Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 761 del 10/07/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
761a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 10 LUGLIO 2012
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Presidenza della vice presidente BONINO,
indi del presidente SCHIFANI
e del vice presidente CHITI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 762 dell'11 luglio 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Movimento dei Socialisti Autonomisti: Misto-MSA; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I.; Misto-SIAMO GENTE COMUNE Movimento Territoriale: Misto-SGCMT.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).
Si dia lettura del processo verbale.
DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 5 luglio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che in data 6 luglio 2012 è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro dell'economia e delle finanze e dal Ministro per i rapporti con il Parlamento:
«Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini» (3396). (Brusìo. Richiami del Presidente).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(3350) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,37)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3350, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Nerozzi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. (Brusìo).
La Presidenza si permette di chiedere all'Assemblea se per cortesia il senatore Nerozzi può svolgere la sua relazione in un'atmosfera consona.
NEROZZI, relatore. Signora Presidente, colleghi, signor Vice Ministro, il disegno di legge in esame, che in Commissione è stato approvato da tutti i Gruppi, è particolarmente... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi basta, per cortesia!
NEROZZI, relatore. Capisco che riguarda poche persone, ma concerne un settore, quello dei marittimi e portuali, che ha il più alto indice di morti ed incidenti sul lavoro: sarebbe quindi almeno opportuno... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ma in che lingua ve lo devo chiedere? (Brusìo).
Sto parlando con voi, colleghi, scusate! E basta!
Prego, senatore Nerozzi.
NEROZZI, relatore. Anche perché sarò particolarmente breve, dal momento che consegnerò la relazione scritta. Vorrei solo sottolineare che questo è un decreto che risolve un problema per i marittimi e i portuali, perché nel 1999 si approvarono due decreti legislativi, il n. 271 e il n. 272, con i quali si affrontarono nei rispettivi settori, in particolare le questioni della sicurezza e della prevenzione. Tali provvedimenti non furono ripresi né nel quadro del decreto legislativo n. 81 del 2008 né nell'ambito delle successive modifiche e quindi era necessario e opportuno un adeguamento, collegando la normativa predisposta con il decreto n. 81 del ministro Damiano e le successive modifiche del ministro Sacconi a questo settore.
Rimane aperto un analogo problema per il settore ferroviario, che sarà trattato prossimamente in un altro decreto-legge, proprio perché il settore dei trasporti in genere ha una sua particolarità, anche in considerazione del fatto che, sia come personale che come rapporti con le normative internazionali, presenta una promiscuità e, ad esempio, sugli scafi vigono normative diverse rispetto a quelle vigenti a terra.
Questo decreto è particolarmente importante perché chiude una fase rispetto alla questione della sicurezza sul lavoro.
Le associazioni degli imprenditori e delle parti sociali e i sindacati hanno chiesto all'unanimità, in audizione, di fare in fretta e chiudere rapidamente questo problema. È per questa ragione che esprimeremo parere contrario sugli emendamenti presentati: non perché siano sbagliati, ma perché c'è la necessità di fare in fretta e di concludere oggi l'iter del provvedimento al nostro esame.
Signora Presidente,chiedo di poter allegare la relazione scritta con tutte le motivazioni, e chiedo all'Aula di approvare rapidamente questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Castro).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Pedica, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, il decreto-legge n. 57 del 2012 si compone di due articoli, uno dei quali mira a modificare il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Interviene soprattutto su quelle disposizioni che, nella propria applicazione, tengono conto di esigenze particolari connesse al servizio svolto o alle peculiarità di alcune professioni rispetto ad altre, mentre non si applicano automaticamente in altri settori produttivi.
Il decreto legislativo n. 81, più conosciuto come testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ha senz'altro contribuito ad armonizzare la normativa vigente in un settore così delicato, su cui mai come oggi abbiamo l'obbligo di mantenere alta l'attenzione, sia nel rispetto di precise direttive europee sia per la criticità generale in cui oggi versa il mondo del lavoro.
È però altrettanto vero... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, scusate, davvero non voglio arrivare a sospendere la seduta, ma non è pensabile continuare in questo modo, non si sente proprio. Per favore.
Prego, senatore Pedica.
PEDICA (IdV). Grazie, signora Presidente. È però altrettanto vero che, nonostante questo tentativo di raccolta normativa, vi sono state numerose proroghe che, dal 2009, hanno fatto slittare nel tempo tale armonizzazione legislativa. E in ragione di tali proroghe, in settori particolari, come quello ferroviario, hanno continuato ad applicarsi fino ad ora le previgenti discipline speciali.
Ad oggi, successivamente all'ultima proroga introdotta nel 2010 col provvedimento milleproroghe, che faceva appunto slittare al 15 maggio l'ultima scadenza per il mantenimento della previgente disciplina, ci troviamo dunque, per il settore ferroviario come per altri, in una situazione di limbo per cui nei fatti non è più concessa l'autorizzazione al mantenimento della propria disciplina e, allo stesso tempo, l'intera applicazione delle norme contenute nel testo unico potrebbe non essere adeguata al settore in questione.
È, infatti, lo stesso Governo a dichiarare che le disposizioni del decreto legislativo n. 81 sono assolutamente incompatibili con gli attuali standard di esercizio applicati sulla rete ferroviaria italiana. Ed è altrettanto vero che lo stesso articolo 62, comma 2, del citato testo unico prevede esplicitamente l'inapplicabilità del titolo II... (Brusìo).
Non ce la faccio, sinceramente non riesco a proseguire. Comunque chiedo di consegnare il testo dell'intervento, signora Presidente, perché è inutile parlare con gente che non riesce ad ascoltare. Mi dispiace, perché è un argomento molto importante.
PRESIDENTE. Non solo l'argomento meriterebbe francamente una maggiore attenzione (non uso altre parole), ma non intendo presiedere un'Assemblea che non consente ai colleghi di intervenire e alla Presidenza di ascoltare.
Prosegua, senatore Pedica.
PEDICA (IdV). Per quanto concerne il settore ferroviario, infatti, il Governo ritiene che l'abrogazione di alcune delle specifiche norme tecniche creerebbe problemi... (Brusìo).
Consegno l'intervento, signora Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta per cinque minuti. E basta, per favore! (Applausi dal Gruppo IdV).Lo faccio per il decoro di quest'Assemblea: non è veramente possibile proseguire i lavori in questo modo.
(La seduta, sospesa alle ore 16,47, è ripresa alle ore 16,55).
Riprendiamo i nostri lavori.
È iscritta a parlare la senatrice Spadoni Urbani. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, rinuncio all'intervento. (Applausi dei senatori Fleres e Garavaglia Mariapia).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
NEROZZI, relatore. Signora Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signora Presidente, anch'io rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
DI NARDO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminati il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica bilancio, esaminati gli emendamenti trasmessi dall'Assemblea, relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.3 e 1.5.
Sull'emendamento 1.0.1 il parere è di nulla osta».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
NEROZZI, relatore. Sugli ordini del giorno G1 e G2 il Governo ha chiesto ai presentatori di apportare alcune modifiche, di natura lessicale più che di sostanza, che sono state accettate, e quindi il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Senatore Nerozzi, l'unico problema è che la Presidenza non è a conoscenza di tali modifiche.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signora Presidente, con riferimento all'ordine del giorno G1, presentato dai senatori Carlino e De Toni, il Governo chiede che venga riformulato l'impegno nel seguente modo. Al secondo rigo del dispositivo, la proposta è di sostituire le parole: «la specifica vigente normativa per la» con le seguenti: «la specificità della materia della».
Con riferimento all'ordine del giorno G2, il Governo chiede di sostituire al terzo rigo del dispositivo le parole: «in particolare prevedendo» con le seguenti: «eventualmente prevedendo».
Gli ordini del giorno G100 e G101 sono accolti dal Governo.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G100 e G101 non verranno posti ai voti.
Chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno G1 se accolgono le modifiche proposte dal Governo.
PEDICA (IdV). Sì, signora Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Senatore Pinzger, accoglie le modifiche proposte dal Governo?
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sì, signora Presidente.
PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si danno per illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
NEROZZI, relatore. Signora Presidente, data la necessità di approvare oggi questo disegno di legge e quindi di non inviarlo nuovamente alla Camera, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.
MARTONE, vice ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signora Presidente, per le ragioni già esposte dal relatore, il parere è contrario a tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 1.3 e 1.5 sono improcedibili.
Metto ai voti l'emendamento 1.0.1, presentato dai senatori Pinzger e Thaler Ausserhofer.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione finale. (Brusìo).
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, questo provvedimento ci è arrivato, per così dire, con un difetto di origine relativo alla tempistica, nel senso che probabilmente il Governo, distratto da altre faccende che apparivano più urgenti, aveva portato fino alla scadenza i regolamenti, e dunque è stato necessario, sia alla Camera che qui al Senato, un esame piuttosto rapido.
Mi auguro che questo provvedimento, che è un'armonizzazione normativa e che prevede anche specifici aspetti su alcune attività, dia finalmente i decreti che da quattro anni si aspettano. In caso contrario, anche questo sforzo, come lo sforzo che sto facendo io in questo momento data la disattenzione dell'Aula, non avrebbe efficacia.
Come Italia dei Valori voteremo a favore di questo provvedimento per lanciare un segnale importante verso i lavoratori e le imprese, perché parliamo appunto di tutela dei lavoratori e di un obbligo delle imprese a rispettare tali norme.
Dovremmo essere noi legislatori a spiegare che stiamo facendo un'azione forte di tutela dei lavoratori. (Brusìo). Ma vedo che qui non interessa molto.
Nella selezione attuale, dopo il terremoto in Emilia, che è stato definito strage di operai perché molti morti erano lavoratori che stavano svolgendo delle funzioni nei capannoni, in una fase di crisi così acuta come quella presente, è sempre più forte il rischio che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro venga messo in discussione e venga considerato solo un costo. Lo dico ai colleghi che parlano, e mi scuso se li sto disturbando in questo momento...
GARRAFFA (PD). Parla!
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, il senatore Pedica ha pienamente ragione.
PEDICA (IdV). Accolgo l'invito addirittura a concludere!
PRESIDENTE. Senatore Pedica, presiedo io, le dispiace?
(Commenti del senatore Garaffa).
PEDICA (IdV). No, caro collega...
PRESIDENTE. Senatore Pedica, innanzitutto lei si deve rivolgere alla Presidenza, d'accordo? Lei si rivolga alla Presidenza e consenta a me di presiedere.
Voglio ricordare ai colleghi che tutte le volte che ognuno di voi prende la parola, tende a chiedere di poter intervenire senza urlare. (Brusìo). Per cortesia, colleghi. (Commenti del senatore Pedica). Senatore Pedica, lasci presiedere me, lasci presiedere la Presidenza. Prego, senatore Pedica, prosegua.
PEDICA (IdV). Il terremoto in Emilia è stato definito strage di operai; parliamo di persone che sono morte, colleghi. Molte persone sono morte perché lavoravano all'interno dei capannoni, senza che vi fosse una tutela della sicurezza nei loro confronti: quella tutela di cui stiamo discutendo in questo momento (anzi, su cui stiamo disturbando in questo momento). Nella situazione attuale, dopo il terremoto in Emilia, in una fase di crisi così acuta come quella presente, è sempre più forte il rischio che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro venga messo in discussione e venga considerato solo un costo (o solo un disturbo, visto che continuo a disturbare chi sta parlando in questo momento).
In una situazione così difficile penso che l'impegno del Parlamento tutto debba essere volto a fornire tutti gli strumenti per un'applicazione rigorosa delle norme per preservare la salute e la vita dei lavoratori.
Si tratta di preservare, anche in questa crisi terribile, una sorta di civiltà del lavoro che vede nella salute e nella sicurezza uno degli elementi fondamentali.
La ringrazio, signora Presidente. Ringrazio solo lei, in questo momento. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti del Gruppo PdL).
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, il tema del coordinamento tra la disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 81 del 2008, in materia di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, e la regolamentazione di settore relativa alle attività nei settori ferroviario, marittimo e portuale costituisce la ratio di questo decreto.
Il decorso del termine del 15 maggio 2012, peraltro già oggetto di proroga, per l'emanazione dei regolamenti di coordinamento, comportando l'abrogazione delle relative discipline di settore, avrebbe creato non pochi problemi attesa l'insufficienza delle norme previste dal citato decreto n. 81 a disciplinare aspetti tecnici estremamente specifici.
Gli esempi citati nella relazione al disegno di legge circa i problemi che ne deriverebbero sulla gestione delle linee elettriche di alimentazione dei treni o per i lavoratori a bordo delle navi sono significativi e testimoniano la necessità di intervenire, come peraltro emerso dalle parti sociali audite in seno alla Commissione.
Analogamente necessaria è la proroga prevista per le piccole imprese le quali, in assenza, sarebbero tenute ad elaborare il documento di valutazione dei rischi secondo le procedure ordinarie in assenza di procedure standardizzate previste per le microimprese.
E' di tutta evidenza come il tema della salute e della sicurezza sul lavoro sia strettamente legato ai diversi ambiti nei quali le attività vengono esercitate. Ed è altrettanto evidente come per ciascuno di essi occorra assicurare i più elevati standard tenendo conto dello stato attuale della tecnica e delle conoscenze scientifiche.
La conversione di questo decreto costituisce per il Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI) l'occasione per ribadire la natura costituzionalmente sensibile degli interessi protetti in materia di lavoro, rispetto alla quale Governo e Parlamento devono apprestare la massima attenzione.
Il mercato del lavoro è estremamente mutevole perché mutevoli sono le sue dinamiche; mutevoli sono gli strumenti tecnici attraverso i quali il lavoro viene esercitato; mutevoli, in quanto resi più appropriati dalle nuove conoscenze, sono i dispositivi di tutela della salute dei lavoratori.
Se questo è lo scenario del mercato del lavoro, la tutela della sicurezza e della salute degli occupati deve essere oggetto di un continuo monitoraggio da parte del Governo, pronto a cogliere le istanze ed i segnali che vengono dalle rappresentanze imprenditoriali e dai lavoratori. Avevamo sottolineato tale opportunità già in sede di riforma del mercato del lavoro; la rinnoviamo in sede di applicazione del decreto n. 81 del 2008 in materia di sicurezza sul lavoro, consapevoli che le specificità dei diversi settori produttivi vadano colte, sotto un profilo tecnico e normativo, per coniugare le esigenze di parte datoriale con le garanzie per i lavoratori.
Ben vengano approfondimenti tecnici sui temi del lavoro e sugli standard da conseguire; in questa direzione ci appelliamo al Governo affinché ponga il lavoro, in tutte le sue sfumature, al centro della sua agenda per seguire in modo costante - e se del caso intervenire tempestivamente con modifiche legislative - le sue dinamiche, per coglierne le richieste, per fronteggiarne le emergenze.
Nulla può essere lasciato al caso se l'oggetto tutelato è un bene sensibile come il lavoro, perché i rischi che ne derivano si chiamano lesione della dignità dei lavoratori, morte sul lavoro, lavoro nero. Un Paese che voglia dirsi civile deve agire con fermezza per far cessare tali inaccettabili degenerazioni. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, vorrei dichiarare il voto favorevole del Gruppo di Coesione Nazionale, nella consapevolezza che in tema di sicurezza del lavoro è sempre importante il dettato normativo, ma sono altrettanto importanti i profili che riguardano l'informazione, la formazione, la prevenzione e i comportamenti. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento affronta un aspetto e una tematica di particolare rilievo per quanto afferisce alla condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, in un periodo in cui le "morti bianche" non tendono a diminuire in modo significativo, e questo nonostante l'impegno di tutti noi, in particolare della Commissione infortuni sul lavoro, e il sostegno del Presidente della Repubblica.
Questa mattina si è svolto sul tema un convegno in cui si è parlato di sicurezza degli operatori sanitari e si è scoperto che ogni anno si verificano 100.000 episodi di puntura accidentale da siringa; si aprono quindi nuovi nel campo degli incidenti sul lavoro. Così, a proposito di malattie professionali, si è scoperto che l'amianto esiste nei carrelli degli aerei. C'è quindi ancora tutto un lavoro da fare.
A proposito di questo decreto, dal 1° gennaio al 1° giugno di quest'anno sono già morti 241 lavoratori; è come un bollettino di guerra, su cui spesso è intervenuto il Capo dello Stato chiedendo al Governo e al Parlamento di intervenire con politiche della sicurezza più efficaci.
Oggi approviamo la conversione in legge del decreto-legge n. 57 del 2012, che apporta modifiche al decreto legislativo n. 81 del 2008, concernente norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono modifiche rese necessarie per scongiurare l'abrogazione delle discipline speciali sulla sicurezza relative ai settori ferroviario, marittimo e portuale, nonché a quello delle microimprese. Infatti, i comparti ferroviario, marittimo e portuale hanno una tale specificità che, in mancanza di interventi di coordinamento, nel settore ferroviario potrebbero crearsi problemi per la gestione delle linee elettriche e di alimentazione dei treni o difficoltà nell'ispezione delle linee. Per quanto riguarda poi il settore marittimo, basti sottolineare la specialità del luogo, le diverse figure di responsabilità, le diverse necessità per la salute delle persone che sono a bordo. Infine, per quanto concerne il settore del lavoro portuale va evidenziata la specificità delle misure necessarie per il carico e scarico delle navi.
Apprezziamo quindi l'azione del Governo quale si è espressa con l'emanazione tempestiva di questo provvedimento, volto essenzialmente a scongiurare i rischi che si sarebbero venuti a creare a seguito dell'abrogazione in particolare delle discipline speciali relative a questi tre settori che ho enunciato. Secondo le nuove norme, infatti, la proroga scadrà il 15 dicembre prossimo.
Un altro aspetto rilevante di questo provvedimento è la modifica dell'articolo 29, comma 5, del decreto legislativo n. 81 del 2008, dove si proroga dal 30 giugno al 31 dicembre 2012, il termine entro il quale i datori di lavoro che occupano fino a dieci dipendenti possono effettuare l'autocertificazione della valutazione dei rischi.
Anche a questo proposito il Governo si è impegnato affinché venga emanato definitivamente il decreto interministeriale per le procedure standardizzate.
Noi riteniamo, quindi, di fondamentale importanza che le procedure standardizzate di prossima definizione coniughino le legittime esigenze di protezione e sicurezza dei lavoratori (non bisogna abbassare la guardia) con quelle di semplificazione degli adempimenti previsti, in particolare nel caso delle microimprese, già strangolate dalla crisi economica.
Dichiariamo pertanto il nostro voto a favore sul provvedimento, pur in attesa di poter legiferare in maniera certa e definitiva su una materia talmente delicata e di fondamentale importanza per le condizioni di sicurezza sul lavoro dei nostri cittadini. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e del senatore Fluttero).
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come già alla Camera dei deputati, anche qui al Senato il Gruppo della Lega Nord voterà a favore di questo provvedimento, che, come già indicato dai colleghi che mi hanno preceduto, raggiunge alcuni obiettivi importanti, in particolare in tre settori (marittimo, ferroviario e portuale), e interviene soprattutto a favore delle microimprese, evitando eccessi burocratici nelle procedure di valutazione dei rischi. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Fluttero e Sarro).
DE LUCA Vincenzo (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA Vincenzo (PD). Signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, il disegno di legge n. 3350, di conversione del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese, si è reso necessario per evitare che a causa dell'abrogazione della normativa speciale in materia di sicurezza del lavoro nell'ambito dei settori ferroviario, marittimo e portuale vi potesse essere un vuoto normativo, causato anche dall'espressa esclusione dell'applicabilità ai suddetti settori di alcuni titoli del decreto legislativo n. 81 del 2008.
Tenuto conto che il settore dei trasporti è uno dei settori in crescita dell'economia europea ed è fortemente influenzato dai cambiamenti della nostra società, proprio per questo merita particolarmente la nostra attenzione. Al fine di evitare il rischio di un blocco delle attività operative nei suddetti settori, anche a causa del detto vuoto normativo scaturente dal citato decreto legislativo n. 81, si esclude in modo esplicito l'applicabilità del titolo ai mezzi di trasporto.
Come abbiamo potuto notare, il decreto mira a risolvere alcune criticità e l'obiettivo perseguito con esso è sostanzialmente quello di far salva la normativa speciale in materia di sicurezza sul lavoro nei settori marittimo, portuale e ferroviario, nelle more dell'approvazione e dell'attuazione dell'apposita delega.
Tutti noi siamo consapevoli che il Paese non può permettersi un calo di attenzione riguardo alla prevenzione contro i rischi da infortuni, né dal punto di vista etico, né in termini economici. La strada che si vuole percorrere è quella della costruzione e diffusione della cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro, riservando ampio spazio a tutte le attività ed iniziative che concorrono ad un'efficace contrasto del fenomeno degli infortuni sul lavoro, nonché alla valutazione dei rischi.
In tale prospettiva, pertanto, se davvero vogliamo raggiungere questo obiettivo, se davvero vogliamo approvare tale decreto (e il Partito Democratico, ovviamente, è favorevole) dobbiamo renderci conto assolutamente che occorre una determinazione politica che si traduca in una discussione costruttiva ed esaustiva. Data l'importanza e la delicatezza dell'argomento non si può procedere in modo superficiale.
In questa logica, la sicurezza sui luoghi di lavoro rischia di assumere un ruolo marginale anche se negli ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti. Il mondo del lavoro presenta oggi particolari rilevanti e necessita di specifiche misure di garanzia. È noto che un'impresa attenta alla sicurezza dei lavoratori è un'azienda più efficiente della media perché spinta a razionalizzare i processi interni e a monitorare costantemente i fattori di rischio.
La valutazione dei rischi da parte dei datori di lavoro rappresenta, a mio parere, il vero salto dì qualità che il tessuto produttivo dovrebbe compiere, il che significa che in un Paese di localismi d'impresa, di distretti produttivi e di reti lunghe e corte sparse per il territorio, la valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro dovrebbe essere un processo di filiera che coinvolga le fasi produttive di ciascuna azienda a monte e a valle.
Le misure di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori hanno il fine di migliorare le condizioni di lavoro, riducendo la possibilità di infortuni ai dipendenti. Non mi sembra superfluo, quindi, evidenziare i punti salienti della riforma: il decreto-legge in esame prevede l'individuazione, con regolamenti ministeriali, di norme speciali nei riguardi del personale delle Forze armate e di polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché del personale operante nell'ambito delle strutture giudiziarie e penitenziarie e di quelle destinate, per finalità istituzionali, alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell'alta formazione artistica e degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado. La normativa di cui all'oggetto prevede un differimento di termine (dal 15 maggio 2012 al 15 dicembre 2012), ai fini dell'emanazione dei regolamenti governativi cosiddetti di delegificazione. Fino all'emanazione di detti regolamenti resterà, pertanto, valida la normativa speciale.
Si prevede, inoltre, che gli schemi dei regolamenti governativi e ministeriali siano trasmessi alle Camere, al fine dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Tale parere deve essere reso entro 30 giorni dalla data di assegnazione.
Rammento ai colleghi che il Consiglio dei ministri, nella riunione dell'11 maggio 2012, contestualmente all'approvazione del decreto-legge, ha adottato un disegno di legge in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nel settore portuale, marittimo, delle navi da pesca e ferroviario, con lo scopo di prevedere una delega necessaria al fine di armonizzare la disciplina contenuta nelle differenti normative dei suddetti settori, adeguandola ai principi e ai criteri del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
La normativa proroga il termine entro cui i datori di lavoro di cui in oggetto possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. La norma fino ad oggi vigente consentiva tale modalità fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale. La novella proroga quest'ultimo termine, se anteriore, alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale.
Onorevoli colleghi, mi accingo a concludere sottolineando che la Commissione europea, nella lettera di messa in mora del 29 settembre 2011, inviata all'Italia, ha rilevato che la facoltà di autocertificazione in esame, benché provvisoria, contrasti con gli obblighi previsti dalla disciplina comunitaria. La Commissione ha infatti evidenziato che, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, non vi è stato un corretto recepimento, nel decreto legislativo n. 81, della direttiva n. 89/391/CEE del Consiglio del 12 giugno 1989, relativa all'attuazione delle misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori.
Occorre pertanto procedere alla conversione del decreto-legge in esame e accelerare su tutti i decreti attuativi di delega in capo al Governo. (Applausi dal Gruppo PD).
BIANCHI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI (PdL). Signora Presidente, il decreto-legge che stiamo esaminando presenta talune novità rispetto al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non così, per cortesia.
BIANCHI (PdL). Signora Presidente, non si preoccupi.
PRESIDENTE. Senatrice Bianchi, mi preoccupo, ma non per me o per lei. Le nostre regole prevedono che in quest'Aula sia garantito il diritto di parola ai senatori (pare).
BIANCHI (PdL). Grazie, signora Presidente.
Come dicevo, il decreto ha posto una nuova disciplina complessiva in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. In particolare, individuiamo le attività lavorative a bordo delle navi, quelle svolte in ambito portuale, il settore delle navi da pesca e il settore del trasporto ferroviario, attività che, come è stato riferito, sono particolarmente impegnative perché legate alla convivenza di diverse discipline, anche internazionali.
Si ricorda che il Consiglio dei ministri l'11 maggio 2012, contestualmente all'approvazione del decreto-legge, ha adottato un disegno di legge in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei settori portuale, marittimo, delle navi da pesca e ferroviario, che prevede il conferimento di una delega al fine di armonizzare la disciplina contenuta nelle differenti normative dei suddetti settori, adeguandola - appunto - al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. La delega consentirà di colmare l'assenza di un'adeguata disciplina sanzionatoria anche di carattere penale.
Il provvedimento in esame riguarda anche la valutazione dei rischi da parte dei datori di lavori che occupano fino a dieci dipendenti. La nuova formulazione proroga il termine entro cui i datori di lavoro summenzionati possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. La norma finora vigente consentiva tale modalità fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale relativo alla definizione delle procedure standardizzate di valutazione dei rischi, e in ogni caso non oltre il 30 giugno 2012. La novità legislativa introdotta dal presente provvedimento proroga quest'ultimo limite al 31 dicembre 2012 e fissa il termine, se anteriore, alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale.
Alla luce di quanto affermato, appare quindi opportuno in questa sede ribadire la necessità di procedere ad una proroga dei termini per l'emanazione della nuova normativa speciale in materia di sicurezza sul lavoro nei settori ferroviario, marittimo e portuale e a un'ulteriore proroga del termine entro il quale deve essere emanata la speciale disciplina per la redazione del documento di valutazione di rischi da parte delle microimprese fino a dieci dipendenti: il tutto per evitare che materie così delicate ed importanti finiscano per essere regolate dalla disciplina generale del Testo unico della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, che sappiamo essere più complessa ed onerosa sia per il settore dei trasporti sia per il settore delle microimprese.
Per tali motivi, il nostro voto sul provvedimento in esame non può che essere favorevole, nell'auspicio comunque di una rapida adozione di normative in grado di garantire l'assoluta sicurezza del lavoro nel settore dei trasporti e la corretta valutazione dei rischi per i lavoratori nel contesto delle microimprese. (Applausi dal Gruppo PdL).
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PdL).
GALLONE (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (PdL). Signora Presidente, il mio dispositivo elettronico non ha funzionato, ma avrei voluto esprimere un voto favorevole.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, anche il mio dispositivo non ha funzionato. Anch'io avrei voluto esprimere un voto favorevole.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di quanto segnalato dalla senatrice Gallone e dal senatore Lannutti.
Discussione del disegno di legge:
(3372) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,31)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3372, già approvato dalla Camera dei deputati.
Le relatrici, senatrici Incostante e Gallone, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Incostante.
INCOSTANTE, relatrice. Signora Presidente, onorevoli colleghi, nella mia relazione tratterò gli aspetti che sono di competenza della 1a Commissione affari costituzionali e, in particolare, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a), d) ed e), nonché del comma 3 del medesimo articolo 1. Illustrerò, inoltre, le previsioni del comma 3 dell'articolo 3, mentre sulle altre parti del provvedimento interverrà la relatrice, senatrice Gallone, 13a per la Commissione.
Le ragioni di straordinaria necessità ed urgenza che sono alla base dell'adozione del presente decreto-legge sono da ricercare, anzitutto, nei recenti interventi del legislatore e del giudice delle leggi. Essi, attraverso l'abrogazione o la declaratoria di illegittimità costituzionale di disposizioni inserite nella legge n. 225 del 24 febbraio 1992 (istitutiva del Servizio nazionale della protezione civile) e nel decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, recante disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile, hanno, da un lato, indicato la strada per restituire al Servizio nazionale della protezione civile il suo pregnante significato, ristabilendo la configurazione della sua mission come complessivo sistema preordinato a tutelare i valori fondamentali della collettività ed a garantirne la difesa contro l'insorgere di eventi calamitosi; dall'altro, hanno imposto di ricercare con immediatezza un assetto finanziario, il più possibile stabile e razionale, con specifico riguardo alle risorse occorrenti per fronteggiare le emergenze e gli stati di calamità e quindi, in definitiva, necessarie per alimentare il fondo nazionale per la protezione civile, anche attraverso il reintegro del fondo di riserva per le spese impreviste di cui all'articolo 28 della legge n. 196 del 31 dicembre 2009.
Si è reso necessario procedere, preliminarmente, all'individuazione delle criticità (per non dire delle molte distorsioni) che negli ultimi anni hanno appesantito e fuorviato l'azione della protezione civile anche in forza di una malintesa estensione del concetto di emergenza, alterando il rapporto tra situazione emergenziale ed utilizzo di strumenti normativi straordinari e derogatori, nel senso di privilegiare l'azione derogatoria laddove le esigenze a monte di quest'ultima non sempre apparivano configurabili.
È utile rammentare, a tal proposito, che con il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, era stato, tra l'altro, esteso il campo di applicazione previsto per la dichiarazione dello stato di emergenza includendovi la dichiarazione dei grandi eventi rientranti nella competenza del Dipartimento della protezione civile, diversi da quelli per i quali si rende necessaria la delibera dello stato di emergenza (articolo 2, comma 1, lettera c), della legge n. 225 del 1992).
L'intenso dibattito politico che ha contraddistinto, nel corso degli ultimi anni, l'applicazione di siffatta disposizione, e che si è subito rivelato particolarmente sfavorevole all'utilizzo della logica dell'emergenza per la gestione di eventi programmabili anche con largo anticipo (tra l'altro sottratti all'ordinario regime dei controlli), ha condotto, come è noto, all'abrogazione della disposizione che consentiva di ricondurre alla fattispecie emergenziale la gestione dei grandi eventi (l'articolo 40-bis del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 27).
Il presente provvedimento interviene per confermare l'assetto così come già definito e l'intendimento di restituire alla protezione civile la sua tradizionale connotazione, provvedendo ad assegnare allo stato di emergenza ambiti precisi dal punto di vista temporale.
Nell'ottica, poi, di assicurare al Servizio nazionale della protezione civile la possibilità di avvalersi delle risorse necessarie a fronteggiare l'emergenza, il presente decreto, colmando il preoccupante vuoto normativo conseguente alla sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 16 febbraio 2012, detta una disciplina dell'impiego del fondo nazionale per la protezione civile e dell'obbligatorio reintegro del fondo di riserva come già detto.
In realtà, anche per quanto attiene questi aspetti troviamo che questa normativa sia rispettosa, almeno nei suoi assetti fondamentali, dei rapporti finanziari tra Stato e Regioni e, peraltro, consapevole della necessità di non incidere esclusivamente sulla leva fiscale, costituita dall'aumento di aliquota dell'accisa nazionale, ma di affiancare a tale sistema un mirato programma di riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni, con ciò coniugando la necessità di reperire risorse per il sistema nazionale di protezione civile con le ineludibili esigenze di contenimento e riduzione della spesa pubblica.
Il presente decreto conferma la formula organizzativa del «Servizio», e cioè di un sistema organico di competenze rimesso a più enti e strutture coordinati da un'autorità centrale, per rispondere ad una logica di maggiore efficienza dell'apparato della pubblica amministrazione nella quale, accanto alle amministrazioni dello Stato e agli enti locali, assumono importanza anche le organizzazioni di volontariato e i gruppi di cittadini. Infatti, fanno parte del Servizio, secondo i rispettivi ordinamenti, le amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli enti locali, gli enti pubblici, gli istituti e i gruppi di ricerca scientifica con finalità di protezione civile e ogni altra istituzione e organizzazione anche privata con le medesime finalità.
Al coordinamento della struttura provvede il Presidente del Consiglio, o per sua delega, così secondo le modifiche disposte dalla Camera, un Ministro con portafoglio o il Sottosegretario di Stato, attraverso il Dipartimento della protezione civile, operante nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri. È stata eliminata alla Camera la previsione contenuta nel decreto che il Presidente del Consiglio dei ministri potesse delegare al Ministro dell'interno, previsione contenuta in precedenti disposizioni, mai attuata e comunque già abrogata.
Costituisce, invece, una novità la previsione della delega al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri segretario del Consiglio, in considerazione del ruolo di quest'ultimo: la presenza costante del Sottosegretario nel Consiglio dei ministri potrebbe facilitare in qualche modo, anche se da alcune parti ciò è stato criticato, una compiuta informazione sui problemi della protezione civile che, come è noto, riguardano gran parte dei Dicasteri.
Questa modifica viene incontro inoltre a precise richieste anche del mondo delle autonomie, avanzate anche in sede di Conferenza unificata, di mantenere, per quanto possibile, il Servizio nazionale della protezione civile all'interno e sotto il controllo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
In particolare, il presente provvedimento - anche in considerazione della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha inserito la protezione civile fra le materie di legislazione concorrente fra lo Stato e le Regioni - è stato sottoposto, nella fase tra l'approvazione in via preliminare e quella definitiva, al parere della Conferenza, e qui dobbiamo dire che alcuni elementi sono sicuramente stati esplicitati in senso critico. Sono state formulate proposte emendative dai rappresentati delle Regioni e delle Province autonome, dall'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dall'Unione delle Province d'Italia (UPI), e di tali pareri in parte si è tenuto conto e in parte no.
L'articolo 1 del presente provvedimento reca significative modifiche per quanto attiene alle leggi citate in precedenza. In particolare, al comma l si ritiene in primo luogo di porre termine a talune incertezze interpretative sorte a seguito dell'intervenuta abrogazione dell'articolo 1 della legge n. 225 del 1992, con il quale era stata istituita l'Agenzia nazionale della protezione civile, e delle successive disposizioni, con le quali la medesima Agenzia è stata soppressa e le funzioni relative sono state ricondotte al preesistente Dipartimento della protezione civile mediante l'abrogazione della precedente norma.
Riaffermato ciò, si prevede che il coordinamento delle attività delle amministrazioni pubbliche e di ogni altra istituzione e organizzazione pubblica e privata, presente nel territorio nazionale per il conseguimento di tali finalità, sia esercitato dal Presidente del Consiglio dei ministri o, per sua delega, come si è detto, da un Ministro con portafoglio ovvero dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri segretario del Consiglio, avvalendosi del Dipartimento della protezione civile, che continua pertanto a svolgere le funzioni di coordinamento, a livello centrale.
Questi aspetti sono sicuramente gli elementi più importanti e fondamentali sui quali appunto si prevedono anche interventi specifici in questo decreto.
L'articolo 1, comma 1, lettera a), novella l'articolo 1 della legge n. 225 del 1992. Quest'ultimo articolo era stato già abrogato, tuttavia pensiamo che sia stato opportuno intervenire con la novella e l'espressa introduzione di un nuovo articolo 1.
Inoltre l'articolo 1, comma 1, lettera d), reca modifiche che intervengono, chiarendo incertezze applicative, sull'articolo 14 della legge n. 225 del 1992, al fine di armonizzarle con le novelle apportate dal decreto in esame in relazione al trasferimento della flotta aerea della Protezione civile al Dipartimento dei Vigili del fuoco. In particolare, si prevede che il prefetto assuma la direzione unitaria dei servizi d'emergenza. Anche questo è stato un elemento in parte contestato, soprattutto perché ci sono timori che questo possa creare sovrapposizioni tra gli interventi dei vari enti.
Le modifiche sopra esposte, come rilevato anche nella relazione illustrativa del decreto in esame, sono volte a chiarire la spettanza in capo al prefetto. Pur tuttavia alcune perplessità permangono.
Le modifiche al comma 3 specificano ulteriormente i compiti che sono stati posti in capo ai sindaci. L'intervento correttivo in esame è volto, come sottolineato nella relazione illustrativa, a rafforzare i compiti e i poteri che spettano ai sindaci.
Il comma 3 dell'articolo 1, modificando il comma 2 del cosiddetto milleproroghe, estende il cosiddetto silenzio assenso in merito al controllo della Corte dei conti sui provvedimenti commissariali adottati.
L'articolo 3, recante disposizioni transitorie e finali, dispone le gestioni commissariali operanti ai sensi della legge n. 225 del 1992.
