Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 855 del 18/12/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
855a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente NANIA
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-Diritti e libertà: Misto-DL; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Pensionati: Misto-PP; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT..
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RESOCONTO SOMMARIO
La seduta inizia alle ore 18,04.
Il Presidente Nania ha comunicato che la Commissione bilancio terminerà i propri lavori questa sera: la discussione in Assemblea dei documenti finanziari inizierà domani alle ore 11. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 15.
Il sen. PERDUCA (PD) ha richiamato l'attenzione sulla battaglia per l'amnistia e per i diritti dei detenuti condotta da Marco Pannella, che è in sciopero della fame da una settimana.
La seduta termina alle ore 18,09.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 18,04).
Si dia lettura del processo verbale.
AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 dicembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli senatori, in considerazione dello stato dei lavori della 5a Commissione, che concluderà l'esame dei documenti di bilancio questa sera, la discussione in Assemblea dei documenti stessi è rinviata alla seduta antimeridiana di domani.
Al fine di consentire la predisposizione e la distribuzione dei testi, la seduta avrà inizio alle ore 11. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 15 di domani.
Sulle condizioni di salute dell'onorevole Marco Pannella
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, vorrei soltanto informare l'Assemblea delle condizioni di salute dell'onorevole Marco Pannella, che è ancora in clinica, dove continua a rifiutare qualsiasi tipo di trattamento sanitario e non si idrata, e che alle ore 19 sarà a "Radio Carcere" su Radio Radicale.
Molti parlamentari, senatori e deputati, si sono manifestati con messaggi di solidarietà, io credo forse non comprendendo la dimensione di ciò che Pannella denuncia. È vero che il nostro Senato è stato occupato addirittura per due giorni su tematiche che avevano a che fare con le carceri, ma quella autoconvocazione iniziava con la richiesta di un'amnistia o di un indulto e poi anche di politiche di depenalizzazione e di decarcerizzazione. Tra l'altro, pare che in queste ore al Senato si voglia incardinare in sede referente - e non deliberante - il fantomatico disegno di legge relativo alla cosiddetta messa alla prova; sarebbe stato forse più opportuno fare ulteriore pressione sul Gruppo della Lega e chiedere che almeno quelle 248 persone, che secondo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria potranno godere di questo provvedimento, possano in effetti goderne, magari come regalo di Natale.
Lo ripeto ancora una volta, e non perché ci sia da convincere qualcuno tra chi avrebbe avuto la possibilità di praticare alcune convinzioni o avrebbe dovuto prendere in considerazione il patente stato di illegalità costituzionale e quindi porre fine alla flagranza criminale di questa nostra Repubblica italiana: ciò che Pannella chiede è un'amnistia non solo e non tanto per la situazione nelle carceri, ma perché non vengono rispettati dalla Repubblica italiana gli obblighi internazionali, che sono quelli di rispettare in primis la Carta fondamentale e poi tutte le leggi che quotidianamente ancora in questi minuti stiamo continuando ad adottare.
Allo stesso tempo è stato anche chiesto di esprimere candidature per la lista «Rosa nel pugno-Amnistia, giustizia e libertà». Molti tra coloro che sono presenti in quest'Aula non sanno che cosa sarà di loro dal punto di vista politico ed elettorale nelle prossime ore e nelle prossime settimane. Sappiano costoro che c'è qualcuno pronto a prendere in considerazione la loro disponibilità, la disponibilità di chi vuole mettere al centro della prossima legislatura il rispetto della Carta fondamentale. Senza la vita del diritto non può esserci diritto alla vita, e Pannella dà corpo quotidianamente, e ancora in queste ore, senza mangiare e senza bere, a questa speranza, che deve diventare obiettivo da perseguire. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV e del senatore Peterlini).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di mercoledì 19 dicembre 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, mercoledì 19 dicembre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 18,09).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Chiti, Ciampi, Colombo, De Sena, Oliva, Pera, Thaler Ausserhofer e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marino Ignazio Roberto Maria e Poretti, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Fantetti, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
DDL Costituzionale
Senatore Valditara Giuseppe
Modifica degli articoli 1, 41 e 42 della Costituzione (3622)
(presentato in data 18/12/2012 );
Ministro affari esteri
(Governo Monti-I)
Ratifica ed esecuzione del Protocollo d'Intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la Scienza e la Cultura relativo al funzionamento in Italia, a Perugia, dell'UNESCO Programme Office on Global Water Assessment, che ospita il Segretariato del Word Water Assessment Programme, fatto a Parigi il 12 settembre 2012 (3623)
(presentato in data 18/12/2012 );
senatori Della Seta Roberto, Vitali Walter, Fleres Salvo, Saro Giuseppe, Adamo Marilena, Andria Alfonso, Barbolini Giuliano, Carloni Anna Maria, De Luca Vincenzo, Ferrante Francesco, Fioroni Anna Rita, Fistarol Maurizio, Giaretta Paolo, Mazzuconi Daniela, Palmizio Elio Massimo
Norme per il contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana (3624)
(presentato in data 18/12/2012 );
senatore Saia Maurizio
Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi (3625)
(presentato in data 18/12/2012 );
senatori Lannutti Elio, Musi Adriano, Carlino Giuliana, Pedica Stefano, Russo Giacinto
Esenzione dal pagamento dell'imposta municipale propria (IMU) a favore della prima casa (3626)
(presentato in data 18/12/2012 ).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 12 dicembre 2012, ha inviato la relazione, predisposta dall'ANAS Spa, sull'attività di vigilanza e controllo sulle società concessionarie autostradali svolta dalla medesima società nell'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 962).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze
La Corte costituzionale, con lettera in data 30 novembre 2012, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 271 del 19 novembre 2012, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 186 (Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento CE n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio di sostanze e miscele, che modifica ed abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento CE n. 1907/2006), nella parte in cui non prevede che i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie da versare all'entrata del bilancio dello Stato siano quelli di competenza statale.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 6a e alla 10a Commissione permanente (Doc. VII, n. 185).
Interpellanze, apposizione di nuove firme
Il senatore Vita ha aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00553 del senatore Lannutti.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Thaler Ausserhofer ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03194 dei senatori Peterlini ed altri.
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'Enasarco (Ente di previdenza e assistenza degli agenti e rappresentanti di commercio), già al centro dell'attenzione per dubbi investimenti nei prodotti derivati con il conseguente andamento negativo di gestione, procede nella dismissione del patrimonio immobiliare;
si legge su "Il Sole-24 ore" del 10 dicembre 2012: «Le acque sono tornate ad agitarsi in Enasarco. Da mesi si segnala una serie di frizioni all'interno delle varie componenti della Cassa, con una polemica accesa in occasione di diversi episodi: dalle difficoltà nel processo di dismissione del patrimonio immobiliare, comprensibili vista l'impatto della crisi economica sulle disponibilità all'acquisto degli affittuari, alle scelte di portafoglio dell'Ente, da sempre tema di polemica. Questa volta il dibattito si è svolto in consiglio d'amministrazione e nelle commissioni patrimonio e bilancio. In particolare il tema ha riguardato la classificazione di alcuni investimenti: nel corso di una riunione del 12 giugno scorso, in commissione congiunta patrimonio e finanza, "il risk manager - si legge a verbale - ha evidenziato due situazioni che presentavano delle contraddizioni". Si tratta del fondo Algebris Financial CoCo Ordinary Distribution (20 milioni di euro) e del Globersel Natural Resources (15 milioni), cui è stata aggiunta "un'ulteriore integrazione senza alcuna delibera". I due fondi erano stati contabilizzati nel settembre 2011 come investimenti di liquidità, quando invece si tratta di fondi hedge che presentano un valore quota in un caso giornaliero e nell'altro quindicinale; ma comunque non assimilabili alla disponibilità liquida di un conto corrente. Il posto giusto ove contabilizzare quegli investimenti non poteva che essere quello delle immobilizzazioni, ossia gli investimenti di medio e lungo termine, dal rischio e dal rendimento superiori rispetto alla parte a breve termine. La "contraddizione" segnalata alla commissione dal risk manager risiede nel fatto che la delega per la gestione della liquidità è affidata al direttore generale mentre le decisioni in merito alle immobilizzazioni» sono «del consiglio d'amministrazione, come conferma Enasarco interpellata sul caso. "L'errore c'è stato ma si può rimediare", aveva deciso la commissione al termine di una discussione che si indovina accesa, in cui lo stesso direttore generale rivendica l'implementazione delle nuove funzioni di controllo. Un rimedio cui ha messo mano il giorno dopo il Cda di Enasarco che ha riclassificato le quote del fondo di Algebris come investimenti immobilizzati e che ha autorizzato la dismissione del Globalersel Natural Resources "non appena si avranno condizioni di mercato favorevoli", complice il risultato negativo constatato a quel momento. Nelle ultime settimane si è registrata l'uscita da Enasarco del direttore generale Carlo Felice Maggi e la sostituzione del dirigente del servizio finanza Marco Di Vito, entrambi per ragioni di salute. L'ente torna a vivere una fase delicata: spinge verso il rinnovamento e la trasparenza, introducendo su input del direttore generale Maggi nel marzo scorso la figura del risk manager, con mandato a Deloitte per i rischi operativi e a Mercer per i rischi finanziari. Ma le polemiche sulle scelte di portafoglio non mancano: pochi mesi fa Enasarco ha ristrutturato per la terza volta in 4 anni titoli per 1,3 miliardi di euro (compreso il veicolo Anthracite, 780 milioni). Un miliardo circa è stato affidato alla Sicav lussemburghese Europa Plus gestito dalla Gwm di Sigieri Diaz Della Vittoria Pallavicini. Altri 300 milioni sono andati a Optimum Asset Management, società lussemburghese specializzata nel settore immobiliare e guidata da Alberto Matta. Tensioni che non traspaiono dal via libera del Ministero del Welfare all'equilibrio di bilancio a 50 anni; anche se si stima un rendimento reale del patrimonio del -0,2% per l'anno in corso»;
su "il Fatto Quotidiano" del 31 dicembre 2010 si legge: «Carlo Massaro, presidente dell'Ugifai, un passato da consigliere Enasarco dove contribuì a bloccare l'operazione di vendita dei palazzi dell'ente ai "furbetti del quartierino" di Stefano Ricucci, lo ha scritto in maniera chiarissima in una lettera alla commissione parlamentare degli enti gestori: "Trasformare oggi il mattone in moneta significa correre rischi enormi". Il presidente dei promotori finanziari Anasf, Elio Conti Nibali, ci aggiunge un carico da novanta: "I dirigenti Enasarco ritengono di far fruttare al 3,5 lordo per dieci anni il ricavato delle vendite immobiliari. È un'illusione". Una proiezione attuariale preparata dallo studio Orrù e consegnata a Luca Gaburro, segretario della Federagenti, dimostra inoltre che la gigantesca vendita degli immobili Enasarco non è in grado di garantire la sostenibilità finanziaria trentennale stabilita per legge a garanzia dell'erogazione delle pensioni e quindi sarebbe inevitabile un inasprimento della quota contributiva, addirittura il raddoppio. Insomma, i conti Enasarco stanno saltando e il progetto Mercurio non è risolutivo. Riflette Gaburro: "Per salvare le nostre pensioni, a questo punto l'unica strada è passare armi e bagagli l'Enasarco all'Inps"»;
risulta all'interpellante che chi dissente dalla linea politica economica di Enasarco venga allontanato, come provato nelle ultime settimane con l'uscita del direttore generale e la sostituzione del dirigente del servizio finanza. Non è chiaro, alla luce di queste notizie, quale sarà l'assetto futuro dell'ente e come i due dirigenti saranno sostituiti;
nel frattempo, l'ente torna ad essere al centro dell'attenzione per la spinta verso il rinnovamento e la trasparenza (avendo introdotto, su input del direttore generale, nel marzo 2012, la figura del risk manager, con mandato a Deloitte per i rischi operativi e a Mercer per i rischi finanziari), anche se a quanto risulta all'interpellante la trasparenza non sembra emergere dalle scelte per la gestione del portafoglio;
l'approvazione delle ultime variazioni al regolamento per le attività istituzionali di Enasarco da parte del consiglio di amministrazione del 19 settembre 2012, al fine di adeguare il bilancio tecnico all'equilibrio cinquantennale, infatti, non sono ancora pubbliche e non è nota la loro ricaduta sui contribuenti,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga doveroso intervenire, alla luce delle motivazioni espresse dalle organizzazioni dei rappresentanti di commercio, come la Federagenti o l'Ugifai (Unione generale italiana delle federazioni degli agenti intermediari), e da quelle dei promotori finanziari, come l'Anasf (Associazione nazionale promotori finanziari), motivazioni che paiono assai dubbiose sull'operazione di dismissione del patrimonio immobiliare denominata piano "Mercurio";
se non ritenga che la vendita del patrimonio immobiliare possa, quindi, trasformarsi in un boomerang e finisca per far precipitare l'ente i cui conti sembrano in difficoltà, specie dopo gli investimenti in titoli "tossici" come Lehman Brothers ed Antrachite, tanto da mettere a rischio le future pensioni;
quali iniziative intenda assumere per promuovere una verifica sulla corretta amministrazione del patrimonio immobiliare di Enasarco e sulla realizzazione degli obiettivi previsti dal "piano Mercurio", che mirava alla realizzazione di 4 miliardi di euro di utili derivanti dalla dismissione degli immobili;
se i Ministri in indirizzo non ritengano che la scarsa trasparenza nella gestione del patrimonio immobiliare e nell'organizzazione amministrativa dell'ente si rifletta in maniera negativa sulla capacità di ottemperare alle funzioni attribuitegli dalla legge;
se il Governo non ritenga opportuno adottare le opportune misure di competenza al fine di garantire una gestione corretta e trasparente relativamente alle scelte strategiche di investimento, anche alla luce dell'errore sollevato sulla classificazione di alcuni investimenti da parte dell'ente, per cui due fondi erano stati contabilizzati nel settembre 2011 come investimenti di liquidità, quando si trattava invece di fondi hedge che presentavano un valore quota in un caso giornaliero e nell'altro quindicinale, comunque non assimilabili alla disponibilità liquida di un conto corrente, che a detta del consiglio di amministrazione sarebbe stato sanato;
se risulti corrispondente al vero che recentemente Enasarco ha ristrutturato per la terza volta in 4 anni titoli per 1,3 miliardi di euro (compreso il veicolo Anthracite, 780 milioni), per cui un miliardo circa è stato affidato alla Sicav lussemburghese Europa Plus gestito dalla Gwm di Sigieri Diaz Della Vittoria Pallavicini, mentre altri 300 milioni sono andati a Optimum Asset Management, società lussemburghese specializzata nel settore immobiliare e guidata da Alberto Matta e, in caso affermativo, quali risultino essere le ragioni alla base delle scelte di portafoglio dell'ente, nonché i relativi rischi.
