbiamo raggiunto con il pareggio strutturale. Non è vero - come ho affermato, ed i dati lo dimostrano - che è stato ottenuto solo attraverso un aumento della pressione fiscale e non è vero che è stato ottenuto solo grazie all'azione del Governo Monti. È invece certamente vero che già nei mesi finali nella legislatura avremmo dovuto usare il nuovo contesto di stabilizzazione della finanza pubblica per assumere più aperte scelte di rottura di un assetto economico, sociale ed istituzionale che impedisce la crescita e la mobilità sociale.

Infine, desidero svolgere un'osservazione in relazione alla presunta ingerenza dello straniero (Merkel o Obama che sia) nelle scelte che noi italiani dobbiamo compiere. È davvero un modo curioso di ragionare: nei giorni dispari tutti ci affanniamo a reclamare unione (gestione comune di quote del debito pubblico, eurobond, project bond, unione bancaria, unione fiscale); nei giorni pari, invece, alimentiamo il mito sovranista (lo straniero non si impicci dei fatti nostri). Si tratta di una contraddizione insostenibile ogni giorno di più.

Un'ennesima prova ci viene anche dalla lettura del Senato del disegno di legge di stabilità. Sapete qual è la modificazione quantitativamente più significativa introdotta dalla 5a Commissione durante questa lettura del disegno di legge di stabilità? È certamente quella che sposta dal nostro bilancio verso la BEI la cifra di 1,7 miliardi di euro: è da sola una spesa superiore a quella di tutti gli altri emendamenti approvati in Commissione cumulativamente considerati ed anche potenzialmente più capace di contribuire in modo diretto alla ripresa degli investimenti in Italia, certamente se gli europei vorranno più attivamente occuparsi di noi e se noi saremo capaci di occuparci più attivamente di loro. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, intervengo brevemente per svolgere alcune considerazioni in merito ai disegni di legge di stabilità 2013 e di bilancio per l'anno finanziario 2013.

Il vincolo posto dal Governo nella presentazione del disegno di legge di stabilità era quello di non alterare gli equilibri, così come faceva la manovra, e quindi non modificare i saldi e non innalzare il carico fiscale sulle persone e sulle imprese. Ricordo che il nostro Paese ha raggiunto ormai livelli di carico fiscale da record (siamo al 50 per cento del prodotto interno lordo) e non è più assolutamente possibile gravare sul sistema privato delle imprese e delle famiglie per mantenere la struttura delle aziende di erogazione. Quindi, non aumentare il peso del sistema pubblico sull'economia nazionale, ponendo l'indice anche su quella che diventa la grande questione nazionale, la produttività del Paese.

Esprimendo una valutazione strettamente personale, che non era totalmente condivisa dalla mia parte politica, la quale ha assunto un'altra posizione, e non era assolutamente condivisa dalle altre parti politiche a cui non appartengo, l'originario disegno di legge di stabilità conteneva un'iniziativa che apprezzavo: la riduzione dell'IRPEF con lo spostamento sulle imposte indirette. Si poteva discutere se poteva essere applicata nell'ordine di un punto per tutti o solo per alcune aliquote e, naturalmente, se il gravame doveva ricadere sull'aliquota IVA più alta o se dovevano essere elevate le aliquote IVA del 4 e del 10 per cento. Sono aspetti su cui si poteva certamente discutere.

Ciò che però ha fatto specie è che, pur essendo tutti d'accordo nel dire che c'è un eccesso di gravame fiscale, il motivo per cui si è espunta questa parte e si è fatta una manovra che lascia invariato un livello di aliquota IRPEF come quello che abbiamo e che porta il carico sull'IVA è stato che non ci sarebbe stato beneficio per coloro che hanno un reddito inferiore agli 8.000 euro e che, quindi, non pagano l'IRPEF. Su questo - lo voglio sottolineare - c'è stato un sentire comune; non c'è stata partigianeria per cui un partito la pensava in un modo e un altro partito la pensava in un altro. Su tale questione, però, mi ha fatto specie l'opinione nazionale, che era l'opinione di partiti e di giornali.

Nessuno però ha voluto analizzare se questo tipo di situazione ha ancora senso in un Paese che ha le frontiere aperte (fortunatamente) e che dovrebbe basare la propria competitività internazionale sulle esportazioni ma anche sulle importazioni, dal momento che siamo ancora una Nazione che per esportare deve prima trasformare. Non ci si è soffermati sul fatto che viviamo in un'epoca in cui la telematica e i moderni strumenti della tecnologia permettono di costituire società on line, in tempo reale, con firme digitali, e aprire conti in tutto il mondo, e che quindi è ormai impossibile rincorrere e perseguire chi opera spostamenti (non sempre fisici) per godere della norma migliore (e non parlo dei paradisi fiscali, ma degli stessi Paesi dell'Unione europea) che gli permetta anche di pagare di meno in termini di gravame fiscale. Nessuno naturalmente ha valutato che chi lavora riceve anche uno stimolo dal profitto, ma chi fa impresa riceve uno stimolo solo dal profitto. Non può essere sempre e solo la passione a dare una spinta; non possiamo esaltare gli eroi.

A tal proposito, richiamo un importante discorso pronunciato dal presidente Einaudi in quest'Aula in cui esaltava la capacità imprenditoriale e la forza dell'imprenditore che produce non solo per guadagnare ma per realizzare un sogno. Se però noi arriviamo ad impedire il conseguimento del profitto attraverso una tassazione pesantissima e non modifichiamo il sistema fiscale in modo tale da arrivare, mantenendo il dettato costituzionale per cui chi è più ricco paga di più, ad un assetto più ragionevole, commettiamo un grave errore. Occorre ricordare in proposito che chi è più ricco consuma anche di più, e automaticamente dà anche di più, per cui sarebbe totalmente rispettato il dettato costituzionale. Purtroppo nel passaggio alla Camera tutto ciò è sparito. Si è ritornati a comprimere o ad alzare gli interventi sui vari sistemi gestendo il tutto come si è fatto negli ultimi vent'anni, Governi di centrodestra e Governi di centrosinistra.

Forse è stata un'occasione persa. Per me è stata un'occasione persa non solo perché non abbiamo fatto nulla, ma perché non abbiamo nemmeno dibattuto della questione, non abbiamo fatto l'analisi delle ragioni per le quali l'impianto fiscale del Paese andava modificato. Era giusto farlo forse nel 1973, nel 1974, dopo che fu approvata la legge n. 633 del 1972 o la riforma delle imposte dirette con i decreti delegati nn. 597, 598 e 599 del 1973, attuativi della riforma tributaria. Ma è una cosa che non ha più senso in un Paese moderno e aperto al mondo.

Non predico le rivoluzioni. Mi rendo conto che il percorso deve essere lento, ma dobbiamo incamminarci. Mi richiamo alle considerazioni svolte poc'anzi dal senatore Morando sulla produttività, sul cuneo fiscale. Se non cominciamo a cambiare questo Paese, ad ogni legge di stabilità e ad ogni provvedimento continueremo a trovarci nella condizione di tentare di recuperare la copertura con aumenti di imposta, microtagli o compressioni senza mai porre in essere la vera svolta. Purtroppo, anche questa volta, è stato così. Non ne faccio una questione di Governo. Il Governo ha avuto almeno l'iniziativa e quindi non posso imputare questo all'Esecutivo però le forze politiche, il Paese - perché c'è stato anche un dibattito esterno - non hanno avuto questa forza.

Mi auguro che passata la tornata elettorale - naturalmente con l'augurio che vinca la mia parte politica - chiunque vinca (anche se potrò non essere d'accordo, se mai sarò ancora in queste Aule e, se non ci sarò più, continuerò ad essere d'accordo o meno rispetto alle notizie che arriveranno dai giornali), si cominci in questo Paese ad analizzare le questioni, a stabilire un indirizzo, una strada, ad operare delle scelte, cosa che, ahimè, per un fatto culturale, per questioni di contingenza o per recuperare un ritardo rispetto al giorno prima, non è stata fatta.

Questa è la considerazione che voglio lasciare agli atti, ricordando un'ulteriore questione. Nel passaggio al Senato sono state affrontate tante questioni e sono state date soluzioni, alcune tampone, alcune sperimentali come la partita dell'IMU, che non ci soddisfa completamente ma che rappresenta un passaggio importante. A me non soddisfa il fatto che siano state individuate alcune categorie catastali come la categoria D per il trasferimento allo Stato. Questo perché non è stata fatta un'analisi della storia. Esistono Comuni che hanno costruito il loro bilancio sull'ICI delle categorie D e poi sull'IMU e adesso si trovano a dover cambiare completamente la loro politica.

Non c'è stata probabilmente piena soddisfazione sulla questione relativa al Patto di stabilità. Avrei preferito escludere dal Patto di stabilità almeno i Comuni fino a 3.000 abitanti, anziché mitigarlo nel modo in cui si è fatto.

È tuttavia da apprezzare lo sforzo compiuto dai membri della Commissione e dal Governo nel tentare di trovare una soluzione attuando un tentativo di mediazione anche se, ahimè, sempre con la regola del comprimere e del tirare senza essere nella condizione di farlo. È evidente, infatti, che non si può fare per un singolo intervento o settore ma deve essere fatto globalmente con una riforma complessiva del sistema fiscale, anche perché non si può porre in essere una riforma della finanza pubblica con un emendamento, costruito peraltro il giorno prima, di notte, di fretta e in una condizione di difficile vivibilità. E non c'era nessuno in Commissione che la tirava per le lunghe, anche se stamattina, invece, ho letto un titolo di giornale in cui si diceva che in Commissione bilancio si dilatavano i tempi di discussione della legge di stabilità imputando ciò al Gruppo del PdL. Devo dire, in qualità di Capogruppo PdL in Commissione bilancio, che nessuno ha tentato di dilatare i tempi. Semmai, se ciò si è verificato, è stato perché i temi erano tanti e tutti, con uno sforzo notevole, maggioranza e opposizione - lo riconosco - hanno svolto il loro compito fino in fondo, con il massimo dell'impegno in una situazione disagevole.

In tale contesto sono sorte anche alcune controversie o alcuni confronti. Uno di questi - concludo con un fatto personale - riguarda un emendamento che interveniva per mantenere una norma varata dal ministro Tremonti che prevedeva entro il 1° gennaio 2013 i bandi per le sale da gioco. Questa appostazione è stata espunta con un emendamento puramente tecnico; c'era un problema di copertura finanziaria.

Peraltro, è stata espunta su proposta del Governo nel senso che è stato presentato da parte del sottoscritto un subemendamento. Mi auguro che il Governo, visto che a questo era collegata anche la norma sulla pubblicità antiludopatia, domani possa, in occasione dell'apposizione della questione di fiducia e della presentazione del maxiemendamento, chiedere all'Aula di rettificare il testo rispetto a quanto licenziato dalla Commissione in merito a tale aspetto, per permettere la pubblicità antiludopatia.

A tal proposito, ho letto alcune agenzie e mi sento in dovere di precisare al Ministro della salute che deve accordarsi con il Ministro dell'economia e con il Presidente del Consiglio dei ministri. Questo, perché il problema di copertura finanziaria e dell'espunzione del tema è un problema del Governo. Invito pertanto i rappresentanti dell'Esecutivo, a partire dal ministro Giarda, a farsene carico. Infatti i Ministri non possono riversare su altri, a mezzo di comunicati stampa, le proprie colpe. Bastava seguire la norma e nel momento in cui è stata scritta verificare l'esistenza della copertura finanziaria. Mi rendo conto che lavorando in queste condizioni possono essere commessi degli errori, ma se all'errore se ne aggiunge un altro, comincia a essere preoccupante. (Applausi dei senatori Azzollini e De Angelis).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta.

Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 3585, senatore De Angelis.

DE ANGELIS, relatore sul disegno di legge n. 3585. Signora Presidente, replicherò brevemente agli interventi svolti in discussione generale. Discussione che poco ha parlato di bilancio e molto di legge di stabilità. Tra l'altro, la discussione sia in Commissione che in Aula è stata largamente influenzata, per certi versi anche drogata, dalla situazione politica e dal contesto preelettorale per cui ci sono stati pochi confronti di merito effettivo su quanto dovevamo fare, iniziando dalla Commissione.

E se mi consente, signora Presidente, colgo l'occasione per ringraziare tutti i componenti della Commissione bilancio, a cominciare dal presidente Azzollini, e anche altri senatori che in quella sede sono intervenuti. Inoltre, desidero ringraziare i rappresentanti del Governo, i funzionari e tutti coloro che hanno partecipato ai lavori della Commissione, la quale non ha fatto niente di eroico, ma semplicemente ha svolto il proprio dovere, lavorando come doveva e presentando il provvedimento nei tempi possibili. Ciò che è dispiaciuto, proprio nella consapevolezza di non avere compiuto nessun atto di eroismo, ma solamente il proprio lavoro e il proprio dovere, sono state le voci di melina o di rallentamenti che, invece, non sono stati nella testa di nessuno dei partecipanti ai lavori della Commissione. Tutti hanno lavorato positivamente per cercare di svolgere effettivamente il proprio dovere e quelle voci non c'entravano assolutamente nulla. Esse sono state una nota stonata di tutto il nostro lavoro.

Finiti i ringraziamenti, devo dire che, a parte il senatore Morando, non sono stati svolti grandi interventi sulla legge di bilancio, anzi, alcuni ne hanno diminuito il valore: ho sentito un collega parlare di legge residuale, minimale, di problemini.

L'intervento del senatore Morando ritengo abbia centrato il tema. La legge di bilancio, nei prossimi anni, assumerà il suo vero valore. Con la legge n. 196 del 2009 la legge di bilancio ha assunto un ruolo molto più incisivo di quanto avveniva in precedenza. Si può anche affermare che la manovra finanziaria annuale si realizzerà più con il disegno di legge di bilancio che con quello di stabilità. È opportuno, comunque, che il Parlamento approvi quanto prima il disegno di legge rinforzata per l'attuazione della legge sull'equilibrio strutturale di bilancio.

Nella prossima legislatura bisognerà intervenire nello stesso senso anche a livello europeo sulla disciplina dei bilanci pubblici, con un intervento - uso un termine non propriamente politico - che sia equilibrato, moderato. È inutile oggi intervenire sulle questioni europee alimentando nazionalismi che non c'entrano nulla, parlando male oggi dei tedeschi e domani mattina probabilmente dei francesi e fra qualche anno della perfida Albione. Oggi l'Europa interviene su ciò che riguarda il bilancio dello Stato italiano, come interviene su quello della Germania o del Regno Unito in maniera preponderante. Prendiamo atto che si tratta di una situazione incontrovertibile. Agiamo con equilibrio nei confronti delle situazioni europee. Interveniamo sulle leggi di bilancio europee in maniera efficace e seria. Se mi consente il Governo, posso anche citare un'esperienza personale di tanti anni fa. Ricordo che su leggi del FEOGA, che si occupa dell'agricoltura dell'Europa, avevamo un minimo, residuale potere. Venivamo visti come coloro che andavano in Europa per prendere finanziamenti truffa. Eravamo osservati con attenzione.

Dobbiamo cambiare il modo di ragionare per quanto riguarda l'Europa, sia in merito alla prosa che alla poesia. In tutti i campi dobbiamo avere un approccio diverso con l'Europa, che per noi rappresenta ormai una situazione incontrovertibile. Non sto polemizzando con nessuno, sto ragionando rispetto all'attuale situazione italiana.

In relazione a tutto questo e ferma restando l'importanza cruciale della disciplina di bilancio, credo che alcuni aspetti debbano essere tenuti presenti.

Innanzitutto andrà valutata in quest'ottica l'opportunità di evitare di imporre regole di bilancio troppo vincolanti per i singoli Stati. Al riguardo andrà aperta una trattativa rispetto a certe situazioni, rispetto ad esigenze certe. Dobbiamo però presentarci credibili con l'Europa ragionando di questi aspetti.

Ripeto che non voglio fare polemica o slogan elettorali. Sto parlando della mia Patria, di quello che noi dovremmo essere in Europa. Dovremo essere credibili e, per essere tali, il rigore è indispensabile. Dobbiamo ragionare e andare in Europa con vere leggi di bilancio strutturali in pareggio.

In secondo luogo, si dovrà chiaramente stabilire quali sono le procedure da osservare e gli organismi più adatti ad assicurare il rispetto delle regole sui bilanci pubblici.

Infine, non bisogna dimenticare la discussione svolta in Aula sull'argomento principale, ossia su ciò che ha fatto il Governo Monti quest'anno, un lavoro concluso nella legge di stabilità al nostro esame. Desidero ringraziare i componenti della Commissione, il Presidente, l'opposizione e la maggioranza perché si è trattato per me di un arricchimento personale del sapere, di una grande esperienza per quello che ho vissuto in questi giorni.

La situazione in cui versa oggi l'Italia non può essere addossata interamente all'azione del Governo Monti di questo ultimo anno. Tutti gli indicatori economici quest'anno sono peggiorati, da quello relativo alla disoccupazione, a quello dell'inflazione, dagli indici relativi all'industria al PIL: sono tutti peggiorati. È chiaro però che gli effetti non sono il risultato di quest'anno di lavoro, né - se me lo consente il senatore Morando - del lavoro svolto negli ultimi quattro anni, ma di quello di un passato più remoto. (Commenti del senatore Morando). Anche nel 2006 fu varato un intervento previdenziale che poi fu pagato negli anni successivi. La stessa riforma Fornero presenta problematiche che dovranno essere sistemate negli anni a venire, in qualche modo. Dobbiamo farci carico di ciò che abbiamo dimenticato, per fretta o per distrazione. Ma poiché con la vita degli uomini e delle donne non si può giocare, dovremo intervenire su ciò che la riforma Fornero, per certi versi, ha sbagliato oppure non ha indicato con precisione.

