Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 681 del 28/02/2012

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

681a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 28 FEBBRAIO 2012

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Presidenza del vice presidente NANIA

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale: Grande Sud-SÌ Sindaci-Popolari d'Italia Domani-Il Buongoverno-Fare Italia: CN:GS-SI-PID-IB-FI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 17,06.

Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 23 febbraio.

PRESIDENTE. In data 27 febbraio 2012 il Governo ha presentato il disegno di legge n. 3174 di conversione del decreto-legge n. 15 del 2012, recante norme urgenti per lo svolgimento delle elezioni amministrative del maggio 2012.

Ulteriori comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.

PARAVIA (PdL). Ricorda la scomparsa di Sossio Pezzullo, senatore nella X legislatura.

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(3155) Ratifica ed esecuzione del Trattato tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Ungheria, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia, il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord (Stati membri dell'Unione europea) e la Repubblica di Croazia, relativo all'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, e dell'Atto relativo alle condizioni di adesione, con allegati, protocollo, Atto finale, dichiarazioni e scambio di lettere, fatto a Bruxelles il 9 dicembre 2011 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Avverte che è presente nelle tribune il Presidente del Parlamento della Repubblica di Croazia, Boris Šprem, cui va il saluto dell'Assemblea.

DINI, relatore. La ratifica del Trattato che sancisce l'adesione della Croazia all'Unione europea a partire dal 1° luglio 2013, sulla quale il popolo croato si è pronunciato favorevolmente attraverso un referendum, è un passo di portata storica, non solo nel quadro del processo di integrazione politica europea, che è in una fase di sviluppo molto importante, ma anche ai fini del superamento dei contenziosi che hanno storicamente diviso i Paesi dell'area e, più specificamente, di quelli che hanno per oggetto la comunità italiana in Istria e Dalmazia. Con la rapidissima ratifica del Trattato il Parlamento italiano manifesta la consapevolezza dell'importanza di un atto che favorirà il processo di adesione all'Unione degli altri Paesi balcanici.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

PEGORER (PD). L'adesione della Croazia all'Unione europea, che avviene sulla base della condivisione dei principi democratici e del rispetto dei diritti umani, è un successo della politica di integrazione, cui hanno dato un grande contributo l'Italia e le Regioni di confine, in particolare con la comunità di lavoro Alpe Adria sviluppatasi nel 1978. Tale atto dimostra l'attrattività del progetto dell'Unione europea anche per le Nazioni balcaniche, storicamente segnate da profonde divisioni.

MARCENARO (PD). La Croazia negli ultimi anni ha svolto un ruolo chiave nel processo di riconciliazione nei Balcani, dopo il conflitto che sconvolse l'area dal 1992 al 1995. E' significativo che l'adesione della Croazia all'Unione avvenga negli stessi giorni in cui viene riconosciuto alla Serbia il ruolo di Paese candidato. E' auspicabile che questa nuova situazione alimenti gli sforzi per la soluzione del problema, centrale per la pacificazione dei Balcani, costituito dalla definitiva stabilizzazione e democratizzazione della Bosnia-Erzegovina.

MARINARO (PD). L'ingresso della Croazia conferma la forza di attrazione dell'Unione europea che, nonostante la crisi in atto, continua a rappresentare uno stimolo di crescita economica e sociale e un incentivo ad attuare le riforme necessarie al consolidamento della democrazia e dei diritti. L'Italia ha sempre operato affinché l'area dei Balcani, nucleo delle tragedie del Novecento, fosse una priorità della politica comunitaria. Per garantire benessere, sicurezza e pace l'Europa è chiamata oggi a vincere la logica dei nazionalismi e a dotarsi di un sistema di governo fondato sulla responsabilità democratica e sulla coesione sociale, capace di integrare le diversità culturali ed economiche.

CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'adesione nell'Unione europea della Croazia, che è membro della NATO dal 2009 e che entrerà presto nell'area di Schengen, inaugura un nuovo capitolo nella storia dell'integrazione delle Repubbliche della ex Jugoslavia. Il percorso è stato lungo e ha dovuto superare il veto posto dalla Slovenia nel 2008 e le resistenze del Parlamento europeo, non convinto del processo riformatore croato. L'Italia, nonostante i problemi irrisolti tra i due Paesi, è stata sincera fautrice dell'ingresso di Zagabria nella UE; il Gruppo Coesione Nazionale voterà a favore della ratifica.

PERDUCA (PD). L'adesione della Croazia all'Unione europea rappresenta il coronamento di una battaglia trentennale del Partito Radicale transnazionale che pose immediatamente l'esigenza di governare con le armi della politica il processo di disintegrazione della ex Jugoslavia e richiamò l'attenzione sugli eccidi compiuti dalle milizie di Milosevic in Croazia e in Bosnia. L'accordo di Dayton ha lasciato irrisolti alcuni nodi, in particolare per quanto riguarda la Bosnia, che l'Europa dovrà contribuire a sciogliere. Annuncia il convinto voto favorevole alla ratifica di un trattato che onora la storia dei popoli dei Balcani e supera l'inerzia delle istituzioni europee.

GIOVANARDI (PdL). L'adesione all'Unione europea della Croazia suscita emozioni profonde perché chiude una storia complessa e travagliata, segnata nel Novecento dai drammi del fascismo e del comunismo. Una storia comunque ricca di ammonimenti circa la necessità di superare gli odi etnici e di valorizzare le differenze linguistiche e culturali. L'Italia ha con la Croazia legami particolari di vicinanza storica e geografica, derivanti anche dalla presenza di una nutrita minoranza croata in Molise.

BLAZINA (PD). L'ingresso della Croazia nell'Unione europea rappresenta la prosecuzione dello spirito di Trieste, emerso nell'incontro nel 2010 dei Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia che ha simboleggiato la definitiva riconciliazione fra i tre Paesi. L'Italia, che ha rapporti commerciali privilegiati con la Croazia, appoggia l'adesione graduale di tutti i Paesi dei Balcani occidentali: l'attribuzione alla Serbia dello status di candidato va in questa direzione. Il trattato di adesione avrà un effetto positivo su questioni bilaterali non ancora risolte, come quella dei beni confiscati e nazionalizzati dopo la seconda guerra mondiale e la regolazione del lavoro transfrontaliero. Da parte della minoranza italiana residente in Istria c'è molta attesa per l'ingresso della Croazia nell'area di Schengen.

DAVICO (LNP). Più di altri Paesi dell'area balcanica la Croazia condivide le radici e il patrimonio culturale europeo ed il via libera della Commissione europea alla candidatura della Serbia segna un altro passo importante verso la pacificazione di un'area segnata nel recente passato da forte instabilità. In una fase di crisi che ha appannato l'immagine di un'Europa capace di garantire benessere economico, l'adesione della Croazia, dopo l'allargamento ad Est del triennio 2004-2007, che fu un boomerang sotto il profilo delle regole del mercato del lavoro e della criminalità, può rinsaldare la comune identità culturale e religiosa. Il referendum croato di gennaio è occasione, infine, per ricordare che i cittadini italiani sono scarsamente coinvolti nelle questioni europee e che l'Europa non ha ancora risolto il suo deficit democratico.

LIVI BACCI (PD). La ratifica del trattato di adesione della Croazia all'Unione europea avrebbe richiesto maggiore solennità: l'atto chiude, infatti, un passato travagliato, segnato da ferite profonde e da accentuata instabilità. I benefici della convivenza libera e pacifica sono sicuramente superiori ai costi derivanti dall'allargamento: è importante che altri Paesi della ex Jugoslavia entrino nella casa comune europea ed è significativo che la Croazia si sia dichiarata favorevole alla candidatura della Serbia. L'integrazione europea fa registrare nuovi progressi sul terreno economico con il fiscal compact e il meccanismo di stabilità; occorrerebbe tuttavia un rinnovato entusiasmo per costruire un'unità politica più efficiente ed efficace.

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

DINI, relatore. Constatata l'ampia condivisione emersa dal dibattito, non ritiene necessario intervenire in replica.

D'ANDREA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L'Italia ha sostenuto con determinazione il lungo cammino compiuto dalla Croazia per allineare il proprio apparato amministrativo e normativo all'acquis communautaire e ora conferma ulteriormente il consenso all'adesione della Croazia all'Unione europea ratificando con eccezionale speditezza il Trattato, nella speranza che il processo di allargamento prosegua fino a ricomprendere i Paesi dei Balcani occidentali e la Turchia. L'Italia nutre particolare interesse al pieno sviluppo delle relazioni con la Croazia, auspicando che la collaborazione nell'Unione consenta di superare i contenziosi ancora aperti.

Il Senato approva l'articolo 1 (Autorizzazione alla ratifica), l'articolo 2 (Ordine di esecuzione) e l'articolo 3 (Entrata in vigore).

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

PEDICA (IdV). I Governi italiani sono sempre stati coerenti nel favorire l'ingresso della Croazia nell'Unione europea. Grazie allo storico passaggio odierno si pone fine ad un passato travagliato da guerre e conflitti etnici e si apre all'intera area balcanica una prospettiva futura di democrazia e libertà, nel rispetto dei diritti umani e dei valori dell'integrazione e della solidarietà. È vero che la partecipazione dei cittadini croati al referendum confermativo è stata scarsa, ma forse ha prevalso il timore dei sacrifici necessari per aderire all'Unione europea proprio nel momento in cui questa è investita da una grave crisi economico-finanziaria. Il traguardo raggiunto consentirà certamente buoni rapporti di vicinato con l'Italia, per cui il Gruppo IdV voterà a favore del disegno di legge di ratifica.

PALMIZIO (CN (GS-SI-PID-IB-FI)). Non mancherà il voto favorevole di Coesione Nazionale, con l'auspicio che l'ingresso della Croazia nell'Unione europea consenta la soluzione dei contenziosi ancora aperti con l'Italia, come le norme che disciplinano l'attività della pesca nell'Adriatico, la tutela dei diritti degli esuli e la restituzione dei beni italiani nazionalizzati in Istria e Dalmazia.

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). È importante che l'Italia sia tra i primi Paesi dell'Unione a ratificare il Trattato di adesione della Croazia, per la vicinanza geografica dei due Paesi e i rapporti storicamente intercorsi ed in via di costante miglioramento. L'opportunità di crescita economica, politica e culturale offerta alla Croazia sarà importante per garantire una maggiore sicurezza e stabilità nell'area dei Balcani. Per questi motivi è auspicabile anche la definitiva chiusura delle questioni ancora pendenti con l'Italia.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Il Gruppo sostiene con forza l'adesione all'Unione europea della Croazia, partner commerciale di primaria importanza ed elemento strategico per la definitiva pacificazione dell'area balcanica dopo i tragici conflitti degli anni Novanta. Il progressivo allargamento dell'Unione agli altri Paesi balcanici consentirà non solo una maggiore stabilità politica, ma anche un rilancio della stessa Comunità europea, in una fase di forte difficoltà.

DAVICO (LNP). La Lega voterà con convinzione a favore dell'ingresso della Croazia nell'Unione europea, che tuttavia si verifica con grande ritardo, a causa dei discutibili criteri applicati per la valutazione dei Paesi che intendono aderire. Nella crisi di fiducia generata dalla crisi economica in atto, l'integrazione della Croazia offre nuovo slancio ad un'Europa fragile, non sorretta da una vera unione politica e gestita da burocrati che non tengono conto del sentimento dei popoli. I Governi italiani, anche se di diverso colore, hanno sempre sostenuto il progressivo allargamento dell'Unione ai Paesi balcanici ed è auspicabile che l'attuale Esecutivo faccia altrettanto.

TONINI (PD). Il Gruppo PD voterà con convinzione a favore della ratifica del Trattato di adesione della Croazia nell'Unione europea, un segnale positivo per l'Italia - che in questo modo può superare le controversie del passato con un Paese confinante - e per l'Europa, poiché questo è un tassello importante per la costruzione di un'area mediterranea pacificata, nella quale possano prosperare i traffici commerciali e i Paesi possano cooperare e svilupparsi. La diffusione del modello europeo, basato sulla democrazia, il rispetto dei diritti umani e la valorizzazione delle autonomie, può fungere da antidoto ai rischi che torni l'incubo della guerra nel cuore dell'Europa, come è avvenuto dopo la dissoluzione della Repubblica federale jugoslava.

BETTAMIO (PdL). Dichiara il voto favorevole del Gruppo PdL al disegno di legge di ratifica del Trattato di adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, che costituisce un successo della politica estera italiana ed un traguardo storico per Zagabria, che ha avviato un percorso di stabilizzazione politico-istituzionale, di transizione verso un'economia di mercato e di adeguamento degli standard giudiziari e dei diritti umani, come richiesto dagli accordi pre-adesione. È ora auspicabile che prosegua in questa linea virtuosa, sotto il costante monitoraggio della Commissione europea e che siano risolti i problemi ancora aperti in ambito bilaterale per il trattamento degli esuli, la restituzione dei beni italiani nazionalizzati e la gestione dei cimiteri italiani in Croazia.

MANTICA (PdL). A titolo personale si asterrà dalla votazione, ritenendo che la ratifica da parte dell'Italia non possa prescindere dalla soluzione, da parte del Governo di Zagabria, di tre questioni in sospeso che si ripercuotono sulle relazioni tra i due Paesi: la mancanza di un impegno tangibile al pagamento dell'indennizzo agli esuli italiani, la questione della restituzione dei beni immobili confiscati agli italiani cacciati dalla Dalmazia e dall'Istria, il problema dello smantellamento dei cimiteri italiani in Croazia.

Con votazione nominale elettronica, il Senato approva il disegno di legge n. 3155.

Discussione del documento:

(Doc. IV-bis, n. 1) Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Roberto Calderoli, nella sua qualità di ministro per la semplificazione normativa pro tempore (Votazione a maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea)

PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Roberto Calderoli in merito al reato di cui all'articolo 640, commi 1 e 2, n. 1, del codice penale a lui ascritto nella richiesta avanzata dal Collegio per i reati ministeriali del 5 dicembre 2011.

SARRO, relatore. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha ritenuto di proporre all'Aula di non concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Calderoli, ritenendo che la sequenza temporale dei fatti e la concomitanza degli impegni istituzionali e solo incidentalmente di quelli privati, oltre alla assenza di voli di linea sulla tratta fra Roma e Cuneo, portino ad escludere un utilizzo indebito del volo di Stato da parte dell'ex Ministro per la semplificazione e inducono a far rientrare la sua condotta nell'ipotesi disciplinata dall'articolo 96 della Costituzione.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

LI GOTTI (IdV). La proposta della Giunta non è condivisibile, in quanto l'ipotesi di truffa ai danni dello Stato contestata al senatore Calderoli con riguardo all'utilizzo per scopi personali di un volo di Stato, ottenuto grazie alla falsa prospettazione resa alla Presidenza del Consiglio di impellenti impegni istituzionali, non è verificabile dal Senato ma può essere chiarita, anche per motivi di trasparenza, solo di fronte al Tribunale dei Ministri, sede in cui l'ex Ministro potrà far valere le proprie motivazioni.

SANNA (PD). Il potere eccezionale previsto dall'articolo 96 della Costituzione mette a riparo dalla giurisdizione i membri del Governo immaginando che un reato sia stato effettivamente commesso, ma per una ragione superiore e nell'interesse dello Stato. La proposta della Giunta va rigettata innanzitutto perché l'effettiva commissione del reato appare opinabile, anche in considerazione della scarsa cogenza della disciplina del trasporto aereo di Stato e della sua applicazione pratica all'epoca dei fatti; inoltre perché la Giunta non ha potuto compiere accertamenti che, nel rispetto delle competenze della magistratura, avrebbero potuto avvalorare l'applicabilità dell'articolo 96 della Costituzione al fatto contestato all'ex ministro Calderoli.

FOLLINI (PD). L'utilizzo del volo di Stato da parte del senatore Calderoli appare prioritariamente motivato dal tentativo di rispettare gli impegni istituzionali legati al calendario parlamentare in un momento in cui egli veniva investito da una delicata vicenda personale. Interrogatosi sul comportamento che avrebbe assunto in circostanze analoghe e sull'applicabilità alla fattispecie in esame del l'articolo 96 della Costituzione, che tutela l'autonomia del Governo e l'equilibrio dei poteri, voterà a favore della proposta della Giunta per la non concessione dell'autorizzazione a procedere.

PRESIDENTE. Passa alla votazione della proposta della Giunta.

LI GOTTI (IdV). L'Assemblea del Senato non è chiamata a pronunciare una sentenza, ma a decidere se consentire alla magistratura di giudicare la conformità del comportamento dell'ex ministro Calderoli alle prerogative connesse alle sue funzioni ministeriali. Rifiutando di concedere l'autorizzazione a procedere il Senato realizzerebbe un'operazione non comprensibile da parte dei cittadini; per questo e non avendo potuto la Giunta assumere determinazioni conclusive circa l'assenza di comportamenti travalicanti le funzioni ministeriali, il Gruppo Italia dei Valori voterà affinché il Tribunale dei Ministri sia autorizzato a procedere.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Può testimoniare personalmente che, nell'occasione oggetto dell'indagine, l'ex ministro Calderoli si impegnò per rispettare tutti i suoi impegni istituzionali, pur essendo intervenuto un fatto personale molto delicato. Dovrebbe essere oggetto di riflessione, semmai, il tempo e le risorse che il Senato sta dedicando ad accuse inconsistenti, invece di occuparsi dei problemi reali che attanagliano il Paese.

SARO (PdL). Il Senato non è chiamato a pronunciarsi sul merito dei fatti, che peraltro dimostrano come l'ex ministro Calderoli non abbia commesso scorrettezze o abusi, ma a valutare se ricorrano i requisiti per l'applicazione dell'esimente prevista per i reati ministeriali. Avendo utilizzato il volo di Stato per poter partecipare ai lavori parlamentari e ad una riunione alla Provincia di Cuneo, è evidente che egli abbia agito per perseguire un interesse pubblico rilevante. Per queste ragioni il Gruppo Il Popolo della Libertà voterà a favore della proposta della Giunta.

SCANU (PD). In dissenso dal Gruppo voterà a favore della proposta della Giunta per l'incoerenza e l'impudenza di chi pretende di perseguire penalmente il senatore Calderoli per la vicenda in oggetto, chiara nei suoi risvolti istituzionali e personali, ed ha tollerato l'uso disinvolto a fini personali dei voli di Stato da parte del precedente Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE. La votazione della proposta della Giunta avverrà nella seduta antimeridiana di domani e le urne resteranno aperte fino alle ore 20,30.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 29 febbraio.

La seduta termina alle ore 20,01.

Nel corso della seduta, la Presidenza ha salutato, a nome dell'Assemblea, rappresentanze di studenti ed una delegazione di agricoltori mantovani, presenti nelle tribune.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,06).

Si dia lettura del processo verbale.

THALER AUSSERHOFER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 23 febbraio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,09).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Comunico che in data 27 febbraio 2012 è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'interno:

«Conversione in legge del decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012» (3174).

Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione

PRESIDENTE. Comunico altresì che le Commissioni 5a e 10ª sono autorizzate a riunirsi durante la seduta dell'Assemblea nelle fasi che non prevedono votazioni.

Sulla scomparsa di Sossio Pezzullo

PARAVIA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARAVIA (PdL). Signor Presidente, desidero ricordare a lei e a tutti colleghi che è venuto a mancare la settimana scorsa il senatore Sossio Pezzullo. Fu componente del Senato nella X legislatura, dal 1987 al 1992. In realtà, era un imprenditore prestato alla politica e non si ricandidò perché ritornò alla sua attività imprenditoriale. È stato uno dei più grandi imprenditori meridionali nell'ambito del settore agroalimentare. È stato fortemente impegnato nell'associazionismo confindustriale, sia nella veste di presidente a Salerno che ricoprendo altri incarichi nel mondo bancario e nelle Camere di commercio. Si tratta di una persona decisamente eccezionale, colpita nella sua vita da due tragiche vicende. La prima, molto più grave: la perdita di un figlio; la seconda: è stato anch'egli colpito dalla cosiddetta malagiustizia, dalla quale poi è stato completamente scagionato.

Un imprenditore come lui che fino ad 82 anni, ossia l'età che aveva la settimana scorsa, ha mantenuto fede a tutti gli impegni, ottenendo, tra l'altro, recentemente - concludo Presidente - un riconoscimento avendo svolto, ancora alla sua tarda età, un ruolo importante, nell'ambito dell'associazionismo di Confindustria, perché è stato il consigliere anziano che ha guidato Confindustria Salerno in momenti di particolare difficoltà. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV e del senatore Lusi).

PRESIDENTE. Senatore Paravia, l'Assemblea si associa al suo ricordo.

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(3155) Ratifica ed esecuzione del Trattato tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Ungheria, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia, il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord (Stati membri dell'Unione europea) e la Repubblica di Croazia, relativo all'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, e dell'Atto relativo alle condizioni di adesione, con allegati, protocollo, Atto finale, dichiarazioni e scambio di lettere, fatto a Bruxelles il 9 dicembre 2011 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 17,11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3155, già approvato dalla Camera dei deputati.

Saluto al Presidente del Parlamento della Repubblica di Croazia

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in tribuna, e lo salutiamo calorosamente, il presidente del Parlamento della Repubblica di Croazia Boris Šprem, che ha voluto essere oggi qui personalmente in occasione della ratifica da parte dell'Italia dell'Atto di adesione della Croazia all'Unione europea. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3155 (ore 17,12)

PRESIDENTE. Il relatore, senatore Dini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

DINI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame concerne l'adesione della Croazia all'Unione europea. Si tratta di un provvedimento che giunge in Senato in seconda lettura, dopo un tempestivo esame da parte della Camera dei deputati; tempestivo perché questo atto, del 9 dicembre 2011, è stato approvato dalla Camera dei deputati il 15 febbraio e si trova oggi nell'Aula del Senato; tempestivo poiché è un precipuo interesse nazionale far sì che l'ingresso a pieno titolo della Croazia nell'Unione europea avvenga nei tempi più rapidi possibili.

L'adesione della Croazia all'Unione costituisce, infatti, un momento di portata storica, che giunge al termine di laboriose trattative che hanno segnato il progressivo recepimento dell'acquis communautaire da parte di tale Paese. La prospettiva della adesione ha permesso anche di superare gradualmente storici contenziosi, frutto di una storia complessa e a volte drammatica, che ha segnato questa parte dell'Europa; contenziosi che hanno riguardato anche il nostro Paese e la comunità italiana, che ha un antico e glorioso radicamento nell'Istria e nella Dalmazia.

A questo proposito, nel corso dei lavori della Commissione è emersa unanime l'attesa che, da parte della Croazia, membro dell'Unione, vi sia un atteggiamento costruttivo per effettuare quegli adempimenti che mettano fine al contenzioso ancora irrisolto.

L'adesione della Croazia favorirà l'avvicinamento all'Europa degli altri Paesi dell'ex Jugoslavia, dei Balcani occidentali, una prospettiva questa fortemente sostenuta dal nostro Paese. L'Italia è il primo partner commerciale della Croazia. L'adesione all'Unione e al mercato unico non potrà che avere dunque positive ricadute per la nostra economia e le nostre imprese.

L'Italia darà un segnale importante se sarà tra i primi Paesi a ratificare il Trattato al nostro esame. Ad oggi hanno concluso l'iter di ratifica la Bulgaria, la Slovacchia e l'Ungheria. L'Italia sarebbe quindi il primo grande Paese dell'Unione a dare il via libera all'adesione se questo importante provvedimento sarà oggi approvato dal Senato, con un voto che mi auguro ampiamente condiviso, come è stato il voto in Commissione al Senato e, prima, alla Camera dei deputati.

Venendo al merito dell'Atto di ratifica, sottolineo che l'adesione della Croazia è prevista a partire dal 1° luglio 2013. Dal 2009, del resto, la Croazia è entrata anche a far parte della NATO.

Il referendum popolare in Croazia del gennaio scorso ha avuto esito positivo, approvato con un'ampia maggioranza. Da ora al 2013 la Croazia assumerà la veste di osservatore nell'ambito dell'Unione europea e, al contempo, la Commissione europea effettuerà un monitoraggio sulla persistenza nel Paese delle condizioni di adesione.

Nell'Atto di adesione sono indicate le condizioni di ingresso della Croazia nell'Unione e vengono disciplinati i principi generali, le modifiche ai Trattati europei che si sono rese necessarie, l'adattamento delle politiche comunitarie, nonché il regime transitorio applicabile alla Croazia. Tra l'altro, la Commissione europea avrà un componente di cittadinanza croata a partire dall'adesione. Anche la composizione del Parlamento europeo sarà integrata con 12 membri croati. La Croazia entrerà a far parte del sistema Schengen e contribuirà al raggiungimento degli obiettivi sui cambiamenti climatici.

L'adesione della Croazia, ulteriore passo verso l'inclusione dei Balcani occidentali nello spazio economico e giuridico dell'Unione, ci deve anche far riflettere sulla necessità di approfondire il processo di integrazione politica europea. Dovremo esaminare a breve l'accordo che modifica il Trattato sul funzionamento dell'Unione per rendere possibile la creazione dell'European Stability Mechanism. Dovremo quindi esaminare l'accordo, che dovrebbe essere varato in occasione del prossimo Consiglio europeo della fine di questa settimana, che regola tale meccanismo. Nella stessa occasione sarà firmato da quasi tutti i Paesi dell'Unione l'accordo sul cosiddetto fiscal compact, che pur non comportando una revisione dei trattati, non deve essere considerato un punto d'arrivo, ma un momento di passaggio nel processo di creazione di un'Unione sempre più stretta tra i popoli europei.

A gennaio, in una mozione approvata con un voto che ha raccolto la grande maggioranza di quest'Aula, abbiamo invitato il Governo a farsi promotore di un'iniziativa che espliciti questa tensione politica. L'Italia ha sempre svolto, nel segno della lezione di De Gasperi e di Spinelli, un ruolo federatore, di impulso nel processo di integrazione.

Signor Presidente, credo sia utile oggi ribadire questa aspirazione nel momento in cui diamo il nostro voto favorevole all'adesione all'Unione di un Paese amico. Credo altresì sia necessario, utilizzando appieno le flessibilità previste dal Trattato di Lisbona, andare avanti nell'integrazione politica e nel rafforzamento dei meccanismi che governano il funzionamento delle istituzioni. Non ci possiamo rassegnare, per esempio, a una Commissione europea sempre più pletorica e quindi sempre meno capace di svolgere quella necessaria attività di impulso e di indirizzo necessaria per il buon funzionamento dell'Unione.

Signor Presidente, con questi sentimenti e con questi auspici chiedo all'Assemblea di approvare il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

PEGORER (PD). Signor Presidente, il provvedimento alla nostra attenzione assume senza dubbio un particolare significato, soprattutto per chi, giustamente, riconosce nell'allargamento dell'Unione europea verso l'area del Sud Est del continente un punto fondamentale nella costruzione dell'Europa politica. Infatti, la ratifica del trattato di adesione della Croazia porta a compimento un lungo processo di avvicinamento di quel Paese al contesto dell'Unione europea e, parimenti, indica un punto d'arrivo irrinunciabile anche per gli altri Paesi dei Balcani occidentali, primo fra tutti la Serbia. Allo stesso tempo, si dimostra, anche ai più scettici, quanto risulti forte e attrattivo il processo d'integrazione europea per quei Paesi che dell'Unione non fanno parte. E ciò è ancora più emblematico proprio nel momento in cui l'Europa è attraversata da una situazione di grave difficoltà sotto il profilo economico e sociale, nonché da preoccupazioni e incertezze per il futuro.

Non va sottaciuto che la Croazia, in modo particolare nell'ultimo decennio, dopo la dissoluzione della ex Iugoslavia (alla quale ha fatto seguito il tragico periodo delle guerre a sfondo etnico e nazionale negli anni Novanta), ha perseguito con determinazione l'adesione all'Unione europea, che oggi avviene sulla base dei valori condivisi della democrazia, della libertà, del rispetto dei diritti umani.

È un indubbio successo della politica di integrazione e di allargamento, alla quale il nostro Paese ha saputo offrire un fattivo contributo, superando antiche e tragiche ferite che, reciprocamente inferte, hanno segnato la vita di italiani e croati lungo il confine nordorientale dell'Italia. Un confine che, soprattutto nel secolo scorso, ha visto compiersi tragici e dolorosi accadimenti, quali l'esodo di centinaia di migliaia di italiani dall'Istria e dalla Dalmazia, le foibe, le cruente repressioni e la protervia del regime fascista. Un confine, però, che, anche nei momenti più bui e difficili della storia europea seguiti al secondo dopoguerra, ha visto tenacemente costruire straordinarie esperienze di cooperazione e collaborazione, quali la Comunità di Lavoro Alpe-Adria, costituita già nel 1978 tra la Regione Friuli-Venezia Giulia, il Veneto, i Länder della Stiria, della Carinzia, dell'Alta Austria e le allora Repubbliche Socialiste di Croazia e Slovenia, mentre di quella comunità facevano parte, in qualità di osservatori attivi, componenti del libero Stato della Baviera e del Land del Salisburghese.

Veniva così promosso un dialogo tra mondi allora contrapposti, una collaborazione che ha direttamente contribuito e reso possibile successivamente, dentro i cambiamenti epocali della fine del secolo scorso, le stesse condizioni per le quali oggi ci troviamo a potere condividere la comune appartenenza all'Unione. Da quella stessa esperienza, anche grazie all'entrata della Croazia nell'Unione, si fa largo la prospettiva di realizzare in quell'area l'euroregione Alpe-Adria.

La straordinarietà dell'evento che ci accomuna in questo voto di ratifica non può però dimenticare che, solo pochi anni fa, per un italiano, o per un mio corregionale del Friuli-Venezia Giulia, recarsi in Croazia significava attraversare ben tre confini. Si trattava di superare tre barriere per poter apprezzare la straordinaria bellezza dell'Istria o delle isole dalmate o solo per raggiungere luoghi e paesi di tanti ricordi familiari mai sopiti. Ebbene, dopo l'entrata nell'Unione europea della Slovenia, e ora anche della Croazia, anche questo fisico impedimento potrà essere definitivamente superato.