Il comma 3 dispone la riassegnazione di somme che consentono il pagamento per il completamento degli interventi già programmati.
Signora Presidente, cari colleghi, la storia della Protezione civile in Italia, al di là di alcune vicende negative, è una storia di grande capacità professionale e di straordinaria generosità soprattutto in riferimento alla macchina messa in moto dalle varie istituzioni, ma anche dai volontari. Questo non contrasta, anzi rafforza la necessità di definire compiti e funzioni di cui questo provvedimento sembra imboccare la strada giusta.
Due erano le questioni su cui riflettere: la citata vicenda estensiva dei grandi eventi e quella relativa allo strumento dell'ordinanza che agisce con potere derogatorio rispetto alle normative esistenti. Mi pare che già precedentemente, abrogando le disposizioni e oggi rafforzando ma al tempo stesso delimitando il potere di ordinanza, si siano fatti passi ulteriori per rispondere alle esigenze primarie della flessibilità e della tempestività dell'intervento, in un quadro di regole sicuramente molto più certe riferite allo stato di emergenza.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 17,45)
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Buonasera, colleghi. Se non avete nulla in contrario, interromperei un attimo i lavori per dare comunicazione delle decisioni assunte oggi pomeriggio dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Come è noto, con la lettera inviata ieri, il Presidente della Repubblica ha auspicato che i Presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei Gruppi parlamentari, possano «concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non più rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo. Confronto che è bene non resti ulteriormente chiuso nell'ambito di consultazioni riservate tra partiti». Queste sono le parole del Presidente della Repubblica.
In risposta all'alto richiamo del Capo dello Stato, nel sottoporre oggi la questione alla Conferenza dei Capigruppo, ho avanzato una mia proposta sulla quale si è registrato un amplissimo consenso.
Sulla base di quanto concordato con i Capigruppo, ho invitato pertanto il Presidente della 1a Commissione permanente ad istituire tempestivamente un Comitato ristretto, rappresentativo di tutti i Gruppi, il quale nel termine di 10 giorni consenta al relatore di predisporre una bozza di testo unificato da presentare alla Commissione plenaria.
Tale testo, auspicabilmente frutto di posizioni condivise, potrà peraltro evidenziare - per riprendere le parole del Capo dello Stato - quali punti non preventivamente concordati debbano rimanere «aperti ad un confronto conclusivo» in sede parlamentare.
La Conferenza dei Capigruppo ha inoltre approvato a maggioranza modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 19 luglio.
La seduta di oggi pomeriggio proseguirà con l'esame del decreto-legge sulla Protezione civile.
Il calendario della settimana corrente è stato integrato con la discussione congiunta dei disegni di legge di ratifica dei Trattati di revisione della governance economica europea.
Nella seduta di question time prevista per la seduta pomeridiana di giovedì 12 luglio, alle ore 16, con trasmissione diretta televisiva, il Ministro dell'ambiente risponderà ad interrogazioni concernenti l'uso di fonti rinnovabili e - ove possibile - la gestione dei rifiuti nella città di Roma; il Ministro per gli affari regionali, turismo e sport risponderà a quesiti sulla promozione del settore del turismo.
A partire dalla prossima settimana, i lavori dell'Assemblea avranno inizio da lunedì pomeriggio e prevederanno anche sedute notturne.
Il calendario della settimana prossima, a partire dal pomeriggio di lunedì 16 luglio e con una seduta notturna mercoledì 18, prevede l'esame del decreto-legge sui Vigili del fuoco e il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale di riforma del Parlamento e forma di governo.
Programma dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato fino al mese di luglio 2012:
- Disegni di legge di conversione di decreti-legge
- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente
- Documenti di bilancio
- Mozioni
- Interpellanze e interrogazioni
- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
- Disegno di legge n. 2914 - Ratifica ed esecuzione della Decisione del Consiglio europeo 2011/199/UE che modifica l'articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l'euro, fatta a Bruxelles il 25 marzo 2011
- Disegno di legge n. 3239 - Ratifica ed esecuzione del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, l'Ungheria, Malta, il regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia e il Regno di Svezia, con Allegati, fatto a Bruxelles il 2 marzo 2012.
- Disegno di legge n. 3240 - Ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (MES), con Allegati, fatto a Bruxelles il 2 febbraio 2012.
Altri disegni di leggi già previsti da precedenti programmi dei lavori:
- Disegni di legge nn. 143 e connessi - Modifiche alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di ordinamento portuale
- Disegni di legge nn. 272 e connessi - Disposizioni per il coordinamento in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale e per la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza
- Disegni di legge nn. 437 e connessi - Disposizioni in materia di banche popolari cooperative
- Disegni di legge nn. 2259 e connessi - Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati (Approvato dalla Camera dei deputati)
- Disegni di legge nn. 1142 e 573 - Istituzione degli ordini e albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico - sanitarie e della prevenzione (Disegno di legge n. 573 fatto proprio dal Gruppo dell'Italia dei Valori ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento)
- Disegni di legge costituzionale nn. 24 e connessi - Riforma del Parlamento e forma di governo (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale)
- Disegno di legge n. 3334 - Partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (Approvato dalla Camera dei deputati).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato a maggioranza - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 19 luglio 2012:
| Martedì | 10 | luglio | pom. | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 3350 - Decreto-legge n. 57, sicurezza nei luoghi di lavoro settore trasporti e microimprese (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 13 luglio) - Disegno di legge n. 3372 - Decreto-legge n. 59, protezione civile (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 15 luglio) - Discussione congiunta disegni di legge nn. 2914 -Ratifica modifica art. 136 Trattato funzionamento Unione europea; 3239 - Ratifica Trattato fiscal compact; 3240 - Ratifica trattato Meccanismo europeo di stabilità |
| Mercoledì | 11 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 12 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 12 | luglio | pom. | h. 16 | - Interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, ai Ministri dell'ambiente e per gli affari regionali, turismo e sport |
| Lunedì | 16 | luglio | pom. | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 3365 e connessi - Decreto-legge n. 79, Vigili del fuoco (Voto finale entro il 21 luglio) (Scade il 19 agosto) - Seguito disegni di legge costituzionale. nn. 24 e connessi - Riforma del Parlamento e forma di governo (Prima deliberazione del Senato) (Voto finale con la presenza del numero legale) |
| Martedì | 17 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20,30 | |
| Mercoledì | 18 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20,30 | |
| " | " | " | nott. | h. 21-23 | |
| Giovedì | 19 | " | ant. | h. 9,30 | |
| Giovedì | 19 | luglio | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 3365 e connessi (decreto-legge n. 79, Vigili del fuoco) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 12 luglio.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3372
(Decreto-legge n. 59, protezione civile)
(6 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 4 ore e 30', di cui : |
| |
| PdL | 1 h. | 10' |
| PD | 1 h. |
|
| LNP |
| 26' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
| 23' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 23' |
| Misto |
| 23' |
| CN:GS-SI-PID-IB-FI |
| 22' |
| IdV |
| 22' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 3365
(Decreto-legge n. 79, vigili del fuoco)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni | 1 h. |
|
| Gruppi 6 ore, di cui : |
| |
| PdL | 1 h. | 34' |
| PD | 1 h. | 21' |
| LNP |
| 35' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
| 31' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 30' |
| Misto |
| 30' |
| CN:GS-SI-PID-IB-FI |
| 30' |
| IdV |
| 29' |
| Dissenzienti |
| 5' |
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come lei ha detto, nel corso della Conferenza dei Capigruppo abbiamo espresso il nostro consenso e anche il nostro apprezzamento per l'impulso da lei dato ai lavori della 1a Commissione in materia di riforma elettorale. Come lei sa, infatti, la riforma elettorale ha per il mio Gruppo, e anche per il mio partito, una assoluta priorità.
Assoluta priorità e criteri non negoziabili sono, da una parte, che alla fine si giunga all'approvazione di una legge elettorale che consenta la stabilità e la governabilità del Paese e, dall'altra, che con la legge elettorale si restauri quel rapporto tra eletti ed elettori che tanto è importante, anche al fine di garantire autorevolezza al ruolo del Parlamento.
Ma proprio la nostra limpida intenzione (che so essere anche la sua) di arrivare ad una legge elettorale in tempi rapidi, la quale sia grado, come è giusto che sia, anche aderendo agli indirizzi di natura europea, di consentire in tempi sufficientemente rapidi alle forze politiche che non si sono ancora organizzate di potersi presentare alle elezioni e la necessità che questo cammino sia fruttuoso ci impongono di guardare, con occhi assolutamente sgombri e sinceri, ad un problema che è davanti a noi e non è tanto politico (è anche un problema politico), ma di organizzazione dei lavori parlamentari. Si tratta di un problema che riguarda essenzialmente il Senato.
La legge elettorale avrà la necessità innanzitutto di essere costruita intorno ad un numero di senatori e di deputati che sia certo. Ma certo non è nel momento in cui teniamo in discussione in quest'Aula un provvedimento che ha già definito il numero dei deputati e ha ancorato il numero dei senatori all'ipotesi di Senato federale, agganciando così questa parte ad un provvedimento che non so se vedrà mai definitivamente la luce in questa legislatura ma che se anche la vedesse, verrebbe approvato con una maggioranza che non consentirebbe l'immediata entrata in vigore della riforma costituzionale, restando aperta la possibilità del referendum confermativo.
Non sto qui a discutere di chi siano - lo dico tra quattro virgolette - le "responsabilità" rispetto al fatto che è un testo frutto di un accordo che avrebbe registrato in Parlamento, sulla carta, una maggioranza di oltre due terzi e che si è impastoiato fino a raccogliere per pochissimi voti la maggioranza dell'Aula, inficiando ovviamente con questo definitivamente la possibilità che nella corrente legislatura si giunga alle riforme costituzionali.
Quello che mi interessa è sapere - questione che, come lei sa, abbiamo posto con grande forza, insieme ad altri Gruppi Parlamentari, non solo di opposizione, anche in Conferenza dei Capigruppo - come si faccia a definire una legge elettorale, che deve avere riguardo ad un certo numero di parlamentari e anche ad una certa forma di governo (perché è ovvio che, se il presidenzialismo diventasse il modello di governo italiano, l'elezione diretta del presidente della Repubblica avrebbe un'interferenza, prima, con il modello di legge elettorale), in presenza di questa riforma costituzionale. Come facciamo dunque a dare un cammino efficace e spedito ad una riforma elettorale quando resiste l'alea di una riforma costituzionale che noi riteniamo essere destinata ad una fine non proprio fausta, e nel caso in cui venga approvata e nel caso in cui invece non venga approvata?
Per questa ragione abbiamo proposto che le riforme costituzionali, fin quando questo nodo, che è politico, istituzionale e legislativo, non verrà risolto dalle forze politiche, non tornino in Aula. In più, abbiamo proposto che il lavoro già fatto da quest'Aula con larghissima maggioranza sull'articolo 1 e, con una maggioranza sia pure risicata ma comunque una maggioranza, sull'ipotesi, chiamiamola così, del Senato federale venga stralciato. «Mettiamo in sicurezza la riduzione del numero dei parlamentari» è un mantra che ripetiamo da molti mesi e, da ultimo, nelle scorse settimane, sempre più frequentemente. Credo che questa potrebbe essere una delle soluzioni per uscire dall'ingorgo nel quale ci troviamo.
Certo, non ci possiamo consentire neanche solo di pensare che una legge elettorale che oggi non può che essere aderente alla Costituzione vigente per quanto riguarda il numero dei parlamentari e la forma di governo si ritrovi o ad essere una legge incostituzionale, qualora entrasse in vigore (è una possibilità, se non certamente una probabilità) la riforma costituzionale, o a navigare in una terra di nessuno, mentre noi tradiremmo, tutti e contemporaneamente, la promessa che abbiamo fatto di riduzione del numero dei parlamentari.
Questo problema è davanti a noi e non è eludibile in alcun modo. Siamo sinceri tra di noi: è il modo migliore per onorare le nostre responsabilità e anche la franchezza e la lealtà tra le forze politiche.
Noi proponiamo - e per questo non abbiamo votato il calendario - di escludere dal calendario stesso il tema delle riforme costituzionali fino a quando questo nodo non venga politicamente risolto tra le forze politiche rappresentate in Parlamento. Altrimenti, avvieremmo la discussione sulla riforma elettorale con un'alea troppo alta perché ciascuno di noi venga ritenuto affidabile in ordine alla sincera volontà di dare al Paese una nuova legge elettorale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, come primo punto abbiamo chiesto di modificare il calendario nella parte in cui, con un'evidente forzatura, il Governo impone al Parlamento, oltre a fiducie a tonnellate, di discutere e votare congiuntamente domani i disegni di legge di ratifica dei Trattati di revisione della governance economica europea (fiscal compact, funzionamento dell'Unione europea e Meccanismo europeo di stabilità). Noi ritenevamo che fosse una materia talmente importante, che va a definire la posizione dell'Italia nell'Unione europea non per i prossimi mesi, ma per i prossimi decenni, da doverla discutere in maniera ponderata e approfondita in tutti i suoi risvolti. Reiteriamo oggi tale richiesta in questa sede, anche perché non chiedevamo uno slittamento alle calende greche, ma solo all'inizio della prossima settimana.
Per quanto riguarda la legge elettorale, come ha detto poc'anzi la presidente Finocchiaro, è evidente il suo tentativo di accelerare la discussione perché si arrivi all'approvazione di una nuova legge, di cui tutti avvertiamo il bisogno. Si tratta di un fatto positivo che si muove nel solco della lettera che lei e il Presidente della Camera avete ricevuto dal Capo dello Stato.
Per quanto riguarda il mio Gruppo e il mio partito, vorrei ricordare che un anno fa depositammo 1.200.000 firme per la cancellazione del "Porcellum". Lo avrebbero cancellato i cittadini e quindi non saremmo stati a baloccarci né sui sistemi elettorali né su altro, perché avremmo riportato in vita il "Mattarellum". La Corte costituzionale è stata però di diverso avviso; noi siamo comunque disponibili ad un confronto produttivo.
La presidente Finocchiaro diceva che l'esame della riforma costituzionale, per come si sta delineando, o si potrebbe delineare in questo ramo del Parlamento, corre il rischio non solo di intralciare la riforma elettorale, ma addirittura di paralizzarla. È vero che parliamo di una legge elettorale che si approva per via ordinaria, ma è anche vero che l'Europa ci raccomanda di votarla almeno un anno prima della fine della legislatura. Saremmo già in ritardo, e quindi dobbiamo decidere in tempi reali. E non a caso ci viene raccomandata questa scadenza: infatti, le forze vecchie e nuove che scenderanno in campo devono disporre del tempo necessario a misurarsi con una legge elettorale diversa dal vituperato "Porcellum".
È evidente che il voto dell'Italia dei Valori sul nuovo calendario sarà un voto contrario, sia per la forzatura che il Governo impone all'Aula - per il suo tramite, signor Presidente - con la discussione della ratifica dei Trattati, sia perché la prospettiva di una riforma costituzionale in itinere che possa intralciare definitivamente la legge elettorale, o comunque mettersi di traverso, ci preoccupa molto. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Quindi, lei condivide la proposta della presidente Finocchiaro?
BELISARIO (IdV). Sì, signor Presidente.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, lei ha fatto bene a raccogliere immediatamente la sollecitazione del Capo dello Stato, e gliene diamo atto. Non possiamo però in quest'Aula, al cospetto dei colleghi di tutti i Gruppi, tacere la nostra riserva su un punto sollevato dalla collega Finocchiaro.
La riforma della legge elettorale, che dovrà essere esaminata immediatamente per comprendere se vi sono le condizioni, e su cosa, della convergenza tra i Gruppi parlamentari e le forze politiche, non può che dipendere dalla condizione costituzionale. È evidente che il Comitato ristretto, chiamato entro 10 giorni a dare una risposta, dovrà farlo sulla base della Costituzione vigente, oppure in considerazione di una riduzione del numero dei parlamentari, su cui si è già trovata un'intesa nell'Aula del Senato, oppure, ancora, sulla base di un numero ridotto di parlamentari connesso ad un sistema semipresidenziale. I tre scenari però sono tanto radicalmente diversi da rendere altissimo il rischio che un'intesa politica sulla legge elettorale venga frustrata sulla base del contesto costituzionale al quale essa farà riferimento.
Quindi, non possiamo che manifestare assenso ai termini che lei ha proposto, ma non possiamo che lasciare agli atti dell'Assemblea la sottolineatura di questa ambiguità, su cui rischia pesantemente di infrangersi ogni buona bontà.
Sottolineo un secondo aspetto che mi pare utile: è giusto che il Senato sappia dal Governo - l'ho fatto presente nella Conferenza dei Capigruppo, ma anche questo lo voglio ribadire in Aula di fronte ai colleghi - quanti e quali provvedimenti dovrà affrontare nelle prossime settimane.
Non sfugge a nessuno che è molto improprio che un decreto-legge sulla protezione civile, come abbiamo sentito dal calendario, debba di fatto essere approvato così com'è, pena la sua decadenza, mettendo così il Senato nella condizione - poiché è spirato il termine - di esprimere una specie di voto di fiducia e che tale provvedimento preceda di pochi giorni l'esame di un decreto-legge sui vigili del fuoco: sarebbe stato insensato proporre un unico provvedimento per evitare tutto questo nelle ultime settimane del lavoro parlamentare prima delle ferie estive? Non sappiamo peraltro quando e se ci saranno delle ferie per il Senato della Repubblica; ricordiamo a tale proposito che ci siamo trovati qui a fine agosto un anno fa per lavorare di fronte alla crisi economica che allora doveva essere affrontata dal precedente Governo.
Ma, Presidente, vorrei richiamarla affinché la prossima Conferenza dei Capigruppo metta tutti i senatori nella condizione di sapere quanti decreti abbiamo davanti a noi, se alcuni tra essi possono essere accorpati, in che misura si possa prevedere una navette con modifiche tra il Senato e la Camera, in che misura non ci troviamo nella condizione umiliante - mi sia permesso di dirlo - di dover approvare qui qualcosa di immodificabile a causa della ristrettezza dei tempi.
Quindi, a nome del Gruppo, vorrei richiamare la necessità di una programmazione da far valere presso il Governo (cui non manca e non mancherà il nostro sostegno, né la piena buona volontà delle forze che lo sorreggono, né, direi, il senso di responsabilità anche delle forze attualmente all'opposizione), al quale ciò va chiesto, vista l'importanza dei temi che abbiamo di fronte (decreti per lo sviluppo, spending review e, concentrata nel giro di pochissimi settimane, la prova della verità sulla riforma costituzionale e sulla riforma elettorale). Avere una programmazione ordinata dei nostri lavori è indispensabile perché ogni senatore possa responsabilmente non solo programmare il proprio impegno, ma anche disporsi all'esame di queste materie con spirito e capacità concrete e costruttive. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, in merito alla sua ultima richiesta, ricorderà come già la Presidenza - in occasione della Conferenza dei Capigruppo, su suo esplicito intervento sul punto - abbia chiarito che non occorre consultare il Governo per conoscere i decreti-legge in movimento. I nostri Uffici hanno già una visione complessiva della decretazione d'urgenza all'esame del Parlamento, per cui ci faremo carico tempestivamente di trasmettere ai Capigruppo l'incrocio dei provvedimenti e lo stato dei lavori di ciascuno perché voi possiate darne conto ai vostri iscritti.
Tutto questo naturalmente contiene una riserva: daremo una visione ad horas statica dei decreti-legge, fatta eccezione dell'eventuale adozione di decreti-legge che dovessero essere adottati nei giorni a seguire. Quindi, faremo questa analisi e la trasmetteremo doverosamente ai Capigruppo, perché questo è un dato che possiamo facilmente esibire.
Per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori, tengo a chiarire all'Assemblea che abbiamo già concordato che dalla prossima settimana, sino alla pausa (ammesso che si abbia una pausa), l'Aula sarà convocata anche nei giorni di lunedì e cominceremo già da lunedì prossimo. La convocazione di lunedì non è pertanto straordinaria, ma diventa una convocazione a regime sino alla eventuale pausa dei lavori.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo brevemente per consentire di passare al provvedimento successivo, che ritengo di primaria importanza.
Anche noi vogliamo ringraziarla per aver colto il suggerimento o, meglio, il monito del Capo dello Stato, e per averlo portato immediatamente alla Conferenza dei Capigruppo.
Nel merito, ritengo che l'intervento della senatrice Finocchiaro sia condivisibile al 100 per cento. Lo definirei "ovvio" nel senso buono del termine: non vedo come si possa pensare in modo diverso, tanto da ritenere che si possa contemporaneamente parlare di norma costituzionale, chiaramente in antitesi con la norma ordinaria sulla legge elettorale.
Anche noi, quindi, ci uniamo alla richiesta della senatrice Finocchiaro e ne condividiamo i contenuti. (Applausi della senatrice Giai).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, apprezziamo lo spirito con cui lei ha disposto iniziative concrete in relazione alla sollecitazione che è venuta in queste ore dal Presidente della Repubblica, e in Conferenza dei Capigruppo, come ha constatato, ci siamo messi subito a disposizione affinché, nei tempi e nei termini da lei proposti, il tema della legge elettorale, di cui non sfugge a nessuno l'altissimo valore politico, possa entrare in una fase decisionale.
Passando al calendario dei lavori, noi ribadiamo l'opportunità di concludere la prossima settimana con il voto l'esame della riforma costituzionale. Noi ci troviamo nella paradossale condizione - come mi ricordava il senatore Malan - di essere accusati al tempo stesso di non fare le riforme, di volerle rallentare o do accelerarle: tutto viene addebitato a noi, in maniera francamente contraddittoria.
Non starò a perder tempo ricordando che la riduzione dei parlamentari, ove non fosse stata attivata dalla sinistra una consultazione referendaria, sarebbe entrata in vigore già dal 2008: saremmo ora al quarto anno di riduzione dei parlamentari! (Applausi dal Gruppo PdL).
Questi sono dati di fatto. Lo dico perché noi queste misure le abbiamo votate, le voteremo e siamo consapevoli che anche degli esempi e degli atti rilevanti da parte del sistema politico, in un momento così difficile per il Paese, siano necessari.
Gli articoli che abbiamo votato prevedono la riduzione del numero dei parlamentari: affossare quella riforma vuol dire affossare anche quella parte. Oppure c'è il diritto di veto e si possono fare solo le riforme che alcuni vogliono e non si può portare al voto dell'Aula l'elezione del Presidente della Repubblica da parte dei cittadini? (Applausi dal Gruppo PdL).
Si dice che non ci sono i tempi: certo, più si allungano le procedure, più si rinuncia a questi obiettivi, più si rinviano le discussioni e meno ci sono i tempi. Questo lo capisco benissimo, lo condividiamo anche noi; avremmo voluto decidere molto prima. Siamo tornati in Commissione, ci sono stati approfondimenti, voti diversificati. Credo allora che non l'accelerazione, ma la conclusione dell'esame della riforma costituzionale la prossima settimana metterà le forze politiche e il Parlamento in condizione di fare una valutazione finale sui tempi: se essi ci saranno o no; se alcune materie possono andare avanti tutte insieme, come noi ci auguriamo, o se soltanto alcune di esse dovranno essere poi portate a compimento.
Perché, però, il Senato, dopo mesi e mesi, direi anni, di impegno e di lavoro deve rinunciare ad una riforma costituzionale di ampio respiro e ad obiettivi ambiziosi? Perché dobbiamo evitare in quest'Aula di fare una discussione in cui ciascuno liberamente, secondo la propria coscienza ed onorando il proprio mandato, esprima il proprio voto su questa o quella proposta?
Ipotizzare che i cittadini possano eleggere il Capo dello Stato è una cosa positiva, soprattutto in tempi in cui si contesta alle caste o alle organizzazioni politiche di tenere nel proprio chiuso tante decisioni. Dopodiché, nel prosieguo dell'iter, la riforma costituzionale vede un processo articolato e si potrà anche valutare se ci saranno i tempi e le condizioni - come noi sinceramente ci auguriamo - per portare tutto il disegno a compimento o se soltanto alcune istanze potranno andare a termine. Questo lo si deciderà nel prosieguo dell'iter, ma oggi perché dovremmo accettare mutilazioni e condizioni di impedimento di un dibattito su temi alti? Tra l'altro, anche la legge elettorale, ove si affossasse la riforma costituzionale, andrebbe fatta sul numero dei parlamentari vigenti. Quindi, chi dà lezioni rischia invece di lasciare la situazione immobile.
Noi, invece, vogliamo sinceramente andare incontro alle istanze dei cittadini, e anche la legge elettorale - che è una legge ordinaria, come è stato ricordato - potrà seguire le evoluzioni del dibattito sulla riforma costituzionale ed eventualmente, come ci auguriamo, adattarsi alle decisioni sui numeri dei componenti di Camera e Senato che il Parlamento assumerà.
Concludo ricordando che la proposta di elezione diretta del Presidente della Repubblica è stata avanzata dal Popolo della Libertà quando, all'indomani delle recenti elezioni amministrative, il Partito democratico ha rilanciato la tesi del sistema elettorale a doppio turno. Ricordo che il nostro partito e i suoi massimi vertici hanno detto di voler accettare quella sfida, pur non essendo particolari sostenitori di quel sistema elettorale, purché la si abbinasse ad un'elezione diretta del Presidente della Repubblica e si avesse un sistema complesso, organico, articolato, con un doppio turno e l'elezione del Presidente della Repubblica. La sinistra ha risposto di no, quindi non siamo vincolati a quell'ipotesi di doppio turno.
Abbiamo avanzato e avanzeremo le nostre proposte nel merito della riforma elettorale, ma chiediamo - e concludo - che la settimana prossima, così come il calendario prevede, si possa concludere l'esame della riforma costituzionale e il Parlamento possa esprimersi su tutti i temi di fronte alla pubblica opinione, nell'auspicio che quel cammino si possa compiere, ma nella certezza che sarà compiuto un atto di trasparenza e di rivendicazione al Parlamento di obiettivi alti nel percorso delle riforme. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, sarò brevissimo, perché di tempo alle riforme ne abbiamo dedicato troppo, e forse ci abbiamo anche perso troppo tempo rispetto ai risultati che sono stati conseguiti.
Riguardo a quanti sono contrari alla calendarizzazione delle riforme già dalla settimana prossima, ricordo che non si può prendere per buono un pezzo di quello che dice il Presidente della Repubblica e dimenticarsi del resto. Il Presidente della Repubblica ha invitato a uscire dal chiuso dei contatti diretti tra le forze politiche e a venire in Parlamento a parlare e ad assumere posizioni. Quindi, se questo vale per la riforma della legge elettorale, ancor di più varrebbe (o dovrebbe valere) per la riforma costituzionale.
Mi spiace che qualcuno abbia invitato ad un ritorno dell'accordo che si era raggiunto su un testo che è arrivato, sì, in Aula, ma che era un testo di non riforma. In tutti questi anni tutte - dico tutte - le forze politiche hanno proposto la riduzione del numero dei parlamentari, il Senato federale e una modifica della forma di governo: tutto questo nel testo arrivato in Aula non c'era, o per lo meno c'era una riduzione abbastanza mediocre del numero dei parlamentari.
Oggi siamo in condizione di far diventare una riforma quella che era una riformicchia, attraverso l'introduzione del Senato federale e l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Perché no? Non vedo cosa ci sia di scandaloso se, al posto della casta, ad eleggere il Presidente della Repubblica sia il popolo, che se sbaglia perlomeno lo fa in maniera democratica. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
Credo quindi che ci sia l'obbligo da parte nostra, dopo quattro anni e mezzo che parliamo di riforme, di arrivare al dunque. Ci sarà una maggioranza? Benissimo, poi il pallino passerà alla Camera, ma non si venga più a tirar fuori la storia che se viene modificato il testo rispetto a quello presentato dalla Commissione non passerà neanche la riduzione dei parlamentari. Il voto con i due terzi dei componenti dell'Assemblea è richiesto al terzo e al quarto passaggio e chi non voterà quel testo si assumerà la responsabilità di non aver voluto ridurre i parlamentari. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL). Sono stufo di sentire che, quando si parla di legge elettorale, prima bisogna fare la riforma costituzionale e, quando invece si fa la riforma costituzionale, è il momento di fare la legge elettorale. No, è il momento di andare al voto e vedere in quest'Aula chi sono i riformisti e chi i riformati, intendo dalla naja. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. Colleghi, prima di mettere in votazione le proposte di modifica del calendario, vorrei ribadire all'Aula quanto ho già detto in occasione della Conferenza dei Capigruppo: la proposta relativa all'inserimento del tema delle riforme nel calendario della prossima settimana costituiva, per quanto riguarda la Presidenza, un atto dovuto, perché si trattava di un provvedimento già approdato in Aula, tornato in Commissione, ritornato in Aula, poi riapprodato in Commissione ed esitato dalla Commissione con un voto sul semipresidenzialismo.
Quindi, era doveroso proporre la prosecuzione del suo esame in Aula, fermo restando che, naturalmente, la Presidenza non può fare valutazioni in questa sede sull'opportunità o no della prosecuzione del dibattito sulle riforme costituzionali, né assumere determinazioni in ordine al calendario, essendo queste, in caso di contrasto, devolute alla volontà dell'Assemblea parlamentare. Ed è ciò che sta trovando applicazione in occasione di questo dibattito, in cui ogni Gruppo ha manifestato le proprie posizioni, le proprie perplessità di carattere politico-parlamentare, posizioni abbastanza significative e anche ragguardevoli da un punto di vista e dall'altro, perché ci stiamo occupando di temi sensibili, di temi che toccano la modernizzazione del nostro Paese. Almeno credo che questo sia l'obiettivo principale di tutti i partiti in questa legislatura.
Per riepilogare, sono da porre ai voti due proposte di modifica del calendario. La prima è quella avanzata dalla presidente Finocchiaro, dal presidente Belisario, dal presidente Rutelli e dal senatore Serra, che convergono sulla proposta di non calendarizzare il dibattito sulle riforme parlamentari per la prossima settimana. Vi è poi una proposta autonoma del presidente Belisario, volta a non inserire nel calendario dei lavori di questa settimana la ratifica del Trattato sul pareggio di bilancio.
Quindi, dobbiamo procedere a due votazioni, perché abbiamo due proposte di modifica del calendario.
Pertanto, metto ai voti la proposta di modifica del calendario, avanzata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Non è approvata.
LEGNINI (PD). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Proclamo il risultato della controprova, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 274 |
| Senatori votanti | 273 |
| Maggioranza | 137 |
| Favorevoli | 122 |
| Contrari | 149 |
| Astenuti | 2 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Metto ai voti la proposta di modifica del calendario, avanzata dal senatore Belisario.
Non è approvata.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, intervengo sulla prima parte del suo intervento. È solo un punto che voglio ricordare a me stesso, perché non vorrei mai che, prevedendo una durata del Comitato ristretto, qualcuno possa pensare che la Conferenza dei Capigruppo abbia stabilito un contingentamento dei tempi in Commissione.
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, come lei mi insegna, il Comitato ristretto è un organo irrituale che non ha vincoli di orario; può lavorare anche di notte. Poi esso proporrà alla Commissione il testo in sede referente e si comincerà a votare.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3372 (ore 18,25)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo l'esame del provvedimento.
Gli Uffici mi comunicano che vi sarebbe un'intesa di massima tra i Capigruppo affinché la seduta prosegua esclusivamente con lo svolgimento della discussione generale (secondo il numero degli iscritti a parlare, essa dovrebbe concludersi tra circa 70 minuti). Se non si fanno osservazioni, resta inteso che nel corso della seduta odierna avrà luogo la discussione generale e che domani verranno svolte le repliche.
Ha quindi facoltà di parlare la relatrice, senatrice Gallone.
GALLONE, relatrice. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi in esame, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile, arriva al Senato in seconda lettura, dopo essere stato approvato dall'altro ramo del Parlamento lo scorso 20 giugno.
Nel corso della discussione nelle Commissioni riunite 1ª e 13ª si è stabilito che il provvedimento, sostanzialmente modificato dall'altro ramo del Parlamento, non avrebbe subito ulteriori modifiche al Senato. Tale decisione è stata assunta in virtù del carattere dell'urgenza dell'approvazione del provvedimento e dell'esigenza di rivisitare la preesistente normativa in materia di protezione civile, anche alla luce dei più recenti eventi sismici calamitosi che hanno colpito alcune Regioni del nostro Paese. Quindi, il parere contrario agli emendamenti sarà - sostanzialmente - un no tecnico. Verranno comunque esaminati ordini del giorno impegnativi, che eventualmente potranno essere ripresentati sotto forma di emendamento.
Onorevoli colleghi, vi fornisco alcuni dati. Tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, ad oggi sono quasi 11.000 le persone assistite dalla Protezione civile nei campi di accoglienza, nelle strutture al coperto, nelle scuole, nelle palestre, nelle caserme e negli alberghi convenzionati. La totalità delle forze messe in campo dal Sistema nazionale di protezione civile è di 5.289 uomini e donne, tra volontari delle colonne mobili delle Regioni e delle Province autonome, nonché delle organizzazioni nazionali; operatori ed esperti della Protezione civile, vigili del fuoco, personale delle Forze armate e dell'ordine e delle tante altre strutture operative. A questi si aggiunge anche il personale delle strutture territoriali della Protezione civile. Si tratta di cifre che fanno riflettere e comprendere la reale valenza di questa struttura nazionale.
Cari colleghi, quando parliamo di Protezione civile, non facciamo infatti riferimento soltanto ad una complessa «entità», ma c'è molto di più: si tratta di un vero e proprio Servizio nazionale, istituto con la legge 24 febbraio 1992, n. 225, messo in campo dallo Stato per tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, catastrofi ed altri eventi calamitosi.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,27)
(Segue GALLONE, relatrice). È un servizio nazionale che fonda la sua struttura su uomini e donne che, in caso di emergenza, mettono a disposizione la propria professionalità per dare immediato soccorso e salvaguardare l'incolumità di tutti.
Forse, negli ultimi anni, la Protezione civile ha ampliato troppo la sua mission iniziale ed ha inglobato, nel proprio ampio raggio di attenzione (e di azione), situazioni che, in realtà, non sarebbero dovute mai entrare a far parte delle sue competenze. Cari colleghi, credo sia arrivato il momento di restituire alla Protezione civile la sua originaria e corretta connotazione. È arrivato il momento di preservare la sua ottimale capacità di intervento in occasione di catastrofi e calamità naturali, di quegli eventi imprevedibili che richiedono una struttura flessibile dotata di strumenti idonei ad una azione tempestiva ed incisiva.
Non sono poche le motivazioni che ci inducono ad adottare, quanto prima, questo decreto-legge. Innanzitutto, è necessario definire meglio gli ambiti, le attività e i tempi di azione; è necessario stabilire una maggiore incisività all'azione; dobbiamo creare nuovi strumenti, più agili e flessibili, che consentano di non rimanere bloccati nei meandri della burocrazia. Infatti, se di emergenza si tratta, tale deve essere la soluzione da adottare, che non può essere ritardata per colpa di eccessivi cavilli.
A questi aspetti se ne aggiunge un altro, forse il più importante: l'assetto finanziario. Quest'ultimo deve essere stabile e razionale, adeguato alle risorse occorrenti per fronteggiare le emergenze e gli stati di calamità. In definitiva, si deve alimentare il Fondo nazionale per la protezione civile, anche attraverso il reintegro del Fondo di riserva per le spese impreviste.
Ecco che questo provvedimento, anche modificando in più punti la legge n. 225 del 1992, istitutiva del Servizio nazionale di protezione civile, riconfigura le attività e le procedure riguardanti gli stati di emergenza.
Il testo del decreto - come dicevo, sostanzialmente modificato nel corso dell'esame alla Camera dei deputati - ha recepito importanti novità intervenute recentemente in tale materia come, ad esempio, l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 343 del 2001 che consentiva al Dipartimento della protezione civile di operare anche con riferimento ai grandi eventi diversi da quelli per i quali si rende necessaria la delibera dello stato di emergenza, ad opera dell'articolo 40-bis del decreto-legge n. 1 del 2012.
D'altra parte, si tratta di un atto dovuto, perché i grandi eventi non sono calamitosi per la pubblica incolumità e soprattutto non hanno carattere di imprevedibilità, trattandosi - ad esempio - di esposizioni, incontri o addirittura eventi sportivi programmati, a volte anche con molti anni di anticipo.
Allo stesso modo, è importante l'inserimento delle disposizioni relative al sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico ed idraulico, introdotto allo scopo di disciplinare le attività del sistema di allertamento e di estenderle anche al rischio meteorologico ed idrogeologico, rafforzando la filiera delle responsabilità. Inoltre, merita rilievo l'introduzione dell'articolo relativo alla gestione delle reti di monitoraggio ed uso delle radio-frequenze, che intende dare attuazione al disposto dell'articolo 6 relativo all'uso delle radiofrequenze.