Tutti gli altri interventi messi a punto dal Governo Monti in questo anno di lavoro (mi riferisco alle liberalizzazioni, alla crescita e alle altre riforme) avranno sicuramente un riscontro positivo quando la situazione economica sarà più favorevole e potremo intervenire in maniera più seria.

Il presidente Monti ha parlato di tre punti cardine: rigore, sviluppo ed equità; saranno importantissimi negli anni a venire perché di rigore, unicamente di rigore, non si può morire. Io ne indico un altro. Al rigore, all'equità e allo sviluppo aggiungo - come suggerimento per i Governi che verranno - anche la solidarietà e ritengo che coniugare questi quattro valori sarà indispensabile per i Governi che dovranno governare la nostra Nazione. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Musso).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 3584, senatore Legnini.

LEGNINI, relatore sul disegno di legge n. 3584. Signora Presidente, inizierò il mio intervento riprendendo la parte finale di quello del senatore Pichetto Fratin relativa alla vicenda delle sale da gioco, non perché io le annetta chissà quale rilevanza (che non ha, come dirò fra poco), ma perché non capisco.

Al riguardo uno dei primissimi interventi nel corso di questo dibattito è stato quello del senatore Lauro che ha sferrato un attacco violento nei confronti del lavoro svolto dalla Commissione su questo punto descrivendolo come qualcosa di oscuro durante il quale nottetempo sarebbe entrata di soppiatto una norma che autorizza l'apertura di 1.000 sale da gioco poker.

Non si è avveduto il senatore Lauro che proprio lui votò nel luglio del 2011 una norma che prevedeva l'apertura di 1.000 sale da gioco, certamente a fin di bene, dal punto di vista di chi l'ha proposta a suo tempo (immagino), e che la notizia non era quella che hanno diffuso il senatore Lauro e, purtroppo, devo dire, anche i Ministri del Governo, come altri colleghi, nella giornata di oggi, perché la vera notizia è che su questa materia (quella cioè dell'apertura delle sale da gioco) non c'è niente nella legge di stabilità: zero. Il Governo aveva infatti chiesto ai relatori una proroga di sei mesi per predisporre il bando, i relatori avevano aderito a tale richiesta, ma il senatore Pichetto Fratin (che, mio malgrado - lo dico in quanto componente del Gruppo del PD - devo difendere) ha presentato un subemendamento in senso contrario. Quindi le cose rimangono esattamente come erano nel luglio del 2011. Tutto qui.

Su questo oggi si è scatenata una polemica incredibile che ignora i tantissimi argomenti affrontati, alcuni dei quali anche criticabili (anzi, certamente criticabili) oggetto di dibattito e di discussione in questa legge di stabilità.

È stato detto in più interventi, e l'ha ricordato efficacemente il collega Morando nel suo intervento di poco fa: questa legge di stabilità e questo bilancio previsionale per il prossimo triennio costituiscono passaggi storici. Questa è la notizia! Ma la notizia non è che non è stata data oggi; la notizia del passaggio epocale - come ho detto all'inizio - sul fronte della finanza pubblica, segnato e compendiato da questa sessione di bilancio, non c'è dall'inizio della sessione stessa. Ci fosse un commentatore, un quotidiano, un dibattito televisivo che evidenzi seriamente questo tema e lo affronti, magari anche dal punto di vista critico, della sostenibilità sociale ed economica, degli effetti sull'economia di questo forzato (o non forzato) percorso verso il pareggio strutturale del bilancio pubblico!

Si può dire di tutto del lavoro che abbiamo svolto in Commissione (che è stato lungo e complicato, molto di più che in altre sessioni di bilancio), ma alcune operazioni sono state fatte ed hanno un rilievo per il presente e per il futuro. È stata ricordata da numerosi colleghi, ad esempio, l'operazione sull'IMU: mi auguro che questo sia solo il primo passo e si arrivi, in un arco temporale non lungo, a una separazione, nell'ambito di questo strumento fiscale aggiuntivo, tra la componente «patrimoniale» ‑ non la vogliamo chiamare così? Chiamiamola come ci pare ‑ che si attribuisce allo Stato, all'erario, e la componente locale, quella espressiva di un autentico federalismo. La separazione tra due componenti di un'imposta molto pesante e articolata come l'IMU si è avviata con questa operazione: una parte va allo Stato, una parte va ai Comuni.

I Comuni dei territori nei quali vi sono attività produttive si incavolano per il fatto che abbiamo assoggettato ad imposta anche la categoria catastale D. Ma se avessimo previsto, al posto della D, altre categorie catastali (B, C o A), sarebbe accaduto il contrario: si sarebbero incavolati quelli che hanno più seconde case, piuttosto che più aree edificabili, e così via. È la struttura stessa dell'IMU, che contiene in sé una componente di patrimoniale e una componente di principale imposta locale, che dovrà essere rivista. Il passo fatto in questa direzione è molto importante.

Ho sentito dire, anche da colleghi che stimo, che si è fatto poco sul fronte sociale e che non si fa nulla per la povera gente. Si poteva fare poco, ma abbiamo inserito nelle cifre che abbiamo visto più di un miliardo di euro aggiuntivi attingendoli da altre fonti, forse discutibili in termini di scelta di bilancio. Si sono, comunque, spostate cifre - esercitando, quindi, la discrezionalità politica nella allocazione delle risorse - verso il sociale: 900 milioni di euro in più di ammortizzatori sociali; più di 200 milioni di euro di interventi sul fronte pensionistico, con le ricongiunzioni e il ripristino dell'esenzione delle pensioni di guerra; la proroga dei precari della pubblica amministrazione; la proroga degli sfratti. Si tratta di misure che, insieme ad altre, hanno un profilo di onerosità. Si è creato così un pacchetto, un paniere, che ha a che fare con il disagio sociale degli italiani, che c'è ed è indiscutibile. Con questa legge di stabilità non lo risolviamo, ma lo alleviamo.

Alla Camera si è avviata (e si poteva fare molto di più al Senato) l'operazione di riduzione selettiva della pressione fiscale, ad esempio agendo sull'IRAP, come è stato ricordato anche dal collega Morando.

Insomma, si è avviato un percorso importante su alcuni macrotemi, che mi auguro possano costituire i binari sui quali far viaggiare, nel prossimo futuro, la politica di bilancio.

Io l'ho detto all'inizio, signora Presidente, in merito al tema se si deve proseguire o non proseguire questa politica. Il nostro Paese non ha scelta: deve proseguire con il rigore e deve fare di più sulla crescita e sull'equità sociale. Lo diciamo più o meno tutti. Il problema è come farlo, attraverso quali strumenti pervenire a questi obiettivi.

La legge di stabilità è stata oggetto di molte critiche e osservazioni, perché sarebbe stata gonfiata di molte norme e dunque assomiglierebbe alle vecchie finanziarie. Questo è frutto, per larghissima parte, se ciò è avvenuto, della contingenza politico-istituzionale. Abbiamo dovuto, su richiesta del Governo, per necessità e per rispettare tempi, che pure si sono dilatati e che sono stati fonte di polemiche, molte delle quali, forse, non propriamente fondate rispetto all'andamento dei lavori, riempire questa legge di contenuti non propri. Diceva il collega Massimo Garavaglia che questo non deve costituire un precedente: certo che il milleproroghe nella legge di stabilità non può costituire un precedente. Non deve costituire un precedente.

Abbiamo quindi lavorato in condizioni non facili, dovendo esaminare, discutere e approvare un numero rilevantissimo di norme aggiuntive e di modifiche di norme esistenti. Per questo rinnovo il ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato a questo lavoro, a partire dal presidente della Commissione, senatore Azzollini, che oggi non ho avuto modo di ringraziare perché non era presente, i colleghi relatori, il sottosegretario Polillo, gli altri Sottosegretari e i Ministri che vi hanno assistito. Penso che, con tutti i limiti, i difetti e i problemi, abbiamo prodotto un lavoro positivo per il Paese. (Applausi dei senatori Azzollini e De Angelis. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 3584, senatore Tancredi.

TANCREDI, relatore sul disegno di legge n. 3584. Signora Presidente, rinuncio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, dottor Polillo.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, onorevoli senatori, questo è l'ultimo atto di una lunga legislatura che è stata vissuta interamente nel segno della crisi. Una crisi che abbiamo definito più volte come la più grave manifestatasi nell'economia mondiale dalla fine della Seconda guerra mondiale, conflitto che fu figlio delle contraddizioni del Novecento. Quindi, dobbiamo cercare di fare un bilancio per capire da dove veniamo e dove possiamo andare.

Voglio ricordare quello che fu il dibattito, quando la crisi si manifestò, all'inizio del 2008, che si sviluppò tra gli economisti più avvertiti, che cercava di riassumere, attraverso degli stilemi, le caratteristiche della crisi stessa. Si fecero tre ipotesi. La più pessimistica prevedeva per gli anni futuri un andamento che veniva rappresentato con una «W»: la crisi del 2008, una breve ripresa nell'anno successivo, una crisi più profonda nel 2010 e nel 2011. Questa era l'ipotesi che aveva meno credito negli economisti di allora; purtroppo invece è quella che si sta verificando oggi. Infatti gli storici del domani, quando parleranno di questi cinque anni, potranno scrivere su una grande lavagna questa «W» per indicare l'andamento dell'economia mondiale. Quindi le analogie, ma anche le differenze, con la crisi del 1929 diventano sempre più evidenti. È su questo che dobbiamo riflettere.

Nel 1929 uno degli elementi di approfondimento e di incancrenimento della crisi di allora, che nacque come congiunturale, anche se particolarmente devastante, e poi ristagnò per anni, finché soltanto la ripresa della corsa agli armamenti, che fu il primo atto della successiva Seconda guerra mondiale, la risolse, era la grande illusione che venne sintetizzata dagli economisti e dagli storici dell'epoca con l'espressione «beggar-my-neighbour», ossia «a danno del mio vicino». Si indicava cioè il tentativo di uscire dalla crisi - ciascun Paese ragionava così - attraverso politiche svalutative, quindi aumentando la competitività e il peso delle proprie esportazioni appunto a danno degli Stati vicini. C'era questa grande illusione, che portò invece ad un avviluppamento della crisi fino alle conseguenze che conosciamo.

Oggi non siamo in queste condizioni, c'è un maggiore spirito di cooperazione a livello internazionale, c'è l'Europa, c'è l'euro, bene prezioso che dobbiamo continuare a salvaguardare, perché qualsiasi ipotesi di distruzione dell'euro ci riporterebbe a quegli elementi negativi di cui parlavo all'inizio. Però qualche aspetto di quello spirito del 1929 è rimasto, cioè una grande insensibilità verso le asimmetrie che caratterizzano gli equilibri mondiali. Oggi ci sono Paesi che sono in una situazione di estrema difficoltà (tra questi c'è anche l'Italia, che però è in una posizione un po' diversa, sta nel mezzo), come la Grecia e la Spagna, e ci sono invece Paesi che, pur avendo gli strumenti per affrontare la crisi, hanno difficoltà a mettere in moto quelle politiche che sarebbero necessarie per dare respiro all'andamento dell'economia mondiale.

Nei confronti di questi Paesi, ed in particolare in Europa (ne abbiamo uno ai nostri confini che è la Germania, oltre a tutti i Paesi della Mitteleuropa che girano intorno a quella che era la vecchia Europa carolingia), dobbiamo avere una politica che tenda più a convincere che non a costringere, consapevoli del fatto che - se non li convinceremo - non saremo in grado di portare avanti una linea di politica economica di «riflazione» della loro economia, che non va vista come strumento in difesa della nostra posizione italiana, ma come l'unica politica possibile per rimettere in moto un ciclo virtuoso dell'economia internazionale. Se non c'è quello, io credo che sarà veramente difficile per tutti gli altri Paesi uscire dalla crisi.

L'esercizio di convincimento che sta avvenendo a livello internazionale è di grandissima importanza. Su questo terreno, sta intervenendo con sempre maggiore frequenza il Fondo monetario internazionale; c'è poi il grande contributo che Mario Draghi sta dando perché si sviluppi questa linea a livello europeo, ci sono gli Stati Uniti che premono nella stessa direzione, ci sono gli inglesi che - sebbene non facciano parte della moneta unica - hanno individuato nell'esigenza di «riflazione» dell'economia europea guidata dalla Germania l'unico elemento che possa consentire di rimettere in moto episodi di sviluppo e di crescita complessiva.

L'Italia deve partecipare a questo sforzo, che è di carattere collettivo, ma per farlo deve essere credibile. La credibilità internazionale dell'Italia oggi è forse il bene più prezioso e il lascito di questa legislatura che noi consegniamo ai Governi futuri. Dobbiamo fugare il sospetto che chiediamo politiche di sviluppo a livello europeo soltanto per mantenere le nostre cattive abitudini, cioè un deficit galoppante e i conti non in ordine. Su questo non mi dilungo: il senatore Morando ha già illustrato le caratteristiche di questo quinquennio, quindi delle operazioni fatte sia da questo Governo sia da quello che lo ha preceduto.

Il grande interrogativo è il seguente: a queste misure di risanamento finanziario, che debbono essere mantenute (su cui si è soffermato lo stesso Presidente della Repubblica nell'ultimo discorso per gli auguri in prossimità delle feste natalizie), seguirà la crescita? Non sono così sicuro, questa è terra incognita. Vedremo, forse bisognerà fare altre cose perché segua la crescita, oltre all'impegno. Ma questo è un capitolo che dovrà scrivere il prossimo Governo, è ancora in bianco. Quindi, vedremo, ci sarà un confronto elettorale, ci sarà una presentazione di programmi all'elettorato; lo scettro torna in mano al popolo, che sceglierà i suoi legittimi rappresentanti in Parlamento sulla base, mi auguro, di programmi che pongano al centro della competizione politica il futuro del Paese, il destino e il modo di affrontare una situazione così difficile.

Per quanto ci riguarda abbiamo forse un unico rammarico. Abbiamo affrontato l'impegno a favore della produttività ma era difficile farlo prima, quando appunto la casa bruciava per effetto del rischio di un default galoppante. Non si ricorda, per esempio, un dato che costituisce elemento di novità: quando nacque questo Governo lo spread, si dice, era oltre i 500 punti, e questo è un fatto noto, ma il dato più preoccupante che non è emerso nel dibattito sulla stampa è che il differenziale degli spread tra noi e la Spagna, che come sapete è un Paese in condizioni molto peggiori delle nostre, era arrivato, alla fine di dicembre dello scorso anno, a 190 punti base a sfavore dell'Italia. Questo elemento ci dava l'idea di come la crisi italiana venisse valutata in termini deteriori rispetto alla situazione spagnola. Da allora siamo risaliti e adesso, come sapete, lo spread nei confronti dei bonos spagnoli è a favore dell'Italia per circa 100 punti base. Ciò significa che nel sentiment dei mercati internazionali c'è stata una correzione del giudizio espresso sull'Italia.

Quindi, come dicevo, occorre un impegno per la produttività. Uno degli elementi caratterizzanti questa legge di stabilità sarà il fondo per la produttività, che all'inizio era pari a circa 1.400 milioni di euro e che oggi è arrivato a 2.110 milioni di euro. Ci aspettiamo che le forze sociali siano coerenti con tale impegno.

Non voglio farla lunga, signora Presidente. I capitoli futuri dovrà scriverli il prossimo Governo. Vorrei però richiamare soltanto alcune considerazioni in merito a quanto diceva il senatore Morando, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di esprimere e sviluppare durante il dibattito presso la Commissione. Vedete, la conseguenza della crisi del 1929 fu l'affermarsi di un nuovo modello di sviluppo dopo la guerra, basato sulla diffusione a livello internazionale del fordismo come modo di produzione, che era stato sperimentato dagli Stati Uniti all'inizio del Novecento e che solo con grande ritardo si era diffuso in Europa. Sono convinto che siamo oggi di fronte a un mutamento di paradigma altrettanto importante, di cui non cogliamo appieno la dimensione e lo sforzo necessario per conseguirlo, e che veniva ricordato dal senatore Morando: mi riferisco all'esigenza di compartecipazione agli utili. Non si tratta della vecchia posizione degli anni Trenta in Italia, non è di quello che stiamo parlando, ma di una forma estremamente moderna che negli Stati Uniti si chiama economy sharing. Si tratta di una forte partecipazione dei lavoratori alla conduzione e alla gestione aziendale, elemento che, ad esempio, ha fatto risorgere la California, che, come ricorderete, negli Stati Uniti era esclusivamente uno Stato dove si andava in vacanza e che invece negli anni Novanta è diventato il cuore pulsante grazie a questo metodo dell'economy sharing, delle nuove produzioni tecnologicamente evolute.