Infine, signor Presidente, nel ricordare quanto fatto in tutti in questi decenni dalla comunità degli italiani di quelle terre, non posso non richiamare l'evento del luglio 2010, il cosiddetto concerto della riconciliazione che ha visto insieme, nella straordinaria cornice della piazza Unità d'Italia di Trieste, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i Presidenti di Slovenia e di Croazia.

A ben guardare, quindi, l'Europa marcia spedita, prosegue il suo percorso anche in quelle terre duramente segnate dalla storia della nostra Europa, realizzando così giorno dopo giorno risultati impensabili soltanto pochi anni fa.

Concludo, signor Presidente, auspicando che un giorno, forse non più così di là da venire, potremo ricordare, fra i tanti, musicisti come Giuseppe Tartini, scrittori come Fulvio Tomizza o il fiumano senatore a vita Leo Valiani, il cui originario cognome Weiczen fu italianizzato nel 1927, quali illustri cittadini europei di lingua e cultura italiana nati nelle terre d'Istria, della Dalmazia e del Quarnero. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marcenaro. Ne ha facoltà.

MARCENARO (PD). Signor Presidente, naturalmente è un fatto di grande rilievo che, a quasi otto anni da quel 20 aprile 2004, nel quale fu riconosciuto alla Croazia lo status di candidato, oggi questo processo si concluda. Voglio parlare soprattutto della Croazia come un Paese che gioca un ruolo chiave nella stabilizzazione e nell'azione per la pace nei Balcani occidentali, che poi significa nella stabilizzazione e nell'azione per la pace nella nostra Europa.

È ancora troppo recente il ricordo di quella guerra che nessuno allora poteva neppure immaginare e che, tra il 1992 ed il 1995, insanguinò questi Paesi a pochi chilometri dalle nostre coste. Se in questi anni il processo di riconciliazione e di stabilizzazione è cresciuto è perché un Paese come la Croazia ha svolto un ruolo di straordinaria importanza.

Io penso che non ci sia cittadino europeo che non sia riconoscente al presidente Josipović per quanto ha fatto in questi anni. Ciascuno di noi ha sentito dentro di sé un'emozione profonda quando il presidente croato Josipović e il presidente serbo Tadić sono andati insieme a Srebrenica e poi a Vukovar non molto tempo fa per segnare simbolicamente una svolta.

Io penso che sia altrettanto significativo che si concluda positivamente il processo d'ingresso della Croazia nell'Unione europea nei giorni stessi nei quali viene accettato il ruolo della Serbia come Paese candidato. Penso che questi due fatti segnino insieme una nuova possibilità di pace: un accordo con la Serbia che avviene dopo che sono stati risolti, in un negoziato difficile con il Kosovo, due problemi importanti come quello della partecipazione del Kosovo ai forum balcanici e come quello dei confini. È un fatto, lo ripeto, di grandissima importanza.

Tanti passi sono stati compiuti e ci sono oggi forze politiche e uomini responsabili alla testa di questi Paesi. Ma, cari colleghi, sappiamo che il problema più difficile per la pace nei Balcani è ancora aperto. E io - nel giorno in cui approviamo definitivamente l'ingresso della Croazia - voglio ricordare la responsabilità enorme che oggi la Croazia e la Serbia, insieme alla comunità internazionale, hanno per quanto riguarda la soluzione del punto più contraddittorio e difficile di quel territorio, che si chiama Bosnia. Si chiama, cioè, un Paese uscito dagli Accordi di Dayton, che hanno realizzato l'armistizio e poi la pace, uno Stato che ha trovato in questi anni enormi difficoltà.

Ebbene, io penso che la Croazia e la Serbia abbiano un ruolo importante nel reintrecciare un nuovo dialogo fra Sarajevo e Banja Luka e nel costruire una stabilizzazione su quel punto che ancora costituisce un potenziale focolaio di tensione. Penso che l'Europa dovrebbe muoversi con maggiore determinazione in questo campo e che, anche dando seguito alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, che chiedono un adeguamento della Costituzione della Bosnia-Erzegovina che ne faccia un effettivo Stato di diritto, possa farlo uscendo definitivamente da un quadro che, negli ultimi decenni, è stato gravido di tensioni e preoccupazioni.

Ho parlato di queste cose perché, lo ripeto, dopo quello che è capitato fra il 1992 e il 1995, noi non abbiamo più il diritto di parlare come se quella della guerra fosse un'eventualità impossibile. Sarà impossibile solo se noi faremo il nostro dovere, e oggi l'ingresso della Croazia nell'Unione europea ci aiuta a compiere questo dovere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Dini).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Marinaro. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, mi sia anzitutto consentito rivolgere un saluto al Presidente del Parlamento della Repubblica di Croazia, presente in tribuna.

Come ha già detto il presidente Dini, la rapidità dei tempi con cui stiamo procedendo alla ratifica del Trattato sull'ingresso della Repubblica di Croazia nell'Unione europea dimostra, da sola, l'importanza politica che il nostro Paese attribuisce all'allineamento di questo Paese all'acquis communautaire, così come al risultato del referendum che ha sancito il suo ingresso nell'Unione europea. Ingresso che, in particolare di fronte alla crisi che stiamo attraversando, conferma la forza che l'Unione europea costituisce per stimolare la crescita economica e sociale nei vecchi e nei nuovi Paesi, a vantaggio di tutti, e per consolidare i suoi interessi strategici in materia di stabilità, sicurezza e governo dei grandi temi di questo secolo.

L'allargamento dell'Unione europea del 2004 ha avuto il compito prioritario di collegare radici lontane ad una comune ed attualizzata prospettiva del futuro in un'area geografica che è stata il nucleo delle grandi tragedie del Novecento. La prospettiva di ingresso nell'Unione europea per i Paesi dei Balcani occidentali ha rappresentato e continua a rappresentare (penso in particolare, come è già stato detto, alla Serbia) un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche necessarie al consolidamento della democrazia e della convivenza pacifica e al riconoscimento dei diritti fondamentali della persona e delle minoranze.

In questa occasione è bene ribadire, ancora una volta, il ruolo del nostro Paese che, nella politica estera esercitata dai diversi Governi che si sono succeduti, ha operato affinché i Balcani diventassero una priorità europea ed ha favorito in tutte le sedi il raggiungimento dell'obiettivo oggi all'attenzione della nostra discussione, per assicurare maggior interdipendenza e una visione più ampia nell'intera area.

Anche per questo, signor Presidente, penso che, al punto in cui siamo arrivati nel processo di integrazione europea e di fronte alla crisi che stiamo attraversando, dobbiamo chiederci coraggiosamente, tutti quanti, come l'Europa del terzo millennio, proprio perché più grande, possa tornare a parlare alle menti e al cuore delle sue e dei suoi cittadini, assicurando prospettive future, qualità democratiche e partecipazione. Penso, infatti, che stia anche qui il segno della crisi che stiamo attraversando, ed è proprio nel capire meglio chi siamo che possiamo avere elementi certi su dove andare.

Per superare questa crisi bisogna vincere la logica dei nazionalismi e valorizzare la forza d'urto del soggetto Europa. Bisogna unire la politica e le forze a livello sovranazionale, perché questa è la nuova frontiera della partecipazione politica. È ormai evidente a tutti la necessità di un sistema di norme di politica economica, finanziaria e sociale made in Europa ed è altrettanto evidente che ciò esige regole, forme di vita e sforzi congiunti come mai si sono avuti nel corso della storia europea.

In sostanza, abbiamo bisogno di una governance europea che abbia come fondamento la regola della responsabilità democratica. Questo fa capire quanto importante sia integrare le diversità culturali, economiche e sociali dell'Europa per costruire una civiltà dei valori che rimane un compito irrinunciabile della nostra storia e della nostra politica.

Se proveremo allora a collocare con sempre maggiore convinzione e determinazione dentro questo orizzonte comune tutte le questioni aperte, ci renderemo anche conto che questo è il modo migliore per interpretare i bisogni di libertà, eguaglianza, giustizia, diritti e tutele delle cittadine e dei cittadini europei. È questo anche, io credo, il modo migliore di valorizzare le differenze come arricchimento reciproco e di corrispondere alle esigenze, vecchie e nuove, delle minoranze religiose, culturali ed etniche.

L'Europa, infatti, è un inedito modello di convivenza e progresso; e la sua identità è la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto di tutte le eredità culturali e religiose. Queste sono la sua originalità e la sua forza: una forza che ha portato altri a essere attratti e a non vedere mai porte chiuse.

Vedete, cari colleghi, è proprio per questo che condividiamo non solo i valori fondamentali, ma le regole e le procedure, che sono poi quelle che ci permettono di passare della visione teorica al modo concreto del vivere e dello stare insieme come europei.

Ecco - e mi avvio a chiudere, Presidente - è questo per noi il modo migliore di salutare l'ingresso della Repubblica di Croazia nell'Unione europea, convinti come siamo che solo attraverso le realizzazioni concrete si possono ricreare, su tutto il territorio europeo, i presupposti della coesione, della solidarietà, della responsabilità politica e della fiducia che, di fatto, non solo sono le pietre miliari del definitivo superamento delle pagine più tristi della nostra storia, ma anche quelle che ci permettono di guardare avanti per continuare a garantire benessere, sicurezza e pace, che sono poi le aspirazioni comuni di tutti gli europei. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in tribuna una delegazione dell'Istituto di istruzione superiore «Monsignor Antonio Bello» di Molfetta, in provincia di Bari, alla quale va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3155 (ore 17,38)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carrara. Ne ha facoltà.

CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, otto anni e quattro mesi dopo aver presentato la domanda di adesione e cinque anni e otto mesi dopo l'apertura dei relativi negoziati, la Croazia ha finalmente ottenuto il via libera della Commissione europea per l'ingresso nell'Unione europea. Il Trattato di adesione oggi all'esame dell'Aula è quindi un provvedimento molto importante, che giunge da noi in seconda lettura. Bisogna dire che si tratta di un Paese entrato a far parte della NATO già nel 2009 e la cui adesione all'Unione europea è prevista a partire dal 1° luglio 2013. Si tratta di un risultato progressivo e l'avvicinamento costituisce una realtà proprio a livello comunitario. L'adesione della Croazia rappresenta un primo fondamentale passo per l'integrazione nell'Unione dell'intera regione dei Balcani occidentali e agevolerà l'avvicinamento all'Europa di tutti gli altri Paesi dell'ex Iugoslavia.

Si apre così un nuovo capitolo nella politica di allargamento dell'Unione europea: alle sue porte batteranno ora con più insistenza le altre Repubbliche della ex Iugoslavia, come la Serbia, la Macedonia, il Montenegro e la Bosnia, che ormai sono, con il Kosovo e l'Albania, parti di un'Europa che si è geograficamente compattata.

Il referendum popolare sull'adesione svoltosi in Croazia nel gennaio scorso ha avuto esito positivo con un'ampia maggioranza, e fino al 2013 la Croazia avrà il ruolo di osservatore nell'ambito dell'Unione europea, mentre la Commissione dovrà monitorare la persistenza delle condizioni di adesione della Croazia, che entrerà anche a fare parte del sistema Schengen. Credo sia indispensabile che la legislazione croata si conformi a quella europea nel rispetto delle reciproche prerogative e credo altresì che vi saranno notevoli e positive conseguenze a tutela sia degli interessi nazionali italiani che di quelli croati.

Il percorso è stato particolarmente lungo. Già nel 2008-2009 la Croazia era stata bloccata da un veto della vicina Slovenia a causa di una disputa irrisolta sui confini marittimi tra le due Repubbliche. Infine, la Croazia ha dovuto superare le resistenze del Parlamento europeo, non troppo convinto delle riforme della pubblica amministrazione e della lotta alla corruzione. L'Italia è sempre stata tra i principali fautori dell'ingresso di Zagabria in Europa, sebbene i rapporti tra i due Paesi siano tuttora contrassegnati da problemi irrisolti, così come ha ben evidenziato il presidente Dini nella sua lettera, che risale ormai a più di 12 anni fa.

Tuttavia, il Governo italiano guarda al futuro, nella speranza che l'ingresso della Croazia in Europa finirà con l'appianare i contrasti ed espandere la nostra collaborazione, sia economica che culturale, con tale Paese. Entusiasta dell'adesione è stato anche il Vaticano, che fu il primo a riconoscere la Repubblica croata dopo la sua secessione dalla Iugoslavia nel 1992.

Penso di poter anticipare il voto favorevole del mio Gruppo al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Ramponi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, una voce ben più autorevole della mia, quella della senatrice Emma Bonino, avrebbe voluto festeggiare oggi, assieme ai colleghi parlamentari croati e all'ambasciatore croato in Italia, questo importantissimo atto, che porta a termine anni e anni non soltanto di richiesta da parte della Croazia di divenire membro dell'Unione europea, ma anche quasi trent'anni di campagne del Partito Radicale che hanno voluto, fin dalla metà degli anni Ottanta, anteporre la forza del diritto a quella che, di lì a poco, sarebbe diventata la forza delle armi, alle prepotenze e alle aggressioni che hanno distrutto nel giro di pochi anni una Repubblica che, secondo noi, era tenuta insieme non soltanto dall'ideologia, ma anche dalla violenza di uno Stato totalitario.

Risale infatti alla metà degli anni Ottanta una campagna del Partito Radicale che all'epoca iniziava a diventare transnazionale. Molti dei presenti si iscrissero al Partito Radicale proprio per sostenere queste campagne di diritto internazionale che chiedevano all'allora CEE di adottare la Iugoslavia per consentire, attraverso il diritto europeo (quel poco che esisteva allora), un processo di disintegrazione che già all'epoca era evidente a chi conosceva da vicino le questioni iugoslave, e governarlo con le armi della politica, facendo diventare quella Comunità economica una Comunità sempre più politica fino ad arrivare - e questo continuiamo a chiederlo ancora oggi - dei veri e propri Stati Uniti d'Europa.

Quegli appelli, quelle grida rimasero inascoltate, ma non per questo ci dimenticammo dei croati, degli sloveni, dei bosniaci, dei macedoni, dei serbi, dei kosovari e anche degli albanesi. Tanto è vero che, da non violenti, Marco Pannella e Olivier Dupuis indossarono la divisa dell'esercito croato e passarono la notte del Capodanno del 1992 in trincea, ad Osijek, per portare l'attenzione dei mezzi d'informazione, italiani e internazionali, su un luogo in cui si stavano ammazzando vittime civili e dove era chiaro sin da allora chi fosse l'aggressore e chi fosse l'aggredito: Milosevic stava in quegli anni rafforzando la sua campagna contro tutte le Repubbliche che stavano lentamente dichiarando la loro secessione dalla Federazione iugoslava.

Non soltanto vi fu la presenza in trincea di due militanti non violenti, con tutte le polemiche che ciò comportò, ma di lì a poco il Partito Radicale avrebbe tenuto a Zagabria, sotto le bombe ancora una volta serbe, il suo consiglio federale, per far vedere che la vicinanza non si dimostra soltanto con le dichiarazioni, sempre e solo arricchite quando il problema è stato risolto, ma quando invece il problema è in corso ed occorre dare corpo alle proprie convinzioni e alle proprie speranze e recarsi nei luoghi in cui si verificano sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale.

Di lì a poco Emma Bonino e Marco Pannella furono tra i principali promotori del Tribunale penale per la ex Iugoslavia, che avrebbe dovuto guadagnare alla giustizia internazionale i più alti responsabili di quegli eccidi che, nel caso della Bosnia, saranno definiti veri e propri genocidi.

Le armi della politica seppero soltanto rispondere - e sicuramente fu una decisione importante, ma non risolutiva, come è stato ancora una volta ricordato oggi - convocando la Conferenza di Dayton che sicuramente pose fine - e, per quanto riguarda la Croazia, sicuramente concluse la guerra contro quella Repubblica - ad una serie di ammazzamenti, ma non risolse il problema della ex Iugoslavia, che ci stiamo - ahinoi! - purtroppo continuando a portare dietro, perché sempre si sono anteposti gli interessi commerciali o le relazioni diplomatiche che da sempre esistevano con quel Paese. Ricordo che nel 1998, durante l'ultimatum della NATO, mi recai nella ex Iugoslavia, quando solo i russi e gli italiani potevano entrare in quel Paese senza aver bisogno di un visto; non abbiamo perciò mai ceduto di un centimetro nella nostra amicizia nei confronti della Iugoslavia di Milosevic. Si riuscì quindi a convocare la Conferenza di Dayton, tenendo conto di alcuni iugoslavi, ma non di tutti, e poco fa è stato ricordato come ancora oggi questi problemi esistano nei confronti della Bosnia.

I croati, da parte loro, hanno sempre riconosciuto questa vicinanza italiana e, in particolare, hanno voluto onorare la vicinanza del Partito Radicale, iscrivendosi essi stessi, sia da semplici cittadini che da parlamentari, a un partito non violento, transnazionale e transpartito, e molti di loro fanno ancora parte dei nostri organi.

Esprimiamo perciò sicuramente un voto favorevole, ma non perché ci sia da concludere un capitolo, che per alcuni Stati balcani è ancora aperto, ma perché occorre onorare la storia di quei popoli, fatta di uccisioni, continuando altresì a denunciare l'inazione delle istituzioni europee che l'anno prossimo si arricchiranno di un nuovo Stato membro, al quale diamo il benvenuto e che sicuramente ci valorizzerà. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la verità più che del Trattato vorrei parlare questo pomeriggio di uomini e di donne: di quei milioni di uomini e di donne che nel secolo breve, nel secolo passato, hanno lottato e sofferto per amore di quelle terre, che oggi sono Croazia, ma che per noi erano Istria e Dalmazia. Terre che erano state contrassegnate nell'Ottocento da una straordinaria e meravigliosa convivenza tra tedeschi, ungheresi, croati, sloveni, italiani, con il retaggio della Repubblica di Venezia, in quel contesto meraviglioso che i nazionalismi e gli odi del Novecento si apprestavano a cancellare. I drammi e le colpe del fascismo; i drammi degli ustascia; i drammi del comunismo e del secondo dopoguerra, di cui furono vittime - lo voglio ricordare perché tendiamo a dimenticarcelo - gli italiani con le foibe e l'esodo, ma anche gli stessi croati e sloveni che non si allinearono dopo la guerra con il regime di Tito.

Una storia complessa, controversa, dolorosa. Credo però che chiunque abbia occasione di visitare quelle terre, nel momento in cui il Parlamento italiano si appresta a ratificare l'ingresso della Croazia in Europa, non senta anche tutta l'emozione di una scelta che non è la Polonia, la Lituania, Paesi da noi lontani, ma riguarda Paesi con cui ci hanno collegato pagine di storie dolorose e ancora dolorosamente vive. Penso ai 350.000 esuli da quelle terre, che oggi vivono in Australia, negli Stati Uniti, in Italia ed in ogni parte del mondo, ma che si sentono ancora sentimentalmente collegati, come è giusto che sia, ai luoghi che avevano visto per generazioni vivere i loro padri e i loro nonni, nel contesto di convivenza che contrassegnava, ai tempi dell'Impero austro-ungarico, quelle terre.

Prima erano presenti in tribuna il Presidente del Parlamento croato e l'onorevole Radin, che nella Dieta croata di Pola rappresenta la minoranza italiana in quel Parlamento. Proprio a loro mi voglio rivolgere richiamando la ricchezza che l'entrata della Croazia in Europa finalmente sottolinea, relativamente al fatto che dobbiamo considerare le minoranze (i croati in Italia, in Molise, sono parte importante della storia della nostra cultura; gli italiani che vivono a Fiume, a Zara, a Pola, in Istria), come qualcosa che qualifica, arricchisce quelle determinate realtà, superando quello che ancora bisogna superare.

Certo, nel 2012 fa impressione pensare che i cittadini di Zara nel mondo (la città più bombardata della Seconda guerra mondiale, un terzo dei cittadini morti sotto i bombardamenti, un terzo uccisi o dai nazisti o dai partigiani comunisti, un terzo ridotti all'esilio) non abbiano ancora ricevuto quella medaglia d'oro che pure Ciampi ha assegnato a quella popolazione, a quelli che hanno sofferto quei lutti, a coloro che ancora oggi nel mondo vogliono sentirsi collegati alla loro Patria che non è più italiana, è croata, e giustamente è così. Ma non c'è più la Croazia, non c'è più l'Italia, i confini sono caduti e, se ragioniamo guardando in avanti, Zara, Fiume e Pola sono città italiane, come Trieste e Venezia sono città croate; Roma e Zagabria sono due città europee.

Vorrei fosse questo concetto a passare oggi, nel momento in cui la Croazia entra in Europa, ossia che i drammi, le tragedie, i dolori (causati dall'odio purtroppo, ma anche dall'amore) che sono costati la vita e le sofferenze di centinaia di migliaia di persone, si riparano come sta già avvenendo, anche se tante cose sono ancora da superare. Chi ha la ventura di recarsi in quelle terre vedrà che quel tessuto che è stato scomposto, massacrato dalla Seconda guerra mondiale si sta pian piano ricostituendo, spero facendo diventare quelle terre, da Istria a Fiume alla Dalmazia (come devono esserlo Trieste e Gorizia con gli sloveni o l'Alto Adige e il Sudtirolo per le minoranze tedesche), esempi in tutto il mondo di come le differenze etniche e le differenze linguistiche non siano qualcosa da combattere, ma qualcosa su cui costruire un mondo più ricco, più capace di convivenza, più capace di guardare assieme verso il futuro. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blazina. Ne ha facoltà.

BLAZINA (PD). Signor Presidente, le chiedo sin d'ora di poter allegare il testo integrale del mio intervento al Resoconto dell'Assemblea.

Onorevoli colleghi, pur comprendendo le molteplici sensibilità presenti in particolare nella mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, non posso non inquadrare anche questo evento storico, cioè l'ingresso della Croazia nell'Unione europea, come naturale proseguimento del cosiddetto spirito di Trieste: l'incontro dei tre Presidenti - già citato dal collega Pegorer - di Italia, Croazia e Slovenia nel 2010, che ha simboleggiato la definitiva riconciliazione fra i tre Stati e i tre popoli in un'area martoriata da infinite violenze e soprusi nella prima metà del secolo scorso. Vanno ricordate a questo proposito anche la visita del presidente Napolitano lo scorso anno a Zagabria e poi a Pola e la dichiarazione finale congiunta.

Con la ratifica di oggi, qui in Senato, si chiude quindi definitivamente un'epoca di divisioni e inizia il nuovo percorso nella casa comune europea. L'Italia vuole essere ancora una volta protagonista nel sostenere in modo convinto l'adesione graduale di tutti i Paesi dei Balcani occidentali, in quanto ciò rappresenta una naturale attenzione verso l'area contermine caratterizzata tuttora dalla particolare instabilità geopolitica conseguente alla disgregazione violenta della Jugoslavia all'inizio degli anni Novanta. Ed anche in ragione di ciò diventa importante il segnale che viene dato dal nostro Governo e dal Parlamento non solamente alla Croazia, ma a tutti i Paesi del Sud-Est europeo, per questo grande progetto di definitiva stabilizzazione all'interno dell'Unione europea. E l'accordo dei 27 annunciato ieri, che concede alla Serbia già nel prossimo Consiglio europeo lo status di Paese candidato, va in questa direzione.

Sicuramente ci sarà un effetto positivo su alcune questioni bilaterali non ancora completamente risolte. Mi riferisco al problema dei beni confiscati e nazionalizzati dopo la Seconda guerra mondiale dall'allora Iugoslavia anche ai legittimi proprietari italiani. Tale questione, che riguarda però solamente i beni non coperti dagli accordi bilaterali internazionali (il Trattato di Osimo prima e quello di Roma poi), rimane molto attuale anche nel dibattito interno della vicina Repubblica Croata, in quanto la Costituzione lì vigente prevede la restituzione dei beni o il risarcimento sia ai cittadini croati che a quelli stranieri. Questa equiparazione del diritto dovrebbe rimanere tale senza ledere i legittimi interessi degli stranieri per i beni che erano stati loro confiscati. La recente forte presa di posizione del presidente Josipović in questa direzione fa ben sperare.

Quanto siano importanti i nostri rapporti bilaterali viene dimostrato anche dall'interscambio commerciale, laddove l'Italia rimane, dall'anno 2000 fino ad oggi, il primo partner commerciale della Croazia, il suo primo fornitore ed il suo primo cliente. Quasi metà degli scambi commerciali croati si realizza con soli cinque Paesi, di cui tre (Italia, Germania e Slovenia) appartenenti all'Unione europea, cui si aggiungono la Russia e la Bosnia ed Erzegovina.

Prima della grande crisi deflagrata nel 2011 il valore dell'interscambio bilaterale si è consolidato attorno ai 4 miliardi di euro, registrando una crescita dell'8 per cento rispetto all'anno precedente dovuta soprattutto all'aumento dell'export croato. Con l'attuale crisi i numeri in termini assoluti sono naturalmente diminuiti, ma non le percentuali che vedono i nostri due Paesi ancora in una situazione di rapporti commerciali privilegiati.

In questo contesto di rapporti tra Stati contermini rientra a pieno titolo anche il flusso dei migranti frontalieri, che sono circa 10.000 nella regione Friuli-Venezia Giulia, secondo una stima dell'Università di Trieste, e quotidianamente si muovono dalla Slovenia e dalla Croazia per venire a lavorare in Friuli-Venezia Giulia: un numero significativo su un mercato del lavoro locale, come quello della nostra Regione, che colpisce ancora di più se si considera che essa è l'unica area italiana di confine che presenta un flusso di lavoratori in entrata anziché in uscita.

Dopo l'ingresso nell'Unione europea, il 1° luglio del 2013, per la Croazia il passo successivo sarà quello di entrare a far parte dell'area Schengen. Desidero ricordare oggi questo ulteriore passaggio, in quanto c'è grande attesa da parte della minoranza italiana in Croazia e in Slovenia, la quale vedrà finalmente realizzata la tanto attesa riunificazione della comunità italiana in Istria. Questo tema mi è particolarmente vicino, in quanto appartenente alla minoranza slovena in Italia ed, avendo rapporti costanti con la comunità italiana d'oltre confine, comprendo perfettamente quanto sia importante anche per loro questa ratifica. Le nostre due minoranze hanno saputo superare ogni diffidenza e, instaurando un rapporto di piena fiducia, siamo riusciti a rivitalizzare tutte quelle potenzialità multilinguistiche e multiculturali dell'area transfrontaliera per troppo tempo sopite dalle tragedie belliche del secolo scorso.

Nell'ultima considerazione: cosa direbbero i padri fondatori dell'unificazione europea se ci limitassimo a ragionare solo in termini commerciali, finanziari, economici, dimenticando i sogni che hanno mosso Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman e gli altri? Proprio in momenti come questi, di ulteriore allargamento dell'Unione europea, è necessaria una riflessione sulle radici del pensiero europeo e sulla grande carica ideale che ha permesso di realizzare tale grande progetto: un'Unione non solo di Paesi, ma un'Unione di popoli. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Contini).

PRESIDENTE. Senatrice Blazina, la Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento ai Resoconti della seduta odierna.

È iscritto a parlare il senatore Davico. Ne ha facoltà.

DAVICO (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Trattato di adesione della Croazia rappresenta l'atto conclusivo del progetto di progressiva integrazione del Paese nell'Unione europea avviato nel giugno del 2004, dopo che la prospettiva europea dell'intera regione dei Balcani occidentali era stata riconosciuta nel 2000 dal Consiglio europeo di Feira e confermata nel 2003 a Salonicco.

Riteniamo che l'adesione di questo Paese si possa considerare, a dispetto di quella riservata in precedenza ad altri Paesi che sono entrati nell'Unione senza avere le necessarie caratteristiche, un'esigenza prioritaria, se si intende proseguire sulla strada dell'allargamento. Ben più di altre, l'area balcanica condivide con l'Europa, a nostro avviso, sia le radici che il patrimonio culturale di riferimento: un'eredità importantissima che l'appartenenza al blocco di influenza sovietica e al comunismo e poi i conflitti degli anni Novanta hanno purtroppo rischiato di far dimenticare a larga parte dell'opinione pubblica europea.

La conclusione rapida e proficua di questo Trattato è stata sempre favorita con coerenza dai Governi che si sono succeduti nel nostro Paese come primo passo per l'integrazione dell'area balcanica e, anche grazie a questi sforzi, proprio in questi giorni giunge la notizia del via libera della Commissione al cammino di adesione della Serbia. Vi è finalmente consapevolezza sul fatto che la crisi nella ex Iugoslavia potrà dirsi esaurita soltanto il giorno in cui sarà stata pienamente realizzata l'integrazione europea della Regione.

L'adesione della Croazia, che sarà effettiva dal 1° luglio 2013, giunge tuttavia in un momento nel quale l'Unione europea sta perdendo l'aura dorata verso cui molti Paesi fino a pochi anni fa anelavano con passione. La crisi dell'euro e quella dell'economia reale, che ne è conseguita, hanno ridimensionato di molto l'immagine dell'Europa come area di sicuro benessere. Forse proprio per questo, però, è importante rilanciare la dimensione culturale, identitaria e quasi spirituale che più volte la Lega Nord ha chiesto all'Europa stessa di ritrovare, evitando di ridursi ad arido contenitore di economie, di codici, di cifre, di burocrazie e di numeri senz'anima.

Mi dispiace, invece, che questo Trattato di adesione passi praticamente sotto silenzio negli strumenti di comunicazione con i cittadini, sia tramite la politica che attraverso i media, anche se è comprensibile, dopo che gli allargamenti del 2004 e del 2007, presentati in pompa magna, si sono rivelati per larga parte un boomerang per i Paesi europei in termini di alterazione del mercato del lavoro, di concorrenza, di controllo della circolazione di persone e rischio di criminalità.

