Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 852 del 11/12/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
852a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 11 DICEMBRE 2012
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Presidenza del vice presidente CHITI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 853 del 17 dicembre 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-Diritti e libertà: Misto-DL; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT..
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RESOCONTO SOMMARIO
La seduta inizia alle ore 16,30.
Il Presidente Chiti ha comunicato all'Assemblea le modifiche al calendario dei lavori corrente.
La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha preso atto che i disegni di legge sulla legge elettorale non sono più all'ordine del giorno della Commissione affari costituzionali, la quale ha incontrato difficoltà anche nel concludere, in tempo utile per la conversione, il decreto-legge sul riordino delle province. L'Assemblea, che non terrà sedute questa settimana per consentire alla Commissione bilancio di completare l'esame della legge di stabilità, tornerà a riunirsi lunedì 17 dicembre alle ore 11,30 per discutere i documenti di bilancio.
Sulle modifiche apportate al calendario sono intervenuti per esprimere disappunto e contrarietà il senatore DEL PENNINO (Misto-P.R.I.), che ha denunciato il caos istituzionale conseguente alla mancata conversione del decreto-legge sulle province, e i senatori PROCACCI (PD), BELISARIO (IdV), BODEGA (Misto-SGCMT), PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) e SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI), i quali hanno criticato la mancata approvazione della riforma elettorale. La responsabilità della decisione che delude le aspettative dell'opinione pubblica e segna un fallimento dell'intero Parlamento - ha rilevato il Gruppo UDC - ricade sulle due principali forze politiche.
La seduta termina alle ore 17,03.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,37).
Si dia lettura del processo verbale.
MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 dicembre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna, in occasione della loro visita al Senato, gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto di istruzione superiore «Pietro Canonica» di Vetralla, in provincia di Viterbo. A loro va il saluto e gli auguri del Senato per le prossime festività e per l'attività di studio. (Applausi).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro per gli affari europei:
«Conversione in legge del decreto-legge 11 dicembre 2012, n. 216, recante disposizioni urgenti volte a evitare l'applicazione di sanzioni dell'Unione europea» (3603).
Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori dell'Assemblea (ore 16,41)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori dell'Assemblea».
La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina alle ore 12,30, ha approvato modifiche al calendario corrente.
La Conferenza dei Capigruppo ha preso atto che il disegno di legge di riforma elettorale non è più all'ordine del giorno della la Commissione permanente. Ha inoltre preso atto - alla luce dell'andamento dei lavori sul decreto-legge in materia di Province e Città metropolitane presso la medesima Commissione - delle difficoltà, secondo quanto annunciato dal presidente Vizzini, che «la Commissione incontra a concludere 1'esame in tempo utile affinché il Senato possa trasmettere il provvedimento all'altro ramo del Parlamento ai fini della conversione in legge».
Pertanto, 1'esame degli argomenti già all'ordine del giorno della seduta odierna non avrà luogo.
Questa settimana 1'Assemblea non terrà ulteriori sedute per consentire alla 5a Commissione permanente di proseguire 1'esame dei disegni di legge di stabilità e di bilancio.
La prossima settimana 1'Assemblea tornerà a riunirsi da lunedì 17 dicembre, con una seduta unica che avrà inizio alle ore 11,30 senza orario di chiusura, per l'esame dei documenti di bilancio. In concomitanza con la cerimonia di auguri al Capo dello Stato, è prevista una sospensione dei lavori dalle ore 16,30 alle ore 18,30.
Il calendario prevede inoltre sedute con votazioni fino alla giornata di mercoledì 19 dicembre. Dopo 1'approvazione dei documenti di bilancio, sarà discusso il disegno di legge di riforma della professione forense. (Commenti dal Gruppo PD).
ASTORE (Misto-ParDem). Stiamo scherzando?
PRESIDENTE. Ognuno si rivolga ai propri Capigruppo. Senatore Astore, non si scherza. Mi pare che scherzare in questi giorni e nell'Aula del Senato sarebbe davvero di cattivo gusto. Non credo ne abbia davvero voglia nessuno.
A tal fine, la Conferenza dei Capigruppo ha unanimemente autorizzato la Commissione giustizia ad esaminare il provvedimento durante la sessione di bilancio, ai sensi dell'articolo 126, comma 12, del Regolamento.
Ove trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati, sarà inoltre discusso il decreto-legge recante disposizioni sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al corrente calendario dei lavori dell'Assemblea:
| Martedì | 11 | dicembre | pom. | h. 16,30 | - Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori |
Sessione di bilancio: la 5a Commissione permanente concluderà i propri lavori sui documenti finanziari entro venerdì 14 dicembre. Gli emendamenti all'Assemblea dovranno essere presentati entro le ore 12 di sabato 15 dicembre.
| Lunedì | 17 | dicembre | ant. | h. 11,30 (*) | - Disegni di legge nn. 3584 e 3585 - Legge di stabilità e Legge di bilancio (Approvati dalla Camera dei deputati) (Votazioni finali con la presenza del numero legale) - Disegno di legge n. 601-711-1171-1198-B - Riforma forense (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 207, sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale (Ove trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) |
| Martedì | 18 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| " | " | " | pom. | h. 16-21 | |
| Mercoledì | 19 | " | ant. | h. 9,30 |
(*) La seduta di lunedì 17 dicembre sarà sospesa dalle ore 16,30 alle ore 18,30.
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 601-711-1171-1198-B (Riforma forense) sarà stabilito in relazione all'andamento dei lavori della Commissione.
Il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto-legge n. 207, sulla crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, sarà stabilito in relazione ai tempi di trasmissione dalla Camera dei deputati.
Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 3584 e 3585
(Legge di stabilità e Bilancio dello Stato)
(20 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori di maggioranza | 1 h. |
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| Relatori di minoranza | 1 h. |
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| Governo | 1 h. |
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| Votazioni | 4 h. |
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| Gruppi 13 ore, di cui : |
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| PdL | 3 h. | 22' |
| PD | 2 h. | 55' |
| LNP | 1 h. | 16' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI | 1 h. | 08' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) | 1 h. | 06' |
| Misto | 1 h. | 06' |
| CN:GS-SI-PID-IB-FI | 1 h. | 05' |
| IdV | 1 h. | 02' |
| Dissenzienti |
| 5' |
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, ho chiesto la parola per annunciare il mio voto contrario al nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea approvato dalla Conferenza dei Capigruppo.
Colgo l'occasione di questo, che forse sarà l'ultimo mio intervento in un'Assemblea parlamentare, per sollevare un problema di metodo e uno di costume. Nelle ultime settimane, noi abbiamo anteposto temi assolutamente inutili alla discussione delle due questioni fondamentali che avevamo davanti: la legge elettorale e la legge sulla riforma delle Province e delle Città metropolitane. Si è creata una condizione politica, di cui tutti noi siamo a conoscenza, che non si può certo valutare come ispirata a criteri di responsabilità.
Come partito che ha storicamente fatto dell'abolizione delle Province una delle sue battaglie chiave, affermiamo che il fatto di non avere voluto portare in Aula per il voto questo provvedimento (anche se la Commissione non aveva terminato i suoi lavori, si poteva benissimo fare sulla base del testo del Governo) umilia il Senato della Repubblica. (Applausi dei senatori Morando e Astore). Lo umilia perché ci sottrae alle nostre responsabilità. Quando quel provvedimento fu presentato, come repubblicani affermammo che era un palliativo rispetto alla soluzione principe che noi ed anche altri colleghi delle più diverse parti politiche avevamo proposto: cioè, la riforma costituzionale per l'abolizione delle Province.
Sono passati quattro anni, durante i quali, malgrado gli impegni assunti in campagna elettorale, questo provvedimento non è mai stato messo all'ordine del giorno. Quando il Governo Monti lo presentò, malgrado ne dessimo un giudizio ancora insufficiente, dicemmo che era un passo avanti, al quale davamo il nostro consenso, ma che ritenevamo fondamentale l'impegno delle forze politiche per portarlo a termine.
Le scelte operate in questi giorni dal PdL con la chiusura anticipata della legislatura e la decisione dei Capigruppo di oggi impediscono che questa riforma, seppur minima, sia approvata, creando un caos nella gestione degli enti locali e determinando una situazione che probabilmente si tradurrà in ulteriori sacrifici e in ulteriori pesi per tutti i cittadini.
Ecco perché non mi sento di dare il mio consenso alla decisione dei Capigruppo e annuncio il mio voto contrario alla proposta di calendario avanzata. (Applausi dei senatori Amato e Astore).
PRESIDENTE. Senatore Del Pennino, la avverto però che - come saprà - essendo stato adottato all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, il calendario dei lavori non verrà posto ai voti. Comunque, le sue valutazioni e la sua dichiarazione di dissenso restano agli atti.
PROCACCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che restasse agli atti questa mia dichiarazione sull'ordine del giorno e sul calendario dei lavori.
Siamo venuti qui con all'ordine del giorno la legge elettorale, apprendiamo invece che nemmeno oggi questa approda in Aula, perché non c'è accordo. Chi, come me, ama vivere tra la gente, in questi giorni è stato letteralmente assalito da cittadini inviperiti e indignati con un Parlamento che in cinque anni non è stato capace di cambiare una vergognosa legge elettorale. Bene, come parlamentare non ho avuto la possibilità di discutere e di votare su questo provvedimento perché le parti politiche non si sono accordate. Per tale ragione, la proposta non è mai arrivata in Aula, che è come dire che il Parlamento è definitivamente subordinato agli accordi tra i partiti.
Noi avevamo comunque il diritto di discutere e di approvare quella riforma, tra l'altro chiesta da 1.200.000 cittadini con le loro firme. Siamo stati scippati di questa prerogativa. Io non intendo essere complice di questa grave omissione ed esprimo profondo dissenso nei confronti della Presidenza, che ha impedito al Parlamento di decidere su una questione profondamente avvertita dalla stragrande maggioranza del Paese. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Peterlini).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, gli interventi dei senatori Del Pennino e Procacci mi impongono di intervenire, altrimenti la decisione di questo calendario sembra responsabilità della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi. È evidente che sia la riforma elettorale sia la rimodulazione delle Province sono state affossate nella Commissione affari costituzionali.
Per quanto riguarda il mio Gruppo politico, abbiamo provato a passare dalle parole ai fatti: come ha ricordato il senatore Procacci, insieme al Comitato per il referendum abbiamo raccolto 1.200.000 firme per la riforma elettorale e 400.000 firme per la modifica costituzionale volta all'abolizione di tutte le Province.
Voglio ribadire la nostra netta contrarietà rispetto al fatto che l'Assemblea del Senato non si è pronunciata né sull'una né sull'altra di tali riforme, assolutamente importanti per il sistema-Paese, al pari delle riforme di natura economica.
Ritengo ciò rappresenti il fallimento del Parlamento e penso che l'accelerazione della conclusione della legislatura sia dovuta proprio al fatto di non voler toccare la legge elettorale e probabilmente di voler mantenere in vita quello strano pasticcio di riforma delle Province. Speriamo che nella legge di stabilità ciò possa essere, se non corretto, almeno tamponato con emendamenti che consentano agli enti locali di guardare con serenità agli adempimenti dei prossimi mesi. Lo diciamo proprio noi che eravamo, siamo e rimarremo convinti dell'abolizione di questi enti. (Applausi dal Gruppo IdV).
BODEGA (Misto-SGCMT). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BODEGA (Misto-SGCMT). Signor Presidente, intervengo brevemente per condividere gli interventi dei colleghi Procacci, Del Pennino e Belisario, che hanno voluto rimarcare ed evidenziare come questi due provvedimenti siano stati bloccati, affossati nella Commissione affari costituzionali.
Come Capogruppo della componente del Gruppo Misto Siamo Gente Comune, voglio manifestare il disagio di un appartenente all'Assemblea del Senato della Repubblica italiana per il fallimento e della riforma delle Province o la riforma costituzionale, e della legge elettorale. Ricordo, senatore Belisario, che nei programmi politici del 2008 di entrambi gli schieramenti c'era scritto «riforma del sistema istituzionale», ivi comprese le Province, e che si è sempre parlato di riforma della legge elettorale, perché il cosiddetto Porcellum non andava bene.
Insomma, io da senatore di questa Assemblea manifesto, insieme alla senatrice Rosy Mauro, il disagio più totale per non essere stati in grado in cinque anni di cambiare questo stato di cose. (Applausi della senatrice Mauro).
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, anche come rappresentanti delle minoranze linguistiche, dobbiamo esprimere il nostro disappunto su questo modo di procedere.
Abbiamo con tanta buona volontà collaborato in tutte le Commissioni, e naturalmente anche in quella Affari costituzionali. Per dovere e per rispetto sia del Presidente della Commissione che dei commissari, devo dire che la 1a Commissione ha lavorato bene ed i progetti non sono stati affossati dalla Commissione, ma dalle forze politiche che non hanno trovato l'accordo. Questo vale in primo luogo per la legge elettorale, che siamo molto delusi non approdi in Aula, perché sulle grandi linee si era trovato l'accordo, mancato alla fine perché ormai troppo vicini alla scadenza elettorale. Una legge elettorale che si fa a fine legislatura diventa una legge di sondaggi in cui chi pensa di perdere alza naturalmente l'asticella e le difficoltà per chi potrebbe vincere, mentre chi pensa di vincere naturalmente vorrebbe un quorum più facilitato per accedere al premio di maggioranza.
Questo è un fallimento totale - perché non è l'unico - che come parlamentari dobbiamo subire. Infatti, come hanno giustamente detto e sottolineato i miei colleghi, qui in Aula noi avremmo potuto contribuire sull'uno o sull'altro versante per trovare una soluzione; invece, siamo stati privati di questa facoltà, così tutto il Senato, tutto il Parlamento, ognuno di noi, signor Presidente, sarà accusato di non aver affrontato queste riforme. E questo non vale solo per la legge elettorale, ma anche per la riduzione del numero dei parlamentari, questione su cui avevamo ricevuto una spinta da parte dell'Aula, ottenuto il consenso in Commissione affari costituzionali ma, quando sembrava ormai di essere arrivati al punto, c'è stato l'intervento del Popolo della Libertà - questo lo sanno tutti - che non ha più voluto procedere in quel senso, optando per una grande riforma, diventata poi un topolino con riferimento al Senato federale, peraltro bloccata alla Camera dei deputati.
Sempre in Commissione affari costituzionali abbiamo discusso del sofferto quorum per il referendum abrogativo, in ordine al quale, a differenza di quanto previsto per il referendum confermativo, molto più importante, per le leggi di modifica costituzionale, è richiesto un quorum del 50 per cento che ha impedito per anni e anni di dare espressione alla richiesta popolare di cambiare certe leggi. Il provvedimento è approdato in Commissione affari costituzionali, è stato addirittura incardinato e discusso, ma non è mai approdato in Aula.
Tutto questo dobbiamo lamentarlo, perché da parte nostra c'era tutta la buona volontà e non vorrei essere incolpato come membro, o membro sostituto di quella Commissione, però devo sfogarmi, anche come espressione delle minoranze linguistiche, perché sulla legge elettorale avevamo una richiesta importante, che è stata approvata all'unanimità dalla Commissione; ora, invece, ci vediamo praticamente spogliati di un importante diritto perché ormai si è deciso di non fare più niente.
Noi pertanto siamo contrari al calendario dei lavori approvato dalla Conferenza dei Capigruppo.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, credo che esprimere il disappunto per quanto accaduto sia il minimo indispensabile che ciascuno di noi possa fare. Effettivamente, di fronte a promesse reiterate tanto nel campo del centrodestra quanto in quello del centrosinistra, rinunciare alla riforma della legge elettorale, sia pure fatta in extremis, o rinunciare addirittura a dei ritocchi doverosi a quella legge credo sia un atto che comporta gravi responsabilità nei confronti delle attese dell'opinione pubblica italiana, ma anche e soprattutto nei confronti della democrazia italiana, che è una democrazia bloccata. È bloccata da un bipolarismo coatto che comunque fa comodo ai due schieramenti maggiori e che introduce una reductio ad unum di fatto di forze politiche tradizionali tanto nel campo del centrodestra quanto nel campo del centrosinistra, schieramenti che debbono comunque adire a delle alleanze se vogliono conservare una capacità di rappresentanza, ma anche di un pensiero politico, di una dottrina sociale da poter portare nelle Aule parlamentari non solo per retaggio storico ma anche per impegno morale e civile.
Credo che questa responsabilità ce l'abbiamo un po' tutti sulle spalle, ma in modo particolare ce l'hanno le forze politiche maggiori che se la debbono assumere fino in fondo, non solo e non tanto per la legge elettorale tout court ma anche e soprattutto per non aver voluto dare vita - anche se il disegno di legge sarebbe stato approvato da una sola Aula, quella del Senato - alla Commissione costituente alla quale sarebbe stato affidato il compito poi di fare le riforme che il Paese attende da tempo e che sono essenziali per la vita democratica della nostra civiltà italiana, riforme che il prossimo Parlamento sarà in grado di fare ancora meno di questo.
In assenza di una possibilità di dare il via libera a quella Commissione, dando la priorità a quel disegno di legge, ci siamo assunti - anzi, si sono assunti coloro che hanno fatto mancare il numero legale in quella occasione, cioè Italia dei Valori, Partito Democratico e Lega - la responsabilità di bloccare quel provvedimento e quindi di impedire che anche nel prossimo Parlamento ci sia una possibilità (che appunto non ci sarà) di varare certe riforme essenziali per la vita democratica del Paese.
PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Peterlini per una sua giusta considerazione in merito ad un punto specifico: la Commissione affari costituzionali non è la responsabile. La Commissione affari costituzionali ha lavorato intensamente su questi temi, ma non è stato possibile superare le difficoltà emerse (che, casomai, saranno da ricordare per il futuro), dovute alle divergenze, alle differenze politiche e alla fine della legislatura. Personalmente ho anche molti dubbi che, nel momento in cui la Commissione affari costituzionali non fosse stata in grado di superare le divergenze, ad esempio, rispetto alla legge elettorale, si sarebbe potuta esprimere l'Aula senza che la Commissione avesse concluso concludesse i suoi lavori: ci sono 57 disegni di legge di riforma elettorale. Il problema era quindi a monte. Comunque, queste sono valutazioni di altro tipo.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 17 dicembre 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 17 dicembre, alle ore 11,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17,03).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Chiti (dalle ore 18,30), Ciampi, Colombo, Malan, Pera e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Boldi e Nessa, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Adragna, Allegrini, Mantica, Marcenaro, Perduca e Rutelli, per partecipare ad una Conferenza; Contini, per partecipare ad una Conferenza internazionale; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Dini e Lannutti, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
Con lettera in data 28 novembre 2012, sono state trasmesse alla Presidenza sei risoluzioni, approvate - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 21 novembre 2012:
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2009/65/CE concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), per quanto riguarda le funzioni di depositario, le politiche retributive e le sanzioni (COM (2012) 350 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 83);
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla intermediazione assicurativa (rifusione) (COM (2012) 360 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 84);
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla gestione collettiva dei diritti d'autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l'uso online nel mercato interno (COM (2012) 372 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 85);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 443/2009 al fine di definire le modalità di conseguimento dell'obiettivo 2020 di ridurre le emissioni di CO2 delle autovetture nuove (COM (2012) 393 definitivo) e proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 510/2011 al fine di definire le modalità di conseguimento dell'obiettivo del 2020 di ridurre le emissioni di CO2 dei nuovi veicoli commerciali leggeri (COM (2012) 394 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 86);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio (COM (2012) 403 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 87);
proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il miele (COM (2012) 530 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 88).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro giustizia
(Governo Monti-I)
Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (3596)
(presentato in data 06/12/2012 );
Derivante da stralcio art. 1, da 3 a 7 del DDL C.5019
C.5019-BIS approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.879, C.2798, C.3009, C.3291-TER, C.4824,
C.5330);
On. Di Virgilio Domenico
Disposizioni concernenti la donazione di medicinali non utilizzati e la loro utilizzazione e distribuzione da parte di organizzazioni non lucrative di utilità sociale e modifica dell'articolo 157 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, in materia di raccolta di medicinali non utilizzati o scaduti (3597)
(presentato in data 07/12/2012 );
C.4771 approvato da 12° Aff. Sociali.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Garavaglia Mariapia, Bonfrisco Anna Cinzia, Soliani Albertina
Disposizioni per la celebrazione del centenario del festival lirico dell'Arena di Verona (3598)
(presentato in data 07/12/2012 );
Senatore Vizzini Carlo
Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento bancario mediante la separazione tra banche commerciali e banche d'affari (3599)
(presentato in data 10/12/2012 );
Ministro affari esteri
(Governo Monti-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica ceca sulla cooperazione in materia di cultura, istruzione, scienza e tecnologia, fatto a Praga l'8 febbraio 2011 (3600)
(presentato in data 11/12/2012 );
Ministro beni e att. cult.
