Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 792 del 12/09/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
792a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 12 SETTEMBRE 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente CHITI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 793 del 13 settembre 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 16,30.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 20 settembre.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(143) MENARDI. - Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale
(263) FILIPPI Marco ed altri. - Riforma della legislazione in materia portuale
(754) GRILLO ed altri. - Riforma della legislazione in materia portuale
(2403) Riforma della legislazione in materia portuale
(Relazione orale)
Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Riforma della legislazione in materia portuale
PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione. Ricorda che nella seduta antimeridiana si è concluso l'esame dell'articolo 13 nel testo unificato proposto dalla Commissione e dei relativi emendamenti. Passa all'esame dell'articolo 14 (Modifica dell'articolo 18 della legge 28 gennaio 1994, n. 84).
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Gli emendamenti 14.205, 14.206 e 14.207 intendono incentivare, nella fase terminale della concessione, gli ulteriori investimenti dell'operatore rispetto a quelli programmati attraverso o l'anticipazione della gara per la riassegnazione dell'area o la proroga della concessione o il riconoscimento degli investimenti non ammortizzati quale indennizzo del nuovo concessionario nei confronti del precedente. L'emendamento 14.213 consente di partecipare alla gara per la concessione di un'area portuale anche ad imprenditori che non abbiano un organico completo, ma che presentino un piano di assunzioni di nuovi lavoratori.
GRILLO, relatore. Ritira l'emendamento 14.202 e invita all'approvazione degli emendamenti 14.200, 14.201, 14.204, 14.210, 14.212, 14.214 e 14.216 del relatore, che tra l'altro recuperano molti dei suggerimenti del senatore Musso. Invita al ritiro dell'emendamento 14.215. Sui restanti emendamenti il parere è contrario.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprime parere conforme a quello del relatore, ad eccezione dell'emendamento 14.204 che suscita dubbi di compatibilità con i principi comunitari e per il quale si rimette all'Assemblea.
Il Senato approva gli emendamenti 14.200 e 14.201. L'emendamento 14.203 risulta respinto.
CASTELLI (LNP). Dichiara il voto contrario sull'emendamento 14.204 che estende ulteriormente, peraltro ad libitum del concessionario, i tempi di concessione delle aree portuali. Ciò rappresenta una privatizzazione perpetuadelle banchine.
GRILLO, relatore. L'emendamento 14.204, intendendo incentivare nuovi investimenti privati nella fase finale della concessione, si pone in linea con le azioni di rilancio degli investimenti nel settore infrastrutturale perseguite dal Governo. Inoltre, la decisione della proroga della concessione spetta alla parte pubblica rappresentata dall'autorità portuale.
FILIPPI Marco (PD). L'emendamento 14.204, non contemplando una deroga libera ed illimitata della concessione e prevedendo una concertazione con l'autorità portuale ed il Ministero delle infrastrutture, si presenta ben temperato anche a seguito della profonda riflessione svolta in merito dalla Commissione che ha inteso incentivare la capacità dei concessionari di operare investimenti. Dichiara pertanto il voto favorevole del Gruppo.
VACCARI (LNP). Stante il parere di contrarietà espresso dalla 5a Commissione sull'emendamento 14.206, sarebbe il caso che l'emendamento 14.204, di identico contenuto, fosse nuovamente valutato ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). I timori sollevati dal senatore Castelli, pur legittimi, risultano infondati. L'emendamento 14.204, infatti, prevede anche la possibilità di ridurre i termini di durata della concessione per procedere ad un nuovo piano di investimenti. Inoltre, la procedura di proroga prevista al fine di consentire al concessionario a fine termine di avviare nuovi investimenti risulta ben congegnata e garantista del principio di libera concorrenza. Pur condividendo le perplessità manifestate dal senatore Vaccari in ordine alla coerenza dei pareri della 5a Commissione, dichiara il voto favorevole sull'emendamento.
MATTEOLI (PdL). Nonostante le perplessità in ordine alla compatibilità della disposizione con le indicazioni comunitarie, dichiara il voto favorevole sull'emendamento 14.204 che intende contrastare la paralisi degli investimenti da parte dell'operatore privato nella fase terminale della concessione.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'emendamento 14.204. Risultano assorbiti gli emendamenti 14.205 e 14.206.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 14.207 e 14.208 sono improcedibili.
PARDI (IdV). È assai discutibile l'eccezione prevista dal comma 1 dell'articolo 14 in ordine alle procedure di evidenza pubblica per l'assegnazione al soggetto concessionario degli spazi interclusi in aree concesse. Dichiara pertanto il voto favorevole all'emendamento 14.209 che intende eliminare tale previsione.
Gli emendamenti 14.209 e 14.213 risultano respinti.
Il Senato approva gli emendamenti 14.210 (con la conseguente preclusione dell'emendamento 14.211) e 14.212 e, con votazione nominale elettronica, gli emendamenti 14.214 e 14.216.
DONAGGIO (PD). Ritira l'emendamento 14.215.
DIVINA (LNP). L'imposizione della tassa sui beni di lusso non ha ottenuto i risultati sperati dal Governo, bensì ha avuto un effetto depressivo sul settore nautico, con conseguente perdita di posti di lavoro nella cantieristica, e ha indotto i possessori di imbarcazioni ad abbandonare i porti italiani.
Il Senato approva l'articolo 14, nel testo emendato.
RANUCCI (PD). Dopo aver precisato che il Governo ha spostato la tassa sui beni di lusso dallo stazionamento al possesso delle imbarcazioni, illustra l'emendamento 14.0.204 che intende introdurre una maggiore liberalizzazione nel settore attraverso la cessione obbligatoria delle società o delle quote di società detenute dalle autorità portuali per la fornitura a titolo oneroso di servizi.
GRILLO, relatore. Esprime parere contrario sugli emendamenti aggiuntivi all'articolo 14. Invita al ritiro dell'emendamento 14.0.204, altrimenti il parere è contrario perché non si comprende la logica di un obbligo nei confronti delle autorità portuali di cedere società che esse sono state autorizzate a costituire nel 1994.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 14.0.200, 14.0.201, 14.0.202, 14.0.206 e 14.0.205 sono improcedibili.
PARDI (IdV). Segnala che il provvedimento contiene interventi e procedure che attenuano o distorcono la concorrenza.
L'emendamento 14.0.203 risulta respinto.
FILIPPI Marco (PD). Invita il Governo e in relatore ad una maggiore riflessione sull'emendamento 14.0.204, perché la costituzione da parte delle autorità portuali di società per la fornitura a titolo oneroso di servizi di interesse generale stride con la loro natura giuridica di enti pubblici non economici.
CASTELLI (LNP). Annuncia il voto favorevole del Gruppo sull'emendamento 14.0.204, che può dare al provvedimento un valore aggiunto in termini di liberalizzazione e privatizzazione dei servizi portuali.
GRILLO, relatore. Propone di trasformare l'emendamento in un ordine del giorno che impegni il Governo ad affrontare la materia in una norma-quadro.
RANUCCI (PD). Accoglie la richiesta di trasformare l'emendamento 14.0.204 in un ordine del giorno stringente, che consenta alle autorità portuali di mettere a gara in tempi brevi le società che erogano servizi di interesse generale.
PRESIDENTE. La Presidenza rimane in attesa del testo dell'ordine del giorno.
Il Senato approva l'articolo 15 (Disciplina fiscale delle entrate delle autorità portuali di interesse statale).
GRILLO, relatore. Ritira l'emendamento 15.0.200.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 16 (Fondo per il finanziamento delle connessioni intermodali).
CASTELLI (LNP). L'articolo 16 prevede la costituzione di un fondo per il finanziamento degli interventi inerenti le connessioni ferroviarie e stradali con i porti ricompresi nella circoscrizione delle autorità portuali, alimentato con risorse destinate ad ANAS Spa e Rete Ferroviaria Italiana Spa, che verrebbero così depauperate di risorse necessarie considerate le gravi difficoltà economiche che stanno attraversando, senza peraltro avere la certezza che le risorse distolte a tali società possano essere utilizzate. Per queste ragioni l'emendamento 16.200 propone di sopprimere l'articolo 16.
GRILLO, relatore. Invita ad approvare gli emendamenti 16.700 e 16.201. Nell'ambito del comparto infrastrutturale, il settore dei porti è quello maggiormente colpito dai tagli alla finanza pubblica. L'articolo 16 non propone di depauperare i bilanci di ANAS e RFI, ma, essendo necessario collegare i porti con i retroporti attraverso strade e ferrovie, dà un'indicazione su come utilizzare parte di quelle risorse. Esprime parere contrario sull'emendamento 16.200.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Concorda con il relatore.
L'emendamento 16.200 risulta respinto.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'emendamento 16.700. Il Senato approva quindi l'emendamento 16.201, identico all'emendamento 16.202, e l'articolo 16, nel testo emendato.
PRESIDENTE. Dà lettura dell'ordine del giorno G14.0.204 (v. Allegato A), presentato dal senatore Ranucci e risultante dalla trasformazione dell'emendamento 14.0.204.
GRILLO, relatore. È favorevole all'accoglimento.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Accoglie l'ordine del giorno G14.0.204.
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento aggiuntivo 16.0.200.
GRILLO, relatore. Invita ad approvare l'emendamento 16.0.200, che propone una modifica al codice della navigazione in materia di occupazione arbitraria del demanio marino, prevedendo la depenalizzazione di tale fattispecie e la sua punizione con una sanzione amministrativa.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Si rimette all'Assemblea.
BELISARIO (IdV). Chiede chiarimenti in ordine all'entità della pena pecuniaria prevista.
FILIPPI Marco (PD). Va chiarita l'estensione della sanzione amministrativa prevista che va commisurata all'entità dell'occupazione abusiva.
CASSON (PD). È necessario un adeguamento delle sanzioni minime e massime previste, che al momento appaiono sproporzionate ed estranee al sistema.
PARDI (IdV). Va altresì chiarita la modalità di occupazione del demanio portuale cui ci si riferisce.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). L'ampiezza dell'estensione della sanzione amministrativa prevista è motivata dalla varia entità delle tipologie di occupazione. Ciò detto, appare eccessivo fissare la sanzione minima a 5.000 euro.
GRILLO, relatore. L'occupazione cui fa riferimento il codice della navigazione concerne tutti i beni demaniali; invece, l'emendamento 16.0.200 tenta di normare l'occupazione di aree gestite da autorità portuali. Propone pertanto una riformulazione, prevedendo per la sanzione amministrativa un range ampio, ma compreso tra 500 e 10.000 euro.
PRESIDENTE. Dà lettura della riformulazione proposta. (v. Resoconto stenografico).
CASSON (PD). Precisa che tale riformulazione prevede un comma aggiuntivo e non sostitutivo del comma 2 dell'articolo 1161 del codice della navigazione, configurando dunque una nuova fattispecie rispetto a quelle da esso individuate.
CASTELLI (LNP). Ritenendo troppo basso l'importo della sanzione massima prevista, annuncia il voto contrario del Gruppo.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'emendamento 16.0.200 (testo 2).
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
PARDI (IdV). La logica della pianificazione territoriale dell'insieme delle strutture portuali resta esclusa dal provvedimento, che le considera solo in funzione della loro natura di soggetti erogatori di servizi in acqua e nell'immediata vicinanza alle banchine. L'esperienza europea dimostra invece come l'efficacia e l'attrattività di un porto dipenda anche dalla capacità di funzionamento della logistica sul territorio che lo circonda. Nonostante la Commissione abbia accolto alcuni rilievi mossi dal Gruppo Italia dei Valori, permangono nel provvedimento altri punti critici, come la scarsità dei poteri attribuiti alle Regioni nella pianificazione portuale o il mancato assoggettamento dei piani regolatori portuali alle procedure di valutazione ambientale strategica. Inoltre, il rafforzamento dei poteri del presidente dell'autorità portuale non appare adeguatamente bilanciato dalla collettività di azione degli altri enti preposti. Vi è inoltre la possibilità che le norme concernenti i servizi tecnico-nautici siano lesive della concorrenza, mentre l'eccessiva durata delle concessioni configura una sorta di diritto ereditario. Per queste ragioni il Gruppo Italia dei Valori si asterrà.
MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia il voto favorevole del Gruppo perché il disegno di legge in esame si pone l'obiettivo di ridisegnare il sistema portuale italiano, che deve contribuire alla ripresa economica del Paese. La riorganizzazione del sistema portuale deve essere completata concludendo l'iter del disegno di legge sugli interporti. Consegna il testo dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato A).
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). I porti hanno accresciuto la loro importanza nei traffici commerciali su scala mondiale; in particolare quelli del Mediterraneo hanno assunto un ruolo di primo piano negli scambi tra l'Asia e l'Europa. La legge n. 84 del 1994 ha portato dosi di concorrenza nel settore e ha consentito di ottenere risultati crescenti per un lungo arco temporale, ma la portualità italiana appare oggi non all'altezza delle sfide della globalizzazione e non concorrenziale rispetto ai competitori nordeuropei. Il disegno di legge si pone quindi gli obiettivi di una semplificazione burocratica, di una pianificazione territoriale più agile, di una più efficace gestione delle concessioni e di stabilire che le competenze dell'autorità portuale possano andare oltre la gestione proprietaria delle aree portuali. Criticità del disegno di legge sono la mancata introduzione di un'effettiva autonomia finanziaria delle autorità portuali e la mancata soluzione di alcuni problemi inerenti l'organizzazione del lavoro e dei servizi, perché si è ceduto a pressioni sindacali e di categoria. Il provvedimento in esame è il migliore possibile, ma è solo un aggiornamento della normativa di settore, ancora inadeguato rispetto all'evoluzione della logistica, al cui interno i porti devono avere una funzione nodale. Un provvedimento più incisivo avrebbe potuto avere maggiore capacità attrattiva per gli investimenti e quindi creare occupazione e valore aggiunto. Annuncia comunque il voto favorevole del Gruppo.
CASTELLI (LNP). La Lega è delusa dalle previsioni che conferiscono scarsa autonomia finanziaria delle autorità portuali, congelano le concessioni per sessant'anni e rinunciano ad una liberalizzazione incisiva del lavoro nel settore. Se pregi e difetti del provvedimento si bilanciano, la Lega voterà a favore per sottolineare positivamente il sussulto di dignità del Senato che, dopo tanti decreti-legge e deleghe legislative, dopo tante norme che rinviano a decreti attuativi mai attuati, è riuscito finalmente a discutere e ad approvare un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Dà atto la Governo di aver contribuito a tale esito sbloccando l'empasse determinatasi sul tema dell'autonomia finanziaria, anche se con una proposta non all'altezza delle necessità oggettive.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo, esprime soddisfazione per la salvaguardia dell'autorità portuale di Trapani.
FILIPPI Marco (PD). Auspica che la Camera dei deputati esamini rapidamente la riforma per consentirne la sollecita entrata in vigore. Invita la comunità portuale a nutrire maggiore fiducia nella politica che ha saputo farsi interprete della necessità di cambiamento e proporre norme idonee a valorizzare le potenzialità degli scali nazionali. Sollecita infine il Governo a presentare un piano strategico per il sistema della portualità e ad avviare una riflessione sulla logistica integrata al servizio della produzione e del trasporto delle merci. Il PD, che ha rifuggito le opzioni estreme di una privatizzazione che avrebbe condotto alla ricostituzione di piccole repubbliche marinare, vota con convinzione a favore di un provvedimento che libera risorse a vantaggio delle vere emergenze del sistema: l'approfondimento dei fondali dei porti per consentire l'accesso delle nuove grandi navi portacontainer e la realizzazione dei collegamenti infrastrutturali con le reti ferroviarie e autostradali.
MATTEOLI (PdL). La riforma rafforza le scelte in tema di governance compiute nel 1994 al fine di dare alla portualità nazionale la possibilità e la capacità di agire in sinergia per affrontare le sfide poste dall'evoluzione dei traffici e dall'accesa concorrenza con la sponda sud del Mediterraneo, diventando nuovamente fonte di ricchezza e di occupazione per il Paese. Tra i punti qualificanti del provvedimento ricorda il riconoscimento delle capacità gestionali degli enti locali in materia portuale, la velocizzazione della procedura di approvazione dei piani regolatori, il rafforzamento dei poteri dell'autorità portuale, la previsione di sistemi logistico-portuali, l'attenzione alla connessione intermodale, le misure di sostegno ai lavoratori temporanei, il sostegno alla nautica da diporto.
L'Assemblea approva la proposta di coordinamento formale C1, presentata dal relatore. Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva, nel testo emendato, il testo unificato dei disegni di legge nn. 143, 263, 754 e 2403, con il seguente titolo: «Riforma della legislazione in materia portuale». La Presidenza è autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2892) Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Moffa e Tortoli; Farina Coscioni ed altri) (Relazione orale)
GIULIANO, relatore. Il disegno di legge modifica il decreto legislativo n. 81 del 2008 al fine di introdurre il rischio derivante dal rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili nell'ambito del piano di sicurezza e coordinamento. Definisce inoltre una specifica disciplina sulla bonifica preventiva dei siti e sui requisiti degli operatori ad essa abilitati.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
CARLINO (IdV). Ribadisce le perplessità espresse alla Camera dall'Italia dei Valori, che potrebbero essere superate dall'approvazione di alcuni emendamenti presentati dal Gruppo. L'esplicitazione di un singolo rischio, peraltro limitato alla sola attività di scavo, rischia paradossalmente di indebolire la normativa generale sul piano di sicurezza e di aumentare gli adempimenti inutili a carico delle imprese. Il provvedimento stabilisce interventi preventivi inefficaci, istituisce un nuovo albo di imprese specializzate in controtendenza rispetto alla misure di liberalizzazione, non valorizza le competenze della Difesa in materia di bonifica.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Nonostante i rilievi espressi dalla Commissione difesa circa la mancanza di una mappa delle aree a rischio per la presenza di residuati bellici, che potrebbe indurre i responsabili per la sicurezza a presumere sempre il rischio e quindi determinare difficoltà operative per le conseguenti verifiche, e l'istituzione di un albo delle imprese specializzate nella bonifica del territorio da ordigni bellici che va in controtendenza rispetto alla liberalizzazione degli ordini, il provvedimento è largamente condiviso per l'obiettivo di tutelare i lavoratori da rischi gravi.
PERDUCA (PD). Il continuo rinvenimento di ordigni bellici inesplosi durante le operazioni di scavo per la realizzazione di opere infrastrutturali comporta la necessità di un'azione più puntuale nell'individuazione delle compagnie specializzate e nella tutela della salute degli operatori che si occupano della bonifica delle aree. Auspica pertanto l'approvazione unanime del provvedimento da parte dell'Assemblea.
RAMPONI (PdL). Il problema del rinvenimento di ordigni inesplosi nel corso delle attività di scavo nei cantieri rende necessario garantire la sicurezza non solo degli operatori che si occupano della bonifica delle aree ma anche dei lavoratori nel settore edile. In tal senso il provvedimento in esame integra il decreto legislativo n. 81 del 2008, prevedendo l'istituzione di un registro delle imprese specializzate a garanzia della loro competenza e qualità professionale, semplificando e non (come sostenuto da alcuni) complicando il momento decisionale degli apparati burocratici.
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
GIULIANO, relatore. Prende atto della qualità degli interventi svolti in discussione generale.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Rinuncia alla replica.
VICARI, segretario. Dà lettura dei pareri espressi dalle Commissioni 1a e 5a sul disegno di legge e sui relativi emendamenti.
PRESIDENTE. Passa all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
GIULIANO, relatore. Esprime parere contrario sugli emendamenti.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Concorda con il relatore.
NEROZZI (PD). A fronte dell'urgenza di concludere l'iter del disegno di legge che avvia un percorso volto a garantire la sicurezza dei lavoratori che operano nel settore edilizio dal rischio di rinvenimento di ordigni esplosivi, dichiara il voto contrario sull'emendamento 1.1, così come su tutti gli altri emendamenti.
Risultano respinti gli emendamenti 1.1, 1.200, 1.3, 1.5 e 1.6.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.4 è improcedibile a seguito del parere contrario espresso dalla Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Passa alla votazione finale.
CARLINO (IdV). Conferma le perplessità manifestate in discussione generale e, pur consapevole della necessità di normare la materia, dichiara l'astensione dal voto sul provvedimento del Gruppo IdV.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Dichiara il voto favorevole del Gruppo sul provvedimento.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La frequenza dei rinvenimenti di ordigni bellici inesplosi, che generano preoccupazione ed allarme nelle popolazioni, rende necessario garantire la sicurezza dei lavoratori che operano nel settore di bonifica delle aree ed il possesso dei requisiti di professionalità da parte delle compagnie. Il provvedimento in tal senso eleva gli standard qualitativi di tutti gli operatori del settore: la griglia di requisiti individuata non ha intenti corporativi, ma mira ad accrescere le tutele. Dichiara pertanto il voto favorevole del Gruppo Terzo Polo ApI-FLI.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dichiara il voto favorevole del Gruppo e consegna il testo dell'intervento perché sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
MAZZATORTA (LNP). Pur condividendo la finalità ultima del provvedimento di tutelare la sicurezza dei lavoratori del settore, manifesta perplessità in ordine agli ulteriori oneri finanziari gravanti sul mondo imprenditoriale e derivanti dall'obbligo per le imprese specializzate nel settore di iscrizione ad un albo professionale e dalla valutazione preliminare del rischio nelle aree progettuali. Le opere pubbliche avranno un costo aggiuntivo, non soggetto a ribasso in quanto onere per la sicurezza. Il provvedimento, inoltre, non contempla il coinvolgimento degli enti locali nell'azione di mappatura delle aree a rischio. Esprime pertanto il voto di astensione del Gruppo.
NEROZZI (PD). Il provvedimento completa quanto disposto dal decreto legislativo n. 81 del 2008 che non prestava attenzione ai numerosi settori imprenditoriali i quali, pur piccoli, fanno registrare elevate percentuali di infortuni sul lavoro. L'istituzione di un apposito albo presso il Ministero della difesa per la registrazione delle imprese dedite alla bonifica delle aree da ordigni inesplosi dà certezza del possesso dei requisiti di professionalità da parte delle imprese e degli operatori del settore e, lungi dall'essere un ulteriore elemento di burocratizzazione, si pone a tutela della salute dei lavoratori.
BIANCHI (PdL). La frequenza dei ritrovamenti di ordigni bellici inesplosi nelle aree di realizzazione delle opere infrastrutturali richiede il completamento del decreto legislativo n. 81 sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Dichiara pertanto il voto favorevole del Gruppo, stante anche l'assenza di oneri aggiuntivi derivanti dalla bonifica delle aree, già previsti dalla normativa in vigore.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva il disegno di legge n. 2892, composto del solo articolo 1.
Discussione dei disegni di legge:
(3291) Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Palumbo e Pagano; Binetti ed altri; Miotto ed altri)
(2541) TOMASSINI. - Norme per consentire il trapianto parziale di polmone tra persone viventi
(Relazione orale)
FOSSON, relatore. Il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, consente il trapianto parziale tra viventi, a titolo gratuito, di polmone, intestino e pancreas, adeguando ai progressi scientifici la normativa vigente in Italia. Per la normativa di dettaglio si rinvia a quanto disposto in materia di donazione di un rene, individuando quindi in specifici soggetti i potenziali donatori, specificando le procedure e contemplando nell'atto di disposizione dell'organo l'autorizzazione da parte di un giudice. Si prevedono inoltre sanzioni penali qualora l'atto sia predisposto a fini di lucro. Il disegno di legge si presenta come un atto di civiltà a tutela della vita.
GRANAIOLA, relatrice. La normativa in oggetto consente di salvare vite. Le liste d'attesa per i trapianti di organi si presentano oltremodo lunghe. L'innalzamento dell'età dei soggetti donatori deceduti, pur essendo dato per certi versi confortante, limita notevolmente il numero di trapianti effettuabili nei pazienti giovani ed in coloro che hanno necessità di organi che non possono essere donati in età avanzata. È pertanto necessario incentivare il trapianto tra viventi. È questo l'intento del disegno di legge che consente di ridurre le lungaggini burocratiche e gli ostacoli ancora previsti dalla legislazione vigente in materia di trapianti, favorendo l'intervento in particolare in alcune patologie pediatriche. Auspica pertanto un'approvazione unanime del provvedimento da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.
MASCITELLI (IdV). Il disegno di legge in esame segna un importante passo di civiltà nella sanità pubblica italiana che già in materia di trapianti registra punte di eccellenza. L'adeguamento normativo si rende necessario per aumentare il numero di donatori e ridurre le liste dei pazienti in attesa di trapianto che, oltre a toccare il senso di umanità a livello individuale, rappresentano anche un costo sociale per la collettività. Il provvedimento si presenta utile anche al fine di avviare una riflessione sulla riorganizzazione della rete di trapianti che rimane parcellizzata e settoriale e che fa registrare enormi differenze sul territorio. È necessaria altresì un'azione di modernizzazione delle linee guida che governano l'attività dei centri di trapianto. Richiede infine un impegno del Governo a promuovere la cultura della donazione, anche incentivando e valorizzando il ruolo delle Onlus che operano nel settore.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il disegno di legge in esame, che si inserisce in un ambito legislativo in cui l'Italia è da sempre all'avanguardia, consente la donazione parziale di organi tra viventi, una pratica che secondo i dati scientifici può essere realizzata in sicurezza per il donatore e per il ricevente. Il testo non è un aggiornamento delle leggi esistenti, ma si aggiunge ad esse, rendendo possibile la donazione parziale tra viventi anche per polmoni, pancreas e intestino. Occorre un forte intervento del Governo per sanare le differenze tra Nord e Sud in termini di trapianti, favorendo la diffusione della cultura della donazione. Si tratta di un provvedimento giusto e necessario, che consente di confermare l'alto grado di umanità e di civiltà dell'Italia. Consegna il testo del suo intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
BOLDI (LNP). Il provvedimento adegua la legislazione italiana, già avanzata, ai progressi scientifici che hanno reso possibili i trapianti parziali di pancreas, polmoni e intestino. La rete italiana dei trapianti funziona bene e il trapianto tra viventi offre maggiori garanzie circa la sua riuscita e in termini di aspettativa di vita del ricevente; va quindi diffusa questa pratica, che diventa uno strumento molto efficace nella cura delle malattie rare. Il testo peraltro tutela adeguatamente la libertà del donatore. Va infine colmato il ritardo in cui versa il Sud del Paese per quanto concerne in generale le prestazioni in ambito sanitario ed in particolare il segmento dei trapianti.
BIONDELLI (PD). Il disegno di legge in esame non colma un vuoto normativo, perché oggi i trapianti tra viventi sono già possibili, ma consente di evitare il ricorso a singole autorizzazioni e permette di dare una risposta ai malati che, data la scarsa disponibilità di organi, alimentano lunghe liste d'attesa. Va tuttavia chiarito che la donazione tra viventi non sostituisce quella da cadavere, ma si aggiunge ad essa. Primo obiettivo del provvedimento è far nascere una nuova sensibilizzazione sul valore della donazione degli organi, dato che la disponibilità di donatori è il primo elemento che determina la possibilità di effettuare trapianti. L'innalzamento dell'età dei donatori comporta minori possibilità di trapianto per i pazienti giovani o per chi necessita di organi che non possono essere donati in età avanzata. Il provvedimento pone quindi in essere una tutela per i malati che, per ragioni d'età, biologiche e mediche, sono più svantaggiati da un sistema basato solo sulla donazione da cadavere.
RIZZOTTI (PdL). Il disegno di legge in esame, concernente la donazione di organi tra persone viventi, è espressione di grandi valori di umanità e la rapidità del suo iter testimonia la volontà di giungere alla sua approvazione andando al di là delle contrapposizioni politiche. Il trapianto parziale di organi tra viventi si è dimostrato efficace nel trattamento di patologie pediatriche, come la fibrosi cistica, e per quei malati che non possono attingere a organi di cadaveri o che necessitano di organi giovani. Con il disegno di legge l'Italia si pone dunque all'avanguardia rispetto alla legislazione europea e la sua approvazione consentirà di migliorare le prospettive di vita dei malati. Consegna il testo dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale e rinvia il seguito del disegno di legge in titolo ad altra seduta. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 13 settembre.
La seduta termina alle ore 19,57.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,30).
Si dia lettura del processo verbale.
VICARI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,32).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita questo pomeriggio, ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 20 settembre prossimo.
Fermi restando gli altri argomenti già previsti, il calendario della settimana corrente è integrato con l'inserimento all'ordine del giorno nella seduta antimeridiana di domani della mozione Boldi sulla prevenzione delle patologie da esposizione all'amianto.
La prossima settimana, a partire da martedì pomeriggio, saranno discusse ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri, a cominciare dal seguito della discussione della ratifica del Protocollo di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi nell'ambito dei trasporti.
Il calendario prevede inoltre l'esame della ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori e del disegno di legge sull'adeguamento dell'ordinamento interno allo Statuto della Corte penale internazionale, già approvato dalla Camera dei deputati.
Nella seduta antimeridiana di giovedì 20 settembre con inizio alle ore 9,30 è previsto l'esame di mozioni sul contrasto alla violenza sulle donne e il seguito della discussione delle mozioni sull'insegnamento della storia dell'arte.
Nella seduta pomeridiana, alle ore 16, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro delle politiche agricole risponderanno a interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento.
Programma dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi a conclusione della seduta antimeridiana di oggi, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di settembre, ottobre e novembre 2012:
- Disegni di legge di conversione di decreti-legge
- Ratifiche di accordi internazionali
- Documenti di bilancio
- Mozioni
- Interpellanze ed interrogazioni
- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
- Disegno di legge n. 2892 - Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegno di legge n. 3291 - Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegno di legge n. 2769 - Norme per l'adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale (Approvato dalla Camera dei deputati).
Altri disegni di legge già previsti da precedenti programmi dei lavori:
- Disegni di legge nn. 143 e connessi - Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale
- Disegni di legge nn. 272 e connessi - Disposizioni per il coordinamento in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale e per la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza
- Disegni di legge nn. 437 e connessi - Disposizioni in materia di banche popolari cooperative
- Disegni di legge nn. 2259 e connessi - Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegni di legge nn. 1142 e 573 - Istituzione degli ordini e albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico - sanitarie e della prevenzione (Disegno di legge n. 573 fatto proprio dal Gruppo dell'Italia dei Valori ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento)
- Disegno di legge n. 2420 - Modifica all'articolo 348 del codice penale, in materia di inasprimento della pena per l'abusivo esercizio della professione (Rinviato dall'Assemblea in Commissione).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo dal 12 al 20 settembre 2012:
| Mercoledì | 12 | settembre | pom. | h. 16,30-20 | - Seguito disegni di legge nn. 143 e connessi - Riforma ordinamento portuale - Disegno di legge n. 2892 - Bonifica ordigni bellici (Approvato dalla Camera dei deputati) - Disegni di legge nn. 3291 e 2541 - Trapianto parziale organi (Approvato dalla Camera dei deputati) - Mozione n. 664, Boldi, sulla prevenzione delle patologie da esposizione all'amianto |
| Giovedì | 13 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
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| Giovedì | 13 | settembre | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 1969-D (Convenzione Consiglio d'Europa per la protezione dei minori) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 13 settembre.
| Martedì | 18 | settembre | pom. | h. 16,30-20 | - Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione Affari esteri - Disegno di legge n. 1969-D - Convenzione Consiglio d'Europa per la protezione dei minori (Approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera dei deputati, nuovamente modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 2769 - Adeguamento dell'ordinamento interno allo Statuto della Corte penale internazionale (Approvato dalla Camera dei deputati) - Mozioni sul contrasto alla violenza sulle donne (giovedì, ore 9.30) - Seguito delle mozioni nn. 479 e connesse sull'insegnamento della storia dell'arte |
| Mercoledì | 19 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 20 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
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| Giovedì | 20 | settembre | pom. | h. 16 | - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali e al Ministro delle politiche agricole |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 2769 (Adeguamento dell'ordinamento interno allo Statuto della Corte penale internazionale) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 18 settembre.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(143) MENARDI. - Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale
(263) FILIPPI Marco ed altri. - Riforma della legislazione in materia portuale
(754) GRILLO ed altri. - Riforma della legislazione in materia portuale
(2403) Riforma della legislazione in materia portuale
(Relazione orale) (ore 16,34)
Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Riforma della legislazione in materia portuale
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 143, 263, 754 e 2403.
Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta antimeridiana si è esaurito l'esame dell'articolo 13 e dei relativi emendamenti, nonché degli emendamenti diretti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo stesso.
Passiamo all'esame dell'articolo 14, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, illustrerò brevemente quattro emendamenti presentati all'articolo 14, tre dei quali riguardano lo stesso argomento, inerente a un problema abbastanza frequente.
Su concessioni che hanno una durata temporale molto lunga, dell'ordine dei decenni, nella fase finale della durata della concessione, l'operatore terminalista è spesso disincentivato rispetto all'effettuazione effettuare degli investimenti, visto che non avrebbe il tempo per rientrare da essi. I tre emendamenti suggeriscono tre distinte possibilità... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non si può andare avanti così. Il senatore Musso è costretto a fare uno sforzo per parlare, e non è giusto; chi vuole ascoltare fa uno sforzo, e anche così non riesce ad ascoltare. Per favore!
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). I tre emendamenti dispongono tre distinte possibilità per ovviare a questo inconveniente. In un caso, il concessionario che si appresta a fare degli investimenti può chiedere che la gara per la riassegnazione del terminal venga anticipata e, in questo modo, parteciparvi - se crede - e conoscerne prima gli esiti per gli investimenti di cui trattasi. In un altro caso, è prevista una proroga possibile per investimenti ulteriori rispetto a quelli inizialmente programmati, entro un limite non superiore a un terzo della durata inizialmente stabilita per la concessione. La terza possibilità è che gli investimenti eventualmente non ancora ammortizzati al termine della durata della concessione rappresentino una sorta di base di asta e un indennizzo che il nuovo concessionario riconosce al precedente qualora sia difforme.
Infine, l'emendamento 14.213 prevede fra i requisiti che l'aspirante concessionario di un'area di un terminale portuale deve avere, in alternativa alla presenza di un organico di lavoratori già assunti di cui già si dispone, la possibilità di un piano di assunzioni per nuovi lavoratori.
Questo, in realtà, serve a rimuovere quella che, di fatto, sarebbe una barriera all'entrata, che impedirebbe a un imprenditore terminalista, desideroso di acquisire un terminal in concessione, ma che non si è ancora esposto sulle assunzioni dei lavoratori che intenderebbe applicare a quella infrastruttura, di partecipare alla gara.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ovviamente esprimo parere favorevole sugli emendamenti 14.200 e 14.201. Considerando poi che sull'emendamento 14.202 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 91 della Costituzione, lo ritiro.
Esprimo parere contrario sull'emendamento 14.203 e favorevole all'emendamento 14.204.