Dispiace che a farne le spese sia proprio la Croazia, sponda frontaliera diretta di una grande fetta del nostro Paese che insiste su un bacino, quello Adriatico, che invece ha proprio una grande necessità di regole condivise e codificate sulla pesca, sulla tutela del mare e dei fondali e sul commercio.

Quello di cui stiamo parlando è probabilmente il primo allargamento, nell'ambito del progetto di progressiva integrazione avviato nel giugno del 2004, che è davvero utile alle nostre Regioni e ai nostri operatori per lavorare meglio in un contesto in cui si gioca tutti con le stesse regole. In questa direzione è incoraggiante l'intesa cui sono pervenute sia la Croazia che la Slovenia nel senso di rimettere ad un arbitrato internazionale la decisione della controversia relativa alle acque territoriali, accettandola anticipatamente.

Concludo con una nota che a noi sembra di importanza fondamentale, ma su cui abbiamo fatto da sempre una battaglia tristemente solitaria in Parlamento. In Croazia si è svolto a gennaio un referendum sull'adesione: la partecipazione è stata bassa, ma è stato un momento di coinvolgimento di tutta la popolazione in una decisione di tale portata. Altri Paesi hanno svolto consultazioni popolari sull'adesione, sui Trattati via via negoziati negli anni, in alcuni casi anche con esiti eclatanti. Nel nostro Paese le questioni comunitarie passano invece sempre sotto traccia, se ne parla poco in Parlamento, poco sui media e, soprattutto, non si coinvolgono mai direttamente i cittadini. Eppure i Trattati e la normativa comunitaria nei fatti sono gli atti più incisivi e vincolanti sulla vita di ognuno di noi.

Quando la classe politica di questo Paese vorrà affrontare, anche attraverso una legge costituzionale, l'evidente carenza di democrazia vera in tutto ciò che l'Unione europea ha imposto ai nostri concittadini? (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Livi Bacci. Ne ha facoltà.

LIVI BACCI (PD). Signor Presidente, credo che oggi sia una giornata importante, e mi domando se non sarebbe stato forse il caso che il Senato tenesse una seduta solenne o particolare. Infatti, con l'atto oggi al nostro esame ratifichiamo il Trattato di adesione di un nuovo Paese, il 28°, all'Unione europea. Credo si tratti di un momento che avrebbe richiesto una qualche solennità, che purtroppo il nostro emiciclo non è uso praticare molto spesso.

Forse la Croazia è un piccolo Paese. Sì, lo è: è meno dell'1 per cento della popolazione dell'Unione europea - poca cosa - e meno dell'1 per cento del PIL della zona europea - poca cosa - però è membro della NATO, è prossimo partner di Schengen e, forse, sarà futuro partner della zona dell'euro. Questo è un evento importante, carico di significato: un significato che va al di là dell'1 per cento o di meno dell'1 per cento del peso di questo nuovo Paese nell'Unione europea.

Si tratta di un atto importante perché, anzitutto, chiude un passato travagliato e drammatico. È un passo definitivo dopo quello del Trattato di Osimo del 1975, un passo che chiude le vicende storiche qui evocate. Ricordo, al riguardo, l'espressione usata dal senatore Pegorer: «ferite profonde reciprocamente inferte». Si chiude, quindi, con questo atto una fase storica travagliata; si chiude un periodo secolare nel quale l'area geografica di cui la Croazia fa parte è stata particolarmente travagliata, protagonista e vittima, allo stesso tempo, dell'instabilità del continente europeo.

E, ancora, è un giorno importante perché pone la Croazia in Europa e l'Europa in Croazia. Voglio citare una frase del Presidente della Repubblica Croata, Ivo Josipović, dopo l'esito del referendum. Ha detto: «è importante che la Croazia entri in Europa, ma lo è ancora di più che l'Europa entri in Croazia». L'Europa con quei valori di libertà e di democrazia che ha costruito dall'ultima disastrosa guerra mondiale ad oggi.

E, ancora, quello di oggi è un atto importante perché l'entrata della Croazia è, tutto sommato, un passo significativo per l'inserimento in Europa delle altre componenti dell'ex Iugoslavia (si tratta di un argomento che è stato più volte citato e che vale la pena ripetere), in primo luogo per l'entrata della Serbia, alla cui candidatura - ricordo - la Croazia si è detta ufficialmente favorevole, mentre negli ultimi tempi sono avvenuti atti di riconciliazione tra Serbia e Croazia. È un'area geografica quella che rimane fuori dall'Europa che è ormai un'enclave nell'Europa stessa: è circondata ad Est dall'Ungheria, dalla Romania, dalla Bulgaria e, piano piano, sta aprendosi all'entrata nell'Unione europea. Credo che questo sia un altro aspetto importante.

Molti però si interrogano sui costi di un allargamento ulteriore dell'Europa: abbiamo un 28º Stato, un 28º commissario europeo al quale occorrerà trovare un 28º portafoglio; abbiamo un Parlamento europeo che riceverà un ulteriore drappello di parlamentari; un'altra lingua ufficiale; ulteriori complicazioni nella già complessissima burocrazia dell'Unione europea. Questo forse è un costo. È un'Europa che si allarga geograficamente - fortunatamente - ma che non consolida il suo governo politico. Si tratta di un consolidamento che sta avvenendo solo, e lentamente, sul piano economico con il fiscal compact e l'European Stability Mechanism, ma che si sta compiendo con scarsa volontà e scarso entusiasmo sotto il profilo politico. Credo che questo vada tenuto presente.

Tuttavia, se si deve fare un bilancio dei costi e dei benefici, dico che i secondi sicuramente superano i primi. Quale sarebbe il costo della mancanza dell'Europa? Al riguardo svolgo solo due riflessioni, di cui una di carattere generale. Quando ero bambino ho vissuto la Seconda guerra mondiale e l'Europa per me era terreno di scontri, di guerra, di pericolo, violenza e incendi. Questa era per me l'Europa quando ero bambino. Che differenza con l'Europa di oggi, oramai una grande area pacifica e libera! E questo è un beneficio enorme, che si accresce con l'entrata della Croazia. Ma voglio fare anche un esempio più specifico. In tempi recenti l'Ungheria, sotto la guida di Orbàn, ha compiuto passi pericolosi che l'hanno portata al limite del perimetro della democrazia, e forse al di fuori di esso. È stata minacciata l'indipendenza del potere giudiziario, dei mezzi di comunicazione e delle autorità monetarie, fatti tutti non compatibili con i principi dell'Europa. Ebbene, le pressioni dell'Europa hanno fatto compiere significative marce indietro ad Orbàn e all'Ungheria, la quale sembra rientrare in quel perimetro delle regole democratiche nel quale ci auguriamo debba rimanere.

Quindi, credo che nel complesso bilancio dei costi e dei benefici oggi nella partita benefici segniamo una posta estremamente importante. Ritengo che questo momento sia adatto per spingere ulteriormente il Governo ad un'azione convinta, che sappiamo sta compiendo, ma di più deve essere fatto per andare nella direzione di un'unità politica più efficiente ed efficace di quella odierna.

Aggiungo la mia voce a quella dei colleghi che mi hanno preceduto per dire che saluto il Trattato di adesione della Croazia all'Unione europea con grande entusiasmo e convinzione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

DINI, relatore. Signor Presidente, mi scuso innanzitutto per essermi allontanato dall'Aula, ma sono stato chiamato dal presidente Schifani che riceveva il Presidente del Parlamento croato.

Da quello che ho ascoltato e che mi è stato riferito, mi sembra che i senatori intervenuti abbiano espresso un giudizio estremamente positivo nei confronti dell'adesione della Croazia all'Unione europea. Non reputo pertanto necessaria alcuna replica, non essendo state rivolte critiche all'evento di portata storica che stiamo vivendo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

*D'ANDREA, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli senatori, il Trattato in esame, sottoscritto a Bruxelles il 9 dicembre 2011 e oggi proposto per la ratifica al Senato della Repubblica, rappresenta l'atto finale del negoziato di adesione della Croazia, che è stato avviato ufficialmente il 13 ottobre 2005, dopo che il Consiglio europeo del giugno 2004 aveva riconosciuto alla Croazia lo status di candidato.

Il negoziato ed il Trattato che ne è conseguito mirano a consentire al Paese, alla Repubblica di Croazia, come è stato ricordato, in particolare dal presidente Dini nella sua relazione, di divenire il 28º Stato membro dell'Unione europea a partire dal 1° luglio 2013, cioè una volta concluse le procedure di ratifica da parte di tutti gli Stati membri.

Questo negoziato ha rappresentato un motore importante del processo di riforma avviato in questi anni. La Repubblica di Croazia è stata infatti chiamata a sforzi considerevoli, al fine di allineare progressivamente il proprio apparato normativo ed amministrativo all'acquis communautaire.

L'impegno necessario a tal fine è stato posto in essere grazie alla determinazione delle autorità croate, ma anche grazie al convinto sostegno dell'opinione pubblica, sfociato nel referendum sulla ratifica del Trattato, svoltosi il 22 gennaio 2012, quindi poche settimane fa. I cittadini croati hanno così scelto di impegnarsi per costruire una società aperta, una democrazia moderna e partecipativa ed un'economia di mercato funzionante.

La finalizzazione del Trattato di adesione ha quindi sancito ufficialmente il successo della scelta europea del Governo e del popolo croato, dimostrando a tutti gli altri Paesi candidati e potenziali candidati che, ove sussista un impegno convinto e costante nel processo di riforma, la prospettiva europea diviene un traguardo concreto e raggiungibile.

Nel corso degli interventi degli onorevoli senatori è stato richiamato di volta in volta lo scenario del 1992-1995, quello ereditato, in gran parte, dalle conclusioni della Seconda guerra mondiale. Ma noi non allungheremmo a sufficienza lo sguardo senza ricordare che anche l'assetto della Seconda guerra mondiale era in parte un'eredità delle conclusioni della Prima e della potente spinta alla creazione di Stati nazionali che anche nell'area balcanica, più o meno nello stesso periodo del raggiungimento dell'Unità d'Italia, si era determinato nel secolo precedente.

Popoli, Stati e territori, insanguinati dalle guerre e dai conflitti etnici e ideologici, hanno forse trovato oggi nella prospettiva dell'unione e dell'integrazione europea un salto di qualità in direzione del superamento di questi conflitti, in fondo come è accaduto al nucleo dei Paesi fondatori dell'Unione europea subito dopo la Seconda guerra mondiale.

Il valore di questo Trattato è quindi anche paradigmatico per l'Italia e per l'Europa; perché il successo croato conferma la validità della linea politica seguita dal nostro Paese, che con grande determinazione ha voluto seguire il percorso europeo di Zagabria, garantendogli il massimo sostegno nel corso del processo negoziale. L'adesione della Croazia all'Unione europea rappresenta un ulteriore passo in avanti nel processo di integrazione in Europa della regione balcanica ed un nuovo successo della politica di allargamento. Ciò, nella consapevolezza che la prospettiva di una piena adesione alla Unione europea è l'unico strumento atto a promuovere, nei Paesi coinvolti, importanti e durature riforme politico-economiche e a garantire all'intero continente crescita democratica, stabilità politica e sviluppo economico.

La ratifica del Trattato in esame da parte del Parlamento italiano in questo contesto è quindi un atto di particolare significato politico, perché conferisce sostanza all'impegno profuso dall'Italia in favore del processo di adesione di Zagabria e, su un piano più generale, all'avanzamento della strategia di allargamento.

La nostra diventerà, dopo la decisione del Senato di questa sera, la prima ratifica di uno Stato fondatore dell'Unione, che per ora fa seguito solo alle decisioni della Bulgaria, della Slovacchia e dell'Ungheria. Questo attribuisce al processo di allargamento dell'Unione una spinta ulteriore che, naturalmente, potrà essere completata a pieno titolo solo con l'ingresso di tutti i Paesi dei Balcani occidentali e della stessa Turchia.

In tale prospettiva, noi auspichiamo che possa trovare un risultato positivo la stessa raccomandazione del Consiglio affari generali dell'Unione, favorevole all'ingresso della Serbia, al prossimo Consiglio europeo, che rappresenterà un appuntamento molto importante, come è stato ricordato, anche per le decisioni che dovranno essere adottate in relazione al fiscal compact e al processo complessivo di avanzamento e di crescita dell'Unione europea.

Quindi, la positiva esperienza croata appare suscettibile di diventare un modello per gli altri Paesi candidati e potenziali candidati. L'Italia è pronta ad accogliere la Repubblica di Croazia dal primo luglio 2013 come Stato membro dell'Unione europea e noi siamo convinti che questa nuova condizione possa determinare un ulteriore passo in avanti, come è stato ricordato anche nella relazione del presidente Dini, per la collaborazione instauratasi tra i nostri Paesi e che sicuramente si rivelerà proficua in ambito comunitario.

Le relazioni bilaterali a livello politico, economico e culturale, che hanno sperimentato in questi ultimi anni uno straordinario sviluppo, anche nel superamento del contenzioso (per il quale resta qualche problema), nel segno della riconciliazione e del futuro comune europeo, potranno giovarsi di quello che il presidente Napolitano ha definito "lo spirito di Trieste", animatore oggi dei rapporti tra i nostri Paesi; ciò a conferma che ci possiamo lasciare definitivamente alle spalle la pesante eredità del passato e che, invece, il futuro sarà nella collaborazione fattiva all'interno dell'Unione europea, nel cui ambito, potranno trovare soluzione anche le questioni ancora aperte.

In conclusione, desidero esprimere la soddisfazione del Governo per l'impegno del Senato. Ringrazio in particolare il Presidente, i membri della Commissione affari esteri e l'Assemblea del Senato per la speditezza con la quale si è ritenuto di procedere all'esame del presente Trattato di adesione, con una velocità forse non consueta. Un vero e proprio record: il 3 febbraio, il Consiglio dei ministri ha adottato il disegno di legge di ratifica, la Camera dei deputati lo ha approvato il 15 febbraio e oggi, prima della fine di febbraio, il Senato si accinge a dare il suo sì definitivo.

Il Governo e la popolazione croata, come dimostra anche la presenza degli autorevoli ospiti che assistono alla seduta odierna, ai quali, anche a nome del Governo della Repubblica italiana, rivolgo il saluto più cordiale, guardano all'Italia con attenzione e con forti aspettative: non solo in relazione ai rapporti bilaterali che ci legano, ma anche al ruolo di primo piano svolto dall'Italia a sostegno del cammino europeo di Zagabria.

Il valore di questo Trattato per lo sviluppo dell'integrazione europea, per la sua attrattività, e per la sua forza di pace, di coesione e di convivenza nel programma dei popoli, risulta ulteriormente esaltato da questo nostro gesto e dalla decisione che il Senato si accinge ad assumere. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).

Saluto ad una delegazione di agricoltori mantovani
e ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, sono presenti in Aula una delegazione di agricoltori mantovani e una scolaresca del Liceo scientifico «Quinto Ennio» di Gallipoli, in provincia di Lecce, cui va il saluto ed il benvenuto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3155 (ore 18,25)

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.

THALER AUSSERHOFER, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il provvedimento al nostro esame, appena approvato dalla Camera, è relativo ad un Trattato firmato meno di tre mesi fa, il 9 dicembre scorso.

Si tratta di un trattato siglato dal nuovo Governo che costituisce l'atto conclusivo del processo di progressiva integrazione della Croazia nell'Unione europea, così favorendo il processo di allargamento, difeso fortemente dal Governo italiano... (Brusìo). Continuo o consegno l'intervento, signor Presidente, considerata anche la presenza in tribuna dei rappresentanti dei nostri nuovi partner europei? (Richiami del Presidente).

Questo processo, come è noto, è iniziato quasi dieci anni fa, nel febbraio del 2003, con la presentazione da parte della Croazia della domanda di adesione all'Unione europea.

La Croazia aderirà definitivamente il 1° luglio 2013. Come Capogruppo in rappresentanza dell'Italia dei Valori, auguro a questo Paese di avere un coraggio forte per rappresentare in Europa anche la sua dimensione.

Siamo di fronte ad un traguardo storico importante, un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione nell'Unione europea di tutti i Paesi dei Balcani occidentali, in vista dell'obiettivo finale della riunificazione del continente sotto i valori della pace, della democrazia, della stabilità e dello sviluppo economico.

Ricordiamo che la Croazia è uno Stato giovane con una storia complessa e carica di momenti drammatici, tra cui la guerra a sfondo etnico e nazionale, che tante vittime ha provocato, caratterizzata anche da questioni interne altrettanto complicate dovute alle etnie, alle lingue e alle religioni dei popoli del Paese. Auspichiamo che esse, anche grazie a questo importante passaggio storico, possano trovare presto una vera soluzione in un Paese privo di discriminazioni, basato sui valori condivisi dei diritti umani, dello Stato di diritto, della democrazia e della libertà.

Questa adesione è un passaggio rilevante, lo sottolineo, e lo è ancora di più in un momento certo non facile per l'Unione europea.

Detto questo, vorrei però fare una veloce riflessione sul referendum del 22 gennaio scorso.

È vero che in quell'occasione il Trattato ha registrato l'approvazione da parte dei due terzi dell'elettorato croato, ma è opportuno sottolineare che al referendum ha partecipato meno del 50 per cento degli aventi diritto: infatti, si è recato alle urne solo il 43 per cento dei 4,5 milioni degli aventi diritto. Questa astensione è sicuramente stata influenzata, come ribadito anche da esperti del settore, dalla crisi che sta colpendo l'Unione europea, dal timore dei cittadini croati dei sacrifici che tale adesione potrà comportare e dalla mancata revisione delle liste elettorali. Forse, però, appare più corretto, a fronte dei commenti che hanno giudicato il referendum addirittura come il trionfo del sì, constatare che si tratta di una tornata referendaria caratterizzata dall'astensione piuttosto che dai consensi e auspicare per il futuro un maggiore interesse e - soprattutto - una maggiore fiducia dei cittadini croati nei confronti dell'Unione europea.

In conclusione, desidero sottolineare l'apprezzamento mio e del Gruppo dell'Italia dei Valori per la celerità dell'iter di esame del provvedimento, nella consapevolezza che la prospettiva di una piena adesione all'Unione europea rappresenti il miglior modo per promuovere fondamentali e durevoli riforme nei Paesi coinvolti.

Pertanto, dichiaro, a nome mio e del Gruppo dell'Italia dei Valori, il voto favorevole al provvedimento in esame, augurando agli amici croati un buon lavoro e una buona vicinanza rispetto a tutti i problemi che ci accomunano in questo momento. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Tonini).

PALMIZIO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMIZIO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, colleghi e rappresentante del Governo, le motivazioni per cui il mio Gruppo esprimerà il voto favorevole a questo provvedimento di ratifica sono state illustrate molto chiaramente nella relazione esaustiva del presidente Dini, nel corso del dibattito in Aula, oltre che in Commissione, e nella replica del rappresentante del Governo.

Il Trattato in esame è estremamente importante e stupisce anche (ma non più di tanto) la rapidità con cui, prima, il Governo italiano ha voluto ratificare e, poi, il Parlamento ha deciso di votare questo provvedimento, nel giro di un mese. Siamo dunque tra i primi Paesi europei - il quarto, credo, e il primo fra i fondatori - a ratificare il Trattato.

Spero solo che la rapidità e l'interesse che dimostriamo per gli amici della Croazia siano giustamente e rapidamente ripagati dalla soluzione dei contenziosi bilaterali ancora in essere. Mi riferisco ai problemi legati alla pesca, al denaro da dare per il ristoro dei nostri esuli istriani e riguardo anche ai cimiteri italiani. Non ultimo, penso anche al problema dell'esproprio delle case degli italiani fuggiti da quel Paese.

Sono certo che una ratifica così rapida sarà di auspicio per una rapida soluzione di questi ultimi problemi rimasti. Ribadisco, quindi, che il voto sarà senz'altro favorevole. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI ePdL).

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONTINI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, la ratifica quest'oggi del Trattato con la Repubblica di Croazia chiude, in un certo senso, con tutto quanto è stato detto dai colleghi, in modi diversi, con sentimenti e parole diverse e molto importanti, 60 anni di ferite aperte. In quest'ultimo periodo - mi riferisco agli ultimi 20 anni - i rapporti con questo Paese sono andati sempre migliorando.

Noi siamo molto lieti che la Croazia entri in questa grande famiglia dell'Unione europea. Ricordo che quando, molti anni fa, alcuni dei Paesi dell'Est entrarono a far parte dell'Unione europea, i croati dissero: e quando lo faremo noi, che siamo ancora più vicini a tutti voi? I Paesi dell'Est hanno avuto il grande aiuto della Germania per entrare in Europa, ed è molto importante che l'Italia sia fra i primi a far entrare la Croazia, per la vicinanza, per le motivazioni storiche che i miei colleghi hanno indicato e per tutto quanto è stato detto dai.

Molto importante è quello che loro faranno all'interno dell'area balcanica, il loro sviluppo interno e sicuramente la loro crescita, politica ed economica, ma anche una crescita in termini di stabilità che garantirà a quell'area una forte sicurezza, una sicurezza sempre maggiore, che ancora non c'è e di cui non si parla mai abbastanza.

È importante che questo avvenga ora, nonostante tutto quello che può esserci stato nel passato.

Noi pensiamo che le grandi opportunità di crescita interna necessitino sicuramente del nostro aiuto - a livello politico, economico e culturale - e come Terzo Polo auspichiamo sicuramente il rafforzamento delle relazioni tra i nostri due Paesi, in modo da mettere fine ad un contenzioso che dura veramente da troppi anni. Speriamo che in futuro ci separi solo e unicamente l'Adriatico. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLIe PD).

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Sottosegretario ha detto poco fa che l'Italia è pronta ad accogliere la Croazia nell'ambito dell'Unione europea; io aggiungo che l'Unione di Centro sosterrà con forza l'adesione di questo Stato all'Unione europea.

Desidero anche ricordare, a merito dell'Italia, che il nostro Paese è stato il primo tra i fondatori dell'Unione a votare questa ratifica: ciò segna una tappa di grande rilievo nel cammino intrapreso per consolidare i rapporti tra Roma e Zagabria.

La Croazia rappresenta per il nostro Paese una Nazione di importanza strategica - e voglio salutare veramente con grande calore i rappresentanti croati presenti in tribuna - per la sua vicinanza geografica e per la presenza di un alto numero di nostri connazionali sul suo territorio. Questa ratifica si accompagna dunque alla volontà di superare definitivamente contenziosi e contrasti ed è finalizzata al reciproco riconoscimento di verità storiche spesso negate. L'Italia si è ampiamente spesa per supportare l'integrazione di Zagabria nell'Unione europea, un impegno riconosciuto e apprezzato dal Governo croato, come ulteriore prova di amicizia e vicinanza tra i due Paesi.

La Croazia, bagnata anch'essa dall'Adriatico, costituisce per noi un partner commerciale di primaria importanza e sta sviluppando una struttura economica imperniata su alcuni settori produttivi assai promettenti. L'adesione all'Unione può rappresentare allora un volano di crescita per la Croazia, Paese che, come noto, ha molto sofferto la crisi economica e molto si è impegnato per superarla. L'ingresso della Croazia costituisce d'altro canto l'evoluzione naturale della politica di allargamento e un ulteriore passo verso l'adesione all'Unione di altri Paesi dell'area balcanica, Paesi che hanno affrontato anch'essi notevoli sacrifici per raggiungere la stabilizzazione politica dopo i tragici conflitti degli anni Novanta.

Infine, in questo periodo di forti difficoltà per l'Europa, l'adesione della Croazia rappresenta un segnale positivo di rilancio e dimostra come il processo d'integrazione continui a mantenere un'attrattiva e un valore positivi per chi dell'Unione ancora non fa parte. Il futuro di Bruxelles e il suo peso nello scacchiere internazionale passano d'altronde anche dalla sua capacità di integrare nuove realtà.

Per le ragioni esposte, dichiaro il mio voto favorevole e quello dell'Unione di Centro alla ratifica del Trattato di adesione della Croazia all'Unione europea. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PDe Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

DAVICO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (LNP). Signor Presidente, la Lega Nord ha sostenuto con convinzione l'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea e oggi certamente voterà a favore di questo disegno di legge. Il punto è semmai come si sia potuto rimandare così tanto questa decisione e come mai la Croazia, così vicina e così importante per noi, arrivi a questo passo solo oggi, in coda, potremmo dire, ad altri Paesi che sono membri dell'Unione a tutti gli effetti ormai da molti anni, ma che, a nostro avviso, continuano a essere ben lontani, soprattutto culturalmente e storicamente dall'Europa.

Secondo quale logica ad esempio Cipro, isola immersa nel Medio Oriente, dai confini tuttora incerti e divisa territorialmente, è entrata a fare parte a pieno titolo dell'Unione europea già nel 2004, mentre la Croazia ha dovuto restare alla porta per così tanto tempo? L'esempio di Cipro può essere agevolmente esteso ad altri Paesi, ma la base del ragionamento resta la stessa: i criteri di adesione che vengono scelti ed applicati dai burocrati comunitari sono del tutto asettici rispetto alla storia dei Paesi e dell'Europa e al loro retaggio culturale e sociale.

Il risultato è che si è costruita un'Europa a «puzzle disordinato», cioè con tasselli incoerenti tra loro, nella quale è difficile identificarsi in modo omogeneo da parte delle popolazioni. Come possiamo sentirci europei nell'anima se ciò che ci accomuna è niente di più che la comune condivisione di direttive e regolamenti, di cui spesso facciamo anche fatica a comprendere i contenuti?

Dispiace che tale adesione, a nostro avviso particolarmente importante anche per i positivi risvolti economici, sulla stampa e nei confronti dell'opinione pubblica sia stata messa in ombra e svilita anche dalla profonda crisi di fiducia che sta attraversando l'intera Unione europea. La crisi finanziaria, la cattiva gestione della stessa da parte delle istituzioni comunitarie, la mancanza di un'Europa politica nella reazione al default greco hanno inevitabilmente minato l'immagine di un'Europa come porto sicuro: ne è prova la bassissima affluenza al referendum di adesione, tenutosi in Croazia lo scorso 22 gennaio.

Certo l'Europa non sta dando la migliore immagine di sé e stanno venendo al pettine tutti i nodi irrisolti che il movimento della Lega Nord per l'indipendenza della Padania, vox clamantis in deserto, ha evidenziato in questi anni. È un'Europa fragile quella che non è costruita ascoltando i popoli, quella che rifiuta l'esito dei referendum sui Trattati, quella che affida ai burocrati non eletti le sorti della vita di milioni di persone. Ne sanno qualcosa i greci, ce ne stiamo accorgendo noi ed è naturale che anche i croati comincino a nutrire dubbi.

Restiamo in ogni caso convinti che i Balcani, e in primis la Serbia, debbano progressivamente avvicinarsi all'Europa, ed in questo occorre riconoscere che il nostro Paese ha mantenuto un profilo coerente e confidiamo che il Governo tecnico dei professori prosegua in questa direzione. È di buon auspicio la celerità con cui la Commissione esteri ha lavorato per portare la ratifica all'attenzione di quest'Assemblea, dove mi auguro che ottenga il voto favorevole di tutti i Gruppi. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Benedetti Valentini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, anche il Gruppo del Partito Democratico voterà con grande convinzione a favore della ratifica del Trattato di adesione della Croazia all'Unione europea; non solo con convinzione, ma anche con gioia, perché la decisione che prendiamo oggi, credo con voto unanime da parte dell'Assemblea del Senato, è un segnale di grande importanza e di interesse positivo per l'Europa e per l'Italia.

Si tratta innanzitutto di un segnale molto positivo per l'Europa. Noi siamo spesso molto critici nei confronti del procedere talvolta incerto, faticoso, barocco della costruzione dell'Europa, ed abbiamo sentito adesso dal collega Davico parole molto severe e molto critiche. Tuttavia, tendiamo spesso a dimenticare la lunghezza della strada che abbiamo percorso e l'importanza degli ostacoli che abbiamo superato. Quando si cammina in montagna e si ha di fronte a sé una salita molto ripida e una vetta molto alta da scalare, a volte si può essere presi da un certo pessimismo, persino da un certo sconforto. È allora utile andare con lo sguardo a rivedere il sentiero che si è percorso, le curve, i tornanti e le salite che si sono già fatte per riacquistare il coraggio e la determinazione di proseguire nel cammino.

Prendiamo l'esempio della Croazia. La Croazia è stata parte, per quasi mezzo secolo, della Repubblica federale di Iugoslavia, che è stata, a suo modo, un grande tentativo di unire diversità. Un'area dei Balcani che è stata storicamente uno degli epicentri - come diceva bene il sottosegretario D'Andrea - delle guerre e dei conflitti nel cuore dell'Europa. Ebbene, questa convivenza in Iugoslavia ha avuto aspetti positivi ed interessanti, ma al fondamento era una convivenza costruita attorno ad una dittatura, con la limitazione pesante delle libertà. E quando è venuta meno la pressione esercitata da uno Stato autoritario e dalla personalità incombente, con le sue luci, ma anche le sue ombre, di un protagonista del Novecento, come è stato il maresciallo Tito, questa realtà è esplosa nel modo più drammatico e tragico, riportando l'incubo della guerra all'interno e nel cuore dell'Europa.

Proprio in quegli anni e negli anni successivi è stato evidente quanto sia stata importante per quei Paesi, figli della dissoluzione della Iugoslavia, la proposta del modello europeo, dell'unificazione all'interno dell'Europa, come un percorso alternativo di unità tra diversi, costruito sulla pace, sulla democrazia, sul rispetto dei diritti umani, sulla valorizzazione dell'autonomia a partire dalle differenze di carattere linguistico, etnico e religioso. È stato un modello di unità nella libertà, di unità nella concordia, di unità nella democrazia e nella libertà.

Credo che questo sia un punto fondamentale che non dobbiamo mai dimenticare: l'importanza e la costruzione del progetto europeo, come elemento di unità del continente che ha scongiurato e sta continuando a liberare dall'incubo della guerra e del conflitto aree crescenti dell'Europa e, come vediamo attorno a noi, anche del Mediterraneo.

