Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 794 del 13/09/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
794a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 13 SETTEMBRE 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente CHITI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 16 .
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Svolgimento di interrogazioni
PRESIDENTE. Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01969 su iniziative in favore della Regione Marche colpita dagli eventi calamitosi del marzo 2011.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Per i fenomeni alluvionali e franosi che hanno interessato le Marche nel febbraio-marzo 2011, il Governo ha dichiarato tempestivamente lo stato di emergenza, successivamente prorogato fino al 31 marzo 2013. Il Presidente della Regione Marche, nominato commissario delegato, ha emanato un decreto recante un piano di interventi per i quali sono stati stanziati 28 milioni di euro, del cui utilizzo dà dettagliatamente conto. Le spese in attuazione di ordinanze della Protezione civile a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza sono escluse dal patto di stabilità interno. In merito alla richiesta di garantire agli enti locali la possibilità di contrarre, nel triennio successivo all'evento, mutui oltre i limiti attualmente previsti per l'indebitamento, ricorda che la legge di stabilità del 2011 ha previsto la progressiva riduzione del limite di indebitamento degli enti locali. Infine, il Quarto ed il Quinto conto energia hanno prorogato gli incentivi per gli impianti fotovoltaici ed il periodo di diritto alle tariffe incentivanti, pari a venti anni, è considerato al netto di eventuali fermate di impianto connesse a eventi calamitosi riconosciuti come tali dalle competenti autorità.
SALTAMARTINI (PdL). L'attività di protezione civile, che è azione di salvaguardia della vita e dell'incolumità dei cittadini, è una competenza che lo Stato deve esercitare attraverso tutte le sue articolazioni: se le istituzioni latitano alimentano pulsioni antipolitiche. E' grave quindi che il Governo centrale non solo non finanzi adeguatamente gli interventi legati all'emergenza verificatasi nelle Marche ma, attraverso il patto di stabilità, impedisca anche ai Comuni di contrarre mutui per provvedere alla ricostruzione o addirittura per ripristinare la viabilità o i servizi essenziali.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02992 su iniziative in favore dei territori interessati dagli eventi calamitosi del febbraio 2012.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Dipartimento di protezione civile ha avviato una ricognizione dei 391 milioni di euro spesi dalle amministrazioni locali nelle Regioni colpite dalle precipitazioni nevose del febbraio scorso. Da tale ricognizione è emerso che circa 375 milioni di euro sono riferiti ad attività di gestione dell'emergenza non coordinate dal Dipartimento della protezione civile e circa 15 milioni di euro sono riferiti ad interventi autorizzati dallo stesso Dipartimento, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell' 8 febbraio 2012. Le Regioni Emilia-Romagna e Marche hanno quantificato gli oneri sostenuti rispettivamente in 76 e 36 milioni. Con nota del 24 aprile 2012, il Dipartimento ha chiesto al Ministero dell'economia e delle finanze un'integrazione straordinaria di 16 milioni di euro, non disponendo il Fondo per la protezione civile di specifiche risorse da destinare allo scopo. Il decreto-legge n. 95, convertito dalla legge n. 135 dell'agosto scorso ha autorizzato per l'anno 2012 la spesa di 15 milioni.
SALTAMARTINI (PdL). Per salvaguardare l'incolumità delle persone e garantire la viabilità e i servizi essenziali i sindaci hanno anticipato, in occasione degli straordinari eventi atmosferici che si sono verificati nel febbraio scorso, spese che competono allo Stato. E' inaccettabile che a fronte di una stima dei danni di 391 milioni il Governo si limiti ad erogare 15 milioni. Si delinea un conflitto tra istituzioni che rappresentano a uguale titolo articolazioni della Repubblica. Accogliendo un ordine del giorno nel corso dell'esame del decreto-legge sulla Protezione civile, il Governo si è impegnato a stanziare le risorse per far fronte alle spese sostenute dagli enti locali: a distanza di nove mesi nel corso dei quali alcuni Comuni non sono riusciti a chiudere i bilanci e molte ditte devono essere ancora retribuite per il lavoro svolto, nessun passo avanti è stato compiuto. E' necessario che al più presto il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia trovino una soluzione idonea al problema.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 18 settembre.
La seduta termina alle ore 16,28.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16).
Si dia lettura del processo verbale.
DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interrogazioni (ore 16,02)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01969 su iniziative in favore della Regione Marche colpita dagli eventi calamitosi del marzo 2011.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. In relazione a tale interrogazione, concernente l'alluvione nelle Marche, ed in seguito a quanto comunicato dal Dipartimento della protezione civile e dai Ministeri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, si fa presente quanto segue.
Nei giorni 28 febbraio e 1° e 2 marzo 2011 nella Regione Marche si sono verificati eventi meteorologici diffusi e di forte intensità, che hanno determinato fenomeni alluvionali e franosi che hanno interessato tutte le Province della Regione Marche, e in modo particolare la zona Centro-Sud.
Nonostante l'allarme della Protezione civile, diramato in tempo utile per consentire di attuare tutte le misure di sicurezza necessarie, tali eventi hanno provocato tre vittime, gravi danni a strutture e infrastrutture pubbliche e private, e alle attività produttive. In particolare, si sono verificati fenomeni di piena, aggravati dalle condizioni meteo-marine, che hanno ostacolato il deflusso a mare, determinando esondazioni e diffusi allagamenti, mareggiate lungo tutto il tratto di costa regionale e fenomeni franosi. Le zone maggiormente colpite dal maltempo sono state Casette d'Ete, dove due persone sono state travolte dalla piena del fiume Ete Morto, e la zona industriale di Corridonia, dove ha ceduto il ponte sul torrente Fiastrone.
A seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 marzo 2011, in data 11 marzo 2011 il coordinatore del servizio del centro funzionale centrale - settore idro e settore meteo e un funzionario del servizio rischio idrogeologico, idraulico, idrico marittimo e costiero hanno esperito un sopralluogo tecnico congiunto con i rappresentanti della Protezione civile regionale e delle amministrazioni locali. È stata quindi effettuata una riunione, tenutasi ad Ancona, con il direttore della Protezione civile regionale al fine di acquisire ulteriori elementi.
Le ricognizioni tecniche sono state eseguite sulle situazioni di maggiore criticità segnalate dalla Regione e hanno riguardato: il fiume Ete Vivo, in corrispondenza dei Comuni di Fermo e di Porto San Giorgio; il fiume Ete Morto nel tratto in cui, oltre ai danni arrecati alle abitazioni, alle infrastrutture e alle attività produttive, si è verificata la tragica perdita di due vite umane; il tratto di strada provinciale n. 29, ricadente in territorio comunale di Corridonia, in provincia di Macerata, nel quale si è verificato il cedimento di una pila del ponte sul fiume Piastra, conseguente allo scalzamento della fondazione ad opera della piena dello stesso corso d'acqua; la frazione di Sambucheto di Montecassiano, sempre in provincia di Macerata, interessata da fenomeni di allagamento conseguenti alla rottura di un argine causato della piena del fiume Potenza.
Riguardo a tali eventi, con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 marzo 2012, la dichiarazione dello stato di emergenza del 10 marzo 2011 è stata prorogata fino al 31 marzo 2013. Successivamente, con l'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 7 del 10 giugno 2012 sono stati disciplinati gli interventi diretti a fronteggiare i danni conseguenti ai suddetti eccezionali eventi alluvionali.
In particolare, il Presidente della Regione Marche è stato nominato Commissario delegato, con la possibilità di avvalersi di soggetti attuatori che agiscono, a titolo gratuito, sulla base di specifiche direttive e indicazioni impartite. In ossequio a quanto previsto dall'articolo 1, comma 3, della suddetta ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile, con decreto del Commissario delegato n. 3 del 1° agosto 2012, è stato approvato il piano degli interventi relativi all'emergenza alluvionale del marzo 2011. La copertura finanziaria del suddetto piano, pari a circa 28 milioni di euro, è stata individuata rispettivamente in 25 milioni di euro sulle risorse di cui all'articolo 2, comma 1, e in circa 3 milioni di euro sulle risorse di cui all'articolo 2, comma 4, dell'ordinanza sopra menzionata. Il decreto del Commissario delegato è stato trasmesso alla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per le Marche, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera c)-bis della legge n. 20 del 1994.
In particolare, si fa presente che i complessivi 28 milioni di euro circa, occorrenti all'attuazione del piano degli interventi, sono stati così utilizzati: circa 11 milioni di euro per la sistemazione dei corsi d'acqua; circa 11 milioni di euro per i lavori di messa in sicurezza di infrastrutture, ponti, strade e marciapiedi; circa 697.000 euro per gli interventi di ripristino di edifici pubblici destinati ad uso pubblico; circa 136 milioni di euro per l'assistenza alla popolazione; circa 2.691.000 euro per il noleggio dei mezzi impiegati per la ripulitura degli spazi e delle aree pubbliche, delle pubbliche fognature, nonché per il ripristino della fruibilità degli immobili privati; circa 926.000 euro per lo smaltimento dei rifiuti; 80.000 euro per l'impiego del volontariato di protezione civile, compresi i pasti e le spese per il carburante e, infine, circa 457.000 euro per il compenso del lavoro straordinario effettivamente prestato da parte del personale dipendente e per eventuali turni di reperibilità.
In merito alla richiesta di adottare iniziative per garantire agli enti locali la possibilità di contrarre, nel triennio successivo all'evento, mutui oltre i limiti attualmente previsti per l'indebitamento, al fine di garantire interventi per il ripristino delle condizioni di equilibrio e sicurezza idrogeologica nei Comuni, si fa presente che l'articolo 8, comma 1, della legge n. 183 del 2011 ha previsto la progressiva riduzione del limite di indebitamento, di cui all'articolo 204 del decreto legislativo n. 267 del 2000, all'8 per cento per il 2012, al 6 per cento per il 2013 e al 4 per cento a decorrere dal 2014.
Relativamente alla possibilità per i Comuni e le Province di derogare alle norme afferenti il Patto di stabilità interno, si fa presente che l'articolo 31, comma 7, della legge n. 183 del 2011 (la legge di stabilità per il 2012) ha previsto, ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno, l'esclusione delle risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute da Comuni e Province per l'attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza. L'esclusione delle spese opera anche se esse sono effettuate in più anni, purché nei limiti complessivi delle medesime risorse.
Riguardo alla necessaria e opportuna dilazione dei termini per la messa in esercizio degli impianti fotovoltaici, consentendo alle aziende del territorio che operano nel settore di poter, comunque, accedere agli incentivi legati al conto energia, si fa presente che la questione riguarda la proroga del cosiddetto terzo conto energia che, per effetto dell'articolo 25, comma 9, del decreto legislativo n. 28 del 2011, è scaduto il 31 maggio 2011.