In merito sull'emendamento 14.205, voglio aggiungere una riflessione. Il collega Musso sa, perché ha partecipato ai lavori della nostra Commissione quando ne era componente, che su questo aspetto dell'articolo 14, cioè la rivisitazione del sistema delle concessioni, abbiamo lavorato e alcuni suoi preziosi suggerimenti sono stati accolti nel testo che oggi confidiamo possa essere approvato dall'Aula. Quindi, gli emendamenti che mi sono permesso di presentare recuperano molti di quei suggerimenti. Non possiamo però recuperarli tutti, perché altrimenti saremmo un po' incoerenti. Pertanto, sull'emendamento 14.205 il parere è contrario, come anche sull'emendamento 14.206.
Sull'emendamento 14.207 vi è il parere contrario della Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti 14.208, 14.209, 14.211 e 14.213 e favorevole agli emendamenti 14.210, 14.212 e, ovviamente, 14.214.
In merito all'emendamento 14.215 della senatrice Donaggio, pur apprezzando la proposta, vorrei rivolgere alla presentatrice un cortese invito al ritiro.
Il parere è infine favorevole all'emendamento 14.216.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore, ad eccezione dell'emendamento 14.204, per il quale ci rimettiamo all'Assemblea, perché abbiamo dei dubbi di compatibilità con i principi comunitari.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.200, presentato dal relatore.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.201, presentato dal relatore.
È approvato.
L'emendamento 14.202 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 14.203, presentato dal senatore De Toni.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.204.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, vorrei invitare soprattutto il relatore e il Governo, e poi i colleghi, a valutare bene questo emendamento. Già c'è una previsione secondo la quale è possibile dare in concessione per novant'anni, e vorrei sapere se l'Antitrust...
GRILLO, relatore. Per sessant'anni.
CASTELLI (LNP). Per sessant'anni; il periodo è stato diminuito ma non cambia nulla dal punto di vista della durata. In più, con questo emendamento si prevede di allungare ancora la concessione, sostanzialmente ad libitum del concessionario, visto che è lui che decide se fare investimenti o meno. In pratica, vuol dire che si privatizza quasi perpetuamente una banchina. Ciò potrebbe andare bene, se non fosse che ogni giorno predichiamo il liberismo, il mercato, la facoltà di liberalizzare, eccetera.
Credo che stiamo veramente esagerando. In qualsiasi piano di ammortamento, e questo lo prevede lo stesso codice civile, anche per le opere di più lunga durata si sta sui trent'anni; di solito è questa la regola per l'ammortamento anche di un bene durevole. Vorrei invitare il Governo a valutare questo fatto. Il Governo si è rimesso all'Aula, forse lo ha fatto per diplomazia, per non andare contro al relatore, ma francamente come si fa a fare una gara per privatizzare di fatto una banchina? Francamente mi pare si stia esagerando. Non siamo assolutamente favorevoli ad allungare ulteriormente dei tempi che già ci sembrano esagerati.
GRILLO, relatore. Domando di parlare. (Brusìo).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma prego i colleghi di fare silenzio, perché si tratta di cose importanti, compresa l'obiezione sull'emendamento.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ho apprezzato l'operato dell'allora vice ministro Castelli quando, al Ministero delle infrastrutture, si è molto adoperato perché la politica degli investimenti nel nostro Paese riprendesse fiato; ho anche apprezzato molto il contributo che ha dato in Commissione in maniera costruttiva a definire il testo che quest'oggi dovremmo approvare. Non c'è dubbio che la filosofia sottesa a questo emendamento sia quella cui lui faceva riferimento.
Per la verità, non siamo in presenza di privatizzazioni di banchina, ma di investimenti che un concessionario fa a seguito di una regolare gara. Oggi le concessioni possono essere date per trenta o quarant'anni ed è inimmaginabile preventivare come saranno i traffici marittimi fra trent'anni. Allora, con l'emendamento si dice che, quando sono trascorsi i due terzi del periodo concessorio e allorquando emerge la necessità di fare altri investimenti e, quindi, il concessionario investe denari suoi e mette risorse private per adeguare quella banchina o infrastruttura necessaria a calamitare nuovi traffici, allora si avvia un negoziato con l'autorità portuale, con il Ministero delle infrastrutture per riuscire a modificare la durata della concessione e allungarla al tempo necessario per consentire l'ammortamento dei nuovi investimenti non previsti nel piano finanziario iniziale.
Certo, è una norma che suscita investimenti nuovi e dobbiamo dare una tutela al privato che investe non un milione di euro ma centinaia di milioni di euro. Per fare banchine e mettere le gru di ultima generazione parliamo, infatti, di queste cifre. La tutela è poter consentire la gestione di quelle infrastrutture per un periodo maggiore, che non è deciso dal concessionario ma dall'autorità portuale, al cui interno c'è un comitato formato da sindaci, Presidente della Regione, Presidenti delle Provincie, rappresentanti dei Ministeri, con il consenso del Ministero.
Non mi pare una norma finalizzata a scardinare un sistema e renderlo una pirateria dove il privato fa quello che vuole. È una norma che incentiva i privati a fare investimenti. Si tratta di investimenti che possono fare i privati in questa situazione e nei prossimi anni, considerato che lo Stato non è nelle condizioni oggi e, forse, nel prossimo futuro di farli. D'altro canto, tutta la filosofia e tutto l'impegno che sta mettendo il Governo Monti per rilanciare gli investimenti nel sistema infrastrutturale è funzionale a questo corredo di norme che rappresentano un affinamento sotto il profilo finanziario per far sì che, in un Paese con un debito pubblico di 2.000 miliardi, ma tante risorse private e un sistema bancario efficiente, queste cose si possano fare sostituendo il privato al pubblico. Insisterei per l'approvazione di questo emendamento, che è concordato anch'esso a livello di Commissione.
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, mi sembra opportuna una dichiarazione di voto sull'emendamento 14.204 che riguarda un tema tanto complesso e spinoso come quello delle concessioni sul demanio marittimo, anche per rispondere implicitamente all'illustrazione degli emendamenti presentati dal collega Musso e alle perplessità che in qualche modo il Governo ha manifestato.
Voglio rappresentare all'Aula che su questa materia, e con l'emendamento 14.204 nello specifico, si è lavorato davvero di cesello rispetto agli emendamenti che erano stati presentati dal senatore Musso. Voglio rassicurare anche riguardo alle osservazioni che venivano fatte dal senatore Castelli, poiché questo emendamento, a nostro avviso, appare davvero ben temperato, innanzitutto perché non ne consente una deroga libera, ma sostanzialmente se ne prevede la richiesta soltanto superati i due terzi del tempo di concessione, e l'estensione non superiore a un terzo.
Vorrei anche far notare che questo elemento di rinnovo senza procedure di evidenza pubblica avviene in modo sostanzialmente ben concertato, e non viene realizzato soltanto dal presidente dell'autorità portuale ma nell'ambito del comitato portuale e, soprattutto, d'intesa con il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture.
Ciò per sottolineare che il tema è delicato e spinoso, ma c'è anche un'attenzione verso gli imprenditori che manifestano la volontà di determinare investimenti significativi su un'attività come quella portuale che da tempo assume sempre più una dimensione industriale.
Confermiamo pertanto il voto favorevole e convinto da parte del nostro Gruppo.
VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
VACCARI (LNP). Signor Presidente, vorrei richiamare la sua attenzione, e quella dei colleghi della 5a Commissione in particolare, poiché quest'ultima ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sull'emendamento 14.206. Ma se controlliamo bene, possiamo constatare che l'emendamento 14.204 a mio avviso non si discosta dai contenuti dell'emendamento 14.206. Quindi, la 5a Commissione dovrebbe esprimere un analogo parere anche sull'emendamento 14.204. Questa è la mia opinione anche personale.
Chiedo ai colleghi della 5a Commissione di fare una verifica in proposito, poiché può succedere che nell'espressione dei pareri non si riescano a valutare sempre perfettamente le somiglianze tra gli emendamenti. Ricordo che sull'emendamento 14.206 tra l'altro il Governo aveva sollevato rilievi in Commissione, quindi mi pare che la posizione di remissione all'Aula da parte del Governo in questa occasione si fondi proprio sulle preoccupazioni di natura fiscale e di costi per la finanza pubblica, anche per quanto riguarda l'emendamento 14.204.
Le chiedo pertanto, signor Presidente, una valutazione in proposito.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, vorrei soffermarmi su due aspetti. In realtà, vorrei rassicurare il senatore Castelli, perché i timori, di per sé assolutamente legittimi, sul fatto di non ingessare la situazione e non limitare le occasioni di concorrenza con una concessione di durata troppo lunga sono in questo caso infondati. Uno dei due commi dell'emendamento prevede anzi la possibilità di accorciare i termini della concessione, in maniera tale da partire con un rinnovato periodo in cui il nuovo concessionario, chiunque esso sia (quindi anche non l'incumbent o quello che già c'era prima), è libero di partire con un nuovo piano di investimenti.
L'altro comma dell'emendamento 14.204 riguarda fondamentalmente ciò che prevedeva l'emendamento 14.205 che segue, da me presentato (che a questo punto immagino non si voterà più). Come spiegava il senatore Filippi Marco, in realtà si tratta di una procedura molto misurata che si applica solo nell'ultimo terzo della durata della concessione. Supponiamo che la durata sia di trent'anni: dopo vent'anni, quando, come diceva il senatore Grillo, il mercato è completamente cambiato e le esigenze di investimento sono totalmente diverse dal passato, è estremamente utile riuscire a mettere il concessionario terminalista nelle condizioni di effettuare nuovi investimenti dandogli la convenienza economica necessaria affinché ciò avvenga. Diversamente, gli investimenti non vengono fatti e il terminale perde in competitività.
Vorrei anche aggiungere che questo emendamento raccoglie, con pochissime variazioni, i miei due emendamenti 14.205 e 14.206, quindi non posso che dichiarare il mio voto favorevole. Tuttavia, l'onestà intellettuale mi obbliga a riconoscere che il senatore Vaccari ha ragione, nel senso che uno dei due è stato dichiarato improcedibile, pur avendo lo stesso testo dell'emendamento 14.204, presentato dal relatore. Quindi, l'opinione della Commissione su questo tema non è chiara perché lo stesso testo viene valutato positivamente in un caso e negativamente nell'altro. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).
MATTEOLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (PdL). Signor Presidente, confesso che votare l'emendamento 14.204 è imbarazzante perché le osservazioni del senatore Castelli sono sicuramente all'attenzione di tutti noi. C'è poi un aspetto che riguarda questo emendamento, sottolineato dal rappresentante del Governo nel suo intervento, per cui pare esista qualche problema a livello europeo. Tuttavia, se vogliamo affrontarlo in maniera pragmatica è necessario fare questa considerazione. Quando il concessionario arriva agli ultimi anni della concessione, senza sapere se questa gli verrà rinnovata, smette di effettuare investimenti. Ciò va certamente a scapito dell'attività del porto.
Con qualche forzatura - credo che lo stesso relatore che ha presentato l'emendamento condivida il mio parere - il presentatore ha posto all'attenzione dell'Aula questo emendamento. Poiché l'emendamento 14.204 ritiene possibile il prolungamento della concessione soltanto per interventi infrastrutturali non previsti nel piano finanziario originario, credo che con uno sforzo si possa votare a suo favore. Ripeto però che le osservazioni presentate hanno comunque una loro valenza.
PRESIDENTE. La 5a Commissione ha espresso le valutazioni descritte in questa sede dai colleghi. Non ci sono motivi che possano portare ad un mutamento delle valutazioni della 5a Commissione. È chiaro che, se l'emendamento 14.204 del relatore verrà approvato, risulteranno assorbiti il 14.205 e il 14.206, al di là delle loro formulazioni, in parte uguali e in parte diverse.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.204, presentato dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Risultano pertanto assorbiti gli emendamenti 14.205 e 14.206.
GALLONE (PdL). Signor Presidente, vorrei far notare che il mio voto non è stato rilevato dalla strumentazione e che io ho votato a favore.
PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 14.207 e 14.208 sono improcedibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.209.
PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, desidero svolgere una brevissima osservazione. Questo emendamento nasce da un'autentica stranezza: viene fatta un'eccezione alla regola della gara per la concessione di area banchina. Si tratterebbe di un'eccezione che riguarda spazi interclusi tra altre aree attigue su cui esiste la possibilità di iniziativa di privati. Di fatto, queste aree intercluse vengono sottoposte alla potestà di chi ha l'azione sulle aree che le intercludono semplicemente perché sono intercluse. Tali aree possono essere assegnate direttamente al soggetto concessionario delle aree rese attigue con determinate modalità e previa verifica delle condizioni. D'accordo sul fatto che si tratta di un'area racchiusa; tuttavia, il fatto che si possa fare tranquillamente perché è un'area racchiusa, mi sembra quanto meno discutibile.
Infine, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.209, presentato dal senatore De Toni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.210, presentato dal relatore.
È approvato.
Risulta pertanto precluso l'emendamento 14.211.
Metto ai voti l'emendamento 14.212, presentato dal relatore.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 14.213, presentato dal senatore Musso.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.214.
CALDEROLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Calderoli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.214, presentato dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Sull'emendamento 14.215 è stato avanzato un invito al ritiro. Senatrice Donaggio, accoglie tale invito?
DONAGGIO (PD). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.216.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 14.216, presentato dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 14, nel testo emendato.
DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, a fine stagione normalmente si fanno i bilanci. Qui, parlando dei porti italiani, non possiamo trascurare quanto accaduto proprio ai porti italiani in seguito alla norma contenuta nel cosiddetto decreto salva Italia che ha introdotto la tassa di possesso sulle imbarcazioni.
Le parole chiave dell'insediamento del Governo Monti furono: «rigore, crescita ed equità». Proprio per mettere una foglia di fico sull'ultimo mantra, si è pensato di introdurre una tassa su beni di lusso. Poi, è tutto da dimostrare che un'imbarcazione sia un bene di lusso: le persone che io conosco che ne possiedono una sono per lo più pensionati che hanno ricevuto, bene o male, piccole liquidazioni e magari hanno deciso di investire in una loro ambizione (una piccola soddisfazione della vita).
Fermo restando tutto ciò, il Governo ha pensato, signor Sottosegretario, di incamerare, secondo le previsioni, 115 milioni di euro da questa imposta. Ahimè, è stata una delusione perché - ripeto - a fine stagione si tracciano i bilanci e abbiamo verificato che nelle casse dello Stato sono entrati meno di 23 milioni di euro. È stato un grande bluff, una grande scommessa persa, oppure una partita non ragionata inizialmente.
Ma vediamo gli altri dati, che sono quelli più preoccupanti. Riguardo al fatto che affluiscono meno risorse, si dice: va beh, non abbiamo centrato l'obiettivo. I dati che davvero preoccupano sono i seguenti: 35.000 imbarcazioni sono scappate dai nostri porti, le disdette dei posti barca stagionali hanno registrato un meno 40 per cento, 20.000 sono stati gli addetti del settore che hanno perso il posto di lavoro. Il dato regionalizzato della Liguria ci dice che gli ormeggi in transito rispetto all'anno precedente sono diminuiti del 75 per cento. Sottosegretario, lei commenti. Io le posso dire che si tratta di un disastro annunciato perché in questa Aula qualcuno aveva evidenziato che le intenzioni del Governo non erano proprio centrate.
Ma veniamo alla cosa che forse rende più stupefatti. Mi riferisco alle dichiarazioni di ieri del presidente Monti il quale, magari in modo generale, ha detto: sapevamo di fare danni, ma dovevamo farli, perché erano necessari per procedere sul cammino della crescita. Un danno annunciato, un settore che viene messo in ginocchio al quale, per recuperare meno di 23 milioni di euro, nel prossimo futuro probabilmente occorreranno miliardi. Per rimettere in piedi la cantieristica ci vorranno miliardi, perché i 20.000 posti di lavoro che ho citato, signor Sottosegretario, si riferiscono ai dipendenti delle strutture cantieristiche. Non possiamo immaginare quanti siano i microartigiani, meccanici, elettricisti che operano nel settore della nautica, quante sono quelle microimprese, che non compaiono in nessuna statistica.
Verrebbe da rivolgere al Governo un suggerimento: avete usato le parole rigore, crescita ed equità. Lasciamo stare l'equità, se questa è equità: parliamo almeno di serietà, d'ora in poi. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Rizzotti, Possa, Fosson e Thaler Ausserhofer).
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 14, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 14, che invito i presentatori ad illustrare.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, poiché ho presentato altri due emendamenti ad articoli precedenti che erano sulla stessa linea, e cioè relativi alla liberalizzazione delle attività effettuate all'interno dei porti, e poiché abbiamo assistito poco fa - giustamente - all'approvazione di un articolo in cui si è parlato di concorrenza per i concessionari all'interno dei porti e di coloro che effettuano investimenti, penso che l'emendamento 14.0.204 vada e possa andare esattamente in quella direzione, in quanto riteniamo che i servizi onerosi di interesse generale possano essere posti a gare ad evidenza pubblica o liquidati nel momento in cui siano partecipati dalle stesse autorità portuali.
Vorrei inoltre aggiungere qualcosa rispetto alle concessioni cui si è riferito poco fa il collega Divina.
Quando il Governo ha presentato il decreto-legge che prevedeva la tassazione sullo stazionamento, e quindi sulle concessioni, ha spostato quella tassa dallo stazionamento, e quindi dall'occupazione delle banchine, al possesso. Questo ha rappresentato un grande passo in avanti. Credo che la tassazione su un'imbarcazione, anche se la tassa non è nulla di piacevole, possa essere equa nel momento in cui abbia proporzionalità giuste. Vorrei perciò ricordare al senatore Divina che il Governo ha già realizzato all'epoca uno spostamento della tassazione dall'occupazione delle banchine, prevedendo la possibilità di non pagare più solo ciò che si occupa in modo da evitare di non far arrivare imbarcazioni straniere, e tutto ciò che il senatore Divina ha riferito, a una tassazione soltanto di possesso, che mi sembra in questo momento abbastanza equa.
Chiedo pertanto al Governo e al relatore di sostenere questo articolo, che riguarda la liberalizzazione delle attività all'interno delle autorità portuali.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GRILLO, relatore. Sugli emendamenti 14.0.200, 14.0.201, 14.0.202, 14.0.206 e 14.0.205 c'è stante il parere contrario espresso dalla 5ª Commissione, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Sull'emendamento 14.0.203 il parere è contrario.
In relazione all'emendamento 14.0.204, intendo fornire un chiarimento, perché rimanga agli atti, e ci terrei che il senatore Divina mi ascoltasse.
Senatore Divina, stiamo parlando della riforma dei porti: i porticcioli sono un altro discorso. È vero che il Governo Monti ha commesso un errore allorquando ha proposto l'emendamento contenuto nel decreto sullo sviluppo, il quale ha spaventato tutti i diportisti, tanto che i titolari di barche della Liguria sono andati a Montecarlo e quelli dei porti veneti sono andati in Croazia. La norma, però, è stata poi corretta. Senatore Ranucci, non è stato il Governo a correggerla: l'ha corretta il Parlamento e - segnatamente l'8ª Commissione, con la 10ª Commissione. Le due Commissioni si sono fatte protagoniste della modifica della norma. (Applausi della senatrice Rizzotti).Tanto che le barche, senatore Divina, sono ritornate in Italia. Lei venga, il 6 ottobre, al Salone nautico, così se lo sentirà dire in maniera chiara.
La crisi del settore della nautica non è originata da questa tassa, perché, alla fine, l'abbiamo spalmata in maniera tale che anche i possessori di barche di 15 metri pagano pochissimo. La crisi è la crisi del Paese, perché la gente viaggia di meno, fa meno vacanze e quant'altro. Quindi, non c'è da fare programmi di diverso tipo.
Senatore Ranucci, non posso quindi che confermare il parere contrario sull'emendamento 14.0.204, e la invito a ritirarlo, perché qui il tema "concorrenza sì- concorrenza no": qui ci sono le autorità portuali che, nel tempo, dal 1994, hanno avuto la possibilità di costituire società per gestire servizi di pubblico interesse e le hanno istituite. Torno a dire che fino al 1994 queste autorità avevano 15.000 dipendenti in più, adesso hanno tutte i bilanci in pareggio. Si tratta - quindi - di istituzioni da rispettare. Adesso noi, con un vincolo legislativo, dovremmo obbligarle a vendere queste società? In base a quale ragionamento? Non mi è chiaro. Insisto quindi sul parere contrario.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 14.0.200, 14.0.201, 14.0.202 e 14.0.206 sono improcedibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.0.203.
PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, intervengo per una breve osservazione. Voglio soltanto che rimanga agli atti che il nostro emendamento su questo tema segnala un argomento che è piuttosto presente nella discussione di questo provvedimento, quale le distorsioni alla concorrenza. È un argomento che mi permetto di riprendere nelle mie dichiarazioni di voto finali.
In questo provvedimento ci sono più passi, interventi e procedure che, alla fine, determinano un'attenuazione o una distorsione della concorrenza. L'argomento di cui al comma 5 della legge n. 84 del 1994 incoraggia una certa persistenza delle società presenti in precedenza e rende più difficile l'intervento di nuovi soggetti.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.0.203, presentato dal senatore De Toni.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 14.0.204, sul quale è stato formulato un invito al ritiro.
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, intervengo per invitare sommessamente il rappresentante del Governo e il relatore a fare una riflessione sull'emendamento 14.0.204, perché a mio avviso c'è comunque una contraddizione.
Noi abbiamo infatti definito e rafforzato con questo provvedimento il concetto di autorità portuale come ente pubblico non economico, soggetto naturale di regolazione. È evidente che la costituzione da parte delle autorità portuali di società di gestione di servizi di interesse generale o la partecipazione nelle stesse stride un po'. Per carità, poi si comprende tutto nell'ambito delle dinamiche che si determinano nei porti, ma l'emendamento prevede anche che tali società debbano essere cedute o liquidate entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Tale previsione mi sembra sia oggettivamente ragionevole, e ritengo che porrebbe in qualche modo le condizioni per una definizione più compiuta.
Il mio è soltanto un invito al relatore e al rappresentante del Governo affinché venga valutata questa possibilità.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, noi sosteniamo questo emendamento, che credo possa dare un valore aggiunto al provvedimento in esame.
Com'è stato detto in discussione generale, da questa norma ci si potrebbe aspettare - almeno formalmente - qualcosa di importante, quasi quanto la riforma del 1994. In realtà abbiamo illustrato i motivi per cui così non sarà, ma indipendentemente da quanto è scritto in questo testo.
Qui potremo fare finalmente un passo avanti sulla privatizzazione dei porti, perché questo è ciò che tutti chiediamo. D'altro canto, abbiamo appena approvato una norma che consente, in linea teorica, di dare per 80 anni ad un privato la gestione di una banchina, ma non abbiamo poi il coraggio di fare i passi susseguenti.
Il relatore Grillo ha ricordato che i lavoratori portuali pubblici sono passati da 10.000 a 1.500. Non metto in dubbio questo dato, ma bisogna anche ricordare che, quando è entrata in vigore la legge n. 84 del 1994, a Genova la Compagnia unica dei lavoratori portuali aveva 600 dipendenti, mentre oggi - se sbaglio, mi corregga il collega Musso, che di queste cose se ne intende - mi pare che ne abbia 1.200.
È chiaro che c'è qualcosa che non quadra. È evidente che, mentre noi parliamo qui di liberalizzare e privatizzare, nella realtà accade poi esattamente il contrario.
Mi sembra che quello in esame sia dunque un emendamento assolutamente di buonsenso, che corre nell'alveo dello spirito della legge: per questo ritengo che debba essere sostenuto.
GRILLO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ci avviamo ormai verso la conclusione del dibattito su un disegno di legge che anch'io giudico importante. Non mi rifiuto certamente di riconsiderare la questione che è stata sollevata negli ultimi giorni, ma nella logica di un ordine del giorno, di un impegno serio da parte del Governo a rivedere questi aspetti, magari nell'ambito di un provvedimento organico. Torno a dire, infatti, che a mio avviso genera non poca confusione il fatto di dire alle 24 autorità portuali, che posseggono tante società, che da domani dovranno liquidarle tutte: si creerà una situazione di enorme disagio.
Per quanto mi riguarda, sono dunque disposto a modificare il parere sull'emendamento in esame, purché i presentatori lo trasformino in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Invito il presentatore, senatore Ranucci, a pronunziarsi sulla proposta del relatore.
RANUCCI (PD). Signor Presidente, ringrazio il relatore Grillo e il senatore Castelli per quanto hanno detto in ordine a questo emendamento.
Se possiamo fare un ordine del giorno stringente, che preveda la possibilità che a breve tempo vengano messe a gara tutte le attività gestite in questo momento dalle società costituite o partecipate dalle autorità portuali, soprattutto quelle riguardanti i servizi di interesse generale, accetto sicuramente la proposta del relatore di trasformare l'emendamento in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Mi pare ci sia questo orientamento, senatore Ranucci. L'emendamento 14.0.204 è dunque ritirato e trasformato in ordine del giorno, il cui testo sarà poi letto per consentire al relatore e al rappresentante del Governo di formulare i propri pareri.
Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 14.0.205 è improcedibile.
Passiamo all'esame dell'articolo 15.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Sull'emendamento 15.0.200 la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
GRILLO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo 16, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, abbiamo discusso anche in sede informale di questo provvedimento. Sostanzialmente mi pare di poterlo definire come il classico provvedimento per il quale vale il detto «la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni».
L'articolo 16, infatti, prevede che venga istituito un fondo, alimentato da un accantonamento di una parte degli investimenti previsti nei contratti di programma sottoscritti da ANAS S.p.A. e da Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., affinché possa essere investito in opere portuali. Visto così sarebbe assolutamente condivisibile, ma, come sappiamo, le norme di legge devono essere poi calate nel contesto socioeconomico valido in quel momento.
A questo proposito vorrei ricordare ai colleghi che oggi l'ANAS non paga neanche le fatture di 500.000 euro. Non hanno un euro! Anche le Ferrovie sono in grave difficoltà, per vari motivi. Di fatto noi andiamo a depauperarle per mettere le risorse in un fondo che non sappiamo nemmeno se potrà essere utilizzato. Giustamente, infatti, il CIPE prevede che le opere, per essere approvate, debbano essere interamente finanziate. Vi sono tantissime opere che non sono interamente finanziate perché manca una parte di questi fondi. Ricordo la piazza di Trieste, che è rimasta bloccata per anni perché su 200 milioni ne mancavano circa 40 (cito a memoria, ma mi sembra fosse questo l'ordine di grandezza).
Noi, quindi, andiamo a congelare risorse, sottraendole a enti che già oggi hanno gravissime difficoltà finanziarie, e non siamo nemmeno sicuri che esse potranno essere utilizzate, perché probabilmente accadrà il caso che non ci saranno i fondi totali. Andremo a congelare fondi sottraendoli a chi ne ha, invece, estremo bisogno.
Ricordo che, se pure non approviamo questo articolo, nulla osta che a queste risorse siano comunque utilizzate; se invece lo approviamo, ci mettiamo una camicia di forza, di cui non possiamo non tener conto.
Faccio una proposta provocatoria al relatore: perché non riformuliamo questo articolo e proponiamo di alimentare il fondo con le risorse destinate alle opere d'arte? Colleghi, forse non tutti sapete che quando entrate in un'autostrada nuova e vedete magari un pezzo di ferro arrugginito messo lì non si tratta di un avanzo delle opere di lavorazione dell'autostrada. No: è un'opera d'arte, perché vi è una norma che stabilisce che una quota (una volta era il 5 per cento, oggi mi pare sia diventato l'1 o il 2 per cento) dell'ammontare dell'opera infrastrutturale debba essere destinato a un'opera d'arte.
Si vede che siamo sfortunati, che prendiamo tutti artisti che hanno problemi di gestione o problemi psicologici con se stessi, perché producono opere totalmente incomprensibili. Al di là della provocazione, forse sarebbe il caso di domandarci se ancora oggi, in questi momenti di così gravi difficoltà finanziarie, possiamo permetterci di finanziare dei pezzi di ferro. Mi viene in mente la famosa battuta del film «Tre uomini e una gamba», che conoscete tutti, circa la famosa gamba di legno che anche il falegname sotto casa avrebbe saputo fare meglio.
Perché allora non riformuliamo l'emendamento, andandoci a rivalere su quelle opere che quasi nessuno guarda, e quei pochi che lo fanno si sentono male e gli peggiora l'umore, e magari lasciamo stare ANAS e Ferrovie, che sono già in grave difficoltà? Al di là del tono scherzoso, la proposta di riformulazione che faccio al relatore è seria. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Malan).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ho ascoltato le osservazioni e il contributo del senatore Castelli e voglio puntualizzare quanto segue. Senatore Castelli, se c'è un settore che è stato penalizzato dal 2008 ad oggi, subendo tagli ben più consistenti di quelli che abbiamo operato nei confronti di ANAS e Ferrovie, quello è proprio il settore dei porti italiani. Nel 2007 il Governo Prodi tentò di introdurre l'autonomia finanziaria ricorrendo all'extragettito, strada non percorribile, perché si è scoperto dopo che non poteva funzionare. Successivamente il ministro Tremonti ha cancellato quasi il 50 per cento dei trasferimenti garantiti fino a quel momento, e quindi la portualità italiana si è trovata nelle condizioni di rinunciare a parecchi investimenti proprio in questi ultimi quattro anni.
Cosa proponiamo con questo emendamento? Se i porti sono una trincea strategica nella quale si gioca la nostra competitività, con la legge normiamo e rendiamo moderna l'organizzazione al loro interno. Poi sappiamo che dobbiamo realizzare collegamenti veloci tra i porti e i retroporti, tra i porti e l'hinterland. Questi collegamenti in cosa si concretizzano? In raccordi ferroviari, stradali e autostradali. Allora noi diciamo che l'ANAS e le Ferrovie, che riceveranno, attraverso la predisposizione di accordi di programma, consistenti - speriamo - risorse, dovranno in via privilegiata destinarne una minima parte a questi raccordi. Quindi non spogliamo il bilancio di ANAS o di Ferrovie. È un'indicazione, che acquista ancora più sostanza se riflettiamo sul fatto che a decidere tutto sarà sempre la solita persona, cioè il Ministro delle infrastrutture, che gestirà l'accordo di programma e che deciderà se all'interno degli interventi organizzati dall'ANAS e dalle Ferrovie dovranno essere privilegiate strade statali o raccordi ferroviari con i porti e con i retroporti.
Sulle opere d'arte, non sono contrario, però ho l'impressione che girino somme diverse, che non si tratti di importi così rilevanti. Comunque non ho elementi, quindi non insisto più di tanto. Comunque, signor Presidente, esprimo parere contrario.
Esprimo invece parere favorevole sugli emendamenti 16.201 e 16.202, tra loro identici.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.200.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.200, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.700.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.700, presentato dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.201, presentato dal relatore, identico all'emendamento 16.202, presentato dal senatore De Toni.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 16, nel testo emendato.
È approvato.
È pervenuto alla Presidenza il testo dell'ordine del giorno G14.0.204 presentato dal senatore Ranucci, di cui do lettura: «Il Senato della Repubblica, in sede di esame del disegno di legge Atto Senato n. 143-263-754-2403, impegna il Governo a predisporre le adeguate soluzioni normative affinché, nell'ottica del favor per la libera concorrenza, si disponga che le società costituite dalle autorità portuali siano cedute con procedura di evidenza pubblica o liquidate entro 24 mesi dall'entrata in vigore della presente disciplina di riforma della portualità».
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.
GRILLO, relatore. Esprimo parere favorevole.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Il Governo accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.0.204 non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame di un emendamento volto ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 16, che invito il relatore ad illustrare.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ho il dovere di illustrarlo perché vorrei si chiarisse in Aula il contenuto dell'emendamento per evitare speculazioni giornalistiche, rumors che possono sopravvenire.
Propongo, tra l'altro, una riformulazione dell'emendamento ed anziché chiedere la sostituzione del comma 2, si chiede di aggiungere il comma seguente: «L'occupazione senza titolo delle aree gestite dalle autorità portuali è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 50.000».
Di cosa si tratta? Modifichiamo il codice della navigazione, che all'articolo 1161 prevede che, in presenza di occupazione arbitrarie di spazi del demanio marittimo con occupanti che impediscono l'uso pubblico o vi fanno innovazioni non autorizzate, queste occupazioni sono passibili di essere punite con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda a cinquecento euro. Vi è poi un secondo comma che dice che se l'occupazione, di cui al primo comma, è effettuata con un veicolo, si applica la sanzione amministrativa. Poiché ci sono state interpretazioni di un certo tipo in alcune realtà portuali italiane importanti - ricordo i casi di molti porti del Nord Italia - vorremmo aggiungere questa depenalizzazione per chi occupa, senza titolo, delle aree portuali, cioè gestite dalle autorità portuali, senza che intervengano quegli altri fattori negativi, di cui al comma 1. Per questo, ovviamente, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'emendamento in esame.
IMPROTA, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti. Mi rimetto all'Assemblea sul testo dell'emendamento, come riformulato.
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, vorrei un chiarimento. Il relatore ha tenuto a dire che avrebbe spiegato bene, ma io non ho capito se la pena pecuniaria è da 500 a 5.000, 10.000 o 50.000.
PRESIDENTE. Il senatore Grillo ha chiarito che la sanzione pecuniaria è da euro 5.000 a 50.000. Il relatore ha modificato l'emendamento.
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, intervengo esclusivamente per un chiarimento, perché era sfuggito, nell'esposizione del relatore, il range della sanzione da comminare.
Ovviamente non è irrilevante, come si comprende, se la forbice passa da 500 a 5.000 euro o da 5.000 a 50.000 euro; soprattutto in ragione del fatto che il reato, che in qualche modo può essere determinato, ha anche questo un range possibile: da una occupazione banale a una occupazione molto più strutturata e scientifica.
Chiedevo, pertanto, quale delle due forchette si intendeva indicare nell'emendamento.
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, intervengo per una precisazione, perché, in effetti, in questo turbinio di cifre sono state date delle indicazioni numeriche, per quanto riguarda la sanzione amministrativa pecuniaria, che non mi sono chiarissime.
Un range così elevato e così differenziato, ma soprattutto una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 50.000 euro, è assolutamente al di fuori del sistema. Per carità, questo lo dico io, ma mi sembra una cosa sproporzionata. Forse è sfuggito uno zero. Ha un senso, infatti, partire da 500 euro per i casi meno gravi e lievi che possono esistere, mentre partire da 5.000 euro mi sembra assolutamente esagerato, anche nei casi di lievissima entità che si possono verificare. Pensiamo, ad esempio, al caso di chi posiziona un mezzo rimorchio, da parte di chiunque, in zona gestita dalle autorità portuali. Se si parte da questa cifra, va adeguata anche la sanzione massima, perché, così come è, all'interno anche di questo articolo del codice della navigazione, mi pare un po' fuori sistema. Chiedo perciò che il punto venga precisato e che venga ripensata la sanzione.