Il secondo motivo di soddisfazione riguarda proprio l'Italia. È stato ricordato dai colleghi, in particolare da quelli che vivono nelle Regioni d'Italia che confinano storicamente e geograficamente con il mondo slavo, il carico di sofferenza, di dolore e di tragedia, che quel confine a tre, tra mondo latino, slavo e tedesco, ha significato nel corso del Novecento. Ebbene, l'adesione della Croazia chiude definitivamente questa pagina terribile della storia europea e italiana. È la strada migliore - come hanno detto prima il presidente Dini e, poi, il sottosegretario D'Andrea - per risolvere le code rimaste di controversie bilaterali all'interno del quadro europeo. È anche un altro tassello di questa grande opportunità di sviluppo per il nostro Paese, rappresentata dalla costruzione di un Mediterraneo che sia davvero un mare di pace, di prosperità, di sviluppo, di cooperazione e di traffici commerciali. Noi sappiamo che gran parte delle prospettive di sviluppo del nostro Paese e, in particolare, del Mezzogiorno, ma non solo, sono affidate alla possibilità che il Mediterraneo torni ad essere un luogo e un'area fondamentale di sviluppo.

È difficile allora non mettere in sintonia ciò che sta positivamente avvenendo nella ex Iugoslavia e nei Balcani con la cosiddetta Primavera araba nella sponda Sud del Mediterraneo. Sono due processi che hanno ovviamente una loro indipendenza e una loro autonomia, ma che sono tuttavia legati da questo comune interesse e orientamento verso la costruzione di un Mediterraneo di pace e di sviluppo.

Signor Presidente, è allora con questi sentimenti di convinta adesione, di soddisfazione e, perché no, anche di vera e propria gioia, che noi accogliamo in questo momento, con il nostro voto, la Croazia all'interno dell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo PD).

BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, colleghi, l'adesione della Croazia, attesa per il 1° luglio 2013, rappresenta un traguardo storico sia per il Paese che per l'intera regione e un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione nell'Unione europea di tutti i Paesi dei Balcani occidentali, in vista dell'obiettivo finale della riunificazione del continente sotto i valori della pace, della democrazia, della stabilità e dello sviluppo economico.

Come nei precedenti allargamenti dell'Unione europea, anche nel caso della Croazia i principali artefici del successo sono i cittadini del Paese che, abbracciando fin dal principio la prospettiva di adesione all'Unione, hanno scelto di impegnarsi con coraggio per costruire una società aperta, una democrazia moderna e un'economia di mercato funzionante. È grazie al sostegno dell'opinione pubblica - come è già stato ricordato - che il Governo di Zagabria ha potuto portare a termine con pieno successo un negoziato lungo e impegnativo, che ha richiesto profonde riforme interne per il progressivo allineamento all'acquis comunitario.

Il contesto socio-economico nel quale si svolge il «processo di stabilizzazione e di associazione (PSA)» dei potenziali candidati all'adesione all'Unione europea ha finalità estremamente importanti: favorire la stabilizzazione della situazione politica e istituzionale dei singoli Paesi e dell'intera regione; sostenere il processo di transizione verso l'economia di mercato attraverso una rafforzata cooperazione commerciale ed economica; promuovere la cooperazione regionale; incoraggiare il progressivo allineamento di tutti i Paesi coinvolti agli standard europei ed internazionali.

Per questi Paesi che, ricordo, comprendono l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la Serbia, il Montenegro, il Kosovo, si tratta di entrare in una nuova fase storica. È in questo quadro che, proprio in vista dell'ingresso nell'Unione europea, Zagabria è chiamata a proseguire le riforme interne necessarie e a prepararsi all'adesione, con la collaborazione ed il controllo della Commissione europea.

Si tratta, in particolare, dei settori relativi al comparto giudiziario e dei diritti fondamentali; giustizia, libertà, sicurezza e politica di concorrenza. In linea con quanto previsto dagli accordi di preadesione, in effetti, un rapporto di monitoraggio globale sarà presentato dalla Commissione nel prossimo autunno.

A questo proposito il nostro Governo confida che anche i problemi ancora irrisolti nel quadro delle relazioni bilaterali tra Italia e Croazia possano trovare una soluzione definitiva. Si tratta del debito derivante dall'accordo tra Italia ed ex Iugoslava sul comparto economico per gli esuli, della restituzione dei beni italiani nazionalizzati in Croazia e della nomina da parte croata dei componenti della commissione mista per la gestione dei cimiteri italiani in Croazia.

Confidiamo che una piena adesione all'Unione europea rappresenti lo strumento valido, atto a promuovere nei Paesi coinvolti importanti e durature riforme politico-economiche per garantire all'intero continente europeo crescita democratica, stabilità politica e sviluppo economico.

Mi sembra peraltro importante sottolineare come la ratifica del Trattato corrisponda, come ha evidenziato il sottosegretario Marta Dassù nel dibattito alla Camera, ad un interesse politico di alto profilo per il nostro Paese, tanto più che, facendo fede alle dichiarazioni del Ministro degli esteri della Croazia, questo Paese collaborerà a favorire l'ingresso anche della Serbia nell'Unione europea; è quindi anche sulla base di reciproci interessi, sia dal punto di vista storico che da quello geopolitico per le nostre popolazioni, che considero un successo della politica estera dell'Italia se riusciremo ad essere uno dei primi, o il primo, Paese a ratificare questo importante Accordo.

Queste sono le ragioni per le quali, signor Presidente, il nostro Gruppo esprimerà un voto favorevole. (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).

MANTICA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

MANTICA (PdL). Signor Presidente, dopo più di vent'anni di permanenza in questo Parlamento faccio una dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo su una materia estremamente delicata, qual è quella della ratifica del Trattato che prevede l'ingresso della Croazia nell'Unione europea. Lo faccio perché i doveri d'ufficio mi hanno imposto per tre anni e mezzo di seguire direttamente l'avvicinamento della Croazia all'Unione europea.

L'Italia è sempre stata in prima linea nell'appoggiare la Croazia, anche in momenti molto difficili, anche quando la Slovenia pose il problema dei confini rimandando di oltre un anno l'adesione della Croazia all'Unione europea. Lo abbiamo fatto lavorando per il famoso Concerto della pace del 13 luglio 2010 voluto dall'Italia e, soprattutto, dal presidente Napolitano, che non rappresenta, come qualcuno ha dichiarato in questa sede, la fine di un'epoca ma l'inizio di un nuovo rapporto tra l'Italia, la Slovenia e la Croazia, che hanno vissuto un periodo molto difficile nella prima metà del XX secolo.

L'ho fatto andando a Pola insieme al presidente della Repubblica Napolitano e non posso dimenticare la serata in cui, nell'arena di Pola che è il segno della presenza romana in quelle terre, gli italiani di Pola, gli italiani di Istria, insieme al presidente Napolitano, hanno cantato il «Va pensiero».

Ma all'interno di tutto questo, al di là del valore politico che è stato ricordato da molti in quest'Aula, c'è qualcosa che non consente a me di essere pienamente convinto di votare «sì» a questo provvedimento.

La Croazia deve all'Italia 35 milioni e 300.000 dollari da più di 15 anni. Nel bilancio croato non esiste un atto scritto al riguardo. Esistono molte parole, molti impegni, molte promesse fatte da tutti (anche recentemente - credo - al ministro Terzi nel primo incontro avuto con il nuovo Ministro degli esteri croato), ma nella sostanza questo atto di riconoscimento legato al Trattato di Osimo di indennizzo agli italiani esuli d'Istria e Dalmazia non è stato mai completato.

Cito, per ricordarlo, che la Slovenia, coinvolta nella stessa pratica, che riguardava un atto allora firmato dalla Iugoslavia, ha depositato 55 milioni di dollari presso una banca europea e che il Governo italiano può, quando vuole, chiedere di incassare quel denaro. Ma il Governo italiano ha sempre affermato che l'indennizzo agli esuli è rappresentato per noi dalla somma delle due rate legate alla divisione tra Slovenia e Croazia. Questo non è avvenuto.

Ci sono 1.084 italiani che, secondo la legge croata, hanno chiesto la restituzione dei loro beni immobili dopo la legge della denazionalizzazione.

Gli stessi tribunali croati sono ricorsi alla Corte suprema; ci sono voluti sei anni per ottenere la sentenza della Corte suprema, ma oggi in Croazia non si è ancora certi se la sentenza della Corte suprema potrà riattivare il processo di esame di quelle pratiche o se ci vorrà una nuova legge, e sono passati più di 60 anni.

Ma veniamo alla questione moralmente più grave. Mentre i cimiteri degli italiani in Croazia vengono smobilitati, la Commissione istituita, i cui nominativi sono stati peraltro forniti nel mese di ottobre, dopo quattro anni, ancora non ha fatto praticamente nulla.

Forse queste sono piccole cose rispetto al clima certamente importante che si è manifestato in quest'Aula. Ma io voglio ricordare - lo voglio ricordare agli amici croati, con i quali ho lavorato molto spesso - che alla base del concetto di allargamento dell'Europa c'è la rimozione delle pagine del passato, l'eliminazione dalla nostra memoria di un passato che non deve tornare mai più. E allora anche il versamento dei 35 milioni di dollari, anche la nomina da parte croata dei componenti della Commissione mista per la gestione dei cimiteri italiani in Croazia, anche la risposta a 1.084 cittadini italiani cacciati dalla Dalmazia e dall'Istria sono atti importanti a livello politico e morale.

Mi auguro che entro il 1° luglio del 2013, data in cui la Croazia entrerà a pieno titolo in Europa, il nuovo Governo croato possa adempiere a queste tre mancanze che da troppi anni si ripercuotono nei rapporti bilaterali con il nostro Paese. Credo che le promesse, le belle parole e gli impegni assunti anche ad altissimo livello - a livello di incontri di Presidenti della Repubblica - debbano trovare poi atti che valgano a chiudere un passato che appartiene ormai ad antiche generazioni e di cui nessuno vuole più parlare. Se vogliamo pensare però al futuro dell'Europa, dobbiamo anche chiudere e girare la pagina del passato.

Per questo motivo, anche per rispetto verso gli esuli giuliano-dalmati, che chiedono in fondo solo il riconoscimento di una giustizia loro dovuta, non mi sento di votare a favore della ratifica del Trattato che sancisce l'ingresso della Croazia in Europa, e mi esprimerò attraverso l'astensione. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Del Vecchio e Saia).

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Tonini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).

Discussione del documento:

(Doc. IV-bis, n. 1) Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Roberto Calderoli, nella sua qualità di ministro per la semplificazione normativa pro tempore (Votazione a maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea) (ore 19,02)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-bis, n. 1, recante: «Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio, ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, nei confronti del senatore Roberto Calderoli, nella sua qualità di ministro per la semplificazione normativa pro tempore, per il reato di cui all'articolo 640, commi 1 e 2, n. 1, del codice penale».

La relazione è stata stampata e distribuita.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Roberto Calderoli in merito al reato a lui ascritto nella richiesta avanzata dal Collegio per i reati ministeriali del 5 dicembre 2011.

Ricordo che tale proposta, secondo quanto dispone l'articolo 135-bis, comma 8, del Regolamento, s'intenderà respinta qualora non consegua il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, cioè 161 voti.

Come stabilito dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, la votazione sulla proposta della Giunta avrà luogo nella seduta antimeridiana di domani, mercoledì 29 febbraio, con scrutinio nominale simultaneo, mediante procedimento elettronico. In seguito, le urne resteranno aperte per tutta la seduta antimeridiana e fino alle ore 20,30 di quella pomeridiana. Pertanto questo pomeriggio avranno luogo solo la discussione e le dichiarazioni di voto.

Chiedo al relatore, senatore Sarro, se intende intervenire.

SARRO, relatore. Signor Presidente, vorrei svolgere brevemente qualche considerazione ulteriore rispetto a quanto riportato nella relazione scritta, perché la vicenda ha visto impegnata la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari in diverse sedute, con l'audizione del senatore Calderoli e l'acquisizione, anche successivamente, della direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri con la quale viene disciplinato l'uso dei voli di Stato.

All'esito dell'attività istruttoria complessivamente condotta dalla Giunta, sia pure a maggioranza, si è addivenuti alla determinazione di ritenere sicuramente configurabile nel caso di specie la sussistenza dell'elemento della ministerialità e, quindi, l'esimente contemplata dall'articolo 96 della Costituzione, disciplinata nella sua attuazione dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

In particolare, l'episodio, sintetizzabile nella contestazione mossa al senatore Calderoli, quella cioè di avere utilizzato in modo indebito un volo di Stato in occasione di una sua trasferta avvenuta il 19 gennaio 2011 nella città di Cuneo, ha trovato, proprio all'esito dell'istruttoria, una configurazione diversa. In quella data, infatti, contemporaneamente, vi erano sedute delle Commissioni parlamentari impegnate nel dibattito e nell'approvazione del delicato provvedimento del federalismo municipale e, contestualmente, un incontro con i rappresentanti degli enti locali della provincia di Cuneo dedicato alla trattazione di aspetti economici necessari per reperire provviste finanziarie finalizzate ad interventi in materia di difesa del territorio, cioè di protezione dal dissesto idrogeologico, e di viabilità.

In quella circostanza il senatore Calderoli ebbe anche l'opportunità di condurre una visita per così dire privata, avendo un proprio familiare ricoverato in ospedale perché vittima di un grave e serio incidente. In realtà, la sequenza temporale dei fatti, la dinamica degli appuntamenti istituzionali e soprattutto la circostanza che la città di Cuneo è priva di un collegamento diretto e anche l'accesso autostradale è limitato rispetto alle città che sono sede di aeroporto, hanno per così dire necessitato l'impiego del volo di Stato per permettere questa trasferta nell'arco temporale estremamente ristretto delle circa 4-5 ore che segnavano l'intervallo tra una seduta della Commissione bicamerale sul federalismo e della Commissione bilancio che appunto in prossimità della scadenza del termine definito dalla legge delega era chiamata all'approvazione del provvedimento in materia di federalismo municipale.

Questa vicenda ha determinato, di fatto, ad avviso della Giunta, la configurabilità delle ipotesi disciplinate dall'articolo 96, cioè la concorrenza dei due elementi ravvisabili nella condotta oggetto di contestazione, cioè la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.

Ad avviso della Giunta, entrambe le condizioni ricorrono nel caso di specie, potendosi sicuramente qualificare come interesse dello Stato costituzionalmente rilevante quello di garantire il regolare andamento dei lavori parlamentari, soprattutto in considerazione delle scadenze che erano prossime alla data in cui veniva convocata la Commissione per l'esercizio della delega, demandato con legge precedente in materia - ripeto - di federalismo municipale. Inoltre, la necessità di conciliare gli impegni di governo all'interno del Parlamento con gli impegni di governo nell'esercizio di funzioni amministrative, in un'azione comunque di supporto rispetto all'attività degli enti locali può rappresentare adeguatamente quel preminente interesse pubblico che viene perseguito nell'esercizio della funzione governativa e che rappresenta la seconda ipotesi contemplata dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

Per queste ragioni la Giunta, nel rassegnare le proprie conclusioni, ha ritenuto di proporre all'Assemblea di non concedere l'autorizzazione a procedere ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, potendo la condotta tenuta dall'allora ministro Calderoli essere sicuramente ricompresa nelle ipotesi di cui al citato articolo della Carta costituzionale. (Applausi del senatore Mura).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in Aula una delegazione di studenti della Scuola media statale «Giuseppe Bianchi» di Codroipo, in provincia di Udine. A loro va il saluto dell'Aula. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento Doc. IV-bis, n. 1 (ore 19,09)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente e onorevoli colleghi, siamo chiamati a dare una risposta ad una richiesta di autorizzazione proveniente dal tribunale dei Ministri.

In questa sede non dobbiamo emettere sentenze assolutorie. Dobbiamo esclusivamente verificare se la materia a noi offerta, secondo la ricostruzione fatta dal giudice procedente, sia meritevole di approfondimento nella sede propria, ossia innanzi al tribunale dei Ministri, ove il senatore Calderoli, ministro all'epoca del fatto contestato, avrà sicuramente modo di giustificare l'uso del volo di Stato collegato ad imprescindibili ragioni connesse alle sue funzioni. Siamo convinti che in quella sede, attraverso l'approfondimento che non è possibile in questo contesto, il senatore Calderoli dimostrerà di avere agito correttamente.

Ciò che noi sappiamo e che viene offerto alla valutazione di quest'Aula è un altro fatto. Il 19 gennaio 2011, con volo di Stato, il ministro Calderoli si è recato a Cuneo. Attraverso indagini fatte dal tribunale dei Ministri, sono state assunte le testimonianze del sovrintendente capo della Polizia di Stato Ignazio Zedda e del sovrintendente Antonino Failla.

Gli appartenenti alla Polizia di Stato hanno riferito che il 19 gennaio il ministro Calderoli, con volo di Stato, era atterrato a Cuneo, che si era recato nell'abitazione privata di quella che poi sappiamo essere la sua compagna e che successivamente, in compagnia della stessa, si era recato in ospedale per far visita ad un paziente; quindi era ritornato in aeroporto e con volo di Stato era rientrato a Roma.

Nella fase delle indagini svolte dal tribunale dei Ministri il senatore Calderoli ha depositato una memoria in cui ha dichiarato - come risulta dal documento che c'è stato inviato - di essersi recato a Cuneo per la necessità di far visita al figlio della signora (omissis), il quale si trovava in ospedale in gravi condizioni a seguito di un incidente stradale. Assume il senatore Calderoli che non v'erano altri mezzi di trasporto, ad eccezione del volo di Stato, per rientrare a Roma, essendo peraltro Cuneo non collegata con validi mezzi a Torino o ad altre città con aeroporto. Noi sappiamo che Cuneo dista da Torino 60 chilometri, per tre quarti con percorso autostradale. Sappiamo inoltre che intorno a Cuneo, in un raggio di alcune decine di chilometri, vi sono altri tre aeroporti.

La giustificazione fornita al tribunale dei Ministri dal senatore Calderoli fu che vi erano degli impegni istituzionali quel pomeriggio dello stesso giorno (19 gennaio 2011), per cui doveva rientrare a Roma. Ma secondo la richiesta inviataci dal tribunale dei Ministri, questi impegni sono risultati esclusi dalla relazione dell'ispettore capo Ballarino. Da qui discende l'ipotesi accusatoria di truffa ai danni dello Stato in quanto sarebbe stata prospettata alla Presidenza del Consiglio una ragione imprescindibile e irrinviabile, di natura istituzionale, funzionale, tale da giustificare l'utilizzo del volo di Stato, rispetto invece ad una ricostruzione dei fatti, avvenuta attraverso assunzioni testimoniali, ossia degli appartenenti alla Polizia che hanno ricostruito la vicenda, secondo cui l'uso del volo di Stato era determinato esclusivamente da ragioni private, sicché era falsa la prospettazione data alla Presidenza del Consiglio per ottenere l'autorizzazione al volo di Stato. Questa è la vicenda.

Ora si dirà che non v'erano altre possibilità e che sarebbe stata fornita la prova certa del contrario. Noi non stiamo valutando la materia probatoria. Abbiamo, da una parte, un'indagine fatta dal tribunale dei Ministri, con l'acquisizione documentale di dichiarazioni e di relazioni di servizio, che attestano un fatto, ossia un uso privato del volo di Stato, e, dall'altra, la giustificazione del senatore Calderoli. Di fronte a questa situazione, non dovendo noi emettere una sentenza, essendo competente per questo tipo di comportamenti attribuiti al Ministro il tribunale dei Ministri, sarà quella la sede che dovrà vagliare tra le due tesi, quella prospettata dall'accusa e quella prospettata la difesa, quale sia la più verosimile e quella che potrà trovare una sua soluzione convincente. Non siamo noi che possiamo fare questo.

Invero non ci convince la soluzione adottata dalla Giunta di ritenere di aver potuto compiere un'istruttoria che si andava a sovrapporre alle indagini effettuate dal tribunale dei Ministri, attività di indagine che invece noi non abbiamo svolto. L'attività di indagine l'ha svolta il tribunale dei Ministri. Noi abbiamo svolto un'altra attività di indagine sulla base delle dichiarazioni del senatore Calderoli.

Sulla base di queste argomentazioni, che sono in fatto, ma che hanno un fondamento giuridico, non dovendo noi, lo ripeto per la terza volta, emettere sentenze, ma autorizzare un giudice a valutare se sussista o meno un'ipotesi di reato così come contestata, noi riteniamo, per trasparenza alla quale siamo chiamati, di autorizzare il tribunale dei Ministri a svolgere le più opportune indagini e valutazioni. In quella sede il senatore Calderoli avrà l'aggio pieno di poter assumere la correttezza del suo operato.

Ecco la ragione per cui noi non condividiamo le conclusioni cui è pervenuta la Giunta per le autorizzazioni, ritenendo invece che debba affidarsi al tribunale dei Ministri, e quindi concedersi l'autorizzazione, perché possa essere svolta questa forma di accertamento e di eventuale giudizio. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sanna. (Brusìo. Commenti del senatore Maritati).

Senatore Maritati, lei era sempre silenzioso e garbato quando era all'opposizione. Ora che si trova nella maggioranza parla sempre a voce alta.

MARITATI (PD). Signor Presidente, lei mi riprende sempre quando sono in silenzio. (Applausi del senatore Perduca).

MARCENARO (PD). E ci sarà una ragione!

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Sanna.

SANNA (PD). Signor Presidente, colleghi senatori stiamo per esercitare il più intenso dei poteri che la Costituzione affida a quest'Aula in ordine alla giustizia politica.

Le autorizzazioni a procedere che noi normalmente concediamo, per le misure cautelari, per l'utilizzo di intercettazioni e tutte le altre autorizzazioni a proseguire con atti invasivi della sfera di libertà del parlamentare non hanno la forza del potere che ci concede l'articolo 96 della Costituzione.

Il potere dell'articolo 96 della Costituzione, che è riservato al Governo, ed è riservato nel suo esercizio, che adesso vado a spiegare, alla maggioranza assoluta dei componenti di quest'Aula, è non solo il potere di bloccare le indagini, ma di bloccare un giudizio, immaginando (perché questo è il meccanismo che bisogna applicare) che il reato sia stato commesso, e che sia stato commesso per una ragione superiore, una ragione di Stato che il costituente della riforma dell'articolo 96 della Costituzione, quindi il costituente parlamentare del 1989, ha disegnato con precisione.

L'articolo 9 della legge n. 1 del 1989 parlava di inquisito: oggi non si parla più di inquisito, ma di indagato. Il Ministro, anche pro tempore, che abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo, può essere allontanato dalla giurisdizione, messo al riparo dalla giurisdizione se questi fatti vengono riconosciuti dalla maggioranza assoluta del Senato o della Camera e, nel caso di un Ministro non parlamentare, da quest'Assemblea.

Si tratta di un potere eccezionale, di un potere che colloca la condotta del Governo, del singolo Ministro e del Presidente del Consiglio dei ministri, in un ambito di protezione della funzione costituzionale di governo che non hanno più i parlamentari e che, però, solo il Parlamento può accordare.

Ho fatto questa premessa, ricostruendo l'istituto definito dall'articolo 96 della Costituzione, perché mi serve per illustrare le ragioni per cui non crediamo che, in questo caso, possa essere applicato. Vedete, noi siamo di fronte ad una contestazione del tribunale dei Ministri di Roma sinceramente molto opinabile, anche alla luce di quello che conosciamo essere stato l'utilizzo dei voli di Stato in questa legislatura e alla luce delle norme che, all'inizio di questa legislatura, sono state poste per l'utilizzazione dei voli di Stato.

Si tratta di norme ad amplissima maglia. Poteva entrarci molto, a motivazione della richiesta del Presidente del Consiglio e dei singoli Ministri. Proprio per questo era complicato, ed è complicato, in un uso anche generalizzatissimo e oneroso di questi voli di Stato, immaginare il compimento dei reati.

Il tribunale dei Ministri di Roma, per esempio, indagando Silvio Berlusconi, sempre in materia di voli di Stato illegittimamente utilizzati, non più tardi di due anni e mezzo fa ha sostenuto che non è possibile l'abuso di ufficio, per usare un volo in maniera non adeguata alla missione, perché la disciplina dei voli di Stato è stabilita non da una legge, non da un regolamento, ma da una direttiva del Presidente del Consiglio. E sia nel caso dell'onorevole Berlusconi, sia nel caso di altri Ministri e dell'onorevole Calderoli, si esclude anche la possibilità di peculato perché non è possibile che il singolo Ministro disponga personalmente di questi voli: dev'essere autorizzato.

Ecco perché dico opinabile - e forse anche un po' ridondante, se volete - l'accusa mossa all'ex ministro Calderoli di aver raggirato il sottosegretario Gianni Letta, ottenendo il volo di Stato di cui stiamo parlando. Non so se sia possibile in natura immaginare un raggiro del dottor Gianni Letta. Conosco le attitudini accorte del senatore Calderoli, la sua capacità politica e il suo modo di condurre battaglie politiche importanti, anche con il sottile servizio dell'uso di tutto quanto le regole mettono a disposizione, ma sinceramente immaginarlo andare a raggirare il dottor Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza, incaricato della concessione dei voli di Stato, mi sembra abbastanza improbabile.

Qual è il problema? Perché noi allora non accediamo all'uso di questo grande potere del Parlamento nel togliere la giurisdizione dall'orizzonte di un Ministro, nel caso in cui lui abbia appunto commesso un reato? Dentro di noi, probabilmente, crediamo che il reato non ci sia. Questa è la prima delle motivazioni. Quindi, la strada di far riconoscere al giudice ordinario che il reato non c'è, è per noi la strada maestra in casi come questo. È come se sparassimo con un cannone contro una zanzara, utilizzando il potere di scriminare che l'articolo 96 concede al Parlamento.

Ma da un altro punto di vista contestiamo anche una ricostruzione molto limitante dei poteri della Giunta delle immunità. Noi avevamo fatto un'altra proposta: avevamo proposto di chiedere, circolare presidenziale alla mano (che è come ho detto, molto ampia nel consentire l'utilizzazione - lo era sino a dicembre quanto meno, quando è stata cambiata - dei voli di Stato), al sottosegretario di allora, dottor Letta, se quanto contestano i giudici, cioè avere la struttura di gabinetto del senatore Calderoli motivato sinteticamente in maniera ingannevole fosse un raggiro o se invece tutti facevano così, se quella cioè era una prassi e quindi non era possibile ingannare nessuno perché il volo di Stato lo si consentiva per le più svariate richieste, senza disporre una indagine sulla motivazione.

Vi è anche un altro aspetto. Nella sua difesa, il senatore Calderoli evoca anche un profilo che riguarda la sicurezza personale, il livello di tutela a cui è sottoposto. E noi eravamo dell'idea che anche questo andasse indagato: non per fare le pulci all'indagine della magistratura, non è questo il nostro compito e nemmeno lo è quello di accertare se un reato c'è o non c'è, ma quando veniamo qui a proporre al Senato di attribuire a quella condotta la scriminante costituzionale prevista dall'articolo 96 della legge costituzionale n. 1 del 1989, dobbiamo ragionare come se il reato ci fosse.

Noi avremmo preferito rimandare le carte alla magistratura, chiedendo se avesse fatto (perché magari il Senato lo avrebbe fatto) una valutazione anche sotto l'aspetto politico del contesto nel quale la condotta del Ministro si collocava, e non in forza di una verifica del reato.

Queste sono le ragioni per le quali noi riteniamo che non sia possibile attribuire un voto positivo alla proposta della Giunta. Non abbiamo potuto fare queste verifiche, che avrebbero potuto trovare una strada differente per far accertare, nel rispetto della giustizia, sia costituzionale che ordinaria, i fatti che noi oggi - invece - dobbiamo valutare sotto un suggerimento della Giunta che non siamo in grado di condividere. (Applausi dei senatori Legnini e Astore).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Follini. Ne ha facoltà.

FOLLINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che per un senatore del Partito Democratico non ci sia nulla di più facile che contestare al senatore Calderoli molti dei suoi comportamenti politici e niente di più facile che attestarsi su una posizione che, di questi tempi, incontra il favore della pubblica opinione.

Se posso permettermi un inciso, vorrei dire al senatore Calderoli che la polemica che egli ha svolto nei confronti del Presidente del Consiglio nei giorni delle festività non depone a suo favore. Tuttavia, credo che non ci possa fare velo, né il giudizio politico, né - non me ne voglia il senatore Calderoli - il giudizio personale.

Poiché, come Presidente della Giunta, mi sono trovato assente nella seconda delle riunioni che abbiamo dedicato a questo argomento e non ho potuto votare, ritengo corretto farlo in Aula.

C'è stato un abuso nelle prerogative dell'allora ministro Calderoli? Se ho ricostruito correttamente il calendario un po' affannoso degli impegni che hanno riguardato il Ministro in quelle ore, prendo atto che, da un lato, c'era un'emergenza personale (l'incidente e la malattia occorsi ad una persona cara) e, dall'altro, c'erano esigenze politiche e istituzionali che trattenevano il Ministro in quelle stesse ore nella Capitale. Se ho ricostruito correttamente, l'aereo di Stato è stato utilizzato per cercare di conciliare queste due esigenze, avendo riguardo, non tanto ad un fatto personale e familiare, ma all'esigenza di mantenere una serie di appuntamenti parlamentari che la riforma del federalismo fiscale (che io personalmente ho avversato) implicava.

Possiamo chiamarci fuori e dire al magistrato di procedere come se il Parlamento non ci fosse e come se non ci fosse neanche l'articolo 96 della Costituzione, che riguarda gli eventuali reati di natura ministeriale. Tuttavia, credo che non possiamo sottrarci a due questioni.