A tal proposito si precisa che, in attuazione del comma 10 del medesimo articolo 25, è stato emanato il decreto ministeriale 5 maggio 2011 (cosiddetto quarto conto energia), recante l'incentivazione per gli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio dopo il 31 maggio 2011 e che il Governo è nuovamente intervenuto sulle tariffe fotovoltaiche con il decreto ministeriale 5 luglio 2012 (il quinto conto energia).
Si segnala, inoltre, la disposizione di favore contenuta nel quarto conto energia che, all'articolo 10, comma 5, prevede che il periodo di diritto alle tariffe incentivanti, pari a venti anni, è considerato al netto di eventuali fermate di impianto connesse a eventi calamitosi riconosciuti come tali dalle competenti autorità.
Analoga disposizione era stata prevista nel terzo conto energia (articolo 4, comma 6). La proroga in esame ha riguardato, naturalmente, gli impianti in esercizio mentre non è prevista una dilazione del termine per entrare in esercizio.
Per quanto concerne infine il livello delle tariffe, si osserva che gli impianti fotovoltaici che sono entrati in esercizio successivamente al 31 maggio 2011 beneficiano delle tariffe incentivanti secondo le modalità stabilite dal decreto ministeriale 5 maggio 2011 e che tali tariffe sono, comunque, notevolmente remunerative.
SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Sottosegretario, l'interrogazione entrava nel dettaglio di un evento calamitoso che si è sviluppato anche con eventi infausti: ci sono stati decessi, morti, le zone territoriali sono state allagate da questo profluvio che è durato più giorni, gli opifici e le industrie sono state allagate; le aree del fermano, del maceratese, aree particolarmente sviluppate sotto il profilo calzaturiero, hanno subìto danni ingenti perché l'acqua ha invaso appunto queste fabbriche dove si producono scarpe, pellami. Probabilmente nel testo da lei eletto vi è un refuso, perché ella ha affermato che per la popolazione civile sono stati spesi 136 milioni di euro, ma non è così. La spesa complessiva è di 28 milioni di euro. Quindi è impossibile che sia stata impiegata una cifra di tale entità.
Ma mi vorrei soffermare su due elementi, signor Sottosegretario: questo è il Parlamento della Repubblica, il Parlamento che ha la competenza in materia di protezione civile e di salvaguardia della vita dell'incolumità delle persone. L'attività di protezione civile, che viene svolta anche dalle Regioni e dai sindaci, è un'attività che rientra nelle competenze statali.
Il Governo, di fronte a questi eventi calamitosi, per una Regione piccola come le Marche, non dà alcuna risposta. E per la prima volta nella nostra storia, di fronte ad un evento del genere, lo Stato non affronta le spese per queste calamità.
Devo qui denunciare e testimoniare che da allora alcune industrie non hanno ripreso la loro attività perché gli imprenditori, di fronte alla crisi economica internazionale, non hanno trovato le risorse o i finanziamenti bancari per poter affrontare questa crisi.
Ma lei, che rappresenta il Governo, non risponde neppure sul punto centrale della deroga al Patto di stabilità per i Comuni. I Comuni devono sopperire allo Stato nel riparare, per esempio, un ponte, com'è avvenuto per il Comune di Monte San Giusto o di Corridonia. Il blocco del Patto di stabilità, in presenza di una mancata contribuzione statale, impedisce addirittura la realizzazione di interventi che sono di ripristino della viabilità o dei servizi necessari.
Quindi, chiediamo e rinnoviamo l'istanza affinché in queste circostanze, se lo Stato non mette le sue risorse finanziarie, lo possano fare gli enti locali, perché noi sindaci - lo sono anche io - rispondiamo di fronte ai cittadini di questa inazione dello Stato perché Roma è molto lontana dai territori, il Parlamento è molto lontano, il Governo è molto lontano dai bisogni concreti dei cittadini. Però, vorrei qui riaffermare nell'Aula del Senato un elemento fondamentale: la Repubblica non è formata solo - diciamo così - dal Parlamento nazionale. L'articolo 114 della Costituzione lo ricorda. La Repubblica è formata dallo Stato, dai Comuni, dalle Regioni e dalle Città metropolitane. Quindi, se non vi è un coordinamento delle attività dei servizi di questi enti, attribuendo a ciascuno di essi, in questo caso allo Stato, la responsabilità di protezione civile, di salvaguardia della vita e dell'incolumità dei cittadini, si verifica una cesura, un taglio netto tra queste istituzioni.
Sono convinto che una parte dell'antipolitica derivi anche dal fatto che questi enti istituzionali sono frammentati e non rispondono ad un progetto unitario, come avrebbero dovuto fare nella circostanza di cui ci stiamo occupando.
Insisto pertanto sul punto. Sono stati presentati ordini del giorno con riferimento a molte imprese e a lavoratori che, in questa situazione di crisi internazionale e di disoccupazione, attendono un segnale da parte dello Stato per spese che ammontano a centinaia di milioni di euro, tutte certificate e documentate, che non possono essere liquidate solo con 28 milioni di euro.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02992 su iniziative in favore dei territori interessati dagli eventi calamitosi del febbraio 2012.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
RUPERTO, sottosegretario di Stato per l'interno. Desidero fare una rettifica rispetto all'intervento precedente. Ho parlato di 136 milioni di euro, mentre si trattava di 136.000 euro.
In relazione all'interrogazione 3-02992, concernente l'emergenza neve, e in seguito a quanto comunicato dal Dipartimento della protezione civile e dal Ministero dell'economia e delle finanze, si fa presente quanto segue.
Durante le prime due settimane di febbraio 2012 l'Italia è stata colpita da intense precipitazioni a carattere prevalentemente nevoso che hanno coinvolto le Regioni centrali e meridionali. Al riguardo si precisa che la gestione delle criticità in atto nel territorio nazionale è avvenuta in due fasi temporali ben diverse e con diverso assetto organizzativo.
Nella prima fase, dal 3 al 7 febbraio 2012, il Dipartimento della protezione civile ha allertato le Regioni per l'imminente arrivo delle avversità atmosferiche e ha convocato il comitato operativo di protezione civile. In questa fase il Dipartimento ha monitorato la situazione in atto sul territorio e fornito l'eventuale supporto alle medesime Regioni, rendendo disponibili le risorse pubbliche del sistema dello stesso Dipartimento, quando richieste.
Nella seconda fase, relativa al periodo intercorrente tra l'8 e il 20 febbraio 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri, con decreto dell'8 febbraio, ha dichiarato l'eccezionale rischio di compromissione degli interessi primari ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito con modificazioni, dall'articolo 1 della legge 27 dicembre 2002, n. 286, e ha incaricato il Capo del Dipartimento della protezione civile di coordinare gli interventi e di autorizzare le Regioni al reperimento dei beni, dei mezzi e dei materiali pubblici e privati necessari, attraverso i sindaci e i centri di coordinamento istituiti a livello provinciale.
Pertanto, il Dipartimento della protezione civile, con nota dell'8 febbraio 2012, ha provveduto a convocare nuovamente il comitato operativo e ad impartire puntuali indicazioni per il coordinamento operativo e per l'attivazione di risorse pubbliche e private nelle sole Regioni interessate dai fenomeni, richiedendo ai Presidenti delle Regioni coinvolte di gestire con efficacia le risorse del sistema regionale di protezione civile e fornendo la disponibilità del Dipartimento ad assicurare il concorso delle risorse nazionali.
Nelle ipotesi di indisponibilità di risorse pubbliche a livello nazionale, il Dipartimento della protezione civile ha autorizzato il noleggio di mezzi privati e l'acquisto di sale ed altri materiali necessari, operando una ponderata valutazione circa le quantità richieste. Inoltre, il suddetto Dipartimento ha avviato una ricognizione degli oneri sostenuti dalle amministrazioni coinvolte, che ammontano a complessivi euro 391 milioni circa.
Da tale ricognizione è emerso che, di questi, circa 375 milioni di euro sono riferiti ad attività di gestione dell'emergenza non coordinate dal Dipartimento della protezione civile e circa 15 milioni di euro sono riferiti ad interventi autorizzati dallo stesso Dipartimento, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell' 8 febbraio 2012.
Tutte le Regioni hanno rappresentato l'esigenza di avere una copertura finanziaria degli oneri sostenuti. In particolare, le Regioni Emilia-Romagna e Marche hanno quantificato gli oneri complessivi derivanti dai predetti eventi rispettivamente in 76 milioni di euro e in 36 milioni di euro.
Successivamente, con nota del 24 aprile 2012, il Dipartimento della protezione civile ha chiesto al Ministero dell'economia e delle finanze di voler assentire un'integrazione straordinaria, in termini di competenza e cassa, al capitolo 7446 dello stato di previsione della spesa del suddetto Ministero per 16 milioni di euro, non disponendo il Fondo per la protezione civile di specifiche risorse da destinare allo scopo. Al riguardo, l'articolo 23, comma 9, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito ad agosto dalla legge n. 135 del 2012, ha autorizzato la spesa di 9 milioni di euro per l'anno 2012, per gli interventi connessi alle eccezionali avversità atmosferiche che hanno colpito il territorio nazionale nel mese di febbraio 2012 ed il successivo comma 10-bis del medesimo articolo ha previsto per tali finalità un'ulteriore quota pari a 6 milioni di euro.
SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, anche in questo caso ci troviamo di fronte a una risposta, mi si consenta l'espressione, evidentemente evasiva ed elusiva del problema.
Ci troviamo in presenza di una nevicata che è durata circa venti giorni, in cui una parte delle Regioni italiane - l'Emilia-Romagna, le Marche e l'Abruzzo - è rimasta completamente bloccata. I sindaci, nell'esercizio dell'attività di protezione civile, insieme ai presidenti delle Province e delle Regioni, hanno dovuto salvaguardare, in primo luogo, la viabilità delle strade e la vita e l'incolumità delle persone (trasportando viveri e medicine nelle località più lontane) e sono poi dovuti intervenire, per esempio, per garantire l'efficienza e l'approvvigionamento di alcune industrie alimentari sul territorio.
Hanno quindi anticipato delle spese per conto dello Stato e della Protezione civile, perché si trattava appunto di garantire la vita e l'incolumità delle persone, un primario compito dello Stato. Dopodiché, a fronte di una stima che ella ci ha fornito, che, mi consenta di ricordarlo, è pari a 391 milioni di euro, lo Stato ha finanziato solamente 9 milioni di euro, più 6 milioni di euro (in totale, 15 milioni di euro). Questi 15 milioni non rappresentano sostanzialmente neppure un anticipo, una percentuale illusoria delle spese sostenute, una somma che possa essere definita tale rispetto alle spese che i sindaci, i Comuni, le Province e le Regioni hanno affrontato in questa circostanza.
