Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 842 del 26/11/2012

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

842a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

LUNEDÌ 26 NOVEMBRE 2012

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Presidenza del presidente SCHIFANI,

indi della vice presidente MAURO

e del vice presidente CHITI

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-Diritti e libertà: Misto-DL; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 16,33.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 22 novembre.

Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(3491) CHITI, GASPARRI ed altri. - Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e al codice penale in materia di diffamazione

(3492) LI GOTTI ed altri. - Disposizioni in materia di diffamazione a mezzo di stampa

(3509) MALAN. - Disposizioni in materia di diffamazione per la tutela della libertà di stampa e della dignità del diffamato

(Relazione orale)

PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione. Nella seduta antimeridiana del 22 novembre hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto sull'articolo 1.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). I tentativi del Gruppo di apportare modifiche all'articolo 1, al fine di affermare il principio che la diffamazione a mezzo stampa per l'attribuzione di un fatto determinato è un reato grave e quindi deve essere adeguatamente sanzionato, sono stati respinti dall'Assemblea. Si è così giunti alla formulazione di un testo che contrasta con il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini e rischia di intaccare l'istituto del diritto penale sul concorso di persone nello stesso reato, per cui annuncia un voto contrario.

PORETTI (PD). Non essendovi più l'impellenza di legiferare, dal momento che nella giornata odierna il direttore Sallusti è stato condannato agli arresti domiciliari, attraverso il voto segreto è possibile respingere l'articolo 1 e quindi far cadere l'intero provvedimento. L'astensione della componente dei Radicali del Partito Democratico dalla votazione, che equivale ad un voto contrario, è motivata dall'eliminazione di fatto della funzione del direttore responsabile, il quale non potrà più essere sanzionato con la pena detentiva.

QUAGLIARIELLO (PdL). Il Parlamento ha cercato di dare una risposta all'esigenza di contemperare la libertà d'informazione e il rispetto della dignità personale e di evitare che il direttore di una testata giornalistica corra il rischio di essere sottoposto alla detenzione a causa di un articolo scritto da un altro giornalista. Il tortuoso percorso legislativo ha portato ad un risultato diverso da quello originariamente atteso, ma nel prosieguo potranno essere adottati i correttivi ritenuti necessari. È opportuno che sul testo dell'articolo 1 si voti in modo palese affinché ognuno possa assumere la responsabilità del proprio pronunciamento.

FINOCCHIARO (PD). La richiesta di voto segreto non può essere ritirata. Con la medesima modalità è stato del resto approvato l'emendamento con cui è stato reintrodotto il carcere per i giornalisti, travolgendo l'intesa raggiunta in Commissione.

BELISARIO (IdV). Non è scandaloso ricorrere alla votazione a scrutinio segreto, quanto piuttosto emanare norme ad personam.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). A nome del Gruppo, annuncia voto contrario sull'articolo 1. La richiesta di voto segreto è del tutto legittima.

GASPARRI (PdL). Pratiche ostruzionistiche e indisponibilità a trovare un accordo hanno impedito di intervenire in tempo per evitare che per la prima volta venisse applicata la pena detentiva ad un direttore di giornale. Dal momento che ormai il direttore Sallusti è stato condannato agli arresti domiciliari, deve essere ancora più chiaro che si decide su una questione di libertà: la richiesta del voto segreto è legittima, ma tutti coloro che vogliono utilizzare tale strumento per lasciare inalterata la legge vigente, che prevede la sanzione detentiva fino a sei anni, dovrebbero assumersi la responsabilità del proprio voto. Il Popolo della libertà si asterrà dalla votazione per rendere evidente la responsabilità di chi ha voluto il carcere per il direttore Sallusti.

BERSELLI, relatore. Con un'ampia opera di disinformazione, si è tentato di convincere l'opinione pubblica che PdL e Lega Nord volessero introdurre il carcere per i giornalisti, mentre come relatore si è pronunciato contro ogni ipotesi di carcerazione per i giornalisti e i direttori e l'emendamento proposto dalla Lega ha attenuato la pena detentiva prevista dall'ordinamento vigente. Con il probabile affossamento dell'articolo 1, l'articolo 13 della legge sulla stampa, che punisce giornalisti e direttori colpevoli di diffamazione sia con la pena detentiva fino a sei anni sia con la sanzione pecuniaria, resterà in vigore. A questo punto, il Governo dovrebbe intervenire rapidamente per risolvere la situazione di impasse determinatasi.

Con votazione a scrutinio segreto, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, l'articolo 1 risulta respinto.

PRESIDENTE. Stante l'esito del voto sull'articolo 1, propone di sospendere l'esame dei disegni di legge in titolo e di riprendere l'esame del disegno di legge per l'istituzione di una Commissione costituente. Poiché non si fanno osservazioni, sospende brevemente la seduta al fine di consentire l'organizzazione dei lavori.

La seduta, sospesa alle ore 17,12, è ripresa alle ore 17,25.

Presidenza della vice presidente MAURO

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(2173) CUTRUFO. - Norme in materia di istituzione di un'Assemblea costituente per la revisione della parte II della Costituzione

(2563) SBARBATI. - Istituzione di una Commissione costituente per le riforme istituzionali

(3135) COMPAGNA ed altri. - Modifica all'articolo 138 della Costituzione, in materia di revisione della Costituzione mediante l'elezione di un'Assemblea costituente

(3229) LAURO. - Norme istitutive dell'Assemblea costituente per una revisione della Costituzione e per una riforma dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali

(3244) D'ALÌ. - Riduzione della rappresentanza parlamentare e istituzione di una Assemblea costituente per la revisione della Costituzione

(3287) SAIA ed altri. - Istituzione dell'Assemblea Costituente, riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(3288) SAIA ed altri. - Conferimento al Senato della Repubblica delle funzioni di Assemblea per la revisione della parte seconda e di altre disposizioni della Costituzione. Riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(3348) PERA ed altri. - Istituzione di un'Assemblea Costituente

(3384) FLERES ed altri. - Istituzione di un'Assemblea Costituente

(3413) RUTELLI ed altri. - Elezione di una Commissione per la riforma della Costituzione

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione, ricordando che nella seduta antimeridiana del 22 novembre è mancato il numero legale sulla votazione dell'emendamento 4.1.

PERDUCA (PD). Voterà a favore dell'emendamento 4.1, interamente soppressivo dell'articolo, evidenziando che non ci sono i tempi tecnici per l'approvazione del disegno di legge costituzionale e che manca comunque la necessaria concordia sulle riforme istituzionali, come dimostrato anche dall'accidentato dibattito, in Commissione affari costituzionali, sul disegno di legge di riforma della legge elettorale.

L'emendamento 4.1 risulta respinto.

PERDUCA (PD). Voterà a favore dell'emendamento 4.200, secondo cui sono eleggibili alla Commissione tutti i cittadini che abbiano i requisiti per l'elezione alla Camera dei deputati.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'emendamento 4.200. Sono pertanto preclusi gli emendamenti 4.201 e 4.202.

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Riformula l'emendamento 4.250 (v. testo 2 nell'Allegato A).

RUTELLI, relatore. Si rimetterà all'Assemblea sul nuovo testo dell'emendamento 4.250, affinché si pronunci con attenzione sull'importante tema del regime delle incompatibilità riferito alla carica di membro della Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica. È infatti auspicabile offrire al Parlamento della prossima legislatura uno strumento ed una procedura credibili ed efficaci per riformare la seconda parte della Costituzione.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo si rimette all'Assemblea.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiede che gli emendamenti presentati in materia di incompatibilità vengano accantonati, per un loro attento esame. In particolare, l'emendamento 4.205 prevede che i membri della Commissione che rivestono un incarico pubblico siano collocati d'ufficio in aspettativa e disciplina il trattamento economico dei membri della Commissione.

RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). L'approvazione dell'emendamento 4.250 (testo 2) porterebbe alla preclusione degli altri emendamenti sulla stessa materia.

PRESIDENTE. Conferma la preclusione che gli emendamenti 4.251, 4.203, 4.304 e 4.305 in caso di approvazione dell'emendamento 4.250.

PERDUCA (PD). Si asterrà sul nuovo testo dell'emendamento 4.250, sottolineando che spetterà comunque alla Commissione giudicare sull'ammissibilità degli eletti. Parlamentari che non potranno essere ricandidati nella prossima legislatura potrebbero chiedere ai loro partiti di essere eletti nella Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiede ai relatori di esprimersi a favore della norma, contenuta nell'emendamento 4.205, in base alla quale il membri della Commissione che rivestono un incarico pubblico vengono collocati d'ufficio in aspettativa. Ricorda inoltre la necessità di dotare di un'indennità economica i membri di tale Commissione, che avrà tra i suoi obbiettivi la riduzione del numero dei parlamentari.

CECCANTI (PD). Chiede che sia votata separatamente la lettera dell'emendamento 4.250 (testo 2) che prevede l'incompatibilità tra membro della Commissione e parlamentare: nel corso della discussione in sede referente è stata infatti evidenziata l'opportunità che i leader politici facciano parte della Commissione.

MAZZUCONI (PD). Non condivide l'incompatibilità tra membro della Commissione e membro del Parlamento, che sottintende un giudizio negativo sulla capacità dei parlamentari di riformare le istituzioni.

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'attuale Parlamento non è riuscito ad approvare le auspicate riforme istituzionali e dunque è opportuno iniziare ad intraprendere un percorso riformatore, prevedendo che nella prossima legislatura venga istituita una Commissione per le riforme istituzionali, attraverso cui potrà essere valorizzato anche il contributo di cittadini competenti che non fanno parte della classe politica. Pertanto ritiene auspicabile prevedere l'incompatibilità tra membro del Parlamento e membro della Commissione.

PARDI (IdV). Invita i senatori del Partito Democratico ad esplicitare le proprie critiche sull'istituzione della Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica. Il tema dell'incompatibilità con la carica di parlamentare è molto delicato, ma è di difficile soluzione, perché sarebbe criticabile che il Parlamento, non avendo conseguito risultati nonostante i ripetuti tentativi, delegasse un altro soggetto a realizzare un compito riformatore così importante e delicato. Se così fosse, si dovrebbe demandare a terzi la redazione di una nuova legge elettorale o di una nuova normativa sula diffamazione.

DIVINA (LNP). Visto che la Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica non sarà una vera e propria Assemblea costituente, ma dovrà sottoporre i propri progetti al voto delle Assemblee parlamentari, è irragionevole prevedere che della Commissione possano far parte i membri del Parlamento.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Riformula l'emendamento 4.205 (v. testo 2 nell'Allegato A) limitandolo alla norma che prevede la collocazione d'ufficio in aspettativa per i membri della Commissione che rivestano un incarico pubblico.

PORETTI (PD). Visto che il progetto della Commissione per la revisione dell'ordinamento dovrà comunque essere sottoposto al voto dell'Assemblea, i parlamentari che ne dovessero far parte avrebbero una doppia possibilità di incidere sul testo, che viene invece negata agli altri membri della Commissione: è pertanto preferibile prevedere l'incompatibilità tra le due cariche. E' criticabile che non venga previsto il voto degli italiani residenti all'estero per l'elezione dei membri della Commissione. Il Senato sta recitando una farsa, poiché il disegno di legge in esame non riuscirà ad essere approvato in via definitiva.

PARDI (IdV). Chiede di poter leggere il testo scritto dell'emendamento 4.250 (testo 2), così come modificato.

PRESIDENTE. Dà disposizioni in tal senso.

PERDUCA (PD). Se si è chiesta la votazione per parti separate dell'emendamento 4.250 (testo 2) perché non si condivide l'incompatibilità tra i componenti della Commissione costituente e l'incarico di parlamentare nazionale, allora sarebbe opportuno riflettere anche sull'incompatibilità con la carica di parlamentare europeo.

INCOSTANTE (PD). Alcune incompatibilità sono considerate indispensabili dal Gruppo Partito Democratico, per questo annuncia il voto favorevole del Gruppo sulla prima parte dell'emendamento 4.250 (testo 2), ma non sull'incompatibilità del componente la Commissione con l'incarico di parlamentare nazionale, perché non è opportuno privare tale organismo dell'autorevolezza assicurata dalla presenza dei leader di partito.

NANIA (PdL). Il testo tiene conto delle esperienze maturate nei precedenti tentativi riformatori. Le numerose Commissioni bicamerali che si sono avvicendate in passato col compito di riformare la Costituzione, nonostante la pregevolezza e la completezza del lavoro svolto e l'autorevolezza dei loro componenti, non sono approdate a risultati effettivi. Elemento positivo della proposta sta nel fatto che essa dà certezza della riforma, perché il Parlamento sarà solo chiamato ad approvare o a respingere il testo nel suo complesso e non a esaminare l'articolato. Ma il Parlamento non può essere ridotto a mero organo ratificatore del lavoro svolto da tecnici della materia: pertanto occorre eliminare l'incompatibilità per gli eletti in Parlamento, in modo da generare nella Commissione una proficua collaborazione tra competenze politiche e competenze dottrinarie.

CUTRUFO (PdL). La tesi della compatibilità tra l'incarico di membro della Commissione costituente e quello di parlamentare non è condivisibile. Il provvedimento non vieta ai parlamentari di diventare costituenti, perché ognuno si potrebbe candidare a fare il costituente rinunciando al mandato parlamentare. Non va comunque tralasciato il contributo che i politici possono portare in termini di conoscenza della società.

D'ALI' (PdL). Chiede di sottoscrivere l'emendamento 4.250 (testo 2) e di riformularlo aggiungendo il penultimo capoverso dell'emendamento 4.204 sull'applicazione ai membri della Commissione delle disposizioni di cui agli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione. Nella fase transitoria dell'esistenza della Commissione è opportuno mantenere l'incompatibilità con la carica di parlamentare.

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Accoglie la richiesta di sottoscrizione del senatore D'Alì, ma non la proposta di riformulazione poiché il periodo da aggiungere inserisce ulteriori argomenti, tra cui quello delle immunità per i membri della Commissione.

D'ALI' (PdL). Chiede che vengano mantenute le parti dell'emendamento 4.204 non precluse dall'eventuale approvazione dell'emendamento 4.250 (testo 2).

Previa verifica del numero legale e con votazione per parti separate il Senato approva l'emendamento 4.250 (testo 2), con conseguente preclusione degli emendamenti 4.251 e 4.203.

PRESIDENTE. Dà lettura delle parti dell'emendamento 4.204 non precluse dalla precedente votazione.

RUTELLI, relatore. Chiede al presentatore di ritirare l'emendamento 4.204 poiché, quanto alle prerogative dei membri della Commissione, il testo già include gli articoli 67 e 68 della Costituzione. Si è deliberatamente esclusa la previsione di cui all'articolo 69 riguardante le indennità parlamentari.

D'ALI' (PdL). Ritira l'emendamento 4.204.

L'emendamento 4.205 (testo 2) risulta approvato.

VIESPOLI, relatore. Chiede di ritirare l'emendamento 4.206.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Accoglie la richiesta del relatore e ritira l'emendamento 4.206, rilevando tuttavia che il disegno di legge in esame sta assumendo caratteri molto diversi da quelli iniziali, sia in termini di terzietà del consesso che di effettività della sua azione. Pur apprezzando gli sforzi compiuti dai relatori, non condivide il risultato del lavoro finora svolto.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'articolo 4, nel testo emendato.

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 5 (Funzionamento della Commissione).

PARDI (IdV). L'emendamento 5.1 chiede di sopprimere l'articolo 5 del disegno di legge. Accettando di discutere del funzionamento di una Commissione che priva il Parlamento della facoltà di decidere della riforma della Costituzione si pone in essere una distorsione che non ha precedenti, senza peraltro aver garanzie circa il fatto che il prossimo Parlamento possa essere influenzato dal presente disegno di legge.

RUTELLI, relatore. Invita a ritirare l'emendamento 5.202 ed esprime parere contrario sui restanti emendamenti.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Su richiesta del senatore Pardi, dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 5.1. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

La seduta, sospesa alle ore 18,43, è ripresa alle ore 19.03.

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. Su richiesta del senatore Pardi, dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 5.1. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

La seduta, sospesa alle ore 19,07, è ripresa alle ore 19,27.

PRESIDENTE. Su richiesta del senatore Pardi, procede nuovamente alla verifica del numero legale. Poiché il Senato non è in numero legale, apprezzate le circostanze, rinvia il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

DI NARDO (IdV). Sollecita la risposta all'interrogazione 4-07839, sulla situazione dell'università privata Vita-Salute S. Raffaele di Milano, a cui sono attribuiti 40 posti per il corso di laurea in odontoiatria, sugli 800 del contingente nazionale, e che attualmente ha in organico solo tre docenti.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Essendo evidentemente venuto meno l'appoggio del Partito Democratico sul disegno di legge per l'istituzione di una Commissione per la riforma della Parte II della Costituzione, auspica un rapido ripensamento data l'importanza del provvedimento.

PINOTTI (PD). La drammatica situazione occupazionale del territorio genovese, causata dalle dismissioni delle aziende di Finmeccanica, rischia di subire un ulteriore contraccolpo a causa della ventilata chiusura dell'ILVA di Taranto. Sollecita quindi l'attenzione del Governo, in quanto le tensioni sociali rischiano di diventare incontrollabili.

PRESIDENTE. Desta molta preoccupazione la situazione del settore siderurgico nazionale, la cui crisi avrebbe conseguenze pesantissime per l'economia italiana: Parlamento e Governo devono adottare politiche industriali che consentano al Paese di riprendere il cammino dello sviluppo.

SACCONI (PdL). Il Governo dovrebbe riferire alle Camere sulla drammatica situazione del comparto siderurgico nazionale, che riceverebbe un colpo mortale dalla chiusura dell'area a freddo dell'ILVA di Taranto.

GIULIANO (PdL). Sulla situazione dell'ILVA di Taranto dovrebbe riferire in Senato il Presidente del Consiglio, poiché dalle audizioni svolte in Commissione lavoro stanno emergendo dati discordanti che evidenziano un inaccettabile conflitto tra poteri istituzionali.

GRANAIOLA (PD). I passaggi a livello gestiti da privati continuano a provocare incidenti mortali, quindi occorre conoscere su quali tratte ferroviarie sono dislocati e a che punto è l'attuazione del programma per la loro eliminazione. Annuncia la presentazione di un'interrogazione al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

GHEDINI (PD). Sollecita la risposta del Governo agli atti di sindacato ispettivo presentati sulla crisi del gruppo Breda-Menarini Bus di Bologna e la convocazione del tavolo sul percorso di riorganizzazione del settore civile di Finmeccanica, precedentemente promesso dal Governo.

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 27 novembre.

La seduta termina alle ore 19,47.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti presenti nelle tribune.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

OLIVA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 novembre.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(3491) CHITI, GASPARRI ed altri. - Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e al codice penale in materia di diffamazione

(3492) LI GOTTI ed altri. - Disposizioni in materia di diffamazione a mezzo di stampa

(3509) MALAN. - Disposizioni in materia di diffamazione per la tutela della libertà di stampa e della dignità del diffamato

(Relazione orale) (ore 16,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 3491, 3492 e 3509, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 22 novembre si è conclusa la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1 ed hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto sullo stesso articolo.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, l'articolo 1 è il cuore del provvedimento in esame e abbiamo visto svilupparsi attorno ad esso il dibattito complessivo.

Abbiamo provato in tutti i modi a stabilire il principio, che ci sembra irrinunciabile, che il reato di diffamazione a mezzo stampa per fatto determinato non va considerato alla stregua di un'infrazione di eccesso di velocità. A noi interessava ed interessa che questo reato venga considerato complessivamente, nella sua globalità, come un reato grave, perché la diffamazione colpisce le persone, le loro storie, la loro dignità in maniera spesso irreparabile, come purtroppo anche i casi di cronaca più recenti dimostrano. Leggiamo di persone distrutte anche fisicamente che arrivano a suicidarsi rispetto ad un impianto complessivo della società che non è in grado di tutelare nella sua integrità la persona, e spesso la lascia sola.

A noi interessava stabilire questo tipo di principio, cioè che la diffamazione è un reato grave, peraltro contenuto sia nell'attuale previsione di legge sia in alcuni emendamenti che sono stati votati dall'Aula: pur senza la necessità di applicare le pene sino al massimo previsto, il mantenere una pena comparabile alla gravità del reato per noi resta fondamentale.

Tuttavia, non possiamo non renderci conto che questo articolo 1, così come è stato costruito, presenta dei limiti. Si trova al confine di alcuni principi costituzionali. Si trova al confine dell'eguaglianza dei cittadini. Si trova al confine della costruzione, nella normativa, del reato di concorso. Avevamo avanzato alcune proposte. Abbiamo provato a dialogare con la maggioranza ipotetica che potrebbe esserci intorno questo provvedimento, presentando dei nostri emendamenti. Non c'è stata alcuna possibilità di farlo. Non si è voluto tenere conto del fatto che oggettivamente si stavano creando delle lesioni di principi come quelli che ho citato poco fa. Rispetto a tali questioni, ci troviamo in oggettiva difficoltà.

Avremmo voluto anche noi affrontare la questione della responsabilità dei direttori sull'omesso controllo e sulla pubblicazione, tenendo fuori i principi costituzionali, evitando di coinvolgere la norma più generale che riguarda il concorso di persone allo stesso reato. Non ci è stato possibile. Senza nemmeno un grande approfondimento abbiamo visto i nostri emendamenti respinti dall'Assemblea, anche quelli sui quali il Governo non si era dichiarato tout court ostile e si era rimesso all'Aula. Lo stesso vale per tutta una serie di impostazioni che noi avremmo voluto dare, ad esempio in ordine a quella che impropriamente viene definita lite temeraria: noi abbiamo provato ad introdurre un correttivo con l'obiettivo di evitare le querele preventive, che servono - esse sì - a mettere il bavaglio alla libera stampa, ma non ci siamo riusciti.

Per tutti questi motivi, noi voteremo contro l'articolo 1. Magari poi questa legge verrà ritirata. È anche vero che nessuno con la pena attuale andrà mai in galera, ma a noi non interessa che qualcuno vada in galera, bensì interessa che la pena dia la dimensione della gravità del reato di cui parliamo. Per noi quello di diffamazione resta un reato gravissimo e non basta esclusivamente procedere alla revisione dello strumento della rettifica. C'è sempre la necessità che si dica che è un reato grave, gravissimo, perché questo serve come prevenzione. Spesso rettificare non fa altro che alimentare le sofferenze nelle persone e nelle famiglie, e per noi non è la strada maestra. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PORETTI (PD). Signor Presidente, siccome siamo di fronte ad un voto segreto, io e gli altri Radicali annunciamo il nostro voto di astensione, esattamente come abbiamo fatto fino ad ora, che, secondo il nostro Regolamento, equivale ad un voto contrario, sull'articolo 1. Un voto contrario anche per come questo articolo si è venuto a configurare. Da una parte, infatti, si è mantenuto il reato sanzionabile anche con il carcere; dall'altra, è stata prevista la possibilità di una multa per il giornalista responsabile. Poi però l'articolo 1 prevede che per la figura del direttore responsabile il carcere non sia più una possibile sanzione, neanche e tanto meno nelle situazioni in cui un articolo è anonimo o sotto pseudonimo. Quindi, la figura del direttore responsabile a questo punto, di fatto, non esiste più, perché il direttore non risponde di quello che viene scritto nel proprio giornale.

