Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 689 del 08/03/2012
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
689a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 8 MARZO 2012
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente CHITI
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 690 del 13 marzo 2012
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale (Grande Sud-Sì Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia): CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 16,01.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni
PRESIDENTE. Verrà svolta per prima l'interrogazione 3-02652 su una vicenda giudiziaria che ha interessato il console italiano in Siberia.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Nessun elemento è al momento pervenuto al Ministero degli affari esteri tale da comportare la revoca dell'incarico al dottor Ferlenghi, console onorario nella città siberiana di Noviy Urengoy, per vicende riguardanti presunte tangenti. Il Ministero continuerà a seguire il caso e assumerà le necessarie misure qualora dovessero emergere elementi giuridicamente rilevanti a carico del console onorario Ferlenghi.
ZANDA (PD). La risposta del Sottosegretario non può considerarsi pienamente soddisfacente stante la limitatezza dell'accertamento effettuato dal Ministero e l'assenza di smentita della notizia riportata dalla stampa. Peraltro, desta perplessi la decisione di affidare un incarico diplomatico a chi svolge attività imprenditoriale sul luogo sede del consolato.
PRESIDENTE. Passa all'interpellanza 2-00430 e all'interrogazione 3-02714 (già 4-06899) sugli apparecchi assoggettati al pagamento del canone RAI.
FRANCO Paolo (LNP). L'interpellanza 2-00430 è volta a conoscere quali ulteriori azioni il Governo abbia intrapreso al fine di chiarire in modo definitivo che le imprese non sono tenute al pagamento del canone speciale RAI in caso di possesso di apparecchi quali computer, tablet o smartphone. In tal senso si era già espresso il sottosegretario Vari in una recente risposta ad un'interrogazione parlamentare.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Confermando quanto già detto in precedenza, ribadisce che sono tenuti al pagamento del canone RAI solo i proprietari di apparecchi dotati di sintonizzatore utile alla ricezione di programmi su piattaforma terrestre o satellitare; è pertanto escluso il pagamento del canone nel caso di apparecchi collegati ad Internet che ricevono servizi di web radio o di web tv, che utilizzano portanti fisiche diverse. Il Governo è impegnato in azioni di chiarimento definitivo della questione nei confronti della RAI e dell'Agenzia delle entrate, al cui direttore è stata recentemente inviata una dettagliata comunicazione in merito.
SANGALLI (PD). Ringrazia il sottosegretario Vari per la precisione e la documentazione della sua risposta, di cui si dichiara soddisfatto. Sarebbe opportuno un intervento del Governo nei confronti della RAI e dell'Agenzia delle entrate, affinché chi ha sbagliato nell'interpretazione della normativa, suscitando un notevole allarme, chieda scusa ai cittadini.
FRANCO Paolo (LNP). Si dichiara soddisfatto della risposta del Sottosegretario e chiede che venga acquisita agli atti la lettera contenente l'interpretazione autentica del Ministero, inviata all'Agenzia delle entrate. È grave che la RAI abbia tentato di incrementare in modo inopportuno i propri introiti ed è dunque necessario che l'azienda pubblica radio-televisiva si scusi con i cittadini e accolga in maniera esplicita l'interpretazione autentica del Governo.
PRESIDENTE. Passa all'interrogazione 3-02644 sulle prospettive delle acciaierie di Terni.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. L'accordo tra la multinazionale tedesca ThyssenKrupp e la finlandese Outokumpu, per la creazione del più grande polo produttivo europeo nel settore dell'acciaio inossidabile, non avrà ricadute occupazionali negative sullo stabilimento di Terni, che costituisce uno dei siti siderurgici più competitivi al mondo. Il Governo sta seguendo con attenzione la vicenda, ha già preso contatti con le due aziende e si appresta ad effettuare un incontro con i sindacati e con le istituzioni locali.
SPADONI URBANI (PdL). Si dichiara parzialmente soddisfatta della risposta del Governo, che ha riferito notizie già conosciute, ma apprezza l'intenzione di riaprire un tavolo di confronto con le parti sociali e le istituzioni locali sull'importante realtà produttiva ternana. Chiede inoltre un intervento normativo per risolvere i problemi connessi alla sanzione comminata alla ThyssenKrupp per una questione legata al costo dell'energia.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02685 sulla salvaguardia del sito archeologico di Pompei.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Il complesso archeologico di Pompei subisce periodicamente danni a causa dell'esposizione agli agenti atmosferici ed il Ministero per i beni culturali ha avviato un progetto straordinario di interventi che prevede la riduzione del rischio idrogeologico, la messa in sicurezza delle insulae, il consolidamento delle mura, il restauro delle domus, la protezione degli edifici dalle intemperie, il potenziamento della videosorveglianza. Il Ministro ha inoltre sottoscritto un protocollo di legalità per garantire trasparenza nella gestione delle risorse messe a disposizione dall'Unione europea.
DE FEO (PdL). L'azione del Governo è positiva, ma il crollo dell'intonaco rosso nella Casa della Venere in Conchiglia ha evidenziato gravi carenze. Si avverte la mancanza di maestranze specializzate nella manutenzione ordinaria e di una cabina di regia con compiti di vigilanza e coordinamento degli interventi.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Avverte che giovedì 15 marzo alle ore 9,30 il Governo renderà un'informativa sulle prospettive occupazionali alla FIAT.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 13 marzo.
La seduta termina alle ore 16,54.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).
Si dia lettura del processo verbale.
BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 16,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.
Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02652 su una vicenda giudiziaria che ha interessato il console italiano in Siberia.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
DASSU', sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, per rispondere ai quesiti posti dal senatore Zanda, mi sembra anzitutto opportuno soffermarmi sulle motivazioni che sono state alla base dell'istituzione di un ufficio consolare onorario italiano nella città di Novy Urengoy nella Federazione Russa.
L'intensificazione in questi ultimi anni della collaborazione tra ENI e Gazprom ha dato origine ad una crescente presenza di personale italiano in una delle principali aree di estrazione del gas della Federazione russa, ossia nella regione settentrionale tra gli Urali ed il Mare artico, ricompresa nel distretto autonomo dello Yamal e dei Nenets.
Per assistere la nuova collettività italiana (si tratta di oltre 100 persone, ed è un numero destinato ad aumentare) concentrata a Novy Urengoy, che è il principale centro urbano di questa regione lontana da Mosca e San Pietroburgo, si è quindi ritenuto di creare sul posto un consolato onorario, ovvero una struttura leggera, sostanzialmente priva di costi per l'erario, incaricata di fornire i servizi consolari essenziali ai nostri concittadini nella regione e di mantenere a tal fine i contatti con le autorità locali.
L'incarico di console onorario, che - come è noto - è conferito a titolo gratuito, è stato affidato - come lei ricorda - al dottor Ferlenghi, rappresentante di ENI nel Paese e direttore generale di ENI Energhiya, la joint venture nel cui ambito opera il personale di ENI inviato nella zona. Questa scelta è stata basata su due considerazioni: in primo luogo, il fatto che, per il suo ruolo in ENI, il dottor Ferlenghi rappresenta il naturale punto di riferimento in loco della collettività italiana, che è interamente composta da personale dell'azienda; in secondo luogo, il fatto che - come confermato dalla nostra ambasciata nella Federazione russa - si tratta di un manager che si è distinto come uno dei principali esponenti della realtà economica italiana nel settore energetico.
Ciò è confermato anche dalla sua recente nomina - ricordata nell'interrogazione - a Presidente della Federal Grid Company (FSK), la società che gestisce la rete elettrica russa. Tale compito è stato affidato al dottor Ferlenghi dalla Farnesina nel giugno 2010, al termine di una procedura strettamente regolata dalla normativa italiana, la quale prevede il coinvolgimento delle competenti amministrazioni di sicurezza. Le preliminari attività di verifica, a suo tempo compiute, non fecero emergere controindicazioni al conferimento dell'incarico, che venne quindi affidato per un biennio suscettibile di rinnovo.
In tale ruolo il dottor Ferlenghi ha anche svolto un'intensa attività di assistenza agli operatori italiani e di promozione delle relazioni economiche e culturali dell'Italia con una delle regioni russe in più rapida crescita, collaborando - ad esempio - all'organizzazione di visite di delegazioni imprenditoriali e favorendo la realizzazione di eventi culturali. Tale attività gli è valso un vivo apprezzamento anche da parte delle autorità russe, ai più alti livelli e locali. Questo, quindi, è il contesto in base al quale è stata decisa tale nomina.
Venendo adesso in modo più specifico alla questione sollevata nell'interrogazione, abbiamo naturalmente verificato - anzi la ringrazio molto per aver richiamato la nostra attenzione su questo caso, che fra l'altro ha già raggiunto una certa pubblicità nei media del nostro Paese - ma nulla risulta agli atti della Farnesina circa l'iscrizione del dottor Ferlenghi nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Milano. Si tratta d'altra parte - come è noto - di un istituto d'informazione di garanzia in favore della sola persona interessata, che si colloca all'origine di una procedura che può concludersi con il rinvio a giudizio o l'archiviazione da parte del giudice.
Per queste ragioni, in base ai principi dello Stato di diritto, la mera notizia di un'eventuale iscrizione nel registro delle indagini non appare dover comportare una rivalutazione - per ora - circa l'idoneità del dottor Ferlenghi a ricoprire l'incarico affidatogli.
Naturalmente continueremo a seguire il caso sollevato dal senatore Zanda, anche attraverso l'ambasciata a Mosca. E lo faremo con grandissima attenzione - senatore - per assicurare la tutela dell'immagine del nostro Paese all'estero. In caso di eventuali comunicazioni da parte delle competenti autorità giudiziarie italiane, o se dovessero emergere comportamenti inopportuni, prenderemo decisioni ulteriori, in linea con quanto previsto dalla normativa vigente.
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, ringrazio la Sottosegretario soprattutto per la sollecita risposta all'interrogazione. Come ho già avuto modo di rilevare in altre circostanze, sorprende positivamente l'ottima diligenza del Governo nel rispondere al Parlamento. Per quanto riguarda, invece, il contenuto, signora Sottosegretario, non esprimo un giudizio né di soddisfazione né di insoddisfazione. Il punto centrale della sua risposta mi induce ad esitare nel giudizio, perché non deve risultare necessariamente alla Farnesina che cosa succede alla procura della Repubblica di Milano. Io pensavo che sarebbe stato utile un accertamento presso la procura e pensavo che il Governo potesse essere in grado di venire in Parlamento e riferire se corrisponde a verità una notizia pubblicata dalla stampa, che riguarda un pubblico ufficiale italiano, sia pur onorario, che opera in una posizione estremamente delicata, secondo la quale costui sarebbe indagato per una vicenda che, da quel che riferisce la stampa, sarebbe grave.
Ebbene, sono rimasto sorpreso, perché non l'ho sentita smentire tale notizia. Debbo dirle che sono abituato a vedere smentite accuse riportate dalla stampa, soprattutto se totalmente infondate, come sembrerebbe emergere dalla sua risposta. E debbo dirle anche che sulla nomina del dottor Ferlenghi a console onorario ho qualche osservazione da fare. Mi rendo conto della necessità di assistenza nei confronti dei 100 italiani che lavorano in Siberia a quegli impianti: mi chiedo però se il dirigente dell'ENI in Russia si occupi più dei 100 italiani o delle vicende del gas, di quello cioè che è il suo ruolo principale. Mi chiedo altresì se sia equilibrato dare un incarico di natura diplomatica così delicata a chi ha il suo principale business proprio nella Regione nella quale esercita le funzioni di console onorario.
Si tratta di questioni molto delicate, per cui apprezzo in modo particolare la dichiarazione contenuta nella parte finale della sua risposta, dalla quale mi sento garantito circa il fatto che il Governo possa far conoscere al Parlamento l'esito di una ricerca formale sulla veridicità o meno delle notizie riportate dalla stampa. Nel caso che le notizie riportate dalla stampa fossero vere, da un Governo che ha il profilo di quello di cui lei fa parte e che è presieduto da una personalità del livello del professor Monti, mi aspetto indicazioni diverse da quanto le hanno fatto dire oggi in Aula i suoi Uffici. Mi aspetto cioè che il Governo non attenda la Corte di cassazione per prendere atto del fatto che vi sono delle incompatibilità obiettive che devono essere fatte valere nei confronti della pubblica amministrazione, soprattutto quando riguardano soggetti che occupano posizioni di estrema delicatezza.