Signor Sottosegretario, la informo che il Governo, nel corso della conversione in legge del decreto-legge sulla Protezione civile, mi ha pregato di ritirare un mio emendamento perfettamente finanziato e di far passare un ordine del giorno perché, a fronte della stima dei danni complessivi, si era impegnato in quest'Aula del Senato a stanziare le occorrenti somme per farvi fronte. Ora, a distanza di nove mesi, nel corso dei quali alcuni Comuni non sono riusciti a chiudere i bilanci e in cui molte ditte devono essere ancora retribuite per il lavoro svolto, il Governo si presenta qui per fare un'analisi della situazione senza dare alcuna risposta.
Ecco, di fronte a tutto ciò io la imploro di chiedere al Presidente del Consiglio (non lo faccio per mancare di rispetto alla sua persona, ma qui siamo in presenza di un'attività della Protezione civile, che è quindi di competenza del Presidente del Consiglio), al sottosegretario Catricalà e al Ministro dell'economia e delle finanze, insieme al Ministero dell'interno, di porsi questo problema.
Si tratta di un problema che deve essere risolto, perché altrimenti viene semplicemente da domandarsi: cosa devono fare i sindaci? Cosa deve fare un sindaco? Venire a manifestare di fronte a Palazzo Chigi o a Palazzo Montecitorio, con la fascia da sindaco, mettendo in evidenza un conflitto tra istituzioni? Quanta strada può fare un Paese in queste condizioni? Io non voglio denigrare tutto quello che stiamo facendo, ma credo che, all'interno delle strutture democratiche di questo Paese, si possa trovare una sede dove il Governo, la Protezione civile nazionale, le Regioni e i sindaci si possano incontrare e definire definitivamente questa questione, che - se mi consente - riguarda sostanzialmente la solidarietà e la vita dei cittadini, nel concreto della loro articolazione di vita.
Mi permetta anche di dire che questo è un Paese che non consente alle rappresentanze che fanno parte della Repubblica, agli enti territoriali e alle autonomie locali di avviare un conflitto di attribuzione. Ma forse qui è il caso di rivalutare se un sindaco o i sindaci abbiano il potere di portare lo Stato di fronte alla Corte costituzionale, perché si tratta davvero di problemi che devono essere risolti alla luce del buonsenso, non certo del conflitto.
Concludo, signor Presidente, e la ringrazio. Mi permetto di insistere: il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia devono dare in quest'Aula una risposta esaustiva per i 391 milioni di danni e di spese che sono state sostenute dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni per ottemperare ad un obbligo imperativo: quello di salvare la vita dei nostri cittadini.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 18 settembre 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 18 settembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,28).
Allegato A
INTERROGAZIONI
Interrogazione su iniziative in favore della Regione Marche colpita dagli eventi calamitosi del marzo 2011
(3-01969) (10 marzo 2011)
SALTAMARTINI, CASOLI, PISCITELLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel corso della scorsa settimana gravi eventi meteorologici si sono verificati nelle Marche provocando ingenti danni in tutto il territorio;
fiumi esondati, violente mareggiate, movimenti franosi, nevicate eccezionali, si sono susseguiti colpendo l'entroterra come la costa, provocando tre vittim: un'anziana donna coinvolta in un movimento franoso e due persone travolte dalla piena del fiume mentre viaggiavano nella loro macchina;
l'ondata di maltempo che non si vedeva da decenni ha costretto decine di famiglie a sgombrare le loro case nel fermano, a Casette d'Ete, Porto Sant'Elpido, San'Elpido a mare;
un conto dei primi danni stimava più di 52 zone allagate, non contando le aree agricole in provincia di Pesaro e Urbino, 113 persone allontanate dalla propria abitazione, 43 località prive di elettricità e 70 strade non transitabili o parzialmente transitabili, ponti divelti o a rischio di crollo;
l'inondazione, in particolare, ha colpito duramente territori caratterizzati da una forte presenza artigiana con il risultato di danneggiare, oltre alle abitazioni private, anche laboratori e piccole industrie, il tessuto produttivo della stessa regione già duramente colpito dalla crisi;
sono inoltre pesantissimi i danni per l'agricoltura a causa di precipitazioni nevose, terreni franati, campi allagati, con ricadute fortemente negative per il territorio;
una prima stima dei danni alle colture è stata effettuata dalla Coldiretti, che li ha valutati in centinaia di milioni di euro;
lo stesso sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, date le difficoltà tecniche degli allacci e la difficile mobilità, è stato seriamente danneggiato compromettendo anche il settore della green economy e posti di lavoro ad essi collegati,
si chiede di sapere:
se si ritenga opportuno proclamare lo stato di emergenza, ex art. 5 della legge n. 225 del 1992, e far fronte ai danni subiti dai territori mediante l'utilizzo del fondo nazionale di protezione civile;
se si ritengano opportune iniziative, anche di carattere legislativo d'urgenza, per garantire la possibilità per gli Enti locali, nel prossimo triennio, di poter contrarre mutui oltre il 12 per cento annuo, al fine di poter garantire i più opportuni interventi ordinari al fine di ripristinare condizioni di equilibrio e sicurezza idrogeologica dei territori;
se si consentirà ai Comuni di derogare alle norme vigenti afferenti al patto di stabilità interno, considerata la distruzione del territorio e delle attività produttive e la necessità della ricostruzione;
se si permetterà, nel territorio colpito dagli eventi calamitosi, una necessaria ed opportuna dilazione dei termini che scadono il 31 maggio 2011 per la messa in esercizio degli impianti fotovoltaici, consentendo alle aziende del territorio, che operano nel settore e non potranno concludere i lavori per tale data, di poter comunque accedere agli incentivi legati al conto energia.
Interrogazione su iniziative in favore dei territori interessati dagli eventi calamitosi del febbraio 2012
(3-02992) (19 luglio 2012)
SALTAMARTINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che vi è una necessità di predisporre urgenti strumenti normativi per sopperire alle necessità delle Regioni e degli enti locali colpiti dalla grave calamità naturale del mese di febbraio 2012,
l'interrogante chiede di conoscere gli elementi a disposizione del Governo relativi ai danni subiti dagli enti pubblici e dalle imprese private ed alle provvidenze già adottate o in corso di adozione anche in relazione a ordini del giorno presentati dall'interrogante e da altri senatori della Repubblica in sede di conversione del decreto-legge n. 59 del 2012 (Atto Senato 3372) e accolti dal Governo (G3.0.1 e G1.101-testo 2) .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Ciampi, Colombo, De Toni, Livi Bacci, Magistrelli, Milana, Negri, Oliva, Palmizio, Pera, Serafini Anna Maria, Torri e Vedani.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Adragna e Malan, per attività di rappresentanza del Senato; Maritati, per attività della 2a Commissione permanente; Cursi, Piccioni e Sangalli, per attività della 10a Commissione permanente; D'Ali', per attività della 13a Commissione permanente; Coronella e De Angelis, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare.
Comitato parlamentare per i procedimenti d'accusa,
trasmissione di ordinanze
Con lettera in data 13 settembre 2012, il Presidente del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge 5 giugno 1989, n. 219, e dell'articolo 11, comma 1, del regolamento parlamentare per i procedimenti d'accusa, copia dell'ordinanza con la quale il Comitato stesso ha deliberato, nella seduta tenutasi in pari data, l'archiviazione degli atti del procedimento n. 1/XVI concernente il Presidente della Repubblica (relativo ad una denuncia sporta dall'avvocato Carlo Taormina).
Poiché analoga comunicazione viene resa in data odierna alla Camera dei deputati, decorre da domani venerdì 14 settembre 2012 il termine di dieci giorni previsto dall'articolo 8, comma 4, della legge 5 giugno 1989, n. 219 e dell'articolo 11, comma 2, del regolamento parlamentare per i procedimenti d'accusa, per la sottoscrizione di eventuali richieste di presentazione al Parlamento in seduta comune di una relazione del Comitato in ordine alla denuncia sopra indicata.
Le richieste potranno essere presentate e sottoscritte nei giorni 14, 17, 18, 19, 20, 21, 24, 25, 26 e 27 settembre 2012, dalle ore 9,30 alle ore 20, presso l'Ufficio del dottor Sassoli (sito al secondo piano di Palazzo Madama - Servizio dell'Assemblea).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Belisario Felice, Giambrone Fabio, Li Gotti Luigi, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, Carlino Giuliana, De Toni Gianpiero, Di Nardo Aniello, Lannutti Elio, Mascitelli Alfonso, Pardi Francesco, Pedica Stefano
Agevolazioni a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale affidatarie di beni confiscati alla criminalità organizzata (3457)
(presentato in data 13/9/2012).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
Dep. Motta Carmen ed altri
Disposizioni per la celebrazione del secondo centenario della nascita di Giuseppe Verdi (3447)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
C.1373 approvato in testo unificato da 7° Cultura (TU con C.1656, C.2110, C.2777, C.4085);
(assegnato in data 13/09/2012).
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri
in data 13/09/2012 il Senatore Livi Bacci Massimo ha presentato la relazione 3354-A sul disegno di legge:
Sen. Marcenaro Pietro ed altri
"Ratifica ed esecuzione del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002" (3354)
Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti
Nella seduta di ieri la 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) ha approvato i seguenti disegni di legge:- "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione induista italiana, Sanatana Dharma Samgha, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione " (2235). Con l'approvazione di detto disegno di legge resta assorbito il disegno di legge: Malan e Ceccanti. - "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione induista Italiana, Sanatana Dharma Samgha " (2181); - Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione Buddhista Italiana, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione" (2236). Con l'approvazione di detto disegno di legge resta assorbito il disegno di legge: "Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione buddhista italiana" (2104).
Governo, progetti di atti comunitari e dell'Unione europea
Il Ministro per gli affari europei, in data 2, 21, 23, 28 e 30 agosto nonché 4, 6 e 11 settembre 2012, ha trasmesso - ai sensi degli articoli 3 e 19 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 - progetti di atti comunitari e dell'Unione europea.
I predetti atti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Commissione europea, trasmissione di atti e documenti
Nel periodo dal 3 agosto al 12 settembre 2012 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di interesse comunitario.