Signor Presidente, onorevoli senatori, signori del Governo, farei anche un appello, ora che si vota l'articolo 1, vista l'evoluzione dei fatti. Se siamo arrivati a questa legge, a questa modalità con cui si è fatta la legge, forse è anche il caso di ripensarci, visto il susseguirsi e l'evolversi della cronaca. Se questa si è chiamata legge Sallusti, e se si è fatto questo disegno di legge per evitare che un giornalista, un direttore, finisse in carcere, allora fermiamoci pure, perché il direttore Sallusti in carcere non ci va. E non ci va perché oggi gli è stato notificato dal tribunale di Milano, grazie al cosiddetto decreto svuota carceri, un provvedimento in base al quale egli potrà, in realtà, scontare la pena agli arresti domiciliari.

Quindi, l'urgenza di approvare una legge per evitare il carcere a una persona, in particolare a un direttore di un giornale, non c'è più, perché questo carcere non è più nella disponibilità. Non c'è più il rischio, per il direttore Sallusti, di finire in carcere.

A maggior ragione, con il voto segreto sull'articolo 1 ci si può tranquillamente liberare di questo disegno di legge che, evidentemente, è un testo mal fatto, scritto in fretta e furia sull'urgenza di un caso. Dal momento che il caso non c'è più, sarebbe anche opportuno di liberare l'Aula del Senato da questo disegno di legge.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Il mio è innanzitutto un invito a quest'Aula a compiere una riflessione ulteriore.

Sapevamo dall'inizio che questo provvedimento non sarebbe stato una passeggiata. E sappiamo anche che ci sono problemi legislativi di non poco conto, come sempre accade quando bisogna contemperare due beni costituzionalmente protetti, come da una parte la libertà d'informazione e, dall'altra, il rispetto della dignità personale. Eravamo dunaue assolutamente coscienti di quanto stavamo facendo.

Eppure, signor Presidente, vorrei ricordare anche ai colleghi della sinistra quale è stata la genesi di questo provvedimento. Questo provvedimento è nato in maniera bipartisan, anche su pressione della pubblica opinione, per dare un segnale rispetto a ciò che stava accadendo: ovvero alla possibilità, che oggi si è realizzata, che il direttore di una grande testata nazionale finisse in stato di detenzione per un articolo che peraltro non ha scritto.

Signor Presidente, ci sono momenti nei quali è in gioco la dignità del Paese, del nostro Paese. Noi abbiamo letto e commentato provvedimenti restrittivi della libertà personale per ragioni che attengono al tema delle opinioni espresse in altri Paesi, dove la libertà non è così sentita come nel nostro. Abbiamo letto di interventi autorevoli assunti in sede europea. E, di fronte a tutto questo, abbiamo pensato che fosse nostro dovere dare un segno.

Nessuno vuole annullare, signor Presidente, la specificità legislativa che ovviamente è propria di una questione di questo genere. Siamo tuttavia consapevoli che, a volte, la centralità della politica impone che si abbia un approccio empirico e approssimativo, anche nei confronti di ciò che produciamo. Vi è la possibilità poi che il prodotto si affini nei passaggi successivi. Ma intanto il Parlamento non mostrerebbe indisponibilità e insensibilità di fronte ad una urgenza che oggi si è materializzata e che - ripeto - era stata avvertita da ambo le parti.

Questo, signor Presidente, è importante per tutti, ma in particolare lo è per noi. Lo dico ai colleghi del mio Gruppo che credono che la centralità della persona, di chiunque e di qualunque persona, venga prima della coerenza di un dispositivo legislativo. E che la centralità del diritto ha un senso se si fonda innanzitutto sul rispetto della persona umana e delle sue prerogative.

Signor Presidente, parliamo nello specifico del direttore di un giornale di cui molti nel mio Gruppo non apprezzano le posizioni perché, come il sottoscritto, magari gli rimproverano una linea politica per la quale tra qualche giorno il centrodestra potrebbe trovarsi a pagare un prezzo molto grave. Ma in questi frangenti bisogna ricordarsi dell'insegnamento liberale che ci viene sin da Voltaire e che ci dice che proprio nel momento in cui non siamo d'accordo con qualcuno dobbiamo fare di tutto per difendere i suoi diritti e, in questo momento, si tratta anche di difendere la reputazione del nostro Paese. E non è possibile che nessuno si faccia carico di tutto ciò per piccole ragioni di bottega.

Una via d'uscita va indicata. Se questa possibilità non è ritenuta percorribile, qualcun altro analoga sensibilità l'avrebbe dovuta mostrare. Mi riferisco anche al Governo che non si può accontentare di dare un parere negativo, senza indicare altre soluzioni o possibili sbocchi alternativi.

Alla luce di queste considerazioni, signor Presidente, non mi rivolgo a lei e nemmeno ai colleghi degli altri Gruppi, ma alle persone che hanno sottoscritto la richiesta di voto segreto e mi appello affinché recedano da questo proposito. Di fronte al tema oggi in discussione si può fare di tutto: l'unica cosa che non si può fare è nascondersi dietro il voto segreto. Si può prendere qualsiasi decisione, ma bisogna farlo assumendosi le proprie responsabilità e con la schiena dritta, sapendo di parlare a voce alta, come alcuni colleghi hanno fatto, in una materia nella quale bisogna contemperare le diverse poste in gioco.

È evidente che il voto segreto è un diritto e rimane tale. Ma avendolo sostenuto anche in altre occasioni, non mi contraddico se affermo che è anche una scelta politica. Credo che in questo caso sarebbe una scelta politica grave. E chiedo che di fronte a questa situazione tutti possano assumersi le proprie responsabilità a volto scoperto.

Ancor più che sulla base di un articolo del Regolamento, faccio questo appello in senso politico. Si voti apertamente sull'articolo 1. Nulla osta a conservare i giudizi che ognuno ha sulla legge in quanto tale e nel suo complesso. Ma su questo specifico aspetto, nel momento in cui la detenzione per quanto ai domiciliari si sta realizzando, sarebbe grave che il Parlamento italiano e il Senato italiano esprimessero un atto di insensibilità. È invece il caso di evitare tutto ciò e di far sì che ognuno si assuma apertamente ognuno le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo PdL).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, la richiesta di voto segreto sull'articolo 1 del disegno di legge al nostro esame, avanzata dal mio Gruppo, nasce da quel voto segreto non contestato, non contestato affatto, non solo non contestato con altrettanta passione e calore dal senatore Quagliariello - su un emendamento che, come tutti sanno, ha travolto l'unico punto su cui pareva vi fosse accordo in quest'Aula, e cioè l'esclusione della pena detentiva per il reato di diffamazione.

Peraltro, siamo molto legati alla dignità delle istituzioni che in quest'Aula crediamo si misuri innanzitutto sulla qualità del nostro lavoro, e questa è la ragione per la quale non possiamo, davvero non possiamo rinunciare al voto segreto. (Applausi dal Gruppo PD).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, nel merito della questione è già intervenuto il collega senatore Li Gotti. Per quanto riguarda il voto segreto, è evidente che non si tratta certo della prima votazione segreta che viene fatta in quest'Aula. Non ci meravigliamo se è stato richiesto né riteniamo che sia uno scandalo se dovessimo andare avanti sul percorso intrapreso.

Certo, possiamo dire con franchezza che qualcuno ha provato a portarci verso questo stato di cose e questo tipo di comportamenti. È evidente che eravamo partiti tutti quanti con l'idea di eliminare il carcere per i giornalisti, non solo per i direttori di testata, e invece è venuta fuori una norma, questa sì volgarmente ad personam, che tenta di mettere in un angolo tutti i giornalisti. Noi riteniamo che questo, e non altro, sia lo scandalo.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, voglio dire brevemente che noi non abbiamo alcuna difficoltà a votare con il voto segreto perché dichiariamo pubblicamente che voteremo contro l'articolo 1 del disegno di legge al nostro esame. Il voto segreto è già stato autorizzato e chiedere ora che venga revocato mi sembra un po' surreale. Lo dico senza voler polemizzare con nessuno, ma non è possibile che si usino due pesi e due misure nell'argomentazione politica.

Io penso che siamo di fronte ad un testo controverso per le ragioni che abbiamo detto. Con molta serenità, abbiamo evidenziato, sia nel corso della discussione con i Capigruppo che qui in Aula, che non era opportuno cambiare quell'intesa che avrebbe portato ad un testo oggettivamente squilibrato e forse anche incostituzionale. Dunque, secondo me, oggi dobbiamo votare nel rispetto della volontà dei colleghi e secondo le norme del Regolamento, invocate e applicate da altri colleghi in circostanze identiche, che valgono sempre e valgono per tutti.

GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione sulla mia dichiarazione di voto sull'articolo 1, che svolgo dopo l'intervento sull'ordine dei lavori del senatore Quagliariello che, credo con motivazioni adeguate, ha illustrato la necessità di un voto palese. La richiesta di voto segreto avviene nei termini previsti dal Regolamento ma proprio il voto segreto ha creato ulteriori difficoltà a questa legge.

Io e il senatore Chiti abbiamo presentato il disegno di legge al nostro esame per risolvere un problema, cioè la possibile applicazione del carcere a giornalisti: una norma che in Italia esiste, che probabilmente resterà e che prevede la possibilità di condanne fino a sei anni di reclusione. Periodicamente si è discusso della modifica di questa norma, ma poi il dibattito si è sempre arenato. Ho detto nei giorni scorsi, e lo ripeto a chi ci accusa di volere una norma ad personam, che certamente la vicenda Sallusti ha accelerato la discussione perché è stata presa la decisione di una condanna al carcere ad personam, considerato che i precedenti di arresto di giornalisti si contano sulle dita di una mano e risalgono uno a tempi lontanissimi e uno a tempi relativamente lontani. Quindi, c'è stata una decisione, che noi abbiamo fortemente criticato, da parte della magistratura.

Abbiamo presentato, io e il senatore Ichino, un disegno di legge; abbiamo realizzato più volte intese, compromessi e mediazioni in Commissione e tra i Gruppi; poi siamo arrivati in Assemblea, ma tutte le volte le intese che pure erano state raggiunte sono - certo, è il libero dibattito del Senato - più o meno saltate.

Adesso siamo arrivati - e lo dico dal Parlamento anche ai miei colleghi giornalisti - a una norma che appare anomala, ma non è stata descritta per quello che è: non è che il direttore non va in carcere e il giornalista sì. Essendo stato approvato dall'Aula con voto segreto un emendamento che ha ripristinato la possibilità del carcere, noi, nel tentativo di evitare - lo dico a chiare note - l'incarcerazione di Sallusti, sulla cui opera giornalistica ognuno di noi ha i suoi giudizi, ma sul cui arresto personalmente ho una visione molto critica perché lo ritengo spropositato e inammissibile, abbiamo dovuto presentare un emendamento.

Essendo stata approvata - lo ripeto - una proposta emendativa che ripristinava il carcere, il nostro emendamento non rende immuni i direttori dal carcere, ma se i giornalisti firmatari di un articolo incorrono nelle normali sanzioni che questa Assemblea ha voluto mantenere - ahimè, anche carcerarie - per tutti i giornalisti, i direttori o vice direttori responsabili, se non firmatari di un articolo, sono destinatari di una sanzione pecuniaria, che a noi sembra una cosa anche più adeguata rispetto a una responsabilità non diretta di autori di un articolo.

Eppure gli stessi giornali non hanno rappresentato, a mio avviso, in maniera compiuta questa vicenda. Quando è stato approvato quell'emendamento che ripristinava il carcere, i giornali hanno riportato con evidenza che il Consiglio d'Europa ha condannato e criticato quella scelta. Ho già detto in quest'Aula come in altri casi i richiami di organismi europei venivano considerati dei moniti da rispettare in maniera immediata. Ci sono state quindi delle proteste ignorate. Allora credo che quello è carcere ad personam.

Tra l'altro, cosa accade di nuovo oggi? Abbiamo chiesto una presa di posizione palese davanti al Paese su una questione di libertà, pur sapendo che la richiesta di voto segreto non è certo preclusa dal Regolamento. Ma poiché l'intervento del senatore Quagliariello - ahimè - non ha trovato nei presentatori della richiesta l'adesione che avremmo auspicato, ciò fa sì che su una questione fondamentale di libertà si torni a votare con il voto segreto, cosa possibile per Regolamento ma a nostro avviso non opportuna, per quello che è accaduto poche ore fa. Siamo infatti di fronte a un dato che ha modificato la realtà.

Quando anch'io ho insistito (ma la proposta di discuterne oggi mi pare che fu avanzata nella Conferenza dei Capigruppo del senatore Rutelli), il misfatto - chiamiamolo così - non si era ancora compiuto: non c'era ancora stato l'arresto. Che poi la magistratura abbia deciso nei confronti di Sallusti poche ore fa, intorno a mezzogiorno, gli arresti domiciliari, semmai rafforza i nostri argomenti, perché la magistratura non ha avuto la determinazione di ricorrere direttamente al carcere e nel provvedimento, che comunque dispone gli arresti domiciliari per Sallusti, si dice che questo si può fare perché tanto non sussiste il pericolo di fuga. Una scoperta che la magistratura ha reso nota questa mattina. Ma dove si poteva immaginare che dovesse fuggire un direttore di giornale? Il direttore sta in una redazione, fa il suo lavoro, interviene nel pubblico dibattito.

Quindi, proprio questa mattina si sono disposti gli arresti. Il fatto che siano domiciliari anziché in carcere dimostra che avevamo ragione. Non avendo chiesto Sallusti alternative al carcere o affidamento a servizi sociali, perché egli ha contestato le definizioni di persona socialmente pericolosa contenute nella sentenza e si è sottratto a tale facoltà, la magistratura, arrivata al dunque, ha ritenuto questa mattina di disporre l'esecuzione della sentenza in maniera relativamente attenuata, ossia con gli arresti domiciliari. Questa mattina, guardate un po'.

Questa vicenda è finita in questo modo, comunque con un arresto, e che sia domiciliare non toglie nulla alla gravità del fatto che un giornalista, e solo un giornalista, e quel giornalista, venga sanzionato in questa maniera. È una cosa grave e inaccettabile, a prescindere da ciò che scrive (spesso è molto critico anche nei confronti di chi siede su questi banchi: ma noi abbiamo difeso, come ha ricordato prima il senatore Quagliariello, un principio di libertà e di garanzia, che tutti poi difendono a parole). Abbiamo visto gli annunci di proteste dei giornalisti per questa legge; non abbiamo visto, francamente, analoghi atteggiamenti di fronte al rischio del carcere per un loro collega. Quindi, anche le proteste scattano in un caso, se il Parlamento fa una legge, mentre in altri casi vanno in altra direzione.

Peraltro, anche esprimendo un parere diverso da quello di tanti colleghi, sicuramente anche di questa parte dell'emiciclo, io, personalmente, in questa discussione sono sempre stato a favore di una abolizione totale della sanzione carceraria, dopo di che l'Aula, con il voto segreto, l'ha mantenuta in parte; quindi, evidentemente la mia posizione non è prevalente. Però ritenevamo che si dovesse modificare la legge ed anche introdurre meccanismi di rettifica diversi e più efficaci. Fin qui questo tentativo non è stato salutato da successo e sicuramente anche la sagomatura degli emendamenti ha dovuto tener conto, circa il coinvolgimento o meno del direttore in questo tipo di sanzione, di ciò che l'Aula aveva deciso e discusso.

Il disegno di legge, che voleva evitare uno scempio e un misfatto, non è nata nel tempo adatto ed oggi quel misfatto è stato compiuto per i troppi ostruzionismi, per i troppi accordi negati, per le troppe perdite di tempo. Ed allora chi ha voluto tutto questo si assuma la responsabilità di quanto è accaduto. Io personalmente - e invito il mio Gruppo a fare altrettanto - assumerò la mia responsabilità non partecipando al voto sull'articolo 1, così chi con la norma che è stata introdotta ha voluto il carcere per quel giornalista e per i giornalisti condannati si assumerà la sua responsabilità di fronte alla pubblica opinione. Per quanto mi riguarda non sarà il ricorso al voto segreto che potrà consentire di occultare tale atteggiamento.

Noi abbiamo voluto difendere la libertà, e lo dico anche al collega Chiti: lo spirito di questa iniziativa legislativa rispondeva a questo obiettivo, con le garanzie per i diffamati attraverso la possibilità di rettifica. Il dibattito ha preso altre strade.

Personalmente, di fronte al fatto che proprio questa mattina la procura ha disposto l'arresto, ritengo che la legge che voleva evitare un misfatto non sia arrivata in tempo e, quindi, invito il Gruppo a non votare per l'articolo 1 del provvedimento. (Applausi del senatore Izzo).

BERSELLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERSELLI, relatore. Onorevole Presidente, colleghi senatori, per oggi era stato indetto lo sciopero nazionale dei giornalisti di quasi tutte le testate, delle emittenti televisive pubbliche e di quasi tutte quelle private, sull'onda emotiva delle tesi sostenute dai Gruppi di centrosinistra - ed a questi aggiungo anche quelli di ApI-FLI e UDC - del Senato. Tutti questi Gruppi avevano falsamente sostenuto che io, il Popolo della Libertà e la Lega volessimo introdurre il carcere per i giornalisti. Si trattava di un palese, scorretto ed eclatante caso di manifesta disinformazione che di fatto aveva indotto i giornalisti italiani a scioperare paradossalmente addirittura contro i loro interessi. Infatti, non è vero che noi volessimo introdurre il carcere per i giornalisti: il carcere era ed è già previsto. L'articolo 13 della legge sulla stampa, oggi in vigore, prevede infatti per il caso di diffamazione a mezzo stampa con l'attribuzione di un fatto determinato la reclusione da uno a sei anni e la multa.

L'emendamento approvato con un voto segreto dall'Aula la scorsa settimana e su cui come relatore avevo espresso parere nettamente contrario, essendo personalmente convinto che in nessun caso, né per i giornalisti né per i direttori, il carcere sia la giusta soluzione, aveva invece ridotto la reclusione fino al massimo di un anno e trasformato la multa da cumulativa ad alternativa.

PRESIDENTE. La pregherei di concludere.

BERSELLI, relatore. La modifica così apportata non sarà magari la migliore possibile, ma è indiscutibilmente di gran lunga assai più favorevole ai giornalisti rispetto alla norma in vigore.

Se oggi cade l'articolo 1 (e cadrà, vista la legittima non partecipazione al voto del Gruppo del PdL)... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Un solo minuto. Pensavo che il suo fosse un intervento sull'ordine dei lavori.

BERSELLI, relatore. Ho chiesto di esprimermi in qualità di relatore, anche alla luce del fatto che il Gruppo del Popolo della Libertà ha deciso di non partecipare al voto.

Quindi, se oggi cade l'articolo 1 (e cadrà, vista la non partecipazione al voto del Gruppo del Popolo della Libertà), resta la reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa.

I giornalisti oggi, perciò, avrebbero scioperato contro i loro stessi interessi. Questa è la pura verità. Cadendo l'articolo 1 cade la riforma e quindi cade anche l'articolo 2 con cui ci si proponeva di modificare l'articolo 495 del codice penale in tema di diffamazione. Per la... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Berselli, non è un intervento sull'ordine dei lavori: per suo conto ha parlato il Capogruppo. Lei è relatore e pensavo dovesse intervenire in qualità di relatore. Le do altri 30 secondi.

BERSELLI, relatore. Signor Presidente, mi faccia almeno concludere. Il Governo in questi dodici mesi ha approvato in Consiglio dei ministri tutta una serie di decreti-legge privi, il più delle volte, dei requisiti di necessità ed urgenza, e sempre arricchiti, si fa per dire, da pilotati emendamenti, totalmente estranei per materia, che poi il Parlamento si è visto costretto a convertire a colpi di fiducia.

Se per Sallusti la detenzione domiciliare ci sarà, essa andrà a scapito non solo suo ma soprattutto dell'immagine di questo Governo e di questo Parlamento, danneggiando anche la stessa credibilità internazionale del nostro Paese.

Invito pertanto il Governo a muoversi con l'urgenza dimostrata in altre occasioni. Se non lo farà, verrà a mancare la fiducia, almeno da parte mia, nei suoi confronti. (Applausi del senatore Valentino).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, rivolgiamo il nostro saluto agli allievi dell'Istituto polispecialistico «San Paolo» di Sorrento. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge
n.
3491-3492-3059(ore 17,10)

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 1, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

170

Senatori votanti

161

Maggioranza

81

Favorevoli

29

Contrari

123

Astenuti

9

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

Colleghi, apprezzate le circostanze, vista la mancata approvazione dell'articolo 1 del disegno di legge in esame, sarei dell'opinione di sospendere l'esame del provvedimento e, se siete d'accordo, poiché per oggi pomeriggio non sono previsti altri argomenti all'ordine del giorno, essendo stato deciso in Conferenza dei Capigruppo di dedicare l'intera seduta a questo provvedimento, per una questione di economia dei lavori proporrei, previa sospensione di dieci minuti, di concludere l'iter del disegno di legge relativo all'istituzione di una Commissione costituente, che ha già trovato approdo in Aula con la di discussione generale e l'esame degli emendamenti.

Poiché non si fanno osservazioni, così resta stabilito.

(La seduta, sospesa alle ore 17,12, è ripresa alle ore 17,25).

Presidenza della vice presidente MAURO

Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

SPEZIALI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPEZIALI (PdL). Signora Presidente, desidero segnalare che durante la votazione precedente ero presente, ma il dispositivo elettronico non ha funzionato.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(2173) CUTRUFO. - Norme in materia di istituzione di un'Assemblea costituente per la revisione della parte II della Costituzione

(2563) SBARBATI. - Istituzione di una Commissione costituente per le riforme istituzionali

(3135) COMPAGNA ed altri. - Modifica all'articolo 138 della Costituzione, in materia di revisione della Costituzione mediante l'elezione di un'Assemblea costituente

(3229) LAURO. - Norme istitutive dell'Assemblea costituente per una revisione della Costituzione e per una riforma dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali

(3244) D'ALÌ. - Riduzione della rappresentanza parlamentare e istituzione di una Assemblea costituente per la revisione della Costituzione

(3287) SAIA ed altri. - Istituzione dell'Assemblea Costituente, riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(3288) SAIA ed altri. - Conferimento al Senato della Repubblica delle funzioni di Assemblea per la revisione della parte seconda e di altre disposizioni della Costituzione. Riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(3348) PERA ed altri. - Istituzione di un'Assemblea Costituente

(3384) FLERES ed altri. - Istituzione di un'Assemblea Costituente

(3413) RUTELLI ed altri. - Elezione di una Commissione per la riforma della Costituzione

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,26)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2173, 2563, 3135, 3229, 3244, 3287, 3288, 3348, 3384 e 3413, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 22 novembre scorso è mancato il numero legale sulla votazione dell'emendamento 4.1.

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 4.1.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, con il mio intervento magari diamo ai senatori anche il tempo di rientrare in Aula, dato che - sa com'è - stiamo parlando di una Commissione costituente, che abbiamo infilato a seguito di un qualcosa che non c'entrava assolutamente niente con questo tema. Siccome l'ordine del giorno avrebbe previsto di impegnare tutto il pomeriggio in qualcosa che tutti sapevano non sarebbe andato da nessuno parte, oggi che facciamo? Utilizziamo le prossime tre ore per parlare nientepopodimeno che della Commissione costituente.