PRESIDENTE. Seguono l'interpellanza 2-00430 e l'interrogazione 3-02714 (già 4-06899) sugli apparecchi assoggettati al pagamento del canone RAI.
Ha facoltà di parlare il senatore Franco Paolo per illustrare l'interpellanza.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, illustrerò molto brevemente l'interpellanza, trattandosi di questione nota, che però abbisogna di ulteriori chiarimenti, per i quali ringraziamo il Governo per la disponibilità.
Sostanzialmente la vicenda ha come protagonista la RAI, che, in questi giorni fa, sta inviando agli studi professionali e alle società una lettera in cui chiede il pagamento del canone speciale per la detenzione di uno e più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive, compresi quindi computer collegati in rete, eccetera. Ringraziamo il sottosegretario Vari, che al riguardo, il 23 febbraio scorso, aveva già risposto ad una nostra interrogazione; risposta che però avevamo ritenuto parziale. Pertanto, oggi la richiesta è volta a conoscere se la vicenda in oggetto ha visto ulteriori azioni da parte del Governo per chiarire gli aspetti che erano rimasti incerti.
Si era parlato, in quell'occasione, di un incontro tra il Governo e i vertici RAI che aveva portato a degli accordi, ma ci sembra, perlomeno ad oggi, che non vi sia stato alcun comunicato ufficiale da parte del Governo. Addirittura, il comunicato emesso dalla RAI a seguito dell'incontro con i rappresentanti del Governo non faceva emergere in modo intelligibile quanto invece era necessario, e quanto era stato esposto dal rappresentante del Governo in quest'Aula, e cioè che non erano dovuti canoni per gli strumenti oggetto della nostra attenzione.
Con questa interpellanza volevamo pertanto conoscere se c'erano stati ulteriori sviluppi e se su questo tema si poteva, in maniera documentale, avere la certezza che il processo assolutamente inopportuno che la RAI, con una mala interpretazione di un dettato legislativo di vecchia data, aveva avviato si potesse ritenere concluso e risolto in maniera soddisfacente per gli utenti e i cittadini.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente all'interpellanza e all'interrogazione.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, per quanto riguarda le questioni di principio attinenti al problema sollevato nell'interpellanza e nell'interrogazione alle quali do risposta, non mi resta che ribadire quanto ho già fatto presente, e cioè che la questione sta in questi termini. La normativa in esame, e cioè l'articolo 1 del regio decreto-legge n. 246 del 1938, porta a riferire il pagamento del canone solo al servizio di radiodiffusione, pertanto non è possibile includere altre forme di distribuzione del segnale audio-video, per esempio web radio e web tv, che sono basate, come dicono i tecnici, su portanti fisici diversi. Quindi, in linea generale, sono esclusi personal computer, fissi o portatili, i tablet, come gli iPad, e gli smartphone, cioè gli strumenti suscettibili di per sé di connessione alla rete Internet.
Come già detto nelle predenti risposte, per essere più chiari, è necessaria qualche ulteriore specificazione tecnica. In altre parole, dobbiamo circoscrivere il campo degli apparecchi soggetti al pagamento del canone a quelli utili alla ricezione di segnali televisivi su piattaforma terrestre e piattaforma satellitare.
Tali apparecchi sono quelli caratterizzati da un sintonizzatore che ha la funzione essenziale di prelevare il segnale di antenna nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione e la capacità autonoma di erogare il servizio di radiodiffusione o, come veniva chiamato nel regio decreto, di radioaudizione. Ribadisco che abbiamo trovato la RAI già in linea con tale interpretazione, tanto che essa si è impegnata a compiere tutte le necessarie azioni di chiarimento in questo senso.
Quanto all'articolo 17 del decreto salva Italia, con il quale è stato introdotto l'obbligo per le imprese e le società di indicare nella dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento speciale alla radio e alla televisione e la categoria di appartenenza, va da sé che tale obbligo ricorre nella misura in cui sussiste il correlativo obbligo di pagare il canone speciale nei limiti sopra accennati.
Raccogliendo l'invito del senatore, credo che possa essere utile fornire un ulteriore elemento di fatto: in data 22 febbraio 2012, il Ministero dello sviluppo economico ha provveduto ad inviare una lettera al dottor Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, trattandosi di un'entrata di carattere fiscale, in cui le considerazioni che io ho esposto in termini sintetici sono argomentate in maniera più ampia anche con delle esemplificazioni.
SANGALLI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANGALLI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta che ha voluto fornirci e che conferma ciò che il Governo aveva dichiarato due settimane fa. Il livello di allarme che si era creato nel mondo dell'impresa, soprattutto delle piccole imprese del lavoro autonomo, era veramente alto a causa un'interpretazione difforme che in gran parte del Paese era stata data dalla RAI e dall'Agenzia delle entrate rispetto all'interpretazione autentica che il Governo aveva dato in quest'Aula e che oggi conferma.
Avevo presentato un'interrogazione a risposta scritta, che ho convertito volentieri in risposta orale proprio per la precisione con cui il Governo anche oggi è intervenuto, perché volevo che venisse evitato qualunque dubbio rispetto al tipo di apparecchiatura sottoposta al canone, ad imposta di esercizio della ricezione radiotelevisiva. Tale situazione è caduta in un momento economicamente difficile su operatori economici deboli, quasi corrispondesse a un'onda d'urto che doveva fare giustizia di non si sa cosa: ogni impresa infatti ha un computer che ha la possibilità di collegarsi, tra l'altro, anche con l'Agenzia delle entrate, perché è reso obbligatorio. Ogni operatore economico si avvale di dispositivi in linea, e vedersi per questo addebitata una funzione del tutto inutilizzata dall'impresa, come quella del collegamento alla radio e alla televisione, non certamente attraverso quegli strumenti, aveva creato molta preoccupazione e disagio, anche al di là di quello di cui gli organi di stampa avevano fornito riscontro. La preoccupazione viene da imprese e persone che sono rimaste veramente stupite e, in taluni casi, colpite da una situazione di questo tipo.
Mi dichiaro soddisfatto della sua risposta, signor Sottosegretario, per la precisione e anche per la documentazione che la accompagna. Se posso, le chiederei un intervento del Governo presso la RAI e l'Agenzia delle entrate: sarebbe utile, per il rapporto diretto e positivo con i cittadini, che in modo non burocratico, questa volta, chi ha sbagliato a chiedere imposte che, come lei ci conferma, non dovevano essere richieste, riconoscesse di aver sbagliato e chiedesse scusa. Credo che sarebbe una norma di buon comportamento e, tra l'altro, sarebbe conseguente alla risposta che il Governo ha dato due settimane fa e che oggi ha voluto ribadire, e che mi rassicura.
FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Vari per la risposta e anche per l'integrazione. Ritengo quindi opportuno che la lettera del Ministero al dottor Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, venga acquisita agli atti, perché è importante. Concordo con il senatore Sangalli sul fatto che non possiamo non essere soddisfatti della risposta del Governo, che ringrazio per essere venuto e per averci dato la risposta.
Ci sono tre soggetti in campo: il Governo, che ha dato l'interpretazione autentica della norma, l'Agenzia delle entrate, che ne ha ricevuto comunicazione, avendo una competenza di controllo sulle entrate e sui tributi, e il terzo soggetto, che è quello che ha creato il problema, cosa non di poco conto perché è un soggetto pubblico che quindi già usufruisce di un corposo finanziamento da parte dei cittadini, e che, per dirla in parole molto semplici, signor Sottosegretario, ci ha provato: ha provato ad allungare le mani nelle tasche degli imprenditori e dei cittadini.
Quindi, oltre a quanto fatto fino adesso dal Governo, che è in linea con le aspettative che ci avevano mossi a presentare le nostre interrogazioni e le nostre interpellanze, è opportuno che anche la RAI sollevi al proprio interno la questione, tenendo presente la funzione pubblica che ricopre, e non prendendo esempio da altre situazioni di carattere fiscale in cui si cerca di arraffare risorse indipendentemente dalla loro legittimità. Pertanto, la RAI, essendo inequivocabilmente un servizio pubblico, oltre a scusarsi con gli utenti, deve accogliere in maniera esplicita (cosa che non ha fatto fino ad oggi) l'interpretazione autentica che il Governo ha dato, in modo non solo che il tema specifico oggetto di attenzione (questo insano canone speciale che era stato richiesto) venga definitivamente accantonato, ma anche che in futuro non si permetta di pensare di risanare le proprie finanze in modo analogo, invece che razionalizzando la propria spesa. Sarebbe preferibile, ad esempio, che magari valutasse più attentamente l'opportunità di chiamare i vari Celentano nelle proprie trasmissioni televisive, in questo servizio pubblico di non certo eccelsa qualità, e pensasse più al risparmio ed alla gestione ottimale delle risorse che le sono affidate, anziché incrementare in maniera inopinata e poco opportuna (per non dire di peggio) le proprie entrate con un tentativo di effrazione nelle tasche dei cittadini italiani.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02644 sulle prospettive delle acciaierie di Terni.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
VARI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, in risposta alla interrogazione in questione, fornisco i seguenti elementi. La tedesca ThyssenKrupp è presente in Italia con numerose società che occupano complessivamente 6.400 persone ed operano in tre settori principali: la produzione di acciai speciali, lo stampaggio e forgiatura di grandi apparati metallici, l'installazione e manutenzione di ascensori e scale mobili.
L'insieme di queste attività genera un fatturato in Italia di oltre 3,6 miliardi di euro e il 35 per cento di questo fatturato è esportato.
La ThyssenKrupp nei mesi passati ha annunciato, anche al Governo italiano, la previsione di scorporare dal proprio perimetro operativo il comparto dell'acciaio inox. Le motivazioni addotte sono state di natura finanziaria ed è stata costituita la società Inoxium GmbH, nella quale è stata inserita anche la Acciai Speciali Terni SpA, ossia l'unità italiana che produce acciaio inox e che occupa complessivamente circa 2900 persone.
In seguito, lo scorso 31 gennaio, la stessa ThyssenKrupp annunciava di aver raggiunto un'intesa con la società finlandese OutoKumpu per la cessione di tutte le attività di Inoxium, per un controvalore di 2,7 miliardi di euro, e di aver raggiunto un accordo con il sindacato tedesco per le conseguenze occupazionali che l'intesa determinerà. È prevista infatti la graduale cessazione delle attività in due stabilimenti tedeschi. Invece, in una successiva comunicazione, prima al Governo e poi alle organizzazioni sindacali italiane, è stato precisato che lo stabilimento di Terni non è interessato da azioni di ristrutturazione e riduzione di personale.
A tale proposito va specificato che, in anni recenti, lo stabilimento di Terni è stato oggetto di un'importante riorganizzazione, che ha comportato pesanti sacrifici occupazionali, ma che oggi lo rendono tra i più competitivi al mondo nel suo settore.
L'operazione annunciata da ThyssenKrupp vede la nascita di uno dei maggiori gruppi al mondo nel settore degli acciai speciali e sicuramente il più grande in Europa. Però, per queste ragioni, l'Autorità antitrust europea sarà chiamata ad esprimere le proprie valutazioni, sicché, fino ad allora, l'accordo annunciato resterà sospeso.
Come si può constatare, il Governo italiano ha seguito con attenzione la vicenda che coinvolge uno stabilimento molto importante per il nostro Paese e continuerà a seguirla nei prossimi giorni. A tal proposito, vorrei precisare che sono stati già avviati i primi contatti con la ThyssenKrupp per avere informazioni dettagliate sull'operazione e sulle conseguenze per lo stabilimento italiano e per il nostro mercato. Sono stati avviati anche contatti con la società finlandese OutoKumpu per un incontro preliminare, cui farà seguito un confronto ufficiale per conoscere formalmente le intenzioni di questa società.
