Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 813 del 11/10/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
813a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 11 OTTOBRE 2012
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Presidenza del vice presidente CHITI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 9,30.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Svolgimento di interrogazioni
PRESIDENTE. Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02866 sullo sgombero di torre Galfa a Milano.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Lo stabile denominato torre Galfa era stato occupato abusivamente dai componenti del collettivo Macao, formato da lavoratori del mondo della cultura e dell'arte, riscuotendo la solidarietà della società civile e della politica. Dopo lo sgombero dei locali da parte della forza pubblica, il collettivo Macao ha dato vita a un presidio permanente per denunciare la carenza di spazi per la cultura e si è unito agli occupanti di Palazzo Citterio, da dove sono stati nuovamente sgomberati. Gli sgomberi sono stati effettuati senza alcun incidente. Nonostante gli inviti del Comune a costituirsi in associazione e a partecipare al bando per l'assegnazione di aree di proprietà comunale destinate ad ospitare iniziative artistiche, il collettivo Macao ha occupato l'area dell'ex macello comunale. Compito delle Forze dell'ordine è ripristinare la legalità, individuando modalità che non turbino l'ordine e la sicurezza pubblica.
VITA (PD). La risposta è solo parzialmente soddisfacente, perché non è stato colto il punto centrale dell'interrogazione: la restrizione, a fronte dei tagli al settore della cultura, degli spazi destinati all'arte. Torre Galfa era uno dei numerosi edifici abbandonati e senza prospettiva di riuso nel territorio milanese, che il collettivo Macao aveva occupato in modo non violento. Lo sgombero non appare la procedura di gestione dell'ordine pubblico più adatta di fronte ad una richiesta di spazi per iniziative culturali e quindi la vicenda avrebbe richiesto un supplemento di attenzione.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02984 sul fermo di un'attivista dei No TAV durante le celebrazioni per la festa della Liberazione svoltesi il 25 aprile 2012.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Nel corso delle celebrazioni per il 67° anniversario della festa della Liberazione, tenutesi a Roma a piazza Venezia, la signora Fina ha tentato di violare le misure di sicurezza predisposte dalle Forze dell'ordine e si è rifiutata di lasciarsi identificare. Per questo è stata accompagnata presso gli uffici del competente commissariato ai soli fini dell'accertamento dell'identità. Le Forze dell'ordine hanno gestito con competenza i servizi di ordine pubblico e garantito il sereno svolgimento della manifestazione, attenendosi alle disposizioni impartite dalle ordinanze di servizio, nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dei cittadini.
VITA (PD). La ricostruzione degli episodi fornita dalla persona interessata ai fatti richiamati dall'interrogazione è diversa dalla descrizione fornita dal Sottosegretario, quindi il fermo della signora appariva eccessivo. Obiettivo dell'interrogazione è sottolineare che la tutela della democrazia richiede che ci sia tolleranza di fronte a manifestazioni di dissenso. È necessario un atteggiamento più attento nella gestione del servizio dell'ordine pubblico.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-03032 sul contrasto alla criminalità nella provincia di Bari.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Dà conto delle iniziative di prevenzione e di contrasto e di controllo del territorio barese messe in atto dalle Forze dell'ordine a seguito dei gravi episodi criminosi verificatisi dall'inizio del 2012 nel territorio di Bari, che sono sintomatici di una ripresa della conflittualità della malavita organizzata riconducibile alla crisi degli assetti dei sodalizi criminali, determinata dall'azione di contrasto svolta dalle Forze di polizia. Il Governo intende inoltre favorire la rapida approvazione del provvedimento necessario al reperimento e alla distribuzione delle risorse del Fondo unico per la giustizia. Le disponibilità del Fondo da destinare alle necessità connesse alla tutela della sicurezza e del soccorso pubblico hanno consentito interventi di manutenzione di mezzi, impianti e immobili, di approvvigionamento di carburante, nonché l'attuazione di importanti progetti riguardanti le Forze di polizia.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Le problematiche evidenziate dall'interrogazione presentano un livello di emergenza tale da condizionare profondamente i principi di democrazia e civile convivenza nel territorio barese. La risposta del Sottosegretario è solo parzialmente soddisfacente. Occorre erogare le risorse del Fondo che sono ancora attualmente bloccate per far fronte al deficit di organico e di dotazioni finanziarie delle Forze dell'ordine nel capoluogo pugliese. Serve una maggiore attenzione del Governo, che dovrebbe convocare il comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, anche perché si adombrano possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nelle pubbliche amministrazioni. Occorre pertanto indagare sulla contiguità tra tali organizzazioni, amministrazioni pubbliche e imprese e valutare se alcuni rappresentanti politici abbiano già stretto patti con la criminalità per concordare l'ingresso in società controllate dal Comune.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 16 ottobre.
La seduta termina alle ore 10,04.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,30).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni (ore 9,33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02866 sullo sgombero di torre Galfa a Milano.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, rispondo in questi termini all'interrogazione del senatore Vita.
Il 5 maggio 2012 circa 50 componenti del neocostituito collettivo Macao hanno occupato abusivamente lo stabile di via Fara, a Milano, denominato torre Galfa. Il collettivo Macao, formato per lo più da lavoratori dell'arte e della cultura, ha riscosso enorme solidarietà, non solo all'interno del panorama antagonista, ma anche da una parte della società civile, nonché da numerosi esponenti del mondo della cultura e della politica, suscitando grande interesse nei mass media. A seguito dell'occupazione, la società immobiliare proprietaria dell'immobile ha presentato formale denuncia-querela presso la questura di Milano per il reato di occupazione abusiva e ne ha chiesto il contestuale sgombero.
L'occupazione è terminata il 15 maggio dopo l'intervento della forza pubblica, cui ha fatto seguito un presidio permanente di protesta da parte di alcuni giovani, durato sino al successivo 19 maggio, lungo la via Galvani nel tratto adiacente la torre Galfa. Durante il presidio si sono svolte assemblee pubbliche che hanno visto la partecipazione, tra l'altro, di numerosi esponenti politici locali. L'amministrazione locale ha altresì invitato i giovani a costituirsi in associazione e partecipare al bando pubblico per l'assegnazione dell'area industriale dismessa ex Ansaldo, di proprietà comunale, destinata ad ospitare iniziative artistiche e culturali.
Nel pomeriggio del 19 maggio i giovani del collettivo Macao, rifiutando le proposte dell'amministrazione, hanno abbandonato la sede stradale e si sono uniti ad un altro gruppo di aderenti al collettivo, che avevano già occupato palazzo Citterio, da dove sono stati nuovamente sgomberati il 22 maggio.
Il 16 giugno scorso gli attivisti del predetto collettivo hanno dato luogo a diverse manifestazioni volte a sottolineare la carenza di spazi per la cultura, a fronte di numerose aree lasciate in abbandono.
Voglio ricordare che attualmente risulta occupata da parte del collettivo Macao l'area dell'ex macello comunale, in via Molise.
La società Sogemi, che gestisce per conto del Comune di Milano i mercati all'ingrosso, ha sporto denuncia all'autorità giudiziaria e ha formalizzato la richiesta di assistenza della forza pubblica per lo sgombero dell'immobile. Sono state, pertanto, avviate le procedure per liberare l'area mediante l'assistenza della forza pubblica.
Voglio sottolineare che gli spazi in stato di abbandono, precedentemente occupati da gruppi di attivisti del collettivo Macao, sono stati liberati grazie all'intervento delle forze dell'ordine e senza alcun incidente. Ritengo di dover evidenziare che, nel caso di occupazione abusiva di un immobile, compito delle forze dell'ordine è sempre quello di ripristinare la legalità. Lo sgombero viene eseguito su richiesta della parte proprietaria e in esecuzione di provvedimenti dell'autorità giudiziaria, individuando modalità di intervento volte ad evitare più gravi turbative per l'ordine e la sicurezza pubblica.
*VITA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITA (PD). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario De Stefano per la risposta, che tuttavia ha solo parzialmente replicato al punto sotteso a questa interrogazione che ha uno scopo molto preciso. Essa intende evidenziare come, in una stagione caratterizzata da tagli alla cultura, restrizioni degli spazi culturali e difficoltà per tanti giovani di trovare, soprattutto nelle aree urbane e nelle grandi città, opportunità per le loro progettazioni e iniziative, quello di torre Galfa fosse uno dei tanti grandi edifici abbandonati senza una prospettiva di riuso a tempi brevi.
Dunque, quell'iniziativa, che non io ma le cronache hanno descritto come non violenta, volta a segnalare tale questione così contraddittoria rispetto ai bisogni giovanili, si è appunto poi risolta con uno sgombero e una situazione che comunque, a mio modo di vedere, non rientra nella miglior logica di governare l'ordine pubblico. Laddove si sia di fronte a facinorosi o sgradevoli episodi la violenza va sempre combattuta, non vorrei che su questa interrogazione vi possano essere equivoci al riguardo, ma un caso come questo richiedeva un'attenzione diversa. Anche perché, e concludo, signor Sottosegretario, ho presentato l'interrogazione - e non credo sia stato per eccesso di zelo da parte mia - perché in quelle giornate, pur vivendo ormai da anni qui a Roma, ho ricevuto io stesso, che faccio parte della Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato, insieme ad altri colleghi attenti alle attività culturali, la notizia di numerose iniziative. È pervenuto infatti un appello con tantissime adesioni che sollecitavano noi parlamentari a denunciare questa grande contraddizione: si taglia, ci sono pochi spazi culturali e là dove ci sono edifici abbandonati che si presterebbero benissimo a diventare dei luoghi multimediali e culturali questi ultimi non vengono aperti a chi vorrebbe gestirli con l'opportunità di farne anche dei riferimenti culturali.
Non so quanto l'ultima parte a cui lei accennava relativa all'edificio ubicato in via Molise abbia a che fare con la questione da me sollevata.
Comunque, nel dichiararmi solo parzialmente soddisfatto, invito lei e il suo Ministero a seguire una logica differenziata negli interventi su tali temi.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02904 sul fermo di un'attivista dei «No Tav» durante le celebrazioni per la festa della Liberazione svoltesi il 25 aprile 2012.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, con l'interrogazione presentata dal senatore Vita si chiedono chiarimenti in merito all'accompagnamento della signora Margherita Fina a un commissariato di pubblica sicurezza, avvenuto il 25 aprile scorso, durante la manifestazione organizzata a Roma per il 67° anniversario della Liberazione.
Mentre si stavano svolgendo le celebrazioni, alla presenza del Presidente della Repubblica e di altre cariche dello Stato, la signora Fina attraversava piazza Venezia a bordo di una bicicletta, facendo sventolare una bandiera del movimento «No Tav» legata ad una canna da pesca. Il personale in servizio di ordine pubblico ha provveduto ad informare la donna che, per il tempo strettamente necessario allo svolgimento della manifestazione, non sarebbe stato possibile attraversare la piazza.
La signora Fina, alla presenza di giornalisti e cineoperatori televisivi, ha iniziato ad inveire contro gli agenti, sostenendo di non riconoscere il servizio di sicurezza e di avere il diritto di attraversare la piazza in qualsiasi momento. Di fronte al suo rifiuto ad ottemperare alle disposizioni degli addetti al servizio di ordine pubblico, nonché ad esibire un documento di identità utile per l'identificazione - «rifiuto opposto con atteggiamento verbale spropositato ed ingiustificato» - la signora Fina è stata accompagnata presso gli uffici del commissariato Trevi-Campo Marzio ai soli fini dell'accertamento dell'identità. Avvenuta l'identificazione, l'interessata è stata congedata dal predetto ufficio di Polizia di Stato.
Nella situazione specifica, come peraltro sempre avviene in analoghe circostanze, le forze dell'ordine hanno gestito con competenza i servizi di ordine pubblico e garantito il sereno svolgimento della manifestazione; si sono attenute alle disposizioni impartite dalle ordinanze di servizio e hanno predisposto mirati dispositivi di sicurezza e di protezione, adeguati alla particolarità dell'evento e alla tutela delle alte personalità presenti, nel rispetto della dignità e dei diritti fondamentali dei cittadini.
*VITA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITA (PD). Signor Sottosegretario, forse è opportuno che io fornisca qualche ulteriore specificazione, altrimenti quella alla quale ci riferiamo potrebbe apparire una più normale iniziativa di tutela dell'ordine pubblico.
Incontrai alla manifestazione organizzata a Roma per la celebrazione della festa del 25 aprile questa giovane signora, musicista dell'orchestra del teatro all'Opera di Roma che io conosco, che denunciava (non solo a me, ma anche ad altre persone presenti, fra cui dei giornalisti) un episodio che nella descrizione non era del tutto simile a quello che hanno riferito a lei. Naturalmente non gliene faccio colpa, signor Sottosegretario. La signora, per andare alla manifestazione, attraversava in bicicletta piazza Venezia con una bandiera, che sarebbe stata «No Tav» laddove fosse stata sventolante mentre invece era chiusa e issata su un oggetto semplice, una canna da pesca. Di fronte a questo passaggio, con un eccesso di zelo da parte delle forze dell'ordine, c'é stato il fermo della signora con successiva identificazione. E questo per un semplice passaggio in bicicletta.
Signor Sottosegretario, se adesso io e lei ci recassimo a piazza Venezia per una banale prova fermando tutti quelli che passano con qualcosa in mano impiegheremmo tutta la giornata, e non mi pare che questo sia il compito essenziale delle forze dell'ordine.
Senza dover ribadire in quest'Aula la necessità di bandire ogni violenza, perché non ho nessuna simpatia per forme di violenza o consimili, ho presentato questa interrogazione perché credo che la tutela della democrazia, peraltro in una data simbolica come il 25 aprile, richieda un'attenzione e una tolleranza specifiche anche rispetto a manifestazioni di dissenso, laddove queste si limitino a tenere sopra una canna da pesca una bandiera, di un movimento magari discutibile ma che non spetta a noi giudicare, per andare ad una manifestazione della storia italiana.