(2-00556)
ZANDA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nella puntata del 16 dicembre 2012 della trasmissione "Report", nell'ambito di un servizio dal titolo "Ritardi con ENI", sono emerse documentate segnalazioni di gravi anomalie nella gestione dei rapporti industriali e di mercato tra la principale società petrolifera italiana e la Federazione russa;
in particolare, nell'ambito di un'intervista qualificata, è stato menzionato il dottor Ernesto Ferlenghi, direttore generale di ENI-Energhiya e dal 2010 console italiano nella città siberiana di Novy Urengoy, come indagato dalla Procura di Milano per le tangenti in Kazakhstan;
la posizione del dottor Ferlenghi era stata oggetto di un'interrogazione al Ministro degli affari esteri (3-02652), con la quale si chiedeva al Governo di riferire sulla sua posizione giudiziaria, nonché di valutare la sua idoneità a rappresentare l'Italia nella Federazione russa;
in sede di risposta all'interrogazione, nella seduta n. 689 dell'8 marzo 2012, il Governo aveva affermato che: "nulla risulta agli atti della Farnesina circa l'iscrizione del dottor Ferlenghi nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Milano",
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga indispensabile fare piena luce circa i fatti e le circostanze segnalati nel corso della puntata di "Report" del 16 dicembre 2012, al fine di accertare, anche nell'esercizio delle sue prerogative di azionista pubblico di controllo, l'opportunità, la legittimità e la liceità delle modalità scelte dalla società ENI per l'attuazione delle politiche industriali e di mercato nella Federazione russa;
in particolare, se non ritenga urgente verificare la sussistenza di procedimenti giudiziari a carico del dottor Ferlenghi ovvero di altri manager di ENI, ai fini dell'eventuale, immediata rimozione del console italiano a Novy Urengoy e della piena moralizzazione delle condotte del management ENI nella Federazione russa.
(2-00557)
Interrogazioni
MALAN - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
gli articoli 56 e 57 della Costituzione stabiliscono che i seggi di Camera e Senato vengano ripartiti tra le circoscrizioni e le regioni in proporzione alla popolazione quale risulta dall'ultimo censimento della popolazione;
a tutt'oggi sul sito informatico dell'Istat risultano disponibili solo dati definiti "provvisori" del censimento svoltosi nel 2011, il cui costo era preventivato in oltre 590 milioni di euro,
si chiede di sapere:
quale sia la ragione per cui non sono stati ancora ufficializzati i dati definitivi;
se per la presentazione delle liste di candidati alle prossime elezioni politiche occorrerà fare riferimento al censimento del 2001 oppure a quello del 2011.
(3-03211)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro della salute - Premesso che:
le carceri italiane, sovraffollate ai limiti tollerabili in ambito europeo, hanno costante bisogno di educatori e di psicologi;
da anni non si effettuano concorsi per queste figure professionali;
negli allegati al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008 per l'attuazione della riforma della sanità penitenziaria, è prevista una riserva di psicologi a convenzione, specializzati nelle questioni carcerarie, presso il Ministero della giustizia;
gli psicologi con esperienza penitenziaria costituiscono un bacino al quale le Aziende sanitarie locali (Asl) possono attingere con convenzione non onerosa;
con la riforma della sanità penitenziaria le Asl sono responsabili anche dell'organizzazione sanitaria per i cittadini reclusi;
a quanto risulta all'interrogante la Asl Roma A avrebbe assunto uno psicologo, da una graduatoria della Asl di Viterbo, senza aver esperito prima la possibilità di attingere ai richiamati psicologi tramite convenzione non onerosa;
tale psicologo sarebbe stato assunto a tempo determinato e sembrerebbe non avere alcuna esperienza di lavoro nel settore carcerario,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto e se intenda segnalare alle Asl, in cui ricadono istituti penitenziari, la possibilità di ricorrere a detta convenzione non onerosa con il Ministero della giustizia, che permetterebbe di utilizzare psicologi di provata esperienza nel settore delicato delle carceri dando piena attuazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008.
(4-08879)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico e per la coesione territoriale - Premesso che:
l'interrogante ha presentato un precedente atto di sindacato ispettivo (3-03140) relativamente alla realizzazione a Montecchio (Terni) di un'antenna della Ericsson n H3G;
in particolare si sollevava la questione del responsabile del Servizio area tecnica-urbanistica del Comune di Montecchio, Giancarlo Racanicchi, che avrebbe agevolato l'insediamento per l'impianto tecnologico a servizio della rete di telefonia cellulare Umts, con una nuova stazione sita nello stesso comune a viale Todi, n. 41, e sede di un agriturismo di proprietà di Maria Raffaella Ferretti, adiacente ad insediamenti abitativi. L'area per la realizzazione di un impianto per il servizio della rete di telefonia cellulare Umts, denominato 5-4650 B Montecchio, sito a viale Todi, corredata del permesso di costruzione n. 77 del 27 settembre 2012, prot. n. 4261, e degli altri pareri e stralci del codice delle comunicazioni elettroniche, a quanto risulta all'interrogante apparterrebbe a Fortunato Ferretti, stretto congiunto di Maria Raffaella Ferretti, consigliere comunale e capogruppo di Forza Italia (seppur eletta in una lista civica) della Giunta del sindaco David Lisei, rieletto alle ultime elezioni amministrative. Tale autorizzazione, a giudizio dell'interrogante, sembra appalesare un gravissimo conflitto di interessi, in una comunità, come quella del piccolo paese dell'orvietano, attraversato da gravissimi scandali urbanistici, che hanno portato a richieste di rinvii a giudizio, se non a vere e proprie condanne ad opera della magistratura;
inoltre la documentazione necessaria per la richiesta di autorizzazione alla realizzazione dell'antenna presenterebbe dei dubbi ai fini della completezza e congruità dei pareri,
si chiede di sapere:
se a quanto risulti al Governo: 1) la delibera della Giunta prevista dall'art. 52 del regolamento edilizio comunale sia stata emanata (visto che di essa non si dà conto nella documentazione allegata alla richiesta dell'autorizzazione in questione); 2) detta planimetria sia stata depositata presso il Comune di Montecchio (considerato che in tale documentazione nulla si rinviene in merito alla strada o percorso che dall'ingresso, lato strada provinciale, condurrebbe all'impianto); 3) sia presente nella documentazione presso il Comune l'estratto dall'originale della carta dei vincoli con legenda, leggibile e a colori originali;
se il Governo non debba intervenire con urgenza per rimuovere conflitti di interessi che danneggiano l'interesse generale ed il bene comune.
(4-08880)
LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
dopo il recente triste episodio, accaduto sul treno "Frecciarossa" Torino-Milano dove è morto un uomo colpito da infarto, che ha suscitato numerose polemiche sulla tempestività dei soccorsi avvenuti dopo 40 minuti dalla segnalazione, con i passeggeri che hanno assistito impotenti all'agonia dell'uomo, è giunta all'interrogante una segnalazione su una vicenda similare;
in particolare l'episodio risale alla sera del 4 novembre 2012 alle ore 19.28, presso la stazione di Sagrado (Gorizia), dove una ragazza è stata colta da malore. La ragazza stava accompagnando un amico al treno e nel frattempo un'altra signora stava accompagnando il suo compagno che doveva partire;
alcuni minuti prima dell'arrivo del treno la ragazza si è improvvisamente sentita male svenendo e cadendo sulle scale del sottopasso. Le tre persone presenti sono intervenute per soccorrerla anche perché, cosa preoccupante, cadendo rovinosamente ha battuto il capo su uno scalino, senza riportare contusioni. Rinvenendo, per fortuna quasi subito, ha iniziato a rimettere;
poco dopo sopraggiungeva il R. 2472 Trieste-Udine-Venezia. All'arrivo del treno, mentre la signora assisteva la ragazza, gli altri due si sono avvicinati e hanno prontamente avvertito il capotreno che era sceso in banchina (e che non aveva assistito alla scena), facendogli presente che c'era una persona che stava male e chiedendogli di attendere solo un attimo prima di ripartire, affinché si potessero verificare le condizioni della ragazza e chiamare, eventualmente, il 118;
a quanto risulta all'interrogante, la risposta del capotreno sarebbe stata agghiacciante e del seguente tenore: "il treno deve ripartire e noi non abbiamo tempo da perdere, ci sono degli orari da rispettare. Ma figuriamoci che razza di richieste. Il treno non aspetta nessuno";
da questa risposta arrogante è nata una discussione che è poi proseguita anche in vettura dal momento che, fatto ancora più grave, lo stesso capotreno non si è nemmeno degnato di guardare o fare una decina di metri per controllare;
considerato che:
il personale di bordo riveste la qualifica di pubblico ufficiale;
in caso di emergenza il pubblico ufficiale dovrebbe attivarsi per primo per prestare soccorso o perlomeno interessarsi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che in casi come quello descritto la sosta del treno non sia solo giustificata, ma un atto dovuto, tanto più che si tratta di poco tempo, volto a verificare le condizioni e assumere le determinazioni del caso;
se non ritenga necessario adottare le opportune iniziative al fine di attivare un'indagine per conoscere la reale dinamica dei fatti e accertare le eventuali responsabilità;
se siano state rispettate le procedure e i diritti dei passeggeri, stabiliti su scala europea;
se non ritenga inaccettabile che su una tratta ferroviaria di primaria importanza i primi soccorsi siano improvvisati, affidati alla buona volontà dei passeggeri, e che la prima fermata straordinaria avvenga 40 minuti dopo l'allarme e di conseguenza quali misure voglia assumere al fine di garantire ai viaggiatori la tutela della salute sui mezzi di trasporto.
