Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 802 del 26/09/2012
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
COSTA - Al Ministro della difesa - Premesso che:
nei primi mesi del 2012 era stato bandito un concorso, per esami e titoli, per il reclutamento di 1886 allievi carabinieri effettivi, riservato ai volontari delle Forze armate in ferma prefissata di un anno o quadriennale ovvero in rafferma annuale, in servizio o in congedo;
proprio in questi giorni la graduatoria del concorso, tanto attesa da migliaia di ragazzi carichi di speranze, doveva essere pubblicata;
purtroppo il sogno e le ambizioni dei giovani si sono infranti con l'approvazione del decreto-legge n. 95 del 2012, denominato spending review, che ha determinato il blocco del turnover e conseguentemente l'incertezza sull'esito del concorso pubblico;
recenti articoli di stampa affermano che dei 1.886 posti originariamente previsti dal concorso solo 227 saranno confermati;
il concorso essendo stato bandito nel febbraio 2012 e previsto nella legge di stabilità approvata nel 2011 non dovrebbe essere oggetto di alcuna modifica,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza valutando con attenzione la legittimità delle motivazioni che hanno portato ad una così drastica riduzione del numero dei vincitori e nel frattempo lasciando quantomeno aperta la graduatoria in essere, anche al fine di non sprecare il denaro già speso.
(4-08273)
COSTA - Ai Ministri per gli affari europei, dello sviluppo economico e della salute - Premesso che:
è in atto un processo di revisione della direttiva 2001/37/CE in materia di prodotti del tabacco;
nel nostro Paese l'iniziativa ha suscitato un fortissimo interesse mediatico attesa l'importanza di un settore vitale della nostra economia che rischia il collasso a causa di misure di carattere demagogico attualmente in discussione in sede comunitaria;
infatti la Direzione generale salute e tutela dei consumatori della Commissione europea ha elaborato alcune proposte fra le quali è previsto che tutte le sigarette siano rese uguali per sapore e gusto, che i pacchetti di sigarette siano coperti alla vista del pubblico e nascosti dietro scansie e che i pacchetti siano resi neutri e senza marchi;
tali misure, la cui efficacia in termini di riduzione del consumo di tabacco non è comprovata, avrebbero come sicuro effetto diretto quello di aumentare in modo esponenziale il mercato illecito dei prodotti contrabbandati e contraffatti, oggi sempre più appannaggio delle grandi organizzazioni criminali internazionali, oltre a diminuire sensibilmente il gettito erariale e a ridurre sul lastrico l'intera filiera produttiva e commerciale, senza peraltro a giudizio dell'interrogante apportare alcun beneficio in termini di diminuzione della propensione al tabagismo;
attualmente, secondo fonti attendibili, il mercato illegale del tabacco sottrae all'Italia non meno di 500 milioni di euro all'anno con un'erosione del mercato legale del 4 per cento;
queste cifre sono destinate ad aumentare nell'ipotesi di approvazione di misure così radicali che, nelle previsioni della Commissione europea potrebbero produrre una riduzione del tabagismo di meno dello 0,5 per cento entro il 2027,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza adottando ogni utile iniziativa nelle opportune sedi che porti ad una più approfondita riflessione sulle conseguenze delle misure che si intendono adottare e sul rapporto costi-benefici, al fine di salvaguardare uno dei settori di vitale importanza per l'economia del nostro Paese.
(4-08274)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:
il Commissario straordinario Goffredo Sottile, in attesa del sito definitivo che Comune, Provincia e Regione devono individuare entro il 31 dicembre 2012 fuori dalla valle Galeria, ha scelto Monti dell'Ortaccio come sito provvisorio della nuova discarica di Roma, autorizzando la società Colari, che fa capo a Manlio Cerroni, a presentare il progetto per realizzare una discarica per il solo rifiuto trattato. Il progetto prevede un impianto di circa 23 ettari, un invaso di 4.800.000 metri cubi e la capacità di abbancare 4.320.000 tonnellate di rifiuti. A giudizio dell'interrogante tali dimensioni e la durata triennale proposta rendono piuttosto dubbio il concetto di provvisorietà;
come si legge sul blog del Movimento 5 stelle, che pubblica il documento approvato dai comitati civici di valle Galeria il 21 settembre 2012, aprire una nuova discarica a soli 700 metri da quella di Malagrotta danneggerebbe ulteriormente un territorio già fortemente inquinato che necessita di immediati interventi di bonifica e di riqualificazione. Inoltre, la sua localizzazione è all'interno di un tessuto urbano composto da 20.000 abitanti;
questi due motivi, che Sottile non sembra considerare degni di nota, hanno portato il precedente commissario Pecoraro a escludere il sito di Monti dell'Ortaccio;
i comitati sostengono ancora che questa discarica è una scelta inutilmente onerosa perché, se fosse veramente interrato solo rifiuto trattato, non servirebbe allestire un sito provvisorio ma basterebbe decidere subito il sito definitivo abilitato a smaltire questa tipologia di rifiuti;
la proposta della Colari che, disattendendo le indicazioni di Sottile, prevede di interrare anche rifiuti biodegradabili, a giudizio dei comitati civici diventerebbe una vera e propria presa in giro qualora si decidesse di non portare i rifiuti tal quali all'estero ma di interrarli a Monti dell'Ortaccio mascherati con un trattamento inadeguato;
in questo caso, la discarica proposta si configurerebbe come una vera e propria nuova Malagrotta, avvalorando ancor di più la sua incompatibilità con un territorio ad elevato rischio ambientale e sanitario come considerato dagli studi Ispra, Arpa e del Servizio sanitario regionale;
considerato che:
si legge ancora sul comunicato che la discarica prevista dal progetto Colari non è solo per rifiuti trattati. Nel progetto depositato si specifica che nella discarica insieme ai rifiuti prodotti dal trattamento di impianti saranno abbancate anche alcune tipologie di rifiuti urbani previsti nel codice CER 20 (rifiuti provenienti da giardini, parchi, strade, spiagge, corsi d'acqua, cimiteri, fosse settiche, fognature, eccetera). Quindi saranno interrati anche rifiuti biodegradabili rendendo la discarica proposta un impianto con potenzialità inquinanti. Per questo il progetto prevede le opere di ingegneria indispensabili per una discarica tradizionale (polder, pozzetti di raccolta del percolato e sistemi di captazione di biogas). Il progetto di una nuova discarica inquinante è inaccettabile anche in relazione alla procedura di infrazione europea per la discarica di Malagrotta a cui è sottoposta la Regione Lazio. Una nuova discarica è incompatibile con i rischi ambientali e sanitari del territorio. L'emergenza ambientale e sanitaria della valle Galeria è dovuta alla presenza di numerose attività inquinanti (discarica, raffineria, termovalorizzatore, gassificatore, cave, eccetera). L'incompatibilità della nuova discarica con il territorio della valle Galeria è affermato nella relazione tecnica svolta dagli ingegneri Moretti e Sorrentino per conto dell'ex Commissario Pecoraro. Tale relazione è contenuta negli atti della Commissione Parlamentare Bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio approvati nella seduta del 3 luglio 2012 nei quali si riporta che l'area in cui è localizzato il sito Monti dell'Ortaccio "presenta un elevato livello di contaminazione e di inquinamento che di per sé costituisce fattore escludente non derogabile" e che il sito "risulta troppo vicino a frazioni e centri abitati significativi che ne determinano l'inidoneità". Inoltre, gli atti della Commissione riportano la "Valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nell'area di Malagrotta" svolta recentemente dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale e dall'Arpa Lazio nella quale si afferma che nella popolazione insediata a ridosso degli impianti i tumori ai polmoni e alla mammella e le patologie a carico degli apparati respiratori e cardiovascolari sono in eccesso e attribuibili all'inquinamento prodotto nei passati decenni dagli impianti industriali presenti nell'area. La relazione degli ingegneri Moretti e Sorrentino compresi tutti gli studi di ISPRA ed ARPA acquisiti in essa e la valutazione epidemiologica del Servizio Sanitario Regionale costituiscono una documentazione importante per considerare la Valle Galeria come un area soggetta ad una grave emergenza ambientale e sanitaria e pertanto non idonea ad accogliere una nuova discarica in quanto bisognosa di bonifica e di riqualificazione. Quindi, non si comprende perché il commissario Sottile senza il supporto di un nuovo studio abbia scelto il sito Monti dell'Ortaccio, nonostante che l'ex commissario Pecoraro con adeguata documentazione ne aveva escluso l'utilizzo;
si apprende dalla lettura dello stesso comunicato che la discarica è localizzata a ridosso di un tessuto urbano di 20.000 abitanti. Le distanze di frazioni e centri abitati dal perimetro del sito di Monti dell'Ortaccio sono: 430 metri da nucleo abitativo di ponte Malnome (abitanti insediati circa 300); 625 metri dal quartiere di piana del Sole dove è anche in corso di attuazione un piano di zona 167 (abitanti insediati e futuri circa 8.000); 660 metri dall'intervento urbanistico di edilizia residenziale pubblica e privata in corso di realizzazione (167 monte Stallonara e programma Pisana Ponte Galeria) che collegano gli insediamenti esistenti di San Cosimato e Spallette (residenti insediati e futuri circa 11.000); 840 metri da toponimo di Santa Cecilia (abitanti insediati circa 700); a ridosso del sito sono inoltre presenti importanti attività agricole. L'ampiezza e la complessità del contesto insediativo descritto e la sua eccessiva vicinanza al sito devono costituire un elemento ostativo alla realizzazione di una nuova discarica a Monti dell'Ortaccio come del resto aveva già deciso l'ex commissario Pecoraro;
si apprende inoltre che il progetto Colari contiene gravi e inaccettabili lacune. Omette di affrontare problematiche decisive per una attenta valutazione sulla validità della scelta del sito; in particolare: la formazione del laghetto presente nel perimetro della discarica non è avvenuta, come scritto nel progetto Colari, per l'accumulo di acque piovane dovuto alla presenza nel sottosuolo di un ampio strato di argilla che non ne consente lo smaltimento. Il laghetto si è formato recentemente perché gli sbancamenti effettuati hanno intercettato l'acqua della sorgente sotterranea. Si tratta di una sorgente naturale canalizzata in una vecchia condotta romana che alimenta i fontanili presenti nel casale dell'azienda agricola Di Cosimo censito dalle carte dell'agro romano e distante circa 300 metri dal sito della discarica. L'acqua della sorgente viene utilizzata dall'azienda per l'abbeveramento del bestiame e l'irrigazione dei campi e degli orti. Inoltre, nel perimetro del sito è presente anche un secondo piccolo laghetto derivato sempre dalle acque della sorgente. Inoltre, il progetto presentato non fa riferimento agli ultimi studi e indagini di Ispra, dell'Arpa e del Servizio sanitario regionale riportati negli atti della Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nella relazione approvata il 3 luglio 2012 (Doc. XXIII, n. 11). Questa documentazione è decisiva per effettuare una completa e attenta valutazione dello stato di emergenza ambientale e sanitaria della valle Galeria. Ancora, sui confini del sito, come evidenziato dalle paline di segnalazione dislocate sul territorio, corrono le condotte del metanodotto e dell'oleodotto. La normativa regionale sulla localizzazione delle discariche classifica questi impianti sensibili come importanti impedimenti. (fattori escludenti) per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio di nuove discariche. Questa problematica, menzionata dal progetto in riferimento alla normativa regionale non è approfondita in modo adeguato in relazione all'effettiva vicinanza delle condotte;