I predetti atti e documenti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Mozioni
ADERENTI, BOLDI, MARAVENTANO, BRICOLO, CAGNIN, CALDEROLI, CASTELLI, DAVICO, DIVINA, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MAZZATORTA, MONTANI, MURA, PITTONI, RIZZI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI, VEDANI - Il Senato,
premesso che:
nonostante il riconoscimento di fondamentali diritti civili, sociali e culturali a favore delle donne, la violenza fisica, psicologica e sessuale è ancora oggi una delle forme di violazione dei diritti umani più grave e più diffusa nel mondo. Numerosi sono gli episodi di violenza commessi nei confronti di donne molestate, minacciate, violentate, stuprate, uccise, vittime di ogni tipo di violenza per il loro rifiuto a sottoporsi ad irragionevoli dettami fanatico-religiosi, a matrimoni forzati, alle mutilazioni genitali, alla tratta di esseri umani;
la situazione nel Paese, secondo le stime Istat, registra che quasi il 32 per cento delle donne italiane (6.743.000) ha subito forme di violenza fisica o sessuale; quasi il 5 per cento (oltre un milione) ha subito uno stupro tenuto conto che, sempre secondo l'Istat, il 91 per cento degli stupri non viene denunciato;
la violenza sulle donne, purtroppo, non è un fenomeno tipico degli ambienti degradati e poveri, ma è trasversale a tutte le classi sociali e ciò richiede puntualmente e costantemente la realizzazione di azioni concrete di prevenzione e sostegno alle donne vittime di violenza affinché neanche una sia lasciata sola;
di recente la Corte di cassazione con sentenza del 1° febbraio 2012 ha deciso che non è obbligatoria la custodia cautelare in carcere per coloro che, anche in gruppo, hanno stuprato o picchiato una donna in quanto la Corte costituzionale, con sentenza del 21 luglio 2010, n. 265, ha definito incostituzionale la disposizione approvata dal Parlamento con la legge 23 aprile 2009, n. 38, di conversione del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (cosiddetto decreto sicurezza), perché ritenuta limitativa del campo d'azione della magistratura;
tali sentenze (Cassazione e Corte costituzionale) appaiono avulse rispetto al Comune sentire dei cittadini che, anche sollecitati dalla politica, ritengono correttamente che siano particolarmente odiosi ed esecrabili i reati consumati ai danni delle donne e dei minori;
i temi della violenza contro la persona, quella nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle case, così come il tema dell'assistenza alle vittime ed a corollario anche quello della prevenzione soprattutto sul fronte culturale sono stati affrontati dal precedente Governo attraverso una serie di provvedimenti che hanno coinvolto e messo in sinergia più Ministeri anche con l'appoggio, in parecchie circostanze unanime, del Parlamento;
considerato che:
l'aumento esponenziale del fenomeno dell'immigrazione da Paesi con radici culturali diverse da quelle cristiano-giudaiche ha messo a dura prova le politiche di integrazione e nel contempo ha evidenziato l'improcrastinabilità di interventi giuridici e culturali forti volti a garantire il rispetto della legalità da parte di tutte le comunità con radici culturali diverse presenti sul territorio nazionale;
i diritti delle donne costituiscono parte integrante di quel patrimonio di diritti universali nei quali si riconoscono le moderne società democratiche e pertanto non sono negoziabili;
le uccisioni selvagge di ragazze come Hiina, o i pestaggi di figlie e madri, avvenuti negli ultimi anni nel nostro Paese, per mano dei loro stessi familiari, padri e fratelli, che ritengono di avere il diritto di emettere ed eseguire sentenze di morte in nome dell'appartenenza religiosa o a particolari tradizioni culturali, confliggono con la Costituzione e con il diritto italiano;
l'inadeguatezza della concessione della cittadinanza secondo il requisito temporale della residenza nel nostro Stato appare superata contestualmente al manifesto rifiuto da parte di cittadini stranieri presenti in Italia a rispettare le norme vigenti e ad adeguarsi alle regole comportamentali e culturali che contraddistinguono i cittadini italiani, specie quelle afferenti alla sfera femminile;
l'inclusione delle comunità straniere nel nostro Paese, a qualunque etnia, religione e cultura appartengano, passa inevitabilmente attraverso la forza delle donne di aprirsi al confronto ed alla loro capacità di trasmettere ai figli le nuove sensibilità acquisite. Per questo motivo le donne straniere diventano vittime di repressione all'interno della loro stessa famiglia e della loro stessa comunità;
dunque non vi è garanzia di sicurezza per tutte le donne residenti nel Paese senza la preventiva accettazione, da parte di tutti i cittadini stranieri con differenti radici culturali, delle normative vigenti in materia di libertà individuale e di pensiero, di obbligo scolastico, di autodeterminazione e di uguaglianza anche per le donne e le bambine,
impegna il Governo:
1) a proseguire con l'azione repressiva nei confronti dei reati di violenza sessuale promuovendo interventi normativi che ripropongano le finalità recate nel decreto-legge n. 11 del 2009, superando le ragioni di illegittimità costituzionale rilevate dalla Consulta nella citata sentenza;
2) a promuovere costantemente l'adeguamento della normativa vigente in favore della tutela delle donne in tutti i campi;
3) a mettere in atto iniziative, volte a promuovere la conoscenza e l'applicazione effettiva della normativa vigente in tema di tutela dei diritti umani e civili delle donne, in particolar modo attraverso la promozione di un programma di educazione e formazione ai diritti umani per tutti gli ordini di scuole;
4) a definire nuove fattispecie di reato connotate da maggior rigore sanzionatorio nei confronti di chi se pur per motivi di appartenenza culturale o religiosa, istiga a mettere in atto comportamenti compromettenti il principio della parità di genere e della libertà personale;
5) a mettere in atto iniziative, nella fase applicativa dell'accordo di integrazione per il rinnovo e rilascio del titolo di soggiorno introdotto ex art. 1, comma 25, della legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volte a promuovere programmi mirati alla sensibilizzazione e alla consapevole informazione sulle tematiche relative alla sopraffazione e violenza sulle donne motivata da convinzioni culturali e religiose;
6) a considerare, nel processo di ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, interventi mirati a dare piena attuazione al disposto della convenzione di cui al capitolo III, art. 13, punto 5:" Le Parti vigilano affinché la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto "onore" non possano essere in alcun modo utilizzati per giustificare nessuno degli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione".
(1-00681)
Interpellanze
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
i project bond sono emissioni obbligazionarie finalizzate alla realizzazione di un progetto i cui rimborsi dipendono dai flussi finanziari che il progetto stesso è in grado di garantire. È uno strumento adatto a coinvolgere capitali privati nel finanziamento di opere infrastrutturali, data la riluttanza degli investitori istituzionali a finanziare infrastrutture senza un rafforzamento del merito di credito dei titoli ad esse collegati. Perciò la Commissione europea e la Bei (Banca europea degli investimenti) hanno messo a punto un modello di intervento congiunto basato non su un'unica garanzia, ma sul tranching, in modo da dividere il prestito in più tranches e con diversi gradi di rischio, con la stessa Bei che, facendosi carico della parte più rischiosa, offre la possibilità di aumentare il rating della tranche destinata agli investitori istituzionali e abbassare il costo del bond. Se l'obiettivo è attivare meccanismi rapidi per spingere la crescita dell'economia, i project bond non sembrano lo strumento più adatto almeno per due motivi: sono collegati ad opere pubbliche che richiedono molti anni per essere realizzate; il mercato ha bisogno di tempo per familiarizzare con un nuovo strumento di investimento. Inoltre, occorre considerare che l'eventuale declassamento della Bei da parte delle agenzie di rating potrebbe vanificare in parte il vantaggio di questo schema di condivisione del rischio. Ma l'uso sconsiderato dei project bond potrebbe perfino portare lo Stato a garantire i finanziamenti tramite emissione di nuovo debito pubblico, assicurando ai privati che partecipano ai progetti gli esclusivi profitti rivenienti dalle opere pubbliche;
è quanto ipotizza Giorgio Meletti, in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 13 settembre 2012: «Il primo affare con il nuovo sistema è l'autostrada Orte-Mestre, detta anche Nuova Romea: 400 chilometri, 10 miliardi di costo, promossa da una lobby trasversale (...). Già, mentre si festeggia lo sblocco del fondo Salva Stati, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, innesca con animo sollevato la nuova bomba di debito pubblico a scoppio ritardato: una cinquantina di miliardi, stando alle sue rivendicazioni. Già quest'estate è arrivato il project bond: dietro l'inglesorum si nasconde il vecchio sistema di un debito apparentemente privato ma garantito dallo Stato. Adesso l'ultima novità è lo sconto fiscale per le grandi infrastrutture. Il privato che costruirà un'autostrada, un ospedale o che altro, per un valore di almeno 500 milioni, avrà diritto a un credito d'imposta fino al 50 per cento del valore dell'opera, cioè a pagare meno tasse per 250 milioni. Secondo il governo si tratta di incoraggiare i privati a investire in quelle irrinunciabili opere pubbliche che lo Stato non è più in grado di finanziare. A dispetto del governatore Ignazio Visco, che chiede di investire in piccole opere di manutenzione per far ripartire l'economia, Passera e Ciaccia vogliono fare solo quelle grandi e talvolta inutili. E allora avanti con i trucchi contabili, gli stessi che hanno portato l'alta velocità ferroviaria, nata con le stesse premesse ("tutto a carico dei privati"), a pesare per 90 miliardi sullo Stato: circa il 5 per cento del debito pubblico. Per far maturare altro debito a carico dei suoi e nostri figli, Passera può contare sul lavoro del suo vice per le Infrastrutture, Mario Ciaccia, che era con lui a Banca Intesa. Si occupava di costruire fantasiosi progetti detti project-financing, che servono appunto a fare grandi opere in cemento armato fingendo che siano finanziate dai privati. Il meccanismo teorico è questo: costruisco l'autostrada con soldi miei o che prendo in prestito, lo Stato me la dà in concessione per un certo numero di anni, durante i quali, incassando i pedaggi, ripago i debiti. Peccato che in tutti i contratti di questo tipo - sempre segreti - c'è la clausola che garantisce il privato: se il traffico sarà minore del previsto ed egli non sarà in grado di rimborsare le banche, sarà lo Stato a metterci una pezza. Ancora più evidente si manifesta l'imbroglio sulle linee ferroviarie, per esempio la nuova Napoli-Bari. Siccome non c'è abbastanza traffico per ripagarla in termini di mercato, si pensa all'innovativo contratto di disponibilità: il rischio di mercato del privato consisterà nel fare un contratto con le Fs, che si obbligheranno a pagare per qualche decina d'anni un affitto a cifra fissa di quella linea ferroviaria. Che significa un debito a valere sui prossimi decenni. Esempio ancora più chiaro. La nuova sede del comune di Bologna è stata fatta in project-financing: qualcuno l'ha costruita e il comune si è impegnato a pagargli un affitto di 9,5 milioni all'anno per 28 anni. L'opera è costata 70 milioni, il comune apparentemente non ha investito un euro, il patto di stabilità è rispettato, ma di fatto al contribuente è stato accollato un debito di oltre 250 milioni che non figura in nessun bilancio. In questo quadro lo sconto fiscale è un regalo ulteriore ai costruttori e alle banche. Curiosamente la bozza di decreto che circola dice che ne ha diritto solo chi riesce a dimostrare che il suo piano finanziario non sta in piedi. Così, anziché dare cifre di traffico fantasiose come quelle inventate per dire che il Ponte sullo Stretto era un affare, i costruttori e le banche diranno che l'opera è in perdita, giusto nella misura dello sconto fiscale massimo previsto, in modo da prenderselo tutto. Secondo il decreto, infatti, se ne avrà diritto proprio "nella misura necessaria al raggiungimento dell'equilibrio del piano economico finanziario"»;