(4-08881)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
scrive il professor Beppe Scienza sul blog di Beppe Grillo, pubblicato il 7 dicembre 2012: «Comprare qualcosa, pagando con banconote o monete è una delle cose più normali di questo mondo. Eppure in Italia c'è chi vuole farlo passare per un comportamento addirittura incivile. Si veda Giovanni Sabatini, direttore dell'associazione delle banche italiane (ABI), con la ridicola tesi che "la lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà". Chiaramente straparla, per nascondere una verità ben diversa: le banche guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti. Per questo vogliono colpevolizzare chi li usa. Con le carte di credito, bancomat ecc. lucrano le provvigioni addebitate ai negozianti, le commissioni sui movimenti di conto corrente, gli interessi (fino al 24,9% annuo) sulle carte di revolving ecc. Inoltre costringono la gente a tenere i soldi sul conto, senza corrispondergli praticamente nessun interesse. Le banche italiane si sono addirittura inventate la campagna della guerra al contante. Hanno costruito e finanziato "War on cash" che diffonde falsità del tipo: "Il cash è superato, costoso, pericoloso, inquinante e scomodo". Uno dei leitmotiv delle banche, ripetuto pappagallescamente dai giornalisti economici italiani, è poi che a tale riguardo l'Italia sarebbe in forte ritardo rispetto all'Europa. Ebbene, anche questa è una frottola, smentita dalla banca centrale tedesca: in Germania l'80% degli acquisti avviene in contanti. Anzi, la Deutsche Bundesbank ha addirittura organizzato un convegno a difesa del contante (Bargeldsymposium, Francoforte 10-10-2012, ovviamente ignorato dalla stampa italiana. Vantaggi del contante. Studiosi e dirigenti della banca centrale tedesca dimostrano in modo inconfutabile che, rispetto ai pagamenti elettronici, il contante è: più comodo, più veloce, più accettato, più rispettoso della privacy, più economico, più trasparente. Importantissimo l'ultimo punto: solo prelevando contanti e pagando con essi si ha un immediato controllo sulle proprie spese. Peccato che alle banche invece faccia gioco che uno vada in rosso sul conto corrente, per applicargli interessi anche del 20,4% (vedi Banca Intesa-Sanpaolo), senza che ufficialmente sia usura. Questo e altri vantaggi del contante solo comunque citati anche da Carlo Pisanti, direttore centrale della Banca d'Italia. L'evasione fiscale. Si può convenire sull'opportunità di vietare l'uso delle banconote per grossi importi, come nell'acquisto di un appartamento o anche di una macchina. Ma qui il discorso è un altro. La "lotta al contante" prende di mira chi paga in contanti un paio di scarpe o il conto di un ristorante. Geronimo Emili di "War on Cash" vuole tutti i micro-pagamenti, cioè di 5 euro o meno, senza contanti con la vaga promessa che "si abbasseranno i costi delle commissioni bancarie", rifiutando peraltro ogni regolamentazione. In realtà non è neppure vero che proibendo del tutto l'uso dei contanti si potrebbe contrastare l'evasione fiscale, perché non si vede come il fisco avrebbe abbastanza personale per spulciare i 40 milioni di conti correnti degli italiani. Forti critiche alla pretesa utilità anti-evasiva della lotta al contante arrivano da Alessandro Penati, dell'Università Cattolica di Milano: "Come se per eliminare l'evasione bastasse eliminare le banconote. Un'assurdità". Ma anche da Ranieri Razzante, esperto e docente di antiriciclaggio. In realtà la grossa evasione e la massiccia esportazione di capitali non usano il contante, ma sovra- e sotto-fatturazioni e altri trucchi contabili. I costi del contante. Sulla stampa italiana leggiamo bizzarrie come quella di Enrico Romagna-Manoja, direttore del Mondo, che scrive che "il costo in Europa per la gestione delle banconote supera i 300 miliardi di euro" (il Mondo, 26-10-2012, pag. 7). A ciò corrisponderebbe per l'Italia un costo nell'ordine dei 100 miliardi di euro l'anno: una sparata senza fondamento (e senza nessuna fonte). Mette le cose a posto Helmut Rittgen, responsabile per il contante della Bundesbank che scrive a pag. 9 del suo intervento: "Gli argomenti, secondo cui il contante sarebbe il mezzo di pagamento più caro, sono semplicemente falsi". Nel complesso il contante risulta anzi quello meno costoso. Potremmo continuare a lungo. Nel 2009, quando in Italia le banche erano partite con la guerra al contante, Giampaolo Fabris scriveva che "il contante tendenzialmente è destinato a scomparire" (il Sole 24 Ore, 21-12-2009, pag. 21). Di nuovo ristabilisce la verità la Bundesbank proclamando al contrario che "il contante è un mezzo di pagamento di ieri, di oggi… e di domani". Con buona pace dei banchieri italiani»:
il contante si trova in tutte le economie del mondo perché si tratta di uno strumento pratico, veloce e sicuro per effettuare transazioni economiche;
in Italia esiste una platea vasta di persone anziane o scarsamente alfabetizzate che non sarebbe in grado di utilizzare una carta di credito, senza contare che la maggior parte di loro non possiede nemmeno un conto corrente;
l'idea di sopprimere il denaro contante per stanare evasori e truffatori finanziari si trasformerebbe in un danno pesantissimo per una fetta di popolazione onesta che si ritroverebbe nell'impossibilità di effettuare acquisti;
premesso altresì che a giudizio dell'interrogante:
il tentativo di eliminare il danaro contante è espressione di un'ideologia che vuole gettare i consumatori nelle "fauci" dei banchieri;
l'obiettivo reale non è quello di ridurre l'evasione fiscale, ma quello di aumentare la "potenza" del sistema bancario, che oltre ad avere benefici economici diventerà ancora più centrale, influente e potente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga che in una situazione economica disastrosa per i cittadini a causa della crisi finanziaria, dove gli Stati hanno perso la propria sovranità monetaria e molte persone ripiegano su alternative come il baratto o forme di scambio di diversa natura, sia ragionevole delegare alle banche e al denaro il potere di controllare tutti i rapporti di scambio tra gli individui;
se questo non sia un modo per far aumentare il potere delle banche;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire a tutti i cittadini che una certa quota di denaro continui a circolare in forma liquida.
(4-08882)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che scrive Giorgio Meletti su "il Fatto Quotidiano" del 15 dicembre 2012: «Pagheremo caro, pagheremo tutto. Gli appaltatori del ponte sullo Stretto si sentono già in tasca almeno 500 milioni di euro di penali per lo stop alla costruzione. Il goffo tentativo del governo dei tecnici di fermare la valanga con un decreto legge non è servito. Il consorzio Eurolink (formato da Impregilo, Condotte, Cmc, Sacyr e altri minori) ha già spedito la raccomandata per chiedere il recesso dal contratto e il pagamento delle penali dovute. Nella migliore delle ipotesi si finirà in tribunale, cosicché uno stuolo di avvocati si aggiungerà alla lunga lista di chi si è arricchito con il ponte mai fatto. Il decreto che sospende tutto per due anni, per chiudere la partita in modo indolore, è considerato illegale dai costruttori, forti anche della protesta dell'ambasciata di Spagna a Roma (Sacyr è spagnola), che ha diffidato il governo italiano dal cambiare per legge il contenuto di un contratto. Probabilmente il governo ha giocato duro supponendo che i protagonisti della strana vicenda avessero la coscienza abbastanza sporca da non protestare. Solo che l'estate scorsa Impregilo è passata di mano, dal gruppo Gavio al gruppo Salini. Il nuovo padrone può battere cassa senza aver nulla da temere sul passato. Il pasticcio ha numerosi responsabili, di oggi e di ieri. Il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera è rimasto immobile per un anno, forse perché Pietro Ciucci (presidente dell'Anas, amministratore delegato della Stretto di Messina spa, commissario governativo per la realizzazione del ponte) non lo ha avvertito in tempo che il 3 novembre scadevano i termini. Il contratto dà a Eurolink il diritto di chiedere le penali passati 540 giorni dalla consegna del progetto definitivo senza che il Cipe (cioè il governo) lo abbia approvato. Il decreto tampone è andato in Gazzetta Ufficiale il giorno prima della scadenza, Impregilo si era già mossa. Nell'anno lasciato trascorrere inutilmente Ciucci avrebbe potuto consigliare a Passera altre mosse consentite dai contratti. Per esempio poteva fare ciò che il Wwf ha chiesto più volte, convocare il Cipe e dichiarare "non meritevole di approvazione" il progetto, che ancora non ha superato la "valutazione di impatto ambientale", per la quale la apposita commissione ha chiesto 233 integrazioni. Più in generale il governo non avrebbe dovuto ignorare che le penali sono state fin dal primo giorno il vero obiettivo dell'operazione. L'allarme fu dato subito dopo l'aggiudicazione della gara ad Eurolink, a fine 2005. Era in vista la vittoria elettorale del centrosinistra, che avrebbe fermato il ponte. Gli avversari del grande affare chiesero ripetutamente a Ciucci di non firmare il contratto di affidamento prima del nuovo governo, per non vincolarsi inutilmente alle penali. Ma lui si precipitò a firmare il 27 marzo 2006, tredici giorni prima delle elezioni, assicurando che tanto il contratto non prevedeva penali. Dopo il ritorno di Berlusconi al governo, e del ponte sul proscenio della propaganda, nell'entusiasmo del riavvio, Ciucci, spalleggiato dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e dal segretario del Cipe Gianfranco Micciché, ha modificato il contratto del 2006, introducendo una nuova clausola, proprio quella a cui adesso si appella Impregilo. Nel 2006 le penali scattavano 540 giorni dopo l'approvazione del progetto da parte del Cipe, dal 2009 scattano proprio se il Cipe non approva. Un capolavoro di cui lo stesso Ciucci ha dato conto pochi giorni fa in audizione al Senato. Ha detto che le penali da pagare adesso sono tra i 353 e i 508 milioni, ai quali vanno aggiunti: le prestazioni eseguite fino al momento del recesso, i costi di smobilitazione del cantiere, le eventuali maggiori richieste di danno avanzate da Eurolink. Altri 350 milioni, stima Ciucci. Che davanti ai senatori si è arrampicato sugli specchi evocando una clausola che consente di non pagare penali "qualora la congiuntura finanziaria internazionale non consenta la effettiva bancabilità del progetto". Solo che anche questa clausola prosegue così: "a condizione che il progetto definitivo sia stato approvato dal Cipe". Ma non l'hanno né approvato né bocciato. Proprio quello che ci voleva per far pagare al contribuente un bel conto da centinaia di milioni di euro. Sono i tecnici, bellezza»;
considerato che:
nell'agosto 2011 la stampa riportava la notizia che mentre era accertata l'impossibilità finanziaria di costruire effettivamente il ponte sullo stretto di Messina, tanto che venivano soppressi i finanziamenti essenziali, la decisione del Governo era di mantenere però in vita il progetto;
il Governo attuale ha continuato a temporeggiare, pur sapendo che il progetto del ponte è insostenibile e irrealizzabile, e nell'ottobre 2012 ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l'approvazione del progetto definitivo al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui il Governo non abbia provveduto a prendere alcun provvedimento lasciando trascorrere il termine del 3 novembre 2012, ignorando le penali;
quali siano le ragioni per cui non sono state messe in atto le azioni consentite dalle normative e dai contratti, come quelle evidenziate dal Wwf, di convocare il Cipe e dichiarare "non meritevole di approvazione" il progetto, che ancora non ha superato la valutazione di impatto ambientale, per la quale l'apposita commissione ha chiesto 233 integrazioni;
se corrisponda al vero che le penali siano state da subito il reale obiettivo dell'operazione per non scontentare le aziende "amiche" del consorzio creato per l'opera, Eurolink, e di tirare a lungo fino a che non fosse arrivato il momento in cui sarebbe scattata la penale, che avrebbe dovuto essere pagata se il Cipe non avesse approvato l'opera entro 540 giorni dalla consegna del progetto definitiva.
(4-08883)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che nella vicenda Fondiaria Sai c'è un lato oscuro che riguarderebbe i rapporti tra la Palladio di Vicenza e le assicurazioni Generali;
scrive Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera" del 17 dicembre 2012: «Sull'affare Fonsai, la finanziaria veneta di Roberto Meneguzzo si era proposta come il coraggioso Davide che sfida il Golia di Mediobanca. E invece Davide aveva alle spalle un Golia ancora più grande: il colosso triestino, allora guidato con pieni poteri da Giovanni Perissinotto. Ma di questo dettaglio Meneguzzo non ha mai fatto parola né al mercato né all'Antitrust né all'Isvap, l'autorità di vigilanza sulle assicurazioni, nonostante il Corriere della Sera avesse rivelato come nell'azionariato della Palladio figurasse, sorprendentemente, la Hongkong & Shangai Banking Corporation, assai sospettabile di portage per clienti degni del suo rango di prima banca europea e non certo per qualche padroncino delle Tre Venezie. A sollevare i veli è stato il presidente del comitato per il controllo interno delle Generali, Alessandro Pedersoli, un avvocato ricco d'esperienza indicato dal mondo di Intesa Sanpaolo e non sospettabile di ostilità verso Perissinotto. Nel consiglio di amministrazione del 14 dicembre, Pedersoli ha presentato una dettagliata relazione sulla base dell'inchiesta interna promossa da Mario Greco, il nuovo amministratore delegato. Greco si era posto, evidentemente, due scopi: poter valutare certe partite ai fini del bilancio 2012 e porre termine a relazioni tra management e soci che distraggono dal lavoro vero. Ma la sua iniziativa assume anche un forte rilievo politico. Sia il salvataggio di Fonsai a opera di Unipol, con l'appoggio di Mediobanca e Unicredit, sia la repentina rimozione di Perissinotto, da sempre ben visto alla Cà de Sass, non erano piaciuti né all'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, né al presidente Giovanni Bazoli. Questi due episodi avevano rinfocolato sospetti incrociati tra mondi che, invece, l'Italia travolta dalla recessione chiama alla collaborazione. Ma ora le nuove notizie, ottenute da un manager terzo, proveniente dalla Svizzera, possono consentire di rileggere quelle aspre contese in termini diversi. E di considerare meglio il ruolo di Unipol, che taglia la strada a Meneguzzo, non ancora alleato di Matteo Arpe ma già d'accordo in linea di massima con Salvatore Ligresti per rilevare la Premafin e, con essa, la Fonsai senza fare alcuna Opa rivolta al mercato. Al momento sono almeno tre i fili che legavano la Palladio alle Generali e che ora vengono tagliati. Il primo riguarda il maggior socio industriale della Palladio, la famiglia Amenduni. Si tratta di un filo schermato, ma non abbastanza. Tutto inizia alla fine del 2006 quando la compagnia triestina passa alla famiglia argentina Wertheim una sua scatola lussemburghese, dal nome beneaugurante di All Best. Il primo giugno 2007, la All Best acquista dalla filiale olandese della Valbruna, il gioiello degli acciai speciali costruito dagli Amenduni, il 2,95% dell'Ilva per 180 milioni di euro. Un prezzo generoso, che presuppone un valore totale dell'Ilva di 7 miliardi. A finanziare la All Best è la Banca della Svizzera Italiana, gruppo Generali. Ma i Wertheim rientrano subito emettendo