Passo ora ad esaminare i singoli articoli.
L'articolo 1 del decreto-legge è finalizzato - come ho già evidenziato - a ricondurre l'operatività della Protezione civile al nucleo originario di competenze attribuite dalla legge istitutiva, dirette prevalentemente a fronteggiare gli eventi calamitosi e a rendere più incisivi gli interventi nella gestione delle emergenze. In tale quadro, si inseriscono alcune fra le più significative modifiche che l'articolo 1 apporta alla legge n. 225 del 1992. Tra le altre, è importante sottolineare la sostituzione del Ministro della protezione civile con un Ministro con portafoglio o con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri segretario del Consiglio ai fini della delega delle funzioni di protezione civile del Presidente del Consiglio. È stata, inoltre, stabilita una durata massima dello stato di emergenza per un periodo di 60 giorni, estesa a 90 giorni nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, prorogabili o rinnovabili, di regola, per non più di 60 giorni, anziché 40 giorni, come previsto dal testo vigente del decreto.
Al comma 1, lettera c), n. 1, è prevista poi la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza anche nell'imminenza del verificarsi degli eventi. Il Capo del dipartimento della protezione civile emana poi le ordinanze, salvo sia diversamente stabilito dal Consiglio dei ministri con la delibera dello stato di emergenza. Si introduce inoltre la limitazione della previsione del concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze per i profili di carattere finanziario alle ordinanze emanate dopo 30 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, anziché 20, sulla base di una modifica approvata dalla Camera.
Inoltre, l'articolo 1, comma 1, alla lettera c), nn. 9 e 10, per recepire il dictum della Corte costituzionale, modifica le disposizioni sul finanziamento degli oneri connessi agli interventi per eventi calamitosi, ovvero dispone l'utilizzo prioritario delle risorse statali (Fondo nazionale della protezione civile e Fondo di riserva delle spese impreviste) in luogo dell'obbligo, per le Regioni interessate dai predetti eventi, di attingere preventivamente a risorse proprie derivanti anche dall'aumento del prelievo tributario sul territorio e, solo successivamente, ad utilizzare i predetti fondi statali.
L'articolo 1-bis prevede invece la possibilità per le Regioni di approvare con propria deliberazione, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, il piano regionale di Protezione civile, che la norma in vigore introdotta con la cosiddetta riforma Bassanini non aveva previsto, per realizzare un attento confronto congiunto con le realtà territoriali, magari anche in sede di Conferenza unificata.
In merito ai contenuti del piano, nello stesso articolo si stabilisce che esso possa prevedere: l'introduzione dei criteri e delle modalità di intervento in caso di emergenza secondo le indicazioni operative emanate dal Dipartimento della protezione civile; il ricorso ad un piano di prevenzione dei rischi e l'istituzione, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, di un fondo a valere sul bilancio regionale per l'espletamento e la messa in atto degli interventi previsti dal piano e per fronteggiare le prime fasi dell'emergenza.
Nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati è stato soppresso l'articolo 2 che prevedeva la possibilità di estendere ai rischi derivanti da calamità naturali le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati.
Quanto poi all'articolo 3, disposizioni transitorie e finali, ai commi 1 e 2 fa salvi gli effetti delle dichiarazioni di grandi eventi per l'Expo 2015 e il Forum delle famiglie del 2012 di Milano; prevede che le gestioni commissariali in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge possono essere prorogate una sola volta e per la durata massima di 30 giorni che è stata estesa fino al 31 dicembre 2012; reca specifiche previsioni per le gestioni commissariali relative alla realizzazione del nuovo Auditorium parco della musica e della cultura di Firenze e del nuovo Palazzo del cinema e dei congressi del lido di Venezia.
Il comma 3 dello stesso articolo dispone inoltre la riassegnazione delle somme non ancora impegnate dai commissari delegati per l'emergenza nomadi. Si tratta di commissari nominati in virtù dello stato di emergenza dichiarato in alcune Regioni del territorio nazionale con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2008. Tale provvedimento è stato giudicato illegittimo dal Consiglio di Stato (con sentenza n. 6050 del 2011), con la conseguenza che è venuta meno anche la legittimità della nomina dei commissari delegati. Quindi, la disposizione provvede alla destinazione delle risorse economiche ancora presenti nelle contabilità speciali dei commissari e non ancora impegnate alla data di notificazione della sentenza del Consiglio di Stato, stabilendo che queste siano riassegnate al Ministero dell'interno e destinate al necessario completamento funzionale degli interventi già programmati.
Il comma 4, inoltre, prevede il trasferimento direttamente alla società creditrice, già proprietaria del termovalorizzatore di Acerra, delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2007-2013, relative al programma attuativo regionale necessarie per l'acquisto di tale impianto. Il trasferimento diretto alla società creditrice, che avviene a saldo di ogni sua pretesa, riguarda l'importo di 355.550.240,84 euro (già trasferito alla Regione Campania dall'articolo 12, comma 8, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, che aveva autorizzato la Regione medesima all'utilizzo delle risorse del FSC per il pagamento del termovalorizzatore, quantificando l'importo a ciò necessario).
Sempre nel comma 4 si precisa che il trasferimento venga operato per conto della Regione Campania direttamente alla società costruttrice e già proprietaria in quanto, secondo quanto evidenziato nella relazione illustrativa al disegno di legge originario, «il trasferimento della proprietà dell'impianto è già avvenuto tre mesi fa e ulteriori ritardi nei pagamenti comporterebbero gravi problemi di sostenibilità finanziaria a carico della società creditrice». Lo stesso comma dispone che le risorse suddette siano trasferite da parte del competente Dipartimento del Ministero dello sviluppo economico.
Il comma 4-bis, introdotto nel corso dell'esame da parte della Camera dei deputati, prevede che per la necessaria compensazione degli effetti negativi sui saldi, si proceda alla riduzione, per un importo pari a 138 milioni nell'anno, dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità della Regione Campania, per la ricognizione della quale è adottato un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
La normativa di cui al decreto-legge n. 16 del 2012 è stata attuata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 febbraio 2012 che ha stabilito il trasferimento della proprietà dell'impianto alla Regione Campania. Quest'ultima ha presentato ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione per chiedere l'annullamento, previa sospensione cautelare, dell'efficacia del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 febbraio 2012.
Infine, il comma 5-bis (sempre dell'articolo 3), inserito durante l'esame presso la Camera dei deputati, istituisce, nell'ambito delle risorse disponibili, un'anagrafe pubblica degli appalti dei grandi eventi che dovrà mettere a disposizione sul sito del Dipartimento della protezione civile le seguenti informazioni concernenti gli appalti di lavori, servizi e forniture, i soggetti imprenditoriali che sono o si propongono come affidatari di tali lavori pubblici, nonché le segnalazioni su inadempienze e danni del passato.
Nel concludere la mia relazione, vorrei cogliere l'occasione, insieme alla collega senatrice Incostante, per ringraziare le forze della Protezione civile, i volontari, gli alpini e tutti i corpi senza la cui tempestività ed efficacia i momenti terribili vissuti dalle persone colpite da calamità di ogni genere forse sarebbero insostenibili. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Serra).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Di Nardo, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G104, G105, G106, G107, G108 e G109. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, anzitutto sono dispiaciuto per queste assenze in Aula: stiamo discutendo di un problema che riguarda la Protezione civile. Già siamo dispiaciuti per il fatto che, come senatori, ancora una volta, non possiamo intervenire né cercare di modificare un decreto che la protezione civile attende dal 1992. Noi, senatori della Repubblica, non possiamo dare un parere, esprimere una perplessità, né dire la nostra per modificare e porre attenzione ad un problema che riguarda la Protezione civile.
Dal 1992 ad oggi, 2012, abbiamo assistito a numerosi eventi e catastrofi in questo Paese, e ognuno di voi conosce i problemi che si sono avuti e le difficoltà che vi sono state nella propria Regione e sa come, anche in materia di volontariato, vi siano state difficoltà a partecipare, ad intervenire e dare risposte. Il volontariato, la Croce Rossa, i Vigili del fuoco, quotidianamente attenti a dare risposte, si aspettavano su questo provvedimento la partecipazione di tutti, e invece, ancora una volta, noi del Senato stiamo qui soltanto a presentare mozioni, ancora una volta senza poter dire la nostra.
Mi sono meravigliato quando in Commissione ho dovuto subire - veramente con grande difficoltà - che in quella sede fra di noi ci si attaccasse per modificare gli ordini del giorno: siamo arrivati a questo, che per poterci esprimere dovevamo parlare degli ordini del giorno, litigare per gli ordini del giorno! (Applausi del senatore Astore). Ognuno di noi voleva dare un contributo, ma ciò non è stato possibile. Mi è sembrato di giocare a Monopoli con i soldi virtuali: pur di parlare, di dire qualcosa, presentiamo degli ordini del giorno.
Noi avremmo voluto esprimerci e parlare di volontariato; l'abbiamo fatto con gli ordini del giorno. Volevamo parlare di Vigili del fuoco: l'abbiamo dovuto fare con gli ordini del giorno. Noi volevamo parlare di Protezione civile. Oggi la Protezione civile ha la possibilità di dare delle risposte se si fa previsione, prevenzione e preparazione. Avremmo voluto dare ai nostri giovani che fanno del volontariato la possibilità di entrare in scuole di formazione per poter intervenire sui disastri con intelligenza, per evitare di fare ulteriori guai. Abbiamo voluto, con grande impegno, dare la possibilità a questi giovani di stare ancora nella Protezione civile.
Oggi non ci è possibile modificare nulla, e non è normale che noi senatori non possiamo dire la nostra. Certo, alla Camera c'è stato un miglioramento, è stata fatta una mezza riforma, ma dal 1992 ad oggi avremmo dovuto dire tantissime cose. Non è possibile fare la riforma di un sistema quale la Protezione civile con un decreto senza dare la possibilità alle associazioni e ai Vigili del fuoco di intervenire, ai senatori e ai deputati di intervenire, ad ogni partito di poter esprimere la propria impressione e il proprio parere e di cercare di dare una risposta chiara. Non è stato possibile; non è normale.
È dal mese di dicembre che siamo in quest'Aula senza fare nulla, senza poter dire la nostra. Io dissi che era meglio se ci commissariavano, perché alla fine avremmo potuto vedere un Governo che legiferava senza decretare, per cui qualsiasi cosa l'avremmo accettata lo stesso come la stiamo accettando. E la cosa che più dà pensiero è vedere tanti colleghi senatori che come me sono preoccupati per questo; tantissimi senatori, come me, vorrebbero parlare e intervenire e non lo possono fare. Questo non è normale.
Avremmo voluto parlare, e l'abbiamo potuto fare solo con gli ordini del giorno, del meccanismo di finanziamento del fondo nazionale di Protezione civile; avremmo voluto parlare della possibilità di stabilizzare il credito d'imposta per gli interventi di prevenzione antisismica nel patrimonio edilizio; avremmo voluto parlare di presìdi di Protezione civile. Oggi sappiamo tutti - perché viviamo in un Paese dove c'è un'emergenza continua, dove c'è di tutto - che con la previsione e con la prevenzione possiamo risparmiare anche economicamente. Oggi non possiamo prevedere i terremoti, ma possiamo prevenire certamente tutti gli altri danni che la natura porta in questo Paese. Non abbiamo avuto la possibilità di esprimerci.
Cerchiamo oggi con degli ordini del giorno di dire la nostra. Sappiamo che valore hanno gli ordini del giorno, ma chiediamo al Governo la massima attenzione; chiediamo al Governo di poter continuare, sia alla Camera che al Senato, con dei disegni di legge che esistono, a dare delle risposte.
È chiaro che bisognava modificare questo sistema, perché si era passati da un eccesso all'altro, per quanto riguarda la Protezione civile: era chiaro che bisognava fare qualcosa, ma non bisognava farlo in questo modo. Bisognava avere il tempo per decidere insieme e per poter dare in questo settore della Protezione civile, che riguarda tutto il Paese, la possibilità di preparare i volontari, di creare delle scuole regionali di Protezione civile, come abbiamo fatto in Campania, e per dare la possibilità a chi interviene di farlo immediatamente, perché sappiamo che in qualsiasi evento arrivano prima i Vigili del fuoco, perché sono loro che hanno la possibilità e gli strumenti idonei. Ma se dotiamo i giovani volontari degli strumenti su presìdi di Protezione civile, possiamo fare veramente per il Paese un buon servizio, e lo vogliamo fare con molta attenzione. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Della Seta. Ne ha facoltà.
DELLA SETA (PD). Signor Presidente, colleghi, questa legge di conversione... (Il senatore Lauro parla al telefono).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Lauro, ma sta parlando al telefono a voce alta. Devo dire che in Senato avvengono fatti strani: rilevo qui che in tutte le aree adiacenti l'Aula non si può telefonare, mentre al suo interno è possibile. Questa è la nostra contraddizione. Le chiedo almeno di non sormontare con la sua voce quella del senatore Della Seta che sta intervenendo.
La prego, senatore Della Seta, di continuare il suo intervento.
DELLA SETA (PD). La ringrazio, Presidente, anche perché in questo momento sono presenti pochi senatori, e anche uno solo che telefona disturba.
Come dicevo, questo disegno di legge di conversione del decreto di riforma della legge sulla Protezione civile credo che alla fine segni alcuni importanti e positivi passi avanti. Non nascondo che, dal mio punto di vista, che penso sia condiviso da molti anche in quest'Aula, il provvedimento sia partito con un piede non totalmente felice, sia per il metodo scelto, quello del decreto‑legge, che per alcuni contenuti. Del resto, l'opinione inizialmente negativa, risolutamente negativa, espressa sia dalla Conferenza delle Regioni che dall'ANCI e dall'UPI testimonia che sia lo strumento scelto sia alcuni contenuti del decreto nella sua versione iniziale rischiavano addirittura di far compiere un passo indietro.
Intanto, desidero iniziare dall'elemento che ritengo più decisamente positivo di questo provvedimento, che è il fatto di consolidare il risultato, in parte già ottenuto, di espellere finalmente la gestione dei cosiddetti grandi eventi dal perimetro delle competenze e delle possibilità di intervento della Protezione civile.
Questo errore, nel quale il nostro Paese ha per molti anni insistito, ha provocato non solo evidenti insensatezze, come quella di far gestire ad un sistema complesso e delicato quale la Protezione civile eventi che francamente non avevano granché di imprevedibile (mi riferisco a gare sportive previste e prevedibili con molti anni di anticipo o ad eventi di tipo religioso o civile, anche questi largamente previsti molto tempo prima): la commistione impropria credo abbia anche guastato profondamente il funzionamento interno della Protezione civile, soprattutto della sua testa nazionale, inducendola ad occuparsi d'altro rispetto alla sua ragione sociale, fino ad arrivare ad eventi che tutti abbiamo ancora nella nostra memoria. Mi auguro che in maniera finalmente definitiva la gestione dei grandi eventi esca del tutto dal perimetro della Protezione civile. Reputo questo un risultato importante, per il quale il Partito Democratico si è battuto da tempo, sicuramente dall'inizio di questa legislatura, ancora prima che gli scandali e le inchieste giudiziarie rivelassero fino in fondo quanto questa commistione e questo miscuglio fossero impropri.
Si tratta di un risultato importante, come credo sia altresì importante e positivo il fatto che con questo disegno di legge di conversione si avviino a superamento una serie di gestioni commissariali ad acta, legate soprattutto alla realizzazione di alcune grandi opere che non hanno davvero nulla a che fare con quelli che devono essere e rimanere i compiti della Protezione civile.
Penso anche che, nel corso della discussione alla Camera dei deputati, il testo al nostro esame sia stato significativamente migliorato. Sono state accolte molte delle proposte di modifica avanzate dalle Regioni, dai Comuni e dalle Province, da chi ha sul campo il compito di allestire, insieme al Dipartimento nazionale della Protezione civile, la gestione delle emergenze.
Bisogna anche dire che quest'opera di modifica è stata aiutata, ahimè, dalla coincidenza con un evento tragico, come il terremoto in Emilia-Romagna e in alcune province lombarde. Il decreto era stato emanato prima del terremoto, che poi ha mostrato quanta lontananza e quanta distanza talvolta ci siano tra gli schemi disegnati a tavolino e la realtà, soprattutto in un campo complicato, complesso e difficile come quello della gestione delle emergenze. Se non altro, la tragedia e il dramma del terremoto in Emilia-Romagna e in Lombardia sono serviti a convincere i legislatori a correggere alcuni degli errori più evidenti. In particolare, sono serviti a restituire il senso della grande ricchezza rappresentata dalla Protezione civile in Italia. Grande ricchezza che sta nel suo carattere di rete e di sistema sussidiario, nell'esistenza di un Dipartimento nazionale, che ha un compito decisivo e fondamentale, ma che nulla sarebbe se non esistessero, a cascata, sul territorio, i presidi che intervengono e si attivano.
La vicenda drammatica del terremoto in Emilia-Romagna ha dimostrato quanto di questo ruolo sussidiario, che io credo in questo caso sia stato svolto molto bene, in particolare delle istituzioni territoriali, ci sia bisogno e quanto l'idea di gestire grandi emergenze soltanto con una testa nazionale che assicuri l'intervento sia una grande illusione. Un'illusione che io credo fosse presente anche nel decreto di partenza, là dove si prevedeva un ruolo, esplicitamente richiamato, del Ministro dell'interno. Questo è un tema oggetto di grande discussione non da oggi, se la Protezione civile cioè debba rispondere al Ministro dell'interno o alla Presidenza del Consiglio. Credo che, se vogliamo salvaguardare il carattere di rete, di network di questo grande sistema civile che l'Italia è riuscita a darsi, non possiamo che confermare e rafforzare la scelta per ,la quale organizzare il pronto intervento non può essere solo compito di un'autorità centrale e nazionale.
Nel corso dell'iter alla Camera, dicevo, sono stati corretti quelli che secondo me erano errori, anche gravi. È stato chiarito molto meglio, ad esempio, che gli interventi di gestione delle emergenze possono e devono riguardare non solo il pronto soccorso, ma anche il primo ripristino delle strutture, dei servizi essenziali e delle condizioni indispensabili alla vita della comunità, anche economica. Nei primi giorni di gestione dell'emergenza è stata assicurata una maggiore spigliatezza anche al meccanismo delle ordinanze. È evidente, noi siamo rimasti scottati dall'abuso che in passato si è fatto dello strumento delle ordinanze, ma quando si deve intervenire per gestire una vera emergenza, non un grande evento com'era fino a ieri, l'esigenza, soprattutto all'inizio, di adottare ordinanze in modo molto rapido, concreto e immediato, è decisiva.
Restano naturalmente delle questioni aperte, che sono nelle norme contenute in questo disegno di legge di conversione, attorno al tema di come organizzare un sistema della protezione civile sempre più efficiente. Richiamo, e concludo, soltanto quella che a me pare essere la principale. La protezione civile può fare anche molto bene il suo lavoro, come accaduto in molti casi, di gestione di emergenze, ma se il Paese e le politiche pubbliche, in tutte le loro articolazioni, non decidono di considerare la prevenzione come un tema decisivo per il futuro sociale, civile e economico dell'Italia, sarà difficile uscire dalle contraddizioni tra un pronto soccorso che funziona bene e una ricostruzione che spesso funziona meno bene. Dobbiamo convincerci che non ci si può occupare dei terremoti soltanto per una settimana o per dieci giorni dopo che quell'evento si è verificato: dobbiamo occuparcene 365 giorni all'anno. Così in passato non è stato. Porto un unico esempio, e concludo, signor Presidente.
Dopo il terremoto in Molise è stato deciso di rendere obbligatorie regole antisismiche molto cogenti per le nuove costruzioni. Ebbene, passata l'emozione, quella norma è stata prorogata, prorogata e prorogata ancora. C'è voluta una seconda tragedia, quella del terremoto dell'Aquila, perché entrasse davvero in vigore. Quest'esempio ci mostra gli errori che non dobbiamo più ripetere.
Pertanto, grazie anche a questo provvedimento di parziale riforma dell'ordinamento della Protezione civile, l'Italia potrà fare di quella che in parte è già una sua eccellenza un sistema che garantisca tutti i cittadini di fronte al rischio di eventi calamitosi. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, amici relatori, chiedo scusa all'Aula perché, per come stanno le cose, ritengo che questo dibattito sia una perdita di tempo. Sento tuttavia il dovere di farlo perché non bisogna dimenticare che questo decreto scade il 15 luglio e, in alto loco, è già stato deciso che non possono essere apportate modifiche, come da dichiarazione esplicita della relatrice.
Ancora una volta, signor Presidente - lo dico a lei come l'ho dichiarato alla Conferenza dei Capigruppo - trovo assurdo che su grandi riforme come questa, che si trasformano poi in riformette, si tolga al Senato, per la seconda volta dopo il finanziamento pubblico dei partiti, la possibilità di intervenire in senso positivo. Dichiaro pertanto di non fare assolutamente ostruzionismo, ma di comportarmi come se la legge dovesse essere in parte modificata. Lo sarà se il Governo vorrà tenere conto di alcune proposte, altrimenti avremo fatto il nostro dovere.
Signor Sottosegretario, da parte mia le dico che sono venuto in questo ramo del Parlamento quasi esclusivamente per rappresentare le esigenze dei cittadini colpiti dalla disgrazia del terremoto in Molise, evento dal quale, il 31 ottobre prossimo, saranno trascorsi 10 anni. Al di là delle assenze in quest'Aula, vi prego di credermi che quando in una Regione, in un paese, si verifica un terremoto, oltre agli sconvolgimenti di ordine materiale e urbanistico, ci sono, sull'intera comunità colpita, sconvolgimenti ben più gravi di ordine psicologico, morale e politico. Credo che anche in questa legge bisognasse tenere conto di questa fase di ricostruzione dell'unità di un popolo.
Avete adottato un decreto, anche se di carattere ordinamentale, perché urgente. Tuttavia, questa fretta eccessiva ha provocato diversi errori, elencati tra l'altro, signor Presidente, dal Capo del Dipartimento della protezione civile in audizione. In tale sede, egli, con tatto, signorilità e senso del dovere, ha elencato una serie di problemi che andavano assolutamente recepiti. Non c'erano difficoltà a farlo. Le stesse relatrici hanno ascoltato con interesse il dottor Gabrielli. Si trattava di piccole cose, che potevano essere fatte.
Caro amico Della Seta, non voglio sminuire la riforma, anche se si tratta di una riformetta, perché alcune cose sono state realizzate, e mi piace dire quali sono. La Protezione civile ormai opera solo in situazioni di emergenza. Dobbiamo essere tutti consapevoli che da oggi la Protezione civile interverrà solo in casi di emergenza, terminata la quale tutto torna ai poteri locali, come è giusto che sia. Mi pare corretto, perché si riporta la Protezione civile alla sua funzione originaria.
Inizio col sottolineare il tentativo di attribuire la funzione prima al Ministero dell'interno. In proposito, signor Sottosegretario, non abbiamo capito perché deve restare il coordinamento della Presidenza del Consiglio. Perché ci vuole il Dipartimento? La disgrazia e la risposta alle calamità esprimono l'unità di un popolo: non una parte, ma l'unità generale.
Vi era stato qualche tentativo di dividere il popolo anche sulle disgrazie, quand'era stato proposto di mettere una tassa per i territori che avevano subito la disgrazia. Cose inaudite! In casi di calamità naturale, secondo me, si esprime fortemente l'unità di un popolo. Ed ecco perché deve rimanere in capo al Presidente del Consiglio. Ma cosa c'entra il Ministro con portafoglio? Non può anche essere un Ministro senza portafoglio? Sinceramente non l'ho capito. Non so se c'è dietro qualche trucco.
Altro problema, che affronterò velocemente perché 10 minuti sono troppo pochi per intervenire su tale provvedimento, riguarda la flotta aerea antincendio. Per quale motivo viene trasferita ai Vigili del fuoco e non all'Aeronautica? Dobbiamo ricominciare da capo? Ci vogliono altre spese, altra formazione del personale. Non potevamo fare come ai tempi di Zamberletti, quando i Canadair erano gestiti dall'Aeronautica, già attrezzata in questo ambito? Mi spiace dirlo, ma io credo che questi aspetti debbano assolutamente essere sottolineati.
Signor Sottosegretario, dirò una cosa molto delicata per ciò che concerne la mia posizione culturale, di cattolico popolare e di persona che ha subito sulla propria pelle la tragedia del terremoto.
Una legge serve a fissare i diritti delle popolazioni. L'Emilia-Romagna, l'Abruzzo, il Molise e, facendo le corna, speriamo nessun'altra Regione o territorio non possono ricevere degli aiuti legati alla presenza parlamentare, alla bontà di un Presidente del Consiglio, e così via. Si ha il diritto o no di avere determinati interventi, e questo la legge nazionale, cari relatori, doveva fissare. Questa era la grande riforma: sapere se si ha diritto alla ricostruzione della prima casa, all'esenzione dai tributi e dai contributi.
Non sappiamo se, sempre facendo le corna, ci possa essere una calamità molto estesa. Ma in tal caso, leghiamola al reddito della Regione, andiamo ad abbatterlo percentualmente al 40 o al 50 per cento, in base alle disponibilità finanziarie. Ma il diritto, signor Presidente del Senato, non lo stabilisce Berlusconi o Prodi o altri. Il diritto viene stabilito dal Parlamento, dalla legge nazionale. Qui non c'è, e mi dispiace dirvelo, ma lo faccio in maniera serena. In precedenza, è stato affidato addirittura ad ordinanze. Vi sono stati di emergenza, signor Presidente, ve ne è pure uno nella sua e nella mia Regione, che durano da moltissimi anni. Le regole vanno fissate. Questa l'avete fissata, dicendo che l'emergenza ha durata tot. Ma poi esageriamo, e buttiamo il bambino con tutta l'acqua sporca. Di errori ne sono stati fatti, ma la Protezione civile ha fatto anche delle grandi cose in questi anni.
Perché poi bisogna aspettare il parere della Corte dei conti per sette giorni, signor Sottosegretario? Per impiantare una tendopoli in Emilia, ad esempio, bisogna aspettare sette giorni dopo l'okay della Protezione civile. Tutti elementi che potevamo correggere.
Perché il Capo del Dipartimento della Protezione civile è delegato a emanare le ordinanze, ma poi c'è la cappa del Presidente del Consiglio? Il Presidente del Consiglio ha sempre potere di revoca. Ma perché non lasciare il Capo del Dipartimento libero, sereno e tranquillo, senza essere osservato continuamente, ad emanare le ordinanze di Protezione civile?
Signor Sottosegretario (faccio tutte le osservazioni, se posso): cosa fare per il ristoro alle vittime? Lo dico per la prima volta, e nel rispetto assoluto di chi si è battuto per dare un ristoro. Come voi sapete, nella legislazione italiana per alcune calamità si è provveduto anche al ristoro e, al di là del fatto civile, sono stati destinati fondi - già erogati e non in atto - come nel caso della disgrazia di Viareggio. Ne parlo con tutto il rispetto possibile, ma fissiamo questi dati come principi, come diritti della gente, perché non possono essere affidati al buon nome di un parlamentare che s'interessa, al consenso o ad un partito politico.
Si doveva altresì riordinare la funzione del prefetto. Noi viviamo in uno Stato in cui ci sono le Regioni, che devono avere un ruolo di coordinamento locale e territoriale, e non i prefetti, che pure rivestono un ruolo importante. Credo quindi che alcune di queste riforme dovrebbero essere portate avanti in maniera serena e tranquilla.
Rilevo inoltre la mancanza di norme sul volontariato. Era questa l'occasione per dividere il volontariato buono dagli affaristi; bisognava farlo. Il volontariato è un grande fenomeno, tutto italiano, fatto di persone splendide, che danno tutto: io le ho conosciute in prima persona. C'è però anche una componente che andava assolutamente riordinata.
Si è poi proceduto ad eliminare, per reazione, i grandi eventi senza neanche prevederne la possibilità. I grandi eventi vanno tolti, perché non ha senso predisporre oggi rispetto a un evento da realizzare fra tre anni. Ma può capitare qualcosa, magari domani mattina: bisognava assolutamente lasciare una possibilità di intervento alla protezione civile nel caso di eventi imprevisti.
Ci sono quindi nel provvedimento tanti elementi positivi, ma rilevo con amarezza che questo Governo, che oppresso e ho sempre appoggiato con convinzione, avrebbe potuto fare determinate cose insieme al Parlamento per predisporre una riforma davvero completa, e non un decreto per tamponare solamente alcune falle che si sono verificate in questo ultimo periodo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, colleghi, come abbiamo ascoltato negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, purtroppo questo provvedimento riduce drasticamente le competenze della protezione civile, limitando e contingentando competenze che fino a questo momento avevano offerto dei servigi molto positivi a questo Paese.
Il provvedimento focalizza infatti tutta l'attenzione sugli eventi post emergenza, togliendo tutte quelle competenze che avevano dato dei risultati positivi in alcuni territori: mi riferisco, ad esempio, alla gestione di alcune grandi opere in questo Paese.
Un altro dato negativo, almeno per il Gruppo della Lega Nord, è che si tratta di un decreto d'urgenza e non di un disegno di legge con iter normale. Ritengo sia un aspetto negativo, che purtroppo sottrae a questo consesso istituzionale tutto l'apporto positivo, che avrebbero potuto dare gli interventi e l'esperienza di tanti senatori. Tanti colleghi, che da sempre sono impegnati nella protezione civile, avrebbero sicuramente potuto dare un apporto positivo a questo provvedimento che va a modificare un argomento importantissimo, come del resto è stato acclarato e sottolineato da tutti i colleghi che mi hanno preceduto.
Di questo ci dispiace molto perché di tempo a disposizione ne abbiamo e ne avevamo parecchio. Le motivazioni che sono state addotte in Commissione e anche in colloqui formali e informali che ci sono stati tra i vari partiti hanno messo in luce come scusante che il giorno 15 di questo mese il decreto‑legge scade ed è perciò necessario accelerarne i tempi. Siamo d'accordo sul fatto che i tempi non ci sono più, ma fino ad ora cosa abbiamo fatto? Non c'era forse il tempo per eventualmente pensarci un attimo prima, vista l'importanza dell'argomento? Non è che stiamo parlando di bruscolini; stiamo parlando della gestione delle grandi opere in tanti luoghi di questo Paese, dove essa ha forse registrato esiti negativi in qualche caso, riportando invece in tanti altri casi risultati che oserei definire eccezionali.
In questo particolare frangente voglio focalizzare l'attenzione sulla mia Regione di provenienza, dove si stanno realizzando due grandi opere. La prima è la tanto attesa Pedemontana, quella strada di collegamento che è parte funzionale del famoso Corridoio 5 (che dovrebbe partire da Genova ed arrivare fino a Kiev), la quale, a detta di tutti, e sicuramente anche di gente molto più esperta di me, non solo dalle associazioni di categoria ma dagli esperti di settore, è da sempre ritenuta una delle opere che dovrebbe rilanciare l'economia del il Nord nel suo complesso, in particolare del NordEst in questo caso specifico. Questa Pedemontana veneta è stata cantierata alcuni mesi orsono e da alcuni mesi, grazie alla gestione commissariale, sta dando risultati eccezionali; i cantieri sono partiti, il commissario sta trattando con tutte le istituzioni locali e vediamo che i risultati ci sono. Chiaramente i risultati arrivano, se le competenze sono delegate a persone che conoscono il territorio e le amministrazioni locali.
In questo provvedimento però si dice di togliere la competenza ai sindaci e di darla ai prefetti; mi sembra veramente un'idea assurda, in antitesi anche con quei concetti di federalismo che, a fatica, erano stati recepiti per il passato da questo Paese. Si torna indietro, si tenta di accentrare le competenze, si tenta di accentrare di nuovo verso il potere romano le decisioni. Abbiamo visto da sempre che questo porta a risultati negativi. Chi meglio dei sindaci conosce il proprio territorio? Chi meglio dei sindaci conosce i bisogni delle popolazioni locali? Quindi, il fatto di spostare di nuovo le competenze verso - immagino - i prefetti mi sembra veramente assurdo e anacronistico: è sicuramente un passo indietro nel cammino verso l'efficienza della Protezione civile.
Un'altra grande opera che stiamo realizzando parlo sempre del Nord-Est è l'allargamento dell'autostrada A4, quella che parte da VeneziaMestre, esattamente dal territorio di Quarto d'Altino, e arriva fino a Trieste. Anche questa è un'opera di importanza, oserei dire, strategica per il nostro territorio e per tutto il Nord perché praticamente mette in comunicazione il porto di Venezia, ma anche la direttrici che arrivano da Milano e Brescia e passano per Verona, con i Paesi dell'Europa dell'Est. Lì c'è un'autostrada a due sole corsie, che in passato ha provocato disastri veramente notevoli, come è stato spesso ricordato dai mass media.
Ecco, da otto mesi si sta realizzando la terza corsia; però in otto mesi, grazie alla gestione commissariale, abbiamo visto risultati eccezionali: chi passa per quell'autostrada se ne rende conto visivamente, toccando con mano la realtà, che in otto mesi la terza corsia ha già preso corpo: i ponti sono già tutti costruiti e di ciò credo debba essere reso merito alla gestione commissariale e magari anche alla formula di finanziamento. Dobbiamo infatti renderci conto che queste due grandi opere, la Pedemontana veneta e l'autostrada A4, si stanno realizzando non con i soldi del Governo centrale, ma con un project financing che prevede risorse del territorio.
Quindi, signor Presidente, non capiamo assolutamente come questo Governo possa permettersi di togliere la gestione commissariale e, come penso, riportare a questo punto alla gestione centrale dall'ANAS risorse che appartengono ad un determinato territorio e che sono utilizzate per realizzare in esso determinate opere, in quel "calderone romano", mi si consenta il termine, dove abbiamo visto purtroppo che le cose non sempre funzionano in maniera eccellente. Qualcuno dice che è la solita vecchia ironia, però vi assicuro che non si tratta di ironia: a questo punto credo si tratti quasi di una rapina di Stato. Se le cose stanno funzionando, se sono realizzate con i soldi di un determinato territorio, lasciamole così come stanno.
Qualcuno al Governo (e mi riferisco in particolar modo al ministro Passera) ha detto che, molto probabilmente, riusciremo a salvare la gestione commissariale in qualche altro provvedimento a breve. Bene, io mi auguro che le parole del ministro Passera possano avverarsi, perché noi della Regione Veneto non possiamo assolutamente permetterci che, in questo particolare momento di crisi economica, venga tolta anche questa grande risorsa per il nostro territorio. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, pochi ma attenti colleghi, anch'io comincio dicendo che l'aspetto più positivo relativo alla questione della Protezione civile non è contenuto in questa legge, ed è, finalmente, la scomparsa (spero definitiva) del rapporto tra Protezione civile e gestione dei grandi eventi che, durante i Governi Berlusconi, ha costituito una formidabile macchina propagandistica a quasi esclusivo favore dello stesso Presidente del Consiglio: dissipazione di risorse a non finire, impiego smisurato di mezzi smisurati.
Finalmente, si è posto limite a questa sorta di arbitrio signorile che il Presidente del Consiglio, nella sua vocazione proprietaria, aveva esercitato sulla macchina della Protezione civile. Ora la Protezione civile ritorna ad occuparsi di ciò di cui si deve occupare. Purtroppo, questo è un provvedimento disorganico, per quanto migliorato dalla Camera, dove sono stati accolti emendamenti delle varie forze politiche, compresa l'IdV.
È un provvedimento migliorato ma che, in realtà, non corrisponde a quanto era invece necessario: non è cioè un provvedimento d'insieme con una caratteristica di impianto organico per affrontare le questioni, che sono essenzialmente quelle che richiamo qui brevemente. Tutti i danni che noi chiamiamo, per errore, naturalistici, che avvengono in Italia in gran copia (alluvioni, crolli e grandi frane), altro non sono che l'accentuazione da parte della mano umana di eventi che potrebbero essere controllati in modo molto più razionale ed efficace: basterebbe la prevenzione.
Per esempio, per le alluvioni basterebbe la manutenzione degli argini. Gli argini ci sono, solo che nessuno ne fa manutenzione, e la manutenzione che viene fatta è distratta, incapace di cogliere anche la pura semplicità tecnica delle cose.
La Protezione civile ha il gravissimo e difficilissimo compito di porre rimedio a danni che di solito avvengono ex post. Il danno si verifica e la Protezione civile deve correre ai ripari. La Protezione civile non può, di per sé, con i mezzi di cui dispone oggi, esercitare la prevenzione, quella che dovrebbe essere esercitata dagli organi di governo territoriale (Regioni, Province e Comuni) invece e che, in realtà, nell'incuria generale di questi soggetti, non viene esercitata da nessuno. Questo è il tema vero della Protezione civile per il nostro futuro.