Sul provvedimento è nota la nostra opinione (parlo anche a nome della senatrice Poretti) ritengo sia un'offesa all'onestà intellettuale dei presenti insistere per portare avanti questo provvedimento, non soltanto perché si tratta di una questione che avrebbe la necessità di un ampio dibattito pubblico, anche al di fuori delle nostre Camere partitocratiche, ma perché sappiamo benissimo che non ci sono i tempi tecnici per effettuare i passaggi necessari. Certo, capisco che anticipando il prosieguo della trattazione del provvedimento ad oggi pomeriggio, rispetto a domani, guadagniamo cinque ore, ma non credo che oggi all'interno di quest'Aula qualcuno si sia preparato con tutta la necessaria profondità di argomenti per affrontare la questione, che è fondamentale, visto e considerato che si è voluto mettere all'ordine del giorno la modifica della Parte II della Costituzione, che riguarda, ad esempio, la forma di Governo.

Tra l'altro, così si è andati ad incastrare questo dibattito in un altro dibattito (chiamiamolo così) che in Commissione affari costituzionali dovrebbe portare la stessa, contro gli impegni internazionali della nostra Repubblica, ad una modifica della legge elettorale. Cos'è successo, però? Pare che la seduta della 1ª Commissione prevista per stanotte sia stata sconvocata, quindi non c'è alcun tipo di concordia nemmeno all'interno di tale consesso più specificatamente concentrato sulle modifiche della legge elettorale.

Altrettanta mancanza di concordia mi pare stia fortunatamente iniziando ad emergere in merito a questo provvedimento relativo alla Commissione costituente.

Ora, sull'emendamento 4.1, del senatore Pardi ed altri, che la senatrice Poretti ed io abbiamo voluto sottoscrivere, a nostro avviso occorre esprimere voto favorevole, perché andrebbe a togliere una parte di tutto quello che, con grande distrazione dell'Aula, abbiamo già adottato la settimana scorsa.

Invito, pertanto, i presenti a passarsi una mano sulla coscienza e, tenendo l'altra ferma sulla Costituzione, a votare a favore dell'emendamento 4.1.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Chiediamo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413

AMORUSO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMORUSO (PdL). Signora Presidente, non ho avuto il tempo di votare.

PRESIDENTE. Non iniziamo con la questione del tempo. Se gli altri senatori hanno votato, evidentemente lei era in ritardo. La Presidenza, comunque, ne prende atto.

Metto ai voti l'emendamento 4.1, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

PERDUCA (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.200 (testo corretto).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, se non ricordo male, in occasione dell'esame di un altro disegno di legge di modifica costituzionale ci siamo impegnati per cambiare l'età, con riferimento all'elettorato passivo, per l'elezione alla Camera dei deputati. E proprio su quell'articolo con le senatrici Poretti e Bonino non avevamo presentato nessun emendamento, proprio perché eravamo d'accordo nell'abbassare a 18 anni l'età per l'elettorato passivo alla Camera dei deputati, che è un organo legislativo.

Qui, invece, ancora una volta mi sembra che si prenda un'ulteriore decisione nella direzione non auspicata da tutti coloro i quali avevano, in quel caso con maggiore coerenza e coordinamento, deciso di abbassare l'età a 18 anni.

Allora, anche per rendere un po' più omogenee queste modifiche fondamentali riguardo alle nostre Assemblee, credo ci si debba uniformare a quanto previsto oggi per l'elettorato passivo alla Camera, nel senso indicato dall'emendamento del senatore D'Alì, e quindi adottare un altro tipo di modifica.

Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico dell'emendamento, sul quale voterò a favore.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.200 (testo corretto), presentato dal senatore D'Alì.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 4.201 e 4.202.

Sull'emendamento 4.250 il relatore ed il Governo si rimettono all'Aula, però hanno chiesto una riformulazione. La accoglie, senatore Saia?

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

VIESPOLI, relatore. Personalmente sono favorevole.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Anche se il parere è favorevole, i relatori si rimettono all'Assemblea?

RUTELLI, relatore. Signora Presidente, intervengo anche per andare incontro alla sollecitazione del collega Perduca.

Eravamo rimasti, dopo che nella scorsa seduta è mancato il numero legale in Aula, che i relatori si sarebbero rimessi all'Assemblea su un tema che è stato oggetto di una discussione molto seria, ed è giusto che l'Assemblea si pronunci su un regime di incompatibilità.

Ci tengo a dire al collega Perduca, perché mi pare doveroso, che sull'emendamento precedente in realtà il testo va incontro alla sua richiesta, proprio perché non permette di mutare l'elettorato attivo a seconda del tipo di elezione che si svolge, ma ancora, in base a ciò che è in vigore, il diritto di elettorato ai requisiti per l'elezione della Camera dei deputati (quindi, se cambiano, si modificano anche per questo). Parimenti ci sembra importante, signora Presidente, che l'Assemblea si pronunci sul regime di incompatibilità, perché è una partita significativa: si tratta di stabile se, una volta che il Parlamento avrà varato l'istituzione di tale Commissione, sia possibile farne parte o meno per i membri del Parlamento. È un'opzione che abbiamo ritenuto di lasciare aperta alla valutazione dell'Assemblea, pur propendendo il senatore Viespoli - e lo ha ricordato - per l'incompatibilità, perché riteniamo che la materia sia concettualmente importante.

È evidente che, nella scelta che si compie di attribuire ad un organismo autonomo, nella prossima legislatura (di questo si tratta), il compito di fare ciò che le Camere non sono riuscite a fare, la scelta di stabilire l'incompatibilità può togliere un certo grado di autorevolezza a questa Commissione non prevedendo che ne possano far parte ad esempio i leader dei partiti; tuttavia, essa permette di investire questa Commissione di un mandato pieno, si può dire esclusivo.

Approfitto, anche in presenza di alcuni dei promotori di questi disegni di legge nella prima parte della legislatura, per ringraziarli di nuovo. Tutto sommato non abbiamo avuto la lucidità come Senato di portare in esame queste norme prima dell'ultimo tratto della legislatura, anziché compiere un atto politico quale quello che auspicabilmente ci accingiamo a fare, cioè un gesto di volontà che investe all'avvio della prossima legislatura, ai sensi dell'articolo 81 del nostro Regolamento, il Senato neoeletto di dare il via ad una Commissione con i poteri di rivedere la Costituzione e la possibilità che questa sia votata, signora Presidente, in occasione della prima consultazione popolare generale (ad esempio, le elezioni europee del 2014), senza costo per i cittadini. In questo modo configuriamo una soluzione credibile (per carità: sub judice), ma ci sembrava utile richiamare sia l'aspetto del regime dell'incompatibilità, di fronte alla scelta che ora deve affrontare il Senato, sia la problematica più complessiva dell'utilità della decisione che auspicabilmente ci accingiamo ad assumere.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, intervengo per fare una proposta ai relatori. Poiché gli emendamenti 4.250, 4.251, 4.203, 4.204 e 4.205 trattano tutti della stessa materia, l'incompatibilità, ancorché nell'emendamento da me presentato, il 4.205, con qualche altra aggiunta, che sarei disposta a ritirare fermandomi semplicemente all'incompatibilità, chiedo ai relatori di accantonarli ed elaborarne uno unico.

Infatti, tra quello proposto dal collega Saia, quello proposto dalla sottoscritta, quello proposto dal senatore Cutrufo e quello proposto dal collega D'Alì ci sono delle diversità. Si parla di un tipo di incompatibilità che riguarda solo i membri del Governo e i parlamentari europei. Ma si parla anche di qualsiasi mandato elettivo, che è altra cosa. Come pure si propone che i membri che rivestono incarichi pubblici siano collocati d'ufficio in aspettativa, che è cosa altrettanto importante. Per cui, si può formulare un unico emendamento che contempli la questione, così che probabilmente tutti potremmo votare. Se così non sarà, mi riservo poi di parlare sul mio emendamento.

PRESIDENTE. I relatori sono favorevoli all'accantonamento di questi emendamenti?

RUTELLI, relatore. No, signora Presidente, perché abbiamo valutato di rimetterci all'Aula.

Rispetto e apprezzo quanto detto dalla collega Sbarbati, ma, se venisse accolto l'emendamento del collega Saia, questo tipo di problematiche troverebbe una sua definizione.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, preannuncio il voto di astensione.

Noi abbiamo detto che questa non sarà un'Assemblea, ma una Commissione; che non è da trattarsi come un'Assemblea legislativa come il Parlamento, però riteniamo che alcune delle norme relative alle incompatibilità degli eletti debbano essere desunte dalla stessa normazione che regolamenta il Parlamento italiano, il Parlamento europeo e qui - ci abbiamo aggiunto - il Governo e i Consigli regionali. Il che già manifesta una mancanza di attenzione a 360 gradi sul merito, oltre che sul metodo, della nostra proposta.

Però al comma 1-quinquies dell'emendamento 4.250 si dice che sarà l'Assemblea a giudicare i titoli di ammissione dei suoi membri, quindi non escludiamo che, anche di fronte ad un caso di incompatibilità, gli organi di questa Commissione a ciò preposti possano stabilire, contra legem, il mantenimento come membro della Commissione stessa di qualcuno che è patentemente incompatibile. Dal punto di vista degli argomenti portati avanti poco fa, questo qualcuno non avrebbe alcun tipo di problema, perché non si capisce come mai un parlamentare non possa essere, da una parte, parlamentare e, dall'altra, membro di una Commissione costituente, e non di una Assemblea costituente, che cerca di supplire a ciò che questo povero parlamentare magari non è riuscito a fare nelle legislature precedenti quando era legislatore.

Non vorrei però, alla fine di questo ragionamento, che l'incompatibilità fosse destinata a creare una sorta di cimitero per coloro i quali non potranno più avere le deroghe per la rielezione da parte dei grandi partiti e quindi andranno tutti ad essere parcheggiati, come avveniva una volta al Parlamento europeo, in questa Commissione costituente, non porranno così più problemi dal punto di vista delle decisioni ai segretari di partito e continueranno inoltre, non si sa con quanti euro, a vivere di denaro pubblico. (Applausi della senatrice Biondelli).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, apprezzo quanto ha detto il collega Rutelli. Dico al senatore Perduca che il comma 1-quinquies è già stato cancellato dalla riformulazione proposta dai relatori.

Voglio però sottolineare ancora una volta al senatore Rutelli che nell'emendamento del collega Saia manca la questione dell'incarico pubblico e della collocazione in aspettativa d'ufficio, che non è poca cosa e non è irrilevante.

Se poi lo abbiniamo a quanto successivamente detto, anche nel mio emendamento, il 4.205, controfirmato anche dal collega D'Alia (che ha visto l'attenzione, anche spropositata e fuori misura, dell'illustre dottor Rizzo del «Corriere della Sera», che si scandalizza perché si propone una Commissione composta di 90 membri, che hanno anche bisogno di una remunerazione), si vede che noi non facciamo questioni di casta o di aumento dei membri del Parlamento. Peraltro, si dice con chiarezza che uno dei compiti affidati alla Commissione costituente è promuovere la diminuzione del numero dei parlamentari. Non è dunque questo il problema, dottor Rizzo: non è questo il problema!

Il problema è che l'indennità parlamentare di cui io parlo è stata pensata - e lo ripeto ancora una volta - perché la democrazia sia una democrazia compiuta e tutti possano accedere a queste funzioni: anche l'operaio, e non solo il milionario, non solo l'imprenditore. Anche l'operaio ha diritto, se ne ha la volontà e la coscienza civile, di partecipare alla vita pubblica, dando il suo contributo, se ne è capace, e, quando ne è capace, e di arrivare a fare ciò che stiamo facendo noi.

Ma se diciamo che a questi membri spetta semplicemente un rimborso spese; se diciamo, addirittura, che c'è una incompatibilità con le cariche elettive e anche con gli uffici amministrativi, io rilevo che di qualcosa dovranno pur vivere costoro, nel periodo in cui svolgono questa alta funzione.

Il motivo di questa previsione di 80 o 90 membri che costituiranno la Commissione, dottor Rizzo, è dovuto a un fatto, ed è strano che lei non sei ne sia accorto. Questo Parlamento, infatti, non è in grado, come voi dite tutti i giorni e come constatiamo anche noi, di procedere né a una riforma elettorale, né tanto meno alla riforma della Costituzione.

Dissi l'altra volta che serve ben altra statura, e io mi metto in prima fila nel riconoscere che non ce l'ho. Ci vuole qualcuno che abbia ben altra statura costituente per poter mettere mano alla Parte II della Costituzione in un momento così difficile per la nostra democrazia, qualcuno che non sia vincolato da strattoni partitocratici ma faccia semplicemente l'interesse del popolo italiano.

Non si scandalizzi, quindi, il dottor Rizzo. Procediamo con umiltà, e anche con consapevolezza e responsabilità, all'approvazione di questo disegno di legge, perché la prossima legislatura possa essere una legislatura costituente. Questo è ciò che ci muove, non altre considerazioni, e men che meno quella di continuare a gravare sulle casse dello Stato in maniera improduttiva.

Ai relatori io sottolineo questo: se accogliete la mia proposta aggiuntiva, mi fa piacere. Io ritiro anche il mio emendamento, nel caso che questa aggiunta sia da voi accolta.

CECCANTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CECCANTI (PD). Signora Presidente, siccome in Commissione c'era stata una discussione sul punto d) dell'emendamento 4.250, in quanto vari colleghi sostenevano l'opportunità che in particolare i leader politici potessero sedere in entrambe le Assemblee, è preferibile mantenere il resto delle incompatibilità, ma votare separatamente la lettera d), rispetto alla incompatibilità dei parlamentari nazionali.

MAZZUCONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZUCONI (PD). Signora Presidente, voglio semplicemente rilevare che nel dibattito di merito su questi emendamenti sta emergendo un giudizio molto pesante nei confronti del Parlamento, e nei confronti dei componenti del Parlamento.

Io non sono d'accordo su questo disegno di legge, e lo dirò anche alla fine. Comunque, credo che non giovi al dibattito che si sta qui svolgendo immaginare che noi approviamo questa legge perché completamente incapaci di fare alcunché. (Applausi dal Gruppo PD).

Io vorrei che nel dibattito si discutesse del merito e non del fatto che continuamente dobbiamo anche noi autopunirci e autodefinirci incapaci, sia come istituzione sia come singoli parlamentari.

Dico ciò non a difesa mia personale ma, se me lo permettete, a difesa sia della Camera dei deputati sia del Senato della Repubblica, e a difesa del mandato affidatoci dalla Costituzione e dai cittadini che, fino a prova contraria, non sono tutti dediti all'antipolitica, come anche fatti recenti hanno dimostrato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Ceccanti, le chiedo, per cortesia, di ripetere la sua proposta di votazioni per parti separate.

CECCANTI (PD). Signora Presidente, io propongo di votare la lettera d) dell'emendamento 4.250, come riformulato, separatamente dal resto dell'emendamento.

VIESPOLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI, relatore. Signora Presidente, riteniamo che si possa votare per parti separate, integrando però nell'emendamento Saia 4.250 (testo 2) il secondo capoverso dell'emendamento 4.205, della senatrice Sbarbati e del senatore D'Alia, dove recita: «Durante l'esercizio della funzione costituente, i membri che rivestano un incarico pubblico sono collocati d'ufficio in aspettativa». In proposito, ci rimettiamo all'Assemblea.

PRESIDENTE. A questo punto, invito il senatore Saia a riformulare l'emendamento, tenendo conto anche dell'integrazione proposta dalla senatrice Sbarbati.

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, lo riformulo, a dimostrazione di quanto torto abbiano i colleghi come il senatore Perduca, il quale immagina che questo provvedimento sia inutile, non abbia senso, e poi si contraddice quando parla di ciò che non siamo riusciti a fare.

Un'altra collega dice: «Non facciamo la figura di quelli che non sono riusciti...». Ragazzi, ma di cosa stiamo parlando? Siamo in un Parlamento che in cinque anni non è riuscito a fare mezza riforma, e continua tutti giorni a convocare e sconvocare la 1a Commissione sul tema della legge elettorale.

Proprio perché invece sto guardando avanti, ma non per me o per questo Parlamento ma per le istituzioni, credo che così lasciamo il segno di qualcosa, pur se ben lontano dai testi presentati all'inizio che riconoscevano la dignità di un'Assemblea costituente, immaginavano un'ala del Parlamento che faceva le leggi ordinarie ed una che si chiudeva a fare le radicali riforme che non si è riusciti a fare in dieci anni seriamente.

E a voi tra l'altro, area radicale, con la quale ci siamo trovati tante volte insieme in altre battaglie, a voi che avete cercato di portare sempre in Parlamento persone della società civile che garantissero competenze, dico che questa è l'occasione per farlo in temi costituzionali, per dare nobiltà e finalmente riforme moderne a questo Paese.

Ma proprio perché comprendo i limiti di questo provvedimento, aderisco assolutamente all'invito dei relatori a riformularlo e sono d'accordo con l'aggiunta di quella parte dell'emendamento della collega Sbarbati.

Non sono per nulla d'accordo sull'incompatibilità a tempo: o c'è o non c'è. Politicamente, quindi, non dico sia una sciocchezza ma affermo che va a svilire ulteriormente il testo decidere che i parlamentari possano partecipare alla Commissione e fare attività di parlamentare. Significa che non abbiamo capito quasi nulla della ratio di questo testo.

Aderisco anche alla richiesta di votazione per parti separate, perché comunque ciò che è importante, collega Perduca, di questo testo non sono le virgole o le controvirgole. Lo abbiamo già capito. Vedete che sono intervenuto poco o nulla su tante questioni.

Ma questo atto significa lasciare il segno di qualcosa per la futura attività parlamentare della prossima legislatura. Forse si rifarà anche radicalmente questo testo, ma auspico che ci sia una traccia, perché o andiamo verso quella strada o state tranquilli - non so se sono pessimista - che neppure il prossimo Parlamento possa fare qualcosa. Anzi, ho la sensazione che la prossima legislatura possa essere anche peggiore. L'auspicio è che in questo modo si possa aderire a realizzare un minimo di riforme serie, globali ed organiche e non qua e là come sta accadendo facendo un giorno la legge elettorale e l'altro la riduzione dei parlamentari o altro. L'auspicio è che ciò possa essere fatto seriamente, come hanno fatto i nostri Padri costituenti.

Quindi aderisco comunque a questo tipo di richiesta della Presidenza. (Applausi dei senatori Poli Bortone, Tancredi e Valditara).

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, spero che a questo punto l'emendamento riscritto circoli in maniera tale che possiamo leggerlo tutti e pesare parola per parola e virgola per virgola. A questo punto non si sa più bene su che cosa si vota.

Siccome però la questione evocata negli interventi precedenti verte comunque sul tema dell'incompatibilità, in questa Commissione cosiddetta costituente, ci devono o non ci devono stare i parlamentari, i responsabili politici, eccetera? Devono esserci altre persone?

Questo problema non è di poco conto e, secondo me, svela la stranezza micidiale in cui si è cacciata l'Aula quando ha accettato di discutere questo improbabile argomento. Infatti, il ragionamento che propone l'incompatibilità non è privo di senso ma è soprattutto pragmatico. Molti colleghi hanno fatto osservare che i parlamentari fanno parte di una prima Commissione, poi di una seconda e forse alcuni addirittura di una terza. Io, per esempio, faccio parte della Commissione affari costituzionali, della Commissione vigilanza RAI e purtroppo sono costretto a disertare, con i rimproveri del senatore Marcenaro, la Commissione diritti umani perché non riesco mai ad essere presente. Questo è un argomento a favore dell'incompatibilità.

Bisogna inventare una Commissione cosiddetta costituente e farci entrare persone che non siano i parlamentari perché essi materialmente non potrebbero svolgere questo lavoro. Se accettiamo però il principio dell'incompatibilità, noi creiamo un curiosissimo precedente per cui, per stessa confessione dei proponenti, siccome il Parlamento è incapace di decidere su certi argomenti, allora delega ad una Commissione speciale la promozione e la decisione su di essi. Io credo che se noi adottassimo questo ragionamento con freddezza, dovremmo desumerne, per esempio, che dovremmo costruire una Commissione per fare la legge elettorale perché qualcuno, in quest'Aula, potrebbe dire che il Parlamento e il Senato si sono dimostrati incapaci di elaborala. Potremmo inventare anche una Commissione per fare una legge sulla diffamazione visto che, come dimostra il voto di oggi, l'Aula non riesce a portare avanti un provvedimento sulla diffamazione. Stiamo creando un mostro che non è nemmeno giuridico perché, se lo fosse, sarebbe già qualcosa di nobile. Creiamo dunque un mostro che, all'inizio della prossima legislatura, creerà delle condizioni che io credo diventeranno materia di studio e di tesi di laurea.

La domanda è: se davvero venisse realizzata questa cosiddetta Commissione costituente per la riforma della seconda Parte della Costituzione, non sarà il caso di sospendere temporaneamente l'attività della Commissione affari costituzionali? All'inizio della prossima legislatura la Commissione affari costituzionali di che cosa si occuperà? Potrà svolgere un'attività di consulenza gratuita per la Commissione cosiddetta costituente oppure, siccome la 1a Commissione è di per se incapace di discutere di questi argomenti, farà da spettatrice interessata o disinteressata a seconda della vocazione dei suoi componenti? Credo che ci stiamo cacciando in una situazione che ha veramente qualcosa di incredibile.

Dico sommessamente una cosa ai miei stimatissimi colleghi del Partito Democratico: io so che la quasi totalità di voi considera questa legge un legno storto fin dall'inizio. Lo so che la politica è plastica e che è complicata, però vi scongiuro: troviamo un modo per impedire a questa vera, autentica mostruosità istituzionale di andare avanti. (Applausi dal Gruppo PD).

DIVINA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, vorrei fare un appunto tanto ai presentatori dell'emendamento quanto al senatore Ceccanti, che con troppa disinvoltura, secondo me, si è permesso di dire che si può votare in questa maniera.

Riavvolgendo il nastro, stiamo parlando di un progetto ambiziosissimo che si proponeva di istituire addirittura un'Assemblea costituente, con la solennità che sta dietro una operazione del genere. Per strada, la velleità di partenza si è un po' smontata e si è ridimensionato il tutto fino ad arrivare ad una Costituente, ma sotto forma di Commissione. Non so quanti hanno letto il testo fino in fondo, però si tratterebbe di un organo al quale non si dà neanche la dignità di soggetto autonomo perché non approverà in via definitiva nulla ma sottoporrà alle Camere, la propria opera. Inoltre non elaborerà un testo proprio ma lavorerà su quelli che gli perverranno dall'Aula o dai soggetti che vorranno presentare testi o proposte emendative in tal senso.

Dovendo il Parlamento rivedere ed approvare il lavoro di questa Costituente, vi pare corretto che gli stessi soggetti approvino in prima battuta un testo bozza e poi lo approvino in seconda battuta nella veste di parlamentari? Deve esserci in re ipsa l'incompatibilità dei due ruoli. Chiamo in causa qualsiasi magistrato della sinistra per chiedergli se, avendo giudicato una questione in primo grado, possa anche permettersi di dare un secondo giudizio in grado d'appello: sarebbe un'aberrazione giuridica. Porteremmo la stessa quaestio a livello di approvazione di una norma, di un testo di revisione, che già di per sé contrasta con una serie di norme costituzionali sulle modalità di approvazione. Scardiniamo addirittura il famoso articolo 138 della Costituzione e seguiamo canali diversi senza neanche dire che lo abroghiamo. In questo modo confonderemmo le cose.