obbligazioni convertibili in azioni Ilva riservate a due società veicolo delle Generali site alle Bahamas, la Gsf e la Wgo. Nel 2009, Perissinotto svaluta le obbligazioni e poi le passa a società lussemburghesi di private equity della compagnia. Un disastro. Dal consiglio filtra l'idea di una svalutazione totale. Ma Amenduni è ormai uno dei principali soci di Ferak, la società veicolo costituita nel 2007 dalla Palladio per entrare nelle Generali. Il secondo filo legava le Generali alla Finanziaria Internazionale di Enrico Marchi e Andrea De Vido. Basata a Conegliano, la Finint si era segnalata come partner della Banca di Roma geronziana nelle cartolarizzazione delle sofferenze e poi, nel 2004, per la privatizzazione dell'aeroporto di Venezia, fatta d'intesa con Ligresti e le Generali e con l'appoggio della Regione Veneto, allora retta da Giancarlo Galan. Generali è esposta per almeno 148 milioni con le iniziative di Marchi e De Vido. Delicata è la parte obbligazionaria, che risale al 2008: per 48 milioni Generali attende il rimborso alla scadenza, nel gennaio 2014; per altri 41 milioni, spesi per acquistare azioni Generali poi conferite alla Ferak, la compagnia dovrebbe attendere il 2017 sempre che quei titoli siano venduti almeno al prezzo d'acquisto, circa 20 euro; diversamente, se la garanzia personale di 20 milioni prestata dal tandem veneto non sarà sufficiente, la perdita toccherà alle stesse Generali. Una patata bollente. Il terzo legame è quello più importante. (...) La Palladio Finanziaria è controllata da una società vicentina, la PFH 1. Nel luglio 2007, questa PFH 1 emette 64,2 milioni di strumenti finanziari per un controvalore di 200,2 milioni di euro versato dalla Hongkong & Shangai Banking Corporation. Si badi bene: quegli strumenti finanziari sono pari al 49% della PFH 1. Il colosso bancario inglese sta scoprendo Vicenza, patria del geniale architetto cinquecentesco al cui nome di ispira Meneguzzo? Nemmeno per sogno. La Hsbc fa un total return swap con la Gsf e la Wgo, sempre quelle, che pagano subito 160 milioni. Nel 2009, la Hsbc svaluta un po' lo swap, lo chiude e lo trasforma in notes per le società veicolo delle Generali che nell'agosto 2011 chiedono a Hsbc di convertire per metà in azioni PFH 1. La società di Meneguzzo se le riprende. Ma che cosa fanno i due veicoli delle Generali con l'altra metà del pacchetto azionario PFH 1? La piazzano in tre fondi esteri. Due, Ggp e Leo, sono di proprietà Generali, mentre nel terzo, Tenax, il 49% è di Generali e il 51% di quel Massimo Figna, già capo ricerca all'Ubs assai benevolo con il Leone e poi anima di un hedge fund in cui le Generali hanno messo mezzo miliardo perdendo il 2% all'anno per un decennio. Dal consiglio filtra che ora la compagnia intende chiudere il rapporto con Tenax. Volendo, si possono individuare altri due legami: uno, costituito dai 400 milioni concessi a Veneto Banca, partner storico di Meneguzzo; l'altro, formatosi nel fondo di investimento Veicapital, l'unico di cui si sapeva e nel quale, peraltro, partecipa anche Intesa Sanpaolo. Tanto basta a far emergere dagli ambulacri di Trieste relazioni pericolose perché segrete. Gli incroci azionari, pur discutibili, nei limiti della legge sono legittimi. In questo caso, ci si potrebbe chiedere se un tale complicato reticolo di cointeressenze non configuri una situazione di controllo di fatto del sistema Palladio da parte di Generali. Di certo, configura una relazione speciale tra l'ex capo-azienda e i soci veneti. Che minaccia di costare almeno 250 milioni. Una relazione che introduce quelle con Petr Kellner nell'Est Europa, con la banca russa Vtb su cui Generali perde un terzo dei 300 milioni investiti e con la Ntv-Nuovo Trasporto Viaggiatori di Montezemolo e Della Valle, passata anch'essa attraverso fondi esteri. La relazione occulta con i veneti appare dunque come l'inizio di un tentativo di costruire una rete di azionisti amici del management, perché finanziati dalla compagnia, da contrapporre all'azionista storico Mediobanca e ai suoi nuovi sodali (De Agostini, Caltagirone, Del Vecchio). Dettaglio curioso, questo tentativo di prendere il potere parte nel 2007 e si sviluppa negli anni seguenti proprio quando Mediobanca & soci duellano con Cesare Geronzi e Vincent Bolloré per fare di Perissinotto il capo delle Generali, esautorando l'allora presidente Bernheim, ma anche misurando la gestione sui risultati»,
considerato che a giudizio dell'interrogante andrebbe accertato:
se tra Meneguzzo di Palladio e il leader del Leone ci sia un legame personale consolidato dagli affari tra Palladio e la compagnia;
se negli incroci azionari, che comportano un complicato reticoli di interessi, non si possa configurare una forma di controllo di fatto del sistema Palladio da parte di Generali;
se la relazione occulta con i veneti possa rappresentare l'inizio di un tentativo di costruire una rete di azionisti amici del management, perché finanziati dalla compagnia, da contrapporre all'azionista storico Mediobanca e ai suoi nuovi sodali,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti un intervento delle autorità preposte alla vigilanza sulla vicenda;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire ogni forma di trasparenza e regole chiare per evitare che determinate manovre al limite della legalità non vengano poste in essere appositamente per favorire alcuni e svantaggiare altri;
quali urgenti misure intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di tutelare gli azionisti minori, gli assicurati e i risparmiatori coinvolti nella vicenda.
(4-08884)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
sul blog "antoniosocci.com" si riporta la drammatica storia di una donna pakistana: «Asia Bibi, una madre di cinque figli, è in carcere da tre anni ed è stata condannata a morte» con «impiccagione perché cristiana a 1700 anni esatti dall'Editto di Costantino. La libertà di coscienza, cioè il riconoscimento pubblico della dignità umana, cominciò proprio quel giorno di febbraio del 313. Il primo seme (ancora tanta strada c'era da fare) fu proprio quell'Editto di Milano, firmato da Costantino, a cui è dedicata la grande mostra che si è appena aperta a Palazzo Reale del capoluogo lombardo. L'editto concedeva "anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita" e decretò quindi "che non si» dovesse «vietare a nessuno la libera facoltà di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella religione che ciascuno» reputasse «più adatta a se stesso". Da lì, pian piano, sarebbero nate tutte le libertà (infatti con quella dichiarazione di fatto iniziava a nascere anche la laicità dello Stato, perché il potere non poteva più essere divinizzato). Eppure oggi, a 1700 anni da quella storica svolta, i cristiani nel mondo continuano ad essere perseguitati e massacrati per la loro fede in Gesù Cristo. Anzi, lo sono oggi più ancora che nell'antica Roma. Il caso simbolo è appunto quello di Asia Bibi, una madre di cinque figli. Dal giugno 2009 è rinchiusa in una cella senza finestre nel carcere di Sheikhupura in Pakistan. Ha subito atrocità e umiliazioni ed è stata condannata a morte per la sola "colpa" di essere cristiana. In questo paese a stragrande maggioranza musulmana infatti il regime fondamentalista da anni ha varato la terrificante "legge sulla blasfemia" che è come un spada di Damocle sui cristiani, la cui vita, i cui figli, i cui beni sono così alla mercé di chiunque li denunci di aver offeso Maometto. Ieri "Avvenire" ha pubblicato una lettera di Asia Bibi dove fra l'altro si legge: "Un giudice, l'onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nella mia cella e, dopo avermi condannata a un morte orribile, mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all'islam". Questa mamma coraggio gli ha risposto: "preferisco morire da cristiana, che uscire dal carcere da musulmana. 'Sono stata condannata perché cristiana - gli ho detto -. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui' ". Sono parole impressionanti, pronunciate da una povera donna inerme, alla mercé dei suoi aguzzini, con cinque figli piccoli che l'aspettano in una povera casa. Parole che sembrano davvero tratte dagli "Atti dei martiri" dei primi secoli cristiani. Là in Pakistan del resto perfino uno dei pochi cristiani importanti come Shahbaz Bhatti e un saggio governatore musulmano (di idee liberali) come Salman Taseer sono stati ferocemente assassinati per aver chiesto pubblicamente l'abolizione dell'assurda "legge sulla blasfemia" e la liberazione di Asia Bibi. C'è qualcuno in Occidente, dove tutti strologhiamo, stando comodi al caldo (e ci piace pure fare i "martiri" per la minima controversia), che sa commuoversi per questo vero e drammatico atto di eroismo? C'è un municipio che esporrà l'immagine di Asia Bibi o - trattandosi di una cristiana - non interessa a nessuno? Noi cristiani, semplici fedeli, sacerdoti, religiosi, vescovi e alti prelati ci sentiamo davvero toccati da una testimonianza così? E se fosse chiesto a noi di rischiare, non dico la vita, ma qualcosa per la nostra fede, saremmo pronti a dire di sì o rinnegheremmo Gesù Cristo? E i nostri giornali e i nostri intellettuali, sempre pronti a firmare appelli per tutte le cause "politically correct", anche meritevoli come quelle di Salman Rushdie o di Sakineh, emetteranno almeno un vagito per Asia Bibi? Dove sono tutti quei seguaci di Voltaire i quali amano ripetere quella frase (che Voltaire non ha mai pronunciato) secondo cui - pur non condividendo le idee dell'avversario - bisogna essere disposti a dare la vita per permettergli di professarle? Non ne ho mai visti di eroi simili dalle nostre parti. Dove, del resto, non è chiesto così tanto, ma basterebbe una innocua presa di posizione. Perché il Pakistan non è proprio un paesello sperduto, ma una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti - il sesto più popoloso del mondo - con un peso geopolitico molto forte. Per inciso, la potenza ad esso avversa è l'India e anche lì i cristiani non se la passano per niente bene: basti ricordare le atrocità commesse contro di loro da fondamentalisti indù in Orissa. D'altra parte quello di Asia Bibi è solo uno dei tantissimi casi di cristiani perseguitati. La voce di Benedetto XVI è l'unica ad alzarsi in loro difesa (e in difesa di tutti i perseguitati). Ma sembra del tutto inascoltata. I cristiani sono tornati ad essere "la spazzatura del mondo". Il 5 novembre scorso Angela Merkel ha sottolineato che "il cristianesimo è la religione più perseguitata del mondo". Ebbene, è stata subissata da critiche, anche da associazioni che si occupano di diritti umani. Perché non è "politically correct" affermare una cosa simile. Eppure la benemerita associazione "Aiuto alla Chiesa che soffre", nel suo "Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo", ha rilevato che tre casi di discriminazione su quattro (cioè il 75 per cento) riguardano i cristiani. D'altra parte il Novecento è stato per i cristiani un'immane macelleria. Certo, è stato un secolo di genocidi per tanti altri gruppi umani - a cominciare dal caso più satanico, la Shoah - ma fortunatamente si tratta di orrori universalmente riconosciuti, denunciati e aborriti come tali da tutti noi. Solo i cristiani pare non abbiano diritto a essere annoverati fra le vittime e i perseguitati. Loro e la Chiesa devono stare sempre e solo sul banco degli accusati o degli irrisi. E senza lamentarsi. Eppure i cristiani nel Novecento sono stati massacrati a tutte le latitudini e sotto tutti i regimi. E i dati sono impressionanti e sconosciuti. Quando, dieci anni fa, scrissi un libro su queste persecuzioni ("I nuovi perseguitati", Piemme), cercai dei dati statistici ufficiali, di fonte neutra. Dunque consultai la ricerca sociologica più autorevole, appena uscita presso Oxford University Press, ovvero la "World Christian Encyclopedia" di David B. Barrett, George T. Kurian e Todd M. Johnson. Da cui appresi che, nei duemila anni di storia cristiana, si potevano quantificare in circa 70 milioni coloro che erano stati ammazzati, per via diretta o indiretta, a causa della loro fede in Gesù. Ma 45 milioni e mezzo erano martiri del XX secolo. E tuttora ogni anno le vittime si contano in migliaia. Erano (e sono) dati sconvolgenti, però ignorati dai media. A 1700 anni dall'Editto di Costantino che introdusse nel mondo la libertà di coscienza, una donna cristiana, condannata a morte solo per la sua fede, dal buio del suo carcere, scrive adesso parole che dovrebbero emozionare tutti. Parole che sembrano arrivare dai primi secoli cristiani e che mostrano ancora oggi che il cristianesimo entrò nel mondo con un annuncio rivoluzionario: mentre le religioni pagane sacralizzavano il Potere, Gesù Cristo sacralizzava la dignità e la libertà di ogni singolo, piccolo essere umano. "Gesù, nostro Signore e Salvatore" scrive Asia Bibi "ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere". Ecco perché il caso di Asia Bibi riguarda chiunque abbia a cuore la propria libertà»;
si legge su "AsiaNews.it": «Asia Bibi e suo marito Ashiq Masih hanno deciso di ricorrere in appello per rovesciare la sentenza. Intanto però, per la donna, si prospettano mesi di prigionia, alla mercé delle guardie carcerarie o di qualche fanatico che potrebbero eliminarla pensando di rendere gloria ad Allah». In Pakistan «vi sono 33 accusati uccisi in prigione, da qualche guardia, o nelle vicinanze del tribunale. Gli ultimi in ordine di tempo sono due cristiani protestanti, il pastore Rashid Emmanuel e suo fratello Sajjad, colpiti in pieno viso con armi da fuoco mentre lasciavano la corte di Faisalabad lo scorso 19 luglio. Ma a queste vittime dovremmo anche aggiungere i massacri di villaggi interi, a Gojra, Korian, Kasur, Sangla Hill, dove le case di centinaia di cristiani sono state date alle fiamme e dove donne e bambini sono stati uccisi o arsi vivi, solo perché un membro del villaggio era stato accusato di blasfemia. È ormai evidente che questa legge è divenuta uno strumento nelle mani dei fondamentalisti, che aizzano i musulmani contro i cristiani per misurare l'ampiezza del loro potere sulla società pakistana. È pure evidente che la quasi totalità delle accuse di blasfemia nascono solo da invidie, vendette, competizioni, e che l'arresto dell'accusato è solo il primo passo per giungere al sequestro della sua terra, alla razzia, alle ruberie. (...) La legge sulla blasfemia è stata voluta dal dittatore Zia ul-Haq nell'86, che in cambio di un "contentino" alla comunità islamica ha comprato il loro appoggio. Ma facendo questo ha messo le basi per la distruzione del Pakistan. Questo Paese, fondato come repubblica laica e neutrale verso le religioni, è divenuto uno Stato islamico, che uccide la sua stessa popolazione, distrugge il tessuto sociale e preoccupa la comunità internazionale. La legge è divenuta una spada di Damocle su ogni persona e soprattutto su ogni minoranza, e ne fanno le spese i cristiani, gli ahmadi, gli indù, ma anche i musulmani sciiti e sunniti»,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga che non si possa rimanere indifferenti di fronte a questa ingiustizia e quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, intenda assumere al fine di indurre le autorità pakistane ad arrivare alla cancellazione della condanna della donna cristiana, che attende l'impiccagione per blasfemia, e, comunque, al fine di promuovere l'eliminazione e il cambiamento dell'iniqua legge sulla blasfemia, che in Pakistan uccide tante vittime innocenti e distrugge la convivenza, dando maggior slancio alla democrazia e allo sviluppo.