Inviterei pertanto, con questa mia risposta di insoddisfazione, naturalmente non verso di lei, signor Sottosegretario, ad un atteggiamento più attento, anche perché in questi giorni ci sono molte manifestazioni di studenti - penso alla giornata di domani - e ritengo quindi sia nostro compito generale governare con grande sapienza le politiche dell'ordine pubblico sceverando il grano dal loglio ed evitando di fare la somma generica di tutti i comportamenti che possono sembrare in qualche modo di dissidenza o di eccentricità rispetto a linee considerate più giuste.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03032 sul contrasto alla criminalità nella provincia di Bari.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DE STEFANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il senatore D'Ambrosio Lettieri ed altri sollevano con l'interrogazione da lei testé indicata il problema della sicurezza e della legalità nel territorio del Comune di Bari, dove, a partire dai primi mesi del 2012, si sono verificati gravi episodi criminosi, sintomatici di una ripresa della conflittualità della malavita organizzata. Su 17 omicidi registrati complessivamente dall'inizio dell'anno, 7 sono ascrivibili alla criminalità organizzata. A questi si devono inoltre aggiungere 2 tentati omicidi.
Questi fatti di sangue sono riconducibili alla crisi degli assetti dei sodalizi criminali, determinata dall'incisiva azione di contrasto svolta dalle Forze di polizia. Attualmente, infatti, i personaggi di spicco di tali organizzazioni sono quasi tutti in stato di detenzione, mentre nuovi elementi emergenti, che potremmo definire "di seconda generazione", spingono per conquistare gli spazi lasciati liberi all'interno dei clan di appartenenza o per estendere la loro zona di influenza.
A seguito dei due tentati omicidi nei confronti di esponenti di tali consorterie, entrambi avvenuti nell'ultima decade di agosto, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, riunito in sede tecnica allargata alla partecipazione del procuratore aggiunto della Repubblica di Bari e del rappresentante della DIA, ha esaminato la situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica del capoluogo.
Nel corso della riunione si è convenuto di intensificare ulteriormente i servizi di prevenzione e contrasto in atto con l'impiego straordinario dei reparti speciali di Polizia e Carabinieri. Sono stati disposti, inoltre, controlli mirati ai sorvegliati speciali e nei luoghi di ritrovo dei pregiudicati ed è stata assicurata una maggiore presenza notturna delle forze dell'ordine.
Nell'ulteriore riunione di coordinamento delle forze dell'ordine, è stata disposta la pianificazione di mirate attività di controllo del territorio, attraverso la suddivisione in zone di intervento affidate alle singole Forze di polizia e individuate sulla base di criticità criminali e ambientali. La pianificazione prevede anche il coinvolgimento della Polizia municipale, in raccordo con le altre articolazioni comunali (servizio di raccolta rifiuti, servizio d'illuminazione e servizio di annona), al fine di bonificare i quartieri non solo sotto l'aspetto dell'ordine pubblico, ma anche per migliorare le condizioni di vivibilità, in considerazione che il degrado urbano favorisce lo sviluppo delle attività illecite e l'insorgere di altri fenomeni che comunque incidono sulla sicurezza.
Voglio inoltre evidenziare come l'attività di controllo messa in campo per fronteggiare la ripresa degli agguati armati tra le fila della criminalità organizzata abbia già consentito di conseguire numerosi risultati. Ricordo soltanto che l'11 settembre scorso è stata portata a termine un'importante operazione anticrimine con l'esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal GIP di Bari, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 11 soggetti, di cui 4 di nazionalità georgiana, accusati di furti in appartamento, ricettazione e riciclaggio. L'attività investigativa ha consentito l'arresto anche di due gioiellieri del capoluogo e il sequestro di 35 chilogrammi di oggetti preziosi.
Complessivamente, dall'inizio dell'anno, sono stati effettuati 359 servizi straordinari di controllo del territorio che hanno visto impegnate 1.077 pattuglie del reparto prevenzione crimine nel corso dei quali sono state sequestrate 32 pistole e 8 fucili mitragliatori.
Analogo ed intenso impulso viene dedicato all'attività di polizia giudiziaria mediante una stretta collaborazione investigativa con la squadra mobile e i commissariati distaccati di pubblica sicurezza.
L'attività di contrasto e l'attuazione del dispositivo di prevenzione hanno, nel loro insieme, determinato una diminuzione generale dei delitti del 6 per cento nei primi sette mesi del corrente anno (29.784) rispetto a quelli dell'analogo periodo di riferimento del 2011 (31.725).
Per un più approfondito esame della situazione ho partecipato lo scorso 25 settembre ad una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con i vertici delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria, nonché il sindaco e il Presidente della Provincia di Bari. Il Comitato ha svolto un'ampia e approfondita analisi dello stato della sicurezza pubblica del capoluogo e della provincia, con specifico riferimento ai recenti episodi criminosi. In quella sede è stato riconosciuto il notevole sforzo messo in campo dalle Forze di polizia nell'attività di controllo del territorio, che, grazie a una forte strategia di coordinamento, ha già determinato positivi e apprezzabili risultati nell'attività di contrasto al crimine, con l'arresto di numerosi pregiudicati e il sequestro di armi e sostanze stupefacenti.
Sono state anche definite nuove e più incisive strategie di contrasto alla criminalità attraverso il rafforzamento delle attività investigative e di intelligence e un'ulteriore intensificazione dei servizi di prevenzione e contrasto da attuarsi con l'impiego straordinario dei reparti speciali di Polizia e Carabinieri ed una maggiore presenza notturna delle forze dell'ordine. All'attuazione degli interventi individuati contribuiranno tutte le istituzioni comunque coinvolte nel governo del territorio.
Sulla situazione dell'ordine pubblico e dell'emergenza della criminalità nel capoluogo pugliese vi è quindi la massima attenzione del Governo, anche per individuare misure concrete di contrasto.
D'altra parte, il presidio delle Forze di polizia dispiegate nel capoluogo e nella provincia di Bari presenta un sensibile decremento degli organici, pari a 239 operatori, determinato dalla differenza tra la forza organica di 2.243 unità e quella effettiva di 2.004. Questa differenza viene parzialmente compensata con 64 appartenenti ai ruoli tecnici della Polizia di Stato che, addetti ai corrispondenti settori, contribuiscono alla funzionalità degli uffici ove prestano servizio.
Concorrono, tuttavia, nell'attività di prevenzione generale anche 2.164 carabinieri e 1.482 appartenenti alla Guardia di finanza.
Per quanto concerne la problematica dei tagli al comparto sicurezza, voglio evidenziare che nel periodo 2009-2012 le dotazioni iniziali di bilancio del Dipartimento della pubblica sicurezza, in particolare la spesa riferibile ai consumi intermedi, hanno subito tagli in base a quanto disposto dalla legge finanziaria 2007, dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, nonché dalla legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012).
L'articolo 33, comma 8, della legge di stabilità 2012, tuttavia, ha istituito un apposito fondo per il potenziamento e il finanziamento di oneri indifferibili della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e dei Vigili del fuoco.
Nell'esercizio finanziario in corso, inoltre, sono state reperite ulteriori risorse, in particolare dai fondi per le missioni internazionali di pace e dai fondi del Ministro, quale quota parte per le esigenze dei consumi intermedi.
In merito ai quesiti riguardanti il Fondo unico giustizia. (FUG), posso assicurare che il Governo favorirà l'approvazione in tempi brevi del decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri necessario per il reperimento e la distribuzione delle risorse del FUG. In tal senso, sono in corso contatti tra i Ministeri della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze, al fine di individuare soluzioni che permettano di ricomprendere tra le quote di fondo divisibile anche una parte dei titoli in sequestro, previa loro monetizzazione.
Per quanto riguarda la quota del Fondo unico giustizia da destinare alla necessità di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, nel 2011 sono stati assegnati ai Dipartimento della pubblica sicurezza oltre 171 milioni di euro. Le suddette disponibilità finanziane hanno consentito, tra l'altro, su scala nazionale, interventi di manutenzione di mezzi, di impianti e di immobili, di approvvigionamento di carburante, nonché l'attuazione di importanti progetti riguardanti le Forze di polizia, di particolare rilevanza strategica e di elevati standard tecnologici.
Pur nel quadro della descritta situazione di criticità finanziaria, è prevista nell'anno corrente l'assegnazione alla questura di Bari di 7 autovetture per il controllo del territorio e l'espletamento di servizi ordinari. Si soggiunge che, sempre nell'anno in corso, è stato finora possibile assegnare, rispettivamente, alla questura e alla sezione della Polizia stradale di Bari, gli importi, rispettivamente, di circa 171.000 euro e di oltre 17.000 euro per la manutenzione del parco veicolare della Polizia di Stato, con riserva di successivi accreditamenti. Nel contempo, ad oggi, sono stati assegnati all'autocentro della Polizia di Stato di Napoli oltre 2 milioni di euro per il fabbisogno di carburante degli enti dipendenti (fra i quali vi è, ovviamente, anche la questura di Bari).
Per ciò che concerne il settore «impianti tecnici, telecomunicazioni e informatica», è inoltre stato accreditato, per l'anno 2012, alla zona telecomunicazioni «Puglia-Basilicata» l'importo di 456.000 euro.
Pur in un contesto di riorganizzazione e di contenimento della spesa pubblica, non vi potrà mai essere un arretramento dello Stato sul fronte dell'ordine e della sicurezza pubblica. Posso, pertanto, assicurare che le Forze di polizia proseguono nell'incessante monitoraggio del contesto criminale locale, acquisendo preventivamente ogni minimo segnale utile a prevenire e contrastare l'evoluzione di situazioni che possano compromettere la tutela dei cittadini e la salvaguardia del territorio.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, ringrazio il signor Sottosegretario per l'amabilità che ha avuto di riferire in quest'Aula in merito a problematiche che hanno un livello di emergenza che rischia di condizionare in modo profondo i principi di democrazia e di civile convivenza nel territorio barese.
Prendo atto delle sue considerazioni, delle valutazioni e delle rassicurazioni, signor Sottosegretario, tuttavia mi ritengo solo parzialmente soddisfatto. Sono oltre 2 miliardi di euro le risorse del FUG bloccate al 31 dicembre del 2011 (sono dati della Ragioneria dello Stato) e che devono essere assegnate. Sino ad oggi di queste risorse a Bari non è arrivato un euro. Lo dice la procura della Repubblica, precisamente lo dice il procuratore aggiunto della Repubblica: nel mese di agosto, con dichiarazione rilasciata alla stampa, questi ha affermato di non avere soldi per la carta delle fotocopie.
Vi è un deficit di organico, sia nell'ambito dei magistrati inquirenti, sia nell'ambito delle dotazioni delle forze dell'ordine. Tanto agli uni quanto agli altri io rinnovo tutta la mia stima e la mia gratitudine, da cittadino oltre che da parlamentare, per gli sforzi che compiono, in una situazione drammatica, nella quale sono costretti a vivere, e in un quadro che ci consegna la storia quotidiana che diventa sempre più inquietante.
Signor Sottosegretario, il Governo deve fare di più. Chiedo che il Ministro dell'interno convochi a Bari un Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Oggi il ministro Cancellieri è a Foggia. Mi compiaccio. Mi permetto di dire, con tutto il rispetto, che la situazione di Bari è molto più grave di quella di Foggia perché sui 17 morti ammazzati nel centro cittadino e nelle ore centrali della giornata si allunga l'ombra di una criminalità che si infiltra forse anche nelle pubbliche amministrazioni. Dobbiamo attendere che ci siano gli arresti, così come sta accadendo in qualche altra parte d'Italia, per scongiurare il rischio che la democrazia e la legalità vengano compromesse dalla presenza nelle pubbliche amministrazioni di rappresentanti delle organizzazioni criminali? Non scomoderò il CENSIS per ricordare cosa dice in merito ai problemi della sicurezza e di quanto i principi di sicurezza e di legalità incidono sul mantenimento delle condizioni di democrazia e di sviluppo, non soltanto economico, ma anche sociale di un territorio.
Signor Sottosegretario, lo ribadisco con forza e con grande determinazione affinché il Governo intervenga immediatamente. Una non troppo simpatica hostess della Ryanair qualche giorno fa volando su Bari ha detto: «Questa è la città di San Nicola e della mafia». Ciò produce profonda amarezza. Sono convinto che non sia vero, ma temo, invece, che sia vero che le organizzazioni criminali in quel territorio abbiano probabilmente già definito un accordo con organismi rappresentativi delle istituzioni e con pezzi dell'impresa.
La contiguità fra criminalità, pubblici poteri e impresa è un problema sul quale si deve indagare. In modo assolutamente maldestro, il sindaco di Bari ha denunziato in una sede non competente un fatto grave e inquietante che non deve sfuggire alla vostra attenzione. Ha detto che chi vuole entrare in politica ora sta negoziando con queste persone. Ebbene, signor Sottosegretario, chiedo che si indaghi e si verifichi se chi è entrato in politica ha già negoziato con la criminalità un patto scellerato per mettere sotto scacco una città sulla quale evidentemente incombe pesantemente un'attività che merita di essere accertata anche con riferimento alle possibili infiltrazioni di organizzazioni criminali e di loro rappresentanti nelle società controllate dal Comune, municipalizzate ed altro.
Una persona qualche mese fa si è uccisa. Era un dipendente della Multiservizi. Ha lasciato un biglietto con scritto: «Io alla mafia non ci sto». La famiglia è ancora in attesa di avere notizie del perché di questo suicidio, che lascia inquietati, soprattutto in considerazione che si trattava di una persona assolutamente serena e normale, probabilmente insidiata dove svolgeva la sua attività da condizioni ambientali assolutamente preoccupanti.