Quando noi ci accingeremo, con spirito riformistico, a provare ad affrontare l'enorme e colossale emergenza ambientale presente in Italia, è questo che dovremo fare: esercitare la fantasia per prevedere ciò che può accadere. Cose che, peraltro, spesso sappiamo già con largo anticipo, perché la carta delle frane in Italia esiste ed è anche dettagliata (anche su scala 1 a 10.000). Io ho presente, per cognizione diretta, di zone della Toscana dove posso tranquillamente richiamare su Internet la carta delle frane, delle paleofrane e delle neofrane, in modo tale da sapere, per esempio, se si deve o si può costruire, in una zona piuttosto che in un'altra.
In un mondo così, eventi come quelli avvenuti a Giampilieri non sarebbero avvenuti. Solo che, nella realtà, non ci si comporta in questo modo.
Quindi, questa criticità si è avvertita anche, con una certa evidenza, nell'audizione molto significativa del capo della Protezione civile, dottor Gabrielli, che ha avuto luogo in Senato. È stata un'audizione molto interessante, nel corso della quale ho avuto la percezione di una persona che sa esattamente che cosa c'è da fare.
Il discorso è aperto per il futuro. Nonostante tutte queste critiche che ho voluto mettere in evidenza, il nostro atteggiamento nei confronti del provvedimento è positivo, nel senso che esso va varato e il Gruppo dell'Italia dei Valori lo voterà. Certamente, però, non lo voterà con l'entusiasmo che avrebbe riservato ad un provvedimento organico. Ci eserciteremo nel futuro per fare in modo che ce ne sia uno migliore.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G103. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, illustro un ordine del giorno relativo all'aeroporto di Comiso, firmato da numerosi senatori, tra cui il nostro Capogruppo, i senatori Vizzini, Bianco, Battaglia e Pistorio e il sottoscritto.
È inammissibile - sono certo di interpretare il pensiero del Governo e delle relatrici - vedere inutilizzata un'infrastruttura di tale portata e con tali potenzialità, dopo tanti milioni di euro spesi e tanto impegno profuso per rendere l'aeroporto di Comiso operativo. Esso potrebbe essere una risorsa strategica per lo sviluppo della Sicilia orientale. Dio solo sa quanto sia importante lo sviluppo di questa parte della Sicilia, per tanti motivi diversi. Per poter garantire un'offerta adeguata di infrastrutture per il settore orientale dell'isola, caratterizzata dalla rilevante attività eruttiva dell'Etna, sarebbe assolutamente indispensabile affiancare allo scalo di Catania l'aeroporto di Comiso, prevedendone l'immediata entrata in servizio, anche in ragione di possibili interruzioni di servizio dello scalo etneo, dovuto a presenze di ceneri vulcaniche.
Inoltre, sulla mancata apertura dell'aeroporto c'è una doppia indagine: una di carattere penale e una per la verifica del possibile danno erariale. Al centro dell'indagine, la verifica del danno erariale, su precisa delega della procura della Corte dei conti di Palermo, considerato che per il nuovo scalo di Comiso, non ancora aperto, sono stati spesi 46 milioni di euro (finanziamenti dell'Unione europea e della Regione Sicilia). Un'altra indagine, di carattere penale, è quella della procura della Repubblica di Ragusa, che sta verificando se emergano rilievi penalmente perseguibili per la mancata apertura dello scalo.
Comiso è un aeroporto fantasma, inaugurato e mai utilizzato. Sono tante le strutture che in Sicilia si inaugurano e non si utilizzano. Eppure, basterebbe che venissero immediatamente attivati i servizi di navigazione aerea, dando facoltà all'ENAV di assumerne la diretta responsabilità. A costruirlo è stato il Comune: il progetto andò avanti dal finanziamento alla costruzione, fino alla costituzione della società di gestione da parte del Comune e di due aziende.
Appare quindi opportuno inserire l'aeroporto di Comiso (spero veramente che il Governo apprezzerà - anzi, ne sono convinto - questo ordine del giorno) nell'elenco degli aeroporti di competenza ENAV nel contratto di programma 2013-2015 tra ENAV, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero della difesa e Ministero dell'economia, al fine di garantirne l'operatività.
Ciò non comporterebbe oneri per lo Stato. Infatti, se in passato lo Stato si faceva carico, per legge, degli oneri di navigazione per gli aeroporti con un traffico al di sotto di 2 milioni di passeggeri, dal 1° luglio scorso, come noto, un adeguamento alla normativa europea ha stabilito che tali oneri graveranno sul diritto di traffico. Spero veramente che questo ordine del giorno venga apprezzato.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bastico, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G102. Ne ha facoltà.
*BASTICO (PD). Signor Presidente, interverrò esclusivamente per illustrare l'ordine del giorno G102, di cui sono prima firmataria, in merito all'ultimo intervento, grande, importante ed efficace svolto dalla Protezione civile in relazione ai terremoti del 20 e 29 maggio in Emilia-Romagna ed in Lombardia. Si è trattato, come sappiamo (del resto ne abbiamo discusso in quest'Aula), di un evento drammatico, devastante e vastissimo nella sua estensione territoriale, rispetto sia ai Comuni che alle comunità coinvolte: oltre 950.000 persone sono state colpite in modo diretto da questi terremoti; sono state distrutte case, fabbriche, chiese, municipi, ospedali e tutto ciò che riguarda la vita ed il lavoro delle persone, l'identità delle comunità. Oltre 500 chiese sono completamente distrutte; la maggior parte dei centri storici è rimasta chiusa e inagibile proprio per la pericolosità di moltissimi edifici.
Si è trattato, dunque, di un evento che ha sconvolto completamente intere comunità, rispetto al quale troppe persone hanno perso tutto, ad eccezione della loro determinazione a rimanere nei propri territori e a voler stare vicino alle proprie case, ai propri laboratori, alle proprie fabbriche, alle proprie comunità, per non perdere la propria vita e la propria identità.
Pertanto, vi è stata una reazione molto importante e positiva dei cittadini volta alla determinazione a ricostruire. Per fare questo - mi rivolgo al rappresentante del Governo - occorre che lo Stato sostenga le popolazioni colpite dal terremoto, non le lasci mai sole; così come è accaduto fin dai primi momenti quando effettivamente la Protezione civile, in uno stretto e positivo rapporto con i rappresentanti delle comunità locali, è stata presente e ha svolto interventi di emergenza assolutamente significativi ed efficaci, non solo per salvare vite umane (purtroppo se ne sono perse 27, ma vista la drammaticità degli eventi vi è stato anche da questo punto di vista un intervento efficace), ma soprattutto per avviare interventi di prima accoglienza, di primo accudimento.
Ora si tratta di passare da una condizione di emergenza - che rimane ancora tale perché vi sono ancora molte migliaia di persone che vivono nelle tende, in situazioni ormai inaccettabili dal punto di vista umano - alla fase della transizione (che sarà necessaria, ma noi auspichiamo sia molto breve) e poi a quella della ricostruzione. Queste diverse fasi occorre siano progettate con continuità, così come gli interventi da realizzare. Credo che ci si stia muovendo in tale direzione.
Desidero segnalare qui, nell'Aula del Senato, che l'efficacia degli interventi si è molto giocata nell'intreccio tra il lavoro delle istituzioni locali, dello Stato e della Protezione civile: è un intreccio molto positivo, che ha attivato anche tanti soggetti del volontariato, sia quello della Protezione civile sia quello più generale. Tutto questo volontariato ha messo in campo professionalità, competenze, oltre a tanta generosità e solidarietà. È stata davvero un'azione significativa e corale.
Oggi dobbiamo mettere in sicurezza le strutture. Alla Camera dei deputati si sta esaminando il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, volto ad avviare questi interventi urgenti. Sottolineo qui che le risorse previste non saranno adeguate all'intero processo di ricostruzione, ma è importante che arrivino presto perché la messa in sicurezza deve avvenire con grande rapidità. Mi riferisco, in particolare, alle scuole le quali dovranno essere pronte per la normale apertura dell'anno scolastico. Ricordo al rappresentante del Governo che sono stati colpiti 429 edifici scolastici e che dovranno essere completamente abbattute 100 scuole; avremo oltre 770 classi da collocare all'interno di strutture, di prefabbricati, che però vogliamo siano molto dignitosi ed accoglienti, tali da consentire una buona attività didattica.
Dobbiamo inoltre mettere in sicurezza gli ospedali, le strutture socio-sanitarie, consentire che gli anziani ...
PRESIDENTE. Senatrice Bastico, la invito a concludere altrimenti non riusciamo a concludere la discussione generale.
LEGNINI (PD). Cedo due dei miei minuti, o quello che serve, alla collega Bastico.
PRESIDENTE. Ne prendo atto, senatore Legnini.
BASTICO (PD). Termino subito, signor Presidente.
Come dicevo, si deve consentire che gli anziani non autosufficienti possano di nuovo poter contare su un'accoglienza sicura nei propri comuni.
Per quanto concerne la messa in sicurezza, si è svolta una importante discussione relativamente al tema della possibilità di prevedere i terremoti. Io credo che la vera prevenzione si faccia mettendo in sicurezza le strutture. È necessario che Governo e Parlamento stabiliscano una modalità attraverso la quale i privati che eseguono opere di messa in sicurezza antisismica possano ottenere un beneficio fiscale significativo, così come è stato previsto per le normali ristrutturazioni edilizie.
Credo sia davvero giunto il momento di mettere in campo tutte le risorse per realizzare un piano di messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati perché i terremoti in Italia si verificano ed anche con una certa frequenza.
L'Emilia-Romagna, che è stata così drammaticamente colpita, è stata sempre considerata una terra nella quale i terremoti non avrebbero presentato gravità elevata come si prevedeva per altri territori. Anzi, nella cultura popolare si riteneva che il terremoto, se si fosse mai verificato, avrebbe provocato dei danni molto, molto piccoli. Ciò è avallato dall'assenza sul tema di norme generali dello Stato e da una cultura diffusa riconducibile all'esperienza contadina.
Ciò è la dimostrazione che tutta l'Italia è in pericolo dal punto di vista dei possibili terremoti. Quindi auspico che da questa esperienza e dal lavoro positivo che è stato svolto in termini di emergenza possa scaturire un piano significativo di ricostruzione e di messa in sicurezza del nostro Paese, tutto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, come hanno già evidenziato le relatrici, questo decreto-legge opera, relativamente alla definizione dell'ambito di operatività del sistema di Protezione civile, da un lato un restringimento e dall'altro un ampliamento del sistema stesso.
Il restringimento è quello temporale che conosciamo dei 90 giorni più 60. Certo la ristrettezza dei tempi relativi alla dichiarazione dello stato di emergenze è tesa a far sì che si realizzino interventi finalizzati a contrastare l'emergenza ed è una misura condivisibile, ma di fronte ad enormi catastrofi naturali potrebbe non essere sufficiente. Ho apprezzato il fatto che si sia introdotta l'espressione «di regola», poiché nel caso del terremoto dell'Aquila quel tempo sarebbe stato certamente insufficiente. Mi auguro che situazioni simili non si verifichino più, ma purtroppo sappiamo che non sarà così.
Dall'altra parte, è stato affermato il definitivo superamento di un utilizzo improprio del sistema della Protezione civile relativamente ai grandi eventi e a molte altre finalità che, nel tempo, gli erano state impropriamente attribuite.
Ciò che però mi preme di più sottolineare è l'intervento di ampliamento. Con ogni probabilità - adesso non ho a mente con precisione il sistema previgente - mi sembra che l'attività di previsione e prevenzione doveva ritenersi già ricompresa tra i poteri del sistema della Protezione civile, anzi certamente lo era. Aver però chiarito e specificato che le attività e i compiti della Protezione civile, con tutto ciò che ne consegue, sono riferiti innanzitutto alla previsione e alla prevenzione dei rischi e poi al soccorso e quant'altro, credo costituisca un passo in avanti notevolissimo del nostro sistema.
Vedremo nel tempo se il nostro Paese sarà capace e nelle condizioni (naturalmente, tutti ci auguriamo di si) di rendere effettiva questa previsione, perché è vero che i terremoti non si possono prevedere, ma i dissesti idrogeologici sì, come pure si possono prevedere, seppure parzialmente ed in un arco temporale molto ristretto, le alluvioni e le esondazioni. Molte cose si possono prevedere, tant'è che si precisa e si rafforza, del tutto opportunamente, il sistema di allertamento.
Mi auguro che il Governo e il Dipartimento della Protezione civile vogliano nel futuro utilizzare questo strumento, utilizzare cioè le modalità tipiche dell'intervento della Protezione civile attraverso le ordinanze, e prima ancora in Consiglio dei ministri per cercare di prevenire i disastri naturali.
Non mi sembra un passo di poco conto, questo, nel contesto di un riordino che complessivamente è condivisibile, anche se questo provvedimento non è la riforma della Protezione civile, che credo debba riguardare molti altri aspetti del nostro sistema, pur avanzato sotto molteplici profili.
L'altro punto che desidero sottolineare è, come ho detto, il sistema di allerta, o di allertamento: la ridefinizione delle responsabilità, delle procedure, dell'ambito di operatività di tale sistema.
Penso che l'aver affidato alle Regioni una parte consistente del sistema di allertamento, con le Regioni che poi dovranno definire i compiti e le funzioni dei Comuni e delle Province, per quanto di competenza, sia stata e sia una scelta giusta; tuttavia ritengo che il Governo e il nostro sistema di Protezione civile, per attuare bene questa previsione normativa, dovranno definire meglio la filiera del sistema di allertamento, le responsabilità. Proprio su questo punto, mi sono permesso di presentare in Commissione un ordine del giorno che è stato accolto e che impegna il Governo ad emanare una direttiva o comunque a dare qualche indicazione, utilizzando lo strumento che riterrà, perché non è possibile che ogni Regione si costruisca il sistema di allerta che le piace.
Non credo sia giusto. Credo piuttosto si debba definire con estrema precisione qual è la catena della responsabilità: se si verifica un fatto che richiede, o potrebbe richiedere, l'intervento di Protezione civile, bisogna sapere «chi deve fare cosa» con estrema precisione, perché in quei momenti non c'è tempo per dirimere i contrasti, ma solo il tempo per agire, per intervenire.
Sto sottolineando questo, signor Presidente, signor Sottosegretario, perché molti di voi ricorderanno il caso dell'Aquila. Nella vicenda che ha preceduto il grave sisma, benché disponesse di un sistema di allertamento che era stato inaugurato in pompa magna dalle autorità di governo poco tempo prima, la Regione non allertò alcunché; il Comune lanciò l'allarme e disse di non avere strumenti per poter dire e fare alcunché, chiedendo a Governo e Regione cosa dovesse fare di fronte al susseguirsi, nel corso di molte settimane, delle scosse, alla paura e alla preoccupazione; la Commissione grandi rischi si recò all'Aquila pochi giorni prima del grande terremoto e disse che i terremoti non si possono prevedere. È vero che non si possono prevedere, ma forse si poteva fare altro. Ne è nato, signor Presidente, un processo penale, che è tuttora pendente, a carico di tutti i componenti della Commissione grandi rischi che quel giorno si recarono all'Aquila.
Naturalmente in questa sede a me non interessa sottolineare profili di responsabilità penale, che sono discutibili (sarà la magistratura a occuparsene, non ci riguarda). Ciò che mi interessa sottolineare è che in quel caso, il più grave da molti anni a questa parte, quella catena di responsabilità, in qualche modo, non ha funzionato. Non so se si sarebbe potuto fare di più e meglio, comunque non ha funzionato, ed il convincimento diffuso è che nella fase dell'allertamento si poteva e doveva fare di più.
Per tale motivo, penso che questo sia un punto molto importante per un efficiente funzionamento del nostro sistema di Protezione civile, che per altri versi funziona molto bene, come tutti sappiamo e come ci ricordava adesso la senatrice Bastico relativamente al terremoto dell'Emilia.
Vi è poi il problema finanziario, signor Presidente. Si rimettono le cose a posto modificando la normativa sulla base delle indicazioni della Corte costituzionale, eliminando dunque quell'assurda norma contenuta nel provvedimento milleproroghe dell'anno scorso e ripristinando la funzionalità del fondo di Protezione civile. Rimane la previsione dell'aumento delle accise sulla benzina e sul gasolio, che a me personalmente non piace, non ritenendo che questa sia la fonte di attingimento preferibile per poter reintegrare il fondo di Protezione civile. Mi auguro che nel prossimo futuro se ne possa trovare una più adeguata rispetto a quella dell'aumento del prezzo della benzina.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G101. Ne ha facoltà.
SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, innanzitutto desidero ringraziare le relatrici del provvedimento in esame, le quali, sin dalle prime fasi dei lavori in Commissione, si sono prodigate nel cercare di intervenire e, se possibile, emendare il testo, ma sappiamo perfettamente che questo è un provvedimento che non può essere modificato. Desidero altresì ringraziare, quando si parla di Protezione civile, tutte quelle forze che concorrono a questo importante e fondamentale servizio pubblico di soccorso alle persone: quindi le Forze armate, le Forze di polizia, i volontari della Protezione civile, i dipendenti della Protezione civile, i Vigili del fuoco, ma anche il personale degli enti locali, soprattutto dei Comuni e delle Province.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che questo provvedimento avrebbe potuto essere migliorato. Penso che un approfondimento, una discussione più lunga di questo testo ci avrebbe consentito di realizzare un prodotto legislativo migliore di quello che uscirà domani dall'approvazione dell'Aula del Senato. Ritengo altresì di dover sottolineare gli aspetti positivi di questo provvedimento, il contingentamento dei tempi per la dichiarazione dello stato di emergenza (90 giorni più altri 60), una maggiore tipizzazione delle ordinanze di Protezione civile, il cui riferimento ai princìpi generali dell'ordinamento naturalmente non risolve il problema se un'ordinanza di Protezione civile possa valicare per esempio le materie riservate alla legge dalla nostra Costituzione. Ma questo è un compito che dovrà essere affrontato, se sarà rilevato, dalla giurisprudenza.
Tuttavia, signor Presidente, credo che il difetto di questa legge, così come dell'impianto di Protezione civile, risieda nel fatto che non si raccordano gli attori principali di intervento nei servizi di Protezione civile. Il fatto di aver sostituito, per esempio, il prefetto al presidente della Provincia, che è una tipica autorità amministrativa, a mio giudizio non risolve la questione di fondo di come gli 8.300 sindaci dei Comuni italiani possano coordinarsi con questa macchina complessa, che è costituita dall'intervento delle Regioni e appunto del commissario di Protezione civile.
Vede, signor Presidente, quando si discute di tali questioni, quindi di fronte ad un evento che possa mettere in pericolo la vita o l'incolumità personale dei nostri cittadini, non necessariamente dobbiamo aspettare l'ordinanza della Protezione civile. È un dovere inderogabile dei cittadini intervenire innanzitutto per salvaguardare la vita o l'incolumità delle persone; è un principio generale del nostro ordinamento. Si ricava dall'articolo 40 del codice penale e dall'articolo 2 della Costituzione il dovere di solidarietà. Ma il primo intervento in detti casi è quello dei sindaci, i quali sono titolari del potere di ordinanza nei cosiddetti casi contingibili e urgenti. È appunto questo il nodo e il difetto della legge in esame.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, domani affronteremo alcuni miei emendamenti. Cito un caso di scuola per spiegare esattamente a che cosa alludo. Nei mesi di gennaio e febbraio, nel nostro Paese, si è verificata una intensissima nevicata che ha paralizzato per una ventina di giorni quattro Regioni dell'Italia centrale, e mi riferisco all'Emilia-Romagna, alle Marche, all'Umbria e all'Abruzzo. Naturalmente il Governo non ha deliberato lo stato di calamità naturale. Ma nessun sindaco si è sognato di aspettare l'ordinanza di calamità naturale per portare il gasolio agli ospedali, il cibo ai malati negli ospedali o assicurare le cure alle persone in dialisi o che dovevano essere trasportate nei nosocomi.
L'attività di protezione civile, quando è volta a salvaguardare la vita e l'incolumità delle persone, risiede non necessariamente in questo testo normativo, ma in un principio generale - ripeto - di solidarietà umana.
Il problema che si pone, signor Presidente, è chi deve pagare le spese sostenute. Ora, sulla vicenda di cui ho sottolineato poco fa la rilevanza, nei venti giorni di paralisi, i Comuni delle quattro Regioni hanno sostenuto una spesa rendicontata allo Stato di 250 milioni di euro. Si trovano, quindi, in pericolo di dissesto finanziario e le stesse ditte che hanno lavorato per svolgere quelle funzioni non possono essere pagate.
Signor Presidente, nel momento in cui svolgo questo intervento mi sento come l'ultimo soldato giapponese confinato in un'isola che non sa che è avvenuta la capitolazione del Giappone. Sono, cioè, in quest'Aula a rivendicare da mesi un principio senza che vi sia una sensibilità - mi rivolgo anche al Governo - su un tema così delicato e spinoso.
Non credo che possano sfuggire alla sensibilità di alcun parlamentare, di alcun sindaco o attore istituzionale la penosa situazione finanziaria del nostro Paese, gli obblighi di bilancio, la spending review, il problema dell'immagine internazionale, l'adempimento agli obblighi internazionali. Ma in questo caso abbiamo bisogno di trovare un tavolo istituzionale, signor Presidente, dove detti temi possano essere affrontati. Il sistema delle leggi statali varate dal Parlamento, il sistema della Conferenza Stato‑Regioni e le intese non possono escludere, in una materia così rilevante e importante, la responsabilità dei Comuni d'Italia che rappresentano la storia istituzionale più antica del Paese. Non si può immaginare che migliaia di sindaci siano abbandonati a sé stessi, come sta avvenendo in queste ore, senza che vi sia una minima risposta istituzionale.
Quando il Presidente del Consiglio è venuto in quest'Aula alcuni giorni fa, ho cercato di dargli alcune spiegazioni al riguardo e gli ho lasciato anche un appunto. Eppure, nulla si è saputo di tutto questo. Ieri ci siamo riuniti con gli altri colleghi e anche in quest'Aula non si riesce ad ottenere un minimo di risposta.
Allora, un Paese che scrive nella sua Costituzione che il dovere di solidarietà appartiene, prima che alle istituzioni, ai cittadini, ex articolo 2; un Paese che dice che la Repubblica è formata da Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni, come intende affrontare questi problemi che si verificano ogni giorno? Si vogliono affrontare inserendo all'interno della catena di comando, signor Presidente, una figura burocratica come il prefetto? Gli interventi di cui discutiamo richiamano l'intervento di attività materiali della pubblica amministrazione: servono ruspe, motopale, scavatrici, stivali e pale, di cui non dispongono gli uffici amministrativi, le prefetture o altri organi amministrativi. Quando accadono questi eventi, se la struttura non è organizzata, così come è avvenuto nel caso della neve, il soccorso alle popolazioni non avviene in tempi congrui e rilevanti per salvare vite umane.
Bene ha detto la senatrice Bastico poco fa: questo è un Paese che, dal 1977, non affronta il problema della conformazione degli edifici agli eventi sismici. In Giappone c'è ormai una scuola di ingegneria, per cui gli interventi, non solo a livello costruttivo, ma anche rispetto ai danni del terremoto, garantiscono sistemicamente il recupero di molti edifici.
Signor Presidente, quando si affrontano questi temi con meno ingegneria istituzionale e con una sensibilità burocratica come quella che vuole le ordinanze di protezione civile autorizzate in anticipo dalla Corte dei conti, si incontrano dei problemi. La Corte dei conti è un organo di controllo, ma non può essere considerato un organo della pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione deve porre in essere dei servizi. La Corte dei conti è posta al controllo di quei conti, non ad autorizzare la pubblica amministrazione a svolgere le sue funzioni. Questa è la ripartizione istituzionale che deriva dalla nostra Costituzione.
Mi auguro che il Governo (mi appello al Sottosegretario per l'interno qui presente e mi auguro che, domani ci sia anche il ministro per i rapporti col Parlamento, Giarda), di fronte a questi emendamenti e rispetto alle istanze formulate da presidenti di Provincia e di Regioni e da sindaci di Comuni di quattro regioni diverse, possa dare una risposta. Quale che sia, ma noi una risposta desideriamo averla. (Applausi del senatore Fluttero).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Come convenuto, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a fine seduta per la seconda volta in meno di una settimana per il tema del carico disperso dell'imbarcazione «Eurocargo Venezia», della compagnia Grimaldi Lines, nella notte del 17 dicembre scorso al largo della costa livornese, in conseguenza di condizioni meteo marine particolarmente proibitive.
Il carico in questione, lo ricordo, era costituito da 198 fusti contenenti catalizzatori a base di monossido di cobalto e molibdeno. Molteplici sono stati da allora gli atti ispettivi avanzati in Parlamento da colleghi della Camera e del Senato. Io stesso, signor Presidente, ne ho presentati quattro ai diversi Ministri, della difesa, dell'ambiente, della salute e dei trasporti, in ragione dei differenti ambiti e profili di competenza da questi rivestiti nella vicenda.
Detto per inciso, segnalo nuovamente che, ad oggi, nessuno degli atti ispettivi da me avanzati ha avuto una risposta, come richiesto e previsto. Sollecito quindi di nuovo l'interessamento della Presidenza.
Ma il motivo principale di questa mia nuova comunicazione risiede nel fatto che proprio la scorsa settimana è stato rinvenuto un ulteriore bidone da parte di un peschereccio di Viareggio, successivamente attribuito al carico disperso proprio dall'«Eurocargo Venezia». Il fusto va così ad aggiungersi ai precedenti 111 bersagli utili, ossia alle effettive sacche di materiale rinvenuto (sulle 198 disperse). L'evento, oltre a costituire fonte preziosa per ulteriori indagini finalizzate al completo recupero del carico, rende di particolare attualità la necessità della messa a disposizione immediata della nave idrografica «Magnaghi» della Marina militare, chiamata a proseguire il lavoro prezioso fin qui svolto dalla nave oceanografica «Sentinel» della ditta Castalia. Al riguardo mi preme ricordare, anche a lei, signor Presidente, che da settimane una petizione popolare sta raccogliendo migliaia di adesioni e il vivo e partecipe interessamento degli enti locali e, perfino, del vescovo di Livorno. Il proposito della petizione nella sua formulazione è semplice e chiaro: togliere tutti quei bidoni dal fondo marino.
Segnalo peraltro che i costi dell'operazione sono interamente attribuibili alla compagnia dell'imbarcazione che ha disperso il carico inquinante.
Conclusivamente, quindi, torno a chiedere in termini davvero molto accorati il diretto interessamento della Presidenza e, per suo tramite, se necessario, del Presidente del Senato al fine di riattivare le ricerche, nel frattempo sospese, per l'integrale recupero del carico disperso. Ovviamente chiedo anche di sollecitare le risposte formali agli atti ispettivi presentati.
PRESIDENTE. Senatore Filippi, la sottolineatura che lei fa anche rispetto ai rapporti con il Governo è seria. Approfitto dunque della presenza e della gentilezza di un membro del Governo, anche se non si tratta del Ministro per i rapporti con il Parlamento, per ricordare questa vicenda. Comunque, la Presidenza del Senato interverrà, perché se su un argomento come questo un parlamentare presenta quattro interrogazioni a risposta scritta a quattro diversi Ministri e la risposta è «zero», credo che qualche questione di attenzione e di sensibilità debba essere posta.
Quindi, questo è il primo elemento: la Presidenza interverrà, perché ve ne sono i motivi, e chiedo anche al Sottosegretario di fare altrettanto.
La seconda considerazione è di merito, dato che per diversi motivi, anche di vita in quella stessa Regione, conosco la situazione. La questione, al di là di Livorno e della Toscana, è molto seria e molto grave. Il senatore Marco Filippi questa volta non lo ha ricordato, ma nell'incidente dell'«Euro cargo Venezia» c'è stato anche un ritardo nella segnalazione della perdita di fusti pericolosi dal punto di vista dell'inquinamento ambientale. È stato infatti un giornale, «Il Tirreno» di Livorno, a denunciare l'episodio. Ci sono stati poi interventi della nave «Sentinel», ma con un ritardo di 11 giorni, e non tutti i fusti sono stati recuperati (una buona parte ma non tutti). Inoltre, il fatto che un fusto sia stato ritrovato a Viareggio, quindi in una zona distante, dimostra che se non vengono recuperati tutti l'inquinamento del mare può continuare e diventare una cosa seria che non può essere accettata, ovunque ciò avvenga, in Toscana come in Calabria o in Puglia. È il nostro mare.
L'ultima considerazione, come ricordava già il senatore Marco Filippi, riguarda l'esistenza sia di una petizione molto forte sia di una lettera istituzionale del Presidente della Regione, del Presidente della Provincia e del Sindaco del Comune interessato, per richiedere al Ministero della difesa, che dispone di una nave attrezzata, di procedere al completamento dell'opera affinché da nessuna parte il mare venga trasformato in una discarica di rifiuti tossici e nocivi.
Questo è l'impegno che ci sentiamo di portare avanti per questo elemento di preoccupazione.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, mi permetta di agganciarmi ad una sua considerazione di poc'anzi per utilizzarla ai fini del mio intervento. Lei ha detto qualcosa di estremamente giusto e preoccupante a proposito della non adeguata sensibilità del Governo a rispondere ad atti ispettivi formulati dai parlamentari, soprattutto se riguardano questioni particolarmente delicate.
Pochi giorni fa - come lei sa bene, perché era presente - ho dovuto sollecitare la risposta a circa 60 atti ispettivi nei confronti dei diversi Ministri della giustizia che si sono succeduti. Gran parte di questi atti ispettivi riguardavano fenomeni estremamente gravi verificatisi nelle carceri (ritardi nell'azione giudiziaria, episodi di violenza e autolesionismo, nonché alcuni casi di suicidio nelle carceri stesse).
Purtroppo, anche stasera dovrò fare la stessa cosa. Ieri, infatti, c'é stato l'ottantasettesimo morto nelle carceri italiane dal 1° gennaio 2012. Quindi, 87 morti, 31 dei quali per suicidio.
Ma signor Presidente, mi permetto di attirare la sua attenzione e quella dei colleghi presenti su un dato ancora più grave, vale a dire i 3.265 casi di autolesionismo, a cui si aggiungono 340 casi di aggressione ad agenti della Polizia penitenziaria. Questi numeri, che possono apparire freddi e sterili, tratteggiano purtroppo in realtà in maniera inequivocabile le condizioni di grave disagio delle strutture carcerarie italiane.
Signor Presidente, i reclusi sono completamente affidati allo Stato. Dunque, è lo Stato che ha la responsabilità, e in alcuni casi la colpa, delle loro morti, dei loro suicidi, degli atti di autolesionismo e di violenza compiuti o subiti. Nonostante questo, il Ministro della giustizia non riesce ad andare oltre le semplici dichiarazioni, a cui non dà alcun seguito. L'ultima è di oggi, quando dice che un terzo dei reclusi potrebbero non essere in carcere. Ma il Ministro della giustizia, se è convinto di questo, perché non provvede a presentare un disegno di legge da sottoporre all'attenzione delle Camere perché venga approvato che stabilisca la conversione delle attuali disposizioni che prevedono la pena detentiva in pene alternative? In alcuni casi sarebbe anche abbastanza semplice, dato che, a supporto di questa teoria che il Ministro scopre oggi, ci sono ben due relazioni conformi di due commissioni che negli anni hanno detto esattamente lo stesso: quella presieduta dal magistrato Nordio e quella presieduta dall'onorevole Pisapia.
Allora per cortesia, signor Ministro della giustizia: ci eviti quanto meno i paternalismi o gli stupori rispetto a condizioni di gravissimo disagio, di illegalità diffusa in cui si trovano le carceri italiane.
Ho voluto ricordarle queste cifre e queste condizioni perché purtroppo, signor Presidente, nelle carceri italiane ci sono due categorie di persone che soffrono nella stessa maniera: i detenuti da una parte e il personale della Polizia penitenziaria e di educazione dall'altra. Gli uni reagiscono con l'autolesionismo e in alcuni casi con il suicidio; gli altri purtroppo cominciano a reagire anche con il suicidio e vivono una condizione esasperata perché non riescono a mettere in campo le potenzialità che la loro professionalità potrebbe consentire per migliorare le condizioni sotto il profilo dell'espiazione della pena all'interno delle carceri, quanto meno in termini di qualità. (Applausi del senatore Saltamartini).
PRESIDENTE. Senatore Fleres, lei ha spesso richiamato queste situazioni: non solo lei (anche altri senatori lo hanno fatto, come ad esempio il senatore Perduca), ma nel suo caso vi è stata una certa continuità.
Prima considerazione: il numero che lei dà è agghiacciante, perché quando parliamo di diritti umani, e vogliamo giustamente che tutti i Paesi li rispettino, con 87 persone che muoiono nelle nostre carceri, di cui 31 per suicidio, qualche pesante contraddizione, qualche limite e qualche lacuna forte ci sono.
La seconda considerazione è la seguente: vista la situazione, che tante volte si è discussa, di invivibilità di molte carceri per il soprannumero, per persone in attesa di giudizio che spesso sono ancora più numerose di quelle giudicate, quello che lei ha detto è vero: se a giudizio del Ministro - come da lei richiamato - un terzo dei reclusi non dovrebbero essere in carcere, si dovrebbero adottare provvedimenti perché questo avvenga.
In ogni caso, la sollecitazione che lei fa ad una risposta alle sue interrogazioni, e forse anche ad un punto con il Ministro in Commissione o in Aula mi pare sia giusta e abbia un fondamento. E la ringrazio anche per questo richiamo e per questa sensibilità.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 11 luglio 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 11 luglio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,05).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese (3350)
ORDINI DEL GIORNO
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3350, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese»;
premesso che:
il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che le disposizioni da esso recate sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative di alcune professioni o che non si applichino immediatamente ad alcuni ambiti o settori produttivi per i quali si rende necessario una armonizzazione normativa considerata la specialità di essi;
attraverso appositi decreti ministeriali si deve procedere all'armonizzazione, tra le altre, della disciplina, per le attività lavorative concernenti il trasporto ferroviario;
considerato che:
tuttavia l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 81/2008 prevede che una volta emanati i decreti ministeriali di cui in premessa una parte della attuale normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle attività proprie dell'esercizio ferroviario non verrà più applicata;
come denunciato anche dalle organizzazioni sindacali l'abrogazione di questa specifica normativa creerebbe uno scenario di incertezza normativa, in contraddizione con le esigenze di armonizzazione e raccordo tra disciplina generale e specifiche normative di settore,
impegna il Governo a porre in essere opportuni strumenti normativi volti a preservare la specifica vigente normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle attività proprie dell'esercizio ferroviario al fine di garantire una reale armonizzazione tra la disciplina generale di cui al decreto legislativo 81/2008 e la disciplina specifica stessa.
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 3350, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese»;
premesso che:
il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 prevede che le disposizioni da esso recate sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative di alcune professioni o che non si applichino immediatamente ad alcuni ambiti o settori produttivi per i quali si rende necessario una armonizzazione normativa considerata la specialità di essi;
attraverso appositi decreti ministeriali si deve procedere all'armonizzazione, tra le altre, della disciplina, per le attività lavorative concernenti il trasporto ferroviario;
considerato che:
tuttavia l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 81/2008 prevede che una volta emanati i decreti ministeriali di cui in premessa una parte della attuale normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle attività proprie dell'esercizio ferroviario non verrà più applicata;
come denunciato anche dalle organizzazioni sindacali l'abrogazione di questa specifica normativa creerebbe uno scenario di incertezza normativa, in contraddizione con le esigenze di armonizzazione e raccordo tra disciplina generale e specifiche normative di settore,
impegna il Governo a porre in essere opportuni strumenti normativi volti a preservare la specificità della materia della prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle attività proprie dell'esercizio ferroviario al fine di garantire una reale armonizzazione tra la disciplina generale di cui al decreto legislativo 81/2008 e la disciplina specifica stessa.