L'incompatibilità deve essere naturale. A meno che non riscriviamo i poteri di questa Costituente, perché se fossero poteri assoluti la compatibilità potrebbe essere ammissibile. Ma non avendo poteri assoluti e dovendo poi rimbalzare la questione in Parlamento, non vedo perché debbano esserci gli stessi soggetti nell'una e nell'altra Assemblea che approverebbero lo stesso testo.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, sta assistendo ai nostri lavori un gruppo di studenti della Facoltà di Scienze politiche dell'Università «Federico II» di Napoli. Diamo loro il benvenuto. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n.
2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413 (ore 18,01)

PRESIDENTE. Senatrice Sbarbati, accoglie la riformulazione dell'emendamento 4.205 a sua prima firma, consistente nella sola frase: «Durante l'esercizio della funzione costituente, i membri che rivestano un incarico pubblico sono collocati d'ufficio in aspettativa»?

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 4.250 (testo 2).

PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, intervengo anche per rispondere alle sollecitazioni del senatore Saia, al quale riconosco pragmatismo, ma al quale evidentemente in questo momento sta sfuggendo - anche a lui - il senso pragmatico del fare le cose.

Stiamo concludendo degnamente questa legislatura in cui abbiamo dimostrato l'incapacità di fare le riforme costituzionali. La concludiamo degnamente prendendo atto di un disegno di legge che non diventerà legge e votandolo.

Nella farsa e nel grottesco di questa sceneggiata, noi fra l'altro scriviamo che la Commissione verrà eletta non da tutti i cittadini che hanno diritto di voto, bensì solo dagli italiani residenti in Italia: quelli residenti all'estero sono sfuggiti, quindi già mettiamo un segno di incostituzionalità, perché gli italiani all'estero non potranno votare questa Commissione (non è un'Assemblea costituente).

Contestualmente, chiediamo, sempre ai cittadini italiani residenti in Italia, se sono d'accordo nel riformare la forma di Governo attraverso questa Commissione. Se putacaso gli italiani rispondono di no, non si sa che cosa farà questa Commissione.

Comunque sia, questa Commissione potrebbe anche avere al suo interno dei parlamentari, da quello che si capisce, visto che questa modalità di votare per parti separate è un modo per fare restare compatibili non i parlamentari europei, non i Presidenti delle Regioni, bensì i membri delle Camere. Dunque, questi ultimi possono stare nella Commissione e in Parlamento, a redigere un testo che poi sarà sottoposto allo stesso Parlamento.

L'incompatibilità dovrebbe esserci di fatto, perché se, ad esempio, il signor Mario Rossi nella Commissione vota in un modo e poi si vede arrivare lo stesso testo in Parlamento, che fa, vota nello stesso modo? Vota in maniera diversa? Comunque, vota due volte. Vige quindi non il principio una testa un voto, ma il principio una testa due voti: ci sarà così qualcuno più uguale degli altri.

Tutto questo per lasciare alla prossima legislatura un testo, un'ancora, un atto di buona volontà. Ma se dobbiamo lasciare un testo, un'ancora, un atto di buona volontà, possiamo tranquillamente organizzare un convegno, prenderci un po' più di tempo e lasciare quindi un testo nella casella postale dei prossimi senatori e deputati, che potranno tranquillamente leggerselo e presentarlo come disegno di legge. Se infatti nella prossima legislatura non ci sarà un parlamentare che presenterà all'esame del prossimo Parlamento questo testo, esso resterà tra gli atti di questa legislatura e non della prossima.

Dobbiamo continuare a ripeterci che questa è una farsa, una sceneggiata perché dobbiamo prendere atto che comunque questo testo non riuscirà a superare la doppia lettura di Camera e Senato e che, quindi, siamo qui a votare il nulla. Dobbiamo prendere atto che possiamo anche spostarci da qui, andare nei locali dell'ex hotel Bologna o in una delle tante sale a disposizione del Senato, chiamare qualche professore (lo mettiamo perfino in aspettativa) dal quale possiamo farci scrivere un testo più decente da lasciare nella casella postale dei prossimi parlamentari dopo le elezioni di marzo, tra i quali magari ci sarà qualcuno che lo presenterà all'esame del Parlamento.

Per quanto ci riguarda, ci asterremo dalla votazione di tutti gli emendamenti o voteremo contro.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, chiedo semplicemente di poter leggere il testo scritto dell'emendamento così come modificato. A questo punto sarebbe utile che tutti i colleghi potessero prendere visione del testo scritto, perché dopo tutto questo avanti e indietro non si capisce più che cosa si vota.

Quindi, chiedo formalmente di poter leggere il testo dell'emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, il testo è già contenuto nel fascicolo degli emendamenti. Le parole «membro dell'Assemblea» sono state sostituite con le parole «membro della Commissione». Chiedo agli Uffici di far pervenire al senatore Pardi il fascicolo aggiornato.

Sull'emendamento 4.250 (testo 2) è stata richiesta la votazione per parti separate.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, se il motivo per cui è stata richiesta la votazione per parti separate è quello espresso poco fa dal senatore Ceccanti, non capisco quale sia l'elemento ostativo per un leader di partito rispetto all'essere eletto al Parlamento europeo. Anzi, mi sembra che nella scorsa legislatura alcuni segretari di partito fossero nel Parlamento europeo piuttosto che in quello italiano.

Già noi con l'articolo 2 abbiamo tolto il diritto di voto a tutti gli italiani all'estero (io posso essere anche contento, però qualcun altro no), andando persino contro la Costituzione; se continuiamo di questo passo chi voterà alla fine di questo iter a favore del disegno di legge in esame, oltre che portare a termine un lavoro che serve solo per dire: «L'ho fatto», manifesterà anche la propria ignoranza in termini di diritto costituzionale. Problemi suoi: pazienza. A questo punto, però, se si deve fare la votazione per parti separate, le si separino tutte: almeno le Assemblee legislative, nazionali e internazionali. (Commenti del senatore Rutelli).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, questo emendamento, come richiesto dal senatore Ceccanti, sarà votato per parti separate.

Vorrei approfittare dell'intervento per precisare la posizione del Partito Democratico. In Commissione abbiamo molto discusso sul tema delle incompatibilità e su come alcune di esse ci apparissero necessarie, anzi fondamentali: mi riferisco, ad esempio, alle cariche di Governo e, per ovvi motivi, di parlamentare europeo, cui faceva riferimento il senatore Perduca, anche se comprendo la sua obiezione rispetto alla questione dell'eventuale leader di partito. Stesso discorso vale per i poteri gestionali e di Governo, di Presidente di Regione, consigliere o assessore regionale. A dir la verità è stata una questione piuttosto controversa, come mi pare ve ne siano tante altre che stanno emergendo dal dibattito e dalle osservazioni poste da alcuni colleghi.

Quanto alla questione del parlamentare nazionale, è chiara la necessità, come evidenziato dal senatore Rutelli nel suo intervento, di non privare la Commissione di una sua autorevolezza rispetto alla presenza di leader di partito facenti parte del Parlamento nazionale.

Da questo punto di vista chiediamo la votazione per parti separate ed esprimeremo un voto favorevole per le parti relative alle incompatibilità, esclusa quella di parlamentare nazionale per le motivazioni già esposte ed evidenziate anche nelle dichiarazioni di molti colleghi che fin qui si sono espressi, compresi quelli che dissentono, per motivi pure ragionevoli, su alcuni passaggi di questo provvedimento.

NANIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, voterò a favore di questo emendamento, perché mi sembra ragionevole e ben formulato, dal momento che tiene conto dell'esperienza accumulata nel tempo su questo tema.

Abbiamo avuto occasione di istituire più Commissioni bicamerali le quali, nonostante il lavoro svolto, la particolarità, l'attenzione e la serietà dei lavori (penso alla Commissione De Mita-Iotti e alla Bicamerale presieduta dall'onorevole D'Alema), alla fine sono saltate per ragioni di ordine politico. Sorte infatti in un determinato momento politico in cui era presente una spinta verso il rinnovamento, strada facendo le loro riforme, pur votate in sede di Commissione bicamerale, per una serie di condizionamenti politici non sono arrivate a compimento. Famosa, tra le ultime, la Commissione D'Alema, la quale aveva votato la riforma della giustizia, della forma di Stato e della forma di Governo con il presidenzialismo e che poi, per le vicende a tutti note, saltò per ragioni di carattere politico.

A mio avviso, l'intelligenza di questa proposta politica sta nel fatto che, facendo tesoro dell'esperienza accumulata in questi cinquant'anni, e comunque negli ultimi trent'anni a cominciare dalla famosa Commissione di studio e consultazione dell'onorevole Bozzi, essa propone che il Parlamento alla fine sia messo di fronte all'alternativa secca del prendere o lasciare.

In sostanza il Parlamento, fatto di Camera e Senato o comunque sarà fatto un domani, in sede legislativa, dovrà dire sì o no ad una proposta votata da una Commissione ad hoc. Data questa impostazione, che garantisce l'esito certo della riforma, che fino ad oggi non c'è stato perché mai il Parlamento ha potuto dire sì o no sul processo riformatore, di fronte ad un impianto del genere, dove sappiamo che in un tempo determinato comunque il Parlamento alla fine dovrà pronunciarsi solo in un senso o nell'altro, non succederà quanto è avvenuto con la Commissione D'Alema. Quest'ultima, trasmessa la riforma in Aula, l'ha vista smontare emendamento per emendamento. Tutti ne discuteranno e prima si comincerà con l'essere d'accordo, poi si finirà per respingere la proposta perché nel frattempo gli equilibri politici sono mutati o l'opinione pubblica dell'elettorato è mutata.

Se riteniamo che le riforme sono necessarie e non un optional, questo è lo schema adatto. Al Parlamento spetterà infatti la parola finale, nel senso che dirà alla fine se sì o no, e avremo la consapevolezza che il lavoro sarà svolto.

Se così è, non possiamo fare una Commissione bicamerale composta di professori, una Commissione - mi scuseranno i professori - con la voglia dei professori di apporre la propria firma per dire di averla fatta. Se questo è il procedimento e il Parlamento interviene alla fine, occorre escludere l'incompatibilità. In sostanza, occorrono professori che disegnano gli schemi e costruiscono i modelli, ma anche i politici, quelli che credono nella politica e sanno come le istituzioni lavorano. È attraverso l'incontro fecondo tra la politica e gli studiosi del diritto che si realizza e si può realizzare una buona riforma, come è avvenuto - attenzione - in condizioni storiche diverse, diciamo così, per certi aspetti, durante l'Assemblea costituente, anche se bisogna rendersi conto che in quel meccanismo gli elettori votarono i parlamentari e alla fine si fece una Commissione in condizioni particolari e poi l'Aula ratificò in via definitiva.

Dato questo meccanismo, concordo nel dire che la compatibilità è quasi essenziale, consustanziale. Diversamente il Parlamento diventerebbe organo di ratifica. I deputati e senatori, i deputati regionali, i consiglieri comunali devono essere compatibili (per questo non ha senso il modello Saia), accanto ai ricercatori e studiosi, in modo che da questo incontro, dall'incontro tra chi immagina i sistemi e chi vive i sistemi attraverso il crogiolo della scelta popolare dei cittadini, possa nascere un processo riformatore che arrivi ad esito certo. Diversamente non sono una necessità, ma un optional.

Concludo ricordando che tutti dicono, e qualcuno l'ha anche scritto, che non si arriverà alla fine dei lavori. Magari ci arrivassimo. Ma anche se non ci si arriverà, questo Parlamento darà un segnale forte, perché farà presente al Paese di avere una strada che si desidera percorrere, una indicazione ben precisa. Tutti potranno decidere la strada con il referendum indicativo, qualche mese fa invocato anche D'Alema. Quest'ultimo sosteneva che, messo fuori campo Berlusconi, si sarebbe potuto chiedere agli italiani, attraverso un referendum, di scegliere tra una Repubblica di tipo presidenziale e una di tipo parlamentare.

Al di fuori di questi complessi, sapendo che sono gli elettori a scegliere, mi sembra questa una buona strada - non la strada del no o del sì e basta - dove il popolo, che è sovrano, i parlamentari e poi il Parlamento nella sua autorità possano insieme mettere la parola fine ad un processo che dura oramai da troppi decenni. (Applausi del senatore Delogu).

CUTRUFO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CUTRUFO (PdL). Signora Presidente, intervengo per dire che sono totalmente in disaccordo con la tesi della compatibilità, e vorrei far comprendere anche la ragione di ciò.

Questo provvedimento non vieta ai parlamentari di diventare costituenti. Quindi, il ragionamento poc'anzi fatto dal presidente Nania cade, perché lui stesso si potrebbe candidare a fare il costituente e rinunciare al mandato parlamentare. Condivido l'analisi che lui fa, che non ho mai sottovalutato. Si tratta anche di generosità, visto che parliamo di un nuovo atteggiamento della classe dirigente.

Bisogna scegliere, per chi è parlamentare, se candidarsi alla Commissione costituente o di nuovo in Parlamento, ben sapendo che, se è parlamentare, non può partecipare alla Costituente. In caso contrario, diventerebbe un trucco.

È evidente che non bisogna lasciare ai professori le scelte delle regole, ma occorrono l'esperto e il conoscitore della società italiana, ossia il parlamentare che è un profondo conoscitore della sua società. Egli ha rappresentato più volte in questo Parlamento, e con onore, le vicende e le problematiche dell'Italia e ha dato soprattutto le soluzioni, per cui può tranquillamente scegliere se fare il costituente e non rientrare in Parlamento.

Quindi, in verità, non esiste il problema posto dal senatore Nania, e inviterei a votare per l'incompatibilità.

D'ALI' (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signora Presidente, poiché sono firmatario dell'emendamento 4.204 che ha lo stesso contenuto sostanziale dell'emendamento 4.250 (testo 2) del senatore Saia, però aggiunge, al penultimo capoverso che «Ai membri dell'Assemblea si applicano le disposizioni di cui agli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione della Repubblica», vorrei chiedere di poter aggiungere la mia firma al suo emendamento, che evidentemente sarebbe preclusivo del mio, ove approvato, e se contemporaneamente il senatore Saia accetti di aggiungere alla sua proposta un comma 1-sexies che recepisca il penultimo capoverso del mio emendamento. Infatti, il suo significato va incontro a quanto diceva il senatore Nania, al quale, associandomi alle considerazioni del senatore Cutrufo, non solo auguro, ma spero che possa fare parte di questa Commissione costituente. Tuttavia, nella fase transitoria dell'esistenza della Commissione, ritengo che sia opportuno mantenere, nella fase della contemporaneità, l'incompatibilità con la carica.

Dirò che questo dibattito sull'incompatibilità, a mio giudizio, deriva anche dall'aver declassato il provvedimento dall'istituzione di un'Assemblea all'istituzione di una Commissione, perché le Commissioni normalmente sono organi interni dell'istituzione e quindi danno la sensazione che si voglia fare qualcosa all'interno del Parlamento. Invece, l'Assemblea ‑ così come noi avevamo proposto (con «noi» intendo molti colleghi, compreso me e il senatore Saia) - sarebbe la vera forma alla quale spero si possa dare luogo nella legge di definitiva approvazione di un provvedimento di questo tipo, probabilmente nel corso della prossima legislatura.

Nel frattempo, chiedo al senatore Saia se accoglie l'integrazione da me proposta al testo del suo emendamento e comunque di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 4.250 (testo 2).

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Saia se accoglie la richiesta avanzata dal senatore D'Alì.

SAIA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, accetto ovviamente l'aggiunta della firma e ringrazio il collega D'Alì, ma non posso immaginare, anche dopo essermi confrontato con gli Uffici e con il relatore, di accogliere l'inserimento del periodo citato all'interno dell'articolo base sul tema dell'incompatibilità, perché trattasi, anche se ovviamente di materia affine, dal punto di vista giuridico e dell'impianto legislativo, di altra argomentazione, tra cui quella relativa all'immunità.

Quindi, credo si tratti proprio di un'altro argomento.

D'ALI' (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Chiedo scusa, signora Presidente, ho inteso l'intervento del senatore Saia, che ringrazio per aver accolto l'apposizione della mia firma. La pregherei, allora, quando passeremo all'esame dell'emendamento 4.204, a mia firma, di mantenere in piedi le parti della proposta che non sono precluse dall'approvazione dell'emendamento 4.250 (testo 2) e quindi, nello specifico, sottoporre a votazione quella relativa alle prerogative dei membri della Commissione.

PRESIDENTE. Va bene.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, chiedo a dodici colleghi - possibilmente solo a dodici colleghi - di sostenere la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

RUTELLI, relatore. Vogliamo andare avanti? Che facciamo qua?

PARDI (IdV). Non ha funzionato il meccanismo di voto.

PRESIDENTE. Non funzionava? Allora ripetiamo la verifica dell'appoggio.

RUTELLI, relatore. Signora Presidente, ma se non c'era il sostegno per la richiesta di verifica del numero legale, ora l'ha richiesta nuovamente?

PRESIDENTE. Tanti si sono lamentati di non essere riusciti a votare.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, ripetiamo la verifica!

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico e a votare ognuno per sé, per evitare che ogni volta si ripeta la solita storia.

(Segue la verifica del numero legale). (Commenti dai banchi del PD).

Colleghi, i senatori Segretari stanno controllando che le operazioni di voto si svolgano correttamente. (Commenti del senatore Garraffa).

MARITATI (PD). Signora Presidente, c'è una folla invisibile che vota!

PRESIDENTE. Grazie, senatore Maritati, lo vedo anch'io da qui che c'è una folla invisibile che vota. (Applausi dal Gruppo PD). I senatori Segretari spero riescano a vedere. (Commenti del senatore Viespoli).

Se non tornano i senatori Segretari, senatore Viespoli... Dopo vi lamentate che non verificano: fate tutto e il contrario di tutto. Dove, sono i senatori Segretari?

Il Senato è in numero legale. (Applausi della senatrice Sbarbati).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.250 (testo 2), presentato dal senatore Saia e da altri senatori, ad eccezione della lettera d).

È approvato.

PERDUCA (PD). Chiediamo la controprova. Nessuno ha alzato la mano!

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvato.

Metto ai voti la lettera d) dell'emendamento 4.250 (testo 2), presentato dal senatore Saia e da altri senatori.

È approvata.

Metto ai voti l'emendamento 4.250 (testo 2), presentato dal senatore Saia e da altri senatori, nel suo complesso.

È approvato.

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 4.251 e 4.203.

Senatore D'Alì, con riferimento all'emendamento 4.204, dovrebbe presentare un nuovo testo che reciterebbe come segue:«Ai membri della Commissione si applicano le disposizioni di cui agli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione».

RUTELLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI, relatore. Signora Presidente, chiederei invece al senatore D'Alì di ritirare questo emendamento perché, diversamente, i relatori dovrebbero esprimere parere contrario, e ne ricordo il motivo.

Il senatore D'Alì - si tratta di un tema che abbiamo affrontato forse prima che entrasse in Aula - chiede con il suo emendamento di richiamare gli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione. Quanto alle prerogative dei membri della Commissione, il testo già include gli articoli 67 e 68; seppure non con la formulazione dell'articolo 66, prevede le modalità con cui la Commissione giudica sui titoli di ammissione. Inoltre - lo sottolineo, perché la collega Sbarbati ha accettato di ritirare il suo emendamento - abbiamo deliberatamente escluso la previsione di cui all'articolo 69 della Costituzione, riguardante le indennità parlamentari, per il motivo già spiegato sia in Aula che precedentemente in Commissione.

In tal senso, essendo già incluse le previsioni di cui all'articolo 66 come detto, esplicitamente degli articoli 67 e 68 ed essendoci dichiarati contro quella dell'articolo 69, penso che il senatore D'Alì possa accettare di ritirare la sua proposta.

PRESIDENTE. Senatore D'Alì, accetta l'invito del relatore?

D'ALI' (PdL). Signora Presidente, accetto di ritirare integralmente l'emendamento 4.204.

Mi dispiace che il senatore Nania quando sarà eletto all'Assemblea costituente non percepirà l'indennità parlamentare.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'emendamento 4.205, a prima firma della senatrice Sbarbati, esiste una riformulazione per cui resterebbe in vita solo il periodo che recita: «Durante l'esercizio della funzione costituente, i membri che rivestano un incarico pubblico sono collocati d'ufficio in aspettativa».

É così, senatrice Sbarbati?

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti l'emendamento 4.205 (testo 2), presentato dai senatori Sbarbati e D'Alia.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.206.

VIESPOLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI, relatore. Vorrei chiedere al presentatore di ritirare l'emendamento 4.206.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, accolgo certamente la richiesta del senatore Viespoli, ma non posso esimermi dal fare una considerazione non solo su questo emendamento, ma complessivamente su quello che sta diventando questo disegno di legge. Esso, infatti, è una cosa diversa da quello che doveva essere e da quello che era negli auspici dei presentatori dei vari disegni di legge istitutivi di cui un'Assemblea costituente. Questo provvedimento infatti sta diventando una cosa diversa, che non garantirà, ove mai fosse approvato, la terzietà necessaria e non assicurerà il raggiungimento di un obiettivo che abbia un minimo di riscontro possibile relativamente al percorso pensato.

Apprezzo moltissimo lo sforzo compiuto dai relatori Viespoli e Rutelli in ordine ai vari disegni di legge presentati sulla materia, ma non posso mandare al macero le mie sensibilità: ecco, mettiamola così. Mi rendo conto infatti che l'obiettivo originario di chi come me (ma anche altri) ha presentato un disegno di legge mirante a istituire un'Assemblea costituente è stato travolto dalla trasformazione di quest'ultima in una Commissione, che certamente ha un significato diverso. Tuttavia, nell'intervento in discussione generale ho detto «piuttosto che niente, meglio piuttosto»: sta diventando sempre di più "niente" e sempre di meno "piuttosto".

Per carità, sto al gioco perché rispetto gli sforzi che sono stati compiuti, ma più di ogni altra cosa rispetto i valori su cui ho incentrato sempre la mia azione politica. Dunque, vorrei che questo brevissimo intervento rimanesse agli atti per far comprendere qual è l'opinione che ha il sottoscritto rispetto a quello che sta accadendo e a quello che sta avvenendo fuori.

PRESIDENTE. L'emendamento 4.206 è pertanto ritirato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 4, nel testo emendato.

PERDUCA (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 4, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

PARDI (IdV). Signora Presidente, è un compito ingrato quello di illustrare emendamenti ad una proposta che non avrebbe mai dovuto essere discussa.

L'articolo 5 verte sul funzionamento della Commissione: nella sua banalità avrebbe un senso, solo che non ha senso la Commissione. Si descrive un modo di esistere di una Commissione parlamentare ma, nel momento stesso in cui facciamo funzionare questa Commissione, mettiamo in crisi - spero non in modo irrimediabile - la potestà delle Aule elettive a decidere sul destino della Costituzione. Nel momento in cui giudichiamo, approviamo o respingiamo un articolo che riguarda il funzionamento della Commissione commettiamo già un errore irreparabile in origine: accettiamo di discutere del funzionamento di una Commissione che priva le Assemblee elettive della potestà di decidere sull'elemento fondamentale della loro esistenza, ossia l'opportunità o meno e il modo di cambiare la Costituzione.

Siamo di fronte ad una distorsione senza precedenti, che spero soltanto non lasci traccia semplicemente per motivi di realismo, però vorrei che chi persegue a tutti i costi questo disegno riflettesse sul fatto che anche soltanto aver iniziato un cammino di questo tipo significa aver messo in crisi la capacità di decidere delle Assemblee sulla natura più intima del loro lavoro.