Signor Sottosegretario, le rinnovo quindi l'invito a farsi promotore dello svolgimento a Bari di una riunione del Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, alla presenza dei Ministri dell'interno e di giustizia, affinché venga restituita serenità, non soltanto sotto il profilo della sicurezza, ma anche per i principi di democrazia, che vedo gravemente compromessi.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 16 ottobre 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 16 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 10,04).
Allegato A
INTERROGAZIONI
Interrogazione sullo sgombero di torre Galfa a Milano
(3-02866) (17 maggio 2012)
VITA. - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nella mattinata del 15 maggio 2012 le Forze dell'ordine hanno sgomberato la torre Galfa, un edificio di oltre 100 metri in disuso nel centro di Milano, occupato da una decina di giorni da un collettivo di "lavoratori dell'arte" Macao, che ha voluto attirare l'attenzione sul problema relativo alla mancanza di spazi sociali;
oltre ai manifestanti e ai loro sostenitori, si sono radunati in via Galvani centinaia di giovani e meno giovani per solidarizzare con i ragazzi del collettivo, condividendo il progetto socioculturale da questi avviato presso la torre Galfa, immobile di proprietà della famiglia Ligresti;
secondo quanto riferito dai presenti, lo sgombero è avvenuto in un clima di massima tranquillità, non avendo i giovani occupanti opposto alcuna resistenza alle Forze di polizia;
al termine dello sgombero gli stessi giovani hanno organizzato, anche attraverso Internet, una manifestazione davanti all'ingresso dello stabile;
le Forze dell'ordine, per tale ragione, si sono disposte in vari punti lungo il perimetro della struttura,
si chiede di sapere quali siano i motivi per cui le Forze dell'ordine sono intervenute in tale modo contro i lavoratori dell'arte di Macao, essendo questi giovani interessati unicamente a valorizzare e riqualificare uno spazio abbandonato da anni.
Interrogazione sul fermo di un'attivista dei "No Tav" durante le celebrazioni per la festa della Liberazione svoltesi il 25 aprile 2012
(3-02904) (06 giugno 2012)
VITA. - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 25 aprile 2012 Margherita Fina, musicista dell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, e attivista del movimento "No Tav", è stata fermata e trattenuta durante la manifestazione organizzata dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia in ricorrenza della festa della Liberazione che si radunava al Colosseo;
la signora Margherita Fina, mentre percorreva via del Corso in bicicletta con una bandiera "No Tav" sventolante in cima ad una canna da pesca, è stata fermata a piazza Venezia, mentre si svolgeva la manifestazione istituzionale;
un poliziotto in borghese le sfilava brutalmente la bandiera dall'asta accusandola di violare la legge in quanto esponeva un simbolo di un "partito politico" e per tali motivi veniva condotta in questura;
dal verbale di accompagnamento presso la questura di piazza del Collegio romano dove è stata trattenuta per circa mezz'ora risultano accertamenti in quanto durante la cerimonia in piazza Venezia del 25 aprile, transitava in detta piazza in bicicletta, esponendo una bandiera della No Tav, appesa ad una canna da pesca lunga 2 metri circa;
considerato che l'articolo 13 della Costituzione sancisce la libertà personale: "La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti accaduti e quali siano i motivi per cui la signora Margherita Fina sia stata fermata e trattenuta in questura.
Interrogazione sul contrasto alla criminalità nella provincia di Bari
(3-03032) (06 settembre 2012)
D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO, COSTA, GALLO, LICASTRO SCARDINO, MAZZARACCHIO, MORRA, NESSA, POLI BORTONE, SACCOMANNO. - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
la situazione dell'ordine pubblico e lo stato della sicurezza nel barese hanno raggiunto livelli allarmanti;
i recenti gravissimi casi di omicidio e ferimento che si sono verificati nella città di Bari nell'ambito di conflitti a fuoco tra bande rivali della criminalità organizzata, per la loro efferatezza e reiterazione, espongono i cittadini al rischio della propria incolumità;
la Procura e le Forze dell'ordine di Bari, che versano in grave difficoltà sul fronte economico e di organico, denunciano pubblicamente le inaccettabili condizioni e carichi di lavoro cui sono costretti nonché la mancanza di risorse, anche di quelle minime necessarie per l'acquisto del carburante o della carta per le fotocopie;
premesso, inoltre, che:
il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, contiene misure di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica che prevedono anche la riduzione nell'acquisto di beni e servizi e il blocco parziale del turnover del personale delle pubbliche amministrazioni;
l'ulteriore riduzione delle spese per beni e servizi ai comparti sicurezza e giustizia rischia di mettere in ginocchio definitivamente la macchina della giustizia e quella della sicurezza nel barese, nonostante il lodevole lavoro svolto dagli organi di polizia;
considerato che:
nel 2008 è stato costituito il fondo unico della giustizia (FUG) le cui risorse dovrebbero essere destinate per il 49 per cento all'incremento delle risorse del Ministero della giustizia e per identica percentuale anche al Ministero dell'interno al fine di potenziare le attività di contrasto alla criminalità;
secondo la Ragioneria generale dello Stato, le risorse del FUG, alla data del 31 dicembre 2011, erano pari a 2.212,88 milioni di euro;
di questi solo 1.065,52 sarebbero effettivamente disponibili, in quanto riportati da conti correnti e depositi di risparmio, mentre le rimanenti risorse, derivanti da confische e dissequestri, non lo sarebbero ancora definitivamente;
considerato, inoltre, che:
la città di Bari e l'intero comprensorio barese sono attraversati dalla recrudescenza di gravissimi e reiterati fenomeni criminali ai quali partecipano nuove e vecchie compagini delinquenziali che agiscono senza scrupoli, ferendo e uccidendo anche tra la folla e in pieno giorno;
è indiscutibile la necessità di mantenere gli standard di sicurezza e di ordine pubblico e di far fronte alle gravi criticità denunciate dagli operatori della giustizia,
si chiede di sapere:
quali siano le iniziative che i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano porre in essere al fine di potenziare le auspicate attività di contrasto ai gravissimi fatti criminosi denunciati e di ripristinare i necessari livelli di sicurezza su tutto il territorio della città di Bari e della provincia e consentire alle Forze dell'ordine e alla magistratura di svolgere adeguatamente i compiti cui sono preposti;
se ritengano di dover convocare con urgenza a Bari il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica;
quali siano le complessive risorse effettive del FUG e quali le risorse erogate o da erogare per l'anno 2012, attingendo da tale fondo, ai comparti della sicurezza e della giustizia e, in particolare, a quelli destinati al territorio barese;
quali siano le ragioni che hanno impedito fin qui l'utilizzo di detti fondi, sia nella parte dichiarata disponibile che in quella resa nota come indisponibile;
se ritengano di intervenire al fine di rendere immediatamente utilizzabili tali somme per far fronte alle emergenze dei comparti giustizia e sicurezza, specificamente per l'intero comprensorio barese .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Biondelli, Ceruti, Ciampi, Colombo, Marino Ignazio Roberto Maria e Pera.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bonino, per attività di rappresentanza del Senato; Bianchi, Coronella, De Angelis, De Luca Vincenzo e Izzo, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Nerozzi, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette "morti bianche"; Adragna e Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Boldi, per partecipare ad un incontro interparlamentare; Perduca, per partecipare ad un'iniziativa internazionale.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Ichino Pietro, Morando Enrico, Bianco Enzo, Astore Giuseppe, Bosone Daniele, Ceccanti Stefano, Chiaromonte Franca, Cosentino Lionello, De Luca Cristina, Del Vecchio Mauro, D'Ubaldo Lucio Alessio, Follini Marco, Galperti Guido, Garavaglia Mariapia, Giaretta Paolo, Granaiola Manuela, Leddi Maria, Marcucci Andrea, Mazzuconi Daniela, Micheloni Claudio, Negri Magda, Pignedoli Leana, Pinotti Roberta, Procacci Giovanni, Ranucci Raffaele, Rossi Nicola, Rossi Paolo, Rusconi Antonio, Tonini Giorgio
Misure per favorire l'invecchiamento attivo, il pensionamento flessibile, l'occupazione degli anziani e dei giovani e per l'incremento della domanda di lavoro (3515)
(presentato in data 10/10/2012);
Senatore D'Alia Gianpiero
Disposizioni in materia di competenze professionali dei periti industriali e dei periti industriali laureati con specializzazione in edilizia (3516)
(presentato in data 10/10/2012).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
14ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea
Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee -Legge comunitaria 2012 (3510)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), Commissione parlamentare questioni regionali
C.4925 approvato dalla Camera dei Deputati
(assegnato in data 11/10/2012)
Documenti, deferimento a Commissioni permanenti
Ai sensi dell'articolo 144-bis del Regolamento, è stata deferita alla 14a Commissione permanente, in sede referente, la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011 e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti (Doc. LXXXVII, n. 5).
La predetta documentazione era stata trasmessa dal Ministro per gli affari europei in data 22 marzo 2012.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Montani ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-08334 del senatore Rizzi.
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
ZANDA, COSENTINO, VITA, MARINARO, DI GIOVAN PAOLO, RANUCCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'articolo 5, comma 1, della legge regionale del Lazio 13 gennaio 2005, n. 2, recante "Disposizioni in materia di elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei componenti della Giunta e del Consiglio regionale", nel modificare l'art. 3 della legge regionale n. 108 del 1968, stabilisce che "Nei casi di scioglimento del Consiglio regionale, previsti dall'articolo 19, comma 4, dello Statuto, si procede all'indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione entro tre mesi";
l'articolo 19, comma 4, dello Statuto della Regione Lazio, di cui alla legge statutaria n. 1 del 2004, richiamato dalla legge regionale n. 2 del 2005, indica due distinti casi di scioglimento del Consiglio: a) a seguito di mozione di sfiducia (art. 43); b) a seguito di dimissioni volontarie, rimozione, decadenza, impedimento permanente e morte del Presidente della Regione (art. 44);
sui tempi dell'effettivo svolgimento delle elezioni incide negativamente la mancata differenziazione, nella legge elettorale, della causa di scioglimento. Mentre è infatti possibile ipotizzare che, quando lo scioglimento avvenga per sfiducia politica, il termine di tre mesi possa essere considerato quello perentorio per la mera indizione delle elezioni, ciò non è possibile quando le cause incidono sulla persona del Presidente. In questo caso, vale il principio della immediata ricostituzione delle Istituzioni regionali, principio che la stessa legge regionale si preoccupa di assicurare consentendo l'effettuazione delle elezioni addirittura "a decorrere dalla quarta domenica precedente il compimento del quinquennio" (art. 3 della legge regionale n. 108 del 1968, come modificato dall'art. 5, comma 1, della legge regionale n. 2 del 2005);
considerata la mancanza, nella legge elettorale regionale, di questo punto distintivo, deve ritenersi ancora in vigore quanto previsto in materia dalla legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, recante "Disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni", che ha ben presente la radicale differenza di situazioni. Tale legge ha dunque previsto all'articolo 5, comma 2, lettera b), che in caso di sfiducia "entro tre mesi si procede all'indizione di nuove elezioni", mentre nelle cause citate, relative alla persona del Presidente, "si procede parimenti a nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta". L'omissione, nel secondo caso, del termine indizione è, a parere degli interroganti, più che significativa della diversità dei casi e dei diversi rimedi da adottare, secondo il legislatore costituzionale;
considerato che a parere degli interroganti:
le misure adottate dal Governo al fine di razionalizzare la spesa pubblica e, da ultimo, il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante "Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012", finalizzato a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nell'obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità, impongono un'immediata indizione delle elezioni nella Regione Lazio per far sì che organi regionali dotati di piena legittimità democratica possano adottare le misure conseguenti a porre un freno immediato a sprechi ed usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale;
in particolare, dette misure, che in gran parte saranno attuabili nella Regione Lazio solo dopo le nuove elezioni regionali, rendono necessario effettuare quanto prima le elezioni regionali nel Lazio per permettere il completamento del disegno riformatore del Governo;
a questo proposito il comma 3 dell'articolo 2 del suddetto decreto-legge sulla trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali stabilisce che le disposizioni relative al contenimento dei costi della politica nelle regioni si applicano anche "alle Regioni nelle quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il Presidente della regione abbia presentato le dimissioni ovvero si debbano svolgere le consultazioni elettorali entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto";
considerato inoltre che:
in occasione dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata il 10 ottobre 2012 alla Camera dei deputati, il Ministro dell'interno, Cancellieri, in risposta all'interrogazione 3-02521 - presentata da 23 deputati del Gruppo del Partito Democratico - in merito alla necessità che "le elezioni del nuovo consiglio della regione Lazio e del presidente della regione avvengano entro e non oltre il 28 dicembre 2012" ha affermato che la "sollecitazione sottende un'interpretazione della norma regionale, articolo 5 della legge regionale n. 2 del 2005, secondo la quale il termine di tre mesi ivi indicato con riferimento all'indizione delle elezioni sia in realtà da riferirsi allo svolgimento delle consultazioni elettorali. Siffatta interpretazione potrebbe trovare conforto in una sentenza della Corte costituzionale, la n. 196 del 2003, che ebbe ad esprimersi in tal senso per l'analogo caso della legge regionale dell'Abruzzo". Anche l'Avvocatura generale dello Stato, ha proseguito il Ministro, "nell'esprimere un parere tecnico al riguardo, ha dato evidenza all'esistenza di questo precedente giurisprudenziale. In effetti l'interpretazione si basa sull'osservazione secondo cui l'interesse pubblico generale richieda che non trascorra un lasso troppo lungo di tempo tra l'intervenuto scioglimento dell'assise regionale e il rinnovo delle cariche elettive";
il Ministro ha inoltre auspicato "che una decisione così importante [come quella della data delle elezioni regionali in Lazio] possa maturare ed essere adottata dal Presidente regionale uscente, che ne ha la piena ed esclusiva competenza, nell'ambito di un sereno e pacato confronto, alieno da ogni forma di strumentalizzazione e che tenga conto di tutti gli interessi che caratterizzano la vicenda";
rilevato che:
a seguito del decreto di scioglimento del Consiglio regionale del Lazio, firmato il 28 settembre 2012 dal Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, il Consiglio regionale può esaminare solo atti dovuti, urgenti e indifferibili ed è tenuto a garantire l'ordinaria amministrazione fino al momento del voto;
la Presidente uscente della Regione, Polverini, ha dichiarato, in un'intervista rilasciata al quotidiano "Il Messaggero" il 6 ottobre 2012, l'impossibilità di andare a votare entro il mese di dicembre 2012 poiché "ci sono aspetti organizzativi ed economici da valutare" e che andare alle urne così presto "è complicato" perché "questa non è una piccola Regione in cui si può organizzare tutto tanto rapidamente";
in un lancio dell''agenzia Adnkronos dell'8 ottobre 2012, si legge che secondo la presidente Polverini «"ci sono questioni burocratiche, amministrative ed economiche da approfondire''. (...) ''Andare alle urne costa 30 milioni e, se votassimo da soli, quei soldi li dovremmo tirare fuori noi: ma serve un bilancio tecnico visto che la copertura per questa spesa non c'è''»;
in base al bilancio annuale del Consiglio regionale del Lazio, le spese necessarie al mantenimento del solo organo legislativo sono pari a 350.000 euro al giorno, equivalenti a 10,5 milioni di euro al mese;
secondo quanto riportato dal "Corriere della sera" del 10 ottobre 2012, la spesa per il mantenimento del Consiglio regionale del Lazio sarebbe, dunque, pari a 54 milioni di euro se le elezioni si svolgessero il 21 aprile 2013;
se, come afferma la Presidente uscente, lo svolgimento delle elezioni nella primavera del 2013 comporterebbe un risparmio per la Regione Lazio di 30 milioni di euro, d'altra parte, il costo per il mantenimento per vari mesi di un Consiglio ormai inattivo sarebbe pari ad almeno doppio;
fermo restando che la disciplina della eventuale prorogatio degli organi elettivi regionali dopo la loro scadenza o scioglimento o dimissioni e degli eventuali limiti dell'attività degli organi prorogati è di competenza dello statuto della Regione, il mancato svolgimento delle elezioni entro il mese di dicembre prolungherebbe irragionevolmente una situazione patologica e di carenza costituzionale come quella derivante dallo scioglimento del Consiglio, mentre sarebbe necessario ripristinare al più presto non solo l'interesse pubblico generale (come ha dichiarato il Ministro Cancellieri) e la legittima rappresentatività degli organi regionali, ma anche il regolare e pieno funzionamento degli stessi al fine di evitare eventuali danno all'erario;
ai costi di una Giunta e di un Consiglio che restano in carica nonostante non abbiano di fatto alcun compito da svolgere ed all'inutile prolungamento dell'ordinaria amministrazione in una Regione come il Lazio vanno poi aggiunti i ben più pesanti oneri economici derivanti da un prolungato blocco di ogni iniziativa e decisione ragionevole persino nei delicatissimi settori che attengono alle attività economico-sociali, tanto da far ritenere che nel caso di rinvio del voto oltre la data del 28 dicembre 2012 il "lucro cessante" sarebbe ben maggiore del pur gravissimo "danno emergente",
si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza, per quanto di competenza, di un'iniziativa della Procura della Corte dei conti della Regione Lazio volta ad accertare l'esistenza e l'entità di un danno all'erario derivante dal rinvio dello svolgimento del voto per l'elezione del Consiglio regionale del Lazio oltre la data del 28 dicembre 2012 e le eventuali responsabilità nei confronti dell'erario di tutti i soggetti coinvolti.