(4-08885)
CASSON - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il 6 febbraio 2007 il Direttore generale di Arpa Veneto Andrea Drago, nel presentare una conferenza stampa relativa ai recenti contributi conoscitivi ARPAV sulle emissioni di PM10, forniva una stima bottom up delle emissioni inquinanti del porto e dell'aeroporto di Venezia e l'indicatore di contributo percentuale dei vari macrosettori inquinanti alle emissioni di particolato totale (primario e e secondario) nella provincia e nel comune di Venezia per quanto riguarda il porto, secondo cui erano state stimate le emissioni in atmosfera dei diversi inquinanti dovute al traffico navale nazionale ed internazionale (2005), comprensivo anche dei rimorchiatori, entro le bocche di porto;
sulla base dei dati di traffico forniti dall'Autorità portuale veneziana (classificazione dei tipi di nave, dei loro movimenti e della loro stazza) si è determinato, per ogni tipo di nave e fase di movimento, il fattore di emissione dei vari inquinanti, secondo valori della Commissione europea;
i consumi nelle varie fasi di movimento considerate, manovre in porto e stazionamento (non la navigazione al di fuori delle bocche di porto, in acque non "provinciali"), sono stati calcolati in funzione del tipo di nave e della stazza lorda, secondo una metodologia sviluppata nell'ambito di un progetto finanziato dalla Commissione europea;
a Venezia il porto contribuisce per il 14 per cento del PM10 prodotto dai vari macrosettori inquinanti presenti nel territorio;
in un articolo de "la Nuova" di Venezia del 7 febbraio 2007, intitolato "Centrali, industrie e navi molto più nocive delle auto", veniva segnalato quanto segue: «"Il rischio sanitario è altissimo, non basta più intervenire solo sul traffico nelle strade per ridurre le emissioni - ha detto il direttore generale dell'Arpav regionale, Andrea Drago, presentando il nuovo rapporto insieme al direttore veneziano, Renzo Biancotto, e Roberto Caracciolo dell'Apat -, i politici e gli amministratori locali debbono trarre le conseguenze da questi dati e intervenire, per ridurre in modo adeguato le emissioni delle altre fonti inquinanti, a cominciare dalle centrali elettriche e dalle navi che bruciano carburanti molto inquinanti"»;
sempre dall'articolo si apprende che nel 2005 sono state ben 5.450 le navi attraccate in porto, delle quali il 35 per cento trasportavano passeggeri e il restante era costituito da navi da carico. Il rapporto ha stabilito che è durante la fase di stazionamento della nave agli ormeggi che dai fumaioli esce la più consistente quantità di polveri, quasi il doppio che durante le fasi di manovra. Si legge infatti che all'Autorità portuale che per bocca del presidente Zacchello ha annunciato che farà dei suoi rilevamenti per misurare le effettive emissioni di polveri dai fumaioli delle navi «Drago ha detto: "Rispetto Zacchello, ma farebbe bene a spendere i soldi per ridurre ove possibile le emissioni delle navi, invece che spenderli per dati che già abbiamo"»;
considerato che:
a giugno 2010 è iniziato il progetto "APICE" (Common Mediterranean strategy and local practical Actions for the mitigation of port, industries and cities emissions), un progetto europeo di cooperazione transnazionale finanziato nell'ambito del programma MED 2007-2013, di cui Arpa Veneto e Lead partner;
era previsto che il progetto si concludesse entro la fine del mese di novembre 2012;
il costo totale del progetto era pari a 2.281.400 euro sostenuto per il 75 per cento dal Fondo europeo di sviluppo regionale. La quota strettamente spettante ad Arpa Veneto era pari invece a 527.880 euro;
APICE si poneva l'obiettivo di affrontare la comune problematica dell'inquinamento atmosferico delle cinque città del Mediterraneo coinvolte, da ovest verso est: Barcellona, Marsiglia, Genova, Venezia e Salonicco, operando in sinergia rispetto ai diversi ruoli e alle diverse professionalità dei partner coinvolti;
APICE si poneva l'obiettivo di stabilire misure concrete per affrontare la problematica della qualità dell'aria nelle città portuali e nei siti industriali connessi. Il progetto si prefiggeva di proporre delle linee guida per una pianificazione territoriale che tenesse conto della tematica dell'inquinamento atmosferico e per piani di azione specifici per le aree costiere;
in particolare, il progetto focalizzava l'analisi sull'incidenza delle attività portuali sulla concentrazione di polveri sottili (PM10 e PM2.5);
considerato altresì che:
l'8 novembre 2012 (nel silenzio più totale dei giornali) presso il palazzo Grandi Stazioni, Fondamenta S. Lucia a Venezia si è tenuta la conferenza finale del progetto intitolata: "Riduzione delle emissioni nelle città portuali del Mediterraneo - i risultati del progetto APICE";
il giorno successivo ARPAV pubblicava un comunicato intitolato "ARPAV partecipa al progetto APICE per l'inquinamento dell'aria nei porti"; si legge: "Presentati ieri a Venezia nell'ambito della conferenza finale, i risultati di APICE, Progetto internazionale per la riduzione delle emissioni nelle città portuali del Mediterraneo, cui ha partecipato l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto (ARPAV), quale coordinatore, con il coinvolgimento della Regione del Veneto; obiettivo principale del progetto, iniziato nel giugno 2010, è l'individuazione di una strategia comune di mitigazione dell'inquinamento atmosferico nelle cinque città portuali pilota ovvero Venezia, Barcellona, Genova, Salonicco, Marsiglia; la giornata è stata un 'occasione per presentare gli esiti di oltre due anni di lavoro e una roadmap - un percorso - di azioni di mitigazione dell'inquinamento dell'aria condivise a livello transnazionale; risultato del progetto è stata quindi la simulazione, in ciascuna area pilota, di scenari evolutivi per quantificare l'introduzione di azioni concrete di contenimento o mitigazione delle emissioni, come ad esempio il cold ironing (l'alimentazione elettrica da banchina) per le navi all'ormeggio e il cambiamento di tipo di combustibile per le navi o, ancora, lo spostamento di zone di ormeggio o di transito; la collaborazione internazionale e multidisciplinare ha consentito di individuare quindi una strategia transnazionale comune di mitigazione dell'inquinamento atmosferico relativo alle attività portuali; infine ogni città coinvolta ha lavorato per un piano locale di azioni di mitigazione ad hoc, basato cioè sulle proprie specificità locali quali il contesto meteorologico e le condizioni socio-economiche, che verrà implementato in prospettiva comune fino all'anno 2020";
rilevato che a distanza di più di un mese (ad oggi) cercando nei siti Internet del progetto APICE e di ARPAV non si trova nessun documento che illustri i risultati definitivi del progetto né le relazioni che sono state presentate durante la conferenza conclusiva;
ritenuto che dal 2007 ad oggi associazioni e comitati di cittadini veneziani chiedono: che venga realizzata ed installata una rete di centraline Arpav per rilevare la qualità dell'aria a Venezia, nel centro storico e nelle isole (attualmente c'è una sola centralina a Sacca Fisola, rispetto ai venti prevalenti, in un'area inadeguata alle rilevazioni dell'inquinamento prodotto dalle attività portuali); che venga avviata una seria indagine epidemiologica; che vengano emanati con urgenza provvedimenti cautelativi in difesa della salute pubblica come l'obbligo per tutte le navi in movimento all'interno della laguna di Venezia di usare carburanti con contenuti di zolfo inferiore allo 0,1 per cento e l'obbligo di utilizzare le migliori tecnologie per ridurre al massimo la produzione e l'emissione di inquinanti; la possibilità di utilizzare gli apparati radar solo in caso di nebbia per le navi in movimento; l'elettrificazione di tutte le banchine d'ormeggio nella laguna; che venga vietato da subito l'ingresso in laguna per le navi crocieristiche superiori alle 40.000 tonnellate di stazza lorda;
considerato infine che al momento, non risulta conseguito alcun risultato in ordine al decreto interministeriale del 2 marzo 2012, con cui si intendeva regolamentare il passaggio delle "grandi navi" per il bacino San Marco e per il canale della Giudecca, con l'ottica di consentire tale passaggio alle sole novi aventi una stazza inferiore alle 40.000 tonnellate,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta;
se ritenga opportuno che sia messa in rete e a disposizione di tutti i cittadini tutta la documentazione relativa al progetto APICE che riguarda l'area veneziana e il porto di Venezia (banche dati sugli inquinanti emessi dai singoli settori; tutte le rilevazioni ed analisi fatte sui singoli inquinanti, la localizzazione delle apparecchiature, le condizioni meteorologiche le date delle singole campagne di rilevazione; tutte le relazioni tecniche prodotte dal giugno 2010 a novembre 2012; tutte le relazioni finali del progetto e le relazioni presentate al convegno dell'8 novembre 2012; una relazione contabile sulle spese sostenute per la realizzazione del progetto APICE, comprensiva dei contratti di consulenza e contratti di varia natura con società enti ed istituzioni);
quali iniziative di competenza intenda assumere a fini di trasparenza e dovuta comunicazione alla cittadinanza veneziana.