Quanto alla prima (lo voglio dire in coscienza), ognuno di noi dovrebbe chiedersi come si sarebbe comportato nei panni del senatore Calderoli. Mi sento di dire che io, probabilmente, non mi sarei comportamento diversamente da quanto ha fatto lui. In ordine alla seconda questione, invece, bisogna considerare se, in queste circostanze, valga l'articolo 96 della Costituzione, che tutela l'autonomia e la funzione di Governo e garantisce, per quanto è possibile, il rispetto dell'equilibrio dei poteri.

Penso allora che il Parlamento possa avere una strada davanti a sé, ora che si apre un cantiere di riforme, e possa anche procedere a modificare l'articolo 96 della Costituzione, come accaduto in passato per l'articolo 68, che garantisce l'immunità della funzione parlamentare. Tuttavia, fino a quando quell'articolo resta fermo e ha un significato - e noi avvaloriamo quel significato confermandolo e non mettendolo in discussione - penso che da parte nostra sia corretto un esercizio di sincerità reciproca: ciò mi porta a dichiarare che voterò perché non sia concessa l'autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del mio avversario politico Roberto Calderoli. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, LNP e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Passiamo alla votazione.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, intervengo molto brevemente, perché non posso ripetere le medesime argomentazioni che ho svolto appena pochi minuti fa. Ribadisco che in quest'Aula non si sta emettendo una sentenza, ma si sta decidendo esclusivamente se consentire al tribunale dei Ministri di valutare se un determinato comportamento sia confinato nei limiti e nelle prerogative delle funzioni ministeriali o se abbia trasbordato. La nostra verifica è particolarmente limitata essendo il reato, così come contestato, ossia di truffa ai danni dello Stato, astrattamente configurabile qualora non esista una ragione convincente e conclusiva sulla ricorrenza del diritto all'utilizzo del volo di Stato.

In assenza di queste risposte in positivo in merito a tale fattispecie, che il giudice ha qualificato truffa aggravata ai danni dello Stato - anche se probabilmente, nel caso di specie, era più opportuna la qualificazione del reato di peculato: ottenuta infatti la disponibilità del velivolo, con l'uso si perfezionava il peculato (peculato d'uso, ma peculato): truffa e peculato, questa sarebbe la configurazione esatta - non possiamo che prendere atto di due versioni: quella della polizia giudiziaria, che riferisce al magistrato, e quella della difesa.

Di fronte a questo quadro, non potendo esercitare altri poteri di indagine che facciano privilegiare una tesi rispetto ad un'altra, competendo questo al tribunale dei Ministri che ci chiede di essere autorizzato ad indagare e a valutare, ritengo che, a fronte di tale richiesta, nel nome del buon comportamento come amministratori, come legislatori (e anche come fustigatori, in alcune occasioni, dei comportamenti altrui), dovendo dare l'esempio al Paese, a chi poi legge e a chi poi giudica, noi diciamo di non emettere sentenze ma di autorizzare la magistratura a valutare e a decidere.

Non arrocchiamoci dietro l'articolo 96 della Costituzione facendo un'opzione così radicale e così non comprensibile da parte dei cittadini, che continuerebbero anche in questa occasione a cogliere una ragione per dire: ecco come si difendono; ecco come scomodano la Costituzione per difendersi. No, noi la Costituzione la rispettiamo, e proprio perché la rispettiamo, diciamo che, non essendoci elementi conclusivi, convincenti e definitivi sull'assenza di un comportamento non travalicante le funzioni ministeriali, riteniamo che debba concedersi l'autorizzazione al tribunale dei Ministri.

Pertanto, il voto del Gruppo Italia dei Valori sarà contrario alla proposta della Giunta.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in Aula una delegazione della Scuola secondaria di primo grado «Italo Svevo» di Varmo, in provincia di Udine, a cui rivolgiamo il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento Doc. IV-bis, n. 1 (ore 19,41)

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questa dichiarazione di voto svolgerò due premesse, una testimonianza diretta e una conclusione.

La prima premessa è che, a differenza di Totò, non ho fatto il militare a Cuneo, ma ci sono andato tante volte e so perfettamente quanto sia complicato e difficile raggiungere quella città. Se poi la settimana scorsa è stata realizzata un'autostrada veloce che da Torino va a Cuneo, non me ne sono accorto.

La seconda premessa, peraltro nota a tutti i colleghi, è che non sono certamente un fine giurista e quindi non entro nel merito delle tecnicalità giuridiche, ma alla possibilità di configurare il reato di inganno nei confronti del dottor Letta non ci credo neanch'io.

Vengo alla testimonianza diretta. Ho voluto fare queste due premesse anche perché personalmente ritengo paradossale ed anche imbarazzante questo nostro perdere tempo su un argomento del genere. La testimonianza diretta è totalmente casuale, nel senso che quel giorno ho passato ore ed ore nell'ufficio dell'allora ministro Calderoli insieme ad altri colleghi, in particolare con una piccola delegazione del Terzo Polo (ricorderete che si definì il sottoscritto l'ago della bilancia del federalismo e quant'altro).

La mattina, mentre eravamo in riunione, giunse la notizia dell'incidente occorso al figlio di Calderoli - perché tale è un bambino per chi lo cresce - ma abbiamo continuato la riunione. Io fui il primo a dire all'allora ministro Calderoli che forse era il caso di andare a vedere. E lui rispose che il calendario era molto intenso e che c'era un impegno alle ore 14,30, un altro la mattina successiva e quant'altro. Debbo dire che insistetti molto per dirgli che ce ne saremmo occupati un altro giorno. Ma il ministro Calderoli rimase convinto di dover assolvere al suo ruolo istituzionale in quel momento. Se non ricordo male, nella tarda mattina giunse un'altra telefonata che richiedeva un incontro alla Provincia di Cuneo, non so per quale ragione; quindi per un fatto che egli aveva dovuto rinviare, anche se adesso non ricordo bene, francamente. A quel punto, il ministro Calderoli andò a Cuneo, tornò e mantenne tutti gli impegni per i suoi doveri istituzionali. Io debbo confermare, quindi, la ricostruzione nel riflettere tra ieri e oggi su quale posizione assumere come Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI, ma anche personalmente, proprio sulla base casuale di questa mia conoscenza diretta dei fatti, perché ero presente.

Condivido totalmente quello che ha appena detto il collega Follini: la prima riflessione è quella di chiedersi cosa avremmo fatto nei suoi panni. Debbo ammettere che sarei partito prima. Vado però oltre, nel senso che, come ho già detto, ho insistito per due o tre ore con il ministro Calderoli, dando la totale disponibilità da parte mia e da parte nostra di aggiustarci noi con gli orari.

Non toglietemi, in conclusione, il gusto di fare sempre quattro conti: alla fine è più alto il costo della procedura seguita finora, e che seguirebbe ulteriormente, che non il cherosene per andare a Cuneo e tornare, perché il resto sono costi fissi. Quindi, il costo marginale è quello diretto. I colleghi, fini giuristi, direbbero che ciò che rileva non è il quantum, ma è l'an. Ho fatto anch'io qualche studio giuridico e mi hanno spiegato che è l'an: fosse anche un euro, è la questione di principio.

Però, cari colleghi, a me pare che tutta questa procedura debba essere oggetto di riflessione sul ruolo di quest'Aula, sul ruolo di ciascuno di noi e su come impegniamo il tempo noi, come responsabilità politica, rispetto ai problemi della gente che sta qui fuori. È di questo che dobbiamo rispondere politicamente: del tempo che stiamo sprecando su una materia che non c'è e del tempo che non dedichiamo - quello stesso tempo - ad affrontare i nodi che non consentano a tanti milioni di italiani di trovare un lavoro, a tante famiglie di arrivare a fine mese e che fanno sì che tante imprese, non pagate dalla pubblica amministrazione, vadano incontro alla chiusura nei prossimi mesi.

È questo, signor Presidente, che mi chiedo. Questo è stato l'oggetto delle riflessioni tra ieri e oggi per poter in qualche modo arrivare a una conclusione. Noi, certamente, come Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, voteremo a favore della decisione della Giunta, indipendentemente dalle posizioni politiche assunte negli anni precedenti o in questo momento nei confronti del collega Calderoli e del suo Gruppo politico, per affermare un principio. Il primo dovere, collega Li Gotti, è quello di rispondere alla cittadinanza, certo, di ogni singolo euro di spesa, ma anche di ogni singolo minuto sperperato e buttato nelle Aule parlamentari su argomenti capziosi e inesistenti. È questo il coraggio che la politica deve avere.

Ecco perché, signor Presidente, a me pare un po' farisaica quella posizione da azzeccagarbugli che dice che vorrebbe, ma non può, che chiede di rimandare, che chiede una domanda di riserva da fare al tribunale dei Ministri oppure un aiutino per certificare che il fatto non sussiste, perdendo così altro tempo.

A me pare molto farisaica questa posizione. Le situazioni sono chiare. È legittimo interpretarle in un modo o nell'altro, ma la decisione che personalmente ho assunto e che assumiamo come Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI è quella di votare a favore della delibera della Giunta.

Sostanzialmente cerchiamo di chiudere rapidamente e presto questo caso che non esiste per poter dedicare il nostro tempo a tanti casi seri, gravi, che purtroppo ci sono e ci saranno sempre più frequentemente e sempre più gravemente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PdL e LNP).

Un'ultima battuta, signor Presidente, ci tengo a dirla: è chiaro che se il collega Calderoli fosse colpevole io mi autodenuncio per istigazione a delinquere, perché l'ho istigato eventualmente a commettere un reato. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD, PdL e LNP. Congratulazioni).

SARO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SARO (PdL). Signor Presidente, nella relazione predisposta dal collega Sarro sono stati ricostruiti i fatti oggetto del procedimento penale nei confronti del senatore Calderoli. In sintesi, emergono i seguenti punti: nei giorni 18 e 19 gennaio 2010 il senatore Calderoli doveva partecipare a due sedute parlamentari a Roma nella sua qualità di Ministro per la semplificazione; una riunione era stata organizzata a Cuneo con rappresentanti degli enti locali per approfondire alcune questioni di rilevante interesse per quell'area territoriale. In questo contesto, il senatore Calderoli si è avvalso di un volo di Stato tra Roma e Cuneo per conciliare le diverse esigenze, a cui si aggiungeva anche quella di carattere personale conseguente al grave incidente occorso al figlio della sua compagna.

Il tribunale dei Ministri ha ritenuto che ricorressero le condizioni per incolpare il senatore Calderoli di truffa, avendo egli, tramite il suo capo di gabinetto, chiesto ed ottenuto il volo di Stato per ragioni istituzionali. Sento l'obbligo di dire che, a nostro giudizio, questa accusa è assolutamente ingiustificata ed irragionevole. Lo svolgersi dei fatti dimostra con chiarezza che il senatore Calderoli non ha commesso alcuna scorrettezza o abuso e che è addirittura incomprensibile come si possa parlare di truffa in una vicenda come questa.

Tuttavia, non è compito del Senato entrare nel merito del processo. Sulla base della legge, come ha ben spiegato il relatore, il Senato deve valutare se ricorrano i requisiti per l'applicazione dell'esimente prevista per i reati ministeriali. Da questo punto di vista, ritengo che non possano esservi dubbi sul fatto che Calderoli abbia agito nella circostanza per perseguire un interesse pubblico rilevante, come è appunto quello di partecipare a sedute parlamentari convocate per esaminare provvedimenti di sua stretta competenza e a una ulteriore riunione nella città di Cuneo, precedentemente indetta, per approfondire temi sempre in diretta connessione con l'attività del Ministro.

Peraltro, sono qui a confermare, essendo membro della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale, che corrisponde del tutto al vero ciò che ha dichiarato nel precedente intervento il collega Baldassarri: ero presente quando si è sviluppato quel dibattito e quando è stato chiesto al senatore Calderoli di accelerare la sua partenza per Cuneo.

Devo dire che eravamo in un momento di grandissima tensione. Nonostante tutti i tentativi che Calderoli ed io avevamo fatto, eravamo quindici a quindici; il collega Baldassarri era determinante, si era appena realizzata la scissione del Popolo della Libertà: facemmo di tutto per cercare di convincere lui e il Terzo Polo a votare il decreto sul federalismo municipale. Ebbene, questi sforzi purtroppo non ebbero alcun risultato positivo, per cui finimmo quindici a quindici, e poi la faccenda abbiamo dovuto riesaminarla nelle Aule parlamentari. Quindi ciò che oggi il senatore Baldassarri ha dichiarato corrisponde completamente al vero.

Sono convinto pertanto che la richiesta di autorizzazione pervenuta dalla magistratura debba essere respinta. Fin qui, sul piano giuridico. Vorrei sottolineare però anche l'aspetto umano di questa vicenda che, a nostro avviso, non dovrebbe essere sottovalutato.

Venuto a conoscenza del ricovero in ospedale del bambino nei confronti del quale, a tutti gli effetti, svolge funzioni paterne, il senatore Calderoli avrebbe potuto decidere di non partecipare alle sedute parlamentari ed accorrere immediatamente sul luogo di cura. In questo modo avrebbe potuto evitare di utilizzare il volo di Stato e si sarebbe risparmiato le successive polemiche e il processo che ne è conseguito.

Egli ha ritenuto, viceversa, di non rinviare, anche in questa drammatica situazione, impegni già presi e si è quindi avvalso, in modo corretto, di un mezzo di trasporto di cui poteva disporre.

Il nostro Gruppo quindi, il PdL, voterà convintamente a favore della proposta formulata dalla Giunta delle autorizzazioni a procedere. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e Per il Terzo Polo: ApI‑FLI).

SCANU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCANU (PD). Signor Presidente, intervengo a titolo personale, e ho bisogno di qualche minuto, poiché non ero preparato a svolgere questo intervento e non ho il dono della sintesi.

Vorrei, prima di tutto, dare atto al collega Sanna dell'onestà intellettuale che anche in questa circostanza ha voluto esprimere, assumendo su di sé la responsabilità di tracciare un percorso, pur nella presenza di aspetti umani di notevole importanza e di ambiti meritevoli di un esplicito e preciso chiarimento. Pur tuttavia, ritengo di dover intervenire innanzitutto per una questione di carattere politico. Avrei potuto manifestare nel silenzio dell'urna il mio voto, ma non avrebbe avuto lo stesso valore, perché nel silenzio dell'urna ci sarebbe stata una forma di pavidità alla quale non intendo minimamente accodarmi.

Voterò in difformità dal Gruppo, signor Presidente e colleghi, per ragioni di carattere estremamente personale e che sconfinano nella mia condizione di ex sindaco di una città della Sardegna, che si chiama Olbia, e di parlamentare eletto in quella città.

In quel Comune, signor Presidente, c'è una villa molto bella; la villa più bella della Sardegna, da certi punti di vista, e si chiama Villa Certosa. E a pochi chilometri da Villa Certosa c'è un aeroporto, signor Presidente, nel quale, d'estate e d'inverno, da molti anni arrivano molti voli di Stato. Per quanto la magistratura, in relazione ad alcune cose, si sia espressa ritenendo di dover affermare che, anche quando scendono i cani dagli aerei vuoti o quando scendono le signorine dagli aerei vuoti, si sta servendo il Paese, non credo e non mi pare che tutti questi viaggi siano stati motivati da ragioni, per l'appunto, di Stato, tali cioè da essere riconosciuti perfettamente regolari. Trovo che sia indecente l'incoerenza e l'impudenza di una classe politica e, forse, anche di parte della magistratura, allorché per una questione di questo tipo si pretende di perseguire penalmente un cosiddetto appartenente alla casta.

Non provo grande simpatia politica nei confronti del collega Calderoli, come egli probabilmente non ne prova per quelli che appartengono al mio partito. Qui stiamo parlando però di civiltà giuridica e, in nome di questa civiltà giuridica, oltre che di una piena, convinta, onesta e naturale manifestazione di amore nei confronti del proprio figlio - per il quale io non esiterei a rubare, nell'eventualità in cui fosse in ballo la sua sopravvivenza - ritengo che l'uomo, oggi senatore Calderoli, debba essere messo in condizione di poter essere lasciato in pace, in maniera tale che possa espiare le proprie responsabilità politiche, che sono tante, senza dover fare i conti con queste cose, che non fanno onore certamente né al Parlamento né al nostro Paese. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e del senatore Gustavino).

PRESIDENTE. Colleghi, come annunciato in precedenza, la votazione avrà luogo nelle sedute di domani 29 febbraio.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 29 febbraio 2012

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 29 febbraio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 10 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,01).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione del Trattato tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Ungheria, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia, il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord (Stati membri dell'Unione europea) e la Repubblica di Croazia, relativo all'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, e dell'Atto relativo alle condizioni di adesione, con allegati, protocollo, Atto finale, dichiarazioni e scambio di lettere, fatto a Bruxelles il 9 dicembre 2011 (3155)

ARTICOLI DA 1 A 3 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Art. 1.

Approvato

(Autorizzazione alla ratifica)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Trattato tra il Regno del Belgio, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica ceca, il Regno di Danimarca, la Repubblica federale di Germania, la Repubblica di Estonia, l'Irlanda, la Repubblica ellenica, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, la Repubblica di Cipro, la Repubblica di Lettonia, la Repubblica di Lituania, il Granducato di Lussemburgo, la Repubblica di Ungheria, la Repubblica di Malta, il Regno dei Paesi Bassi, la Repubblica d'Austria, la Repubblica di Polonia, la Repubblica portoghese, la Romania, la Repubblica di Slovenia, la Repubblica slovacca, la Repubblica di Finlandia, il Regno di Svezia, il Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord (Stati membri dell'Unione europea) e la Repubblica di Croazia, relativo all'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea, e l'Atto relativo alle condizioni di adesione, con allegati, protocollo, Atto finale, dichiarazioni e scambio di lettere, fatto a Bruxelles il 9 dicembre 2011.

Art. 2.

Approvato

(Ordine di esecuzione)

    1. Piena ed intera esecuzione è data al Trattato di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 3 del Trattato stesso.

Art. 3.

Approvato

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficial e

Allegato B

Testo integrale dell'intervento della senatrice Blazina nella discussione generale del disegno di legge n. 3155

Grazie Presidente, onorevoli colleghi, pur comprendendo le molteplici sensibilità presenti in particolare nella mia Regione, il Friuli-Venezia Giulia, non posso non inquadrare anche questo evento storico, l'ingresso della Croazia nell'Unione europea, come naturale proseguimento del cosiddetto spirito di Trieste: l'incontro dei tre Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia nel 2010, durante il concerto di Muti, che ha simboleggiato la definitiva riconciliazione tra i tre Stati ed i tre popoli in un'area martoriata da infinite violenze e soprusi nella prima metà del secolo scorso. Va ricordata a questo proposito anche la visita del presidente Napolitano lo scorso anno a Zagabria e poi a Pola e la dichiarazione finale congiunta.

Con la ratifica si chiude quindi definitivamente un'epoca di divisioni e inizia il nuovo percorso nella casa comune europea. L'Italia vuole essere ancora una volta protagonista nel sostenere in modo convinto l'adesione graduale di tutti i Paesi dei Balcani occidentali in quanto ciò rappresenta una naturale attenzione verso l'area contermine caratterizzata tuttora da particolare instabilità geopolitica, conseguente alla disgregazione violenta della Iugoslavia all'inizio degli anni '90. Ed anche in ragione di ciò diventa importante il segnale, che viene dato dal nostro Governo e dal Parlamento non solamente alla Croazia, ma a tutti i Paesi del Sud-Est europeo per questo grande progetto di definitiva stabilizzazione all'interno dell'Unione europea. E l'accordo dei 27 annunciato ieri di concedere alla Serbia già nel prossimo Consiglio europeo lo status di Paese candidato va in questa direzione.

L'iter per l'adesione è iniziato il 21 febbraio 2002, quando fu presentata la domanda di adesione, il 3 ottobre 2005 vennero aperti i negoziati, conclusisi il 30 giugno 2011. Fin dal 4 aprile 2009 la Repubblica Croata fa parte della NATO. Si è trattato comunque di un iter lungo e complesso che ha portato la Croazia a profonde riforme e modifiche, a partire dal settore giudiziario, dalla lotta alla corruzione e a perseguire i crimini di guerra.

Sicuramente ci sarà un effetto positivo su alcune questioni bilaterali non ancora completamente risolte. Mi riferisco al problema dei beni confiscati e nazionalizzati dopo la Seconda guerra mondiale dall'allora Iugoslavia anche ai legittimi proprietari italiani. Tale questione, che riguarda però solamente i beni non coperti dagli accordi bilaterali internazionali, Trattato di Osimo prima e quello di Roma poi nel 1983, rimane molto attuale, anche nel dibattito interno della vicina Repubblica, Croata in quanto la Costituzione lì vigente prevede la restituzione dei beni o il risarcimento sia ai cittadini croati che a quelli stranieri. Questa equiparazione del diritto dovrebbe rimanere tale, senza ledere i legittimi interessi degli stranieri per i beni che erano stati loro confiscati. La recente forte presa di posizione del presidente Josipovic in questa direzione, fa ben sperare. Finora le richieste giunte alle autorità croate sono 4.211, tra cui 1034 avanzate da cittadini italiani, il che significherebbe per la Croazia un esborso finanziario complessivo di circa 100 milioni di euro.

Altra questione aperta si riferisce invece ai sopraccitati Trattati di Osimo e Roma, con i quali la Slovenia e la Croazia hanno ereditato dalla Iugoslavia l'obbligo di pagare circa 110 milioni di dollari quale indennizzo per un parte dei beni confiscati. La Slovenia ha fatto fronte alla sua parte del debito versando l'ultima parte del suo debito nel gennaio 2002 sul conto aperto presso la Dresder Bank Luxembourg: e se mi permettete un commento, non comprendo il motivo per il quale ad oggi tale somma non sia stata ancora incassata e destinata alle famiglie degli esuli. Spero che l'attuale Governo provveda a chiudere tale vicenda. Lo stesso però non vale per la parte croata e ritengo che proprio questa ratifica potrà dare ulteriore vigore alla risoluzione del problema.

Quanto siano importanti i nostri rapporti bilaterali viene dimostrato anche dall'interscambio commerciale, laddove l'Italia rimane dall'anno 2000 fino ad oggi il primo partner commerciale della Croazia, il suo primo fornitore ed il suo primo cliente. Quasi metà (48 per cento) degli scambi commerciali croati si realizza con soli cinque Paesi, di cui tre - Italia, Germania e Slovenia - appartenenti all'Unione europea, più la Russia e la Bosnia ed Erzegovina. Prima della grande crisi deflagrata nel 2011 il valore dell'interscambio bilaterale si è consolidato attorno ai 4 miliardi di euro registrando una crescita dell'8 per cento rispetto all'armo precedente dovuta soprattutto all'aumento dell'export croato. In quel periodo, dunque, oltre un sesto (17,8 per cento) del valore totale dell'interscambio era rappresentato dagli scambi commerciali con l'Italia; oltre un quinto (22,1 per cento) dell'export croato si è diretto verso l'Italia ed il 15,3 per cento delle importazioni è risultato di provenienza italiana. Con l'attuale crisi i numeri in termini assoluti sono naturalmente diminuiti, ma non le percentuali che vedono i nostri due Paesi ancora in una situazione di rapporti commerciali privilegiati.

In questo contesto di rapporti tra Stati contermini rientra a pieno titolo anche il flusso dei migranti frontalieri che sono circa 10.000 nella regione Friuli Venezia Giulia, secondo una stima dell'Università di Trieste, e quotidianamente si muovono da Slovenia e Croazia per venire a lavorare in Friuli Venezia Giulia: un numero significativo su un mercato del lavoro locale, come quello della nostra Regione, che colpisce ancora di più se si considera che essa è l'unica area italiana di confine che presenta un flusso di lavoratori in entrata anziché in uscita. In questo senso permane il problema dei lavoratori croati, in quanto i due Governi non hanno ancora sottoscritto un accordo internazionale sul lavoro transfrontaliero che preveda parziali deroghe alla legge sull'immigrazione e quindi molti lavoratori croati sono costretti a rimanere irregolari o a dichiarare un domicilio in Italia spesso fittizio. Ciò vale in particolare per alcuni settori come l'edilizia, la cantieristica e la sanità, dove i frontalieri sono perlopiù ancora dei lavoratori "invisibili". Anche su questo fronte l'ingresso della Croazia nell'Unione europea dovrebbe portare una qualche soluzione al grave problema. Anche se spesso molto viene fatto per liberalizzare la circolazione di capitali e merci, mentre la mobilità dei lavoratori viene messa all'ultimo posto.

Dopo l'ingresso nell'Unione europea, il 1° luglio del 2013, per la Croazia il passo successivo sarà quello di entrare a far parte dell'area Schengen. E desidero ricordare oggi questo ulteriore passaggio in quanto c'è grande attesa da parte della minoranza italiana in Croazia e Slovenia, la quale vedrà finalmente realizzata la tanto attesa riunificazione della comunità italiana in Istria. Questo tema mi è particolarmente vicino in quanto appartenente alla minoranza slovena in Italia e avendo rapporti costanti con la comunità italiana d'oltreconfine, comprendo perfettamente quanto sia importante anche per loro questa ratifica. Le nostre due minoranze, hanno saputo superare ogni diffidenza e instaurando un rapporto di piena fiducia, siamo riusciti a rivitalizzare tutte quelle potenzialità multilinguistiche e multiculturali dell'area transfrontaliera per troppo tempo sopite dalle tragedie belliche del secolo scorso.

E proprio le minoranze sono diventate le vere protagoniste del dialogo e della definitiva riappacificazione tra Italia, Slovenia e Croazia. E tanto più lo saranno riunite nella comune casa europea. Anche questo significa ragionare in termini di grandi ideali di amicizia e collaborazione, non come semplice enunciazione, ma con l'impegno costante, superando ostacoli che certe volte sembrano invalicabili.

E l'ultima considerazione: cosa direbbero i padri fondatori dell'unificazione europea se ci limitassimo a ragionare solo in termini commerciali, finanziari, economici, dimenticando i sogni che hanno mosso Altiero Spinelli, Jan Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman e gli altri. Proprio in momenti come questi - di ulteriore allargamento dell'Unione europea, è necessaria una riflessione sulle radici del pensiero europeo e sulla grande carica ideale, che ha permesso di realizzare tale grande progetto: un'Unione non solo di Paesi, ma un'Unione di popoli.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barbolini, Caforio, Chiti, Ciampi, Colombo, De Angelis, Ferrante, Franco Vittoria, Malan, Montani e Pera.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Mauro, Adragna, Cicolani, Franco Paolo, Amati, Butti, per attività di rappresentanza del Senato; Fantetti, Firrarello, Micheloni e Pedica, per partecipare all'Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero; Cabras, per attività dell'Unione interparlamentare; Castiglione, Divina e Poli Bortone, per partecipare a un incontro interparlamentare; Bonino, Boldi e Germontani, per partecipare ad un incontro internazionale.

Gruppi parlamentari, nuova denominazione

Con lettera in data 24 febbraio 2012, il Presidente del Gruppo parlamentare Coesione Nazionale (Grande Sud-SI-PID-IB-FI) ha specificato la denominazione delle componenti del Gruppo.

Pertanto la denominazione del Gruppo è la seguente: Coesione Nazionale (Grande Sud - SÌ Sindaci - Popolari d'Italia Domani - Il Buongoverno - Fare Italia).

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

Con lettere in data 16, 17, 20 e 21 febbraio 2012, sono state trasmesse alla Presidenza cinque risoluzioni:

dalla 8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) approvata nella seduta del 14 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa (COM (2011) 665 definitivo) (Doc. XVIII, n. 128);

dalla 12a Commissione permanente (Igiene e sanità) approvata nella seduta del 14 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero (COM (2011) 866 definitivo) (Doc. XVIII, n. 129);

dalla 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) approvata nella seduta del 14 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Consiglio sulla tutela consolare dei cittadini dell'Unione all'estero (COM (2011) 881 definitivo) (Doc. XVIII, n. 131);

dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) approvata nella seduta del 16 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la definizione, la designazione, la presentazione, l'etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti vitivinicoli aromatizzati (COM (2011) 530 definitivo) (Doc. XVIII, n. 132);

dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura, produzione agroalimentare) approvata nella seduta del 16 febbraio 2012 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il Regolamento (CE) n. 1760/20000 per quanto riguarda l'identificazione elettronica dei bovini e che sopprime le disposizioni relative all'etichettatura facoltativa delle carni bovine (COM (2011) 525 definitivo) (Doc. XVIII, n. 133).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 24 febbraio 2012, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Marco Calgaro, in sostituzione del deputato Anna Teresa Formisano, dimissionaria.

Domande di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, presentazione di relazioni

In data 27 febbraio 2012, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Sarro ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Roberto Calderoli, nella sua qualità di Ministro per la semplificazione normativa pro-tempore (Doc. IV-bis, n. 1-A).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro interno

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Monti-I)

Conversione in legge del decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012 (3174)

(presentato in data 27/2/2012 );

senatori Lannutti Elio, Peterlini Oskar, Carlino Giuliana, Mascitelli Alfonso, Pedica Stefano

Modifiche alla legge 7 luglio 1901, n. 306, concernenti la soppressione dell'obbligo di contribuzione all'Opera nazionale per l'assistenza agli orfani dei sanitari italiani a carico dei sanitari dipendenti pubblici (3175)

(presentato in data 23/2/2012 );

senatori De Luca Vincenzo, Tofani Oreste, Finocchiaro Anna, Nerozzi Paolo, Di Nardo Aniello, Maraventano Angela, Andria Alfonso, Antezza Maria, Armato Teresa, Calabro' Raffaele, Carloni Anna Maria, Casson Felice, D'Ambrosio Gerardo, De Sena Luigi, Della Seta Roberto, Donaggio Cecilia, Ferrante Francesco, Incostante Maria Fortuna, Roilo Giorgio, Russo Giacinto, Scanu Gian Piero, Treu Tiziano

Nuove norme per la limitazione del ricorso ai ribassi elevati nelle gare pubbliche, a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori (3176)

(presentato in data 28/2/2012 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Conversione in legge del decreto-legge 27 febbraio 2012, n. 15, recante disposizioni urgenti per le elezioni amministrative del maggio 2012 (3174)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio); E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 27/02/2012 ).