Oggi dobbiamo ragionare in questi termini, considerando che il fordismo anche in Italia sta venendo meno e che oggi il modello prevalente dell'organizzazione industriale è quello delnetwork, della rete, dove la caratteristica qualificante del substrato tecnologico è quella di un coinvolgimento pieno dei lavoratori alla direzione dei singoli processi.

Credo che dovremmo riuscire a completare questa fase, nel senso di individuare meccanismi che consentano una partecipazione dei lavoratori direttamente agli utili dell'azienda, con una maggiore e consapevole partecipazione alla direzione del processo lavorativo. Questo è il grande tema del domani che dovremo cercare di affrontare. Dispiace che in un anno di lavoro intenso come quello descritto, su cui non mi dilungo ulteriormente, un tema così importante lo abbiamo potuto soltanto sfiorare. Penso che questo sia il tema che dovrà affrontare il futuro Governo.

Signora Presidente, ne approfitto per ringraziare il Senato anche per questa occasione che ha dato a persone come noi, un po' aliene dalla politica, di fare questa esperienza, estremamente formativa, nonostante la nostra tarda età. Di questo vi ringraziamo. Colgo altresì l'occasione per augurare buone feste a tutti i rappresentanti del Senato. (Applausi del senatore De Angelis).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Sottosegretario, anche per gli auguri, che la Presidenza ricambia; avremo comunque ancora occasione di vederci nelle prossime sedute.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo chiede una brevissima sospensione della seduta, veramente nell'ordine di cinque o dieci minuti, per valutare il successivo andamento dei lavori.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della richiesta del Governo. Pertanto, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 20,56, è ripresa alle ore 21,10).

Riprendiamo i nostri lavori.

Ha chiesto di intervenire il Ministro per i rapporti con il Parlamento, professor Giarda. Ne ha facoltà.

GIARDA, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signora Presidente, onorevoli senatori, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'emendamento 1.700, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 3584, «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013)», e che si basa sostanzialmente sul testo approvato dalla Commissione.

PRESIDENTE. Onorevole Ministro, la Presidenza e l'Assemblea prendono atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento 1.700, interamente sostitutivo del disegno di legge di stabilità.

Conformemente alla prassi, trasmetto il testo dell'emendamento alla 5a Commissione permanente perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria.

Sospendo pertanto la seduta e convoco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

(La seduta, sospesa alle ore 21,12, è ripresa alle ore 21,58).

Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha proceduto all'organizzazione del dibattito sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge di stabilità.

Domani mattina, con seduta prevista alle ore 9, si procederà anzitutto al voto degli emendamenti e degli articoli del disegno di legge di bilancio.

Subito dopo avrà luogo la discussione generale sulla questione di fiducia.

Le dichiarazioni di voto, nelle quali saranno ricomprese anche le dichiarazioni di voto finale sul disegno di legge di bilancio, avranno inizio alle ore 10,30. Pertanto, la chiama sarà indetta attorno alle ore 12.

Una volta approvato il disegno di legge di stabilità, il Governo dovrà presentare la seconda Nota di variazioni al bilancio, che sarà immediatamente deferita alla 5a Commissione permanente.

Seguirà da parte dell'Assemblea la votazione della Nota di variazioni e il voto finale, con la presenza del numero legale, sul disegno di legge di bilancio.

Il calendario della settimana corrente prevede inoltre l'esame del decreto-legge sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico; del decreto-legge per lo svolgimento delle elezioni politiche 2013, ove trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati; il voto a scrutinio segreto sulle dimissioni presentate dal senatore Strano; 1'esame di una questione di insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Gasparri, nonché dei disegni di legge di attuazione del principio di pareggio di bilancio, di delega sulle pene detentive non carcerarie, di riforma della professione forense e infine di ratifiche di accordi internazionali approvate dalla Camera dei deputati.

Nelle giornate di domani e di venerdì 21 dicembre si svolgeranno due sedute uniche con eventuale sospensione in orari da definire in relazione all'andamento dei lavori.

Tenuto conto dei diversi e rilevanti provvedimenti in programma, le Commissioni sono autorizzate a convocarsi per 1'esame degli stessi anche nelle fasi di lavoro dell'Assemblea che non prevedano votazioni.

La Presidenza procederà all'armonizzazione della discussione sui vari provvedimenti in calendario al fine di consentire il rispetto dei tempi.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

Giovedì

20

dicembre

ant.

h. 9 (*)

- Seguito disegni di legge nn. 3584 e 3585 - Legge di stabilità e Legge di bilancio (Approvati dalla Camera dei deputati) (Votazioni finali con la presenza del numero legale)

- Disegno di legge n. 3627 - Decreto-legge n. 207, sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 1° febbraio 2013)

- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 223, svolgimento delle elezioni politiche 2013 (Ove trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) (Scade il 16 febbraio 2013) (Voto finale con la presenza del numero legale)

- Votazione sulle dimissioni presentate dal senatore Strano (Voto a scrutinio segreto)

- Doc. IV-ter n. 30 - Insindacabilità opinioni espresse dal senatore Gasparri

- Disegno di legge n. 3609 - Attuazione principio pareggio di bilancio in Costituzione (Approvato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la maggioranza assoluta dei componenti del Senato)

- Disegno di legge n. 3596 - Delega pene detentive non carcerarie (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 601-711-1171-1198-B - Riforma forense (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Ratifiche di Accordi internazionali

Venerdì

21

"

ant.

h. 9.30 (*)

(*) Seduta unica con eventuale sospensione in orari da definire in relazione all'andamento dei lavori.

Gli emendamenti al disegno di legge n. 3627 (decreto-legge crisi stabilimenti industriali) dovranno essere presentati entro le ore 12 di giovedì 20 dicembre.

Il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto-legge n. 223 (Svolgimento delle elezioni politiche 2013) sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.

Gli emendamenti ai disegni di legge n. 3609 (Attuazione principio pareggio di bilancio in Costituzione) e n. 3596 (Delega pene detentive non carcerarie) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 20 dicembre.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3627
(Decreto-legge n. 207, crisi di stabilimenti industriali)
(4 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 3 ore, di cui :

PdL

46'

PD

40'

LNP

17'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

16'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

15'

Misto

15'

CN:GS-SI-PID-IB-FI

15'

IdV

14'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge n. 223, svolgimento delle elezioni politiche 2013)
(4 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

30'

Gruppi 3 ore, di cui :

PdL

46'

PD

40'

LNP

17'

UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI

16'

Per il Terzo Polo (ApI-FLI)

15'

Misto

15'

CN:GS-SI-PID-IB-FI

15'

IdV

14'

Dissenzienti

5'

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 20 dicembre 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 20 dicembre, alle ore 9, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 22,01).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013) (3584)

EMENDAMENTO 1.700 SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA INTERAMENTE SOSTITUTIVO DEGLI ARTICOLI DEL DISEGNO DI LEGGE

.

Allegato B

Intervento della senatrice Bonfrisco nella discussione generale congiunta dei disegni di legge nn. 3584 e 3585

Signor Presidente, onorevoli colleghi, altri colleghi prima di me hanno ricordato l'eccezionalità del provvedimento che il Senato si accinge ad approvare, che ha seguito un percorso travagliato, segnato dalla contingenza.

Contingenza dovuta, da un lato, alle turbolenze che da qualche tempo stanno agitando, più del dovuto, gli equilibri che si erano determinati tra le forze politiche che hanno sostenuto il Governo Monti.

Questione che ha portato in prima lettura alla Camera ad una sorta di revisione, di miglioramento del testo presentato dal Governo che, come commentava l'onorevole Brunetta, relatore del provvedimento, "...era appesantito da una serie di ditate negli occhi delle famiglie italiane".

Tra le misure approvate in prima lettura dall'altro ramo del Parlamento ricordo solamente l'abrogazione di tetto e franchigia su deduzioni e detrazioni; l'incremento delle detrazioni per i figli a carico (1 miliardo all'anno, da 150 euro a figlio in su) e del fondo produttività (più 800 milioni), la costituzione di un apposito fondo per l'eliminazione dell'IRAP sui lavoratori autonomi, ditte individuali, liberi professionisti e piccole imprese (a regime 300 milioni all'anno), la soppressione della cosiddetta norma cieli bui.

Contingenza che, d'altro canto, rimanda ai più recenti avvenimenti relativi alla conclusione anticipata di questa legislatura. Un'accelerazione che ha indotto Parlamento e Governo ad affrontare in questa sede tematiche e questioni altre, rispetto ai contenuto proprio del provvedimento che stiamo approvando.

Una scelta che in parte ha snaturato il ruolo che la normativa contabile assegna a questo strumento nel perseguimento degli equilibri di finanza pubblica, ricalcando i non certo rimpianti provvedimenti omnibus di fine anno, ma che, tuttavia, si è resa necessaria per la rilevanza di alcune questioni che non potevano non essere affrontate e risolte ora. Non domani.

E su questo, mi sembra doveroso sottolineare che non c'è stata nessuna melina. Ma solo una serie di necessari approfondimenti e valutazioni da parte della Commissione di merito.

Sentivo prima qualche collega spendere parole importanti, di elogio, per la costruzione di un provvedimento grazie al quale questa legislatura può ascrivere a sé il raggiungimento del pareggio di bilancio, secondo la nuova normativa costituzionale.

Allo stesso modo, leggo commenti poco favorevoli da parte di professori che non compongono l'Esecutivo, importanti opinion maker in campo economico che a caldo ci avvertono che questo provvedimento non è a saldo zero, ma comporterebbe un aggravio dei conti pubblici per poco meno di 1,5 miliardi, nonostante la spending review di luglio.

Personalmente, ritengo che vada tutelato, sempre, il legittimo dissenso, la critica professionale e non ideologica su aspetti così complessi delle scelte pubbliche che si ritiene di non condividere.

Ma non ne farei una pura questione contabile. Piuttosto, la domanda che penso dovremmo porci è: cosa e dove porta questa legge di stabilità "eccezionale"?

Come dicevo è stata rivista, riscritta anche in senso migliorativo. Sono stati evitati ulteriori incrementI della pressione fiscale che avrebbero esasperato una situazione sociale già difficile.

E, al di là delle drammatizzazioni contabili, vere o presente, quale sarà il suo impatto sull'economia reale? Sarà in grado di mutare i numeri negativi dell'economia italiana?

lo che non credo alle drammatizzazioni - tipo quella per cui l'anno scorso, di questi tempi, l'Italia è stata salvata dal baratro che, come un mantra, molti hanno ripetuto forse anche in buona fede - penso che questa manovra indichi la direzione sulla quale ci siamo incamminati, che non può essere segnata soltanto da un crudo rigorismo contabile, che non libera affatto da tutti i mali.

Una strada che, per quanto difficile, dovrebbe consentire nel medio periodo di allentare i morsi della stretta economica ed al nuovo Parlamento di adottare le più adeguate misure politiche per portare il nostro Paese definitivamente fuori dalla crisi.

Testo integrale dell'intervento del senatore Mascitelli nella discussione generale congiunta dei disegni di legge nn. 3584 e 3585

Signor Presidente, vi sono due elementi particolarmente significativi che avrebbero dovuto aiutare a dare il giusto significato a quelli che dovevano essere i contenuti e le finalità di questa legge di stabilità, e che ora, nonostante il peggioramento previsto di 2,5 miliardi sull'indebitamento netto e nonostante i continui rimescolamenti, dalle dubbie coperture finanziarie, rischiano di non avere il giusto peso. Il primo elemento, certificato dall'ISTAT, è che gli effetti dei provvedimenti contenuti in questa manovra sono poco o nulla significativi sul lato della crescita del PIL per l'anno 2013. Il secondo elemento, ribadito nell'aggiornamento del IX rapporto NENS sulla finanza pubblica, è che con gli indicatori economici in netto peggioramento, dal debito all'indebitamento netto strutturale sino all'aumento della spesa primaria, non compensato da un minor peso sugli interessi passivi, ci troviamo di fronte a dati che confermano che "la prossima legislatura potrà aprirsi con la necessità di realizzare in tempi rapidi una nuova manovra di rientro dal disavanzo eccessivo e di correzione del rapporto debito/PIL".

Questa doveva essere la legge che rassicurava l'Europa sul Monti e sul dopo-Monti, doveva essere ricordata come una legge che metteva mano alle grandi questioni del nostro Paese, dalla riduzione del costo del lavoro a una redistribuzione fiscale più equa, un provvedimento economico che poteva e doveva dare ossigeno a famiglie e ad aziende in uno dei momenti più difficili della crisi che il nostro Paese sta attraversando, e invece si è trasformato in una ennesima occasione perduta e poi alla fine in un assalto alla diligenza.

L'operazione fatta nella legge di stabilità si presenta coma una manovra elettorale che scaricherà sul futuro Governo le scelte non fatte e quelle che dovranno essere ancora fatte con la massima urgenza.

Parlerò di tre grandi questioni che dovevano essere affrontate in ben altro modo. La fine ingloriosa del riordino delle Province. Le scelte ibride desolanti e sconcertanti: venivano conservati gli organi di governo ma senza renderli a elezione diretta, soppresse alcune funzioni ma non altre, l'assunzione delle competenze rinviata a leggi regionali. Una scelta avviata con la decretazione d'urgenza e motivata anche da necessità di natura finanziaria, legate a una riperimetrazione del modello dello Stato e poi esitata in un rischio di caos normativo e di aggravio di costi in seguito all'assegnazione delle funzioni provinciali ai Comuni e alle Regioni. Il risultato è che, in questo caos, resta una mancanza assoluta della riorganizzazione degli uffici periferici, con risparmi, quelli sì, che potevano essere stimati e conseguiti, un obiettivo già previsto prima dell'arrivo dei tecnici, e, al tempo stesso, una assenza totale della necessaria riforma del coordinamento della finanza locale, con regole chiare e determinate anche sul Patto di stabilità interno.

E vengo alla seconda questione. In due anni si è alla quinta modifica degli obiettivi di finanza pubblica locale e dell'assoggettamento delle regole a cui sono chiamati gli enti locali. Gli obiettivi che erano stati fissati nel decreto-legge n. 78 del 2010 sono stati poi integrati dai due decreti dell'estate 2011 e, ancora, sono state introdotte ulteriori misure finanziarie che con il decreto legge salva Italia e, più di recente, con il decreto-legge 95 della spending, per un totale, in termini di riduzione di risorse e di inasprimento del Patto di stabilità, per un importo di 5 miliardi e 565 milioni. Poi, nel momento in cui i sindaci hanno minacciato in blocco le loro dimissioni, arriva finalmente lo sconto preelettorale. Solo che la cosiddetta liberazione di spazi finanziari che verrà ripartita dalle singole Regioni tra le amministrazioni, per sbloccare i pagamenti in conto capitale, lo si fa con una sorta di bancomat. Le coperture, infatti, sono state assicurate da una contabilità speciale dell'Agenzia delle entrate che sarebbe, al contrario, destinata al pagamento dei rimborsi fiscali alle imprese, ma che è diventato una sorta di tesoretto nelle recenti e diverse manovre degli ultimi anni. Non arrivano buone notizie neppure sul lato dell'IMU: si può mettere finalmente da parte l'illusione che l'IMU fosse uno strumento temporaneo da impegnare nella fase più acuta dell'emergenza perché questa imposta, così come è stata ridisegnata dal Governo Monti, è diventata e resterà una componente strutturale del nostro fisco.

La nuova versione è che tutto il gettito va ai Comuni in cambio dell'azzeramento dei trasferimenti ai sindaci e si mette così finalmente fine alla confusione nella divisione dei gettiti fra Stato e Comuni e che aveva prodotto, a danno dei cittadini, un maggior gettito di 4 miliardi. Si può capire perché ci siano famiglie che non riescono a pagare la rata del mutuo e dell'IMU, diventando insolventi.

Restano ancora più preoccupanti le prospettive per le imprese che invece gireranno allo Stato il gettito sugli immobili produttivi ad aliquota standard del 7,6 per mille, ma a cui si potranno veder richiesto dai Comuni un 3 per mille aggiuntivo, cancellando quindi la prospettiva soltanto teorica di possibili sconti.

In ultima analisi, per i cittadini la redistribuzione dell'imposta sulla casa comporterà riequilibri minimi, senza alcun cambio di passo decisivo sul versante della pressione fiscale sugli immobili, che conserva le evidenti distorsioni in termini distributivi della tassazione sulle proprietà.

Un altro evidente prodotto del clima preelettorale è la norma che riguarda la questione dei precari della pubblica amministrazione perché l'imminenza e l'ansia delle elezioni possono far apparire o far credere cose diverse dalla realtà. Il nostro Paese vive una grande anomalia, come dimostrano i casi della scuola pubblica e della sanità pubblica, in cui i contratti a termine sono la norma, con reiterazioni che arrivano sino a 10 anni. Nonostante una direttiva della Commissione europea che vieta la reiterazione dei contratti a tempo determinato, prevedendo la stabilizzazione per i lavoratori coinvolti, direttiva per giunta recepita da una legge dello Stato del 2001, per i 260.000 precari, come ne aveva stimato il numero il Ministero della funzione pubblica, c'è di fatto soltanto una proroga fino al 31 luglio per i contratti a tempo che superano i 36 mesi e alla quale si è accompagnato l'annuncio spot che ad essi potranno essere riservati fino al 40 per cento dei posti banditi nei concorsi pubblici per i precari con almeno tre anni di servizio.