(4-08886)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la situazione della sanità nel Lazio resta drammatica, a giudizio dell'interrogante soprattutto a causa dei tagli del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi sanitari del Lazio Bondi;
si legge su "quotidianosanita.it" dell'11 dicembre 2012: «I lavoratori sono costretti a fronteggiare sempre nuove emergenze con pochissimi mezzi a disposizione e con colleghi sempre più provati dallo scandaloso blocco del turn over, (...) per non parlare dei pronto soccorso che ormai sono al collasso». Si assiste «al continuo proliferare di Unità Operative (sono circa 1600) con relativi direttori (ex primari) all'interno di strutture ospedaliere che non hanno più disponibilità di farmaci e presidi, mentre infermieri, tecnici ed operatori sanitari mettono al primo posto l'assistenza ai pazienti, anche quando non ricevono da mesi lo stipendio»;
risulta all'interrogante che, in risposta ai tagli di Enrico Bondi, si parli di drastiche azioni, come il blocco delle visite specialistiche e delle attività ambulatoriali e non straordinarie, pur continuando le prestazioni di pronto soccorso, le rianimazioni, l'oncologia, le aree materno-infantili;
scrive Maria Novella De Luca per "la Repubblica" del 7 dicembre 2012: «Ma simbolo anche di una protesta che dilaga in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, ospedali travolti dai tagli, dai debiti, dai licenziamenti. È però la voragine di Roma a guidare il terremoto della sanità nazionale, 10 miliardi di debiti alle spalle e un miliardo e 140 milioni di euro di deficit oggi, un pozzo nero che sta divorando reparti di eccellenza e posti di lavoro, ma che affonda le sue radici in una lunga storia di inefficienze e ruberie. I numeri sono quelli di una dismissione, quasi un addio alle armi: duemila letti da tagliare, quattro ospedali da chiudere, almeno 1500 licenziamenti annunciati, medici e tecnici che fanno lo sciopero della fame e, per la prima volta, è anche la potente e ricca sanità del Vaticano a piegarsi in due, i grandi nosocomi cattolici cresciuti e prosperati con i rimborsi della regione Lazio. Cadono simboli e stemmi di congregazioni religiose: dal Gemelli al Fatebenefratelli travolti dai tagli del piano "lacrime e sangue" del commissario alla Sanità Enrico Bondi, fino all'Idi, il più importante ospedale dermatologico d'Italia, messo in ginocchio da un buco finanziario di 800 milioni di euro. L'intero vertice laico e religioso dell'Idi è sotto inchiesta e i dipendenti senza stipendio da più di quattro mesi. Soltanto due sere fa sono scesi dal tetto i sei tecnici che digiunavano da giorni per protesta. "Piccoli, grandi eroi", li hanno chiamati i loro compagni di lavoro. Gli ospedali romani sono a terra, i laboratori vuoti, i pazienti abbandonati sulle barelle perché i reparti scoppiano: ma forse la Capitale, dicono i sindacati, altro non è che quel "laboratorio dello smantellamento della sanità pubblica", minacciato, seppure velatamente, dal presidente del Consiglio Monti, paradigma dunque di ciò che potrebbe accadere altrove, in altre regioni. Ma da dove nasce lo sfascio della Sanità romana? E chi sono i responsabili? E quanto la tragedia di oggi è da imputare alla spending review che deve portare il numero di posti letto a 3 per mille abitanti e quanto invece a precedenti (spericolate) amministrazioni regionali? (...) "È il 2006 quando il buco nella sanità del Lazio lasciato dalla giunta Storace viene per la prima volta alla luce in tutta la sua enormità: 10 miliardi di euro, una cifra spaventosa", racconta Marcello Degni, economista, docente di Contabilità pubblica alla Sapienza di Roma. Quarantanove ospedali pubblici venduti e poi ri-affittati a caro prezzo dalla Regione, la malefatte di lady Asl, fatture gonfiate, appalti, tangenti. Un fiume di denaro che scompare senza traccia. Un debito tossico che eredita in pieno Piero Marrazzo, succeduto alla Regione alla fine del 2005, che chiede l'intervento dell'allora ministro per l'Economia Tommaso Padoa Schioppa. "Venne deciso un piano di rientro, almeno parziale, attraverso un prestito dello Stato di cinque miliardi di euro, da restituire in 30 anni attraverso rate di 300 milioni ogni dodici mesi. Ed è da qui, per impedire la formazione di nuovo debito che iniziano i tagli alla sanità del Lazio". Dal 2006 al 2012 scompaiono anche attraverso la chiusura di molti piccoli ospedali, circa 4mila posti letto. La sanità laziale subisce un tracollo: al Pronto soccorso del San Camillo, tra i più affollati della Capitale, i malati vengono visitati per terra, come negli ospedali di guerra. La fotografia, scattata a febbraio del 2012, fa il giro del mondo: è l'Italia, sì, è l'Italia, anzi Roma, anni luce lontana dall'Europa. Ma non basta: il disavanzo delle spese sanitarie della Regione Lazio resta alto, altissimo. Un miliardo e 140 milioni nel 2011. E i tagli spesso avvengono senza criterio, come denuncia Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sulla sanità del Senato. Che definisce il Lazio un esempio di "sperpero nazionale". (...) Oltre alla "finanza facile" dell'era Storace, che cosa è successo negli ultimi 15 anni nella città eterna, all'ombra anche e a volte con la "partecipazione" del Vaticano? Spiega Ignazio Marino: "La soluzione non possono essere tagli selvaggi, dopo che per decenni in questa regione si sono moltiplicate cattedre, posti, reparti. Nel Lazio ci sono 1.600 Unità operative, a capo di ognuna delle quali c'è un primario. Quante di queste sono davvero necessarie?". E quante create per offrire un posto di prestigio a qualcuno? Come non ricordare, allora, soltanto uno degli scandali più recenti, cioè quella Unità operativa complessa di "Tecnologie cellulari- molecolari applicati alle malattie cardiovascolari" creata ad hoc al policlinico Umberto I di Roma per Giacomo Frati, figlio del rettore della Sapienza Luigi Frati? Ma i casi citati da Marino sono molti di più. Le 35 strutture di emodinamica (reparti ad alta specializzazione cardiologica) di cui però soltanto sei lavorano giorno e notte, come se», afferma «Marino, "l'infarto arrivasse soltanto nelle ore d'ufficio". E poi i cinque centri per il trapianto di fegato, costi altissimi e 98 interventi nel 2011, contro i ben 137 effettuati a Torino dove di centri per i trapianti ce n'è uno solo. "Il risanamento passa attraverso una gestione più equa delle risorse. Ci sono spese gonfiate e reparti depressi: penso al Pronto soccorso pediatrico del policlinico Umberto I, visita 27 mila bambini l'anno e l'80% del personale è precario. Una follia". (...) È forse la prima volta nella storia italiana, e soprattutto in quella capitolina, che le casse degli ospedali vaticani sono vuote. Il crac ha travolto anche loro. Lenzuola appese ai balconi del policlinico Agostino Gemelli, polo d'eccellenza della sanità vaticana, dove è sempre pronto un reparto per accogliere il Papa. L'università cattolica subirà un taglio retroattivo di 29 milioni di euro per il 2012, mentre attende ancora 800 milioni di rimborsi. E altri ospedali religiosi, come il Fatebenefratelli, hanno già iniziato a non erogare più prestazioni in convenzione. Ma è lo scandalo dell'Idi a turbare (forse) i sonni delle gerarchie ecclesiastiche. Chi ha rubato i soldi dell'Istituto dermopatico dell'Immacolata, all'avanguardia per le malattie della pelle e nella cura del melanoma? Una storia torbida, che ha fatto parlare di un caso "San Raffaele" della Capitale, ha portato sotto inchiesta tutti i vertici dell'istituto di proprietà dei padri Concezionisti per un buco nelle casse dell'ospedale di 800 milioni di euro. E in particolare frate Franco Decaminada, da anni a capo dell'Idi, accusato di appropriazione indebita, e autore, sembra, di opache speculazioni finanziarie che hanno messo in ginocchio l'istituto, attraverso l'acquisto di immobili, e addirittura di investimenti in Congo. "Fatturavamo 70mila euro al giorno - racconta desolata Stefania Zaia, tecnico di laboratorio - oggi siamo senza stipendi da quattro mesi". (...) Se il Lazio è il paradigma negativo di quello che può succedere in una regione amministrata male, nel resto d'Italia la situazione è quasi altrettanto grave. Dai migliaia di esuberi in Lombardia al taglio dei interventi non urgenti in Toscana, dai debiti della Campania alla minaccia di chiusura dell'ospedale Valdese in Piemonte, la sanità pubblica italiana sembra destinata ad una progressiva e amara dismissione»;
in un articolo di Anna Rita Cillis pubblicato su "La Repubblica" del 7 dicembre 2012 si legge: «Questa mattina, alle dieci in punto, Enrico Bondi incontrerà i manager delle aziende sanitarie del Lazio. La partita che si gioca in queste ore è tra le più delicate: la rimodulazione di ospedali e Asl con inevitabili accorpamenti e, in alcuni casi, chiusure, che già hanno portato a una catena di proteste. Tra le ipotesi messe sul tavolo giusto una settimana fa dal commissario ad acta, c'era il taglio di circa 1770 posti letto di cui oltre 110 per l'oncologia, 450 nel campo dell'ortopedia e traumatologia, 350 in chirurgia generale, 77 per la pediatria e un centinaio per la cardiologia e la dermatologia. In più: la riconversione in strutture residenziali di ospedali come il Nuovo Regina Elena e quelli di Subiaco, Amatrice, Anagni e Acquapendente. Ma il fronte più caldo riguardava la "ristrutturazione" ipotizzata per il San Filippo Neri che, secondo le proposte messe in campo da Bondi lo scorso 30 novembre, avrebbe potuto dire addio a 130 posti su circa 500 e a farne le spese sarebbero stati reparti di alto livello come quello di cardiochirurgia, la cardiologia, la chirurgia vascolare e quella toracica oltre a neurologia. Ma nel piano di massima di Bondi non erano state escluse neppure le unità complesse e quelle territoriali per le quale si paventava la riduzione di 605 strutture (da 1670 a 1065) e il taglio di altrettanti primari. Ipotesi fin qui e che comprendevano, tra l'altro, la chiusura dell'ospedale Eastman, l'unico nella Capitale specializzato in odontoiatria e con annesso pronto soccorso (ogni anno accoglie circa 300mila pazienti), come il trasferimento delle specializzazioni del Forlanini al San Camillo, la chiusura dell'attività di ricovero dell'Inrca sulla Cassia, il trasloco di tutti i reparti di ricovero del Cto al Sant'Eugenio. Il tutto potrebbe essere completamente riscritto, però: nelle scorse ore, infatti, i tecnici di Bondi si sarebbero rimessi al lavoro per elaborare un nuovo documento anche in vista dei "suggerimenti" presentati l'altro ieri dai direttori sanitari. Ma le contestazioni dilagano: al San Filippo Neri, Spallanzani, Cto e Pertini (che potrebbe perdere 70 posti letto) i dipendenti sono in stato di agitazione. E questa mattina nei primi due ci saranno delle assemblee pubbliche. E a scendere in campo, oltre ai sindacati, è anche il fronte politico che fa muro - in maniera bipartisan - contro il rischio chiusure e possibili accorpamenti. I tagli dei posti letto non convincono, infatti, Esterino Montino, capogruppo in Regione del Pd: "Avvertiamo il commissario Bondi che i tecnici della Polverini, i dirigenti dell'assessorato e quelli dell'Agenzia della sanità pubblica del Lazio, stanno fornendo indicazioni sbagliate, fa notare; il piano predisposto seguendo le loro indicazioni vorrebbe tagliare il doppio dei posti letto necessari a rientrare nei limiti imposti dalla legge: 1800 invece di 900. Secondo i nostri numeri invece, i posti in eccedenza sono solo 956". L'invito a "scendere in piazza a tutti i cittadini" arriva invece da Enzo Foschi e Massimiliano Valeriani, del Pd: "Dobbiamo essere in tanti per far arrivare un chiaro segnale a Bondi perché comprenda che è possibile razionalizzare la sanità con strumenti come l'istituzione di una centrale unica di acquisti, eliminando consulenze d'oro e utilizzando risorse interne". Per Francesco Storace, segretario de La Destra "non si può andare avanti a colpi di forbici nella sanità. Il commissario Bondi non può prendere a rasoiate le nostre strutture". Intanto la direzione del Gemelli ha siglato l'accordo con i sindacati per il nuovo contratto di lavoro per i dipendenti del policlinico»;
si legge ancora nell'articolo citato pubblicato su "quotidianosanita.it": «Bondi è avvertito, la smetta di improvvisare un piano sanitario regionale di un realtà che non conosce, sta causando solo altri danni in una situazione che è già allo sbando. Chiediamo a gran voce che agisca con correttezza nel rispetto degli operatori sanitari e dei cittadini che hanno diritto ai servizi essenziali". È questo l'appello lanciato dal Segretario Regionale CIMO-ASMD del Lazio Giuseppe Lavra durante la grande manifestazione che si è svolta questa mattina a Roma sotto la sede della Regione in cui tutta la sanità laziale è scesa in piazza per far sentire la propria voce al neo commissario. "Non si può affidare il risanamento del Servizio sanitario regionale a una squadra composta da Direttori generali nominati dall'ex governatrice Renata Polverini con la stessa modalità in cui prima li nominavano Badaloni, Storace e Marrazzo - ha aggiunto Lavra - nel complesso tutti insieme hanno realizzato un buco medio di 50 milioni nei bilanci di ciascuna delle venti Aziende Sanitarie del Lazio, è arrivato il momento di invertire la rotta e di fare qualcosa di concreto". "Bondi ci ascolti e si confronti con chi ha le competenze e la rappresentatività dei servizi sanitari, con chi ogni giorno si trova ad affrontare i reali problemi e potrebbe proporre soluzioni - ha concluso - non si può sospendere la democrazia nel Lazio e privare i cittadini dell'assistenza e dei servizi essenziali, ci si occupi di questo e si facciano i nomi di chi ha abusato dei soldi del Servizio Sanitario regionale»;
a Roma si stanno susseguendo manifestazioni organizzate dai sindacati a cui partecipano i rappresentanti di circa 42 associazioni di categoria determinati nel contestare le misure intraprese nel comparto sanità;
i lavoratori hanno già calendarizzato una nuova iniziativa per il 20 dicembre, davanti al Ministero dell'economia e delle finanze, per evidenziare il rilievo nazionale della vertenza: per quella data i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una fiaccolata di protesta, che percorrerà via XX settembre,
si chiede di sapere
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di istituire un tavolo permanente di concertazione per una soluzione immediata della drammatica situazione della sanità nel Lazio: oltre 2.700 cassaintegrati nella sanità privata convenzionata, centinaia di lavoratori non retribuiti da mesi (come all'Idi-San Carlo) e migliaia di posti di lavoro messi a rischio dai tagli alle prestazioni specialistiche e dalle chiusure di ospedali e servizi ipotizzate dal commissario straordinario come nel caso delle strutture di San Filippo Neri, Eastman, CTO, Oftalmico e Gruppo San Raffaele;
se non ritenga ingiusto che siano scaricati sui lavoratori gli effetti di un debito immenso e un cumulo di inefficienze della sanità che non sono state risolte in questi anni;
quali misure di propria competenza intenda intraprendere per scongiurare il rischio non solo della chiusura degli ospedali o del licenziamento degli operatori, ma addirittura della perdita del diritto alla salute dei cittadini;
se non intenda adoperarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per razionalizzare le spese di gestione, ridefinire le tariffe bloccate da anni, potenziare i controlli e, soprattutto, cominciare a ridurre il numero dimanager prima di quello di posti letto;
quali iniziative intenda adottare per vigilare sulla gestione dei soldi pubblici, che i cittadini versano attraverso tasse e imposte, al fine di evitare ogni forma di sperpero nonché gestioni scellerate caratterizzate anche da opache speculazioni finanziarie.