(3-03107)
ALBERTI CASELLATI, BIANCONI, BONFRISCO, RIZZOTTI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
nella mattinata di mercoledì 10 ottobre, è stata data esecuzione ad un provvedimento della Corte d'Appello - Sezione minori di Venezia che ha disposto l'allontanamento di un bambino di 10 anni, Leonardo, dall'ambiente materno, affidandolo in via esclusiva al padre con collocamento in una comunità;
nella nota diffusa dalla Questura di Padova (pubblicata, tra l'altro, da "Il Mattino di Padova" dell'11 ottobre 2012) si legge che "l'intervento è stato eseguito presso la scuola in quanto i tentativi esperiti in passato presso la casa materna e dei nonni non avevano avuto l'esito sperato perché il bambino si nascondeva alla vista degli assistenti sociali e del personale sanitario intervenuti";
si legge ancora nella nota: "Considerato che la Corte d'Appello ha recentemente rigettato un ricorso finalizzato alla sospensione del provvedimento presentato dalla madre", anche su indicazione del consulente della corte d'appello è stato individuato il plesso scolastico quale luogo ritenuto neutro e, quindi, idoneo all'esecuzione. L'intervento ha comportato notevoli difficoltà per la reazione del bambino e l'opposizione energica di alcuni familiari della madre che cercavano di impedire al padre di condurre il minore alla comunità individuata. Si rendeva, pertanto, necessaria l'azione di supporto dei poliziotti intervenuti come previsto dalla citata ordinanza. L'autorità giudiziaria è stata informata dei fatti accaduti";
come si legge su "rainews24.it" dell'11 ottobre 2012, nel filmato straziante effettuato fuori dalla scuola «si vede il ragazzo che tenta di resistere in tutti i modi agli agenti che cercano di portarlo in macchina. In sottofondo si sentono le urla, probabilmente della zia» che cerca di fermare gli agenti, mentre dice: «"Non si mettono le mani addosso ai bambini, i bambini vanno ascoltati"»;
come risulta da un articolo pubblicato su "Il Mattino di Padova", da quanto riportato dal nonno materno del bambino e da quanto si legge in una nota della Presidente dell'Associazione "Bambini coraggiosi" e dal Presidente nazionale del "Movimento infanzia", da 6 anni la famiglia del piccolo vive in un incubo a causa delle numerose querele (23) ricevute dalla mamma da parte dall'ex-marito, tutte archiviate. Infatti, «il piccolo viveva con la mamma e vedeva il padre in incontri protetti. Rifiutava di vederlo da solo, nella sua abitazione o altrove, in quanto nelle precedenti frequentazioni riferiva di aver subito maltrattamenti psicologici di vario tipo»";
il filmato shock mandato in onda dalla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?" ha scatenato una serie di polemiche a causa dell'azione di forza con cui gli agenti di polizia hanno prelevato il bambino. La stessa trasmissione, come si asserisce nell'articolo da ultimo citato, «ha anche mostrato uno stralcio della decisione del giudice in cui si ordinava che l'intervento della Forza pubblica fosse "nelle forme più discrete adeguate al caso"»;
il Presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori, dottor Antonio Marziale, intervenendo sul video ha aspramente stigmatizzato l'accaduto, sottolineando che «esistono regole che travalicano le norme scritte e che appartengono alla logica del buon senso e del rispetto naturale dovuto ai bambini che, stando alle immagini divulgate dalla trasmissione "Chi l'ha visto?," sono state deprecabilmente disattese» (si veda "liberoquotidiano.it" dell'11 ottobre 2012);
oggi di fronte alla scuola di Cittadella si è svolta una protesta da parte della madre del bambino, dei nonni e di una decina di mamme che si sono presentate con cartelli che denunciano l'accaduto: "I bambini non sono bestie, i bambini vanno ascoltati";
considerato che:
il 1° dicembre 2011 e il 29 maggio 2012, la prima firmataria del presente atto ha presentato due disegni di legge recanti delega al Governo per l'istituzione presso i tribunali e le corti d'appello delle sezioni specializzate in materia di persone e di famiglia - ambedue in discussione in 2a Commissione permanente (Giustizia) al Senato (Atti Senato 3040 e 3323);
i suddetti disegni di legge mirano a riformare in modo profondo l'assetto dell'ordinamento giudiziario e la disciplina processuale, allo scopo di superare l'attuale frammentazione nel settore civile delle competenze nelle materie che riguardano i minori, gli incapaci e la famiglia, garantendo al massimo livello l'elevato grado di specializzazione della magistratura chiamata ad occuparsi di questi affari e delle strutture tecniche di supporto che devono cooperare per l'adozione di delicati provvedimenti che incidono in modo sensibile su soggetti deboli;
i criteri introdotti dal disegno di legge delega hanno la finalità di dare attuazione al riconoscimento dei diritti del minore e degli incapaci. Per quanto riguarda il minore è apparso necessario, nei limiti della sua capacità di discernimento e del grado di maturità, attribuire l'autonomia di compiere le scelte che riguardano la sua esistenza, attraverso una concreta partecipazione nei giudizi in cui è direttamente coinvolto;
l'intera vicenda descritta e le modalità di esecuzione dell'ordine sono assolutamente incivili e inaccettabili per gli effetti psicologici e familiari a danno del minore, prelevato in presenza dei suoi compagni di scuola; le Forze dell'ordine possono anche eseguire una sentenza del giudice minorile, ma è inammissibile che un bambino venga trattato come un delinquente,
gli interroganti chiedono di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover fare chiarezza sulla triste vicenda di cui in premessa e sul deprecabile comportamento delle Forze dell'ordine e se non ritengano di provvedere con urgenza all'individuazione di ogni responsabilità sottesa ai fatti descritti;
se non ritengano di adottare provvedimenti urgenti volti ad evitare che in futuro situazioni analoghe abbiano a ripetersi, in spregio ai diritti dei minori e a quanto stabilito dalla Dichiarazione universale sui diritti del fanciullo.
(3-03108)
SERAFINI Anna Maria, FINOCCHIARO, AMATI, PINOTTI, ANTEZZA, BASSOLI, DONAGGIO, GRANAIOLA, BIONDELLI, INCOSTANTE, ARMATO, CARLONI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
sta suscitando clamore e indignazione il caso di un bambino di 10 anni, Leonardo, che è stato allontanato dalla madre su provvedimento della Corte d'Appello-Sezione minori del Tribunale di Venezia: il piccolo è stato prelevato nella mattina del 10 ottobre 2012 con la forza da agenti in borghese presso la scuola elementare di Cittadella, in provincia di Padova, per essere condotto in una casa famiglia;
la scena che si è presentata di fronte alla scuola elementare, ripresa anche in un video da una parente del minore, è stata davvero raccapricciante;
considerato che non è accettabile l'esecuzione di un atto giudiziario in modo così violento e plateale;
viste le modalità con cui le Forze dell'ordine hanno eseguito l'ordinanza emessa dalla sezione Minori della Corte d'Appello di Venezia";
considerati con preoccupazione i possibili devastanti effetti psicologici e familiari a danno del minore 'catturato' davanti ai suoi compagni di scuola,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso fornire con la massima urgenza ogni chiarimento in ordine al triste e avvilente episodio riportato in premessa;
se non ritengano di doversi attivare per individuare e sanzionare ogni eventuale responsabilità degli operatori coinvolti in tale vicenda;
quali provvedimenti intendano adottare per evitare ulteriori traumi al bambino;
se e quali provvedimenti intendano adottare, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, affinché fatti così gravi non si ripetano e per tutelare sempre e ovunque i diritti dei bambini e il supremo interesse del minore.