Che si tratti di un intervento fortemente limitato è chiaro nella specifica fatta dall'emendamento stesso e di cui poco si è parlato: si subordina la misura al rispetto della programmazione triennale del fabbisogno, al limite massimo complessivo del 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili in materia di assunzioni e secondo i rispettivi regimi fissati per le amministrazioni interessate. In parole semplici, i soldi a disposizione restano quelli che sono e resta in vigore il blocco del turn-over così come prevedono le disposizioni della spending rewiev. Ci sono altre cifre preoccupanti e allarmanti, e sono quelle delle stime della Ragioneria generale dello Stato per il Servizio sanitario nazionale: si prevede un sottofinanziamento di 15 miliardi di euro per il 2013 e di 18 miliardi per l'anno successivo. La scure dei tagli ha, di fatto, picconato lo stato sociale del nostro Paese, mettendo a rischio i servizi alle persone, alla sanità, alla scuola e all'ambiente. "C'è una vera e propria emergenza: è seriamente limitato il grado di tutela dei diritti sociali, si è allontanata l'Italia da modelli di equilibrio solidale e sostenibile, aggravando in modo preoccupante la distanza tra Mezzogiorno e resto del Paese". Un quadro a tinte fosche, ricco di analisi dure e critiche, che soltanto pochi giorni fa è stato consegnato al Governo e al Parlamento dalla relazione annuale del CNEL.

Erano queste le grandi questioni da affrontare. Si poteva chiudere con serietà, si è preferito chiudere nella farsa. Deroghe per l'assunzione del personale all'AIFA e alla CONSOB. Deroghe al piano di dismissioni immobiliari della fondazione ENASARCO. Rinegoziazioni con le società concessionarie di alcune autostrade. Istituzione di uno sportello telematico del diportista. Abrogazione dell'obbligo dell'uso delle gomme termiche. Terremoto del Belice. Offerta turistica per una sola Regione. Un aiuto di 50 milioni in favore dei policlinici gestiti da università non statali. E poi, non poteva mancare la Fondazione sinfonica, la Fondazione di Verona, la Fondazione EBRI, il Castello di Udine e la ricostruzione di Villa Taranto e un milione e mezzo per il funzionamento della "Delegazione per la Presidenza italiana dell'Unione europea". Se questa è la legge di stabilità... allora è più che mai opportuno il contributo di 200.000 euro alla basilica di San Francesco d'Assisi...

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Bubbico, Chiti (dalle ore 14), Ciampi, Colombo, Oliva, Pera e Zavoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Carrara, per attività della 4a Commissione permanente; Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Gruppi parlamentari, denominazione di componente

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato che il senatore Alberto Filippi ha costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "La Destra".

Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione

Con lettera in data 18 dicembre 2012, il senatore Alberto Filippi ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare COESIONE NAZIONALE (GRANDE SUD-SI' Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia) e di aderire al Gruppo Misto.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro ambiente

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Monti-I)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale (3627)

(presentato in data 19/12/2012 )

C.5617 approvato dalla Camera dei deputati;

Onn. Mogherini Federica, Fluvi Alberto, Pistelli Lapo, Fiano Emanuele, Sereni Marina, Rugghia Antonio, Villecco Calipari Rosa Maria, Sarubbi Andrea, Adinolfi Mario, Bellanova Teresa, Baretta Pier Paolo, Binetti Paola, Bobba Luigi, Boniver Margherita, Braga Chiara, Brandolini Sandro, Burtone Giovanni Mario Salvino, Calgaro Marco, Carella Renzo, Carra Marco, Causi Marco, Cenni Susanna, Codurelli Lucia, Colombo Furio, Cuperlo Giovanni, Dal Moro Gian Pietro, De Pasquale Rosa, De Torre Maria Letizia, D'Incecco Vittoria, Farinone Enrico, Favia David, Garavini Laura, Gatti Maria Grazia, Giacomelli Antonello, Giammanco Gabriella, Gianni Giuseppe, Giovanelli Oriano, Giulietti Giuseppe, Gnecchi Marialuisa, Gozi Sandro, Grassi Gerolamo, Lagana' Fortugno Maria Grazia, Lenzi Donata, Lolli Giovanni, Losacco Alberto, Lovelli Mario, Luca' Mimmo, Marchi Maino, Marchignoli Massimo, Martino Pierdomenico, Mazzarella Eugenio, Melandri Giovanna, Meta Michele Pompeo, Mosella Donato Renato, Motta Carmen, Oliverio Nicodemo Nazzareno, Palagiano Antonio, Peluffo Vinicio Giuseppe Guido, Pes Caterina, Picierno Pina, Pizzetti Luciano, Pompili Massimo, Porta Fabio, Rampi Elisabetta, Razzi Antonio, Rubinato Simonetta, Samperi Marilena, Sbrollini Daniela, Scalera Giuseppe, Siragusa Alessandra, Strizzolo Ivano, Torrisi Salvatore, Touadi Jean Leonard, Velo Silvia, Zucchi Angelo Alberto

Divieto di finanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine antipersona ovvero di munizioni e submunizioni a grappolo (3638)

(presentato in data 19/12/2012 )

C.5407 approvato da 6° Finanze.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Vaccari Gianvittore

Misure per favorire una maggiore trasparenza nel mercato della distribuzione dei carburanti (3628)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatori Ferrante Francesco, Della Seta Roberto, De Luca Vincenzo, Di Giovan Paolo Roberto, Filippi Marco, Mazzuconi Daniela

Norme per la tutela e valorizzazione del patrimonio ferroviario in abbandono e la realizzazione di una rete della mobilità dolce (3629)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatore D'Ali' Antonio

Disposizioni in tema di riciclaggio di relitti navali e di navi abbandonate e istituzione del fondo per la riduzione dei rifiuti prodotti dalle navi (3630)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatori Gramazio Domenico, Ramponi Luigi, Gasparri Maurizio, Cursi Cesare, Lauro Raffaele, De Angelis Candido, Giuliano Pasquale, Barelli Paolo, Bevilacqua Francesco, Di Giacomo Ulisse, Totaro Achille, Viceconte Guido, Pontone Francesco, Burgaretta Aparo Sebastiano, Butti Alessio, Caligiuri Battista, Gamba Pierfrancesco Emilio Romano, Astore Giuseppe, Ciarrapico Giuseppe, Nessa Pasquale, Gentile Antonio, Milone Giuseppe, Rizzotti Maria, Spadoni Urbani Ada, Palma Nitto Francesco, Paravia Antonio, Mazzaracchio Salvatore

Disposizioni in materia di istituzione di un'assicurazione obbligatoria contro i rischi derivanti da calamità naturali, nonché di creazione di un Fondo per la sicurezza e l'efficienza energetica degli edifici (3631)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatrice Granaiola Manuela

Norme per la tutela delle manifestazioni internazionali del Carnevale di Viareggio, del Carnevale di Venezia e di altre manifestazioni carnevalesche di rilievo nazionale (3632)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatore Pinzger Manfred

Agevolazioni fiscali a sostegno del patrimonio rurale forestale (3633)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatore Pinzger Manfred

Norme per la promozione delle attività turistiche legate al vino del Trentino Alto Adige e istituzione delle "strade del vino del Trentino Alto Adige e delle tipicità enogastronomiche locali" (3634)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatore Pinzger Manfred

Istituzione di un marchio del turismo di qualità a sostegno del patrimonio storico e culturale dei piccoli comuni (3635)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatrice Negri Magda

Disposizioni per garantire la salute sulle navi, sugli aerei e sui treni, con la dotazione di defibrillatore semiautomatico e la presenza di personale abilitato a prestare primo soccorso in caso di emergenza (3636)

(presentato in data 19/12/2012 ) ;

senatrice Negri Magda

Disposizioni per garantire l'indipendenza, la trasparenza e la terzietà delle Autorità indipendenti (3637)

(presentato in data 19/12/2012 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Dep. Veltroni Walter ed altri

Celebrazione, nell'ambito del «Giorno della memoria», istituito dalla legge 20 luglio 2000, n. 211, del ricordo dei venti bambini ebrei della scuola di Bullenhuser Damm, utilizzati in esperimenti medici nel campo di sterminio di Neuengamme e di tutti i bambini vittime di guerre e di persecuzioni (3614)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

C.4195 approvato da 1° Aff. costit.

(assegnato in data 19/12/2012 );

In sede referente

Commissioni 10° e 13° riunite

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale (3627)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento

C.5617 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 19/12/2012 ).

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 19/12/2012 la 5ª Commissione permanente Bilancio ha presentato il testo degli articoli proposti dalla

Commissione stessa, per i disegni di legge:

"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013)" (3584)

Derivante da stralcio art. 1 e 2, art.3, cc. 1-8, art.3, c. 9, lett. a), art.3, c. 10, secondo per., art.3, c.14, art.3, cc. 17-27, art.3, cc. 29-31, art.3, cc. 37 e 38, art.3, cc. 42-76, artt. 4, 5, 6, art.7, cc. 1-11, art.7, cc. 14-21, art.7, cc. 25 e 26, art.7, cc. 35-39, art. 8, cc. 1-14, art. 8, cc. 17 e 18, art. 8, cc. 20-23, art. 9, c. 1,cpv."Art.16-bis,c.1,2,4-6", art. 9, c. 2, artt.12, 13 e 14 del DDL C.5534

C.5534-BIS approvato dalla Camera dei deputati;

"Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015" (3585)

C.5535 approvato dalla Camera dei deputati (assorbe C.5535-BIS).

Governo, trasmissione di atti e documenti

Negli scorsi mesi di ottobre e novembre e nel corrente mese di dicembre 2012 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri degli affari esteri, della difesa, dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e trasporti, dell'interno e dello sviluppo economico, per l'esercizio finanziario 2012, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

Con lettere in data 13 dicembre 2012, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Vedelago (TV); Castello di Godego (TV); Seminara (RC); Scandale (KR); Riardo (CE); Cenato Sopra (BG); Alluvioni Cambiò (AL) e Livorno Ferraris (VC).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 10 dicembre 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2008, relativo alla "Sistemazione geotecnica delle aree in frana in località Fonte la Pietra e Cimitero" nel Comune di Civitanova del Sannio (IS). La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e 13a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 963);

l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2010, per i "Lavori di restauro e risanamento conservativo del Palazzo Massajoli in Monte Grimano Terme (PU)". La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e 7a Commissione permanente, competenti per materia (Atto n. 964).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 dicembre 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 59, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, la relazione sulle attività del Fondo per il perseguimento di politiche attive a sostegno del reddito e dell'occupazione delle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A., relativa all'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CLXXXI, n. 5).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 5, 7, 12 e 18 dicembre 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:

della Fondazione ENPAIA - Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, per gli esercizi 2010 e 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 483);

della Cassa Nazionale del Notariato, per l'esercizio 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 484);

della Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari, per l'esercizio dal 1° gennaio al 31 maggio 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 485);

del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e CONI Servizi SpA, per l'esercizio 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 486);

dell'Autorità portuale di Livorno, per gli esercizi dal 2007 al 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 487).

Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Regioni e province autonome, trasmissione di atti

Con lettera in data 30 novembre 2012, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13, e successive modificazioni, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Regione del 23 novembre 2012, n. 154, concernente lo scioglimento del consiglio comunale di Teulada (Cagliari).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Palmizio ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03177 dei senatori Compagna ed altri.

Interpellanze

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:

il Pil scenderà quest'anno del 2,8 per cento; gli investimenti lordi del 12,7 per cento; la spesa per i consumi delle famiglie del 10,8 per cento; la domanda del 7,5 per cento; le esportazioni di beni e servizi del 3,1 per cento, le importazioni del 15,3 per cento; la bilancia dei pagamenti avrà un saldo negativo mentre continua la fuga di capitali verso l'estero (in Svizzera non sono più disponibili le cassette di sicurezza) e si è drasticamente ridotta la consistenza dei titoli di Stato da parte degli investitori esteri, nonostante la curva attraente dei rendimenti sui decennali superiore al 4 per cento netto. Anche la ventilata rinnovata fiducia degli investitori internazionali, grazie alla ritrovata credibilità italiana, attribuita al solido e sobrio Monti, sembra essere alquanto esagerata. Come si legge in un articolo del 15 dicembre 2012 su "Dagospia" «i titoli italiani in mano ad investitori esteri sono scesi infatti dai 796,85 miliardi del 2010 ai 721,7 del 2011 per arrivare ai 676,5 di settembre 2012» (con un calo pari a 120 miliardi dal 2010 e a 45 miliardi con la cura Monti), mentre «i titoli detenuti dai nostri istituti finanziari sono saliti dai 541 miliardi del 2010 ai 698 del settembre 2012, quelli della Banca d'Italia da 66 miliardi a 99 miliardi, e quelli in mani di altri residenti da 145 a 197 miliardi». La pressione fiscale, a giudizio dell'interpellante opprimente, ha raggiunto livelli di guardia costringendo il 58 per cento delle imprese, ben 615.000 ad adempiere ai doveri fiscali con il ricorso ai prestiti bancari, la richiesta al fisco di dilazioni di pagamento, con 40.000 imprenditori che non potranno pagare le imposte per mancanza di liquidità, come risulta dalla ricerca Ispo-Confartigianato;

a fronte di questa cattiva congiuntura, le cui ricadute sulle famiglie sono state calcolate in 2.200 euro su base annua, gli unici interventi sono andati nella direzione di offrire scialuppe di salvataggio alle banche che hanno sanato i buchi di bilancio, sia con le erogazioni della Banca centrale europea come prestiti triennali al tasso dell'1 per cento, che con l'estinzione di centinaia di miliardi di obbligazioni ibride, sulle quali era stata messa una garanzia settennale statale nel cosiddetto decreto salva Italia (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011);

come scrive Francesco De Dominicis per "Libero" del 18 dicembre 2012: «Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, domenica, in un'intervista, ha detto che a metà 2013 nel nostro Paese si potrebbe cominciare ad annusare aria di ripresa. C'è un settore, tuttavia, che gioca d'anticipo rispetto alle previsioni dell'inquilino di palazzo Koch: le banche italiane, infatti, secondo un documento riservato dell'Abi, non sembrano sentire più di tanto gli effetti della crisi e si preparano a chiudere in grande spolvero già il 2012. Gli utili degli istituti - che complessivamente nel 2011 hanno chiuso in rosso di 23,1 miliardi di euro - toccheranno quota 4 miliardi quest'anno per poi arrivare a 6,5 miliardi nei successivi dodici mesi. Totale: 10,5 miliardi di utili in appena due anni. Non male. Numeri che mostrano uno stato di salute assai positivo per il settore creditizio e che l'Assobancaria ha illustrato agli esponenti del Fondo monetario internazionale a metà novembre. Si tratta degli stessi dati, peraltro, che la scorsa settimana il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha parzialmente snocciolato nel corso di una tavola rotonda a Roma. Un blitz, quello di Sileoni, che ha spiazzato i banchieri. Il documento era destinato all'Fmi - con l'obiettivo di tenere alla larga nuovi attacchi all'industria bancaria italiana - ma, stando alla strategia delle banche, andava tenuto lontano dagli occhi dei sindacalisti, visto che è in corso una trattativa da 20-30mila esuberi. Trattativa che i maggiorenti dell'Abi vogliono portare avanti dimostrando che le banche sono in ginocchio. «E invece no» dice il numero uno Fabi. Pronto a dare battaglia ai banchieri. Del resto, le condizioni sono ottime un po' su tutti i fronti. È destinato a migliorare, anzitutto, il mercato dei prestiti a famiglie e imprese: +0,5% quest'anno e +1,9% l'anno prossimo. Bene anche il margine di interesse che, dopo un lieve calo dell'1,2% quest'anno, schizzerà a +2,5% nel 2013. Il roe (utile netto su patrimonio) aumenta dell'1,1% e poi dell'1,7%. Segnali positivi financo per le sofferenze: la crescita dei prestiti non rimborsati, infatti, rallenterà bruscamente: dal 27,6% dello scorso anno si passa al 18,4% del 2012 e al 13,8% del 2013. Bene l'andamento di depositi e raccolta: alla frenata del 2011 (-2,7%), le banche italiane rispondono con un biennio previsto in miglioramento (+4% e +3,8%). Sarà stata la cura del Governo di Mario Monti?»;

gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale europea "Moneta e banche", nel bollettino dicembre 2012 sui tassi applicati nei Paesi dell'area euro, registrano una media del 4,88 per cento per i mutui in Italia, contro il 3,49 per cento dell'area euro con un differenziale di ben 139 punti base, mentre per il credito al consumo, le banche italiane applicano una media dell'8 per cento, contro il 6,12 per cento dell'area euro con un differenziale di ben 188 punti base e conseguenti maggiori oneri nell'ammortamento dei prestiti;

considerato che a giudizio dell'interpellante:

i dati positivi di bilancio e riduzione delle sofferenze destinati a migliorare nel biennio 2012-2013, con utili pari a 10,5 miliardi di euro a fronte di perdite di 23,1 miliardi nel 2011, dovrebbero portare ad una riduzione del costo del denaro che sta strozzando famiglie ed imprese con un differenziale di 139 punti base sui mutui e di 188 punta base su credito al consumo;

tali politiche monetarie predatorie a danno di cittadini, famiglie, imprese e del sistema Paese dovrebbero essere contrastate da autorità vigilanti che non sembrano assumere funzioni di terzietà ed equidistanza nella delicata gestione del credito e del risparmio,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda adottare per impedire che la delicata ed armonica funzione creditizia, necessaria per l'economia del Paese, possa essere vulnerata da gestioni particolari tendenti a penalizzare le attività produttive e l'uscita dalla cattiva congiuntura economica, prodotta dagli stessi banchieri.