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, forse ci vorrebbe anche un chiarimento sulla modalità dell'occupazione, perché un conto è l'occupazione delle aree pubbliche, delle aree portuali e marittime intesa in senso pervasivo e ampio - uno occupa un intero dock portuale, e certamente si entra in una logica di appropriazione - altra cosa è se l'occupazione è rappresentata da un chioschetto che vende bibite e che occupa tre metri quadrati: siamo in una logica completamente diversa.
Forse il senatore Grillo dovrebbe precisare a quale tipo di occupazione si riferisce, perché l'occupazione punita in maniera così severa è sicuramente un'occupazione di grandissime proporzioni, mentre la pena non funziona per occupazioni minute. Per questo motivo, quindi, forse occorre un chiarimento.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, un range così ampio è certamente motivato dal fatto che ricordava adesso il senatore Pardi, cioè che le motivazioni di questa occupazione possono essere diversissime.
Detto questo, la riformulazione in cui il livello minimo è di 5.000, euro e non 500, mi preoccupa moltissimo, perché mi risulta che, almeno secondo alcune interpretazioni, questa misura sia stata applicata anche a divieti di sosta di auto private che, occasionalmente, magari senza neanche rendersene conto, hanno sconfinato nel territorio amministrato da una autorità portuale e, non essendoci dei varchi o dei segnali, sono andate incontro all'applicazione di questo articolo del codice della navigazione.
Ora, francamente, che una multa per divieto di sosta possa ammontare a 5.000 euro all'esito di quello che noi stiamo approvando oggi mi sembra un fatto sul quale dobbiamo stare molto attenti.
GRILLO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, ho apprezzato gli interventi svolti dai colleghi. Il punto è questo: l'occupazione di cui parla il codice della navigazione riguarda non solo le aree portuali ma tutti i beni demaniali. Per questo il comma 1 dell'articolo 1161 del codice della navigazione stabilisce che chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l' uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate eccetera è punito con l'arresto e quant'altro. Noi cerchiamo di normare una casistica diversa, cioè l'occupazione nelle aree gestite dalle autorità portuali. Quindi, circoscriviamo la casistica: stiamo parlando delle 24 aree gestite dalle autorità portuali, non quindi di tutto il territorio del demanio marittimo dello Stato italiano, e ovviamente senza quella condizione di improcedibilità rilevata nel primo comma. Quindi, se una persona occupa abusivamente con un container una banchina secondo noi anziché mandarla in carcere è giusto darle un'alternativa e farle pagare una contravvenzione.
Ovviamente ha ragione il senatore Casson e anche il senatore Musso, perché la casistica può essere la più varia: ci può essere il chiosco messo lì abusivamente, ci possono essere dei container. Quindi, sono d'accordo sul recepire il suggerimento di prevedere un range, sia pur ampio, ma partendo dal basso e magari non arrivando a 50.000 euro. Potremmo riportare a 500 euro l'iniziale sanzione e fermarci e 10.000-15.000 euro.
PRESIDENTE. Siamo allora tornati alla precedente formulazione dell'importo della sanzione. Mi dica, senatore Grillo, se la formulazione da lei proposta è la seguente: «L'occupazione senza titolo delle aree gestite dalle autorità portuali è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 10.000». Questa è la proposta finale?
GRILLO, relatore. Sì, Presidente.
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, «da euro 500 a euro 10.000» mi sembra la formulazione giusta.
PRESIDENTE. Sì, le cifre ritornano alla formulazione iniziale, mentre cambia il fatto che non si tratta delle aree portuali e marittime ma delle aree gestite dalle autorità portuali. Questo mi sembra un punto importante.
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, vi è poi la circostanza che si tratta di un comma aggiuntivo e non sostitutivo. Anche questo dato è stato modificato.
PRESIDENTE. Si riferisce alla legge o al codice della navigazione? Perché rispetto al codice della navigazione nel testo è scritto che il comma è sostituivo.
CASSON (PD). Il comma è aggiuntivo, sarebbe il terzo comma dell'articolo 1161 del codice della navigazione. Quindi rimarrebbero in vigore il comma primo, di cui parlava il senatore Grillo, cioè la fattispecie penale. Rimarrebbe poi in piedi il comma secondo, relativo all'occupazione con veicoli, e questo caso dell'occupazione di aree gestite dalle autorità portuali diventerebbe il terzo comma dell'articolo 1161 del codice della navigazione.
PRESIDENTE. In effetti, viene modificato anche questo punto, cioè la prima parte dell'emendamento risulta del seguente tenore: «Dopo il comma 2 dell'articolo 1161 del codice della navigazione è aggiunto il seguente:».
Chiarito questo aspetto, passiamo alla votazione dell'emendamento 16.0.200 (testo 2).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, motiviamo il nostro voto contrario. Riteniamo queste cifre troppo basse, perché si potrebbe arrivare anche a occupazioni notevoli e uno se la cava con 10.000 euro; francamente ci sembra una cifra troppo bassa. Pertanto, voteremo contro.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.0.200 (testo 2), presentato dal relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 143-263-754-2403
PRESIDENTE.
Passiamo alla votazione finale.
PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, colleghi, signor Sottosegretario, c'è un argomento che forse per necessità resta fuori da questo provvedimento ed è la logica della pianificazione territoriale che interessa l'insieme delle strutture portuali. Si è qui molto insistito sull'efficacia realizzativa e propositiva delle nuove strutture portuali ragionando quasi esclusivamente sulla loro natura di trattamento dei servizi nell'acqua e intorno all'acqua con le banchine. In realtà, l'esperienza europea recente ci fa capire con grande chiarezza come l'efficacia e il fascino commerciale ed economico di un porto poggino moltissimo sull'insieme delle relazioni territoriali all'intorno, che non sono soltanto, senatore Grillo, pezzi di autostrade e pezzi di linee ferroviarie, ma è l'insieme della logica territoriale che sta intorno; è la capacità di funzionamento della macchina territoriale, che è qualcosa di più della pura e semplice somma algebrica delle infrastrutture. Questo però, forse, è un argomento che per forza di cose doveva esulare da questo provvedimento. In ogni caso, penso che il fatto che non si sia potuto considerare tutto questo contesto rappresenti un limite perché in effetti, dal punto di vista sostanziale, risulta decisivo.
Sul merito della parte realizzata di questo provvedimento noi abbiamo due note fondamentali. Da una parte, c'è il compiacimento per il compimento di un lavoro e c'è anche la registrazione del contributo significativo dato dal nostro Gruppo e il riconoscimento del fatto che la Commissione ha voluto accogliere in punti anche significativi il contributo dato dal nostro partito. Questo però non ci permette di tacere su vari rilievi critici che noi consideriamo importanti e di notevole rilievo.
Uno è la questione che riguarda l'equilibrio dei poteri tra Stato e Regioni. La modifica costituzionale del Titolo V attribuiva alle Regioni il potere sostanziale sui porti. Questo provvedimento, con la definizione del piano regolatore portuale e delle sue connessioni, di fatto attribuisce un ruolo assai scarno e ai limiti della scarsità alle Regioni in sede di pianificazione portuale. Comuni e Regioni non hanno il ruolo che dovrebbero avere nell'immaginazione e nella gestione di tutta la dimensione portuale.
C'è un secondo punto molto critico che è stato richiamato anche da un emendamento robusto, che purtroppo è stato bocciato, ma che noi consideravamo importante. Mi riferisco alla debolezza sostanziale riguardante la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica del piano regolatore portuale. Ho fatto l'elenco dei dubbi critici inerenti a questo argomento - mi sembrano fossero circa sette - e non li ripeterò perché sono agli atti. Comunque, riteniamo che su questo punto la debolezza possa essere pericolosa perché, se non si verifica in modo significativo la valutazione di impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica nell'elaborazione di progettualità portuale, il grosso rischio, accoppiato con quello derivante dal minore potere delle Regioni, potrebbe essere quello di una sorta di autonomia senza freni che potrebbe generare scarso, se non nullo, rispetto nei confronti di tutte le normative di salvaguardia territoriale, paesistica e ambientale.
Il terzo punto critico, che forse è anche considerabile come un fatto positivo - diciamo che presenta luci e ombre - è la questione del rafforzamento del governo portuale. A tale proposito, come si è verificato in moltissimi altri argomenti in quest'ultima legislatura, c'è una sorta di rafforzamento presidenzialista delle attribuzioni del presidente dell'autorità portuale, che viene ad assumere di diritto e anche di fatto un aumento di poteri che non appaiono sufficientemente contemperati da una collettività di azione degli altri enti preposti.
Altro elemento di natura critica è quello relativo ai dubbi che possono nascere a proposito di servizi tecnico-nautici sulla possibilità che si formino o che si confermino posizioni di sostanziale monopolio o oligopolio e una lesione della concorrenza. A tale riguardo abbiamo presentato due emendamenti che sono stati entrambi bocciati, ma riteniamo che abbiano una validità sostanziale. Richiamo brevemente la questione.
L'attribuzione di un ruolo superiore al problema della sicurezza fa sì che nella consuetudine tradizionale di affidamento degli incarichi nei porti si privilegi il rinnovo a compagnie consolidate, e questo potrebbe anche andare benissimo poiché l'esperienza non va buttata via. Ma in realtà, poiché il peso del costo di questo aspetto assomma fino al 30 per cento dei costi generali delle operazioni portuali, in questa maniera si rischia di diminuire l'efficacia futura di operazioni di concorrenza, perché c'è una sorta di tendenza a rinnovare le attribuzioni a chi già le aveva, senza aprire l'orizzonte di una competizione economica accettabile.
L'ultimo punto riguarda la questione della durata di novanta‑sessant'anni della concessione. Alcuni colleghi mi hanno spiegato la finezza del meccanismo, ma a me viene da pensare che una concessione che duri, non dico novanta poiché ciò comporterebbe un discorso ancora più ampio, ma anche solo sessant'anni prefiguri una sorta di diritto ereditario. Ci sono due generazioni che si alternano in questo periodo di sessant'anni. Un primo soggetto comincia, e si presume che non lo faccia all'età di vent'anni ma quando è un imprenditore affermato, e una concessione che dura sessant'anni si proietta al di là dell'orizzonte della sua vita.
Non voglio fare il pedante, ma ricordo che nel diritto consuetudinario medioevale il solo fatto che i contratti di livello (mezzadria e affini, contratti di conduzione di fondi di terra) potessero essere ereditati da un figlio determinava insensibilmente nella consuetudine un passaggio verso una forma di possesso di fatto, che a un certo punto diventava proprietà. Mi rendo conto che sessant'anni sono comunque un limite, e non sono centoventi o trecentosessanta, ma una durata di sessant'anni per una concessione prefigura la possibilità di una dimensione ereditaria. Il fatto che ci sia tale dimensione rappresenta una grave ipoteca sul significato economico di queste concessioni.
Per la somma di tutti questi motivi, pur apprezzando il lavoro svolto dalla Commissione, il Gruppo Italia dei Valori esprimerà un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo IdV).
MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, svolgerò una brevissima considerazione e poi consegnerò l'intervento in dichiarazione di voto a nome del Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
MILANA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La brevissima considerazione concerne il fatto che il provvedimento al nostro esame è importante in quanto vuole ridisegnare un sistema che deve far crescere il nostro Paese. Voglio ricordare, come ha già fatto il presidente Grillo, che ci sono altri provvedimenti che debbono completare questo lavoro. Lo ha accennato anche il collega che mi ha preceduto. La riorganizzazione del sistema portuale, tendente a far crescere lo stesso e a battere la concorrenza di altri porti del Nord Europa e della Spagna mettendolo in condizioni di diventare un sistema centrale nel Mediterraneo e nel resto d'Europa, deve essere completata. Giace in Commissione una proposta di legge sugli interporti, già approvata all'unanimità dalla Camera dei deputati. Se lo strumento che andiamo ad approvare oggi non si completa con la legge sugli interporti ovvero se il sistema porti, retroporti e interporti non si mette in linea con le aspettative del mercato non si raggiungerà lo scopo che con questa legge ci siamo prefissati di raggiungere.
Sollecito pertanto un iter veloce di questi provvedimenti - uno, quello presente, per l'approvazione alla Camera dei deputati e l'altro per la discussione nel Senato della Repubblica - perché questo sistema fondamentale per la nostra economia possa essere messo finalmente in condizione di camminare tutto insieme verso un modello economico e di sviluppo più moderno.
Per queste ragioni, essendo convinti che ciò avverrà, esprimeremo un voto a favore di questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, approda finalmente in Aula un disegno di legge al quale molti colleghi hanno lavorato per diversi anni. I primi tentativi risalgono a dieci anni fa e si sono spalmati su tre diverse legislature. Finalmente approda in Aula la possibilità di completare quella riforma dell'ordinamento portuale che nel 1994, con la legge n. 84, ha avuto un primo passaggio importante che però, come si diceva nel dibattito, rappresenta una sorta di mezza riforma.
Il contesto di allora, in buona parte lo stesso di oggi, è un contesto nel quale i porti hanno visto accrescere la loro importanza nell'economia globale, perché la rilocalizzazione su scala planetaria dei cicli produttivi ha reso sempre più importante la funzione logistica e i porti mediterranei sono diventati vieppiù importanti per l'Europa, che ha intensificato i suoi scambi con il Far East.
L'Italia, con la legge del 1994, è finalmente riuscita a liberarsi dal viluppo dell'assetto precedente, basato su porti esclusivamente pubblici, su servizi resi in condizioni di monopolio, con fornitura di fattori produttivi, lavoro e altri servizi nautici sempre in condizioni di monopolio e in un contesto totalmente fuori mercato sia dal punto di vista delle tariffe che da quello dei tempi.
Si diceva che la legge del 1994 ha avuto il pregio di introdurre finalmente robuste dosi di concorrenza in questo sistema, di attrarre notevoli investimenti da parte di grandi operatori portuali internazionali e sui terminali portuali italiani e di consentire risultati di traffico sempre crescenti, almeno per la restante parte degli anni Novanta e per tutto l'inizio degli anni Duemila, risultati che hanno fatto guadagnare quote di mercato rispetto agli altri porti mediterranei e che hanno fatto guadagnare a questi ultimi quote di mercato rispetto ai tradizionali avversari del Nord Europa.
Però, la legge del 1994, aveva anche alcuni difetti, ai quali si rivolge il provvedimento di oggi proprio per cercare di sanarli. Ne è uscita, infatti, una portualità italiana caratterizzata ancora da grande ingessamento e da grande burocrazia. Pensiamo al processo di pianificazione territoriale (il piano regolatore portuale della legge del 1994 ha tempi lunghissimi e quanto mai incerti); pensiamo alla nomina dei presidenti, che ha dato origine ad episodi che non avremmo mai voluto vedere e ai quali purtroppo abbiamo assistito negli ultimi diciotto anni. Abbiamo tuttora - al riguardo il provvedimento in esame non provvede granché - un numero eccessivo di autorità portuali; negli ultimi venti anni abbiamo avuto grande difficoltà proprio nella gestione delle concessioni dei terminali portuali, di cui oggi si è parlato molto e su cui sono stati approvati importanti emendamenti (pensiamo al fatto che dopo la gara per l'assegnazione di un terminal l'autorità portuale non ha alcun potere per verificare e comunque sanzionare il terminalista che non adempia agli obblighi ai quali si è impegnato al momento della concessione, perché di fatto non è quasi mai possibile applicare la revoca). Poi c'è stata e tuttora persiste una sostanziale debolezza delle autorità portuali rispetto ai mega player globali con i quali si devono confrontare, che sono i grandi operatori internazionali del terminalismo, del trasporto marittimo e della logistica.
Da qui derivano gli obiettivi del provvedimento oggi al nostro esame, che - è bene sottolinearlo - in parte sono stati raggiunti. Questo provvedimento provvede ad una notevole dose di sburocratizzazione e di semplificazione; ribalta parte dei poteri oggi assegnati al comitato portuale con conflitti di interesse mai risolti e non troppo positivi e li assegna giustamente - a nostro avviso - al presidente dell'autorità portuale, che viene nominato con una procedura finalmente assai più snella e più rapida, così come più snelle e più rapide sono la pianificazione territoriale e l'approvazione dei piani regolatori. Allo stesso modo, è più efficace la gestione delle concessioni portuali, anche grazie agli emendamenti molto discussi oggi, ma che alla fine sono stati approvati.
Sottolineo, poi, l'importanza di stabilire che le competenze dell'autorità portuale possono andare oltre, sia dal punto di vista territoriale che da quello gestionale, la pura e semplice gestione landlord dell'autorità portuale proprietaria che stabilisce chi prende in affitto le aree e per fare cosa.
Passiamo al punto debole del provvedimento in esame, cioè cosa invece non f. In primo luogo, esso non introduce l'autonomia finanziaria di cui parliamo da anni, la quale avrebbe il pregio, non di fare arrivare i soldi (questa è una lettura semplicistica), ma di far utilizzare le risorse per ciò che serve veramente; a quel punto, la singola autorità portuale giocherebbe con soldi suoi e, in funzione di come gioca, avrebbe o no un ritorno in termini di traffico cosa che consentirebbe di darle capacità finanziaria anche in futuro. Questo è il punto che nessuno ha mai voluto comprendere sul tema dell'autonomia finanziaria.
Inoltre, la riduzione del numero delle autorità portuali - ha ragione il senatore Grillo al riguardo - è un problema secondario, che nasce dal fatto di non aver risolto veramente quello primario. A quel punto, le autorità portuali potrebbero essere anche cento perché quelle non importanti non avrebbero molta voce in capitolo.
Poi, il provvedimento non risolve alcuni altri problemi sull'organizzazione del lavoro e dei servizi, come è stato rilevato. Ciò avviene perché evidentemente abbiamo ceduto, in una stagione di grande debolezza della politica, a visioni campanilistiche, ad eccessi ambientalistici, a pressioni sindacali o di categoria. Certo, è stato detto - e lo condivido - che è meglio questa riforma che nessuna riforma; forse, dato il contesto, meglio di così in questa stagione non si poteva fare, però dobbiamo essere consapevoli del fatto che questo è solo un aggiornamento, ancora inadeguato, rispetto alle grandi sfide della portualità di fronte all'evoluzione della logistica e rispetto all'obiettivo di fare dei porti dei nodi nella rete logistica europea e rispetto al fatto di avere una pianificazione e la possibilità di reperimento di risorse finanziarie adeguate alle esigenze del domani. In questi giorni si sta progettando una nave da 20.000 TEU; quando si è avviata la discussione su questo provvedimento, le navi più grandi in navigazione arrivavano ad 8.000 TEU. Quindi, vi è stata una moltiplicazione per tre, e noi dobbiamo moltiplicare per tre anche gli sforzi di efficacia delle leggi che approviamo. Ebbene, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare lo fa solo in parte.
Naturalmente va dato atto - lo debbo sottolineare - al senatore Grillo della tenacia con la quale in questi anni ha portato avanti i lavori in Commissione e nel Comitato ristretto, come va dato atto di essere riuscito a conseguire - lo dicevo prima - il miglior risultato possibile.
Certo, avremmo voluto non approvare ancora una volta un provvedimento che ci farà mancare delle occasioni, che ci impedirà di attrarre taluni investimenti, che ci impedirà di creare talune occasioni di lavoro, di occupazione e di creazione di valore intorno ai porti.
Ebbene, tutto questo detto, effettivamente siamo in qualche modo costretti a votare questo provvedimento come certamente migliorativo della situazione che ci lasceremo, sperabilmente, alle spalle consapevoli che ci esporremo alle critiche degli addetti ai lavori che diranno, giustamente, che avremo mancato questo o quell'obiettivo, ma così facendo la portualità e l'economia italiane compiono un discreto passo avanti. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e del senatore Filippi Marco. Congratulazioni).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, ormai tutte le considerazioni sono state svolte.
Anche noi vediamo luci e ombre in questo provvedimento. Siamo, in particolare, delusi perché non siamo riusciti ad assicurare una maggiore autonomia finanziaria ai porti, perché non sono stati accolti alcuni emendamenti che avrebbero portato ad una maggiore liberalizzazione del lavoro nell'ambito degli stessi. Siamo inoltre delusi dal fatto che abbiamo congelato le concessioni. Questo potrebbe rappresentare un grave pericolo, perché le argomentazioni che sono state addotte per sostenere concessioni lunghe (per noi eccessivamente) potrebbero essere utilizzate per sostenere la motivazione contraria. Non sappiamo cosa accadrà da qui a trenta o quarant'anni. Perché allora dare oggi ad una terminalista una concessione di sessant'anni? Sarà in grado di rispondere alle sfide o alle necessità che si presenteranno da qui a cinquanta-sessant'anni? È evidente che non possiamo dirlo oggi. Di fatto andiamo ad ingessare una situazione, quando invece oggi ci sarebbe bisogno di un grande dinamismo. Credo che questo sia l'aspetto più debole e negativo di questo provvedimento.
Allora che giudizio dare alla fine, visto che ormai si deve votare esprimendo un sì, un no o un'astensione? Direi che i pregi e i difetti, per quanto ci riguarda, si equivalgono. Però ritengo ci sia un argomento dirimente che vorrei portare all'attenzione dei colleghi: finalmente - non se ne poteva più, almeno per noi - votiamo una legge d'iniziativa parlamentare! Finalmente il Parlamento si sveglia dal coma profondo in cui era precipitato, finalmente si ricorda di essere il luogo deputato dalla Costituzione a fare le leggi e fa una legge. L'abbiamo discussa serenamente e in tempi brevi in Aula anche se ha avuto una lunga gestazione in Commissione, ma per motivi non legati alla incapacità della Commissione di legiferare o di stendere testi. Sappiamo tutti qual è la verità: c'è stato un grande braccio di ferro sulla questione dell'autonomia finanziaria. La legge è stata bloccata per questo, diciamo la verità. Dobbiamo ammettere le nostre responsabilità.
Quando muoviamo critiche al Governo sono circostanziate, mai apodittiche o aprioristiche, quindi diamo atto al Governo di aver sbloccato questa situazione, anche se in una misura inferiore a quella che ci si poteva aspettare. Il provvedimento è giunto all'esame dell'Aula, lo abbiamo discusso e lo approviamo in tempi brevi.
Possibile che il Parlamento non riesca a fare questo in maniera fisiologica e debba essere salutata come una grande e rara eccezione la funzione fondamentale del Parlamento?
Colleghi, credo che dovremmo riflettere su questo punto. Possibile che non si riesca a fare le cose se non sull'agenda di un Governo che, tra l'altro, ha fatto finta di fare le leggi? Questo è il paradosso dei decreti‑legge su cui noi, anzi, voi avete sempre votato la fiducia. Avete votato leggi finte, che non hanno operatività. Ci si è infatti accorti - qualcuno se ne è accorto e ha detto che il re è nudo - che tutte le fiducie che avete votato sono state apposte su dei provvedimenti che rimandavano a dei decreti attuativi: 400 decreti attuativi, e ne sono stati attuati 53. Ciò significa che abbiamo votato delle leggi finte, delle leggi che non sono operative (per fortuna, dico io, visti gli effetti perversi che poi le leggi che sono diventate operative hanno provocato sul Paese). Questo è il dato: abbiamo buttato via un anno per votare il nulla, leggi che non hanno effetto; il Governo non riesce a mettere in atto 400 decreti attuativi in breve tempo, quindi, abbiamo votato il nulla.
Finalmente oggi il Parlamento ha un sussulto di dignità e vota un provvedimento che, a questo punto, con questo valore aggiunto, non possiamo fare altro che ritenere positivo. È questo il punto fondamentale per cui voteremo a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo LNP).
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, intervengo velocemente per dire che il Gruppo Coesione Nazionale è a favore di questo disegno di legge che modifica l'ordinamento portuale. Esprimo anche un ringraziamento al lavoro svolto dall'intera Commissione, dal presidente Grillo a tutti i colleghi che ne fanno parte. Esprimo anche una soddisfazione personale perché nella mia città - Trapani - viene ripristinata l'autorità portuale. Pertanto, il Gruppo Coesione Nazionale vota favorevolmente. (Applausi del senatore Viespoli).
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il ricco e articolato dibattito di ieri in discussione generale e quello di oggi sugli emendamenti hanno confermato un quadro ampiamente condiviso delle norme di modifica che l'Aula del Senato si appresta a licenziare.
E questa è la migliore conferma di un lavoro svolto dalla Commissione competente del Senato, che è risultato essere adeguato e probabilmente è stato davvero il massimo che poteva essere fatto nelle condizioni date.
Questo risultato, come è stato sottolineato in molti interventi, non è stato frutto del caso, ma di un paziente e meticoloso lavoro sempre proteso alla ricerca di soluzioni il più possibile condivise, in cui ciascuna delle parti in gioco ha saputo rinunciare a parte delle proprie pretese per un risultato in cui ciascuno potesse riconoscersi nell'interesse di tutti.
Adesso possiamo dire che la palla passa all'altro ramo del Parlamento. E qui mi permetto il primo messaggio diretto ai nostri colleghi della Camera, nella forma più rispettosa della loro autonomia, per un invito ad esaminare scrupolosamente questo provvedimento, ricercando, se lo riterranno opportuno, anche sintesi ulteriori, sempre possibili in politica, ma con la raccomandazione di evitare che il meglio diventi nemico del bene. Il tempo a loro disposizione è oggettivamente poco: essenziale, quindi, è non sprecarlo e che i tempi di esame e approvazione del provvedimento siano i più rapidi possibili, anche in virtù di un costante e leale rapporto, sempre mantenuto in questi anni, tra le due Commissioni.
Questa riforma, anche in questa forma perfettibile, ci sentiamo di segnalare loro, è particolarmente attesa nel mondo della portualità e dell'economia marittima e per questo credo che la politica non possa disattenderla.
Il secondo messaggio che con questa dichiarazione di voto intendo rivolgere è a tutta la comunità portuale del nostro Paese. È un messaggio ad avere fiducia e speranza nella politica. Una politica che, come in questa circostanza, provi davvero a farsi interprete del cambiamento necessario e lo metta in relazione con quello possibile, in diretto e costante rapporto con le realtà di questo Paese, riannodando i fili di una rappresentanza che ha subito duri colpi in questi ultimi anni. Ma perché questo non sia un vaniloquio o un mero auspicio, è necessario che la politica, e, quindi, anche i nostri lavori parlamentari, torni ad occuparsi con più frequenza dei temi legati allo sviluppo del Paese, specie in un momento delicato sotto tutti i punti di vista, come quello attuale.
Ieri e oggi, con i 18 interventi in discussione generale e le circa 4 ore per esaminare oltre 140 emendamenti, è stato, dal nostro punto di vista, un segnale importante che l'Aula del Senato ha dato, offrendo, come era atteso, uno spaccato della multiforme realtà italiana di cui i porti sono soltanto un fedele paradigma.
Una realtà, quella del nostro Paese - come abbiamo un po' tutti detto - fatta di luci e ombre, di potenzialità talvolta inespresse e di contraddizioni che da troppo tempo chiedono di essere portate a soluzione. In questo senso noi ci sentiamo di dire che ieri ed oggi abbiamo dato un bel segnale e dato una buona prova della politica.
Infine, un ultimo messaggio lo rivolgo direttamente al Governo, affinché, a partire dai porti, recuperi una visione d'insieme per il Paese e che definisca, ben oltre la previsione di una norma di pianificazione, un «piano strategico» per tutto il sistema della portualità italiana e da qui estenda una riflessione sulla logistica delle merci, che costituisce uno dei temi nevralgici per il Paese.
Tra i molti apprezzabili e appassionati interventi di ieri, quello del collega Musso ha, a mio avviso, centrato un punto essenziale della questione in gioco.
Gli scenari planetari in cui si è scomposta la filiera della produzione e del consumo delle merci si sono ampliati, mutando rapidamente dinamiche e strategie. I contesti e gli ambiti dei traffici e delle relazioni hanno determinato, come al solito, nuovi punti di forza, potenzialità e criticità di questo sistema.
La competizione di un sistema Paese si gioca essenzialmente su questo terreno.
E allora è necessario che presto la politica e il Governo di questo Paese, che ne è il naturale interprete, ne riconoscano con la propria azione l'importanza e definiscano azioni di intervento per adeguare e orientare rapidamente gli asset del nostro Paese alle relazioni commerciali e produttive che i nuovi contesti hanno determinato.
Ce lo siamo ricordato ieri, con interventi che hanno avuto diverse intonazioni, ma a mio avviso una comune matrice. L'Italia ha enormi potenzialità, ma per metterle in gioco ha bisogno di risolvere proficuamente le molteplici contraddizioni e gli insostenibili paradossi che il nostro Paese si attarda talvolta a conservare, quasi non si volesse rendere conto che sono ormai il frutto di una stagione che è finita.
Occorre assumere la visione di una catena logistica integrata per il nostro Paese che sia al servizio della produzione e del consumo delle merci e che deve essere costruita non per contrapposizione dei vari comparti di trasporto, per esempio, ma consentendo la crescita dimensionale alle imprese che trasportano merci.
In conclusione, in questi anni nel comparto della portualità si sono manifestate due tendenze che possono costituire due serie minacce alla tenuta del nostro sistema Paese, tendenze e minacce ancora fortemente in atto e che l'approvazione di questo disegno di legge invece opportunamente contrasta.
La prima riguarda la privatizzazione delle realtà portuali e conseguentemente del demanio marittimo. La seconda si riferisce, invece, alla trasformazione del sistema portuale italiano in poche «Repubbliche marinare».
Sul primo punto, ricorrenti sono stati in questi anni i richiami ad avere le mani libere, soprattutto in termini di governo delle concessioni, in ragione anche di forti pressioni esercitate dalle compagini armatoriali e terminaliste, ormai divenute grandi player internazionali, con l'ambizione, e talvolta anche con la forza economica, di monopolizzare porti e sistemi portuali.
Per noi le regole che tutelassero la ragione pubblica del bene in questione, in ragione di un superiore interesse generale, hanno costituito sempre la nostra stella polare e continueranno ad esserlo.
Anche sul secondo punto ricorrenti sono stati gli interventi che in questi anni proponevano e ritenevano opportuna una riduzione del numero delle autorità portuali, ritenute eccessive. Detto per inciso, la Spagna non ne ha meno di noi e non per questo ha limitato l'afflusso di risorse per realizzare gli investimenti sugli scali che riteneva strategici.
Il nostro comportamento è sempre stato volto ad evitare che semplificazioni - talvolta anche irriguardose della ricchezza di una complessità del sistema portuale del nostro Paese, che invece maggiormente dovrebbe onorarci - potessero prefigurare un quadro ridotto delle realtà portuali.
Certo, la vicenda della conservazione dell'autorità portuale di Manfredonia (duole sottolinearlo) compromette un po' il rigore e la serietà della proposta che avevamo definito con tanta fatica.
Il tema di fondo però - non dimentichiamolo mai - è e sarà quello delle risorse che occorre liberare per affrontare le vere emergenze di ammodernamento dei nostri scali rappresentate dall'approfondimento dei fondali e dalle infrastrutture di collegamento.
Dragare i nostri porti per consentire l'accesso alle nuove grandi portacontainer (come ricordava giustamente ancora una volta il senatore Musso, già sono in costruzione nei cantieri dell'Est quelle da 22.000 TEU, che prevedono 18 metri di pescaggio, quando i maggiori porti italiani arrivano appena a 13 metri) o collegare i nostri porti alle principali arterie ferroviarie e autostradali, oggi invece ancora collocati talvolta in deserti infrastrutturali, sono aspetti che costituiscono la priorità degli interventi ed ormai direi l'emergenza dell'infrastrutturazione italiana. Risolverla non comporta la necessità di ingenti capitali, ma occorre volerla davvero.
Concludendo, con questo provvedimento e con gli ultimi recenti atti del Governo assunti dal Parlamento si danno risposte significative in questo senso, probabilmente ancora da migliorare, come ci siamo detti tutti, ma comunque orientate nella giusta direzione.
Per tutti questi motivi e per altri non minori, dei quali per ragioni di tempo non è stato possibile dare adeguata rappresentazione, confermo per il gruppo del Partito Democratico il voto convintamene favorevole al provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Gallo, Grillo e Musso. Congratulazioni).
MATTEOLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, rappresentante del Governo, il Gruppo del PdL voterà a favore della legge di riforma portuale all'attenzione dell'Assemblea, perché essa vede confermate scelte perseguite durante il precedente Governo, che troviamo proficuamente rinsaldate nell'apprezzato consenso di un ampio ventaglio di forze politiche.
Il legislatore nel 1994 intese porre il tema della governance, affidando il rilancio dei porti all'introduzione del modello di autorità portuale. Oggi, in un contesto macroeconomico certamente non favorevole, siamo chiamati a soluzioni che permettano di rilanciare i nostri scali, tutelando i risultati conseguiti.
Una riforma, dunque, che non intende cancellare scelte rivelatesi proficue (anche chi votò contro la riforma della legge n. 84 del 1994 riconobbe la filosofia che la ispirava) ma che ha il compito di rafforzare ed imprimere nuovo impulso agli assetti organizzativi del nostro ordinamento portuale, ponendo le premesse per un importante ed irrinunciabile rilancio dei nostri scali marittimi.
Per conseguire tale obiettivo l'8a Commissione, in sinergia con l'attuale Esecutivo e in piena continuità con le scelte già avviate dal precedente, ha inteso portare a termine interventi per ovviare alle criticità che si sono evidenziate nell'arco dei diciotto anni di vigenza della legge.
Del resto siamo consapevoli che l'ammodernamento ci è imposto dal rapido evolversi dei traffici mondiali, dalla pressante necessità di fronteggiare la concorrenza degli altri scali del Mediterraneo e dalla terribile competizione delle nuove infrastrutture portuali della sponda sud del Mediterraneo.
Occorre far presto. Lo hanno detto tutti coloro che sono intervenuti. Devo dire che ho apprezzato molto il dibattito, anche da parte di coloro che hanno sostenuto su vari emendamenti voti contrari. Quante volte abbiamo udito e commentato a proposito delle potenzialità geostrategiche della nostra Penisola, protesa al centro del Mediterraneo quale naturale «banchina portuale» dell'Europa. Oggi ci è data l'opportunità per dare concretezza a quest'idea con coraggio e determinazione, proprio in un frangente in cui le tante restrizioni potrebbero indurre a non affrontare il problema.
In sintonia, pertanto, con il disegno di legge presentato dal precedente Governo, i punti qualificanti della riforma a mio avviso sono i seguenti. Riconoscere agli enti territoriali locali, in conseguenza della riforma del Titolo V della Costituzione, adeguate capacità gestionali sulla portualità regionale. Già attraverso il disegno di legge governativo Atto Senato n. 2403 del settembre 2010 il Governo di allora esprimeva la scelta volta a conservare il modello di «gestione pubblicistica» dei nostri porti. Oggi si conferma una linea di demarcazione tra i compiti degli enti di regolazione pubblica e le prerogative degli operatori privati, superando la tradizionale contrapposizione che vede la burocrazia come nemica dello sviluppo delle imprese.