(3-03109)
GALLONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
la trasmissione "Chi l'ha visto" andata in onda il 10 ottobre 2012 su Rai tre ha mandato in onda un video choc nel quale un bimbo conteso per l'affidamento familiare viene strappato alla madre, con la quale voleva rimanere, e trascinato via a forza dalle Forze dell'ordine intervenute presso la scuola elementare di Cittadella (Padova) alle 8.00 del mattino per eseguire la sentenza di affidamento;
in particolare nel filmato, fatto da una parente, si vede chiaramente il bambino, dell'età di 10 anni, che urla e grida aiuto mentre gli agenti, dopo averlo rincorso, lo caricano a forza su una volante per portarlo in una struttura protetta;
a quanto risulta dalla stampa (si veda, ad esempio, "Il Corriere del Veneto" dell'11 ottobre 2012), gli agenti, che si erano presentati a scuola con il papà, avevano il compito di prelevare il minore e portarlo in una casa famiglia secondo le decisioni dei giudici della Corte d'Appello di Venezia che avevano stabilito che la patria potestà del bambino spettasse unicamente al padre;
i poliziotti, secondo indiscrezioni della Questura di Padova (si veda la nota della Questura pubblicata da "Il Mattino di Padova" dell'11 ottobre 2012), sarebbero intervenuti dopo numerosi tentativi di eseguire gli ordini dei giudici posti in essere dal padre il quale si era presentato più volte a casa della madre per prelevare il piccolo che, però, scappava e si nascondeva;
a quanto risulta dalla nota della Questura, la Corte d'Appello di Venezia aveva rigettato un ricorso finalizzato alla sospensione del provvedimento presentato dalla madre e, anche su indicazione del consulente della Corte medesima, aveva individuato il plesso scolastico quale luogo ritenuto neutro e, quindi, idoneo all'esecuzione;
da qui la decisione, a distanza di tre mesi dall'ordinanza, di far prelevare il bambino al di fuori dell'ambiente familiare, ovvero presso la scuola di Cittadella;
premesso, inoltre, che:
la madre ha dichiarato che, recatasi nella casa famiglia nella quale il minore è stato portato, le sarebbe stato negato di vedere il figlio e accertarsi del suo stato di salute (si veda "corriere.it" dell'11 ottobre 2012);
secondo la madre, la Corte d'Appello di Venezia avrebbe optato per la collocazione in una comunità sulla base del fatto che al bambino era stata diagnosticata la PAS (sindrome da alienazione parentale): per guarire da tale patologia occorrerebbe depurare il bambino delle influenze di un genitore (in questo caso la madre) per consentirgli di riallacciare i rapporti con l'altro (in questo caso il padre);
detta sindrome non essendo riconosciuta dalla comunità scientifica e legale è, ad oggi, ancora oggetto di controversie e di dibattiti in ambito scientifico e giuridico;
preso atto che:
il video trasmesso dalla trasmissione "Chi l'ha visto" diffuso in tutto il web e presente anche sui siti dei quotidiani on line con l'avvertenza "il video contiene immagini che potrebbero urtare la vostra sensibilità", ha suscitato grande indignazione e profondo sgomento e, a giudizio dell'interrogante, le immagini che contiene non sono degne di un Paese civile;
il Garante per la protezione dei dati personali che si riserva, comunque, di adottare eventuali specifici provvedimenti a tutela del minore, "di fronte al diffondersi in rete e nei media del video con le immagini del bambino prelevato a scuola dalle Forze di Polizia e di dati personali riguardanti anche la sua salute, pur se forniti dai familiari, richiama i media e i siti web al più rigoroso rispetto della riservatezza del minore e raccomanda loro di astenersi dal pubblicare e diffondere immagini del bambino e dettagli eccessivi che possano lederne la dignità" (si veda l'articolo pubblicato su "Il Mattino di Padova" l'11 ottobre 2012);
preso atto, inoltre, che:
il numero di bambini che divengono oggetto di contesa nella pratiche di separazione e divorzio fra i genitori è aumentato vertiginosamente;
i bambini, che hanno il diritto di essere ascoltati, tutelati e rispettati, hanno bisogno anche e soprattutto di essere trattati con il riguardo adeguato alla specificità della condizione minorile e non possono essere oggetto di atti di forza di qualunque genere e per alcun motivo;
le operazioni di separazione di un minore da un genitore dovrebbero avvenire sempre in modo riservato e mai con violenza poiché la tutela del bambino deve essere al centro di qualunque azione,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, siano a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, quali siano le valutazioni riguardo i fatti narrati, per gli aspetti di competenza;
se risultino i motivi per i quali i giudici della Corte d'Appello di Venezia abbiano scelto la scuola quale luogo pubblico, al di fuori dell'ambiente familiare, idoneo alla separazione del minore dalla madre;
quali siano state le disposizioni impartite agli agenti di polizia e se dette disposizioni siano in linea con le specificità delle Forze dell'ordine;
se risultino inadempienze e, in caso affermativo, da parte di chi e per quali fatti specifici;
se ritengano opportuno attivare le procedure necessarie a verificare l'intero iter di affidamento del minore in questione.
(3-03110)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
VACCARI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
domenica 7 ottobre 2012 è andato in onda su Rai 1 il programma "Linea Verde" ha riguardato l'Altopiano di Asiago e la zona di Feltre, per scoprire profumi e sapori del formaggio veneto d'alpeggio e di pianura;
la conduttrice ha poi intervistato, nella Riserva naturale Vincheto di Celarda, il Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, professor Mario Catania, il quale è stato accolto da un dirigente del Corpo forestale dello Stato e dal Capo dell'Ufficio territoriale per le biodiversità di Belluno,
l'interrogante chiede di conoscere se il Governo sia a conoscenza del motivo per cui i parlamentari della zona del bellunese non siano stati informati della presenza del Ministro in indirizzo nella trasmissione.
(4-08396)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e dell'interno - Premesso che:
scrivono Gerevini e Ravizza per il "Corriere della Sera" relativamente ai giri d'affari dei due uomini legati a Comunione e Liberazione (Cl), Piero Daccò e Antonio Simone: «Pierangelo Daccò (detto Piero), 56 anni, è l'uomo chiave. Imprendibile, sfuggente, invisibile. La sua residenza è al 33 Maresfield Gardens di Londra, su Google ci sono solo due notizie del tutto insipide che lo riguardano: la partecipazione a un'inaugurazione di un ospedale in Israele e le sue simpatie per Comunione e Liberazione. Dopo averlo afferrato e rinchiuso a Opera per 326 giorni - con una carcerazione preventiva che fa impallidire al confronto quelle di Mani Pulite - l'hanno condannato l'altro ieri in primo grado a dieci anni di prigione per associazione a delinquere e concorso in bancarotta fraudolenta. La pena che gli è stata inflitta è il doppio di quella chiesta dagli stessi magistrati. E soprattutto sembra solo il primo atto nello scandalo che colpisce al cuore il sistema sanitario della Lombardia. La seconda fase - ancora più delicata perché coinvolgerà direttamente il governatore Roberto Formigoni - sta per iniziare. Su Daccò pendono, infatti, altre pesantissime accuse: corruzione, appropriazione indebita pluriaggravata, frode fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Sono i reati ipotizzati all'interno delle indagini su un altro colosso sanitario, la Fondazione Maugeri. L'inchiesta è nata come costola di quella sul San Raffaele. Quando gli arriva il mandato di custodia cautelare Daccò è già in carcere per le vicende dell'ospedale di don Verzé. Ma insieme a lui vengono arrestate altre cinque persone, tra cui il suo socio d'affari ed ex assessore ciellino alla sanità Antonio Simone, l'(ex) presidente della Maugeri Umberto Maugeri e il direttore amministrativo Costantino Passerino. Per tutti loro i termini di carcerazione preventiva scadono il 13 ottobre. Entro quella data, dunque, la Procura deciderà verosimilmente come procedere (con rito e tempi ordinari, oppure con giudizio immediato). Altrimenti Simone &C. potranno uscire dal carcere. Il tempo stringe. In gioco ci sono 70 milioni di euro di fondi neri, la stessa cifra della "madre di tutte le tangenti"», come fu definita 20 anni fa quella di Enimont da 150 miliardi di lire. Le ipotesi di reato ruotano intorno a una domanda su tutte: nella Lombardia dell'eccellenza sanitaria sono stati dati alla Fondazione Maugeri soldi pubblici in cambio di favori privati al governatore Roberto Formigoni? Lui, Pierangelo Daccò, il lobbista, faccendiere, mediatore occulto di affari milionari, è considerato l'"apriporte" in Regione, fondamentale per ottenere fiumi di denaro pubblico. Non solo è amico di Formigoni, ma gli offriva - secondo l'accusa - vacanze gratis e benefit milionari, come cene, yacht e villa in Sardegna (per un totale di 7 milioni di euro). Un presunto scambio di soldi pubblici e favori privati che - per la Procura - è alla base dell'iscrizione nel registro degli indagati di Formigoni per corruzione aggravata. È lo stesso fiduciario svizzero di Pierangelo Daccò, Giancarlo Grenci, a spiegare ai magistrati: "So che Daccò per quanto lui stesso mi ha riferito svolgeva un'attività di consulenza nel senso che risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti che gli enti per i quali lavorava facevano fatica ad ottenere dalla Regione Lombardia. Tale attività più che su competenze specifiche si fondava su relazioni personali e professionali che lo stesso Daccò aveva all'interno della Regione". Il direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino, insiste sul potere di pressing di Daccò: "È un personaggio con cui chi svolge attività nel settore sanitario in Lombardia deve avere relazioni perché è risaputo che ha moltissima influenza nell'assessorato alla Sanità ed è un uomo molto importante in Comunione e Liberazione in particolare per i suoi rapporti con il Presidente della Regione Lombardia". Il governatore si difende: "Non un euro dei cittadini lombardi è stato sprecato, quella della Maugeri è una questione che riguarda alcuni privati"»;
è di ieri la notizia dell'arresto dell'«assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, con le accuse di aver comprato da due esponenti della 'ndrangheta un pacchetto di preferenze per la sua elezione nelle regionali del 2010 e per le comunali di Milano del 2011 e per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa dal 2009 ad oggi. (...) Con l'arresto di Domenico Zambetti, assessore alla Casa della Giunta Formigoni, sale a 13 il numero di esponenti politici - fra Giunta e Consiglio - indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone. Gli ultimi due sono il consigliere del Pdl, Gianluca Rinaldin, due giorni fa condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa; e l'ex vice presidente dell'Aula, Filippo Penati, ex Pd, per il quale la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui la corruzione. Ma l'elenco comprende il presidente della Giunta, Roberto Formigoni (Pdl), accusato di corruzione aggravata nella inchiesta sulla Fondazione Maugeri; l'ex presidente del Consiglio regionale, Davide Boni (Lega), accusato di corruzione; i due suoi ex vicepresidenti Penati appunto e Franco Nicoli Cristiani (Pdl, che, arrestato, si è dimesso dal Consiglio regionale), accusati a loro volta di corruzione; l'ex consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato a gennaio con varie accuse fra cui la corruzione e la bancarotta fraudolenta. Sia Boni sia Nicoli sia Ponzoni, fra l'altro, sono stati assessori regionali nelle Giunte precedenti. Indagati, al Pirellone, anche il consigliere del Pdl Angelo Giammario, ex sottosegretario di Formigoni, per corruzione; l'attuale assessore alla Sicurezza, Romano La Russa, accusato di finanziamento illecito; la consigliera Pdl Nicole Minetti, a processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nell'ambito del caso Ruby. In un'inchiesta per tifo violento è, invece, stato coinvolto l'assessore leghista Daniele Belotti. Infine, l'ex consigliere leghistaRenzo Bossi (dimessosi per l'inchiesta sull'uso dei rimborsi elettorali del Carroccio nella quale è accusato di appropriazione indebita) e l'ex assessore sempre leghista, Monica Rizzi, sospettata in passato di aver prodotto dossier proprio per screditare avversari interni di Bossi Jr.» (si veda "TgCom 24" del 10 ottobre 2012);
considerato che a giudizio dell'interrogante:
il presidente Formigoni, indagato per corruzione aggravata e che trascorreva le vacanze nelle località più esotiche e costose a spese di alcuni amici che pare che beneficiassero dei provvedimenti della Regione, specie nel settore della sanità, avrebbe l'obbligo di esibire i pagamenti e le ricevute di fondi anticipati dai suoi sodali;
alla luce del susseguirsi di coinvolgimenti del Governatore della Regione Lombardia, che si fanno sempre più intricati a causa anche delle ombre sui consistenti passaggi di denaro oggetto di indagini della magistratura nonché di quanto sottolineato dai pubblici ministeri per cui, a quanto si legge su un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 9 ottobre 2011, ci sarebbe «"un saldo legame con gli organi di vertice della Regione Lombardia e, in particolare, come si dirà con il presidente [...] legame e complicità che conferiscono agli indagati un formidabile potere di influenzare e direzionare le decisioni politiche e amministrative in proprio favore"», senza escludere i 13 esponenti politici indagati, occorre urgentemente valutare se sia legittima la permanenza in carica dello stesso,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui il Governo non abbia impugnato la cosiddetta legge Daccò considerato che questa avrebbe contribuito ad alimentare un sistema, come quello oggetto dell'inchiesta della magistratura, fatto di amicizie ad alti livelli e commistione interessata di politici, banchieri, imprenditori, accomunati dalla stessa appartenenza, quella alla lobby di Cl;
quali misure urgenti intenda attivare per stroncare i fenomeni di corruzione, che a giudizio dell'interrogante pesano come un macigno sulla reputazione dell'Italia nel mondo, e se non ritenga opportuno accelerare, per quanto di competenza, l'iter del disegno di legge recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione" (Atto Senato 2156-B).