Inoltre, nelle prossime settimane, il Ministero per lo sviluppo economico convocherà anche un incontro con i sindacati nazionali e territoriali interessati.
SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta che mi ha dato una settimana dopo quella ricevuta sull'altro grande problema che affligge l'Umbria, quello del polo industriale chimico ternano, il secondo in Italia.
La ThyssenKrupp rappresenta un pilastro nel settore dell'acciaio non solo per l'Umbria, ma per tutta l'Italia. Si tratta quindi di un argomento riguardante una multinazionale, che sta a cuore a tutto il Paese.
Mi ritengo soddisfatta in parte della risposta, perché le notizie che il Sottosegretario mi ha fornito le avevo già avute nel corso di vari incontri svoltisi sul territorio. Mi è comunque grata l'occasione nel sentirmi da lei ribadire il fatto che quel desiderato tavolo, apertosi il 12 luglio 2011 e poi non più riconvocato, questo Governo ha intenzione di riaprirlo al più presto. Risulta infatti che il sottosegretario De Vincenti avesse assicurato le parti sociali di volerle incontrare quanto prima; poi, per il lavoro relativo al decreto sviluppo, abbiamo dovuto pazientare un attimo.
A noi sta particolarmente a cuore tutto il settore dell'inox e il futuro sia dei dipendenti ma, soprattutto, di questa grande azienda. Le acciaierie a Terni, infatti, sono una tradizione in campo nazionale ed europeo, e non solamente a livello regionale.
Le vorrei poi chiedere un'altra cosa: vorrei che lei si informasse se si potesse informare in merito ad una questione che riguarda ancora la ThyssenKrupp. Alla ThyssenKrupp è stata irrogata una sanzione piuttosto pesante - la stessa ricevuta anche dall'Alcoa - in ordine al costo dell'elettricità. Ad essa le aziende si sono opposte presso il TAR, il quale ha emanato due successive sentenze a loro favorevoli, che poi sono state però smentite dal Consiglio di Stato con riferimento un'errata interpretazione. A questo proposito, io e il senatore Cicolani avevamo presentato un emendamento al cosiddetto decreto sviluppo, che, però, nell'ambito dei lavori, è passato inosservato. Bisognerebbe trovare lo strumento adatto per riprenderlo e farlo approvare, perché sarà indispensabile sia per l'Alcoa che per la ThyssenKrupp (futura società OutoKumpu) risolvere anche questo grosso problema.
Quindi, attendiamo, magari in futuro, delle rassicurazioni: io, ma soprattutto le aziende, i dipendenti e le parti sociali del territorio.
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02685 sulla salvaguardia del sito archeologico di Pompei.
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
CECCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, mi riferisco all'interrogazione della senatrice De Feo, con la quale, nel richiedere notizie in merito all'avvenuto distacco dell'intonaco della domus della Venere in Conchiglia e di parte del rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti della regio VI, si formulano una serie di altre considerazioni relative alla situazione generale del complesso archeologico di Pompei.
Come già ampiamente riferito dal ministro Ornaghi nella seduta di question time tenutasi il 29 febbraio scorso nell'Aula della Camera dei deputati, anche questi ultimi distacchi, peraltro piuttosto modesti, registrati di recente nell'area archeologica di Pompei, in un contesto che voglia essere di comprensione ragionevole e di riflessione pacata su temi così complessi, devono inscriversi in una lettura e in una disamina complessiva e sistematica delle peculiarità e delle difficoltà di gestione proprie di tutte le aree archeologiche. I danni al patrimonio archeologico esposto alle intemperie - quindi a tutto il patrimonio archeologico e non solo dell'area di Pompei - si sono sempre verificati. Nel passato lontano e più di recente, non infrequentemente, si è peraltro posto rimedio a tali danni con modalità di intervento che il successivo progresso delle tecniche di restauro e di protezione dei beni archeologici fanno oggi considerare inadeguate e, in qualche caso, addirittura dannose.
Anche Pompei - area scavata di oltre 66 ettari, con i resti degli edifici del I secolo privi di copertura ed esposti agli agenti atmosferici e climatici - da oltre 250 anni subisce, sistematicamente e periodicamente, danni alle strutture murarie e agli apparati decorativi. A tali danni si è posto rimedio con le azioni di restauro e, per gli interventi di urgenza, con azioni immediate e localizzate di messa in sicurezza.
La Soprintendenza ha operato, anche in questo caso, come di consueto, su due piani: quello degli interventi di urgenza su danni localizzati, e quello di parziali interventi di consolidamento e restauro di singole aree e domus.
È ben vero che questi due livelli di azione non bastano più e che occorre un progetto complessivo, che ci metta in condizioni di affrontare in forma interconnessa i principali problemi di Pompei.
I passaggi fondamentali di questo progetto complessivo, rispondente al programma straordinario degli interventi previsto dal decreto-legge n. 34 del 2011 e approvato dal Consiglio superiore dei beni culturali nella seduta dell'8 giugno 2011, sono, in estrema sintesi, i seguenti: la riduzione del rischio idrogeologico, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati; la messa in sicurezza delle insulae; il consolidamento e il restauro delle murature; il consolidamento e restauro delle superfici decorate; protezione degli edifici dalle intemperie, con conseguente aumento delle aree visitabili; potenziamento del sistema di videosorveglianza.
Tale progetto, al quale il Ministero sta lavorando, è sostenuto e accompagnato da un rigoroso piano di studio scientifico e tecnico, con il rilievo e la restituzione tridimensionale, finalizzato alle diagnosi, all'approfondimento della conoscenza scientifica e al necessario orientamento delle imminenti scelte operative. Il piano presenta numerose e significative novità; novità di metodo, innanzi tutto. Esso infatti è un modello di cooperazione interistituzionale, che è stato molto apprezzato dall'Unione europea. Tale piano, inoltre, intende non solo mettere in campo le migliori forze e capacità del Ministero per i beni e le attività culturali insieme alle competenze dei più autorevoli studiosi ed esperti nazionali e internazionali, ma è anche il frutto dell'intesa con i Ministeri della coesione territoriale e dell'interno. Insieme con i colleghi di questi Dicasteri, oltre che con il Ministero dell'istruzione, università e ricerca e con l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, il ministro Ornaghi ha già sottoscritto un «protocollo di legalità» con l'obiettivo di garantire legalità e trasparenza nella gestione delle risorse messe a disposizione dall'Unione europea (che ammontano - lo ricordo - a 105 milioni di euro).
Elenco le attività di prossima realizzazione: indizione di gare pubbliche, con modalità telematiche a garanzia di trasparenza, integrità e maggiore celerità; attuazione di interventi coerenti con le scelte tecnico-scientifiche e con le priorità della sicurezza del patrimonio, secondo il programma scientifico approvato dal Consiglio superiore dei beni culturali; rispetto di un calendario rigoroso, che ad oggi prevede: a fine marzo cinque bandi per consolidamento e restauro di cinque domus; a metà aprile bando per la riduzione del rischio idrogeologico nel terrapieno delle regiones III e IX, ossia l'area interessata dal crollo del novembre 2010 lungo via dell'Abbondanza; entro il 31 luglio bandi per la messa in sicurezza di tre regiones e bando per il consolidamento e il restauro delle murature e degli apparati decorativi, e l'apertura al pubblico di almeno una domus lungo il percorso di visita, al momento chiusa; entro il 31 dicembre 2012 bandi per la messa in sicurezza delle altre cinque regiones (in tutto sono nove). Il progetto si concluderà auspicabilmente a fine 2015. Prosegue con l'elenco delle attività di prossima realizzazione: pubblicazione di un elenco di ulteriori interventi da finanziare mediante sponsor privati, in applicazione della procedura semplificata prevista dal decreto legge n. 34 del 2011 su Pompei, in modo da valorizzare l'apporto, anche economico, dei privati; avvio di un dibattito aperto a tutti gli interessati, sul piano scientifico-disciplinare e sul piano degli impatti economico-sociali. È la filosofia dell'open project, anche questa assai apprezzata in ambito di Unione europea.
Emerge, dunque, da tutto quanto fin qui rappresentato, che non occorre che il Ministero, diversamente da quanto si chiede, impartisca disposizioni di azione specifica agli Uffici territoriali, atteso che questi ultimi già stanno proficuamente operando sulla base di indirizzi e direttive già predisposti e varati a livello centrale, con l'avallo del Consiglio superiore. In tale direzione, la Soprintendenza interviene con fondi propri e, come nel caso del distacco di intonaco degli ultimi giorni, con il proprio laboratorio di restauro.
Per quanto riguarda i 25 giovani neoassunti, preciso che questi nuovi impiegati lavoreranno tutti esclusivamente su Pompei. Sono stati organizzati in squadre intersettoriali per procedere alla ricognizione immediata dei danni e alla messa in sicurezza dei più critici.
Per quanto infine concerne le presunte giacenze di cassa della Soprintendenza, si evidenzia che il fondo di cassa esprime solo l'aspetto di tesoreria, ma non contempla il momento giuridico che lo precede; conseguentemente, tali giacenze, ancorché non liquidate, sono destinate, in maniera prioritaria ed esclusiva, alle attività programmate in corso riferite a manutenzione, conservazione e restauro. C'è da considerare, inoltre, che nel fondo cassa sono ricomprese le risorse derivanti dalla chiusura della gestione commissariale per attività che, sebbene impegnate con convenzioni/contratti e/o relativi decreti di spesa, non sono state ancora liquidate. Sul punto è necessario evidenziare che vi è un contenzioso in atto su alcune convenzioni in corso, il cui esito negativo potrebbe esporre la Soprintendenza ad esborsi, con propri fondi, per oltre 6 milioni di euro.
DE FEO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE FEO (PdL). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario dottor Cecchi. Apprezzo la sua risposta a garanzia dell'azione positiva del Governo nei confronti di Pompei, immagine nel mondo del nostro patrimonio culturale. Tuttavia, restano da chiarire alcuni punti, sui quali la risposta appare meno esauriente.
Il livello di allarme su Pompei continua a salire, anche se si tratta di piccoli eventi non decisivi nel loro insieme; tutti i giorni, però, tutte le settimane, si assiste ad un crollo e ciò è veramente drammatico, non solo per il fatto in sé, ma per l'immagine che si ripercuote sui giornali e nel mondo.
La risposta mi è parsa molto interessante in merito ai piani intrapresi dal Ministero, che mi sembra abbia ben rappresentato anche gli argomenti che io stessa avevo fatto presente al ministro Ornaghi e alla dottoressa Recchia in un incontro di tre o quattro settimane fa. Si ha l'impressione che qualcuno si sia reso conto veramente dell'importanza del tema.
Non mi è chiaro, però, come sia potuto avvenire l'ultimo crollo di quasi 2 metri quadrati di intonaco affrescato in rosso pompeiano. Quella domus, infatti, è inclusa tra le cinque da sottoporre a restauro con precedenza rispetto al resto della città, quindi, già adesso doveva essere monitorata molto attentamente, ma evidentemente il monitoraggio non è stato compiuto. Infatti, per accorgersi che un intonaco è a rischio di crollo ci vuole pochissimo. Quello in questione, oltretutto, era a un'altezza di meno di un paio di metri: era sufficiente sentirne la poca solidità. Per rimettere a posto un intonaco che sta per staccarsi ci vuole pochissimo tempo, non è molto difficile farlo. Abbiamo assistito a restauri di intonaci che, solidificati, sono rimasti al loro posto.
Questo mi fa venire in mente un'altra questione, quella della squadra di operai specializzati, che non esiste a Pompei: vi sono solo quattro operai che devono lavorare tra Pompei e i Campi Flegrei. Spero che il Ministero prenda a cuore il problema e si renda conto che Pompei non sta in piedi se non ci sono squadre fisse di operai specializzati. Aggiungo che a Pompei, per esempio, manca la figura dello specialista di mosaici, per cui vi sono domus con pavimenti sconvolti, con pezzi di mosaici sparsi, difficilmente ricomponibili.