(2-00558)

Interrogazioni

PITTONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

è stato adottato lo schema di regolamento recante modifiche agli articoli 5 (programmazione degli accessi) e 15 (norme transitorie e finali) del decreto ministeriale 10 settembre 2010, n. 249, recante disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria;

lo schema prevede di soddisfare il fabbisogno di docenti derivante dalla programmazione regionale, il tasso medio di impiego del personale supplente assunto, nel triennio precedente, con contratti a tempo determinato su posti disponibili, anche se non vacanti; la maggiorazione del 30 per cento per la copertura delle scuole paritarie e dei percorsi di istruzione e formazione professionale delle regioni, che però è applicata a valori più consistenti di quelli attuali;

l'articolo 15, in particolare, reca disposizioni relative a un percorso abilitante speciale per i docenti non di ruolo in possesso di determinati requisiti di servizio, purché abbiano maturato, a decorrere dall'anno scolastico 1999/2000 fino all'anno scolastico 2011/2012 incluso, «almeno tre anni di servizio», con contratto a tempo determinato, in scuole statali o paritarie nella classe di concorso richiesta per la relativa partecipazione secondo quanto previsto dai decreti del Ministro della pubblica istruzione 10 agosto 1998, n. 354, e 30 gennaio 1998, n. 39;

il decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, adottato in esecuzione della direttiva comunitaria 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali fra diversi Paesi comunitari, fa discendere il riconoscimento dell'abilitazione nel Paese di arrivo anche all'effettivo svolgimento dell'attività professionale per almeno 3 anni sul territorio dello Stato membro di partenza in cui è stato conseguito o riconosciuto il titolo di laurea, fatta salva una diversa regolamentazione della professione nello Stato di provenienza;

l'iscrizione ai predetti «percorsi formativi abilitanti speciali» non prevede il superamento di prove di accesso;

considerato che:

anche il Consiglio nazionale della pubblica istruzione nell'ambito dell'espressione del parere allo schema di decreto ministeriale ha sottolineato l'esigenza di un ulteriore approfondimento sul requisito di servizio ribadendo che sarebbe stato opportuno mantenere i tradizionali "360 giorni", e invitando il Ministro in indirizzo a un riesame di tale previsione;

ad avviso dell'interrogante, parametri diversi, se assunti senza cautele, alimentano il rischio di contenziosi volti a far risaltare il profilo professionale definito e stabilito dai contratti stipulati con i docenti delle graduatorie della III fascia d'istituto,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno sollecitare il prescritto parere del Consiglio di Stato relativo allo schema di decreto ministeriale citato, al fine di consentire il completamento nell'attuale Legislatura in corso dell'iter per l'attivazione dei tirocini formativi attivi speciali, con la possibilità di aggiornare l'accesso a chi ha maturato i canonici 360 giorni di servizio.

(3-03212)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ADRAGNA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

da articoli di stampa ("La Sicilia", 30 settembre 2012) e da numerosi interventi tuttora visibili su Internet ("Malgrado Tutto Web", "Informacarcere", "Articolo 21"), risulta che il detenuto Alfredo Sole, recluso nell'istituto milanese di Opera, con ergastolo ostativo per due condanne a vita per reati di mafia, reclama di poter ottenere il proprio computer, che aveva a disposizione fino ai primi mesi del 2010, quando era detenuto nel penitenziario di Livorno, di cui è stato privato al momento del trasferimento a Opera;

il detenuto, arrestato nel settembre 1991, nel pieno della "guerra di mafia" che imperversava tra le province di Agrigento e Caltanissetta e che vedeva lo scontro sanguinoso tra le cosche di Cosa nostra e quelle della "Stidda", nel suo ventennale percorso carcerario ha avuto modo di intraprendere gli studi, diplomandosi e in seguito iscrivendosi all'università, superando molti esami di filosofia;

Sole, sia pure condannato a due ergastoli per gravi reati di mafia, ha pubblicamente preso le distanze dal proprio passato criminale e lo ha fatto sia nel libro "I ragazzi di Regalpetra" del giornalista Gaetano Savatteri, pubblicato da Rizzoli nel 2009, in un capitolo a lui interamente dedicato (intitolato "Fine pena mai"), nel quale non solo ammette le proprie personali responsabilità nei gravi fatti per i quali è condannato con sentenze definitive, ma mostra evidenti segni di consapevolezza ("questa strada porta solo in due posti. La morte o la galera" e "Non capisco come ancora qualcuno ci caschi: (...) la gente ti rispetta solo perché ha paura. Ma ero troppo giovane, non riflettevo, non analizzavo le cose. Se avessi letto i libri che leggo adesso avrei saputo esaminare la situazione, avrei capito che sbagliavo");

Alfredo Sole è intervenuto più volte, con lettere aperte inviate dal carcere al periodico "Malgrado tutto", piccolo ma prestigioso giornale che vanta collaborazioni illustri (del calibro di Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, Matteo Collura e molti altri) e che si pubblica a Racalmuto (Agrigento), il paese di Leonardo Sciascia, lo stesso paese nel quale è nato e cresciuto Sole e dove ha compiuto i gravi reati per i quali è condannato, rivolgendosi ai giovani e invitandoli a non seguire il suo esempio e ad abbandonare la strada della violenza (si legge su "Malgrado Tutto", giugno 2010, la "Lettera dall'ergastolo ai giovani. Non fate come me, la mafia è solo morte e inferno" di Alfredo Sole);

Alfredo Sole nel proprio computer ha raccolto appunti di studio, memorie, ricordi e scritti vari che costituiscono il patrimonio personale di anni di studi e considerazioni in cui ha cercato di prendere le distanze dal proprio passato criminale;

in assenza di esso, nella cui memoria sono custoditi elaborati e riflessioni sugli studi compiuti, Alfredo Sole non è in grado di compilare e organizzare la tesi di laurea necessaria per concludere i propri studi;

il detenuto ha mostrato la volontà di abbandonare il corso di studi, non potendo concluderlo secondo il programma prefissato, frustrando e interrompendo così un sofferto e laborioso percorso di crescita culturale, con le inevitabili positive ripercussioni che questo può avere nella sfera morale dell'individuo, proprio in sintonia con quanto disposto dalla Costituzione all'articolo 27, dove indica che le pene "devono tendere alla rieducazione del condannato",

si chiede di sapere:

se sia vero, a quanto risulta, che il tribunale di sorveglianza di Milano ha disposto che il computer venga riconsegnato al detenuto;

se sia vero che la direzione del carcere di Opera non ha ottemperato, ormai da oltre 2 anni, non solo al regolamento penitenziario, ma anche alla stessa ordinanza del giudice del tribunale di sorveglianza di Milano.

(3-03213)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ICHINO, GRANAIOLA, MARCUCCI, FERRANTE, DELLA SETA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'Anas ha predisposto nei mesi scorsi uno studio di fattibilità, che ha già trasmesso al Cipe, per la costruzione di un collegamento stradale tra la strada regionale n. 445, in particolare il paese di Vagli (Lucca) in Garfagnana, e la città di Carrara, attraverso un traforo principale ipotizzato sotto il monte Tambura;

tale progetto si colloca all'interno del parco regionale delle Alpi apuane e interessa siti protetti dalla normativa europea, italiana e regionale (toccando zone SIC, SIR e ZPS); tra l'altro, recentemente, al parco è stata riconosciuta la qualifica di geosito da parte dell'Unesco, ignorata dalla documentazione predisposta dall'Anas;

i percorsi ipotizzati (al momento sono state presentate tre varianti) attraversano una zona carsica tra le più importanti, e al tempo stesso delicate, dell'intero territorio nazionale, mettendo perciò a repentaglio anche il bacino idrico più importante dell'intera Toscana: la sorgente del Frigido a Forno ha una portata media di 1.500 metri al secondo;

l'area carsica ospita un ecosistema ipogeo di importanza mondiale (con 6 abissi superiori ai 1.000 metri di profondità, dei quali il Roversi, 1.350 metri, è il più profondo d'Italia), con pozzi, fiumi e laghi sotterranei in gran parte inesplorati, fino ad oggi topografati per circa 50 chilometri di sviluppo (si veda il catasto delle grotte della Regione Toscana, curato dalla Federazione speleologica, che ha censito 150 cavità);

in base a questi dati e soprattutto al fatto che non si è in grado di ipotizzare che cosa esista all'interno delle montagne destinate a essere attraversate dalla strada si paventa la distruzione di un patrimonio ambientale inestimabile;

le opere previste, sia i viadotti (alti fino a 150 metri), sia le gallerie, si collocano in aree del territorio del comune di Massa (la cui amministrazione ha già espresso parere negativo) che risultano essere, dalla carta regionale dei rischi geomorfologici allegata al progetto, zone "ad alto rischio"; la stessa relazione preliminare di valutazione d'impatto ambientale predisposta da Anas suggerisce di "mettere in sicurezza il territorio" prima di procedere, dal momento che le opere metterebbero a forte rischio i versanti interessati;

dal piano economico allegato al progetto Anas, contrariamente a quanto è stato annunciato a mezzo stampa, risulta che il finanziamento progettato sarebbe sufficiente a garantire l'equilibrio economico per meno della metà del progetto e che il contributo pubblico necessario dovrebbe essere, sia in forma diretta che in compensazioni su imposte, pari a 310 milioni di euro;

l'autofinanziamento del progetto si fonda anche sulla riapertura di 10 cave a Vagli e ben 22 a Carrara con un evidente sovraccarico di attività estrattiva in un'area protetta;

l'opera appare peraltro finalizzata alla sola attività estrattiva, senza ricadute positive per la popolazione dei territori interessati, che potrebbe viceversa avere dei vantaggi assai rilevanti dalla valorizzazione e dal potenziamento della linea ferroviaria Lucca-Aulla,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga che debba essere esclusa l'opportunità o comunque la priorità di questa iniziativa rispetto ad altri investimenti in opere infrastrutturali assai meno dannose per l'ambiente e più utili per lo sviluppo del Paese, quali opere di riassetto geomorfologico del territorio alla luce anche dei recenti eventi alluvionali che hanno interessato la provincia di Massa Carrara e l'alta Garfagnana, e il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie.

(4-08891)

PINZGER, MOLINARI, GIAI, FANTETTI, FILIPPI Alberto, CASTIGLIONE, SCARABOSIO, NESSA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

tradizionalmente la stima della rendita catastale degli immobili del gruppo D (alberghi, fabbricati industriali, magazzini, officine e negozi al disopra dei 200-300 metri quadrati, fabbricati rurali) veniva fatta tenendo conto del valore dello stato dell'immobile al momento della stima stessa e, quindi, con una relativa e adeguata riduzione del valore stesso;

recentemente gli uffici del catasto hanno cominciato a valutare tali immobili tenendo conto del loro stato nell'anno 1988-1989, l'epoca censuaria cui vanno riferiti i soli valori o prezzi;

attraverso questo nuovo criterio di valutazione un immobile nuovo e uno di 25 anni di età vengono stimati nella stessa maniera e questo, naturalmente, comporta un aumento della rendita catastale che incide particolarmente sui capannoni e sugli impianti che hanno una vita utile inferiore;

con la circolare n. 6/2012 della Direzione centrale catasto e cartografia l'Agenzia del Territorio ha deciso di ufficializzare tale scelta,

si chiede di conoscere il motivo di tale scelta e se il Ministro in indirizzo intenda intervenire per quanto di competenza al fine di modificarla.

(4-08892)

COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e dello sviluppo economico - Premesso che:

in questi giorni, di fronte alle pressioni sempre più insistenti esercitate da alcune grandi compagnie petrolifere miranti ad ottenere il via libera alle trivellazioni nel mar Jonio, si sono mobilitate per protestare ben tre Regioni;

le rappresentanze di Puglia, Calabria e Basilicata hanno apertamente manifestato il fermo dissenso alle trivellazioni;

è fondato il timore che i depositi di petrolio e gas siano realmente presenti sui fondali jonici e che ciò porterebbe poi alla realizzazione di vere e proprie piattaforme marine per l'estrazione mettendo a repentaglio l'intera economia delle citate regioni fondata sull'agricoltura e sul turismo;

è un dato di fatto che l'agricoltura ed il turismo dello Jonio non vogliano correre rischi di alcun tipo e quindi il "no" è preventivo e arriva già in questa fase, in cui le compagnie chiedono "soltanto" di sondare;

nella popolazione di queste tre regioni è assolutamente ferma la volontà e l'intenzione di bloccare sul nascere ogni tentativo di assalto al mare che metterebbe a repentaglio i valori naturalistici, il turismo, l'industria della pesca, le biodiversità e l'agricoltura;

è appurato il fatto che le trivellazioni feriscono e danneggiano in modo irreparabile il territorio;

secondo molte associazioni scientifiche ed ambientaliste questa "lottizzazione" senza scrupoli del mare italiano porterebbe ad individuare ed estrarre circa 129 milioni di tonnellate di gas o idrocarburi, che agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all'Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi, con il serio rischio di ipotecare, invece, per sempre il futuro di intere aree di importante valenza naturalistica e turistica,

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza rivedendo le decisioni prese tenendo conto della volontà manifestata da ben tre Regioni e anche alla luce di più attente valutazioni sul rapporto costi-benefici.

(4-08893)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

è giunta all'interrogante la segnalazione di un raggiro di cui sarebbe stata vittima una consumatrice;

in particolare la signora, in data 3 ottobre 2011, si sarebbe recata in una boutique di Roma, per l'acquisto di un abito. Al momento di saldare, le sarebbe stata proposta, senza alcuna informazione al riguardo, una modalità di pagamento che comportava la cessione irrevocabile e permanente del credito per tutti gli acquisti eventualmente effettuati presso l'esercente commerciale in favore della Cashpoint SpA;

ciò sarebbe avvenuto mediante sottoscrizione di un cedolino allegato allo scontrino fiscale. La consumatrice sarebbe stata informata solo successivamente dalla propria banca, Banca Popolare di Spoleto, di una richiesta di autorizzazione di addebito permanente in conto corrente da parte di CashPoint Srl (dunque, peraltro, una ragione sociale diversa rispetto a quella individuata dal cedolino allegato allo scontrino fiscale);

la signora avrebbe effettuato dei controlli dai quali sarebbe emerso che CashPoint Srl (dunque la società che aveva presentato la richiesta di pagamento alla banca) era stata cancellata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze dall'elenco di cui all'art 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1999 (TUB) sin dal 5 agosto 2011 (e dunque ben tre mesi prima della sottoscrizione della cessione di credito in questione); pertanto, al momento in cui alla consumatrice era stata proposta la cessione, la CashPoint Srl non avrebbe potuto operare legittimamente sul mercato del credito, in quanto la stessa non risultava più iscritta nell'apposito elenco;

la Cashpoint SpA, interpellata sulla questione, non avrebbe mai fornito risposta;

a quel punto la signora avrebbe interpellato la Banca d'Italia inviando una nota in data 25 giugno 2012. Quest'ultima avrebbe omesso di rispondere a quanto richiesto, limitandosi a segnalare che, dal 1° novembre 2011 (e dunque successivamente a quanto accaduto ed oggetto di segnalazione), il servizio oggetto di esposto era erogato da Cofidis (a parere dell'interrogante non risulta chiara l'attinenza della risposta con la vicenda);

la Banca d'Italia, dunque, soggetto deputato alla vigilanza, informata dell'esercizio di attività abusiva da parte di una società cancellata dall'elenco in gestione alla stessa Banca d'Italia, avrebbe omesso non solo di fornire un qualsiasi chiarimento alla consumatrice, ma altresì di intraprendere qualunque indagine sulla vicenda, qualunque intervento volto a inibire, per il futuro, il perpetrarsi di simili episodi da parte della stessa società e qualunque segnalazione alle autorità giudiziarie per quanto di competenza;

considerato che l'art. 106 del TUB ("Albo degli intermediari finanziari") sancisce: «1. L'esercizio nei confronti del pubblico dell'attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma è riservato agli intermediari finanziari autorizzati, iscritti in un apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia. 2. Oltre alle attività di cui al comma 1 gli intermediari finanziari possono: a) emettere moneta elettronica e prestare servizi di pagamento a condizione che siano a ciò autorizzati ai sensi dell'articolo 114-quinquies, comma 4, e iscritti nel relativo albo, oppure prestare solo servizi di pagamento a condizione che siano a ciò autorizzati ai sensi dell'articolo 114-novies, comma 4, e iscritti nel relativo albo; (...) 3. Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, specifica il contenuto delle attività indicate nel comma 1, nonché in quali circostanze ricorra l'esercizio nei confronti del pubblico»;

considerato che, a giudizio dell'interrogante, sarebbe opportuno dare notorietà a come le autorità preposte alla vigilanza e al controllo intendono garantire i consumatori da pratiche di abusivo esercizio del credito,

si chiede di sapere;

se il Governo sia a conoscenza di un intervento della Banca d'Italia riguardo alla situazione descritta;

quali misure urgenti di propria competenza intenda attivare per porre fine a fenomeni di sciacallaggio che sfruttano la buona fede dei consumatori per trarre vantaggi e profitti.