(4-08397)
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, per la coesione territoriale e dell'interno - Premesso che:
come si legge su un articolo pubblicato su "romatoday.it" del 4 ottobre 2012, nel quartiere Testa di Lepre, «situato nella parte nord-ovest» di Roma, «al confine con Fiumicino», gli «abitanti della zona vivono una condizione di emergenza perché sono stati privati della fornitura di acqua e sono costretti a viaggiare in auto con serbatoi e mini-cisterne, di modo tale da caricare il quantitativo d'acqua che serve al fabbisogno delle famiglie. (...) "Alcuni hanno speso circa 5000 euro per farsi un pozzo per l'acqua, altri hanno modificato dei pick up, trasformandoli in vere e proprie mini-autobotti che arrivano a Fiumicino a prendere l'acqua, a soli 50-100 metri da qui", ci ha raccontato uno dei residenti della zona. Ecco, i cittadini: coloro che, in questa storia, ci stanno perdendo di più, presi nel mezzo della diatriba tra i due attori veri, che sono Acea da un lato e Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio) dall'altro. Ma se quella dei cassoni d'acqua e dei pozzi costruiti privatamente è la situazione attuale, proviamo a ricostruire la situazione degli ultimi mesi. "L'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio - ci ha raccontato un residente - usava fino a poco tempo fa, per rifornire d'acqua la zona, i pozzi artesiani: "Da quando questi pozzi sono diventati inutilizzabili a causa dell'arsenico contenuto nell'acqua, Arsial ha cominciato piano piano a farli decadere, non riparandoli man mano che si rompevano". Una cittadina ci ha riferito che "già dal 2010 l'Agenzia ha avviato legalmente le operazioni per dismettere gli acquedotti". La stessa persona ci ha informati su un fatto: "Le bollette sulle utenze del 2011 che sono arrivate ai residenti vengono da Arsial, mentre quelle del 2012 non sono ancora arrivate. Dunque noi non sappiamo di chi sia la gestione, al momento". Nel frattempo, in concomitanza con le dismissioni di Arsial, un cittadino ci ha raccontato che "da più di un anno Acea doveva avviare i lavori per l'allaccio della zona all'acquedotto di Peschiera, che avrebbe dunque rifornito prima Tragliatella e poi noi. Ma questi lavori sono partiti solo ieri". Su questo punto torneremo più avanti. Cos'è successo, dunque, quando Arsial ha cominciato a non riparare i pozzi e renderli a norma di legge? L'acqua non è più arrivata. Ma mentre il comune di Fiumicino è riuscito a ripristinare l'acqua per i suoi residenti, a Testa di Lepre le persone sono rimaste a secco. Lo stesso cittadino ci ha informato sul prosieguo della situazione: "A giugno, quattro cittadini hanno presentato un esposto ai carabinieri di Casalotti, ma non è cambiato nulla. A metà giugno, l'associazione Robin Hood ha inviato un fax al XIX Municipio per richiedere un servizio di autobotti. La risposta che è arrivata - non firmata dal presidente - parlava dell'impossibilità di inviare autobotti e di alcune utenze della zona che avevano allacci abusivi, e che, dunque, se fosse partito un controllo, ci sarebbero state sicuramente delle denunce". E siamo arrivati all'estate. A fine giugno sono arrivate le autobotti a rifornire i cittadini: la situazione, ci ha detto un residente, "è durata fino alla prima metà di agosto. Tra l'altro, le autobotti non passavano con cadenza regolare: infatti, non vi erano giorni o orari prestabiliti in cui i cittadini sapevano quando sarebbero passate, col rischio di restare senz'acqua". Dalla seconda metà di Agosto, dunque, i residenti di Testa di Lepre non hanno né acqua corrente né autobotti. (...) ricostruendo ciò che è avvenuto a fine settembre» il problema sorgerebbe da una diatriba tra le due agenzie, come si deduce da «una corrispondenza tra Acea ed Arsial per l'invio delle autobotti. "L'Arsial ha inviato tre fax ad Acea per l'invio di alcune autobotti per rifornire i residenti della zona. L'Acea risponde inviando un preventivo di circa 400 euro. L'Arsial risponde accettando il preventivo. L'Acea risponde che purtroppo non può inviare le autobotti perché impegnate in altre misure"»;
in questa situazione, inoltre, il rischio è che si creino problemi di natura igienico sanitaria con conseguente sviluppo di patologie;
dalle ultime notizie di stampa (si veda "lnx.romacapitalemagazine.it") sembrerebbe che «La grave questione della mancanza di acque nelle case di alcune vie di Testa di Lepre ricadenti nel Municipio 19 Roma e Comune di Fiumicino sembra essere arrivata ad una svolta: dopo la mobilitazione dei cittadini, con l'appoggio di alcune forze politiche,in primis Movimento per Roma articoli apparsi su varie testate locali, finalmente l'ACEA con ARSIAL sono intervenuti nel comprensorio di Teste di Lepre/Tragliata, con lavori consistenti che porranno rimedio, si spera, a delle carenze strutturali che rendono oltremodo difficile la distribuzione dell'acqua in tutta la zona. Oltretutto, nelle ultime settimane si sono riscontrati problemi anche con il servizio delle autobotti, privando così i residenti dell'unica fonte di acqua potabile utilizzabile, e facendoli sentire praticamente abbandonati e dimenticati. Questo problema si aggiunge ad altri che affliggono questa zona, come quello della mancanza di scuole, che costringe i bambini a percorsi di un'ora e mezzo per raggiungere la scuola a Tragliata con il pullman scolastico, nonché la totale assenza di spazi ricreativi pubblici del municipio 19. Al riguardo Francesco Ceccalupo, coordinatore municipale del Movimento per Roma che sta seguendo personalmente la vicenda, ha raccontato le varie fasi dell'intervento dell'ACEA, dal posizionamento delle elettropompe di rilancio trifase da 400 V posizionate all'interno della torre piezometrica di Largo Formichi, all'adeguamento del voltaggio della corrente elettrica necessario per muoverle, alla sostituzione di una condotta che strozzava il flusso dell'acqua. Comunque alcuni problemi rimangono da risolvere, come l'insufficienza della portata di alcune tratte della condotta, che dalla principale DN1000 viene fatta la presa con DN100 e dopo qualche metro si allarga a DN200, causando problemi di portata, pressione e prevalenze. In generale si tratta di una rete idrica obsoleta, che attraversa questa parte di campagna romana e arriva fino a Roma centro; una rete idrica questa locale, oltretutto creata per l'utilizzo in agricoltura, e non urbano. In ogni caso la grande mobilitazione ha cominciato a dare i suoi frutti, gli importanti interventi effettuati nelle ultime settimane sicuramente nel giro di poco tempo riporteranno l'acqua nelle case delle famiglie di Testa di Lepre, che, non lo dimentichiamo, fa parte del Comune di Roma, e non del deserto del Sahara»,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative di propria competenza il Governo intenda assumere affinché venga ripristinato immediatamente nel quartiere Testa di Lepre il servizio di rifornimento delle autobotti, con un orario prestabilito, e vengano dati ai residenti dei tempi certi sulla ripresa della fornitura idrica;
se risulti corrispondente al vero che sia in corso un intervento dell'Acea che dovrebbe rimediare alle carenze strutturali che rendono comunque difficile la distribuzione dell'acqua in tutta la zona;
quali iniziative di competenza si intenda adottare al fine di risolvere gli ulteriori problemi relativi all'insufficienza della portata di alcune tratte della condotta, causando problemi, oltre che di portata, di pressione e di prevalenze;
se non intenda infine intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, presso l'amministrazione capitolina al fine di risolvere i numerosi problemi e le numerose carenze sofferte dal quartiere della Capitale, che si presenta con strade dissestate, illuminazione stradale inesistente, collegamenti pubblici insufficienti ed inadeguati, mancanza di scuole e spazi ricreativi pubblici, restituendo dignità di cittadini ai residenti.
(4-08398)
BERTUZZI, GHEDINI, CECCANTI, MARINO Mauro Maria, MONGIELLO, MARCUCCI, MARITATI, GALPERTI, MAZZUCONI, ANTEZZA, BARBOLINI, MICHELONI, BOSONE, PASSONI, VITA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
il Piano di riorganizzazione aziendale presentato da Poste italiane SpA il 17 aprile 2012 e già inviato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni prevede una diversa presenza degli Uffici postali e una conseguente diversa distribuzione sul territorio dei portalettere;
in particolare, si ipotizza la chiusura di 1.156 sportelli presenti sul territorio nazionale, la razionalizzazione di 638 uffici con una riduzione dei giorni e degli orari di apertura e la soppressione di 1.410 zone di recapito;
secondo le organizzazioni sindacali, il piano determinerebbe il licenziamento di 1.765 lavoratori nel 2012 nelle sole regioni del Piemonte, dell'Emilia Romagna, delle Marche, della Toscana e della Basilicata, mentre con l'estensione del provvedimento a tutto il territorio nazionale nel 2013, la perdita di posti di lavoro potrebbe essere dell'ordine di 10-12.000 unità con la chiusura di circa 2.000 uffici postali e una riduzione del 50 per cento degli appalti;
considerato che:
appare del tutto incomprensibile come l'azienda, nel definire il numero e la tipologia degli uffici di cui è stata prevista la chiusura e comunque la riorganizzazione, non abbia tenuto conto del contesto territoriale, sociale e orografico in cui tali uffici operano;
nel complesso, si tratta della chiusura di 73 uffici in Abruzzo (6 Chieti, 30 L'Aquila, 7 Pescara, 30 Teramo), 38 nel Lazio (12 Frosinone, 6 Latina, 16 Rieti, 2 Roma, 2 Viterbo), 9 in Sardegna (3 Cagliari e 6 Sassari), 175 in Toscana (14 Arezzo, 19 Firenze, 33 Grosseto, 10 Livorno, 22 Lucca, 14 Massa Carrara, 18 Pisa, 24 Pistoia, 4 Prato, 17 Siena), 50 in Umbria (37 Perugia e 13 Terni), 125 in Emilia-Romagna (21 Bologna, 16 Ferrara, 9 Forlì, 31 Modena, 21 Parma, 7 Piacenza, 8 Ravenna, 9 Reggio Emilia, 3 Rimini), 61 nelle Marche (21 Ancona, 8 Ascoli Piceno, 3 Fermo, 14 Macerata, 16 Pesaro-Urbino), 83 in Lombardia (3 Bergamo, 16 Brescia, 2 Busto-Arstizio, 7 Como, 3 Cremona, 4 Lecco, 1 Lodi, 26 Mantova, 7 Milano, 2 Pavia, 1 Monza, 5 Sondrio, 6 Varese), 21 in Friuli-Venezia Giulia (2 Gorizia, 8 Pordenone, 1 Trieste, 10 Udine), 24 in Trentino Alto Adige (13 Bolzano, 11 Trento), 73 in Veneto (18 Belluno, 9 Legnano, 9 Rovigo, 4 Treviso, 2 Venezia, 31 Verona), 46 in Liguria (15 Genova, 1 Imperia, 11 La Spezia, 19 Savona), 61 in Piemonte (3 Alba, 10 Alessandria, 9 Asti, 4 Biella, 17 Cuneo, 9 Torino, 6 Verbania, 3 Vercelli), 71 in Sicilia (6 Agrigento, 11 Catania, 2 Enna, 26 Messina, 12 Palermo, 2 Ragusa, 1 Siracusa, 11 Trapani), 101 in Calabria (14 Castrovillari, 24 Cosenza, 6 Crotone, 25 Reggio Calabria, 12 Vibo Valentia), 95 in Campania (10 Avellino, 16 Benevento, 2 Napoli, 34 Sala Consilina, 12 Salerno), 17 in Basilicata (2 Matera, 15 Potenza), 7 nel Molise (4 Campobasso, 3 Isernia), 26 in Puglia (2 Bari, 2 Brindisi, 3 Foggia, 19 Lecce, 1 Taranto);
considerato altresì che:
gli esuberi determinati da questa riorganizzazione, per quanto riguarda sia Poste italiane SpA che le aziende appaltanti, saranno particolarmente gravosi in un periodo di crisi economica che non risparmia alcuna regione;
gli effetti negativi del Piano di riorganizzazione di Poste Italiane SpA paiono essere ancor più impattanti sulla popolazione e sui lavoratori in considerazione del fatto che coinvolgono indistintamente aree metropolitane e piccoli Comuni, compresi quelli colpiti dal sisma dello scorso maggio;
le determinazioni assunte con il Piano industriale, oltre a gravare di preoccupazione migliaia di lavoratori a rischio di licenziamento, sono potenzialmente foriere di peggioramento delle modalità di erogazione dei servizi, con notevoli disagi agli utenti - si pensi soprattutto ai residenti anziani, che si troverebbero a non poter usufruire agevolmente di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a frequenti e difficili spostamenti;
così come concepito, il Piano di riorganizzazione parrebbe mettere in discussione il carattere universale del servizio di recapito postale e certamente comporterà una riconsiderazione in termini negativi degli standard qualitativi dettati dai tempi di consegna definiti anche dal contratto di programma vigente con l'azienda;
rilevato che:
gli uffici di cui sarebbe stata prevista la chiusura totale o parziale sarebbero quelli che Poste italiane SpA ritiene operino al di sotto dei parametri di economicità;
la prevista riorganizzazione - che si somma alle altre intraprese dal 2006 - si pone in stridente contrasto con la situazione economica di Poste italiane SpA, considerato che il giorno successivo alla presentazione dello stesso Piano di ristrutturazione, Poste ha annunciato i risultati di bilancio 2011 che, come nei precedenti otto anni, sono positivi (846 milioni di utili e un risultato operativo pari a 1 miliardo e 641 milioni): per redditività la società Poste italiane SpA si colloca, infatti, di gran lunga al primo posto al mondo rispetto ai principali operatori internazionali;
a fronte della chiusura in positivo del bilancio 2011, Poste italiane SpA potrebbe investire sulla consegna dei pacchi e dei corrieri espressi, settore che non risente del calo di corrispondenza dovuto alle nuove tecnologie e dove ha solo il 15-20 per cento della quota di mercato;
il Piano di ristrutturazione di Poste italiane SpA, invece, non sembra considerare strategico il settore della logistica, non cogliendo le numerose opportunità offerte dal mercato in espansione che la configurano come nuova fattispecie di un moderno recapito;
inoltre, il Piano di riorganizzazione di Poste italiane SpA, un'azienda di servizi a totale capitale dello Stato e che, come tale, deve rendere conto ai cittadini dei servizi erogati, è stato deciso senza il coinvolgimento delle istituzioni locali;
infatti, con riferimento alla rete degli uffici postali, al fine di contenere l'onere del servizio universale, il contratto di programma fra il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e Poste italiane SpA per il periodo 2009/2011 - approvato dalla legge 12 novembre 2011, n.183, fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa europea in materia -, ha stabilito che la Società possa ridefinire la propria articolazione base del servizio secondo parametri più economici, concordando con le autorità locali una presenza più articolata nelle singole aree territoriali;
sulla questione è intervenuta anche l'Associazione nazionale comuni italiani (Anci) che, in più occasioni, ha sottolineato quanto sia necessario che il Piano di riorganizzazione aziendale previsto avvenga in collaborazione con gli enti interessati;
rilevato altresì che:
l'Amministrazione autonoma delle poste e delle telecomunicazioni è stata trasformata in ente pubblico economico, denominato "Ente Poste Italiane" (EPI) con il decreto-legge 1° dicembre 1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71, recante "Trasformazione dell'Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni in ente pubblico economico e riorganizzazione del Ministero". Tale trasformazione ha avuto sin dall'origine un carattere transitorio, essendo stata contestualmente prevista la successiva trasformazione dell'ente in società per azioni;
a tale trasformazione si è proceduto con la delibera CIPE del 18 dicembre 1997, con la quale è stata costituita la società per azioni denominata "Poste italiane SpA". Le azioni della società sono state attribuite al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (ora, Ministero dell'economia e delle finanze), che esercita i diritti dell'azionista, d'intesa con il Ministero delle comunicazioni (ora, Dipartimento per le comunicazioni, all'interno del Ministero dello sviluppo economico);
il processo di liberalizzazione nel settore delle cosiddette public utilities, avviato dalla Commissione europea agli inizi degli anni Novanta si è concretizzato, per quanto riguarda il settore postale, con l'introduzione, nel 1997, della direttiva 97/67/CE;