Ministro infrastrutture
Ministro politiche agricole
(Governo Monti-I)
Valorizzazione delle aree agricole e contenimento del consumo del suolo (3601)
(presentato in data 11/12/2012 );
Ministro affari esteri
(Governo Monti-I)
Ratifica ed esecuzione del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Perù per la cooperazione nel campo della sicurezza e difesa e dei materiali per la difesa, fatto a Roma il 17 marzo 2010 (3602)
(presentato in data 11/12/2012 );
Ministro affari europei
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Monti-I)
Conversione in legge del decreto-legge 11 dicembre 2012, n.216, recante disposizioni urgenti volte a evitare l'applicazione di sanzioni dell'Unione europea (3603)
(presentato in data 11/12/2012 );
Senatore De Luca Vincenzo
Nuove norme a tutela dei soggetti affetti da celiachia (3604)
(presentato in data 11/12/2012 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
2ª Commissione permanente Giustizia
Delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (3596)
Derivante da stralcio art. 1, da 3 a 7 del DDL C.5019
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
C.5019-BIS approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.879, C.2798, C.3009, C.3291-TER, C.4824, C.5330);
(assegnato in data 10/12/2012 );
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
Sen. Thaler Ausserhofer Helga
Norme in materia di imbottigliamento delle bombole utilizzate dai palloni aerostatici (3552)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 10/12/2012 );
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
Sen. Poli Bortone Adriana
Disposizioni in materia di riutilizzo da parte degli enti locali di immobili abbandonati (3525)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 10/12/2012 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Conversione in legge del decreto-legge 11 dicembre 2012, n.216, recante disposizioni urgenti volte a evitare l'applicazione di sanzioni dell'Unione europea (3603)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento
(assegnato in data 11/12/2012 ).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 dicembre 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell'articolo 2, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante il regolamento concernente la riduzione delle dotazioni organiche delle Forze armate (n. 520).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 4a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 10 gennaio 2013. Le Commissioni 1ª e 5ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 31 dicembre 2012.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 11 dicembre 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 63 e 65, della legge 6 novembre 2012, n. 190 - lo schema di decreto legislativo recante testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi (n. 521).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alle Commissioni riunite 1ª e 2ª, che esprimeranno il parere entro il termine del 9 febbraio 2013. Ai sensi del citato comma 65 dell'articolo 1 della legge n. 190 del 2012, l'atto è altresì deferito - per le conseguenze di carattere finanziario - alla 5ª Commissione permanente, che si esprimerà entro il medesimo termine del 9 febbraio 2013.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 11 dicembre 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 1, comma 3, e 17, commi 5 e 6, della legge 4 giugno 2010, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/119/CE che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi e abroga le direttive 73/238/CE e 2006/67/CE nonchè la decisione 68/416/CEE (n. 522).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 10ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 20 gennaio 2013. Le Commissioni 1ª, 2ª, 5ª, 6ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro 10 gennaio 2013.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 11 dicembre 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 7 luglio 2009, n. 88 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2007/30/CE che modifica la direttiva 89/391/CEE del Consiglio, le sue direttive particolari e le direttive del Consiglio 83/477/CEE, 91/383/CEE, 92/29/CEE e 94/33/CE ai fini della semplificazione e della razionalizzazione delle relazioni all'Unione europea sull'attuazione pratica in materia di salute e sicurezza sul lavoro (n. 523).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 11ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 20 gennaio 2013. Le Commissioni 1ª, 12ª e 14ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro 10 gennaio 2013.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 7 dicembre 2012, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge concernente "Conversione in legge del decreto-legge 29 ottobre 2012, n. 185, recante disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici" (3549).
Il documento è stato inviato alla 1a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 7 dicembre 2012, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge concernente "Conversione in legge del decreto-legge 2 novembre 2012, n. 187, recante misure urgenti per la ridefinizione dei rapporti contrattuali con la Società Stretto di Messina S.p.A. ed in materia di trasporto pubblico locale" (3556).
Il documento è stato inviato alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, in data 7 dicembre 2012, ha trasmesso il parere reso dalla Conferenza Unificata in ordine al disegno di legge concernente "Conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane" (3558).
Il documento è stato inviato alla 1a Commissione permanente.
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 4 dicembre 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 3, della legge 15 dicembre 1999, n. 482, la relazione - per l'anno 2011 - concernente l'attuazione degli interventi relativi alla promozione dello sviluppo delle lingue indicate all'articolo 2 della predetta legge diffuse all'estero e alla diffusione all'estero della lingua e della cultura italiane.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 7a Commissione permanente (Doc. LXXX-bis, n. 5).
Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, trasmissione di atti
Il Presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 23 novembre 2012, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, copia dei seguenti verbali:
n. 960, relativo alla seduta del 10 settembre 2012
n. 961, relativo alla seduta del 17 settembre 2012
n. 962, relativo alla seduta del 24 settembre 2012
n. 963, relativo alla seduta del 1° ottobre 2012
n. 964, relativo alla seduta dell'8 ottobre 2012
n. 965, relativo alla seduta del 15 ottobre 2012
n. 966, relativo alla seduta del 22 ottobre 2012
n. 967, relativo alla seduta del 29 ottobre 2012
I predetti verbali sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Atto sciopero n. 167).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze
La Corte costituzionale, con lettera in data 6 dicembre 2012, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 272 del 24 ottobre 2012, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:
dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali);
in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), dell'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo ("L'avvocato informa altresì l'assistito dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale") e al sesto periodo, limitatamente alla frase "se non provvede ai sensi dell'articolo 5, comma 1"; b) dell'articolo 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole "Fermo quanto previsto dal comma 1 e"; c) dell'articolo 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole "I commi 1 e"; d) dell'articolo 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole "Fermo quanto previsto dal comma 1 e"; e) dell'articolo 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase "e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell'articolo 5,"; f) dell'articolo 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase "e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell'articolo 5, comma 1"; g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché «computa»; h) dell'articolo 8, comma 5, del detto decreto legislativo; i) dell'articolo 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo "Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all'articolo 13"; l) dell'intero articolo 13 del detto decreto legislativo, escluso il periodo "resta ferma l'applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile"; m) dell'articolo 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell'articolo 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o) dell'articolo 24 del detto decreto legislativo.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 184).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 4 dicembre 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:
dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordi - Organizzazione non lucrativa di utilità sociale - ONLUS (ENS-ONLUS), per gli esercizi dal 2006 al 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 480);
dell'Ente nazionale di assistenza al volo (ENAV SpA), per l'esercizio 2011. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 481);
del Comitato nazionale italiano per il collegamento tra Governo italiano e Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Comitato FAO), per gli esercizi dal 2009 al 2010. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 9a Commissione permanente (Doc. XV, n. 482).
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettera in data 23 novembre 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la deliberazione n. 14/2012/G con la quale la Sezione centrale ha approvato la relazione concernente "Indagine sulla riorganizzazione dei controlli interni ai sensi del decreto legislativo n. 150 del 2009: ritardi applicativi e difficoltà operative".
La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 958).
Progetti di atti comunitari e dell'Unione europea, deferimento a Commissioni permanenti
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento, è deferita alla 14ª Commissione permanente la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Programma di lavoro della Commissione per il 2013 (COM (2012) 629 definitivo - Vol. I e II) (atto comunitario n. 88), trasmessa dalla Commissione europea il 29 ottobre 2012 e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 829 del 6 novembre 2012.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
la signora Rosanna Occhiodoro, di Ancona, chiede nuove norme in materia di disconoscimento di paternità (Petizione n. 1670);
il signor Eugenio Naccarato, di Cosenza, ed altri cittadini chiedono una serie di modifiche al disegno di legge n. 601-711-1171-1198-B, recante: "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense", attualmente all'esame della 2a Commissione permanente (Giustizia) (Petizione n. 1671);
il signor Salvatore Fresta, di Palermo, chiede nuove norme in materia di candidature elettorali e competenze dei parlamentari (Petizione n. 1672);
il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:
iniziative volte ad assicurare la tolleranza religiosa, anche attraverso il rispetto e la difesa delle tradizioni (Petizione n. 1673);
l'istituzione di una Giornata della sicurezza stradale (Petizione n. 1674);
il signor Gaetano Gioacchino Salvatore Lecce, di Randazzo (Catania), chiede misure atte ad eliminare sperequazioni e disparità in materia di riordino dei ruoli della Guardia di finanza (Petizione n. 1675);
il signor Elvio Salvatore Gallo, di Messina, chiede provvedimenti atti a dare piena ed effettiva attuazione alla Convenzione dell'Unione europea sui diritti del fanciullo, con particolare riguardo agli articoli 2, 3, 7 e 8 (Petizione n. 1676);
il signor Salvatore Vampo, di Grottaglie (Taranto), chiede:
che si proceda all'abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari (Petizione n. 1677);
nuove norme in materia elettorale (Petizione n. 1678).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Perduca, Izzo, Sbarbati, Lannutti e Vincenzo De Luca hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03194 del senatore Peterlini.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 6 al 10 dicembre 2012)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 192
FERRANTE, DELLA SETA: su interventi di bonifica delle strutture contaminate dall'amianto presenti sul territorio nazionale (4-03078) (risp. CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
sulla posizione italiana rispetto ad alcune misure europee relative alla riduzione delle emissioni dei carburanti per i trasporti (4-07887) (risp. CLINI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
FLERES: sul ricorrere di episodi di violenza negli istituti penitenziari, in particolare presso la casa di reclusione di Augusta (Siracusa) (4-06866) (risp. SEVERINO, ministro della giustizia)
sul giudizio di revisione (4-06906) (risp. SEVERINO, ministro della giustizia)
sulle carenze strutturali degli istituti penitenziari in Sicilia (4-06995) (risp. SEVERINO, ministro della giustizia)
sul funzionamento dei servizi sanitari negli istituti penitenziari (4-07032) (risp. SEVERINO, ministro della giustizia)
PERDUCA, PORETTI: sull'impegno dell'Italia in Mali (4-08568) (risp. DE MISTURA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
Interpellanze
FILIPPI Alberto - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'anemia mediterranea, detta anche talassemia o beta-microcitemia, è una malattia caratterizzata da anomalie dell'emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi del sangue, ossia le cellule del sangue che trasportano l'ossigeno a tutte le altre cellule del corpo;
nella forma di portatore sano, detta minor, la talassemia è pressoché asintomatica, e più che una malattia va intesa come una condizione che pone dei problemi principalmente ai fini delle combinazioni genetiche che, per genitori entrambi portatori, possono derivarne alla prole, suscettibile di presentare la forma cosiddetta major, o morbo di Cooley;
la microcitemia è molto frequente in Italia: circa 2 milioni e mezzo di italiani sono solo i portatori sani;
la condizione di portatore sano della beta-microcitemia, la forma beta di gran lunga più frequente, è dovuta alla presenza, allo stato eterozigote, di un difetto sul gene beta globinico, così che esso induce diminuita produzione delle catene beta globiniche;
le conseguenze sono un abbassamento della concentrazione dell'emoglobina (all'incirca del 10-15 per cento rispetto ai valori normali) ed un aumento di numero dei globuli rossi, che sono però di diametro ridotto oltre che di morfologia irregolare;
circa un quinto dei portatori presenta un modesto ingrossamento della milza o del fegato, in conseguenza del fatto che i due organi sono chiamati a funzionare a ritmo più elevato del normale;
oltre la talassemia minor e major esiste anche la beta talassemia (Barletta-Andria-Trani) intermedia, una malattia che ha un quadro clinico simile a quello della talassemia major ma meno grave; infatti i malati non sono, almeno fino ad età avanzata, trasfusione-dipendenti ed hanno quasi sempre una discreta qualità di vita. Hanno però bisogno di periodici controlli clinici e costanti e quotidiane terapie farmaceutiche di supporto;
la BT intermedia può comportare l'ipertrofia eritroide del midollo, che può associarsi a eritropoiesi extramidollare e causare deformità tipiche delle ossa e del viso, osteoporosi con fratture patologiche delle ossa lunghe, e formazione di masse eritropoietiche che interessano in particolare la milza, il fegato, i linfonodi, il torace e la colonna vertebrale o anche ulcere alle gambe e calcolosi renale;
vi può essere una predisposizione alla trombosi, più importante rispetto a quella riscontrata nella BT major;
la diagnosi della BT intermedia si basa sul quadro clinico, sulle analisi del sangue (livelli di Hb tra 7 e 10 g/dl, volume corpuscolare medio [MCV] tra 50 e 80 fl e Hb corpuscolare media [MCH] tra 16 e 24 pg), sulle analisi dell'Hb e sui test di genetica molecolare;
il trattamento è sintomatico: le integrazioni di acido folico possono prevenire il deficit da iperattività del midollo osseo; il trattamento delle masse eritropoietiche extramidollari si basa sulla radioterapia, sulle trasfusioni o sull'idrossicarbamide. Si ricorre invece alla splenectomia soprattutto in presenza di ingrossamento importante della milza o peggioramento dell'anemia (non secondaria a fattori transitori, come le infezioni), a volte associato a leucopenia e/o trombocitopenia, ritardo della crescita e cardiopatie;
le pazienti in gravidanza richiedono una presa in carico multidisciplinare e il consulto di esperti di talassemia, sebbene la prognosi sia di solito buona in presenza di adeguato monitoraggio e trattamento;
nel regolamento di individuazione delle malattie croniche e invalidanti, ai sensi dell'art. 5, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998 n. 124, di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329, non sono comprese le forme intermedia e major di talassemia;
la BT major, o morbo di Cooley, è una forma grave la cui unica terapia risolutiva è il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da cordone ombelicale da donatori compatibili, a differenza della terapia classica, non risolutiva, che consiste in ripetute trasfusioni di sangue, associate a una terapia chelante che elimini l'accumulo di ferro causato dalle trasfusioni;
è prevista una continua sorveglianza del paziente e, se necessaria, la somministrazione di acido folico, così come di ulteriori terapie in caso di insorgenza di complicanze;
un ulteriore approccio terapeutico, anche se ancora in fase sperimentale, è costituito dalla terapia genica,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda chiarire quale sia la motivazione per cui le due forme di talassemia, intermedia e major, non sono comprese nel regolamento di individuazione delle malattie croniche e invalidanti di cui al decreto del Ministro della sanità n. 329 del 1999, e se ritenga opportuno inserirle.
(2-00551)
Interrogazioni
BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
nel Comune di Ruoti (Provincia di Potenza) starebbero verificandosi da tempo alcuni gravissimi episodi, concernenti l'attività dell'amministrazione cittadina e, segnatamente, quella del Sindaco, eletto nel maggio 2012;
in particolare, anche sulla base di informazioni giunte da alcuni consiglieri comunali, il Sindaco non avrebbe sinora prestato giuramento dinanzi al Consiglio nella seduta di insediamento, così come prescritto dall'art. 50, comma 11, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
nel corso dello svolgimento della seconda riunione del Consiglio comunale, composto dai soli consiglieri eletti nelle file dell'opposizione, non sarebbero stati approvati gli argomenti iscritti all'ordine del giorno, comprese le linee programmatiche, le quali, contrariamente al dettato dell'articolo 42, comma 4, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sarebbero state deliberate soltanto dopo quattro mesi dall'insediamento ed in seduta convocata in via straordinaria;
in data 16 giugno 2012, nel corso dello svolgimento della terza riunione del Consiglio comunale, il presidente del gruppo consiliare "Ruoti Unita IdV", Franco Gentilesca, sarebbe stato violentemente aggredito nell'indifferenza delle Forze dell'ordine presenti al momento del fatto al punto da rimanere ricoverato per alcuni giorni nel vicino nosocomio;
in data 29 settembre 2012 sarebbe stata presentata denuncia, al Comando dei Carabinieri di Ruoti, circa il mancato svolgimento del Consiglio comunale, sebbene formalmente convocato,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia avuto notizia dei fatti menzionati, anche attraverso adeguata informazione da parte dell'ufficio territoriale del Governo di Potenza;
quali attività abbia intenzione di porre in essere al fine di verificare il regolare svolgimento dell'attività delle Forze dell'ordine operanti sul territorio, a tutela e a salvaguardia dell'attività istituzionale del Comune di Ruoti;
quali iniziative urgenti di propria competenza intenda assumere per garantire il regolare svolgimento dell'attività del Consiglio comunale di Ruoti, anche valutando l'opportunità di scioglimento del medesimo Consiglio, stante la persistenza, a quanto risulta all'interrogante, di atti amministrativi adottati in violazione di legge, nonché per gravi motivi di ordine pubblico.