(4-08894)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (si veda, ad esempio, "Corrieredell'Umbria.it" del 9 dicembre 2012) che Poste Italiane SpA ha stabilito la chiusura dell'ufficio postale di Canale, frazione di Orvieto;

risulta all'interrogante che il sindaco Antonio Concina avrebbe fatto, tramite propri canali, un'accorata richiesta all'azienda per scongiurare la soppressione dell'ufficio postale in questione;

considerato che:

oggi gli uffici postali rappresentano ormai l'unico servizio pubblico rimasto nei luoghi marginali, interni e disagiati, particolarmente necessario alle fasce più deboli e anziane della popolazione;

Poste Italiane, con la sua reiterata politica di tagli, riduzioni e soppressioni, non sembra ormai più in grado di mantenere i principi di universalità del servizio postale, sanciti dalle direttive europee e finanziati dello Stato;

a giudizio dell'interrogante sarebbe da rivedere complessivamente il ruolo di assoluto monopolio rivestito oggi da Poste Italiane;

recentemente Orvieto è stata oggetto di una pesante alluvione che ha comportato esondazioni e frane in tutta l'Umbria, specie nel versante occidentale. Precipitazioni record che hanno messo in ginocchio parte della regione e che non si manifestavano così intense da 50 anni;

numerosi sono stati gli sfollati nell'orvietano e in altri luoghi della regione. Decine di famiglie non hanno potuto far rientro in casa,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la decisione di Poste Italiane comporti un pesante disagio ai tanti cittadini che saranno costretti a spostarsi in macchina e percorrere chilometri, magari a volte anche su strade non sicure, per raggiungere il più vicino ufficio postale, con la conseguenza inevitabile di un sovraffollamento degli uffici già esistenti che di certo non spiccano per efficienza;

quali iniziative di competenza intenda assumere per promuovere, da parte di Poste Italiane, la revisione della decisione di chiudere l'ufficio di Canale al fine di non penalizzare i residenti interessati, lasciandoli isolati, e dando così un segnale di solidarietà in questo momento tragico post alluvione, in cui i segni della calamità sono ancora vivissimi nel territorio orvietano;

se non ritenga urgente e doveroso, in un momento di crisi come quello che sta attraversando il Paese, con manovre "lacrime e sangue" che costeranno 2.103 euro all'anno a famiglia, con imposte, tasse e ulteriori oneri tributari a carico delle famiglie, destinati ad aumentare, intraprendere le opportune misure al fine di procedere ad un taglio della spesa pubblica, a partire dagli sprechi e dalle spese inutili, garantendo comunque i servizi pubblici essenziali.

(4-08895)

LANNUTTI, VITA, CARLINO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

durante un'audizione da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) del presidente del consorzio CONNA, Mario Albanesi, la storica associazione no profit del settore radiotelevisivo, sarebbero venuti alla luce fatti inauditi su come sia stato amministrato il settore strategico delle comunicazioni, che se fossero accertati apparirebbero dirompenti per la loro gravità;

a giudizio degli interroganti, il "grande imbroglio" radiotelevisivo comincia subito dopo il censimento imposto dalla "legge Mammì" (legge n. 223 del 1990), quando gli armadi ministeriali contenenti l'intera documentazione inviata da radio e televisioni di tutta Italia furono posti sotto sequestro dal magistrato romano Anna Maria Cordova, con il conseguente arresto di politici e dipendenti del Ministero. Ma è fra gli anni 1993 e 1994 che per la forte pressione esercitata da alcuni gruppi editoriali alla ricerca di legittimazioni venne consumata tutta una serie di reati con il rilascio di "concessioni" atte al proseguimento dell'attività totalmente abusive, perché il comma 5 dell'articolo 34 della stessa legge impediva inderogabilmente di rilasciare concessioni in assenza dei piani di assegnazione delle frequenze: "Le concessioni previste nella presente legge possono essere rilasciate solo dopo l'approvazione del piano di assegnazione"; confermato dal comma 2 dell'articolo 16 che stabiliva che nell'atto del rilascio di concessione "sono determinate le frequenze sulle quali gli impianti sono abilitati a trasmettere, la potenza, l'ubicazione e l'area da servire da parte dei suddetti impianti;

nessuna di queste condizioni venne rispettata: i piani di assegnazione non vennero mai realizzati, né le altre condizioni vennero soddisfatte, neppure in minima parte;

a tale pesante vizio di origine delle "concessioni", che a giudizio degli interroganti non è azzardato definire truffaldine, si è aggiunta l'imposizione del "digitale terrestre" - affatto necessario perché poteva essere realizzato meglio valendosi dei numerosi satelliti in orbita geostazionaria, lasciando sulla terra le cose come stavano ed evitando rottamazioni e distruzioni di televisori - che ha fatto esplodere tutta una serie di altri meccanismi di concessione che gli interroganti ritengono trappole perniciose, come la divisione degli operatori televisivi locali in "gestori di rete" o in "fornitori di contenuti";

su questa base sarebbero state rilasciate frequenze in base a graduatorie che agli interroganti sono parse congegnate a beneficio di chi intende continuare a utilizzare i mezzi di comunicazione televisivi al fine di trarre esclusivamente profitti economici e vantaggi politici, e non da chi invece intende valersene per promuovere l'informazione e la socialità;

i risultati ottenuti a giudizio degli interroganti sono stati catastrofici, perché un gran numero di emittenti sparse sull'intero territorio nazionale, in genere proprio quelle maggiormente utili, dislocate nei piccoli centri, vengono in questi giorni "espulse" e costrette a chiudere;

a giudizio degli interroganti la pianificazione avrebbe dovuto assicurare a tutte le televisioni in funzione la possibilità di poter proseguire nella loro attività;

considerato che una sola frequenza poteva essere "divisa" ricavandone anche 6 canali di ottima qualità tecnica, un piano che non avesse risentito di spinte partigiane estranee all'interesse pubblico non li avrebbe assegnati tutti, come è avvenuto, al medesimo soggetto ma a 6 emittenti diverse, compresa quella del possessore della frequenza;

va da sé che con appena 9-10 frequenze si sarebbero ottenuti un gran numero di canali, 50 o 60, largamente sufficienti a soddisfare le richieste di tutte le emittenti in esercizio e magari qualcuna di più (molti piccoli comuni ne sono sprovvisti), senza strangolare gli operatori in un'inestricabile congerie di norme, lacci e lacciuoli (anche umilianti), al fine di rendere loro la vita impossibile, specie se sprovvisti economicamente e carenti di mezzi amministrativi;

inoltre, i vantaggi per le compagnie telefoniche sarebbero stati notevoli: avrebbero avuto molto più spazio in banda e a prezzi più bassi, senza dover esercitare pressioni giunte all'incredibile decisione governativa di espropriare i punti di trasmissione dal 61 al 69, in previsione di fare altrettanto, fuori da ogni regola di legittimità, anche per altri che vanno dal 50 al 60;

ci si potrà domandare come sia possibile che scelte piane e lineari abbiano potuto essere travisate al punto da risultare contorte, contraddittorie e liberticide;

a parere degli interroganti tale situazione potrebbe essere ascrivibile alle manovre di qualcuno che costantemente orienta le scelte fondamentali in questo campo in funzione dei suoi personali interessi. A questo proposito basti pensare che consigliere del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Massimo Vari, delegato alle comunicazioni dal ministro Corrado Passera, e di Roberto Sambuco capo dipartimento è Stefano Selli, ex direttore della Frt, l'associazione televisiva presieduta da Fedele Confalonieri: egli riveste l'incarico di "consigliere a titolo gratuito", ma non è difficile immaginare che probabilmente potrebbe essere in una situazione di conflitto d'interesse;

considerato che:

si legge su "Tvdigitaldivide" in un articolo del 18 dicembre 2012: «Dieci giorni fa il ministro Passera aveva assicurato che l'asta per le frequenze tv sarebbe stata realizzata entro la fine della Legislatura del Governo Monti. Il voto, allora era già previsto per il 10 marzo. Ora si parla di un voto a fine febbraio, e tutti si dicono sicuri che la gara, nata dalle ceneri dell'ex Beauty Contest (che regalava i canali tv a Mediaset e Rai), si farà solo dopo le elezioni. Se infatti già prima eran stretti i tempi per l'avvio dell'asta (ma c'è chi sussurra troppo stretti), oggi, alla luce delle dimissioni annunciate da Monti, sono praticamente impossibili. Per Stefano Carli de La Repubblica, questo significa che il Governo ora è più libero, non ha più bisogno di usare le frequenze tv di volta in volta come bastone o carota verso un parlamento popolato dai sudditi di Berlusconi. La crisi politica, dice Carli, ha raggiunto almeno un risultato positivo: il rinvio della gara pubblica. Svolgere l'asta in questa fase sarebbe stata la garanzia di un esito economico insoddisfacente per le casse dello Stato. C'è la crisi, e non ci sono i soldi. Basta vedere l'andamento della vendita di TI Media e La7. Dove non sono ancora arrivate offerte valide. Nel 2013 forse l'economia si potrebbe riprendere. E se le Camere non saranno più dominate dalle esigenze di famiglia di Arcore, allora forse gli operatori stranieri, i famosi nuovi entranti richiamati dalla Commissione europea, si affacceranno nel mercato televisivo italiano. Intanto ieri si è chiusa la consultazione pubblica indetta dall'Agcom sullo schema di regolamento della gara. La scorsa settimana, Aeranti-Corallo ha portato davanti ai commissari dell'Autorità le ragioni delle Tv locali. Nel corso dell'audizione, in riferimento al limite stabilito dalla Commissione europea di cinque multiplex DVB-T che ogni operatore può complessivamente detenere dopo lo switch-off, l'Associazione ha chiesto che venga previsto che gli operatori di rete nazionale, che si trovino in questa situazione, non possano partecipare alla procedura e che, in via strettamente subordinata, quelli titolari di quattro multiplex DVB-T e di un multiplex DVB-H debbano preventivamente rinunciare in via definitiva, al fine della partecipazione alla gara, alla facoltà di convertire il multiplex DVB-H in altre tecnologie (DVB-T, DVB-T2 o analoghe). Inoltre, Aeranti-Corallo, sussistendo la possibilità, a norma del comma 2 dell'art. 3-quinquies del DL 16/2012, convertito con modificazioni dalla legge 44/2012, di prevedere la realizzazione di reti per macro-aree di diffusione, con l'uso flessibile della risorsa radioelettrica, e, in considerazione della riserva di un terzo delle frequenze a favore dell'emittenza locale, ha chiesto che due delle sei frequenze previste dalla procedura vengano poste in gara (per macro-aree di diffusione), per essere assegnate alle Tv locali. Il presidente dell'Agcom, Angelo Cardiani, ha dichiarato nei giorni scorsi: "Ci piacerebbe un'asta pulita". Ha inoltre affermato che alla gara non parteciperanno né Mediaset né la Rai, ma non per limiti imposti dal regolamento: "Non è un'esclusione mirata a Rai e Mediaset, è una condizione per la partecipazione all'asta che fa sì che sia molto probabile che sia Rai che Mediaset non parteciperanno per lo scelta aziendale"»,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di interrompere immediatamente la disattivazione delle emittenti attualmente in funzione, operata dalla polizia postale;

se non intenda adoperarsi per quanto di competenza per adottare le opportune misure al fine di rivedere il settore strategico delle comunicazioni ed in particolare la sua gestione e amministrazione e per restituire rigore, trasparenza e legalità;

quali iniziative ritenga di assumere, con la massima sollecitudine, per individuare le modalità opportune per garantire che l'assegnazione delle frequenze avvenga in maniera trasparente e previo espletamento di procedure ad evidenza pubblica;

se non intenda affrontare con urgenza le problematiche dell'emittenza locale, coinvolgendo le associazioni rappresentative degli operatori del settore, anche al fine di ripristinare i tagli effettuati con diversi provvedimenti al fondo per l'emittenza locale;

se non intenda adottare gli opportuni interventi al fine di garantire un uso efficiente della risorsa radiotelevisiva.

(4-08896)

PETERLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

ai sensi degli articoli 99 e 100 dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, il diritto all'uso della lingua tedesca nei rapporti con la pubblica amministrazione e con gli uffici giudiziari è garantito quale diritto fondamentale, in quanto tutelato da norme costituzionali;

in provincia di Bolzano, a fronte della necessità urgente di coprire gli organi di polizia con personale bilingue, al fine di garantire la comunicazione nella lingua dei cittadini ivi residenti, con decreto del Ministero dell'interno del 24 novembre 2011, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 94 del 29 novembre 2011, è stato bandito un concorso pubblico per il reclutamento di 2.800 allievi agenti della Polizia di Stato;

in attuazione del decreto legislativo 21 gennaio 2011, n. 11, recante "Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige recanti modifiche all'articolo 33 del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, in materia di riserva di posti per i candidati in possesso dell'attestato di bilinguismo, nonché di esclusione dall'obbligo del servizio militare preventivo, nel reclutamento del personale da assumere nelle Forze dell'ordine", 11 posti erano riservati agli aspiranti in possesso dell'attestato di bilinguismo, di cui all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, concernente "Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di proporzionale negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego";

rispetto ai 18.357 candidati, solo 5.973 sono entrati in graduatoria, dei quali appena 16 sono in possesso dell'attestato di bilinguismo e sono risultati idonei, comunque, come già illustrato, a fronte di 11 posti riservati;

la situazione della provincia autonoma di Bolzano è caratterizzata dall'assoluta necessità di personale bilingue;

parrebbe, peraltro, che i posti a livello nazionale siano stati aumentati di 70 unità, mentre nulla di analogo è stato deciso in relazione al personale bilingue,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga grave che nel concorso pubblico citato siano solo 11 i posti riservati ad aspiranti in possesso dell'attestato di bilinguismo;

se sia vero che i posti nazionali in concorso siano stati aumentati complessivamente di 70 unità;

in caso affermativo, se non ritenga indispensabile intervenire per aumentare il personale bilingue, a fronte delle carenze che in tal senso caratterizzano la provincia autonoma di Bolzano nei rapporti con la pubblica amministrazione e con gli uffici giudiziari;

in attesa di una soluzione definitiva, se non ritenga di tenere valide le idoneità espresse per i candidati non vincitori, ma comunque idonei, per poterli poi recuperare con un successivo provvedimento.