tra i principali elementi della citata direttiva vi è l'obbligo a carico di ciascuno Stato membro di garantire il mantenimento di un servizio postale universale su tutto il proprio territorio (articoli 3 e 4);
in particolare, l'articolo 3 della direttiva, definendo il servizio postale universale, stabilisce che la consegna deve essere assicurata su tutto il territorio dello Stato e che i punti di raccolta devono essere dislocati su tutto il territorio nazionale ed accessibili a tutti i cittadini;
per quanto attiene al finanziamento del servizio universale, la direttiva lascia un'alternativa agli Stati sul modo in cui finanziare il proprio servizio postale universale: il primo, più tradizionale, riserva al servizio postale nazionale un monopolio, in modo da consentire di bilanciare con i profitti le perdite relative alla fornitura del servizio in zone non redditizie; il secondo consiste nel consentire allo Stato membro di creare un fondo di compensazione quando ritenga che il mantenimento del servizio universale sia non equo (articolo 7 della direttiva 97/67/CE);
il decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, ha attuato la direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio;
l'articolo 23 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, affida alla società Poste SpA il servizio postale universale;
secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, l'onere per la fornitura del servizio universale è quindi finanziato attraverso trasferimenti posti a carico del bilancio dello Stato e attraverso il fondo di compensazione di cui all'articolo 10 dello stesso decreto;
da ultimo, il contratto di programma fra il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, e Poste Italiane SpA per il periodo 2009/2011 è stato approvato dalla legge 12 novembre 2011, n.183, fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa europea in materia;
nell'ambito del menzionato contratto sono stati individuati obiettivi e parametri di qualità dei servizi espletati dalla società, che costituiscono parte integrante della Carta della qualità del servizio pubblico postale - emanata con decreto del Ministro delle comunicazioni del 26 febbraio 2004 -, ed i trasferimenti compensativi posti a carico del bilancio dello Stato a copertura parziale dell'onere del servizio postale universale;
tenuto conto che:
secondo organi di stampa, dopo una non facile trattativa con le parti sociali, Poste Italiane SpA ha firmato un accordo a Roma il 27 settembre 2012, con il quale si dice disposta a rivedere il Piano di riorganizzazione degli uffici, con l'intento di confrontarsi al fine di recuperare la sezione "pacchi e corrispondenze";
la citata posizione della società pare limitata a spostare e rimandare la riorganizzazione generale che comunque Poste SpA afferma di voler portare avanti;
l'intervento di razionalizzazione può determinare rilevanti effetti negativi sia sull'occupazione che sulla regolarità del servizio, compromettendo una delle funzioni proprie della società Poste e il concetto stesso del servizio universale per il quale lo Stato riconosce i relativi contributi proprio per assicurare la capillarità e la qualità del recapito postale;
infatti, ogni intervento nella riorganizzazione dei servizi deve tener conto del diritto universale dei cittadini a poterne usufruire, senza distinzioni di età, di situazione sociale o territoriale, nonché della primaria esigenza della qualità dei servizi stessi per livelli sostenibili di convivenza civile;
la rete postale pubblica svolge un ruolo fondamentale nella funzione di coesione sociale ed economica sul territorio nazionale, consentendo l'accesso universale a servizi di interesse economico generale, da cui consegue l'esigenza di attribuire al fornitore del servizio postale universale missioni di interesse generale relative a servizi utili al cittadino, alle imprese e alle pubbliche amministrazioni, valorizzando al contempo l'utilizzo della rete postale;
dietro una corretta razionalizzazione delle risorse e degli uffici postali, sebbene concomitante ad un periodo di crisi e di revisione della spesa, non può celarsi un impoverimento di un servizio importante per il territorio ed essenziale per i cittadini, specie quelli più deboli: anziani, malati e persone a ridotta mobilità,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del Piano di razionalizzazione dei servizi postali del territorio e della conseguente riduzione del personale riportati in premessa e se ritengano di condividere le linee strategiche ed organizzative adottate da Poste Italiane SpA, soprattutto in riferimento al previsto piano di chiusura di numerose filiali sull'intero territorio nazionale e alle conseguenze che tale piano comporta sia in termini di qualità del servizio postale sia occupazionali;
se non ritengano di intervenire al fine di salvaguardare il livello occupazionale e la qualità del servizio reso in modo tale che esso non disattenda il principio della solidarietà sociale, in particolare nelle zone più disagiate quali i piccoli Comuni e quelli dell'area montana nonché i Comuni emiliani recentemente colpiti dal sisma;
se ritengano che il Piano di esuberi possa conciliarsi con l'avvenuta indizione, da parte di Poste Italiane SpA, pochi mesi fa, di un concorso nazionale per reclutare ben 6.000 unità con contratti a tempo determinato, mentre pare essere intenzione dell'Azienda disfarsi di personale qualificato e a tempo indeterminato;
come intendano intervenire, attraverso le strutture preposte dei propri Dicasteri, al fine di assicurare una adeguata concertazione fra i responsabili delle diverse aree territoriali di Poste Italiane SpA, le Regioni interessate dal piano riorganizzativo, le amministrazioni locali e le parti sociali, volta ad individuare le soluzioni più opportune per la definizione delle strategie future di una società pubblica che svolge un ruolo cruciale sul piano economico e sociale, per evitare che decisioni unilaterali assunte dall'azienda arrechino seri disagi ai cittadini e, in particolare, per garantire l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto di servizio postale universale;
se ritengano rispettati i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, come definiti dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 ottobre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2008;
se ritengano che il Piano di riorganizzazione possa configurare una violazione della normativa disciplinante la fornitura del servizio universale, dato in concessione a Poste Italiane SpA e finanziato per una parte attraverso trasferimenti posti a carico dello Stato, secondo quanto disposto dall'articolo 3 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, come da ultimo modificato dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 2011, n. 58.
(4-08399)
SARRO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
con l'art. 16 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, nel quadro delle disposizioni per la crescita economica del Paese, è stato definito il nuovo regime di tassazione per le imbarcazioni da diporto;
i nuovi livelli di tassazione, sensibilmente incrementati rispetto al previgente regime, sono stati giustificati dal Governo come misura di equità e, in ogni caso, risulterebbero ininfluenti sull'andamento del relativo sistema produttivo e dei servizi di supporto;
tali previsioni a giudizio dell'interrogante si sono rilevate assolutamente sbagliate atteso che, rispetto ad una previsione di introito per l'erario stimata nell'ordine di 155 milioni di euro all'anno, il nuovo e più oneroso sistema di tassazione ha procurato un gettito effettivo di soli 24 milioni di euro;
al contempo l'esoso regime fiscale ha determinato una vera e propria "fuga" delle imbarcazioni dai porti italiani verso quelli stranieri (Slovenia, Croazia, Grecia, Corsica, Malta, Tunisia, eccetera) con un calo medio di utilizzo di 150.000 posti barca, di oltre il 20 per cento, con punte del 50 per cento, ed un danno economico - per il settore - di 200 milioni di euro ed una contrazione di poco meno di 20.000 posti di lavoro;
il deciso fallimento della misura impone una revisione della norma ed un alleggerimento della previsione fiscale, anche per diradare il sospetto che la scelta all'epoca assunta dal Governo fosse nulla più che una cosiddetta norma manifesto varata, cioè, per finalità meramente propagandistiche,
si chiede di sapere quali concreti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per ripristinare un regime di tassazione più equilibrato e comunque capace di limitare i danni ad un settore economico così importante.
(4-08400)
D'ALIA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il naufragio della Costa Concordia verificatosi mesi fa al largo dell'Isola del Giglio e l'incidente accaduto poco tempo dopo, sempre su una nave della Costa Crociere, hanno riportato all'attenzione mediatica la problematica della sicurezza dei trasporti marittimi e le condizioni di lavoro di coloro che sono imbarcati;
in questo settore, si è intervenuti con la modifica normativa introdotta dal decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, che prevede la deroga alla regola contemplata nell'articolo 318, comma 1, del codice della navigazione in materia di composizione degli equipaggi delle navi;
prima della modifica, infatti, la legislazione prevedeva che l'equipaggio delle navi nazionali armate nei porti della Repubblica dovesse essere interamente composto da cittadini italiani o di altri Paesi appartenenti all'Unione europea, mentre la deroga introduce la possibilità che la composizione degli equipaggi possa essere determinata in conformità ad accordi sindacali nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore comparativamente più rappresentative a livello nazionale;
successivamente è intervenuto il provvedimento che prevede l'istituzione del doppio registro, quindi l'iscrizione anche nel registro internazionale delle navi italiane e l'introduzione della Tonnage Tax, misure che hanno permesso agli armatori di usufruire di incentivi e defiscalizzazioni;
la suddetta deroga però ha portato ad un'eccessiva propensione all'impiego di manodopera proveniente da Stati non appartenenti all'Unione europea da parte degli armatori nazionali e spesso, nel perseguire una mera logica di profitto, come in altri settori, a trascurare l'aspetto fondamentale della sicurezza dei lavoratori;
da un lato, il ricorso a lavoratori extracomunitari è stato spesso giustificato dalla presunta mancanza di personale marittimo italiano e comunitario, mentre, dall'altro, vi sono giovani italiani, che sovente possiedono una formazione specifica, avendo frequentato gli Istituti nautici o l'Accademia del mare, che non trovano successivamente sbocchi lavorativi;
ciò accade perché gli armatori spesso preferiscono imbarcare lavoratori extracomunitari che percepiscono salari più bassi e sovente sono disposti a lavorare in condizioni assolutamente fuori legge;
è frequente inoltre che sulle navi mercantili vengano imbarcati pochi membri di equipaggio rispetto alle reali necessità, questi ultimi spesso lavorano molte più ore di quanto previsto e regolamentato dalla legge; succede anche che a bordo vi siano marittimi extracomunitari, anche in posizioni di comando, che non conoscono la lingua italiana e a volte neanche quella inglese;
la Commissione europea ha invitato gli Stati membri a promuovere il lavoro in mare ed è molto attiva in tale ambito, specialmente in relazione alla sicurezza, avendo chiesto ad esempio al Governo filippino maggiori controlli e una più adeguata formazione dei marittimi di questo Stato, al fine di tendere sempre più ad una armonizzazione degli standard a livello internazionale;
nel Paese si parla di una crisi di presenza di marittimi che quindi devono essere reperiti e formati all'estero, ma, invece di investire nel settore e sulla formazione in questo ambito per i giovani italiani, si preferisce spesso optare per l'apertura di diverse Accademie del mare nel mondo;
l'interrogante ritiene che il settore marittimo sia strategico per una Nazione come l'Italia; ritiene inoltre che siano necessari maggiori controlli da parte delle Capitanerie di Porto affinché si evitino abusi nell'utilizzo della deroga prevista al comma 1 dell'art. 318 del codice della navigazione, venga garantita la sicurezza e il rispetto di standard internazionali a bordo delle navi ed effettuata una sempre maggiore attività di protezione in occasione dei sempre più frequenti casi di pirateria e sequestri di navi mercantili,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda intervenire affinché si proceda all'effettuazione di maggiori controlli, tramite le autorità competenti, tra cui le Capitanerie di Porto, sui requisiti e condizioni di sicurezza dei marittimi imbarcati sulle navi italiane;
se non si intenda razionalizzare il sistema degli incentivi agli armatori, introducendo requisiti più stringenti, legati al rispetto di fondamentali diritti di sicurezza dei lavoratori.
(4-08401)
CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione -
(4-08402)
(Già 3-02839)
GARAVAGLIA Mariapia - Ai Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:
la legge che favorisce l'emersione di colf e badanti vanifica l'auspicato positivo esito, a causa dell'esposizione delle famiglie e delle lavoratrici ai rigori civili e penali della normativa, mantenendo in nero una parte importante ed essenziale del lavoro di cura;
secondo i dati in possesso del Ministero dell'interno alla data del 3 ottobre in Veneto erano state presentate solo poco più di 400 domande di emersione per colf e badanti provenienti dall'Europa orientale: meno di un decimo dei casi stimati,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga indispensabile un immediato intervento teso a consentire il raggiungimento degli obiettivi dell'art. 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012 con la reale emersione di queste situazioni lavorative e familiari;
se non ritenga di concedere una proroga dato che il termine di presentazione delle domande di emersione scade il 15 ottobre 2012.
(4-08403)
MAGISTRELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
secondo la stampa locale ("Il Messaggero", edizione delle Marche, del 9 ottobre 2012) il presidente del Tribunale amministrativo regionale (TAR) per le Marche, dottor Luigi Passanisi, è stato condannato dal tribunale di Reggio Calabria a una pena di tre anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari, di cui all'articolo 319-ter del codice penale;
si tratta di fatti assai gravi che risalgono - secondo quanto si apprende dalle fonti giornalistiche - a quando il dottor Passanisi era presidente del TAR della Calabria. Egli avrebbe contribuito ad emanare una sentenza favorevole ad Amedeo Matacena, già deputato di Forza Italia e anch'egli imputato in diversi procedimenti penali. La pronunzia avrebbe riguardato la società Amadeus, facente capo al Matacena;
sebbene il dottor Passanisi si professi tuttora innocente, una condanna di un giudice amministrativo con funzioni così delicate - pur passibile di impugnazione - rappresenta, ad avviso dell'interrogante, una grave lesione del prestigio e della credibilità della magistratura amministrativa;
l'articolo 33 della legge n. 186 del 1982 prevede che l'azione disciplinare nei confronti dei magistrati amministrativi sia promossa anche dal Presidente del Consiglio dei ministri - oltre che dal Presidente del Consiglio di Stato - e che su di essa giudichi il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, il quale può applicare le sanzioni disciplinari previste dall'articolo 32 della citata legge, il quale a sua volta rinvia al sistema disciplinare della giustizia ordinaria;
appare alla interrogante quanto meno opportuna la sanzione della sospensione temporanea dalle funzioni,
si chiede di sapere:
di quali informazioni Il Presidente del Consiglio dei ministri disponga in ordine al caso esposto in premessa;
se intenda promuovere senz'altro il procedimento disciplinare nei confronti del dottor Passanisi.