Quindi, oltre alla parte archeologico-amministrativa, rinforzata con i 25 nuovi assunti, bisogna pensare alla manodopera, di cui fino ad ora nessuno si è occupato.
Sono molto contenta poi che sia stata recepita l'idea di istituire, come si chiedeva nell'interrogazione, una sorta di cabina di regia per gestire la complicatissima situazione di Pompei cui, oltretutto, si aggiunge un ulteriore problema, e cioè l'impossibilità per un'unica Soprintendenza di gestire Pompei, Oplontis, Ercolano, Stabia ed altri siti, oltre la parte dei Campi flegrei e Napoli con il Museo archeologico, il Museo di Baia, l'archeologia di Pompei e il Rione Terra.
Una sola Soprintendenza non può reggere a questo grande sforzo, specialmente in un momento di rinnovamento come quello attuale. Una Soprintendenza che peraltro dispone di quasi 1.000 dipendenti che non possono essere gestiti se non, come nel passato, dividendo in due la Soprintendenza, e ciò anche alla luce di quello che denunciano i sindacati, che affermano: «Il nostro personale addetto alla manutenzione, benché volenteroso, continua ad essere poco utilizzato, male organizzato, peggio distribuito e maldestramente gestito, non riuscendo così a garantire l'ordinaria conservazione delle domus che in molti casi custodiscono affreschi e mosaici».
Forse bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità, da una parte, di far fronte alla manutenzione ordinaria attraverso l'assunzione di operai specializzati e, dall'altra, di dividere in due la Soprintendenza che non credo possa far fronte, da sola, alla notevole mole di lavoro e ai tanti progetti.
PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Come è già stato comunicato ai Gruppi parlamentari per le vie brevi, nella seduta antimeridiana di giovedì 15 marzo, alle ore 9,30, il Governo svolgerà un'informativa sulle prospettive occupazionali della FIAT, rispetto alle quali erano pervenute sollecitazioni da singoli senatori e da Gruppi parlamentari.
I rappresentanti dei Gruppi potranno intervenire per cinque minuti ciascuno.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 13 marzo 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 13 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 16,54).
Allegato A
INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI
Interrogazione su una vicenda giudiziaria che ha interessato il console italiano in Siberia
(3-02652) (21 febbraio 2012)
ZANDA. - Al Ministro degli affari esteri -
Considerata la rilevanza politica e diplomatica della rete consolare italiana e la necessità che i capi degli uffici consolari scelti tra non appartenenti al Corpo diplomatico siano individuati in personalità in grado di rappresentare il Paese non solo per doti di grande professionalità, ma anche per l'assoluta correttezza e trasparenza dei comportamenti personali, si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti corrispondente a verità che il dottor Ernesto Ferlenghi, di cittadinanza italiana e russa, Presidente della Fsk Ees (società pubblica di gestione della rete elettrica della Federazione russa), console italiano nella città siberiana di Noviy Urengoy, sia stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano per vicende riguardanti presunte per tangenti;
ove la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati del dottor Ernesto Ferlenghi corrispondesse a verità, se non ritenga urgentissimo sostituirlo nella carica di Console a Noviy Urengoy, per evidente sopravvenuta sua inidoneità a rappresentare con la necessaria onorabilità il Paese.
Interpellanza e interrogazione sugli apparecchi assoggettati al pagamento del canone RAI
(2-00430) (21 febbraio 2012)
FRANCO Paolo, DIVINA, CASTELLI, STIFFONI. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
la Rai Radiotelevisione italiana SpA in questi giorni sta inviando alle imprese, agli studi professionali, alle società una lettera in cui si chiede il pagamento del canone speciale per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signane e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti;
l'articolo 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto salva Italia, prevede che le società e le imprese, nella relativa dichiarazione dei redditi, debbano indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza, ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale, ma non si fa in alcun modo riferimento ai computer collegati in rete;
calcolando che la cifra da versare, a seconda della tipologia dell'impresa, può variare da un minimo di 200 ad un massimo di 6.000 euro; secondo una prima stima la Rai potrebbe incassare fino a 1,4 miliardi di euro per apparecchi che non vengono utilizzati per ricevere i canali Rai: oltre 400 milioni di euro versati dai liberi professionisti e 980 milioni versati dalle imprese;
la Rai, ente sicuramente non competente nel fornire interpretazioni autentiche di disposizioni di legge, che semmai spetterebbero al Governo, ed in particolare al Ministero dello sviluppo economico, ha identificato nei computer collegati in rete gli apparecchi soggetti al pagamento, mentre ha deciso che i computer non collegati non sono assoggettati al pagamento, anche se la legge istitutiva del canone (regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246) prevede il pagamento per tutti gli apparecchi "atti o adattabili" alla ricezione del segnale;
per quanto riguarda l'individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l'obbligo del pagamento, l'Agenzia delle entrate, con nota del 15 marzo 2008, prot. n. 954-38963, ha avuto modo di affermare che spetta al Ministero delle comunicazioni procedere a tale individuazione, ed in effetti l'Agenzia ha poi proceduto a chiedere al Ministero di fornire precisazioni riguardo la problematica, senza peraltro ottenere mai risposta;
la Rai, facendo leva sul nuovo obbligo per le imprese introdotto dall'art. 17 del citato decreto-legge n. 201 del 2011, si sostituisce al legislatore nel tradurre in regola concreta una disposizione che certamente non ha come scopo quello di obbligare al pagamento del canone chi utilizza i propri strumenti di lavoro per finalità intrinseche, e a volte addirittura per effetto di norme che obbligano l'impresa a dotarsene (si consideri l'obbligo per le società di dotarsi di posta elettronica certificata e la previsione che i contatti tra imprese e pubblica amministrazione debbano avvenire esclusivamente in forma telematica);
il computer è uno strumento indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e l'inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati, solo perché potenzialmente potrebbe essere utilizzato per guardare i programmi in streaming, significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sull'innovazione, sullo sviluppo tecnologico e sul lavoro, quanto mai grave in questo periodo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nelle more dell'adozione degli atti successivi necessari alla risoluzione della questione, attivarsi affinché siano sospesi gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla Rai Radiotelevisione italiana SpA per la corresponsione del canone speciale di abbonamento e l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201;
se non ritenga opportuno identificare con chiarezza ed urgenza quali sono gli apparecchi per i quali è dovuto il pagamento del canone Rai, escludendo specificatamente quegli strumenti che normalmente sono utilizzati come strumenti di lavoro quotidiano nelle imprese, nelle società e negli studi professionali.
(3-02714) (07 marzo 2012) (già 4-06899 ) (21 febbraio 2012)
SANGALLI, CECCANTI, DEL VECCHIO, FERRANTE, FISTAROL, GALPERTI, GHEDINI, MICHELONI, PALMIZIO, RIZZOTTI, GARAVAGLIA Massimo, GIARETTA, VITA, CARLONI, CASTRO, INCOSTANTE, LI GOTTI, MAZZUCONI, PINOTTI, ARMATO, BUBBICO, DE SENA, FIORONI, GARRAFFA, TOMASELLI, MERCATALI, BALBONI, BLAZINA, LEGNINI, SANNA, THALER AUSSERHOFER, PORETTI. - Al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto salva Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha previsto l'obbligo per le imprese e le società di indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione nel modello di dichiarazione dei redditi;
a seguito dell'entrata in vigore di tale disposizione, la Rai Radiotelevisione italiana SpA ha provveduto ad inviare indistintamente a diversi soggetti (imprese, società, studi professionali, eccetera) il bollettino postale per provvedere al pagamento dell'abbonamento speciale, specificando che lo stesso è dovuto, oltre che per il possesso di un apparecchio televisivo, anche in presenza di computer con collegamento alla rete Internet, in quanto strumenti "atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni" (art. 1, del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246);
il canone speciale Rai deve essere corrisposto nel caso di attività commerciali, a scopo di lucro diretto o indiretto (decreto legislativo luogotenenziale 21 dicembre 1944, n. 458), e a prescindere dall'utilizzo effettivo dello strumento;
l'obbligo del pagamento è stato affermato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 284 del 2002, con la quale la Consulta stabilisce la natura di tributo del canone, facendo discendere la sua obbligatorietà dal possesso stesso dello strumento: "il collegamento dell'obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell'apparecchio, atto o adattabile alla ricezione anche solo di trasmissioni via cavo o provenienti dall'estero (…), indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico, discende dalla natura di imposta impressa al canone";
anche la Corte di cassazione a Sezioni unite ha ribadito che il canone di abbonamento radiotelevisivo "non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che le leghi il contribuente, da un lato, e l'ente RAI dall'altro (..), ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge" (sent. n. 24010 del 20 novembre 2007);
la giurisprudenza ha chiarito circa l'obbligatorietà della corresponsione del canone speciale, ma non ha risolto i dubbi interpretativi circa la legittimità della richiesta in relazione al possesso di strumenti che l'evoluzione della tecnologia ha reso atti o adattabili alla trasmissione dei programmi televisivi (computer, videofonini, apparecchi modem, eccetera), né circa l'opportunità del pagamento qualora tali strumenti non fossero utilizzati a scopo di intrattenimento, ma perché funzionali all'attività di impresa;
già nel 2008, l'Agenzia delle entrate, sollecitata da un'associazione di consumatori che chiedeva di specificare la tipologia di strumenti per l'utilizzo dei quali il pagamento del canone speciale Rai fosse dovuto, con propria risoluzione n. 102 del 19 marzo 2008 ha confermato la debenza del pagamento, ma si è dichiarata incompetente a risolvere la questione, in quanto l'individuazione specifica degli apparecchi avrebbe dovuto essere determinata dal Ministero delle comunicazioni (oggi la competenza in materia è del Ministero dello sviluppo economico). L'Agenzia ha successivamente provveduto ad inoltrare la richiesta all'amministrazione competente, senza tuttavia ottenere risposta;
l'introduzione dell'art. 17 del decreto "salva Italia" è finalizzato all'emersione delle situazioni illegittime in cui i soggetti si sono sottratti al pagamento del dovuto ma, in assenza della determinazione di cui sopra, obbliga al pagamento del canone speciale anche i soggetti che utilizzano gli apparecchi informatici ai fini dell'attività professionale o di impresa. In merito si ricorda che, in taluni casi, i soggetti economici si sono dotati di tali apparecchiature proprio per assolvere ad obblighi normativi, quali l'adozione della posta elettronica certificata o l'obbligo di comunicazione per via telematica tra imprese e pubblica amministrazione;
in ragione della difficile situazione economica, le richieste di pagamento avanzate dalla Rai alle imprese e società, in relazione all'uso di strumenti non tassativamente individuati ed a prescindere dall'effettivo uso che viene fatto di questi, appare un ulteriore ed ingiustificato aggravio a carico delle imprese,
si chiede di sapere:
in che modo e con quale tempistica il Ministro in indirizzo intenda procedere all'individuazione degli strumenti per l'utilizzo dei quali si debba corrispondere il pagamento del canone speciale Rai;
attraverso quali provvedimenti di competenza il Governo, nelle more dell'adozione degli atti successivi necessari alla risoluzione della questione, intenda sospendere gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla Rai Radiotelevisione italiana SpA per la corresponsione del canone speciale di abbonamento e conseguentemente l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201.