Sempre in sintonia con la proposta del Governo Berlusconi (voglio dire al vice ministro Ciaccia, che ha fatto un intervento e poi non ha ritenuto di assistere al dibattito - ringrazio invece il sottosegretario Improta che è stato qui tutto il tempo - che non è peccato ricordare anche i meriti del Governo precedente, visto che si è assunto i meriti di aver favorito e di aver quasi inventato lui questo provvedimento che andiamo ad approvare), oltre al tema della governance dei porti ricordo i temi della disciplina delle concessioni, la nomina dei presidenti delle autorità portuali, il sostegno al mercato delle operazioni portuali e degli addetti e lo snellimento delle procedure per la realizzazione di opere pubbliche nelle aree portuali.
Per quanto riguarda la pianificazione degli interventi, desidero apprezzare la modifica dell'articolo 5 della legge n. 84 del 1994, che punta a velocizzare l'iter con procedure più snelle e tempi certi per l'adozione del piano regolatore portuale. Lo scopo è porre rimedio al protrarsi sine die del termine di adozione del piano, con ricadute inaccettabili per gli investitori in termini di certezza e affidabilità dei programmi. Allo scopo tuttavia di non vanificare il lavoro di pianificazione già portato a termine, la disposizione transitoria prevista consente l'approvazione dei piani regolatori portuali già avviati all'entrata in vigore della legge.
La riforma punta a sostenere anche un settore in crisi come quello della nautica da diporto, con la previsione del recupero a tale finalità di aree portuali da riqualificare o sottoutilizzate.
Quanto al rafforzamento delle capacità gestionali delle autorità portuali, si attribuiscono alle stesse compiti di amministrazione in via esclusiva dei beni del demanio marittimo ricompresi nella propria circoscrizione. Si ridefinisce il meccanismo con cui il raggiungimento di determinati parametri di traffico può costituire presupposto per creare nuove autorità portuali. Si rafforzano i poteri attribuiti al presidente, ai quali fanno capo i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, salvo quelli espressamente attribuiti agli organi dell'autorità portuale. Infine, la nomina del presidente dell'autorità portuale segue un iter meno farraginoso dell'attuale.
Di particolare rilievo è l'introduzione della previsione di sistemi logistici portuali, allo scopo di dare modo alle autorità portuali, d'intesa con le Regioni, le Province e i Comuni interessati di costituire sistemi di coordinamento delle attività di più porti e retroporti appartenenti ad un medesimo bacino geografico e al servizio di uno stesso corridoio transeuropeo, misura, questa, cui può attribuirsi peculiare rilevanza strategica nell'ottica del superamento di faziosità e campanilismi che penalizzano i nostri scali.
L'attenzione alla pianificazione delle connessioni intermodali è testimoniata da uno strumento a forte portata innovativa quale è l'istituzione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di un apposito fondo per il finanziamento degli interventi inerenti alle concessioni ferroviarie e stradali, con i porti ricompresi nella circoscrizione delle autorità portuali, così da alimentare per il futuro il 5 per cento dell'ammontare complessivo degli investimenti previsti nei contratti di programma sottoscritti da ANAS e Ferrovie.
In tema di concessioni di aree portuali e banchine si introducono sostanziali modifiche alle norme originali sui terminalisti, aprendo alla possibilità che anche imprese non concessionarie possano avere l'uso delle aree demaniali e delle banchine, fatto salvo l'obbligo di rilancio delle concessioni a conclusione di una gara pubblica, nel rispetto dei principi comunitari di trasparenza, imparzialità, concorrenza e parità di trattamento. Quindi, giudichiamo positivamente la misura a sostegno dei lavoratori addetti a prestazioni di lavoro temporaneo, che si collocano in linea con il necessario ampliamento del ricorso agli ammortizzatori sociali che caratterizza l'attuale frangente.
Concludo, auspicando anch'io che la riforma sottoposta oggi all'esame del Senato, frutto di lunghi anni di confronto, analisi, dibattito, improntata a pragmatismo e concretezza - ringrazio il presidente Grillo e tutti i componenti la Commissione di merito per come hanno lavorato - possa quindi alla Camera finalmente trovare rapida attuazione, rappresentando così non solo il coronamento di tanti sforzi profusi a sostegno dei nostri porti, cui mi onoro di avere anche personalmente contribuito, ma un fattivo contributo per il Paese e per il rilancio dell'economia nazionale. Oggi per i nostri porti è un giorno importante. Sappiamo che non sono mai stati capaci di fare sinergia tra loro - fino ad oggi i porti italiani hanno fatto una specie di guerra tra poveri - mentre a me pare che l'approvazione di questo provvedimento possa favorire la possibilità che finalmente i nostri porti, tutti insieme, rappresentino una ricchezza e facciano tornare quell'occupazione che in passato aveva caratterizzato la portualità italiana. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la proposta di coordinamento C1, che invito il relatore ad illustrare.
GRILLO, relatore. Signor Presidente, do lettura di tale proposta di coordinamento, che è di natura puramente formale: «All'articolo 2, al comma 1, capoverso "Articolo 4", come modificato dall'emendamento 2.205, espungere le parole: "in materia di rilascio di concessioni in ambito portuale".
All'articolo 7, comma 1, capoverso "Articolo 8", al comma 2-bis, introdotto dall'emendamento 7.201 (testo 2), al secondo periodo espungere la parola: "Inoltre", nonché le parole: "di cui al periodo precedente"».
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dal relatore.
È approvata.
Procediamo dunque alla votazione finale.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del testo unificato dei disegni di legge nn. 143, 263, 754 e 2403, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Riforma della legislazione in materia portuale», con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Mi pare un bel risultato, dato che non vi sono voti contrari. Mi complimento con il Presidente e con la Commissione e con tutti quelli che ci hanno lavorato. (Applausi).
Vedo che i senatori D'Ambrosio Lettieri e Vicari intendevano votare a favore, ma il meccanismo di voto non ha funzionato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2892) Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Moffa e Tortoli; Farina Coscioni ed altri) (Relazione orale)(ore 18,33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2892, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Moffa e Tortoli; Farina Coscioni ed altri.
Ilrelatore, senatore Giuliano, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
GIULIANO, relatore. Signor Presidente, signor Vice Ministro, colleghi, il disegno di legge n. 2892, già approvato dalla Camera dei deputati, è stato esaminato dalla Commissione lavoro da settembre 2011 ad aprile 2012, che l'ha licenziato senza modifiche, con il consenso di tutti i Gruppi parlamentari ad eccezione del Gruppo IdV, che si è astenuto, mantenendo e confermando analogo atteggiamento che aveva avuto alla Camera dei deputati.
Tale provvedimento concerne la prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, interessati da attività di scavo.
Si ricorda che i cantieri temporanei o mobili sono costituiti da tutti i luoghi in cui si effettuino lavori edili o di ingegneria civile, compresi nell'allegato X del decreto legislativo n. 81 del 2008 e successive modificazioni.
Il disegno di legge reca, in particolare, alcune novelle al medesimo decreto legislativo n. 81. Esse sono intese a inserire esplicitamente, all'articolo 1, comma 1, lettere a), b), c), e) ed f), del disegno di legge, il rischio suddetto nell'ambito della procedura di valutazione dei rischi e nell'ambito del piano di sicurezza e di coordinamento. Si ricorda che quest'ultimo è redatto, di norma, dal coordinatore per la progettazione e che, per i cantieri temporanei o mobili, esso costituisce, insieme con il connesso piano operativo di sicurezza, lo strumento ordinario per l'adempimento dell'obbligo di valutazione dei rischi. Inoltre, sono intese a definire una specifica disciplina sulla bonifica preventiva dei siti, in relazione al rischio in oggetto.
Si prevede, infatti, all'articolo 1, comma 1, lettera b) che, qualora il coordinatore per la progettazione intenda procedere alla bonifica preventiva, quest'ultima sia eseguita da parte di un'impresa specializzata, in possesso di determinati requisiti (stabiliti dalla novella di cui alla successiva lettera d)) ed iscritta in un apposito albo, il quale è istituito con decreto del Ministro della difesa. L'idoneità dell'impresa - oltre che all'atto di iscrizione nell'albo - è successivamente verificata a scadenze biennali.
Si prevede, inoltre, che l'eventuale attività di bonifica preventiva e sistematica sia svolta «sulla base di un parere vincolante dell'autorità militare competente per territorio in merito alle specifiche regole tecniche da osservare in considerazione della collocazione geografica e della tipologia dei territori interessati, nonché mediante misure di sorveglianza dei competenti organismi del Ministero della difesa, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero della salute».
Le novelle in esame trovano applicazione - ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 del disegno di legge - decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione del suddetto decreto del Ministro della difesa. Per il periodo antecedente, si dispone (a decorrere dall'entrata in vigore della presente legge) la reviviscenza delle norme di cui all'art. 7, commi primo, secondo e quarto, del decreto legislativo n. 320 del 1946.
Tale decreto, relativo alla bonifica dei campi minati, è stato per intero abrogato dal codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010. E nella stessa sede si specifica che sono autorizzate a proseguire l'attività le imprese già operanti ai sensi delle suddette disposizioni.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, colleghi, signor Vice Ministro, già nel corso del dibattito alla Camera il nostro partito ha avuto occasione di esprimere alcune perplessità sul testo in esame. Cercherò qui brevemente di illustrare tali perplessità e le nostre proposte di modifica.
Mentre si parla molto di riduzione degli oneri amministrativi, stiamo discutendo di un disegno di legge che invece aumenta tali adempimenti burocratici: invece di delegificare e semplificare, stiamo approvando una legge che aggiunge obblighi che pesano ancora di più sulle imprese, con oneri del tutto impropri.
L'articolo unico di cui si compone il disegno di legge interviene sugli articoli 28, 91, 100, 104, nonché sugli allegati XI e XV, del decreto legislativo n. 81 del 2008.
La modifica dell'articolo 28, comma 1, lettera a), stabilisce che le aziende debbano tener conto, nell'ambito della valutazione dei rischi, anche di quelli derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, interessati da attività di scavo.
Si deve tener presente che l'attuale formulazione dell'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2008, nel disciplinare la valutazione dei rischi, prevede già che nell'ambito della redazione del documento di valutazione degli stessi vengano predisposte le indicazioni operative cui le aziende devono attenersi con riferimento a tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Come rilevato anche nel corso del dibattito alla Camera, si potrebbe creare un paradosso: da un lato la legge (cioè il decreto legislativo n. 81 del 2008) stabilisce già l'obbligo di considerare tutti i rischi, e dunque per forza di cose anche il rischio di rinvenimento di ordigni bellici, dall'altro si indica all'imprenditore la necessità di verificare solamente alcuni rischi specifici. Il pericolo è che, di fatto, si autorizzi l'imprenditore che opera in un campo assai pericoloso come quello della bonifica a valutare solo il rischio specifico e non tutti i rischi. Si continuano insomma ad aggiungere meccanismi di controllo preventivo che non servono a nulla, perché il controllo preventivo non è mai servito a nulla nel nostro Paese. Invece servono controlli durante le attività e soprattutto sanzioni certe per chi sbaglia.
Il testo unico stabilisce già che chi deve fare l'attività di valutazione dei rischi deve compiere un processo che vede una serie di fasi ben precise: l'imprenditore faccia la valutazione del rischio e alla fine ne porti la piena responsabilità.
Il nostro emendamento in tema propone di stabilire che la specifica valutazione dei rischi connessi al rinvenimento di ordigni bellici inesplosi è effettuata quando, a seguito di attività di bonifica preventiva od occasionale, sia stata rilevata la presenza di tali ordigni. Inoltre, si introduce una definizione più generale volta a ricomprendere in tale previsione tutti i cantieri e tutte le attività, eliminando il riferimento alle sole attività di scavo.
Abbiamo sempre sottolineato come la creazione di nuovi albi riduca la concorrenza, ma anche a tal proposito, invece di andare verso la cessazione degli albi professionali e quant'altro continuiamo a crearne di nuovi anche con questo provvedimento.
Il disegno di legge in esame introduce all'articolo 104 del decreto n. 81, un ulteriore comma 4-bis (lettera d)), nel quale vengono definiti i requisiti che devono possedere le imprese specializzate autorizzate ad eseguire le attività di bonifica degli ordigni. Tali imprese devono essere, in particolare, in possesso di un'adeguata capacità tecnico-economica, impiegare idonee attrezzature e personale dotato di brevetti per l'espletamento delle attività relative alla bonifica sistematica e risultare iscritte a un apposito albo istituito presso il Ministero della difesa, con apposito decreto interministeriale da emanare entro sei mesi. Faccio notare che ciò è stato sottolineato anche dalla Sottocommissione pareri della Commissione difesa, che ha espresso su questo disegno di legge il suo parere contrario e che peraltro scrive: «Istituire un albo a 68 anni dalla fine della guerra appare in controtendenza con gli orientamenti volti a liberalizzare ordini ed associazioni professionali».
La nostra proposta emendativa modifica il nuovo comma 4-bis dell'articolo 104 del decreto legislativo n. 81 del 2008 stabilendo, in primo luogo, che il personale delle imprese specializzate deve possedere non genericamente «brevetti per l'espletamento delle attività relative alla bonifica», ma specificamente brevetti di artificiere di 1° livello e di 2° livello EOD (Explosive Ordinance Disposal) o di artificiere IEDD (Improvised Explosive Device Disposal), brevetti equivalenti quindi, rilasciati dal Ministero della difesa. In secondo luogo, le imprese specializzate devono essere iscritte in un registro (e quindi non in un albo) istituito presso il Ministero della difesa. In terzo luogo, per definire i criteri e le modalità in base ai quali le imprese sono iscritte nel registro chiediamo di istituire una commissione interministeriale di dieci membri, di cui almeno cinque appartenenti al personale militare delle Forze armate in possesso di adeguati titoli ed esperienza in materia di bonifica di ordigni esplosivi, nonché di comprovata esperienza nel settore.
Si deve tenere conto infine che sul tema della bonifica da ordigni bellici esistono già normative del Ministero della difesa. Le forze militari sono a tutt'oggi le uniche ad avere una reale specializzazione in questo campo, che andrebbe valorizzata e per la quale andrebbero riconosciute anche le giuste indennità economiche.
Tutto questo praticamente non c'è nel provvedimento, se non in minima parte. La lettera b) dell'articolo unico del disegno di legge in esame aggiunge all'articolo 91 del decreto legislativo n. 81 del 2008 il comma 2-bis, con il quale si stabilisce che, fatta salva l'idoneità tecnico-professionale in relazione al piano operativo di sicurezza redatto dal datore di lavoro dell'impresa esecutrice, il coordinatore della progettazione esegue la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo sulla base del parere espresso dall'autorità militare competente per territorio. Quando il coordinatore della progettazione intende procedere alla bonifica preventiva del sito, il committente provvede a incaricare un'impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 104, comma 4-bis, già illustrato.
Abbiamo proposto di riscrivere interamente le modifiche all'articolo 91 del decreto n. 81 del 2008. Infatti, il nuovo comma 2-bis, da noi presentato, stabilisce che quando il committente è una persona fìsica o un soggetto giuridico di diritto privato la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi è eseguita dal coordinatore per la progettazione sulla base del parere vincolante espresso dall'autorità militare competente.
Con il comma 2-ter si stabilisce che, quando il coordinatore per la progettazione deve procedere alla bonifica sistematica, a scopo preventivo, del sito nel quale è collocato il cantiere, il committente provvede a incaricare una delle imprese dell'albo di cui all'articolo 104, comma 4-bis. Se invece il cantiere consegue a un ordine dell'autorità prefettizia o dell'autorità locale di pubblica sicurezza, ovvero di un'altra autorità che ne ha disposto l'avvio per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, il committente può richiedere l'intervento di personale militare specializzato dell'esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa.
Quando invece il coordinatore della progettazione deve procedere alla bonifica occasionale, per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità, a seguito del ritrovamento di ordigni esplosivi rinvenuti in superficie o parzialmente interrati, provvede con personale militare specializzato dell'esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio. Quando infine il committente è una pubblica amministrazione o è un soggetto giuridico di diritto privato che svolge un servizio di pubblica utilità la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi deve essere compiuta direttamente dall'autorità militare competente, e, alla bonifica sistematica a scopo preventivo, ovvero occasionale, del sito nel quale è collocato il cantiere per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità, provvede esclusivamente il personale militare specializzato dell'Esercito.
Il nuovo comma 2-quater specifica che in ogni caso i costi sono a carico del committente.
Pertanto, ribadisco le nostre perplessità sul provvedimento, che potrebbero essere superate, in parte, dall'accoglimento dei nostri emendamenti.
Signor Presidente, chiedo di poter allegare il testo scritto del mio intervento al Resoconto della seduta.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Carrara. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il disegno di legge già approvato dalla Camera dei deputati affronta un tema molto delicato, quello della prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili.
Non mi dilungherò, signor Presidente, nel descriverne il contenuto, già egregiamente illustrato dal presidente Giuliano, ma mi limiterò a dare conto, in qualità di Presidente della Commissione difesa, delle motivazioni che portarono, il 28 settembre 2011, la Sottocommissione pareri a pronunciarsi in senso contrario. Fu l'unica pronuncia di tale tenore tra quelle dei colleghi delle altre Commissioni consultate.
In quella sede, infatti, venne rilevato che non esiste una mappatura efficace di tutte le zone a rischio per l'eventuale presenza di residuati esplosivi di origine bellica, e la predisposizione della stessa appare oltremodo assai difficile. Inoltre, ad avviso della Sottocommissione, dovrebbe tenersi conto, sia che il responsabile per la sicurezza dell'impresa potrebbe essere portato sempre e comunque a ritenere presumibile il rischio, sia che la Difesa incontrerebbe notevoli difficoltà ad operare verifiche e ad esprimere il proprio parere.
Infine, la Sottocommissione rilevò che l'istituzione di un albo ad oltre 68 anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale appariva in controtendenza con gli orientamenti volti alla liberalizzazione degli ordini e delle associazioni professionali.
Esaurita tale doverosa premessa, ritengo si debba però avere riguardo anche e soprattutto all'esame svoltosi in prima lettura presso la Camera (dove l'articolato ha preso forma, risultando dall'unificazione di due disegni di legge ivi presentati), nonché all'iter in seconda lettura del testo presso la Commissione di merito del Senato, presieduta dal presidente Giuliano. Dallo svolgimento dei lavori emerge infatti una forte e convinta volontà politica orientata all'approvazione del provvedimento, la cui ratio resta, al di là di eventuali problematiche di contorno, più che condivisibile.
In ragione di ciò, esprimerò un voto sostanzialmente favorevole. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Giuliano).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, uno dei due disegni di legge menzionati poco fa del presidente Carrara porta la firma di tutta la delegazione radicale nel Gruppo Partito Democratico alla Camera dei deputati, ed è stato presentato a prima firma dell'onorevole Maria Antonietta Farina Coscioni su stimolo del partito dei diritti dei militari, proprio perché, sebbene siano trascorsi oltre sessant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continuano ad essere trovati ordigni inesplosi anche di dimensioni preoccupanti. Un mese e mezzo fa, a Salerno, nella zona vicino al porto si è trovato addirittura un razzo.
Non occorre creare un altro albo, perché non è un albo professionale quello che si prevede, ma un registro delle compagnie e delle associazioni che, sulla base delle norme che finalmente si sono chiarite (colgo l'occasione per ringraziare l'associazione di imprese bonifica Assobon e gli artificieri dell'Esercito e delle Forze di polizia che hanno contribuito attivamente a che si preparasse qualcosa di più chiaro), corrispondono a una serie di requisiti e che svolgono un lavoro rischiosissimo che purtroppo provoca ancora delle vittime. Il secondo marito di mia nonna, negli anni Cinquanta, ex folgorino, svolgeva questo tipo di lavoro con un metal detector e un coltello. Oggi sicuramente la tecnica è più raffinata, ma si rischiava la vita allora tanto quanto la si rischia oggi.
Credo quindi che sia cosa buona arrivare alla fine di questo percorso. Mi dispiace aver sentito l'intervento della senatrice Carlino che, avendo probabilmente riarticolato in emendamenti un suo disegno di legge, ha dichiarato che, se non verranno accolti i suoi emendamenti, l'Italia dei Valori voterà in modo contrario. Ma per come ha riassunto lei tali emendamenti, non mi pare di trovare niente che sia radicalmente contrario a ciò che l'Italia dei Valori avrebbe voluto fosse all'interno di tale provvedimento. Spero che anche in base alla relazione e all'intervento del Governo si possa arrivare a una sostanziale unanimità.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ramponi. Ne ha facoltà.
RAMPONI (PdL). Signor Presidente, l'argomento di questo disegno di legge è di estremo interesse per il nostro Paese, come hanno ricordato alcuni oratori che mi hanno preceduto. È vero che siamo ad oltre sessant'anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale ma, come ha ricordato il senatore Perduca, gli ordigni continuano ad essere trovati. D'altra parte, ne sono stati lanciati, sia in bombardamenti sia nel percorso che hanno seguito i combattimenti in Italia, dalla Sicilia fin quasi al Po, milioni se non miliardi, e vi è dunque un'enorme quantità di esplosivi e di ordigni.
Pertanto, è abbastanza facile che, nel momento in cui si svolgono attività infrastrutturali, piccole e grandi, possa emergere la presenza di un ordigno.
Questo fatto fino ad oggi non è stato ignorato. Il disegno in esame prevede delle integrazioni alla normativa esistente, integrazioni che nascono dall'esperienza. Si tratta quindi di un fatto lineare. L'integrazione riguarda la tutela di coloro che operano sia nel campo della bonifica che in quello delle attività di costruzione (interventi infrastrutturali, trivellazioni, sonde, scavi). Allo stesso tempo, quindi, si interviene anche nei confronti delle aziende preposte all'attività di bonifica. Da una parte il provvedimento aumenta la tutela del personale e, dall'altra, mette ordine nelle competenze, nella responsabilità, in chi deve decidere.
In questo quadro le integrazioni, come peraltro è già stato ricordato, sono riferite in primo luogo al momento della concessione del contratto per la realizzazione delle bonifiche, inserendo anche la garanzia della copertura delle eventuali spese per l'identificazione e l'emergere di ordigni trovati durante l'attività lavorativa. In secondo luogo vi è la necessità di avere aziende all'altezza di svolgere questa attività, sia in termini economici che di organizzazione e preparazione del proprio personale.
Per quanto riguarda l'organizzazione e i mezzi, si fa riferimento ai sistemi necessari per avviare un'opera di bonifica adeguata alle tecnologie disponibili attualmente. Per quanto riguarda il personale, si cerca di garantire che il personale operante sia professionalmente preparato attraverso corsi e dichiarazioni del Ministero della difesa, che è il diretto responsabile.
Si stabilisce infine l'istituzione di un albo, che come ben ricordava il senatore Perduca non è altro che un registro che non complica nulla e che rappresenta invece una facilitazione. Infatti, nel momento in cui un'azienda è ritenuta capace di svolgere questa attività viene inserita nell'elenco per cui, quando si presenta la necessità, anziché cercare autorizzazioni o meno si consulta l'elenco.
Quindi, colleghi, non è una complicazione ma una semplificazione. Tutti gli albi che contengono elenchi di aziende che garantiscono la loro professionalità rappresentano, per chi deve utilizzarle, una semplificazione che invece manca quando non viene chiaramente indicata la competenza e la professionalità delle aziende stesse. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
GIULIANO, relatore. Signor Presidente, la mia replica sarà telegrafica. Gli interventi svolti hanno infatti assolutamente ben rappresentato la situazione. Mi riporto pertanto agli interventi svolti sia dal presidente Carrara sia dagli altri colleghi intervenuti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
VICARI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta sul testo.
In merito agli emendamenti, il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sull'emendamento 1.4, mentre il parere è di semplice contrarietà sulla proposta 1.200.
Sui restanti emendamenti il parere è non ostativo».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame del disegno di legge, composto del solo articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GIULIANO, relatore. Signor Presidente, gli emendamenti presentati dalla senatrice Carlino sostanzialmente riscrivono il provvedimento. Sono già stati presentati e discussi in Commissione ed hanno ricevuto un parere contrario, anche se - per la verità - alla fine il Gruppo IdV si è astenuto.
Quindi, non posso che riportare tutte le motivazioni già illustrate in Commissione ed esprimere parere contrario su tutti gli emendamenti.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, il Governo esprime parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1.
NEROZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signor Presidente, signor Vice Ministro, onorevoli colleghi, intervengo sull'emendamento 1.1, ma sostanzialmente parlo anche per tutti gli altri emendamenti.
Noi abbiamo l'urgenza di concludere questo iter legislativo, perché siamo alla fine della legislatura; è quindi necessario, anche se vi sono alcuni elementi interessanti negli emendamenti, fare presto ed approvare un provvedimento che - come è stato già sottolineato dai colleghi intervenuti - è assolutamente necessario e può anche essere di esempio per altre iniziative in corso dal punto di vista legislativo, sempre in settori minori ma importanti e decisivi in termini di tutela di vite umane. Infatti, questo è l'avvio di un percorso che riguarda un settore particolarmente preoccupante, rappresentato non solo dalle bombe ma da tutto il comparto degli esplosivi.
Per tale ragione, ripeto che dobbiamo fare in fretta e, per questo, dobbiamo votare adesso. (Applausi del senatore Giuliano).
CARLINO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Carlino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2892
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.200.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.200, presentato dalla senatrice Carlino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2892
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.3, presentato dalla senatrice Carlino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2892
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 1.4 è improcedibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.5.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.5, presentato dalla senatrice Carlino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2892
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.6.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.6, presentato dalla senatrice Carlino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2892
PRESIDENTE.
Passiamo alla votazione finale.
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, intervengo molto rapidamente, anche in considerazione dell'esito della votazione degli emendamenti.
Naturalmente tutte le perplessità, che prima ho illustrato in sede di discussione generale, permangono. Siamo coscienti dell'importanza di normare questa materia a tutela di coloro che lavorano in un settore così rischioso, ma anche degli utenti del servizio.
Alla luce di tutto ciò, il Gruppo Italia dei Valori non può fare altro che confermare la propria posizione di astensione sulla votazione del provvedimento in esame.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Coesione Nazionale.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame è di estrema delicatezza sia perché riguarda un settore ad alto rischio (la bonifica degli ordigni bellici), sia per la frequenza dei rinvenimenti.
Si stima in 300.000 il numero degli ordigni ritrovati dal 2007 al 2009. Nei soli cantieri dell'alta velocità ne sono stati trovati più di 10.000. A dimostrazione che i rinvenimenti sono tutt'altro che infrequenti, ricordo che una delle ultime bonifiche è avvenuta lo scorso agosto in un cantiere edile nel Comune di Olbia.
Il ritrovamento di ordigni inesplosi genera allarme e comprensibili disagi nelle comunità interessate. Nel gestire tali evenienze, va dato il plauso alle Forze dell'ordine, alla Protezione civile e ai volontari che hanno sempre dato prova di attenzione e di efficienza.
Resta il problema delle precauzioni per garantire che gli interventi di bonifica avvengano nella massima sicurezza e per mano di personale altamente qualificato. La normativa che stiamo esaminando, che viene dall'altro ramo del Parlamento, persegue tale obiettivo. Lo fa introducendo modifiche alla sede naturale delle regole poste a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, lo fa prevedendo che la valutazione dei rischi derivanti dal ritrovamento di ordigni inesplosi sia effettuata da un soggetto qualificato, quale il coordinatore per la progettazione, ma soprattutto prevedendo che la bonifica sia effettuata da imprese specializzate iscritte in apposito albo, quindi in possesso di personale altamente qualificato e di dotazioni tecniche idonee.
In un settore ad alto rischio, il provvedimento consentirà di qualificare il mercato espellendo i soggetti privi delle competenze necessarie e per i quali, talvolta, l'unico fattore di competizione era l'offerta di prezzi stracciati. La circostanza che il provvedimento abbia previsto una griglia di requisiti non deve essere letta con intento corporativo, quanto piuttosto come la necessità di innalzare lo standard delle tutele nel settore partendo proprio da quelle che investono i lavoratori che vi operano. Tutto questo a riprova, se mai ci fosse stato bisogno di conferme, che il monitoraggio del Parlamento sulle problematiche attinenti la sicurezza e la salute dei lavoratori deve essere continuo per adeguare la normativa esistente alle istanze ed alle evenienze che emergono dalla pratica quotidiana.
Per questo, il Gruppo Per il Terzo Polo Api-Fli esprimerà un voto favorevole sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI‑FLI).
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, nel chiedere di poter consegnare il testo dell'intervento annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo ad un provvedimento che noi riteniamo importante perché fatto a tutela e per mettere in sicurezza non soltanto gli operatori del settore, ma anche i cittadini che spesso, come sappiamo dalle cronache, anche se la Seconda guerra mondiale è finita ormai da più di 60 anni sono ancora vittime di questi ordigni. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, noi su questo provvedimento esprimiamo un giudizio non negativo, ma di perplessità, perché, pur condividendone la finalità indubbiamente importante, che è quella della salvaguardia dell'incolumità umana, oltre che della sicurezza sul posto di lavoro, rileviamo che questo obbligo diretto a carico del coordinatore della progettazione di procedere alla valutazione preliminare del rischio nelle aree progettuali e, conseguentemente, poi di disporre delle bonifiche sistematiche a scopo preventivo nelle aree in cui si presume che ci siano ordigni bellici è chiaro che impone un onere ulteriore di carattere economico in un momento di grave recessione anche nel settore delle opere pubbliche e private.
In questo senso il provvedimento in esame va a creare un elemento problematico all'interno del settore delle opere pubbliche e private, che in questo momento è un settore in difficoltà, in crisi. Diciamo anche che c'è uno scarso coinvolgimento, se non la mancanza assoluta di coinvolgimento, degli enti locali in questo processo. Si poteva chiedere alle Regioni di fare una mappatura delle aree a rischio, evitando di imporre un obbligo generalizzato. Noi sappiamo che ci sono aree del Paese a rischio, fortemente a rischio, e aree dove non c'è alcun tipo di rischio di trovare ordigni bellici inesplosi. Tuttavia, in questo senso il provvedimento non fa alcuna distinzione e non coinvolge assolutamente gli enti locali nella valutazione dei rischi e nella mappatura delle aree.
Scompare il Ministero della difesa, che in qualche modo scarica il problema sul privato (o sul pubblico), che dovrà inserire nei bandi di gara questo onere, che non sarà soggetto al ribasso. Questo è un concetto che forse capiscono gli amministratori pubblici e locali, mentre magari non lo capiscono dei colleghi che non hanno mai visto un bando di gara. Quindi, anche le opere pubbliche avranno un costo ulteriore di cui occorrerà tener conto. Gli enti locali in difficoltà dovranno inserire nei bandi di gara questo onere ulteriore, che ovviamente non è soggetto a ribasso, in quanto è un onere di sicurezza.
Per tutti questi motivi, il nostro sarà un voto di astensione, ritenendo che si poteva procedere in altro modo e non con un provvedimento che tra l'altro introduce anche un ulteriore elemento di dubbia legittimità: mi riferisco all'Albo delle imprese specializzate. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ci dice che non dobbiamo assolutamente creare albi e che è vietato. Poi - stranamente - andiamo a creare, presso il Ministero, l'Albo delle imprese specializzate, che già operano anche senza albo. Non vi era la necessità di un ulteriore onere: all'Albo, infatti, corrisponderà un contributo di iscrizione, e ciò creerà ulteriori problemi al mondo produttivo. (Applausi dal Gruppo LNP).
NEROZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signor Presidente, questo provvedimento si inserisce in un percorso di integrazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, perché questo, nel suo insieme, non poteva prevedere un'immensità di piccoli settori che sono però strategici e - purtroppo - provocano morti.
Quando sento parlare di questioni economiche di fronte ai morti, francamente mi si accappona la pelle, perché non si può. Questo è importante. Abbiamo già operato, su iniziativa del Governo, un intervento su un piccolo settore dei trasporti e ne faremo un altro. La legislazione di cui al decreto legislativo n. 81 si verrà quindi a completare, anche perché, se vediamo i dati dell'ultimo periodo, sono i piccoli settori quelli in cui si registrano più morti e feriti e che alzano la media di infortuni e morti, cosa che il nostro Paese non si può permettere.
Per quanto riguarda la bonifica degli ordigni bellici, è vero che la guerra è finita tanti anni fa, ma gli ordigni ci sono ancora.
Quanto alla questione dell'albo, ha detto bene il collega Perduca che non è solo finalizzato a istituire una nuova professione e un nuovo ordine: esso è finalizzato a dare certezza alle imprese e ai cittadini che coloro che vanno ad operare in quel senso hanno la professionalità esatta. Quindi, non si tratta di un ulteriore orpello, ma - anzi - di un elemento di garanzia che può essere anche usato per questioni analoghe.
Recentemente vi sono state delle morti legate all'utilizzo dei fuochi artificiali e delle polveri da sparo. In questo settore, l'acquisizione della competenza e l'uso anche delle competenze militari sono indispensabili per approfondire un'opera di difesa della salute dei cittadini. Per questo motivo, la disposizione non va nel senso della burocrazia, bensì della sicurezza. Ogni passo verso la sicurezza è un passo importante. Per questo motivo, noi voteremo a favore. (Applausi dal Gruppo PD).
BIANCHI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI (PdL). Signor Presidente, siamo favorevoli a questo disegno di legge per due ordini di motivi.
In primo luogo, perché numerosi sono i ritrovamenti di ordigni bellici inesplosi negli ultimi anni nella realizzazione di opere pubbliche. Questa normativa va appunto a contemplare specificatamente la valutazione di questo rischio. Come diceva il senatore Nerozzi, con l'approvazione di questo provvedimento si va ad assicurare in qualche modo il compimento di un iter legislativo previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Inoltre, per quanto concerne specificamente la problematica relativa al quadro economico con riferimento alla realizzazione di opere pubbliche, si prevede già l'onere sistematico della bonifica degli ordigni bellici: il fatto di considerarla rientrante tra gli oneri di sicurezza non dovrebbe comportare dunque alcun onere aggiuntivo per le imprese.
Per questi motivi, il nostro voto sul provvedimento sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli).
CARLINO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Carlino, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
CALIENDO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (PdL). Mi scusi, signor Presidente, voglio solo segnalare un malfunzionamento del sistema elettronico in corrispondenza della mia postazione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Discussione dei disegni di legge:
(3291) Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Palumbo e Pagano; Binetti ed altri; Miotto ed altri)
(2541) TOMASSINI. - Norme per consentire il trapianto parziale di polmone tra persone viventi
(Relazione orale) (ore 19,15)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 3291, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Palumbo e Pagano; Binetti ed altri; Miotto ed altri, e 2541.
I relatori, senatore Fosson e Granaiola, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Fosson.