(4-08404)
BELISARIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
si apprende da un articolo de "Il Quotidiano della Basilicata" del 3 ottobre 2012, che Trenitalia è intenzionata a chiudere l'unico servizio di assistenza ai clienti che ha sede presso la stazione centrale di Potenza;
a tale scelta decisamente inopportuna si è già opposta la Regione Basilicata nella persona dell'assessore alle Infrastrutture, Agatino Mancusi, il quale, come riportato nell'articolo precedentemente citato, ha affermato che: «Trenitalia deve escludere dal Piano di razionalizzazione la sua chiusura. La chiusura di tale presidio inciderebbe ulteriormente sulla qualità del servizio offerto e accentuerebbe il processo di spoliazione in atto»;
tale ultima richiesta è stata già inoltrata al direttore della divisione passeggeri e all'amministratore delegato di Trenitalia, rispettivamente Gianfranco Battisti e Vincenzo Soprano;
risulta all'interrogante che la razionalizzazione del servizio che la divisione passeggeri di Trenitalia intende porre in essere comporterà la chiusura totale del servizio di assistenza clienti, oggi operativo dalle ore 7 alle ore 21. L'intenzione di giungere alla chiusura del Presidio assistenza di Potenza, a partire dal 1° novembre 2012, è stata chiaramente manifestata da Trenitalia in una lettera di convocazione del 27 settembre 2012, con cui le organizzazioni sindacali sono state chiamate a partecipare all'incontro che si terrà il giorno 11 ottobre 2012;
la soppressione del servizio avrà notevoli impatti sul trasporto ferroviario regionale, considerato che la chiusura del presidio avrà inevitabili effetti sulla gestione del trasporto dei disabili e sull'informazione alla clientela. La cancellazione del servizio inciderà altresì sull'utenza in partenza dal capoluogo alla volta di altre regioni italiane e in direzione opposta, contribuendo così all'isolamento in cui versa la regione Basilicata, considerato anche che le strutture operative di Trenitalia sul territorio sono ridotte al minimo con gravi conseguenze sulla qualità del servizio ferroviario;
appare quantomeno contraddittoria la scelta di Trenitalia, se letta alla luce delle affermazioni contenute nella Carta dei Servizi Passeggeri per il 2012, in cui tra gli obiettivi la stessa Trenitalia pone il costante miglioramento degli standard di qualità dei servizi offerti alla clientela, nonché l'impegno a facilitare la mobilità dei viaggiatori con disabilità ed a mobilità ridotta;
oltre ad accentuare i limiti infrastrutturali e le carenze della rete - dalla Ferrandina-Matera alla Potenza-Foggia - le scelte poste in essere nell'ultimo anno dai vertici di Trenitalia, nonché dall'intero gruppo Ferrovie dello Stato, hanno avuto un impatto drammatico anche sull'economia e sui livelli occupazionali della popolazione lucana, se si considera la decisione di chiudere lo stabilimento Officine Grandi Riparazioni di San Nicola di Melfi, la perdita del Reparto territoriale movimento di Potenza della società Rete ferroviaria italiana, la chiusura della linea Rocchetta S.A. - Gioia del Colle, la chiusura della gestione merci di Potenza. Tali ultime chiusure avrebbero provocato - secondo stime delle organizzazioni sindacali - la perdita di oltre 100 posti di lavoro,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza della situazione descritta in premessa e se non ritenga opportuno convocare urgentemente un tavolo istituzionale di discussione con la Regione, i vertici delle Ferrovie dello Stato, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e le associazioni dei consumatori al fine di tutelare i servizi e l'economia del territorio;
se intenda promuovere, nell'ambito dell'attività dell'Osservatorio nazionale sul trasporto pubblico, l'adozione dei necessari provvedimenti di competenza, così da far fronte alla situazione di emergenza in cui versa il settore del trasporto ferroviario regionale lucano e garantire a tutti i cittadini un uguale esercizio del diritto alla mobilità.
(4-08405)
BELISARIO - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
da tempo il settimanale "Il Punto", in particolare nei numeri del 20 e 27 settembre 2012, nonché del 4 ottobre scorso, ha sollevato il problema della situazione di potenziale pericolo dovuta alle condizioni di una delle due vasche a cielo aperto presenti all'interno del sito Eurex di Saluggia, in provincia di Vercelli, con riferimento al rischio specifico che la vasca denominata WP719, qualora si verifichino lesioni e dispersione del suo contenuto nelle falde sottostanti, possa produrre danni ambientali;
l'inchiesta giornalistica ha evidenziato come in queste vasche siano raccolte acque debolmente contaminate o solo potenzialmente contaminate, provenienti da diversi punti dell'impianto Eurex. Periodicamente esse sono scaricate nella vicina Dora a condizione che il livello di radioattività non superi i limiti dettati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra): una situazione che sembrerebbe essersi verificata per il WP719;
il 10 agosto 2012, secondo il settimanale, l'Ispra avrebbe effettuato una ispezione all'impianto, rilevando la necessità di procedere ad una verifica dell'integrità delle linee di scarico a valle delle vasche e delimitare l'area circostante le suddette vasche prossime ad aree di transito in direzione di aree di cantiere, raccomandando di dare priorità alla realizzazione della copertura delle vasche di raccolta effluenti. L'Ispra avrebbe inoltre richiesto alla Società gestione impianti nucleari (Sogin) di procedere a caratterizzazione radiometrica del liquido e dei sedimenti presenti nel bacino WP719 sulla cui base predisporre un programma di gestione del liquido stesso e di potenziare i controlli ambientali dell'area limitrofa attraverso la realizzazione di pozzi piezometrici. Secondo il settimanale tale raccomandazione potrebbe sottendere la presenza di sedimenti tali da generare valori radioattivi superiori e prefigura un utilizzo dei pozzi anche per verificare che non ci siano già state perdite verso le falde sottostanti;
si registra una contrarietà del Comune alla costruzione della Waste Management Facility (WMF) nel sito Eurex, a proposito della quale il 17 settembre si è tenuta una conferenza dei servizi indetta per esprimere un parere motivato sulla istanza di Sogin di realizzare presso il sito Eurex una WMF. Rispetto al 2006, il nuovo progetto Sogin prevede opere di dimensioni notevolmente superiori, con l'aggiunta di un evaporatore, strumento che si utilizza per il trattamento dei rifiuti liquidi, laddove la WMF avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente del trattamento di rifiuti solidi;
le cosiddette waste ponds, due vasche a cielo aperto, parzialmente interrate, risultano essere state costruite negli anni Sessanta in concomitanza con l'impianto Eurex, entrato in funzione nel 1970. Da molti mesi il contenuto della vasca WP719 non viene più scaricato e rischia di traboccare, con il rischio di sversamento incontrollato dell'acqua sul piazzale del sito e, successivamente, l'infiltrazione di tale acqua nelle falde sottostanti. Il timore è che le attività di cantiere per la realizzazione del deposito temporaneo (D2) aumentino il rischio di lesioni alle vasche in questione. Si tenga presente che, secondo l'Ispra, il liquido stoccato nel secondo bacino (WP719) presenta concentrazioni che non permetterebbero il rispetto del criterio di non rilevanza radiologica stabilito dalle norme comunitarie;
l'Ispra avrebbe inoltre richiesto a Sogin di aggiornare le radiometriche del contenuto solido e liquido del WP719. Dal momento che esiste la possibilità che la presenza di materiali solidi sedimentati sul fondo di detta vasca non derivi solo da un fenomeno naturale, appare all'interrogante necessario comprenderne l'origine, così come è importante che le valutazioni cautelative poste a base delle prescrizioni dell'Ispra siano fondate su analisi recenti e dati radiometrici aggiornati, onde escludere indesiderati passaggi di sostanze da altre parti dell'impianto alle vasche in questione,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e di quali ulteriori dati dispongano con riferimento alla natura e origine dei sedimenti e delle sostanze presenti nella vasca WP719;
quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di assicurare la trasparenza dei processi valutativi in corso e l'aggiornamento dei dati sulla base dei quali sono assunte le determinazioni relative alla sicurezza dell'impianto;
se la situazione delle vasche in commento risulti essere tale da escludere elementi di rischio o preoccupazione per la sicurezza ambientale e delle popolazioni, tenuto conto del ripetersi, in passato, di eventi meteorologici intensi nella stagione autunnale;
quali risultino essere i piani di sicurezza per i casi di incidenti e quale conoscenza risultino averne i lavoratori e i cittadini residenti.
(4-08406)
FILIPPI Alberto - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
da oltre sette mesi i due sottufficiali della Marina militare italiana, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono trattenuti dallo Stato Federale indiano del Kerela, contro la loro volontà e quella del nostro Governo, essendo stati accusati dell'omicidio di due pescatori;
i fatti loro imputati si sono verificati in acque internazionali e quindi dovrebbero essere giudicati da un tribunale italiano;
entro la fine di ottobre dovrebbe pronunciarsi la Suprema Corte di New Delhi per stabilire se il tribunale dello Stato del Kerala sia competente o meno per quanto riguarda la questione della territorialità;
il Governo italiano deve assicurare ai due militari ogni tipo di assistenza attraverso l'utilizzo di canali diplomatici;
la liberazione dei due marò deve ritenersi obbligatoria e necessaria dato l'importante ruolo svolto all'estero dai militari italiani che, adempiendo a missioni soprattutto in teatri difficili, devono essere adeguatamente tutelati;
la Repubblica dell'India non ha mai subito da parte del nostro Paese situazioni similari,
si chiede di sapere:
se non si intenda mettere in atto provvedimenti più stringenti, quali il blocco dei visti e dei permessi di soggiorno ai cittadini indiani ed il ritiro della rappresentanza italiana in India, affinché vengano accelerati i tempi per riportare in Italia i due sottoufficiali della Marina militare, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti dal 15 febbraio 2012;
se ritengano opportuno sollecitare un più netto coinvolgimento della comunità internazionale sulla vicenda.
(4-08407)
PONTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il 9 marzo 2012 e il 19 luglio 2012, rispettivamente, l'Unione europea (Ue) e il Regno del Marocco si sono notificati reciprocamente l'avvenuto espletamento delle procedure necessarie per l'entrata in vigore dell'accordo sancito in merito a misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca;
tale accordo, il cui obiettivo è aumentare le quote di scambio tra l'Ue e il Marocco per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero, dovrebbe rappresentare una tappa verso il libero scambio;
l'accordo è entrato in vigore il 1° ottobre 2012;
premesso, inoltre, che:
l'entrata in vigore dell'accordo commerciale rischia, però, di introdurre distorsioni sul mercato dell'Ue e, particolarmente, sul mercato italiano;
il Senato, il 10 maggio 2012, ha approvato una serie di mozioni con le quali impegnava il Governo, fra l'altro, a richiedere l'attuazione di tutte le misure di salvaguardia non tariffarie addizionali incluse nell'accordo e a introdurre misure di controllo più efficaci, nonché a promuovere presso la Commissione una sorta di equivalenza in tema di norme ambientali e in materia di sicurezza alimentare fra Marocco e Ue in modo da garantire una equa concorrenza fra i due mercati;
i rappresentanti del settore agricolo giudicano le misure di liberalizzazione previste dal citato accordo eccessivamente favorevoli per il Paese nordafricano, segnalando, in particolare, che per l'Italia l'adozione di tali norme comporterà un aumento delle importazioni di ortofrutta e di agrumi, a scapito dell'agricoltura dell'intero Mezzogiorno, grazie alla diminuzione dei dazi doganali;
l'economia agricola italiana, già in gravi e, in taluni casi, croniche difficoltà, non ha decisamente bisogno di essere sottoposta ad accordi ulteriormente penalizzanti,
l'interrogante chiede di sapere se e quali misure, anche in considerazione degli atti di indirizzo approvati dal Senato, il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, , abbiano posto in essere al fine di tutelare il mercato agricolo italiano in vista dell'entrata in vigore dell'accordo tra l'Ue e il Regno del Marocco.
(4-08408)
Avviso di rettifica
Nel Resoconto sommario e stenografico della 812a seduta pubblica del 10 ottobre 2012, a pagina 88, l'intervento del Presidente deve intendersi sostituito dal seguente: "Apprezzate le circostanze, la discussione generale avrà inizio martedì. Rinvio pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.".
Nel Resoconto sommario e stenografico della 811a seduta pubblica del 10 ottobre 2012:
alle pagine III, V e 3, sotto il titolo: "Discussione dei disegni di legge", dopo il disegno di legge 1430 inserire il seguente: "(2162) CARLONI ed altri. - Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di elezione del consiglio comunale";
alle pagine III, IV, 16, 28 e 43 sostituire il titolo: "Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 3290, 941, 1430, 2225, 2578, 2947 e 3224" con il seguente: " Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 3290, 941, 1430, 2162, 2225, 2578, 2947 e 3224";
a pagina 3, nell'intervento del Presidente, all'ultima riga del primo capoverso, dopo il numero: "1430", inserire il seguente: "2162".