considerato inoltre che, su un articolo pubblicato dal "Nuovo Paese Sera" il 24 settembre, alla fine della Conferenza dei servizi che si è tenuta lo stesso giorno il presidente del XV municipio, «Gianni Paris, con il verbale della riunione in mano, ha messo in evidenza che "i pareri negativi degli enti locali sono stati "trasformati" in richiesta di informazioni aggiuntive e consegna di osservazioni"» e «"Questo è stato un incontro preliminare di acquisizione dei documenti - tiene a precisare il responsabile unico del procedimento - prenderemo atto delle osservazioni e proveremo a integrare il progetto di Colari come richiesto". Non c'è stata dunque una valutazione su Monti dell'Ortaccio oggi e per questo bisognerà attendere la prossima riunione»;
sempre dallo stesso articolo emerge che questo risultato lascia tutti i cittadini insoddisfatti,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di intervenire presso i vertici della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma al fine di scegliere subito il sito definitivo, stabilendo tempi rapidi per la sua attivazione, e di scongiurare al più presto la scelta di Monte dell'Ortaccio esprimendo parere negativo nella successiva riunione della Conferenza dei servizi;
se non intenda adottare le opportune iniziative di propria competenza affinché il Comune di Roma persegua gli obiettivi della raccolta differenziata, in particolare quella domiciliare, necessaria per il riuso dei materiali e l'utilizzo di tutti gli impianti autorizzati e realizzati e comunque portare il tal quale residuo all'estero fino a quando non sarà tutto differenziato;
quali iniziative intenda assumere al fine di prevenire ulteriori episodi di inquinamento ambientale garantendo la salute pubblica;
quali misure urgenti di propria competenza intenda attivare per prevenire i fenomeni di mortalità, che si verificano nelle adiacenze delle discariche cittadine in Italia.
(4-08275)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:
Paolo Boccacci e Carlo Bonini, in un'inchiesta pubblicata su "la Repubblica" del 26 settembre 2012 dal titolo "Dai finanziamenti ai partiti alle spese per cene e amici, le tre bugie della Polverini. Complice e non vittima. Ecco i documenti", mettono in fila tutte le bugie di Renata Polverini sui soldi ai gruppi consiliari della Regione Lazio;
un'inchiesta ben documentata che serve anche a rispondere a tutte le strane versioni date dall'ex Governatrice durante la trasmissione televisiva di "Ballarò" di martedì 25 settembre 2012;
l'articolo cita le parole della Polverini e risponde punto per punto alle sue versioni, a giudizio dell'interrogante accomodanti, a cominciare dalle false verità della Governatrice;
all'alba del 25 settembre la "macchina del rumore" di Renata Polverini lavora a pieno regime. Interviste a nastro su ogni emittente televisiva, dichiarazioni ridondanti alle agenzie di stampa. «Dice la Polverini: "La Giunta ha solo stanziato 35 milioni per il finanziamento del Consiglio. E comunque ho chiesto più volte al Presidente dell'Assemblea regionale Mario Abbruzzese che avviasse una spending review. Gli ho inviato lettere molto dure". Almeno sette circostanze documentali svelano l'inconsistenza di questo argomento che vorrebbe la governatrice dispensatrice passiva e politicamente inerme di denaro pubblico. Tra il 2010 e il 2011, l'ufficio di Presidenza del Consiglio regionale corregge infatti, con cinque successive delibere, le iniziali dotazioni di bilancio (1 milione) destinate al finanziamento dei gruppi gonfiandole prima di 5 milioni e 400 mila euro, quindi di 3, ancora di 3 e infine di 2 milioni e 700 mila. Sono provvedimenti presi con il voto unanime dell' ufficio di Presidenza in cui siedono i rappresentanti di maggioranza e opposizione. Dunque, anche con il voto della "Lista Polverini", di cui la governatrice, per altro, è consigliere eletto. Ma non basta. Quelle delibere, per ottenere ciò che chiedono, devono necessariamente passare per uno stanziamento di denaro da parte della giunta. Che infatti arriva nel 2011. Anche qui, con due delibere (febbraio e dicembre 2011) firmate da Luca Fegatelli, direttore del Dipartimento istituzionale e territorio, ufficio alle dirette dipendenze della Polverini. Ora, se la Polverini dice il vero, dobbiamo immaginare un Abruzzese frenato da quelle "dure lettere" in cui gli si chiede di chiudere i cordoni della borsa. Peccato che, nell'anno in corso - 2012 - non solo la dotazione dei fondi ai gruppi non venga ridotta, ma, al contrario, cresca ancora. Con il placet della Giunta e della Lista Polverini che, come candidamente ammette il suo capogruppo Mario Brozzi, al luglio scorso, si è già visto accreditare 2 milioni e 200 mila euro»;
anche "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato in data 25 settembre le fatture delle spese disinvolte, che sarebbero avvenute all'insaputa dell'ex Governatrice: «Alla fine ha dovuto cedere sotto il peso di quella frase insostenibile: "Non sapevo nulla". La linea Maginot di Renata Polverini è venuta giù ieri sera alle 8, ma i primi scricchiolii sono cominciati prima. Nel pomeriggio di ieri in Consiglio regionale passavano di mano in mano le fotocopie di due documenti che inchiodavano il presidente e il suo staff. Sono le determinazioni della Giunta regionale del 28 marzo e del 21 dicembre del 2011 nelle quali la Giunta impegna 5,4 milioni di euro sul capitolo di spesa R11502, cioè il fondo al quale possono attingere a piene mani i gruppi consiliari dei partiti, in testa quello che era guidato da Franco Fiorito, il Pdl. In quegli atti c'è la prova che lo staff del presidente Polverini ha avuto un ruolo decisivo nel procedimento che ha dirottato una parte sostanziosa del gran calderone dei 97 milioni stanziati dalla Giunta per tutta l'attività pubblica del Consiglio Regionale alla mangiatoia privata dei partiti. Le determinazioni che hanno permesso a Fiorito e colleghi di destinare altri 5,4 milioni a cene, feste, ostriche e viaggi, infatti, non sono firmate dal presidente del Consiglio regionale o da un suo burocrate, ma da quello che è considerato il braccio destro di Renata Polverini, il direttore generale del dipartimento Territorio, Luca Fegatelli. Se