________________
(*) Accolto dal Governo
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
i decreti legislativi n. 81/2008 e n. 106/2009, nell'ambito della sicurezza sul posto di lavoro, prevedono una formazione generale indirizzata ai concetti generali di prevenzione e sicurezza ed una formazione specifica in funzione dei rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione, caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell'azienda;
l'attuazione degli articoli 34 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n, 81, prevede che la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro dodici mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo succitato, presenti delle proposte di accordo;
il contenuto di tali proposte di accordo, in tema di formazione dei datori di lavoro e dei lavoratori, preposti e dirigenti, desta forte preoccupazione tra le imprese e le associazioni di categoria del settore turistico;
in particolare, preoccupa soprattutto la previsione dell'obbligatoria formazione dei lavoratori da parte di un ente fornitore certificato;
tale previsione va di fatto ad escludere la possibilità, per il datore di lavoro, di procedere egli stesso alla formazione dei propri dipendenti, obbligandolo a rivolgersi a organismi e docenti esterni all'azienda anche nel caso di aziende piccole, se non piccolissime, del settore turistico;
tale decisione rischia di provocare un eccessivo appesantimento degli obblighi in materia di sicurezza a carico del datore di lavoro operante nel settore turistico;
sussiste un forte divario ingiustificato nel trattamento dei lavoratori stagionali in ambito turistico e quelli in ambito agricolo, per i quali è prevista l'esclusione dagli obblighi specificati nell'accordo di cui sopra e relativi all'articolo 37 del decreto menzionato;
per quanto riguarda gli esercizi commerciali al dettaglio senza produzione e gli esercizi pubblici, inoltre, si ritiene che nella maggior parte dei casi non si presentino i rischi che sono oggetto della formazione specifica e che gli stessi consulenti possano trovarsi in difficoltà ad offrire la formazione specifica a tali operatori in quanto si troverebbero nella condizione di dover presentare una materia di insegnamento teorico che non avrebbe alcun riscontro pratico,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di introdurre misure volte ad agevolare le aziende operanti nel settore turistico e che svolgono attività stagionali, al pari di quanto già previsto per i lavoratori agricoli, in particolare prevedendo che l'addestramento e la formazione dei lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali, possa essere effettuato sul luogo di lavoro dal datore di lavoro o da consulente esperto dallo stesso incaricato;
a considerare eque condizioni per formazione di lavoratori stagionali sia in ambito agricolo che turistico e quindi si escludendo in generale i lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali, dall'applicazione dell'accordo di cui all'articolo 37 del decreto legislativo n. 81/2008;
a valutare l'opportunità di esonerare gli esercizi commerciali al dettaglio senza produzione e gli esercizi pubblici dalla formazione specifica qualora non si presentino rischi specifici oltre a quelli generali.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
i decreti legislativi n. 81/2008 e n. 106/2009, nell'ambito della sicurezza sul posto di lavoro, prevedono una formazione generale indirizzata ai concetti generali di prevenzione e sicurezza ed una formazione specifica in funzione dei rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione, caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell'azienda;
l'attuazione degli articoli 34 e 37 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n, 81, prevede che la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro dodici mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo succitato, presenti delle proposte di accordo;
il contenuto di tali proposte di accordo, in tema di formazione dei datori di lavoro e dei lavoratori, preposti e dirigenti, desta forte preoccupazione tra le imprese e le associazioni di categoria del settore turistico;
in particolare, preoccupa soprattutto la previsione dell'obbligatoria formazione dei lavoratori da parte di un ente fornitore certificato;
tale previsione va di fatto ad escludere la possibilità, per il datore di lavoro, di procedere egli stesso alla formazione dei propri dipendenti, obbligandolo a rivolgersi a organismi e docenti esterni all'azienda anche nel caso di aziende piccole, se non piccolissime, del settore turistico;
tale decisione rischia di provocare un eccessivo appesantimento degli obblighi in materia di sicurezza a carico del datore di lavoro operante nel settore turistico;
sussiste un forte divario ingiustificato nel trattamento dei lavoratori stagionali in ambito turistico e quelli in ambito agricolo, per i quali è prevista l'esclusione dagli obblighi specificati nell'accordo di cui sopra e relativi all'articolo 37 del decreto menzionato;
per quanto riguarda gli esercizi commerciali al dettaglio senza produzione e gli esercizi pubblici, inoltre, si ritiene che nella maggior parte dei casi non si presentino i rischi che sono oggetto della formazione specifica e che gli stessi consulenti possano trovarsi in difficoltà ad offrire la formazione specifica a tali operatori in quanto si troverebbero nella condizione di dover presentare una materia di insegnamento teorico che non avrebbe alcun riscontro pratico,
impegna il Governo:
a valutare l'opportunità di introdurre misure volte ad agevolare le aziende operanti nel settore turistico e che svolgono attività stagionali, al pari di quanto già previsto per i lavoratori agricoli, eventualmente prevedendo che l'addestramento e la formazione dei lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali, possa essere effettuato sul luogo di lavoro dal datore di lavoro o da consulente esperto dallo stesso incaricato;
a considerare eque condizioni per formazione di lavoratori stagionali sia in ambito agricolo che turistico e quindi si escludendo in generale i lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali, dall'applicazione dell'accordo di cui all'articolo 37 del decreto legislativo n. 81/2008;
a valutare l'opportunità di esonerare gli esercizi commerciali al dettaglio senza produzione e gli esercizi pubblici dalla formazione specifica qualora non si presentino rischi specifici oltre a quelli generali.
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(*) Accolto dal Governo
Il Relatore
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese;
preso atto dell'ulteriore differimento del termine per l'adozione dei regolamenti di delegificazione previsti dall'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2008;
considerato che il Governo ha confermato di aver predisposto un disegno di legge delega, di imminente trasmissione alle Camere, che avrà il compito di coordinare normative di rango primario, compito attualmente affidato all'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2008 a regolamenti di delegificazione;
atteso pertanto che il disegno di legge delega e i successivi decreti delegati potranno finalmente risolvere il problema del coordinamento tra decreto n. 81 e discipline normative di settore, che attendono da circa 4 anni una definitiva regolamentazione,
impegna il Governo ad assicurare termini estremamente rapidi per la presentazione alle Camere del disegno di legge delega e, una volta concluso l'iter parlamentare, per l'emanazione dei relativi decreti delegati, in modo che, in ogni caso, l'entrata in vigore delle nuove norme possa avvenire entro la fine dell'anno corrente.
________________
(*) Accolto dal Governo
Il Relatore
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese;
preso atto che il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 57, modificando l'articolo 29, comma 5, del decreto legislativo n. 81 del 2008, nelle more della definizione delle procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui al medesimo articolo 29, comma 5, proroga dal 30 giugno 2012 al 31 dicembre 2012 il termine entro il quale i datori di lavoro che occupano fino a dieci dipendenti possono effettuare l'autocertificazione della valutazione dei rischi;
valutata la lettera di messa in mora che la Commissione europea ha inviato all'Italia, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (procedura di infrazione 2010/4227), per non corretto recepimento, nel decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, della direttiva 89/391/CEE relativa all'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro;
considerato che il decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f) del decreto legislativo n. 81 del 2008 dovrà definire le predette procedure standardizzate;
rilevato che occorre accelerare l'adozione del decreto, abbandonando al più presto il regime dell'autocertificazione;
preso atto delle rassicurazioni fornite dal Governo, che ha garantito che il decreto interministeriale che disciplinerà la materia è ormai nella fase di definitiva emanazione, avendo già ricevuto il parere della "commissione consultiva" prevista dal decreto n. 81 ed essendo stato ormai avviato il concerto tra le amministrazioni interessate,
impegna il Governo:
1) ad adottare ogni possibile iniziativa idonea a chiudere la procedura di infrazione comunitaria di cui in premessa;
2) ad accelerare, di conseguenza, l'adozione del decreto interministeriale ai sensi dell'articolo 6, comma 8, lettera f), del decreto legislativo n. 81 del 2008, in modo da assicurare la sua definitiva adozione - al più tardi - entro il mese di ottobre 2012.
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(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE E ALLEGATO RECANTE LE MODIFICAZIONI APPORTATE AL DECRETO-LEGGE IN SEDE DI CONVERSIONE NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI (*)
Art. 1.
1. Il decreto-legge 12 maggio 2012, n. 57, recante disposizioni urgenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel settore dei trasporti e delle microimprese, è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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(*) Approvato il disegno di legge composto del solo articolo 1
Allegato
MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 12 MAGGIO 2012, N. 57
All'articolo 1:
al comma 1 è premesso il seguente:
«01. All'articolo 3, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, le parole: ''entro quarantotto mesi'' sono sostituite dalle seguenti: ''entro cinquantacinque mesi'';
al comma 1, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente:
«b-bis) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Gli schemi dei decreti di cui al citato comma 2 del presente articolo sono trasmessi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, da rendere entro trenta giorni dalla data di assegnazione''».
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE NEL TESTO COMPRENDENTE LE MODIFICAZIONI APPROVATE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Articolo 1.
01. All'articolo 3, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, le parole: «entro quarantotto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «entro cinquantacinque mesi».
1. All'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: «Fino alla scadenza del termine di cui al comma 2,» sono sostituite dalle seguenti: «Fino all'emanazione dei decreti di cui al comma 2,»;
b) le parole da: «; decorso» a: «decreto» sono soppresse.
b-bis) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli schemi dei decreti di cui al citato comma 2 del presente articolo sono trasmessi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, da rendere entro trenta giorni dalla data di assegnazione».
2. Per consentire la definizione delle procedure standardizzate di valutazione dei rischi di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, all'articolo 29, comma 5, secondo periodo, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, le parole: «Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti: «Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2012».
EMENDAMENTI
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. All'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 6 novembre 2001, n. 423, le parole: "a decorrere dal 1º gennaio 2007" sono sostituite dalle seguenti: "a decorrere dal 1º gennaio 2012".
Improcedibile
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. All'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 6 novembre 2001, n. 423, le parole: "a decorrere dal 1º gennaio 2007" sono sostituite dalle seguenti: "a decorrere dal 1º gennaio 2012".
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 1
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 1-bis.
Al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 4, il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. Il numero dei lavoratori impiegati a tempo determinato, anche stagionali, si computa per frazioni di unità lavorative anno (ULA) come individuate sulla base della normativa comunitaria";
b) all'articolo 37:
1) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Restano esclusi dal capo di applicazione dell'accordo di cui al precedente periodo i lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali";
2) al comma 3, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La formazione e l'addestramento dei lavoratori assunti a tempo determinato, anche stagionali, può essere effettuata sul luogo di lavoro dal datore di lavoro o da consulente esperto dallo stesso incaricato";
c) all'articolo 52, comma 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
"b) finanziamento della formazione dei datori di lavoro delle piccole e medie imprese, dei piccoli imprenditori di cui all'articolo 2083 del codice civile, dei lavoratori stagionali e dei lavoratori autonomi;";
d) all'articolo 73, comma 5, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", previa consultazione delle parti sociali"».
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 2.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile (3372)
ORDINI DEL GIORNO
I Relatori
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile,
premesso che:
la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante «Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti», all'articolo 3, comma 1, lett. c-bis) - introdotta dall'articolo 2, comma 2-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, stabilisce che il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti si esercita anche sui provvedimenti commissariali adottati in attuazione delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri emanate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
il citato decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, all'articolo 2, comma 2-septies, stabilisce che per le ordinanze della protezione civile, il termine per il controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti, è ridotto a sette giorni;
il decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59 al nostro esame, all'articolo 1, comma 1, lett. c), n. 2), reca una modifica aggiuntiva all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, volta a prevedere che la durata della dichiarazione dello stato dell'emergenza non può, di regola, superare i 90 giorni e che uno stato di emergenza già dichiarato, previa ulteriore deliberazione del Consiglio dei Ministri, può essere prorogato ovvero rinnovato, di regola, per non più di 60 giorni;
considerato, inoltre, che:
il citato decreto-legge n. 59, all'articolo 1, comma 3, che modifica l'articolo 2, comma 2-septies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, dispone che qualora la Corte dei Conti non si esprima nei 7 giorni, i provvedimenti commissariali adottati in attuazione delle ordinanze emanate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, si considerano efficaci;
il decreto-legge n. 59 in esame, all'articolo 1, comma 1, lett. c), n. 6, capoverso «4», stabilisce che le ordinanze di protezione civile individuano i soggetti responsabili per l'attuazione degli interventi previsti ai quali affidare ambiti definiti di attività, identificati nel soggetto pubblico ordinariamente competente allo svolgimento delle predette attività in via prevalente, salvo motivate eccezioni, e pertanto già responsabile in qualità di funzionario pubblico;
tenuto conto che l'introduzione del controllo preventivo di legittimità sopra citato, era stato opportunamente inserito dal legislatore in ragione della rilevante durata della vigenza di diversi stati di emergenza a seguito della consolidata prassi di assecondare le richieste di proroga da parte delle Regioni;
la procedura normativa sopra descritta, distante dagli obiettivi del decreto-legge in esame, mostra tutte le criticità che, negli ultimi anni, hanno fuorviato l'azione della protezione civile, alterando il rapporto tra situazione emergenziale e utilizzo di strumenti normativi straordinari e derogatori, determinando una eccessiva burocratizzazione e il conseguente stallo degli interventi di soccorso e di gestione delle emergenze volte al tempestivo superamento,
impegna il Governo a disporre, nel primo provvedimento normativo utile, l'abrogazione dei commi 2-sexies e 2-septies dell'articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.
Il Senato,
in sede di esame di conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante «Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile»,
premesso:
che le precipitazioni nevose che si sono abbattute ininterrottamente sul nostro Paese nel mese di febbraio 2012 devono considerarsi eventi dannosi di carattere eccezionale ed in quanto tali considerati calamità naturale;
che tale emergenza, protrattasi per 3 settimane, con una coltre nevosa che ha raggiunto in molte località anche i 6 metri, paralizzando la circolazione stradale, isolando comuni e città, determinando l'interruzione della corrente elettrica, l'erogazione dell'acqua ha gravemente compromesso la vita sociale ed economica di migliaia di cittadini, di imprese piccole e grandi e di migliaia di artigiani e coltivatori diretti;
che l'evento straordinario ha causato - secondo studi delle associazioni del1e imprese, dell'artigianato e dell'agricoltura maggiormente rappresentative - una perdita dello 0,1% di PIL;
che nel solo comparto agricoltura-allevamento, secondo stime della Coldiretti Marche, basata sulle domande di risarcimento pervenute fino al 29 febbraio, l'ammontate dei danni, si valuta in misura pari a novantacinque milioni di euro, che la produzione agricola si è arrestata, con conseguente mancata formazione dei raccolti delle serre e con danni gravi alle coltivazioni olivicole, letteralmente «bruciate» dal gelo;
che in ambito industriale, la Confartigianato e la Cna Marche denunciano come centinaia di aziende siano state costrette a sospendere l'attività, con un calo di produzione nel mese di febbraio del 40% e con picchi superiori nelle zone più colpite, come il Montefeltro e le aree interne della provincia di Pesaro e Urbino, il fabrianese, l'ascolano e l'area del maceratese, in particolare il settore calzaturiero;
che secondo le prime valutazioni delle associazioni di categoria i danni subiti dalle aziende manifatturiere, comprendendo sia i danni patrimoniali per crolli alle infrastrutture e macchinari e, sia il lucro cessante per la chiusura obbligata delle attività per diversi giorni, ammontano ad oltre 50 milioni di euro.
che a subire danni per le probative condizioni meteorologiche è stato anche, data l'impossibilità di circolare, il comparto dell'autotrasporto, con la perdita del 70 per cento del fatturato con un mancato guadagno intorno ai 30 milioni di euro;
che le imprese edili e i cantieri sono rimasti completamente fermi per quindici giorni, con danni di milioni di euro,
considerato che:
l'enorme quantità della precipitazione, unita a un subitaneo scioglimento della neve e del ghiaccio ha gravemente danneggiato tetti e impalcature pubbliche e private e - come segnalato anche dal direttore del Dipartimento di Protezione Civile delle Marche, Roberto Oreficini - ha determinato l'alterazione del1'assetto idrogeologico di numerosi corsi d'acqua per il repentino aumento del volume delle acque;
i danni ai tetti delle chiese, dei monumenti e delle altre strutture pubbliche hanno causato perniciose infiltrazione d'acqua, con la conseguenza di minare la stabilità degli edifici storici, come dimostrano i casi del Palazzo Ducale di Urbino, del convento S Sperandia e della Chiesa di S. Domenico di Cingoli dove sono collocate importanti opere d'arte di Lorenzo Lotto (Madonna del rosario);
i comuni già gravemente impegnatisi per la gestione dell'emergenza, dati i vincoli posti dal Patto di Stabilità, unitamente all'insufficienza degli stanziamenti ordinari, non possono promuovere iniziative adeguate a garantire il ripristino del territorio, dell'economia, la mobilità dei cittadini per i gravissimi danni alle strade di ogni ordine,
considerato inoltre che:
lo scorso 9 febbraio la Presidenza del Consiglio ha assunto, su richiesta dell'ANCI, l'impegno di farsi carico delle spese straordinarie sostenute dai Sindaci per fronteggiare l'emergenza e di prevedere che le stesse non rientrino ai fini del computo legato al patto di stabilità;
a tutti oggi le somme impiegate dai Comuni per assicurare la tutela della pubblica e della privata incolumità, il ripristino della viabilità e degli altri servizi pubblici essenziali, nonché le spese per l'assistenza temporanea alle persone e per il volontariato di protezione civile, non sono ancora stati rimborsati,
impegna il Governo:
ad assumere ogni iniziativa volta a stanziare le risorse necessarie a coprire le esigenze dei territori colpiti; a sostenere attivamente tutti i territori duramente colpiti dalle eccezionali avversità atmosferiche del Febbraio 2012, stabilendo le priorità di erogazione in base alla gravità degli eventi, al fine di poter trovare, in accordo con le regioni e gli enti locali interessati, adeguate soluzioni che soddisfino le esigenze di risarcimento dei danni agli enti locali, ai singoli cittadini e alle attività produttive;
a rimborsare ai Comuni ed alle Province, per il tramite delle Regioni, le somme impiegate per assicurare la tutela della pubblica e della privata incolumità, il ripristino della viabilità e degli altri servizi pubblici essenziali, nonché le spese per l'assistenza temporanea alle persone e per il volontariato di protezione civile, entro il limite di 250 milioni di euro relativamente alle eccezionali precipitazioni nevose che si sono verificate dal 1 al 19 febbraio 2012.
BASTICO, BALBONI, BARBOLINI, BERTUZZI, BIANCONI, GHEDINI, FINOCCHIARO, MERCATALI, NEROZZI, PALMIZIO, PIGNEDOLI, SANGALLI, SOLIANI, VITALI, ZAVOLI
Il Senato,
premesso che:
il violento terremoto che ha investito a partire dal giorno 20 maggio 2012 il territorio ricadente tra le province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Rovigo, ha causato 26 morti, oltre 350 feriti, oltre 16 mila persone sfollate, enormi danni agli edifici, alle attività produttive e agli impianti del sistema industriale e artigianale della zona, al patrimonio pubblico, a quello religioso e artistico, culturale e architettonico;
la Protezione civile nazionale e regionale si è immediatamente attivata nella fase di soccorso e aiuto alla popolazione colpita, anche attraverso la predisposizione di aree di accoglienza, presidi sanitari e l'opera di assistenza a chi ha dovuto lasciare la propria casa, e l'organizzazione dei servizi necessari alla popolazione;
il Governo ha immediatamente proceduto alla dichiarazione dello stato di emergenza, e sono state emanate le prime ordinanze di protezione civile per fronteggiare la situazione; il Governo ha infine emanato il decreto-legge n. 74 del 2012, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo;
l'impegno del Governo, della Protezione civile e dell'intera comunità nazionale non deve essere limitato alla fase dell'emergenza, ma esteso alla ricostruzione; in entrambe le fasi dovranno essere a disposizione risorse molto ingenti e certe, nella considerazione che l'emergenza è nazionale e come tale deve essere affrontata, e che le fasi dell'emergenza e della ricostruzione non possono essere gestite separatamente, ma valutate in un'ottica di insieme, garantendo contestualità nella predisposizione dei diversi tipi di intervento necessari;
particolarmente gravi, anche se ancora oggi di difficile quantificazione, appaiono i danni al tessuto produttivo, industriale, artigianale, agricolo, di un'area che produce l'1 per cento del PIL;
l'entità della distruzione, i lutti provocati dai crolli, i danni subìti nei territori terremotati richiedono sia rafforzata l'opera di prevenzione, casi da evitare nel futuro il ripetersi di quanto avvenuto; in particolare è importante assicurare la sicurezza degli edifici pubblici che svolgono funzioni fondamentali per la vita delle comunità locali, a parte dalle scuole, dagli ospedali e dagli edifici socio-sanitari, garantendone la messa in sicurezza e la ricostruzione sicura di quelli lesionati,
impegna il Governo:
a promuovere l'approvazione, in tempi rapidi, di una legge speciale che si affianchi al già emanato decreto-legge sul terremoto, per la programmazione e l'attuazione coordinata e concorde di tutti gli interventi di emergenza e di ricostruzione per i tenitori dell'Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto colpiti dagli eventi sismici, considerando la dimensione nazionale dell'emergenza e la necessità della gestione contestuale delle fasi dell'emergenza e della ricostruzione, in linea con quanto già avvenuto per i terremoti di Umbria-Marche e L'Aquila;
a garantire, anche tramite l'opera della Protezione civile, che si proceda con estrema celerità sia alla messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati danneggiati dal sisma, con particolare attenzione alle scuole e agli altri agli edifici pubblici che svolgono funzioni fondamentali per la vita delle comunità locali, quali municipi, ospedali ed edifici socio-sanitari, edifici di valore storico e culturale, sia a procedere agli interventi di ricostruzione conseguenti gli eventi sismici;
a favorire il rafforzamento delle attività di previsione e prevenzione del rischio sismico, con particolare attenzione agli edifici scolastici e socio-sanitari, in linea con quanto previsto all'articolo 3 della legge n. 225 del 1992, come modificata dal decreto-legge in esame;
a garantire che l'attività della Protezione civile di aiuto alle popolazioni colpite dal sisma e sfollate venga proseguita per tutto il tempo necessario, con il di spiego di mezzi, uomini e risorse che saranno necessari al fine di fornire ai cittadini ogni sostegno nelle difficoltà gravissime del momento al fine di favorire nei tempi più rapidi possibili il rientro nelle proprie abitazioni o in altre disponibili nel territorio.
D'ALIA, VIZZINI, BATTAGLIA, BIANCO, PISTORIO, SERRA (*)
Il Senato,
premesso che:
le recenti catastrofi che hanno interessato il Paese ed in particolare le emergenze che interessano con allarmante periodicità il territorio siciliano, dagli eventi franosi a quelli alluvionali per finire poi agli incendi che sistematicamente minacciano la società civile, richiedono una maggiore capacità di risposta sul fronte della protezione civile;
è pertanto necessario fornire ad essa una migliore e più strutturata capacità oltre che flessibilità di impiego delle infrastrutture esistenti sul territorio;
è notorio che gli aeroporti hanno giocato un ruolo determinante nella gestione delle emergenze degli ultimi anni, costituendo uno degli elementi di forza per il rapido dispiegamento dei mezzi, agevolando i soccorritori nella difficile fase di primo intervento;
per poter garantire una offerta adeguata di infrastrutture per il settore orientale dell'isola siciliana, caratterizzata dalla rilevante attività eruttiva dell'Etna, occorre affiancare allo scalo di Catania l'aeroporto di Comiso prevedendone l'immediata entrata in servizio, anche in ragione di possibili interruzioni di servizio dello scalo etneo dovute a presenza di ceneri vulcaniche;
è quindi essenziale che vengano immediatamente attivati i servizi di navigazione aerea dando facoltà all'ENAV di assumerne la diretta responsabilità. Necessita quindi aggiornare l'elenco degli aeroporti assegnati ad ENAV mediante modifica del Contratto di programma in vigore tra l'Ente fornitore del servizio ed il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sottoscritto di concerto con i Ministeri delle difesa e dell'economia,
impegna il Governo, al fine di consentire una migliore e più strutturata capacità di intervento aereo tenuto conto delle oggettive difficoltà ambientali in cui potrebbe trovarsi l'aeroporto di Catania, a valutare l'opportunità di inserire l'aeroporto di Comiso nell'elenco degli aeroporti di competenza ENAV nel Contratto di programma 2013-2015 tra ENAV e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero della difesa, Ministero dell'economia.
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato
in sede di esame dell'atto Senato 3372, di conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile,
premesso che:
nel mese di aprile del 2012 si sono tenuti gli Stati Generali del volontariato di Protezione civile nel corso dei quali si è evidenziato come nell'ultimo decennio il volontariato abbia raggiunto sempre più qualificanti capacità di intervento e di specializzazione, dall'assistenza sanitaria e socio-assistenziale alla ricerca e soccorso, dalle telecomunicazioni alla logistica, sino alla salvaguardia dell'ambiente e del patrimonio culturale nella relazione conclusiva sono state evidenziate numerose problematiche, auspicando che possano essere oggetto di intervento da parte delle competenti istituzioni, con particolare riferimento alla necessità di una maggiore armonizzazione ed omogeneizzazione dei regolamenti regionali in tema di concorso del volontariato, alla costante azione formativa e di coinvolgimento dei giovani non limitata agli interventi in caso di calamità ma anche nella previsione, nella prevenzione, nel supporto alla pianificazione d'emergenza e nell'informazione alla popolazione per divulgare una cultura della protezione civile;
in materia di reperimento e razionalizzazione delle risorse, tenuto conto dell'attuale momento di grave crisi economica, gli Stati Generali hanno avanzato proposte volte alla revisione del sistema delle agevolazioni alla destinazione di parte delle risorse provenienti dal recupero dell'evasione ed elusione fiscale verso le attività di volontariato, prevenzione e soccorso,
impegna il Governo ad affrontare le tematiche di cui in premessa al fine di favorire il pieno coinvolgimento delle rappresentanze del volontariato nei processi decisionali operativi e legislativi, la partecipazione alle scelte a livello comunale, regionale e nazionale, assicurando il reperimento delle risorse e degli strumenti che permettono al sistema di protezione civile nazionale di assicurare, col concorso del volontariato il necessario livello di tempestività, capacità ed efficacia operative.
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato,
in sede di esame dell'A.S. 3372, di conversione in legge del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile,
impegna il Governo:
a garantire, in sede di attuazione del riordino recato dal decreto-legge in oggetto, la piena ed integrale attuazione alle norme comunitarie in materia di protezione civile, assicurando altresì l'opportuna semplificazione degli adempimenti amministrativi richiesti ai diversi livelli di governo locale per la partecipazione al Servizio Nazionale di Protezione civile;
a garantire, per quanto di propria competenza, e monitorare costantemente il tempestivo aggiornamento delle mappe di rischio sismico ed idrogeologico relative al territorio nazionale da parte delle competenti amministrazioni;
a verificare, mediante l'opportuno coordinamento delle competenti amministrazioni, l'aggiornamento dei piani di prevenzione, preparazione ed emergenza, tenendo conto del massimo livello dell'indice di rischio ed assicurando altresì la piena ed integrale informazione alla cittadinanza sui livelli di rischio, di allerta e sulle conseguenti azioni da intraprendere in caso di pericolo.
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato,
in sede di esame del decreto-legge 15 maggio 2012 n. 59, recante disposizioni a favore del volontariato di protezione civile,
invita il Governo a valutare le opportune iniziative per il reperimento di idonee risorse volte ad assicurare il rimborso delle spese sostenute nelle attività di soccorso, simulazione, emergenza e formazione teorico-pratica da parte delle organizzazioni di volontariato di protezione civile di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 2001, n. 194.
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato,
in sede di esame del decreto-legge 15 maggio 2012 n. 59, recante disposizioni a favore del volontariato di protezione civile,
invita il Governo a valutare le opportune iniziative per il reperimento di idonee risorse volte a sostenere le attività di previsione, prevenzione e soccorso in vista o in occasione di eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 24 febbraio 1992, n. 225, di competenza statale ai sensi dell'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonché le attività di formazione e addestramento, nella stessa materia, svolte dagli organismi senza fini di lucro, ivi inclusi i gruppi comunali di protezione civile, avvalendosi prevalentemente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti.
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato,
in sede di esame del decreto-legge 15 maggio 2012 n. 59, recante disposizioni a favore del volontariato di protezione civile,
invita il Governo a valutare le opportune iniziative per il reperimento di idonee risorse volte a favorire la concessione di contributi finalizzati al potenziamento delle attrezzature e dei mezzi e al miglioramento della preparazione tecnica e per la formazione dei cittadini da parte delle organizzazioni di volontariato iscritte nell'elenco nazionale di cui al comma 3 dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 194 del 2001, nonché per favorire la partecipazione delle medesime organizzazioni di volontariato all'attività di predisposizione ed attuazione dei piani di protezione civile.
DI NARDO, PARDI, BELISARIO, GIAMBRONE
Il Senato,
premesso che:
il decreto in esame reca disposizioni concernenti il riordino del servizio nazionale di protezione civile, ma i tempi di conversione in legge non consentono al Senato un adeguato approfondimento in sede emendativa di alcune tematiche di estremo rilievo,
impegna il Governo a favorire, per quanto di propria competenza, l'esame dei disegni di legge in materia di protezione civile, al fine di apportare eventuali correzioni al testo in esame e di valutare, ove necessario, i profili concernenti un miglior coordinamento dei modelli organizzativi regionali per la gestione degli interventi a livello provinciale, anche al fine di assicurarne il raccordo con gli interventi conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza di cui all'articolo 5, comma 1, nonché con i sindaci dei comuni interessati
Allegato B
Integrazione alla relazione orale del senatore Nerozzi sul disegno di legge n. 3350
Il decreto-legge in esame reca talune novelle al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, il quale ha posto una nuova disciplina complessiva in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
In particolare, i commi 01 ed 1 dell'articolo 1 novellano le disposizioni che concernono:
1) l'individuazione, con regolamenti ministeriali, di norme speciali nei riguardi del personale delle Forze armate e di polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di Protezione civile, nonché del personale operante nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, degli uffici all'estero di cui all'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18(1), e successive modificazioni, dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, nonché degli archivi, biblioteche e musei sottoposti a particolari vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali;
2) il coordinamento con la normativa speciale relativa a: le attività lavorative a bordo delle navi; quelle svolte in ambito portuale; il settore delle navi da pesca; il settore del trasporto ferroviario(2).
In base alle novelle di cui ai summenzionati commi 01 ed 1:
• il termine per emanare i regolamenti governativi cosiddetti di delegificazione, intesi al coordinamento tra la disciplina di cui al citato decreto legislativo n. 81 e le normative speciali relative agli ambiti e settori di cui al precedente numero 2), è differito dal 15 maggio 2012 al 15 dicembre 2012 (la Camera ha così riformulato la norma, la quale, nel testo originario, prevedeva il differimento fino al 15 maggio 2013; si ricorda altresì che, nel testo originario, la norma era posta nel disegno di legge di conversione, anziché nell'articolato del decreto-legge);
• si specifica che, fino all'emanazione dei suddetti regolamenti ministeriali di cui al precedente numero 1) e di quelli governativi di cui al numero 2), restano valide le norme speciali già vigenti. In base alla formulazione precedente la novella in oggetto, la disposizione di salvezza delle suddette norme era posta fino alla scadenza del termine per l'emanazione dei regolamenti, con l'esplicita conseguenza (ora soppressa) dell'applicazione del D.Lgs. n. 81 dopo il decorso dei termini (in caso di mancata adozione del regolamento). Si ricorda che il termine per l'emanazione dei regolamenti ministeriali di cui al precedente numero 1) è scaduto il 15 maggio 2010. Occorrerebbe forse definire un coordinamento più chiaro tra quest'ultimo termine e le novelle in oggetto;
• si prevede (in base ad una novella inserita dalla Camera) che gli schemi dei regolamenti governativi e ministeriali in oggetto siano trasmessi alle Camere, ai fini dell'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, parere che deve essere reso entro trenta giorni dalla data di assegnazione.
Si ricorda che il Consiglio dei ministri, nella riunione dell'11 maggio 2012, contestualmente all'approvazione del decreto-legge, ha adottato un disegno di legge «in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nel settore portuale, marittimo, delle navi da pesca e ferroviario, con lo scopo di prevedere una delega, necessaria al fine di armonizzare la disciplina contenuta nelle differenti normative dei suddetti settori, adeguandola ai principi e criteri del decreto legislativo 81 del 2008. La delega consentirà di colmare l'assenza di un'adeguata disciplina sanzionatoria, anche di carattere penale(3)».
Sembrerebbe, quindi, che il disegno di legge preveda il ricorso a decreti legislativi, in via sostitutiva rispetto ai summenzionati regolamenti governativi di delegificazione.
Il successivo comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge riguarda la valutazione dei rischi da parte dei datori di lavoro che occupino fino a dieci dipendenti.
La novella proroga il termine entro cui i datori di lavoro summenzionati possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi (4). La norma fino ad ora vigente consentiva tale modalità fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale relativo alla definizione delle procedure standardizzate di valutazione dei rischi (procedure applicabili - salvo eccezioni - da parte dei datori di lavoro che occupino fino a cinquanta dipendenti) e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2012. La novella proroga quest'ultimo limite al 31 dicembre 2012 e fissa il termine, se anteriore, alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale.
La relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto osserva che le procedure standardizzate sono in corso di elaborazione da parte della commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
Si ricorda che la Commissione europea, nella lettera di messa in mora del 29 settembre 2011, ha rilevato che la facoltà di autocertificazione in esame, benché provvisoria, contrasti con gli obblighi, previsti dalla disciplina comunitaria(5) a carico del datore di lavoro, di assicurare la valutazione dei rischi nonché l'informazione e l'accesso in materia da parte dei lavoratori (mediante determinati soggetti).
_____________________
(1) Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri.
(2) Con riferimento al trasporto ferroviario, la norma sul coordinamento è posta con esclusivo riferimento all'armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai titoli dal II al XII del decreto legislativo n. 81, e successive modificazioni.
(3) II brano è tratto dal comunicato stampa del Consiglio dei ministri dell'11 maggio 2012.
(4) II ricorso all'autocertificazione è escluso per le attività di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), e), d) e g), del decreto legislativo n. 81.
(5) Obblighi di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera a), e all'articolo 10, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989.
Testo integrale dell'intervento del senatore Pedica nella discussione generale del disegno di legge n. 3350
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 57 del 2012 si compone di due articoli, uno dei quali mira a modificare il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Interviene soprattutto su quelle disposizioni che, nella propria applicazione, tengono conto di esigenze particolari connesse al servizio svolto o alle peculiarità di alcune professioni rispetto ad altre, mentre non si applicano automaticamente in altri settori produttivi.
Il decreto legislativo n. 81, più conosciuto come testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ha senz'altro contribuito ad armonizzare la normativa vigente in un settore così delicato, su cui mai come oggi abbiamo l'obbligo di mantenere alta l'attenzione, sia nel rispetto di precise direttive europee, sia per la criticità generale in cui oggi versa il mondo del lavoro. È però altrettanto vero che, nonostante questo tentativo di raccolta normativa, vi sono state numerose proroghe che, dal 2009, hanno fatto slittare nel tempo tale armonizzazione legislativa. E in ragione di tali proroghe, in settori particolari, come quello ferroviario, hanno continuato ad applicarsi fino ad ora le previgenti discipline speciali.
Ad oggi, successivamente all'ultima proroga introdotta nel 2010 col provvedimento milleproroghe, che faceva appunto slittare al 15 maggio l'ultima scadenza per il mantenimento della previgente disciplina, ci troviamo dunque, per il settore ferroviario come per altri, in una situazione di limbo per cui nei fatti non è più concessa l'autorizzazione al mantenimento della propria disciplina e, allo stesso tempo, l'intera applicazione delle norme contenute nel testo unico potrebbe non essere adeguata al settore in questione. È, infatti, lo stesso Governo a dichiarare che le disposizioni del decreto legislativo n. 81 sono assolutamente incompatibili con gli attuali standard di esercizio applicati sulla rete ferroviaria italiana.
Ed è altrettanto vero che lo stesso articolo 62, comma 2, del citato testo unico prevede esplicitamente l'inapplicabilità del titolo II (Luoghi di lavoro) ai mezzi di trasporto, creando un vuoto legislativo derivante dall'assenza di una disciplina per i settori navale, portuale e ferroviario.
Per quanto concerne il settore ferroviario, infatti, il Governo ritiene che l'abrogazione di alcune delle specifiche norme tecniche creerebbe problemi per la gestione delle linee elettriche di alimentazione dei treni; la distanza di sicurezza della linea di contatto di alimentazione dei treni passerebbe, ad esempio, da un metro a tre metri e mezzo, rendendo impossibile l'effettuazione della manutenzione elettrica sulle linee a doppio binario. Di conseguenza, non sarebbe possibile effettuare la vigilanza e i controlli senza prevedere la sospensione della circolazione dei treni sul binario attiguo al sentiero. E, non per ultimo, non sarebbe più possibile far sostare i viaggiatori sul marciapiede alle distanze ad oggi previste.
Pertanto, pur sostenendo la conversione di questo decreto, nella speranza che si possa giungere ad un impianto normativo più chiaro e meno soggetto a libere interpretazioni, sentiamo la parallela esigenza di impegnare il Governo ad un atteggiamento che sia adeguato alle eccezioni sopra descritte.