considerato che:
all'interpellante risulta che su alcune linee ferroviarie, ad esempio sulla nuova Napoli-Bari, dove, non essendoci abbastanza traffico per ripagarla in termini di mercato, si pensa di ricorrere all'innovativo contratto di disponibilità, con il rischio di mercato del privato consistente nel fare un contratto con Ferrovie dello Stato, che si obbligherà a pagare per qualche decina di anni un affitto a cifra fissa di quella linea ferroviaria, con debito analogo a valere sui prossimi decenni;
analogamente, per quanto a conoscenza dell'interpellante, anche il project financing per la sede del Comune di Bologna sembra essere stato progettato in modo di affidare la costruzione ai privati, ai quali il Comune si è impegnato a pagare un affitto di 9,5 milioni di euro all'anno per 28 anni e che l'opera è costata 70 milioni di euro, su cui il Comune non ha investito un euro, addossando ai contribuenti l'accollo di un debito di oltre 250 milioni che non figura in alcun bilancio,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che il Vice Ministro dello sviluppo economico Mario Ciaccia, già alto dirigente di banca Intesa, si occupava di favorire progetti denominati project financing, che servono alla realizzazione di grandi opere in cemento armato, apparentemente finanziate dai privati;
se risulti rispondente al vero che per costruire grandi e ad avviso dell'interpellante inutili opere in passato si sia fatto ricorso ad alcuni trucchi contabili, che appaiono analoghi all'alta velocità ferroviaria, nata con le premesse che tutto sarebbe stato a carico dei privati; in realtà il ricorso a tali sistemi ha prodotto un debito di circa 90 miliardi di euro sullo Stato, pari ad oltre il 5 per cento del debito pubblico italiano;
se risulti rispondente al vero che il Ministro in indirizzo si avvalga del Vice Ministro delle infrastrutture per realizzare infrastrutture con finanziamenti presi in prestito dalle banche, con la riserva che lo Stato le darà in concessione per un certo numero di anni, durante i quali i concessionari potranno ripagare i debiti, ma con una clausola segreta a garanzia del privato per la quale se, ad esempio, il traffico sarà minore del previsto e il privato non sarà in grado di rimborsare le banche, ne risponderà lo Stato; ciò secondo un sistema che, a giudizio dell'interpellante, farà maturare un ulteriore debito a carico delle future generazione;
se risulti rispondente al vero che siano perfino previsti benefici fiscali come ulteriori agevolazioni a banche e costruttori, nella misura necessaria al raggiungimento dell'equilibrio del piano economico-finanziario, e che la bozza di decreto prevede che abbia diritto a tali benefici soltanto chi riesce a dimostrare che il suo piano finanziario non è in equilibrio, così da dare la possibilità a costruttori e banche di definire l'opera in perdita, giusto nella misura dello sconto fiscale massimo previsto, in modo da ottenerlo completamente;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per ridurre il debito pubblico, invece di aumentarlo di ulteriori 50 miliardi di euro con project financing a misura di banchieri e costruttori, in progetti che garantiscono profitti ai privati ed ulteriori oneri all'intera collettività.
(2-00521)
Interrogazioni
CAGNIN - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la legge n. 99 del 2009 (legge sviluppo), art. 2, comma 12, lettera h), e il successivo decreto ministeriale del 24 aprile 2010 hanno previsto lo stanziamento, fino a 2 milioni di euro, per il sostegno, la riqualificazione e la reindustrializzazione dei sistemi di illuminazione nel Veneto, mediante la definizione di un apposito accordo di programma;
nel settore dell'illuminotecnica è stato costituito il distretto Veneto dei sistemi per l'illuminazione, che raggruppa attualmente circa 140 aziende;
tale consorzio di imprese sta promuovendo azioni strategiche per accrescere la competitività dell'intera filiera della produzione di articoli di illuminazione anche attraverso azioni che favoriscano l'internazionalizzazione delle imprese che aderiscono al consorzio, la realizzazione di progetti di ricerca e di formazione finalizzata all'approfondimento di materie di comune interesse;
nel giugno 2012 è stato predisposto un apposito accordo di programma volto alla realizzazione di specifici progetti da finanziare anche attraverso i fondi previsti dal Ministero dello sviluppo economico;
il Governo aveva accolto, in occasione dell'esame parlamentare del decreto-legge n. 83 del 2012, uno specifico ordine del giorno con il quale si impegnava a promuovere le iniziative opportune a salvaguardare le intese in corso di definizione,
si chiede di sapere in che tempi il Ministro in indirizzo intenda sottoscrivere l'accordo di programma già predisposto nel giugno 2012 e quali iniziative siano state avviate o si intendano avviare per assicurare adeguati finanziamenti per la realizzazione dei progetti già predisposti dal distretto Veneto dei sistemi per l'illuminazione.
(3-03046)
MAZZATORTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la legge n. 99 del 2009 (legge sviluppo) ha previsto un rafforzamento dei distretti industriali come strumento per agevolare l'aggregazione delle imprese e favorirne la competitività;
l'articolo 2, comma 12, lettera h), prevedeva un sostegno alla riqualificazione e reindustrializzazione dei sistemi produttivi locali delle armi di Brescia mediante la definizione di accordi di programma; per la realizzazione dei progetti di reindustrializzazione venivano stanziate risorse pari a 2 milioni di euro proprio per il distretto delle armi di Brescia;
il sistema produttivo locale delle armi di Brescia è altamente specializzato e rappresenta circa il 60 per cento delle armi sportive prodotte in Europa;
i prodotti realizzati, la cui qualità manifatturiera è riconosciuta nel mondo, potrebbero essere ulteriormente valorizzati attraverso la sottoscrizione e l'attivazione di uno specifico accordo di programma già predisposto dalle aziende del settore;
il Governo, in occasione dell'esame parlamentare del decreto-legge n. 83 del 2012, aveva accolto un preciso ordine del giorno con il quale si impegnava a promuovere le iniziative opportune per salvaguardare le intese in corso di definizione con il Ministero dello sviluppo economico,
si chiede di sapere quali iniziative abbia avviato o intenda avviare il Ministro in indirizzo per assicurare al distretto produttivo delle armi di Brescia dei tempi rapidi per la sottoscrizione dell'accordo di programma già predisposto, consentendo così di realizzare la riqualificazione e la reindustrializzazione dei sistemi produttivi, anche mediante l'utilizzo delle risorse previste dalla legge sviluppo.
(3-03047)
BASTICO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le cosiddette sezioni primavera (servizio educativo a carattere integrativo rivolto a bambini di età compresa tra i 24 e i 36 mesi di età) sono state istituite con la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006, art. 1, comma 630) in via sperimentale e aggregate a realtà scolastiche ed educative esistenti;
detti servizi, definiti sulla base di un accordo approvato in Conferenza unificata il 14 giugno 2007, hanno fornito una risposta positiva alle esigenze educative dei bambini e ai bisogni di molte famiglie;
alla gestione delle sezioni primavera hanno provveduto, sin dall'inizio, lo Stato (per il 20,3 per cento), i Comuni (per il 13,4 per cento), il privato sociale (per il 58,6 per cento), il privato convenzionato (per il 5 per cento), che, collaborando in modo sinergico tra di loro e con i servizi scolastici ed educativi già esistenti, con la conseguente riduzione dei costi e con la possibilità di incrementare l'offerta;
rilevato che:
nell'anno scolastico 2011-12 sono state finanziate 1.604 sezioni primavera, che hanno accolto 23.142 bambini;
nell'anno scolastico 2007-2008, anno di avvio della sperimentazione, il contributo statale per l'attivazione delle sezioni primavera è stato pari a 34.783.656 euro (fondi del Ministero dell'istruzione, università e ricerca, del Ministero della famiglia e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali), con un finanziamento medio di 25/30.000 euro per ogni sezione attivata;
negli anni successivi l'attività delle sezioni primavera è stata rifinanziata dal Governo attraverso risorse erogate dai medesimi Ministeri, integrate da contributi da parte di alcune Regioni; in particolare, nell'anno scolastico 2008/2009 i contributi destinati ammontavano a 39.341.500 euro (di cui quasi 9 milioni a carico delle Regioni), nell'anno scolastico 2009/2010 a 39.328.844 euro, di cui quasi 14 milioni a carico delle regioni, nell'anno scolastico 2010/2011 a 31.630.499 e nell'anno scolastico 2012 a 26.522.210 euro (di cui quasi 10 milioni regionali);
nonostante negli anni si sia assistito ad una costante diminuzione dei finanziamenti statali a favore di tali attività scolastiche (ciò soprattutto da parte del Ministero del lavoro, mentre le risorse del Ministero dell'istruzione sono diminuite soltanto nel 2011-2012) il Governo ha comunque continuato a garantire il funzionamento delle sezioni primavera attraverso l'erogazione di un contributo che, assegnato prioritariamente alle sezioni già attivate, ha fornito continuità e stabilità a tale importante sperimentazione, che, sottoposta a monitoraggi e verifiche, necessita di una più precisa definizione di standard qualitativi e di livelli essenziali delle prestazioni;
considerato che:
per l'anno scolastico 2012/2013, al di fuori di qualsiasi programmazione e condivisione con le autonomie locali e con i soggetti gestori, essendo peraltro vigente l'accordo Stato-Regioni-autonomie locali, nessuno dei Ministeri interessati ha fornito alcuna certezza sull'effettiva disponibilità delle risorse per garantire il funzionamento delle sezioni primavera;
in particolare, non risulterebbero a tutt'oggi disponibili 12 milioni di euro nel bilancio del Ministero dell'istruzione e non si ha alcuna garanzia in merito al contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri;
è evidente che tale situazione impedisce l'avvio nell'anno scolastico 2012/2013 delle sezioni primavera programmate, a cui i bambini sono stati regolarmente iscritti, con grave danno per decine di migliaia di bambini e delle loro famiglie che si vedono privati di un servizio, sul quale hanno contato nell'organizzazione della propria vita e del proprio lavoro,
si chiede di sapere:
se corrispondano al vero le notizie relative allo storno di 12 milioni di euro per le sezioni primavera verso altre finalizzazioni da parte del Ministero e la mancata previsione da parte del Dipartimento per la famiglia di ogni contributo da destinare a favore di tali attività scolastiche;
se tali eventuali gravi decisioni corrispondano alla volontà del Governo di porre fine ad un servizio educativo che è importante per i bambini, sicuramente utile e in molti casi indispensabile per le famiglie, data la presenza di un numero assolutamente insufficiente e assai lontano dagli obiettivi europei di posti in asili nido in Italia;
quali urgenti iniziative il Governo voglia intraprendere per garantire la continuazione del finanziamento e del funzionamento delle sezioni primavera operative dal 2007;
quali garanzie intenda confermare in merito all'entità di tali finanziamenti e alla loro adeguatezza per assicurare alle famiglie dei bambini iscritti e ai soggetti gestori la continuazione del servizio.