FOSSON, relatore. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, vogliamo approvare oggi una legge che è già stata approvata alla Camera dei deputati, che permette l'esecuzione di trapianti parziali da vivente, adeguando quindi la normativa ai nuovi progressi della scienza che permettono appunto, attraverso trapianti parziali da vivente, di salvare delle vite, soprattutto di bambini per quanto riguarda, ad esempio, il trapianto parziale di polmone per la fibrosi cistica.
Si tratta di una legge che consente la disposizione a titolo gratuito - ai fini del trapianto tra persone viventi - di parti dei seguenti organi: polmone, pancreas ed intestino. La facoltà è concessa in esplicita deroga all'articolo 5 del codice civile, il quale vieta gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica.
Ai fini della determinazione della disciplina, il disegno di legge rinvia alla normativa stabilita per il caso analogo di disposizione di un rene. In base a quest'ultima legge, le donazioni sono consentite ai genitori, ai figli, ai fratelli del paziente, nonché ad altri soggetti in mancanza dei summenzionati o qualora nessuno dei medesimi sia idoneo o disponibile; in ogni caso, il soggetto donatore deve essere maggiorenne ed in possesso della capacità di intendere e di volere, nonché essere consapevole sia dei limiti della terapia del trapianto in oggetto, sia delle conseguenze personali che il suo sacrificio comporta.
L'atto di disposizione è subordinato all'autorizzazione da parte del giudice, il quale deve, tra l'altro, accertare la sussistenza del giudizio tecnico favorevole al prelievo ed al trapianto, contenuto nel referto medico collegiale.
La volontà del donatore è revocabile fino al momento dell'intervento chirurgico; in relazione a quest'ultimo, il donatore è ammesso a godere dei benefici previsti dall'ordinamento per i lavoratori, autonomi o subordinati, in stato di infermità ed è assicurato contro i rischi, immediati e futuri, inerenti all'intervento operatorio e alla menomazione subita.
Sono previste in questo testo sanzioni penali per i casi di mediazione a scopo di lucro nelle donazioni in oggetto.
Si ricorda, inoltre, che il decreto ministeriale n. 116 del 2010 attribuisce a una commissione terza (nominata dall'azienda sanitaria locale competente per il territorio o dal Centro regionale di riferimento per i trapianti) le seguenti funzioni: «verificare che i riceventi e i potenziali donatori abbiano agito secondo i principi del consenso informato, libero e consapevole, ed abbiano inoltre ricevuto tutte le informazioni relative al proprio caso clinico, ai fattori di rischio e alle reali possibilità di successo offerte dal trapianto da donatore cadavere e dal trapianto da donatore vivente, anche in termini di sopravvivenza dell'organo e del paziente». Tale commissione ha inoltre il compito di vigilare «al fine di prevenire i rischi di commercializzazione di organi o di coercizione nella donazione» e di verificare «l'esistenza di consanguineità con il ricevente o, in assenza di consanguineità, di legame di legge o affettivo».
Cari colleghi, con questa norma noi permettiamo alla medicina e alle nuove tecnologie di salvare nuove vite umane. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PdL).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Granaiola.
GRANAIOLA, relatrice. Signor Presidente, onorevoli senatori, ci apprestiamo a discutere un provvedimento importante, grazie al quale potremo salvare la vita a molte persone.
Pur essendo l'Italia all'avanguardia in Europa per quanto riguarda l'organizzazione dei trapianti e, in particolare, per quanto concerne i trapianti all'interno del sistema sanitario nazionale, l'indagine condotta dal Centro nazionale trapianti al 31 dicembre 2011 ha rilevato l'esistenza di una lista d'attesa per il polmone di 382 persone, di 238 per il pancreas e di 23 per l'intestino. Sono numeri molto elevati, che si spera di ridurre, sia pure in parte, grazie a questa normativa che consente il trapianto da vivente. Complessivamente in Italia l'attività di donazione da persona deceduta è aumentata costantemente, dai 329 donatori del 1992 ai 1.120 del 2004; attualmente si è leggermente sopra questa cifra. C'è tuttavia da rilevare un dato preoccupante: in questo periodo l'età media dei donatori è andata progressivamente aumentando, passando dai circa 40 anni del 1992 ai 65 anni del 2011. L'invecchiamento dei donatori è naturalmente conseguente al dato positivo di una minore mortalità giovanile, di una qualità migliore della vita e di un minor numero di incidenti stradali.
Ciò comporta minori possibilità di trapianto per i pazienti giovani e per coloro che hanno necessità di organi che non possono essere donati in età avanzata, ed è qui che può meglio intervenire il trapianto da donatore vivente, sapendo tuttavia che, in Giappone, dove si pratica il più elevato numero di trapianti da vivente, gli interventi di questo tipo sono solo alcune decine.
È necessario quindi affrontare questo tema nella consapevolezza che, autorizzando il trapianto da vivente del polmone, del pancreas e dell'intestino, anche in Italia si aggiungerà qualche decina di trapianti a quelli effettuati già oggi da donatore deceduto. Qualche decina di trapianti in più è un risultato importantissimo, perché si salvano altrettante vite umane, ma per soddisfare le attuali lunghe liste d'attesa sarà comunque necessario sviluppare sempre più la sensibilità per la donazione: questo è e rimane un obiettivo prioritario, perché molti malati avrebbero bisogno di un trapianto, ma gli organi sono largamente insufficienti, ed accade spesso che intervenga la morte del malato prima che arrivi l'organo donato da un donatore, deceduto o vivente.
Già oggi in Italia si possono realizzare trapianti da viventi, ma occorre passare dalle autorizzazioni caso per caso a norme che abbiano una valenza generale, evitando quindi la richiesta di singole autorizzazioni.
Il disegno di legge Atto Senato n. 3291 consente di evitare le inutili lungaggini burocratiche previste dal decreto ministeriale n. 116 del 2010, che attribuisce ad una commissione definita terza le autorizzazioni nei casi di trapianto fra viventi, senza peraltro indicare specificatamente il singolo organo.
Il testo unificato di questo disegno di legge, già approvato dalla Camera, rappresenta un grande passo avanti nel settore dei trapianti, in particolare per quanto riguarda alcune patologie pediatriche. Penso, ad esempio, alla fibrosi cistica di un bambino: il trapianto di polmone da donatore vivente consente di reperire sicuramente un donatore più giovane, più sano, con una taglia sicuramente più piccola, con un'incidenza minore o di minore severità di casi di rigetto.
Questo intervento legislativo rappresenta una speranza, una possibilità di salvezza per molte persone; auspico quindi possa essere approvato unanimemente anche da questo ramo del Parlamento. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, signor Sottosegretario, noi dell'Italia dei Valori siamo d'accordo con i relatori nel ritenere che questo provvedimento sia un passo importante nella sanità pubblica. Inoltre, rispetto al passaggio alla Camera, che lo ha approvato a maggio, il Senato assolve con grande senso del dovere, visto che siamo a metà settembre, al suo compito e approva definitivamente in tempi brevi il testo al nostro esame, che andrà incontro ai bisogni, alle sofferenze e alla necessità di molti pazienti in Italia.
È una legge necessaria, reale e utile, quindi consentitemi di accompagnare queste valutazioni positive con alcune breve considerazioni.
È una legge necessaria. Come hanno ricordato i relatori, nel nostro Paese, secondo i dati che sono stati forniti di recente dal Centro nazionale trapianti, si effettuano 3.300 trapianti, a fronte di circa 8.700 pazienti in lista d'attesa. Se la matematica non è un'opinione, un terzo dei pazienti riesce a curarsi, a guarire e a salvarsi, gli altri sono destinati a periodi di attesa, valutati anche nell'ordine di diversi anni, a volte a sottoporsi a cure fuori dal nostro Paese, altre volte purtroppo ad un esito infausto. Sull'attesa dei trapianti di fegato e di polmone, nel nostro Paese c'è ancora una mortalità molto alta per un Paese civile, nonostante il sistema dei trapianti in Italia abbia rappresentato per noi in tutti questi anni, per la qualità e l'altissima professionalità di molte équipe chirurgiche, un punto di riferimento di eccellenza. Se noi consideriamo il trapianto un problema sociale, va fatta anche una considerazione, peraltro non di tipo economico o finanziario. Di recente intanto abbiamo visto come la spending review abbia devastato anche il settore della sanità. Dicevo, c'è un problema sociale nella misura in cui pazienti che sono ancora in lista d'attesa e che quindi vivono una condizione di malattia e di sofferenza comportano dei costi per la società. Non a caso, l'articolo 32 della Costituzione parla della tutela del diritto alla salute non solo come diritto fondamentale dell'individuo, ma anche e soprattutto come interesse per la collettività.
Dico che è una legge reale perché almeno questa sarà operativa presto, con centinaia e centinaia di pazienti, soprattutto quelli che ha ricordato la relatrice, affetti da fibrosi cistica, che potranno avere una certezza in più di terapia e di guarigione. Avremo poi modo di esaminare i contenuti del nuovo decreto sulla sanità, approvato di recente dal Consiglio dei ministri, in cui ci sono molte norme che hanno poco di operativo e molto di virtuale.
Questa legge noi la consideriamo anche utile, signor Sottosegretario, perché apre in questa occasione una riflessione importante sulla necessità che vi sia una vera, piena e completa riorganizzazione della rete trapianti.
Settimane fa ha colpito l'immaginario collettivo quando il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficienza del sistema sanitario, senatore Ignazio Marino, ha fatto riferimento al fatto che a Torino vi è un centro di trapianti del fegato che da solo ha un numero di trapianti superiore a cinque centri a Roma. Vogliamo chiederci se, a distanza di 13 anni, signor Sottosegretario, la legge quadro dei trapianti, che allora, nel 1999, era una legge di avanguardia e tuttora ha dei forti contenuti di spessore strategico, ha ancora elementi di attualità? Mi limito semplicemente a fare riferimento a due articoli: gli articoli 8 e 16.
L'articolo 8 dice che il Centro nazionale trapianti stabilisce la soglia minima di attività dei centri di trapianto. Ed è questa che poi ha determinato le linee guida che esistono nel nostro Paese. Le linee guida del 2002 hanno ancora senso quando stabiliscono che, per un centro trapianti, nel settore del rene, sono sufficienti 30 trapianti in un anno, nel settore del fegato 25 trapianti in un anno, nel settore del polmone 15 trapianti in un anno? Ha ancora un'attualità in termini di elevazione dei livelli di qualità della nostra assistenza sanitaria, di expertise dei nostri professionisti, che sono eccellenti quando li mettiamo in condizione di esibire le loro eccellenze? Ed ha senso quando lo stesso articolo 8 dice che il Centro nazionale trapianti deve definire i criteri per un'equa ripartizione territoriale della rete trapianti?
Nel nostro Paese, signor Sottosegretario - lei lo sa meglio di me - abbiamo 44 centri di trapianto, 111 programmi di trapianto. E lo stesso presidente del Centro nazionale trapianti ha lamentato giustamente una ridondanza di questi programmi operativi di trapianto. Allora, ha senso che si riesca a cogliere occasioni così straordinarie ed importanti, come quella di oggi in Aula, per porci il problema di come riorganizzare veramente un punto di eccellenza della sanità del nostro Paese? Erano questi grandi temi che il decreto Balduzzi avrebbe dovuto trattare nel suo articolato.
E poi mi consenta, signor Sottosegretario, di fare riferimento all'articolo 16 di questa legge quadro, nel momento in cui conferisce giustamente alle Regioni, dato che la sanità è materia concorrente, il compito di verificare che siano rispettati i criteri, i requisiti, i livelli standard di quelle strutture che sono state definite centri di trapianto. Vogliamo chiederci se in tutti questi anni, dal 1999 ad oggi, le Regioni abbiano o meno verificato, in base alle loro competenze, la qualità ed il livello standard di questi centri? Da quello che risulta, non ho mai visto un centro di trapianto che è stato chiuso su determinazione della Regione di appartenenza.
Queste sono considerazioni che a nostro giudizio vanno fatte, anche con un impegno del Governo, signor Sottosegretario (e questa è una riforma che definisco a costo zero), a far sì che si riesca a promuovere sempre di più un cultura di sensibilizzazione, di promozione della donazione degli organi. Non si riesce a spiegare per quale ragione vi sia una disparità territoriale, per cui abbiamo Regioni come l'Emilia-Romagna in cui ci sono 34 donatori per milione di abitanti ed abbiamo altre Regioni, come il Molise, con zero donatori. Sono dati del Centro nazionale trapianti. La Puglia ha 5,4 donatori per milione di abitanti. Sono problemi che lasciano riflettere su come poter organizzare, veramente in senso di forte assistenza sanitaria, come hanno messo in risalto i due relatori, il livello di eccellenza della nostra rete di trapianti.
Da ultimo, signor Presidente, ci tengo che resti a verbale un attestato di grande stima e di grande rispetto nei confronti delle associazioni onlus, e sono tante, che operano nel settore dei trapianti e che danno al nostro sistema sanitario un elemento aggiuntivo di ricchezza. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Fosson).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, parlerò per un tempo inferiore a quello concessomi, anche perché chiedo alla Presidenza la possibilità di consegnare l'intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Voglio solo ricordare alcuni concetti, usando delle parole non mie, e non di contemporanei, ma le parole di un grande letterato. Penso che alcuni di noi abbiano letto l'«Ulisse» di James Joyce. Cosa scriveva James Joyce? Egli diceva: «Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l'hai data, nessun ladro te la ruberà. E allora proprio quella cosa è tua per sempre, perché l'hai donata». Io credo che queste parole esprimano bene il concetto, mutuando una espressione letteraria che mal si addice all'ambito sanitario, ma facendo capire la nobiltà di questo disegno di legge, che oggi diventa legge grazie al nostro voto.
Che cosa è emerso dalle parole dei relatori e dall'intervento che mi ha preceduto? Che questo disegno di legge si inserisce in un iter legislativo dove l'Italia è sempre stata all'avanguardia e che, anche con questo disegno di legge, che oggi diventa legge, continua in questa scia di avanguardia.
Noi consentiamo, come hanno detto molto bene i relatori, il trapianto parziale di polmone, di pancreas e di intestino tra persone viventi. Questo non è consentito in tutti i Paesi, ma noi abbiamo dei dati scientifici che attestano che non solo è possibile, ma che la ricerca scientifica ci mette nelle condizioni di poterlo fare in sicurezza, sia per il donatore sia per il ricevente che, in questo modo, recupera la sua vita (perché, come diceva il relatore Fosson, questa è una legge per la vita). Siccome oggi è possibile, è importante che noi entriamo e continuiamo in questa scia di avanguardia.
Il collega Mascitelli ha evidenziato alcune lacune, legate anche al fatto che oggi la legge sui trapianti potrebbe essere aggiornata. Ma questo non è un aggiornamento; questo è un elemento aggiuntivo significativo, perché in Italia è possibile oggi il trapianto tra viventi, sostanzialmente, solo per il rene e per le cornee, mentre non era possibile per il polmone, per il pancreas e per l'intestino. Questo aggiunge un elemento di vitale importanza e tutti i dati scientifici e anche statistici attestano la validità di ciò.
Emerge anche un altro dato su cui sicuramente il Governo pone, sta già ponendo attenzione (e noi gli chiediamo di porne ancora di più): l'abissale differenza tra alcune Regioni e soprattutto fra Nord e Sud. Questo va detto perché noi stessi, che siamo rappresentativi di tutto il territorio nazionale, dobbiamo promuovere una cultura della donazione in quelle Regioni dove questa manca, è carente, è qualcosa che è come se fosse fuori da quei territori e da quelle persone, anche se lì ci sono magari delle associazioni che cercano di operare in tal senso.
Un altro tema che evidenzio solo come titolo è quello delle lunghe liste di attesa. L'approvazione di questa legge va in tale direzione e colma una lacuna anche da questo punto di vista.
Credo allora che possiamo essere orgogliosi di discuterla. C'è stata trasmessa alcuni mesi fa dalla Camera e noi l'avevamo inizialmente approvata; è stata leggermente modificata, ci è stata ritrasmessa e noi oggi la discutiamo convintamente, perché questa è una legge giusta, necessaria, una legge che ci permette di confermare il nostro altissimo grado di umanità e di civiltà.
Come ho ricordato prima, è una legge per la vita, va a favore della vita come bene indisponibile. Vorrei allora mutuare le parole del filosofo libanese Gibran: "La generosità consiste nel dare più di quel che si potrebbe, l'orgoglio nel prendere meno di quanto si avrebbe bisogno". Cosa c'è di più che donare un pezzo di te stessa per poter far vivere meglio e far sopravvivere qualcun altro? Può trattarsi di un parente ma questa legge permette anche il trapianto tra non consanguinei.
Pertanto, con questo intervento, che funge anche da dichiarazione di voto, preannuncio convintamente, anche a nome del Gruppo ApI-FLI, il mio voto favorevole. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo: ApI-FLI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e della senatrice Granaiola).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldi. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, credo che non utilizzerò tutto il tempo a mia disposizione, anche perché l'illustrazione del provvedimento fatta dai due relatori è già stata molto esauriente. Quello che stiamo facendo oggi è adeguare la legislazione ai progressi scientifici che sono avvenuti. Fin ad ora si potevano avere trapianti tra viventi per il midollo, il fegato e il rene; il progresso scientifico ci ha permesso di realizzare anche trapianti per il pancreas, il polmone e l'intestino. Se pensiamo che il primo trapianto tra viventi è stato un trapianto di rene tra due gemelli e risale al 1954, da allora di strada ne è stata fatta veramente molta.
In realtà, il trapianto tra viventi ha poi subito una battuta di arresto (e in questo mi trovo leggermente in disaccordo con quanto ha detto il senatore Mascitelli, perché tutto sommato l'organizzazione della nostra rete di trapianti funziona abbastanza bene), al punto che ci sono moltissimi pazienti, che un po' anche per motivi psicologici, rifiutando il sacrificio di un parente o di un amico per donare o temendo che questo sia un sacrificio troppo grosso, pensano di potere avere più facilmente un trapianto da cadavere. Questo è provato dai dati. È chiaro che un trapianto tra viventi invece offre sicuramente dei vantaggi superiori sia per quello che riguarda l'aspettativa di vita sia per quello che riguarda la sua riuscita. Dobbiamo quindi assolutamente fare un'opera di grande diffusione della cultura del trapianto tra viventi, anche perché la legge è fatta molto bene e garantisce molto bene la libertà del donatore in questo caso.
Vorrei aggiungere - l'ha già citato la senatrice Granaiola - che i trapianti diventano uno strumento molto importante anche nella cura delle malattie rare. È stata giustamente citata la fibrosi cistica o mucoviscidosi. Dobbiamo ricordarci che questa è una malattia per la quale la sopravvivenza, quando ci si arriva, è intorno ai 30 anni e per la quale non era pensabile di trapiantare soltanto uno o due lobi polmonari. Adesso questo si può fare, e ciò porterà naturalmente a un'aspettativa di vita molto superiore. Quando parliamo di numero di trapianti tra viventi, il dire che aumenteranno di alcune decine è già parlare di una cifra grande. Certo, possiamo pensare a fare ancora di più, ma sono quelle poche decine che fanno la differenza, perché, comunque, compongono un tutt'uno con i trapianti da cadavere e con tutte le altre terapie che possono concorrere a migliorare la cura delle malattie.
Voglio aggiungere ancora un'ultima considerazione. Spesso, quando si parla di medicina, si mette in evidenza la diversità di situazioni che ci sono nell'ambito del territorio nazionale; spesso infatti ci sono situazioni a macchie di leopardo: il Nord ha delle prestazioni molto superiori, il Sud che, se togliamo alcuni centri di eccellenza, che pure ci sono, dimostra una grossa carenza. Questo vale per i trapianti, ma in generale come considerazione. Ripeto: ci sono dei centri di eccellenza, però mediamente il Sud ha un ritardo notevolissimo che va assolutamente colmato.
La nostra legge sui trapianti, tutto sommato, è buona. Con questo adeguamento, secondo me, faremo dell'altra strada, e tra l'altro - ci tengo a dirlo - il fatto di riconoscere in via legislativa i progressi della medicina e della chirurgia dei trapianti ci mette all'avanguardia in Europa, perché ci sono ancora molte Nazioni in Europa che non hanno una legislazione così avanzata. (Applausi dal Gruppo LNP e delle senatrici Rizzotti e Biondelli).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Biondelli. Ne ha facoltà.
BIONDELLI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il 22 maggio scorso, in sede di discussione generale sul disegno di legge in titolo, all'interno della 12a Commissione, auspicavamo una rapida conclusione dell'iter legislativo. L'odierna discussione in Aula, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, vede realizzato il nostro auspicio.
Perché era ed è necessaria la conclusione dell'iter legislativo, dopo l'approvazione da parte della Camera dei deputati dello scorso 8 maggio? Non si tratta solo di colmare un vuoto legislativo. Infatti, in Italia, già oggi, si possono realizzare trapianti da viventi; il problema è che occorre passare dalle autorizzazioni caso per caso a norme che abbiano una valenza generale, evitando quindi la richiesta di singole autorizzazioni.
Dico questo perché c'è un decreto del 2000 che attribuisce ad una commissione definita «terza» le autorizzazioni nei casi di trapianto fra viventi, senza peraltro indicare specificatamente il singolo organo. Il problema che abbiamo di fronte, quindi, non è trapianto da vivente sì o no, bensì consiste nel dare una risposta chiara ed efficiente a quei molti malati che avrebbero bisogno di un trapianto ma, dato che gli organi sono pochissimi e largamente insufficienti, alimentano lunghe liste di attesa e spesso interviene la morte prima che arrivi l'organo donato da un donatore deceduto o vivente.
Innanzitutto, occorre dire che si tratta di donazione fra viventi che non è sostitutiva della donazione da cadavere, ma è aggiuntiva ad essa: anche questo è un aspetto che bisogna tener presente per non alimentare aspettative che poi sarebbe difficile soddisfare.
Il primo obiettivo di questa legge deve essere quello di far nascere una nuova sensibilizzazione intorno al valore della donazione degli organi. Nel nostro Paese vige una disciplina importante. Siamo all'avanguardia in Europa per quanto riguarda l'organizzazione dei trapianti e del sistema dei trapianti all'interno del sistema sanitario. Negli ultimi due decenni l'attività di trapianto d'organi è diventata molto ampia in conseguenza dello sviluppo di competenze mediche di alto livello e soprattutto dello sviluppo di una rete organizzativa nazionale coordinata dal Centro nazionale trapianti dell'Istituto superiore di sanità.
In alcune Regioni italiane, purtroppo non in tutte, l'attività di donazione di organi da cadavere è stata affrontata in modo sistematico, sviluppando strategie organizzative specifiche affidate a professionisti a ciò dedicati. È infatti evidente come la disponibilità dei donatori sia l'elemento principale che determina la possibilità di eseguire i trapianti. In altre Regioni, invece, il processo organizzativo è maturato più lentamente e questo è un problema su cui riflettere, su cui ragionare e probabilmente su cui investire risorse e attenzioni.
In vent'anni il numero dei trapianti è quadruplicato. Tuttavia, emerge quale elemento di preoccupazione, il fatto che in questo periodo l'età media dei donatori è andata progressivamente aumentando, passando dai circa quarant'anni del 1992 ai sessantacinque anni del 2011. L'invecchiamento dei donatori infatti, se è ovviamente espressione anche di un dato positivo, comporta allo stesso tempo minori possibilità di trapianto per i pazienti giovani e per coloro che hanno necessità di organi che non possono essere donati in età avanzata. In questa situazione in cui la donazione da cadavere ha già dato molto, è indispensabile che il nostro Paese si adegui agli standard internazionali in termini di trapianto da donatore vivente, ed è quello che con questo provvedimento facciamo oggi.
Probabilmente si tratterà di attività numericamente meno rilevanti, perché gli organi in oggetto (il pancreas, il polmone e l'intestino) sono assai delicati e meno frequentemente trapiantabili. Si tratta comunque di un'attività necessaria, perché rivolta ai beneficio di persone, spesso giovani, e anche di bambini, che per ragioni mediche non possono attendere a lungo o che per ragioni biologiche sono svantaggiati nella ricerca di un donatore cadavere compatibile. Si tratta quindi di un'attività rivolta a tutelare le persone che, per la gravità della propria patologia, per età giovanile o per ragioni biologiche, sono oggi più svantaggiate di altre in un sistema basato solo sulla donazione da cadavere.
Il disegno di legge in esame, in questo senso, fa davvero realizzare dei passi in avanti molto importanti, sia perché ha un valore sociale e umano assai forte sia perché si basa sulla validità dei principi ispiratori dal punto di vista sia scientifico sia clinico. Esso rappresenta una promozione di cultura e conoscenza della donazione che tutti insieme dobbiamo fare. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (PdL). Signor Presidente, cercherò di essere sintetica chiedendo fin d'ora di poter allegare il testo scritto del mio intervento ai Resoconti della seduta odierna.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
RIZZOTTI (PdL). La storia di questo disegno di legge, breve ma estremamente importante per quanto riguarda la donazione di organi tra persone viventi, è portavoce di un grande valore sociale e umano. La rapidità con cui tale provvedimento è stato approvato alla Camera e esaminato in Senato esprime la volontà di approvarlo rapidamente, al di là di qualsiasi appartenenza e schieramento politico. Tale disegno di legge è stato approvato all'unanimità dalla Commissione sanità del Senato, segno di una grande collaborazione per quanto riguarda la salute dei cittadini.
Era il 1967 quando il Parlamento, con la legge n. 458 del 26 giugno, approvava la prima legge sul trapianto con donazione tra viventi (mi riferisco al trapianto di reni), ponendo quindi una deroga all'articolo 5 del codice civile e permettendo il trapianto a genitori, figli, fratelli e anche ad estranei non consanguinei nel caso ci fosse idoneità o disponibilità.
Bisogna aspettare poi quasi trent'anni per arrivare invece alla donazione da cadavere, che pose poi il famoso problema, al quale fu legata l'istituzione del comitato nazionale di bioetica, della diagnosi di morte e del prelievo degli organi. Trascorsi altri quindici anni torniamo a parlare di prelievo per un trapianto da donatore vivente a vivente. E tutto questo è stato reso possibile dai progressi della scienza.
Gli interventi che mi hanno preceduto sono stati ampiamente esaurienti sia nell'esaminare patologie come la fibrosi cistica, che con l'approvazione di questa legge permetterà una sopravvivenza maggiore e una qualità di vita nettamente migliore ai bambini che verranno sottoposti a trapianto, anche perché riceveranno organi più giovani rispetto alla donazione da cadavere. Infatti nonostante in Italia sia aumentata la disponibilità di organi - anche se è stata riferita la diversità di disponibilità nella donazione degli organi da Regione a Regione - si tratta sempre di organi invecchiati.
Siamo al terzo posto in Europa, dopo Spagna e Francia, come numero di donazioni. Con questa legge ci poniamo ora in una posizione di avanguardia. Non dimentichiamo che in Belgio non sono permessi trapianti di organi non rigenerabili.
In tutto questo appare comunque fondamentale il progresso operato dalla scienza, per cui ci auguriamo che nel momento in cui il disegno di legge in esame verrà approvato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale si possa procedere a garantire prospettive e qualità di vita nettamente superiori alle migliaia di persone in attesa di un trapianto d'organo. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 13 settembre 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 13 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,57).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Riforma della legislazione in materia portuale (143 -263-754-2403)
Risultante dall'unificazione dei disegni di legge:
Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale (143)
Riforma della legislazione in materia portuale (263)
Riforma della legislazione in materia portuale (754)
Riforma della legislazione in materia portuale (2403)
ARTICOLO 14 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 14.
Approvato nel testo emendato
(Modifica dell'articolo 18 della legge 28 gennaio 1994, n. 84)
1. L'articolo 18 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, è sostituito dal seguente:
«Art. 18. - (Concessione di aree e banchine). - 1. L'autorità portuale o, nei porti di categoria III, la regione o l'ente territoriale competente, compatibilmente con la necessità di riservare nell'ambito portuale spazi operativi per lo svolgimento delle operazioni portuali da parte di imprese non concessionarie, può concedere alle imprese di cui all'articolo 16, comma 3, l'occupazione e l'uso, anche esclusivo, di aree demaniali e banchine.
2. È altresì sottoposta a concessione da parte dell'autorità portuale o, nei porti di categoria III, della regione o dell'ente territoriale competente, la realizzazione e la gestione di opere attinenti ad attività marittime e portuali collocate a mare, nell'ambito degli specchi acquei esterni alle difese foranee, anch'essi da considerare a tal fine ambito portuale, purché interessati dal traffico portuale e dalla prestazione dei servizi portuali, anche per la realizzazione di impianti destinati ad operazioni di imbarco e sbarco rispondenti alle funzioni proprie dello scalo marittimo.
3. Ai fini della determinazione della durata delle concessioni, l'autorità portuale o, nei porti di categoria III, la regione o l'ente territoriale competente, tiene conto del programma di investimenti del concessionario volti a valorizzare la qualità dei servizi da rendere all'utenza ovvero ad assumere a proprio esclusivo carico la realizzazione di opere portuali.
4. L'atto di concessione contiene il termine, almeno biennale, per la verifica della sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi e delle altre condizioni che hanno determinato il rilascio del titolo, compresa la rispondenza dell'effettivo sviluppo e della qualità del servizio reso all'utenza alle previsioni dei piani di investimento di cui all'atto di concessione. Il medesimo atto di concessione contiene altresì le modalità di definizione e approvazione degli eventuali programmi d'investimento del concessionario nella realizzazione di opere portuali, le sanzioni e le altre specifiche cause di decadenza o revoca della concessione, diverse da quelle generali previste dalle pertinenti norme del codice della navigazione.
5. L'atto di concessione è adottato all'esito di selezione effettuata tramite procedura di evidenza pubblica, nel rispetto dei princìpi comunitari di trasparenza, imparzialità, proporzionalità, efficienza e parità di trattamento, previe idonee forme di pubblicità.
6. È facoltà dell'autorità portuale, tenuto conto delle previsioni del piano operativo triennale, derogare alle disposizioni di cui al comma 5, con riguardo a spazi interclusi entro aree concesse ad un unico soggetto o ad esse attigue, se a giudizio dell'autorità concedente le stesse aree intercluse o attigue non siano suscettibili, trattandosi di superfici limitate in relazione all'utilizzazione prevista, di essere assegnate a diversi soggetti al fine dello svolgimento di un'attività imprenditoriale autonoma e connotata da criteri di economicità. Tali aree, con le modalità e previa verifica delle condizioni predette, possono essere assegnate direttamente al soggetto concessionario delle aree ad esse attigue.
7. Le autorità portuali o, nei porti di categoria III, la regione o l'ente territoriale competente, riferiscono con cadenza biennale al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in merito allo stato delle concessioni in atto e in particolare al rispetto delle condizioni poste dall'atto di concessione. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sulla base delle relazioni ricevute, effettua il monitoraggio sull'utilizzazione delle aree portuali e può dettare indirizzi generali per la migliore fruizione delle aree demaniali e adottare provvedimenti diretti all'osservanza delle condizioni poste dagli atti concessori.
8. Le imprese che intendono partecipare alla procedura di cui al comma 5, oltre ai requisiti necessari per il rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 16, comma 3, documentano anche:
a) un programma di attività, assistito da idonee garanzie anche fideiussorie, volto all'incremento dei traffici e della produttività del porto e gli eventuali investimenti programmati;
b) un organico di lavoratori adeguato in relazione al programma di attività di cui alla lettera a);
c) un apparato tecnico e organizzativo adeguato, anche dal punto di vista della sicurezza, a soddisfare le esigenze di un ciclo produttivo e operativo a carattere continuativo e integrato, per conto proprio o di terzi. L'impresa richiedente, ove autorizzata, rimane comunque unica responsabile nei confronti dell'autorità portuale di interesse statale per il rispetto degli obblighi e degli impegni derivanti dall'autorizzazione e dalla concessione, anche relativamente alle attività appaltate.
9. L'atto di concessione indica altresì le modalità di calcolo, di rivalutazione e di versamento del relativo canone, il cui importo è parametrato in ragione della prevedibile redditività, per il concessionario, dell'area o della banchina interessata e in nessun caso può essere inferiore a quello derivante dall'applicazione della normativa nazionale in materia di concessioni di beni del demanio marittimo. Nel caso in cui sia ad esclusivo carico del concessionario la realizzazione di opere portuali, anche di grande infrastrutturazione, ovvero di strutture di difficile rimozione, l'importo del canone, ad esclusione dei casi in cui esso sia determinato nel predetto limite minimo, limitatamente alla zona interessata dalle opere, è ridotto secondo i criteri contenuti in apposito regolamento adottato dal comitato portuale. Comunque, in nessun caso l'importo del canone può, per effetto delle riduzioni, essere determinato in misura inferiore al limite minimo.
10. Se l'autorità portuale concede, ai sensi del presente articolo, aree e banchine sulle quali la stessa autorità o un precedente concessionario abbiano finanziato opere atte a valorizzare il bene demaniale, ivi compresi eventuali mezzi di movimentazione della merce, il canone non può essere soggetto alle riduzioni di cui al comma 9 ed è invece aumentato secondo criteri contenuti nell'apposito regolamento, adottato dal comitato portuale, di cui al medesimo comma 9.
11. L'impresa concessionaria esercita direttamente l'attività oggetto della concessione. All'atto del rilascio della concessione il soggetto concessionario deve indicare la struttura di controllo soggettiva. In caso di modifica delle partecipazioni nell'ambito di tale struttura, il concessionario ha l'obbligo di preventiva informazione nei confronti dell'autorità portuale, la quale può indicare eventuali ragioni che essa ravvisi discendere sul rapporto concessionario ai fini del suo mantenimento o della sua revoca. L'autorità portuale può autorizzare l'affidamento a terzi in subconcessione di una parte limitata delle aree al fine dello svolgimento di attività secondarie, nell'ambito della stessa concessione, non coincidenti con quelle ricomprese nel ciclo delle operazioni portuali o con i servizi portuali di cui all'articolo 16, comma 1. Su motivata richiesta dell'impresa concessionaria, l'autorità concedente può comunque autorizzare l'affidamento ad altre imprese portuali, autorizzate ai sensi dell'articolo 16, dell'esercizio di alcune attività non preponderanti comprese nel ciclo operativo ovvero lo svolgimento dei servizi portuali di cui al comma 1 del medesimo articolo 16. L'impresa autorizzata, ai sensi dell'articolo 16, a cui è affidato, previa autorizzazione dell'autorità concedente, l'esercizio di alcune attività non preponderanti comprese nel ciclo operativo, esercita pienamente il potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati e deve disporre delle professionalità e delle attrezzature specifiche corrispondenti alle esigenze tecniche e operative dell'attività che svolge.