Interrogazione sulle prospettive delle acciaierie di Terni
(3-02644) (14 febbraio 2012)
SPADONI URBANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico -
Premesso che:
l'azienda Thyssen Krupp ha confermato l'accordo con la società finlandese OutoKumpu che dovrebbe portare alla nascita, entro la fine del 2012, di una società leader mondiale nel settore dell'acciaio inox, con un giro d'affari di quasi 12 miliardi di euro e oltre 19.000 dipendenti;
la Thyssen Krupp manterrebbe, almeno per i prossimi 3 anni, una partecipazione azionaria di circa il 30 per cento e i rappresentanti di OutoKumpu sarebbero i maggiori azionisti della nuova società;
tutta l'operazione, che dovrà anche essere sottoposta alle verifiche dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, necessiterà di un piano industriale e di ingenti investimenti che dovrebbero configurare la valorizzazione del sito di Terni e più in generale della presenza nel settore dell'Italia;
a questo fine sarebbe opportuna la convocazione di un tavolo nazionale di confronto al quale dovrebbero partecipare le parti datoriali, i sindacati e le istituzioni;
premesso, inoltre, che:
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri potrebbe essere riconvocato il tavolo già riunitosi lo scorso 27 luglio 2011;
sarebbe certamente opportuna un'iniziativa congiunta con tutte le parti coinvolte in grado di vigilare costantemente sull'iter delle trattative e di valutare il piano industriale tenendo conto delle peculiarità del sistema produttivo ternano,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza delle condizioni inerenti all'accordo intercorso fra Thyssen Krupp e OutoKumpu, con particolare riferimento al futuro industriale del sito di Terni;
se ritengano di convocare con urgenza il tavolo di confronto istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con Thyssen Krupp, le parti sociali e le istituzioni locali.
Interrogazione sulla salvaguardia del sito archeologico di Pompei
(3-02685) (29 febbraio 2012)
DE FEO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali -
Premesso che:
lo scorso 27 febbraio 2012 si è verificato l'ennesimo crollo, fra quelli che sono conosciuti, a Pompei;
si tratta dell'intonaco rosso nella Casa della Venere in Conchiglia in via dell'Abbondanza; altri distacchi hanno interessato la superficie di rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti della Regio VI;
la famosa domus, una delle più celebri e spettacolari della città antica, rientra nel piano dei prossimi restauri;
premesso, inoltre, che:
secondo quanto riportato dalla stampa, sembrerebbe che i lavori di restauro e di conservazione del sito di Pompei non potranno essere avviati prima del mese di ottobre 2012;
tale posticipo dipenderebbe esclusivamente dalle lungaggini burocratiche necessarie alla predisposizione degli atti amministrativi necessari per l'utilizzo dei fondi europei (oltre 100 milioni di euro) che, tra l'altro, dovrebbero essere già disponibili;
a giudizio dell'interrogante sarebbe assolutamente fondamentale definire una "struttura di regia" in grado di garantire il corretto utilizzo di detti fondi europei e lo svolgimento dei lavori;
nelle casse della Soprintendenza, inoltre, per quanto risulta all'interrogante, dovrebbero essere immediatamente disponibili 60 milioni di euro (40 milioni residui e 20 milioni derivanti dagli introiti della biglietteria) con i quali sarebbe possibile far partire immediatamente i lavori di restauro, valorizzazione e conservazione già approvati nonché incrementare tutte le attività di manutenzione ordinaria, spesso non effettuate;
secondo quanto riportato da "Il Mattino", in cronaca di Napoli, del 24 febbraio i sindacati della Soprintendenza denunciano che "certo è che agli scavi non è cambiato nulla da quel 6 novembre del 2010, quando la Scala dei gladiatori venne giù come zucchero filato, anzi, ci ritroviamo peggio. Pompei ha bisogno di essere monitorata costantemente per prevenire i continui crolli. Il nostro personale addetto alla manutenzione, benché volenteroso, continua ad essere poco utilizzato, male organizzato, peggio distribuito e maldestramente gestito, non riuscendo così a garantire l'ordinaria conservazione delle domus che in molti casi custodiscono affreschi e mosaici";
all'interrogante risulta che la squadra di manutenzione è composta di 4 uomini che operano fra Pompei e l'area dei Campi flegrei: ovviamente, nonostante il proficuo impegno, sono del tutto insufficienti a svolgere un adeguato lavoro di manutenzione;
preso atto che:
Pompei si sta sfaldando: è sotto gli occhi di tutti la situazione gravissima nella quale versa l'intera antica città e, inoltre, vi è il rischio che molti dei crolli non siano neanche noti o non denunciati, ovvero nascosti;
il Presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco avrebbe affermato che gli interventi per la preservazione di Pompei devono iniziare subito. Se non accade nulla l'Unesco potrebbe anche cancellarlo dalla lista dei siti Patrimonio dell'Umanità;
l'ex soprintendente Baldassare Conticello, scomparso lo scorso 28 dicembre 2011, aveva firmato un accordo con l'Agenzia spaziale italiana per monitorare tutti i movimenti del terreno e prevenire tempestivamente eventuali crolli,
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che l'area di Pompei è monitorata dagli uffici dell'Unesco e con quali esiti;
se nelle casse della Soprintendenza risultino fondi immediatamente disponibili e, in caso affermativo, per quale ammontare;
se risulti che fra i 23 nuovi assunti dal Ministero per i beni e le attività culturali vi siano operai specializzati destinati alla manutenzione ordinaria del sito di Pompei;
se ritenga di dover immediatamente dare disposizioni attraverso i competenti uffici, affinché l'attività di manutenzione ordinaria e di restauro del sito di Pompei sia intensificata sfruttando appieno le ingenti risorse finanziarie disponibili, presenti nel bilancio della Soprintendenza;
se ritenga di dover avviare un'indagine ministeriale al fine di accertare lo stato di gestione del sito di Pompei, ed eventualmente definire i criteri per avviare una corretta ed efficace manutenzione ordinaria dei luoghi, anche attraverso iniziative come quella intrapresa dal soprintendente Conticello;
se risulti che Pompei è ancora parte dei siti protetti dall'Unesco e se risultino rischi di una sua eventuale cancellazione;
se ritenga di dover istituire una sorta di "cabina di regia" presso il Ministero con compiti di vigilanza sull'intero svolgimento dei lavori e sull'utilizzo dei fondi per Pompei .
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Castiglione, Ciampi, Colombo, Filippi Alberto, Filippi Marco, Pera e Zavoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marcenaro e Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Firrarello, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Bianchi, per partecipare ad un incontro interparlamentare.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
La Presidente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
4a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Marco Follini ed entra a farne parte il senatore Luigi Zanda;
9a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Luigi Zanda ed entra a farne parte il senatore Marco Follini.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Divina Sergio, Mura Roberto
Misure urgenti sul gioco d'azzardo per la tutela dei minori, per il contrasto del gioco compulsivo e sul divieto della pubblicità dei luoghi di gioco (3192)
(presentato in data 08/3/2012).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettere in data 23 febbraio e 1° marzo 2012, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213 - le comunicazioni concernenti, rispettivamente, la nomina del professor Luigi Nicolais a Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (n. 110), nonché la nomina del professor Adriano de Maio a Presidente del Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste (n. 111).
Tali comunicazioni sono state trasmesse, per competenza, alla 7a Commissione permanente.
Il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, con lettera in data 9 febbraio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, comma 5, della legge 20 marzo 1975, n. 70, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2010 dall'ENIT - Agenzia nazionale del turismo (Atto n. 791) e dal CAI - Club Alpino Italiano (Atto n. 792).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Biondelli, Bosone, Chiaromonte, Cosentino, Granaiola, Ignazio Marino, Adamo, Amati, Donaggio, Anna Maria Serafini e Vimercati hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02705 della senatrice Bassoli e del senatore Chiurazzi.
Interrogazioni
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che si apprende da notizie di stampa, "la Repubblica" del 6 marzo 2012, che Goldman Sachs avrebbe aiutato la Grecia a camuffare i propri bilanci. Nel richiamato articolo si legge: «Il misterioso derivato della Goldman Sachs che ha consentito ad Atene di truccare i suoi conti nel 2001 per riuscire a rispettare i parametri Ue è costato alla Grecia fino a 2,3 miliardi di dollari. A rivelarlo sono stati Spyros Papanicolau e Christoforos Sardelis, i due capi dell'agenzia sul debito ellenico tra il 1999 e il 2006 responsabili della transazione che ha cancellato dalla sera alla mattina 2 miliardi di euro dall'esposizione del paese. Un esercizio di finanza creativa "che la nazione non era in grado di capire e di cui non ha mai compreso bene i rischi reali", ha detto Papanicolau. Grazie a cui la Goldman Sachs - sostiene - ha guadagnato solo nel 2001 ben 600 milioni di euro, il 12% dei profitti della sua divisione che si occupava di questo tipo di accordi. "È stata un'intesa tra due peccatori" hanno ammesso i due manager ellenici. Da una parte la Grecia che doveva a tutti i costi far quadrare i suoi conti per non perdere il treno dell'euro, dall'altra la banca d'affari Usa allettata dalle maxi-commissioni. Goldman Sachs ha così acquistato 2,8 miliardi di titoli di stato ellenici emessi in dollari e yen e li ha convertiti in euro a un tasso di cambio storico, coprendo poi l'operazione per il rimborso con un derivato legato ai tassi d'interesse. Obbligando Atene - sostengono oggi Papanicolau e Sardelis - ad accettare queste condizioni senza verificare eventuali offerte dei concorrenti. Il debito tra la Grecia e il colosso a stelle e strisce, a quel punto, è sparito dal bilancio pubblico. "Già al momento della firma dovevamo già alla banca 600 milioni di euro", ha spiegato Papanicolau. E il conto, a causa delle oscillazione del mercato, ha continuato a salire arrivando nel 2005 a 5,1 miliardi. Quando l'ente per la gestione del debito greco ha preferito fissare a questo livello con un'altra operazione finanziaria il massimo delle sue perdite. Goldman Sachs non ha voluto far commenti su queste cifre»;
considerato che:
un'inchiesta del "New York Times", richiamata nell'articolo dell'inserto "Affari e Finanza" del quotidiano "la Repubblica" del 22 febbraio 2010, rivelava come la Grecia, supportata da Goldman Sachs ed altre banche d'affari di Wall Street, avesse mascherato i propri conti pubblici attraverso dei meccanismi di trading valutario;
l'inchiesta ha dimostrato che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri Paesi europei, Italia inclusa (atto 4-02776);
notizie di stampa recenti denunciano che il Tesoro italiano avrebbe in portafoglio circa 30 miliardi di euro in derivati, facendo sorgere forti dubbi riguardo alla sostenibilità del debito. Inoltre si apprende che il 3 gennaio scorso la Morgan Stanley ha ridotto la sua esposizione verso l'Italia per circa 3,4 miliardi di euro comportando una spesa imprevista per lo Stato che potrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi. Operazione che sarebbe stata triangolata con Imi Banca (gruppo Intesa Sanpaolo), subentrata a Morgan Stanley consentendo agli americani di "alleggerirsi" rispetto alla Repubblica italiana (atto 3-02666),
si chiede di sapere:
quali iniziative, considerato che la falsificazione dei conti della Grecia comporta un intervento europeo e del Fondo monetario internazionale (FMI) relativamente ai contributi necessari per sostenere l'unione monetaria europea e l'euro, il Governo intenda adottare al fine di verificare ogni eventuale ricaduta in Italia sulle condizioni di vita dei cittadini riconducibile al comportamento di Goldman Sachs;
qualora corrisponda al vero che gli strumenti finanziari elaborati dalle maggiori banche americane hanno aiutato l'Italia a portare negli anni passati il bilancio in linea, se risulti quanto abbiano nascosto, e quanto nascondano tuttora, i titoli derivati sottoscritti in termini di indebitamento del Paese;
quale risulti essere l'ammontare esatto di swap e strumenti derivati detenuti dal Tesoro e occultati nei conti pubblici italiani e quali siano le banche coinvolte e le modalità di gestione delle operazioni in derivati;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per offrire le necessarie, trasparenti informazioni, in una fase difficile e delicata per l'Italia il cui debito pubblico è pari a 1.900 miliardi di euro, sotto attacco della speculazione internazionale, di fondi speculativi, banche di affari, agenzie di rating e della dittatura invisibile degli spread e dei mercati, che rischiano di minare i principi democratici e di sovranità;
se non ritenga che la crisi finanziaria ed economica di questi ultimi anni abbia già fatto capire che la finanza creativa, quella creata in maniera artificiosa, speculativa, ed orientata solamente al profitto, possa portare le economie mature verso un dissesto irreversibile.