Fegatelli firmava gli atti che portano 5,4 milioni di euro in più nelle casse dei gruppi, come può il presidente del Lazio continuare a sostenere la sua totale ignoranza del problema? Questa era la domanda alla quale se non si fosse dimessa avrebbe dovuto rispondere oggi Renata Polverini. La sua fine è cominciata però ben prima di ieri: il 17 settembre in Consiglio regionale quando la presidente è riuscita a mettere insieme il ricordo dell'alluvione di Firenze con la frase: "Sapevo che fossero tanti soldi, ma non sapevo come fossero ripartiti in Consiglio". Un'ammissione di incompetenza che stonava con il richiamo all'assunzione di responsabilità quasi quanto l'abbronzatura Maya con il suo abitino bianco. La situazione è peggiorata il 20 settembre a Piazza Pulita, quando, incalzata da Corrado Formigli, ha tracciato nella sabbia il solco tra la 'giunta pulita' e il 'consiglio fetente': "Il consiglio è autonomo dalla Giunta, noi affidiamo in un capitolo unico quello che il Consiglio regionale ci chiede per il suo funzionamento e nel-l'ambito dell'Ufficio di presidenza (del consiglio) si decide come ripartire queste cose". A rendere poco credibile questa affermazione, oltre alle determinazioni del suo direttore generale, c'erano una serie di indizi. A partire dal suo passato. Renata Polverini è stata in grado di mentire nel 2002 persino al notaio per ottenere 19mila euro di agevolazioni per la sua prima casa, peccato che era la seconda, visto che - quando ha comprato l'appartamento dal Vaticano a prezzo di saldo - ne aveva da poco acquistato a prezzo scontato un altro dall'Inpdap. Quando il Fatto la smascherò nel 2010 sostenne anche allora una tesi traballante: era stato un disguido avvenuto "in una fase di avvicendamento dei suoi consulenti". Peccato che la firma sull'atto era sua. Un errore, ripiegò, di cui "mi assumerei tutta la responsabilità". Salvo poi non dare all'erario un euro anche perché in tv nessuno le poneva una domanda. Anzi, a Ballarò la interpellavano sull'evasione fiscale e sul problema della casa, senza arrossire. Il passato però gioca a sfavore della credibilità su un secondo terreno: il rapporto con l'assessore al Bilancio Stefano Cetica, segretario dell'Ugl quando lei era vicesegretaria. Cetica le è stato al fianco per una dozzina di anni in un rapporto complesso di odio-amore grazie al quale Renata Polverini è divenuta prima vice di Cetica e poi l'ha sostituto con una staffetta alla segreteria. Basta tenere a mente la relazione Renata-Stefano e poi scorrere i resoconti stenografici del Consiglio in Internet per scoprire quanto fosse insostenibile la posizione del presidente del Lazio. Renata Polverini a Piazza Pulita è stata costretta a estendere l'incolpevole ignoranza a tutta la giunta, compreso il fedele Cetica. Purtroppo per lei però l'assessore partecipava alle riunioni con i membri della commissione bilancio nelle quali i capi dei gruppi di destra e sinistra, siglavano il patto oscuro per auto-assegnarsi somme crescenti fino ad arrivare ai 14 milioni di euro annui odierni. Ed è sempre l'assessore Cetica che il 14 dicembre scorso presenta nell'aula del Consiglio il suo bilancio di previsione per il 2012 nel quale è contenuto l'emendamento del presidente dell'assemblea Mario Abbruzzese che regala altri 2,5 milioni di euro ai gruppi, per la felicità di Franco Fiorito. Allegata alla proposta di bilancio di Cetica c'è un foglio che spiega dove saranno presi i soldi per lo scialo dei partiti: dal capitolo R11504 delle spese postali, telefoniche e generali spariscono 3,5 milioni di euro destinati a tre capitoli che profumano di "Casta. Oltre ai 2,5 milioni di euro destinati ai gruppi consiliari, mezzo milione va alle spese di rappresentanza del presidente del consiglio Mario Abbruzzese, quello che usa due autoblu e mezzo milione va al fondo omnibus per le ristrutturazioni e gli autisti, quelli che - secondo Fiorito - ritiravano l'auto a noleggio per il consigliere che voleva imboscarsi con la sua bella al Focarile. Ovviamente l'emendamento con lo spostamento è stato approvato a tempo di record dai consiglieri»;
considerato che l'interrogante esprime l'auspicio che si possa appurare con sollecitudine:
quale sia l'entità degli stanziamenti per il finanziamento del Consiglio regionale, in particolare se siano pari a 35 milioni di euro come riferito dalla ex Presidente della Regione Lazio, oppure come riportato da Bonini e Boccacci nell'articolo citato, anche alla luce delle almeno sette circostanze documentali che svelano l'inconsistenza di questo argomento che vorrebbe la Governatrice dispensatrice passiva e politicamente inerme di denaro pubblico;
se risponda al vero che tra il 2010 e il 2011 l'ufficio di Presidenza del Consiglio regionale abbia davvero corretto con 5 successive delibere le iniziali dotazioni di bilancio (un milione) destinate al finanziamento dei gruppi gonfiandole prima di 5. 400.000 euro, quindi di 3, ancora di 3 e infine di 2. 700.000, provvedimenti presi con il voto unanime dell'ufficio di Presidenza in cui siedono i rappresentanti di maggioranza ed opposizione, come Idv e Pd;
quali iniziative abbia assunto fino ad oggi la Corte dei conti, che a giudizio dell'interrogante si è svegliata solo dopo il recente scandalo che ha interessato il Consiglio regionale;
come sia possibile che le Regioni spendano tali cifre, a dir poco esorbitanti, senza controlli,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza voglia assumere il Governo al fine di fare una verifica puntuale vera e obiettiva in relazione alla riduzione e azzeramento degli sprechi;
quali misure urgenti di competenza, anche in termini di eventuali iniziative legislative, intenda adottare per riportare sobrietà e ferrei controlli preventivi nelle disinvolte spese di funzionamento degli enti locali, provinciali, regionali, centrali, anche con riferimento al finanziamento pubblico dei partiti, esigendo trasparenza, pubblicità, rendicontazione e certificazione della Corte dei conti su fondi pubblici derivanti dal sudore dei contribuenti e da una delle più alte pressioni fiscali di tutti i tempi.