(3-03198)
PITTONI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini", cosiddetta spending review, prevede all''articolo 7, commi 33-36 una serie di disposizioni che assoggettano le scuole statali al sistema di tesoreria unica, di cui alla legge n. 720 del 1984, con il deposito delle loro disponibilità liquide, al momento disperse fra molteplici istituti di credito, presso la tesoreria statale;
le scuole statali procedono quindi al versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle somme disponibili sulle contabilità speciali di cui sono titolari gli ambiti scolastici territoriali;
in particolare le istituzioni scolastiche ed educative statali sono inserite nella Tabella A allegata alla legge n. 720 del 1984, alle cui disposizioni i cassieri delle citate istituzioni hanno provveduto ad adeguare l'operatività dei servizi di cassa intrattenuti con le istituzioni scolastiche ed educative versando le disponibilità liquide sulle rispettive contabilità speciali aperte presso la tesoreria statale;
si prevede inoltre che i servizi di incasso e di pagamento, nonché gli altri servizi acquistati nell'ambito delle medesime procedure, possano essere remunerati anche mediante accordi di sponsorizzazione, ai quali non si applica il disposto di cui all'articolo 43, comma 2, secondo periodo, della legge n. 449 del 1997, in base asl quale vi sarebbe l'obbligo di versare la quota dei risparmi pari al 5 per cento, per incrementare gli stanziamenti diretti alla retribuzione di risultato dei dirigenti appartenenti al centro di responsabilità che ha operato il risparmio;
non vi è dubbio sui benefici che l'istituzione della Tesoreria unica apporterà alla Banca d'Italia, consentendole di avere una maggiore disponibilità di cassa di circa 1 miliardo di euro, con conseguente economia data dal miglioramento dei saldi di cassa e una minore spesa di interessi sul debito pubblico quantificabile in circa 8 milioni per il 2012 e 29 milioni a regime;
le singole istituzioni scolastiche potranno gestire la propria liquidità al pari degli enti di ricerca;
attraverso la predetta opera di razionalizzazione nella gestione delle risorse finanziarie del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, 30 milioni di euro verranno messi a disposizione delle istituzioni scolastiche per le proprie spese di funzionamento, mentre una ulteriore somma di pari importo contribuirà ai miglioramenti dei saldi di cassa;
considerato che, a parere dell'interrogante, nonostante i benefici citati, i meccanismi attivati dalle disposizioni in parola determinano le seguenti criticità: a) gli eventuali contratti di sponsorizzazione da parte di una banca, per assicurarsi la gestione del conto corrente a costo zero, in cambio dell'esposizione gratuita del marchio della banca stessa nel sito Internet della scuola, non avrebbero finora attirato particolare interesse; b) d'ora innanzi le risorse finanziarie delle scuole si limiteranno a transitare sui conti correnti bancari degli istituti cassieri solamente per brevissimi periodi, diventando meno remunerativi per le istituzioni scolastiche, con un costo particolarmente significativo; c) gli istituti cassieri dovranno continuare a gestire i mandati di pagamento e le reversali di incasso senza poter disporre della liquidità delle singole istituzioni scolastiche; d) si prevede che la gestione del conto corrente costerà alle scuole alcune migliaia d'euro l'anno, somma particolarmente esosa per un'istituzione scolastica; e) l'intera procedura, molto più complicata rispetto a quella attuale, rischia di avere ripercussioni anche sulle famiglie, che finora hanno potuto effettuare i propri versamenti sui conti correnti postali delle singole istituzioni scolastiche, costringendole ad effettuare un bonifico bancario, che, in genere, costa molto di più di un semplice bollettino postale, per versare solo pochi euro; f) nelle more dell'attuazione della procedura della tesoreria unica, nelle istituzioni scolastiche, oggetto di dimensionamento, il conto postale non è stato ancora riattivato,
si chiede di sapere, alla luce di quanto espresso in premessa, in merito agli effetti negativi prodotti dalle disposizioni in parola, se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, in via eccezionale, unicamente per le istituzioni scolastiche, promuovere l'introduzione di una disposizione in deroga all'art. 35, commi 8-13, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, che sospende per tre anni, fino al 31 dicembre 2014, il regime di tesoreria unica mista, consentendo invece alle istituzioni scolastiche di applicare l'articolo 7 del decreto legislativo n. 279 del 1997, in base al quale possono giacere sui conti del tesoriere le entrate proprie.
(3-03199)
BASTICO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il codice dell'amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ha istituito e disciplinato il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) con l'obiettivo di creare una rete di interconnessione tra le Amministrazioni garantendo la sicurezza e la riservatezza delle informazioni;
figurando le istituzioni scolastiche tra le Amministrazioni dello Stato interessate dai servizi previsti dal SPC, nel 2008 la Direzione generale per gli studi e la programmazione e per i sistemi informativi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha stipulato, con il RTI (raggruppamento temporaneo d'impresa) guidato da Fastweb SpA, un contratto per la fornitura alle scuole dei servizi di connettività e sicurezza previsti dal SPC;
ciò ha consentito a circa 3.800 scuole di fruire di un collegamento ad Internet (di tipo ADSL o satellitare) e di una serie di servizi di sicurezza, a carico della Direzione generale;
rilevato che:
in una nota del 12 settembre 2012 il Direttore del Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha comunicato che, a decorrere dalla data del 20 ottobre 2012, sarebbero state dismesse tutte le linee ministeriali Fastweb installate presso le 3.800 scuole aderenti al progetto SPC;
secondo quanto sostenuto nella suddetta nota, il motivo del taglio sarebbe da imputare alla forte riduzione degli stanziamenti finanziari necessari a garantire la gestione e lo sviluppo dell'intero sistema informativo, con conseguente grave esposizione debitoria della Direzione generale nei confronti del fornitore del servizio;
inoltre, sempre nella stessa nota si legge che un intervento economico a favore solo di alcune scuole sarebbe discriminatorio nei confronti di quelle che hanno scelto di rinunciare alla linea ministeriale e di dotarsi di un accesso Internet fornito dagli operatori;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
la decisione assunta dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rappresenta l'ennesimo ed inaccettabile taglio al sistema scolastico;
inoltre, è fortemente in contrasto con il percorso di digitalizzazione della scuola italiana più volte annunciato dal Ministro Profumo, percorso che dovrebbe realizzarsi attraverso la cosiddetta agenda digitale, la dematerializzazione, un computer per ogni classe, la banda larga, il progetto scuola 2.0;
la rete rappresenta la struttura portante su cui impiantare una serie di servizi di cooperazione tra i diversi soggetti aderenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario ripristinare con la massima urgenza i servizi di connettività e sicurezza previsti dal SPC nelle scuole, eliminando così un grave limite alla realizzazione dei citati programmi più volte presentati dal Ministro stesso.
(3-03200)
BASTICO, BASSOLI, BIONDELLI, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GRANAIOLA, SERAFINI Anna Maria, SOLIANI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che molte donne in gravidanza e maternità frequenteranno i corsi di tirocinio formativo attivo (TFA) per conseguire l'abilitazione all'insegnamento nella scuola statale, previo superamento di concorso pubblico e pagamento di una tassa compresa fra duemila e tremila euro circa;
considerato che, ad oggi, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca non ha reso note le modalità secondo le quali tali soggetti potranno far valere il loro diritto a conseguire l'abilitazione, in considerazione del loro stato ed in conformità con i diritti riconosciuti in Italia a tutela della maternità e delle pari opportunità,
si chiede di sapere:
se non si ritenga necessario promuovere con la massima urgenza l'adozione di disposizioni a tutela delle frequentanti i corsi di TFA, al fine di consentire anche a tali persone di conseguire, e in condizioni di effettiva parità con gli altri candidati, l'abilitazione all'insegnamento nella scuola statale;
se, in particolare, non si ritenga opportuno prevedere a favore di tali donne un congruo aumento delle assenze già consentite a tutti i frequentanti i corsi TFA in situazioni speciali ovvero a causa di forza maggiore.
(3-03201)
SCANU - Al Ministro della difesa - Premesso che dal 14 settembre 2012 il reparto supporti generali del Comando militare Esercito "Toscana", presso la caserma "Perotti", è comandato dal tenente colonnello Eduardo Gandini;
considerato che, a quanto risulta all'interrogante:
subito dopo il passaggio di consegne, nel reparto si è venuto a creare un clima pesantissimo a causa dell'atteggiamento del nuovo comandante che, in particolare nel corso delle adunate, usa esprimersi in maniera estremamente volgare e brusca nei confronti del personale militare e civile, che viene quindi, con cadenza pressoché quotidiana e pubblicamente, offeso e mortificato;
per ragioni di brevità, si citano alcuni episodi lamentati dal personale del reparto;
il 15 ottobre 2012, durante l'alzabandiera, al quale presenzia anche il reparto comando dell'Istituto geografico militare che ha sede nella medesima caserma Perotti, Gandini si sarebbe rivolto al personale schierato lamentandosi perché a suo parere le cose non andavano bene e dunque lo avrebbe ammonito di adeguarsi ai suoi ordini, a pena di ripercussioni professionali, aggiungendo altresì che quando aveva messo piede nella caserma si era detto "benvenuto al Sud, Gandini"; espressione, questa, che l'interrogante considera permeata da un'evidente connotazione razzista;
lo stesso giorno, in una riunione convocata nel pomeriggio con tutto il personale militare e civile, avrebbe asserito di voler fare come Gesù nel tempio, mettendosi sotto al piazzale con la frusta e castigando tutti, rovesciando i banchi, poiché contrariato dal comportamento del personale;
all'alzabandiera del 18 ottobre, cerimonia protratta, ad avviso dell'interrogante, oltre ogni logica, un militare di truppa ha perso i sensi, e quando alcuni colleghi della giovane sono intervenuti per soccorrerla, Gandini li avrebbe rimproverati dicendo che sarebbe bastata una persona, e continuando per quasi un quarto d'ora a fare osservazioni critiche su quanto accaduto e sul comportamento del personale;
è del tutto evidente che le modalità con cui l'attuale direzione svolge il suo ruolo, a giudizio dell'interrogante improntate ad un grottesco autoritarismo e ad una sottocultura che non deve trovare cittadinanza nelle nostre Forze armate, sono del tutto contrastanti con le esigenze del reparto e, oltre che offensive ed intimidatorie nei confronti del personale, anche lesive dell'immagine e del decoro delle stesse Forze armate;
tale inqualificabile comportamento sta determinando, com'è facile immaginare, una situazione di forte disagio e tensione nel personale, la cui componente civile per protesta non partecipa più all'alzabandiera del mattino, come invece era finora sempre avvenuto,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover urgentemente promuovere un'indagine sui fatti descritti ed eventualmente intervenire al fine di permettere che l'azione di comando e di governo del personale del reparto supporti generali del Comando militare Esercito "Toscana" sia ispirata ai necessari principi di legalità, correttezza e spirito di leale collaborazione.
(3-03202)
LI GOTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
un giornalista professionista, dipendente con contratto a tempo indeterminato della testata "Messaggero di S. Antonio", sarebbe stato licenziato nel luglio 2012 per giustificato motivo, in applicazione della legge 28 giugno 2012, n. 92 (cosiddetta legge Fornero), in quanto avrebbe leso il rapporto di fiducia con il suo datore di lavoro;
tale licenziamento sarebbe stato preceduto da una convocazione del giornalista al Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Veneto, che stava svolgendo una istruttoria su alcune presunte violazioni di deontologia professionale e della normativa che regola l'attività giornalistica, compiute dal direttore responsabile della testata che ha determinato il licenziamento medesimo, con riferimento a presunte commistioni tra informazioni e pubblicità, nonché ad interviste ed articoli publi-redazionali (e servizi radiofonici) camuffati da informazione e dedicati all'attività specifica di alcuni esponenti politici;
dinanzi al Consiglio dell'Ordine, il giornalista avrebbe prodotto copie di alcuni documenti pubblici che, ai sensi della normativa vigente, risultavano assolutamente consultabili e disponibili;
il Tribunale di Padova, prima sezione civile, in una ordinanza del 27 novembre 2012, ha dichiarato che tali documenti attenevano all'ambito amministrativo commerciale dell'attività editoriale, cioè ad un ambito che doveva presumersi estraneo alle mansioni del ricorrente, e che erano stati prodotti in un processo disciplinare nel quale il ricorrente assumeva la veste di denunziante, quindi non per ragioni di difesa nel giudizio;
il medesimo Tribunale ha, sulla base di una valutazione sommaria dei fatti, giustificato il licenziamento, non ammettendo prove a discarico del licenziato;
considerato che, sempre a quanto risulta all'interrogante, il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Veneto avrebbe recentemente sospeso il direttore responsabile del "Messaggero di S. Antonio" e per sei mesi un altro direttore interno, entrambi pubblicisti, per gravi violazioni della deontologia professionale, riconoscendo così, a parere dell'interrogante, le illiceità ravvisate durante le fasi istruttoria e disciplinare;
valutato infine che la Carta dei doveri del giornalista (documento del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti-Federazione nazionale della stampa italiana) dell'8 luglio 1993, prevede tra l'altro che: "I cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli. I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni. Il giornalista è tenuto all'osservanza dei principi fissati dal Protocollo d'intesa sulla trasparenza dell'informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l'informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale. (...) Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l'attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale. Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale",
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di tutelare la dignità professionale del giornalista, licenziato, a parere dell'interrogante, non solo per cause non giuste, ma per aver aderito ai principi dell'ordinamento nonché a quelli che si impongono alla professione di giornalista inerenti alla tutela dell'indipendenza e della libertà dell'informazione;
se non intenda accertare, per quanto di competenza, anche con i poteri ispettivi conferiti dalla legislazione vigente, se, nell'ambito del procedimento menzionato, i servizi abbiano proceduto secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti;
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo con riferimento alla legge 28 giugno 2012, n. 92, anche alla luce di quanto verificatosi nel caso illustrato.
(3-03204)
GRANAIOLA, DE SENA, MAZZUCONI, DELLA MONICA, ARMATO, PINOTTI, ANDRIA, CECCANTI, LEDDI, VITA, BUBBICO, INCOSTANTE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
il 24 novembre 2012, il treno regionale 3753, partito da Sibari e diretto a Reggio Calabria, ha travolto un'auto che è rimasta incastrata sotto la motrice dopo essere stata trascinata con i suoi occupanti per qualche centinaio di metri;
nell'incidente, avvenuto verso le 17,15 sul tratto jonico della linea, in località Roganelli di contrada Toscano, fra i territori comunali di Rossano (Cosenza) e Mirto-Crosia (Cosenza), sono rimaste uccise sei persone che si trovavano a bordo dell'auto;
secondo una prima ricostruzione, l'auto avrebbe attraversato i binari in un punto dove esiste un attraversamento a raso gestito in affidamento da un privato e dotato di cancello ad apertura manuale;
le vittime erano lavoratori stagionali di nazionalità romena, tre donne e tre uomini, impiegati nella raccolta delle clementine, di rientro a conclusione della giornata lavorativa; fortunatamente sono rimasti illesi il macchinista del treno, un secondo ferroviere e dieci passeggeri;
i passaggi a livello a gestione privata sono consentiti e regolati dal decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753, che, agli articoli 64 e seguenti, prevede possano essere muniti di chiusure con chiavi in consegna agli utenti, proibisce ai non addetti di aprire, chiudere e, comunque, manovrare le barriere e gli altri dispositivi;
i passaggi a livello privati con chiavi in consegna agli utenti devono essere usati sotto la diretta responsabilità degli utenti stessi che, prima di effettuare l'attraversamento, devono accertare con ogni cura e prudenza che nessun treno od altro mezzo su rotaia stia sopraggiungendo e quindi transitare rapidamente; è, inoltre, vietato agli utenti tenere aperti gli attraversamenti oltre il tempo strettamente necessario per il passaggio;
i passaggi a livello privati generalmente sono necessari per dare accesso a fondi interclusi; il relativo uso è regolato mediante una specifica convenzione tra Rete ferroviaria italiana e uno o più privati utilizzatori, cui è affidata la chiave per l'apertura e chiusura - a carattere saltuario - del passaggio, in base a specifiche regole di comportamento, che, se rispettate, dovrebbero consentire l'uso in sicurezza del passaggio medesimo;
la Procura di Rossano ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l'ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo ed ha interrogato il proprietario del terreno responsabile dell'attraversamento e il lavoratore superstite che era sceso dall'auto travolta per aprire il cancello che dà accesso ai binari;
le indagini sono state affidate ai Carabinieri, mentre la Polizia ferroviaria (Polfer) non è stata coinvolta, nonostante la particolarità della vicenda;
inoltre, nonostante il ripetersi impressionante di incidenti mortali ai passaggi a livello, non è stato chiamato a intervenire il NOIF (Nucleo operativo incidenti ferroviari), la cui istituzione, in seno alla Polfer, è stata annunciata, a fine novembre 2011, sul sito ufficiale della Polizia di Stato;
compito del NOIF, composto da elementi particolarmente esperti in tema di incidenti ferroviari, è di recarsi immediatamente sul posto qualora si verifichi un grave incidente con perdita di vite umane, o un disastro ferroviario, per collaborare con l'Autorità giudiziaria competente,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda chiarire per quale ragione non sia stato immediatamente attivato il NOIF della Polfer;
quali misure intenda assumere per accelerare il programma di interventi per l'eliminazione dei passaggi a livello sulla rete nazionale e per modificare l'attuale disciplina dei passaggi a livello privati, risalente al 1980.
(3-03205)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BONFRISCO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in Italia dall'inizio del 2012 sono state uccise più di 100 donne, una ogni due giorni. Il 7 dicembre il signor Vincenzo Manduca, di Santa Sofia (Forlì), ha ucciso a coltellate Lisa Puzzoli di 22 anni, ex convivente e madre di suo figlio, in una frazione del Comune di Basiliano (Udine) (si veda "RomagnaNoi" dell'8 dicembre 2012);
considerato che, a quanto risulta dall'articolo pubblicato su "Forlitoday.it" il 9 dicembre 2012:
l'avvocato della famiglia Puzzoli, Enrica Lucchin, aveva depositato in Procura il 10 ottobre la proposta di applicazione di una misura cautelare nei confronti di Manduca, affinché gli fosse impedito di avvicinarsi alla casa di Lisa, ma l'ordinanza - ha precisato l'avvocato - "non risulta ancora emessa" e "ora è troppo tardi". A partire dal 2010 Manduca era stato denunciato dall'ex fidanzata per stalking, lesioni e violenza privata. Un fascicolo precedente, risalente al 2010, relativo a tanti messaggi inviati da Manduca alla ragazza, era già stato archiviato. Il gip aveva ritenuto che questi non fossero "atti persecutori", ma giustificati da "questioni relative alla gravidanza";
«In agosto - riferisce ancora l'avvocato Lucchin - Manduca aveva colpito Lisa Puzzoli allo sterno procurandole la frattura di alcune costole. In settembre si era avvicinato a Lisa e alla bimba e aveva chiuso nell'abitacolo della macchina la piccola per due ore. Erano dovuti intervenire i carabinieri per fargli aprire l'auto, mentre la figlioletta piangeva disperatamente» (si veda "Il Messaggero Veneto" del 9 dicembre 2012);
considerato che, come si legge nell'articolo da ultimo citato, il Procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, ricorda che ogni settimana sul suo tavolo arrivano decine di denunce di questo tipo e afferma che: «Non possiamo mettere la scorta a tutti. L'unica misura efficace sarebbe la custodia in carcere, ma bisogna fare i conti con i poteri e i mezzi a disposizione di gip e pm. Al più si ottiene un divieto di avvicinamento, ma se uno vuole uccidere non basta di certo. Le vittime devono stare attente e tutelarsi. In casi del genere non bisogna avvicinarsi o comunque non è bene farlo da soli»,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avvalersi dei propri poteri disponendo un'attività ispettiva nei confronti dei magistrati titolari del fascicolo relativo alla citata vicenda, volta ad appurare eventuali responsabilità degli stessi magistrati per la mancata emissione di adeguate misure cautelari nei confronti del signor Vincenzo Manduca e, più in generale, per la tragica morte di Lisa Puzzoli.
(3-03203)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DIVINA - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che:
in questo ultimo periodo dell'anno, in Vallagarina ed in particolare nel Comune di Vallarsa (Trento), si è manifestata una sequenza di estorsioni di vario genere, che ha recato danni ingenti ai beni dei legittimi proprietari;
gli ultimi episodi accaduti risalgono all'8 novembre e sono il furto di una autovettura e, a distanza di poche ore, la rapina ad un'attività commerciale;
tale situazione preoccupa ed intimorisce molto la comunità locale. Il personale delle Forze dell'ordine attualmente assegnato nel territorio, ed in particolare il personale dell'Arma dei Carabinieri, sebbene sempre efficiente, sembrerebbe numericamente insufficiente per fronteggiare il fenomeno della microcriminalità sviluppatasi nell'area;
sarebbe in corso una notevole riduzione di personale e la dismissione quasi totale dell'edificio della stazione dei Carabinieri. La Compagnia è collocata ad Anghebeni di Vallarsa e dipende dal Comando di Rovereto;
alcuni anni fa gli agenti erano presenti presso la caserma o in pattugliamento lungo le strade, 24 ore su 24, garantendo un'ottima vigilanza. Attualmente, dopo un certo orario, l'eventuale richiesta di soccorso può essere effettuata solo via cavo, collegandosi direttamente con la Centrale operativa di Rovereto;
l'area del Comune di Vallarsa è fra i più vasti territori del Trentino, e, a parere dell'interrogante, è quindi necessario potenziare i controlli delle Forze dell'ordine per evitare tutto ciò che procura allarme sociale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente dell'attuale situazione della Vallarsa;
se si intenda attuare iniziative e potenziare il personale delle Forze dell'ordine nel territorio al fine di rassicurare i cittadini e garantire un miglior servizio;
se si intenda riabilitare la stazione dei Carabinieri di Vallarsa garantendo la presenza del personale 24 ore su 24.