(3-02717)
CHITI, QUAGLIARIELLO, D'ALIA, PASSONI, ARMATO, BRUNO, CARLONI, DE SENA, GARRAFFA, MILANA, PERDUCA, RUSSO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
AnsaldoBreda, società di proprietà di Finmeccanica, è uno dei leader del settore del materiale rotabile a livello mondiale e annovera oltre 2.500 addetti nei suoi quattro siti in Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. L'economia dell'azienda nelle sue attività coinvolge complessivamente, secondo un calcolo approssimato, altri 4.000 lavoratori occupati in oltre 150 imprese;
AnsaldoBreda rappresenta ad oggi l'unico costruttore a ciclo integrato - dalla progettazione alla messa in servizio - in grado di produrre treni ad alta velocità, treni pendolari, tram e metropolitane leggere e pesanti;
dopo mesi di voci diffuse a mezzo stampa sulla presunta volontà di dismissione di AnsaldoBreda da parte di Finmeccanica, il 22 febbraio 2012 si è tenuto a Roma l'incontro tra il Presidente e Amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi e le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm. In quell'occasione, l'ingegner Orsi ha rappresentato alle organizzazioni sindacali la delicata situazione finanziaria della holding, e ha indicato come possibile soluzione l'uscita di Finmeccanica dal comparto dei trasporti e da quello dell'energia;
la vendita o la dismissione di asset come Ansaldobreda, Ansaldo STS, Ansaldo Energia, nonché BredaMenarini Bus comporterebbe tuttavia lo smantellamento di un patrimonio industriale strategico di primaria importanza per il Paese, e avrebbe conseguenze nefaste sulle prospettive occupazionali dei lavoratori;
il piano industriale presentato dalla proprietà risulta inadeguato e non prevede misure rivolte in prospettiva al risanamento e al rilancio della società. Il punto di stallo raggiunto dalla trattativa tra sindacati e azienda non lascia ben sperare in una soluzione positiva della vertenza che possa garantire la ripresa della produzione industriale negli stabilimenti e salvaguardare il futuro occupazionale dei lavoratori;
la sorte di AnsaldoBreda è una questione preminente per tutte le regioni in cui è presente l'azienda. Tra queste la Regione Toscana che, in virtù della presenza dello stabilimento di Pistoia e nella convinzione della centralità del settore per l'economia locale e nazionale, ha avanzato nei mesi scorsi un progetto per la realizzazione del distretto delle tecnologie ferroviarie, per l'alta velocità e la sicurezza delle reti, con l'ambizione di creare un polo di innovazione e di attrazione di investimenti di rilevanza nazionale,
si chiede di sapere:
quali siano l'orientamento e le scelte di politica industriale del Governo riguardo a un settore strategico per l'economia nazionale quale quello della produzione di materiale rotabile;
se non ritenga necessario intervenire per garantire che le scelte di Finmeccanica vadano nella direzione dello sviluppo e del rilancio produttivo del settore e di stabilimenti che rappresentano un'importantissima risorsa strategica per il Paese.
(3-02718)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
DIVINA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la Siae, Società italiana degli autori ed editori, è l'ente deputato al controllo del rispetto dei diritti d'autore, disciplinati dalla legge n. 633 del 1941;
la stessa legge circoscrive le attività soggette al pagamento dei rispettivi diritti, nonché i soggetti tenuti a sottostare alle relative norme;
ai diritti Siae non sono soggetti né bande né fanfare che riproducono brani musicali (art. 71);
le attività soggette alla Siae sono circoscritte a quelle poste in essere in "esercizi pubblici" (art. 58);
sempre ai fini Siae, non è considerata "pubblica" l' esecuzione, la rappresentazione o la recitazione di opere entro la cerchia della famiglia, convitto, scuola o istituto di ricovero, non effettuate a scopo di lucro;
l'intento del legislatore è chiaramente quello, pur nella primaria tutela degli autori, di escludere dal pagamento dei diritti quei soggetti che sicuramente non lucrano sulle riproduzioni di opere o brani musicali, ma semplicemente li ascoltano a scopo scolastico, domestico o ricreativo;
quanto accade nella realtà, però, stride con i principi intrinseci contenuti nella legge;
un caso eclatante è accaduto l'ultimo sabato di carnevale (il 18 febbraio 2012) ad Isera in Trentino: il comitato Maccheroni di Isera organizza da ben 57 anni la maccheronata di carnevale, raccogliendo offerte che poi destina ad un'associazione che si occupa della cura ed ospitalità di disabili (cooperativa Villa Maria di Lenzima);
lo stesso Comune di Isera contribuisce finanziariamente all'organizzazione della manifestazione;
sabato 18 febbraio un ispettore Siae che si è recato sul posto, ha rilevato, nei pressi delle cucine, la presenza di una radio accesa (sembra che trasmettesse la radiocronaca di una partita di calcio) ed ha contestato la violazione della mancanza di autorizzazione Siae all'impiego di tale apparecchio;
sembra sia volata anche qualche "mestolata" popolana, ma ciò non ha fatto desistere il responsabile Siae dal rilevare l'infrazione;
al presidente 72enne del comitato non è rimasto che pagare la cifra di 953,27 euro, l'intero incasso della colletta, con il solo rammarico che per quest'anno non potrà finanziare le attività umanistiche a beneficio delle famiglie con disabili a carico,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo interpreti, per questo specifico caso, la normativa Siae;
se ritenga di condividere che, in casi ove non esiste alcuno scopo di lucro, le attività a fini benefici e umanistici oltre alle manifestazioni popolari tradizionali, che non si dovrebbero scoraggiare, debbano essere escluse dalla previsioni della normativa Siae;
se ritenga di intervenire sulla normativa vigente allo scopo di esplicitare espressamente quanto sopra, stabilendo che soggetti che operano per fini benefici e meritori senza alcuno scopo di lucro possano operare nei rispettivi ambiti senza soggiacere al pagamento di diritti o al rischio di sanzioni, previsti dalla legge n. 633 del 1941.
(3-02719)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
Giordano Teboldi per il quotidiano "Libero" del 6 marzo 2012 scrive sui 35 minuti di intervista, a giudizio dell'interrogante scandalosi, di Fabio Fazio a Gramellini per la presentazione del suo nuovo libro. Si legge infatti: «Domenica scorsa, a Che tempo che fa, Fabio Fazio ha concesso circa 35 minuti al suo amico e ospite fisso Massimo Gramellini, che presentava il suo ultimo romanzo, del quale taceremo il titolo perché, come il contenuto, è del tutto superfluo. Gramellini è la brillante penna che qualche tempo fa, dalla sua rubrica sulla Stampa, ricordava la storia strappalacrime di "Nonna Rai", una vecchina che a un passo dalla tomba e con la pensione minima smuoveva mari e monti pur di pagare il canone Rai alla posta. Con insuperabile modestia, egli dichiarava di essere indegno di paragonarsi all'eroica ottuagenaria, ma la indicava a modello di perduta civiltà. Ora ci domandiamo: se la nonnina si è sciroppata i 35 minuti (più di un concerto di Mozart) di sviolinata tra Fazio e Gramellini sul capolavoro di quest'ultimo, è ancora convinta che i suoi preziosi euro abbiano contribuito a una buona causa? Ritiene, la nonnina, che Gramellini sia un autore di tale levatura da imporre un'occupazione così vasta di una trasmissione del servizio pubblico? Che Fabio Fazio sia un virtuoso della promozione lo sanno anche i sassi. Fazio adotta il metodo Stanislavskij, lo stesso di Dustin Hoffman: si convince a tal punto che tutti i romanzi che presenta siano capolavori assoluti che quando dice: "Questo è un libro che non potete perdervi, ve lo dico proprio sinceramente", gli daremmo l'Oscar. Ma addirittura 35 minuti! E senza mai trovare un difettuccio, anche piccolo, una minima sbavatura, una pagina meno sublime delle altre, un momento in cui la storia si slenta un po'; macché, tutto oro zecchino di primissima qualità nell'ultimo romanzo dell'ospite di riguardo, direttamente forgiato dalle mani geniali di Gramellini, un uomo che continua a ammorbarci col caso Ruby quando non frega più a nessuno, leggendo dai foglietti che si porta in trasmissione, sovreccitato come un bambino cui il maestro d'italiano faccia leggere il tema davanti a tutta la classe;
considerato che il Contratto di servizio tra il Ministero per lo sviluppo economico e la Rai vincola l'azienda ad un'informazione obiettiva, imparziale e leale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga che il tempo che la trasmissione di prima serata di Rai3 ha "occupato" con la recensione dell'ultimo romanzo del vicedirettore de "La Stampa" non rappresenti un uso quasi privato della televisione pubblica;
quali misure urgenti, nel rispetto dei telespettatori, intenda attivare per riportare una informazione trasparente e credibile nel servizio pubblico, pagato in prevalenza attraverso il canone dei cittadini.
(4-07045)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa ("Il Fatto Quotidiano" del 7 marzo 2012, di Marco Lillo e Antonio Massari) che «Gianni Letta, Augusto Minzolini e Gianni Alemanno sono indagati dalla procura di Roma per le telefonate intercettate dalla Guardia di Finanza di Bari nel dicembre 2009». Nelle intercettazioni il sindaco di Roma avrebbe cercato di fare pressione sull'allora direttore del Tg1 allo scopo di far sparire una serie di servizi sulle prostitute nella Capitale che andavano a cozzare con l'immagine di pulizia che il primo cittadino voleva far passare. Per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, invece, si parla di una classica raccomandazione sempre inviata a Minzolini;
si legge nel citato articolo: «Augusto Minzolini e Gianni Alemanno sono stati iscritti molti mesi fa sul registro degli indagati di Trani per concussione mentre a Letta è stato contestato solo l'abuso di ufficio. Dopo le iscrizioni effettuate dal pm Michele Ruggiero il fascicolo è stato trasmesso a Roma dove è stato preso in carico dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Roberto Felici. Dopo avere iscritto a Roma nuovamente i tre indagati (con tutta probabilità per gli stessi reati) ora i magistrati capitolini dovranno decidere il loro destino. Le telefonate, registrate dalla Guardia di Finanza quando il pm Ruggiero indagava sulle carte di credito revolving di American Express, risalgono al 2009 e non furono ritenute rilevanti dai pm fin quando, lo scorso anno, il gip di Trani, Roberto Oliveri Del Castillo, ha chiesto alla procura di rivalutare il loro peso. Nella prima serie di telefonate, il sindaco Alemanno viene a conoscenza di un servizio giornalistico che descriveva con toni realistici e a lui sgraditi gli eccessi delle notti romane. Il sindaco alza il telefono per contattare Augusto Minzolini, all'epoca "direttorissimo" del telegiornale della rete ammiraglia Rai»;
sul citato articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" si legge: «Alemanno è stato eletto un anno e mezzo prima inneggiando alla "tolleranza zero" ed è molto preoccupato dell'immagine negativa che potrebbe ricadere sulla sua gestione dell'ordine pubblico: "Minzolini accoglie le lamentele del sindaco e, poco dopo, chiama la giornalista responsabile. "Il servizio non deve andare in onda" dice - in sintesi - il direttore alla sua cronista o almeno non con quei contenuti. A colpire gli investigatori, oltre al contenuto della telefonata, sono i toni che Minzolini usa con la giornalista. La telefonata è lunga e concitata. La giornalista difende il servizio ma, nonostante non sia certo l'ultima arrivata, alla fine asseconda le ire di Minzolini e sostanzialmente prende atto della decisione del direttore. I pm hanno deciso di indagare, oltre al sindaco di Roma anche il direttore del Tg1 perché il suo comportamento prono ai voleri del politico anteporrebbe la tutela dell'immagine di Alemanno, secondo la ricostruzione della Procura di Trani, all'interesse del pubblico che paga il canone a Rai a essere informato»;
l'articolo prosegue: «Siamo sempre nel 2009 e questa volta, ad alzare il telefono, è l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta che chiama Minzolini per segnalargli un giornalista a lui vicino. Già in passato erano state registrate telefonate simili del braccio destro di Berlusconi al direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. Ma in quel caso i pm romani non avevano ravvisato gli estremi dell'a buso di ufficio che invece, secondo la Procura di Trani, in questo caso, potrebbe profilarsi. L'iscrizione di Alemanno, Letta e Minzolini nel registro degli indagati di Roma risale al mese scorso. Tutto nasce dal provvedimento del gip di Trani Oliveri Del Castillo dello scorso luglio. Nel luglio 2011 i pm di Trani avevano sottoposto alla sua attenzione centinaia di telefonate che riguardavano Minzolini e il suo rapporto con la politica, sia del centrodestra sia del centrosinistra. Per la procura erano irrilevanti e andavano distrutte. Ma il gip ha chiesto di risparmiare le conversazioni del direttore con Alemanno e Letta perché ha ravvisato un possibile reato in quelle conversazioni»;
l'inchiesta si profila molto delicata perché svela i retroscena dei rapporti tra la politica e l'informazione pubblica;
a giudizio dell'interrogante i metodi messi in atto dal sindaco Alemanno per risolvere i problemi di Roma, ossia la mistificazione della realtà sui media, invece di intervenire con provvedimenti seri contro la movida violenta e il degrado della città, dimostrano una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che vivono in prima persona le conseguenze del degrado della capitale;
considerato che la Rai, in virtù del contratto di servizio sottoscritto con il Ministro dello sviluppo economico, è tenuta ad assicurare il pluralismo, nel rispetto dei principi di obiettività, completezza, imparzialità e lealtà dell'informazione,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per evitare che la funzione preziosa del giornalismo, che deve essere obiettiva ed oggettiva nel raccontare i fatti e dare le notizie, sia subordinata agli interessi di alcuni potenti, che cercano di interferire pesantemente sull'autonomia di una delle testate del servizio pubblico, con una preoccupante commistione tra giornalismo e politica, ledendo gravemente il diritto costituzionale dei cittadini ad essere compiutamente informati;
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire ai cittadini, che finanziano la Rai con il canone, editoriali che corrispondano allo spirito e alle modalità di un servizio pubblico.