È infatti con esplicito riferimento alle attività proprie del settore ferroviario che, attraverso l'ordine del giorno presentato dal nostro Gruppo per i motivi appena elencati, chiediamo al Governo di porre in essere opportuni strumenti normativi che preservino la vigente normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Partiamo infatti dalla convinzione che, per il settore ferroviario, soltanto il mantenimento delle regole attuali possa da un lato rendere possibile un adeguato quadro normativo e, dall'altro, garantire una reale armonizzazione tra la disciplina generale di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008 e la stessa disciplina specifica.
Ci auguriamo pertanto che il Governo voglia accogliere positivamente le nostre posizioni che, ripeto, non esulano assolutamente dall'approccio positivo che intendiamo offrire al procedimento stesso di conversione.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Blazina, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, Davico, Dell'Utri, Di Giacomo, Mantovani, Pera e Sciascia.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Negri, Pinotti, Ramponi e Torri, per attività della 4a Commissione permanente; Boldi, per attività della 14a Commissione permanente; Coronella, De Angelis e De Toni, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Carlino, per attività della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza; Gamba, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Battaglia, Caforio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.
Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione
Con lettera in data 5 luglio 2012, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto, con decreto in data 15 giugno 2012, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità nei confronti della dottoressa Annamaria Cancellieri, nella sua qualità di Ministro dell'interno.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro affari esteri
Ministro giustizia
Ministro pari opportunità
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (1969-D)
(presentato in data 09/7/2012 );
C.2326 approvato dalla Camera dei Deputati
S.1969 approvato con modificazioni dal Senato della Repubblica
C.2326-B approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati
S.1969-B approvato con modificazioni dal Senato della Repubblica
C.2326-D approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Serafini Anna Maria
Norme per la promozione della soggettività femminile e per il contrasto al femminicidio (3390)
(presentato in data 04/7/2012 );
senatori Fleres Salvo, Castiglione Maria Giuseppa
Modifiche all'articolo 17 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 e all'articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 luglio 2010, n. 122, in materia di stabilizzazione del personale presso le pubbliche amministrazioni (3391)
(presentato in data 04/7/2012 );
senatrice Thaler Ausserhofer Helga
Modifica dell'art. 39 del Decreto legislativo 3 dicembre 2010 n. 205 (3392)
(presentato in data 04/7/2012 );
senatori Rizzi Fabio, Monti Cesarino
Disposizioni in materia di Delfinoterapia e protezione dei Delfini (3393)
(presentato in data 05/7/2012 );
senatori Belisario Felice, Giambrone Fabio, Caforio Giuseppe, Carlino Giuliana, De Toni Gianpiero, Di Nardo Aniello, Pedica Stefano
Disposizioni volte a garantire la trasparenza nelle procedure di nomina di competenza dell'amministrazione statale (3394)
(presentato in data 05/7/2012 );
Regione Lombardia
Disposizioni per il controllo della popolazione delle nutrie (3395)
(presentato in data 04/7/2012 );
Ministro economia e finanze
Ministro rapporti col Parlam.
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Monti-I)
Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini (3396)
(presentato in data 06/7/2012 );
senatori Pinzger Manfred, Thaler Ausserhofer Helga
Nuove norme in materia di semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi (3397)
(presentato in data 06/7/2012 );
senatrice Bianchi Dorina
Disposizioni per la tutela assicurativa dei diritti dei consumatori e dei danneggiati e repressione delle frodi assicurative (3398)
(presentato in data 06/7/2012 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Fleres Salvo
Istituzione nelle regioni del Consiglio regionale dei lavoratori migranti (3359)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 09/07/2012 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Ceccanti Stefano, Sen. Chiti Vannino
Indizione di un referendum di indirizzo sulla modifica della forma di governo prevista dalla parte II della Costituzione (3381)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia)
(assegnato in data 09/07/2012 );
5ª Commissione permanente Bilancio
Conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini (3396)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
(assegnato in data 09/07/2012 );
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Cicolani Angelo Maria
Soppressione dell'Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali (3352)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 09/07/2012 );
8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni
Sen. Thaler Ausserhofer Helga
Modifiche al codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di regolazione semaforica (3358)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)
(assegnato in data 09/07/2012 );
9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare
Sen. Pignedoli Leana ed altri
Modifiche all'articolo 14 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 in materia di semplificazione di controlli sulle imprese agricole ed agroalimentari a sostegno della competitività (3351)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 09/07/2012 );
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
Sen. Gustavino Claudio
Disposizioni in materia di nomina dei direttori generali e dei direttori di struttura complessa delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere (3335)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 09/07/2012 );
Commissioni 1° e 6° riunite
Sen. Musso Enrico
Limitazioni all'apertura di nuove sale da gioco (3278)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)
(assegnato in data 09/07/2012 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Sen. Esposito Giuseppe ed altri
Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, concernente il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto (3362)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 10/07/2012 ).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 9 luglio 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, commi 2 e 4, della legge 14 settembre 2011, n. 148 - lo schema di decreto legislativo recante nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero (n. 494).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'8 agosto 2012. Le Commissioni 1ª e 5ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 29 luglio 2012.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con lettera in data 3 luglio 2012, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 - lo schema di decreto ministeriale recante il riparto dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l'anno 2012, relativo a contributi da erogare ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 495).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 9a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 30 luglio 2012.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera del 25 giugno 2012, ha trasmesso, in riferimento all'ordine del giorno n. 9/2021/2 accolto dal Governo nella seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati il 20 marzo 1985, uno schema di Intesa tra il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e la Conferenza episcopale italiana per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane (Atto n. 862).
Detta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente.
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 21 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse nelle amministrazioni e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. CCVIII, n. 47).
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 26 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse nelle amministrazioni e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. CCVIII, n. 48).
Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 28 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse nelle amministrazioni e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dallo stesso Ministero, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. CCVIII, n. 49).
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 20 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 37, comma 16, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, la prima relazione sullo stato delle spese di giustizia, concernente il secondo semestre 2011 e il primo semestre 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 2a Commissione permanente (Doc. CCXLVII, n. 1).
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 5 luglio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 364, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 445, la relazione sullo stato di attuazione del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CIV, n. 4).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 18 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 19, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 200, la relazione sull'attività svolta dall'Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI) e sull'andamento delle attività sportive e di incremento ippico, relativa all'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (Doc. CXC, n. 4).
Il Ministro dell'interno, con lettera in data 27 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge 23 marzo 1998, n. 93, la relazione sull'attuazione della convenzione che istituisce l'Ufficio europeo di Polizia (Europol), riferita all'anno 2010 (Doc. CXXXII-bis, n. 4).
Il predetto documento è stato trasmesso, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, al Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 27 giugno 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell' Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti italiani G. Amendola (INPGI), per l'esercizio 2011. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 437).
Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti
Il Governatore della Banca d'Italia, con lettera in data 27 giugno 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, quarto comma, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, la relazione sull'attività svolta dalla Banca d'Italia nell'anno 2011 ed aggiornata al mese di giugno 2012.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CXCVIII, n. 5).
La Fondazione Ugo Bordoni, con lettera in data 5 luglio 2012, ha inviato, ai sensi del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, la relazione concernente le attività svolte dalla Fondazione stessa nell'anno 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 37).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Chiti, Carloni, Biondelli e Serra hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-07891 della senatrice Armato ed altri.
Mozioni
VITA, RUSCONI, CERUTI, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, MARCUCCI, PROCACCI, SOLIANI - Il Senato,
premesso che:
l'articolo 14 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, prevede l'istituzione di una società a responsabilità limitata, denominata Istituto Luce-Cinecittà, con sede a Roma con capitale sociale di 15.000 euro detenuto interamente dal Ministero dell'economia e delle finanze;
l'onere derivante dalla sottoscrizione del capitale per la costituzione della società a responsabilità limitata è finanziato attraverso corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo unico per lo spettacolo, come risultante dalla tabella C della legge finanziaria n. 220 del 2010;
la nuova società sostituisce di fatto Cinecittà Luce SpA, che viene messa in liquidazione e trasferita alla società Fintecna o a società da essa interamente controllata, presumibilmente Fintecna immobiliare, preso atto che il comma 8 dell'articolo 33 dello stesso decreto-legge prevede la liquidazione della Patrimonio SpA società immobiliare interamente controllata da Fintecna;
si pone di conseguenza il problema di quale possa essere il destino del rilevante patrimonio immobiliare pubblico della disciolta Cinecittà-Luce, costituito da edifici di grande valore storico e monumentale destinati all'intero ciclo della produzione cinematografica e televisiva e da terreni di completamento del compendio storico degli stabilimenti;
Cinecittà, costruita nel 1936 su progetto di Gino Peressutti, costituisce ancora oggi il più moderno ed attrezzato stabilimento cinematografico d'Europa con 16 teatri di posa costruiti negli anni '30 e altri 6 realizzati negli anni successivi, per complessivi 600.000 metri quadrati di superficie, due piscine esterne e una interna per riprese acquatiche, 40.000 metri quadrati di strade e piazze, 35.000 metri quadrati di giardini;
le strutture tecniche consentono di realizzare contenuti multimediali, film, produzioni televisive dal primo ciak alla post produzione, dalla stampa alla prima copia e con strutture tecnologiche digitali avanzate, attrezzature e professionalità per tutte le lavorazioni;
è necessario garantire, oltre all'eccellente servizio per le cosiddette produzioni in pellicola, la previsione di un significativo incremento del livello tecnologico nel settore del digitale, creando idonee strutture o, in alternativa, adeguando quelle esistenti alle nuove realtà produttive (virtual set, motion capture e green screeen);
l'indotto complessivo degli addetti, delle professioni, delle aziende che operano in Italia nel campo della produzione cinematografica è calcolabile all'incirca in 8.000 persone direttamente impegnate nel settore dello spettacolo e del cinema, 12.000 aziende che lavorano nel settore della produzione di contenuti, 250.000 persone impegnate nella filiera produttiva e delle tecnologie comunque collegate;
questo comporta che è necessario un serio e concreto impegno da parte del gestore per mettere in atto politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà oltre ai servizi offerti dai fornitori sul territorio sia regionale che nazionale;
per consentire a Cinecittà di mantenere ed anzi incrementare un adeguato livello di competitività sul mercato nazionale ed internazionale, è necessario inoltre porre in atto un'idonea politica dei prezzi, mettendo in risalto la notorietà del marchio cui abbinare importanti investimenti sul fronte della modernizzazione delle strutture teatrali;
in relazione, poi, agli eventi da prevedere, grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà,
impegna il Governo:
1) ad operare affinché il polo degli stabilimenti e delle infrastrutture di Cinecittà, dell'Istituto Luce e del Centro sperimentale di cinematografia restino destinati alle loro originarie funzioni di produzione, tutela e formazione del prodotto cinematografico e audiovisivo;
2) a disporre del patrimonio immobiliare pubblico riferito a Cinecittà, Istituto luce e al Centro sperimentale di cinematografia costituito da edifici storici, di più recente costruzione e da terreni liberi, in funzione delle finalità industriali e culturali per le quali sono sorti e comunque nel pieno rispetto delle norme vigenti che regolano l'utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico di tipo storico e monumentale come anche stabilito dal codice dei beni culturali di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, dall'articolo 155 all'articolo 159;
3) a verificare tali indirizzi con il gestore «Cinecittà Studios» al fine di una piena garanzia sul rilancio industriale dell'intero polo di Cinecittà puntando con decisione ad una politica integrata tra diversi soggetti pubblici e privati (Rai, Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive), alla promozione di eventi e di rassegne che abbiano come location gli studi cinematografici storici, all'interazione con altri importanti insediamenti produttivi a partire dal complesso ex De Laurentiis di Castelromano, a Roma, e costruire una proposta complessiva e condivisa per il rilancio del settore della produzione di contenuti multimediali e del territorio coinvolto;
4) a salvaguardare e sviluppare il patrimonio delle «teche» concentrando sull'Istituto Luce il versamento di molti importanti fondi anche al fine di preservare un inestimabile patrimonio storico e di tutela della memoria storica nazionale e popolare del Paese;
5) a garantire il necessario sviluppo del settore tecnologico, soprattutto attraverso l'incremento del digitale da conseguire mediante creazione di idonee strutture o adeguamento di quelle esistenti alle nuove realtà produttive (virtual set, motion capture e green screen);
6) ad impegnare, d'intesa con gli enti locali interessati e competenti in materia urbanistica e dell'edilizia, le aree residue del compendio storico di Cinecittà allo sviluppo delle attività produttive e industriali proprie di Cinecittà, evitando il rischio di impropri utilizzi a fini di valorizzazione commerciale non connessi al rilancio del polo cinematografico più importante d'Italia e di Europa;
7) ad assumere iniziative volte a prevedere nel quadro della programmazione economica e finanziaria, pur nel rispetto dei vincoli dettati dall'intensa azione di risanamento intrapresa per garantire la stabilità monetaria, adeguate risorse per il rilancio del polo di Cinecittà-Istituto Luce e Centro sperimentale di cinematografia impegnando risorse pubbliche anche attraverso la Cassa depositi e prestiti e ricercando ogni forma di collaborazione economica per mobilitare risorse private;
8) a sollecitare un serio e concreto impegno da parte del gestore per garantire politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà e i servizi offerti dai fornitori sul territorio sia regionale che nazionale;
9) ad incentivare la nuova società di gestione a mantenere ed anzi incrementare un adeguato livello di competitività sul mercato nazionale ed internazionale, anche attraverso un'idonea politica dei prezzi, mettendo altresì in risalto la notorietà del marchio cui abbinare importanti investimenti sul fronte della modernizzazione delle strutture teatrali;
10) a tenere conto del fatto che, in relazione agli eventi da prevedere e grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà.
(1-00666)
Interpellanze
MURA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
da quanto si apprende dalla notizia riportata in un articolo pubblicato sabato 7 luglio sul "Corriere della Sera", un Ministro dell'attuale compagine di Governo, dopo aver acquistato "a prezzo d'affezione" (come letteralmente viene riportato nel corpo dell'articolo) un immobile prestigioso nel centro di Roma, è stato esentato dal pagamento dell'imposta municipale unica (IMU), in quanto l'immobile sorge su un'area a rischio sismico;
pur se nell'articolo, firmato da Piero Ostellino, non si fa riferimento al nome del Ministro interessato, implicitamente si lascia intendere ai lettori la notorietà del membro del Governo coinvolto;
la notizia pubblicata sul "Corriere della Sera", sembra, difatti, essere collegata alla nota vicenda dell'appartamento di proprietà del Ministro per la pubblica amministrazione e per la semplificazione Filippo Patroni Griffi di cui i media si erano già interessati e per la quale il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caverna ha già aperto un'indagine. L'appartamento in questione, sito in via Monte Oppio, a Roma, era stato acquistato a seguito di una cartolarizzazione dell'Inps ad un prezzo irrisorio (170.000 euro per 109 metri quadrati) dopo che il TAR aveva giudicato l'immobile non di pregio a seguito di un ricorso curato dall'avvocato Carlo Malinconico, già sottosegretario del Governo Monti e in seguito dimessosi perché inquisito in un'altra nota vicenda;
la notizia rischia di avere un forte impatto sociale compromettendo ulteriormente la credibilità dei cittadini verso le istituzioni;
la Lega Nord, nella convinzione che tassare l'abitazione principale è profondamente ingiusto perché significa colpire un bene primario incidendo due volte sul frutto del lavoro e del risparmio in netta violazione dei principi costituzionali di cui agli articoli 47 e 53, porta avanti una battaglia politica affinché questa norma disposizione soppressa,
si chiede di sapere se quanto riportato nell'articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" risponda al vero, se l'interessato sia realmente il Ministro per la pubblica amministrazione e per la semplificazione e quali provvedimenti il Governo, nell'ambito delle proprie competenze e funzioni, intenda adottare al fine di garantire l'onorabilità della propria istituzione.
(2-00498)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si legge nel link della Odecc di Milano che i «Ministeri vigilanti (Economia e Lavoro) hanno dato nei giorni scorsi l'assenso definitivo alla riforma proposta dalla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti (CNPADC). Le novità sono principalmente tre: il definitivo riconoscimento sine die del contributo integrativo al 4%; l'aumento dell'aliquota del contributo soggettivo, che sarà dell'11% per gli anni 2012 e 2013, per poi passare al 12% dal 2014; il riconoscimento di un trattamento proporzionalmente superiore a quello calcolato sulla base del solo contributo soggettivo versato, in misura crescente al crescere dell'aliquota di versamento prescelta e in funzione dell'anzianità maturata con il metodo di calcolo contributivo, attraverso l'utilizzo di una aliquota "di computo" superiore a quella di "finanziamento". Inoltre è stata introdotta la possibilità di rateizzare le eccedenze contributive, distribuendo i versamenti in quattro rate. Per facilitare eventuali versamenti volontari è stata inoltre eliminata la soglia limite del 17% del contributo soggettivo»;
si può leggere sul sito della Cassa: «L'Assemblea dei Delegati del 26 giugno 2012 ha approvato all'unanimità il bilancio di esercizio 2011. La documentazione è pubblicata, unitamente a quella riferita agli anni precedenti, all'interno dell'Area "La Cassa"»;
vi si legge ancora: «La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti (CNPADC) è l'ente di diritto privato che assicura, senza scopo di lucro e in autonomia gestionale, organizzativa e contabile, le funzioni di previdenza e assistenza a favore dei Dottori Commercialisti, iscritti agli Albi professionali, e dei loro familiari (in virtù delle disposizioni vigenti sono obbligatoriamente iscritti alla CNPADC, e quindi Associati, i Dottori Commercialisti iscritti agli Albi professionali che esercitano la libera professione con carattere di continuità, anche se in pensione). La CNPADC nasce nel 1963, come costola della pubblica amministrazione, ma - sulla base del portato normativo del D.Lgs. 509/1994 - giunge alla privatizzazione nel 1995, sotto la vigilanza del sistema pubblico, in primis del Ministero del lavoro e del Ministero dell'Economia, ma senza più aiuti finanziari da parte del medesimo. Cambia così l'ottica gestionale dell'Ente, necessariamente traguardata ad equilibri di lungo periodo sul piano previdenziale, finanziario ed economico. Il costante monitoraggio del sistema porta alla coscienza della necessità di riformare un impianto ancora basato sul sistema di calcolo delle pensioni di matrice reddituale, eredità della nascita pubblica; si giunge così, nel 2003, alla riforma che - per il maturato dal 1 gennaio 2004 - introduce il sistema di calcolo delle pensioni di matrice contributiva (ovvero con correlazione tra i contributi versati e la prestazione pensionistica)»;
considerato che nel raffronto tra il bilancio consuntivo del 2011 e il bilancio consuntivo 2010 della CNPADC, sembrano rilevarsi, ai sensi dell'art. 2408 del codice civile, esigenze di chiarimento informativo su alcune poste contabili. Il bilancio consuntivo dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2010 presenta una serie di anomalie di cui è necessario fornire chiarimenti. Dalla lettura dello stato patrimoniale e del conto economico, appare evidente la completa attuazione dell'art. 10 della VI direttiva CEE, in cui si dispone che le varie poste accolte nelle sezioni siano strutturate secondo uno schema obbligatorio con vincoli molto precisi. Inoltre, il conto economico, redatto secondo lo schema previsto dall'art. 2425 del codice civile, integrato con l'art. 2423-ter del codice civile, presenta la forma scalare in quanto risulta quella più adatta ad esprimere il risultato d'esercizio secondo le varie aree gestionali. Dal raffronto tra i due anni emergono i seguenti punti da chiarire: 1) se lo stato patrimoniale illustra, così come previsto, le immobilizzazioni finanziarie sotto la voce B III con le relative voci e sottovoci, intese le stesse come forme di investimento durevole, appare assai poco chiaro come le componenti economiche di tali investimenti non figurino (così come previsto) nel conto economico sotto la macroclasse C "Proventi ed oneri finanziari", proprio per evidenziare il risultato di tale gestione; 2) gli stessi proventi sono stati indicati e registrati sotto la voce A5 "Altri ricavi e proventi". Ciò non risulta spiegabile visto che nella voce A5 sono previsti solo proventi di natura immobiliare, contributi in corso di esercizio, provvigioni, arrotondamenti, penalità addebitate, proventi di natura non finanziaria, eccetera. Non è chiaro se per capire il gravame di oneri su questi proventi, si debba fare riferimento ai "differenziali" espressi nelle tabelle della Nota integrativa sulle voci B III, se gli oneri debbano essere iscritti o no nella voce C17 del conto economico, a giudizio dell'interpellante tali dubbi configurano un obbligo di chiarezza; 3) le gestioni patrimoniali alle quali è stato affidato uno specifico mandato, operano continuamente in attività di negoziazione degli strumenti contenuti nei loro portafogli. Resta da chiarire perché questi titoli, destinati alla vendita o acquistati in un'ottica diversa rispetto a quelli destinati funzionalmente ad essere considerati investimenti non siano inseriti tra l'attivo circolante; 4) in relazione a quanto espresso al punto 2, i titoli sono raffrontabili con il valore del mercato alla fine dell'esercizio, e per quelli non immobilizzati il valore va rettificato iscrivendo gli stessi al minore dei due valori. Lo stesso non è previsto per i titoli destinati ad essere funzionalmente immobilizzati in quanto la perdita o il minor valore andrebbe iscritto solo se considerato durevole. Quindi l'impatto sul risultato d'esercizio non si avrebbe se tali minusvalenze non venissero considerate. Non risulta chiaro come e dove - in bilancio - sia stato valutato l'andamento dei titoli dopo il 31 dicembre 2011 considerato l'andamento dei mercati finanziari nel mondo e le note vicende riguardanti sia il deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro e ad altre valute - qualora ciò sia rilevante negli investimenti della cassa - sia il deprezzamento generalizzato degli investimenti finanziari,
si chiede di sapere:
se risulti per quale ragione la CNPADC non abbia indicato dettagliatamente con il proprio codice ISIN tutti i titoli compresi nei portafogli delle società di gestione;
se risulti che la Cassa abbia rispettato tutti i criteri previsti in merito alla relazione sulla gestione di cui all'art. 2428 del codice civile modificato dall'art. 1 del decreto legislativo n. 32 del 2007 in merito alle informazioni sia obbligatorie che facoltative riguardanti "l'ambiente ed il personale";
quali risultino essere stati i criteri di scelta della società di revisione e certificazione del bilancio, se la stessa abbia documentata competenza in merito alla specifica certificazione del bilancio di una Cassa che si alimenta per ripartizione, ma gestisce un sistema misto (retributivo/contributivo) e quali altri enti pubblici o privati di uguale struttura gestionale abbia certificato prima di essere incaricata dalla Cassa;
quali risultino essere le ragioni che hanno indotto la Cassa ad omettere tali informazioni le quali, per trasparenza e sicurezza del controllo certificatorio, dovrebbero essere date nella relazione al bilancio e, ancora meglio, nella nota integrativa e nel documento di revisione e certificazione rilasciato;
quali misure urgenti il Governo intenda adottare per evitare che alcuni errori ed investimenti sbagliati delle Casse privatizzate possano ricadere sugli iscritti ed in alcuni casi anche sulla fiscalità generale.
(2-00499)
Interrogazioni
MARCUCCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il teatro romano di Volterra (Pisa) è una delle più importanti opere dell'impero romano in Italia, la sua costruzione viene attribuita a Vitruvio e fu fatto edificare in età augustea dalla famiglia Caecina, sul tipo degli odeon greci, ovvero sfruttando il declivio del colle;
il sito archeologico, risalente al I secolo, è situato al centro di uno dei borghi medioevali più belli, appunto Volterra; da decenni esso versa in condizioni di degrado e non si è sviluppata alcuna strategia di valorizzazione per renderlo, per bellezza e importanza storica, una delle mete fondamentali del turismo e una delle eccellenze della storia dell'arte italiana. Il teatro, scoperto negli anni '50 da Enrico Fiumi che ne iniziò gli scavi archeologici, è dotato di un'acustica formidabile ed è appoggiato sul fianco del borgo di Volterra;
nei giorni scorsi è stato diffuso un appello, firmato tra gli altri dallo storico dell'arte Philippe Daverio, e sostenuto anche dalla Regione Toscana, in cui si chiede al Ministero la definizione di un piano di intervento per il restauro dell'importante monumento,
si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda muoversi per il recupero del teatro e quali iniziative possano essere assunte, anche di intesa con gli enti locali, per valorizzare uno dei più importanti siti archeologici di Italia.
(3-02968)
LANNUTTI, MUSI, GIARETTA, LEGNINI, LEDDI, MASCITELLI, FONTANA, STRADIOTTO, PEDICA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
ancora una volta le grandi banche, manovrando l'Euribor, hanno procurato danni enormi ai consumatori ed ai mutuatari che hanno sottoscritto prestiti indicizzati;
su un comunicato stampa pubblicato sul sito di Adusbef si legge: «Le Autorità di controllo inglesi e americane (Commodity Future Trading Commission) hanno contestato a Barclays (ma la vicenda coinvolge anche Hsbc, Lloyds Banking Group e Royal Bank of Scotland (...))» il fatto che prima del 2008 siano stati compiuti numerosi tentativi per manipolare il «Libor, indice che serve a calcolare gli interessi interbancari, i tassi dei mutui e i costi delle carte di credito». 450 milioni di dollari la sanzione che l'istituto di credito dovrà pagare a seguito di un accordo con la Financial Services Authority (Fsa). Anche le altre banche hanno accettato di riparare i danni subiti dai loro clienti che sono rimasti vittime di questo tipo di strumenti finanziari strutturati;
come per l'individuazione dell'Euribor, quella del Libor (London interest, eccetera) deriva da "dichiarazioni", che gli istituti autorizzati alla definizione di quei tassi fanno giornalmente, circa i livelli di interesse applicati alle loro operazioni;
il comunicato stampa prosegue: «La Banca dei regolamenti internazionali nel suo bollettino trimestrale indica in 601 mila miliardi di dollari, 10 volte il Pil globale, il controvalore degli strumenti finanziari derivati scambiati nel Pianeta. Di questo ammontare, più di un terzo è relativo a derivati su tassi di interesse. L'azione delle banche coinvolte nella indicazione falsa dei tassi da loro applicati, non esaurisce i suoi danni nei confronti dei loro clienti titolari di mutuo, dei corrispondenti bancari con i quali si scambiano finanziamenti o del fisco locale». Impatta, infatti, «anche sugli esiti delle operazioni in derivati che, per circa» 220.000 miliardi «di dollari, hanno come sottostante i tassi di interesse» (Libor, Euribor, ecc). Basta un "innocente accomodamento" di un centesimo di punto per vincere o perdere le scommesse, e con esse somme enormi dovute al leverage;
da almeno un anno Adusbef e Federconsumatori si chiedono come mai le banche soffrano per problemi di carenza di liquidità, quando una delle componenti della provvista, quella interbancaria europea denominata Euribor, ha tassi di interesse sempre più bassi. Si apprende dal citato comunicato stampa che «In data 6 ottobre 2011, Adusbef inviò tramite il suo vice-presidente avv. Antonio Tanza», un «esposto all'Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)» dal seguente tenore: «Oggetto: sulla nullità per violazione della normativa antitrust (Legge n. 287/1990) dei prodotti bancari e finanziari che facciano riferimento all'Euribor. Adusbef, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, in persona del suo rappresentante legale (...) rappresentato ai fini del presente atto dall'Avv. Antonio Tanza, del Foro di Lecce, domiciliato in Roma alla via Farini n. 62, chiede all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di valutare se, ai sensi della Legge n. 287 del 10/10/1990, i prodotti bancari e finanziari aventi come parametro di riferimento il tasso Euribor come base per il pagamento dell'interesse violino la normativa antitrust (cfr. art. 2, comma 2, lett. a), Legge n. 287 del 10/10/1990). In particolare, Adusbef ritiene che la rilevazione di un parametro di riferimento (Euribor, Libor, ecc.) ad opera di un'associazione tra banche possa considerarsi quale intesa tra imprese (bancarie) che abbiano per oggetto o per l'effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: "a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali (…). Come avremo modo di dimostrare nel corso della successiva esposizione, numerose banche italiane, venendo meno alla diligenza professionale che dovrebbe caratterizzare la loro attività, hanno utilizzato nei contratti di mutuo (ma anche future, derivati, swap, ecc.) proposti ai clienti un tasso di interesse avente come parametro di riferimento il tasso euribor. Facendo così, l'aumento e la variazione dei tassi è direttamente demandato ad un "sindacato" di banche che di fatto fa il prezzo e modifica un elemento essenziale del contratto. L'Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea (European Banking Federation) come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. La pubblicazione del tasso è demandata a un'associazione internazionale - non-profit - di diritto belga fondata nel 1999 - la Euribor-EBF - con sede in Bruxelles. I suoi membri sono le associazioni bancarie nazionali degli Stati membri dell'Unione Europea della c.d. Euro Zona. La Federazione Bancaria Europea - per sua stessa ammissione - è la voce degli interessi privatistici di oltre 5.000 banche europee in 31 diversi paesi europei. La Federazione è di fatto un "sindacato" sovranazionale di diritto privato ("To be the voice of European banks") e di tutela di parte degli interessi delle banche europee, senza alcuna funzione pubblica o di indirizzo dell'interesse pubblico degli utenti bancari, né tantomeno di partecipazione degli stessi con funzione di controllo. L'Euribor in particolare è composto da una "media" giornaliera delle quotazioni fornite su 13 "scadenze" da un insieme (attualmente) di 44 banche della zona euro (le cosiddette "banche di riferimento"), quale determinazione autonoma di una posta contabile, definita giornalmente quale media di voci stabilite dalle banche aderenti, senza alcun controllo superiore, come indicato dall'European banking federation (...). L'Euribor è utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile. L'indice Euribor funge da parametro di riferimento per i tassi da applicare comunque a molti altri prodotti, tra cui diversi strumenti derivati, quali i mutui, i future, gli swap e i forward rate agreement, ecc. Ricordiamo (...) che la Legge n. 287 del 10/10/1990 - "Norme per la tutela della concorrenza e del mercato - ANTITRUST" - stabilisce all'art. 2 (Intese restrittive della libertà di concorrenza): 1. Sono considerati intese gli accordi e/o le pratiche concordati tra imprese nonché le deliberazioni, anche se adottate ai sensi di disposizioni statutarie o regolamentari, di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari. 2. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico; c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento; d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza; e) subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l'oggetto dei contratti stessi. 3. Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto. Tale norma è senza alcun dubbio applicabile alle intese tra banche. Infatti, l'art. 20 della Legge n. 287/1990 disponeva che "Nei confronti delle aziende ed istituti di credito l'applicazione degli articoli 2, 3, 4 e 6 spetta alla competente autorità di vigilanza". Tale competenza funzionale è adesso non più sussistente, nell'abrogazione dell'articolo citato.?L'applicazione del tasso Euribor contrasta espressamente con la Legge n. 287/1990, la quale vieta le intese tra imprese (anche bancarie) che abbiano per oggetto o per l'effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel: "a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; (…) 3) Le intese vietate sono nulle ad ogni effetto". L'Euribor quale "accordo" tra le imprese bancarie diretto a fissare direttamente o indirettamente il prezzo del proprio servizio è la principale condizione contrattuale dei mutui a tasso variabile e di altri prodotti offerti al pubblico dalle banche. La nullità di un tale patto, "ad ogni effetto", conseguirebbe espressamente dall'applicazione della normativa antitrust (Legge 287/1990). Il prodotto a cui sia collegato non potrebbe quindi produrre nessun effetto tutelato dalla legge. Tale nullità potrebbe essere rilevata d'ufficio o comunque eccepita dall'utente bancario. Per le ragioni su esposte Adusbef Onlus, Associazione Difesa Consumatori e Utenti Servizi Bancari Finanziari Assicurativi e Postali, chiede che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: 1) voglia accertare e dichiarare l'esistenza di una violazione dell'art. 2, comma 2, lettera a) della legge n. 287 del 1990; 2) voglia inibire alle banche italiane l'utilizzo dei su esposti contratti di mutuo, in quanto ingannevoli nei confronti del consumatore, assumendo, inoltre, i provvedimenti più idonei ed opportuni per eliminarne gli effetti; 3) considerata la sussistenza dei motivi d'urgenza, insiti anche nella particolare diffusione di tali contratti riferibili per loro stessa natura alla generalità dei consumatori, intervenga comunque cautelativamente per sospenderne provvisoriamente la promozione di ulteriori contratti che facciano riferimento al parametro Euribor»;
alla data odierna, Adusbef non ha avuto alcun cenno di riscontro dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato in merito a tale circostanziata denuncia;
da qualche giorno i mercati finanziari sono stati di nuovo scossi da un nuovo scandalo legato alla "finanza malata", ovvero comportamenti opportunistici di manager e banchieri volti a lucrare denaro senza tener conto delle possibili conseguenze negative per l'economia reale, ovvero a danno di famiglie, risparmiatori, imprese e Governi. La manipolazione dei tassi interbancari è finalmente venuta a galla, nonostante sia stata praticata da anni. Sulla base del dossier in mano all'americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), il tasso più manipolato è stato soprattutto l'Euribor. Si tratta del tasso interbancario di riferimento per l'area euro. Se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all'Euribor - oltre ad un gigantesco ammontare per i mutui - sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari. La CFTC ha spiegato come veniva manipolato il tasso, facendo riferimento alle e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate nella sede di Barclays. Secondo la CFTC, come si apprende dall'articolo pubblicato su "Economiaweb" del 10 luglio 2012, «alcuni operatori senior di Barclays orchestravano le strategie di varie banche con l'obiettivo di influenzare il risultato finale dell'Euribor». Chi lavorava sui derivati «e aveva la necessità - a seconda dei giorni - di avere un Euribor elevato o basso, si coordinava con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf (associazione bancaria non regolamentata) e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata». Insomma, veniva manipolata la media finale. Tale manipolazione dei tassi consentiva a chi deteneva posizioni in derivati indicizzati all'Euribor di guadagnare o di limitare eventualmente le perdite. Il tutto chiaramente senza preoccuparsi delle conseguenze di chi, ad esempio, si trovava alle prese con il pagamento della rata mensile del mutuo. Infatti, l'Euribor è fondamentale per determinare il tasso di interesse per le rate dei mutui e dei prestiti, oltre all'andamento dei derivati su tassi. Barclays, tra le più implicate nello scandalo, ha chiuso la vertenza con la CFTC pagando una multa di 200 milioni di dollari. Ma i danni inferti ai consumatori possono essere quantificati in alcune decine di miliardi di dollari;
considerato che il 25 febbraio 2012, nella rubrica "La PignattA n. 65. Banche: campati in aria i problemi di raccolta", pubblicata sul sito dell'Adusbef dal dottor Mauro Novelli, segretario nazionale dell'associazione, veniva scritto che da alcune parti si è sostenuto che l'abbattimento drastico degli Euribor derivi dal taglio di 25 p.b. del tasso di riferimento della BCE intervenuto il 5 luglio 2012. Le variazioni di Francoforte intervenute nel 2011 (12-12, 9-11, 13-7) non hanno mai avuto ripercussioni di tale entità sull'Euribor. Basta verificare che cosa è successo al tasso interbancario il giorno successivo al ritocco. Euribor a un mese: dallo 0,362 del 5 allo 0,255 del 6 luglio; Euribor a 3 mesi: dallo 0,641 allo 0,549; Euribor a 6 mesi: dallo 0,920 allo 0,831,
si chiede di sapere:
se risulti rispondente al vero che alcuni operatori senior di Barclays orchestravano strategie di varie banche allo scopo di influenzare l'andamento dell'Euribor per manipolarne le quotazioni, poiché coloro che lavoravano sui derivati e avevano la necessità - a seconda dei giorni - di un Euribor elevato o basso e si mettevano d'accordo con i colleghi di altre banche per fare in modo che i vari contributi inviati a Ebf (associazione bancaria non regolamentata) e a Thomson Reuters fossero nella direzione desiderata;
se la vera e propria manipolazione della media finale, per consentire a chi deteneva posizioni in derivati indicizzati all'Euribor di guadagnare o di limitare eventualmente le perdite, non risulti aver prodotto danni gravi e rilevantissimi a milioni di famiglie che hanno sottoscritto mutui indicizzati all'Euribor e che hanno pagato tassi più elevati rispetto a quelli che sarebbero stati determinati dalle corrette regole di mercato;
quali iniziative urgenti il Governo intenda attivare per verificare i comportamenti, anche penalmente rilevanti, quali la manipolazione dei mercati, tenuti da Barclays e da altre banche quali Hsbc, Lloyds Banking Group e Royal Bank of Scotland, sulla base del dossier in mano all'americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), nonché da Deutsche Bank in merito alla manipolazione del tasso interbancario Euribor di riferimento per l'area euro, accertato che, se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all'Euribor - oltre a un gigantesco ammontare per i mutui - sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari, come accertato dalla stessa CFTC, sulla base di e-mail di alcuni operatori in derivati intercettate nella sede di Barclays;
se il Governo, anche alla luce di questo ennesimo scandalo, non ritenga doveroso intervenire a livello europeo ed internazionale per imporre regole ferree e sanzioni verso i banchieri, e se non ritenga opportuno valutare la proposta di istituire un tribunale internazionale, analogo a quello che giudica i crimini di guerra, per valutare tali comportamenti reiterati di banche di affari e della cricca finanziaria di fondi ed agenzie di rating che hanno distrutto la sovranità degli Stati per finalità speculative, come crimini economici.