Indagini conoscitive, annunzio

In data 21 febbraio 2012 la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sull'attuazione della normativa in materia di adozione e di affido.

Governo, trasmissione di documenti

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 27 febbraio 2012, ha inviato, ai sensi dell'articolo 38, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124, la relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza, relativa all'anno 2011.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 4a Commissione permanente (Doc. XXXIII, n. 4).

Governo, progetti di atti comunitari e dell'Unione europea

Il Ministro per gli affari europei, in data 31 gennaio, 2, 7, 9, 14, 16, 21 e 23 febbraio 2012, ha trasmesso - ai sensi degli articoli 3 e 19 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 - progetti di atti comunitari e dell'Unione europea.

I predetti atti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 17 febbraio 2012, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria delle Poste Italiane SpA, per l'esercizio 2010. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 386).

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 14 febbraio 2012, ha inviato il testo di otto risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 16 al 19 gennaio 2012; è stata trasmessa altresì una dichiarazione scritta che ha raccolto le firme della maggioranza dei componenti del Parlamento europeo:

una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 810/2009, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti)(Doc. XII, n. 976). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Georgia relativo alla protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli e alimentari (Doc. XII, n. 977). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'unione al regolamento n. 29 della Commissione economica per l'Europa delle nazioni Unite recante disposizioni uniformi relative all'omologazione dei veicoli relativamente alla protezione degli occupanti della cabina di un veicolo commerciale (Doc. XII, n. 978). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio circa la posizione dell'Unione europea riguardo al progetto di regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente la sicurezza dei pedoni e al progetto di regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente le sorgenti luminose a diodi fotoemettitori (LED) (Doc. XII, n. 979). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione relativa al progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione di un accordo tra l'unione europea e il Governo della Repubblica di Indonesia su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (Doc. XII, n. 980). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un memorandum di cooperazione tra l'Unione europea e l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile, che stabilisce un quadro di cooperazione rafforzata e che stabilisce relative modalità procedurali (Doc. XII, n. 981). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 8a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) (Rifusione) (Doc. XII, n. 982). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi (Doc. XII, n. 983). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a, alla 12a e alla 14a Commissione permanente;

una dichiarazione scritta sulla lotta contro la proliferazione di alghe (Doc. XII, n. 984). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente.

Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, variazioni nella composizione della delegazione parlamentare italiana

Il Presidente della Camera dei deputati in data 27 febbraio 2012 ha comunicato che l'Assemblea ha proceduto nella seduta del 23 febbraio 2012 ad una modifica nella composizione della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Il deputato Dario Franceschini, dimissionario, è stato sostituito, quale membro effettivo, dall'onorevole Gianni Farina; l'onorevole Marco Minniti è stato nominato membro supplente della medesima delegazione.

Commissione europea, trasmissione di atti e documenti

Nel periodo dal 31 gennaio al 24 febbraio 2012 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di interesse comunitario.

I predetti atti e documenti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Mariapia Garavaglia ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00567 dei senatori Marcenaro ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

I senatori Bertuzzi, Perduca, Vita, Adamo, Ferrante, Della Seta, Biondelli, Carloni, Ceccanti, Chiti, De Sena, Del Vecchio, Mauro Maria Marino, Maritati e Mazzuconi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02656 del senatore Di Giovan Paolo.

Interpellanze

LANNUTTI - Ai Ministri della salute e degli affari esteri - Premesso che:

nei giorni scorsi si è aperto in Italia il nuovo fronte della battaglia contro la vivisezione, che ha preso di mira un capannone senza insegne e senza nemmeno numero civico alla periferia di Correzzana, paese a pochi chilometri da Monza dove erano arrivate 150 scimmie, per lo più macachi, importate dalla Cina. Il caso è stato sollevato da Paolo Berizzi in un articolo su "la Repubblica" del 25 febbraio 2012, che ha descritto «uno dei più grossi carichi di animali da vivisezione mai importati in Italia. A immaginarsele tutte insieme si fa quasi fatica: e infatti i macachi, in arrivo dalla Cina via Roma-Fiumicino, vengono trasportati dalla Capitale a blocchi di centocinquanta per volta, stivati dentro gabbioni che dagli aerei cargo della Air China finiscono qui, in questo capannone sdraiato nella landa brianzola. Nemmeno 3mila abitanti, Correzzana è conosciuta, oltreché per avere dato i natali al cantante Gianluca Grignani, per i laboratori della Harlan, multinazionale della vivisezione (presente in quattro continenti)»;

si legge su un articolo del "Corriere della Sera" del giorno successivo: «In quella specie di sede fantasma c'è la Harlan, azienda che si occupa dell'allevamento e della custodia di animali destinati alla sperimentazione scientifica. Secondo le associazioni animaliste qui sono già arrivati dalla Cina 150 scimmie - macachi, per la precisione - e altre 750 sono in viaggio, tutte destinate a morte certa in seguito a crudeli pratiche di laboratorio. Gli attivisti anti vivisezione che per mesi si erano dati appuntamento a Montichiari (Brescia), dove ha sede l'allevamento Green Hill - una "fabbrica" di cavie destinate alla vivisezione - avevano preannunciato che si sarebbero spostati alla Harlan di Correzzana, altra azienda che maneggia animali da laboratorio. Il tam tam dice che qui stanno per arrivare - e il trasporto è già in parte compiuto - 900 primati provenienti dalla Cina e già sbarcati a Fiumicino»;

e ancora: «Siamo di fronte a una pratica non solo crudele - sottolinea il portavoce di una associazione di animalisti Marco Mocavero - ma anche inutile dal punto di vista scientifico: ci sono precedenti celebri che certificano l'inattendibilità dei test scientifici sugli animali»,

si chiede di sapere:

se risulti ai Ministri in indirizzo quale sia stato l'iter dell'intera catena di autorizzazioni, che ha consentito che arrivassero in Italia 900 scimmie dalla Cina, chi ha firmato il nulla osta all'importazione di quegli animali, e se siano stati attivati i necessari controlli da parte del Ministero degli affari esteri sull'ingresso, la destinazione e l'uso di quei primati in Italia;

quali siano le condizioni di vita degli animali all'interno della Harlan e se siano garantiti in quell'allevamento, descritto come uno spazio angusto, luce e condizioni igieniche ottimali per gli stessi primati, posto che in un piccolo capannone sembra impossibile assicurare le condizioni minimali di legge a 900 scimmie;

se risponda al vero che dalla pratica crudele come la vivisezione e la sperimentazione sugli animali non corrispondano test scientifici attendibili;

quali misure urgenti il Governo intende attivare, dopo la mobilitazione pubblica, di stampa e televisione contro aziende come Green Hill ed Harlan, per impedire che possano essere effettuate sperimentazioni sul territorio italiano su ogni genere di animali, sulle quali le multinazionali estere conseguono ingenti profitti.

(2-00434)

Interrogazioni

BIANCONI - Al Ministro della salute - Premesso che:

talune malattie sono dette "rare" per la loro bassa frequenza nella popolazione;

in Europa una malattia è considerata rara se colpisce non più di un abitante su 2.000;

i farmaci efficaci per la cura delle patologie "rare" sono poco commercializzati in quanto poco remunerativi a causa della domanda insufficiente a coprire i costi di produzione e di fornitura e, per questo motivo sono detti "orfani";

la preoccupazione per il costo dei farmaci orfani, considerati un peso per i bilanci sanitari, ne ritarda sia l'approvazione che l'utilizzo;

l'impegno economico per la loro commercializzazione, essendo importante e rischioso, andrebbe previsto con leggi specifiche;

premesso, inoltre, che:

con il regolamento (CE) n. 141/2000 il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa hanno varato una normativa che incentiva lo sviluppo e la commercializzazione di tali farmaci;

la Commissione ha inoltre adottato il regolamento (CE) n. 847/2000 che stabilisce le disposizioni per l'applicazione dei criteri di designazione di "orfano";

in Italia la disponibilità dei farmaci orfani è regolata da normative di carattere europeo emanate dall'autorità farmacologica europea European medicines agency (EMEA) e da normative nazionali applicate dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA);

la disponibilità dei farmaci rari sul mercato è determinata dalle autorizzazioni all'immissione in commercio (AIC) dei singoli prodotti pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e dalle liste previste dal decreto-legge n. 536 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 648 del 1996, che ne consente l'erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale;

l'assegnazione delle autorizzazioni non implica, tuttavia, l'immediata disponibilità del farmaco;

premesso, infine, che:

in Italia, pur essendo disponibile l'80 per cento dei farmaci autorizzati dall'EMEA (ma l'elenco andrebbe aggiornato), manca un piano nazionale per le malattie rare;

la Commissione europea, nella proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 726/2004 per quanto riguarda la comunicazione al pubblico di informazioni sui medicinali per uso umano soggetti a prescrizione medica precisa che per le informazioni sui medicinali, inclusi i medicinali orfani, il portale web europeo dovrà essere il punto di riferimento unico per i pazienti;

il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, all'articolo 17, comma 1, lettera b), prevede per l'assistenza farmaceutica ospedaliera di porre a carico delle aziende farmaceutiche l'eventuale superamento del tetto di spesa (2,4 per cento del finanziamento statale per il Servizio sanitario nazionale) previsto dal decreto-legge n. 159 del 2007 nella misura massima del 35 per cento di tale superamento, in proporzione ai fatturati;

la spesa ospedaliera comprende la maggior parte della spesa dei farmaci orfani;

i farmaci orfani, in base al citato articolo 17, comma 1, lettera b), pur avendo un regime applicativo particolare, concorrono al ripiano della spesa sanitaria per i farmaci ospedalieri;

il sistema tetto-ripiano si applica perfettamente ai farmaci comuni ovvero ai farmaci che hanno alternative terapeutiche (una nuova molecola immessa sul mercato può competere, infatti, con quelle già in commercio) mentre non trova adeguata applicazione per i farmaci orfani cui, per definizione, il mercato non offre alternative;

la scelta di un'azienda farmaceutica di farmaci ospedalieri di non commercializzare un prodotto, all'approssimarsi del tetto di spesa, infatti, non causa alcun nocumento ai pazienti che possono giovarsi del medesimo "principio attivo" commercializzato da una diversa azienda; al contrario, l'azienda farmaceutica di farmaci orfani non può non produrre un medicinale, sia pure all'approssimarsi del tetto di spesa, poiché nessuna altra azienda potrebbe assicurare il farmaco in questione;

l'utilizzazione del criterio della spesa storica anche ai farmaci orfani, pertanto, limita, di fatto, l'accesso a detti farmaci solo a quei pazienti già in trattamento;

il 53 per cento dei farmaci orfani distribuiti in ospedale, il cui consumo è direttamente collegato al numero dei pazienti diagnosticati, è inserito nei registri AIFA;

i farmaci orfani autorizzati in Italia sono prevalentemente distribuiti in ospedale (72 per cento);

lo sforamento del tetto (cioè il 2,4 per cento del finanziamento per il Servizio sanitario nazionale) per molte aziende che producono e commercializzano farmaci orfani e che hanno esclusivamente farmaci ospedalieri sarebbe una misura insostenibile;

considerato che:

la spesa per i farmaci orfani rappresenta una percentuale molto contenuta (pari al 3,5 per cento) della spesa farmaceutica totale ed è, presumibilmente, destinata a rimanere anche in futuro sotto il 5 per cento;

la spesa per l'uso dei farmaci orfani rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, essendo monitorato dai registri AIFA, è severamente controllata;

l'Italia ha condiviso la raccomandazione del Consiglio europeo dell'8 giugno 2009 di attivare un piano per le malattie rare;

considerato che a giudizio dell'interrogante:

i farmaci orfani dovrebbero essere esenti dal meccanismo di ripiano del tetto e sottoposti a formule di copertura finanziaria alternative;

i budget delle aziende dovrebbero essere commisurati al numero dei pazienti diagnosticati da trattare;

la spesa per i farmaci orfani, al pari di quella per i farmaci innovativi, dovrebbe avere una quota percentuale congrua del budget ospedaliero;

l'applicazione del decreto-legge n. 98 del 2011 ai farmaci orfani costituirebbe un forte disincentivo alla disponibilità di detti medicinali e consentirebbe un risparmio economico assai limitato;

preso atto che:

i farmaci orfani hanno migliorato significativamente la situazione clinica di molti pazienti affetti da gravi e rare malattie;

i farmaci orfani disponibili in Italia, rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e a carico degli ospedali, sono 31, ai quali si aggiungono quelli, pur approvati in Europa, non disponibili nel nostro Paese o non venduti agli ospedali a carico del Servizio sanitario nazionale;

preso atto, infine, che i pazienti affetti da malattie rare non dovrebbero rimanere esclusi dai progressi della scienza e della medicina, in quanto godono gli stessi diritti sanitari di tutti gli altri pazienti,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi al fine di rivedere le disposizioni riguardanti i farmaci previste all'articolo 17, comma 1, lettera b), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria" al fine di prevedere, dalle citate disposizioni, un regime applicativo particolare per i farmaci orfani.

(3-02681)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

«Il tetto-Monti agli stipendi dei supermanager di stato fa acqua da tutte le parti» scrive "Blitz Quotidiano" in un articolo del 27 febbraio 2012, perché «il limite fissato a 295 mila euro lordi l'anno deciso dal governo rischia di non poter essere applicato. Limite che un "inguacchio" lo definisce Sergio Rizzo sul "Corriere della Sera" dello stesso giorno non tiene conto di una norma del precedente governo, quella che avrebbe dovuto equiparare gli stipendi degli alti dirigenti pubblici alla media europea». Per intenderci la stessa tortuosa e ambigua procedura che affidava al Presidente dell'Istat Giovannini l'indagine sugli emolumenti in Europa per stabilire il taglio alle buste paga dei parlamentari;

si legge ancora: «Dimenticanza incomprensibile: la commissione Giovannini era stata istituita dal ministro Tremonti nell'agosto 2011 con il compito di fornire "le informazioni per livellare, rispetto alla media europea, le retribuzioni di cariche elettive e di figure apicali nella Pubblica Amministrazione". Compito di difficile realizzazione, certo, ma il cui scopo è sufficientemente chiaro da non giustificare il pastrocchio successivo. Il tetto Monti dovrà tener conto oppure no dei risultati che scaturiranno dall'inchiesta in Europa di Giovannini? Non conosciamo quelle medie, ma, per dire, in Francia l'omologo di Giuseppe Vegas alla autorità di controllo dei mercati finanziari prende 150 mila euro lordi annui, dopo che nel 2010 alla sua busta paga è stata applicata una riduzione del 35%. Prima di allora era il più pagato: adesso il commissario alla sanità francese prende di più, 206 mila euro lordi, così come il suo collega all'energia, 192 mila euro lordi. Un ministro non può arrivare a più di circa 330 mila euro lordi l'anno, può cumulare un altro incarico per un valore massimo di 1,5 volte il suo stipendio ministeriale, per un totale di circa 495 mila euro l'anno lordi. In Italia, poi, esiste la complicazione supplementare della mancanza di equità nella razionalizzazione dei costi: i manager delle società partecipate degli enti locali sono esclusi dal tetto-Monti. I quali, fra l'altro, cumulano più stipendi, di fatto aggirando il limite che la legge impone: in teoria il dirigente di una municipalizzata non potrebbe prendere più del sindaco. Non è così: l'ex amministratore dell'Ama di Roma, Franco Panzironi, di cumulo in cumulo era arrivato a 545 mila euro lordi l'anno, uno stipendio di quattro volte superiore a quello di Gianni Alemanno. Senza contare i "privilegi" connessi con le amministrazioni provinciali, comunali, regionali, in nome della loro autonomia. E infatti: sempre a Roma la struttura di quattro persone guidata dal generale dei carabinieri Mario Mori denominata Comitato per la sicurezza e voluta direttamente dal sindaco, costa oltre un milione di euro l'anno. L'amministratore delegato della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, Giuseppe Bonomi, intasca 645 mila euro lordi l'anno. Il capo dell'ufficio legislativo in Calabria, Nicola Durante, riceve 176 mila euro l'anno più la busta paga da magistrato del Tar, per volontà del governatore Scopelliti. La stessa carica al ministero "vale" 60 mila euro l'anno. Ma al consigliere calabro, essendo intangibile l'autonomia regionale, nessuno toccherà un euro o un cumulo»;

considerato che:

per quanto risulta all'interrogante, tra i manager che guadagnano più di 294.000 euro, giustamente elencati sulla stampa per esigenze di trasparenza, sembra siano stati esentati - come al solito - i tecnocrati della Banca d'Italia, che oltre ad aver creato danni ai correntisti ed ai risparmiatori con la loro contiguità manifesta con le banche vigilate, hanno emanato provvedimenti ad hoc a misura di banchieri, come l'abrogazione recente del divieto di rimborso anticipato dei bond bancari, continuando a godere di arcaici privilegi e di una consolidata rete di protezione da parte dei mass media alle loro quotidiane malefatte. Gli stipendi dei vertici della Banca d'Italia, come i 757.000 del governatore Visco, i 593.000 euro del direttore Saccomanno e i 441.000 euro della signora Tarantola, eccedono di gran lunga i tetti ai guadagni fissati per i pubblici stipendi, a meno che il regime dell'Istituto non sia assogettato ad un regime di extraterritorialità giuridica, incompatibile con la politica di rigore e con i provvedimenti "lacrime e sangue" alla quale sono stati sottoposti ed assoggettati i cittadini e le famiglie;

inoltre risulta all'interrogante che la Banca d'Italia, con oltre 7.000 dipendenti di prim'ordine, ma di scarsa impiegabilità, ha avuto bisogno di assegnare circa 147 contratti di consulenza di qualche milione di euro, forse per accontentare qualche clientela, oppure per rendere meno accessibili le istanze dei consumatori e risparmiatori, che sempre più si rivolgono in giudizio per tutelare i loro diritti;

Glauco Maggi, in un articolo su "La Stampa" del 27 febbraio, racconta che «Il mattone americano del mercato reale si sta risvegliando, dicono i numeri di gennaio, ma la spia più significativa della ripresa non viene dai movimenti dei prezzi (leggero calo) e delle vendite (buon incremento) delle case, quanto dalle mosse degli investitori, fondi ed hedge fund, nel settore del "mattone finanziario". Sì, proprio quei famigerati bond "subprime" (tossici) che nessuno voleva più tre anni fa e che hanno affondato le borse e fatto fallire la Lehman Brothers. L'interesse verso gli Mbs (Mortgage Backed Securities, titoli basati sui mutui) è tornato, e ad animare il trend ci sono alcuni di quei gestori che avevano visto giusto nello scommettere contro, quando la bolla si stava gonfiando, e ora si fidano ancora del loro fiuto per anticipare la corsa (futura ma sicura) di queste obbligazioni. Ad attirarli è un mix di quotazioni molto basse, di sperabile miglioramento dell'economia, e di rinascente fiducia nel mercato immobiliare. L'associazione nazionale degli intermediari americani (Nar) ha comunicato qualche giorno fa che a gennaio gli scambi di case già sul mercato sono aumentati del 4,3% a un tasso annuo di 4,57 milioni, il più alto dal maggio del 2010. Le vendite di case sono cresciute del 13% nell'ultimo semestre, e anche se non è ancora in vista il livello dei 6 milioni di affari che viene considerato ottimale dagli esperti in una economia florida, "il trend è chiaramente verso l'alto", commenta Ian Shepherdson, capo economista di High Frequency Economics. A incoraggiare ci sono pure le prospettive del mercato del lavoro. Se cresce come negli ultimi due o tre mesi (a gennaio si sono aggiunti 243 mila posti, e il tasso di disoccupati è sceso all'8,3%) le famiglie che possono pagare i loro mutui aumentano, e le case ipotecate diminuiscono. È appunto ciò che interessa a quegli investitori in bond sorretti dai mutui, che infatti hanno iniziato a comprare. Greg Lippman era un trader di Deutsche Bank che capì con pochi altri, nel 2006-2007, che il mattone stava scoppiando e che le obbligazioni costruite sui mutui andavano vendute "short", guadagnando con quella scommessa negativa. Oggi ha una finanziaria con altri partner, e insieme a fondi comuni come Fidelity e a vari hedge funds fa parte di una avanguardia di speculatori che puntano su quegli stessi titoli per cavalcarne il rialzo, dopo aver goduto del tracollo. I prezzi dei bond sono ancora tanto scontati che persino se i prezzi delle case calano ancora del 10%, e i mutui falliti aumentano, questi investitori sono convinti di trarne un profitto. In un rapporto spedito ai suoi clientela, citato dal New York Times, Lippman ha spiegato: "Data la sua significativa sottoperformance nel 2011, noi crediamo che il prodotto (gli Mbs Ndr) ha una quotazione così scontata rispetto al mercato che non si vedeva da tanto tempo". In aggiunta ai dati confortanti sul mercato del mattone, pure la notizia recentissima che le grandi banche hanno accettato di pagare 26 miliardi di dollari ai governi statale e federale per chiudere le cause sulle vendite scorrette di mutui ai consumatori è stata letta come un ulteriore e forte segnale di ritorno alla normalità. Di qui l'idea di Lippman, e degli altri neospeculatori, di esporsi pesantemente ai bond ex tossici. La corsa alla nuova Bolla è partita»;

considerato che a giudizio dell'interrogante:

gli stipendi del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che con i suoi 757.000 euro guadagna più del doppio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che percepisce 300.000 euro all'anno, o della dottoressa Tarantola, che percepisce 441.000 euro, seppur assoggettati ad un taglio del 10 per cento, dovrebbero rientrare nel tetto dei 295.000 euro, stabiliti come guadagno massimo per i manager pubblici;

le autorità di vigilanza dovrebbero prestare attenzione alla nuova bolla speculativa che sta ripartendo negli Stati Uniti nel settore dei fondi ed hedge fund, ossia quel "mattone finanziario" dei famigerati mutui "subprime" (tossici) che nessuno voleva più tre anni fa e che hanno affondato le borse e fatto fallire la Lehman Brothers, e che stanno tornando d'attualità verso gli Mbs (Mortgage Backed Securities, titoli basati sui mutui), che tornano ad animare il trend speculativo per anticipare la corsa (futura ma sicura) di queste obbligazioni già in partenza intossicate,

si chiede di sapere se al Governo risulti il numero dei dirigenti della Banca d'Italia che percepiscono stipendi superiori al limite di 295.000 euro all'anno, e se il regime stipendiale dell'Istituto sia effettivamente sottratto al tetto previsto per i dirigenti pubblici, ed in caso affermativo quale sia la ragione di esentare tale personale dai tagli alle retribuzioni che invece colpiscono manager e lavoratori pubblici, e dai sacrifici cui sono sottoposti i cittadini italiani a seguito di una delle più gravi crisi economiche a giudizio dell'interrogante per precise responsabilità dei banchieri e delle compiacenti autorità vigilanti, che non hanno attivato alcuna misura per prevenire la creazione del denaro dal nulla, delle piramidi finanziarie di derivati OTC (over the counter).

(3-02683)

DONAGGIO, NEROZZI - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la politica dei tagli operata negli ultimi anni da Trenitalia e Rete ferroviaria italiana sta avendo serie e gravi ripercussioni non solo sotto il profilo della qualità e dell'efficienza del servizio ferroviario nel Paese ma anche sul fronte occupazionale;

i drastici tagli di convogli ferroviari sull'intera rete nazionale, e in particolare quelli operati in concomitanza con l'entrata in vigore del nuovo orario ferroviario invernale del 10 dicembre 2011, hanno ulteriormente aggravato la situazione, compromettendo seriamente l'intero sistema della mobilità pubblica, ledendo il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale nel nostro Paese, con effetti preoccupanti sotto il profilo sia economico che occupazionale;

non si comprende come Trenitalia, anziché adoperasi per innalzare la qualità di un trasporto ferroviario già carente, lento e inadeguato, tanto più se confrontato con quello degli altri Paesi europei, abbia potuto disporre il taglio dei treni notturni a lunga percorrenza anche in considerazione delle pesanti ricadute sul piano occupazionale;

a seguito di tale sconcertante decisione, infatti, più di 800 lettere di licenziamento sono state inviate ai lavoratori del settore occupati presso le società Servirail Wagons-lits e Wasteels International Italia, ormai in stato di agitazione da diversi mesi;

di fronte alle ragioni dei lavoratori dei treni-notte l'amministratore delegato di Trenitalia Moretti oppone la "competitività" dei voli low cost che, in tutta Europa, segnerebbero il declino del servizio letti e cuccette; tale argomento è tanto poco sostenibile che perfino il quotidiano della Confindustria, "Il Sole-24 ore", si è sentito in dovere di confutarlo e di provare che in Germania, in Francia, in Svezia, eccetera, il servizio notte si effettua ancora, con una qualità decente, per distanze approssimabili a quelle italiane (come Torino-Palermo e Milano-Bari), con un costo per gli utenti uguale o inferiore a quello dell'offerta Trenitalia e con un "costo del lavoro" certamente superiore a quello italiano;

considerato che:

la difficile situazione che si è venuta a creare imporrebbe puntuali, rapidi chiarimenti da parte dei vertici di Trenitalia e del Governo;

di tale esigenza si è fatta più volte interprete la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo che in 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) del Senato ha ripetutamente richiesto che si procedesse in tempi rapidi all'audizione dei vertici di Trenitalia, senza tuttavia che la Commissione si adoperasse in tal senso;

inoltre, nella seduta del 17 gennaio 2012 della stessa Commissione, l'interrogante ha sollevato la questione anche in presenza del ministro Passera per conoscere quali fossero le intenzioni del Governo rispetto alle condizioni degli oltre 800 lavoratori del settore in esubero e quali le iniziative che intendesse adottare per garantire la continuità territoriale nel nostro Paese;

rilevato che a tutt'oggi il Governo non ha fornito alcun chiarimento sulla questione,

si chiede di sapere:

come valuti il Governo la scelta di Trenitalia di procedere al taglio dei collegamenti ferroviari notturni e se non ritenga che l'azienda non abbia tenuto in debita considerazione le esigenze di mobilità dei cittadini che Trenitalia, società totalmente a capitale pubblico, è tenuta a garantire;

se il Governo, nel suo ruolo di azionista unico e di decisore strategico del gruppo FS, non ritenga opportuno intervenire urgentemente ed in modo risolutivo presso i vertici di Trenitalia affinché si proceda all'immediato ripristino dei treni notturni soppressi al fine garantire un reale diritto alla mobilità ai cittadini e la continuità territoriale nel nostro Paese;

quali urgenti iniziative intenda mettere in campo per salvaguardare i posti di lavoro degli oltre 850 lavoratori del settore ferroviario in esubero;

se, a fronte di tale grave situazione, non si ravvisi la necessità di attivare urgentemente un tavolo istituzionale a cui prendano parte i vari soggetti interessati alla questione al fine di individuare le misure strutturali idonee a scongiurare effetti negativi sul piano economico ed occupazionale.