(4-08276)
LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il "Fatto Quotidiano" riporta un articolo sulle polemiche relative alla pubblicazione da parte dell'Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) della lista delle pubblicazioni di valore scientifico accettate per partecipare ai concorsi: «È scoppiata la polemica sul concorso per l'abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari e sulle scelte dell'Anvur, l'Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca voluta da Fabio Mussi e poi istituita da Mariastella Gelmini e già colpita da ritardi, ricorsi e polemiche. Il 20 settembre, con diverse settimane di ritardo, l'Anvur ha pubblicato le liste delle riviste scientifiche che verranno ritenute valide per calcolare i punteggi che i candidati devono raggiungere per poter essere abilitati a diventare professori universitari, ovviamente se e quando gli atenei assumeranno nuovi professori. Infatti solo i saggi e gli articoli pubblicati nelle riviste incluse nelle liste saranno ritenuti di profilo scientifico adeguato. Scorrendo le liste per le aree cosiddette "non bibliometriche", cioè le discipline umanistiche, storiche, giuridiche e le scienze sociali, si trovano però molte sorprese. Secondo le linee guida della stessa Anvur le riviste devono essere di tipo accademico, dotate di comitato scientifico, e per ovvi motivi non sono da includere quotidiani, settimanali, riviste divulgative o bollettini. È naturale: per dimostrare di essere un buono storico un ricercatore dovrebbe pubblicare saggi su una rivista specializzata e sottoposta al controllo di altri esperti del settore, e non su un mensile che va in edicola e scritto per il pubblico generico. Eppure le liste Anvur, subito spulciate dai diretti interessati di Return on Academic Research, sono piene di giornali e riviste che non hanno nulla di scientifico. Il risultato è tragicomico e sembra avere poco a che fare con lo sbandierato "merito". Per esempio, pubblicare un articolo su FFwebmagazine, cioè il bollettino online della finiana fondazione Fare Futuro può valere un posto nel settore delle scienze giuridiche. Scorrendo un po' la lista compaiono nomi di altra levatura: per esempio, la Harvard Law Review. Ma anche i giuristi che si sono limitati a pubblicare sul meno prestigioso giornale dell'arcidiocesi di Udine, La vita cattolica, possono stare tranquilli: sono nella lista, così come coloro che hanno pubblicato saggi su Il commercialista veneto. Il settore delle "Scienze dell'antichità filologico-letterarie e storico-artistiche" comprende invece chicche come Etruria Oggi, house organ della Banca Etruria, Il Mattino di Padova, e persino Airone, sì proprio la rivista Airone, noto luogo di dibattito filologico e artistico di altissimo profilo accademico. Chi volesse concorrere per l'abilitazione nel ramo ingegneristico avrà a disposizione riviste di profilo scientifico altrettanto elevato, come Yacht Capital, che si autodefinisce "magazine di costume e life-style che ospita anche interviste esclusive e incontri con i più illustri esponenti di questo prestigioso ambiente, personalità di spicco della finanza e dell'industria con la passione per il mare". Certo, anche chi ha pubblicato un saggio sull'International Journal of Automotive Technology and Management può usarlo per far salire il proprio punteggio, ma sai la fatica? Le liste sono state stilate inserendo le riviste segnalate da chi professore è già, cioè dai docenti universitari già in ruolo. Tuttavia l'Anvur aveva il compito di controllare e validare le riviste per dar vita a liste credibili. Infatti da un lato l'inclusione di queste testate significa che il corpo docente universitario è composto anche da professori che ritengono meritevole ai fini accademici pubblicare su Cittadini dappertutto, o La rivista del clero italiano (che sostiene di mirare a "alimentare un sapere della fede cristiana radicato nella fede evangelica"). Ma oltre a questo problema c'è il sospetto che includere queste testate rischi di favorire candidati che sarebbero esclusi da una valutazione seria ma che magari fanno parte di questa o quella cordata o parrocchia»;
considerato che:
si legge su "Il Manifesto" del 25 settembre 2012 che l'agenzia «costa 7 milioni di euro all'anno, mentre ai membri del consiglio direttivo vengono erogati compensi di 180 mila euro, nonché 210 mila al Presidente. Solo nel 2012 l'Anvur gestirà un colossale processo di valutazione che costerà 301,9 milioni di euro: 276,2 milioni per i 450 valutatori, 18,7 milioni a carico delle 1700 strutture universitarie. Ci sarebbe da gridare per la rabbia, considerando che il taglio agli atenei previsto per quest'anno ammonta a 407 milioni di euro. Già la pubblicazione delle mediane dei titoli necessari sia per essere ammessi al ruolo di commissari, sia per accedere all'abilitazione, hanno sollevato seri dubbi sulla competenza dell'Anvur (..) I vari gruppi di valutatori nominati arbitrariamente dal direttivo dell'Anvur, senza alcun processo trasparente, né gara pubblica, avevano già individuato le cosiddette riviste di fascia A, quelle cioè più scientificamente prestigiose, innescando un mare di polemiche. In alcuni casi, nei settori scientifici meno soggetti a vincoli e controlli, come quegli umanistici, è apparso subito evidente che erano entrati in gioco fattori molto poco scientifici e universalistici»;