Il ritornello che si sente qui spesso nei due sensi, sia dal lato dei favorevoli che quello dei contrari, è che tanto tutto questo non porterà a nulla; certo, questo è un elemento che l'Assemblea dovrebbe valutare con serietà: perché impegnare l'Aula in ore di lavoro, di rassegna critica degli articoli e dei commi per produrre una cosa che non avrà esito? Non è la prima volta in questo scorcio finale di legislatura, però non è consolante questo fatto; non è la prima volta e noi continuiamo a macinare lavoro inutile.

C'è un ulteriore elemento che riprenderò nei prossimi interventi e alla fine, in dichiarazione voto: vi è una curiosa sicumera da parte dei proponenti nel ritenere in ogni caso il voto di questo testo come la bottiglia in mare contenente il messaggio che sicuramente il prossimo Parlamento raccoglierà. Ma chi l'ha detto? Io penso che se i proponenti avessero un minimo (un minimo) di fantasia analitica, dovrebbero ammettere che la probabilità schiacciante è che il prossimo Parlamento questa bottiglia non la riceverà, perché si disperderà. E se per caso gli arrivasse la bottiglia, non la stapperebbe per tirare fuori il messaggio. E se per caso anche gli arrivasse il messaggio, appena guardate le prime righe, lo butterebbe nella spazzatura.

Questo ragionamento volontaristico del dire che ciò che si fa non serve a nulla, che si perde tempo, ma che lasciamo al prossimo Parlamento un messaggio, non lo capisco. E poi, che messaggio! Che distorsione! Che cosa stramba e bizzarra! È perché mai il prossimo Parlamento la dovrebbe prendere sul serio? Non succederà. (Applausi dei senatori Della Seta, Mercatali, Negri e Perduca).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

RUTELLI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.1, 5.200 e 5.201, mentre invito al ritiro dell'emendamento 5.202, poiché il meccanismo della durata e di un'eventuale proroga della Commissione è già chiarito nel testo.

MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.1.

Verifica del numero legale

PARDI (IdV). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Per cortesia, ognuno voti per sé. (Proteste del senatore Pardi). Senatore Pardi, più che invitare i senatori Segretari a verificare, non posso. (Proteste del senatore Garraffa). I senatori Segretari stanno andando a controllare.

PARDI (IdV). Votano le anime morte. Non ci sono!

PRESIDENTE. Colleghi, è impensabile una situazione del genere.

INCOSTANTE (PD). Ma chi è il Segretario?

PERDUCA (PD). Anche sui banchi della Lega!

GARRAFFA (PD). All'ultima fila!

PARDI (IdV). Ma il senatore Segretario che sta facendo?

PRESIDENTE. Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18,43, è ripresa alle ore 19,03).

Presidenza del vice presidente CHITI

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n.
2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413 (ore 19,03)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 5.1.

Verifica del numero legale

PARDI (IdV). Chiedo a 12 colleghi di sostenere la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Colleghi, chi deve votare lo faccia, perché non si può tenere aperta la votazione tutta la notte. Colleghi, togliete per favore le schede in più che si vedono da qua.

Prego i senatori Segretari di togliere le schede dei senatori che non sono presenti in entrambi gli schieramenti.

Per favore, colleghi, evitatemi di fare cose spiacevoli! Vedo tre luci accese e i senatori sono due.

IZZO (PdL). Sono qui, Presidente!

PRESIDENTE. Non dico a lei. Ce ne sono tante. Ognuno stia al suo posto.

Il Senato non è in numero legale.

MALAN (PdL). «Apprezziamo le circostanze», Presidente!

PRESIDENTE. Colleghi, bisogna fare una valutazione, e mi rivolgo ai relatori. Anziché migliorare, la situazione è peggiorata: ora mancano molti più senatori di prima.

TORRI (LNP). Bravo!

PRESIDENTE. I relatori mi chiedono di fare un terzo tentativo. Credo di avere il dovere di farlo; d'altra parte, la seduta doveva andare avanti fino alle ore 21.

RUTELLI, relatore. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sospendo quindi la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19,07, è ripresa alle ore 19,27).

Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n.
2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413 (ore 19,27)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 5.1.

Verifica del numero legale

PARDI (IdV). Rinnovo la richiesta di verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

Colleghi, vi prego almeno di togliervi dall'imbarazzo di votare per chi non c'è: ognuno voti per se stesso. Vi prego, restate seduti per rendere possibili le verifiche.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale. (Applausi della senatrice Poretti e del senatore Della Seta).

Colleghi, ritengo che a questo punto sia inutile continuare l'esame del testo. La Conferenza dei Capigruppo valuterà come concludere la trattazione dell'argomento.

Rinvio pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale in titolo ad altra seduta.

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

DI NARDO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI NARDO (IdV). Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta alla mia interrogazione 4-07839, pubblicata nella seduta n. 755 del 28 giugno scorso, che riguarda l'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Si tratta di un'università privata alla quale, per l'anno accademico 2012-2013, sono stati assegnati 40 posti di ingresso per la laurea in odontoiatria, contro 800 posti assegnati alle 30 università d'Italia.

La cosa strana è che la suddetta università prevede una retta di 30.000 euro l'anno e ha solo tre docenti che dovrebbero seguire, nel corso dei sei anni, 240 studenti. Pertanto, ho chiesto di conoscere da dove verranno presi i docenti per l'insegnamento a 240 studenti, visto che al momento vi sono solo tre docenti, di cui uno solo è professore ordinario. Ripeto: si tratta di un'università privata alla quale sono stati assegnati 40 degli 800 posti nel corso di laurea in odontoiatria messi a concorso per tutta l'Italia.

PRESIDENTE. Senatore Di Nardo, la Presidenza, per quanto è nelle sue possibilità, solleciterà la risposta alle questioni da lei poste.

Sull'ordine dei lavori

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, prendo la parola per commentare la vicenda che si è determinata oggi pomeriggio in occasione dell'esame del disegno di legge per l'istituzione di una Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica. Trovo assolutamente kafkiana la situazione che si è prodotta. Ritornerò sull'argomento quando verranno ripresi i lavori su questo disegno di legge, ma vorrei che rimanga agli atti il mio stupore nel constatare come sia venuta meno quella pressoché unanimità che si era realizzata sino alla seduta precedente, in cui tutte le forze politiche, e in particolare il Gruppo del Partito Democratico, avevano sostenuto questo provvedimento addirittura votando a favore in Commissione.

Oggi, a seguito dell'approvazione di un emendamento, peraltro sostanzialmente condivisibile (credo che anche gli opinionisti che occupano le prime pagine dei giornali potranno condividere questo emendamento, e cioè che coloro che sono già in Parlamento non possono ricoprire due cariche contemporaneamente, non possono cioè far parte di questa Commissione costituente), un emendamento di trasparenza e di buongoverno, improvvisamente il PD cambia idea e decide di boicottare tale provvedimento. Non vorrei che un atteggiamento del genere sia frutto di divisioni interne, magari collegate ad articoli comparsi sui giornali. Non vorrei che i lavori di questo Parlamento vengano in qualche modo condizionati da opinionisti dei grandi quotidiani. Se così fosse, la nostra autonomia e la dignità di questo Parlamento sarebbero ridotte a ben poco.

Auspico che nei prossimi giorni, anzi nelle prossime ore, ci possa essere un ripensamento e si possa tornare su un provvedimento che, comunque lo si valuti, è certamente importante perché può dare, soprattutto per la prossima legislatura, un indirizzo significativo che tolga dalle sabbie mobili in cui si è ormai impantanato questo Parlamento relativamente alla riforma della Costituzione, che è assolutamente urgente ed importante. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Senatore Valditara, il suo è un intervento di merito, quindi dovrà svilupparsi alla ripresa dei lavori in un confronto di merito con gli altri Gruppi: la sua collocazione è più appropriata in quella sede.

Per comunicazioni del Governo sulla possibile chiusura dell'Ilva di Taranto

PINOTTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, domani a Genova è stato indetto uno sciopero da tutti i sindacati. C'è molta preoccupazione a Genova per quello che riguarda le aziende di Finmeccanica e le annunciate dismissioni di Ansaldo energia e di Ansaldo STS. Si pensava che quello sarebbe stato l'oggetto principale di tensione e di preoccupazione. Purtroppo, a ciò si aggiunge la notizia deflagrante che abbiamo avuto nel pomeriggio, cioè la ventilata chiusura dell'Ilva di Taranto, che sarebbe terribile e disastrosa per Taranto, ma anche - lo ricordo - per tutta la siderurgia in Italia e per Genova in particolare.

Ci sono 1.600 lavoratori all'Ilva di Genova e lo stabilimento ha un'autonomia di quattro giorni se Taranto smette di funzionare. Quindi, questa preoccupazione, terribile per la città di Taranto, vale anche per altre parti d'Italia, non solo Genova, ma anche Novi ed altri siti.

Certamente il Governo è già attivo nel considerare tutte le azioni possibili; è già intervenuto il ministro Clini con una sua dichiarazione. Auspico che queste vicende vengano seguite non solo con attenzione, ma anche con celerità. Se infatti in aree come quella della mia città alla preoccupazione per il lavoro già presente se ne aggiungono altre, temo molto che la situazione di tensione diventi preoccupante ed insostenibile.

Auspico pertanto un intervento forte e diretto che faccia sentire quanto questa preoccupazione sta a cuore a noi, Parlamento, ma anche a chi in questo momento ha a disposizione più strumenti di noi, cioè l'Esecutivo. (Applausi dei senatori Del Vecchio e Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. Senatrice Pinotti, la ringrazio per avere posto la questione secondo me fondamentale che oggi è all'attenzione del nostro Paese, se vogliamo guardare all'Italia: l'annuncio della chiusura dell'Ilva di Taranto dopo l'intervento della magistratura e la conseguente chiusura delle aziende dell'indotto è elemento di grandissima preoccupazione e aggrava una situazione di difficoltà e di crisi che il Paese già attraversa. L'Italia ha già perso l'industria chimica e l'industria elettronica; se perde anche l'industria siderurgica, la ripresa e lo sviluppo sostenibile saranno molto dubbi e molto difficili.

Naturalmente ci deve essere rispetto per il ruolo della magistratura, ma penso che le politiche industriali di un Paese non possano essere affidate al potere giudiziario perché sono di competenza e responsabilità del Governo e del Parlamento. Questa mi sembra sia la questione di fondo. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

DEL VECCHIO (PD). Bravo!

SACCONI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (PdL). Signor Presidente, le chiedo scusa: non mi sono potuto prenotare per intervenire.

PRESIDENTE. La centralità dell'argomento e le sue responsabilità passate giustificano il suo intervento, senatore.

SACCONI (PdL). La ringrazio, Presidente; le sue considerazioni mi consentono di esprimere immediatamente il mio consenso.

Lei opportunamente ha sottolineato, da un lato, il doveroso rispetto nei confronti della magistratura, ma contemporaneamente, dall'altro, anche la necessità di non rimettere esclusivamente a decisioni di carattere giudiziario una così significativa componente della storia e dell'intelligenza produttiva di questo Paese, che oltre tutto già in passato è stata penalizzata da politiche europee che non hanno tenuto conto della diversa qualità dei vari siti siderurgici nel contesto europeo, come in teoria i processi di ristrutturazione avrebbero dovuto e dovrebbero fare.

Oggi si realizza ciò che temevamo, secondo quella connessione funzionale che lega i diversi siti produttivi. Tutta l'area a freddo può essere chiusa nei prossimi giorni. Condivido quindi il suo appello a che questo esito non si produca e mi rivolgo soprattutto al Governo affinché vi sia un intervento efficace che, rispetto a temi come la salute e la capacità produttiva del Paese, stabilisca un primato della funzione e della capacità decisionale democratica in tutte le sedi, a partire da quella parlamentare.

Chiedo pertanto immediatamente al rappresentante del Governo che il Parlamento sia considerato il luogo più idoneo nel quale l'Esecutivo riferisca su una vera e propria emergenza nazionale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Castro).

PRESIDENTE. Senatore Sacconi, occorre davvero che il Governo, che si è già attivato con diversi incontri, preveda un coinvolgimento del Parlamento.

GIULIANO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO (PdL). Signor Presidente, intervengo sulla questione Ilva per condividere non solo le considerazioni da lei espresse, ma soprattutto le preoccupazioni più che giustificate.

In Commissione lavoro si sta svolgendo un'indagine conoscitiva sulle conseguenze occupazionali della crisi. In questo contesto stiamo audendo anche i responsabili dell'Ilva e i rappresentanti istituzionali della Regione Puglia e del Comune.

Ebbene, dal contesto sinora delineato dalle audizioni, l'impressione di tutti e la mia personale (la sensazione che ho espresso nell'ultima seduta si sta trasformando in una vera e propria certezza) è che si sta consumando un vero e proprio conflitto di poteri. Sarebbe quanto mai necessario, data anche la drammaticità della situazione da lei opportunamente sottolineata, che venisse direttamente il Presidente del Consiglio a riferire in Aula, posta la necessità di ascoltare quanto hanno da dire sul punto i Ministri dell'ambiente, dello sviluppo e soprattutto della giustizia.

Abbiamo raccolto nel corso delle audizioni, signor Presidente, una serie di dati assolutamente contrastanti e questo conflitto c'è stato anche riferito apertis verbis da molti esponenti della stessa Ilva e da altri rappresentanti istituzionali.

Rimetto, quindi, alla sua prudente valutazione la necessità che il presidente Monti riferisca personalmente su questa situazione altamente drammatica. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Poli Bortone).

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della sua richiesta e la ringrazia per la sua sollecitazione.

Sull'incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Rossano Calabro

GRANAIOLA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, morire nel 2012 per colpa di un passaggio a livello è allucinante, e lo è ancora di più se il passaggio a livello è gestito direttamente dai privati proprietari dei terreni. Questo è accaduto a Rossano Calabro, dove hanno perso la vita sei persone. Le vittime erano lavoratori stranieri che tornavano dai campi della Sibaride, dove in questo periodo si raccolgono le clementine. Due i superstiti: erano scesi per aprire l'accesso al terreno che dà sulla ferrovia, mentre un treno regionale partito da Sibari e diretto a Reggio Calabria colpiva in pieno la monovolume con a bordo i sei lavoratori.

Le indagini sono state affidate ai carabinieri e la Polfer non è stata coinvolta, nonostante la particolarità della vicenda. In quel punto della linea ferroviaria, di proprietà delle Ferrovie dello Stato, il passaggio a livello non è quello tradizionale con le sbarre, ma una cancellata la cui gestione è affidata a privati.

La procura di Rossano ha aperto un'inchiesta per il reato di omicidio colposo plurimo. Gli investigatori dovranno valutare se l'attraversamento ferroviario era assicurato con una chiusura adeguata, se è stato forzato, quali erano le regole previste dalla convenzione con le Ferrovie e se tali regole sono state rispettate.

Le indagini e gli accertamenti avrebbero reso ancora più opportuno e importante l'intervento del NOIF, il nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer. Il NOIF esiste da un anno: un anno di seminari formativi che hanno ricompensato bene chi li ha tenuti, ma che non sono stati messi a frutto. Non è stato infatti chiesto l'intervento del NOIF nei deragliamenti di Termini e Lavino, che hanno coinvolto passeggeri (ed è andata bene per un caso); a Lecco, a Brindisi, con un macchinista deceduto, e anche a Rossano Calabro, l'ultimo incidente con sei morti.

È assolutamente immorale ed ignobile che esistano ancora in Italia tratte ferroviarie dove mancano anche le condizioni minime di sicurezza e di affidabilità. Presenterò dunque un'interrogazione al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti affinché intervenga nei confronti dell'amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, perché siano presi tutti i provvedimenti necessari perché simili tragedie non si ripetano più e perché ci venga a riferire a che punto è il programma di abolizione di questi passaggi a livello che continuano a provocare incidenti mortali e, soprattutto, ci sia dato sapere quanti casi ci sono ancora in Italia di passaggi a livello di questo tipo.

Le chiedo, signor Presidente, di intervenire presso il Ministro affinché venga in Commissione al più presto a rispondere agli atti di sindacato ispettivo che seguiranno a questo intervento.

PRESIDENTE. Senatrice Granaiola, la Presidenza cercherà senz'altro di svolgere un ruolo di sensibilizzazione per la presenza del Governo. Naturalmente colgo l'occasione per esprimere il nostro cordoglio per le vittime dell'incidente ferroviario di Rossano Calabro.

Sulla crisi della BredaMenarinibus di Bologna

GHEDINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI (PD). Signor Presidente, il mio intervento rimane nell'ambito delle segnalate crisi industriali e si collega a quello testé svolto dalla senatrice Pinotti.

Nell'ambito delle crisi del gruppo Finmeccanica e del piano per la dismissione del settore civile di Finmeccanica si inserisce anche la crisi della BredaMenarinibus di Bologna. Due giorni fa la direzione ha presentato una richiesta di cassa integrazione straordinaria per crisi per 200 dei 300 addetti di questa impresa, la quale produce, ormai unica in Italia, autobus per il trasporto urbano e vede un processo di progressiva dismissione in corso ormai dall'inizio del 2011.

Peraltro, lo stato di sostanziale abbandono in cui essa versa ha qualche significativa correlazione con la situazione di imbarazzo nella quale si trovano i vertici di Finmeccanica coinvolti nelle inchieste. La dirigenza dell'impresa bolognese del gruppo è stata integralmente sostituita all'inizio di quest'anno proprio perché i suoi precedenti vertici risultavano coinvolti nelle inchieste della magistratura.

Oggi, a quasi due anni dall'inizio di un processo di crisi, viene depositata la richiesta di cassa integrazione straordinaria, la quale sembra a tutti gli effetti preludere ad una dismissione.

In questa Aula, il 27 settembre scorso, pochi giorni dopo quanto avvenuto nella Commissione industria della Camera, il Governo, per bocca del sottosegretario De Vicenti, si è dichiarato fortemente interessato a seguire a livello nazionale il percorso di riorganizzazione del settore civile di Finmeccanica e a convocare un tavolo apposito dedicato a questa tematica a livello nazionale. Non risulta però che questo tavolo sia stato ad oggi convocato.

Chiedo fortemente, nel richiamare peraltro altri tre atti di sindacato ispettivo che ho depositato nel corso degli ultimi dodici mesi su questo tema, di rappresentare al Governo la necessità che il tavolo promesso a livello nazionale sia convocato con la massima urgenza. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di sollecitare il Governo e la presenza del sottosegretario Malaschini potrà servire in questo senso. Vari sono i tavoli e quello da lei citato è importante. Ricordo anch'io la risposta del sottosegretario De Vicenti relativa all'impegno ad aprire tavoli che effettivamente non sono stati ancora attivati. È importante che, invece, questo avvenga.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 27 novembre 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 11 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,47).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e al codice penale in materia di diffamazione (3491- 3492-3509)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:

Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e al codice penale in materia di diffamazione (3491)

Disposizioni in materia di diffamazione a mezzo di stampa (3492)

Disposizioni in materia di diffamazione per la tutela della libertà di stampa e della dignità del diffamato (3509)

ARTICOLO 1 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

Respinto

(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, e al testo unico di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177)

    1. Alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 8:

            1) al primo comma:

                1.1) le parole: «fare inserire» sono sostituite dalla seguente: «pubblicare»;

                1.2) dopo la parola: «gratuitamente» sono inserite le seguenti: «e senza commento»;

                1.3) dopo la parola: «periodico» sono inserite le seguenti: «, comprese le relative edizioni telematiche,»;

            2) al quarto comma:

                2.1) dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «senza commento»;

                2.2) le parole: «purché contenute entro il limite di trenta righe» sono sostituite dalle seguenti: «con lo stesso rilievo e nella medesima collocazione»;

            3) al quinto comma, le parole: « al pretore» sono sostituite dalle seguenti: «al giudice»;

            4) dopo il quinto comma è inserito il seguente:

    «L'autore dell'offesa può avvalersi della procedura di cui al quinto comma qualora il direttore o, comunque, il responsabile del giornale quotidiano o periodico, comprese le relative edizioni telematiche, non abbia pubblicato la dichiarazione o la rettifica richiesta ai sensi del primo comma»;

            5) al sesto comma, le parole: «da lire 15.000.000 a lire 25.000.000» sono sostituite dalle seguenti: «da euro 8.000 a euro 16.000»;

            6) il settimo comma è abrogato;

        b) l'articolo 9 è sostituito dal seguente:

-«Art. 9. - (Pubblicazione obbligatoria di sentenze). - 1. Nel pronunciare condanna per reato commesso mediante pubblicazione in giornali quotidiani o periodici, comprese le relative edizioni telematiche, il giudice ordina in ogni caso la pubblicazione della sentenza, ai sensi dell'articolo 536 del codice di procedura penale, negli stessi e in altro giornale quotidiano o periodico avente analoga diffusione quantitativa o geografica. La sentenza di condanna deve essere pubblicata sempre per esteso se la parte offesa ne fa richiesta. Il direttore o, comunque, il responsabile del quotidiano o del periodico nel quale è stata pubblicata la notizia diffamatoria è tenuto a eseguire gratuitamente la pubblicazione nello stesso quotidiano o periodico e a provvedere al pagamento delle spese relative all'altra pubblicazione»;

        c) all'articolo 11 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «Nella determinazione del danno derivante da diffamazione commessa con il mezzo della stampa, il giudice tiene conto della diffusione quantitativa o geografica del mezzo di comunicazione usato per compiere il reato, della gravità dell'offesa, nonché dell'effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica»;

        d) l'articolo 12 è sostituito dal seguente:

    «Art. 12. - (Risarcimento dei danni). - 1. Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, la persona offesa può chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali ai sensi dell'articolo 185 del codice penale»;

        e) l'articolo 13 è sostituito dal seguente:

    «Art. 13. - (Pene per la diffamazione). - 1. In caso di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente nell'attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della multa da euro 5.000 ad euro 50.000 tenuto conto della gravità dell'offesa e della diffusione dello stampato.

    2. Alla condanna per il delitto di cui al comma 1 consegue la pena accessoria della pubblicazione della sentenza nei modi stabiliti dall'articolo 9.

    3. La pena è diminuita fino a due terzi qualora, a richiesta della persona offesa, sia stata pubblicata la dichiarazione o la rettifica nei termini e con le modalità di cui ai commi dal primo al quinto dell'articolo 8. La pena è diminuita fino a due terzi, limitatamente al solo autore, qualora questi abbia chiesto, ai sensi del sesto comma dell'articolo 8, la pubblicazione della smentita o della rettifica richiesta dalla parte offesa.

    4. Fermo quanto previsto dall'articolo 8, la pena è aumentata qualora il direttore o, comunque, il responsabile del quotidiano o del periodico, comprese le relative edizioni telematiche, abbia rifiutato od omesso di pubblicare le dichiarazioni o le rettifiche secondo le modalità definite dal medesimo articolo.

    5. Il giudice dispone la trasmissione della sentenza di condanna al competente ordine professionale».

    2. All'articolo 32-quinquies del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, dopo il comma 4 sono inseriti i seguenti:

    «4-bis. Le disposizioni in materia di pubblicazione obbligatoria delle sentenze, di cui all'articolo 9 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, si applicano anche in caso di condanna per reato commesso nell'ambito di trasmissioni televisive o radiofoniche.

    4-ter. In caso di diffamazione commessa con il mezzo della radiotelevisione, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n.  47, e successive modificazioni».