(4-08887)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il Sindacato Indipendente della Banca Centrale ha incontrato i vertici aziendali il 12 dicembre 2012 relativamente al tema degli organici e delle promozioni per il 2013;
nel volantino del sindacato si legge: «Nell'incontro del 12 dicembre con il tavolo unitario costituito da SIBC, UILCA e FALBI, la Delegazione aziendale ha fornito la prevista informativa sugli organici confermando con le parole l'atteggiamento di chiusura al confronto già esplicitato con i numeri forniti nei giorni precedenti. Numeri che parlano di una Banca priva di capacità di ascolto, priva di volontà di comunicare con il personale e i suoi rappresentanti, priva di una visione del futuro e particolarmente dannosa per migliaia di colleghe e colleghi, in particolare per le generazioni che hanno ancora decenni di lavoro davanti. A questo atteggiamento il SIBC intende contrapporre, in modo costruttivo ma assai fermo, una diversa visione della Banca, del rapporto di lavoro e del futuro di ognuno. Il SIBC è un sindacato aperto al dialogo e al confronto costruttivo. Ma certamente, non permetteremo mai che vengano messi in discussione il diritto al giusto riconoscimento per il lavoro svolto e il diritto di avere certezze sul proprio futuro lavorativo. (...) Le cifre degli avanzamenti programmati dimostrano un fatto molto semplice: la Banca ha "programmato" di non ridurre in alcun modo la discriminazione all'interno del personale. Il SIBC ritiene che questo atteggiamento molto grave e particolarmente demotivante rispetto al lavoro di ognuno. Un fenomeno che sta crescendo in modo esponenziale negli ultimi anni. Un fenomeno da combattere e non da alimentare. Un fenomeno davanti al quale non si può e non si deve voltare la testa dall'altra parte. (...) L'assunzione di personale particolarmente qualificato anche ai livelli più bassi della carriera operativa dovrebbe dissuadere l'Amministrazione dall'offendere la professionalità dei colleghi (tanto del ruolo unificato quanto del ruolo tecnico), con l'1,7% dei posti per il passaggio da Assistente a Coadiutore rispetto agli scrutinabili, o il 5% e il 7% dei posti per il passaggio a Condirettore e a Funzionario di 2°. Ben altro è il ruolo e il contributo che tutti i colleghi danno alla vita della Banca. Le tradizionali assunzioni di professionalità elevatissime a ogni livello dovrebbero indurre la Banca a prevedere avanzamenti più veloci verso posizioni funzionali adeguati ai tanti "saperi". E invece, contro le sacrosante aspirazioni di tanti Vice Assistenti e Assistenti laureati entrati negli ultimi concorsi, la Banca ha deciso un'ulteriore infornata di 86 nuovi coadiutori da assumere dall'esterno (più altri 22 nel ruolo tecnico, più altri 33 già autorizzati ma non attuati in precedenti cicli di programmazione) a fronte di soli 32 avanzamenti riservati per il passaggio interno. Un agire che determinerà un blocco strutturale pesantissimo per le prospettive di avanzamento dei più giovani. Ma ciò vale anche per colleghi meno giovani, e in gradi anche molto più elevati. Incautamente, è la stessa Banca a confessarlo, affermando il conseguimento degli obiettivi istituzionali pur a fronte di significative carenze di organico. E' la pistola fumante di quanto il SIBC sostiene da tempo: molti colleghi svolgono mansioni superiori a quelle previste dal proprio grado di appartenenza. Lì dove la Banca segnala la carenza su base nazionale di 52 Dirigenti, rivela che come minimo altrettanti Funzionari stanno svolgendo funzioni dirigenziali senza averne la qualifica né lo stipendio (eppure, se ne promuoverà appena la metà). Lì dove sono segnalate carenze di ben 102 Coadiutori (compreso il ruolo tecnico) la Banca rivela che molti colleghi Assistenti stanno svolgendo mansioni di Coadiutore, senza averne il grado né lo stipendio (eppure, se ne promuoverà meno della metà). Occorre quindi uscire da gabbie discriminatorie, odiosamente contrastanti con la realtà dei fatti che chi lavora ben conosce. Per questi motivi, abbiamo doverosamente chiesto che le percentuali di avanzamento siano uniformi per tutti i gradi, rendendole omogenee a quella strutturalmente utilizzata per i Dirigenti (circa il 20%, per intenderci). Ma la Banca che pensa di allettare i colleghi raccontando la favoletta di voler "velocizzare i percorsi di carriera" è la stessa Banca che rinchiude i colleghi nelle gabbie dei gradi di assunzione, da cui è sempre più arduo uscire, e con margini di crescita sempre più limitati. Bisogna avere la forza di imporre una visione diversa, più coraggiosa e adeguata ai tempi. (...) A corredo di quanto già illustrato nei giorni scorsi, circa la "selettiva" mancanza di trasparenza dell'informativa fornita, abbiamo rilevato nel corso dell'incontro che: 1) la Banca rifiuta di rendere pubblica la pianta organica di ciascuna realtà (Servizi e Filiali), limitandosi a fornire dati aggregati per regioni, che impediscono analisi coerenti; 2) viene sottratta a ogni forma di controllo e valutazione da parte dei rappresentanti del personale una sola categoria: i Dirigenti, per i quali nulla è dato sapere circa gli avanzamenti programmati, né nel numero complessivo né nel dettaglio per grado (come invece viene certosinamente fatto per avanzamenti privi di contenuto funzionale). Sul primo punto - particolarmente rilevante in quanto la carenza di organico viene sistematicamente opposta come verità di fede ai colleghi che osano fare domanda di aspettativa, o di trasferimento in disponibilità - la Banca ha cercato di rassicurare affermando di "non avere pregiudiziali ideologiche" sull'argomento, ma che una maggiore trasparenza costituirebbe "oggetto di scambio" rispetto a esigenze della Banca quali "una maggiore flessibilità mansionistica". Una indecorosa posizione, degna di un suk arabo, che va respinta al mittente. La trasparenza è un obbligo morale e civile per un'Istituzione pubblica. Non è, e non sarà mai, una merce da scambiare con una riduzione dei diritti dei lavoratori. Tanto più in quanto - nell'impossibilità di un confronto su dati delle singole realtà - la Delegazione aziendale si lascia andare ad affermazioni "dal sen fuggite" riguardo "esuberi" delle Filiali, in particolare di quelle specializzate all'utenza, che la Banca vorrebbe progressivamente ridurre a vantaggio delle Filiali regionali. Affermazioni tanto generiche quanto irrispettose della vita di tanti colleghi. A tali affermazioni occorre fornire risposte in termini di progettualità, che la Banca sembra avere smarrito da tempo. Sul secondo punto, abbiamo ribadito quanto già detto in altre occasioni: è inimmaginabile che la Banca finga di trattare i numerosissimi gradi dei Dirigenti come fossero la stessa cosa, come se i Dirigenti potessero essere indifferentemente tutti Funzionari Generali o tutti Condirettori. Esattamente il contrario di quanto avviene per i Funzionari, i Coadiutori, gli Assistenti, per il personale appartenente alla Carriera Se.Ge.Si e alla Carriera Operaia, che devono invece sottostare a una programmazione anticipata di molti mesi e a percentuali - sopra richiamate - particolarmente penalizzanti. L'incontro si è concluso con l'annuncio da parte della incolpevole Delegazione aziendale che non ci saranno altri incontri negoziali prima della pausa natalizia. Un'ulteriore prova di fuga dalle responsabilità da parte del Vertice aziendale, a fronte - fra l'altro - di un rinnovo contrattuale completamente "saltato", ormai in scadenza fra pochi giorni»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in Banca d'Italia pare vengano messi in discussione il diritto al giusto riconoscimento per il lavoro svolto e il diritto di avere certezze sul proprio futuro lavorativo incentivando la discriminazione all'interno del personale;
sarebbe opportuno che la Banca d'Italia provvedesse ad affrontare il tema della riforma delle carriere con proposte serie, moderne e in grado di rispondere alle esigenze dei lavoratori, fornendo a ciascuno precise e doverose garanzie di sviluppo professionale ed economico,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative di carattere legislativo il Governo intenda attivare per rafforzare la trasparenza ed il rispetto del principio meritocratico nonché dei ruoli e delle relative remunerazioni.
(4-08888)
FILIPPI Alberto - Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
la Provincia di Roma ha bandito, nel 2008, due diversi concorsi, il primo per 15 posti da istruttore amministrativo ed il secondo per 20 posti da operatore nei centri di formazione;
le graduatorie relative ai due concorsi sono state utilizzate fino al giugno del 2012 e così gli istruttori amministrativi effettivamente assunti sono passati da 15 a 147 e gli operatori di formazione da 20 a 77;
di buona parte di questi contratti di assunzione beneficerebbero vincitori di concorso legati direttamente o indirettamente da parentela con dirigenti della Provincia, sindacalisti, personale delle segreterie politiche e politici;
tra gli istruttori amministrativi figurerebbero infatti Maria Teresa Giuliano, figlia di un sindacalista della Uil, Sara Fratoni, figlia della dottoressa Maria Budoni, a sua volta segretaria del Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, Eleonora Formaggi, figlia di un rappresentante sindacale unitario (Rsu) della Cgil eletto nella Provincia di Roma, Valerio Vanzo, figlio del proprietario del ristorante tavola calda Bibo Bar, luogo frequentato da dirigenti e politici della Provincia, Marta Loche, figlia del segretario dello scomparso ex Presidente della Provincia, Fregosi, Carlo Carrino, figlio di un dirigente della Provincia, Raffaello Toppi, figlio di un dirigente della Provincia, Eleonora Socci, figlia di un altro sindacalista della Provincia, Francesco Zacco, figlio del direttore della Deas, società specializzata nelle selezioni concorsuali pubbliche di cui si è avvalsa in passato la Provincia, Andrea La Spina della Cimarra, figlio del capo del cerimoniale del Campidoglio al tempo del Sindaco Walter Veltroni;
tra gli operatori dei centri di formazione risulterebbe di nuovo Marta Loche, ma anche Andrea Alfarone, figlio di un componente della segreteria del consigliere regionale Bruno Astorre;
comparirebbero anche altri nominativi recanti lo stesso cognome di ben noti politici romani e laziali, riguardo ai quali, però, l'interrogante non ha avuto il tempo di accertare effettivi legami di parentela, come Assogna Giovanni, Petrella Sergio, Bianchini Lucia, Armeni Elisabetta, Cosentino Danilo, Rossodivita Veronica, Di Stefano Eleonora, Bafundi Chiara;
comparirebbero inoltre, tra gli assunti come operatori dei centri di formazione, numerosi congiunti di semplici dipendenti della Provincia, come Valeria Pompi, moglie di un dipendente, Monica Miriello, sorella di un dipendente, Alessio Ilari, figlio di un dipendente, Manuela Pisciarelli, figlia di un dipendente e sindacalista della Uil, Giorgia Sanetti, figlia di un dipendente, Olimpia Prosperini, cognata di un dipendente sindacalista della Cisl;
allo stesso modo si troverebbero, tra gli istruttori amministrativi, Diana Toscano, figlia di un sindacalista della Cgil, Simona Cavallaro, figlia di un dipendente della Provincia, Federica Piccini, figlia di un dipendente della Provincia, Chiara Grimaccia, figlia di un ex dipendente della Provincia, ed infine Chiara Capitani, figlia di un dipendente della Provincia;
in generale sembrerebbe quindi che le due graduatorie concorsuali abbiano premiato, per singolare coincidenza, concorrenti apparentati con personalità riferite all'organico della Provincia o alla classe politica della medesima istituzione, con l'eccezione del figlio del titolare del bar che si trova davanti a Palazzo Valentini;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
sarebbe opportuno assumere iniziative per approfondire i fatti riportati in premessa ed eventualmente sanzionare i responsabili di tale nuova, gigantesca parentopoli romana;
sarebbe opportuno accertare i nomi dei membri delle commissioni di concorso che hanno stilato le graduatorie ed i criteri di selezione da essi adottati;
sarebbe opportuno far luce sui criteri utilizzati per assegnare i punteggi che hanno portato alla formazione delle graduatorie,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se risulti che siano state assunte iniziative da parte della magistratura o della Provincia.