sul sito www.roars.it, curato da un combattivo gruppo di docenti e ricercatori, si legge che il 24 settembre, «sul sito di ANVUR (...) viene pubblicata, nella sezione ASN/documenti, una versione aggiornata del documento esplicativo sulla lista delle riviste di classe A dei settori non bibliometrici per l'abilitazione nazionale. La vecchia versione del documento, risalente al 18 settembre scorso, e da noi già commentata ("La mediana è mobile qual piuma al vento") non è più disponibile sul sito dell'agenzia. Se si procede ad un raffronto tra le due versioni, si nota che l'unica differenza riguarda il punto 3 del documento»;
in particolare nella "versione del 18 settembre" riportata sempre dal citato sito si legge: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l'utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto. Le liste prodotte sono state preventivamente sottoposte al parere dei Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) della VQR». Mentre nella versione del 24 settembre, sempre al punto 3, viene riportato: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l'utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto»;
la pagina Internet conclude: «Pertanto, è stata rimossa la frase che specificava che le liste erano state sottoposte al parere preventivo dei GEV»,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga che l'Anvur abbia preso per buone tutte le suddette riviste, senza controlli, scremature ed esclusioni, dando prova di una leggerezza e una superficialità che renderebbero necessarie le dimissioni del comitato direttivo e, di conseguenza, quali iniziative intenda adottare a riguardo;
se risulti corrispondente al vero che i vari gruppi di valutatori siano stati nominati dall'agenzia senza indire alcuna gara pubblica e comunque senza alcuna procedura trasparente;
se risulti che le liste in questione siano state sottoposte preventivamente a tutti i gruppi di esperti della valutazione (GEV);
se risulti la rimozione della frase relativa al punto 3 possa essere stata utile ad occultare l'insorgere di un conflitto di interessi dei numerosi membri GEV che si sono candidati come commissari per le abilitazioni, considerato che la frase eliminata evidenziava il loro ruolo nell'approvazione di liste di riviste fondamentali per la selezione dei commissari;
se risulti che le suddette testate sono state introdotte per favorire candidati che sarebbero stati esclusi da una valutazione più accademica ma che magari sono sponsorizzati da determinate alleanze o gruppi di potere.
(4-08277)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nella legge 13 dicembre 2010, n. 220, con la quale è stata disposta l'asta per l'assegnazione delle frequenze ch 61/69, destinate al servizio di telefonia mobile, è esplicitamente previsto che il 10 per cento dei ricavi sono destinati al rimborso alle emittenti locali che devono restituire le frequenze, in quanto attuali utilizzatori e che hanno sostenuto notevoli spese per la trasformazione degli impianti in tecnica digitale;
a seguito dell'asta per l'assegnazione delle frequenze ch 61/69, lo Stato deve, entro il 31 dicembre 2012, rendere disponibili per i legittimi aggiudicatari dette frequenze, ed a tal fine il Ministro dello sviluppo economico ha provveduto, in data 23 gennaio 2012, ad adottare un proprio decreto, che, stante il riconoscimento agli attuali utilizzatori del diritto ad un indennizzo, ha indetto un apposito bando fra i possessori di frequenze per la volontaria dismissione delle 9 frequenze assegnate ad altri soggetti, a fronte del riconoscimento di una predeterminata cifra di rimborso;
nel bando, trattandosi di volontarie dismissione, sono stati, necessariamente, stabiliti, analiticamente, sia i requisiti per il volontario rilascio che le procedure di modificazione degli attuali diritti d'uso in essere, per le due casistiche prevedibili, di dismissioni di tutte le 9 frequenze necessarie o di un numero inferiore;
in specifico nel decreto ministeriale del 23 gennaio 2012, è dettagliatamente stabilito che, nel caso di volontarie dismissioni di tutte e 9 le frequenze necessarie, la procedura è conclusa ed i rimanenti diritti d'uso restano tali, fatta salva la possibilità di cambi di frequenze, mentre, nel caso di volontarie dismissioni di numero inferiore al necessario, si deve procedere, forzosamente, al recupero delle frequenze mancanti, mediante bando e graduatoria di cui all'art. 4, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, e le somme, già stabilite per gli indennizzi, non utilizzate per le volontarie dismissioni devono essere assegnate, al pari dei soggetti volontari, alle emittenti escluse e costrette a restituire le frequenze;
considerato che in data 5 settembre 2012, in adempimento del decreto ministeriale del 23 gennaio 2012, la Direzione generale servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione (DGSCER) del Dipartimento delle comunicazioni ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale proprie determine per la indizioni di bandi per la riassegnazione delle frequenze non solo per le regioni in cui le volontarie dismissioni non hanno raggiunto il numero necessario, ma per tutte le 8 regioni interessate al volontario rilascio, con ciò a parere dell'interrogante violando le disposizioni stesse del decreto di cui si farebbe adempimento;
il bando non prevede solo la restituzione delle frequenze necessarie ma, a parere dell'interrogante in violazione del decreto ministeriale, mette in assegnazione, in tutte le regioni interessate, un numero di frequenze minori rispetto alle attuali in uso detratte le 9 oggetto del decreto ministeriale;
considerato inoltre che:
siffatti bandi, nelle regioni in cui le dismissioni necessarie sono state raggiunte e tutte le somme previste per gli indennizzi sono state assegnate, prevedono un ulteriore rilascio forzoso di diritti d'uso senza alcun indennizzo, come invece previsto nella stessa regione per le dismissioni volontarie, costituendo così, a giudizio dell'interrogante, oltre che una violazione del decreto ministeriale 23 gennaio 2012, anche una grave disparità di trattamento fra le emittenti dimissionate volontariamente o forzosamente nell'ambito della stessa regione, e fra le emittenti dimissionate forzosamente delle diverse regioni, alcune indennizzate ed alcune no. Disparità sicuramente censurabile dalla Magistratura amministrativa e che espone il Ministero a sicure richieste di danni prodotti;
la presunta esigenza della liberazione di più frequenze risiederebbe in un piano delle frequenze disposto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a giudizio dell'interrogante quantomeno aleatorio, avveniristico, fondato su previsioni irrealizzabili e per giunta, a quanto risulta all'interrogante, che la stessa Autorità modifica ogni 15 giorni. Come il caso della previsione dell'assegnazione di ben 3 frequenze al digitale radiofonico (DAB), cioè ad un settore che ha mille impraticabilità e in relazione al quale al momento non esistono indizi per un prossimo sviluppo;
non si giustifica in alcun modo la decisione, peraltro non supportata da norma di legge, degli organi dirigenziali del Ministero (Dipartimento, DGSCER, Direzione generale per la pianificazione e gestione dello spettro radioelettrico-DGPGSR) di procedere alla repentina riduzione dei diritti d'uso in essere a delle imprese che oggi danno servizi e fanno occupazione, per tenere le frequenze inutilizzate e senza la prospettiva di assegnarle ad altri,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non reputi che siffatti bandi siano in aperta violazione di un suo decreto;
se non reputi tali determine direttoriali carenti di legittimità;
se non ritenga che un simile comportamento non costituisca una grave disparità di trattamento tra le emittenti dimissionate volontariamente e forzosamente, che espone il Ministero a censure della Magistratura amministrativa ed a gravosi indennizzi per i danni arrecati alle emittenti;
se non ritenga una siffatta iniziativa degli organi direttivi del Dipartimento delle comunicazioni fortemente lesiva degli interessi generali del Paese, con il conseguente effetto recessivo e di diminuzione della base occupazionale in un momento di particolare crisi economica;
se non ritenga una simile iniziativa contraria alla politica di sforzi per realizzare una ripresa economica e di aumento dell'occupazione, e tale che, laddove confermata, farebbe sorgere notevoli dubbi circa la veridicità di quanto pubblicamente affermato dal Ministro medesimo;
se non ritenga di dover urgentemente sospendere, in autotutela, tutte le suddette determine direttoriali, onde poter riportare le procedure, per il completamento delle dismissione delle frequenze 61/69, nell'alveo di quanto correttamente disposto dal proprio decreto del 23 gennaio 2012;
se non ritenga necessario, infine, in una situazione occupazionale del Paese tanto grave, accertare quali siano state le motivazioni di un atto del Ministero dello sviluppo economico tanto contrastante con la politica enunciata dal Governo, e, a seguito degli opportuni accertamenti, se non ritenga necessario assumere gli adeguati provvedimenti nei confronti degli eventuali responsabili, onde garantire per il futuro la omogeneità della azione del Governo.
(4-08278)
PARAVIA, ESPOSITO, FASANO, CARDIELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da quanto si evince da articoli di stampa, Anas e Autostrade meridionali starebbero vagliando l'ipotesi della chiusura dello svincolo autostradale di Angri (Salerno);
lo svincolo, sito lungo il tracciato dell'autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria e utilizzato da numerosi cittadini, serve una vasta area urbana comprendente non solo la città di Angri, ma anche altri comuni limitrofi appartenenti alla provincia di Napoli, come Sant'Antonio abate, Santa Maria la Carità, Casola e Lettere;
la soppressione del varco di Angri sarebbe stata preventivata in concomitanza della prossima apertura di un nuovo varco autostradale nel territorio della vicina cittadina di Sant'Egidio del monte Albino, in località "Pagliarone", destinato a canalizzare i flussi dei veicoli provenienti dalla costiera amalfitana attraverso il valico di Chiunzi;
la paventata chiusura del casello angrese costringerebbe moltissimi automobilisti ad attraversare le città di Angri e di Scafati per raggiungere rispettivamente il nuovo casello o quello di Scafati-Pompei, situazione che rischia di generare notevoli disagi alla viabilità e di incrementare ulteriormente il già intenso traffico veicolare lungo le arterie urbane in una zona a elevata densità abitativa, oltre a peggiorare la qualità dell'aria in un'area in cui le patologie tumorali già impattano notevolmente proprio a causa delle polveri sottili;
il territorio interessato risulta piuttosto carente di infrastrutture e, per tale motivo, i cittadini e gli operatori commerciali hanno sollevato proteste contro una decisione che, a loro parere, rischia di incidere negativamente anche sulle già precarie condizioni economiche della città,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se gli stessi corrispondano al vero;
quali provvedimenti intenda assumere al fine di scongiurare la chiusura del casello autostradale di Angri;
quali criteri intenda adottare per assicurare un elevato livello delle opere infrastrutturali presenti nella provincia di Salerno, anche in relazione alle esigenze socio-economiche delle comunità territoriali interessate.