(4-07046)
DELLA SETA, FERRANTE, DI GIOVAN PAOLO, RANUCCI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - premesso che:
si apprende dalla lettura di articoli pubblicati su diversi quotidiani che l'aumento esponenziale dell'emergenza criminalità in provincia di Latina, negli ultimi anni, sta destando viva preoccupazione nelle istituzioni, nelle forze Dell'ordine, nella magistratura e tra i cittadini. Tale emergenza è confermata anche dalla Relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2010, in cui si evidenzia per la provincia di Latina il rischio di radicamento della mafie, in particolare mediante il controllo di attività commerciali e imprenditoriali di rilievo e l'infiltrazione dei propri affiliati direttamente nei consigli comunali. A tale proposito è bene ricordare che la provincia di Latina è anche il territorio in cui si è verificato il tristemente noto "caso Fondi", con il conseguente allontanamento dell'exprefetto di Latina, dottor Bruno Frattasi, che aveva denunciato l'intreccio tra imprenditoria, criminalità e amministrazione comunale, e dove, con epicentro il mercato ortofrutticolo di Fondi, la camorra e Cosa Nostra hanno messo le mani sul controllo dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli in tutto il Centro-Sud;
il mix tra criminalità autoctona e criminalità organizzata alloctona, la particolare strategia affaristica che ne deriva, come il complesso di alleanze che spesso si evidenziano dalle indagini della magistratura, danno origine a quella che Libera ha definito "Quinta Mafia";
uno dei settori a maggiore rischio di infiltrazione ecomafiosa è il settore edile, da sempre tra quelli più contaminati dalla criminalità organizzata soprattutto di origine campana. I parchi, i laghi, le campagne e le coste, ma anche i centri urbani pontini, sono esposti a continue speculazioni, abusi edilizi, sfregi urbanistici. Il consumo di territorio e le lottizzazioni spesso in deroga ai piani regolatori sono una costante che preoccupa;
in questo contesto, ad essere particolarmente esposti risultano i Comuni all'interno del Parco nazionale del Circeo, Sabaudia e San Felice Circeo in primis. Basti pensare che nel Parco nazionale del Circeo, stando ai dati ufficiali presentati dall'Ente Parco, vi sarebbero, secondo proiezione statistica, circa un milione e 500.000 metri cubi "fuorilegge". Secondo varie indagini della magistratura, una parte significativa di questo business è imputabile, direttamente o indirettamente, a esponenti della malavita organizzata. Non a caso proprio il Parco nazionale del Circeo è stato oggetto di continui attacchi intimidatori volti a condizionare l'azione repressiva nei riguardi dell'abusivismo edilizio e le scelte in favore di una regolamentazione moderna ed ecosostenibile dell'intera area protetta;
a preoccupare è anche il fronte delle illegalità legate al ciclo dei rifiuti. Basti ricordare l'inchiesta sulla gestione dei rifiuti urbani a Minturno; o il sequestro di un terreno di quasi mille metri quadri di proprietà della società "Fondana Allevamenti" effettuato nel mese di maggio 2011 nella città di Pontinia, dove erano state smaltite illegalmente circa duecentosettantadue tonnellate di fanghi provenienti da un'azienda casearia di Marcianise, che, senza alcun trattamento specifico, erano stati accatastati a pochi metri dal fiume Ufente; o ancora la recente inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Latina relativamente all'inquinamento in falda determinato dalla discarica di Borgo Montello, la terza più grande d'Italia. Rispetto a quest'ultma vicenda, è fondamentale ricordare quello che accadde il 29 marzo 1995 in provincia di Latina, quando venne ucciso il parroco di Borgo Montello don Cesare Boschin;
oltre a questo, altri dati allarmanti vanno richiamati: le intimidazioni subite da uomini dello Stato come ad esempio l'exquestore di Latina, il capo della squadra mobile e due ispettori di Formia, l'ispettore di polizia Pasquale del Nucleo di polizia giudiziaria di Fondi; e ciò che si ricava dal rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente, dove la provincia di Latina si posiziona al 4° posto nazionale per infrazioni accertate e quella di Roma al 5°. A livello regionale, l'area pontina con le sue 264 infrazioni accertate, pesa per il 36 per cento, la provincia capitolina per il 34 per cento, il reatino per il 12 per cento, la provincia di Frosinone e il viterbese per l'8 per cento. Diverse sono state anche le aggressioni subite da amministrazioni e dirigenti dei Comuni di San Felice Circeo e Sabaudia;
anche molti giornalisti nell'adempimento del loro lavoro, in provincia di Latina, sono spesso fatti oggetto di persecuzioni, intimidazioni, pressioni improprie sino a generare un clima di paura che li espone a continui rischi e pericoli. È eloquente, a tale proposito, quanto di recente sostenuto dall'exquestore Nicolò D'Angelo, il quale ha affermato: "Se cediamo qui, se il contrasto non sarà abbastanza forte, per la mafia s'aprirà un'autostrada verso Roma",
si chiede di conoscere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno destinare maggiori risorse umane e tecnologiche alla magistratura e alle Forze dell'ordine, per contrastare il fenomeno del radicamento delle mafie e dei loro interessi nel tessuto economico, sociale e politico della provincia di Latina, anche con l'obiettivo della creazione di una Direzione distrettuale antimafia presso il Tribunale di Latina;
se non ritengano necessario assumere iniziative di competenza per attivare un controllo serrato da parte di organi di vigilanza e controllo sia sul sistema degli appalti, delle concessioni e delle consulenze in tutti i Comuni della Provincia pontina e sulla stessa Amministrazione Provinciale, sia sull'azione imprenditoriale condotta dalle numerose cooperative agricole dell'agro pontino, in particolare quelle presenti nei Comuni di Formia, Fondi, Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia e Latina e sui titolari delle medesime;
quali azioni intendano attuare per contrastare in maniera adeguata in particolare i fenomeni criminali legati alle cosiddette ecomafie, con riferimento al ciclo illegale dei rifiuti, del cemento e alle agromafie;
se non intendano attivarsi per sollecitare il massimo impegno delle Forze dell'ordine e della magistratura perché si faccia definitivamente luce sull'omicidio di don Cesare Boschin.
(4-07047)
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel corso della XV Legislatura il Governo diede avvio al nuovo sistema di raccolta e recupero dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) come previsto dalla normativa europea (direttiva 2002/96/CE) riportando l'Italia in linea con gli altri Paesi dell'Unione europea (UE);
l'avvio ha visto una prima fase definita transitoria, prevista nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 185 del 2007, e una partenza definitiva a partire dal 1o gennaio 2008. Detta fase transitoria era stata disciplinata con un accordo di programma sottoscritto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dall'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) e da numerose sigle rappresentanti i diversi soggetti coinvolti nello sviluppo del sistema. Tale accordo prevedeva, tra l'altro, la creazione di nuovi centri di raccolta e l'adeguamento degli esistenti sul territorio italiano in modo da intervenire nelle aree territoriali sprovviste per garantire a tutti i cittadini la possibilità di avvalersi del sistema RAEE;
il decreto ministeriale n. 185 del 2007 ha inoltre istituito il registro nazionale delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) presso il quale i produttori devono iscriversi fornendo le informazioni relative alla quantità e alle caratteristiche delle apparecchiature immesse sul mercato. Questo registro risulta essere il perno intorno al quale il sistema si muove consentendo di individuare i soggetti coinvolti, di stabilire la quantità in peso e in pezzi delle apparecchiature immesse sul mercato e di definire le relative quote di mercato dei singoli produttori, cioè la percentuale di responsabilità dei singoli produttori e dei sistemi collettivi;
è stato inoltre istituito presso il Ministero dell'ambiente, ai sensi della vigente normativa, il Comitato interministeriale di vigilanza e controllo e il sistema di autoregolamentazione dei produttori all'interno del Centro di coordinamento;
inoltre con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 65 del 2010 è stato finalmente disciplinato e avviato l'obbligo del cosiddetto ritiro 1 contro 1 presso la distribuzione, al fine di semplificare il conferimento dei RAEE da parte dei cittadini e incrementarne i volumi raccolti;
sono quindi stati realizzati i primi passi per l'avvio del nuovo sistema di gestione dei rifiuti tecnologici il quale, attraverso i diversi soggetti coinvolti, ha dato sin dall'inizio dimostrazione di grande impegno evidenziando buone potenzialità;
è importante sottolineare che l'obiettivo dei 4 chilogrammi all'anno pro capite è stato raggiunto ma il processo di revisione della citata direttiva europea, arrivato ormai alle sue fasi finali prevede nuovi e molto più ambiziosi obiettivi di raccolta chiedendo quindi agli Stati membri ulteriori sforzi e maggio efficienza del sistema;
l'articolo 19, comma 4, del citato decreto legislativo n. 151 del 2005, prevede che con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e finanze, siano stabilite le tariffe per la copertura degli oneri derivanti dalle attività di monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi di recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei produttori delle medesime apparecchiature, dall'istituzione del registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento dei RAEE nonché dal funzionamento del Comitato di vigilanza e controllo e del Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE e le relative modalità di versamento;
attualmente però la mancata adozione del decreto tariffe ha causato l'assenza della necessaria copertura economica delle attività poste in capo alle amministrazioni pubbliche, in primis il Ministero dell'ambiente e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), nell'ambito del sistema di gestione dei RAEE le quali hanno svolto, per quanto possibile, le attività tramite le proprie dotazioni ordinarie, contravvenendo quindi a quanto disposto nel decreto legislativo n. 151 del 2005, il quale prevedeva espressamente che "Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica" (art 19, comma 1); nonché l'impossibilità di svolgere i controlli necessari alla verifica della corretta attuazione del sistema attraverso l'azione del Comitato di vigilanza e controllo che ha sede presso il Ministero dell'ambiente, il quale è costretto a svolgere le proprie funzioni in totale assenza degli strumenti economici ed organizzativi necessari allo svolgimento delle proprie attività;
si sottolinea che il ruolo e i compiti del sopra citato Comitato, in base a quanto indicato dal decreto legislativo n. 188 del 2008 sono stati estesi anche alla recente disciplina dei rifiuti da pile e accumulatori,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda dare seguito all'adozione del decreto ministeriale relativo alle modalità di finanziamento della gestione dei rifiuti delle apparecchiature di illuminazione, ai sensi dell'articolo 19, comma 4, del citato decreto legislativo n. 151 del 2005, gestione peraltro imposta dalla disciplina comunitaria;
se non intenda dare seguito altresì agli altri decreti attuativi previsti dal decreto legislativo n. 151 del 2005, al fine di garantire una efficace ed effettiva politica di gestione dei rifiuti elettrici e elettronici.