(3-03048)
BARBOLINI, COSTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
dopo quasi 4 mesi dalle drammatiche scosse di terremoto del 20 e 29 maggio nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, alla vigilia di un'altra scadenza fiscale e contributiva (17 settembre), alla ripresa del periodo di sospensione "feriale" dell'attività processuale-tributaria, non è ancora sufficientemente chiaro a chi e come si applichi la "sospensione" dei termini disposta per le zone colpite del sisma;
in conseguenza degli atti via via adottati, dal decreto ministeriale 1° giugno 2012, attraverso il quale era stata disposta la sospensione "dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione", al successivo decreto-legge n. 74 del 2012, con il quale si era poi provveduto a completare l'ombrello di copertura dei cittadini residenti nelle zone del sisma, attraverso la sospensione degli obblighi accessori o complementari rispetto a quelli tributari, e infine con l'articolo 67-septies del decreto-legge n. 83 del 2012 (che ha incluso i Comuni di Ferrara e di Mantova tra quelli destinatari della proroga "automatica" dei versamenti e degli adempimenti tributari, e inserito altri Comuni analiticamente elencati nello stesso articolo, solo per quei casi in cui fosse comprovato il nesso di causalità tra l'evento sismico ed i danni subiti), si sono venuti ad ingenerare profili di difficile lettura e coordinamento delle norme;
con il decreto ministeriale 24 agosto 2012 si è disposto con nettezza all'articolo 1 che: «il termine finale del periodo di sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari (...) è fissato al 30 novembre 2012», rinviando altresì ad un successivo decreto del Ministro in indirizzo la definizione delle modalità di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti che ricadono nel periodo di sospensione decorrente dal 20 maggio al 30 novembre 2012;
a quanto risulta agli interroganti, in questo arco di tempo i comunicati stampa dell'Agenzia delle entrate hanno contribuito, anche per talune discutibili e improprie indicazioni in essi contenute (segnatamente nella nota pubblicata sul sito dell'Agenzia il 16 agosto 2012) a rendere più arduo identificare in modo uniforme e chiaro chi e come abbia diritto con certezza alla sospensione, con particolare riferimento agli obblighi dei contribuenti in qualità di sostituti d'imposta;
ribadita la criticità della situazione complessiva che tuttora permane nei territori duramente colpiti dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012, in cui si sta faticosamente operando per un recupero di condizioni di relativa normalità, ma dove permangono pesantissime situazioni di disagio, gravi danni da riparare, e attività di impresa e per l'occupazione da riattivare o consolidare,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga doverosamente necessario e urgente assicurare una puntuale e capillare informazione perché sia precisato in modo univoco il novero dei soggetti interessati a più diversi profili dalla norma di sospension,e e che il concetto di versamenti ed adempimenti tributari si interpreti nel senso che qualsiasi adempimento, ritenute comprese, è sospeso fino al 30 novembre 2012;
se non ritenga, nell'ambito delle disposizioni con cui saranno stabilite le modalità di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti afferenti al periodo di sospensione 20 maggio-30 novembre 2012, di prevedere idonee misure per la rateizzazione di quanto dovuto da parte di coloro che, con dicembre, non avendo subito danni diretti, saranno tenuti a riprendere in base al calendario ordinario i propri adempimenti (tributari, fiscali, contributivi e civilistici), usufruendo però in parallelo di un'ampia graduazione relativamente al recupero di quanto dovuto con riferimento al periodo di sospensione. Se non ritenga altresì per chi si trovi alla data del 30 novembre in situazioni di inagibilità dell'abitazione, dell'ufficio e/o dell'attività commerciale e produttiva, la sospensione debba essere ulteriormente protratta, almeno fino alla data del 30 giugno 2013, in analogia a come si è già operato per altre realtà del Paese, con riferimento a cittadini e imprese colpiti da analoghe drammatiche calamità.
(3-03049)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
FINOCCHIARO, BIANCO, D'ALIA, ADRAGNA, CASTIGLIONE, CRISAFULLI, GARRAFFA, LUMIA, PAPANIA - Ai Ministri dello sviluppo economico e della difesa - Premesso che:
l'aeroporto internazionale di Catania "Fontanarossa" dovrebbe chiudere dal 5 novembre al 5 dicembre 2012 per i lavori di rifacimento della pista, non procrastinabili poiché l'aeroporto sorge su un terreno argilloso, ricco di falde acquifere;
la chiusura dello scalo, sesto aeroporto d'Italia per traffico passeggeri e primo del Mezzogiorno, rischia di creare enormi disagi ai passeggeri poiché a tutt'oggi non è stata data dalle competenti autorità la disponibilità all'utilizzo delle piste di Sigonella, vicina aerostazione militare;
le uniche soluzioni alternative sono rappresentate dagli aeroporti di Palermo e Reggio Calabria con gli evidenti disagi che ne deriverebbero per i cittadini in termini di prolungamento della durata del viaggio e delle distanze necessarie a raggiungere Catania,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adottare al più presto le iniziative necessarie per consentire l'utilizzo dell'aerostazione militare di Sigonella per i voli civili da e per Catania per il tempo necessario ad ultimare i lavori di rifacimento della pista di Fontanarossa, al fine di evitare che la Sicilia orientale resti priva di uno scalo aeroportuale operativo per un mese, con le inevitabili difficoltà e disagi che ne deriverebbero ed i gravi danni all'economia dell'isola, in particolare nei settori turistico ed industriale.
(3-03050)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI, CARLINO, COSTA, MASCITELLI, PEDICA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la legge 29 novembre 1980, n. 844, recante "Ratifica ed esecuzione della convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica federale del Brasile per evitare le doppie imposizioni e prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito, con protocollo aggiuntivo, firmati a Roma il 3 ottobre 1978", entrata in vigore il 24 aprile 1981, prevede che le imprese italiane che hanno stabilito in loco attività economiche e produttive hanno diritto, in Italia, ad un credito di imposta pari al 15 per cento dell'imponibile delle attività prodotte nel Paese sudamericano;
analoga prerogativa riguarda le imprese che si impiantano a Singapore;
tutte le convenzioni internazionali di questo tipo, sottoscritte dall'Italia anche con altri Paesi, sono state dettate per intensificare le relazioni economiche e commerciali con le nazioni interessate, generalmente Paesi in via di sviluppo, incentivando la costituzione di attività operative da parte delle imprese estere;
a quanto risulta all'interrogante, il giornalista A.F. si è rivolto più volte al Dipartimento competente del Ministero per conoscere l'entità totale dei crediti fiscali concessi negli ultimi anni alle imprese italiane che operano in Paesi esteri dotati di un accordo bilaterale, siglato in sede Ocse, che consenta la suddetta forma di aiuto, a partire dal Brasile;
nonostante le numerose richieste verbali e scritte avanzate al Ministero tramite telefonate e e-mail, ad oggi il giornalista non ha ricevuto alcuna documentazione al riguardo, né spiegazioni relative al diniego, ma piuttosto è stato rinviato di ufficio in ufficio, di responsabile in responsabile, senza riuscire nemmeno a conoscere quale sia l'ufficio competente in materia;
considerato che i dati in questione sono liberi da qualsiasi vincolo di riservatezza alla luce del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze n. 603 del 1996 e non sono quindi sottratti al diritto di accesso,
si chiede di sapere:
le ragioni per le quali il giornalista non possa avere accesso ai dati considerato che gli stessi non hanno nessun profilo critico per la loro pubblicità;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di rendere pubblica l'entità totale dei crediti d'imposta ricevuti dalle imprese italiane, interessate dalla citata convenzione ratificata dalla legge n. 844 del 1980, in relazione agli ultimi anni.