(4-08839)
FILIPPI Alberto - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta dalla stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "lacittadisalerno.gelocal.it" il 4 dicembre 2012):
ad Afragola (Napoli) dovrebbe sorgere una delle nuove Stazioni dell'Alta velocità (Tav), per la quale si prevedono quattro piani sospesi, 300 treni al giorno e un traffico di 430.000 passeggeri, da realizzare con la collaborazione dell'architetto di Baghdad Zaha Hadid;
il terminal dovrebbe divenire un nodo di scambio con le linee veloci verso Sud (Napoli-Bari) e i treni regionali, tra cui la circumvesuviana;
la fine dei lavori sarebbe stata inizialmente prevista per il mese di agosto 2012 e vi sarebbero stati impegnati quasi 80 milioni di euro;
a Napoli, un anno fa, l'amministratore di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, annunciava il nuovo termine dei lavori per marzo 2013;
i lavori della stazione erano stati commissionati dalla Rete ferroviaria italiana (Rfi), società operativa delle Ferrovie, alla Dec SpA, impresa pugliese vincitrice nel 2009 della gara d'appalto per 74 milioni di euro, poi travolta dal dissesto finanziario circa 13 mesi fa;
tra gli appalti gestiti dalla DEC figurano: la realizzazione di opere infrastrutturali in area compresa nel piano di insediamento produttivo (PIP) di Cassano delle Murge (Bari) - Committente: Comune di Cassano - Importo lavori: euro 7.649.866,74 Anno 1999; lavori di realizzazione delle opere civili della nuova stazione di Torino Stura (PA 763) - Committente: Italferr SpA Roma - Importo lavori: euro 15.476.443,88 Anno: 2004 - in corso d'opera; lavori di sistemazione a PRG (piano regolatore generale) delle stazioni della tratta Mola-Fasano, della linea ferroviaria Bari-Lecce - Committente: Italferr SpA - Roma - Importo lavori: euro 39.366.210,98 Anno 2007; lavori di raddoppio della tratta ferroviaria Tavernelle Emilia - S. Giovanni in Persiceto della linea Bologna-Verona - Committente: Italferr SpA - Importo lavori euro 31.384.871,45 Anno 2006; lavori di realizzazione del parcheggio multipiano e dell'interscambio bus nei pressi della stazione S. Donato linea 3 in via Marignano a Milano - Committente: Metropolitana Milanese SpA Importo lavori: euro 12.818.768,60 Anno 2002; Aeroporto di Milano Malpensa; linea ferroviaria Bari-Lecce; Galleria Pavoncelli bis; grandi stazioni Milano centrale; Genova Piazza Principe; Genova Brignole; Torino Porta Nuova; Grandi stazioni Torino Porta Nuova; Nodo viario complesso del Gallitello (Potenza); Aerostazione metropolitana Bari-Palese;
oggi l'azienda, al centro di un'inchiesta giudiziaria a Bari, è stata commissariata dal tribunale di Bari e dei 74 milioni disponibili per realizzare l'opera ne sarebbero stati spesi 14: la metà finanziati dalle Ferrovie dello Stato, i restanti 7 anticipati da subappaltatori e fornitori;
secondo il decreto del tribunale di Bari, la Dec avrebbe 346 milioni di debiti;
considerato che a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuno che la Dec SpA restituisse i fondi già incassati, che le Ferrovie dello Stato intervenissero sulla situazione debitoria lasciata da Dec SpA e sbloccassero le somme trattenute dai pagamenti ancora dovuti, come da richiesta del comitato delle imprese creditrici costituitosi ad hoc sul problema,
si chiede di sapere:
di quali notizie dispongano i Ministri in indirizzo in merito ai fatti esposti e quali misure di propria competenza intendano assumere nell'immediato per far sì che siano saldati i crediti dei soggetti creditori che hanno costituito un comitato;
quali siano i criteri che hanno portato alla scelta abituale della società Dec SpA come assegnataria degli appalti;
se il Governo, mediante Trenitalia SpA, intenda assumere iniziative di propria competenza per fare chiarezza sulle anomalie esistenti nel caso;
se, nello specifico, intenda acquisire elementi da Trenitalia per chiarire come sia potuto accadere che, come riferito nell'articolo citato, una società sull'orlo del fallimento come la Dec SpA sia stata considerata idonea ad eseguire un appalto per la stazione di Guidonia di oltre 46 milioni di euro, lavori mai iniziati, e come abbia potuto ricevere dalle Ferrovie dello Stato 110 milioni di euro per l'aggiudicazione di un appalto a Treviglio.
(4-08840)
BOLDRINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
numerose segnalazioni da parte della cittadinanza evidenziano disparità ed incongruenze nelle procedure di accertamento dei requisiti per il riconoscimento dell'invalidità civile da parte delle commissioni sanitarie istituite presso le Aziende sanitarie locali (ASL) e, conseguentemente, per l'erogazione dei benefici da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps);
in occasione del primo formale riconoscimento dei requisiti sanitari per il diritto alla pensione o assegno di invalidità civile, alcune commissioni sanitarie istituite presso le ASL prevedono, per qualsiasi tipo di patologia ed indipendentemente dalla gravità dell'invalidità, una successiva visita di revisione dopo un periodo di tempo variabile e apparentemente non legato a criteri specifici;
fino ad alcuni mesi fa la procedura adottata per le visite consisteva in una chiamata a visita di controllo per la verifica della permanenza della percentuale di invalidità necessaria. Solo in caso di esito negativo della verifica, le commissioni mediche trasmettevano all'Inps il nuovo verbale di accertamento e l'Inps provvedeva alla revoca del beneficio;
da alcuni mesi, invece, l'Inps procede alla sospensione dell'erogazione della pensione e degli assegni di invalidità, senza attendere l'esito della visita di controllo da parte delle Asl, salvo rimborsare, in caso di persistenza dei requisiti e quindi di conferma dei benefici, gli arretrati agli aventi diritto;
a fronte del nuovo indirizzo di gestione, centinaia di aventi diritto si vedono privati per mesi dell'unica fonte di sostentamento e cura della propria situazione di inabilità,
si chiede di sapere:
in base a quali criteri, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, l'Inps disponga la sospensione dell'erogazione delle previdenze di invalidità civile, privando per diversi mesi numerosi cittadini, totalmente inabili e/o con indennità di accompagnamento, dell'unico sostentamento economico per vivere e curarsi;
se il Governo intenda adottare iniziative affinché siano ripristinate le precedenti procedure per l'accertamento dei requisiti per l'invalidità, secondo la prassi amministrativa che prevedeva la sospensione della pensione solo in caso di esito negativo, al termine della verifica dei requisiti stessi.
(4-08841)
SACCOMANNO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
con determinazione n. 107461 del 24 marzo 2003 il Comandante in Seconda della Guardia di finanza accoglieva l'istanza dell'appuntato Francesco Di Paola Caniglia volta ad ottenere il trasferimento temporaneo dal Comando regionale Liguria - Provincia di Savona - al Comando regionale Puglia - Provincia di Brindisi per la durata del mandato consiliare presso l'amministrazione municipale di Oria;
in data 8 settembre 2006 l'Amministrazione prorogava il suddetto trasferimento temporaneo sino alla conclusione del nuovo mandato in virtù della riconferma dell'appuntato Caniglia nella carica di consigliere;
in data 19 aprile 2010, il militare presentava domanda di trasferimento per situazioni straordinarie ai sensi della circolare n. 379389 del 2009 del Comando generale chiedendo di essere definitivamente trasferito nella provincia di Brindisi o, in alternativa, in quella di Taranto, in ragione delle precarie condizioni di salute in cui versavano i componenti del suo nucleo familiare;
in data 26 gennaio 2011 il militare comunicava all'Amministrazione di essere decaduto dalla carica elettiva a seguito dello scioglimento del Consiglio comunale di Oria e ribadiva la esigenza di essere assegnato sine die alla provincia di Brindisi;
in data 10 novembre 2011, in conseguenza della cessazione del mandato elettorale nel Comune di Oria, il militare veniva posto in partenza per il reparto di appartenenza, ovvero il Comando provinciale di Savona;
in data 14 novembre 2011 l'appuntato Caniglia veniva trasferito da Brindisi a Savona;
in data 6 dicembre 2011 il militare presentava ricorso al TAR Puglia - Lecce - chiedendo l'annullamento del suddetto ordine di trasferimento; contestualmente produceva anche ricorso contro il provvedimento che negava il trasferimento a carattere eccezionale;
premesso, inoltre, che all'interrogante risulta che:
il Tar di Lecce, in data 27 giugno 2012, ha respinto il ricorso dell'appuntato Caniglia avverso l'ordine di trasferimento ma ha anche annullato il provvedimento di diniego del trasferimento per situazioni straordinarie;
avverso detto provvedimento di annullamento, il 7 novembre 2012, il Comando generale ha proposto ricorso in appello al Consiglio di Stato;
considerato che i militari del Corpo della Guardia di finanza hanno la facoltà di presentare istanze di trasferimento per situazioni straordinarie in presenza di problematiche familiari connotate da estrema delicatezza o gravità che presuppongano la indispensabilità della loro presenza nella sede di servizio ambita;
considerato, inoltre, che sempre a quanto risulta all'interrogante:
l'appuntato Caniglia in data 10 ottobre 2008, con determina n. 0151144 del 2008 del Comando generale Puglia, è stato autorizzato ad usufruire dei permessi di cui all'art. 33 della legge n. 104 del 1992 finalizzati all'assistenza del fratello in condizione di handicap;
dal 2010, le condizioni di vita del fratello dell'appuntato Caniglia sono peggiorate a seguito del decesso della madre e delle malattie del padre e della sorella, tutti con invalidità grave accertata;
preso atto, inoltre, che il militare, ancora in data odierna, presta servizio presso il Comando provinciale di Savona,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e, in caso affermativo, quali risultino essere i motivi per i quali non si è data attuazione alla sentenza del Tar di Lecce riguardo all'annullamento del diniego di trasferimento per situazioni straordinarie;
se sia a conoscenza dei criteri in base ai quali sono stati concessi i trasferimenti per motivi eccezionali negli ultimi cinque anni.
(4-08842)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
scrivono Lorenzo Dilena e Antonio Vanuzzo sulla "Grande agitazione all'Abi per l'arrivo a gennaio degli ispettori del Fondo monetario, che valuterà la stabilità finanziaria del sistema bancario, con particolare riferimento ai crediti deteriorati" (si veda "Linkiesta" del 5 dicembre 2012);
nell'articolo citato si legge: «Nei corridoi dell'Abi, l'associazione bancaria italiana, c'è grande agitazione. È iniziato il conto alla rovescia: a gennaio 2013 i tecnici del Fmi sbarcheranno a Roma per analizzare il sistema finanziario del Paese. Il numero uno dell'Abi, Giuseppe Mussari, ha già rilasciato una dichiarazione di guerra: "Il Fondo monetario internazionale l'anno prossimo fa una valutazione sulla stabilità finanziaria del Paese. Se questo è un percorso per inventarsi un nuovo cataclisma abbiamo tempo per prepararci". Il timore, ma forse sarebbe più esatto parlare di terrore, è che finisca come con il famoso "esercizio Eba" su [...] i requisiti patrimoniali: un bagno di sangue, con necessità di ricapitalizzare. Questa volta il punto cruciale sono i crediti deteriorati detti anche problematici o dubbi. Si tratta cioè di prestiti "malati": per i quali la malattia può andare da un semplice raffreddore (partite scadute e che probabilmente verranno saldate, sia pure in ritardo (...) ai casi più gravi o letali, come per esempio quando il debitore, famiglia o impresa, è insolvente (...). Di fronte a questi casi le banche effettuano svalutazione sulla parte del credito non ritenuta recuperabile, mentre nei casi più gravi (per esempio, dopo una dichiarazione di fallimento), procedono allo stralcio. Comunque scelgano, la cosa che conta è una: quanto fieno in cascina è stato già messo. Facciamo un esempio schematizzato: un credito di 100 a un costruttore di cui, in base alle informazioni e alle garanzie (ipoteche), si pensa di riuscire a recuperare 20. La perdita attesa è di 80. Un conto, però, è dover affrontare tale perdita in un solo colpo e all'improvviso, un altro conto è arrivare al momento fatale del crac del cliente avendo già svalutato parzialmente il credito, via via che peggioravano le condizioni creditizie del costruttore. La banca prudente che ha già svalutato, mettiamo per 70, avrà da contabilizzare solo una perdita di 10. La banca rischiosa, che svalutato solo per 30, dovrà invece registrare uno stralcio (perdita) di 50. L'incidenza degli accantonamenti già effettuati sul totale del credito è il cosiddetto di tasso di copertura: nel caso della banca prudente è del 70%, nel caso della banca rischiosa è del 30 per cento. La domanda che gli osservatori esterni si fanno è: le banche italiane hanno adeguati tassi di copertura dei crediti deterioriati? La visita degli ispettori del Fondo dovrà rispondere a tale interrogativo. E la risposta potrebbe essere la richiesta di nuovi accantonamenti sui prestiti dubbi, che si mangeranno gli utili, e forse anche un po' di patrimonio, da cui un nuovo giro di ricapitalizzazioni. Con la recessione economica, peraltro, la qualità del credito sta peggiorando, e secondo l'ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d'Italia "gli indicatori prospettici prefigurano un ulteriore deterioramento della qualità dei prestiti alle imprese". Nella nota ufficiale del Fmi, si legge che l'analisi fa parte del "Financial sector assessment program, una analisi profonda e omnicomprensiva del settore finanziario che, nel 2010, è diventata obbligatoria per tutti i 25 Paesi con settori finanziari dall'importanza sistemica, come l'Italia, ogni cinque anni". L'ultima volta che gli esperti del Fondo hanno fatto uno screening degli istituti di credito italiani risale al 2006. E la prossima scadenza è attesa con nervosismo. La ragione per cui la lobby bancaria grida al complotto è la non comparabilità dei tassi di copertura: l'aggregato dei crediti deteriorati italiani include infatti categorie, come i crediti ristrutturati, che altri sistemi bancari non includono nella defizione di "deteriorati". Secondo i Financial Soundness Indicator del Fmi il complesso delle partite deteriorate, e dunque sofferenze, incagli, crediti scaduti e crediti ristrutturati, si è assestato all'11,7% del totale, con un grado di copertura del 41 per cento. "In due ore di incontro con gli esperti del Fondo abbiamo spiegato loro che il nostro organo di vigilanza ci chiede di considerare crediti deteriorati quattro categorie di impieghi e fa ispezioni continue, mentre in altri Paesi l'approccio è diverso". Il riferimento è alla Spagna, dove i crediti ristrutturati non sono iscritti fra le partite deteriorate. Un dettaglio non da poco: se lo fossero, il complesso dei crediti deteriorati in percentuale sul totale di quelli concessi a residenti salirebbe dall'8,5 al 26 per cento (dati di fine 2011) rispetto all'11 per cento totale dell'Italia. Quel che è più importante, è che la copertura scenderebbe dal 58% ufficiale al 18 per cento. È quest'ultimo dato che va confrontanto con il 41% italiano. Nei giorni scorsi la Spagna ha formalizzato all'Europa la richiesta di salvataggio del sistema bancario, per 36,9 miliardi di euro più altri 2,5 miliardi destinati dal Frob, il fondo di ristrutturazione nazionale delle banche, alla bad bank, ossia una società a cui vengono conferiti tutti i prestiti malandati. I soldi arriveranno dal fondo salva Stati (Efsf) il prossimo 12 dicembre. Anche l'Italia potrebbe essere costretta a ricorrere alla bad bank? Le elaborazioni dell'Ufficio analisi economiche dell'Abi sui dati di via Nazionale evidenziano una situazione piuttosto preoccupante. L'ultimo bollettino, riferito a fine settembre (vedi pag. 24), mostra sofferenze lorde a quota 117,6 miliardi di euro (+15,3% su settembre 2011), pari al 5,9% degli impieghi (5,1% un anno fa). Per quanto riguarda le sofferenze al netto delle svalutazioni, invece, l'incremento annuo è del 21,6%, pari a 67,5 miliardi, ovvero al 3,46% degli impieghi, in crescita rispetto al 2,86% a settembre 2011. Stando ai bilanci delle banche, Intesa Sanpaolo ha il tasso di copertura più alto, oltre il 60%, mentre il Banco Popolare quello più basso, intorno al 36 per cento. La tendenza, insomma, è chiara. Che si tratti di ricapitalizzazione o di bad bank le banche di casa nostra storcono il naso. Ed è per questo che l'Abi ha aperto il fuoco preventivo»;
l'interrogante ha presentato altri atti di sindacato ispettivo, che ad oggi non hanno ricevuto risposta, sul problema delle sofferenze bancarie (atti 2-00394, 4-08746, 4-08791),
si chiede di sapere:
se risulti corrispondente al vero quanto temuto dagli autori dell'articolo citato, cioè che le banche italiane siano costrette a un'ondata di svalutazioni e alla creazione di una "bad bank";
quale risulti essere l'esatto ammontare di incagli e sofferenze, e quali risultino essere le prime 20 imprese finanziate da un sistema bancario che, invece di finanziare i migliori talenti che vogliono intraprendere un'attività, nonché piccole e medie imprese e famiglie, continua a concedere disinvolti affidamenti agli stessi personaggi coinvolti in attività di dubbia liceità, mettendo a repentaglio i risparmi depositati in banca;
se, nelle opportune sedi di competenza, il Ministro in indirizzo non intenda avviare un monitoraggio e promuovere l'adozione di sanzioni sulle sofferenze bancarie derivanti da erogazioni ed affidamenti deliberati fuori dai criteri prudenziali sulle meritorietà del credito ad alcuni grandi gruppi industriali, da tempo "decotti", ma tenuti in vita da robuste iniezioni di denaro, mediante fidi incautamente rinnovati, se non aumentati;
se non ritenga doveroso attivare un osservatorio sul credito, dato l'accentuarsi della crisi dei mercati e delle borse.