(4-08889)
ALLEGRINI, GALLONE - Ai Ministri dell'interno, della giustizia, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute - Premesso che, per quanto risulta alle interroganti:
il fenomeno delle cosiddette derive settarie ha assunto, a livello europeo, dimensioni rilevanti e preoccupanti, destando viva inquietudine anche e soprattutto in relazione alle attività di gruppi e/o movimenti di tipo esoterico, spirituale, pseudoreligioso, pseudoterapico, eccetera, socialmente controversi;
ne sono testimonianza le plurime iniziative del Parlamento europeo e dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e le molteplici risoluzioni e raccomandazioni prodotte;
in particolare, già con raccomandazione n. 1412 (1999), il Consiglio d'Europa ha inteso, tra l'altro, sollecitare gli Stati membri a una fattiva azione di vigilanza e di informazione preventiva, esortando a prestare particolare attenzione alla tutela delle persone maggiormente vulnerabili e dei minori;
più recentemente, in seno alla Conferenza delle Oing presso il Consiglio d'Europa, del 5 ottobre 2010, i rappresentanti della Commissione dei Diritti dell'uomo hanno parimenti espresso rammarico e preoccupazione per il fatto che gli Stati membri del Consiglio d'Europa non risultino aver assunto, a tutt'oggi, misure all'altezza della sfida rappresentata da quei culti abusanti che attentano ai diritti dell'uomo e ai principi fondamentali di tutte le società democratiche, e che, in sintesi, solo pochissimi Stati membri hanno posto in essere vere e proprie politiche preventive a protezione delle fasce più deboli;
nell'ambito della Commissione Affari giuridici e dei diritti dell'uomo dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), i relatori riunitisi a Parigi il 6 settembre 2012, hanno evidenziato anche che la difficoltà di pervenire ad un unanime consenso europeo in relazione al fenomeno settario non deve assolutamente significare abbandonare l'idea di stabilire delle regole e politiche a livello europeo, finalizzate alla protezione dei minori contro il pericolo rappresentato dalle derive settarie e che occorre difendere l'interesse superiore del bambino da ogni forma di brutalità, maltrattamento e negligenza;
così come in altri Paesi dell'Europa occidentale e centrale, anche in Italia le negligenze e gli abusi commessi ai danni di minori in contesti tipicamente settari risultano fenomeni tutt'altro che sporadici;
nel marzo 2010, veniva arrestato il "guru di San Lorenzo", fondatore e presidente della associazione denominata R.E. MAYA, per il reato di violenza sessuale a danno di minori;
le violenze venivano giustificate, secondo il leader, con la necessità di modificare il karma delle bambine e trasmettere loro, a tale scopo, il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre sofferenze altrimenti inevitabili;
la Commissione europea, in riposta all'atto di sindacato ispettivo E-2197/10, ha rilevato che "I fenomeni settari sono particolarmente inquietanti, e alcune attività o situazioni che ne derivano sono suscettibili di rientrare nell'ambito di competenza di strumenti dell'Unione, nella fattispecie di quelli relativi alla tratta degli esseri umani, agli abusi sessuali sui bambini o alle vittime";
il 7 febbraio 2012 anche la Consulta femminile della Regione Lazio e l'Assessorato alle politiche sociali e famiglia evidenziavano la lentezza del procedimento penale, a tutt'oggi in corso, a carico del guru di San Lorenzo;
recentissima è la notizia di un'approfondita inchiesta condotta dalla polizia postale di Catania, in sinergia con la Procura della Repubblica catanese, che avrebbe reperito su un sito della "Deep Web", la rete invisibile accessibile tramite rete Tor (ovvero in maniera anonima), immagini di pornografia minorile e infantile;
alcuni dei video raffiguranti una donna adulta in abito da suora e un minore, coinvolti in pose oscene di nudo con richiami a temi blasfemi, sono stati analizzati dagli investigatori che hanno così identificato la donna come madre del bambino e hanno provveduto al suo arresto;
che quest'ultimo, raccapricciante, episodio avrebbe avuto luogo all'interno di una chiesa e al vaglio degli investigatori ci sarebbero indizi tali da ipotizzare l'esistenza di un'estesa organizzazione pedo-satanista;
nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette "sette", attivata presso la 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato, in relazione al disegno di legge n. 569 recante "Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale", nel corso di un'audizione, in data 9 maggio 2012, veniva dato puntuale resoconto di abusi e sevizie raccapriccianti poste in essere da un piccolo gruppo capeggiato da una "santona" recentemente condannata per maltrattamento su minori, con sentenza della Corte di cassazione, sesta sez. penale, n. 631, del 18 aprile 2012, depositata il 3 luglio 2012;
nella sentenza sono stati considerati gli atti di violenza che si concretizzavano attraverso la forzata imposizione del cibo nei confronti di una minore, anche mediante un atto di violenza fisica, quale la chiusura del naso, nonostante l'evidente intolleranza alla sua assunzione, la costrizione a mangiare di nuovo quanto veniva da lei vomitato, i continui risvegli notturni o l'assoluto impedimento di riposo per partecipare a riti salvifici, il condizionamento delle più elementari manifestazioni di vita, nonché le minacce di punizioni divine o di gravi accadimenti in caso di disobbedienza alle sue direttive;
tuttavia, a seguito della lungaggine dell'iter processuale, i reati di natura penale si sono prescritti e la santona è stata condannata esclusivamente alla mera rifusione delle spese processuali e di grado e a una provvisionale nei confronti delle due minori;
è attualmente in corso il processo contro la cosiddetta "santona" di Prevalle, la quale, secondo le dichiarazioni e le deposizioni processuali di fuoriusciti dalla comunità pseudoreligiosa capeggiata dalla medesima, avrebbe, tra l'altro, malmenato violentemente bambini in tenera età, costringendoli a mangiare il proprio vomito ed escrementi di maiale, segregandoli al buio, nonché sottoponendoli a vere e proprie sevizie e torture psicofisiche con il pretesto che detti trattamenti salvifici occorressero per lavar via le loro colpe e liberarli dagli spiriti maligni;
nel caso di una bimba i reati risulterebbero prescritti e il procedimento a carico della santona e dei suoi collaboratori sarebbe nella fase dell'udienza preliminare da oltre 2 anni;
quattro donne, due delle quali all'epoca minorenni e una incapace, sarebbero state ripetutamente segregate in una stanza con un'unica finestra dotata di sbarre, spesso costrette al digiuno, legate al letto, costrette ad espletare i bisogni in un bagno chimico, costrette ad indossare una sorta di camicia di forza realizzata con tessuto jeans, picchiate e seviziate;
in generale, ai bambini della comunità sarebbero state inflitte atroci violenze quali indurli a mangiare il proprio vomito, i propri escrementi e quelli di animali, costringerli con la testa dentro il wc e dentro una buca ove venivano ricoperti di terra sino al mento, forzarli a pregare per l'intero corso della notte, sottoporli a docce fredde con gli occhi aperti rivolti verso il getto d'acqua, legarli per giorni al letto o al termosifone, percuoterli pesantemente anche con oggetti, costringerli a lavorare anche in una galvanica, eccetera;
cavilli legali avrebbero ulteriormente rallentato l'iter processuale, con il rischio di ulteriori prescrizioni dei reati commessi anche ai danni di minori;
il Consiglio della Regione Toscana ha recentemente attivato una commissione d'inchiesta sull'affidamento dei minori, in relazione alla vicenda meglio nota come "caso Forteto", ossia una comunità che si occupava proprio di affido di minori, per anni indicata come un esempio di eccellenza nel sostegno e recupero dei minori abusati e maltrattati, a cui lo stesso tribunale dei minori di Firenze, sino alla data del 2009, aveva inviato bambini in affido;
la chiusura delle indagini, nell'ottobre 2012, avrebbe visto il coinvolgimento di 22 indagati per i reati di maltrattamento, alcuni dei quali fondatori del Forteto;
tra i fondatori del Forteto vi sarebbe colui che la procura avrebbe definito quale capo spirituale ovvero santone;
già nel 1980 il Forteto avrebbe sollevato i primi dubbi su alcune forme di plagio nei confronti delle persone che vivevano nella comunità;
nel 1985 sarebbe stata emessa nei confronti del fondatore del Forteto una sentenza di condanna per maltrattamenti e atti di libidine ai danni degli ospiti di detta comunità;
nel 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo, su ricorso di una madre che aveva visto affidare i suoi due figli al Forteto, aveva condannato l'Italia per trattamenti giudicati non conformi alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo;
i giudici scrivevano, tra l'altro, che questa situazione avrebbe « dovuto indurre il Tribunale dei minorenni a esercitare una maggiore sorveglianza riguardo al controllo dei bambini all'interno del Forteto i cui responsabili operano in una comunità che gode di un'ampia libertà e che non sembra sottoposta a un effettivo controllo da parte delle autorità competenti» e che «Senza spiegazioni esaustive non si potrebbe imporre a un genitore di vedere i propri figli collocati in una comunità della quale alcuni responsabili si sono visti infliggere delle condanne gravi in passato per maltrattamenti e abusi sessuali»;
in data 16 luglio 2012 il leader del movimento "Arkeon" veniva condannato in primo grado per i reati di associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione di psicologo unitamente ad altri maestri dell'organizzazione;
anche alcuni minori sarebbero stati coinvolti in particolari riti di forte impatto emotivo, come un bambino che, all'età di soli 10-11 anni, avrebbe partecipato a ben 5 seminari ottenendo il primo livello di master Reiki; durante uno di tali seminari il minore sarebbe stato coinvolto in una introspezione psicologica che avrebbe indotto la madre ad ammettere pubblicamente di aver giocato con i genitali del figlio per farlo addormentare;
il reato di maltrattamento di minori contestato al leader e ad altri sarebbe, tuttavia, stato estinto per intervenuta prescrizione;
appare opportuno ricordare come in particolari contesti settari possono maturare anche efferati delitti, quali l'induzione al suicidio degli adepti e l'omicidio; tale è il caso dei reati commessi dalla nota setta "le Bestie di Satana", i cui componenti avrebbero ideato e realizzato gli omicidi di alcune giovanissime vittime;
le più importanti pubblicazioni scientifiche internazionali realizzate nell'ambito delle scienze psicologiche e della vittimologia, come gli studi del dottor Paul Martin, del dottor Michael Langone, di Markowits e Halperin, eccetera, riferiscono concordemente che contesti settari chiusi e coercitivi, a rigida struttura gerarchica, diretti da leader che propugnano ideologie assolutiste e si presentano come incarnazioni divine e/o depositari di verità rivelate o di saperi misterici, pongono in essere dinamiche altamente pericolose per lo sviluppo armonico e integrale della personalità del fanciullo nonché per la sua stessa salute fisica. In tali contesti, sovente, i minori vengono separati drasticamente dalle figure genitoriali, viene loro impedito di sviluppare relazioni affettive e sociali al di fuori del gruppo od organizzazione d'appartenenza, risultano non garantiti, o del tutto vietati, la normale scolarizzazione così come il ricorso alle necessarie cure mediche, in modo tale che le "sette" si macchiano sovente di grave negligenza nei confronti dei minori, e ancora, sono grandemente limitate o addirittura negate le normali attività ludiche e ricreative dell'infanzia, imposte ferree discipline fisiche, negata ogni possibilità di autodeterminazione e libera scelta anche per le più elementari manifestazioni del vivere, inculcato il sospetto e il timore che il mondo esterno costituisca una reale minaccia per la vita del leader carismatico e dello stesso gruppo, perpetrate vessazioni e violenze, giustificato e addirittura incoraggiato dal leader carismatico il ricorso ai maltrattamenti e abusi, che egli può, di volta in volta, reinterpretare come necessari all'evoluzione spirituale dei soggetti, e/o come giusta punizione per aver disatteso un suo "divino" ordine e/o per aver mancato di rispetto alla sua persona, nonché per testare la fedeltà dei suoi seguaci. Di fatto, tutto questo ha evidentemente il solo scopo di massimizzare il controllo della leadership sui membri dell'organizzazione;
una dettagliata analisi sulle condizioni di vita dei minori in contesti settari è peraltro riportata nel 9° Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza del 2009, redatto da "Telefono Azzurro" ed "Eurispes", al cap. 1 titolato "Abuso e disagio", scheda n. 6;
considerato che, nel nostro Paese, solo operose associazioni di volontariato che si occupano di questo fenomeno sociale e centri studi impegnati anche in attività di prevenzione degli abusi psicologici commessi in contesti settari risultano realizzare, per quanto possibile, opera di informazione preventiva a tutela dei soggetti maggiormente vulnerabili e dei minori;
osservato che:
in Francia, la Commissione interministeriale di vigilanza e di lotta contro le derive settarie ha realizzato già nel 2011 un prezioso strumento a tutela dei minori, ossia la guida titolata "Protezione dei minori contro le derive settarie";
con l'approvazione del disegno di legge n. 1969-D recante la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Lanzarote, anche l'Italia ha finalmente potuto prevedere importanti aggiornamenti normativi in merito ai delitti perpetrati contro l'infanzia;
tuttavia, il sistema della prescrizione del reato che dovrebbe realizzare soprattutto una funzione di garanzia processuale e/o sostanziale (da un lato "sollecitando" l'apparato statuale ad attivarsi per punire un determinato reato e dall'altro garantendo il cittadino, ovvero assicurandogli che non potrà essere esposto per un tempo indefinito ad accuse di reato), di fatto, in un sistema giudiziario come quello italiano, rischia di costituire, sovente, un mero strumento per evitare la condanna;
infine, appare particolarmente grave che negli ultimi anni siano stati tagliati drasticamente i fondi dedicati all'infanzia e all'adolescenza, rimanendo solo il Fondo, peraltro ridotto anch'esso in modo significativo, che finanzia parzialmente la legge 28 agosto 1997, n. 285, recante "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza",
si chiede di sapere:
se e quali misure di competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare in relazione alle direttive espresse nella raccomandazione del Consiglio d'Europa del 1999 anche in virtù delle più recenti valutazioni e considerazioni espresse in ambito europeo;
se siano stati o meno realizzati progetti educativi in ambito scolastico finalizzati all'educazione in materia, nonché a tutela dei soggetti più vulnerabili come adolescenti e minori;
se non si ritenga utile e necessario, in tal senso, provvedere anche precisi strumenti informativo-preventivi, come la guida realizzata dalla Missione francese;
se siano al corrente delle vicende sommariamente narrate nel presente atto di sindacato ispettivo o se possiedano, comunque, informazioni e conoscenze in merito alle gravi situazioni di rischio cui sono esposti i minori inseriti in contesti tipicamente settari;
se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, promuovere ogni iniziativa utile a prevedere ulteriori inasprimenti delle pene concernenti i reati sessuali contro minori, anche al fine di allungare i tempi della prescrizione (con particolare riferimento ai reati previsti dalle leggi 15 febbraio 1996 n. 66, "Norme contro la violenza sessuale", e n. 269 del 1998, "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù", oltre che dalla recente legge 6 febbraio 2006, n. 38, "Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet"), sia alla luce delle tante drammatiche vicende di pedofilia, di cui informano quotidianamente le cronache nazionali, sia degli stessi fatti esposti, e tenuto conto che all'annosa questione della lunga durata dei processi nel nostro Paese si aggiungono elementi tipici dei procedimenti minorili, come la difficoltà nell'accertamento dei fatti e nella formazione della prova del reato, dovendosi ricostruire le vicende principalmente sulla base delle dichiarazioni, sovente frammentarie e difficili, rese da bambini provati da esperienze altamente traumatiche e assolutamente disumane;
se non si ritenga dunque urgente e necessario intervenire al fine di introdurre strumenti che consentano ai bambini vittime di crimini aberranti di avere la possibilità di vedere perseguito il reato in qualunque momento, qualora diventati adulti siano in grado di denunciare.
(4-08890)