(4-08199)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:
l'interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo (4-06545, 3-02813, 3-02859, 2-00450), che ad oggi non hanno ricevuto risposta, relativi alla attività che l'interrogante ritiene truffaldina, della società Agenzia Debiti SpA. La società pubblicizza dappertutto i propri servizi dicendo che un debito di 30.000 euro verrà abbattuto del 70 per cento, dando quindi la garanzia che 30.000 euro arriveranno a 10.000 euro; nel frattempo si fa pagare dall'utente 390 euro. A riguardo, a quanto risulta all'interrogante, l'avvocato Massimiliano Mapelli, uno dei responsabili della società, risponde che tutto è regolare perché i 390 euro richiesti al primo contatto con il cliente sono il prezzo per il consulente legale affinché l'Agenzia possa farsi un'idea esatta dell'esposizione debitoria delle persone. Insomma, il "tartassato" di turno sborsa centinaia di euro per conoscere quello che si presuppone che dovrebbe già sapere, ossia l'entità del proprio debito. Poi, per proseguire, sono richiesti ulteriori importi (compresi tra 2.000 e 4.000 euro); si chiede addirittura di firmare le cambiali. Sono circa 200.000-300.000 gli italiani che si sono rivolti a queste agenzie di debiti. Infatti, non c'è solo quella citata, ma anche altre, e molto aggressive, che addirittura, a quanto risulta all'interrogante, denunciano penalmente chiunque osi lamentarsi sui forum delle associazioni dei consumatori dicendo di essere stato truffato;
è in corso un'indagine dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcom), aperta su denuncia dell'Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi), volta ad accertare l'esistenza di una violazione del codice del consumo dal momento che non è possibile promettere alle persone un abbattimento del 70 per cento dei loro debiti senza che poi ciò avvenga anzi, aggravando le condizioni del cittadino;
da ultimo è arrivata all'interrogante la segnalazione di una signora che ha lavorato per pochi mesi presso Agenzia Debiti dove ha potuto constatare di persona che nella gestione dell'attività vi sono numerose anomalie;
al momento della stipula del contratto di assunzione (a tempo indeterminato con prova di 60 giorni) la signora ha preso atto che questa avveniva non con l'Agenzia Debiti, bensì con lo studio legale Baldini & partners Srl;
al corso di formazione, durato solo tre giorni, veniva detto alla signora ed ai suoi colleghi assunti che Agenzia Debiti stava facendo delle prove in quel periodo, anche con un altro nome societario. La signora scopre in Internet che è stato registrato il marchio di Professione Debiti SpA e viene pubblicizzato come società del gruppo di Agenzia Debiti;
quando la signora ha accettato la loro proposta lavorativa, si era illusa che per valutarla i responsabili della società si sarebbero basati anche sulle sue esperienze professionali, come consulente ed esperta dei due settori del mondo finanziario e del recupero crediti. Ben presto, invece, ha preso coscienza che quello che contava per la società era solo ed unicamente riferito alle capacità dei propri operatori di vendere i plichi da 390 euro, e al numero dei plichi ritirati all'ufficio postale;
la signora, in qualità di operatore, durante la sua breve vita lavorativa presso l'Agenzia, ha ricevuto numerose telefonate di clienti che lamentavano di aver pagato anticipatamente la consulenza legale con cambiali ed assegni postdatati e di non aver avuto alcun colloquio con il legale. Clienti irritati che inveivano perché gli avvocati "esperti" della società avevano fatto scadere i termini di un decreto ingiuntivo, o di un pignoramento o di un'asta immobiliare, lasciando la clientela, nel momento del bisogno, frustrata perché nessuno le aveva dato retta e alla mercé degli avvenimenti;
la signora racconta, inoltre, di uno dei tanti casi di lamentele di cittadini, in particolare il ricevimento della telefonata di un cliente che lamenta di aver trovato, sotto casa sua, una persona che, spacciandosi per un incaricato dell'Agenzia Debiti, e senza aver fissato con lui alcun appuntamento, lo aveva convinto a riceverlo a casa, facendogli firmare delle cambiali e gli aveva detto di andare in banca a ritirare un intero blocchetto di assegni che avrebbe dovuto consegnargli pochi giorni dopo;
consultando durante le pause gli altri colleghi, la signora ha verificato che anche essi hanno assistito alle stesse pressioni sui debitori e molti di loro hanno lasciato il lavoro perché non approvavano i sistemi adottati dalla società;
in più, la signora sottolinea che un'altra delle grosse manchevolezze dell'azienda riguarda la tutela della privacy. Le persone che chiamano per avere informazioni, anche quando si definiscono poco interessate alla consulenza di Agenzia Debiti, sono inserite in database e da quel momento vengono subissate di chiamate da vari operatori e il loro telefonino viene riempito di sms con campagne pubblicitarie apposite che continuano a far riferimento al discorso del risparmio tra il 40 e il 70 per cento sui debiti in corso (stralcio a saldo) con banche e compagnie finanziarie e, poiché il testo pubblicitario è abbastanza ambiguo, sembra che si possa applicare anche al settore fiscale con riferimento alla Agenzia delle entrate e ad Equitalia. È del tutto evidente che i cittadini più sprovveduti chiamino per avere informazioni;
altrettanto spesso la lavoratrice ha ricevuto chiamate da persone esasperate che le rivolgevano improperi e in taluni casi chiedevano anche i suoi dati personali da poter inoltrare con una denuncia alle autorità, per violazione della loro privacy. Alcuni di loro, nel corso della telefonata, rivelavano anche di aver chiamato a più riprese chiedendo di togliere i loro dati dal database aziendale, senza ottenere alcunché. Questo accade perché la procedura interna della società prevede che i loro operatori debbano fare numerose chiamate ai clienti e, solo dopo essere arrivati al numero di 15 telefonate nulle (senza risposta dal cliente), sono autorizzati a chiudere la scheda. Ma lo stesso numero del cellulare viene poi subissato da una serie infinita di sms (alcuni si lamentano di riceverne anche 6 al giorno o nel cuore della notte) che di fatto portano allo sfinimento i debitori,
si chiede di sapere:
se, alla luce dei fatti e degli atti di sindacato ispettivo finora presentati, il Governo non ritenga doveroso assumere iniziative nei confronti di Agenzia Debiti, che promette di ridurre i debiti del 70 per cento, come reclamizzato sul sito, nonché vanta la propria attività di oppositore ad ogni atto di Equitalia, Agenzia delle entrate, INPS e fisco, in genere attraverso accesso agli atti e ricorsi alla Commissione tributaria in ogni grado di giudizio, assicurando agli indebitati di riuscire legalmente a posticipare, rateizzare, diminuire o annullare i debiti, siano essi con fisco, Stato, creditori, banche e finanziarie, di difendere dagli accertamenti del fisco e di altri creditori, di proteggere il loro patrimonio dagli attacchi dei creditori, ingenerando nel pubblico degli indebitati l'illusoria speranza di alleviare la propria situazione, che al contrario si aggrava;
se tale pubblicità allettante, sponsorizzata sui maggiori siti on line, non risulti indurre famiglie disperate a peggiorare la propria situazione, aggravando con ulteriori esborsi l'esposizione debitoria di tantissimi cittadini, già caduti nelle grinfie di banche e/o finanziarie, ai quali viene dato il colpo di grazia con la prima richiesta di 390 euro, solo per conoscere quello che già sanno, ossia l'entità del loro debito;
se non ritenga doveroso porre un argine agli atti aggressivi ed intimidatori degli avvocati di Agenzia Debiti, che tentano di perseguire penalmente gli utenti e le loro associazioni, compreso il forum di Adusbef, mettendo in atto metodologie non corrette di procacciamento degli ignari e/o malcapitati cittadini, che hanno tutto il diritto di manifestare quelli che ritengono abusi;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che tali procacciatori di clienti possano fare affari a scapito di cittadini e famiglie già indebitate, costrette ad inseguire il miraggio di risparmiare il 70 per cento sui propri debiti e di essere addirittura cancellati dalle banche dati dei cattivi pagatori, a prescindere dalla soluzione dei problemi;
quali soggetti risultino gestire Agenzia Debiti, che procurerebbe danno tangibile non solo ai clienti in difficoltà, ma anche ai dipendenti ed allo Stato;
se sia a conoscenza dei motivi per cui Agenzia Debiti non assume direttamente i propri dipendenti, visto che sui contratti di assunzione il datore di lavoro risulta essere lo studio legale Baldini & partners Srl e se anche questo non possa essere espressione del nebbioso sistema di gestione della società;
quali misure urgenti intenda attivare per porre fine a fenomeni che, nei momenti di crisi economica, sfruttano la disperazione per trarre vantaggi ed enormi profitti.
(4-08200)
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende dalla lettura di un comunicato stampa della FLC CGIL che all'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) sarebbero in corso delle interviste ai responsabili di struttura effettuate da una società di consulenza con sede a Boston, su argomenti non precisati;
non appare razionale la scelta di affidare ad una società esterna l'incarico di reperire informazioni sull'ENEA; sarebbe stato più logico, e meno dispendioso, utilizzare le conoscenze e le competenze interne alla stessa Agenzia;
sempre da fonti FLC CGIL si apprende che, a seguito della loro denuncia, sarebbe stata recapitata, a tutti i dipendenti dell'ENEA, una lettera in cui, tra le altre cose, si comunicava che di concerto con il Ministero dello sviluppo economico sarebbe stato avviato un processo di riposizionamento dell'ente in quanto la legge n. 99 del 2009 risultava fondata su scelte politiche ed economiche attualmente mutate;
a tal proposito si sottolinea che la citata legge istituiva l'ENEA avendo come orizzonte programmatico le attività nel campo nucleare. Attualmente l'ENEA, dopo la vittoria dei "sì" al referendum del 12-13 giugno 2011 che ha definitivamente rifiutato il ritorno nucleare in Italia, si occupa principalmente di ricerca,
si chiede di conoscere se, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, quanto esposto risulti corrispondente a vero e, in caso affermativo, se ritenga necessario che siano resi pubblici urgentemente sia gli argomenti inerenti alle interviste sia i motivi per cui tale indagine sia stata affidata ad una società esterna, e non alle strutture interne, anche alla luce del fatto che l'ENEA non è un'azienda che ha tra i suoi scopi quello di fare profitti ma è un ente che ha tra le sue finalità principali quella di fare ricerca e sostenere l'innovazione nel sistema industriale italiano, principalmente in campo energetico.
(4-08201)
DE LILLO, PERDUCA - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Si chiede di sapere:
se nell'ambito dell'organizzazione delle Forze armate siano costituiti reparti specificatamente preposti ad intervenire in situazioni analoghe a quanto accaduto l'11 settembre 2012 a Bengasi, ove l'Ambasciatore statunitense e altri 3 suoi connazionali sono stati barbaramente uccisi dopo un assalto alla sede diplomatica da parte di una folla di estremisti islamici e, verosimilmente, terroristi di Al Qaeda;
se tale Unità, qualora operativa, sia sufficientemente attrezzata, in termini di uomini e mezzi, intelligence e informazioni logistiche sulle nostre sedi diplomatiche, per agire rapidamente ed efficacemente, in particolare nel teatro del Mediterraneo;
se, qualora le già esistenti Unità di élite delle Forze armate italiane non fossero già organizzate e operative sulle 24 ore per una tutela immediata delle sedi diplomatiche e per l'estrazione rapida da queste del personale in pericolo, non si ritenga di dover allestire un reparto ad hoc.