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Istituzione di una Commissione per la revisione dell'ordinamento della Repubblica (2173-2563-3135-3229-3244-3287-3288-3348-3384-3413)

Risultante dall'unificazione dei disegni di legge costituzionale:

Norme in materia di istituzione di un'Assemblea costituente per la revisione della parte II della Costituzione (2173)

Istituzione di una Commissione costituente per le riforme istituzionali (2563)

Modifica all'articolo 138 della Costituzione, in materia di revisione della Costituzione mediante l'elezione di un'Assemblea costituente (3135)

Norme istitutive dell'Assemblea costituente per una revisione della Costituzione e per una riforma dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali (3229)

Riduzione della rappresentanza parlamentare e istituzione di una Assemblea costituente per la revisione della Costituzione (3244)

Istituzione dell'Assemblea Costituente, riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica (3287)

Conferimento al Senato della Repubblica delle funzioni di Assemblea per la revisione della parte seconda e di altre disposizioni della Costituzione. Riduzione del numero dei parlamentari e modifiche in materia di elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica (3288)

Istituzione di un'Assemblea Costituente (3348)

Istituzione di un'Assemblea Costituente (3384)

Elezione di una Commissione per la riforma della Costituzione (3413)

ARTICOLO 4 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 4.

Approvato nel testo emendato

(Membri della Commissione)

    1. Tutti i cittadini che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età possono essere eletti membri della Commissione.

    2. La Commissione giudica sui titoli di ammissione dei propri membri.

    3. Ai membri della Commissione si applicano le disposizioni degli articoli 67 e 68 della Costituzione.

EMENDAMENTI

4.200 (testo corretto)

D'ALÌ

Approvato

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Sono eleggibili alla Commissione tutti i cittadini italiani che abbiano i requisiti per l'elezione alla Camera dei deputati».

4.201

DEL PENNINO

Precluso

Al comma 1, sostituire la parola: «ventuno» con la seguente: «trenta».

4.202

FLERES

Precluso

Al comma 1, sostituire la parola: «ventuno» con la seguente: «venticinque».

4.250 (già 3.0.1)

SAIA, FLERES, POLI BORTONE, MENARDI, CUTRUFO

V. testo 2

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. La carica di membro dell'Assemblea è incompatibile con quella di:

            a) membro del Governo;

            b) parlamentare europeo;

            c) presidente di regione, consigliere o assessore regionale;

            d) parlamentare nazionale.

        1-ter. Si applicano ai membri dell'Assemblea le ulteriori disposizioni in materia di incompatibilità previste dalla legge per i membri del Parlamento nazionale.

        1-quater. Qualora si verifichi una delle situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2, il rappresentante risultato eletto all'Assemblea deve dichiarare, entro trenta giorni, quale carica sceglie. Qualora il rappresentante non vi provveda, è dichiarato decaduto ed è sostituito con il candidato che nella stessa lista e circoscrizione segue immediatamente l'ultimo eletto.

        1-quinquies. L'Assemblea giudica sui titoli di ammissione dei suoi membri e sulle cause sopraggiunte di incompatibilità.».

4.250 (testo 2)

SAIA, FLERES, POLI BORTONE, MENARDI, CUTRUFO, D'ALI' (*)

Approvato. Votato per parti separate.

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. La carica di membro della Commissione è incompatibile con quella di:

            a) membro del Governo;

            b) parlamentare europeo;

            c) presidente di regione, consigliere o assessore regionale;

            d) parlamentare nazionale.

        1-ter. Si applicano ai membri della Commissione le ulteriori disposizioni in materia di incompatibilità previste dalla legge per i membri del Parlamento nazionale.

        1-quater. Qualora si verifichi una delle situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2, il rappresentante risultato eletto alla Commissione deve dichiarare, entro trenta giorni, quale carica sceglie. Qualora il rappresentante non vi provveda, è dichiarato decaduto ed è sostituito con il candidato che nella stessa lista e circoscrizione segue immediatamente l'ultimo eletto.».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

4.251

DEL PENNINO

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. A pena di nullità dell'elezione, nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica e alla Commissione.

        1-ter. Ai candidati alla Commissione si applicano gli stessi requisiti di capacità elettorale e di eleggibilità previsti per i candidati alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.

        1-quater. I componenti della Commissione, durante lo svolgimento del proprio incarico, non possono:

            a) ricoprire cariche o uffici pubblici e di amministratore di enti locali, anche non elettivi, diversi dal mandato costituente;

            b) ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico, anche economici;

            c) ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate ovvero esercitare compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale;

            d) esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati;

            e) ricoprire cariche o uffici o svolgere altre funzioni comunque denominate né compiere atti di gestione in associazioni o società tra professionisti;

            f) esercitare qualsiasi tipo di impiego o lavoro pubblico.

        1-quinquies. I componenti della Commissione sono soggetti agli adempimenti di cui alla legge 5 luglio 1982, n. 441».

4.203

CUTRUFO

Precluso

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

        «1-bis. La carica di componente della Commissione è incompatibile con quella di membro del Parlamento europeo, del Parlamento italiano, del Governo, della Commissione dell'Unione europea e di assessore in qualunque ente locale, nonché con ogni altra carica elettiva della Repubblica italiana ovvero di organismi internazionali».

4.204

D'ALÌ

Ritirato

Sostituire il comma 3 con il seguente:

        «3. È ineleggibile alla carica di membro dell'Assemblea chi ricopre la carica di Ministro, di Sottosegretario o di Parlamentare; ai membri dell'Assemblea si applicano altresì le norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità previste dalla legge per i membri del Parlamento della Repubblica. Le situazioni di incompatibilità di cui al precedente periodo sono risolte con opzione espressa entro trenta giorni dal verificarsi delle stesse, in mancanza della quale il membro dell'Assemblea è dichiarato decaduto. AI membro dell'Assemblea che cessi di farne parte, a seguito di opzione o decadenza, subentra il candidato che nella stessa lista e nella stessa circoscrizione segue immediatamente l'ultimo eletto. Ai membri dell'Assemblea si applicano le disposizioni di cui agli articoli 66, 67, 68 e 69 della Costituzione della Repubblica. I membri dell'Assemblea non sono eleggibili alla prima consultazione successiva alla chiusura dei lavori dell'Assemblea stessa valida per il rinnovo del Parlamento».

4.205

SBARBATI, D'ALIA

V. testo 2

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis. La qualità di membro della Commissione costituente è incompatibile con qualsiasi altro mandato elettivo.

        Durante l'esercizio della funzione costituente, i membri che rivestano un incarico pubblico sono collocati d'ufficio in aspettativa.

        Il trattamento economico dei membri della Commissione costituente è pari a quello dei membri della Camera dei deputati, ivi comprese le indennità accessorie».

4.205 (testo 2)

SBARBATI, D'ALIA

Approvato

Dopo il comma 3, aggiungere il seguente:

        «3-bis.

        Durante l'esercizio della funzione costituente, i membri che rivestano un incarico pubblico sono collocati d'ufficio in aspettativa.

        ».

4.206

FLERES

Ritirato

Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:

        «3-bis. I membri della Commissione non sono immediatamente rieleggibili alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica».

ARTICOLO 5 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 5.

(Funzionamento della Commissione)

    1. La prima seduta della Commissione ha luogo entro trenta giorni dalla data della sua elezione.

    2. La Commissione adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Elegge tra i suoi membri il presidente, due vice presidenti e due segretari, che costituiscono l'ufficio di presidenza. Le sedute sono pubbliche.

    3. Le risorse e il personale occorrenti per il funzionamento della Commissione sono messi a disposizione in parti uguali dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica.

    4. La Commissione rimane in carica dodici mesi, decorrenti dalla data della prima seduta. Può essere prorogata una sola volta con deliberazione adottata dal Parlamento in seduta comune delle due Camere.

EMENDAMENTI

5.200

DEL PENNINO

Dopo il comma 1 inserire i seguenti:

        «1-bis. Nella prima riunione i componenti della Commissione, a scrutinio segreto, eleggono l'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggiore numero dei voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

        1-ter. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ai sensi del comma 1-bis».

        Conseguentemente al comma 2 sopprimere le parole da: «Elegge» fino a: «ufficio di presidenza».

5.201

FLERES

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole: «due segretari» con le seguenti: «tre segretari».

5.202

D'ALÌ

Al comma 4 sostituire le parole: «dodici mesi» con le seguenti: «diciotto mesi».

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Baldini, Battaglia, Bondi, Caselli, Castiglione, Chiti (fino alle ore 18,45 e dalle ore 19,30), Ciampi, Colombo, Di Stefano, Filippi Alberto, Firrarello, Garavaglia Massimo, Mantovani, Maraventano, Menardi, Morra, Pera, Pisanu, Rizzotti, Scanu e Zanoletti.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Serra, per attività della 2a Commissione permanente; Carlino, Nessa e Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Italia dei Valori, con lettera in data 22 novembre 2012, ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

3a Commissione permanente: entra a farne parte la Senatrice Giuliana Carlino;

14a Commissione permanente: entra a farne parte il Senatore Giuseppe Caforio.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro economia e finanze

(Governo Monti-I)

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013) (3584)

(presentato in data 26/11/2012 ) ;

Derivante da stralcio art. 1 e 2, art.3, cc. 1-8, art.3, c. 9, lett. a), art.3, c. 10, secondo per., art.3, c.14, art.3, cc. 17-27, art.3, cc. 29-31, art.3, cc. 37 e 38, art.3, cc. 42-76, artt. 4, 5, 6, art.7, cc. 1-11, art.7, cc. 14-21, art.7, cc. 25 e 26, art.7, cc. 35-39, art. 8, cc. 1-14, art. 8, cc. 17 e 18, art. 8, cc. 20-23, art. 9, c. 1,cpv."Art.16-bis,c.1,2,4-6", art. 9, c. 2, artt.12, 13 e 14 del DDL C.5534

C.5534-BIS approvato dalla Camera dei deputati;

Ministro economia e finanze

(Governo Monti-I)

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015 (3585)

(presentato in data 26/11/2012 ) ;

C.5535 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Della Seta Roberto, Ferrante Francesco, De Luca Vincenzo, Di Giovan Paolo Roberto, Mazzuconi

Daniela, Monaco Francesco

Repressione dell'abusivismo edilizio (3583)

(presentato in data 23/11/2012 ) .

Disegno di legge di stabilità, richiesta di parere ai sensi dell'articolo 126, comma 4, del Regolamento

Il disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2013)" (S. 3584) è stato inviato alla 5a Commissione permanente, per il parere previsto dall'articolo 126, comma 4, del Regolamento.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 15 novembre 2012, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 251 del 5 novembre 2012, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall'articolo 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all'articolo 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) sulla recidiva di cui all'articolo 99, quarto comma, del codice penale.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 181).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 20 novembre 2012, ha inviato la deliberazione n. 13/2012/G concernente la relazione sulla "gestione dei lavori di interesse statale sulle Grandi Stazioni e rispetto delle finalità sottese alla contribuzione pubblica dello Stato pertinente all'attuazione della legge obiettivo".

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e all'8a Commissione permanente (Atto n. 943).

Corte di giustizia dell'Unione europea, trasmissione di sentenze

Ai sensi dell'articolo 144-ter del Regolamento, sono deferite alle sottoindicate Commissioni competenti per materia nonché alla 14a Commissione permanente le seguenti sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea e del Tribunale dell'Unione europea:

sentenza del 26 settembre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-84/09 (Repubblica italiana contro Commissione europea) concernente le spese escluse dal finanziamento da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG) - sezione "Garanzia", relative ad azioni di informazione e promozione dei prodotti agricoli e alla produzione di olio d'oliva e di olive da tavola, nonché a seguito di pagamenti tardivi (Doc. LXXXIX, n. 33), alla 9a Commissione;

sentenza del 9 ottobre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-426/08 (Repubblica italiana contro Commissione europea) concernente le spese escluse dal finanziamento da parte del Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG) - sezione "Garanzia", relative ai settori dell'esportazione di prodotti ortofrutticoli e di zucchero, della trasformazione degli agrumi, del latte e dei prodotti lattiero-caseari (Doc. LXXXIX, n. 34), alla 9a Commissione;

sentenza del 10 ottobre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-183/10 (Sviluppo Globale GEIE contro Commissione europea) concernente gli appalti pubblici di servizi, con particolare riferimento ad una prestazione di assistenza tecnica al governo della Siria (Doc. LXXXIX, n. 35), alla 8a Commissione;

sentenza del 2 ottobre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-312/10 (Elettronica e sistemi per automazione (ELE.SI.A) SpA contro Commissione europea) concernente il finanziamento di un progetto nell'ambito del sesto programma quadro pluriennale di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione volto a contribuire alla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca e all'innovazione (Doc. LXXXIX, n. 36), alla 7a Commissione;

sentenza del 18 ottobre 2012 emessa nell'ambito dei procedimenti riuniti da C-302/11 a C-305/11 (Rosanna Valenza, Maria Laura Altavista, Laura Marsella, Simonetta Schettini e Sabrina Tomassini contro Autorità Garante della concorrenza e del mercato) concernente i contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico (Doc. LXXXIX, n. 37), alla 1a Commissione;

sentenza del 18 ottobre 2012 emessa nell'ambito del procedimento C-385/10 (Elenca Srl contro Ministero dell'interno) concernente la commercializzazione di prodotti da costruzione, in particolare i rivestimenti interni dei camini e delle canne fumarie (Doc. LXXXIX, n. 38), alla 10a Commissione;

sentenza del 25 ottobre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-216/09 (Astrim SpA e Elyo Srl contro Commissione europea) concernente gli appalti pubblici di servizi (Doc. LXXXIX, n. 39), alla 8a Commissione;

sentenza del 14 novembre 2012 emessa nell'ambito del procedimento T-149/09 (Prysmian SpA e Prysmian Cavi e Sistemi Energia Srl contro Commissione europea) concernente il ricorso di annullamento di una decisione di accertamento da parte della Commissione europea relativa all'applicazione delle regole di concorrenza (Doc. LXXXIX, n. 40), alla 1a Commissione.

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 23 novembre 2012, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante deroga temporanea alla direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità (COM (2012) 697 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 13ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 3 gennaio 2013.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 13ª Commissione entro il 20 dicembre 2012.

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Costa, Pinzger, Thaler Ausserhofer e Tofani hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00716 della senatrice Baio ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Santini, Serra, Soliani e Oliva hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08744 dei senatori Peterlini ed altri.

Mozioni

SERAFINI Anna Maria, FINOCCHIARO, ADAMO, AMATI, ANTEZZA, BASSOLI, BASTICO, BIANCO, BIONDELLI, CECCANTI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DONAGGIO, FERRANTE, GARAVAGLIA Mariapia, GHEDINI, GRANAIOLA, INCOSTANTE, MARCENARO, MAZZUCONI, MONACO, PINOTTI, SOLIANI - Il Senato,

premesso che:

la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte delle donne in tutta Europa e nel mondo. In Italia più che altrove: più di 100 donne uccise nel 2012. La violenza oggi non è solo residuale ed individuale. Esiste una dimensione sociale della violenza e il fatto che gran parte della violenza si svolga in famiglia significa che la dimensione sociale include i rapporti coniugali e genitoriali;

il concetto di femminicidio comprende non solo l'uccisione di una donna in quanto donna, ma ogni atto violento o minaccia di violenza esercitata nei confronti di una donna in quanto donna, in ambito pubblico o privato, che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale o psicologico o sofferenza alla donna. L'uccisione della donna è quindi solo una delle sue estreme conseguenze, l'espressione più drammatica della diseguaglianza esistente nella società;

dalla IV Conferenza internazionale sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995 alla Conferenza mondiale di Stoccolma contro lo sfruttamento sessuale dei minori del 1996, dalle ultime iniziative dell'ONU a quelle europee, emergono una più matura elaborazione del fenomeno della violenza e una più forte assunzione di responsabilità. Negli ultimi anni, si sono infatti moltiplicate le prese di posizione, le raccomandazioni, le risoluzioni dell'ONU, dell'Unicef, del Parlamento e del Consiglio d'Europa;

il filo conduttore è dato dall'innestarsi di una nuova cultura dei diritti umani, inclusiva di quelli delle donne, delle bambine e dei bambini; nei loro confronti, lo sguardo alla violenza è divenuto, allora, sempre più lo sguardo alla violazione dei loro diritti. La stessa concreta solidarietà a chi incontra la violenza, perché non rimanga fenomeno momentaneo ed isolato, sollecita una più moderna concezione dei rapporti tra donne e uomini, una più elevata visione dell'infanzia e dell'adolescenza;

i dati del Rapporto annuale Istat evidenziano una diminuzione generale degli omicidi nell'ultimo ventennio. Tuttavia, disaggregando i dati per genere, si nota che la riduzione riguarda solo i casi in cui le vittime sono uomini, mentre i dati relativi ai casi in cui le vittime sono donne restano sostanzialmente invariati. Nel 2011 sono state 137 le donne uccise in Italia, 10 in più dell'anno precedente, e in questa parte del 2012 già più di 100 donne sono state uccise da uomini, spesso mariti, compagni o ex partner;

già nel 1995, la IV Conferenza mondiale delle Nazioni Unite definì la violenza di genere come il manifestarsi delle relazioni di potere storicamente ineguali fra donne e uomini. L'elaborazione teorica accademica utilizza il concetto di femminicidio per identificare le violenze fisiche e psicologiche contro le donne che avvengono in (e a causa di) un contesto sociale e culturale che contribuisce a una sostanziale impunità sociale di tali atti, relegando la donna, in quanto donna, a un ruolo subordinato e negandone, di fatto, il godimento dei diritti fondamentali;

in Europa il fenomeno produce un rifiuto collettivo e un evidente allarme sociale nella cittadinanza. Secondo Eurobarometro, l'87 per cento dei cittadini europei condivide e appoggia le politiche dell'Unione europea contro la violenza domestica. La risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2011 in materia di lotta alla violenza contro le donne (2010/2209(INI)) invita Commissione e Stati membri ad affrontare il problema della violenza contro le donne e la dimensione di genere delle violazioni dei diritti umani sul piano internazionale;

ulteriori strumenti internazionali sono: la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) del 1979; la Dichiarazione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993; la Piattaforma per l'azione approvata dalla IV Conferenza mondiale sulla donna dell'ONU a Pechino nel 1995; la risoluzione dell'Assemblea mondiale della sanità "Prevenzione della violenza: una priorità della sanità pubblica" del 1996, dove l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riconosce la violenza come problema cruciale per la salute delle donne; la risoluzione (n. 52/86) dell'Assemblea generale ONU su "Prevenzione dei reati e misure di giustizia penale per eliminare la violenza contro le donne";

l'Italia ha ratificato fin dal 1985 la CEDAW adottata dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1979, impegnandosi ad adottare misure adeguate per garantire pari opportunità a donne e uomini in ambito sia pubblico che privato. Il monitoraggio dei risultati avviene ogni 4 anni. Gli Stati firmatari presentano un rapporto governativo con tutti gli interventi portati avanti per raggiungere i risultati richiesti dalla CEDAW. Le ultime raccomandazioni del Comitato CEDAW al nostro Paese sono state fatte in occasione della 49a sessione di valutazione tenutasi nel luglio 2011 presso le Nazioni Unite a New York e sono state pubblicate il 3 agosto 2011;

il Rapporto Ombra elaborato dalla Piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW" presentato il 17 gennaio 2012 alla Camera, insieme alle raccomandazioni del Comitato CEDAW, riferisce che la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte per le donne in tutta Europa e nel mondo e in Italia più che altrove. Nel nostro continente ogni giorno 7 donne vengono uccise dai propri partner o ex partner. In Italia solo nel 2010 i casi di femminicidio sono stati 127: il 6,7 per cento in più rispetto all'anno precedente. Di queste, 114 sono state uccise da membri della famiglia. In particolare, 68 sono state uccise dal partner e 29 dall'ex partner. La maggior parte delle vittime è italiana (78 per cento), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79 per cento). Solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti. Nel 2012 sono già più di 100;

il primo Rapporto ONU tematico sul femminicidio, presentato il 25 giugno 2012, frutto del lavoro realizzato in Italia da Rashida Manjoo, afferma che il continuum della violenza nella casa si riflette nel crescente numero di vittime di femminicidio in Italia. Il Rapporto sottolinea che in Italia gli stereotipi di genere sono profondamente radicati e predeterminano i ruoli di uomini e donne nella società. Analizzando i dati relativi alla presenza nei media, il 46 per cento delle donne appare associato a temi quali il sesso, la moda e la bellezza e solo il 2 per cento a questioni di impegno sociale e professionale;

rilevato che:

questi richiami all'Italia sollecitano un'azione più determinata e incisiva. C'è la necessità di un'alleanza strategica di tutte le forze che vogliono combattere le discriminazioni alle donne a partire dal femminicidio;

negli ultimi anni lo Stato italiano ha provveduto a diversi adeguamenti della legislazione interna. Fra le iniziative più rilevanti è possibile citare la legge 15 febbraio 1996, n. 66, "Norme contro la violenza sessuale", la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 marzo 1997 concernente "Azioni volte a promuovere l'attribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini", che stabilisce di sviluppare con l'Istat e il Sistema statistico nazionale nuove metodologie d'indagine sui fenomeni di violenza e abusi sessuali e di procedere alla raccolta ed elaborazione di dati disaggregati per sesso e per età, la legge 3 agosto 1998, n. 269, recante "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù", la legge 4 aprile 2001, n. 154, recante "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari", la legge 23 aprile 2009, n. 38, la cosiddetta legge anti-stalking (di conversione del decreto-legge n. 11 del 2009);

in Italia si sono fatte anche buone leggi a tutela dei diritti delle donne e dei bambini; le associazioni conducono ogni giorno battaglie per affermarli; molti professionisti ogni giorno si spendono per questo; ci sono stati anche dei piani contro la violenza, ma, nonostante l'enorme lavoro fatto, non esiste un progetto organico delle istituzioni nel quale ognuno trovi il suo posto;

è stato presentato nel luglio 2012 il disegno di legge AS 3390 che propone un approccio integrale e multidisciplinare al fenomeno, fondato su strategie di diversa natura, ciascuna delle quali ricompresa in una specifica sezione e formulata anche secondo le più recenti convenzioni internazionali e le Raccomandazioni del Comitato CEDAW;

servono da subito altri segnali forti: un investimento certo e sicuro per i centri antiviolenza e per il sistema dei servizi di prevenzione che si occupano della violenza sulle donne e, in secondo luogo, occorre unificare tutte le informazioni in un'unica banca dati, che consenta alle Forze dell'ordine e all'intero sistema dei servizi antiviolenza di reperire in tempi rapidi le notizie sulle vittime e sugli autori del reato;

il 27 settembre 2012 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità ha firmato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l'11 maggio 2011 (infra: Convenzione d'Istanbul),

impegna il Governo:

1) a sostenere i disegni di legge recanti autorizzazione alla ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul già presentati in Parlamento, con particolare riguardo al disegno di legge AS 3488, nonché al disegno di legge n. 3390, recante norme per la promozione della soggettività femminile e per il contrasto al femminicido, in attuazione degli orientamenti espressi dalle più recenti convenzioni internazionali CEDAW;