(4-08897)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che scrive Lorenzo Dilena per "Linkiesta" su Jean-Pierre Mustier, il potentissimo banchiere che gestisce gli investimenti di Unicredit, il quale sarebbe al centro di un potentissimo conflitto d'interessi: «L'Italia vanta una vasta casistica di conflitti di interesse e un'eccellente tradizione di affari conclusi fra vecchi compari. Quello che mancava era un "old boys network" d'importazione. La lacuna è stata colmata. Quasi due anni fa. Grazie alla più internazionale delle banche italiane: il gruppo Unicredit. Da marzo 2011 Jean-Pierre Mustier è il capo della divisione Corporate e Investment Banking ("Cib") dell'Unicredit. Francese, 51 anni, braccio destro dell'amministratore delegato Federico Ghizzoni, Mustier è il banchiere che sovrintende ai grandi affari di Unicredit. Prestiti, consulenza e servizi di ogni tipo alle grandi imprese, investimenti e servizi sul mercato dei capitali (azioni e debito), derivati e prodotti strutturati, rapporti con il Tesoro, operazioni di finanza immobiliare strutturata (come le cartolarizzazioni di mutui), private equity, progetti infrastrutturali: è sterminato l'elenco degli affari che passano nella divisione di Unicredit guidata da Mustier. Questo ramo del gruppo gestisce oltre 220 miliardi di prestiti alla clientela e altrettanti investimenti azionari, obbligazionari e strutturati. Al momento, è anche quello che fa più utili: nei primi nove mesi di quest'anno circa la metà dei 3,2 miliardi di profitti lordi del gruppo è generato da questa divisione che impiega 9.500 professionisti sparsi nei 22 Paesi in cui il gruppo opera e nelle filiali e uffici di corrispondenza. Quest'anno la banca si è anche posizionata ai primi posti nelle graduatorie europee per i collocamenti obbligazionari. Di affari Mustier continua a farne anche con i vecchi amici di Parigi e di Londra, colleghi o uomini d'affari conosciuti ai tempi gloriosi di Société Générale, la banca francese in cui ha percorso una folgorante carriera nel campo degli equity derivatives, i derivati azionari. Nel 1987, a 26 anni, Mustier è il secondo impiegato della nascente divisione dei derivati azionari, un terreno su cui il banchiere costruisce il suo network relazionale sia all'interno della banca sia sul mercato. A quasi due anni dall'arrivo del banchiere francese a Milano, anche gli "old boys" sono tornati. La quaresima è finita. I nomi» e alcune delle «consuetudini del passato di Mustier sono nel presente di Piazza Cordusio. Nomi che si incrociano negli investimenti (l'operazione Tikehau), nell'erogazione di crediti (Screen Service), nelle scelte strategiche (l'operazione Kepler), e anche nella linea di comando. Come suo vice Mustier ha chiamato Olivier Khayat, un suo collaboratore, responsabile del Capital marktes, nella banca francese. La lunga carriera alla Société Générale si era interrotta il 6 agosto 2009 con le dimissioni inaspettate di Mustier. Pochi giorni prima, il 29 luglio, gli è stata notificata l'accusa di insider trading. L'Autorité des marchés financiers, la Consob francese, lo accusa di aver venduto 6mila azioni SoGen sulla base informazioni privilegiate di cui disponeva nell'agosto 2007, quando cioè la crisi di liquidità originata dai mutui subprime americani era cominciata da poco più di un mese. L'ipotesi del regolatore francese era che, essendo a conoscenza del fatto che i modelli interni usati dalla banca per valutare obbligazioni strutturate (Cdo di mutui cartolarizzati) sottostimassero le potenziali perdite, Mustier era stato (in) grado di prevedere l'evoluzione negativa delle quotazioni di SoGen, e quindi aveva venduto. In tribunale, però, il banchiere viene scagionato dall'accusa, dopo aver dimostrato di aver tenuto la maggioranza del suo pacchetto azionario, subendo delle perdite connesse al crollo delle quotazioni della banca. A giugno 2010, comunque, l'Amf gli appioppa comunque una multa di 100mila euro. Ma l'insider trading, anche se solo come infrazione amministrativa, era troppo anche un banchiere con le spalle larghe e la reputazione di Mustier. Soprattutto, se arrivava dopo lo scandalo Kerviel. Da banchiere di punta della Société Générale, noto nella City per essere un mago della finanza strutturata, Mustier incappa in uno dei più incredibili scandali della crisi finanziaria che era cominciata l'estate precedente. Mustier è il capo di Jérome Kerviel, il trader a cui è stata imputata l'intera responsabilità per la perdita 5 miliardi di euro subita da Société Générale a gennaio 2008, a seguito della chiusura di posizioni speculative. È lui a denunciare Kerviel. Il trader viene arrestato, processato e poi condannato a cinque anni per aver aperto posizioni in derivati superando i limiti a lui consentiti, e sviando i controlli con operazioni fittizie e menzogne ripetute. Gli investimenti riguardavano gli equity derivatives, la materia di cui è maestro Mustier. Erano saliti fino a sfiorare 50 miliardi di euro. All'insaputa dei superiori, hanno sentenziato il tribunale e la corte d'appello di Parigi. Per il banchiere, però, la botta è dura: si parla (di) 50 miliardi di euro, non di noccioline. Come è possibile che nessuno se ne sia accorto, e che sia stato possibile violare i controlli? Lui stesso, del resto, ammette le "debolezze" nei sistemi interni di vigilanza: "Non ho prestato abbastanza attenzione al rischio di frodi", dice ai giudici. In quegli anni, Société Générale si vantava peraltro di avere le strutture di trading su derivati più all'avanguardia fra le banche di investimento globali. Mustier paga lo scotto, dopo qualche mese viene trasferito in un'altra divisione, e nell'estate 2009 segue l'uscita. Quando Unicredit lo chiama, a febbraio 2011, per Mustier gli allori di Société Générale sono un ricordo. Dopo un periodo da disoccupato, Mustier è consulente e socio di Tikehau Capital Advisors, società francese specializzata nella gestione del debito ad alto rischio. Con l'ingresso in Unicredit, la partecipazione di Mustier in Tikehau va ceduta, e così avviene. Ma anziché finire qui, il rapporto prosegue in altre forme. È Unicredit a rilevare una quota di minoranza nella società francese, il primo marzo seguente. Un'operazione lampo, visto che il banchiere prenderà servizio solo il 14. Cinque milioni di euro per il 10%, e dunque una valutazione complessiva di 50 milioni per una società di gestione che a fine 2010 dichiarava masse gestite per 375 milioni. Unicredit, poi, si impegna anche a sottoscrivere i fondi di Tikehau per 100 milioni di euro, da versare a chiamata, secondo quanto riferisce una fonte vicina all'area finanza del gruppo. L'annuncio arriva in coincidenza con l'ingresso del banchiere in Piazza Cordusio. Ma sull'operazione serpeggiano subito delle perplessità: che senso ha per una banca come Unicredit impegnare risorse in distressed asset (cioè debiti decotti), prestiti bancari subordinati, mezzanine finance e per di più in un mercato, la Francia, dove il gruppo ha pure smobilitato la filiale di Parigi, da un anno? "Mettere in relazione le capacità sviluppate da Tikehau Capital Advisors, in termini di origination e gestione degli assets creditizi, con la dimensione europea di UniCredit", è la spiegazione ufficiale. Più di recente, spunta il caso Screen Service, una piccola società quotata a Piazza Affari che produce apparati per la trasmissione del segnale televisivo digitali. Lo scorso ottobre arriva un'Opa lanciata da Monte Bianco, un veicolo di investimento controllato da Hld, una holding di investimento francese di cui Mustier è uno dei principali singoli investitori con il 6,6 per cento. Non solo. Unicredit si è impegnata per iscritto a mettere a disposizione di Monte Bianco quanto necessario per l'offerta pubblica (30 milioni). Nello stesso tempo è fra le banche creditrici con cui Screen Service sta trattando la rinegoziazione di un debito da 35 milioni. In questa vicenda, tutto sommato piccola, la stessa persona riveste insomma tre ruoli: è finanziatore di una società in difficoltà, è il banchiere che sostiene chi lancia l'Opa su quella società, ed è fra i soci del veicolo che finanzia come banchiere. La scelta che invece ha destato più stupore, anche per l'impatto strategico, è la decisione di chiudere progressivamente i servizi di trading e ricerca azionaria. A novembre 2011, la banca annuncia un'alleanza con il broker Kepler Capital Markets, quartier generale a Parigi ma sede legale a Nyon (Ginevra), nel cantone di Vaud, noto per le agevolazioni fiscali. Kepler fornirà a Unicredit "ricerca azionaria e garantirà la fornitura dei report degli analisti" e in cambio avrà in esclusiva l'esecuzione del trading all'Europa occidentale. Ubs, la banca oggi guidata da Sergio Ermotti, il predecessore di Mustier a Unicredit, ha tagliato il trading sui titoli di debito, che assorbiva troppo capitale, puntando invece sull'azionario. La scelta di Unicredit, viene spiegato, è giustificata dalla volontà di tagliare costi: in conseguenza dell'accordo, la banca manda o ha mandato a casa o» ricollocato «circa 120 fra analisti e trader, fra Milano, Monaco e Vienna. Dallo scorso giugno, l'accordo è stato esteso anche a tutto l'Est Europa. Di fatto, oggi Unicredit, che storicamente aveva la quota più rilevante nel brokeraggio degli investitori istituzionali, non ha più né trading sull'azionario né ricerca sulla Borsa Italiana né su Germania, Polonia, Austria: tutto passa per Kepler. Fonti finanziarie a conoscenza dell'accordo riferiscono che quest'ultima retrocede a Unicredit il 50% delle commissioni incassate sulle operazioni della clientela della banca. Varata l'esternalizzazione dell'intermediazione mobiliare nell'azionario, Unicredit ricalibra la propria strategia. Guarda caso, l'occasione la dà un altro affare pensato e concluso a Parigi il 17 luglio scorso: Chevreux, la casa di brokeraggio azionario del Crédit Agricole, si fonderà con Kepler. Mustier saluta positivamente l'accordo e annuncia che è "aperto a prendere una quota di minoranza in Kepler Chevreux" e addirittura a esplorare la possibilità di un'alleanza con l'Agricole nell'equity capital markets. Tout se tient, messieurs. Oltre a Mustier nell'affare Kepler sono attivi a vario titolo altri ex Société Générale e banchieri che hanno lavorato nei desk di equity e equity derivatives delle principali istituzioni francesi. L'aumento di capitale di ottobre 2011, organizzato da Gerardo Braggiotti di Banca Leonardo, apre la porta a nuovi investitori. Con l'occasione Banca Leonardo conferisce il suo minuscolo ramo di brokeraggio azionario, più un conguaglio cash di pochi milioni, e in cambio ottiene una quota del 5 per cento. Lo schema, che verrà ripetuto con varianti, punta a due obiettivi: da un lato concentrare i volumi di intermediazione, e dall'altro a offrire una sorta di servizio di gestione dei licenziamenti, su cui ormai il broker franco-elvetico ha acquisito una certa esperienza. A Quirin e agli altri manager di Kepler resta il 53%, mentre nell'azionariato compare il fondo di private equity francese Blackfin Capital Partners, con una quota superiore al 40 per cento. Ideatore, socio e presidente di Blackfin è Laurent Bouyoux. Nel mestiere, Bouyoux è il maestro del maestro: è lui che nel 1986-1994 ha fondato e diretto quella divisione derivati azionari di Société Générale, dove Mustier è andato a bottega. Al suo fianco, nel business dei derivati azionari, c'era già Paul Mizrahi: i due faranno coppia nelle successive tappe professionali in Commerzbank e nella creazione di Fortuneo, un broker online poi ceduto al Crédit Mutuel Arkea (altro azionista di Kepler, insieme alla Cdp francese). Con tutti questi interessi parigini era dunque un peccato che, un anno prima dell'arrivo di Mustier, Unicredit avesse sostanzialmente smobilitato la filiale di Parigi, in quanto il mercato francese non offriva spazi adeguati. Con Mustier si cambia strategia: il mercato francese diventa importante. A capo della filiale di Parigi arriva allora Patrick Soulard, un altro dei collaboratori del banchiere a Société Générale. Nel giro di poco tempo la squadra si rafforza: vengono assunti tre senior banker, figura professionale di altissimo livello nella gerarchia delle banche d'investimento. Contando Soulard, fanno quattro superbanchieri senior per l'unica filiale francese di Unicredit, in Avenue des Champs Elysées, a Parigi. "La filiale di Parigi di Unicredit rappresenta una piattaforma distributiva totalmente dedicata alla clientela francese con particolare attenzione alle esigenze delle imprese di grandi dimensioni, dei fondi di private equity e delle istituzioni finanziarie", è la nuova linea. Per strappare quote di mercato a Bnp Paribas, all'Agricole alla stessa Société Générale e alle altre banche d'investimento, Unicredit dovrà proporre condizioni più attraenti ai grandi clienti e assumersi rischi maggiori. A ogni buon conto, in Italia, cioè nel principale mercato domestico principale del gruppo, i senior banker sono tre»;

considerato che, a giudizio dell'interrogante:

sarebbe opportuno far luce sulle ragioni per cui Unicredit ha deciso di affidare la gestione degli investimenti a Jean-Pierre Mustier, a quanto risulta dall'articolo citato al centro di un forte conflitto di interesse, in quanto, una volta uscito, senza onori, da Soggen e multato dall'Autorité des marchés financiers (Amf) nonché condannato per aver aperto posizioni in derivati superando i limiti a lui consentiti, sviando i controlli con operazioni fittizie e menzogne ripetute, è arrivato a Milano e continua a compiere operazioni, servendosi di Unicredit, con il suo vecchio giro di finanzieri spericolati e strapagati dalla stessa Unicredit;

sarebbe opportuno accertare se il cambio di strategia adottato da Unicredit - che l'ha portata ad adottare decisioni che hanno destato stupore, come nel caso della società Tikehau Capital Advisors dove sono state impegnate risorse in "debiti decotti", prestiti bancari subordinati, mezzanine finance e per di più in un mercato, la Francia, dove il gruppo aveva pure smobilitato la filiale di Parigi, da un anno, oppure la decisione di chiudere progressivamente i servizi di trading e ricerca azionaria - non sia servito unicamente per favorire il banchiere Mustier, dalla dubbia reputazione, nonché altri ex Société Générale e banchieri che hanno lavorato nei desk di equity e equity derivatives delle principali istituzioni francesi;

sarebbe opportuno verificare quali siano le reali motivazioni per cui, da quando è arrivato Mustier, il mercato francese, che non offriva spazi adeguati, è diventato di colpo importante, al punto da potenziare la filiale parigina mettendo a capo della stessa Patrick Soulard, un altro dei collaboratori del banchiere a Société Générale, e assumendo, nel giro di poco tempo, tre senior banker, figure professionali di altissimo livello nella gerarchia delle banche d'investimento, oltre a Contando Soulard;

sarebbe opportuno adottare misure volte a risolvere il rilevante conflitto di interesse oggetto delle nuove scelte strategiche di Unicredit dall'arrivo del banchiere Mustier,

si chiede di sapere:

quali iniziative di carattere legislativo il Governo intenda assumere al fine di mettere al riparo i risparmiatori da una gestione privatistico-clientelare delle banche, che all'interrogante pare mettere a repentaglio il capillare e sudato risparmio postale degli italiani solo ed unicamente per interessi clientelari;

se sia a conoscenza di un intervento della Banca d'Italia riguardo alla situazione descritta.

(4-08898)

CARLONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

l'associazione di volontariato "Haiat" di Napoli collabora con gli ospedali campani ed italiani per facilitare il ricovero dei bambini stranieri provenienti dall'estero presso le loro strutture, da oltre 15 anni. L'associazione si occupa soprattutto di bambini provenienti dalla Palestina e da altri Paesi poveri. L'associazione assiste i bambini e i loro accompagnatori dal momento dell'invio della documentazione di richiesta di aiuto in campo sanitario, al loro arrivo in Italia e fino al momento della loro partenza, offrendo anche un supporto di mediatori interculturali;

l'associazione il 12 ottobre 2012 ha inviato una formale richiesta di visto al consolato italiano a Gerusalemme est per M. A., un bambino che ha bisogno di un intervento per l'applicazione dell'impianto cocleare;

il piccolo dovrebbe essere sottoposto a questo delicato intervento che richiede il ricovero del bambino, almeno 7 giorni prima dell'intervento per gli accertamenti di routine, presso la struttura dell'ospedale San Carlo di Potenza dove il dottor Rocco Cantore eseguirà gratuitamente l'intervento in seguito all'autorizzazione della Regione Basilicata. Il bambino, dopo l'operazione, dovrà rimanere 2 mesi in Italia per poter effettuare l'attivazione, assicurarsi che non c'è pericolo di rigetto e la prova dell'udito;

normalmente il consolato rilascia i visti sanitari entro 20 giorni;

dalle informazioni ricevute risulta che il consolato italiano di Gerusalemme est ha più volte ricevuto la documentazione completa per il rilascio del passaporto ma ogni volta c'è stato un rinvio e la richiesta di nuovi documenti a corredo del rilascio del permesso di soggiorno. Inoltre la pratica rimbalza da un funzionario all'altro ed ogni volta bisogna ripetere tutte le procedure;

il dottor Rocco Cantore si è messo direttamente in contatto con l'ambasciata per rassicurare che saranno garantite l'ospitalità e le cure necessarie per il bambino;

considerato che:

il dottor Cantore e la responsabile dell'associazione hanno già più volte inviato tutta la documentazione richiesta dai funzionari del consolato di Gerusalemme est per il rilascio del visto;

l'intervento chirurgico richiede tempi di programmazione ospedaliera;

la Convenzione sui diritti dell'infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia. La Convenzione obbliga infatti gli Stati che l'hanno ratificata ad uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell'adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori. All'art. 24 la Convenzione riconosce "il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi al fine di verificare l'accaduto;

quali siano i reali motivi che impediscono il rilascio del visto per il bambino e sua madre.