12. L'autorità portuale, nell'ambito dei poteri di concessione, garantisce il rispetto dei principi della concorrenza, in modo da escludere qualsiasi comportamento pregiudiziale per l'utenza. L'impresa concessionaria in un porto non può essere al tempo stesso concessionaria di altra area demaniale dello stesso porto, a meno che l'attività per la quale richiede una nuova concessione sia differente da quella di cui ha la concessione già assentita. È facoltà dell'autorità concedente, previa deliberazione del comitato portuale, tenuto conto delle previsioni del piano regolatore portuale e sulla base delle evoluzioni attese e dei traffici, derogare a quanto previsto al secondo periodo del presente comma, ferma restando la necessità di garantire nei porti il rispetto della concorrenza e la pluralità delle imprese operanti per le diverse tipologie di traffico.
13. Le autorità portuali, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, adottano un regolamento che, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, determini criteri e condizioni per il rilascio delle concessioni e per la determinazione dei relativi canoni.
14. Le concessioni assentite in data anteriore alla data di entrata in vigore della presente disposizione restano efficaci nella loro attuale configurazione fino alla loro scadenza».
EMENDAMENTI
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», al comma 1, dopo le parole: «imprese non concessionarie», inserire le seguenti:«in conformità con quanto previsto dal piano regolatore».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», al comma 1, sopprimere le parole: «, anche esclusivo,».
IL RELATORE
Ritirato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 3, dopo le parole: «durata delle concessioni» inserire le seguenti: «e del rinnovo delle stesse».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 3, dopo le parole: «opere portuali» aggiungere, infine, il seguente periodo:«La durata delle concessioni non può essere superiore ad anni 10 qualora il concessionario non realizzi investimenti volti alla valorizzazione della qualità dei servizi, ad anni 15 qualora il concessionario realizzi investimenti in beni mobili, ad anni 30 qualora il concessionario realizzi investimenti in beni immobili.».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», dopo il comma 4, inserire i seguenti:
«4-bis. Quando siano trascorsi i due terzi della durata della concessione, il concessionario che dia corso a investimenti in opere infrastrutturali e in opere o impianti di non facile rimozione ulteriori rispetto al programma di cui al comma 3 e oggetto di valutazione nella procedura di evidenza pubblica di cui al comma 5 può richiedere che la durata della concessione sia prorogata, da parte dell'autorità portuale, previa delibera del comitato portuale, acquisito il parere favorevole del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per un periodo proporzionale al rapporto fra gli ulteriori investimenti e quelli indicati nel programma di cui al comma 3 e oggetto di valutazione nella procedura di evidenza pubblica di cui al comma 5, purché non superiore a un terzo della durata inizialmente stabilita per la concessione.
4-ter. A fronte di un programma di investimenti ulteriori il concessionario può richiedere, quando siano decorsi i due terzi della durata della concessione, che la procedura di evidenza pubblica per la riassegnazione dell'area sia anticipata rispetto alla scadenza naturale. Se la richiesta è accolta, la procedura deve essere avviata entro sei mesi dalla richiesta».
Assorbito
Al comma 1, capoverso «Art. 18», dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. A fronte di un programma di investimenti ulteriori il concessionario può richiedere, quando siano decorsi i due terzi della durata della concessione, che la procedura di evidenza pubblica per la riassegnazione dell'area sia anticipata rispetto alla scadenza naturale. Se la richiesta è accolta, la procedura deve essere avviata entro sei mesi dalla richiesta.».
Assorbito
Al comma 1, capoverso «Art. 18», dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. Quando siano trascorsi i due terzi della durata della concessione, il concessionario che dia corso a investimenti ulteriori rispetto al programma di cui al comma 3 e oggetto di valutazione nella procedura di evidenza pubblica di cui al comma 5 può richiedere che la durata della concessione sia prorogata per un periodo proporzionale al rapporto fra gli ulteriori investimenti e quelli indicati nel programma di cui al comma 3 e oggetto di valutazione nella procedura di evidenza pubblica di cui al comma 5, purché non superiore a un terzo della durata inizialmente stabilita per la concessione.».
Improcedibile
Al comma 1, capoverso «Art. 18», dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. Qualora alla scadenza della durata della concessione risultino non integralmente ammortizzati eventuali investimenti realizzati dal concessionario oltre a quelli previsti dal programma di cui al comma 3 e oggetto di valutazione nella procedura di evidenza pubblica di cui al comma 5, l'aggiudicatario della nuova procedura di evidenza pubblica, se diverso dal precedente, è tenuto ad indennizzare il precedente concessionario dell'intero valore ancora da ammortizzare. Qualora l'area non sia nuovamente assegnata in concessione entro sei mesi dalla scadenza della precedente concessione, l'autorità portuale è tenuta a indennizzare in proprio il concessionario precedente».
Improcedibile
Al comma 1, capoverso «Art. 18», dopo il comma 5 inserire il seguente:
«5-bis. Qualora le aree demaniali e le banchine siano state utilizzate da un'impresa concessionaria il cui titolo sia venuto meno per decorrenza del termine della concessione, la procedura di evidenza pubblica dovrà prevedere una compensazione economica a favore della predetta impresa concessionaria, basata sul valore effettivo dei beni ed impianti realizzati dalla stessa che permangono nell'area oggetto di concessione. Dovrà altresì essere previsto un indennizzo commisurato all'avviamento trasferito all'impresa subentrante nella concessione qualora la precedente impresa concessionaria partecipi alla procedura di evidenza pubblica per l'aggiudicazione delle aree demaniali di cui tratta si. I criteri per il calcolo della compensazione economica e dell'indennizzo sopra indicati, sono prestabiliti con apposito decreto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», sostituire il comma 6 con il seguente:
«6. È facoltà dell'autorità portuale, previa deliberazione motivata dal comitato portuale, tenuto altresì conto delle previsioni del piano regolatore portuale e del piano operativo triennale, derogare alle disposizioni del comma 5 del presente articolo, con riguardo a spazi interclusi entro aree concesse ad un unico soggetto o ad esse attigue, se a giudizio dell'autorità concedente le stesse aree intercluse o attigue non siano suscettibili, trattandosi di superfici limitate in relazione alla utilizzazione prevista, di autonomo sfruttamento funzionale ovvero, nel caso in cui il piano regolatore portuale ne preveda la unitarietà di utilizzazione, di essere assegnate a diversi soggetti al fine dello svolgimento di una attività imprenditoriale autonoma e connotata da criteri di economicità. Tali aree, con le modalità e previa verifica delle condizioni predette, possono essere assegnate direttamente al soggetto concessionario delle aree ad esse attigue, previo parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti riguardante la sussistenza dei requisiti di cui al presente comma».
Precluso
Al comma 1, capoverso «Art. 18», apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 6 dopo le parole: «piano operativo triennale» inserire le seguenti: «e del piano regolatore portuale, previa deliberazione motivata del Comitato Portuale» e dopo le parole: «le stesse aree intercluse» sopprimere le seguenti: «o attigue»;
b) al comma 7 sopprimere le parole: «e adottare provvedimenti diretti all'osservanza delle condizioni poste dagli atti concessori».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 7, sostituire la parola: «dettare» con la seguente: «emanare» e sopprimere le seguenti parole: «e adottare provvedimenti diretti all'osservanza delle condizioni poste dagli atti concessori».
Respinto
Al comma 1, capoverso «Art. 18», al comma 8 sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) un organico di lavoratori, ovvero un piano di assunzioni, adeguato in relazione al programma di attività di cui alla lettera a)».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 8, lettera c), dopo le parole: «di interesse statale,» inserire le seguenti: «o, ove non istituita, dell'Autorità competente,».
Ritirato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 11, al quinto periodo, sostituire le parole da: «l'autorità concedente» sino alla fine del comma con le seguenti: «in base a ragioni quali la mancanza di risorse tecnicoorganizzative adeguate, che non siano comunque risolvibili mediante l'utilizzo delle società autorizzate ai sensi dell'articolo 17, l'autorità concedente può autorizzare l'affidamento ad altre imprese portuali, già autorizzate ai sensi dell'articolo 16 per lo svolgimento di operazioni portuali, purché ciò avvenga mediante contratto di appalto ai sensi di quanto previsto dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 276 del 2003. Tale appalto dovrà riguardare un segmento chiaramente identificabile e rilevante del ciclo e non, in alcun caso, il ciclo completo delle operazioni portuali di cui al comma 2, articolo 29 del decreto-legge n. 132 del 2000 e il soggetto appaltatore dovrà dedicare all'appalto personale non fungibile, modificando conseguentemente l'organico indicato e il programma operativo previsto ai sensi del comma 4, dell'articolo 16».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 1, capoverso «Art. 18», nel comma 11, al quinto periodo, dopo le parole: «nel ciclo operativo» inserire le seguenti: «non coincidente con le operazioni di sbarco o imbarco».
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 14 E ORDINE DEL GIORNO
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 14-bis
1. All'articolo 18-bis della legge 28 gennaio 1994, n. 84, il comma 1 è sostituito dai seguenti:
"1. Al fine di agevolare la realizzazione delle opere previste nei rispettivi piani regolatori portuali e nei piani operativi triennali e per il potenziamento della rete infrastrutturale e dei servizi nei porti e nei collegamenti stradali e ferroviari dei porti, è attribuito, per l'anno 2011, a ciascuna autorità portuale l'incremento delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise relative alle operazioni nei porti e interporti rientranti nella competente circoscrizione territoriale, rispetto all'ammontare dei medesimi tributi risultante dal consuntivo dell'anno precedente, a condizione che il gettito complessivo derivante dai predetti tributi sia stato almeno pari a quanto previsto nella Relazione previsionale e programmatica dell'anno di riferimento.
1-bis. Per le medesime finalità di cui al comma 1, è istituito, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a decorrere dal 2012, un fondo per il finanziamento degli interventi di adeguamento dei porti alimentato su base annua in misura pari al cinque per cento delle riscossioni dell'imposta sul valore aggiunto e delle accise relative alle operazioni nei porti e negli interporti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali"».
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 14-bis
(Modifica all'articolo 18-bis della legge 28 gennaio 1994, n. 84)
1. Al comma 1, dell'articolo 18-bis della legge 28 gennaio 1994, n. 84, le parole da: "è istituito" fino a: "su base annua, in misura pari all'1 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "è riconosciuta alle Autorità portuali l'1 per cento"».
Improcedibile
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 14-bis
1. Al comma 1 dell'articolo 18-bis della legge 28 gennaio 1994, n. 84, le parole: "nel limite di 70 milioni di euro annui" sono soppresse.
2. Ai maggiori oneri di cui al comma 1, pari a 70 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012, si provvede a valere sui maggiori risparmi di spesa di cui al comma 3.
3. Le amministrazioni centrali dello Stato assicurano una ulteriore riduzione proporzionale della spesa per acquisto di beni e servizi di cui all'articolo 1, comma 21, allegato 1, del decreto legge 6 luglio 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, per un ammontare non inferiore a 70 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012.».
IL RELATORE
Improcedibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 15-bis.
(Modifica dell'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n. 84)
1. Al comma 2 dell'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: "Nei confronti di titolari delle pensioni liquidate a carico del Fondo di Previdenza per il personale del Consorzio Autonomo del Porto di Genova e dell'Ente Autonomo del Porto di Trieste, sono confermati tutti i trattamenti liquidati, con le modalità a suo tempo adottate dagli enti medesimi, ivi compresi quelli con utilizzo del riscatto di periodi lavorativi prestati alle dipendenze di datori di lavoro privati e con il calcolo della contingenza nella misura riconosciuta dalle autorità portuali".».
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 14-bis.
(Modifica dell'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n. 84)
1. All'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n, 84, il comma 5 è abrogato».
Ritirato e trasformato nell'odg G14.0.204
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 14-bis.
(Modifica all'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n. 84)
1. Il comma 5 dell'articolo 23 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 è sostituito dal seguente:
«5. Le società costituite dalle Autorità Portuali per la fornitura a titolo oneroso di servizi di interesse generale, ovvero le partecipazioni detenute dalle Autorità medesime in tali società, devono essere cedute, con procedure ad evidenza pubblica, o liquidate entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente comma.».
Non posto in votazione (*)
Il Senato della Repubblica, in sede di esame del disegno di legge Atto Senato n. 143-263-754-2403,
impegna il Governo a predisporre le adeguate soluzioni normative affinché, nell'ottica del favor per la libera concorrenza, si disponga che le società costituite dalle autorità portuali siano cedute con procedura di evidenza pubblica o liquidate entro 24 mesi dall'entrata in vigore della presente disciplina di riforma della portualità.
________________
(*) Accolto dal Governo
Improcedibile
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 14-bis.
1. In considerazione della natura di enti pubblici ad ordinamento speciale e della loro autonomia finanziaria e di bilancio, le Autorità portuali, istituite ai sensi dell'articolo 6 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, non sono ricomprese nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione. Fermo restando l'obbligo del pareggio, o dell'avanzo, del conto economico delle Autorità portuali, alle stesse non si applicano le disposizioni di cui alla legge 20 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, nonché ogni altra disposizione, anche di finanza pubblica, riferita alle amministrazioni dello Stato ed agli enti pubblici, se non per quanto diversamente ed espressamente previsto.».
ARTICOLO 15 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 15.
Approvato
(Disciplina fiscale delle entrate delle autorità portuali di interesse statale)
1. Le entrate riscosse dalle autorità portuali ai sensi dell'articolo 13 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni, ad eccezione di quelle indicate dal comma 1, lettera e), del medesimo articolo, non concorrono alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi.
2. Gli atti impositivi o sanzionatori fondati sull'applicazione dell'imposta sui redditi alle entrate delle autorità portuali, di cui al comma 1, perdono efficacia e i relativi procedimenti tributari si estinguono.
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 15
IL RELATORE
Ritirato
Dopo l'articolo 15, inserire il seguente:
«Art. 15-bis.
(Ammodernamento dei sistemi portuali)
1. Per favorire la definizione di accordi di programma per interventi volti all'ammodernamento dei sistemi portuali attraverso percorsi formativi e professionali indirizzati al personale delle imprese che forniscono lavoro temporaneo ai sensi dell'articolo 17, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 e successive modificazioni è introdotto, nel limite di 22 milioni di euro, un credito d'imposta concesso nella misura del 50 per cento dei costi salariali sostenuti nei ventiquattro mesi successivi all'avvio dei corsi formativi e professionali.
2. Le risorse necessarie all'attuazione del comma 1 sono individuate, previo consenso della Commissione Europea, nell'utilizzo congiunto delle risorse nazionali e comunitarie del Fondo Sociale Europeo e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale destinate al finanziamento dei programmi operativi, regionali e nazionali nei limiti stabiliti nel comma 1-bis. Le citate risorse nazionali e comunitarie per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014 sono versate all'entrata del bilancio dello Stato e successivamente riassegnate per le suddette finalità di spesa, ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. A tal fine, le Amministrazioni titolari dei relativi programmi comunicano al Fondo di rotazione ex legge n. 183/1987 gli importi, comunitari e nazionali, riconosciuti a titolo di credito di imposta dalla UE, da versare all'entrata del bilancio dello Stato. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al presente articolo. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, provvede alla riduzione, della dotazione del fondo per le aree sottoutilizzate in modo da garantire la compensazione degli effetti dello scostamento finanziario riscontrato, su tutti i saldi di finanza pubblica. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al precedente periodo.
3. Le risorse di cui al comma 1, sono assegnate nel rispetto delle disposizioni di cui al Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, in tema di aiuti compatibili con il mercato comune, in applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE, ai sensi dell'articolo 40 del predetto Regolamento.».
ARTICOLO 16 NEL TESTO UNIFICATO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 16.
Approvato nel testo emendato
(Fondo per il finanziamento delle connessioni intermodali)
1. È istituito, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, un Fondo per il finanziamento degli interventi inerenti le connessioni ferroviarie e stradali con i porti ricompresi nella circoscrizione delle autorità portuali.
2. Il Fondo è alimentato da un accantonamento nella misura del 5 per cento dell'ammontare complessivo degli investimenti previsti nei contratti di programma sottoscritti dall'ANAS S.p.A. e da Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.
3. Le modalità per l'utilizzo del Fondo di cui al comma 1 sono determinate con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
EMENDAMENTI
IL RELATORE
Approvato
Sostituire il comma 2 con il seguente: «Il fondo è alimentato da un accantonamento nella misura del 5 per cento delle risorse statali che, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, sono destinate a investimenti di ANAS S.p.A. e di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. da finalizzare nell'ambito dei rispettivi contratti di programma».
IL RELATORE
Approvato
Al comma 3, dopo le parole: «decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti» aggiungere, in fine, le seguenti: «previa acquisizione del parere da parte delle competenti commissioni parlamentari».
Id. em. 16.201
Al comma 3, dopo le parole: «decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti», aggiungere, infine, le seguenti: «, previa acquisizione del parere da parte delle competenti commissioni parlamentari».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 16
IL RELATORE
V. testo 2
Dopo l'articolo 16, aggiungere il seguente:
«Art. 16-bis.
(Modifica dell'articolo 1161 del codice della navigazione)
1. Il comma 2 dell'articolo 1161 del codice della navigazione è sostituito dal seguente:
«L'occupazione senza titolo delle aree portuali e marittime è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 10.000».
IL RELATORE
Approvato
Dopo l'articolo 16, aggiungere il seguente:
«Art. 16-bis.
(Modifica dell'articolo 1161 del codice della navigazione)
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 1161 del codice della navigazione è aggiunto il seguente:
«L'occupazione senza titolo delle aree gestite dalle autorità portuali è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 10.000».
PROPOSTA DI COORDINAMENTO
Il Relatore
Approvata
All'articolo 2, al comma 1, capoverso «Articolo 4», come modificato dall'emendamento 2.205, espungere le parole: «in materia di rilascio di concessioni in ambito portuale».
All'articolo 7, comma 1, capoverso «Articolo 8», al comma 2-bis, introdotto dall'emendamento 7.201 (testo 2), al secondo periodo, espungere la parola: «Inoltre», nonché le parole: «di cui al periodo precedente».
DISEGNO DI LEGGE
Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici (2892)
ARTICOLO 1 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (*)
Art. 1.
1. Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 dell'articolo 28 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall'articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo»;
b) all'articolo 91 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«2-bis. Fatta salva l'idoneità tecnico-professionale in relazione al piano operativo di sicurezza redatto dal datore di lavoro dell'impresa esecutrice, la valutazione del rischio dovuto alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo nei cantieri è eseguita dal coordinatore per la progettazione. Quando il coordinatore per la progettazione intenda procedere alla bonifica preventiva del sito nel quale è collocato il cantiere, il committente provvede a incaricare un'impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 104, comma 4-bis. L'attività di bonifica preventiva e sistematica è svolta sulla base di un parere vincolante dell'autorità militare competente per territorio in merito alle specifiche regole tecniche da osservare in considerazione della collocazione geografica e della tipologia dei terreni interessati, nonché mediante misure di sorveglianza dei competenti organismi del Ministero della difesa, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero della salute»;
c) al comma 1 dell'articolo 100, dopo le parole: «di cui all'allegato XI,» sono inserite le seguenti: «con specifico riferimento ai rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri interessati da attività di scavo,»;
d) all'articolo 104 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«4-bis. È considerata impresa specializzata, ai sensi del comma 2-bis dell'articolo 91, l'impresa in possesso di adeguata capacità tecnico-economica, che impiega idonee attrezzature e personale dotato di brevetti per l'espletamento delle attività relative alla bonifica sistematica e che risulta iscritta in un apposito albo istituito presso il Ministero della difesa. L'idoneità dell'impresa è verificata all'atto dell'iscrizione nell'albo e, successivamente, a scadenze biennali»;
e) all'allegato XI, dopo il punto 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Lavori che espongono i lavoratori al rischio di esplosione derivante dall'innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo»;
f) all'allegato XV, punto 2.2.3, dopo la lettera b) è inserita la seguente:
«b-bis) al rischio di esplosione derivante dall'innesco accidentale di un ordigno bellico inesploso rinvenuto durante le attività di scavo».
2. L'albo di cui al comma 4-bis dell'articolo 104 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, introdotto dal comma 1, lettera d), del presente articolo, è istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti il Ministro dell'interno, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Con lo stesso decreto, sulla base di una proposta formulata da una commissione di cinque esperti designati dai medesimi Ministri della difesa, del lavoro e delle politiche sociali, dell'interno, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sono definiti i criteri per l'accertamento dell'idoneità delle imprese ai fini dell'iscrizione al medesimo albo, nonché per le successive verifiche biennali. Ai componenti della commissione di esperti di cui al periodo precedente non è corrisposto alcun emolumento, indennità o rimborso di spese.
3. Le modificazioni al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, introdotte dal comma 1 del presente articolo, acquistano efficacia decorsi sei mesi dalla data della pubblicazione del decreto del Ministro della difesa, di cui al comma 2 del presente articolo. Fino a tale data continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 7, commi primo, secondo e quarto, del decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320, che riacquistano efficacia, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel testo vigente il giorno antecedente la data di entrata in vigore del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e sono autorizzate a proseguire l'attività le imprese già operanti ai sensi delle medesime disposizioni.
________________
(*) Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1.
EMENDAMENTI
Respinto
Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall'articolo 89, comma 1, lettera a) interessati da attività di scavo», con le seguenti:«rinvenimento, a seguito di attività di bonifica preventiva od occasionale, di ordigni bellici inesplosi, nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall'articolo 89, comma 1, lettera a) del presente decreto».
Respinto
Al comma 1, sostituire la lettera b) con la seguente:
«b) all'articolo 91 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
"2-bis. Fatta salva l'idoneità tecnico-professionale in relazione al piano operativo di sicurezza redatto dal datore di lavoro dell'impresa esecutrice, la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività svolte nei cantieri è eseguita:
a) dal coordinatore per la progettazione sulla base del parere vincolante espresso dall'autorità militare competente per territorio, quando il committente è una persona fisica o un soggetto giuridico di diritto privato;
b) dall'autorità militare competente per territorio, quando il committente è una pubblica amministrazione o è un soggetto giuridico di diritto privato che svolge un servizio di pubblica utilità.
2-ter. Quando il coordinatore per la progettazione deve procedere:
a) ai sensi della lettera a) del comma 2-bis, alla bonifica sistematica, a scopo preventivo, del sito nel quale è collocato il cantiere, il committente provvede a incaricare un'impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 104, comma 4-bis. Se il cantiere consegue a un ordine dell'autorità prefettizia o dell'autorità locale di pubblica sicurezza, ovvero di un'altra autorità che ne ha disposto l'avvio per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, il committente può richiedere l'intervento di personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio;
b) ai sensi della lettera a) del comma 2-bis, alla bonifica occasionale, per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità, a seguito del ritrovamento di ordigni esplosivi rinvenuti in superficie o parzialmente interrati, provvede con personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio;
c) ai sensi della lettera b) del comma 2-bis, alla bonifica sistematica a scopo preventivo, ovvero occasionale, del sito nel quale è collocato il cantiere per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità, a seguito del ritrovamento di ordigni esplosivi rinvenuti in superficie o parzialmente interrati, provvede esclusivamente con personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio.
2-quater. I costi delle operazioni di bonifica di cui al comma 2-ter, comunque svolte dal personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio, sono posti a carico del committente",».
Respinto
Al comma 1, lettera c), sostituire le parole: «interessati da attività di scavo,» con le seguenti: «temporanei o mobili, come definiti dall'articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto».
Improcedibile
Al comma 1, lettera d), capoverso «4-bis»; sostituire le parole da: «di brevetti per l'espletamento delle attività relative» fino a: «a scadenze biennali» con le seguenti: «dei brevetti di specializzazione di artificiere explosive ordinance disposal (EOD) di 1º livello, di artificiere - EOD di 2º livello o di artificiere - improvised explosive device disposal (EOD) o di brevetti equivalenti, rilasciati dal Ministero della difesa, per l'espletamento delle attività relative alla bonifica sistematica a scopo preventivo, e che risulta iscritta in un apposito registro istituito presso il Ministero della difesa. Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è istituito il registro di cui al presente comma e sono definiti i criteri per la verifica dell'idoneità delle imprese ai fini dell'iscrizione nel medesimo registro, nonché per la valutazione di tale idoneità che deve essere effettuata a scadenze biennali. Per definire i criteri e le modalità di cui al periodo precedente è istituita una commissione interministeriale composta da dieci membri, di cui almeno cinque sono scelti tra il personale militare delle Forze armate in possesso di adeguati titoli ed esperienza in materia di operazioni di disinnesco o di neutralizzazione e successivo brillamento di ordigni esplosivi residuati bellici, nonché di comprovata esperienza nel settore specifico delle bonifiche preventive e occasionali».
Respinto
Al comma 1, lettera e) capoverso «1-bis», sostituire le parole: «di scavo» con la seguente: «lavorative».
Respinto
Al comma 1, lettera f) capoverso «b-bis», sostituire le parole: «di scavo» con la seguente: «lavorative»
Allegato B
Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Milana sul disegno di legge n. 143-263-754-2403
Nel quadro delle misure da adottare per affrontare la crisi economica italiana, la riforma dell'ordinamento portuale segna un punto interessante poiché pone le basi per una sfida che il nostro Paese deve affrontare da subito, ed in maniera competitiva: diventare l'area di riferimento nel Mediterraneo per quanto riguarda i traffici commerciali.
Negli ultimi anni, infatti, i porti del Nord Europa, ma anche quelli spagnoli, sono cresciuti molto più di quanto abbiano fatto quelli italiani grazie a politiche particolarmente appetibili sul piano dei costi e dei servizi offerti.
Il nostro Paese, pur localizzato nel cuore del bacino mediterraneo, ha annaspato, forse anche perché una vera «politica delle autostrade del mare» non è mai stata pensata. Occorre cambiare rotta e per farlo occorre superare l'attuale condizione di debole attrazione da parte dei nostri porti. Le cause sono purtroppo note: costi di attracco elevati, carenza di intermodalità nelle aree portuali, autonomia finanziaria delle autorità da rimodulare, zavorra, in talune di esse, della criminalità organizzata.
Il recupero di competitività dei porti italiani passa per l'azzeramento di tali criticità. Lo affidiamo al provvedimento al nostro esame nella consapevolezza che i porti siano infrastrutture strategiche per la produzione della ricchezza nazionale, ma vogliamo anche ricordare, come già fatto dal relatore Grillo, che tutto il sistema ha bisogno di una seria riforma.
Voglio qui ricordare che è all'ordine del giorno della ottava Commissione il disegno di legge sugli interporti già esaminato e approvato all'unanimità dalla Camera dei deputati. Il sollecito esame di questo ulteriore provvedimento è indispensabile perché dopo la riforma dei porti l'intero sistema porti, retroporti e interporti sia in grado di garantire una funzionalità piena.
I punti fondamentali della riforma vanno nella direzione giusta, cioè quella di offrire risposte efficaci ai nuovi bisogni della realtà portuale italiana: sburocratizzazione, maggiori poteri alle autorità portuali, semplificazione dei piani regolatori e delle normative sui dragaggi.
Se in termini economici lo scopo della riforma è aumentare la ricchezza prodotta dai nostri porti, non possiamo non considerare come siano opportune stabili sinergie tra il governo dei porti ed il governo degli enti locali interessati, a partire dalla città ove essi insistono. Tali rapporti, talvolta compressi al minimo per logiche di ordine politico, devono condurre, mediante la programmazione di investimenti comuni, all'assunzione di impegni convergenti nella direzione di attrarre traffici commerciali e turistici, quindi ricchezza per l'area.
La riforma deve costituire, altresì, un punto di partenza per una riflessione più ampia sul tema dell'autonomia finanziaria delle autorità portuali, le quali devono poter pienamente contare su quote significative degli introiti derivanti dai traffici generati per finanziare le loro attività e, soprattutto, per ridurre i costi di attracco, generando di conseguenza un effetto virtuoso di crescita dei traffici stessi.
Per le ragioni qui espresse annuncio il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI) al disegno di legge al nostro esame.
Testo integrale dell'intervento della senatrice Carlino nella discussione generale del disegno di legge n. 2892
Signor Presidente, colleghi, già nel corso del dibattito alla Camera il nostro partito ha avuto occasione di esprimere alcune perplessità sul testo in esame. Cercherò qui brevemente di illustrare tali perplessità e le nostre proposte di modifica.
Mentre si parla molto di riduzione degli oneri amministrativi, stiamo discutendo di un disegno di legge che invece aumenta tali adempimenti burocratici: invece di delegificare e semplificare, stiamo approvando una legge che aggiunge obblighi che pesano ancora di più sulle imprese, con oneri del tutto impropri.
L'articolo unico di cui si compone il disegno di legge interviene sugli articoli 28, 91, 100, 104, nonché sugli allegati XI e XV, del decreto legislativo n. 81 del 2008.
La modifica dell'articolo 28, comma 1 (lettera a)), stabilisce che le aziende debbano tener conto, nell'ambito della valutazione dei rischi, anche di quelli derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, interessati da attività di scavo.
Si deve tenere presente che l'attuale formulazione dell'articolo 28, comma 1, del decreto n. 81 del 2008, nel disciplinare la valutazione dei rischi, prevede già che nell'ambito della redazione del documento di valutazione degli stessi vengano predisposte le indicazioni operative cui le aziende devono attenersi con riferimento a tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Come rilevato anche nel corso del dibattito alla Camera, si potrebbe creare un paradosso: da un lato la legge (il decreto n. 81 del 2008) stabilisce già l'obbligo di considerare tutti i rischi, e dunque per forza di cose anche il rischio di rinvenimento di ordigni bellici, dall'altro si indica all'imprenditore la necessità di verificare solamente alcuni rischi specifici.
Il pericolo è che si autorizzi, di fatto, l'imprenditore che opera in un campo assai pericoloso come quello della bonifica a valutare solo il rischio specifico e non tutti i rischi.
Si continuano insomma ad aggiungere meccanismi di controllo preventivo che non servono a nulla, perché il controllo preventivo non è mai servito a nulla in un Paese come il nostro. Servono controlli durante le attività e sanzioni certe per chi sbaglia.
Il Testo unico stabilisce già che chi deve fare l'attività di valutazione dei rischi, deve compiere un processo che ha una serie di fasi ben precise: l'imprenditore faccia la valutazione del rischio e alla fine ne porti la piena responsabilità.
Il nostro emendamento in tema propone di stabilire che la specifica valutazione del rischi connessi al rinvenimento di ordigni bellici inesplosi è effettuata quando a, seguito di attività di bonifica preventiva od occasionale, sia stata rilevata la presenza di tali ordigni. Inoltre si introduce una definizione più generale volta a ricomprendere in tale previsioni tutti i cantieri e tutte le attività, eliminando il riferimento alle sole attività di scavo.
Abbiamo poi sempre sottolineato come la creazione di nuovi albi riduca la concorrenza. Ma anche a tal proposito, invece di andare verso la cessazione degli albi professionali e quant'altro, continuiamo a crearne di nuovi anche con questo provvedimento.
Il disegno di legge in esame introduce all'articolo 104 del decreto n. 81 del 2008, recante le modalità attuative di particolari obblighi connessi all'attività dei cantieri temporanei o mobili, un ulteriore comma 4-bis (lett. d)) nel quale vengono definiti i requisiti che devono possedere le imprese specializzate autorizzate ad eseguire le attività di bonifica degli ordigni. Tali imprese devono essere, in particolare, in possesso di un'adeguata capacità tecnico-economica, impiegare idonee attrezzature e personale dotato di brevetti per l'espletamento delle attività relative alla bonifica sistematica e risultare iscritte a un apposito albo istituito presso il Ministero della difesa, con apposito decreto interministeriale da emanare entro sei mesi.
Faccio notare che ciò è stato sottolineato anche dalla sottocommissione pareri della Commissione difesa (che ha espresso su questo disegno di legge il suo parere contrario) la quale scrive, tra l'altro, che "istituire un albo a 68 anni dalla fine della guerra appare in controtendenza con gli orientamenti volti a liberalizzare ordini ed associazioni professionali".
La nostra proposta emendativa modifica il nuovo comma 4-bis dell'articolo 104 del decreto legislativo n. 81 del 2008 stabilendo che il personale delle imprese specializzate deve possedere non genericamente "brevetti per l'espletamento delle attività relative alla bonifica" ma specificamente brevetti di artificiere explosive ordinance disposal (EOD) di primo livello, di artificiere EOD di secondo livello o di artificiere improvised explosive device disposal (IEDD), brevetti equivalenti, rilasciati dal Ministero della Difesa. Le imprese specializzate devono essere iscritte in un registro (e dunque non in un "albo") istituito presso il Ministero della difesa. Inoltre, per definire i criteri e le modalità in base ai quali le imprese sono iscritte nel registro, viene istituita una commissione interministeriale di dieci membri, di cui almeno cinque appartenenti al personale militare delle Forze armate in possesso di adeguati titoli ed esperienza in materia di bonifica di ordigni esplosivi residuati bellici, nonché di comprovata esperienza nel settore.
Si deve tenere conto infine che sul tema della bonifica da ordigni bellici esistono già normative del Ministero della difesa. Le forze militari sono a tutt'oggi le uniche ad avere una reale specializzazione in questo campo che andrebbe valorizzata e per la quale andrebbero riconosciute anche le giuste indennità economiche. Tutto questo praticamente non c'è qui se non in minima parte.
La lettera b) dell'articolo unico del disegno di legge in esame aggiunge all'articolo 91 del decreto legislativo n. 81 del 2008 un comma 2-bis con il quale si stabilisce che, fatta salva l'idoneità tecnico-professionale in relazione al piano operativo di sicurezza redatto dal datore di lavoro dell'impresa esecutrice, il coordinatore della progettazione esegue la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo, sulla base del parere espresso dall'autorità militare competente per territorio. Quando il coordinatore della progettazione intende procedere alla bonifica preventiva del sito, il committente provvede a incaricare un'impresa specializzata, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 104, comma 4-bis, già illustrato.
Abbiamo proposto di riscrivere interamente le modifiche all'articolo 91 del decreto n. 81 del 2008.
Infatti, il nuovo comma 2-bis, da noi presentato, stabilisce che quando il committente è una persona fisica o un soggetto giuridico di diritto privato la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività svolte nei cantieri è eseguita dal coordinatore per la progettazione sulla base del parere vincolante espresso dall'autorità militare competente.
Con il comma 2-ter si stabilisce che, quando il coordinatore per la progettazione deve procedere alla bonifica sistematica, a scopo preventivo, del sito nel quale è collocato il cantiere, il committente provvede a incaricare una delle imprese dell'albo di cui all'articolo 104, comma 4-bis. Se invece il cantiere consegue a un ordine dell'autorità prefettizia o dell'autorità locale di pubblica sicurezza, ovvero di un'altra autorità che ne ha disposto l'avvio per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, il committente può richiedere l'intervento di personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa. Quando invece il coordinatore della progettazione deve procedere alla bonifica occasionale, per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità, a seguito del ritrovamento di ordigni esplosivi rinvenuti in superficie o parzialmente interrati, provvede con personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa, competenti per territorio.