(4-08279)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel 2009 è stato firmato l'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo degli Stati Uniti d'America in materia di cooperazione di polizia nella prevenzione e lotta alle forme gravi di criminalità;
dell'accordo si sono occupati sia "Il Dossier" - rubrica video dell'agenzia di stampa Agenparl - del 21 settembre 2012 sia un lancio della stessa agenzia, dal titolo "Italia-Usa: un accordo anti-terrorismo da 10 mln di euro", pubblicato il 24 settembre 2012;
il disegno di legge di ratifica dell'accordo è stato varato dal Consiglio dei ministri solo il 25 maggio 2012;
considerato che:
l'accordo prevede la possibilità di interrogare automaticamente gli apparati elettronici dei due rispettivi Paesi per quanto riguarda sia le tracce del dna sia le impronte digitali, mettendo in comunicazione le due banche dati e rendendo più rapidi i tempi delle indagini;
si legge nel citato lancio d'agenzia che "L'accordo costa oltre 10 milioni di euro per le casse pubbliche italiane. La maggior parte dei quali serviranno per l'adeguamento delle infrastrutture hardware e l'aggiornamento del sistema automatizzato per identificare le impronte, nome in codice Afis, fornito dall'americana Hewlett Packard. Purtroppo, si nota nell'appendice dell'accordo, il collegamento con gli Stati Uniti non può essere effettuato sulla rete europea Testa - già funzionante per un sistema di condivisione europeo, l'Eurodac";
l'affidamento ad Hewlett Packard del sistema automatizzato per identificare le impronte non risulta essere stato deciso tramite gara d'appalto, cosa che avrebbe potuto far risparmiare ingenti somme di denaro;
il coinvolgimento della rete europea 'Testa' e del sistema 'Eurodac', già funzionante per la condivisione in ambito europeo delle banche dati delle impronte digitali, avrebbe altresì potuto comportare ingenti risparmi al progetto,
si chiede di sapere:
se quanto esposto corrisponda al vero;
quali criteri siano stati seguiti nello scegliere Hewlett Packard per la fornitura del sistema;
quali siano le cause tecniche della non compatibilità del sistema in oggetto con la rete europea "Testa", già funzionante per un simile sistema di condivisione di impronte digitali, denominato "Eurodac".
(4-08280)
SACCOMANNO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Direttore generale del personale e affari generali del dipartimento per le infrastrutture, gli affari generali ed il personale del Ministero delle infrastrutture e trasporti, con nota del 4 ottobre 2011, a seguito di procedimento disciplinare, irrogava all'ingegner Michele Zongoli la sanzione disciplinare di due mesi di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione;
il Direttore generale territoriale del Sud e Sicilia del Ministero, con successiva nota del 15 dicembre 2011, disponeva l'assegnazione dell'ingegnere presso l'ufficio della Motorizzazione civile di Lecce sin dalla data di rientro in servizio (1° gennaio 2012) e fino alla cessazione delle motivazioni che hanno dato origine al provvedimento;
premesso, inoltre, che:
l'ingegner Zongoli dal 1° gennaio 2012 è stato, quindi, demansionato da Direttore dell'ufficio della Motorizzazione civile di Brindisi a mansioni non meglio specificate e inferiori a quelle di direttore generale formalmente conferite con decreto risalente al 1985;
le circostanze poste a fondamento dei provvedimenti citati sono state confutate dal GIP presso il tribunale di Brindisi che ha disposto l'archiviazione del procedimento penale a carico dell'ingegner Zongoli il 14 aprile 2012;
preso atto che:
all'interrogante pare che il provvedimento disciplinare di sospensione per due mesi senza retribuzione, basato sui fatti oggetto dell'indagine penale, sia infondato e ingiustamente lesivo dell'immagine e della professionalità dell'ingegner Zongoli;
all'interrogante pare, inoltre, che il provvedimento di revoca dall'incarico di direttore dell'ufficio della Motorizzazione civile di Brindisi con contestuale trasferimento e demansionamento presso l'ufficio di Lecce sia ancora più grave,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;
quali siano le valutazioni e se ritenga che l'ingegner Zongoli sia stato vittima di provvedimenti ingiusti.
(4-08281)
PONTONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali -
(4-08282)
(Già 3-03008)
FLERES - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
in Sicilia risiede la più grande comunità di immigrati delle Isole Mauritius. A Palermo ne risiedono circa mille, concentrati nel centro storico della città, a Catania ve ne sono tra le sei e le settemila unità;
molti mauriziani si sono sposati con italiani ed hanno una famiglia ed i figli di questa nuova generazione italo-mauriziana sono ben integrati;
in Italia non c'è un'Ambasciata delle Isole Mauritius e purtroppo i cittadini creoli residenti in Sicilia si trovano nelle condizioni di dover affrontare un viaggio a Parigi o a Londra per la richiesta del permesso di soggiorno o per qualunque altro documento,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi per istituire a Catania un Consolato onorario che supplisca alla mancanza dell'Ambasciata, in modo tale da colmare un vuoto istituzionale, e che permetta ai tanti cittadini mauriziani di risparmiare tempo e denaro.
(4-08283)
COSTA, LANNUTTI, MUSI, SCIASCIA, BARBOLINI, LEDDI, FRANCO Paolo, VEDANI, SPEZIALI, GERMONTANI - Al Ministro dello sviluppo economico - Considerato che l'andamento economico del ramo responsabilità civile auto (RCA) delle compagnie di assicurazione ha avuto una favorevole inversione di tendenza;
rilevato tuttavia che tale circostanza non ha determinato una riconsiderazione del premio a carico degli assicurati,
si chiede di sapere quale attività il Governo intenda svolgere per conseguire un riequilibrio tra gli interessi contrapposti.
(4-08284)
SBARBATI - Al Ministro della difesa -
(4-08285)
(Già 3-01942)