(4-08843)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
scrive Luigi Zingales per il "Sole 24 Ore": «Le privatizzazioni non sono molto popolari nel nostro Paese. Non stupisce quindi che anche sotto il governo di un liberale come Monti non [...] siano stati fatti passi in avanti verso una riduzione del potere politico sull'economia. Stupisce invece il movimento in direzione inversa: grazie all'attivismo della Cassa depositi e prestiti (Cdp), il potere economico dello Stato sta aumentando. Ma fa veramente male che ad aiutare questo processo di nazionalizzazione ora sia la Banca d'Italia, se è vera la notizia del conferimento al Fondo strategico (emanazione della Cdp) di un pacchetto pari al 4.5% di Assicurazioni Generali. L'alienazione a terzi di questa quota entro il 31 dicembre si era resa pressoché necessaria dopo che il governo aveva trasferito a Bankitalia la supervisione delle società assicurative una volta in mano all'Isvap. Il rischio era che, per massimizzare il valore della sua partecipazione, la Banca centrale penalizzasse eccessivamente i competitori del Leone con interventi regolatori. Tra i tanti conflitti di interesse presenti in Italia, non sembra certo il peggiore. È comunque encomiabile che Bankitalia abbia deciso di risolverlo preventivamente. Ma c'erano molti modi per raggiungere questo obiettivo. Il più semplice e lineare era la vendita dell'intero pacchetto. Ai prezzi attuali il 4,5% di Generali vale "solo" 900 milioni di euro. Un pacchetto troppo grosso per essere alienato in Borsa in un sol giorno, ma facilmente vendibile su un arco temporale breve con l'aiuto di una investment bank. Coi tempi magri che corrono, tutte le banche di investimento si sarebbero scannate per offrire questo servigio a prezzi molto competitivi. Se Bankitalia aveva a cuore la stabilità dell'assetto proprietario di Generali (ma rientra questo tra i suoi compiti istituzionali?) poteva richiedere che le azioni venissero collocate presso investitori istituzionali, come Fidelity e Blackrock. O poteva entrare in un "total return swap" con una controparte. Così facendo Bankitalia avrebbe mantenuto la proprietà dei titoli alienandone a terzi i benefici patrimoniali e quindi eliminando il conflitto di interesse. Bankitalia invece sembrerebbe aver preferito conferire la sua quota di Generali al Fondo strategico italiano (Fsi) di Cdp. Questa soluzione non convince. Attraverso il conferimento della sua quota, Bankitalia diventa azionista dell'Fsi, che deterrà il 4,5% di Generali. Il conflitto di interesse, quindi, è diluito, ma non risolto. Perché dunque scegliere questa operazione convoluta, quando una più semplice ed efficace era disponibile? È chiaro l'interesse di Cdp. Il Fondo strategico ha come scopo "un attivo coinvolgimento nella governance delle aziende partecipate, volto ad assicurare il proseguimento delle finalità dell'intervento". Tradotto in linguaggio comune l'Fsi assicura al mondo della politica (che insieme con le Fondazioni bancarie ne nomina i vertici) un ampio potere di controllo e di ricatto sulle imprese partecipate. E quale impresa è più importante di Generali, "la mucca dalle cento mammelle", come la definisce nel suo recente libro Cesare Geronzi, ex presidente della compagnia di Trieste? I 400 miliardi di attività finanziarie (per lo più degli assicurati) gestite da Generali fanno gola a tutti. Allo Stato, che vuole garantirsi che una ampia fetta finisca a sostenere i nostri titoli di Stato, alle imprese di private equity, desiderose di guadagnarsi le commissioni di gestione, e ai politici, ansiosi di influenzare gli investimenti a fini politici. Proprio Geronzi nel suo libro accusa» l'ex Ministro dell'economia Tremonti «di aver complottato contro di lui "per poter disporre di un pò delle risorse della compagnia" per finanziare un piano di housing sociale. Se un ministro del Tesoro poteva fare quello che Geronzi sostiene Tremonti avrebbe fatto anche senza controllare un 4,5% della compagnia, immaginatevi che cosa potrà fare un futuro ministro del Tesoro disponendo di quella quota che gli permette di nominare un sindaco e tre consiglieri di amministrazione! Ma se l'interesse del Tesoro e di Cdp è chiaro, quello di Bankitalia meno. Dopo le pesanti intrusioni sul mercato dell'era Fazio, ci eravamo abituati ad una Bankitalia che si limitava a fare da guardiana del mercato invece che da "market maker". Forse che, anche in questo campo, stiamo tornando indietro? Per formazione economica, culturale, e politica, il Governatore Visco è agli antipodi del suo predecessore Fazio. Ma allora perché lo vuole imitare? Cesare Geronzi, dell'ex presidente delle Generali, banchiere di lungo corso ed ex funzionario della banca centrale ha ricordato che le stesse Generali detengono una quota del 6% circa del capitale di Bankitalia e ha fatto riferimento a una norma mai attuata della legge sul risparmio del 2005 che prevedeva il trasferimento allo Stato delle quote dell'istituto centrale detenute da privati. "La Banca d'Italia avrebbe dovuto risolvere questo problema prima, ossia non appena ha saputo che sarebbe diventata l'organo di controllo delle compagnie di assicurazione", ha osservato Geronzi ospite di Lucia Annunziata su Rai 3. "Le Generali detengono il 6% della Banca d'Italia e quindi c'è un intreccio mostruoso. Deve intervenire il governo per eliminare prima la statalizzazione della Banca d'Italia e trovare una soluzione all'intreccio", ha aggiunto»;
considerato che, a giudizio dell'interrogante, dopo lo sconto di 3 miliardi di euro alle fondazioni bancarie nella conversione delle azioni da privilegiate ad ordinarie, pagate senza scadenza prestabilita e in comode rate, la Cassa depositi e prestiti (Cdp) si lancia anche nelle operazioni finanziarie. Il Fondo strategico italiano (FSI) non dovrebbe assolutamente tentare mosse del genere, che sono solo il riflesso di una gestione asservita al potere e al condizionamento politico. Nello specifico, attraverso una struttura controllata in ultima istanza dal Ministero dell'economia e delle finanze e partecipata dalle Fondazioni bancarie, che, dopo la conversione delle azioni privilegiate in ordinarie, avranno il 20 per cento della Cdp, si assicura al mondo della politica un ampio potere di controllo,
si chiede di sapere:
se risulti corrispondente al vero che la Banca d'Italia avrebbe deciso di cedere il suo 4,5 per cento di Generali al FSI della Cdp e, in caso affermativo, se il Governo sia a conoscenza dei motivi a fondamento dell'operazione;
quali iniziative di propria competenza intenda assumere al fine di dirimere ogni possibile conflitto di interessi che si creerebbe tra controllore e controllato garantendo un rapporto indipendente e trasparente.
(4-08844)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari regionali, il turismo e lo sport, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
scrive Antonio Fraschilla per "la Repubblica" relativamente ai bilanci in rosso dell'Automobile Club d'Italia (ACI): «Un ente "padronale", blindato, metà associazione e metà carrozzone di Stato, con amministratori rimasti sempre in sella a dispetto di tutto e dirigenti che incassano premi di produzione anche a fronte di perdite di bilancio a quattro zeri. Questo, e molto altro per la verità, è l'Aci, Automobile club d'Italia. Depositario di una storia sportiva a dir poco gloriosa, impresa con 3 mila persone a libro paga e 1 miliardo di euro all'anno di giro d'affari. E anche holding su cui hanno messo addosso gli occhi - e talvolta anche le mani - i falchi del Pdl (...). Il club, chiamiamolo così, ha 106 sedi provinciali e gestisce (...) in regime di monopolio business milionari: dal Gran Premio di Monza che da solo vale 60 milioni di euro, al Pra, il Pubblico registro automobilistico, che porta in cassa 220 milioni all'anno. Ma i conti sono in rosso e adesso i nodi di una gestione ad personam arrivano al pettine, con un buco nell'ultimo bilancio di 34 milioni di euro. Risultato? Nei giorni scorsi al prezzo simbolico di un euro l'Aci è stata costretta a cedere a Intesa Sanpaolo la controllata Banca Sara. E per ripianare i conti il presidente Enrico Gelpi, numero due della Federazione internazionale dell'auto, e il segretario generale Ascanio Rozera, deus ex machina dell'ente, hanno annunciato un piano di dismissione degli immobili. I sindacati sono preoccupati: "La svalutazione del patrimonio sta rendendo l'Aci sempre più fragile, a rischio sono centinaia di posti di lavoro", denuncia Daniele Nola della Funzione pubblica Cgil, mentre in alcuni sedi sull'orlo del crac i dipendenti iniziano a non ricevere più lo stipendio, come accade a Palermo. Ma lo spreco prosegue senza sosta e i vertici dell'ente continuano indisturbati a spendere milioni di euro in consulenze esterne e a versare mega gettoni ai consiglieri d'amministrazione seduti sulle poltrone di una miriade di controllate, la gran parte in perdita. Ma quante sono le sezioni in difficoltà e quali gli sprechi a livello centrale? Chi ha governato l'Aci negli anni del crac? E, soprattutto, chi ha messo le mani sul cuore economico dell'ente, a partire dell'Aci Milano? I bilanci in rosso. Se fino al 2008, nonostante le spese per ripianare i deficit delle società controllate, l'Automobile club registrava un avanzo di 800 mila euro, da due anni è in rosso costante e le previsioni per questo 2011 non sono sicuramente migliori. Nel 2009 la perdita accertata è di 30 milioni di euro, che diventano 34 nel 2010 e per il 2011 si stima un buco da 16 milioni. "Colpa della riduzione della domanda di auto, e quindi delle entrate del Pra, ma anche dei mancati utili delle controllate", ha spiegato il presidente Gelpi ai sindacati. In realtà non un rubinetto di spesa è stato chiuso. E nulla è stato fatto per ridurre il deficit delle Aci locali, molte delle quali sono sull'orlo del fallimento. In base agli ultimi rendiconti delle sezioni locali, su 106 ben 57 sono in perdita. Con record come quello dell'Aci Palermo, che segna un meno 6 milioni di euro e da quattro mesi non paga gli stipendi a 20 lavoratori di una controllata (Aci service): "Da cinque anni i cda che hanno guidato la sezione di Palermo hanno sperperato le risorse e accumulato debiti nei confronti dell'erario nel disinteresse di tutti", dice Marianna Flauto della Uil. In perdita, tra le altre, anche le sedi di Ancona (rosso da 2 milioni di euro segnato dal 2008), Cagliari (1 milione), Catanzaro (1 milione), Macerata (1 milione con tanto d'ipoteca sulla sede) Lecco (4 milioni, con 2 milioni da restituire alla sezione centrale), Padova (1,7 milioni), Roma (5 milioni) e Venezia (2 milioni). Ma i vertici a Roma stanno facendo qualcosa per invertire la rotta? Ci sono amministratori che hanno lasciato la poltrona dopo questi disastri? Il Comitato esecutivo presieduto da Gelpi nella seduta dello scorso 18 ottobre ha approvato senza battere ciglio i bilanci di previsione degli Automobile club di Agrigento (che segna un rosso da 500 mila euro da rendiconto 2008), Ragusa (1 milione di deficit) e Reggio Calabria (300 mila euro di buco), limitandosi a invitare "gli organi di Palermo a porre ogni iniziativa necessaria al ripristino dell'equilibrio gestionale". Bocciati invece i bilanci di Caltanissetta e Bolzano e commissariate nel 2010 le sedi di Nuoro, Macerata, Oristano, Reggio Calabria, Salerno, Pistoia, Brescia, Venezia, Brescia e Padova. Insomma, è stato fatto poco o nulla. Non va meglio poi sul fronte delle controllate, che portano il giro d'affari dell'Aci a quasi un miliardo. Le principali sono Aci informatica che lavora solo per l'ente, Aci Vallelunga che gestisce l'autodromo omonimo, Aci sport che cura le manifestazioni sportive, Aci Progei che cura un patrimonio immobiliare che vale decine di milioni, l'agenzia di viaggi Ventura, la compagnia di assicurazioni Sara, e Aci Mondadori che si occupa delle pubblicazioni e delle iniziative collegate alla casa editrice» di un noto esponente politico del Popolo della libertà. «A parte la società informatica, le altre sono quasi tutte in rosso perenne, a partire da quella sulla carta più redditizia, e cioè Sara assicurazioni, che non a caso a fine dicembre ha ceduto una sua controllata, Banca Sara: istituto di credito nato nel 2002 alla Banca di Roma, passato poi nel 2004 all'Aci che contava di sfruttare la propria ramificazione territoriale per incrementarne i fatturati. In realtà Banca Sara si è rivelata subito una zavorra e in pochi mesi si è svalutata per 34 milioni di euro. Per trovare un acquirente si è mosso il gotha della finanza (...): prima (...) Ennio Doris con Mediolanum e poi quella Banca Intesa di Corrado Passera che con Palazzo Chigi ha già portato a termine l'operazione Alitalia. Alla fine, il 23 dicembre scorso, Intesa ha rilevato al prezzo simbolico di un euro Banca Sara. Almeno così una voce di spesa a vuoto è stata eliminata. Poltrone e consulenze. Ma che le controllate siano in attivo o in perdita conta poco, perché vale la regola d'oro della capogruppo: e cioè che chi è in sella rimane amministratore a vita al di là dei risultati di gestione. Al vertice dell'Aci c'è da quattro mandati consecutivi il potentissimo segretario Ascanio Rozera, che guadagna 320 mila all'anno per avere il controllo quasi assoluto della macchina dirigenziale. È lui che impartisce trasferimenti e piazza suoi uomini nelle sedi di mezza Italia: a partire dal direttore Fabrizio Turci, che Rozera ha voluto alla direzione dell'Aci Milano, e che il mese scorso è appena entrato anche nella Sias, ente che gestisce l'autodromo di Monza con relativo ghiottissimo Gran premio. È Rozera che dà tre poltrone a Francesco Cervadoro, direttore Aci delle sedi di Catanzaro e Reggio Calabria, con altro incarico a Roma come responsabile "funzione progettuale". Ed è sempre il deus ex machina Rozera, dal '72 all'Aci, che avvia l'investimento di 6 milioni di euro per realizzare nel suo Comune di nascita, Sessa Aurunca (Caserta), il primo centro di guida sicura dell'Aci nel Sud Italia. Se Rozera è l'uomo forte, dal 2008 il presidente dell'Aci è Enrico Gelpi, comasco, numero due della Fia, che per la guida dell'Automobile club guadagna 270 mila euro all'anno. Al vertice ci sono poi i vicepresidenti, alcuni con doppia e tripla poltrona. Un esempio? Pasquale De Vita, storico presidente dell'Unione petrolifera italiana, ma che da oltre dieci anni amministra l'Aci di Roma e Aci informatica. Nel comitato esecutivo c'è poi Angelo Sticchi Damiani, che presiede l'Aci di Lecce e Aci consult. Sono loro gli uomini che da anni guidano il carrozzone, senza mai frenare le spese. Non a caso proprio in un comitato esecutivo recente, quello dello scorso 15 luglio, è stata presa la decisione di dare a quasi tutti i 100 dirigenti il premio di produzione, nonostante l'andamento negativo della spesa. Un premio caduto a pioggia perfino su chi, in un primo momento, gli stessi organi interni dell'Aci ritenevano di escludere: il Comitato di controllo aveva, a esempio, espressamente detto che non era stato in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi gestionali per due dirigenti, perché questi non avevano avuto assegnato alcun obiettivo specifico. Bene, il Comitato esecutivo ha comunque deciso di premiarli con il massimo consentito, è cioè un bonus pari al 30 per cento della retribuzione base. Premi per tutti, quindi, anche se i dirigenti non hanno fatto nulla nemmeno per ridurre i tassi record d'assenteismo che si registrano all'Aci: dalla direzione centrale, che a ottobre ha fatto registrare un assenteismo del 19,40 per cento, al record delle sede di Agrigento che arriva al 30 per cento. Lo spreco continua. Se i vertici hanno ritenuto necessario spendere 20 mila euro per piazzare gazebo ai concerti di Irene Grandi fatti in estate a Gardone Riviera e Verona, nonostante i problemi di bilancio nel comitato del 19 ottobre è stato autorizzato un prelievo dal fondo di riserva per coprire le spese impreviste della "Settimana delle conferenza della Fia" che si è svolta a Cernobbio: la spesa prevista per l'evento era di 370 mila euro, ma alla fine il costo è stato di 630 mila euro. Ma l'Aci, si sa, paga sempre. Non un euro in meno è stato speso poi in consulenze: scorrendo l'elenco degli incarichi esterni affidati nel 2010, spuntano pagamenti da 1.100 euro per 3 articoli sulla rivista giuridica online dell'Aci o per 18 mila euro solo per attività di supporto all'organizzazione di un premio di laurea. Le beghe dei partiti. L'Aci però fa sempre gola. Perché? Quali sono i meccanismi che portano la politica a intervenire nella sua gestione? Una sede ambitissima è quella di Milano, dalla quale si governa la Sias, la società che gestisce il Gran premio di Monza che da sola vale 50 milioni di euro. Sull'Aci Milano» si è fiondata il Ministro del turismo pro tempore Michela Vittoria Brambilla «scatenando una guerra che ha portato ben tre procure, quelle di Monza, Milano e Roma, a indagare sul rinnovo del cda e l'acquisto sospetto di tessere associative. Tutto inizia l'estate scorsa quando, per procedere al rinnovo delle cariche» il Ministro del turismo pro tempore «invia come commissario Massimiliano Ermolli, figlio di quel Bruno da sempre manager (...) dai tempi di Fininvest. Ermolli junior decide subito di escludere una lista, che si chiamava "Per la trasparenza", guidata da Iacopo Bini Smaghi, cinquantenne ex manager dell'Altea (società del settore auto), che assicurava nel suo programma di far "fuori la politica dall'Aci milanese". Ermolli fa di più: da commissario si candida nell'altra lista rimasta in corsa, l'unica. Risultato? Il 22 luglio, sotto la supervisione del neo direttore, quel Turci fedelissimo di Rozera, viene eletto dai soci tesserati il consiglio direttivo, che indica presidente Carlo Edoardo Valli, già guida della Camera di commercio brianzola e imprenditore molto noto in Lombardia. (...). Il Pdl prende il comando. Si scatena una guerra, con gli esclusi che presentano esposti alla procure di Milano e Monza, che subito avviano indagini ipotizzando il reato di truffa per l'acquisto anomalo di alcune tessere Aci nei giorni precedenti le elezioni, come ad esempio quelle vendute da una sezione a Lissone perfino a una signora ottantenne residente però a Introibo. Sempre a Lissone, poi, nei giorni precedenti il rinnovo del vertice dell'Aci milanese, fa incetta di tessere la Edilimpianti srl, azienda di Vedano che lavora nell'indotto del Gran premio di Monza gestito dalla Sias. Una circostanza che non sorprende, visti i legami tra l'Aci Milano e l'autodromo monzese. Non a caso uno dei primi atti varati dal comitato direttivo targato Pdl è stato quello di nominare il cda della Sias. Ne fanno parte adesso, tra gli altri, Michele Nappi (che è anche nel comitato dell'Aci milanese) Pier Fausto Giuliani (tesoriere dei Circoli della libertà [...]) e Fabrizio Turci, il direttore della sezione lombarda. Il cerchio si chiude e i conflitti d'interesse crescono come funghi. Ma la guerra degli esclusi è tutt'altro che conclusa. Gli avvocati dello studio legale Nava per conto di Bini Smaghi hanno denunciato un presunto danno erariale commesso dai vertici dell'Aci Milano» e dal Ministro del turismo pro tempore. «Il motivo? Non aver rispettato le norme della Finanziaria Tremonti approvata nel marzo scorso, che obbliga gli enti pubblici a ridurre a 3 i componenti degli organi direttivi: "Invece a luglio si è proceduto alla nomina di un comitato a 9, con conseguente danno erariale e nullità degli atti, in primis la nomina del cda della Sias", si legge nell'esposto. E lo stesso presidente Gelpi, in una lettera del 7 dicembre scorso, mette in dubbio la validità dei comitati direttivi a 9 componenti eletti dopo il varo della Finanziaria. Lo scontro continua e c'è chi giura che si sposterà a Roma: in scadenza questa volta è il comitato nazionale, con Rozera intenzionato a prendere il posto di Gelpi»;