2) ad adottare e sostenere ogni iniziativa legislativa volta ad adeguare l'ordinamento interno alle prescrizioni contenute nella Convenzione di Istanbul, nonché, più in generale, ad adottare le norme regolamentari e i provvedimenti amministrativi idonei a promuovere realmente una cultura della soggettività femminile contrastando il femminicidio quale negazione della soggettività, dei diritti fondamentali, della dignità delle donne agendo sul piano della prevenzione e del contrasto della violenza, della promozione della soggettività femminile e della tutela delle vittime, anche sostenendo iniziative volte a prevedere, in particolare:

a) la promozione dell'adozione, da parte del Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti e degli operatori radiofonici, di un codice di deontologia dei media per la promozione della soggettività femminile, recante principi e prescrizioni volti a promuovere, nell'esercizio dell'attività giornalistica, nei messaggi pubblicitari, nei palinsesti e nelle trasmissioni radiofonici, il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile, nonché a prevenire ogni forma di discriminazione di genere o di femminicidio;

b) la costituzione, presso l'Istat, di un Osservatorio sulla violenza contro le donne, alimentato dai dati (aggregati o anonimizzati) sulla violenza provenienti da soggetti pubblici e privati, accessibile anche per finalità di ricerca;

c) la promozione dell'istituzione nelle scuole del referente per l'educazione alla relazione e dell'inserimento nei programmi scolastici dell'educazione alla relazione, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione di genere e il femminicidio e promuovere la soggettività femminile;

d) l'obbligo per questure e commissariati di garantire la presenza, nei propri uffici, di una quota di personale titolare di una formazione specifica in materia di delitti contro la personalità individuale e la libertà sessuale, competente a ricevere le denunce o querele da parte di donne vittime di tali reati;

e) il diritto alla riorganizzazione dell'orario di lavoro e alla mobilità geografica per le donne vittime di violenza;

f) l'estensione della sfera di applicazione del permesso di soggiorno ex articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, anche alle vittime di violenza o abuso sessuali, ovvero di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori;

g) la promozione delle funzioni e il sostegno al finanziamento delle case e dei centri delle donne;

h) la ricomprensione, all'interno dei livelli essenziali delle prestazioni di accoglienza e socio-assistenziali, delle attività volte a fornire misure di sostegno alle donne vittime di violenza sessuale, stalking e di maltrattamenti, nonché interventi volti all'ascolto e al sostegno psicologico degli uomini violenti che desiderino intraprendere un percorso riabilitativo, idoneo anche, come si sa, a prevenire la recidiva e dunque, in ultima analisi, ad interrompere il circuito della violenza;

i) tra le norme di carattere penale e penitenziario, in particolare: la codificazione di un'aggravante comune per tutti i delitti contro la persona commessi mediante violenza, realizzati alla presenza di minori e l'introduzione di un'aggravante specifica per il reato di maltrattamenti commesso, parimenti, alla presenza di minori; l'estensione dell'aggravante prevista per il reato di atti persecutori anche ai casi in cui l'autore del reato sia il coniuge o il coniuge separato solo di fatto; l'estensione delle aggravanti per discriminazione previste, tra l'altro, dal decreto-legge n. 122 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993, anche alle discriminazioni di genere; la previsione di programmi specifici di riabilitazione, tenuti da personale qualificato anche esterno al carcere, per i detenuti condannati per uno o più dei delitti contro la libertà sessuale e la personalità individuale, anche al fine di prevenirne la recidiva; l'estensione dei diritti della vittima nel procedimento penale, con particolare riguardo alla fase delle indagini preliminari, anche sancendone il diritto a ricevere la comunicazione della richiesta di archiviazione o della conclusione delle indagini preliminari; l'inserimento di un criterio di priorità per la trattazione dei procedimenti penali per violenza contro le donne;

l) specifiche norme in materia di violenza economica e domestica, al fine di contrastare quelle forme sottili di violenza consistenti nel rendere la donna economicamente dipendente o privarla delle risorse necessarie (ove dovute) per l'indipendenza, anche estendendo il reato di frode processuale all'ipotesi di occultamento fraudolento delle proprie risorse patrimoniali e sancendo la rilevanza di tale comportamento ai fini dell'affidamento e della fissazione degli obblighi di mantenimento; consentendo l'adozione/modifica/conferma/revoca degli ordini di protezione anche nell'ambito dei provvedimenti presidenziali; estendendo gli ordini di protezione anche ai non conviventi e prevedendo la procedibilità d'ufficio (anziché a querela) del reato di mancata esecuzione dei provvedimenti giudiziali e, anche al fine di superare l'inammissibilità delle deposizioni de relato, ammettendo la prova della violenza con ogni mezzo;

m) l'istituzione del Fondo per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne, destinato a finanziare le iniziative descritte e alimentato, tra l'altro, dalle sanzioni irrogate per violazione del citato codice di regolamentazione dei media per la promozione della soggettività femminile.

(1-00719)

Interrogazioni

BASSOLI, CHIAROMONTE, AMATI, BIONDELLI, GRANAIOLA, SERAFINI Anna Maria - Al Ministro della salute - Premesso che:

in Italia sono complessivamente oltre 8 milioni le persone che soffrono di malattie reumatiche, di queste la maggior parte è affetta da forme artrosiche, e circa 734.000 pazienti sono colpiti da forme croniche particolarmente gravi ed invalidanti quali: artrite reumatoide, spondilo artropatie, vasculiti e connettiviti, malattie particolarmente temibili per il coinvolgimento di organi interni come cuore, rene, polmoni, nervi, vasi, cervello, eccetera. Tali malattie colpiscono soggetti rientranti in tutte le fasce di età e in tutte le fasce sociali con una maggiore incidenza nelle donne in età fertile;

i costi dell'assistenza socio-sanitaria rappresentano, come noto, una seria minaccia per l'economia complessiva del Paese. La spesa per le patologie reumatiche croniche supera i 4 miliardi di euro l'anno e quasi la metà - 1 miliardo e 739 milioni - è rappresentata dalla perdita di produttività per circa 287.000 lavoratori malati;

ventitre milioni di giornate di lavoro perse ogni anno e quasi 2 miliardi di euro di mancata produttività sono i costi che gravano pesantemente sulla collettività e sul bilancio dello Stato in termini di spesa sociale ovvero di minori entrate per tasse sulla produzione di reddito, che derivano dalla scarsa attenzione alle malattie reumatiche;

è indispensabile, al fine di migliorare la qualità della vita delle persone con patologie reumatiche e per razionalizzare l'impatto sulle risorse dei sistemi sanitari regionali, che il Governo e le Regioni adottino quanto prima azioni concrete volte a garantire la diagnosi precoce, la presa in carico, l'integrazione degli interventi, l'appropriatezza delle prestazioni, nonché l'equità di accesso alle cure e in particolare ai farmaci biologici;

l'artrite reumatoide era già presente nel Piano nazionale della prevenzione (PNP) 2010-2012 siglato il 29 aprile 2010 nella Conferenza Stato-Regioni, nella sezione 4, area dedicata alla "Prevenzione nella popolazione a rischio", capitolo 4.6 nell'ambito delle malattie osteo-articolari;

la 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato, ha approvato, nella seduta dell'8 marzo 2011, il Doc. XVII, n. 9, a conclusione dell'indagine conoscitiva sulle malattie ad andamento degenerativo di particolare rilevanza sociale, con specifico riguardo anche alle malattie reumatiche croniche, in cui si pone l'accento sulla necessità di affrontare in modo razionale, continuativo e soprattutto equamente distribuito su tutto il territorio nazionale le problematiche legate alle patologie reumatiche;

il Piano sanitario nazionale per il triennio 2011-2013, approvato con intesa del 22 settembre 2011, prevede tra le cosiddette patologie rilevanti le malattie reumatiche croniche;

nella proposta di riparto da parte del Ministero della salute inerente ai fondi sanitari per l'anno 2012, e in particolare della parte relativa alle linee progettuali per l'utilizzo da parte delle Regioni delle risorse vincolate per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale 2012, vi è la totale assenza nei relativi atti di linee progettuali e relativi stanziamenti a favore delle patologie reumatiche croniche, con particolare riferimento all'istituzione delle reti reumatologiche,

si chiede di sapere quali misure urgenti, sia di carattere economico-finanziario sia di ordine normativo, il Governo intenda assumere, nel rispetto dell'autonomia delle competenze regionali, affinché le patologie reumatiche e le reti reumatologiche siano parte integrante della proposta del Ministero della salute inerente al riparto dei fondi sanitari per l'anno 2012, e in particolare delle linee progettuali per l'utilizzo da parte delle Regioni delle risorse vincolate per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale 2012.

(3-03179)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

ANDRIA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nel nuovo piano di riorganizzazione aziendale di Poste italiane è stata prevista, tra l'altro, la razionalizzazione geografica degli uffici e l'accorpamento delle filiali su base provinciale;

nell'ambito di tale piano è stata disposta la chiusura della filiale di Gorga, frazione di Stio (Salerno), che si è puntualmente verificata il 20 novembre 2012;

considerato che:

mal si comprende come l'azienda, nel definire il numero e la tipologia degli uffici di cui è stata prevista la chiusura e comunque la riorganizzazione, non abbia tenuto conto del contesto territoriale, sociale e orografico in cui tale ufficio opera;

la frazione di Gorga è già fortemente penalizzata dall'assenza di numerosi servizi, anche quelli ritenuti indispensabili, e da una rete viaria che rende molto complicato il raggiungimento di comuni limitrofi in cui è presente un ufficio postale, soprattutto in considerazione del fatto che la popolazione residente è costituita per la maggior parte da anziani, di cui molti disabili,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nella sua qualità di garante e responsabile del servizio postale nazionale, intervenire con atti di competenza presso Poste italiane SpA affinché riconsideri il provvedimento di chiusura adottato nei confronti della filiale di Gorga, allo scopo di non privare la popolazione ivi residente di un servizio essenziale e, ove non ne ricorressero le condizioni, di prevedere uno slittamento della chiusura dell'ufficio postale al 31 dicembre 2012;

se non ritenga che il piano di riorganizzazione messo in atto da Poste italiane possa configurare una violazione della normativa disciplinante la fornitura del servizio universale, dato in concessione all'azienda e finanziato per una parte attraverso trasferimenti posti a carico dello Stato, secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, come da ultimo modificato dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 2011, n. 58.

(3-03178)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RANUCCI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 21 novembre 2012, a Roma, in un pub di piazza Campo dei fiori si è consumato un violentissimo raid nei confronti di tifosi inglesi del Tottenham che ha visto come protagonisti una cinquantina di persone che hanno fatto irruzione all'interno del locale armate di bastoni e di pugni di ferro, il volto coperto con caschi, sciarpe e berretti (si veda, ad esempio, "La Stampa" del 22 novembre 2012);

dieci inglesi, tra i 20 e i 60 anni, sono le persone rimaste ferite, tra cui uno accoltellato al torace in maniera grave e ricoverato in prognosi riservata per lesioni all'aorta;

da quanto si apprende dagli organi di stampa, i testimoni parlano di una violenza inaudita, che il gruppo ha scaricato sui tifosi inglesi, con modalità che fanno tornare alla mente le incursioni delle squadre fasciste, vista l'accurata regia nell'esecuzione: mentre all'interno del locale la maggioranza dei teppisti procedeva al massacro, gli altri rimanevano all'esterno della birreria creando un cordone di protezione;

sempre dalle notizie riportate dalla stampa, ci sarebbero testimoni pronti a confermare di aver visto gli ultras aggredire gli inglesi al grido di "ebrei"; non è da escludere, quindi, che vi sia un movente razzista e antisemita nell'aggressione subita dai tifosi del Tottenham (si veda "Il Messaggero" dello stesso giorno);

considerato che:

a parere dell'interrogante non si comprende come possa essere successo che una delle piazze più importanti della capitale non fosse debitamente e sufficientemente controllata dagli organi di polizia, visto che già in passato è stata teatro di innumerevoli episodi similari e che più volte è venuta alla ribalta per attività legate allo spaccio di stupefacenti, stupri e risse tra ubriachi con schiamazzi e disturbo della quiete pubblica;

nella città di Roma persistono fenomeni di violenza inaudita a sfondo politico, antidemocratico, razzista e omofobo, che il più delle volte vedono protagonisti gruppi organizzati e/o associazioni di ispirazione fascista che stanno attanagliando la capitale, minacciando e mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini;

davanti a fatti così gravi gli organi competenti avrebbero dovuto valutare l'ipotesi di sospendere cautelarmente l'incontro di calcio tra la squadra della Lazio e quella del Tottenham, soprattutto per rispetto umano delle persone che sono rimaste vittime di questa aggressione;

sabato 24 novembre 2012 si è svolta a Roma una manifestazione di protesta degli studenti e, sempre a Roma, è stata autorizzata un'altra manifestazione organizzata dall'associazione CasaPound di ispirazione neofascista, contro il Governo Monti, e alla vigilia l'interrogante nutriva grosse preoccupazioni per probabili scontri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda riferire sul grave episodio di cronaca avvenuto a Roma in piazza Campo dei fiori e quali misure ritenga di adottare al fine di accertare i fatti;

se intenda attivarsi con urgenza al fine di verificare la presenza di eventuali commistioni tra la tifoseria violenta e gruppi, movimenti e associazioni di ispirazione fascista che fanno parte dell'estrema destra romana;

quali misure straordinarie di ordine pubblico abbia inteso mettere in pratica per prevenire e scongiurare possibili disordini durante le manifestazioni di protesta di sabato 24 novembre 2012.

(4-08750)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

dalla lettura di alcuni articoli pubblicati il 20 novembre 2012 sulle pagine di cronaca romana dei maggiori quotidiani nazionali (si veda, ad esempio, "Il Messaggero.it"), si apprende che Ama e Comune di Roma, dal 1° gennaio 2013, vorrebbero trasferire all'estero circa 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti prodotti a Roma, Ciampino, Fiumicino e Città del Vaticano;

dagli articoli risulta che ogni tonnellata trasferita costerà tra i 150 e i 180 euro, per un costo totale, per il solo 2013, di circa 50 milioni di euro per circa 350.000 tonnellate di rifiuti. Per il 2014 la spesa dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro, per circa 210.000 tonnellate di rifiuti esportati (la diminuzione sia dei costi sia della quantità trasferita sarebbe dovuta all'aumento, nel 2013, della quota di raccolta differenziata);

il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato che ci sarà sicuramente una proroga per la discarica di Malagrotta ma non per i rifiuti tal quali, e ha aggiunto che "con questi provvedimenti l'emergenza non c'è";

la gara per aggiudicare la gestione dei rifiuti da trasferire all'estero dovrebbe partire nei prossimi giorni;

è del tutto evidente, a giudizio degli interroganti, che la decisione del Sindaco di Roma di far viaggiare circa 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti della capitale in giro per l'Europa non è solo una colossale indecenza ambientale, che avrà come primo effetto quello di produrre una grande quantità supplementare di inquinamento, ma di fatto certifica l'incapacità della sua amministrazione di dotare Roma di un sistema accettabile di gestione dei rifiuti e persino di far funzionare gli impianti esistenti per il trattamento meccanico dei rifiuti;

considerato che a giudizio degli interroganti:

sarebbe opportuno verificare urgentemente se l'amministrazione comunale di Roma, anche quale socio unico della società Ama, non stia espressamente, per quanto sopra, venendo meno ai propri doveri istituzionali, in violazione dei principi costituzionali di trasparenza, imparzialità, economicità e legittimità nell'azione della pubblica amministrazione;

sarebbe opportuno procedere alla sospensione della gara in attesa di un attento accertamento della legittimità e della piena validità delle procedure attivate dall'amministrazione capitolina nonché dell'eventuale sussistenza di altre irregolarità tecnico-finanziario-amministrative,

si chiede di conoscere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti in premessa.

(4-08751)

DELLA SETA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:

si apprende dalla stampa, come ad esempio in un articolo de "la Repubblica" e de "il Fatto Quotidiano", che partecipare a manifestazioni contro l'alta velocità essendo minorenni può costare una convocazione delle famiglie nell'ufficio degli assistenti sociali. Succede in val di Susa, dove qualche giorno fa il postino ha consegnato a tre famiglie una lettera del servizio sociale di Avigliana (Torino). Soltanto 7 righe scritte nel tono asettico della burocrazia: "Con riferimento alla richiesta di relazione sociale pervenuta dalla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d'Aosta le SS. LL. sono invitate a presentarsi presso gli uffici dei servizi sociali di Avigliana il giorno martedì 27 novembre 2012 alle ore 11";

l'arrivo di queste inattese "convocazioni" ha comprensibilmente allarmato i destinatari. Tra questi Angela Lano, madre di un ragazzo di 15 anni, giornalista esperta di Medio oriente che vive in val di Susa ed è impegnata nel movimento no Tav. Ha telefonato ai servizi sociali per capire il motivo della lettera: "Mi hanno spiegato - racconta - che riguardava la partecipazione di mio figlio ad un presidio con striscioni e volantini davanti al San Paolo, a Susa il 28 settembre scorso, dove era stato identificato con altri coetanei ma non denunciato. Cercare presunti disagi nelle famiglie No Tav mi pare assurdo e preoccupante. D'altronde già due anni fa un parlamentare del Pdl propose di togliere i figli ai militanti No Tav che li avessero portati alle manifestazioni";

i carabinieri, come risulta dai suddetti articoli, confermano che quel 28 settembre non vi furono denunce ma solo identificazioni dei partecipanti comprese quelle di tre minorenni, due ragazzi di 15 anni e una ragazza di 17. Piero Genovese, presidente del Consorzio dei servizi sociali della val di Susa, sottolinea: "Gli assistenti devono attenersi alla richiesta del tribunale dei minori. Si tratta di una fase istruttoria in cui si deve capire se il minore vive in un contesto famigliare in cui possono venirgli trasmessi concetti che lo spingano all'illegalità". Annamaria Baldelli, procuratore capo presso il tribunale dei minorenni a Torino conferma: "A noi preme soprattutto la salvaguardia dei ragazzi";

poiché nessuna norma vieta la partecipazione di un minore a manifestazioni pacifiche, non si capisce perché mai la Procura della Repubblica debba segnalare ai servizi sociali un minorenne che non ha precedenti di alcun tipo, che vive in una famiglia normale, solo perché distribuiva volantini a un presidio no Tav. A meno di considerare il volantinaggio contro la Tav Torino-Lione un segnale di disagio,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno verificare, ciascuno negli ambiti di propria competenza, in base a quali criteri siano state invitate a presentarsi presso i servizi sociali di Avigliana le famiglie di minori per il solo fatto di aver partecipato a una manifestazione, senza che nessuno di loro fosse stato denunciato.

(4-08752)

GIARETTA - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che a quanto risulta dal comunicato stampa pubblicato sul sito dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) il 22 novembre 2012:

l'Agcm, nella riunione del 14 novembre 2012, ha deciso di avviare un'istruttoria nei confronti di Assicurazioni Generali, Ina Assitalia, Fondiaria Sai e Unipol Assicurazioni per verificare se abbiano posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza nelle gare per i servizi relativi alle coperture assicurative RC auto del trasporto pubblico locale;

secondo i dati acquisiti dall'Autorità, anche a seguito delle segnalazione pervenute, risulta un andamento ripetuto di gare deserte o di mancata partecipazione delle compagnie assicurative alle procedure ad evidenza pubblica indette dalle Aziende di trasporto pubblico locale (TPL). Come conseguenza, nella maggior parte dei casi, l'aggiudicazione del servizio è avvenuta e continua ad avvenire attraverso trattativa privata, a beneficio della compagnia storicamente affidataria del servizio, con un consistente incremento dei premi nel corso degli anni;

tale evoluzione avrebbe caratterizzato l'esito di numerose gare, in un periodo compreso come minimo tra il 2005 e oggi, con rinnovi avvenuti solo a fronte di sensibili incrementi del premio richiesto. In totale, si tratta di almeno 35 procedure di affidamento che hanno registrato esito deserto e di almeno ulteriori 10 affidamenti per i quali l'unica offerta pervenuta proveniva dalla compagnia già erogatrice del servizio. Tali condotte avrebbero consentito alle compagnie di evitare il confronto competitivo in gara mantenendo il rapporto storico con l'Azienda TPL, ciò a fronte di andamenti crescenti nei premi richiesti;

secondo l'Agcm gli elementi raccolti consentono di ipotizzare l'esistenza di un coordinamento tra le quattro società volto a limitare il confronto concorrenziale tra le stesse nella partecipazione alle procedure per l'affidamento dei servizi assicurativi delle Aziende di TPL localizzate su varie aree del territorio nazionale;

rilevato che tali comportamenti delle richiamate società assicurative, se confermati, come appare pienamente plausibile dalle segnalazioni delle Aziende di trasporto e dai primi accertamenti dell'Autorità, avrebbero comportato un gravissimo danno economico per il sistema del trasporto pubblico locale, già duramente provato dai tagli dei trasferimenti e dall'aumento dei costi generali di gestione, a partire da quello del carburante;

considerato che a giudizio dell'interrogante suscita perplessità l'attività dell'ISVAP che, pur avendo ricevuto le stesse segnalazioni, non risulta aver assunto alcuna iniziativa significativa, con ciò confermando la giustezza della decisione di innovare profondamente la struttura dell'autorità vigilante il settore assicurativo,

l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative di carattere amministrativo e legislativo, nell'ambito delle proprie competenze, il Ministro in indirizzo intenda assumere perché il settore dell'assicurazione, in particolare della RC auto, incrementi i livelli di concorrenza ed apertura del mercato, che appaiono del tutto insufficienti alla luce dei fatti esposti.

(4-08753)

FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

l'Ucciardone, lo storico Istituto penitenziario di Palermo, è una struttura al collasso. Oltre al sovrappopolamento, ormai cronico, dei detenuti, sono 590 i carcerati ospitati nella struttura a fronte di una capienza di 345 unità, si registra anche la fatiscenza dell'immobile: muri sgretolati con insistente umido nelle celle, carenze igienico-sanitarie anche a causa della muffa "Stachybotrys Chartarum", che provoca perdita di memoria, mal di testa, vomito e reazioni allergiche, zanzare, blatte e addirittura ratti;

il personale della Polizia penitenziaria, che è stato ridotto al minimo, è costretto a turni stressanti senza, di contro, avere a disposizione locali-caserma adeguati. I dirigenti, insufficienti negli organici, gestiscono più Istituti ad interim e devono essere presenti in più posti;

negli ultimi tempi nelle carceri siciliane - soprattutto all'Ucciardone - quasi giornalmente si verificano aggressioni; l'ultima è avvenuta il 9 novembre 2012 e si è consumata a danno di tre assistenti capo di Polizia penitenziaria, scaturita da una rissa tra due detenuti nei confronti dei quali era già in atto il divieto d'incontro, conclusasi con il ferimento di due poliziotti intervenuti per difendere l'aggredito. I due poliziotti sono stati costretti a recarsi in ospedale, addirittura con il proprio mezzo ed hanno avuto una prognosi di 5 giorni;

i vari direttori dell'Istituto dell'Ucciardone da anni intrattengono relazioni sindacali con i propri dipendenti, abbassando le valutazioni nei rapporti informativi di fine anno del personale, piuttosto che elogiarlo e premiarlo per l'encomiabile lavoro svolto in condizioni di totale mancanza di mezzi, di organico, di fondi economici, ed esprimendosi in termini talvolta critici,

l'interrogante chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che i fatti violenti che accadono nelle carceri e soprattutto all'Ucciardone siano dovute all'endemica carenza di personale e alla mancata applicazione delle norme esistenti;

quali interventi intenda porre in essere per completare e ristrutturare l'organico della Polizia penitenziaria e delle altre figure che lavorano nelle carceri: educatori, psicologi, eccetera;

se non ritenga doveroso intervenire presso le Direzioni e la Polizia penitenziaria affinché si attivi una politica meritocratica a favore dei dipendenti.