(3-02684)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

numerosi articoli pubblicati da alcuni quotidiani siciliani - quali "Magma" e "La Civetta di Minerva" - ipotizzano legami consolidati tra esponenti della magistratura siracusana ed avvocati che esercitano la professione nella stessa città. Rapporti "incestuosi" di parentele, amicizie ed affari, in grado di inquinare la democrazia siciliana;

in data 13 febbraio 2012 viene pubblicato sul giornale on line "Ossigeno" un riassunto inquietante della vicenda intitolato «Denunciati e intimiditi due giornalisti della "Civetta"». Scrive Giorgio Ruta: "Hanno rivelato rapporti d'affari fra penalisti e magistrati. Interrogazioni parlamentari. Avvocati mobilitati, città in trambusto, i quotidiani non ne parlano". Si legge nel citato articolo: «Una procura sotto accusa, due giornalisti e un politico accusati di estorsione e una città divisa. Siamo a Siracusa e al centro di questa storia c'è un piccolo giornale distribuito nella provincia aretusea, con una tiratura di 1500 copie: il quindicinale La Civetta di Minerva diretto da un giornalista con alle spalle quarant'anni di giornalismo, Franco Oddo. Ripercorrendo questa storia tornano in mente gli articoli de I Siciliani di Fava sul "Caso Catania". Ma qui siamo a Siracusa e la storia è un'altra. Nelle redazioni di Siracusa e Catania gira un dossier sui rapporti tra alcuni magistrati siracusani e un avvocato. Il primo giornale a pubblicare i contenuti, a metà novembre, con una serie di inchieste, è Magma di Catania. Ma il giornale non è letto nel siracusano e la cosa non sembra suscitare molto clamore. Ma il 2 dicembre la notizia viene riprese e ampliata da La Civetta. È uno scandalo. Il giornale diretto da Franco Oddo, dopo una ricerca approfondita basata sulle visure camerali, mette in fila nomi, cognomi e società. Il quadro che viene fuori è questo: un noto avvocato siracusano, Piero Amara, o suoi stretti familiari, possiedono delle società. Fin qui niente di strano. Ma i soci del penalista sono nomi di spessore nella città siciliana. Ci sono: Attilio Toscano (figlio del dott. Giuseppe Toscano, già procuratore aggiunto alla procura di Siracusa), Edmondo Rossi (imprenditore, figlio del dott. Ugo Rossi, procuratore capo di Siracusa) e Salvatore Torrisi (figlio della terza moglie del dott. Rossi). E soprattutto Oddo scrive di collegamenti societari, tramite un ex praticante dell'avv. Amara, con il sostituto procuratore di Siracusa, Maurizio Musco. Nelle mani di questi uomini sono passati i processi più importanti e delicati di Siracusa. E spesso ad essere contrapposti sono proprio l'avv. Amara e i suoi "soci". L'inchiesta de La Civetta non finisce il 2 dicembre. Il 16, il 30 dicembre e il 13 gennaio il giornale pubblica ancora rivelazioni sul "Caso Siracusa". Dalla prima inchiesta apparsa su La Civetta all'ultima passano circa due mesi e nel frattempo succedono molte cose che servono a capire meglio un contesto che sa molto di trincee e fucili puntati. Un nutrito numero di avvocati, sotto la sigla Movimento "Partecipazione, rappresentatività, trasparenza" chiede agli organi competenti di verificarne la fondatezza delle notizie pubblicate e affigge in Tribunale un manifesto "a tutela dei magistrati seri e onesti, laboriosi e imparziali e a tutela degli stessi cittadini" per chiedere al Presidente della Repubblica, al Ministro e agli Organi competenti "di verificare la fondatezza delle notizie e di restituire alla Città e alla Giustizia la serenità e il decoro che meritano" e ai magistrati coinvolti "di essere loro stessi promotori dell'apertura di un fascicolo presso il CSM a loro tutela". Il manifesto starà ben poco sulla bacheca, qualcuno ha fretta di farlo sparire. Anche l'ANM di Catania esprime inquietudine. E poi c'è la società civile ad intervenire appoggiando La Civetta: dall'Arci agli ambientalisti, passando per una miriade di associazioni e partiti. E intanto i grandi media regionali non spendono una parola sul caso e gli altri periodici locali invece prendono una posizione diversa. Non credono a quanto scritto da Oddo e i suoi e mostrano sostegno alla Procura. La spaccatura nella stampa siracusana è netta»;

l'articolo, dopo aver segnalato che la questione ha assunto un rilievo politico a livello nazionale con la presentazione di atti di sindacato ispettivo, si sofferma sulla vicenda che vede indagati due giornalisti, Franco Oddo e Marina De Michele, rispettivamente direttore e vice direttore de "La Civetta di Minerva", per presunta estorsione nell'ambito di una vicenda legata all'affidamento del servizio idrico pubblico. Nel richiamato articolo si legge che alcuni imprenditori avrebbero ingiustamente querelato i due giornalisti per estorsione consumata, tentata estorsione e diffamazione a mezzo stampa e che: «"Una delle vicende riferite dalle parti offese si ricollega alla richiesta di contributo effettuata dalla signora Marina De Michele ad un noto imprenditore locale. Secondo la denuncia la signora Marina De Michele, a causa della disperazione della sua situazione economica, avrebbe utilizzato la minaccia della diffamazione qualora il contributo non fosse arrivato". Ma a credere a questa accusa sono in pochi. Chi conosce Marina la descrive come una bravissima professoressa stimata da tutti, alunni compresi, per la correttezza e la professionalità. La vicedirettrice de La Civetta si infuoca rispondendo all'accusa: "Io ho passato la maggior parte dei miei anni ad insegnare ai miei alunni l'importanza della legalità e poi mi dovrei macchiare di un reato così schifoso? La verità è che stiamo subendo un attacco meschino per quello che abbiamo correttamente scritto". Ora la redazione ha una preoccupazione: "Non vogliamo restare isolati. Abbiamo bisogno di essere appoggiati e che il caso che abbiamo denunciato venga affrontato anche dai grandi media" sottolinea Alessandra Privitera, collaboratrice de La Civetta. A preoccuparsi è pure Libera. Giusy Aprile, portavoce provinciale, non usa mezze misure: "A Siracusa, in questo momento, c'è una emergenza democratica"»;

considerato che:

a seguito di tali inchieste giornalistiche, risulta all'interrogante che il Ministro in indirizzo avrebbe disposto, nei giorni scorsi, un'inchiesta amministrativa nei confronti di magistrati in servizio o già in servizio alla Procura della Repubblica di Siracusa (dottori Musco, Campisi, Rossi e Toscano), per gravi fatti segnalati da numerosi articoli di stampa, interrogazioni parlamentari ed esposti; per lo svolgimento di tale inchiesta sarebbe stato delegato l'Ispettorato generale presso il Ministero della giustizia;

a quanto risulta all'interrogante, il nuovo Capo dell'Ispettorato generale, dottoressa Maria Stefania Di Tomassi, non solo non ha tempestivamente avviato l'inchiesta già formalmente disposta, ma avrebbe addirittura espressamente contestato le determinazioni già formalmente assunte dal Ministro in ordine ai magistrati nei confronti dei quali effettuare i doverosi accertamenti;

in particolare, a quanto risulta all'interrogante, il Capo dell'Ispettorato avrebbe, con propria nota indirizzata al Ministro, preteso la modifica dell'incarico di inchiesta al fine di ottenere l'esclusione dagli accertamenti della posizione di un magistrato, che sarebbe individuabile nel dottor Roberto Campisi, già Procuratore capo di Siracusa, nei cui confronti, invece, andrebbe doverosamente svolta l'inchiesta, come già stabilito dal Ministro sulla base di elementi circostanziati agli atti;

inoltre, a quanto risulta all'interrogante, tra il dottor Campisi e il Capo dell'Ispettorato esisterebbero stretti rapporti determinati dalla comune appartenenza e militanza alla medesima corrente della magistratura;

pertanto, per effetto di tale inammissibile contrasto, l'inchiesta amministrativa, già disposta e che presenta profili di estrema delicatezza e carattere di urgenza, in ragione della eccezionale risonanza pubblica delle vicende che ne formano oggetto, risulterebbe bloccata;

desta sconcerto che il Capo dell'Ispettorato, a pochi giorni dal suo insediamento, abbia già determinato un pericoloso precedente, che non risulta all'interrogante essersi mai verificato in passato, paralizzando un'inchiesta già disposta dal Ministro al solo evidente scopo di offrire una tutela preventiva ad una specifica posizione soggettiva,

si chiede di sapere:

se risulti vero quanto descritto dalle inchieste giornalistiche, che hanno messo a nudo rapporti incestuosi tra avvocati penalisti e magistrati nel Tribunale di Siracusa;

in quale modo e con quali criteri il Ministro in indirizzo intenda assicurare che l'inchiesta possa svolgersi senza indebite ingerenze da parte del Capo dell'Ispettorato, che sulla vicenda sembra abbia già manifestato un evidente pregiudizio di salvaguardia delle persone coinvolte;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di garantire, sia in relazione alla vicenda in oggetto che per il futuro, comportamenti ispirati a correttezza ed imparzialità da parte del Capo dell'Ispettorato generale;

se, alla luce dei fatti esposti, ed attesa la particolare gravità di odiose ingerenze a tutela di "compagni di corrente", non ritenga urgente valutare la compatibilità della dottoressa Di Tomassi alla guida di un ufficio delicato nella gestione della giustizia, la cui attività richiede doti di particolare equilibrio ed imparzialità.

(3-02682)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la stampa riporta le dichiarazioni del Ministro per gli affari europei, Enzo Moavero Milanesi, a sostegno del progetto di direttiva dell'Unione europea sulle "rendicontazioni per le società europee". Tale direttiva intende imporre a circa 600 società europee la pubblicazione in dettaglio di accordi e contratti anche con società di Paesi terzi;

è convinzione degli interroganti che finora sia stata preclusa ai cittadini italiani la conoscenza di accordi e contratti stipulati da società italiane con società ed enti in Paesi sottoposti a regimi dittatoriali o fortemente autoritari; in particolare, gli interroganti sono interessati agli accordi e ai contratti stipulati in passato dall'Eni (controllata per il 30,30 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze) con il regime libico di Gheddafi e agli accordi e ai contratti passati e presenti dell'Eni e dell'Enel (controllata per il 31 per cento dal Ministero dell'economia) con Gazprom e altre società russe,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda fornire ai cittadini italiani elementi analitici di conoscenza sugli accordi e contratti citati in premessa, nella consapevolezza che la trasparenza dei rapporti economici a livello transnazionale rappresenta un'ineludibile fonte di legittimazione dell'operato sia del Governo in quanto tale sia di società come Eni ed Enel che devono sempre inquadrare la loro azione internazionale nell'ottica della salvaguardia degli interessi geo-politici non solo nazionali ma dell'Unione europea nel suo complesso.

(4-06947)

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

con il decreto legislativo n. 509 del 1994 si è disposta la privatizzazione degli enti previdenziali e assistenziali, non sottraendoli però alla funzione sociale e alla caratteristica di essere privi di lucro;

gli enti previdenziali sono stati trasformati, a decorrere dal 1° gennaio 1995, in associazioni o in fondazioni con deliberazione dei competenti organi, a condizione che non usufruissero più di finanziamenti o altri ausili pubblici di carattere finanziario (art. 1);

tali enti privatizzati, così come è disposto dal decreto suindicato "continuano a sussistere come enti senza scopo di lucro e assumono la personalità giuridica di diritto privato, ai sensi degli artt. 12 (…) del codice civile (...) rimanendo titolari di tutti i rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali e dei rispettivi patrimoni" (art. 1, comma 2);

nella gestione, ai sensi dell'art. 2, comma 1, è statuito che: "Le associazioni o le fondazioni hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile (…) in relazione alla natura pubblica dell'attività svolta";

data la natura pubblica dell'attività svolta, tali enti sono sottoposti alla vigilanza del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, del Ministero del tesoro, oltre a quella dei Ministeri specifici, competenti per ciascun ente, nonché a quella della Corte dei conti;

gli enti privatizzati, tra cui l'Enasarco, hanno, nel tempo, gestito la res publica, cioè il patrimonio frutto di danaro pubblico, come se fosse cosa privata, amministrata da soggetto privato;

tali comportamenti, inoltre, sono in contrasto anche con la normativa europea che, infatti, con la direttiva 2004/18/CE, e con quanto stabilito dalla Corte di giustizia, ha affermato più volte che perché un organismo possa definirsi un ente pubblico, occorre sempre verificare se soddisfa i tre requisiti fondamentali, recepiti anche dal legislatore nazionale, all'art. 3, comma 26, del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006: 1) il possesso di personalità giuridica; 2) il requisito teleologico; 3) l'influenza pubblica dominante;

tutti gli enti qui considerati, tra cui Enasarco, soddisfano tutti e tre i requisiti previsti dalla normativa europea e recepiti dal nostro ordinamento giuridico, non può essere messa in dubbio la loro natura pubblicistica;

in particolare, con riferimento al primo requisito, è lo stesso art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 509 del 1994 ad attribuirgli la natura pubblica dell'attività svolta;

il parametro dell'influenza pubblica dominante sussisteva anche poiché la contribuzione realizza una forma indiretta di finanziamento pubblico;

il decreto legislativo n. 509 del 1994 è chiaro nell'affermare che tali enti si privatizzano "a condizione che non usufruiscano di finanziamenti o di altri ausili pubblici di carattere finanziario" (art. 1, comma 1); risulta evidente che tale requisito non viene assolutamente soddisfatto dal momento che la contribuzione obbligatoria di tipo solidaristico, posta a carico degli iscritti, realizza una forma indiretta di concorso finanziario dello Stato;

alla luce di quanto sopra, emergono manifestamente dei profili di illegittimità costituzionale nell'applicabilità della disciplina privatistica nel caso de quo, non solo per stridente contrasto con i principi fondamentali della Carta costituzionale (art. 3), ma anche con la normativa, soprattutto con la direttiva 2004/18/CE, che garantisce l'uguaglianza formale dei cittadini di fronte alla legge;

si realizza un'evidente disparità di trattamento tra inquilini, a seconda che questi abbiano stipulato un contratto di locazione con un ente pubblico o con un ente pubblico poi privatizzato;

non può che applicarsi, pertanto, alla gestione del patrimonio immobiliare, la normativa garantista prescritta per gli enti pubblici, di cui al decreto legislativo n. 104 del 1996 e successive modifiche ed integrazioni;

il legislatore, con il decreto legislativo n. 104 del 1996 (modificato ed integrato del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001), ha deciso di disciplinare l'attività in campo immobiliare degli enti previdenziali di natura pubblica: secondo specifica tabella (allegata alla legge n. 70 del 1975) la dismissione dei beni doveva avvenire per espressa previsione legislativa entro il 2 marzo 2001;

ben otto anni dopo, viene approvata la legge 23 agosto 2004, n. 243, nella quale, all'art. 1, comma 38, disposizione definita di interpretazione autentica, il legislatore ha stabilito che il citato articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, non si applica agli enti privatizzati ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ancorché la trasformazione in persona giuridica di diritto privato sia intervenuta successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo n. 104 del 1996;

la Suprema Corte, in merito a tale norma così (Sezioni unite, con sent. n. 20322 /2006- 2010) si è espressa affermando che, tale norma seppur formulata come norma di interpretazione autentica, ha carattere innovativo quindi conferma l'esigenza di tutela dei rapporti giuridici che, secondo le leggi previgenti avevano previsto la prelazione o l'opzione legale a favore del conduttore qualificato;

appare evidente l'assoluta discriminazione operata nei confronti degli inquilini degli enti privatizzati;

la fondazione Enasarco stimava il valore del patrimonio immobiliare da bilancio in 1,8 miliardi di euro, oggi invece vuole ricavare dalla vendita 4,5 miliardi di euro;

la dismissione del patrimonio immobiliare di Enasarco è crescente motivo di ansia tra gli inquilini, poiché gli istituti di credito, convenzionati con la fondazione Enasarco, Banca nazionale del lavoro e Monte dei Paschi di Siena, dopo aver dapprima diffuso dati mediante i quali si rendeva noto agli inquilini della possibilità di stipulare mutui a tassi, termini e condizioni accessibili, hanno successivamente modificato tali condizioni, a discapito dei medesimi inquilini, che ora si vedono sfumare la possibilità di acquistare l'agognata casa;

deve essere preso in considerazione un ulteriore profilo di primaria importanza e cioè che gli immobili di proprietà della fondazione Enasarco richiamano un'architettura di tipo economico, sul genere, per impianto strutturale ed architettonico, per materiali e finiture, di quelle adottate per i complessi intensivi di edilizia economica-popolare, che rientrano nella disciplina prevista dalla legge n. 167 del 1962,

sono risultate assolutamente erronee le classificazioni catastali delle costruzioni facenti parte del patrimonio immobiliare in esame, avendo nella maggior parte dei casi caratteristiche tipiche dell'edilizia economica e popolare con categoria catastale A/4 mentre tutti gli immobili risultano accatastati A/2;

tale circostanza comporterebbe un aumento ingiustificato del patrimonio immobiliare con indicazioni anche errate nei relativi bilanci dell'ente, con gravissimi danni anche per le pensioni degli iscritti;

il decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, all'art. 14 disciplina la soppressione, incorporazione e riordino degli enti e degli organismi pubblici;

in particolare detto articolo stabilisce, al comma 1, che alla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) è attribuito il controllo sugli investimenti delle risorse finanziarie e sulla composizione del patrimonio degli enti privatizzati;

la manovra finanziaria presentata dal Governo Monti, di cui al decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, all'articolo 24, comma 24, dà tempo fino al 30 giugno 2012 agli enti privatizzati (di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994) e privati (decreto legislativo n. 103 del 1996) per presentare ai Ministeri vigilanti i nuovi bilanci tecnici in equilibrio per mezzo secolo oppure le delibere idonee a riportare i conti all'interno della nuova soglia di sicurezza. Pena, oltre il cambiamento del metodo di calcolo delle pensioni, anche un contributo di solidarietà dell'1 per cento sugli assegni per gli anni 2012-2013;

Enasarco, dopo aver fatto ricorso a rischiosissimi investimenti finanziari pari a 1,5 miliardi di euro, di cui 780 milioni nel fondo "Anthracite" delle isole Cayman, garantiti dalla Lehman Brothers, ora, per colmare le gravose perdite, propone la dismissione dell'intero patrimonio immobiliare;

il Ministero del lavoro, in qualità di organo vigilante, ha indicato - con nota prot. n. 6192 del 14 giugno 2011, al Presidente della Fondazione, le 8 associazioni sindacali degli agenti e rappresentanti di commercio maggiormente rappresentative, includendo tra esse la Cisal Federagenti;

l'attuale consiglio d'amministrazione, insediatosi il 20 luglio 2011, non è stato validamente costituito poiché privo del rappresentante di questa organizzazione sindacale;

risulta altresì che per tali violazioni sono stati proposti: 1) un ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo del Lazio, chiedendo di annullare il provvedimento di nomina del consiglio d'amministrazione per accertare il diritto della Federagenti a designare il proprio componente nello stesso; 2) una denuncia penale in data 20 luglio 2010 nei confronti del presidente Boco, ad oggi pendente presso la Procura della Repubblica di Roma;

il consiglio d'amministrazione irregolarmente costituito ha proceduto ai sensi dell'art. 5 dello statuto della fondazione in data 20 luglio 2011 alla nomina del presidente Brunetto Boco;

anche in tal caso non può non rilevarsi la violazione dell'art. 8 dello statuto, dove si prevede che l'esercizio delle professione sia requisito essenziale per essere nominato membro del Consiglio di amministrazione e quindi Presidente (art. 5 dello statuto);

l'art. 17 dello Statuto prescrive che "Ai sensi dell'art. 1, comma 4, lettera b), del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, il requisito di professionalità è ritenuto esistente nei soggetti appartenenti alla categoria degli agenti e rappresentanti di commercio, anche in stato di quiescenza";

il signor Brunetto Boco, non rivestendo la qualità di rappresentante di commercio, né in servizio né in pensione, nominato quale rappresentante degli agenti e rappresentanti di commercio della UIL-Tucs, non poteva essere eletto consigliere e conseguentemente Presidente, circostanze che sono riconducibili a giudizio degli interroganti alle ipotesi di gravi violazioni di legge contemplate nell'art. 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994 che comportano il commissariamento dell'ente,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno: 1) attivarsi con iniziative di competenza al fine di sollecitare immediatamente, previa sospensione della dismissione del patrimonio di Enasarco, l'intervento della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP); 2) assumere le necessarie iniziative affinché siano rimossi i componenti eventualmente ritenuti illegittimi a seguito di specifico accertamento del consiglio d'amministrazione Enasarco per l'esclusione di una delle organizzazioni maggiormente rappresentative, pena la nullità della composizione del consiglio d'amministrazione poiché composto in violazione dell'art. 8, comma 1, lett. a), dello statuto; 3) accertare se l'elezione del Presidente di Enasarco Brunetto Boco (ai sensi dell'art. 5, comma 1, dello statuto) sia avvenuta in violazione degli artt. 8, comma 1, lettera a), e 17 dello statuto della fondazione, con conseguente invalida costituzione del consiglio d'amministrazione dell'ente, ed eventualmente attivarsi affinché l'incarico sia revocato;

se tali gravi violazioni venissero confermate, se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ritenga, ai sensi dell'art. 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994, di concerto con i Ministri di cui all'art. 3, comma 1, di nominare un commissario straordinario con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell'ente, pena i gravissimi danni economici per l'ente stesso;

se il Governo ritenga opportuno accertare e verificare tramite le Agenzie del territorio competenti la reale rispondenza delle categorie catastali degli immobili di proprietà di Enasarco a quelle denunciate dallo stesso ente;

se ritenga di voler, altresì, considerare se non sia opportuno far confluire tutti gli enti privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 con i relativi patrimoni immobiliari nell'INPS, così come avvenuto per INPDAP e ENPALS, in modo da poter tutelare gli iscritti beneficiari dei trattamenti pensionistici.

(4-06948)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

dall'inizio del 2012 sono 10 i detenuti che si sono tolti la vita e 24 il totale dei decessi avvenuti nelle carceri, di cui 10 per cause ancora da accertare. Alcuni di loro sono: Aurel Contrea, Bruno Baldini, David Di Bonaventura, M.M., Gabriele B., Youssef Ahmed Sauri, Massimo Loggello e Pino Cobianchi;

a questa lista di suicidi dal 18 febbraio si aggiunge Alessandro Gallelli che era accusato di violenza sessuale. Da quattro mesi era in carcere in attesa di giudizio. Aveva più volte denunciato di aver subito violenze. Dal carcere garantiscono comunque che il giovane era in isolamento e che quindi non poteva essere vittima di pestaggi o percosse. Aveva compiuto 21 anni da poche settimane;

14 i capi di imputazione, tra cui violenza sessuale e molestie ai danni di ragazze minorenni. Dalla sua cella del carcere milanese di San Vittore si è sempre dichiarato innocente e raccontava ai genitori di presunte percosse subite da altri detenuti poco inclini ad accettare con loro carcerati accusati di reati che ritengono infamanti: il pestaggio è infatti un triste "classico" del codice che vige in prigione nei confronti di chi è imputato di reati sessuali. Alla fine Alessandro Gallelli, residente a San Vittore Olona, non ha retto a tanta disperazione. Non ha avuto la forza di andare avanti. Si è tolto la vita sabato sera, impiccandosi;

il legale di Gallelli ha affermato di essere sconcertato per quanto di terribile è successo, che i genitori gli avevano affidato l'incarico di difenderlo ed egli, fin da subito, aveva presentato istanza di scarcerazione con richiesta di arresti domiciliari a casa dei nonni. Ma era stata respinta e non vi erano, a suo parere, gravi indizi di colpevolezza e Alessandro era incensurato. Il non aver concesso un provvedimento cautelare meno restrittivo, tra l'altro con motivazioni non condivisibili, ha significato agire con troppa leggerezza;

fin da subito la sua famiglia l'ha sempre considerato innocente, lottando per la sua scarcerazione. Da quanto riferito comunque dal carcere, il giovane era seguito da medici specialisti e si sarebbe ucciso subito dopo una seduta psichiatrica. Un gesto repentino, avvenuto di fronte ad altre persone che però non sarebbero riuscite a fermarlo. Come avviene sempre in questi casi, si è aperta un'inchiesta e sul corpo è stata disposta l'autopsia;

i numeri dei suicidi in carcere diventano ancora più devastanti se si riportano i dati elaborati, dal 2000 al 20 febbraio 2012, dal centro studi di "Ristretti orizzonti" che riguardano rispettivamente l'anno, i suicidi e il totale dei morti: 2000, 61, 165; 2001, 69, 177; 2002, 52, 160; 2003, 56, 157; 2004, 52, 156; 2005, 57, 172; 2006, 50, 134; 2007, 45, 123; 2008, 46, 142; 2009, 72, 177; 2010, 66, 184, 2011, 66, 186 e 2012, 10, 24. Per un totale di 1.957 morti, di cui 702 suicidi;

è del tutto evidente che la situazione in Italia, tra chi muore a poche ore dal fermo e chi si suicida in carcere, è diventata drammatica per un Paese civile. Nelle carceri italiane si può affermare, senza paura di smentita, anche alla luce dei dati statistici elaborati da "Ristretti orizzonti", che oramai è in corso una drammatica e inesorabile strage silenziosa;

purtroppo non sono solo i detenuti a suicidarsi ma anche gli appartenenti al Corpo della Polizia penitenziaria. Nelle ultime 48 ore dal suicidio, di un assistente capo di Polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Roma Rebibbia, a Formia si è appreso di un altro suicidio di un appartenente al Corpo. Questa ulteriore drammatica notizia l'ha resa nota Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia penitenziaria, Sappe. L'uomo, 41 anni, sposato e con due figli, si è tolto la vita nella sua abitazione di Sessa Aurunca, nel casertano, impiccandosi. Capece afferma che non sono ancora chiare le ragioni che hanno spinto l'uomo a compiere il gesto estremo, di essere impietrito per questa nuova immane tragedia, anche perché avviene a poche ore dal suicidio di un altro collega a Formia e a pochi mesi dalla tragica morte di altri appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio ad Avellino, Mamone Lodè, Caltagirone, Viterbo, Torino e Roma. Capece aggiunge che oggi è il momento di piangere la vittima di un'altra tragedia che ha sconvolto i baschi azzurri, nell'indifferenza assoluta e colpevole dell'Amministrazione penitenziaria che continua a sottovalutare questa grave realtà e di stringersi con tutto l'affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile della moglie, dei figli, dei familiari, degli amici, dei colleghi. Secondo Capece dal 2000 ad oggi si sono uccisi circa 100 poliziotti penitenziari, un direttore di istituto e un dirigente regionale. E otto suicidi in pochi mesi sono sconvolgenti. Da tempo ricorda che si sostiene che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l'attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere;

a questi drammatici silenzi si aggiunge, oltre all'evidente sgarbo istituzionale, quello, a giudizio degli interroganti assordante delle istituzioni a cui il primo firmatario del presente atto ha già rivolto, e per i quali più volte ha sollecitato in Assemblea una risposta, ben 19 atti di sindacato ispettivo: 3-01079, 4-02254, 4-02449, 4-02489, 4-02496, 4-02584, 4-02781, 4-02920, 4-02974, 4-03616, 4-03823, 4-04299, 4-04928, 4-04976, 4-05183, 4-05423, 4-05598, 4-06172 e 4-06232, e firmato una mozione, 1-00227, nei quali si denunciano, senza alcun riscontro dopo ben 800 giorni dalla presentazione, novembre 2009, della prima interrogazione, lo stato di degrado, di mancato rispetto dei diritti umani e i suicidi sospetti nelle carceri e nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) italiani e nei quali si chiede quanti suicidi ancora debbano avvenire affinché il Governo si decida a riferire sulla reale consistenza del fenomeno delle morti in carcere e nei CIE, in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle, invece, avvenute per cause sospette,

si chiede di conoscere:

se non si ritenga oramai indifferibile, anche in virtù delle 19 interrogazioni depositate a cui non è stata data, a giudizio degli interroganti inaccettabilmente, alcuna risposta, riferire sulla reale consistenza del fenomeno delle morti in carcere e nei CIE in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle, invece, avvenute per cause sospette;

se non si ritenga necessaria e indifferibile, proprio per garantire i diritti fondamentali delle persone, la creazione di un osservatorio per il monitoraggio delle morti che avvengono in situazioni di privazione o limitazione della libertà personale anche al di fuori del sistema penitenziario, osservatorio in cui siano presenti anche le associazioni per i diritti dei detenuti e degli immigrati;

se non si intenda immediatamente stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e dei detenuti in modo che il carcere non sia solo un luogo di espiazione, ma diventi soprattutto un luogo in cui i detenuti, attraverso la promozione di attività culturali, lavorative e sociali, possano avviare un percorso concreto per essere reinseriti a pieno titolo nella società;

se non sia indispensabile e urgente ricorrere a forme di pene alternative per garantire un'immediata riduzione dell'affollamento delle carceri italiane;

se non si dubiti del fatto che, all'interno delle carceri e dei CIE, siano garantiti i diritti fondamentali della persona.

(4-06949)

GARAVAGLIA Mariapia - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

risulta che le compagnie di assicurazione non stipulino contratti a favore dei malati psichici;

in tal modo ad almeno 2-3 milioni di cittadini viene negato il diritto di assicurarsi contro gli infortuni o per ottenere il rimborso delle spese mediche;

ciò contrasta con l'articolo 3 della Costituzione e con la normativa vigente in materia di diritto alla tutela della salute,

si chiede di sapere in quale modo il Governo intenda rendere esigibile un diritto che illegittimamente non viene riconosciuto dalle compagnie assicurative.

(4-06950)

NESPOLI - Al Ministro della salute - Premesso che:

in Italia sono milioni i pazienti affetti da una patologia devastante, di cui si parla raramente sui mezzi di comunicazione di massa più diffusi, denominata acufene;

si tratta di una sensazione uditiva, un suono continuo e costante (ad esempio: fischi, ronzii, eccetera) percepito in un orecchio, in entrambi o alla testa;

tale patologia non è semplicemente un disturbo molto fastidioso, come spesso si usa dire per ridimensionarla, ma una vera e propria malattia invalidante che in Italia affligge ben il 10 per cento della popolazione priva di difetti uditivi;

persone costrette a vivere per mesi, anni, decenni, sentendo ininterrottamente nelle orecchie e nella testa rumori, anche multipli, che definire fastidiosi è certamente riduttivo; un vero e proprio stillicidio che provoca uno stato invalidante dal punto di vista dell'assetto psicologico ed emozionale, del ritmo sonno-veglia, del livello di attenzione e concentrazione e, in ultimo, della vita di relazione;

questi fattori portano molto spesso ad uno stato di forte depressione psico-fisica e, a volte, finanche a risvolti drammatici, quali la morte per suicidio,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare sì da porre in essere un primo e concreto intervento affinché si dia avvio a studi e ricerche su questa diffusissima patologia e da sollecitare nonché finanziare le opportune ricerche scientifiche utili - nel medio periodo - a produrre idonee terapie capaci di alleviare lo stato di sofferenza di cui milioni di persone nel Paese sono affette.

(4-06951)

FILIPPI Alberto - Al Ministro della salute - Premesso che:

nello stabilimento di Correzzana (Monza e Brianza), di proprietà della multinazionale Harlan, sono già arrivati 150 macachi provenienti dalla Cina e destinati alla sperimentazione in laboratorio;

altri 750 esemplari, per un totale di 900 macachi, sono in attesa di arrivo per lo stabilimento suddetto e per quello di San Pietro al Natisone in provincia di Udine;

nel passato sono stati sempre organizzati carichi di animali di minori dimensioni, di circa 30/40 esemplari, e tale fatto conferma che questo costituisce uno dei più grossi carichi di animali per la vivisezione mai arrivati in Italia;

in seguito ad un blitz nel 2006 nello stabilimento di Corezzana, si è venuti a conoscenza di una situazione sconvolgente in violazione di qualsiasi norma igienico-sanitaria e di benessere degli esemplari utilizzati per la vivisezione, come le numerose carcasse conservate nei frigoriferi del laboratorio, e soprattutto i numerosi macachi trovati in condizioni squallide, tra sangue e feci,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti in che modo e da chi sia stata autorizzata l'importazione in Italia di un numero così elevato di macachi;

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario verificare eventuali irregolarità e violazioni nelle modalità con cui i macachi, dalla Cina, sono stati importati da Harlan, via Roma-Fiumicino, in uno dei due allevamenti-laboratorio italiani, allo scopo di tutelare il benessere degli animali in questione e quello degli stessi cittadini italiani per il rischio di importazione e diffusione di virus provenienti dal Paese extra Unione europea;

se risulti quale urgente e vitale ricerca abbia giustificato un carico di macachi cosi numeroso;

se risulti se e con quali modalità vengono effettuati controlli nello stabilimento di Correzzana per verificare che siano rispettate le norme igienico-sanitarie e le condizioni di detenzione degli esemplari di macachi, considerando i precedenti dello stabilimento.