(3-02969)
BARBOLINI, LEDDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il tasso Euribor è il tasso di interesse, applicato ai prestiti in euro, calcolato giornalmente come media semplice delle quotazioni rilevate alle ore 11.00 su un campione di banche con elevato merito di credito selezionato periodicamente dalla European banking federation, la federazione delle associazioni bancarie nazionali;
il Libor è il tasso di interesse a breve termine per le principali eurovalute sul mercato interbancario di Londra;
nel corso dell'ultima settimana, come riportato anche da autorevoli organi di stampa economica specializzata, sta emergendo in maniera chiara ed inequivocabile che i due tassi sono stati oggetto di manipolazione da parte degli organismi ed enti coinvolti nella determinazione di tali tassi;
le responsabilità del management della banca Barclays per quanto riguarda il Libor hanno già determinato le dimissioni dell'amministratore delegato di tale banca inglese;
il tasso Euribor costituisce un parametro fondamentale per una definizione giornaliera dell'intera struttura dei tassi da applicare ai prestiti in euro che, quindi, rappresenta il tasso di riferimento cui sono indicizzati il tasso di interesse dei più diffusi e comuni contratti bancari, dai prestiti, ai mutui, agli affidamenti, e quindi la sua fissazione ha rilevanti effetti per milioni di risparmiatori, di famiglie e di imprese italiane;
la manipolazione consisterebbe nel comunicare dati sui tassi di interesse non veritieri, ovvero nel concordare preventivamente tra le banche chiamate a indicare il tasso di finanziamento la percentuale più conveniente, al fine di condurre operazioni sui contratti derivati, anche per volumi finanziari enormi, e quindi anche scostamenti minimi dalla media oggettiva ma comunque "pilotati" consentono alle banche di ottenere indebiti ed enormi guadagni;
la semplice messa in discussione dell'oggettività e neutralità dei tassi Libor ed Euribor mette a grave rischio la credibilità e quindi la stabilità dell'intero settore bancario;
il patrimonio di credibilità e affidabilità del settore bancario è stato già ampiamente eroso dalla crisi finanziaria 2007-2009 e, nonostante i tentativi positivi e meritori di introdurre regole più stringenti sulle modalità di operare delle banche, soprattutto nel settore dei derivati e del sistema bancario "ombra", e sul settore finanziario in generale (agenzie di rating, negoziazione di derivati fuori mercato, creazione di autorità di vigilanza europee), si registrano ancora condizioni di opacità e di illegalità, con nuovi e incombenti rischi di gravissima instabilità;
durante questo periodo, il sistema bancario italiano, per scelte consapevoli o per condizioni strutturali, ha potuto assorbire gli effetti della crisi in maniera meno devastante ed onerosa per le finanze pubbliche rispetto ad altri Paesi, come la Gran Bretagna, l'Irlanda e la Spagna,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga indispensabile, assunto il rischio sistemico che un tale scandalo può comportare, convocare urgentemente il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, al fine di individuare, con l'ausilio e di intesa con le autorità di vigilanza, tutte le misure ritenute più adeguate per fronteggiare al meglio la situazione;
se intenda fornire ai risparmiatori indicazioni sulla natura e sull'ampiezza del fenomeno;
se intenda sollecitare un'immediata indagine delle autorità di vigilanza per individuare ed eventualmente sanzionare eventuali responsabilità delle banche italiane;
se non ritenga opportuno attivare i canali informativi di competenza per un'azione Comune dell'Unione europea al fine di predisporre misure che consentano di sospendere o vietare l'operatività delle banche con sede all'estero e operanti in Italia di cui sia riconosciuta la responsabilità dalle rispettive autorità di vigilanza.
(3-02970)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
BOLDRINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 18 gennaio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2012, ha fissato nella misura del 2,6 per cento l'aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l'anno 2012;
la Direzione centrale delle Prestazioni dell'Istituto nazionale previdenza sociale (Inps), con circolare 2 febbraio 2012, n. 10, ha indicato gli importi previsionali e i limiti di reddito relativi alle provvidenze economiche a favore degli invalidi civili, dei ciechi civili e dei sordipreiguali per l'anno 2012;
in passato tutte le prestazioni previdenziali e assistenziali sono state incrementate nella stessa misura, mentre la circolare n. 10 del 2012 ha disciplinato in maniera difforme gli aumenti;
dalla citata circolare si evince infatti che gli aumenti sono stati applicati nella misura prevista per le pensioni minime e di invalidità civile, mentre le indennità di accompagnamento sono state aumentate solo dell'1,15 per cento (da 487,39 euro a 492,97 euro),
si chiede di sapere:
in base a quali criteri e disposizioni normative l'Inps non abbia applicato l'aumento previsto del 2,6 per cento alle indennità di accompagnamento, comportando un'ingiustificata disparità nell'adeguamento delle diverse prestazioni previdenziali e assistenziali;
se e come il Governo intenda intervenire per superare tale difformità.
(3-02967)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
GRAMAZIO - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Premesso che:
il quotidiano "Il Giornale" di giovedì 5 luglio 2012 riporta un servizio in esclusiva a firma Fausto Biloslavo con il titolo: "I Marò? Me ne lavo le mani" così la trattativa si inceppò;
l'articolo mostra le carte dell'Enrica Lexie e foto inedite che riprendono il gruppo dei Marò del team di protezione imbarcato a difesa del mercantile battente bandiera italiana;
dell'equipaggio composto da 19 indiani, 5 italiani e dai 6 fucilieri del Reggimento San Marco, faceva parte il direttore di macchina Mario Massimino che, nell'articolo, denuncia come siano stati abbandonati dalle autorità italiane;
nel servizio vengono ampiamente riportate le dichiarazioni, gli interventi ed i comportamenti, tra gli altri, dell'Ammiraglio di Squadra Luigi Binelli Mantelli, Capo di Stato Maggiore della Marina, del Contrammiraglio Franco Favre, addetto militare dell'Ambasciata italiana a New Delhi, e del Console generale Giampaolo Cutillo, a dimostrazione di quanto fu confusa, proprio in quei giorni, la linea difensiva dell'Italia con chiare contrapposizioni che attestano la cattiva conduzione dell'intero caso Lexie da parte delle autorità;
tenendo conto che il 10 luglio comincerà il processo contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, abbandonati al loro destino da una gestione ingarbugliata che ha portato al loro arresto ed al successivo sequestro delle armi in dotazione, avvenuto sulla Enrica Lexie, nave battente bandiera italiana e quindi, a tutti gli effetti, in territorio italiano,
l'interrogante chiede di sapere se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, la ricostruzione fatta da Fausto Biloslavo per il quotidiano "Il Giornale" risponda a verità e quali iniziative il Governo intenda assumere nei riguardi di chi ha gestito confusamente il caso Enrica Lexie.
(4-07894)
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
per le isole minori siciliane, il trasporto di merci pericolose (gas, gasolio, benzina, medicinali) e dei rifiuti solidi urbani è finora stato garantito ed effettuato da navi adeguate, differenti dalle normali navi per il trasporto passeggeri;
la Regione Sicilia, che ha sempre coperto il costo del servizio in quanto si tratta evidentemente di questione pubblica utilità e sicurezza, nell'ultima manovra finanziaria non ha rifinanziato il fondo, capitolo di bilancio n. 476520, determinando di fatto l'impossibilità di mettere a bando la gara d'appalto con le società di navigazione dedicate;
le conseguenze gravissime di ciò sono sia di carattere socio-sanitario (impossibilità al trasporto dei rifiuti solidi urbani e smaltimento a terra ferma, blocco delle ambulanze) sia di sicurezza sociale (la mancanza di carburante produrrebbe il blocco dei mezzi di trasporto pubblico e privato, nonché dei mezzi di pronto intervento Forze dell'ordine e dei mezzi navali della capitaneria di porto, Polizia penitenziaria e carabinieri), e la sospensione della produzione di energia elettrica per l'impossibilità a rifornire le locali centrali elettriche;
sono numerose le proteste e le preoccupazioni, Legambiente Sicilia denuncia il rischio di morte di comunità preziose come quelle delle isole minori. Favignana, Levanzo, Marettimo, Ustica, Pantelleria, Linosa e Lampedusa, Alicudi, Filicudi, Vulcano, Lipari, Salina, Panarea e Stromboli, che non dovrebbero essere considerate solo nel periodo estivo per passare qualche rilassante giorno di vacanza, perché sono realtà fatte di persone che lavorano e hanno esigenze di avere un'assistenza sanitaria adeguata, un'istruzione giusta e uguale per tutti, di avere servizi minimi di un Paese civile;
si ricorda che il CEFE (Comitato economico sociale europeo), considera assolutamente necessario migliorare l'accessibilità delle isole e i collegamenti tra loro, poiché l'accessibilità è essenziale, riducendo anche i costi di trasporto merci e persone, facendo seguito al principio della continuità territoriale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e se non voglia urgentemente, nel rispetto delle autonomie regionali, assumere iniziative di competenza nei confronti della Regione Sicilia affinché ricostituisca l'apposito capitolo di bilancio, anche utilizzando, al fine della risoluzione della paventata emergenza, la dichiarazione dello stato di calamità naturale ai sensi dell'art. 3 della legge regionale n. 42 del 1995 ed avanzare conseguente richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza;
se non intenda, in caso di eventuale inerzia da parte degli organi regionali, dare immediate disposizioni ai prefetti competenti per territorio, al fine del ripristino del richiamato servizio, dati gli evidenti pericoli all'ordine e alla sanità pubblica.
(4-07895)
D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la coesione territoriale e dello sviluppo economico - Premesso che:
da mercoledì 4 luglio 2012, si è completato il passaggio alla trasmissione del segnale televisivo italiano in digitale. Con lo spegnimento delle trasmissioni analogiche in Sicilia - l'ultima regione prevista dal calendario della transizione - si conclude infatti la digitalizzazione del Paese iniziata in Sardegna nel luglio 2008;
il passaggio alla tecnologia digitale ha coinvolto, su tutto il territorio nazionale, 10 emittenti nazionali e oltre 550 locali (che trasmettevano in analogico), per un totale di 24.200 impianti di trasmissione, attraverso i quali la quasi totalità dei cittadini italiani può usufruire del nuovo segnale;
la Sicilia detiene il primato quanto a numero di emittenti locali, oltre il centinaio;
l'emittenza locale in tutta Italia, in particolare in Sicilia, versa in difficoltà, in primo luogo a causa della pesante congiuntura economica che sta attraversando il Paese, amplificata nell'isola, inoltre giacché le ridotte dimensioni delle televisioni locali non le agevolano in termini di concorrenzialità su un mercato editoriale sempre più competitivo che premia chi ha maggior potere contrattuale;
l'adeguamento alle nuove tecnologie rischia quindi per l'emittenza locale di tradursi in un'occasione di soffocamento della stessa, a vantaggio delle emittenti televisive più robuste e a danno dell'informazione locale e pluralista e delle innumerevoli professionalità impiegate nel settore;
diversi sono infatti gli interessi in gioco che richiedono di essere contemperati in maniera equilibrata: c'è in particolare quello di concorrere in condizioni di parità all'esercizio del diritto/dovere di cronaca e la legittima aspettativa del cittadino/utente di essere informato in maniera tecnologicamente adeguata e ad ampio spettro;
tuttavia, altre regioni - si cita a mero titolo esemplificativo la regione Liguria che ha stanziato sei milioni di euro provenienti dai fondi europei del Por (programma operativo regionale) per sostenere le emittenti televisive locali e le sale cinematografiche nel passaggio al digitale terrestre e adeguare gli impianti alle nuove tecnologie 3D - hanno tempestivamente adottato delle misure a sostegno dell'emittenza televisiva locale, prevedendo un contributo finanziario per il rafforzamento tecnologico ed organizzativo necessario alla luce del cambiamento in atto;
questa situazione rischia di creare una disparità di trattamento tra emittenti nell'ambito del medesimo territorio nazionale a fronte di regioni, come la Sicilia, che ad oggi tardano ad assumere adeguati e soddisfacenti provvedimenti;
se è giusto l'adeguamento alle nuove tecnologie a vantaggio degli utenti, non altrettanto comprensibile è che ciò possa avvenire a danno di un'informazione locale e plurale sino ad oggi apprezzata e in pregiudizio di un'importante fetta di occupazione qualificata,
si chiede di sapere se, a quanto risulta al Governo, in seno alla programmazione delle risorse comunitarie, come già posto in essere da altre regioni, la regione Sicilia, sulla base della sua programmazione regionale e capacità di spesa, sia nella condizione di soddisfare tutti i presupposti necessari per utilizzare pienamente misure a favore dell'emittenza locale in ragione dell'epocale passaggio al digitale e, in caso contrario, come si intenda porre rimedio, per quanto di competenza, ad una situazione di disparità di trattamento, a livello nazionale, dovuta alla diversa capacità di corrispondere alle esigenze dell'emittenza locale a causa del ritardo o della più grave inadempienza dimostrata da alcune regioni, con particolare riferimento alla Sicilia, rispetto ad altre.
(4-07896)
SANCIU - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
lo scorso 4 luglio 2012 un agente di polizia penitenziaria, assistente capo nella casa circondariale di Busto Arsizio (Varese), originario di Samugheo, si è tolto la vita a bordo di una nave diretta ad Olbia;
si tratta del nono suicidio tra gli agenti della polizia penitenziaria in pochi mesi, che ripropone con forza la situazione drammatica degli istituti di pena del nostro Paese e le condizioni in cui vivono i reclusi e lavorano gli operatori;
il fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria ha assunto contorni drammatici, infatti dal 2000 ad oggi si sono tolti la vita circa 100 agenti;
i sindacati della polizia penitenziaria da tempo hanno ripetutamente sollevato il problema e chiesto particolare attenzione alla situazione del personale che lavora all'interno degli istituti di pena al fine di comprendere ed accertare quanto possa aver inciso la stessa attività lavorativa nel compimento dei tragici gesti estremi;
detti sindacati hanno più volte fatto rilevare come le condizioni di lavoro del personale di polizia penitenziaria appaiano in alcuni casi inadeguate e non sempre corrispondenti alle previsioni contrattuali e se coniugate al rapporto quotidiano con la sofferenza e/o l'inciviltà possono influire negativamente sul personale;
la salute, il benessere e la vita di ogni uomo sono diritti fondamentali la cui difesa merita attenzione ed impegno quando si tratta sia di persone detenute, sia di persone che garantiscono la custodia e la sorveglianza all'interno degli istituti penitenziari;
il segno indelebile che rimane nell'esperienza psichica varia da individuo ad individuo e l'influenza nel portato emotivo dipende dalla personalità e dalla sensibilità di ciascuno;
considerato che:
il Corpo di polizia penitenziaria opera quotidianamente all'interno degli istituti di pena italiani per garantire la sicurezza e favorire la rieducazione della popolazione detenuta;
gli appartenenti al Corpo sono altresì chiamati alla gestione e al controllo di situazioni critiche che si verificano nelle carceri italiane nonché a fronteggiare eventi straordinari durante il servizio, trovandosi esposti a circostanze in grado di agire sui punti di naturale vulnerabilità che caratterizzano ogni essere umano;
i sindacati di polizia penitenziaria evidenziano che negli ultimi 10 anni la popolazione detenuta è aumentata del 51 per cento mentre l'organico della polizia penitenziaria ha subito un decremento di circa il 9 per cento: attualmente gli agenti effettivi in servizio sono circa 38.000 a fronte di oltre 66.000 detenuti;
l'ultima pianta organica sembrerebbe risalire al maggio 2000 con una previsione di poco più di 45.000 agenti, un dato in linea con l'allora capienza delle carceri;
il sovraffollamento carcerario costituisce un grave problema che ha conseguenze negative non solo sul piano del rispetto dei diritti umani, ma anche su quello di un'efficiente gestione delle istituzioni carcerarie;
numerosi studi hanno rilevato che circa il 70 per cento degli operatori di polizia penitenziaria presenta un notevole affaticamento derivante soprattutto dal sovraccarico di lavoro congiunto con fattori di stress derivanti dal contatto diretto e costante con la popolazione carceraria;
il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha accertato che i suicidi di appartenenti al Corpo, benché indotti da motivazioni diverse e strettamente personali, sono in taluni casi generati da un disagio frutto di una condizione di lavoro difficile e carica di tensione;
lo stesso Dipartimento ha più volte rassicurato i sindacati di categoria circa la verifica delle condizioni di disagio del personale e la necessità di prestare la dovuta attenzione al drammatico problema;
ravvisato altresì che:
nel corso di questo ultimo decennio, a seguito di periodi nei quali è stata registrata un'escalation dei suicidi, si sono più volte annunciati interventi atti a mitigare e affrontare il fenomeno;
secondo le stime ufficiali, nel corso del 2011, tra la popolazione reclusa si sarebbero registrati oltre 60 suicidi, 1.100 tentativi e 5.700 atti di autolesionismo, a cui vanno aggiunti proprio i casi relativi agli agenti della polizia penitenziaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga che possa esservi connessione diretta o indiretta tra questi tragici gesti e le condizioni ambientali e lavorative in cui si trovano costretti ad operare gli agenti di polizia penitenziaria;
se non reputi di dover assumere iniziative al fine di valutare la reale e concreta entità del fenomeno prevedendo l'eventuale istituzione di un'apposita commissione;
se non ritenga opportuno adottare immediati provvedimenti atti a scongiurare il ripetersi di simili tragedie anche raccomandando opportune misure di supporto psicologico.
(4-07897)
DE LUCA Vincenzo - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il 10 maggio 2012 è stata siglata a Roma, con documento sottoscritto dall'Assessore per l'ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano, e dall'Assessore al ciclo integrato delle acque della Regione Puglia, Fabiano Amati, l'intesa per la regolamentazione del trasferimento idrico tra la Campania e la Puglia;
tale intesa sarebbe valida fino alla sottoscrizione dell'accordo di programma unico per il trasferimento delle risorse idriche tra le regioni del Distretto idrografco dell'Appennino meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia);
l'assessore Romano avrebbe dichiarato che nel protocollo si fa riferimento alla necessità di verificare l'entità di questi prelievi con la gestione sostenibile, dal punto di vista ambientale, della risorsa idrica rispetto alla quale occorre garantire la riproducibilità e la permanenza del minimo deflusso vitale nei fiumi e nei corsi d'acqua afferenti ai bacini idrografici interessati dalle captazioni. Inoltre, avrebbe asserito che il protocollo è coerente con l'indirizzo dato dal presidente Caldoro che parte dal fare chiarezza sulle acque che vengono prelevate o consegnate a difesa delle prerogative della Campania senza mai far mancare la leale collaborazione con la Puglia. Amati avrebbe invece spiegato che le Regioni del Mezzogiorno d'Italia stanno compiendo un passo importante verso un governo unitario della risorsa idrica e verso una regolamentazione dei trasferimenti ispirata a criteri di equità, anche alla luce di una valutazione aggiornata e precisa dei fabbisogni idrici e delle disponibilità effettive delle singole regioni. Quando sarà stato sottoscritto l'accordo unico occorrerà far fronte ad una novità amministrativa e culturale che anche questo protocollo favorisce: l'acqua non è un bene dal quale si possa produrre utilità economica in favore del territorio amministrativo in cui sgorga o scorre, mentre si accoglie il concetto che di proprietà di tutte le regioni sono, assieme e solo assieme, l'acqua e la sete per cui a tutti spetta contribuire per preservare corsi d'acqua e sorgenti;
a giudizio dell'interrogante l'ultima parte della dichiarazione dell'assessore Amati suscita più di una perplessità sul contenuto dell'intesa che prefigurerebbe, di fatto, la legittimazione di un "furto ambientale", un vero e proprio scippo ai danni delle popolazioni irpine e sannite. Alla Regione Puglia verrebbe, infatti, garantito il prelievo di quantità d'acqua enomi dalle sorgenti dei fiumi, irpini, Sele, Calore e Ofanto. Il tutto a danno dell'ambiente e dell'economica agricola, risorse fondamentali per il territorio e purtroppo, al pari dell'acqua, esauribili;
ulteriori motivi di preoccupazione derivano anche da altre dichiarazioni, come la seguente, proveniente dalla Regione Puglia, come riportato da diverse testate giornalistiche, secondo la quale il protocollo è finalizzato a garantire la sostenibilità tecnica, ambientale e socio-economica del trasferimento idrico, anche attraverso azioni di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee;
considerato che:
stando ai dati riportati nel piano di gestione acque (direttiva comunitaria 2000/60/CE; decreto legislativo n. 152 del 2006, legge n. 13 del 2009, decreto-legge n. 194 del 2009), redatto qualche mese fa dal Distretto idrografico dell'Appennino meridionale, già oggi si sottraggono ai corsi d'acqua irpini notevoli quantità d'acqua destinata al trasferimento in Puglia;
numeri alla mano: circa 126,14 milioni di metri cubi all'anno provengono dalla sorgente di Caposele; circa 44,15 milioni diametri cubi all'anno dalle sorgenti di Cassano irpino; circa 41,11 milioni di metri cubi all'anno per risorsa prelevata dalla diga di Conza della Campania, attualmente gestita dall'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia (EIPLI). Sono già 211,4 milioni i metri cubi all'anno che lasciano i bacini idrografici dell'Irpinia per consentire non solo di dissetare la Puglia, ma anche di svolgere attività agricola, a tutto danno dei territori della provincia di Avellino;
all'interrogante è giunta notizia che la Regione Campania sarebbe in procinto di concludere l'iter di autorizzazione per conferire alla Regione Puglia ulteriori concessioni per 363 litri al secondo a Caposele e altri 1.500 litri al secondo sempre all'invaso di Conza della Campania. Derivazioni, queste, che porterebbero il diritto al trasferimento in Puglia per ulteriori 59 milioni di metri cubi all'anno. In tal modo, si arriverà a sottrarre all'ecosistema irpino circa 270 milioni di metri cubi all'anno di acqua;
il tavolo tecnico istituito con il decreto della Giunta regionale della Campania n. 627 del 2 dicembre 2005, e che sin d'ora poteva dare il proprio contributo decisionale, è stato ignorato;
già in questa fase andavano poste le basi per il sacrosanto riconoscimento di forme di ristoro (opere collaterali, istituzione di sistemi di monitoraggio ambientale dedicati, valorizzazione del bacino "diga di Conza", realizzazione di reti di promozioni turistiche legate all'acqua, eccetera) per i Comuni che pagano principalmente in termini di impatto ambientale;
sarebbe doveroso, se non necessario, prevedere l'incremento di misure di protezione ambientale a salvaguardia della flora e della fauna che, per esempio nel caso di Conza della Campania, se da un lato sono sottoposte a tutela dalla Comunità europea con la delimitazione di un'area sito di importanza comunitaria / zona di protezione speciale che coincide quasi completamente con la zona umida costituita dalla diga, dall'altro vedono minacciata la loro permanenza proprio perché si tende a stabilire l'entità del prelievo idrico senza tener conto dei livelli minimi dell'acqua inderogabili per preservare gli equilibri ambientali;
se, da una parte, la Regione Campania si attiva a distribuire le risorse idriche, seppure nel quadro complessivo di un accordo di programma unico per il trasferimento delle risorse idriche tra le regioni del distretto idrografico dell'Appennino meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Puglia), dall'altra demanda agli enti locali - in primis, al Comune di Conza della Campania - la tutela della salute pubblica e la sorveglianza di centinaia di ettari di territorio demaniale senza che possa contare in alcun modo sul riconoscimento delle spese sostenute. Caso esemplare è stato lo smaltimento di amianto rinvenuto di recente sulle sponde del bacino idrico di cui il Comune di Conza, in un periodo congiunturale sfavorevole per le amministrazioni pubbliche che devono far fronte a continue riduzioni dei trasferimenti statali, ha tempestivamente provveduto, a fronte di un palese disconoscimento da parte del demanio regionale;
la stessa costruzione della "Pavoncelli-bis", ovvero il raddoppio della condotta idrica, va nella direzione di sottrarre ulteriori risorse idriche dall'Irpinia alla Puglia;
non sono più sostenibili né tollerabili lo stato di degrado dei corsi d'acqua irpini, caratterizzati dall'assenza di quello che tecnicamente viene definito il "deflusso minimo vitale", dalle condizioni di difficoltà con cui devono fare i conti gli agricoltori dell'Irpinia, impossibilitati ad attingere anche un minimo quantitativo d'acqua dai fiumi e infine dai rischi giudiziari cui sono sottoposti i Comuni che hanno le reti fognarie con recapito in tali fiumi e che per carenza di finanziamenti non riescono ad adeguare gli scarichi ai limiti normativi;
a giudizio dell'interrogante non convincono né i dichiarati valori dei minimi deflussi vitali, che pure si stanno rendendo noti, perché dichiaratamente troppo esigui rispetto alle quantità d'acqua sottratte a sorgenti e invasi né tantomeno le battaglie che si vanno conducendo sui territori relativamente ai ristori ambientali dei singoli Comuni, quasi che il ristoro fosse il contentino da concedere per rendere meno doloroso "lo scippo" dell'acqua;
dalla stampa si apprende che l'assessore all'Ambiente della Regione Campania, lo stesso che ha sottoscritto l'intesa il 10 maggio 2012, rivendicando la proprietà di acqua e strutture, minaccia di aprire un contenzioso legale con la Regione Puglia,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza della vicenda ed in particolare se, come risulta all'interrogante, nella fase di sottoscrizione dell'intesa alla regolamentazione del patrimonio idrico, i Sindaci interessati non siano stati tenuti in conto né minimamente interpellati;
quali iniziative di competenza il Governo abbia in programma per regolamentare la questione garantendo ai territori non già i ristori intesi come contentino, ma, mediante un trattamento il più possibile equo, il riconoscimento dei propri diritti e la salvaguardia del proprio patrimonio ambientale e idrico.
(4-07898)
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
più volte ed in diverse circostanze i Garanti dei diritti dei detenuti, ma anche i direttori delle strutture penitenziarie insieme al personale di Polizia penitenziaria, hanno evidenziato come l'assenza di personale addetto al controllo sia ormai divenuta insostenibile;
infatti, in atto, l'organico risulta carente di oltre 8.000 unità e, nel periodo estivo, la carenza è maggiore, considerati i periodi di ferie che comportano ulteriori aggravi per il personale che rimane in servizio, costretto a turni estenuanti;
contestualmente, sarebbe necessario adottare misure per consentire ai reclusi di soffrire meno il caldo della stagione estiva, quest'anno particolarmente afosa. Tra le iniziative proposte a livello ministeriale vi è quella delle cosiddette celle aperte: in pratica ai reclusi è consentito di muoversi liberamente all'interno delle sezioni, oppure, in altri istituti dove la tipologia di reclusi non consente l'applicazione di tale regime, i detenuti usufruiscono di un numero di ore d'aria maggiore;
per attuare le diverse iniziative occorre, in ogni caso, disporre del personale di Polizia penitenziaria che possa garantire sicurezza e controllo;
è paradossale che vi siano agenti impiegati per diverse ore all'interno delle sezioni ed altri che, invece, siano sottoutilizzati, come accade in Sicilia per quel personale in atto presso la scuola di San Pietro Clarenza;
si tratta di circa 150 agenti che potrebbero essere dislocati nelle diverse strutture penitenziarie della Sicilia a supporto del personale in servizio per consentire l'attuazione delle diverse misure a tutela dei diritti dei detenuti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e se intenda impartire specifiche disposizioni affinché le unità di personale di Polizia penitenziaria dislocate presso le scuole siano, invece, utilizzate per consentire agli agenti in servizio di effettuare al meglio il loro lavoro e ai detenuti di usufruire delle misure utili per fronteggiare il caldo di questo periodo.
(4-07899)
DELLA SETA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della difesa - Premesso che:
si apprende da notizia dell'agenzia stampa "Ansa" pubblicata il 26 giugno 2012, che due tartarughe marine Caretta caretta, prive di vita, sono state trovate al largo della costa sud dell'isola di Ischia (Napoli). La prima è stata rinvenuta al largo di San Pancrazio, l'altra al largo dei Maronti;
si appende che la morte potrebbe essere stata causata dall'uso di spadare da parte di pescherecci fuorilegge, e che per entrambi i ritrovamenti è stata avvisata la Guardia costiera di Ischia;
si sottolinea che negli anni scorsi la Guardia costiera aveva ottenuto risultati rilevanti nel contrasto della pesca illegale. Risultati che erano anche frutto della stretta collaborazione degli allora comandanti della Capitaneria di porto con l'ex direttore del Parco marino "Regno di Nettuno";
a tale proposito si evidenziano due fatti. Il primo: nel settembre 2011 è stato nominato il nuovo comandante della Capitaneria di porto di Ischia; il secondo: il parco marino è ormai da 2 anni senza direttore. In realtà il concorso per la nomina del nuovo direttore del parco è giunto a conclusione, ma il vincitore, Riccardo Strada, risulterebbe essere stato coinvolto in un'inchiesta penale per l'autorizzazione all'allevamento di tonni rossi al largo di Procida all'interno di una zona protetta,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non intendano rendere immediatamente pubblico il monitoraggio dell'attività della Guardia costiera di Ischia, e in particolare il numero dei pattugliamenti effettuati, i processi verbali elevati e i sequestri effettuati, e se da questo monitoraggio non emerga una discrepanza tra la nuova gestione e la vecchia;
se non intendano urgentemente verificare, a tutela della trasparenza e correttezza degli atti amministrativi, la legittimità della nomina del futuro direttore del parco marino "Regno di Nettuno".
(4-07900)
MILANA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
dal 13 giugno 2012 una lunga barriera di grate metalliche impedisce ai passeggeri dei convogli Italo della società NTV-Nuovo trasporto viaggiatori SpA di accedere direttamente dalla biglietteria al treno, fermo al primo binario dell'ex air terminal Ostiense, hub della nuova società di trasporto ferroviario privato insieme alla stazione Roma Tiburtina;
le ragioni tecniche di un simile intervento, addotte da Rete ferroviaria italiana (RFI), fanno riferimento a non meglio precisate questioni di sicurezza;
il risultato, certamente imbarazzante, è fonte di danno nei confronti dei passeggeri costretti a percorsi alternativi per superare, grazie a scale e sottopassi, questa barriera architettonica artificiosa,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia richiesto una dettagliata relazione in merito alle circostanze descritte, e quali provvedimenti intenda assumere per garantire il normale accesso diretto ai treni ad alta velocità Italo, in partenza e in arrivo, presso la stazione ex terminal Ostiense di Roma.
(4-07901)
FERRANTE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
si è venuti a conoscenza che è stata convocata dal Prefetto di Siracusa la riunione di un tavolo tecnico per il piano paesaggistico di quella provincia, a quanto risulta all'interrogante su forte richiesta dei Sindaci della provincia di Siracusa;
nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato anche il direttore generale dell'assessorato regionale ai beni culturali, architetto Campo, e l'assessore regionale Messineo, sarebbe emerso tra l'altro che, secondo un'interpretazione che appare assai curiosa all'interrogante, il termine dei 90 giorni, più 30 giorni, per presentare le osservazioni al piano paesaggistico non sarebbe perentorio, con l'ovvia conseguenza che la procedura delle osservazioni potrebbe concretizzarsi in qualsiasi momento;
si evidenzia che, a quanto risulta, la riunione era ad inviti e a porte chiuse, e tale segretezza ha fatto sorgere il dubbio, sul territorio, che sarebbe in essere un tentativo di stravolgere lo stesso strumento del piano paesaggistico;
se ciò risultasse vero, il rischio grave sarebbe quello di avviarsi verso una nuova fase di concertazione, dove alla Soprintendenza non resterebbe altro che un mero compito notarile e con la conseguenza che non sarebbero più i piani regolatori ad adeguarsi al piano paesaggistico, che per legge nazionale è uno strumento sovraordinato, ma piuttosto il contrario;
entrando nel dettaglio ed analizzando le osservazioni predisposte dall'ufficio urbanistica del Comune di Siracusa, si evince che esse riguarderebbero progetti di grossi gruppi imprenditoriali e non tutelerebbero per nulla la maggioranza dei cittadini, poiché, invece di proteggere il patrimonio immateriale del paesaggio siracusano, lo mortificherebbero prevedendo un'imponente cementificazione, a fronte peraltro di un'inesistente domanda immobiliare,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga di richiamare il Prefetto di Siracusa al rispetto del suo ruolo istituzionale che certo non prevede, tra i compiti, quello di farsi parte attiva nel cercare di smantellare un importante strumento quale il piano paesaggistico, né quello di promuovere tavoli tecnici non previsti da alcuna normativa.
(4-07902)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
continuano ad arrivare all'interrogante numerose segnalazioni di cittadini che lamentano di subire abusi da parte dell'Acea con attribuzioni di consumi a carico dell'utente maggiori di quelli effettivamente utilizzati;
in particolare il caso di un cittadino che, dopo varie segnalazioni, ha ottenuto il riconoscimento del credito da parte dell'Acea, ma, al momento dell'emissione della nuova fattura, con il relativo nuovo importo, si è accorto che la quantità degli acconti versati alla società superano di gran lunga il lieve credito posto a conguaglio con il nuovo bollettino. Pertanto l'operazione di credito attuata al cliente non dà ristoro rispetto alla differenza tra quanto effettivamente consumato e quanto pagato su richiesta dell'Acea;
considerato inoltre che:
Acea non è in grado di effettuare correttamente un passaggio contrattuale di un suo cliente ad altro gestore, operando contestualmente abusi sul consumo effettivamente utilizzato dall'utente e su quello fantasiosamente addebitato dalla società stessa;
Acea non è in grado di fare i conti e si affida ad agenzie di recupero crediti i cui costi sono addebitati agli utenti anche per le più banali operazioni di conteggio;
l'agenzia di recupero crediti non possiede un operatore che sappia accedere al proprio conto on line e rilevare i pagamenti e per questa grave ma elementare carenza l'agenzia sovraccarica l'utente anche dell'onere di inviare una mail e/o un fax a dimostrazione del pagamento;
considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:
si potrebbe configurare il reato di indebito arricchimento da parte dell'Acea laddove dovesse essere accertato, nelle sedi competenti, che la società pretende dai propri clienti somme relative a quantità di energia mai consumata;
occorrerebbe una quantificazione del costo che grava sulla clientela per la decisione dell'Acea di affidarsi ad un'agenzia di recupero crediti;
occorrerebbe altresì comprendere con quale procedura l'Acea abbia selezionato l'agenzia di recupero crediti, ed in particolare se la procedura sia stata ad evidenza pubblica o a trattativa privata;
la dichiarazione di non possedere i mezzi per verificare gli accrediti fa sorgere pesanti dubbi sull'efficacia dei mezzi informatici e amministrativi dell'agenzia recupero dei crediti scelta dall'Acea,
si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di tutelare i cittadini da ogni eventuale abuso e sopruso perpetrato dalla società di fornitura elettrica.