la fine del 2012 per l'ente si accompagna di nuovo con il segno rosso. Su "ilmondo.it" dell'11 novembre 2012 si legge: «Nel budget assestato, cioè comprensivo degli aggiustamenti in corso d'esercizio, si evidenzia una perdita di 27 milioni di euro. Un cattivo risultato per il neo presidente dell'Aci, Angelo Sticchi Damiani, tanto più che il suo predecessore Enrico Gelpi aveva vaticinato un ritorno al pareggio dopo le perdite degli ultimi anni e le numerose fibrillazioni da parte del personale e dei sindacati. A pesare, come detto, è la crisi del mercato auto che si riflette nei conti dell'ente contribuendo alla riduzione del giro d'affari. Il 2012 verrà archiviato con un valore della produzione di 302 milioni (nel 2010 erano 341 milioni e nel 2011 sono stati 328 milioni) e un tonfo dei ricavi del Pra che si attesteranno a 161 milioni»;
a quanto si legge nell'articolo da ultimo citato, per fare quadrare «i conti è già stabilita le vendita di una quota di Sara Assicurazioni con una plusvalenza attesa di circa 8 milioni» e sarebbero previsti licenziamenti dei dipendenti PRA;
come si legge nell'articolo pubblicato su "Il Sole-24 ore" del 1° marzo 2012, la Corte dei conti ha rilevato perdite e irregolarità. «Irregolarità nella presentazione dei dati contabili, risultati d'esercizio in peggioramento e incremento delle perdite. Sono alcune delle criticità che sono state rilevate dalla Corte dei conti nella gestione finanziaria dell'Aci, l'Automobile club d'Italia. Nella determinazione 2/2012 la magistratura contabile ha infatti messo sotto i riflettori i conti dell'Aci e degli automobile club provinciali e locali e ha sollecitato l'organizzazione a "rimediare alle situazioni di irregolarita" e ad adottare "adeguati piani di risanamento". Il risultato economico, già negativo nel 2007, ha presentato un avanzo economico solo nel 2008, mentre negli esercizi 2009 e 2010 ha fatto registrare un disavanzo rispettivamente di 30,22 milioni di euro e 30,75 milioni di euro. (...) Il 20 gennaio 2012 la Corte dei conti ha prodotto una relazione al Parlamento sulla gestione finanziaria dell'Automobile club d'Italia (Aci) per gli esercizi 2008, 2009 e 2010 e dei 106 Automobile club provinciali e locali (AA.CC.) per gli esercizi 2007, 2008 e 2009. È stato analizzato il bilancio consolidato dell'Aci e dei club locali per gli esercizi dal 2007 al 2009. La Corte ha messo in evidenza "l'eccessivo intervallo temporale intercorso fra la chiusura di ogni esercizio e l'approvazione del consolidato, peraltro mancante dei dati contabili di alcuni club locali". La Corte dei conti ha sottolineato "la necessità che si ponga rimedio a tali situazioni di irregolarità", mediante l'adozione di idonei interventi nei confronti dei club inadempienti. (...) Sui consuntivi dei club locali, la magistratura contabile ha rilevato "un incremento sia del numero dei club in situazione di sofferenza finanziaria e patrimoniale, sia dei relativi disavanzi, oltre che il sostanziale peggioramento dei risultati di esercizio delle società collegate e controllate" e invita gli organi di amministrazione ad "adottare adeguati piani di risanamento volti a realizzare un maggior equilibrio gestionale". La Corte dei conti rileva anche "un incremento delle perdite di esercizio delle società collegate e controllate dall'Aci e la costante riduzione del loro patrimonio netto", raccomandando "un'attenta vigilanza sulla gestione e sull'andamento economico delle predette società, e una ponderata valutazione delle iniziative da assumere alla luce delle prospettive future delle società stesse". (...) La Corte dei conti ha evidenziato che, "per quanto riguarda la gestione finanziaria, l'Aci ha risentito della crisi del mercato automobilistico" e i dati relativi all'esercizio 2011 "confermano il permanere di un trend negativo a causa della consistente riduzione dei volumi di formalità gestiti dall'Ente. Tuttavia, nel corso del 2011 l'Aci ha avviato iniziative di contenimento della spesa e ha previsto per il 2012 rilevanti interventi di riduzione dei costi di produzione che dovrebbero assicurare il pareggio di bilancio". Per quanto riguarda gli esercizi 2008, 2009 e 2010, il patrimonio netto ha registrato un costante decremento in tutto il periodo, passando da 111,83 milioni di euro nel 2007 a 102,89 milioni di euro nel 2008, a 72,66 milioni di euro nel 2009, per arrivare a 41,91 milioni di euro nel 2010»;
"il Fatto Quotidiano" dell'8 giugno 2012 riporta la notizia di una condanna del presidente dell'Automobile club d'Italia (Aci), Angelo Sticchi Damiani: «Lo nominarono presidente dell'Automobil club italiano facendo le corse contro il tempo. Non vollero aspettare la sentenza che esaminava certi suoi comportamenti come amministratore dell'ente di cui lo stavano mettendo al vertice. Anzi, dettero l'impressione di voler prendere in contropiede quel pronunciamento temendo fosse una condanna che avrebbe rotto le uova nel paniere, facendo saltare intese a cui non volevano rinunciare. Ora la sentenza è arrivata ed è proprio una sentenza di condanna che conferma il giudizio di primo grado, ed è definitiva dal momento che si tratta di un appello della Corte dei conti e in quanto tale non prevede altri gradi di giudizio, se non per aspetti inerenti la giurisdizione. Angelo Sticchi Damiani è stato ritenuto colpevole di aver causato un danno proprio all'Aci di cui da tre mesi è il capo e gli è stato imposto un risarcimento di 21.986,30 euro per una storia di sponsorizzazioni gonfiate a società private, effettuate "con deprecabile superficialità e approssimazione", per i Campionati automobilistici italiani nel triennio 1998-2000. Con Sticchi Damiani, sono state condannate altre sei persone, tutti componenti del Comitato esecutivo ai tempi dei fatti esaminati, tutti ritenuti "gravemente colpevoli". Tra essi, due hanno fatto la storia dell'Automobil club. Dovranno versare allo Stato 154 mila euro (il 10% del danno arrecato). Sono Pasquale De Vita e Rosario Alessi, entrambi ex presidenti, entrambi ancora personaggi di spicco dell'associazione automobilistica. De Vita è vicepresidente e nello stesso tempo anche capo della potentissima lobby dei carburanti che si riunisce sotto le insegne dell'Unione Petrolifera. Alessi è tuttora considerato il Grande vecchio dell'Aci e ricopre la carica più importante di tutta l'organizzazione dal punto di vista economico, presidente di Sara, compagnia di assicurazioni tra le più affermate d'Italia. La condanna di Sticchi Damiani e colleghi è un fatto clamoroso che sta creando forti imbarazzi sia al vertice Aci sia a chi ha voluto a tutti i costi la nomina. Di fronte alla sentenza ora c'è chi si chiede se la permanenza di Sticchi Damiani alla guida dell'Automobil club non faccia a pugni con il codice etico dell'organizzazione e con quello del Coni, il Comitato Olimpico che dell'Aci è una specie di controllore, almeno per quanto riguarda le attività sportive. La stessa considerazione vale anche per Alessi che, come numero uno di un'assicurazione, non dovrebbe essere sfiorato da ombre di sorta. Si trova in una posizione di forte imbarazzo pure il ministro del Turismo Piero Gnudi, in quanto proponente ufficiale della nomina» (atto 3-02926);
considerato che a giudizio dell'interrogante:
sarebbe opportuno che l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private (Isvap) si attivasse affinché sia revocata, con effetto immediato, a Rosario Alessi la carica di presidente della Sara, compagnia di assicurazioni partecipate dall'Aci e tra le più affermate d'Italia;
i costi dei passaggi di proprietà sono già troppo elevati rispetto ad altri Paesi (costo di 20-30 euro contro oltre 200 in media dell'Italia) e in alcuni casi superano quello del bene mobile registrato che cambia secondo la cilindrata ed il valore;
considerato altresì che:
Aci, per ripianare il buco di bilancio e la gestione dissennata, minaccia anche un aumento delle tariffe sui passaggi di proprietà, oltre a pretendere una commissione da 1,87 ad oltre 4 euro per pagare il bollo auto e moto;
il bollo auto, pur essendo una comune tassa che va interamente alle regioni, è l'unica che non si può pagare tramite il modello F24 (che non prevede commissioni aggiuntive), ma occorre in ogni caso pagare la commissione di 1,87 euro all'Aci; di 1,30 euro alla posta; di 1,87 euro nelle tabaccherie con i servizi Lottomatica; di 1,87 euro alle Agenzia Pratica auto; di 1,87 euro alle banche con gli Atm o on line per e-bank; addirittura di 1,87 euro incrementata dell'1,2 per cento della tassa automobilistica con il servizio bollonet dell'Aci, pagamento effettuato on line con la carta di credito;
quest'ultimo, che è sicuramente il mezzo più comodo e sicuro (giacché consente che dal proprio computer di casa o di ufficio si possa effettuare il pagamento inserendo nel format solo il numero di targa e quindi garantendosi da eventuali errori di calcolo), è costosissimo. Ad esempio chi deve corrispondere la somma di 200 euro a titolo di tassa di possesso auto dovrà aggiungere 2,4 euro oltre a 1,87 euro per un totale di oltre 4 euro di diritti di esazione,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere per evitare che le responsabilità della gestione dell'Aci, a parere dell'interrogante censurabile e spesso di matrice clientelare, possano ricadere sui soci e sugli automobilisti, costretti già a pagare, per i passaggi di proprietà, costi elevati che a volte superano perfino il valore del bene acquistato;
se non ritenga necessario adoperarsi per il trasferimento delle funzioni al Pubblico registro automobilistico (Pra) - considerato che a parere dell'interrogante l'Aci è un doppione del Pra e degli uffici della Motorizzazione civile - producendo così quelle economie di scala in grado di dimezzare gli elevatissimi costi dei passaggi di proprietà, che si contraddistinguono ancora una volta per i servizi gestiti in regime di monopolio, appaltati all'Aci, e che risultano tra i più cari e i meno efficienti del mondo;
se la condanna di Sticchi Damiani assieme ad altre sei persone, tutte componenti il Comitato esecutivo ai tempi dei fatti esaminati nel presente atto (come Pasquale De Vita e Rosario Alessi, entrambi ex presidenti), tutti ritenuti gravemente colpevoli e condannati a versare allo Stato 154.000 euro (il 10 per cento del danno arrecato), non induca il Governo a valutare la possibilità di un sollecito commissariamento dell'associazione automobilistica;
quali misure urgenti intenda attivare per restituire credibilità all'Aci, già sconvolta da scandali e disinvolte spese di gestione, e se non intenda attivarsi per promuovere la revoca dell'incarico di Sticchi Damiani, con effetto immediato dal momento della condanna;
se risulti corrispondente al vero che l'Ente starebbe adottando soluzioni per ripianare i conti in rosso, quali, tra l'altro, l'aumento delle tariffe sui passaggi di proprietà, la vendita di Sara e il licenziamento dei dipendenti del Pra, e, in caso affermativo, se il Governo non ritenga che questo servirà solo a garantire ancora emolumenti milionari ai vertici e ai loro amici;
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire ai cittadini la possibilità di pagare il bollo auto senza l'aggiunta di alcuna commissione, come previsto per le altre tasse;
se non ritenga opportuno rivedere il modello di governance dell'Aci per cui vige la possibilità all'interno dell'Ente di cumulare le cariche e le indennità di presidenza e vicepresidenza, permettendo a veri e propri accaparratori di poltrone di continuare indisturbati a condurre gestioni di dubbia trasparenza;
quali iniziative intenda assumere al fine di interrompere il meccanismo per cui le aziende pubbliche vengono private dei soldi dei cittadini e la carriera in esse avviene sulla base di criteri non meritocratici, ma familistici.
(4-08845)
PONTONE - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'attuale crisi economica ha effetti ancora più pesanti sui soggetti più deboli della società, ovvero giovani, anziani, e disabili;
il sistema sociale non riesce a contenere la domanda di aiuto che proviene, particolarmente, dalle citate categorie;
l'intero settore del volontariato - il cosiddetto terzo settore - contribuisce in modo fattivo al sostegno di dette categorie, assicurando, in ultima analisi, perlomeno un pasto giornaliero ad un gran numero di persone indigenti, ovvero ad un numero consistente di persone in difficoltà economiche;
gli interventi delle associazioni di volontariato sono innumerevoli e sono particolarmente rivolti verso coloro che soffrono maggiormente le asperità della crisi;
la miriade di associazioni e/o fondazioni e/o altri enti che costituiscono il terzo settore non possono contare su una regolamentazione univoca e omogenea né su finanziamenti da parte dello Stato;
ad oggi solo le organizzazioni di solidarietà classificate come Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) possono godere di una serie di vantaggi e agevolazioni fiscali;
detti benefit, tuttavia, sono, a giudizio dell'interrogante, piuttosto modesti,
l'interrogante chiede di sapere se e in quali modi il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di garantire a tutte le organizzazioni appartenenti al terzo settore di poter operare in favore delle persone in difficoltà assicurando loro risorse adeguate.
(4-08846)
LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
è giunta all'interrogante una segnalazione dei componenti dell'Associazione Regionale Trasporti Milano-Coordinamento nazionale pendolari (trasmessa in allegato alla presente interrogazione e che resta acquisita agli atti del Senato), nella quale si denuncia quanto segue: «Da diverso tempo noi viaggiatori lamentiamo disservizi di vario genere durante gli spostamenti con i treni veloci e con i treni locali. I disservizi attualmente ricorrenti quotidianamente riguardano treni sporchi, ritardi cronici, soppressioni e spesso affollamento delle vetture. Per quanto riguarda il punto uno abbiamo rilevato che le pulizie previste ed obbligatorie per ogni azienda sul posto di lavoro o in locali adibiti a clienti (in questo caso viaggiatori) non vengono effettuate come dovrebbero e pertanto ogni mattina si ritrovano gli avanzi della sporcizia del giorno precedente. In certe situazioni abbiamo pure rilevato volatili (principalmente colombi o tortore) che viaggiano a bordo dei treni. A questo problema è anche collegata la questione di riscaldamento o congelamento. Spesso in estate manca l'aria condizionata ed in inverno manca il riscaldamento. Sul punto dei ritardi cronici è da segnalare immediatamente la causa degli stessi. La causa dei ritardi che affliggono i vari viaggiatori sono da addebitarsi alla carente infrastruttura ferroviaria che la città di Milano ha ereditato dal 1931. Infatti la mancanza di una suddivisione dei traffici per categoria (come richiesto dalle direttive europee in materia di Corridoi TEN o di protocolli e memorandum d'intesa firmati dallo Stato Italiano con gli organi Sovranazionali) causa una conflittualità tra treni che per oltrepassare il nodo ferroviario di Milano sono costretti ad accavallarsi rallentando e ritardando di conseguenza tutti i treni successivi ed i convogli da ogni parte partano o arrivino. Questo fa sì che, a catena, si generano ritardi su tutto il continente. Infatti un treno in ritardo occupa tracce (già sature) di altri treni e pertanto dovendo procedere sempre sugli stessi binari la conflittualità non può essere soppressa. La soluzione sarebbe il ripristino del vecchio sistema ferroviario demolito alla fine degli anni venti e il raccordo di tutte le linee non entranti nel passante ferroviario, destinando il passante ferroviario di Milano ai treni veloci. Tale soluzione è stata ribadita più volte dagli organi Europei ed Internazionali, ma mai attuata all'interno del nodo di Milano. Il mancato adempimento di queste infrastrutture è causato dall'opposizione di lobby e ingegneri e architetti (Crapanzano Salvatore, Massimo Ferrari, Giorgio Daho, Ivan Uccelli e Marco Montella) alquanto dilettanti nel loro lavoro o da disinteresse al trasporto ferroviario visto che oltre a seguire i pendolari sono tutti lavoratori in aziende di trasporto e quindi in netto conflitto d'interesse; a questo fatto si aggiungono i ritardi creati dalla penetrazione della neve sui convogli. Spesso è stato rilevata in inverno neve all'interno dei vagoni o addirittura porte che non si chiudono o finestrini rotti. Veniamo dunque alle soppressioni (che si legano molto bene all'argomento sopra descritto): i ritardi generati come sopra descritto provocano sulle linee sature la ovvia soppressione di convogli poiché se un treno non arriva a destinazione, ovviamente non può ripartire e pertanto il suo gemello non viene effettuato. Un'altra causa di queste soppressioni riguardano guasti tecnici sulle linee e nei convogli che, oltre a ritardare ulteriormente i già quotidiani ritardi di 10 15 minuti nelle ore di punta, provocano la soppressione del treno e la mancata sostituzione di un nuovo treno che vada a prendere la traccia del precedente. Per quanto riguarda il problema dell'affollamento delle carrozze è da segnalare che secondo le Ferrovie dello Stato, l'impossibilità di avere un CST sui convogli comporta l'impossibilità di avere più di sette vetture ad uso di passeggeri. Infatti, sempre secondo Ferrovie dello Stato, ogni settimo vagone è necessario un responsabile (CST-conduttore). I problemi più rilevanti avvengono la domenica sera o il lunedì mattina, dove ai normali pendolari si aggiungono turisti e semipendolari, ovvero soggetti che passano il week-end a casa e rientrano nella città la domenica sera od il lunedì mattina. Ovviamente la stessa cosa avviene il venerdì sera (in senso contrario). Le condizioni di viaggio sono gravemente umilianti. Queste situazioni sopra descritte provocano necessariamente danni morali e danni economici in quanto ogni ritardo al posto di lavoro equivale una diminuzione di ore retribuite (tranne dover fare straordinari). Inoltre tali disservizi equivalgono al mancato rispetto del diritto fondamentale di mobilità che con queste situazioni descritte viene messo in gioco. Diritti costituzionalmente garantiti vengono calpestati dalle Ferrovie dello Stato. La mancata infrastrutturazione secondo le disposizioni pervenute da organi sovranazionali rende impossibile l'eliminazione dei ritardi e la situazione sarà sempre peggiore con il passare del tempo, visto l'aumento dei treni (entro il 2018 nel nodo ferroviario di Milano circoleranno 3.000 treni giornalieri) che ci sarà con l'apertura dei trafori Terzo Valico, Gottardo, Brennero e Torino-Lione previsti nel 2018-2020. Concludiamo con i rincari che sono stati posti in essere un anno fa e che a breve si ripeteranno. Sono previsti ulteriori rincari del 30% con la conseguente diminuzione del servizio offerto. Infatti la chiusura di molte linee ferroviarie (già avvenuta in Piemonte e Campania) e la riduzione dei convogli generano un vero e proprio disservizio o meglio la lesione del diritto alla mobilità già nominato. Non è ammissibile un ulteriore aumento delle tariffe, visto che è già previsto un calo del servizio offerto. Questi diritti negati ai viaggiatori e disattesi da Trenitalia sono tutelati anche dall'ordinamento Comunitario, Internazionale ed Europeo. In particolare va tutelato il diritto esistenziale. L'articolo 21 della Costituzione garantisce al soggetto di non subire angherie da parte di esercenti di pubblici servizi. L'articolo 13 della Costituzione garantisce il diritto di libertà e sicurezza che non viene garantita da Trenitalia visti i viaggi in sovrannumero e la mancanza di vagoni aggiuntivi nonché la sporcizia. Per quanto riguarda il diritto fondamentale alla mobilità la legge n 104/92 garantisce a tutti di adoperare mezzi pubblici o di locomozione se impossibilitati ad usare mezzi propri e ovviamente in modo sicuro. Il libro bianco dei trasporti creato e sottoscritto dallo Stato Italiano in materia di Corridoi TEN obbliga la divisione dei traffici ferroviari in lenti e veloci, dedicando linee ai convogli veloci. La città di Milano a differenza di tutte le altre città non possiede questa divisione e pertanto va in conflitto con il libro bianco e con i successivi accordi e memorandum d'intesa siglati nella città di Trieste nel 2004 dove una clausola prevede l'impegno di Milano a ricostruire il sistema ferroviario andato perso alla fine degli anni venti con tutti i raccordi degli stessi alle linee in essere. Cassazione Sezioni Unite, sentenza n. 26973/08: obbligo di Trenitalia a risarcire i danni derivanti dai disservizi, disorganizzazioni (mancate infrastrutture nel nodo ferroviario di Milano) da questa generati. L'articolo 