Quando il committente è una pubblica amministrazione o è un soggetto giuridico di diritto privato che svolge un servizio di pubblica utilità, la valutazione del rischio della presenza di ordigni bellici inesplosi deve essere compiuta direttamente dall'autorità militare competente, e alla bonifica sistematica a scopo preventivo, ovvero occasionale, del sito nel quale è collocato il cantiere per motivi connessi con la salvaguardia della vita umana o con la pubblica utilità provvede esclusivamente il personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa.
Il nuovo comma 2-quater specifica che in ogni caso i costi delle operazioni di bonifica, comunque svolte dal personale militare specializzato dell'Esercito e degli operai artificieri del Ministero della difesa sono posti a carico del committente.
Pertanto ribadisco le nostre perplessità sul provvedimento, che potrebbero essere superate, in parte, dall'accoglimento dei nostri emendamenti.
Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Galioto sul disegno di legge n. 2892
Onorevoli colleghi, come è noto l'Italia porta ancora su di se un pesante retaggio relativo alle guerre che si sono combattute sul nostro territorio: quello del ritrovamento di ordigni bellici inesplosi è un fenomeno molto comune anche a distanza ormai di più di mezzo secolo dalla fine della Seconda guerra mondiale.
A questo proposito, riteniamo che il provvedimento in fase di approvazione sia molto importante in primis in relazione alla salvaguardia della sicurezza dei lavoratori operanti in cantieri temporanei o mobili interessati da attività di scavo.
È all'ordine del giorno infatti che spesso nel nostro Paese nel corso di scavi per costruire infrastrutture o nuove costruzioni vengano spesso rinvenuti degli ordigni bellici inesplosi, come ultimamente accaduto ad esempio in fase di costruzione dell'Alta velocità ferroviaria.
Un altro aspetto rilevante del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato correttamente in alcune sue parti dalle Commissioni competenti, è quello della valorizzazione, anche in termini economici, e riconoscimento del lavoro di aziende specializzate, professionalità, che operano nella delicata e pericolosa attività di disinnesco degli ordigni bellici.
Il presupposto di partenza è dunque quello di offrire un'adeguata garanzia, per la sicurezza sui luoghi di lavoro potenzialmente interessati dal rinvenimento di ordigni bellici, nonché per la tutela dei lavoratori impegnati nelle delicate attività di bonifica.
Riteniamo di enorme importanza il testo in esame, in considerazione anche della situazione normativa, regolata sotto il profilo tecnico, ma non perfettamente tutelata per quanto riguarda le maestranze che realizzano le opere entroterra (scavi, fondazioni, trivellazioni) ed in cui operano spesso ditte non dotate delle competenze adeguate. Così come evidenziato anche nel corso delle audizioni in Commissione, la ricognizione e l'individuazione di residuati bellici da parte di imprese specializzate consente di poter affrontare la neutralizzazione dell'ordigno ritrovato, programmando tempi e modi e limitando al massimo i pericoli di disagi e inconvenienti alle popolazioni ricadenti nelle zone potenzialmente a rischio.
È importante l'intento che regge il provvedimento, che è anche quello di ritornare ad abilitare, da parte dell'autorità militare, le imprese specializzate sulla base di requisiti specifici. Riteniamo rilevante, inoltre, il ruolo attribuito al coordinatore della progettazione e gli obblighi a lui attribuiti. Alla luce di tutto ciò consideriamo soddisfacenti i risultati ottenuti, oltre che qualificanti in termini di approfondimento di una materia così delicata che incide sulla salute e la sicurezza dei lavoratori.
Esprimiamo pertanto un voto favorevole al provvedimento oggi in esame.
Testo integrale dell'intervento della senatrice Baio nella discussione generale del disegno di legge n. 3291
«Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l'hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre». Queste parole non sono contenute nel provvedimento in discussione, ma è una massima di James Joce che ben interpreta lo spirito del disegno di legge che oggi quest'Aula è chiamata ad approvare in seconda lettura, recante "Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi", approvato in testo unificato quasi all'unanimità, con un solo astenuto, dalla Camera l'8 maggio scorso.
Un testo composto di due soli articoli che, in sostanza, introduce una deroga al divieto sancito dall'articolo 5 del codice civile e legittima la possibilità di disporre, a titolo gratuito, di parti di polmone, pancreas, intestino al fine esclusivo di trapianto tra persone viventi. Vengono richiamate, in quanto compatibili, le disposizioni della legge 26 giugno 1967, n. 458 (Trapianto del rene tra persone viventi) e del regolamento di cui al decreto ministeriale 16 aprile 2010, n. 116 (Regolamento per lo svolgimento delle attività di trapianto di organi da donatore vivente), e, pertanto, tale previsione è assistita dalle medesime garanzie previste dalla normativa sopra richiamata, che consente tale deroga ai genitori, ai figli, ai fratelli germani e non germani che siano maggiorenni e, solo qualora il paziente non abbia consaguinei compatibili, anche ad altri parenti e donatori estranei, con una procedura che garantisce l'assenza di rischi per il donante e la genuinità del suo consenso.
È stata poi introdotta una clausola di invarianza finanziaria e la previsione dell'entrata in vigore il giorno successivo della sua pubblicazione.
Nel nostro ordinamento giuridico, la donazione di organo da persona vivente è considerata residuale rispetto a quella da cadavere. La residualità trova le sue ragioni in molteplici considerazioni, soprattutto nel fatto che l'integrità fisica di una persona è un bene indisponibile, individuale e sociale di ordine così elevato da poter essere sacrificata non solo in forma cosciente e volontaria, ma a fronte di un bene proporzionato o superiore. Infatti, la normativa primaria in materia di donazione di organo da soggetto vivente vede sullo sfondo l'articolo 5 del codice civile, che vieta gli atti di disposizione del proprio corpo, e il principio che qualsiasi eccezione a tale divieto possa scaturire solo da una fonte legislativa.
Nel corso degli anni, diverse leggi sono state emanate in deroga a tale divieto di valenza generale: oltre alla citata legge n. 458 del 1967, afferente al trapianto di rene tra viventi, vi è la legge n. 301 del 1993, recante norme in materia di prelievi ed innesti di cornea, la legge n. 91 del 1999, recante disposizioni in materia di trapianti di organi e di tessuti, e la legge n. 483 del 1999, recante norme per consentire il trapianto parziale di fegato.
Il provvedimento oggi all'esame dell'Aula, dunque, si inserisce in questo trend e colma il divario esistente tra norma e progresso scientifico e pone il nostro Paese all'avanguardia nel panorama europeo ed internazionale.
Infatti, grazie ai risultati raggiunti in campo medico-chirurgico, è possibile, con ampi margini di successo, il trapianto polmonare lobare da donatore vivente, con un
ridottissimo rischio di morbilità e mortalità del donante e in assenza di menomazioni
significative della sua integrità fisica. Questo tipo di trapianto è effettuato in Nord America e in Giappone, e, in casi sporadici, anche in alcuni Paesi europei. Ad esempio, in Germania e in Francia il trapianto tra viventi è ammesso secondo alcune
specifiche condizioni e vorrei ricordare che, nel 1996, il Ministero della sanità inglese
esercitò forti pressioni affinché cessasse l'emigrazione dei cittadini britannici per trapianto da vivente (da donatore commerciale), chiedendo l'emanazione di una legge, che poi è stata effettivamente approvata dal Parlamento indiano.
Secondo il documento elaborato nel 2006 da un consesso di esperti riunitosi a Vancouver, pubblicato sulla rivista "Transplantation", su un campione di 550 casi di donatore di polmone da vivente non viene riportata alcuna mortalità negli individui donatori, con una incidenza delle complicanze intraoperatorie rilevanti pari al 4 per cento.
Un provvedimento necessario per un Paese come l'Italia che, secondo i dati del Consiglio d'Europa del 2010, con i suoi 21.7 donatori per milione di abitanti, si colloca al terzo posto tra i grandi Paesi europei dopo la Spagna (29.2) e la Francia (22.8), con valori più elevati rispetto al Regno Unito (10.4) ed alla Germania (15.8). La media europea è 16.9 donatori per milione; il dato italiano è superiore del 25 per cento alla media europea ed è un fatto che ci rende profondamente orgogliosi.
Volgendo lo sguardo alle stime elaborate dal Centro nazionale trapianti, emerge che il numero complessivo dei donatori nel 2011 è 1.309, contro i 1.301 dell'anno precedente. Un trend in crescita, quindi, in cui sebbene il tasso di donazioni sia maggiore nelle Regioni del Centro Nord rispetto a quelle del Centro Sud, dal confronto tra i dati del 2010 e quelli del 2011 emerge un incremento diffuso del tasso di donazione anche nelle Regioni del Centro Sud, con l'eccezione della Basilicata e dell'Abruzzo e Molise.
Secondo i dati del Ministero della salute, il numero totale di donatori utilizzati nel 2011 è stato 1.113, contro i 1.095 del 2010, con un aumento percentuale di circa 1,6 per cento. Rispetto a questo dato, l'Italia presenta una situazione variegata: benché si mantenga il trend Nord Sud rispetto al tasso di donatori utilizzati per milione di abitanti (maggiore al Nord che al Sud), l'incremento è a macchia di leopardo sul territorio nazionale.
Un dato molto significativo su cui vorrei soffermare l'attenzione e che dimostra la necessità di licenziare il disegno di legge oggi in discussione è rappresentato dall'aumento del numero dei trapianti di rene da vivente, che è stato pari, nel 2011, al 13 per cento, con una spiccata polarizzazione di genere tra donatori e riceventi: il 69 per cento dei donatori è di genere femminile contro il 31 per cento di genere maschile; in particolare, il 36 per cento dei reni trapiantati da donatore vivente è donato dalla madre a un figlio, il 29 per cento dalla moglie al marito.
L'incremento dei trapianti di rene da vivente e la promozione di questa scelta terapeutica rappresentano, nel loro insieme, un obiettivo strategico della Rete nazionale trapianti, anche nell'ottica di un progressivo aumento dell'aspettativa di vita della popolazione italiana e di un conseguente innalzamento dell'età media dei donatori per quanto concerne il prelievo di organi da cadavere. Risultati ancor più incoraggianti ed ottimistici provengono dai dati del Centro nazionale trapianti secondo cui, dal 2001 al 2010, la sopravvivenza dell'organo dopo un anno è del 97 per cento e la sopravvivenza di chi ha ricevuto il rene da donatore vivente è del 98.9 per cento.
Il tutto, ovviamente, deve misurarsi con l'annoso problema delle liste di attesa. In Italia il totale dei pazienti in lista d'attesa nel 2011 è stato pari a 8.783, con una diminuzione significativa (meno 7,44 per cento) di 706 pazienti rispetto al 2010. Dei pazienti iscritti in lista, 6.594 sono in attesa di un trapianto di rene con un tempo medio di attesa in lista pari a 3.04 anni; 1.000 per un trapianto di fegato con un tempo medio di attesa in lista pari a 2.17 anni; 733 per un trapianto di cuore con un tempo medio di attesa in lista pari a 2.57 anni; 238 per un trapianto di pancreas con un tempo medio di attesa pari a 3.68 anni; 382 per un trapianto di polmone con un tempo medio di attesa pari a 2.16 anni.
La percentuale di decessi per i pazienti in lista d'attesa è dell'1.87 per cento nel 2011 per il trapianto di rene, del 7.16 per cento per il trapianto di fegato, dell'8.22 per cento per il trapianto di cuore, del 10.2 per cento per il trapianto di polmone, dello 0.98 per cento per il trapianto di pancreas.
Come è emerso inequivocabilmente sia nel corso del dibattito alla Camera, che nel corso dell'esame in Commissione, il provvedimento oggi all'esame dell'Aula, rappresenta un indubbio passo in avanti nel settore dei trapianti, soprattutto per la cura di alcune gravi patologie che insorgono in età pediatrica, come, per esempio, la fibrosi cistica, in cui la donazione da cadavere determina casi più elevati di rigetto. Tra i vantaggi connessi al trapianto di organi tra viventi vi è anche la pianificazione di tale intervento da parte del donante, il quale può contare su un adeguato sostegno psicologico; è indubbio, infatti, che il momento tragico della morte non è sempre la condizione ideale in cui i familiari adottano la scelta della donazione degli organi.
È un disegno di legge da un profondo valore sociale ed umanitario, oltre che, ovviamente, sanitario. La donazione è un gesto di amore, di generosità.
Il fatto che alla Camera il provvedimento sia stato licenziato pressoché all'unanimità, e che anche in Commissione sanità non siano state apportate modifiche è il segno di una volontà sentita e condivisa di approvare celermente il provvedimento e della necessaria compattezza che tutte le forze politiche presenti in Parlamento devono mostrare a fronte di problematiche di un così rilevante interesse sociale ed umano. Come ci ricorda il celebre poeta e filosofo libanese, Kahlil Gibran, "La generosità consiste nel dare più di quel che si potrebbe, l'orgoglio nel prendere meno di quanto si avrebbe bisogno".
Questo è un provvedimento per la vita, che vuole promuovere e diffondere la cultura del "donare". Segna un principio di civiltà. È quindi positivo che oggi si concluda l'iter legislativo con l'approvazione all'unanimità di questa legge. Ed è alla luce di queste considerazioni che annuncio anche il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo ApI-FLI".
Testo integrale dell'intervento della senatrice Rizzotti nella discussione generale del disegno di legge n. 3291
La storia di questo disegno di legge breve, ma importantissimo, concernente la donazione di organi (polmone, pancreas e intestino) tra persone viventi, è portavoce di un grande valore sociale e umano. Le tre proposte di legge presentate alla Camera e le due presentate al Senato dai senatori Palumbo e Tomassini rappresentano sicuramente la volontà di approvare questa legge nell'immediato al di là dell'appartenenza e dello schieramento politico.
Era il 1967 quando, in questo Parlamento, con la legge n. 458 del 26 giugno veniva approvata la prima legge sul trapianto con donazione tra viventi (mi riferisco al trapianto di reni). La deroga all'articolo 5 del codice civile ha fin da quel momento consentito a genitori, figli, fratelli germani, fratelli non germani che fossero maggiorenni e, solo nel caso in cui il paziente non avesse consanguinei o nessuno di essi fosse idoneo o disponibile, anche ad altri parenti o donatori estranei, di poter cedere uno dei reni alla persona malata e, in questo modo, aiutarla ad affrontare la vita e a sottrarsi all'ossessione della dialisi renale.
Bisogna aspettare poi quasi trent'anni per arrivare a quella che è stata, invece, la donazione da cadavere, che pose il famoso problema - al quale poi fu legata la stessa istituzione del comitato nazionale di bioetica - della diagnosi di morte e, quindi, del prelievo degli organi a cuor battente. Oggi, trascorsi altri quindici anni, torniamo a parlare di prelievo per un trapianto da donatore vivente a vivente. Tutto questo è stato reso possibile dai progressi della scienza!
Infatti questa proposta di legge rappresenta un grande passo avanti in particolare per quanto riguarda la cura di alcune patologie pediatriche: la fibrosi cistica ne è un esempio (attualmente un bambino ogni 2.800 nasce affetto da fibrosi cistica: una statistica assolutamente altissima!) Potendo "da domani" effettuare il trapianto di un solo lobo polmonare si può concretamente dare una possibilità di sopravvivenza per il malato ed una possibilità di sopravvivenza per colui che dona, senza che ci siano particolari rischi per la qualità della vita. Se, ad esempio, prendiamo un bambino di 5 anni, presumibilmente il genitore donatore avrà tra i 40- 45 anni, si presume quindi che l'organo sia in condizioni migliori rispetto ad un organo cadaverico di un paziente in età avanzata o magari affetto da qualche patologia in corso.
Come sappiamo, ad oggi, in Italia i trapianti di polmone, intestino e pancreas avvengono (quasi) esclusivamente attraverso la donazione da cadavere e sicuramente il momento già di per sé traumatico del decesso non favorisce l'approvazione del consenso da parte dei familiari alla donazione di organi: ecco che questo disegno di legge viene incontro anche a quest'aspetto.
Dati scientifici dimostrano che considerata, ad esempio, la popolazione pediatrica che ha ricevuto un trapianto renale da donatore cadavere nel 1987/88, rispetto a quella del 1997/98, la sopravvivenza dell'organo dopo un anno è passata dal 71 per cento al 93 per cento e per quelli che hanno ricevuto l'organo da un donatore vivente è salita dall'88 per cento al 94 per cento.
Complessivamente in Italia l'attività di donazione da cadavere è aumentata costantemente dal 1992, quando abbiamo avuto 329 donatori, fino al 2004, quando i donatori sono arrivati a 1.120, mentre nel 2011 sono stati effettuati poco meno di 3.000 trapianti in Italia (dati ufficiali CNT); i pazienti in lista di attesa sono ancora molti (circa 9.000) ed il tempo medio di attesa è elevatissimo. L'indagine condotta dal Centro nazionale trapianti al 31 dicembre 2011 vede una lunga lista d'attesa di 382 persone per il polmone, 238 per il pancreas e 23 per l'intestino. Al momento attuale, il tempo di attesa per un organo cadaverico per i pazienti in lista per trapianto polmonare è molto alto, pari ad 1,84 anni (dati Centro nazionale trapianti ad ottobre 2010). A causa della rapida evoluzione della maggior parte delle malattie polmonari, a questa lunga attesa corrisponde una mortalità estremamente elevata, pari al 12,85 per cento (dati Centro nazionale trapianti ad ottobre 2010), che è la più alta fra tutti i pazienti che attendono un trapianto di organi. L'origine di questa situazione va ricercata prevalentemente in un'inadeguata disponibilità di donatori cadaverici utilizzabili per il prelievo di polmone. Infatti gli attuali criteri necessari per donare un lobo polmonare sono molto stringenti e comprendono: una parentela fino al terzo grado o il vincolo matrimoniale col ricevente, un'età compresa tra i 20 e i 60 anni, sistema ABO ematico compatibile, assenza di patologie cardiache o polmonari o pregressi interventi toracici, astinenza da fumo (e, ovviamente, il rilascio di un consenso consapevole alla procedura chirurgica a cui si accetta di essere sottoposti).
Altro aspetto da considerare è la differenza del numero di trapianti effettuati tra Nord, Centro e Sud Italia, che evidenzia un profondo squilibrio che esiste all'interno del Servizio sanitario nazionale pubblico e che, da questo punto di vista, deve essere quanto più sostenuto. Si ricorda che l'attività di trapianto di organi fa già parte dei LEA, cioè dei livelli essenziali di assistenza, e gli adempimenti ad essi connessi rientrano tra le funzioni che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare per garantire la salute pubblica, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione. Ad esempio, oltre la metà del migliaio di trapianti di fegato effettuati lo scorso anno in Italia è concentrata nelle Regioni del Nord, 350 sono quelli del Centro e soltanto 150 quelli del Sud.
La direttiva n. 45 emanata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prevede l'istituzione in ogni Paese di un'authority di riferimento che dovrà avviare una banca dati che, messa in rete con quelle degli altri Stati membri, faciliterà lo scambio di informazioni e abbrevierà i tempi d'attesa per gli oltre 60.000 pazienti europei che attualmente sono in coda per un trapianto. La direttiva definisce i tempi di attesa, gli standard qualitativi e i livelli di garanzia comuni per tutti i Paesi dell'Unione. Infatti ogni anno si effettuano scambi di organi tra gli Stati membri. Lo scambio di organi è una prassi importante per ampliare le riserve di organi disponibili e garantire un abbinamento migliore tra donatore e ricevente, migliorando così la qualità del trapianto. Occorre inoltre rilevare che alcuni Stati membri sono firmatari della convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina e del protocollo aggiuntivo relativo al trapianto di organi e tessuti di origine umana. Altri Paesi, come ad esempio il Belgio, vietano i trapianti di organi non rigenerabili, anche se presenti "a coppia", o che recano danno al donatore vivente, se il ricevente non è in pericolo di vita e se lo stesso risultato è ottenibile con un prelievo da cadavere. Ad esempio, sono vietati i trapianti di arti e cornee, non rigenerabili e presenti "a coppia", perché la stessa qualità di vita post trapianto è ottenibile mediante prelievo da cadavere.
L'Italia è il terzo Paese in Europa per numero di trapianti, dopo la Spagna e la Francia, seguito dalla Germania e dal Regno Unito. Abbiamo un problema che è solo nostro a livello europeo ed è rappresentato dall'età, perché con l'età dei donatori che ha l'Italia oggi, il numero di organi è minore. Il fatto che in Italia la vita media si stia costantemente allungando è dovuto al progressivo miglioramento della qualità della vita, questo meccanismo però fa sì che il numero degli organi cadaverici disponibili sia sempre mediamente inferiore rispetto al passato.
Secondo i dati 2011 del Consiglio d'Europa, l'Italia ha una media di 21,7 donatori per milione di abitanti contro i 23,8 della Francia, il 16,8 del Regno Unito ed i 15,8 della Germania. Quindi, il progetto di legge, in questo senso, fa davvero realizzare dei passi in avanti molto importanti; basti pensare, per esempio, che i dati disponibili ad oggi indicano che nel 2012, in Italia, sarà possibile effettuare solo 37 trapianti di pancreas, perché derivanti solo da cadavere, quando nel 2004 era stato possibile eseguirne 95, quindi quasi il triplo.
Senza contare che anche la probabilità di rigetto dell'organo è più bassa nei trapianti da donatore vivente rispetto ai trapianti da donatore cadavere (40 contro 47 per cento), e che la sopravvivenza sia dell'organo, sia del ricevente, è statisticamente più alta se il trapianto avviene da donatore vivente.
Se volgiamo poi il nostro sguardo oltre oceano, ci rendiamo conto che questo tipo di trapianto oggi viene regolarmente effettuato in diversi centri di trapianto nel Nordamerica e in Giappone, dove i dati clinici evidenziano la fattibilità e la sicurezza dell'intervento ed il beneficio per i pazienti che vi vengono sottoposti. I centri di eccellenza giapponesi come quello di Kyoto hanno raggiunto risultati sbalorditivi: su 59 pazienti trapiantati nel periodo 1998-2011, la sopravvivenza risulta essere dell'88 e dell'83 per cento rispettivamente dopo cinque e dieci anni dal trapianto. Il gruppo clinico del Massachusetts General Hospital nel 2006 ha pubblicato uno studio (sul Journal of Heart and Lung Transplantation) che, sulla base dei risultati funzionali della capacità vitale forzata e del volume espiratorio dei pazienti sottoposti a prelievo di lobo polmonare da donatore vivente, conclude che l'individuo sottoposto ad intervento di donazione di lobo polmonare a scopo di trapianto è in grado, un volta superata la fase critica peri-operatoria, di recuperare completamente una funzionalità respiratoria ed una qualità di vita completamente normale!
Un ulteriore importante punto che pone questo disegno di legge è la possibilità di colmare quel divario che attualmente esiste tra la norma e il progresso scientifico: negli ultimi anni la medicina ha fatto passi da gigante, le acquisizioni scientifiche e il perfezionamento delle tecniche chirurgiche hanno spinto verso un rapido progresso scientifico mantenendo un ridottissimo rischio di morbilità e di mortalità del donatore.
Il progresso scientifico ha permesso alle equipe mediche di ottimizzare la preparazione del paziente candidato al trapianto, la selezione del donatore e del ricevente per compatibilità immunologica, la conservazione dell'organo del donatore dal donatore al ricevente, le tecniche chirurgiche, le terapie immunosoppressive, la gestione del paziente nell'immediato periodo post-trapianto, e quella a lungo termine che non è meno importante della gestione nel momento critico della acuzie del trapianto.
Solo per riportare un esempio pratico e lasciarvi un'idea di ciò che rappresenta l'approvazione di questo disegno di legge riporto un semplice dato calcolato sul raggiungimento di soli dieci trapianti renali da donatore vivente per milione di abitanti: ebbene ogni anno si eseguirebbero 400-500 trapianti di rene in più, a fronte di quelli che attuali che sono circa 1.500.
Prima di concludere il mio intervento vorrei ancora rivolgere la vostra attenzione su due punti che rafforzano oltremodo l'importanza di questo provvedimento: il primo è senz'altro rappresentato dalla sua immediatezza, ovvero dalla possibilità, dettata dall'articolo 2, che questo testo diventi legge il giorno successivo all'entrata in Gazzetta Ufficiale. Il secondo aspetto, certo non meno importante, di carattere economico, è rappresentato dalla clausola di invarianza finanziaria di cui il testo dispone.
Con questa legge al donatore è garantita la stessa qualità della vita di un qualsiasi altro soggetto, anzi una qualità della vita che promuove la vita con la vita, e per la vita. Come dire che donare un organo in qualche modo non compromette la propria salute, ma piuttosto sostiene e supporta la capacità di amare.
L'approvazione di questo disegno di legge permette allora all'Italia di essere tra i primi Paesi europei all'avanguardia in questo campo ed ecco che non si può non essere favorevoli ad una rapida approvazione, che auspicò all'unanimità, perché oggi la terapia del trapianto rappresenta il migliore, e spesso unico, salvavita per molte persone con insufficienze terminali d'organo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Boscetto, Caselli, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, Dell'Utri, De Toni, Firrarello, Lauro, Livi Bacci, Longo, Magistrelli, Negri, Pera, Pisanu, Serafini Anna Maria, Spadoni, Torri e Vedani.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Coronella e De Angelis, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Amoruso, per attività dell'Unione interparlamentare; Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Fasano Vincenzo
Disposizioni in materia di unificazione dei contributi assicurativi ai fini pensionistici (3456)
(presentato in data 12/9/2012 ).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 3 settembre 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, quinto comma, della legge 4 agosto 1990, n. 240, la relazione sullo stato di attuazione del Piano quinquennale degli interporti per l'anno 2011.
Il predetto documento é stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 904).
Atti e documenti trasmessi dalla Commissione europea, deferimento a Commissioni permanenti
Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, è deferita alla 6ª Commissione permanente, e per il parere, alle Commissioni 3ª e 14ª, la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio su modalità concrete di rafforzamento della lotta alla frode fiscale e all'evasione fiscale, anche in relazione ai paesi terzi (COM (2012) 351 definitivo) (atto comunitario n. 86), trasmessa dalla Commissione europea il 28 giugno 2012 e annunciata all'Assemblea nella seduta n. 785 del 2 agosto 2012.
Mozioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Carlino ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00664 della senatrice Boldi ed altri.
Mozioni
CASSON, BLAZINA, FONTANA, GALPERTI, ROILO, ANTEZZA, FILIPPI Marco, MARINO Ignazio, GARRAFFA, DI GIOVAN PAOLO, PEGORER, DE LUCA Vincenzo, DONAGGIO, ADRAGNA, ADAMO, NEROZZI, VITA, GRANAIOLA, BIONDELLI, SCANU, MARITATI, CHIURAZZI, PASSONI, CARLONI - Premesso che:
nel novembre 2004 si è svolta a Monfalcone (Gorizia) la Conferenza nazionale sull'amianto, nel corso della quale sono stati indicati gli obiettivi da perseguire in questa, al contempo, nuova e ultima fase della lotta per la completa eliminazione della fibra killer dall'Italia entro il 2015;
secondo l'Ufficio internazionale del lavoro, sono circa 120.000 i decessi causati nel mondo ogni anno da tumori provocati dall'esposizione all'amianto e sono circa 4.000 quelli risultanti in Italia;
nei prossimi decenni, stante il lungo periodo di latenza della malattia, che può superare anche i 30 anni, si avrà, anche in Italia, un ulteriore forte incremento dei decessi provocati dall'amianto, incremento che raggiungerà l'apice tra il 2015 e il 2025 (e, secondo alcuni esperti, addirittura nel 2040);
il 29 aprile 2008 è stato presentato il disegno di legge "Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all'amianto e dei loro familiari, nonché delega al Governo per l'adozione del testo unico in materia di esposizione all'amianto" (Atto Senato 173);
già il 27 maggio 2006 si era svolto a Venezia un convegno internazionale sull'amianto, nel corso del quale sono state rinnovate le segnalazioni e le proteste per i mancati doverosi e solleciti interventi della magistratura, soprattutto penale, a tutela dei lavoratori ex esposti ad amianto o dei loro familiari superstiti, soprattutto per le regioni del Veneto (Porto Marghera in particolare) e del Friuli-Venezia Giulia (Monfalcone in particolare) e sono assai ripetuti gli interventi pubblici e le denunce in ordine ai ritardi della magistratura in materia (da ultimo, ai convegni di Venezia-Mira del 27 giugno 2011 e di Roma del 30 giugno 2011);
considerato che:
nella seduta del 7 febbraio 2012, il Senato ha già approvato quasi all'unanimità una risoluzione (6-00121, Casson ed altri 27 firmatari) che impegnava il Governo in ordine ai sei specifici seguenti punti: 1) modificare il decreto emanato dal Ministro del lavoro e previdenza sociale in data 12 gennaio 2011 in attuazione della legge finanziaria del 2008 (n. 244 del 2007), al fine di garantire il funzionamento del Comitato organizzatore e la gestione del Fondo per le vittime dell'amianto, disciplinare le procedure e le modalità di erogazione delle prestazioni a favore di tutte le persone (civili e militari, lavoratori e non lavoratori), che abbiano contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto a qualsiasi titolo, in situazioni lavorative, domestiche o ambientali e, in caso di premorte, in favore degli eredi. A tal fine occorre prioritariamente valutare la piena conformità del decreto ministeriale in questione con le previsioni di cui alla legge n. 244 del 2007, anche al fine di proporre eventuali modifiche alla normativa primaria di riferimento; 2) istituire un apposito Fondo per realizzare, in accordo con il coordinamento degli assessori regionali alla salute, un programma di indirizzo e coordinamento e messa in rete dei programmi delle singole regioni, in materia di «Sorveglianza sanitaria, diagnosi precoce e terapie efficaci» delle persone dichiaratesi esposte all'amianto e per le persone che hanno ricevuto e riceveranno dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAlL) e/o dalle Aziende unità sanitarie locali (AUSL) l'attestato di avvenuta esposizione all'amianto; 3) istituire, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, un Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici, per il finanziamento degli interventi finalizzati ad eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici e nelle strutture e mezzi di trasporto pubblico, prevedendo prioritariamente la messa in sicurezza degli edifici scolastici ed universitari, delle strutture ospedaliere, degli uffici aperti al pubblico e delle caserme e delle navi militari; 4) favorire l'instaurazione di un quadro interpretativo omogeneo il quale risulti idoneo ad assicurare il tempestivo rilascio delle certificazioni di esposizione all'amianto in favore dei lavoratori esposti e agli ex esposti, al fine di consentire loro l'accesso ai benefici e alle prestazioni sanitarie previste dalla normativa vigente; 5) provvedere alla riapertura del termine del 15 giugno 2005, di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 27 ottobre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 295 del 17 dicembre 2004, in attuazione di quanto previsto dal decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, riapertura già sollecitata con Atto Senato n. 2141 del 28 aprile 2010; 6) provvedere alla indizione e organizzazione della Conferenza Nazionale sulle patologie asbesto-correlate nonché sulla conoscenza, prevenzione e bonifica dei siti contaminati da amianto;
rilevato che su tali impegni risulta che il Governo abbia risposto positivamente solo in ordine al sesto punto, concernente la organizzanda Conferenza nazionale governativa sull'amianto;
ritenuto di dover riproporre al Governo tutte le ricordate inevase questioni, unitamente a quelle concernenti la lentezza dei processi e delle indagini relativi alle persone decedute a causa dell'amianto;
considerato che:
nel corso del mese di novembre 2012 si terrà a Venezia la seconda conferenza nazionale governativa sull'amianto nel corso della quale dovranno valutarsi - tra l'altro - i problemi relativi alla gestione dei processi (civili e penali) da amianto;
considerato che i richiesti interventi della magistratura, a tutela delle parti offese (per i casi di malattie asbesto-correlate), devono ritenersi obbligatori e prioritari a norma del codice penale e di procedura penale, anche perché la recente normativa annovera questa tipologia di reati (infortuni sul lavoro e malattie professionali) tra quelli che devono essere trattati, dopo quelli concernenti le più gravi forme di criminalità organizzata, con criteri di precedenza rispetto agli altri;
gli obblighi di tutela dei lavoratori (e dei loro familiari superstiti) si rinvengono finanche nella Carta costituzionale, che fa costantemente richiamo ai doveri di solidarietà sociale;
non pare, in effetti e di fatto, che i vari uffici giudiziari funzionalmente e territorialmente competenti (soprattutto le Procure della Repubblica) soddisfino con celerità e priorità tali esigenze relative all'istruzione e trattazione dei procedimenti concernenti le morti a causa del lavoro (in particolare quelle da amianto), sulle quali peraltro già nel corso delle Legislature XIV e XV il Senato aveva istituito una specifica Commissione d'inchiesta, rilevando la notevole vastità e gravità del fenomeno;
considerato inoltre che tali segnalazioni di lentezza o di inerzia, incomprensibili e inaccettabili, riguardano situazioni in particolare del Veneto;
sottolineato che lentezze ed inerzie conducono di continuo a vergognose prescrizioni dei reati,
impegna il Governo:
1) a dare sollecita attuazione al complesso degli impegni contenuti nella richiamata risoluzione 6-00121, già approvata dal Senato;
2) a verificare quante denunce e/o segnalazioni di qualsiasi genere, ma attinenti ad esposizioni ad amianto e a patologie asbesto-correlate, siano pervenute a tutte le singole Procure della Repubblica italiana, dall'anno 2000 ad oggi;
3) a verificare quante di tali denunce e/o segnalazioni (per ogni singolo ufficio giudiziario) siano state archiviate, siano ancora pendenti o siano state concluse con passaggio del fascicolo al giudice per il giudizio e quante di queste ultime si siano già concluse con sentenze di primo o di secondo grado, ovvero siano divenute definitive;
4) a sollecitare per quanto di competenza la trattazione dei fascicoli "dormienti" in materia di soggetti esposti alle fibre-killer di amianto;
5) a promuovere la ricerca e sorveglianza epidemiologica, con riferimento alle persone che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto;
6) a promuovere, d'intesa con le regioni, la realizzazione di una struttura di rete che raccolga ed analizzi i dati relativi alle patologie asbesto-correlate emersi a livello territoriale e in particolare dai registri tumori.