(4-07048)
LANNUTTI, MASCITELLI, CARLINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la coesione territoriale e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (in un articolo sul "Corriere della sera" del 7 marzo 2012) scrivono della drammatica situazione che vive L'Aquila a tre anni dal sisma del 6 aprile 2009: tutto è rimasto uguale ad allora;
si legge nell'articolo: «Chiusa la fase dell'emergenza l'Abruzzo è piombato nel dimenticatoio. Come se la costruzione a tempo di record e al prezzo stratosferico di 2.700 euro al metro quadro dei Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili, le famose C.a.s.e. dove sono state trasportate 12.999 persone, avesse risolto tutto. "Adesso tocca agli enti locali", disse Berlusconi. E dopo il G8 e la passeggiata con Obama non si è praticamente più visto. Rarissime pure le apparizioni di altri politici»;
a quanto risulta agli interroganti, lascia forti dubbi la gestione dei fondi stanziati dal Governo Berlusconi. Nel citato articolo si legge infatti: «Come quei 3 milioni di euro stanziati dall'ex ministro Mara Carfagna per un centro antiviolenza, che invece sarebbero stati dirottati un pò per i lavori della Curia e un po' per la struttura della consigliera di parità della Regione. O ancora i due milioni messi a disposizione dall'ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni per un centro giovani, milioni che secondo il sindaco sarebbero chissà come evaporati. Per non dire delle chiacchiere intorno a una struttura nuova di zecca tirata su mentre tanti edifici d'arte sono ancora in macerie: il San Donato Golf Hotel a Santi di Preturo, pochi chilometri dal capoluogo. Sessanta ettari di parco in una valletta verde, quattro stelle, conference center, centro benessere... Inaugurato a ottobre con la benedizione di Gianni Letta, ha scritto abruzzo24ore.tv, "è meglio noto come l'hotel di Cicchetti". Vale a dire Antonio Cicchetti, ex direttore amministrativo della Cattolica di Milano, uomo con aderenze vaticane, stimatissimo da Chiodi e Letta nonché vicecommissario alla ricostruzione. Ma il resort è qualcosa di più d'un albergo di famiglia. Nella società che lo gestisce, la Rio Forcella spa, troviamo parenti, medici di grido, uomini d'affari. E molti costruttori: il presidente dell'Associazione imprese edili romane Eugenio Batelli, Erasmo Cinque, la famiglia barese Degennaro... Ma anche la Cicolani calcestruzzi, fra i fornitori di materiali per il post terremoto e una serie di imprenditori locali. Come il consuocero di Cicchetti, Walter Frezza, e suo fratello Armido, i cui nomi sono nell'elenco delle ditte impegnate nel progetto C.a.s.e. e nei puntellamenti al centro dell'Aquila: per un totale di 23 milioni. Appalti, va detto, aggiudicati prima della nomina di Cicchetti. Però... Né sembra più elegante la presenza, tra i soci del resort, dell'ex vicepresidente della Corte d'appello aquilana Gianlorenzo Piccioli, nominato un anno fa da Chiodi consulente (60 mila euro) del commissariato. L'intoppo più grosso è il groviglio di norme, leggi e regolamenti. Gianfranco Ruggeri, titolare di uno studio di ingegneria, li ha contati: 70 ordinanze della Presidenza del Consiglio, 41 disposizioni della Protezione civile, 96 decreti del commissario. Più 606 (seicentosei!) atti emanati dal Comune dell'Aquila. Senza contare una copiosa produzione di circolari interne. Massa tale che a volte una regola pare in plateale contraddizione con l'altra. Un delirio. Non bastasse, c'è la filiera. Una specie di cordata para-pubblica che gestisce le istruttorie. I progetti si presentano a Fintecna, società del Tesoro. Poi vanno a Reluis: la Rete laboratori universitari di ingegneria sismica, coordinata dalla Federico II di Napoli. Quindi al Cineas, consorzio di cui fanno parte 46 soggetti, dal Politecnico di Milano a compagnie assicurative quali Generali e Zurich, che si occupa dell'analisi economica delle pratiche. A quel punto il percorso per avere il contributo erogato dal Comune è completo. Teoricamente, però. Nella sostanza non capita quasi mai al primo colpo. E la pratica rimbalza dentro la filiera come una pallina da flipper. La Cineas» ha valutato «positivamente 4.163 delle 8.722 pratiche per le abitazioni periferiche? Ebbene, il Comune ha emesso contributi per sole 2.472 di loro, a causa di vari motivi. Per esempio il fatto che ben 1.138 riguardano singoli appartamenti, ma siccome manca la pratica condominiale a chiudere il cerchio, il finanziamento non può scattare. E nemmeno i lavori. Perché allora non prevedere una pratica unica per ogni condominio?»;
si legge ancora: «Il risultato di tanti impicci è paradossale: in una città da ricostruire i costruttori mettono gli operai in cassa integrazione e licenziano i dipendenti. E quello che doveva essere il motore della ripresa è fermo. L'opposto esatto di quanto accadde in Friuli, esempio accanitamente ignorato a partire dal coinvolgimento dei cittadini. Il Friuli si risollevò per tappe: prima in piedi le fabbriche, poi le case, poi le chiese. Qui le fabbriche non hanno visto un euro, il miliardo promesso per rilanciare le attività è rimasto in cassa e l'economia è allo stremo. Si è preferita la strada della Protezione civile, del commissario, degli effetti speciali assicurati dalle C.a.s.e. spuntate come funghi dopo il sisma. Quelle con le "lenzuola cifrate e una torta gelato con lo spumante nel frigorifero". Peccato che adesso, dopo le fanfare e i tagli dei nastri, stiano saltando fuori anche le magagne. Alcune ditte che le hanno costruite sono fallite e non si sa chi deve risolvere certi guai. Come a Colle Brincioni, dove dopo le nevicate di febbraio si è dovuta puntellare una scala. Sarebbe ingeneroso dire che sia stato tutto un fallimento. Ma dopo la fase dell'emergenza serviva un colpo di reni degno di questo Paese. E quello no, non c'è stato. A tre anni dal terremoto ci sono ancora 9.779 aquilani in "autonoma sistemazione". Persone che hanno perduto la casa e si sono arrangiate. Qualcuno di loro magari pregusta un appetitoso minicondono per le casette che hanno potuto costruire nel giardino dell'abitazione crollata. Nelle aree del terremoto ce ne sono la bellezza di quattromila. Ma è una magra consolazione. Anzi, rischiano alla lunga di essere, con l'attesa sanatoria, una ferita in più nella immagine della città antica da ricostruire. Per le "autonome sistemazioni" lo Stato continua a pagare 100 mila euro al giorno. Una quarantina di milioni l'anno, a cui bisogna aggiungere la spesa per i 383 abruzzesi ancora in alberghi o «strutture temporanee» come la caserma delle Fiamme Gialle di Coppito, dove sono in 147. Il tutto va a sommarsi al totale, come dicevamo ignoto, sborsato finora. Una cifra nella quale ci sono i costi delle famose C.a.s.e. (808 milioni), dei Map, i Moduli abitativi provvisori che ospitano fra L'Aquila e gli altri Comuni ben 7.186 persone (231 milioni), dei Musp, i Moduli a uso scolastico provvisorio (81 milioni) e dei Mep, Moduli ecclesiastici provvisori (736 mila euro). Ma anche dei puntellamenti dei centri storici: solo per L'Aquila 152 milioni. Più i soldi per la prima emergenza (608 milioni) e i contributi già erogati per la ricostruzione delle case private: un miliardo e 109 milioni. Nonché i compensi della «filiera»: altri 40 milioni l'anno. E le opere pubbliche, le tasse non pagate, i costi delle strutture commissariali e dei consulenti... Il conto è salatissimo, ed è destinato a crescere esponenzialmente. Basta dire che per le sole abitazioni periferiche si dovrebbero spendere 1.524 milioni. E almeno il doppio per quelle del centro. Poi le chiese, le fabbriche, i ponti, le strade... Ma L'Aquila vale il prezzo. Qualunque prezzo. È inaccettabile che si vada avanti così, navigando a vista, mentre uno dei centri storici più belli d'Italia si sbriciola, popolato soltanto di rari operai ai quali fanno compagnia ancora più rari cani randagi. Case disabitate, chiese vuote, negozi chiusi. Non si può accettare che il terremoto diventi solo il pretesto per far circolare del denaro, foraggiando una burocrazia inefficiente e strapagata, stormi di consulenti famelici, campioni del mondo di varianti in corso d'opera e revisioni prezzi, con l'unico obiettivo di impedire che la giostra infernale si fermi»;
all'inizio dell'articolo, invece, si legge «"Soldi spesi finora? Chi lo sa..."» e «Si sa quanto fu speso per gli accappatoi dei Grandi nei tre giorni del G8: 24.420 euro. Quanto per ciascuna delle "60 penne in edizione unica" di Museovivo: 433 euro per un totale di 26.000. Quanto per 45 ciotoline portacenere in argento con incisioni prodotte da Bulgari per i capi di Stato: 22.500 euro, cioè 500 a ciotolina. Quanto per la preziosa consulenza artistica di Mario Catalano, lo scenografo di Colpo grosso chiamato a dare un tocco di classe, diciamo così, al summit: 92 mila euro. Quanto è stato speso in tutto, però, come detto, non lo sanno ancora neanche gli esperti»;
considerato che:
Antonio Cicchetti ricopre la carica di vicecommissario alla ricostruzione post sismica in Abruzzo;
egli è già stato condannato dalla Corte dei conti nel 2008 in relazione al deficit di bilancio del comitato della «Perdonanza», istituto religioso de L'Aquila,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo voglia intraprendere al fine di fare chiarezza sui conti del terremoto, sulle risorse spese e su quelle non ancora assegnate nonché su quelle che occorreranno per permettere una rapida ricostruzione, dopo tre anni di attesa, e comunque sui modi in cui questa si sta attuando;
se non intenda adottare le opportune iniziative al fine di verificare la regolarità amministrativa e contabile delle procedere assunte;
quali siano le prospettive di tutela dei beni culturali danneggiati dal sisma, atteso che il loro stato peggiora ulteriormente con il passare del tempo;
se non ritenga necessario provvedere ad un'attenta verifica dell'utilizzazione dei fondi pubblici e della loro corretta destinazione e, di conseguenza, a darne conto con opportuna relazione;
se il Governo non ritenga che Antonio Cicchetti, nella sua figura di manager dai multiformi impegni pubblici e privati, dal momento che appare poco chiaro in che misura e con quali procedure gli appalti e le forniture siano stati assegnati dallo stesso alle società dei suoi amici e familiari, anche tenuto conto del fatto che lo stesso è stato già condannato dalla Corte dei conti per la malagestione dell'istituto Perdonanza, al quale ha fatto maturare debiti milionari, non sia la persona giusta ad offrire garanzie rispetto all'immane compito della ricostruzione post-terremoto con la garanzia di salvaguardarne la trasparenza;
quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire alla città de L'Aquila, ormai una località fantasma con il centro storico ancora ridotto in macerie, e ai suoi cittadini la sicurezza di una rinascita economica, politica e sociale, che di fatto ancora non ha avuto inizio né progettazione.
(4-07049)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02717, del senatore Lannutti, sulla speculazione finanziaria internazionale.