(4-08202)
DIVINA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
a fine stagione normalmente si fanno i bilanci. Parlando di porti italiani non si può trascurare quanto accaduto proprio ad essi in seguito alla disposizione contenuta nel decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, cosiddetto decreto salva Italia, che ha introdotto la tassa sul possesso delle imbarcazioni;
le parole chiave del Governo Monti sin dal suo insediamento furono: rigore, crescita ed equità. Forse per salvare le apparenze con riferimento a quest'ultimo obiettivo, si è pensato di introdurre una tassa su beni di lusso. Poi, è tutto da dimostrare che un'imbarcazione sia un bene di lusso: tante persone che possiedono un'imbarcazione sono per lo più pensionati che hanno ricevuto le loro piccole liquidazioni ed hanno deciso di investire parte di queste (poche decine di migliaia di euro) in una loro aspirazione (una piccola soddisfazione della vita);
il Governo ha pensato di incamerare, secondo le originarie previsioni, 115 milioni di euro da questa imposta. Ahimé, è stata una delusione perché a fine stagione si tracciano i bilanci e si è verificato che nelle casse dello Stato sono entrati meno di 23 milioni di euro. A parere dell'interrogante è stato un grande bluff, una scommessa persa, oppure una partita non ragionata inizialmente;
ma gli altri dati, quelli più preoccupanti (il fatto che non siano affluite le entrate previste è meno preoccupante) sono i seguenti: 35.000 imbarcazioni si sono allontanate dai porti italiani, le disdette dei posti barca stagionali hanno registrato un aumento fino al 40 per cento, 20.000 sono stati gli addetti del settore che hanno perso il posto di lavoro. Il dato regionalizzato della Liguria dice che gli ormeggi in transito rispetto all'anno precedente sono diminuiti del 75 per cento. Si può dire che si è trattato di un disastro annunciato perché nel dibattito d'Aula a più voci si era evidenziato che le intenzioni del Governo circa la nuova tassa avrebbero portato esattamente ai risultati opposti, che oggi è rilevato nei fatti;
un danno annunciato, un settore messo in ginocchio al quale (per recuperare meno di 23 milioni di euro) nel prossimo futuro, per rilanciarlo, probabilmente occorreranno miliardi. Per rimettere in piedi la cantieristica ci vorranno miliardi, perché i 20.000 posti di lavoro persi si riferiscono solo ai dipendenti delle strutture cantieristiche. Non è possibile per ora stimare quanti siano i microartigiani, meccanici, elettricisti che operano nel settore della nautica e quante le microimprese (che non compaiono in alcuna statistica) che hanno chiuso i battenti,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, visto l'esito a giudizio dell'interrogante disastroso della nuova tassa sul possesso delle imbarcazioni, promuovere la revisione dell'impianto della disposizione se non addirittura la sua soppressione, destinando una quota adeguata di risorse straordinarie per rilanciare e riqualificare il settore della nautica da diporto italiana, fino a poco tempo fa fiore all'occhiello del comparto italiano, oggi penalizzata da normative sbagliate, ma da domani possibile settore per il rilancio dell'economia e dell'export italiani.
(4-08203)
PITTONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in base al decreto legislativo n. 155 del 2012 pubblicato il 12 settembre 2012 nella Gazzetta Ufficiale è stata disposta la chiusura del tribunale di Tolmezzo, che verrà accorpato al tribunale di Udine che, a sua volta, perderà la competenza sul territorio della sezione di Palmanova a favore di Gorizia, mentre Pordenone acquisirà Portogruaro a scapito di Venezia;
la riforma è stata avversata dalle autorità locali, che hanno segnalato l'assoluta inadeguatezza della riforma che dispone la chiusura del tribunale di Tolmezzo, ricordando che il risparmio di spesa invocato a suffragio della chiusura resta a parere dell'interrogante a tutt'oggi indimostrato a causa della necessità di nuove strutture centrali per ospitare gli uffici da sopprimere e che comporterà un impoverimento dei servizi alle città e alle popolazioni residenti nei territori marginali, come la montagna friulana;
nonostante la decisione assunta dal provvedimento del Ministro in indirizzo il prossimo lunedì verrà inaugurato il nuovo tribunale di Tolmezzo, la cui ristrutturazione è costata 4 milioni di euro di fondi pubblici;
l'accorpamento con il tribunale di Udine stabilito dal decreto vanifica l'ingente spesa di ristrutturazione sostenuta con soldi pubblici, senza contare che l'edificio inutilizzato e le sue aule dovrebbero conseguentemente essere riconvertite per un utilizzo diverso, comportando ulteriori spese di danaro;
all'inaugurazione prevista per il 17 settembre è stato invitato a partecipare anche il Ministro, che dovrebbe spiegare i motivi di tale scelta, a giudizio dell'interrogante insensata, e quale utilizzo verrà fatto del palazzo appena ristrutturato e che a breve dovrà essere chiuso;
gli sprechi non sono limitati alla ristrutturazione del palazzo di giustizia, dato che nei mesi scorsi era sta presentata una stima secondo la quale l'affitto dei nuovi spazi da destinare al personale che verrebbe trasferito nel capoluogo friulano costerebbe circa 120.000 euro all'anno al Comune di Udine, mentre gli spostamenti giornalieri dei detenuti, di magistrati e polizia giudiziari richiederebbe altri 600.000 euro all'anno;
pur riconoscendo la necessità di procedere a una revisione della geografia giudiziaria, non sembra all'interrogante che il Ministro abbia minimamente applicato al comparto della giustizia il sistema della spending review, oltre a non aver neanche seguito gli stessi criteri di delega che impongono una scelta basata su criteri di valutazione di efficienza e produttività,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo in merito a quanto segnalato;
se non ritenga che la preannunciata soppressione del tribunale di Tolmezzo, per il quale sono stati spesi ben oltre 4 milioni di euro (senza contare l'affitto dei nuovi spazi da destinare al personale che verrebbe trasferito nel capoluogo friulano che costerebbe circa 120.000 euro all'anno al Comune di Udine, mentre gli spostamenti giornalieri dei detenuti, di magistrati e polizia giudiziari richiederebbe altri 600.000 euro all'anno), costituisca una scelta evidentemente irrazionale e finanziariamente illogica, soprattutto se si considera che il tribunale di Udine si troverebbe ulteriormente aggravato dagli ulteriori carichi di lavoro;
se non ritenga che la scelta sulla disposta soppressione del tribunale di Tolmezzo possa costituire un mancato rispetto per le comunità locali e per le risorse impegnate nella ristrutturazione del palazzo, che hanno comportato la tassazione dei cittadini al fine di dotarli di infrastrutture moderne, e che la soppressione finisca con il rendere inutili i lavori realizzati.
(4-08204)
NEROZZI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
la banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha presentato alla comunità finanziaria in data 27 giugno 2012 il piano industriale 2012-2015;
esso prevede tra l'altro: la riduzione del 4 per cento del peso del credito medio-lungo termine sul totale impieghi e passaggio da produttore a distributore di servizi con previsioni di incremento del 30 per cento del margine da servizi; la chiusura di 400 filiali; l'incorporazione di banca Antonveneta; riduzioni di personale per 4.640 unità (al netto di 410 assunzioni previste tra "inerziali" e private bankers) così ripartite: esternalizzazione del back office con un perimetro stimato in 2.360 lavoratori; 510 uscite da esodo; 870 uscite naturali; 100 uscite di dirigenti; 1.210 uscite da asset disposal (cessioni Biver banca, CONSUM.it, deconsolidamento ramo leasing); la disdetta del contratto integrativo aziendale e un nuovo modello organizzativo con "lavoro per obiettivi" che si intreccia con un nuovo sistema premiante;
considerato che:
l'attuale situazione del MPS sembra essere determinata, a detta del dottor Profumo presidente della banca, dalle più volte mutate richieste dell'Autorità bancaria europea e dal possesso di 27 miliardi di titoli di Stato che, per effetto della situazione economica internazionale, incidono pesantemente sulla patrimonializzazione della banca stessa, ma tale situazione potrebbe avere durata limitata nel tempo anche grazie agli interventi che l'attuale Governo sta facendo a livello europeo ed internazionale al fine di contenere l'eccesso di spread sui titoli di Stato italiani;
la banca MPS ha già avuto accesso per il passato ai cosiddetti Tremonti bond da aggiungere al piano di finanziamento deliberato dal Governo, portando il sostegno governativo alla patrimonializzazione della banca a circa 3.4 miliardi di euro e questo potrebbe assegnare al Governo il ruolo di garante della funzione sociale della banca sul fronte del credito e della responsabilità sociale della banca stessa nei confronti dei lavoratori e della clientela;
le vicende relative ad esternalizzazioni recenti e non (da Telecom a Fastweb, da Ferrovie dello Stato alla pubblica amministrazione per citarne alcune) non sembrano indicare certezze per i lavoratori in termini di tenuta occupazionale e salariale;
la riforma previdenziale del Ministro del lavoro e politiche sociali non ha ancora definitivamente risolto il problema dei cosiddetti esodati,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga di acquisire informazioni circa le garanzie offerte dal gruppo bancario MPS in merito alla tenuta occupazionale e salariale di lunga durata anche in relazione all'ipotesi di esternalizzazione del back office e dei 2.360 lavoratori addetti;
se risulti in che modo MPS di garantisca, e le istituzioni verifichino, che il nuovo modello organizzativo del "lavoro per obiettivi", intrecciato con un nuovo sistema premiante, non dia luogo a comportamenti non etici nella fase di vendita di prodotti alla clientela, tenendo presente che un sistema incentivante contrattato, non agganciato ad obiettivi individuali e trasparente nella banca esisteva già ed era inserito nel contratto integrativo aziendale;
se il Governo ritenga di poter intervenire sulla limitazione dei compensi agli amministratori di MPS, allineandoli, per analogia e visto il forte intervento economico del Governo, alle previsioni attualmente in essere per la pubblica amministrazione;
se i conteggi relativi ad esodi previsti dal piano MPS tengano conto dei contenuti e degli orizzonti temporali della riforma del Ministro del lavoro in materia previdenziale;
se risulti che cosa intenda la banca MPS per uscite naturali, che all'interrogante sembrano essere cosa diversa da esodi e pensionamenti;
se risulti il modo in cui la banca intenda continuare a garantire il radicamento ed il sostegno economico-finanziario al territorio attraverso la riduzione di 4.600 unità e la chiusura di 400 filiali, nonché la privacy dell'utenza, stante il progetto di esternalizzazione del back office;
se il Governo sia a conoscenza di quali strumenti la banca MPS intenda adottare e quali verifiche le autorità competenti intendano mettere in campo affinché la riduzione del 4 per cento del peso del credito medio-lungo termine sul totale impieghi ed il passaggio da produttore a distributore di servizi con previsioni di incremento del 30 per cento del margine da servizi programmate da MPS non si traducano, in territori caratterizzati, in Veneto come in altre regioni, da vasta e capillare presenza di piccole e medie imprese, in tagli insostenibili ai finanziamenti di famiglie ed aziende o in aumenti corposi del costo degli stessi.
(4-08205)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-03049, dei senatori Barbolini e Costa, sulla sospensione degli adempimenti fiscali e tributari nelle zone colpite dal sisma del maggio 2012;
7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-03048, dellasenatrice Bastico, sulle "sezioni primavera";
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-03046, del senatore Cagnin, sul sostegno al distretto produttivo dei sistemi per l'illuminazione del Veneto;
3-03047, del senatore Mazzatorta, sul sostegno al distretto produttivo delle armi di Brescia.