(1-00680)
Interpellanze
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
su un lancio di Asca del 17 luglio 2012 si legge che: «Igli, la holding della famiglia Gavio, ha presentato un esposto alla Consob ipotizzando l'esistenza di un patto occulto tra il gruppo Salini, titolare del 29,9% del capitale di Impregilo, e il fondo americano Amber, socio del general contractor milanese con una quota di poco superiore del 7% del capitale del gruppo. Lo ha annunciato» l'«amministratore delegato di Igli, durante l'assemblea degli azionisti convocata sulla richiesta di revoca dell'attuale board avanzata dal socio Salini. Igli sospetta in sostanza una sorta di 'concerto' tra i Salini e il fondo Usa, un patto che avrebbe permesso al costruttore romano di salire, anche se indirettamente, oltre il 30% del capitale di Impregilo senza il lancio dell'Opa obbligatorio per legge»;
in un lancio di Radiocor del 12 settembre 2012 dal titolo: «Borsa: Impregilo (+1,2%), Gavio a Salini "grande conflitto interesse"», si legge che sono «passati due mesi ma su Ecorodovias "più nulla"», «Nel più grande general contractor italiano, Impregilo, è in corso "il più grande conflitto di interessi che si sia mai visto in una società quotata: Pietro Salini è amministratore delegato sia di Impregilo sia della Salini spa e questo evidenzia in modo inequivocabile il pervasivo conflitto tra le due aziende". Lo denuncia Bruno Binasco, amministratore unico di Igli - la holding della famiglia Gavio che detiene il 29,96% del general contractor - dalle pagine del Corriere della Sera, mentre il titolo registra un apprezzamento superiore al punto percentuale, scambiato intorno a 3,2 euro. Secondo Binasco negli ultimi due mesi da quando Impregilo ha cambiato assetto passando sotto il controllo dei Salini (che detengono il 29,9%) "mi sembra stia emergendo l'infondatezza" del progetto dei Salini di realizzare il cosiddetto 'Campione nazionale'. Salini, afferma il manager del grupppo di Tortona, aveva chiesto la revoca degli amministratori di Impregilo "e ora dice che hanno lavorato bene", poi aveva dichiarato che il gruppo non avrebbe potuto fare concessioni perché vietato dallo statuto "e ora dice che può fare lavori in concessione" e aveva detto che avrebbe venduto all'asta Ecorodovias per 1,6 miliardi "poi più nulla". E ora, prosegue Binasco, è in corso un "conflitto che non è sanabile in alcun modo", dimostrato dai lavori in Romania e in Cile, e l'accordo trategico "non sana il problema, anzi lo aggrava". L'a.d. di Igli invita quindi i costruttori romani a convocare un'assemblea "a cui sottoporre un vero piano di fusione Impregilo-Salini" e aggiunge "si faccia autorizzare dai soci". Binasco dichiara infine che Igli continua a credere in Impregilo e che ne "difenderemo l'autonomia fino in fondo»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia al corrente della situazione esposta in premessa riguardante, a giudizio dell'interrogante, il più grande conflitto di interessi che si sia mai visto in una società quotata, visto che Pietro Salini risulta essere amministratore delegato sia di Impregilo sia della Salini SpA, con inequivocabile e pervasivo conflitto tra le due aziende;
se non risulti che il 'concerto' tra i Salini e il fondo Usa, un patto che avrebbe permesso al costruttore romano di salire, anche se indirettamente, oltre il 30 per cento del capitale di Impregilo senza il lancio dell'offerta pubblica di acquisto obbligatorio per legge, abbia danneggiato i piccoli azionisti risparmiatori;
quale risulti essere stato il ruolo della Consob, il cui presidente, Vegas, a parere dell'interrogante non sembra preoccuparsi per le quotidiane lesioni dei diritti dei piccoli azionisti risparmiatori, quanto piuttosto di garantire gli interessi delle aziende vigilate;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per restituire efficienza e credibilità ad una Consob, che, ad avviso dell'interpellante, risulta essere colpita ogni giorno da scandali anche per gli omessi controlli a tutela dei diritti dei risparmiatori.
(2-00520)
Interrogazioni
DI NARDO - Al Ministro dell'interno - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:
a seguito delle elezioni amministrative 2010, il neosindaco del Comune di Castellammare di Stabia (Napoli), Luigi Bobbio, nominava segretario generale dell'ente la dottoressa Immacolata Di Saia, nata ad Aversa (Caserta) il 22 dicembre 1962, che risultava all'atto della nomina già segretario generale presso il Comune di Scafati (Salerno). Per un anno circa il sindaco Bobbio ha artatamente ritardato l'arrivo di un Segretario comunale nella pienezza delle funzioni, avendo affidato tale incarico alla dottoressa Immacolata Di Saia, già segretario generale non solo del Comune di Scafati, ma anche del Comune di Casapesenna (Caserta), fino all'intervento del Prefetto di Napoli, che inviò nell'aprile 2011 apposita lettera di diffida al Sindaco di Castellammare di Stabia a completare le procedure per la designazione del Segretario generale cui affidare la titolarità dell'incarico, al fine del decreto di nomina di competenza del Ministero dell'interno;
con pervicacia, la Giunta comunale guidata dal sindaco Bobbio nominò la dottoressa Di Saia, appena cessata la funzione di segretario generale cosiddetto "a scavalco", quale Presidente dell'Organismo indipendente di valutazione del Comune di Castellammare di Stabia, giusta delibera di Giunta n. 48 del 12 aprile 2011 e contratto stipulato in data 16 giugno 2011, e quale Presidente del Controllo di gestione dell'ente, ruoli che tuttora riveste;
il ruolo e la presenza della dottoressa Di Saia all'interno del Comune, fortemente voluti dal sindaco Bobbio, appaiono anche attualmente, alla luce degli incarichi ricoperti, assolutamente inusuali e persistenti, essendo segnalata la sua presenza nel palazzo comunale anche fuori dagli orari di apertura al pubblico;
la dottoressa Di Saia risulta aver svolto il ruolo di segretario generale in numerosi Comuni della provincia casertana, compresi Casapesenna, San Cipriano d'Aversa e Casal di Principe, oggetto di provvedimenti di scioglimento per condizionamento camorristico da parte del Consiglio dei ministri;
la stessa Di Saia è più volte citata nell'ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dottoressa Maria Vittoria Foschini, nei confronti di Michele Zagaria, boss dei Casalesi, arrestato a Casapesenna il 7 dicembre 2011, dell'ex Sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria e di un consigliere dello stesso Comune, Luigi Amato, in data 7 febbraio 2012;
dal quadro investigativo relativo all'indagine è emerso che nel febbraio 2009 l'ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, in carica quale vicesindaco, promosse le dimissioni collettive di 13 consiglieri al fine di sciogliere il Consiglio comunale, determinando la caduta del suo successore, il sindaco Giovanni Zara, e aprendo così la strada alla sua rielezione a sindaco, avvenuta nello stesso anno 2009, all'interno di un quadro intimidatorio promosso dal clan di Michele Zagaria, finalizzato al controllo mafioso delle attività amministrative;
la segretaria generale Di Saia viene ritenuta dagli inquirenti persona vicina al sindaco arrestato per camorra Fortunato Zagaria come risulta da quanto il giudice per le indagini preliminari scrive a pag. 16 dell'ordinanza il cui testo, trasmesso in allegato al presente atto di sindacato ispettivo, resta acquisito agli atti del Senato: «Le problematiche relative alla difficoltà di gestione da parte del Sindaco Zara sono palesi, anche in riferimento ai rapporti con il segretario comunale. Il segretario comunale, Immacolata Di Saia, è persona vicina a Zagaria [Fortunato, ex sindaco arrestato] e mostra di non tenere in conto le indicazioni provenienti dal sindaco Zara [successore di Fortunato Zagaria ed estraneo ai clan camorristici]»;
il 10 febbraio 2009 la dottoressa Di Saia, ex segretario generale del Comune di Casapesenna a seguito della nomina a Scafati, ma incaricata quale Dirigente Affari generali, si precipita al municipio in orario di chiusura e resta in sede per quattro ore, nella stessa giornata cioè nella quale la maggioranza dei consiglieri comunali si dimette, su impulso dell'ex sindaco arrestato Fortunato Zagaria, per chiudere anticipatamente l'esperienza del sindaco Giovanni Zara, entrati in rotta di collisione con gli ambienti legati ai clan dei Casalesi. Scrive il giudice per le indagini preliminari a pag. 33: «Non potendo la presenza della Di Saia essere giustificata per motivi di servizio, in quanto ella aveva cessato le sue funzioni nel comune di Casapesenna, Giovanni Zara ipotizza che la donna fosse presente, unitamente a Vilma Fortunata e Raffaele Fontana [funzionari comunali] per mettere le "carte a posto" in vista dell'imminente arrivo dei commissari nominati dalla Prefettura»;
Fortunato Zagaria è componente dell'Agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei Segretari comunali e provinciali della Campania;
Immacolata Di Saia ricopre attualmente il ruolo di Segretario generale del Comune di Scafati (Salerno) e di Presidente dell'OIV del Comune di Castellammare di Stabia;
premesso inoltre che:
la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha ordinato, il 12 luglio 2012, il sequestro delle quote societarie della Over Line Srl e, quasi contestualmente, la Prefettura ha emesso un'interdittiva antimafia nei confronti della medesima società (si veda l'articolo pubblicato su "Il Mattino" il 25 gennaio 2011);
essa si è occupata (prima con affidamento diretto, poi con una gara d'appalto) dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani per conto dell'Azienda comunale servizi esterni (Acse) del Comune di Scafati;
al netto dei provvedimenti interdittivi, appariva piuttosto noto il legame tra la Over Line e gli ambienti malavitosi della provincia di Caserta, anche attraverso informazioni rinvenibili sul sistema informativo telematico della Regione Campania, denominato Sitar;
la società municipalizzata Acse è inoltre tenuta a onorare debiti per opere già eseguite, così come sostenuto dal Sindaco che con una nota ufficiale ha citato il decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998 che all'art. 11, comma 2, recita: «l'amministrazione (...) può revocare le autorizzazioni o recedere dai contratti, fatto salvo il pagamento delle opere già eseguite»;
considerato, inoltre, che in data 16 giugno 2011 il Comune di Castellammare di Stabia ha stipulato una convenzione con cui regola il rapporto professionale di componente con funzioni di Presidente all'interno dell'Organismo indipendente di valutazione e controllo di gestione tra il Comune medesimo e la dottoressa Immacolata Di Saia, Segretario generale del Comune di Scafati, interessato dai gravi fatti menzionati,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo che la circostanza della presenza della dottoressa Di Saia nel Comune di Castellammare di Stabia sia funzionale ad attività estranee ai compiti istituzionali;
se risulti che la sua nomina a Segretario del Comune di Castellammare di Stabia sia stata formalmente supportata dal Sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria;
se la vicinanza della dottoressa Di Saia al sindaco Zagaria, attestata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, non sia motivo di allarme e meritevole di approfondimento da parte del Ministro in indirizzo, al fine di impedire possibili condizionamenti sugli enti interessati;
se non valuti l'opportunità di procedere con l'invio della commissione di indagine, attraverso il coinvolgimento della competente Prefettura, presso il Comune di Castellammare di Stabia per valutare se esistano eventuali condizionamenti della criminalità organizzata, alla luce dei fatti esposti;
se, sotto il profilo ordinamentale, sia corretta l'interpretazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 252 del 1998, ovvero se una società municipalizzata debba onorare debiti con società privata di stampo mafioso, così come ha stabilito la Direzione distrettuale antimafia di Napoli;
se risulti se il Segretario generale del Comune di Scafati, dottoressa Immacolata Di Saia (che, come si legge sul suo curriculum vitae pubblicato sul sito del Comune di Scafati, si è occupata di Gestione dei protocolli di legalità in regione Campania), abbia opportunamente svolto i compiti di collaborazione e di funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell'ente in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti, come sancito dalla normativa vigente;
quali siano le motivazioni di carattere organizzativo e gestionale, nonché la sua sostenibilità economico-finanziaria, della nomina della dottoressa Di Saia quale consulente del Comune di Castellammare di Stabia.
(3-03044)
PASSONI, FILIPPI Marco, CHITI, DELLA MONICA, FRANCO Vittoria, GRANAIOLA, LIVI BACCI, MARCUCCI, PERDUCA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il piano di ristrutturazione organizzativa del servizio postale, presentato nella primavera 2012 da Poste Italiane SpA, prevede una diversa distribuzione sul territorio dei portalettere con rilevanti effetti negativi sull'occupazione e sulla regolarità del servizio, compromettendo una delle funzioni proprie della società Poste e il concetto stesso del servizio universale per il quale lo Stato riconosce i relativi contributi proprio per assicurare la capillarità e la qualità del recapito postale;
per i sindacati il piano determinerà il licenziamento di 1.765 lavoratori nel 2012 nelle sole regioni del Piemonte, dell'Emilia Romagna, delle Marche, della Toscana e della Basilicata, mentre con l'estensione del provvedimento a tutto il territorio nazionale nel 2013, la perdita di posti di lavoro sarà dell'ordine di 10-12.000 unità con la chiusura di circa 2.000 uffici postali e una riduzione del 50 per cento degli appalti;
la prevista riorganizzazione - che si somma alle altre intraprese dal 2006 - è stata annunciata nonostante i risultati di bilancio 2011 siano positivi, con 846 milioni di utili e un risultato operativo pari a 1 miliardo e 641 milioni: per redditività la società Poste italiane si colloca, infatti, di gran lunga al primo posto al mondo rispetto ai principali operatori internazionali;
il piano di ristrutturazione delle Poste italiane SpA non prevede alcun futuro per il recapito postale e non attribuisce nemmeno un ruolo strategico al settore della logistica, non cogliendo le numerose opportunità offerte dal mercato in espansione che la configurano come nuova fattispecie di un moderno recapito;
il piano non sembra tener conto neppure delle evidenti carenze e inefficienze che il servizio di recapito già presenta in alcune realtà territoriali; così come non sembra tener conto di alcuni recenti investimenti, come nel caso del centro meccanico di smistamento di Ospedaletto di Pisa, inaugurato nell'aprile 2010, per il quale sono stati spesi diversi milioni di euro per apparecchiature che fanno di questo impianto, per livelli di produttività ed efficienza, secondo parametri aziendali, il secondo in Italia, interventi che verrebbero vanificati con il trasferimento delle attività a Firenze;
gli effetti negativi del processo di razionalizzazione del servizio - come detto già in atto da svariati anni - da parte della società Poste italiane SpA sono ormai evidenti in intere porzioni di territorio nazionale dove la società ha provveduto, nel tempo, a chiudere gli uffici postali, a ridurre gli orari di apertura degli sportelli, in particolare nelle aree geograficamente più svantaggiate, e infine a sospendere il servizio «porta-lettere» del sabato;
le segnalazioni dei disservizi postali sono oramai diffuse e non prone vengono più solo dai comuni più piccoli, ovvero quelli che storicamente sono i più difficili da servire, ma seri disagi sono segnalati sempre più spesso anche in aree più vaste e in città capoluogo;
in particolare, dal sito di Uncem Toscana si può scaricare l'elenco ufficiale di razionalizzazione del servizio che Poste Italiane SpA ha redatto l'11 luglio 2012 e che interessa per la Toscana 174 uffici; eccone l'estratto: Arezzo Moncioni Montevarchi chiusura; Arezzo Montegonzi Cavriglia chiusura; Arezzo Pietraviva Bucine chiusura; Arezzo Porrena Poppi chiusura; Arezzo Santa Mama Subbiano chiusura; Arezzo Partina Bibbiena chiusura; Arezzo Iviarciano della Chiana Marciano della Chiana chiusura; Arezzo Camaldoli Poppi chiusura; Arezzo Centoia Cortona chiusura; Arezzo Ciggiano Civitella in Val di Chiana chiusura; Arezzo Civitella della Chiana Civitella in Val di Chiana chiusura; Arezzo Frassineto Arezzo chiusura; Arezzo Moggiona di Poppi Poppi chiusura; Arezzo Serravalle di Bibbiena Bibbiena chiusura; Firenze 2 provincia Crespino del Lamone Marradi chiusura; Firenze 2 provincia Chiocchio Greve in Chianti chiusura; Firenze 2 provincia Diacceto Pelago chiusura; Firenze 2 provincia Ronta Borgo San Lorenzo chiusura; Firenze 2 provincia San Vincenzo a Torri Scandicci chiusura; Firenze 2 provincia Vico D'Elsa Barberino Val D'Elsa chiusura; Firenze 2 provincia Bruscoli Firenzuola chiusura; Firenze 2 provincia Cavallina Barberino di Mugello chiusura; Firenze 2 provincia Granaiolo Empoli chiusura; Firenze 2 provincia Massarella Fucecchio chiusura; Firenze 2 provincia Monterappoli Empoli chiusura; Firenze 2 provincia Querce Fucecchio chiusura; Firenze 2 provincia Romola San Casciano in Val Di Pesa chiusura; Firenze 2 provincia Consuma Pelago chiusura; Firenze 2 provincia Donnini Reggello chiusura; Firenze 2 provincia Osteria Nuova Bagno a Ripoli chiusura; Firenze 2 provincia Polcanto Borgo San Lorenzo chiusura; Firenze 2 provincia San Donato in Collina Rignano Sull'Arno chiusura; Firenze 2 provincia Vallombrosa Reggello chiusura; Grosseto Baccinello Scansano chiusura; Grosseto Bagnore Santa Fiora chiusura; Grosseto Buriano Castiglione della Pescaia chiusura; Grosseto Civitella Marittima Civitella Paganico chiusura; Grosseto Niccioleta Massa Marittima chiusura; Grosseto Petricci Semproniano chiusura; Grosseto Poggio Murella Mangiano chiusura; Grosseto Ravi Gavorrano chiusura; Grosseto Sovana Sorano chiusura; Grosseto Talamone Orbetello chiusura; Grosseto Vallerona Roccalbegna chiusura; Grosseto Vetulonia Castiglione della Pescaia chiusura; Grosseto Gavorrano Gavorrano chiusura; Grosseto Massa Marittima 1 Massa Marittima chiusura; Grosseto Santa Fiora Santa Fiora chiusura; Grosseto Saturnia Manciano chiusura; Grosseto Argille Campagnatico chiusura; Grosseto Batignano Grosseto chiusura; Grosseto Borgo Carige Capalbio chiusura; Grosseto Castiglioncello Bandini Cinigiano chiusura; Grosseto Montebuono Sorano chiusura; Grosseto Montegiovi Castel del Piano chiusura; Grosseto Montelaterone Arcidosso chiusura; Grosseto Montenero Castel del Piano chiusura; Grosseto Monticello dell'Amiata Cinigiano chiusura; Grosseto Montorgiali Scansano chiusura; Grosseto Montorsaio Campagnatico chiusura; Grosseto Pancole Scansano chiusura; Grosseto San Giovanni delle Contee Sorano chiusura; Grosseto San Martino Sul Fiora Manciano chiusura; Grosseto Sassofortino Roccastrada chiusura; Grosseto Stribugliano Arcidosso chiusura; Grosseto Tatti Massa Marittima chiusura; Livorno Colognole Collesalvetti chiusura; Livorno Bolgheri Castagneto Carducci chiusura; Livorno Castelnuovo della Misericordia Rosignano Marittimo chiusura; Livorno Marciana Marciana chiusura; Livorno Nibbiaia Rosignano Marittimo chiusura; Livorno Nugola Collesalvetti chiusura; Livorno Populonia Piombino chiusura; Livorno Procchio Marciana chiusura; Livorno San Piero in Campo Campo Nell'Elba chiusura; Livorno Seccheto Campo Nell'Elba chiusura; Lucca Corfino Villa Collemandina chiusura; Lucca Ponte All'ania Barga chiusura; Lucca San Gennaro Capannori chiusura; Lucca Botticino Villa Basilica chiusura; Lucca Gragnano Capannori chiusura; Lucca Massa Macinaia Capannori chiusura; Lucca Gorfigliano Minucciano chiusura; Lucca Ruosina Stazzema chiusura; Lucca Castiglione di Garfagnana Castiglione di Garfagnana chiusura; 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le organizzazioni sindacali di categoria riferiscono che tagli di personale di Poste italiane in Toscana arriveranno a 600 unità, rendendo così precario l'intero servizio postale regionale, che paradossalmente presenta conti in ordine se non addirittura utili di bilancio;
dietro una corretta razionalizzazione delle risorse e degli uffici postali, sebbene concomitante ad un periodo di crisi e di revisione della spesa, non può celarsi un impoverimento di un servizio importante per il territorio ed essenziale per i cittadini, specie quelli più deboli: anziani, malati e persone a ridotta mobilità. Si tratta di un servizio importante anche per sostenere il mantenimento delle comunità e di molte attività economiche, a partire dal turismo,
si chiede di sapere:
quali siano gli orientamenti del Governo in merito alle iniziative annunciate dalla società Poste italiane in materia di riorganizzazione del servizio di recapito, e se tale piano sia considerato compatibile con gli obiettivi del contratto di programma e con il principio dell'universalità del servizio;
come i Ministri in indirizzo intendano intervenire al fine di scongiurare che gli effetti di tale piano possano tradursi in un ulteriore aggravarsi delle tensioni occupazionali nel Paese;
quali iniziative intendano assumere al fine di consentire l'apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, con le regioni e le amministrazioni locali, volto a individuare le soluzioni più opportune per la definizione delle strategie future di una società pubblica che svolge un ruolo cruciale sul piano economico e sociale;
come il Governo intenda intervenire, anche favorendo una concertazione fra la direzione regionale toscana di Poste italiane SpA e le istituzioni coinvolte, per evitare che decisioni unilaterali assunte dall'azienda arrechino seri disagi agli abitanti dei Comuni della regione Toscana, al fine di garantire l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto di servizio postale universale.
(3-03045)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Ai Ministri della difesa, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
è stato nominato il comitato di selezione per il rinnovo della cariche delle società partecipate tra cui il Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira). Presidente del comitato è il professor Francesco Salamini che a suo tempo fu nominato presidente per la selezione degli enti pubblici di ricerca dal Ministro pro tempore Gelmini;
nella composizione della delegazione compare ancora una volta il professor Bizzarri che presiedette la Commissione per la selezione degli organi del Cira, poi annullata;
è probabile che il comitato di selezione presieduto dal professor Salamini abbia già iniziato i lavori per la scelta della rosa di candidati da sottoporre al presidente dell'Asi - Agenzia spaziale italiana (attualmente presidente anche del Cira), che a sua volta proporrà il prescelto al consiglio d'amministrazione dell'Asi;
elemento importante di discrimine è se il presidente dell'Asi abbia presentato la sua candidatura al Cira o no. In caso affermativo, a giudizio dell'interogante, difficilmente il comitato di selezione potrà non inserire nella rosa di candidati il presidente attuale, peraltro già giudicato con elevata positività dal comitato presieduto sempre dal professor Salamini per la designazione dei presidenti degli enti pubblici proprio un anno fa;
il professor Francesco Salamini, docente di tecnologie genetiche, non è soltanto presidente per la designazione delle candidature agli incarichi direttivi delle società partecipate dell'Asi in cui assume particolare rilievo la nomina del presidente del Cira, ma è stato nominato anche presidente della commissione giudicatrice per la scelta dei candidati a direttore generale dell'Asi;
la composizione della commissione è praticamente la stessa di quella del comitato di selezione per il Presidente del Cira, soltanto che il professor Mariano Bizzarri è sostituito dal professor Angelo Piazza, componente del consiglio d'amministrazione del Cira, nonché docente universitario in diritto privato e già Ministro della funzione pubblica per il Governo D'Alema;
la rosa dei candidati sarà sottoposta al consiglio d'amministrazione dell'Asi per la conseguente nomina del direttore generale e, stando alla programmazione delle riunioni, la nomina dovrebbe avvenire a fine settembre;
nel decreto di nomina si precisa che il consiglio d'amministrazione dell'Asi ha ritenuto che le candidature presentate sulla base dell'esito del bando precedente non abbiano offerto un'alternativa adeguata all'attuale gestione del Cira, pertanto i candidati prescelti nella prima selezione dovrebbero essere ritenuti non idonei;
l'articolo 12 dello statuto del Cira prescrive che tre membri, tra cui il Presidente, sono designati dai soci, quali enti pubblici controllati e vigilati da Amministrazioni statali ai sensi del regolamento ministeriale (Asi e CNR);
considerato che in un precedente atto di sindacato ispettivo l'interrogante riferisce delle grandi attenzioni alle imminenti nomine alle società partecipate dall'Asi, Altec e Cira, in particolare in relazione al Cira, che in questi ultimi anni ha avuto una gestione fortemente discutibile, come più volte è stato posto in evidenza anche da altri atti presentati dall'interrogante (4-05490, 4-07423, 4-05231). In particolare quando, non ancora sopite le polemiche sul precedente bando dell'Asi, per il rinnovo delle cariche di alcune società partecipate viene pubblicato un nuovo bando con il termine della presentazione delle domande al 31 luglio 2012 con alcune variazioni "tecniche" rispetto al precedente bando, annullato parzialmente almeno per la parte riguardante gli incarichi al Cira. Sarebbe stato emesso un bando più ampio possibile, proprio in ossequio alla deliberazione del consiglio d'amministrazione dell'Asi, che ha ritenuto che le candidature selezionate all'esito del bando n. 9/2012 non abbiano offerto un'alternativa adeguata all'attuale gestione del Cira. A giudizio dell'interrogante sarebbe stato interessante conoscere durante il mese di agosto la composizione della commissione di valutazione (atto 4-07763),
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di assicurare in ogni caso, anche con interventi normativi, che si dia seguito alle linee di indirizzo dettate dal Ministero competente affinché le designazioni avvengano tra soggetti diversi da quelli che fanno già parte del consiglio di amministrazione, in qualità di presidente o consigliere, dell'Agenzia stessa, procedendo alle designazioni attraverso appositi avvisi pubblici, come suggerito dal Ministero vigilante;
se non intenda assumere, nelle opportune sedi di competenza, iniziative al fine di verificare la reale situazione gestionale e contabile dello stesso;
quali risultino essere le ragioni per cui le selezioni cruciali per le attività spaziali dell'immediato futuro sono tutte coordinate dal professor Salamini a suo tempo già scelto dal Ministro pro tempore Gelmini per la nomina dei presidenti degli enti di ricerca, tra cui l'Asi e il Cnr;
se il comitato di selezione nominato dall'Asi risulti essere stato concordato anche con il Cnr;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire che le candidature alla presidenza del Cira non siano quelle selezionate all'esito del bando precedente e cioè proprio quelle ritenute non essere in numero idoneo ad offrire un'alternativa adeguata all'attuale gestione della società consortile.
(4-08186)
PEDICA - Al Ministro della salute - Premesso che:
secondo quanto riferito dagli organi di stampa, in data 25 agosto 2012 la presidente della Regione Lazio avrebbe occupato, per sottoporsi ad un piccolo intervento, un intero reparto dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, nonché usufruito dell'assistenza ininterrotta di un numero non precisato di operatori sanitari;
la notizia, ovviamente, soprattutto tenendo conto della notoria emergenza sanitaria nella Regione Lazio, caratterizzata da interminabili liste d'attesa per i comuni cittadini, desta non poco allarme;
in particolare in data 29 agosto 2012 il quotidiano "Il Corriere della sera" pubblicava, anche sul proprio sito Internet , un articolo sulla vicenda dal quale si apprende che la presidente della Regione Lazio si è sottoposta a un intervento chirurgico il 25 agosto nell'ospedale Sant'Andrea, sito nella periferia nord della Capitale: secondo il quotidiano, la presidente avrebbe occupato un reparto del Sant'Andrea, determinando l'inagibilità di una trentina di posti letto e un blocco operatorio;
in relazione alla vicenda, nessuna replica e commenti ufficiali sono arrivati dalla Regione e dall'ospedale. Ambienti vicini alla Giunta regionale, però, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, smentiscono in modo categorico che sia stato usato un intero reparto per assistere la presidente, rimasta ricoverata solo per 24 ore;
della notizia si è occupato anche il sito Internet "Blitzquotidiano" che cita, in data 28 agosto 2012, un articolo del "Manifesto": "Il Manifesto: "Renata Polverini ricoverata in ospedale occupa 25 posti letto" nel quale si legge che "Renata Polverini, governatrice del Lazio, avrebbe occupato 25 posti letto ed una sala operatoria per sottoporsi ad un piccolo intervento chirurgico. Il Manifesto scrive che la Polverini sarebbe stata ricoverata il 25 agosto all'ospedale Sant'Andrea di Roma, dove avrebbe usufruito dell'intero reparto. Un beneficio, scrive il Manifesto, che pochi possono permettersi mentre la Regione ha tagliato 24 ospedali e 2900 posti letto nel Lazio.";
nel suddetto sito Internet , che riporta quanto pubblicato dal "Manifesto", si legge "E così ieri si è presentata di buon mattino all'ospedale Sant'Andrea di Roma per sottoporsi a un piccolo intervento chirurgico. Fortunatamente nulla di grave, ma per l'occasione la dirigenza dell'ospedale (alle 7 tutta presente) le ha concesso la disponibilità di un intero reparto situato al quinto piano della struttura. Certo, Polverini avrebbe potuto prendere una stanza singola in un reparto con tutti gli altri pazienti, ma vuoi mettere la comodità di avere 25 -30 posti letto solo per lei?" (…) Come tutti gli anni ad agosto alcuni reparti vengono chiusi (...). Normale routine, buona per tutti ma non per la governatrice del Lazio. Che dopo aver passato una visita in day hospital venerdì, ieri ha preso possesso del «suo reparto» e successivamente è stata operata in uno dei due blocchi operatori dell'ospedale, anche questo riservato solo a lei. (…) Per una che dice di voler combattere gli sprechi e che protesta contro i tagli imposti dal decreto sulla spending review, non c'è male. Anche perché oltre al reparto la direzione pare che abbia messo a sua disposizione anche tre infermieri per garantirle un'assistenza 24 ore su 24. Gli eventuali straordinari saranno pagati, ovviamente, dai contribuenti";
è evidente, laddove la notizia dovesse corrispondere al vero, che sarebbe estremamente grave approfittarsi della carica istituzionale, per usufruire di indebiti favoritismi in spregio ai comuni cittadini, costretti ad attendere mesi anche per semplici esami di routine,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se gli stessi risultino corrispondenti al vero;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intendano adottare in relazione ai fatti esposti in premessa a tutela dei cittadini e delle finanze pubbliche.
(4-08187)
COSTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
i lavoratori della ex Bat (British American Tobacco) sono da mesi in agitazione in quanto senza lavoro e senza stipendio;
due anni fa la BAT aveva rilevato la Manifattura Tabacchi, che fatturava un utile di 20 milioni di euro, e malgrado i volumi d'affari invariati decise di trasferire tutti gli stabilimenti nei Paesi dell'Est Europa;
per lo stabilimento di Lecce venne siglato un accordo di riconversione firmato al Ministero dello sviluppo economico, che doveva prevedere per i lavoratori un posto di lavoro presso altri soggetti industriali;
infatti, nel gennaio 2012, 70 persone sono state assunte da un'azienda che produce persiane in alluminio KORUS IP, ma ad oggi lo stabilimento è ancora vuoto e la produzione non è mai stata avviata;
il Salento non può in alcun modo permettersi ulteriori perdite occupazionali,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza monitorando il rispetto degli accordi siglati nel luglio 2012 allo scopo di salvaguardare i livelli occupazionali, i lavoratori coinvolti e le loro famiglie che da mesi subiscono questa assurda situazione.
(4-08188)
COSTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
nella Regione Puglia il calendario scolastico 2012/2013 prevede l'inizio delle lezioni per il 17 settembre;
ciò malgrado in molte scuole salentine le lezioni sono già riprese;
la crisi economica che ha investito il Paese in generale e il Meridione in particolare ha comportato il netto calo delle presenze turistiche quantificato tra un 10 per cento ed un 30 per cento;
malgrado da anni si parli di destagionalizzazione e di slittamento dell'apertura dell'anno scolastico accade sempre più spesso che al 1° di settembre la stagione turistica possa considerarsi conclusa nonostante il perdurare del bel tempo ben oltre il mese di ottobre;
appare sempre più assurdo che migliaia di alunni con le loro famiglie debbano repentinamente abbandonare le località estive per riprendere l'attività scolastica con temperature superiori ai 35 gradi quando sarebbe possibile posticipare di due settimane l'apertura delle scuole con evidenti benefici sia per gli alunni che per l'economia;
all'inizio di questa Legislatura l'interrogante ha reiterato un disegno di legge, l'atto Senato 408, con il quale si prevede lo slittamento dell'inizio dell'anno scolastico dopo il 30 settembre;
dopo studi di fattibilità ed accesi dibattiti, malgrado gli innumerevoli pareri favorevoli, non si è provveduto nonostante la crisi economica sia sempre più devastante,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza al fine di valutare l'opportunità di uno slittamento dell'inizio dell'anno scolastico, prevedendolo per la fine del mese di settembre, al fine di rilanciare l'economia di intere zone del Meridione a vocazione prettamente turistica.
(4-08189)
COSTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i beni e le attività culturali e dello sviluppo economico - Premesso che:
sono recentemente riprese le proteste e le manifestazioni nella regione Puglia miranti a bloccare le trivelle per i saggi geosismici sui fondali dell'Adriatico;
la nuova ondata di proteste è partita da quando si è avuta notizia che il Ministero dell'ambiente ha autorizzato nuovi saggi geosismici al largo delle isole Tremiti;
l'autorizzazione rilasciata sembra non tener conto degli impatti cumulativi che queste trivellazioni potrebbero avere sul sistema marino-costiero e sulle numerose attività economiche del territorio prevalentemente incentrate su turismo e pesca;
secondo molte associazioni scientifiche ed ambientaliste è partita una "lottizzazione" senza scrupoli del mare italiano che non risparmia nemmeno le aree marine protette, con una ricerca forsennata per individuare ed estrarre i 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime, sono recuperabili dal mare e dalla terra italiani, malgrado il gioco non valga la candela, in quanto, agli attuali ritmi di consumo, queste riserve consentirebbero all'Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi, col serio rischio di ipotecare, invece, per sempre il futuro di intere aree di importante valenza naturalistica e turistica;
in passato erano sempre state negate, come è logico che sia, le autorizzazioni per tutta la zona protetta intorno alle isole Tremiti,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza rivedendo le decisioni prese anche alla luce di più attente valutazioni sul rapporto costi-benefici sopra accennato.
(4-08190)
COSTA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Regione Puglia sta vivendo e subendo ormai da anni una crisi occupazionale senza precedenti;
in tutti i settori produttivi si registrano ormai quotidianamente tagli di lavoratori e cessazioni di attività;
in questo preoccupante scenario si inquadra la recente chiusura della sede barese della OM, società del gruppo leader mondiale dei carrelli elevatori Kiom;
i lavoratori messi in cassa integrazione sono costretti a vivere nell'incertezza del proprio futuro occupazionale;
dopo numerosi incontri con il Ministro dello sviluppo economico è fallito il progetto di mettere in piedi una cordata di imprenditori e riconvertire l'OM Carrelli in un'industria per la produzione di taxi ibridi, malgrado la disponibilità e le aperture mostrate dalle istituzioni locali;
ciò comporterà l'inevitabile trasferimento delle commesse verso Amburgo,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza al fine di intraprendere e sostenere ogni utile iniziativa mirante alla riconversione del sito produttivo, al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali e a garantire un piano di sostegno al reddito per i lavoratori.
(4-08191)