(4-08754)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

Marco Lettieri e Paolo Raimondi scrivono per "Italia Oggi" sul rapporto del Financial Stability Board, sull'incredibile dimensione e sulle implicazioni del sistema bancario ombra;

nell'articolo citato si legge: «Il Financial Stability Board (Fsb), l'istituto internazionale di coordinamento dei governi, delle banche centrali e degli organi di controllo per la stabilità finanziaria a livello globale, ha appena pubblicato un importante studio sul sistema bancario ombra, lo "shadow banking" mondiale. I risultati ci sembrano decisamente sconvolgenti. Lo studio fatto sull'eurozona e su altri 25 paesi evidenzia che a fine 2011 ben 67.000 miliardi di dollari erano gestiti da una "finanza parallela", al di fuori, quindi, dei controlli e delle regole bancarie vigenti. La cifra complessiva è pari al 111% del Pil mondiale. È la metà delle attività bancarie globali ed è circa un quarto dell'intero sistema finanziario. In dieci anni è cresciuta di ben 41mila miliardi di dollari. Oggi supera il picco di 62mila miliardi raggiunto nel 2007 prima della crisi. È più che mai allarmante il fatto che sia aumentata di oltre 7mila miliardi solo nel 2011 (...) In barba a tutti i summit internazionali dedicati alla riforma della finanza speculativa! Ciò ovviamente conferma il sostanziale fallimento dei vari G8 e G20. Il sistema bancario ombra è composto da tutte le transazioni finanziarie fatte fuori dalle regolari operazioni bancarie che, come noto, operano attraverso i conto correnti e con i risparmi dei cittadini e delle imprese. Esse sono operazioni fatte da differenti intermediari finanziari, come certi hedge fund, fondi monetari e obbligazionari, certi fondi equity, broker dealer e soprattutto operatori collocatori di derivati finanziari. Sono tutte attività rigorosamente "over the counter" (otc), cioè stipulate fuori dai mercati borsistici e spesso tenute anche fuori dai bilanci. Ma al di la degli aspetti tecnici e dei differenti settori economici di applicazione, si tratta di strumenti finanziari che creano forme di credito a lungo termine sulla base però di fondi a breve e brevissimo termine, che operano con una leva finanziaria pazzesca, spesso di parecchie centinaia di volte superiore al sottostante iniziale. Lo studio indica anche come il cosiddetto "maturity/liquidity transformation", cioè il difficile rapporto tra le scadenze di lungo termine di certe operazioni finanziarie e la necessità di trovare la liquidità a breve in caso di necessità, sia sempre stato e sia la fonte principale dell'attuale crisi sistemica. Dei 67.000 miliardi, gli Usa ne gestiscono 23.000 mentre la zona euro 22.000. Ma è la Gran Bretagna che, non in termini assoluti ma in rapporto al suo effettivo e limitato potere economico, gioca la parte del leone con ben 9.000 miliardi. Si ricordi che il suo Pil è quasi un settimo di quello americano, ma manovra un volume più di un terzo delle operazioni ombra americane. Dopo la crisi lo "shadow banking" di Londra è cresciuto annualmente del 10%. Un caso particolare tutto da studiare è quello dei Paesi Bassi che hanno visto un tasso di crescita del 45%. In verità la storia ci ha fatto conoscere un sistema bancario e finanziario "anglo-dutch" che ha sempre determinato gli assetti geopolitici e coloniali. Quindi non è un caso se oggi mette i bastoni tra le ruote dell'Unione europea, dell'euro e dei lavori della grande riforma finanziaria. Oltre alle sue gigantesche dimensioni, l'altro aspetto di grande preoccupazione del sistema bancario ombra è il suo rapporto con il sistema bancario ufficiale. Noi possiamo affermare che il "sistema ombra" spesso è un'emanazione delle grandi banche internazionali che hanno interesse ad aggirare le regole e i controlli cui sono sottoposte. Secondo noi lo "shadow banking" non è fatto da pirati completamente fuorilegge e contro ogni autorità preposta. I banchieri ombra sono forse più simili ai bucanieri "indipendenti", come il noto Francis Drake che imperversava nei mari terrorizzando navi e mercantili, ma era al servizio della corona britannica. Davvero disarmante è poi la parte dello studio del Fsb dedicata alle misure di riforma da intraprendere. Si è ancora in alto mare. Si parla di raccolta dati, di catalogare i vari intermediatori finanziari e le varie operazioni secondo i settori di intervento, ecc. Questa situazione di incertezza evidentemente rivela la forte influenza della lobby dello "shadow banking" e delle grandi banche finanziarie. Non è tollerabile che a 4 anni dal fallimento della Lehman Brothers non si sia fatto nulla per riformare la grande finanza. Naturalmente non è colpa del Fsb. È tutta colpa dei governi e della loro subalternità ai veri poteri forti della finanza mondiale»;

considerato che:

si legge in un articolo di Luciano Gallino dal titolo "La lettura sbagliata della crisi" pubblicato su "La Repubblica" il 30 luglio 2012: «La finanza ombra è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari. Il maggior pilastro di essa sono però le società di scopo create dalle banche stesse, chiamate Veicoli di investimento strutturato (acronimo Siv) o Veicoli per scopi speciali (Spv) e simili. Il nome di veicoli è quanto mai appropriato, perché essi servono anzitutto a trasportare fuori bilancio i crediti concessi da una banca, in modo che essa possa immediatamente concederne altri per ricavarne un utile. Infatti, quando una banca concede un prestito, deve versare una quota a titolo di riserva alla banca centrale (la Bce per i paesi Ue). Accade però che se continua a concedere prestiti, ad un certo punto le mancano i capitali da versare come riserva. Ecco allora la grande trovata: i crediti vengono trasformati in un titolo commerciale, venduti in tale forma a un Siv creato dalla stessa banca, e tolti dal bilancio. Con ciò la banca può ricominciare a concedere prestiti, oltre a incassare subito l'ammontare dei prestiti concessi, invece di aspettare anni come avviene ad esempio con un mutuo. Mediante tale dispositivo, riprodotto in centinaia di esemplari dalle maggiori banche Usa e Ue, spesso collocati in paradisi fiscali, esse hanno concesso a famiglie, imprese ed enti finanziari trilioni di dollari e di euro che le loro riserve, o il loro capitale proprio, non avrebbero mai permesso loro di concedere. Creando così rischi gravi per l'intero sistema finanziario. I Siv o Spv presentano infatti vari inconvenienti. Anzitutto, mentre gestiscono decine di miliardi, comprando crediti dalle banche e rivendendoli in forma strutturata a investitori istituzionali, hanno una consistenza economica ed organizzativa irrisoria. Come notavano già nel 2006 due economisti americani, G. B. Gorton e N. S. Souleles, "i Spv sono essenzialmente società robot che non hanno dipendenti, non prendono decisioni economiche di rilievo, né hanno una collocazione fisica". Uno dei casi esemplari citati nella letteratura sulla finanza ombra è il Rhineland Funding, un Spv creato dalla banca tedesca Ikb, che nel 2007 aveva un capitale proprio di 500 (cinquecento) dollari e gestiva un portafoglio di crediti cartolarizzati di 13 miliardi di euro. L'esilità strutturale dei Siv o Spv comporta che la separazione categorica tra responsabilità della banca sponsor, che dovrebbe essere totale, sia in realtà insostenibile. A ciò si aggiunge il problema della disparità dei periodi di scadenza dei titoli comprati dalla banca sponsor e di quelli emessi dal veicolo per finanziare l'acquisto. Se i primi, per dire, hanno una scadenza media di 5 anni, ed i secondi una di 60 giorni, il veicolo interessato deve infallibilmente rinnovare i prestiti contratti, cioè i titoli emessi, per trenta volte di seguito. In gran numero di casi, dal 2007 in poi, tale acrobazia non è riuscita, ed i debiti di miliardi dei Siv sono risaliti con estrema rapidità alle banche sponsor. La finanza ombra è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall'estate di quell'anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell'ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell'eurozona. Il rapporto, arditamente, raccomandava di mappare i differenti tipi di intermediari finanziari che non sono banche. Un green paper della Commissione europea del marzo 2012 precisa che si stanno esaminando regole di consolidamento delle entità della finanza ombra in modo da assoggettarle alle regole dell'accordo interbancario Basilea 3 (portare in bilancio i capitali delle banche che ora non vi figurano). A metà giugno il ministro italiano dell'Economia - cioè Mario Monti - commentava il green paper: "È importante condurre una riflessione sugli effetti generali dei vari tipi di regolazione attraverso settori e mercati e delle loro potenziali conseguenze inattese"»,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che, in questo momento delicatissimo a livello di crescita mondiale, un sistema di shadow banking così articolato e grande possa essere un preoccupante fattore di rischio, sia per volumi che per ingestibilità, anche relativamente ad una possibile crisi di liquidità di questi intermediari che metterebbe a rischio l'intero sistema finanziario globale, nonché determinate aree dove queste istituzioni operano, anche perché le stesse lavorano a leva e quindi con rischi ancora maggiori rispetto alla media;

quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, intenda assumere al fine di regolamentare tutto il sistema dello shadow banking e il processo sottostante, dall'origine dei titoli (cartolarizzazione) al loro collocamento sul mercato monetario (cosiddetti money market funds e repo), alle attività degli intermediari non bancari, così contenendo i rischi che dallo shadow banking possono ricadere sulle banche stesse, trascinando con esse i loro finanziamenti alle imprese con effetti nefasti su investimenti, consumi, occupazione e salari, considerato che le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano nello scoppio della crisi (sono passati 5 anni) a causa delle operazioni finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane mentre a loro volta i Governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l'istruzione e la sanità, personale della Pa, adducendo a motivo l'inaridimento dei bilanci pubblici, che in realtà a parere dell'interrogante è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Unione europea al fine di salvare gli enti finanziari.

(4-08755)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

il quotidiano "Italia Oggi" ha rilevato un'anomalia nelle graduatorie dell'ultimo bando Inail: «Gli incentivi Inail roba per Flash, il supereroe della velocità. In vista dell'uscita del prossimo bando Inail, ItaliaOggi ha analizzato le graduatorie dell'ultimo bando, rese note a luglio e per cui le imprese agevolate sono ancora in attesa delle comunicazioni definitive di finanziamento ad opera dell'Istituto. Dalla verifica è emerso che alcune istanze sono state inviate con tempi di reazione che farebbero la felicità di ogni esperto informatico. Il riferimento è al meccanismo del click day, fissato in date diverse di luglio per aree geografiche, che a conti fatti si è trasformato in un vero e proprio click nanosecond. Vediamo perché. Per diverse imprese beneficiarie di agevolazione è stato sufficiente meno di un secondo per far comparire la pagina internet predisposta dall'Inail, copiare il codice della propria istanza nell'apposito box e fare click sul pulsante di invio. Tempi che sembrano impossibili per gli umani, ma che invece risultano tra i tempi registrati da diverse graduatorie regionali. Non solo. Circolano voci non confermate, sul fatto che alcune imprese sarebbero state contattate da "telefonisti", che avrebbero garantito loro il 100% di risultato sul prossimo bando. Questi due fatti portano a ipotizzare che qualcuno, magari all'insaputa della stessa azienda beneficiaria di agevolazione, abbia utilizzato software per l'invio delle istanze. Cosa esplicitamente proibita dal bando Inail. Uno strumento agevolativo, va ricordato, molto ambito dalle imprese, perché finanzia contributi a fondo perduto, a copertura del 50% dei costi sostenuti dalle imprese per interventi legati alla messa in sicurezza dei lavoratori. Come funziona il sistema. Lo scorso bando emesso dall'Inail era accessibile da parte delle aziende che raggiungevano un punteggio minimo, determinato da alcuni parametri. Solo queste aziende avevano diritto a concorrere all'ottenimento dei fondi stanziati. Per farlo, le aziende hanno dovuto compilare la richiesta di contributo sul sistema telematico dell'Inail, confermando poi la domanda. A questo punto, tutte queste imprese hanno ricevuto un codice, rappresentato da una stringa identificativa di numeri e lettere, da utilizzare successivamente all'apertura dello sportello telematico, diversa a seconda delle regioni sia nella data che nell'orario. L'Inail aveva predisposto una procedura che limitasse al minimo gli accessi contemporanei, per evitare che il sistema non reggesse all'eccessivo traffico, come accaduto nella precedente edizione del bando. Per determinare quali aziende fossero ammesse, considerando che i fondi disponibili erano pari a soli 205 milioni e quindi largamente insufficienti a soddisfare le richieste, l'Inail aveva stabilito che le istanze sarebbero state finanziate in ordine cronologico. Quindi, le imprese che più velocemente sono riuscite a inserire il codice e a inviarlo hanno di fatto ottenuto il contributo. Questo ha determinato che, una volta inserite nel sistema, le imprese erano in concorrenza tra di loro e dovevano cercare di fare l'invio prima delle altre, in una gara contro il tempo. In questi casi, come si è visto, anche una frazione di secondo ha determinato l'ammissione o meno al contributo. L'invio telematico dell'istanza. La procedura di aggiornamento della pagina, inserimento del codice e click sul pulsante di invio era influenzata sia dalla velocità del collegamento internet e del sistema a disposizione sia dalla manualità dell'operatore addetto. Coloro che hanno avuto modo di confrontarsi direttamente con il sistema sostengono che i tempi minimi di esecuzione della suddetta procedura sono stati di 2,5/ 3/4/5 secondi, con punte fino a 20. In alcune regioni tuttavia, tra cui Toscana, Lombardia, Lazio, Liguria, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Umbria, alcune domande sono state inviate in meno di un secondo, in altre invece sono stati registrati tempi comunque vicini al secondo. La possibile spiegazione. Considerato che i tempi di invio sembrano inferiori rispetto a quelli ritenuti normali, sembrerebbe ipotizzabile che qualcuno, magari avendo letto il bando distrattamente, abbia utilizzato dei software appositamente realizzati per effettuare l'invio delle richieste. E le conseguenze. Leggendo il bando in maniera attenta, però, emergono alcune indicazioni che portano a riflettere e rendono potenzialmente illegale l'utilizzo dei software di invio. Il bando, infatti, dispone che "non possono essere usati strumenti informatici di invio" e, nel caso, è prevista la facoltà per l'Inail di invalidare i codici identificativi inviati con tali strumenti. Resterà quindi da vedere se l'Inail bloccherà o meno l'erogazione sulle posizioni dubbie. Questa disposizione discende dal timore che l'utilizzo di software porti a una moltiplicazione degli accessi tale da mandare il sistema in tilt. Nell'ultimo bando, fortunatamente, questo problema non si è verificato, ma nessuno può escludere che un massiccio utilizzo di software di invio possa bloccare il sistema. Infatti, se molti si "attrezzassero", anche incoraggiati da eventuale impunità, è opportuno ricordare che l'ultimo bando prevedeva che "qualsiasi azione atta omissis ad interrompere il servizio, costituisce illecito penalmente perseguibile". Quindi, se la prossima edizione vedesse il manifestarsi del blocco del sistema causato dai software, gli amministratori delle imprese responsabili si potrebbero ritrovare con una denuncia penale, non trasferibile agli esecutori materiali, anche se esterni, in quanto il bando prevede che: "Si raccomanda di non divulgare gli indirizzi acquisiti durante la fase 1: in tal modo essi saranno conosciuti e utilizzati solo dagli aventi diritto". Ovviamente, rimane aperta la possibilità per l'Inail di implementare ulteriormente il sistema telematico per impedire effettivamente l'utilizzo di software»,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti corrispondente al vero che alcune imprese sarebbero state contattate da telefonisti, che avrebbero garantito loro il 100 per cento di risultato sul prossimo bando;

se risulti rispondente a verità che alcune istanze sono state inviate in meno di un secondo, per cui per diverse imprese beneficiarie di agevolazione è stato sufficiente meno di un secondo per far comparire la pagina Internet predisposta dall'Inail, copiare il codice della propria istanza nell'apposito box e fare click sul pulsante di invio;

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di verificare le ragioni di tale procedure ed in particolare se tutto questo sia stato reso possibile perché qualcuno, magari all'insaputa della stessa azienda beneficiaria di agevolazione, ha utilizzato software per l'invio delle istanze;

come intenda intervenire al fine di garantire alle aziende graduatorie trasparenti e procedure legali nel concorrere all'ottenimento dei fondi stanziati, considerato che il bando in questione rappresenta uno strumento agevolativo molto ambito dalle imprese, perché finanzia contributi a fondo perduto, a copertura del 50 per cento dei costi sostenuti dalle imprese per interventi legati alla messa in sicurezza dei lavoratori.

(4-08756)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che per quanto risulta all'interrogante:

con atto del 24 dicembre 2011, la Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari società cooperativa, ha nominato Presidente del Consiglio di amministrazione, nonché consigliere, l'avvocato Carlo Antonio Modesto Colucci. Successivamente, con atto del 28 dicembre, il medesimo avvocato Colucci è stato nominato Presidente del Comitato esecutivo del medesimo istituto di credito;

tale nomina operata dalla banca appare assolutamente illegittima, nonché lesiva dei diritti dei soci dell'istituto di credito a carattere cooperativo, concretizzando un'evidente situazione di conflitto di interessi;

invero, l'avvocato Carlo Colucci, iscritto presso il foro di Bari, da tempo presta il proprio patrocinio legale in favore del medesimo istituto di credito, essendo costituito in qualità di difensore della BCC di Alberobello e Sammichele di Bari in numerose cause civili;

nello specifico, la banca ha inteso nominare Presidente del Consiglio di amministrazione il proprio legale fiduciario, il quale anche successivamente alla nomina ha continuato, nel disinteresse della banca verso la violazione dei requisiti di indipendenza connessi alla carica de qua, ad esercitare la propria attività professionale in favore della banca, non astenendosi persino dall'intraprendere azioni giudiziarie contro alcuni "soci" del medesimo istituto di credito;

in particolare, e per quanto concerne direttamente i coniugi Maselli-Frittoli, la Banca di credito cooperativo di Alberobello è parte di alcuni giudizi aventi ad oggetto l'accertamento delle responsabilità della banca nell'aver negoziato in danno della propria clientela investimenti ad alto rischio, anche concernenti i noti bond argentini;

in tali azioni, la posizione della banca è ovviamente avversa a quella dei suoi stessi soci e clienti: tale situazione è oggi aggravata dalla nomina a Presidente del Consiglio di amministrazione dello stesso difensore della Banca, avvocato Colucci, già costitutitosi in numerosi giudizi;

il cumulo di incompatibili funzioni nella persona dell'avvocato Colucci non solo è palesemente inopportuno, ma anche gravemente lesivo sia del carattere di autonomia e indipendenza del Consiglio di amministrazione della banca, sia dei diritti degli stessi soci dell'istituto a carattere cooperativo, ad oggi non rappresentati certamente da un organo terzo e imparziale;

la nomina genera pertanto non poche perplessità, anche per l'immanente violazione di diverse norme statutarie e nello specifico, viola l'art. 33, comma 3, dello statuto della banca, approvato dall'assemblea straordinaria dei soci in data 11 dicembre 2011;

tale norma espressamente dispone che: "Non può essere nominato presidente, salvo che nel caso di ricambio totale del consiglio di amministrazione, o nei casi in cui la Banca d'Italia abbia formulato una specifica richiesta di rinnovo ai sensi dell'art. 53 del Testo Unico Bancario, l'amministratore che non abbia già compiuto almeno un mandato quale amministratore o quale sindaco effettivo della Società";

nel caso de quo non risulta che l'avvocato Colucci rivestisse, precedentemente all'atto di nomina del 24 novembre 2011, la qualifica di amministratore o di sindaco effettivo della società, né risulta che vi sia stato il ricambio totale del consiglio di amministrazione: è evidente, quindi, il difetto di requisito;

inoltre, risulta palese che la nomina a Presidente del Consiglio di amministrazione dello stesso procuratore della BCC, costituitosi in giudizio direttamente avverso gli stessi soci, generi un evidente conflitto di interessi, o quantomeno uno "sconveniente" cumulo di poteri e funzioni;

in particolare, appare opportuno precisare che, ai sensi dell'art. 40 del medesimo statuto, il Presidente del Consiglio di amministrazione "promuove l'effettivo funzionamento del governo societario, garantendo l'equilibrio di poteri tra gli organi deliberanti della Società, con particolare riferimento ai poteri delegati. Egli presiede l'assemblea dei soci, convoca e presiede il Consiglio di Amministrazione, e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite ai componenti del Consiglio". E ancora "Al Presidente del Consiglio di Amministrazione spetta la rappresentanza legale della Società di fronte ai terzi e in giudizio, nonché l'uso della firma sociale";

è evidente che tali poteri, nonché il carattere di indipendenza proprio della funzione di Presidente del Consiglio di amministrazione mal si conciliano con la volontà della banca di consentire che vi sia il contemporaneo svolgersi della prestazione professionale a carattere legale;

al riguardo, si evidenzia che il Presidente del Consiglio di amministrazione presiede e dirige con pieni poteri l'assemblea dei soci (art. 26 dello statuto), ovvero l'organo che, anche ai sensi dell'art. 24, rappresenta l'"universalità dei soci", ivi inclusi (quanto meno in linea di principio) coloro che nel rapporto societario hanno subito ingenti perdite e hanno conseguentemente adito l'autorità giudiziaria;

tra i poteri del Consiglio di amministrazione rientra espressamente "la promozione di azioni giudiziarie ed amministrative di ogni ordine e grado di giurisdizione, fatta eccezione per quelle relative al recupero dei crediti" (art. 35 dello statuto). Appare pertanto palesemente inopportuno che il Presidente del Consiglio di amministrazione affidi a se stesso incarichi professionali inerenti a presunte violazioni commesse dalla banca nello svolgimento delle proprie funzioni;

l'art. 32 ("Composizione del Consiglio di Amministrazione") dello statuto prevede espressamente, al comma 2, punto e), tra le cause di ineleggibilità e decadenza dei componenti del Consiglio di amministrazione "la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione": orbene, pur non rientrando direttamente la predetta nomina tra le cause di ineleggibilità e decadenza, non si può tuttavia negare che anche la situazione descritta sembra, a parere dell'interrogante, rientrare in via analogica e prudenziale nel contenuto di detta norma, non garantendo il fondamentale requisito di indipendenza degli amministratori,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di un intervento della Banca d'Italia riguardo alla situazione descritta;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di adottare tutte le iniziative che riterrà opportune, anche al fine di tutelare gli interessi emersi nella vicenda relativa alla Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari.

(4-08757)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

12ª Commissione permanente(Igiene e sanità):

3-03179, della senatrice Bassoli ed altri, sulla prevenzione delle patologie reumatiche.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 626a seduta pubblica, del 18 ottobre 2011, a pagina 74, il titolo: "Corte dei conti, trasmissione di documentazione" è sostituito dal seguente: "Corte dei conti, trasmissione di relazioni sul rendiconto generale dello Stato".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 837a seduta pubblica, del 20 novembre 2012, a pagina 105, alla quattordicesima riga, sostituire le parole: "12 gennaio 2012" con le seguenti: "12 novembre 2012".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 840a seduta pubblica, del 22 novembre 2012, alla pagina XIII, alla terzultima riga dell'intervento del Presidente, eliminare le parole: "tale richiesta".