36 del Codice del Consumo prevede la nullità delle clausole contrattuali di cui venga accertata la vessatorietà in tema di contratti conclusi tra il professionista e il singolo utente persona fisica e ciò a tutela del consumatore e il giudice ha stabilito che deve escludersi che l'obbligo di Trenitalia si esaurisca nel trasporto dell'utente a destinazione, a prescindere dalle modalità esecutive di tale trasporto. (...) Dal 3 dicembre 09, con l'entrata in vigore del regolamento comunitario n.1371/2007, i passeggeri delle ferrovie potranno godere di nuovi diritti a tutela della loro persona e dei loro effetti in occasione dei viaggi in treno all'interno dell'Unione europea. Il regolamento dell'Ue stabilisce i diritti fondamentali dei viaggiatori e impone una serie di obblighi alle società ferroviarie in materia di responsabilità verso i loro clienti. Viene innanzitutto sancito il diritto all'informazione da parte del passeggero. Le imprese ferroviarie e i venditori di biglietti devono fornire informazioni prima e durante il viaggio. Tra quelle dovute prima del viaggio vi sono le condizioni generali applicabili al contratto: orari e condizioni per il viaggio più veloce, per la tariffa più bassa, accessibilità e disponibilità a bordo di infrastrutture per le persone con disabilità o a mobilità ridotta, accessibilità e relative condizioni per le biciclette, attività che potrebbero interrompere o ritardare il servizio di trasporto, procedure per i bagagli smarriti e procedure per la presentazione dei reclami. Tra le informazioni che devono essere fornite durante il viaggio ci sono i servizi a bordo, i ritardi, le principali coincidenze, le questioni relative alla sicurezza tecnica e dei passeggeri. Le società ferroviarie sono inoltre responsabili nei confronti dei passeggeri in caso di ritardo. Il trasportatore è responsabile nei confronti del viaggiatore per il danno dovuto al fatto che, a causa della soppressione, del ritardo o della mancanza di una corrispondenza, il viaggio non può continuare nello stesso giorno, o comunque la sua continuazione non è ragionevolmente esigibile nello stesso giorno. Il risarcimento dei danni comprende le spese ragionevoli di alloggio nonché quelle necessarie per avvisare le persone che attendono il viaggiatore. Qualora il ritardo sia contenuto in 60 minuti il passeggero non ha diritto al risarcimento. Quando, invece, il ritardo è compreso tra 60 e 119 minuti il passeggero, fermo restando il diritto al trasporto, ha diritto al risarcimento minimo pari al 25% del prezzo del biglietto. Se il ritardo è pari o superiore a 120 minuti il risarcimento minimo è del 50% del costo del biglietto. I passeggeri titolari di un abbonamento che siano costretti a subire un susseguirsi di ritardi o soppressioni del servizio hanno diritto ad un indennizzo. I nuovi diritti sono, tra l'altro, diretti a garantire ai disabili e alle persone a mobilità ridotta assistenza e un accesso non discriminatorio ai treni, a rafforzare il diritto dei passeggeri a ottenere un risarcimento quando i loro bagagli vengono smarriti o danneggiati (fino a circa 1285 euro per bagaglio), a rafforzare il diritto dei passeggeri in caso di decesso o di gravi lesioni, a ottenere un anticipo immediato del risarcimento per fare fronte alle necessità economiche immediate, a imporre alle società ferroviarie e ai gestori delle stazioni di garantire la sicurezza personale dei passeggeri nelle stazioni ferroviarie e sui treni, a obbligare le società ferroviarie a istituire un sistema per il trattamento delle denunce relative ai diritti e agli obblighi contemplati dal nuovo regolamento, a obbligare gli Stati membri a garantire ai passeggeri la possibilità di presentare una denuncia ad un organo indipendente quando questi ultimi ritengano che i loro diritti non siano stati correttamente applicati. È previsto infine il diritto dei passeggeri di presentare reclami ai quali l'impresa ferroviaria sarà tenuta a rispondere entro un mese. Per dare il tempo alle società ferroviarie di adeguarsi alle nuove norme sui diritti dei passeggeri gli Stati membri possono chiedere una deroga all'applicazione di alcuni di tali diritti per un periodo fino a 15 anni per servizi limitati al territorio nazionale. Dato che i servizi locali (ad esempio urbani, suburbani o regionali) sono sostanzialmente diversi da quelli a lunga distanza, gli Stati membri possono chiedere delle deroghe permanenti per tali servizi ma non per i servizi transfrontalieri all'interno dell'Ue. Tutto quanto sopra premesso e considerato, tanto in fatto quanto in diritto chiediamo: 1) L'apertura di un procedimento d'Infrazione per mancata tutela e rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo e dei Cittadini e dai trattati Internazionali - Comunitari. 2) La Condanna dell'Italia a ricostruire le cinture ferroviarie demolite alla fine degli anni venti raccordando tutte le linee presenti e future al passante ferroviario, destinando il passante ferroviario ai treni veloci e costruendo la cintura ovest (che dovrà collegare le stazioni di Romolo e Porta Genova con Garibaldi Suprficie, Garibaldi Passante, Bovisa, Villa Pizzone e Bivio Musocco). 3) L'obbligo delle Regioni Piemonte, Lombardia e Campania di riaprire le ferrovie chiuse. 4) Garantire i diritti dei viaggiatori e pendolari come richiesto dalle diverse norme richiamate. 5) La destinazione d'uso del Passante Ferroviario di Milano per i treni veloci passanti raccordando le linee non entranti»,
si chiede di sapere
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e dei disservizi che l'azienda Ferrovie dello Stato SpA arreca agli utenti;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di dare seguito a quanto richiesto dall'Associazione Regionale Trasporti Milano-Coordinamento nazionale pendolari per rende le linee ferroviarie più sicure ed efficienti;
se sia a conoscenza della situazione in cui versa il trasporto ferroviario regionale;
quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di tutelare maggiormente i viaggiatori ed evitare ulteriori danni e disagi alla collettività;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che Trenitalia possa continuare ad operare tramite scelte a giudizio dell'interrogante discutibili, danneggiando gravemente i cittadini utenti, lesi anche da una gestione che premia gli abbienti e pregiudica gli altri cittadini ed i pendolari;
se non ritenga, infine, che le numerose difficoltà causate dai continui disservizi dell'azienda, cui devono fare fronte i viaggiatori che usufruiscono quotidianamente del treno per raggiungere il proprio posto di lavoro, siano incompatibili con la natura del servizio pubblico e con le agevolazioni previste dalla legislazione vigente in favore di viaggiatori pendolari.
(4-08847)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che la società incaricata dal Comune di Roma per i controlli sulle caldaie, Con.Te, eseguirebbe verifiche discutibili, al limite della truffa;
scrive Valeria Di Corrado per "Il Messaggero" in un articolo del 9 dicembre 2012: «Dopo quello delle auto, un altro bollino torna a far discutere. Questa volta si tratta del tagliando che attesta l'efficienza energetica delle caldaie, allo scopo di contenere le emissioni di Co2. Centinaia le segnalazioni di cittadini romani costretti a pagare decine di euro per delle irregolarità che ritengono "campate in aria". A raccogliere le lamentele sono soprattutto le aziende che effettuano la manutenzione dei 632mila impianti autonomi censiti sul territorio di Roma. Secondo l'associazione di categoria della Cna, il Comune non vigila adeguatamente sull'operato della società a cui ha affidato l'incarico di fare le verifiche e così il fenomeno delle "ispezioni pazze" sulle caldaie si allarga a macchia d'olio in tutta la città. In base al decreto legislativo n. 192 del 2005, attuativo di una direttiva europea del 2002, è obbligatorio per il cittadino trasmettere all'ente competente (nel nostro caso il Campidoglio) l'auto dichiarazione di avvenuta manutenzione della caldaia, controllo che deve essere fatto ogni quattro anni per chi ha un impianto di riscaldamento autonomo. In quel contesto il manutentore rilascia al cliente il bollino energetico, mettendolo al riparo da eventuali contestazioni. O almeno così era fino al 31 dicembre 2011. Con l'inizio del 2012 le verifiche sul rispetto della normativa sono diventate di competenza della Con.Te., un'associazione temporanea di tre imprese che ha vinto la gara bandita dal Comune, subentrando ad Acea Reti e Servizi Energetici Spa. Il cambio di gestione ha comportato, in primis, l'aumento del prezzo del bollino (passato da 5 euro a 5,54) e poi una pioggia di critiche da parte dei cittadini, soprattutto di quelli che hanno fatto regolarmente sia la manutenzione sia il tagliando. L'obiettivo del servizio, secondo quanto stabilisce il bando, è scovare i soggetti che omettono il controllo. "Invece troppo spesso si interviene sugli impianti autodichiarati - denuncia la Cna - e, con un esasperato scrupolo nell'interpretazione delle norme, si riscontrano delle irregolarità che impongono il pagamento della verifica. Soldi che vanno direttamente nelle casse di Con.Te.". Alla base dei disagi, il fatto che molte delle contestazioni mosse dal nuovo gestore non erano contemplate dai precedente. Acea, ad esempio, durante i controlli chiedeva conto soltanto del bollino in corso di validità. Con.Te fa pagare 90 euro per la verifica dei suoi tecnici se mancano all'appello i bollini precedenti. Anche nell'ipotesi in cui l'inadempienza sia da ricondurre al vecchio proprietario dell'appartamento, chi gli è subentrato (pur essendosi messo in regola) non potrà sfuggire al pagamento. Se poi, malauguratamente, l'impresa che ha effettuato la manutenzione nel 2012 ha rilasciato uno dei tagliandi Acea, andati in pensione con l'arrivo di Con.Te., il cittadino dovrà versare comunque sul conto della società 90 euro. "L'arbitro è il Comune e deve garantire che le regole non cambino di punto in bianco - lamenta Claudio Di Simone, presidente Impiantisti della Cna di Roma - Il campanello d'allarme dovrebbe essere l'impennata di segnalazioni raccolte da quando c'è il nuovo gestore". Un caso esemplare è quello della signora Maria costretta a pagare 25 euro per "mancato appuntamento" perché, all'arrivo dei tecnici della Con.Te., non sapeva di dover far trovare smontato il mantello della caldaia. "È ovvio che se lasciamo fare al privato - spiega Claudio Di Simone - preferisce l'interpretazione più rigida della norma. Sanzionando anche chi adotta un comportamento virtuoso si rischia però di generare l'effetto contrario". Per risolvere la questione, gli imprenditori della Cna hanno chiesto per domani un incontro urgente con l'assessorato ai Lavori Pubblici di Roma Capitale»;
si legge sempre su "Il Messaggero" dell'11 dicembre 2012: «Avevano ragione cittadini e imprese. Il fenomeno delle "ispezioni pazze sulle caldaie" esiste. Il Comune ha riconosciuto come legittime le contestazioni mosse nei confronti dell'associazione temporanea di imprese Con.Te., che gestisce dal primo gennaio di quest'anno il servizio di controllo sulle emissioni inquinanti dei 632mila impianti autonomi di riscaldamento censiti a Roma. Il sospetto è che il nuovo gestore non si limiti a riscuotere i soldi del bollino che attesta la regolarità della caldaia (5,54 euro), né si accontenti di sanzionare chi quel bollino non ce l'ha, ma vada a "vessare con ingiusti balzelli" (così le associazioni dei consumatori) chi ha rispettato la normativa. Per vederci più chiaro sulla questione, l'amministrazione convocherà a breve i dirigenti della Con.Te. Intanto l'incontro di ieri in Campidoglio, tra i vertici dell'Unione Installazione e Impianti della Cna di Roma e i rappresentanti dell'assessorato ai Lavori pubblici, è stata l'occasione per mettere sotto la lente d'ingrandimento tutte le anomalie riscontrate dai cittadini e dai titolari delle ditte di manutenzione. È emersa una differente applicazione della normativa sul controllo dei fumi rispetto alla precedente gestione di Acea Reti e Servizi Energetici Spa. E tutto questo si è tradotto in un aumento dei costi a carico del cittadino. Acea durante i controlli chiedeva conto soltanto del bollino in corso di validità. Con.Te fa pagare 90 euro per il sopralluogo dei suoi tecnici se mancano all'appello i bollini precedenti. Su questo punto, i rappresentanti del Comune si sono resi disponibili ad accettare che l'ispezione si limiti alla verifica del tagliando valido per il quadriennio in corso. La Cna ha fatto poi presente che alla prima accensione di una nuova caldaia, Acea non chiedeva il bollino, era sufficiente censire l'impianto inviando la scheda identificativa. Il neo gestore, invece, considera quell'impianto non auto dichiarato e fa pagare i famosi 90 euro della verifica. Anche in questo caso l'amministrazione ha ritenuto fondate le obiezioni e ha proposto di concedere un periodo di sanatoria, per permettere di apporre il tagliando dove manca. Attenzione però, per avere validità, il bollino deve essere quello rilasciato dal nuovo gestore. Per il Comune è una forzatura pretendere dall'utente questo ulteriore costo. La soluzione di compromesso è che venga messo in regola il bollino, con soli 5,54 euro, ma non si paghi la verifica. E veniamo al caso della signora Maria, costretta a sborsare 25 euro per "mancato appuntamento" perché, all'arrivo dei tecnici della Con.Te., non sapeva di dover far trovare smontato il mantello della caldaia. La signora deve fissare un nuovo appuntamento a distanza di 30 giorni e, nel frattempo, richiamare il manutentore per togliere la copertura (altri 30 euro per l'intervento). Costo totale: 55 euro. I rappresentanti del Comune chiederanno alla Con.Te. che, anche se non si trova smontato il mantello della caldaia, l'utente non sia costretto a pagare nulla»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
sarebbe opportuno chiarire se il Comune di Roma abbia provveduto a vigilare sulla regolarità dello svolgimento dell'attività relativa al servizio di controllo sulle emissioni inquinanti da parte della Con.Te e, di conseguenza, offrire delucidazioni sulle anomalie riscontrate dai cittadini e dai titolari delle ditte di manutenzione;
i vertici dell'amministrazione comunale capitolina dovrebbero garantire ai cittadini un maggiore e più attento controllo sull'operato della società a cui è affidato l'incarico di fare le verifiche sulle caldaie, considerato che gli utenti non possono essere lasciati soli a subire vessazioni da parte della Con.Te, consistenti nell'imposizione di "ingiusti balzelli";
sarebbe opportuno spiegare le ragioni della differente applicazione della normativa sul controllo dei fumi da parte della Con.Te rispetto alla precedente gestione di Acea Reti e Servizi Energetici SpA e perché tutto questo si sia tradotto in un aumento dei costi a carico del cittadino,
si chiede di sapere quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per porre fine a fenomeni come quelli esposti in premessa, che sfruttano la buona fede dei cittadini, adducendo immotivate irregolarità per trarre profitti.
(4-08848)
BUGNANO, BELISARIO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
la legge n. 247 del 2007, recante "Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività, per favorire l'equità e la crescita sostenibili", all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, prevede, per i soli lavoratori non titolari di trattamento pensionistico e che abbiano presentato domanda di riconoscimento dell'esposizione all'amianto entro il 15 giugno 2005, l'estensione dei benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 per periodi lavorativi prestati in aziende interessate dagli atti di indirizzo, già emanati in materia dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, fino alla data di avvio dell'azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003;
in conformità a quanto stabilito dalla predetta disposizione, è stato adottato il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 marzo 2008, cosiddetto decreto Damiano, la cui attuazione - che, a seguito delle ricognizioni effettuate dall'Inail, è stata circoscritta a soli 15 stabilimenti interessati dai richiamati atti di indirizzo e con data di termine al 31 dicembre 1992 - è stata oggetto di varie contestazioni finalizzate ad una interpretazione estensiva della stessa, non limitata, cioè, esclusivamente a coloro che abbiano lavorato nei predetti 15 siti produttivi;
a seguito delle menzionate contestazioni sono stati presentati due ricorsi per l'annullamento del suddetto decreto. In esito al contenzioso attivato, in particolare, il TAR del Lazio con sentenza n. 5750/2009 ha annullato il decreto ministeriale del 12 marzo 2008, nella parte in cui circoscrive il campo di applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, commi 20 e 21, della legge n. 247 del 2007, ai reparti o alle aree produttive per le quali gli atti di indirizzo hanno riconosciuto l'esposizione all'amianto fino al 1992;
con la stessa sentenza è stata altresì annullata la nota dell'Inail del 19 maggio 2008 con la quale - in esecuzione del decreto ministeriale - sono state fornite le prime indicazioni operative alle unità territoriali dell'Istituto. La questione è stata poi sottoposta all'esame del Consiglio di Stato;
nelle more di tale giudizio, è entrato in vigore il decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative", che, all'articolo 6, comma 9-bis, reca l'interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 20, della legge n. 247 del 2007 (così come già resa esecutiva dal decreto ministeriale 12 marzo 2008). Conseguentemente, tale articolo va interpretato nel senso che «gli atti di indirizzo ministeriale ivi richiamati si intendono quelli attestanti l'esposizione all'amianto protratta fino al 1992, limitatamente alle mansioni e ai reparti ed aree produttive specificamente indicati negli atti medesimi»;
dal dato normativo si evince, pertanto, che sono soggetti a benefici previdenziali solo i lavoratori operanti presso i siti tassativamente indicati; ne consegue che ogni ulteriore intervento di individuazione di siti e di ammissione ai relativi benefici previdenziali dei lavoratori richiede una specifica disposizione di legge nonché la relativa copertura finanziaria;
considerato che:
il 23 febbraio 2012 è stato accolto alla Camera dei deputati un ordine del giorno (n. 9/4865-B/69) con il quale è stato richiesto al Governo l'impegno ad adottare - nei limiti delle esigenze di finanza pubblica - le opportune iniziative al fine di valutare l'inserimento dello stabilimento di Ferrania di Cairo Montenotte (Savona), i cui lavoratori sono esposti all'assimilazione quotidiana e continua delle fibre di amianto, nelle liste delle aziende interessate agli atti di indirizzo ministeriale in materia di benefici per l'esposizione all'amianto;
il 4 luglio 2012, il Vice Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Michel Martone, nel rispondere all'atto di sindacato ispettivo 5-07240, presentato presso la Camera dei deputati, in cui si chiedeva espressamente, al fine di tutelare i lavoratori esposti all'amianto nello stabilimento Ferrania di Cairo Montenotte, come si intendesse dare seguito all'ordine del giorno precedentemente citato, ha affermato che, proprio per quanto esposto già nella premessa del presente atto di sindacato ispettivo, «in assenza di apposite modifiche normative, non può che confermarsi, allo stato, l'esclusione dello stabilimento di Ferrania di Cairo Montenotte dai benefici previsti dalla legge n. 247 del 2007, come ribaditi dalla citata legge n. 25 del 2010»,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto riferito nella seduta della XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati del 4 luglio 2012, non intenda promuovere, per quanto di competenza, l'adozione di apposite iniziative, anche di carattere normativo, al fine di tutelare i lavoratori dello stabilimento di Ferrania di Cairo Montenotte, tenuto conto che l'amianto è un agente estremamente pericoloso, responsabile di malattie gravissime, e che è ancora oggi presente in numerose situazioni di lavoro, facendo sì che un elevato numero di lavoratori risulti esposto costantemente ad un potenziale rischio per la salute.