(4-08899)

MORRA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

Palazzo Colangelo Altieri, nel Comune di Monteleone di Puglia (Foggia), è un edificio di proprietà di più privati, tra loro in disaccordo (e in causa), i quali hanno ottenuto un contributo per la sua demolizione e ricostruzione con i fondi del terremoto;

i Vigili del fuoco e il Genio civile hanno l'incarico di seguire i lavori su disposizione del Tribunale civile di Foggia;

adiacente all'edificio, ora in fase avanzata di ricostruzione (è stata completata tutta la parte strutturale, sino al tetto), vi è una chiesa di pregio, soggetta a tutela, in cui sono state notate modeste fessurazioni sul muro latistante;

le crepe potrebbero essere state determinate dalla demolizione ab imis del palazzo e avrebbero potuto aggravarsi col permanere del vuoto;

a giudizio dell'interrogante, soltanto la sospensione della ricostruzione avrebbe potuto recare pregiudizio alla statica dell'edificio religioso, in quanto avrebbe ritardato il consolidamento dell'area ad esso adiacente; inoltre, nessuna influenza (né positiva né negativa) può avere la prosecuzione dei lavori, nel momento in cui il ricostruendo edificio è ormai uscito dalle fondamenta e ricostruito sino al solaio del primo piano;

la Soprintendenza ha preteso dal Comune (che avrebbe dovuto contrapporsi al Genio civile) una sospensione dei lavori, con la nota prot. n. 11568 in data 12 settembre 2011, senza tenere in alcun conto l'avviso del Genio civile (che seguiva i lavori su incarico del TAR, per la salvaguardia del sito e della pubblica incolumità);

in data 16 novembre 2011, in occasione d'un sopralluogo nel Comune di Monteleone di Puglia, il funzionario della Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici di Foggia rilevò che erano in corso i lavori di ripavimentazione di via Vittorio Emanuele, finanziati dalla Regione Puglia - Servizio assetto del territorio su determina dirigenziale n. 83 del 10 febbraio 2011;

con l'ordinanza prot. 15125 del 22 novembre 2011, la Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici di Bari (competente per le province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari), dispose la sospensione dei lavori, ai sensi e per gli effetti dell'art. 28 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;

a seguito del ricorso del Comune registrato al n. 23065/2011, il Presidente della Sez. III del TAR di Bari accolse con decreto n. 966 del 6 dicembre 2011 l'istanza cautelare inaudita altera parte e consentì l'esecuzione dei lavori necessari per mettere in sicurezza l'area di cantiere, fissando all'udienza del 13 gennaio 2012 l'esame dell'istanza incidentale di sospensione cautelare;

con determina prot. n. 13 del 2 gennaio 2012, il responsabile unico del procedimento (RUP) dispose la ripresa dei lavori poiché, a norma dell'art. 28, comma 3, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, erano ormai scaduti i trenta giorni per l'avvio del procedimento di verifica o di dichiarazione d'interesse storico o culturale;

con sentenza n. 251/2012 Reg. Prov. Coll. del 13 gennaio 2012, il TAR di Bari condannò il Ministero per i beni e le attività culturali al pagamento delle spese processuali e degli onorari di giudizio;

la strada in oggetto era stata rifatta ex novo da una trentina d'anni e più volte manomessa per riparazioni ai sottoservizi e cedimenti vari. Non sussisteva, a giudizio dell'interrogante, alcuno dei requisiti per l'interesse culturale, sebbene fosse stato asserito che si trattava di immobile realizzato oltre 70 anni fa;

con una sospensione prolungata il Comune avrebbe perso l'intero contributo e sarebbe stato obbligato a pagare col bilancio ordinario i lavori iniziati e non conclusi nei termini (perché sospesi inopinatamente dalla Soprintendenza), contravvenendo al disciplinare regolante i rapporti tra la Regione Puglia e l'Amministrazione comunale (nota regionale prot. AOO145 n. 2580 del 16 marzo 2011);

se i lavori non fossero stati ultimati il Comune avrebbe avuto ulteriori danni così come i cittadini e gli esercizi commerciali insediati lungo la strada, che sarebbe rimasta a tempo indefinito priva di pavimentazione, soggetta ad infiltrazioni nel pieno della stagione invernale, con i sottoservizi ammalorati ogni giorno di più;

premesso altresì che, sempre a quanto risulta all'interrogante:

esiste in centro paese, ma non è vincolato, un edificio a due piani, il cui terraneo è di proprietà di vari privati, tra i quali figura per prima l'Archidiocesi di Foggia-Bovino;

per detto edificio, essendo il tetto pericolante, erano stati approvati dei lavori di sostituzione e ristrutturazione del primo piano al fine di adibirlo a casa canonica;

in esito a sopralluogo del funzionario della Soprintendenza, si ritennero i lavori privi di titolo abilitativo poiché carenti del preventivo parere della Soprintendenza, la quale emise l'ordinanza prot. n. 12518 del 29 settembre 2011 di sospensione dei lavori;

a seguito di ulteriore sopralluogo del medesimo funzionario, con nota prot. n. 15392 del 25 novembre 2011, la Soprintendenza acclarò che i lavori effettuati sino al momento della sospensione non avevano recato danno al bene culturale in oggetto (senza precisare di quale bene culturale si stesse trattando) e che, qualora sottoposti preventivamente all'esame della stessa Soprintendenza, secondo le disposizioni, avrebbero ricevuto regolare autorizzazione. Quindi la Soprintendenza ribadì che la prosecuzione delle opere era subordinata alla presentazione di una variante che integrasse alcuni aspetti conservativi sui materiali e sulla riduzione del rischio sismico. Infine, invitò il Sindaco, il RUP e il direttore dei lavori a porre in atto misure idonee a prevenire pericoli per la conservazione del bene (non precisando a quale tipo di tutela fosse soggetto il manufatto) ed a preservare la pubblica e privata incolumità (l'immobile era rimasto privo di copertura in piena stagione invernale);

l'Archidiocesi di Foggia-Bovino, con nota prot. n. 170-930 del 5 dicembre 2011, chiarì che la sospensione di cui all'art. 28, comma 2, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004 non era un atto obbligatorio, bensì facoltativo, anche alla luce della mera "presunzione" del carattere culturale del bene in oggetto. Inoltre denunciò l'intempestività del provvedimento, anche alla luce delle informazioni e dei chiarimenti che potevano essere assunti direttamente dal funzionario della Soprintendenza circa il carattere conservativo dell'intervento. Altresì ribadì il carattere condominiale della proprietà, in cui la quota di proprietà ecclesiale si era costituita completamente solo nel 1992, quindi non dal nascere dell'edificio, essendo fisicamente separata dal complesso edilizio costituito dalla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e destinata in via esclusiva ad abitazione del parroco. Infine precisò che, essendo dubbia la classificazione dell'edificio come "bene culturale", i lavori sarebbero ripresi e qualunque opera provvisionale, a tutela della pubblica e privata incolumità, non solo non era giustificabile, ma avrebbe avuto le stesse finalità della copertura definitiva dell'immobile;

con nota prot. n. 16422 del 16 dicembre 2011, la Soprintendenza concesse l'ultimazione delle sole opere di copertura e subordinò la conclusione dei lavori al rilascio dell'autorizzazione ai sensi del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, relativamente alle altre parti strutturali;

l'Archidiocesi di Foggia-Bovino, con nota prot. 205-965 del 21 gennaio 2012, dichiarò il provvedimento di sospensione revocato ope legis poiché, ai sensi dell'art. 28, comma 3, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, non era intervenuto nei termini alcun avvio del procedimento di apposizione del vincolo, né bastava l'età dell'edificio per farlo dichiarare, sic et simpliciter, vincolato. Riprese e completò, pertanto, i lavori progettati, salve modifiche migliorative e conservative, che erano già nello spirito della progettazione e nella finalità dell'intervento;

anche in questo caso la Soprintendenza avrebbe perseguito, a giudizio dell'interrogante, un'applicazione della disposizione avulsa dal contesto e dall'oggetto dell'opera in corso, ostacolando e mettendo a rischio la staticità dell'edificio, con i danni conseguenti per la pubblica e privata incolumità. Si tratta di un edificio rimasto senza copertura in piena stagione invernale, in un paese posto a quota 863 metri sopra il livello del mare (il più alto della Regione Puglia);

premesso ancora che, sempre a quanto risulta all'interrogante:

con nota prot. n. 1078 del 30 marzo 2011, il Comune di Monteleone di Puglia trasmise alla Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici di Bari (competente per le province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari), il progetto di efficientamento degli edifici pubblici comunali interessati dall'intervento sul Palazzo Municipale;

con note prot. n. 6043 del 12 maggio 2011 e n. 6825 del 27 maggio 2011, la Soprintendenza espresse parere negativo circa l'intervento su parte del tetto del palazzo municipale, in quanto la sistemazione dei pannelli prefabbricati su parte del tetto del palazzo municipale contrastava, sia per cromie, sia per materiali, con il manto di copertura in cotto, condizionando negativamente la percezione visiva dell'intero palazzo: inoltre l'uso di materiali estranei alla tradizione, oltre ad impoverire il bene architettonicamente nella sua essenza culturale, contribuiva alla perdita del suo caratteristico aspetto monumentale. Invitò a presentare un nuovo progetto che tenesse conto di tali indicazioni;

l'Amministrazione comunale ottemperò redigendo una perizia di variante tecnica, che ridusse drasticamente le superfici interessate dall'intervento, confinandole ad una sola falda del tetto, prospiciente una stradina secondaria e rendendo l'intervento invisibile da ogni angolo visuale (essendo incastonati gli elementi indesiderati nella copertura stessa), come fu dimostrato anche con ricostruzione digitale dell'intervento nelle tavole allegate alla variante. Con ciò aveva adempiuto alle osservazioni contenute nel provvedimento di diniego, in quanto l'intervento non condizionava negativamente né la percezione visiva dell'intero palazzo né impoveriva il bene architettonicamente, non facendo perdere ad esso in alcun modo le caratteristiche monumentali. Tale struttura municipale era stata già soggetta ad interventi di completa ristrutturazione, successivi al terremoto del 1981 e con le provvigioni di cui al decreto-legge n. 75 del 1981, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 219 del 1981, allorché la struttura di copertura era stata completamente rifatta (la precedente era crollata) con materiali moderni. Il tetto in questione è oggi un corpo eterogeneo, avendo perso (e da tempo) qualsiasi carattere riconducibile alla preesistente struttura;

con nota prot. n. 14440 del 9 novembre 2011, la Soprintendenza espresse parere negativo anche per questa variante poiché si riferiva alla parte di progetto non autorizzata, rilevando altresì che essa, pur se meno impattante rispetto al progetto non autorizzato, non risultava ottemperare a pieno alle motivazioni che avrebbero indotto la Soprintendenza a valutare favorevolmente l'intervento, concludendo con l'invito a ripresentare un nuovo progetto che tenesse conto di quanto indicato;

la Soprintendenza seguitava ad esprimere pareri, a parere dell'interrogante senza tenere conto che la parte di progetto non autorizzata era in pratica il progetto stesso e che l'unico progetto presentabile era quello per cui era stato ottenuto dallo Stato il finanziamento, cioè l'efficientamento energetico dell'edificio, attraverso la realizzazione di impianti fotovoltaici sul tetto degli edifici stessi, allo stesso modo di altri impianti la cui realizzazione era stata autorizzata sul resto del territorio nazionale (e con lo stesso finanziamento);

l'edificio non era stato mai sottoposto a vincolo né era stata mai avviata alcuna procedura di verifica o di dichiarazione dell'interesse culturale (pur essendo il progetto da oltre un anno in possesso della Soprintendenza);

con nota prot. n. 1402 del 30 aprile 2012, l'Amministrazione comunale comunicò che si sarebbe proceduto al programmato intervento, ai sensi dell'art. 28, comma 3, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;

premesso ancora che, sempre a quanto risulta all'interrogante:

la Regione Puglia - Settore Edilizia residenziale pubblica (ERP) - stanziò finanziamenti per la formazione di Programmi integrati di riqualificazione delle periferie (PIRP) ed emise un apposito bando di gara riservato agli enti locali;

la proposta del Comune di Monteleone di Puglia fu ritenuta ammissibile a finanziamento per un importo di 800.000 euro e fu sottoscritto apposito accordo di programma;

nell'ambito di tale finanziamento era previsto l'"Impianto di pubblica illuminazione comunale a basso impatto ambientale - R.R. 13/2006" per un importo di 600.000 euro;

nel corso dei lavori e nell'ambito delle tante visite operate nel Comune, il funzionario di zona della Soprintendenza osservò che, ai fini di una eventuale dichiarazione d'interesse dei pali della pubblica illuminazione rimossi (pericolanti e tecnologicamente vetusti), bisognava inviare anche questo progetto per il prescritto parere, come tutti gli altri PIRP; l'assunto fu ufficializzato con la nota della Soprintendenza prot. n. 2510 del 21 febbraio 2012, quando i lavori erano pressoché conclusi;

l'impianto in questione è stato eseguito al di fuori del centro storico, in zona periferica e, pertanto, non di competenza della Soprintendenza. Inoltre, il progetto era finalizzato esclusivamente a: a) sostituire i pali della pubblica illuminazione e i relativi corpi illuminanti sulla ex strada statale 91-bis e nella periferica via Mancini; b) sostituire i soli corpi illuminanti (lampadine) in altre parti dell'abitato urbano, per la omogeneizzazione del sistema di risparmio energetico e del basso impatto ambientale, ai sensi del regolamento regionale 13/2006, alla cui realizzazione era indirizzato tutto il progetto;

premesso infine che, sempre a quanto risulta all'interrogante:

nell'ambito del finanziamento di 800.000 euro di cui alla premessa precedente era previsto l'"Intervento di recupero edilizio di Palazzo Alfano da destinare a Centro Sociale" nel Comune di Monteleone di Puglia per un importo cofinanziato dalla Regione di 200.000 euro;

tale progetto fu inviato alla Soprintendenza di Bari al solo fine di una verifica circa l'eventuale interesse culturale del bene, così come suggerito dalla Regione Puglia per tutti i PIRP, ed assunto al protocollo n. 13834 del 25 ottobre 2011;

nonostante il Comune avesse convocato per il 2 febbraio 2012 apposita conferenza dei servizi con tutti gli enti deputati al rilascio di pareri e/o autorizzazioni, ex art. 14 della legge n. 241 del 1990, la Soprintendenza non partecipò a tale riunione né inviò note a riguardo, a differenza di altre Amministrazioni, con ciò dimostrando, a giudizio dell'interrogante, non solo disinteresse ma anche sgarbo istituzionale;

non risultando avviato alcun procedimento di verifica e di dichiarazione dell'eventuale interesse culturale del bene in questione, il Comune comunicò con nota prot. 992 del 26 marzo 2012, ai sensi dell'art. 28, comma 3, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, l'intento di procedere all'intervento;

la Soprintendenza, nonostante gli atti precedenti e la decadenza dei termini di legge, con nota prot. n. 5967 del 3 maggio 2012, ha comunicato (senza specificarli) motivi ostativi all'accoglimento della richiesta, ai sensi dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 e, per quanto attiene alla volontà espressa dal Comune di procedere all'intervento, aggiungeva che, ai sensi dell'art. 10, comma 1, del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, sin quando non fosse intervenuta la verifica (senza specificare entro quanto tempo) di cui all'art. 12, comma 1, dello stesso codice, il Comune non sarebbe stato legittimato a procedere;

a seguito di sopralluogo effettuato in data 12 giugno 2012, la Soprintendenza medesima inviò la nota prot. n. 8976 del 25 giugno 2012, rappresentando per la prima volta la possibilità di apporre un vincolo sul bene in questione e attribuendo alla volontà dell'amministrazione comunale l'avvio del relativo procedimento;

l'amministrazione comunale non ha mai manifestato detta volontà e, anzi, dissentendo con quanto intrapreso dalla Soprintendenza, ha rappresentato più volte le proprie perplessità, sia in ordine alla data di costruzione dell'immobile, sia in ordine alla circostanza che l'immobile è stato fin al 2008 in possesso di privati e dopo tale data è stato acquisito parzialmente al patrimonio comunale, sia, infine, in ordine alle condizioni fatiscenti dell'immobile medesimo;

d'altra parte la Soprintendenza, nella nota di avvio del procedimento del vincolo, ha del tutto omesso di indicare gli elementi che renderebbero l'immobile meritevole di tutela;

all'interrogante pare che la Soprintendenza avverta la necessità di sottoporre a tutela immobili di proprietà pubblica e privata solo allorquando sono in corso lavori già appaltati o in corso di affidamento;

la nota di avvio del procedimento di apposizione del vincolo è pervenuta all'Amministrazione comunale in data 7 settembre 2012, prot. n. 2834, allorché erano ormai in corso le operazioni di gara e, quindi, risultava oltremodo problematico interrompere e/o annullare la procedura;

la Regione Puglia ha già avvisato che ulteriori ritardi porteranno inevitabilmente alla revoca del concesso finanziamento;

l'appalto in questione, poi, viene aggiudicato con le modalità dell'offerta migliorativa e, dunque, le imprese partecipanti hanno prodotto apposita progettualità migliorativa e, in caso di annullamento della gara, ciascun partecipante può richiedere il rimborso dei relativi oneri all'amministrazione aggiudicatrice;

in data 16 ottobre 2012 l'Ufficio provinciale del settore lavori pubblici - servizio edilizia sismica - ha acclarato con nota n. 73762 del 18 ottobre 2012 che la scelta progettuale (demolizione e ricostruzione) adottata dal Comune è l'unica possibile, attesa la scarsa consistenza delle esistenti murature portanti dell'edificio e la circostanza che il Comune di Monteleone ricade in zona ad alto rischio sismico;

la citata nota si conclude con la raccomandazione di dare immediata esecuzione al progetto, invitando gli uffici comunali a monitorare costantemente l'equilibrio statico dell'edificio stesso al fine di scongiurare pericoli per la privata e pubblica incolumità;

l'intervento proposto prevede il reimpiego degli elementi più significativi dell'immobile da ristrutturare così da salvaguardare i residui valori testimoniali e costruttivi;

con nota prot. n. 17059 del 30 novembre 2012, viene comunicato dalla Soprintendenza che non vi è alcuna procedura di vincolo da espletare, essendo l'immobile stesso già vincolato per legge in quanto di proprietà di un ente pubblico, e che per la demolizione e la ricostruzione occorre un'autorizzazione il cui rilascio non è di competenza della Soprintendenza; la nota si conclude con il reiterato invito a non dar corso ai lavori;

all'interrogante pare che detti provvedimenti, oltre ad aggravare le già precarie condizioni statiche dell'edificio, potrebbero danneggiare anche l'Amministrazione comunale in termini di revoca del finanziamento regionale già concesso;

considerato che da quanto sinora esposto, emerge, a giudizio dell'interrogante, un contegno neppure minimamente collaborativo da parte della Soprintendenza, che sarebbe stato, invece, sommamente auspicabile per conseguire consensualmente dei risultati,

l'interrogante chiede di conoscere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo su quanto riportato e se, sulla base dei fatti esposti, siano riscontrabili singoli comportamenti non in linea con i principi relativi al buon andamento della pubblica amministrazione ovvero se siano ravvisabili danni al pubblico erario.

(4-08900)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-03212, del senatore Pittoni, sui requisiti di accesso ai tirocini formativi speciali.