(4-07903)
LANNUTTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
l'interrogante ha presentato un'interpellanza (2-00448) sui rapporti dell'allora ambasciatore italiano a Panama, Placido Vigo, ora Capo della Segreteria particolare del Ministro degli affari esteri, e il faccendiere Valter Lavitola;
il Sottosegretario di Stato De Mistura ha risposto all'interpellanza spiegando la vicenda in chiave di rapporti "esclusivamente di tipo professionale" tra l'ambasciatore Vigo e Lavitola (si veda la conclusione della risposta resa nella seduta n. 731 del 24 maggio 2012);
la risposta del sottosegretario De Mistura pone, a giudizio dell'interrogante, una ulteriore serie di perplessità sul ruolo svolto dall'allora Capo missione a Panama, anche alla luce di alcuni approfondimenti al riguardo;
risulta all'interrogante che:
sul merito di alcuni punti sollevati sulle capacità professionali e i risultati conseguiti dall'ambasciatore Vigo nei suoi precedenti incarichi, bisogna dire che Vigo ha lasciato, alla cessazione dell'incarico ricoperto a Buenos Aires, un Consolato generale inefficiente, con numerosissime disfunzioni nella gestione delle pratiche consolari e con oltre 50.000 pratiche di cittadinanza inevase;
l'acquisto e la ristrutturazione della nuova sede ricordata dal Sottosegretario (tra l'altro abbandonando all'incuria buona parte dello storico palazzo di prestigio, regalato allo Stato italiano da un illustre connazionale oltre 80 anni fa e dove aveva sede fino ad allora il Consolato) non compensa certo la gestione di Vigo, ricordata come una delle più carenti della storia della sede;
in quegli anni i cittadini italiani sono stati costretti a terribili file (addirittura dal venerdì per il lunedì) per cercare di entrare nel Consolato generale, organizzato con un sistema che contingentava gli accessi e premiava soltanto clientelismo e corruzione;
al riguardo un filmato su "Youtube" illustra le incresciose situazioni che accadevano alla porta dell'Ufficio consolare;
una gestione inadeguata che permise l'ascesa del Presidente della Camera di commercio e del locale Comites, Luigi Pallaro. Un periodo in cui indiscrezioni rivelano presunti brogli per favorire l'elezione di Pallaro, con la scelta mirata, da parte dell'Ambasciata e del Consolato generale, di un operatore postale per la stampa, distribuzione e raccolta dei voti, tale Oscar Andreani, legato allo stesso Pallaro;
le pratiche consolari, oltre a dare origine a situazioni non consone ad un Ufficio consolare di un Paese di primo livello, hanno comportato il proliferare di agenzie dedite alla intermediazione e falsificazione della cittadinanze italiane scoperte e denunciate alla giustizia soltanto dopo la partenza di Vigo da Buenos Aires;
uno dei principali esponenti di collettività legati a Vigo durante la sua permanenza in Argentina sarebbe stato il conterraneo siciliano Carmelo Pintabona, presidente della Federazione delle associazioni siciliane (FESISUR), che, in occasione del commiato di Vigo, avrebbe organizzato una grande festa di saluto distribuendo una maglietta con il simbolo della Regione Siciliana e la scritta "Vigo Fans Club";
come si apprende dall'articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" del 12 maggio 2012 Carmelo Pintabona avrebbe effettuato numerosi viaggi a Panama dopo la partenza di Vigo per incontrarsi con l'ex Console generale e in tali viaggi avrebbe conosciuto Valter Lavitola. Sarebbe stato proprio Carmelo Pintabona l'uomo incaricato da Lavitola, durante la sua latitanza, di chiedere al Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore (infruttuosamente) 5 milioni di euro quale regalo ad un amico in difficoltà. Risulta da un articolo pubblicato su "Rai.it" il 9 maggio 2012 che un altro argentino sarebbe stato l'uomo di riferimento dei rapporti intrattenuti da Finmeccanica a Panama, Gustavo Franchella, diventato amministratore della Società Agafia (costituita dalla fidanzata di Lavitola, Karen de Gracia), riconducibile a Lavitola e a cui sarebbero stati affidati contratti di promozione commerciale del 10 per cento del valore delle commesse di Finmeccanica a Panama (ossia 25 milioni di dollari) sottoscritti una settimana prima della firma delle commesse stesse. Franchella sarebbe socio di un'altra azienda panamenese, la IBT, con Rogelio Oruna Aguilar, panamense, che, come si legge su "La Repubblica" del 17 aprile 2012, avrebbe ottenuto a Panama commesse poco trasparenti dall'amministrazione Martinelli e sarebbe attualmente sotto indagine. È proprio la fidanzata dominicana di Oruna che ottiene nel 2010 un visto dall'Ambasciata a Panama per viaggiare in Europa nonostante il difetto di alcuni requisiti necessari per la procedibilità della domanda;
sembrerebbe, da indiscrezioni, che Vigo, grazie ad un intervento di Lavitola, avrebbe ottenuto, dopo la visita del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Berlusconi a Panama nel giugno 2010, assicurazioni per essere nominato Capo del personale del Ministero degli affari esteri in vista del suo imminente rientro a Roma, ma, per opposizione della alta dirigenza della Farnesina, Vigo non avrebbe ottenuto l'incarico promesso e sarebbe stato nominato Vice Capo del cerimoniale;
ad oggi Vigo si ripresenta, per lo stesso incarico mancato, con l'attuale ministro Terzi;
durante la gestione di Vigo a Panama, a differenza di quanto riferito dal sottosegretario De Mistura, si ottenne soltanto la commessa a Impregilo, consorziata al 48 per cento con la spagnola Sacyr Villahermosa, relativa all'ampliamento del canale di Panama. La commessa valeva 3,22 milioni di dollari in totale e quindi non risulterebbe che a Panama, grazie alla azione di Vigo, le imprese italiane abbiano partecipato al piano di investimenti pubblici per oltre 3,22 miliardi di dollari, oltre ai 2,36 dell'ampliamento del canale, non avendo, le aziende italiane, ottenuto alcuna altra significativa commessa in quel periodo oltre a quella dell'ampliamento del canale, ottenuta per la cifra totale di 2,36 miliardi di euro (ossia 3,22 miliardi di dollari al cambio attuale) e conseguita, secondo molti osservatori, soltanto grazie ad un prezzo scontato (oltre un miliardo di dollari in meno della concorrenza) che sta creando adesso non pochi problemi all'impresa italiana;
il viaggio del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore a Panama, nel giugno del 2010, non sarebbe riuscito assolutamente nel risultato prioritario assegnato alla missione, ossia ottenere dal Governo Martinelli l'affidamento della commessa per la costruzione della metropolitana di Panama al Consorzio italiano Astaldi, Ghella, Ferrovie dello Stato; il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, molto rammaricato per la mancanza di trasparenza con cui si era svolto l'affidamento, avrebbe rinunciato, in seguito, a finanziare, come promesso, un ospedale pediatrico nella città di Veraguas (provincia di origine della familgia Martinelli), creando di conseguenza non poche difficoltà per i rapporti diplomatici tra i due Paesi, avendo per lungo tempo il Governo panamense reclamato l'adempimento della promessa annunciata pubblicamente dal Presidente del Consiglio;
limitatissimo merito sarebbe da ascrivere a Vigo riguardo alle visite bilaterali effettuate nel periodo di permanenza nello Stato centroamericano, visto che lo stesso presidente Martinelli in più occasioni ha pubblicamente affermato che tali visite sarebbero state favorite da Lavitola, definito come assolutamente strumentale ai rapporti bilaterali tra i due paesi. Visite ed incontri bilaterali che oggi, a seguito di una disamina delle vicende, sempre più risultano essere stati di interesse soltanto per Lavitola in vista della sottoscrizione del noto Memorandum e della seguente sottoscrizione di tre contratti da parte delle Aziende del gruppo Finmecccanica con i competenti organismi panamensi, nonché dell'assegnazione di una provvigione del 10 per cento del valore delle commesse ad una società a lui riferibile;
lo svolgimento della vicenda porta a desumere quale possa essere stata la funzione di Vigo nel negoziato e quanto sia stata determinante la sua parte come schermo degli interessi di Lavitola a Panama;
quanto al (fallito) negoziato per l'affidamento della costruzione di carceri modulari con trattativa diretta all'impresa italiana Svemark in base al Memorandum, risulta alquanto peculiare che, come affermato da uno degli attori della vicenda, sarebbe stato l'ambasciatore Vigo a sollecitare l'azienda a rivolgersi a Lavitola per consentire la conclusione del contratto;
a giudizio dell'interrogante un ambasciatore dello Stato italiano non può mai invitare, o anche soltanto consigliare o suggerire, ad una azienda di rivolgersi ad un faccendiere per concludere un contratto,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro in indirizzo a promuovere a Capo della Segreteria Placido Vigo, che sembrerebbe essere persona di fiducia di Lavitola, l'ex direttore de "L'Avanti", destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli per reati gravissimi;
se il Ministro in indirizzo ritenga che quanto premesso, al di là degli aspetti e comportamenti di rilievo penali che sicuramente la magistratura si preoccuperà di approfondire, conferma quanto meno l'inopportunità che Vigo continui a svolgere una funzione così delicata, come quella attualmente ricoperta, di stretto collaboratore del titolare del Ministero degli affari esteri e sicuramente l'inadeguatezza a ricoprire il posto di Capo del personale del medesimo Ministero;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di accertare se i fatti esposti in premessa, anche a seguito degli ulteriori dettagli e delle descrizioni di circostanze riportate, corrispondano al vero, e, in caso affermativo, se non intenda revocare la fiducia a tale collaboratore la cui presenza, a giudizio dell'interrogante, non rende onore al Gabinetto.
(4-07904)
FLERES - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il sistema autostradale italiano, costruito negli anni del boom economico, è stato realizzato con investimenti finanziati dall'Istituto per la ricostruzione (IRI), che gli utenti, nei successivi 50 anni, hanno rimborsato in termini sia di capitale che di interessi, fornendo anche le risorse per la manutenzione e la gestione autostradale;
le uniche eccezioni sono rappresentate dalle autostrade: Salerno-Reggio Calabria, Catania-Palermo, Palermo-Trapani-Castelvetrano, che sono state realizzate con finanziamento a fondo perduto dello Stato, ma la cui gestione ha lasciato molto a desiderare in quanto a manutenzione e sicurezza dell'infrastruttura;
si rende necessario completare il sistema autostradale meridionale attraverso il completamento o la realizzazione di: A3, nuova strada statale 106 jonica e relative trasversali, tangenziale di Palermo, autostrada Palermo-Agrigento, autostrada Gela-Castelvetrano, strada Trapani-Marsala-Mazara del Vallo, ricorrendo al project-financing;
nel Mezzogiorno, contrariamente a quanto avviene al Nord, un progetto autostradale o di altra opera pubblica viene considerato "bancabile" se lo Stato contribuisce al finanziamento per almeno il 50 per cento dell'investimento;
in carenza di risorse finanziarie lo Stato renderebbe "bancabili" i progetti di nuove autostrade attraverso la messa a disposizione delle infrastrutture già realizzate, trasformando così i finanziamenti a fondo perduto, prima concessi, in finanziamenti produttivi;
la gestione delle strade e delle autostrade in cui è previsto il pedaggio, per esperienza cinquantennale, risulta la più conveniente per lo Stato e per i cittadini;
la riforma in atto dell'ANAS consente, se attuata secondo la lettera e lo spirito dell'articolo 36 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, di ricercare il partner privato, composto da 40-50 soggetti tra imprese e banche nazionali o internazionali, con bando internazionale pubblicato dalla costituenda Agenzia per le infrastrutture stradali e autostradali e di utilizzare l'ANAS SpA concessionaria nella gestione, insieme al partner privato, di tutto il sistema autostradale meridionale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire al fine di sollecitare l'obiettivo del completamento del sistema autostradale italiano con il project-financing, nonché contribuire al superamento del gap infrastrutturale ed economico tra il Sud e il Centro-Nord del Paese.
(4-07905)
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la dirigenza penitenziaria, insieme al restante personale penitenziario, nonostante il difficilissimo momento, ha già subito numerosi tagli ai propri organici, per effetto sia dell'art. 74 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, recante la riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non generale in misura non inferiore rispettivamente al 20 e al 15 per cento di quelli esistenti, sia dell'art. 2, comma 8-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009 dal quale è discesa l'ulteriore riduzione, rispetto ai posti risultanti a seguito dell'applicazione del predetto art. 74 degli uffici dirigenziali di livello non generale e delle relative dotazioni organiche in misura non inferiore al 10 per cento nonché la rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale a cui è stata apportata un'ulteriore riduzione non inferiore al 10 per cento della spesa complessiva. Il decreto-legge n. 138 del 2011 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011) ha imposto entro il 31 marzo 2012 un'ulteriore riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale e delle relative dotazioni organiche, anche del personale non dirigenziale, in misura non inferiore al 10 per cento di quelli risultanti a seguito dell'applicazione del predetto art. 2, comma 8-bis, del decreto-legge n. 194 del 2009: conseguentemente le dotazioni organiche del personale con qualifica di dirigente penitenziario di livello non generale, passano da 381 (esclusi 25 dirigenti generali) a 343 (38 unità in meno);
ad oggi, i dirigenti penitenziari sono un numero a giudizio dell'interrogante assolutamente risibile (392 compresi i dirigenti generali) e con il nuovo provvedimento, decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012, nell'ambito della speding review, in assenza di una specifica deroga per il personale dell'amministrazione penitenziaria, i dirigenti penitenziari non generali si ridurrebbero a 275 unità, e quelli generali da 25 a 20;
il 4 luglio 2012 il Ministro della giustizia, in occasione della visita alla casa circondariale di Rieti, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "le carceri sono fuori dai tagli come lo è tutto ciò che è funzionale all'operatività dei tribunali. Né gli stipendi degli agenti di Polizia penitenziaria, né quelli dei funzionari della giustizia, né le strutture dei tribunali e delle carceri saranno toccate",
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire urgentemente affinché il personale penitenziario venga escluso dai tagli stabiliti dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, (recante la revisione della spesa pubblica;
se non ritenga che, vista la grave situazione delle nostre carceri, un'ulteriore riduzione dell'organico, anche per quanto attiene al personale dell'amministrazione, indispensabile per gestire i penitenziari e gli uffici di esecuzione penale esterna, non pregiudichi ulteriormente il nostro sistema penitenziario;
se sia a conoscenza che ad oggi i dirigenti penitenziari sono un numero assolutamente inadeguato, e che stanno subendo una progressiva riduzione a causa degli intervenuti collocamenti a riposo. L'ultima immissione nel ruolo risale oramai a 15 anni fa (1997), e con l'approvazione del decreto-legge n. 95 del 2012 su menzionato e senza deroga per il personale dell'amministrazione penitenziaria, i dirigenti penitenziari non generali si ridurrebbero a 275 unità e quelli generali a 20, causando quella che, a giudizio dell'interrogante, sarebbe una catastrofe per il sistema penitenziario, che già oggi non riesce a garantire a ciascun istituto di pena ed agli uffici di esecuzione penale esterna la presenza di un Direttore titolare;
se non ritenga che, in un momento di gravissime tensioni per effetto dell'emergenza penitenziaria, la presenza di un Direttore sia fondamentale essendo gli stessi i primi garanti dei principi di legalità nell'esecuzione penale. Un carcere non può funzionare senza un dirigente che lo gestisca e lo guidi quotidianamente. Poiché ad essi è demandato dall'ordinamento il compito di assicurare l'equilibrio fondamentale che deve esistere tra le esigenze di sicurezza, penitenziaria e della collettività, e quelle di trattamento rieducativo delle persone detenute.
(4-07906)
BRUNO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
secondo alcuni dati in Italia ogni anno vengono consumati circa 25 milioni di cartucce per stampanti con un giro d'affari superiore ai 1.500 milioni di euro di cui il 60 per cento all'estero;
non esistono stime, invece, sull'utilizzo delle cartucce rigenerate che costano in media il 50 per cento in meno delle normali;
in Italia le aziende che si occupano di rigenerazione di consumabili sono circa 3.000 con oltre 10.000 addetti;
la pubblica amministrazione sarebbe parzialmente obbligata dalle norme ad utilizzare cartucce rigenerate ma questa prescrizione viene spesso disattesa;
considerato che l'introduzione di materiale rigenerato negli uffici pubblici avrebbe un impatto chiaramente meno dannoso sull'ambiente oltre a costituire un notevole risparmio,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per consentire un'integrazione delle norme suddette nonché introducendo meccanismi di controllo appropriati sulla loro applicazione.
(4-07907)
BAIO, TOMASSINI, BOSONE, RIZZI, ASTORE, GUSTAVINO, BIANCONI, D'AMBROSIO LETTIERI, DE LILLO, CHIAROMONTE, GRANAIOLA, SACCOMANNO - Al Ministro della salute - Premesso che:
in data 2 luglio 2012 la Consip ha pubblicato il bando di gara per la fornitura di presidi per l'autocontrollo della glicemia e servizi connessi per le pubbliche amministrazioni, che individua due lotti: lotto 1 (Presidi per l'autocontrollo della glicemia) e lotto 2 (Presidi per l'autocontrollo della glicemia - Tecnologia avanzata);
la razionalizzazione della spesa imposta dalla situazione contingente richiede scelte di grande responsabilità sociale, in cui l'interesse generale al risparmio tenga conto anche di tematiche legate a particolari esigenze sanitarie;
è necessario adottare criteri di economicità nell'ambito dell'erogazione dei presidi, salvaguardando, però gli standard di riferimento internazionali per la qualità della diagnostica;
è necessario differenziare le tipologie di pazienti e fornire ad ognuno lo strumento adeguato. Secondo la fenotipizzazione elaborata da un gruppo di diabetologici, vi sono pazienti, professionalmente attivi, che utilizzano lo strumento prevalentemente al di fuori dell'ambiente domestico i quali, effettuando ripetuti controlli giornalieri, hanno bisogno di strumenti facilmente trasportabili e di piccole dimensioni; altri pienamente coinvolti nel self management e che necessitano di strumenti ad alta tecnologia con i quali interagire (associazione al dato di eventi, e di sport; identificazione dei trend ipo ed iper secondo il pattern management,eccetera); soggetti che utilizzano la telemedicina per il contatto con il team; pazienti che necessitano di strumenti all-in-one; persone in terapia con microinfusore e che necessitano di glucometro in grado di interagire via bluetooth o wireless con la pompa insulinica; altri ancora che necessitano di strumenti in grado di misurare glicemia e/o chetonemia. Vi sono, inoltre, pazienti che evidenziano una non aderenza al trattamento, altri in terapia insulinca multiiniettiva in burn-out al calcolo dei carboidrati, o che devono essere introdotti al CHO counting e necessitano di suggeritore di boli e/o di supporto motivazionale, altri ancora in burn-out dalla compilazione del diario cartaceo, o con impossibilità di compilazione dello stesso, che necessitano di strumenti in grado di offrire una presentazione strutturata del dato memorizzato; pazienti pediatrici che necessitano di strumenti ad altissima accuratezza, che consentano prelievi da siti alternativi e con minimi quantitativi di sangue capillare; persone anziane con bassa manualità e deficit visivo; soggetti che dipendono da terzi per la misurazione della glicemia; pazienti che necessitano di strumenti in grado di misurare glicemia e/o chetonemia ed altri che sono portatori di patologie potenzialmente trasmissibili;
come risulta dall'indagine conoscitiva sulla patologia diabetica in rapporto al Servizio sanitario nazionale ed alle connessioni con le malattie non trasmissibili in corso di svolgimento presso la 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato e come risulta dal manifesto dei diritti della persona con diabete, l'autocontrollo glicemico è parte integrante della terapia;
come sostenuto dalle società scientifiche di diabetologia, la gara Consip presenta alcune criticità, in quanto il capitolato tecnico non definisce espressamente l'accuratezza e la precisione dei presidi, mentre sarebbe necessario un adeguamento tempestivo agli standard ISO DIS 15197:2011; il numero dei kit posto a base d'asta risulta esiguo; il disciplinare prevede la facoltà del diabetologo di scegliere presidi non previsti dalla convenzione Consip, senza fornire alcun prezzo di riferimento e non lasciando intendere quale sia il soggetto che debba provvedere al pagamento; il criterio di aggiudicazione dimostra una prevalenza dell'aspetto economico (70 per cento) su quello tecnico-qualitativo (30 per cento); le interferenze analitiche sono dichiarate ma non valutate; manca una prova di accuratezza e precisione; le valutazioni delle caratteristiche degli strumenti sono generiche e mancano quelle relative, ad esempio, alla praticità d'uso e alla visibilità; per garantire la liberta di scelta e non obbligare il paziente alla sostituzione del glucometro già in suo possesso, sarebbe opportuno definire un importo massimo di partenza, a cui possono adeguarsi più fornitori, assicurando l'adozione di differenti glucometri ad un prezzo uniforme su tutto il territorio nazionale; a garanzia di un'effettiva qualità è necessario procedere a periodici controlli a campione e prevedere l'istituzione di un'agenzia indipendente deputata allo svolgimento di tali attività,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non reputa necessario ed opportuno, alla luce delle conseguenze connesse alla gara Consip, provvedere ad individuare un prezzo unico di riferimento a livello nazionale per le diverse tipologie di presidi per la rilevazione della glicemia, per garantire risparmi certi ed efficaci della spesa, ma, al tempo stesso, salvaguardare la qualità effettiva dei riflettometri e la libertà di scelta dei diabetici e dei diabetologi, alla luce anche delle tipologie di pazienti;
quali misure di competenza intenda adottare al fine di sospendere la gara Consip, tenuto conto che la scadenza per la presentazione delle offerte è il 24 settembre 2012, così da far decorrere dal 1° ottobre l'applicazione di un prezzo unico, che garantisca la qualità dei presidi e la libertà di scelta;
se intenda sollecitare la commissione per i medical device, istituita presso il Ministero, ad individuare e a classificare i dispositivi medici secondo le specifiche caratteristiche tecnologiche e scientifiche.
(4-07908)
TOMASSINI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la malattia o morbo di Dupuytren è una patologia a carico della mano caratterizzata dalla flessione progressiva e permanente di un dito o più dita. I sintomi sono la progressiva comparsa di noduli sottocutanei come anche dei cordoni solidi e prominenti nel palmo della mano con progressiva flessione delle dita. Questi "cordoni" responsabili della contrattura delle dita con il tempo rendono impossibile la loro estensione;
la compromissione funzionale è valutata in 4 differenti stadi, i quali indicano, quindi, anche la gravità della sindrome;
in alcuni casi selezionati interessanti un solo elemento digitale, la terapia chirurgica può essere rappresentata dalla cordotomia mediante ago;
oltre alla terapia chirurgica è stato recentemente introdotto l'utilizzo della collagenasi Xiapex, una soluzione iniettabile, contenente il principio attivo collagenasi di clostridium histolyticum. I cordoni presenti nel palmo che impediscono l'estensione delle dita sono costituiti da fibre di una proteina denominata collagene. Xiapex contiene una miscela di due "collagenasi", ossia enzimi che provocano la scissione del collagene. Se somministrata nel cordone aponevrotico retratto, la collagenasi distrugge le fibre di collagene. In questo modo il cordone viene interrotto permettendo l'estensione del dito retratto;
si può sottoporre a trattamento solo una corda alla volta per cui, se si vuole trattare un Dupuytren esteso pluridigitale che rappresenta poi la maggioranza dei casi in cui è indicato il trattamento chirurgico, si devono fare trattamenti ripetuti e distanziati nel tempo per ogni dito;
in Italia la cordotomia ad ago è stata sopravvalutata nei costi degenerando un costo del DRG sproporzionato, in quanto è stato non correttamente equiparato a quello della tecnica chirurgica classica (durata dell'intervento, occupazione di sala operatoria, ospedalizzazione eccetera);
il paragone tra cordotomia ad ago e collagenasi può valere dal punto di vista dell'invasività di trattamento, tuttavia lo può meno dal punto di vista del costo (circa 800-1.000 euro per iniezione a fronte del costo di un comune ago da siringa);
in Francia e in Germania i corrispondenti Ministeri della salute non hanno autorizzato l'utilizzo della collagenasi nel servizio pubblico considerando proprio l'aspetto economico;
gli effetti indesiderati più frequenti osservati con Xiapex sarebbero reazioni al sito di iniezione quali gonfiore, lividi, sanguinamento e dolorabilità; non del tutto trascurabili sono i rischi di rotture tendinee se il prodotto viene inavvertitamente iniettato nel tendine immediatamente sottostante la corda aponevrotica. Quanto alle recidive, cioè al ripresentarsi della retrazione delle dita (evenienza molto frequente come descritto in letteratura indipendentemente dal tipo di tecnica usata), l'utilizzo della collagenasi non ha prodotto alcuna differenza rispetto alle recidive osservate sia con la cordotomia ad ago che con la chirurgia tradizionale,
si chiede di sapere:
in che fase risulti essere il percorso riguardante l'autorizzazione all'uso del farmaco Xiapex;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario avviare un'attenta valutazione che metta a confronto scientifico ed economico l'atto chirurgico della cordotomia ad ago e l'uso della collagenasi nel trattamento della malattia di Dupuytren;
se non ritenga necessario che nel paragone vengano attentamente rivalutati i costi della cordotomia;
se non ritenga necessario ed urgente assicurare la qualità della miglior terapia a costi convenienti anche al fine di un risparmio della spesa pubblica;
se non ritenga necessario valutare ulteriormente l'uso della sostanza Xiapex soprattutto alla luce degli effetti collaterali indesiderati e nella sua efficacia.
(4-07909)
TOMASSINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
il Comune di Campione d'Italia presenta una collocazione geografica peculiare, dal momento che esso è situato in territorio svizzero, ma è parte della provincia di Como e quindi della Repubblica italiana;
la particolare condizione geopolitica di Campione d'Italia, il cui territorio, con una popolazione di poco più di 2.000 abitanti ed una superficie di circa 2,5 chilometri quadrati, è enclave in territorio svizzero e quindi esterno alla linea doganale italiana, già ai sensi della legge 25 settembre 1940, n. 1424, e così come attualmente previsto dal testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, è pertanto interamente escluso dal territorio doganale italiano e soggetto ai dazi ed alle imposte doganali elvetici;
tale particolare posizione geografica, economica e politica esclude qualsiasi comparazione con gli altri comuni italiani: l'amministrazione si trova ad operare nell'ambito dell'economia della Confederazione elvetica;
la peculiarità del Comune di Campione ha determinato nel tempo, attraverso convenzioni tra l'Italia e la Svizzera o attraverso accordi bilaterali, situazioni particolari relativamente alla moneta (che è il franco svizzero), alle merci, soggette alle imposte svizzere, all'immatricolazione delle auto, all'assistenza sanitaria, alle istituzioni scolastiche, eccetera;
tuttavia i cittadini residenti e gli operatori economici attivi a Campione vivono un disagio determinato dall'essere particolarmente esposti alla concorrenza dei territori limitrofi, dotati di fiscalità di vantaggio;
l'economia del territorio è basata pressoché totalmente sull'attività della casa da gioco: lo stesso Comune trae i principali mezzi di finanziamento dalla partecipazione ai proventi del casinò ed è in grado di far fronte alle numerose esigenze economiche, assistenziali e previdenziali della comunità;
i settori della manifattura e delle costruzioni sono progressivamente scomparsi ma il Comune di Campione negli anni recenti ha espresso la volontà di diversificare il proprio tessuto economico con il superamento della monocultura economica del casinò;
inoltre il casinò e il gioco d'azzardo si trovano in una fase di profonda trasformazione; da un lato, infatti, sussistono elementi di crisi congiunturale, collegati alle criticità finanziarie globali, alla riduzione del numero dei giocatori e delle attività collegate; dall'altro, si registra una crisi strutturale dei casinò in Italia, prevalentemente per il diffondersi di altre modalità di gioco come giochi on line, gratta e vinci e lotterie;
visto il peggioramento della situazione economica del casinò municipale di Campione d'Italia, principale datore di lavoro per i campionesi, i cui proventi di gioco costituiscono l'85 per cento delle entrate, la società di gestione corre il rischio di dover proclamare lo stato di crisi con 200 esuberi di personale degli attuali 550 dipendenti;
ad aggravare la crisi si aggiunge il fatto che dal 6 dicembre 2011, per effetto dell'art. 12 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ai fini dell'antiriciclaggio è vietato il trasferimento di denaro contante quando il valore dell'operazione è pari o superiore a 1.000 euro, mentre in Svizzera i limiti non esistono;
considerato che:
sarebbe opportuno rifarsi al modello, ormai consolidato e sperimentato in diversi Paesi, delle zone fiscali speciali, intese come aree di dimensione minima prestabilita dove concentrare programmi finalizzati alla creazione di nuove imprese attraverso la concessione di sgravi fiscali e contributivi;
tale modello è stato sperimentato inizialmente con riferimento alle aree urbane socialmente ed economicamente degradate, portando alla creazione delle cosiddette zone franche urbane, come nell'esperienza francese. In Canton Ticino, gli sgravi delle zone fiscali speciali prevedono l'esenzione delle imposte sui redditi e sul capitali delle imprese per 5 anni, rinnovabili poi, con riduzione progressiva del beneficio, per i 5 anni successivi;
per Campione d'Italia sarebbe opportuno promuovere la creazione di una zona fiscale specifica, che potrebbe chiamarsi "Zona Campione" prevedendo misure fiscali agevolative a favore delle imprese nella prospettiva di una diversificazione del tessuto economico dell'exclave,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche economico-produttive tipiche di Campione d'Italia e se non ritenga opportuno di istituire una sede di confronto in stretta collaborazione con il Comune al fine di analizzare e promuovere misure di natura economica fiscale specifica al modello di zona fiscale specifica di vantaggio a sostegno di Campione d'Italia.
(4-07910)
DE FEO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che la stampa locale e nazionale ha dato grande risalto alle notizie relative alla sparizione di alcuni reperti dagli scavi di Pompei e del tempio di Pozzuoli: in particolare i "furti" si verificano sia nell'area aperta al pubblico che in quella riservata agli addetti ai lavori;
considerato inoltre che:
i sistemi di videosorveglianza, come è noto, non sono adeguatamente funzionanti o sono del tutto inesistenti malgrado la Soprintendenza speciale di Pompei e Napoli disponga di ingenti fondi di cassa;
a Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabia perfino gli orari di apertura delle aree archeologiche al pubblico subiscono, talora, improvvisi cambiamenti o chiusure settimanali o ancora ritardi costringendo all'attesa, sotto la calura, centinaia di turisti provenienti da tutto il mondo;
l'abbandono colpisce in particolare i siti dei Campi Flegrei, il rione Terra, l'anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il terzo in ordine di grandezza presente in Italia dopo il Colosseo e Capua, il magnifico museo del Castello di Baia, restaurato con una spesa di 84 milioni di euro e quasi sempre chiuso, la celebre Piscina mirabilis, inaccessibile ai visitatori, nonostante la richiesta di gestione avanzata dagli albergatori campani senza scopi di lucro, tutti potenziali forti attrattori culturali per il turismo ma, di fatto, impraticabili al grande pubblico;
tale stato di cose comporta un evidente grave pregiudizio per l'economia locale e nazionale, così come denunciato anche dall'associazione Albergatori dei Campi Flegrei;
sarebbe interesse di tutti, Regione, Provincia, Comuni, Ministero e imprenditori, ivi inclusa la Soprintendenza, procedere alla valorizzazione dei nostri beni culturali;
all'interrogante, invece, pare che la Soprintendenza sia completamente disinteressata alla conservazione e alla valorizzazione dei beni archeologici e culturali presenti nell'area pur in presenza di disponibilità di risorse finanziarie,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutto quanto sopra;
quali siano i motivi per i quali, nonostante le reiterate denunce di inadempienza sollevate nei confronti della Soprintendenza, non si intervenga in maniera decisa al fine di rimuovere gli ostacoli che impediscono un'idonea conservazione e manutenzione dei beni archeologici della provincia di Napoli.
(4-07911)
MENARDI, VIESPOLI, CENTARO, SAIA, FLERES, CASTIGLIONE, POLI BORTONE, BALBONI, SERAFINI Giancarlo, MUSI, LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 12 gennaio 2012 è stata presentata dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo un'interrogazione parlamentare (4-06570), rivolta al Ministro in indirizzo in ordine ad una vicenda che investiva le competenze di vigilanza di cui al decreto legislativo n. 153 del 1999;
le fondazioni di origine bancaria sono istituzioni costituite con il denaro dei cittadini, che attraverso i loro depositi hanno dato vita, a suo tempo, agli istituti di credito; pur essendo "enti privati", sono portatrici di interesse collettivo, come confermato anche dalla recentissima esenzione dal versamento dell'imposta municipale unica, e devono attenersi al più rigoroso rispetto del proprio codice etico e delle norme vigenti;
nell'interrogazione si è fatto riferimento a precedenti atti di sindacato ispettivo, 3-01259 e 3-01297, che mettevano in evidenza l'opacità della gestione della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo;
l'unica ragione di tali atti di sindacato ispettivo è quella di tutelare l'onorabilità e l'immagine della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, nonché allontanare dalla fondazione medesima chi usa tale istituzione per fini ed interessi personali;
l'interrogazione 4-06570 nella premessa evidenziava che l'interrogante era venuto a conoscenza di fatti (contenuti in una specifica documentazione acquisita agli atti del Senato) che confermavano i rilievi a suo tempo manifestati nei precedenti citati atti di sindacato ispettivo, 3-01259 e 3-01297, e chiedeva al Ministro in indirizzo se ne fosse a conoscenza e se, ed in quali modi, intendesse intervenire nell'ambito delle spettanti competenze al fine di accertare fatti e responsabilità;
il Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, professor Polillo, rispondeva in data 7 giugno 2012 facendo riferimento non alla documentazione formalmente in suo possesso (e che peraltro l'interrogante gli aveva consegnato anche brevi manu), ma esclusivamente a quanto gli aveva comunicato l'organo di vigilanza interno alla fondazione stessa;
tenuto conto che:
nelle interrogazioni la domanda non è se l'appalto affidato all'impresa Ferrero abbia avuto una regolare procedura, ma riguarda gli intrecci societari fra Falco, Gola, Risoli ed in ultimo Ferrero, documentati nei già più volte citati atti e inspiegabilmente negati dal Sottosegretario nella sua risposta;
agli interroganti pare essere un'excusatio non petita soffermarsi sulla regolarità o meno dell'appalto, anche se certamente qualche dubbio di trasparenza amministrativa è posto dal fatto che la realizzazione di un'opera importante sia stata affidata ad un'impresa scelta, rispetto a solo altre due, dai progettisti a cui era stato dato fiduciariamente l'incarico;
la fondazione CRC avrebbe dovuto procedere, nell'appalto dei lavori, quale soggetto avente organi composti a prevalenza pubblica, espletando una gara ad evidenza pubblica secondo le disposizioni e le norme in tali casi previste;
gli atti che documentano gli intrecci societari sono stati allegati alle richiamate interrogazioni e il Ministero, come detto, ne è già in possesso;
attraverso il presente atto di sindacato ispettivo gli interroganti chiedono nuovamente al Ministro in indirizzo di esprimersi in merito, in virtù del suo dovere di vigilanza (ai sensi del decreto legislativo n. 153 del 1999), in quanto risulterebbe che: 1) Gianluigi Gola, Presidente del Collegio sindacale della fondazione, era socio in affari con l'appaltatore già prima dell'appalto dei lavori della ex Sala Contrattazioni, poi assegnato all'appaltatore stesso; 2) a partire dai giorni immediatamente successivi alla sottoscrizione del contratto di appalto, l'appaltatore e soci, a più riprese, versavano alla società di Falco (Lineacomputer Srl), che si trovava in gravissime difficoltà economiche, la somma di 200.000 euro; 3) in data 5 maggio 2009 l'appaltatore e soci diventavano soci in affari con Falco acquistando, con un sovrapprezzo di 196.700 euro, il 33 per cento delle quote della Lineacomputer Srl; 4) mentre i lavori erano in corso, il Presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (Falco), il Presidente del collegio sindacale (Gola) e l'appaltatore erano soci in affari, contrariamente a quanto riferito al Ministero dell'economia e delle finanze dal Segretario della fondazione, Fulvio Molinengo;
è inoltre di fondamentale importanza quanto affermato nell'ordinanza di archiviazione del GIP del Tribunale di Saluzzo, emessa in data 14 marzo 2011, con riferimento alla querela presentata dal dottor Gola nei confronti del primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, cioè che: i rapporti di affari tra membri del Consiglio di amministrazione e del collegio sindacale suscitano perplessità sul corretto rapporto organo di controllo-organo gestorio che dovrebbe essere garantito dal codice etico della fondazione;
in conclusione pare agli interroganti che, se per il GIP gli intrecci societari citati suscitano perplessità (si veda in proposito l'ordinanza del Tribunale di Saluzzo del 14 marzo 2011, trasmessa in allegato al presente atto di sindacato ispettivo e acquisita agli atti del Senato), per il Ministero si impone un intervento diretto e immediato, ai sensi del decreto legislativo n. 153 del 1999, anche tenendo conto della denuncia, presentata avanti alla Questura di Cuneo, del 26 aprile 2011, relativa al passaggio di denaro da Ferrero alle società riconducibili a Falco, che a quanto risulta all'interrogante è già in possesso del Ministero (sia tale documento che il verbale dell'assemblea dei soci della società Lineacomputer Srl del 5 maggio 2009 sono stati trasmessi anch'essi in allegato alla presente interrogazione, rimanendo acquisiti agli atti del Senato),
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire con urgenza, e in quali modi, nell'ambito delle spettanti competenze, per sanzionare le gravi irregolarità sopra esposte nella gestione della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, così da restituire all'istituzione il decoro che merita ed ai cittadini un'onesta e capace amministrazione dei loro beni.
(4-07912)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-02969, dei senatori Lannutti ed altri, sulla manipolazione del tasso interbancario Euribor;
7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02968, del senatore Marcucci, sul restauro del teatro romano di Volterra (Pisa).
Avviso di rettifica
Nel Resoconto sommario e stenografico della 759a seduta pubblica, alla pagina XXVI, alla prima riga dell'intervento del senatore Perduca, sostituire le parole: "la non partecipazione al voto" con le seguenti: "il voto contrario".