(4-08849)
PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:
gli organi di governo dell'Università di Messina sono presieduti da un Rettore che ha già espletato due mandati, l'ultimo dei quali è scaduto a fine ottobre 2011. Il Rettore ha usufruito di ben due proroghe: una per l'anno accademico 2011/2012 sulla base della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e una per l'anno accademico 2012/2013 grazie all'art. 7, comma 42-ter, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012. Negli organi accademici dell'Ateneo messinese continuano a sedere Presidi il cui mandato, mai prorogato, è scaduto il 31 ottobre 2011, e allo stesso modo i consiglieri d'amministrazione, il cui mandato è scaduto nel 2010, pur in assenza di proroghe, continuano a ricoprire detto incarico;
numerosi risultano essere gli atti di sindacato ispettivo già presentati ed ancora inevasi sulla questione della legittimità delle proroghe delle cariche accademiche nell'Ateneo messinese (4-16740, 4-07852, 5-03167, presentate alla Camera, 4-03581, presentata al Senato);
nell'adunanza del 20 ottobre 2012 il Senato accademico dell'Ateneo ha deliberato sul punto all'ordine del giorno, "Comunicazione MIUR - Deliberazione Statuto ed atto costitutivo della Fondazione Università", istituendo una Fondazione avente come unico fondatore l'Università, e nella seduta del 23 ottobre 2012 il Consiglio di amministrazione ha deliberato sul punto all'ordine del giorno "Trasferimento risorse costituenda Fondazione Università";
lo statuto della Fondazione Università è stato autorizzato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca dopo un controllo di legittimità e di merito. Questo, a parere degli interroganti, risulta però incongruente rispetto allo spirito del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 2001, n. 254, in molte sue parti. In particolare l'art. 2 dello statuto affida alla Fondazione la realizzazione di attività non solo strumentali e di supporto, ma anche di ricerca. Secondo quanto sancito dall'art. 59 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, le fondazioni devono agire nell'osservanza del criterio della strumentalità rispetto alle funzioni istituzionali, che rimangono comunque riservate all'Università. Lo stesso art. 2 dello statuto attribuisce al Consiglio di amministrazione della Fondazione il compito di individuare settori di ricerca e progetti strategici da assegnare alla Fondazione;
è parere degli interroganti che questo tipo di competenze possa configurare da parte della Fondazione attività sostitutive rispetto a quelle svolte dall'Università e dai suoi Dipartimenti;
secondo quanto previsto dall'art. 3 dello statuto la Fondazione si propone di promuovere, organizzare e gestire strutture, progetti, eventi e ricerche anche interdisciplinari, attività formative comprese, istituire premi e borse di studio, svolgere attività di consulenza e formazione a favore di enti pubblici e privati. A giudizio degli interroganti l'organizzazione e la gestione di strutture rappresentano attività non meramente strumentali, quanto piuttosto sostitutive, mentre la ricerca, la consulenza e la formazione a favore di enti pubblici e privati sono indiscutibilmente riconducibili alla categoria di attività istituzionali proprie dei Dipartimenti;
sempre all'art. 3 dello statuto è possibile individuare quali attività accessorie della Fondazione qualsiasi operazione, mobiliare, immobiliare, nonché l'acquisto o la vendita in qualsiasi forma di brevetti, licenze e procedimenti di fabbricazione, operazioni di amministrazione di beni volte alla migliore gestione ed amministrazione del patrimonio. È inoltre previsto che la Fondazione possa assumere, sia direttamente che indirettamente, interessenze e partecipazioni in altre fondazioni, società o imprese italiane ed estere aventi oggetto analogo, affine o connesso al proprio;
come fondatore unico della Fondazione comparirebbe infine la sola Università di Messina. È dunque lecito chiedersi con quali risorse, se non quelle dell'Università stessa, possa essere costituito il patrimonio della Fondazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rivedere il parere favorevole formulato nei confronti della Fondazione.
(4-08850)
PIGNEDOLI - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il Piano di riorganizzazione aziendale presentato da Poste Italiane SpA il 17 aprile 2012 e già inviato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni prevede una diversa presenza degli Uffici postali e una conseguente diversa distribuzione sul territorio dei portalettere;
in particolare, si ipotizza la chiusura di 1.156 sportelli presenti sul territorio nazionale, la razionalizzazione di 638 uffici con una riduzione dei giorni e degli orari di apertura e la soppressione di 1.410 zone di recapito;
secondo le organizzazioni sindacali, il piano determinerebbe il licenziamento di 1.765 lavoratori nel 2012 nelle sole regioni del Piemonte, dell'Emilia Romagna, delle Marche, della Toscana e della Basilicata, mentre con l'estensione del provvedimento a tutto il territorio nazionale nel 2013, la perdita di posti di lavoro potrebbe essere dell'ordine di 10-12.000 unità con la chiusura di circa 2.000 uffici postali e una riduzione del 50 per cento degli appalti;
considerato che:
appare del tutto incomprensibile come l'azienda, nel definire il numero e la tipologia degli uffici di cui è stata prevista la chiusura e comunque la riorganizzazione, non abbia tenuto conto del contesto territoriale, sociale e orografico in cui tali uffici operano;
nel complesso, si tratta della chiusura di 73 uffici in Abruzzo (6 Chieti, 30 L'Aquila, 7 Pescara, 30 Teramo), 38 nel Lazio (12 Frosinone, 6 Latina, 16 Rieti, 2 Roma, 2 Viterbo), 9 in Sardegna (3 Cagliari e 6 Sassari), 175 in Toscana (14 Arezzo, 19 Firenze, 33 Grosseto, 10 Livorno, 22 Lucca, 14 Massa Carrara, 18 Pisa, 24 Pistoia, 4 Prato, 17 Siena), 50 in Umbria (37 Perugia e 13 Terni), 125 in Emilia Romagna (21 Bologna, 16 Ferrara, 9 Forlì, 31 Modena, 21 Parma, 7 Piacenza, 8 Ravenna, 9 Reggio Emilia, 3 Rimini), 61 nelle Marche (21 Ancona, 8 Ascoli Piceno, 3 Fermo, 14 Macerata, 16 Pesaro-Urbino), 83 in Lombardia (3 Bergamo, 16 Brescia, 2 Busto-Arstizio, 7 Como, 3 Cremona, 4 Lecco, 1 Lodi, 26 Mantova, 7 Milano, 2 Pavia, 1 Monza, 5 Sondrio, 6 Varese), 21 in Friuli-Venezia Giulia (2 Gorizia, 8 Pordenone, 1 Trieste, 10 Udine), 24 in Trentino-Alto Adige (13 Bolzano, 11 Trento), 73 in Veneto (18 Belluno, 9 Legnano, 9 Rovigo, 4 Treviso, 2 Venezia, 31 Verona), 46 in Liguria (15 Genova, 1 Imperia, 11 La Spezia, 19 Savona), 61 in Piemonte (3 Alba, 10 Alessandria, 9 Asti, 4 Biella, 17 Cuneo, 9 Torino, 6 Verbania, 3 Vercelli), 71 in Sicilia (6 Agrigento, 11 Catania, 2 Enna, 26 Messina, 12 Palermo, 2 Ragusa, 1 Siracusa, 11 Trapani), 101 in Calabria (14 Castrovillari, 24 Cosenza, 6 Crotone, 25 Reggio Calabria, 12 Vibo Valentia), 95 in Campania (10 Avellino, 16 Benevento, 2 Napoli, 34 Sala Consilina, 12 Salerno), 17 in Basilicata (2 Matera, 15 Potenza), 7 nel Molise (4 Campobasso, 3 Isernia), 26 in Puglia (2 Bari, 2 Brindisi, 3 Foggia, 19 Lecce, 1 Taranto);
in particolare, in provincia di Reggio Emilia è stato recentemente già chiuso l'ufficio postale di Civago che, ultima frazione a sud del Comune, confinante con Modena e la Toscana, dista 22 chilometri dal capoluogo e 10 chilometri dall'ufficio di Asta, e per cui sono da considerare dei tempi di percorrenza piuttosto lunghi in quanto relativi a strade di montagna. Si tratta di una frazione composta da 229 residenti e 142 famiglie, ma che nel periodo estivo arriva a contare circa 1.500 persone;
ancora, particolarmente critica è la situazione nel Comune di Castelnovo ne' Monti dove l'unica frazione avente ancora un ufficio postale è quella di Gatta sulla provinciale per Villa Minozzo-Civago. L'ufficio serve molte frazioni vicine a Gatta sia nel Comune di Castelnovo ne' Monti sia nei Comuni di Villa Minozzo, Carpineti e Toano ed è particolarmente utilizzato dalle imprese dell'area industriale-artigianale di Fora in Comune di Toano;
altri territori in particolare difficoltà a fronte della chiusura degli uffici di Poste Italiane SpA sono quelli del Comune di Luzzara, Scandiano e Vezzano sul Crostolo. In questi ultimi casi, insieme al classico servizio postale, gli uffici presenti svolgono anche importanti funzioni di tipo bancario e, in alcuni casi, costituiscono l'unico punto di riferimento quanto a servizi finanziari facilmente accessibile per la popolazione anziana residente;
considerato altresì che:
gli esuberi determinati da questa riorganizzazione, per quanto riguarda sia Poste Italiane SpA che le aziende appaltanti, saranno particolarmente gravosi in un periodo di crisi economica che non risparmia alcuna regione;
gli effetti negativi del Piano di riorganizzazione di Poste Italiane SpA paiono essere ancor più impattanti sulla popolazione e sui lavoratori in considerazione del fatto che coinvolgono indistintamente aree metropolitane e piccoli Comuni, compresi quelli colpiti dal sisma del maggio 2012;
le determinazioni assunte con il Piano industriale, oltre a gravare di preoccupazione migliaia di lavoratori a rischio di licenziamento, sono potenzialmente foriere di peggioramento delle modalità di erogazione dei servizi, con notevoli disagi agli utenti - si pensi soprattutto ai residenti anziani, che si troverebbero a non poter usufruire agevolmente di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a frequenti e difficili spostamenti;
così come concepito, il Piano di riorganizzazione parrebbe mettere in discussione il carattere universale del servizio di recapito postale e certamente comporterà una riconsiderazione in termini negativi degli standard qualitativi dettati dai tempi di consegna definiti anche dal contratto di programma vigente con l'azienda;
rilevato che:
gli uffici di cui sarebbe stata prevista la chiusura totale o parziale sarebbero quelli che Poste Italiane SpA ritiene operino al di sotto dei parametri di economicità;
la prevista riorganizzazione - che si somma alle altre intraprese dal 2006 - si pone in stridente contrasto con la situazione economica di Poste Italiane SpA, considerato che il giorno successivo alla presentazione dello stesso Piano di ristrutturazione, Poste ha annunciato i risultati di bilancio 2011 che, come nei precedenti otto anni, sono positivi (846 milioni di utili e un risultato operativo pari a 1 miliardo e 641 milioni): per redditività la società Poste Italiane SpA si colloca, infatti, di gran lunga al primo posto al mondo rispetto ai principali operatori internazionali;
a fronte della chiusura in positivo del bilancio 2011, Poste Italiane SpA potrebbe investire sulla consegna dei pacchi e dei corrieri espressi, settore che non risente del calo di corrispondenza dovuto alle nuove tecnologie e dove ha solo il 15-20 per cento della quota di mercato;
il Piano di ristrutturazione di Poste Italiane SpA, invece, non sembra considerare strategico il settore della logistica, non cogliendo le numerose opportunità offerte dal mercato in espansione che la configurano come nuova fattispecie di un moderno recapito;
inoltre, il Piano di riorganizzazione di Poste Italiane SpA, un'azienda di servizi a totale capitale dello Stato e che, come tale, deve rendere conto ai cittadini dei servizi erogati, è stato deciso senza il coinvolgimento delle istituzioni locali;
infatti, con riferimento alla rete degli uffici postali, al fine di contenere l'onere del servizio universale, il contratto di programma fra il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e Poste Italiane SpA per il periodo 2009/2011 - approvato dalla legge 12 novembre 2011, n. 183, fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa europea in materia -, ha stabilito che la Società possa ridefinire la propria articolazione base del servizio secondo parametri più economici, concordando con le autorità locali una presenza più articolata nelle singole aree territoriali;
sulla questione è intervenuta anche l'Associazione nazionale comuni italiani (Anci) che, in più occasioni, ha sottolineato quanto sia necessario che il Piano di riorganizzazione aziendale previsto avvenga in collaborazione con gli enti interessati;
rilevato altresì che:
con la delibera CIPE del 18 dicembre 1997 è stata costituita la società per azioni denominata "Poste Italiane SpA". Le azioni della società sono state attribuite al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (ora Ministero dell'economia e delle finanze), che esercita i diritti dell'azionista, d'intesa con il Ministero delle comunicazioni (ora Dipartimento per le comunicazioni, all'interno del Ministero dello sviluppo economico);
il processo di liberalizzazione nel settore delle cosiddette public utilities, avviato dalla Commissione europea agli inizi degli anni Novanta, si è concretizzato, per quanto riguarda il settore postale, con l'introduzione, nel 1997, della direttiva 97/67/CE;
tra i principali elementi della citata direttiva vi è l'obbligo a carico di ciascuno Stato membro di garantire il mantenimento di un servizio postale universale su tutto il proprio territorio (articoli 3 e 4);
in particolare, l'articolo 3 della direttiva, definendo il servizio postale universale, stabilisce che la consegna deve essere assicurata su tutto il territorio dello Stato e che i punti di raccolta devono essere dislocati su tutto il territorio nazionale ed accessibili a tutti i cittadini;
per quanto attiene al finanziamento del servizio universale, la direttiva lascia un'alternativa agli Stati sul modo in cui finanziare il proprio servizio postale universale: il primo, più tradizionale, riserva al servizio postale nazionale un monopolio, in modo da consentire di bilanciare con i profitti le perdite relative alla fornitura del servizio in zone non redditizie; il secondo consiste nel consentire allo Stato membro di creare un fondo di compensazione quando ritenga che il mantenimento del servizio universale sia non equo (articolo 7 della direttiva 97/67/CE);
il decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, ha attuato la direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio;
l'articolo 23 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, affida alla società Poste SpA il servizio postale universale;
secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, l'onere per la fornitura del servizio universale è quindi finanziato attraverso trasferimenti posti a carico del bilancio dello Stato e attraverso il fondo di compensazione di cui all'articolo 10 dello stesso decreto legislativo;
da ultimo, il contratto di programma fra il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e Poste Italiane SpA per il periodo 2009/2011 è stato approvato dalla legge 12 novembre 2011, n. 183, fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa europea in materia;
nell'ambito del menzionato contratto sono stati individuati obiettivi e parametri di qualità dei servizi espletati dalla società, che costituiscono parte integrante della Carta della qualità del servizio pubblico postale - emanata con decreto del Ministro delle comunicazioni del 26 febbraio 2004 -, ed i trasferimenti compensativi posti a carico del bilancio dello Stato a copertura parziale dell'onere del servizio postale universale;
tenuto conto che:
l'intervento di razionalizzazione può determinare rilevanti effetti negativi sia sull'occupazione che sulla regolarità del servizio, compromettendo una delle funzioni proprie della società Poste e il concetto stesso del servizio universale per il quale lo Stato riconosce i relativi contributi proprio per assicurare la capillarità e la qualità del recapito postale;
infatti, ogni intervento nella riorganizzazione dei servizi deve tener conto del diritto universale dei cittadini a poterne usufruire, senza distinzioni di età, di situazione sociale o territoriale, nonché della primaria esigenza della qualità dei servizi stessi per livelli sostenibili di convivenza civile;
la rete postale pubblica svolge un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economica sul territorio nazionale, consentendo l'accesso universale a servizi di interesse economico generale, da cui consegue l'esigenza di attribuire al fornitore del servizio postale universale missioni di interesse generale relative a servizi utili al cittadino, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, valorizzando al contempo l'utilizzo della rete postale;
dietro una corretta razionalizzazione delle risorse e degli uffici postali, sebbene concomitante ad un periodo di crisi e di revisione della spesa, non può celarsi un impoverimento di un servizio importante per il territorio ed essenziale per i cittadini, specie quelli più deboli: anziani, malati e persone a ridotta mobilità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano di condividere le linee strategiche ed organizzative adottate da Poste Italiane SpA, soprattutto in riferimento al previsto piano di chiusura di numerose filiali sull'intero territorio nazionale e alle conseguenze che tale piano comporta in termini sia di qualità del servizio postale sia occupazionali;
se non ritengano di intervenire al fine di salvaguardare il livello occupazionale e la qualità del servizio reso in modo tale che esso non disattenda il principio della solidarietà sociale, in particolare nelle zone più disagiate quali i piccoli Comuni e quelli dell'area montana nonché i Comuni emiliani recentemente colpiti dal sisma;
come intendano intervenire, attraverso le strutture preposte dei propri Dicasteri, al fine di assicurare una adeguata concertazione fra i responsabili delle diverse aree territoriali di Poste Italiane SpA, le Regioni interessate dal piano riorganizzativo, le amministrazioni locali e le parti sociali, volta ad individuare le soluzioni più opportune per la definizione delle strategie future di una società pubblica che svolge un ruolo cruciale sul piano economico e sociale, per evitare che decisioni unilaterali assunte dall'azienda arrechino seri disagi ai cittadini e, in particolare, per garantire l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto di servizio postale universale;
se ritengano rispettati i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, come definiti dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 7 ottobre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2008;
se ritengano che il Piano di riorganizzazione possa configurare una violazione della normativa disciplinante la fornitura del servizio universale, dato in concessione a Poste Italiane SpA e finanziato per una parte attraverso trasferimenti posti a carico dello Stato, secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, come da ultimo modificato dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 2011, n. 58.
(4-08851)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
4a Commissione permanente(Difesa):
3-03202, del senatore Scanu, sul comportamento del comandante del reparto supporti generali del Comando militare Esercito "Toscana";
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-03199, del senatore Pittoni, sull'assoggettamento delle scuole statali al sistema di tesoreria unica;
3-03200, della senatrice Bastico, sul definanziamento dei servizi di connettività e sicurezza nelle scuole;
3-03201, della senatrice Bastico ed altri, sulla tutela delle donne in gravidanza e maternità frequentanti i corsi di tirocinio formativo attivo;
8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-03205, della senatrice Granaiola ed altri, su un incidente avvenuto in un passaggio a livello a gestione privata in provincia di Cosenza.
Avviso di rettifica
Nel Resoconto sommario e stenografico della 851a seduta pubblica del 6 dicembre 2012, a pagina 51, sotto il titolo "Affari assegnati", alla terza riga del secondo capoverso, le parole da: ", avente" a "evoluzione" sono soppresse.