(4-06952)

THALER AUSSERHOFER - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

secondo quanto risulta dall'elaborazione del prezzo medio nazionale dei prodotti petroliferi effettuata dal Dipartimento per l'energia del Ministero dello sviluppo economico e pubblicata martedì 20 febbraio 2012, il prezzo al consumo della benzina senza piombo è di 1,752 euro al litro ed è così composto: 1,008 euro di imposte (0,704 di accise, 0,304 di IVA) e 0,744 euro di prodotto;

la stessa elaborazione rileva che il prezzo al consumo del gasolio per autotrazione è di euro 1,702 al litro ed è così composto: 0,889 euro di imposte (0,593 di accise, 0,295 di IVA) e 0,813 euro di prodotto;

considerato che in altri Paesi europei il prezzo base della benzina senza piombo e del gasolio per autotrazione al netto delle imposte risulta essere meno caro che in Italia, come, ad esempio, in Austria dove il prezzo base è rispettivamente di euro 0,596 e euro 0,7360 al litro;

tenuto conto altresì del fatto che le compagnie petrolifere trasferiscono automaticamente ogni aumento del prezzo del petrolio sul prezzo al consumo dei prodotti derivati e, a differenza di altri Paesi europei che riducono il prezzo al consumo altrettanto automaticamente in presenza di una diminuzione del prezzo del petrolio, in Italia tale adeguamento avviene in ritardo, se avviene, e comunque quasi sempre in misura inferiore rispetto alla reale riduzione da applicare,

si chiede di sapere quali misure il Governo ritenga di adottare, a tutela dei consumatori, nei confronti di quelle compagnie petrolifere che, pur in presenza di riduzione del prezzo del greggio, non operano la contestuale riduzione dei prezzi al consumo o ritardano ad applicare la riduzione ovvero operano una riduzione inferiore a quanto dovuto.

(4-06953)

SERRA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, aveva previsto, all'art. 153, che, entro un anno dalla data della sua entrata in vigore, sarebbe stato bandito un concorso straordinario per titoli a 334 posti, per l'accesso alla qualifica di ispettore antincendi, riservato al personale inquadrato nelle qualifiche di capo squadra esperto, capo reparto e capo reparto esperto;

ad oggi il concorso non è stato espletato;

eppure a fronte di un organico previsto di 1326, gli ispettori antincendio sono fortemente sotto organico;

molto del personale inquadrato nelle qualifiche di capo squadra esperto, capo reparto e capo reparto esperto che avrebbe potuto partecipare alla selezione è ormai in pensione;

la disposizione normativa, nell'indire il suddetto concorso, non ha precisato come sarebbero poi stati coperti i posti di risulta di quei caporeparto e caposquadra che avrebbero partecipato e avrebbero potuto vincere lo stesso;

pur non avendo espletato il succitato concorso straordinario, né concorsi per capo reparto, sono stati invece effettuati ben tre concorsi a capo squadra negli anni 2006, 2007 e 2008;

tuttavia non è chiaro come si intendano coprire i posti di risulta conseguenti all'effettuazione dei suddetti concorsi;

sarebbe opportuno scongiurare che i posti di risulta per capo squadra 2008 vadano ad implementare i posti da mettere a concorso con decorrenza 1° gennaio 2009, ma far sì, piuttosto, che gli stessi vengano attribuiti attingendo dalle graduatorie in essere,

si chiede di sapere:

se, a sette anni dall'emanazione del decreto legislativo n. 217 del 2005, si intenda dare piena e completa attuazione allo stesso;

se si intenda procedere all'espletamento del concorso a 334 posti per l'accesso alla qualifica di ispettore antincendi, riservato al personale inquadrato nelle qualifiche di capo squadra esperto, capo reparto e capo reparto esperto e come si intendano coprire gli eventuali posti di risulta;

se si intenda procedere ad indire i concorsi per capo squadra e capo reparto non ancora espletati secondo la procedura che prevede corsi-concorsi per anzianità e titoli e come si intendano coprire i posti di risulta in particolare derivanti da quelli già espletati;

se si intenda procedere a verificare se in questi anni la scelta di non espletamento del concorso straordinario nonostante la persistente carenza di organico degli ispettori antincendio e, piuttosto, di assunzione di personale dei vigili del fuoco sia corrisposta alle effettive esigenze del comparto.

(4-06954)

FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

gli Uffici di esecuzione penale esterna UEPE sono organi periferici dell'Amministrazione penitenziaria, con competenza provinciale e sovra-provinciale, che operano direttamente sul territorio di rispettiva competenza, deputati, di concerto con la magistratura di sorveglianza, al trattamento dei soggetti ammessi alle misure alternative, nonché a quello dei detenuti e degli ex detenuti, in collaborazione con gli operatori degli istituti penitenziari e/o del territorio;

nell'attuare gli interventi di osservazione e trattamento in ambiente esterno (applicazione ed esecuzione delle misure alternative, delle sanzioni sostitutive e delle misure di sicurezza) tali Uffici si coordinano con le istituzioni e i servizi che operano sul territorio di riferimento. Le intese operative con i servizi territoriali sono definite in una visione globale delle dinamiche sociali che investono la vicenda personale e familiare dei soggetti in esecuzione penale, in una prospettiva integrata di intervento;

il DAP (Dipartimento Amministrazione penitenziaria) che coordina il settore tecnico operativo, direzione ed amministrazione del personale e dei collaboratori esterni dell'Amministrazione, ha presentato un progetto per la riduzione dei dirigenti UEPE del 35 per cento delle unità lavorative (567 persone in meno) e del 27 per cento degli educatori (363 persone in meno);

il lavoro degli UEPE si prevede in crescita in ragione dei provvedimenti che dovrebbero favorire l'uscita dal carcere e l'affidamento di sempre più persone alla esecuzione penale esterna,

l'interrogante chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, viste le condizioni in cui versano le carceri, inutile e dannosa la riduzione del personale degli UEPE, deputati all'affidamento dei detenuti ammessi alla esecuzione penale esterna;

se non ritenga doveroso intervenire presso il DAP affinché non venga applicata la riduzione del personale UEPE, o, in alternativa, affinché tale riduzione sia effettuata negli anni e non entro il 31 marzo 2012, permettendo così la riorganizzazione della distribuzione del personale stesso sul territorio;

se sia a conoscenza, come risulta all'interrogante, del fatto che gli organici degli assistenti sociali sono in parte scoperti e che questo ha determinato la loro assenza in tanti istituti penitenziari, dove sarebbe indispensabile che essi fossero presenti per conoscere le situazioni di famiglia di detenuti e detenute.

(4-06955)

STRADIOTTO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) ha previsto, a partire dal 1° gennaio 2007, la soppressione degli Istituti regionali di ricerca educativa e dell'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE) con sede a Firenze e contestualmente, all'articolo 1, comma 610, ha previsto la nascita dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica (ANSAS), con sede a Firenze, con la funzione di documentazione, ricerca educativa, formazione e gestione dei progetti europei;

la costituzione della predetta Agenzia, come previsto dalla legge finanziaria per il 2007, doveva realizzarsi con regolamento, che ad oggi non è stato adottato;

l'articolo 19 (Razionalizzazione della spesa relativa all'organizzazione scolastica) del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha previsto che i commissari straordinari dell'INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) e dell'ANSAS (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica) debbano avviare urgentemente, entro il 31 agosto 2012, un programma straordinario di reclutamento nel limite della dotazione organica, entro il limite dell'80 per cento delle proprie entrate;

lo stesso articolo ha previsto altresì la soppressione, dal 1° settembre 2012, dell'ANSAS e, dalla medesima data, il ripristino dell'INDIRE, quale ente di ricerca con autonomia scientifica, finanziaria, patrimoniale, amministrativa e regolamentare;

le disposizioni in questione evidenziano una chiara contraddizione sul futuro dell'ANSAS;

l'INDIRE, una volta ripristinato, si articolerà in diversi nuclei territoriali. Anche se un criterio di scelta potrebbe essere quello della ripartizione in tre macro zone, Nord, Centro e Sud, occorre avere presente che la maggior parte della popolazione scolastica e delle scuole si trova nelle regioni settentrionali e dunque la scelta di dedicare al Nord Italia una sola sede potrebbe rivelarsi non sufficiente e creare problemi nell'ambito delle finalità statutarie dell'istituto medesimo,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni complessive del Ministro in indirizzo sul quadro descritto;

per quale motivo non sia stato adottato il provvedimento regolamentare dell'ANSAS, agenzia di prossima soppressione, e, alla luce di quanto riportato in premessa, quali soluzioni intenda adottare per risolvere la situazione di contraddittorietà nella quale al momento versa la materia della valutazione delle scuole;

quali risultino essere i criteri di scelta delle sedi territoriali affinché non si creino squilibri tra la distribuzione della popolazione scolastica in Italia e l'assegnazione dei nuclei di riferimento.

(4-06956)

VIZZINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Considerato che:

Enasarco (Ente nazionale di assistenza per agenti e rappresentanti di commercio), in ottemperanza al decreto legislativo n. 509 del 1994, è una fondazione di pubblico interesse relativa alla previdenza obbligatoria degli associati ed è sottoposta alla vigilanza dei Ministro dei lavoro e delle politiche sociali;

l'ordinamento pensionistico italiano prevede per la Fondazione Enasarco una copertura contributiva di natura integrativa con contribuzione obbligatoria;

i soggetti che sono obbligati a versare i contributi ad Enasarco sono contemporaneamente obbligati a versare i contributi anche all'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), in quanto lavoratori autonomi esercenti il commercio, determinandosi in tal modo una doppia contribuzione obbligatoria in contrasto con la natura e con la disciplina del sistema pensionistico integrativo, che per le altre categorie ha natura volontaria;

per gli iscritti a Enasarco, a differenza degli altri lavoratori iscritti ad un fondo di previdenza obbligatorio, opera quindi la preclusione di poter beneficiare degli istituti della ricongiunzione o della totalizzazione dei versamenti erogati ad enti previdenziali diversi. Più precisamente, mentre la ricongiunzione prevede la possibilità, estesa anche ai liberi professionisti, di cumulare, ai fini di un unico trattamento pensionistico erogato da un unico ente previdenziale, tutti i diversi periodi contributivi maturati presso diverse gestioni previdenziali, la totalizzazione è invece quel criterio in base al quale ogni ente presso cui siano stati versati dei contributi è tenuto, pro quota, al pagamento del trattamento pensionistico secondo le proprie regole di calcolo a favore del lavoratore che, nel corso della propria storia lavorativa, sia stato iscritto a regimi diversi;

per agenti e rappresentanti di commercio, l'istituto della totalizzazione dei periodi contributivi versati a Enasarco e all'Inps in concreto non trova applicazione in caso di cessazione dell'attività, essendo contestuale l'obbligo di iscrizione e di versamento dei contributi previdenziali sia verso la gestione commercianti dell'Inps che verso la Fondazione Enasarco;

considerata altresì la convenienza e l'opportunità per il lavoratore di effettuare versamenti volontari (versamenti consistenti a fronte del riconoscimento di una pensione modesta) a un ente che nel corso degli anni non ha sempre dato prova di limpidezza e solidità, essendo stato più volte rifondato, avendo cambiato statuto e avendo dismesso gran parte del proprio patrimonio immobiliare in forme che sono state, talvolta, oggetto di pubblica discussione;

atteso, infine, che il regime pensionistico è passato dal sistema retributivo a quello contributivo,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di definire una regolamentazione normativa previdenziale a tutela degli iscritti a Enasarco.

(4-06957)

BELISARIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

in data 20 febbraio 2012 si è tenuto a Viggiano (Potenza) un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza e all'intervento di esperti ed esterni, avente ad oggetto il monitoraggio ambientale e l'ampliamento del centro olio Val d'Agri. Al Consiglio hanno partecipato tecnici dell'amministrazione comunale, dell'Agenzia regionale per la Protezione dell'ambiente della Regione Basilicata (Arpab) e dell'ENI SpA, nonché il Presidente della Regione;

nel corso della riunione, il professor De Gennaro dell'università di Bari, consulente del Comune di Viggiano sulle questioni dei monitoraggi, ha evidenziato discrepanze e criticità nello studio dell'ecosistema, nel biomonitoraggio e nella rilevazione delle emissioni odorigene del centro. In particolare sono stati contestati i dati forniti dall'ENI con riferimento ai valori di sostanze inquinanti sospese in aria ed inalabili - le polveri sottili PM10 e PM5 - ed è stata evidenziata la superficialità con cui tali dati vengono rilevati e validati;

già in passato comitati di cittadini ed associazioni di protezione ambientale hanno evidenziato incongruenze nei dati ENI validati, a partire da quelli rilevati in occasione di incidenti classificati dalla società come anomalie di funzionamento degli impianti. Associazioni e comitati, in assenza di una puntuale risposta alle criticità denunciate, paventano il rischio di una distorsione delle informazioni sulle questioni petrolifere;

il pur tardivo avvio del sistema di monitoraggio - già prescritto dall'autorizzazione ministeriale risalente al 5 maggio 1999 ma mai attuato - sarebbe inoltre parzialmente vanificato dall'attivazione di una sola centralina in luogo della prevista realizzazione di una rete di rilevamento e controllo dei valori ambientali. Gli stessi dati forniti in merito al monitoraggio delle acque scontano la mancata indicazione dei parametri di rilevazione, come dimostrerebbero le contestazioni del Comune rispetto ai valori di anidride solforosa (SO2) registrati dall'Arpab;

l'accesso alle informazioni relative all'ambiente, in possesso delle autorità pubbliche, è la condizione essenziale che permette di rafforzare l'applicazione e il controllo del diritto comunitario dell'ambiente, e occorre prevenire ogni situazione di disuguaglianza per quanto riguarda l'accesso alle informazioni. A tal fine l'ordinamento comunitario prescrive che gli Stati membri provvedano affinché le autorità pubbliche rendano disponibile l'informazione ambientale, che esse detengono o detenuta per loro conto, a chiunque (persona fisica o giuridica) ne faccia richiesta, e adottino le misure necessarie affinché, in caso di minaccia per la salute umana o per l'ambiente, le autorità pubbliche comunichino immediatamente al pubblico potenzialmente interessato tutte le informazioni in loro possesso;

l'effettivo esercizio di tali diritti postula la verifica che i sistemi di monitoraggio siano imparziali, costanti e non generino informazioni contraddittorie, per questo non possono essere affidati esclusivamente all'ENI SpA o a società ad essa riconducibili, collegate o legate da contratti di qualsiasi tipo;

in un contesto di scarsa chiarezza ed univocità dei dati, è comprensibile che particolare preoccupazione suscitino i provvedimenti autorizzativi relativi all'incremento delle emissioni di carbonio organico totale (COT), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), oltre a polveri e anidride solforosa da parte del centro,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo, ciascuno per la parte di propria competenza, intendano assumere con urgenza al fine di assicurare l'attivazione di un'efficiente e completa rete di monitoraggio che verifichi i dati forniti, l'ottemperamento dell'impianto alle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale relative alla riduzione delle emissioni in atmosfera, nonché la piena ed esaustiva informazione della cittadinanza, come prescritto dalle direttive comunitarie in materia energetica ed ambientale.

(4-06958)

FLERES - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

da cronache locali, risulta che nel Comune di Ladispoli (Roma), qualcuno operi, già da diverso tempo, in condizione di diffusa illegalità;

in diverse occasioni, sono state segnalate alla Prefettura di Roma, sia da semplici cittadini che da consiglieri comunali, gravi illegalità relative a fatti e circostanze che spaziano dalla gestione del personale, alla materia urbanistica, al demanio marittimo e addirittura al servizio di igiene urbana; ormai da tre anni, esso viene affidato senza alcun ricorso a gare di appalto ed il bando pubblicato per l'affido risulta stranamente sospeso;

è stata consentita la costruzione di una caserma della Guardia di finanza in un'area di proprietà privata e sottoposta a vincolo archeologico. Tale caserma non è stata mai utilizzata, ma grazie alla sua costruzione sono state concesse nuove autorizzazioni a costruire e nuova cubatura a soggetti privati;

la riscossione coattiva sembra essere stata affidata a personaggi che frequentavano con una certa assiduità il palazzo comunale e che hanno, subito dopo l'affidamento, provveduto all'assunzione di un familiare di un amministratore e di un delegato del Sindaco;

da diversi anni la manutenzione delle strade e dell'illuminazione sono regolarmente affidate sempre alle stesse società, senza alcuna gara d'appalto;

i canoni demaniali relativi agli stabilimenti balneari non vengono pagati in modo regolare e accade persino che vi siano stabilimenti che non hanno alcuna concessione e che, pur essendo stati oggetto di accertamento da parte degli uffici del demanio, nessuno provveda né alla regolarizzazione né alla riscossione;

sembra che tutto ciò accada con il beneplacito del segretario comunale che sarebbe stato anche destinatario di indebiti riconoscimenti economici, prima attraverso un'errata attribuzione del galleggiamento (nella misura di 38.000 euro) e poi con l'ingiustificata di diverse corresponsioni di indennità ad personam, senza alcun presupposto normativo;

sembra anche che lo stesso segretario comunale abbia favorito, grazie a pareri benevoli, l'istituzione dell'ufficio urbanistica presso lo staff del Sindaco con l'intenzione di gestire personalmente le pratiche urbanistiche sottraendosi così alle regole imposte dalle leggi dello Stato,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non intenda intervenire, per quanto di sua competenza, per garantire il ritorno alla legalità nel Comune di Ladispoli;

se risulti vero che il Direttore generale, che aveva segnalato le disfunzioni di cui in premessa, sia stato indotto alle dimissioni, a seguito di attacchi e di eventi culminati con un tentativo di aggressione;

se non ritenga di dover predisporre urgentemente, visto che nel Comune di Ladispoli si terranno elezioni amministrative nel mese di maggio 2012, un'azione di accertamento dei fatti, riportati dalle cronache locali, nei confronti dell'operato del segretario comunale.

(4-06959)

CARLONI, ARMATO, GHEDINI, PEGORER, BASTICO, DONAGGIO, CHIAROMONTE, AMATI, ANDRIA, CHIURAZZI, MONACO, FRANCO Vittoria, CECCANTI, GIARETTA, DE SENA, MAGISTRELLI, PORETTI, PINOTTI, INCOSTANTE, NEROZZI, BIONDELLI, FIORONI, MARINARO, ANTEZZA, CHITI, FONTANA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il fenomeno delle dimissioni in bianco, ovvero delle finte dimissioni volontarie all'atto dell'assunzione al lavoro, diffuso su tutto il territorio nazionale, è in continua crescita e secondo l'Istat interessa circa 2 milioni di lavoratori e soprattutto lavoratrici;

la richiesta delle dimissioni firmate in bianco al momento dell'assunzione, allo scopo di essere utilizzate successivamente per esempio all'inizio di una gravidanza o nel caso di una lunga malattia, costituisce un abuso grave, lesivo della dignità e dei diritti dei lavoratori dipendenti;

la legge n. 17 ottobre 2007, n. 188, approvata con una larga maggioranza parlamentare, consentiva di contrastare la pratica vessatoria delle dimissioni in bianco;

nel corso della XVI Legislatura, l'art. 39, comma 10, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha abrogato le norme della legge n. 188, dopo pochi mesi dalla loro entrata in vigore, così da rilegittimare la diffusione della pratica delle finte dimissioni volontarie;

considerato che:

in tutte le regioni italiane si organizzano e si svolgono manifestazioni pubbliche a favore di norme che vietino le dimissioni in bianco e il 23 febbraio 2012 sono state consegnate nelle prefetture di molte città le firme raccolte per ripristinare le norme contenute nella citata legge n. 188, considerata una legge di civiltà, che non reca oneri e consente di prevenire abusi e ricatti a danno soprattutto delle lavoratrici;

diverse iniziative parlamentari come disegni di legge, interpellanze e interrogazioni su questo argomento attendono l'avvio di un'interlocuzione con l'Esecutivo;

il Ministro in indirizzo, professoressa Fornero, in varie occasioni e più rentemente sollecitata dalle promotrici dell'appello "188 firme per la legge 188" ha espresso consapevolezza del problema e volontà di trovare una soluzione in tempi brevi,

si chiede di sapere con quali iniziative, tempi e modalità il Governo intenda dare seguito alle volontà già dichiarate e porre fine alla grave situazione venutasi a creare in seguito all'abrogazione della legge n. 188 del 2007.

(4-06960)

FRANCO Paolo, STIFFONI, VACCARI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

dalla pagine del suo sito il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro ha lanciato la proposta di creare un fondo di garanzia nazionale, nel quale far confluire tutte le risorse che non possono essere spese a causa dei vincoli del patto di stabilità, pena la violazione della legge, finanziamenti che, se attivati, a detta di Caldoro, "contribuirebbero a muovere l'economia, creando anche nuovi posti di lavoro";

si tratterebbe di circa 10 miliardi di euro di fondi, bloccati presso gli enti locali, che potrebbero rappresentare un vero e proprio tesoro in tempi di forti restrizioni della finanza pubblica;

in tal modo, mantenendo i saldi di finanza pubblica invariati, si costituirebbe una riserva di liquidità a cui attingere sulla base di una lista delle priorità, a partire dai ritardi di pagamento che hanno prodotto obblighi per lo Stato o per consentire ai Comuni di pagare i debiti con i loro fornitori;

sul medesimo sito, inoltre, è riportato anche il consenso che la proposta del Presidente della Regione Campania avrebbe ottenuto dal sottosegretario di Stato all'economia, Gianfranco Polillo;

naturalmente tutti i Governatori delle Regioni del Sud si sono detti favorevoli alla proposta che ha invece provocato reazioni fortemente contrarie tra i Governatori delle Regioni del Nord del Paese, a partire da Luca Zaia e Roberto Cota, stante il fatto che le risorse che dovrebbero alimentare questo ipotetico fondo nazionale sono concentrate per la gran parte negli enti locali del Nord;

considerato inoltre che il Governo di recente ha previsto l'abolizione del regime di tesoreria mista e la reintroduzione della tesoreria unica, in contrasto con i principi dell'autonomia fiscale degli enti locali e del federalismo. Si pensi che la sola Regione Veneto ha oltre 1.300 milioni di euro fermi nella tesoreria unica,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il Sottosegretario Polillo si sarebbe espresso in favore della proposta avanzata dal Governatore Caldoro;

se sì, se questo sia l'orientamento ufficiale del Ministro in indirizzo o piuttosto un convincimento personale del dottor Polillo.

(4-06961)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che Guglielmo Rositani, consigliere Rai ed ex parlamentare di Alleanza nazionale, avrebbe speso una cifra considerevole di denaro pubblico pagando i suoi conti privati con l'utilizzo della carta aziendale. Alla redazione di "La Repubblica" sono infatti giunti in forma anonima alcuni documenti inequivocabili: fotocopie di scontrini per una spesa totale di 3.870 euro, tra ristoranti, gioiellerie e negozi di abbigliamento. Si legge in un articolo pubblicato su "La Repubblica" il 23 febbraio 2012: «Ristoranti con conti anche da 750 euro. Gioiellerie, profumerie, negozi di articoli sportivi. Ha davvero speso così i soldi della Rai Guglielmo Rositani, consigliere a Viale Mazzini ed ex parlamentare di Alleanza nazionale? A domanda, Rositani non risponde. Repubblica lo ha cercato al telefono e per e-mail il 16 febbraio, il 20 febbraio e di nuovo ieri, anche attraverso la sua assistente Raffaella Pichini. Ma senza risposta. Il consigliere della Rai non vuole confrontarsi sulle spese di rappresentanza che la televisione di Stato permette a tutti i componenti del Cda, lui compreso, attraverso la carta di credito aziendale. In busta anonima, nei giorni scorsi, Repubblica ha ricevuto le fotocopie di 11 ricevute di carta di credito per una spesa totale di 3870 euro. Tutte le ricevute hanno lo stesso codice "AID" che conduce ad un'unica carta di credito. Su una di queste fotocopie compare la scritta "Rai". Un'altra ricevuta - Hotel Ristorante da Checco al Calice d'Oro (Rieti), importo 420 euro - è spillata su carta intestata della televisione di Stato (mentre la ricevuta stessa ha l'intestazione scritta a mano: onorevole Rositani). Tutte le ricevute sono emesse in ristoranti, negozi, esercizi di Rieti, città dove Rositani vive. Ed ecco le spese in dettaglio, dunque: Hotel Ristorante da Checco al Calice d'Oro 420 euro e Ristorante la Foresta 500 euro (per 10 pasti a prezzo fisso). Altre tre ricevute portano a questo Ristorante la Foresta, molto apprezzato, pare: 300 euro per 7 coperti, 750 euro (quantità 15) e 250 euro (per 5 coperti). A seguire ci sono: il Gioielliere Passi 300 euro; la Goielleria Cesare Amici 400 euro; ancora la Gioielleria Cesare Amici 380 euro; quindi la Profumeria Michele Cellurale 150 euro e Grassi Sport 310 euro. Infine, Letizia Sas (intimo e biancheria per la casa, si deduce da Internet) per altri 110 euro. Le spese sono state fatte tra il 9 aprile 2011 e il 21 agosto 2011. Repubblica ha spedito a Rositani e alla sua assistente due distinte e-mail che avevano, in una cartella allegata, copia di tutte le ricevute. Ma il consigliere di amministrazione della Rai non ha risposto alle e-mail, agli sms e non è venuto al telefono del suo ufficio al settimo piano di Viale Mazzini. Martedì, però, Rositani ha informato l'ufficio Affari Legali della Rai delle e-mail che aveva ricevuto da Repubblica. I consiglieri di amministrazione della tv di Stato, per il loro lavoro, ricevono uno stipendio annuo lordo di poco superiore ai 98 mila euro. Questa somma può essere integrata da un extra fino a 28 mila euro, a patto che i consiglieri diano vita a gruppi di lavoro ristretti, chiamati "comitati editoriali". A queste somme, i consiglieri aggiungono una carta di credito aziendale - per le spese di rappresentanza - che ha un tetto massimo di 10 mila euro l'anno. Al momento del loro insediamento, di norma, i consiglieri non ricevono istruzioni scritte su come utilizzare la carte di credito. Il suo impiego viene rimesso alla sensibilità del singolo amministratore, Per le sue spese di rappresentanza, il consigliere Rositani non ha ricevuto contestazioni dalla Rai»;

si legge su "Il Corriere della Sera" del 23 febbraio 2012 che il consigliere Rositani ha comunicato, inviando una lettera alla Direzione Finanza e pianificazione e per conoscenza alla Direzione generale, alla Presidenza e alla Direzione della Segreteria del Consiglio di amministrazione, che "In merito all'utilizzo della carta di credito aziendale preferisco rinunciarvi al fine di evitare, per il futuro, basse e volgari strumentalizzazioni simili a quelle apparse oggi sul giornale 'la Repubblica', ma soprattutto a difesa della mia dignità ed onestà morale che non ha prezzo". Il consigliere fa riferimento al suddetto articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" che ha spinto lo stesso Rositani ad annunciare querela;

considerato che:

è ancora aperta la vicenda di Augusto Minzolini che ha utilizzato la carta di credito aziendale per spese "pazze" di rappresentanza (atto 4-04078);

a giudizio dell'interrogante in una fase di gravissima crisi economica, e di fortissimi sacrifici per il Paese, per le famiglie e gli utenti che pagano il canone, non è ammissibile dissipare denaro pubblico,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica" e quale sia la valutazione della vicenda da parte del Governo anche alla luce dell'impegno della Rai ad assicurare una gestione finanziaria efficiente, come previsto dal Contratto di servizio;

se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui il consiglio di amministrazione dell'azienda non si sia espresso sulle suddette uscite di denaro e se vi sia presso l'azienda pubblica un controllo sulle spese di rappresentanza o comunque su quelle sostenute dai consiglieri a carico della Rai.

(4-06962)

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

l'art.18 della legge n. 300 del 1970 (statuto dei lavoratori) vieta i licenziamenti in mancanza di giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti, affermando che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo. In assenza di questi presupposti, il giudice dichiara l'illegittimità dell'atto e ordina la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro. La reintegrazione deve avvenire riammettendo il dipendente nel medesimo posto che occupava prima del licenziamento, salva la possibilità di procedere al trasferimento in un secondo momento, se ricorrono apprezzabili esigenze tecnico-organizzative o in caso di soppressione dell'unità produttiva cui era addetto il lavoratore licenziato. In alternativa, il dipendente può accettare un'indennità pari a 15 mensilità dell'ultimo stipendio, o un'indennità crescente con l'anzianità di servizio. Il lavoratore può presentare ricorso d'urgenza e ottenere la sospensione del provvedimento del datore fino alla conclusione del procedimento. Lo statuto dei lavoratori si applica solo alle aziende con almeno 15 dipendenti. Nelle aziende che hanno fino a 15 dipendenti, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere tra la riassunzione del dipendente o il versamento di un risarcimento. Può quindi rifiutare l'ordine di riassunzione conseguente alla nullità del licenziamento. La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che il dipendente perde l'anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria). Su una norma di civiltà giuridica, è stata scatenata una guerra ideologica per arrivare alla sua abrogazione, perché lo chiederebbero l'Europa ed i mercati, in quanto le multinazionali starebbero alla larga dall'effettuare investimenti in Italia, poiché la tutela dei diritti dei lavoratori sarebbe un intralcio all'agire economico. Mentre si disserta per cancellare tali diritti inalienabili conquistati dal mondo del lavoro, alcune grandi imprese ben foraggiate dai Governi nell'ultimo mezzo secolo con centinaia di milioni di euro di finanziamenti a fondo perduto, come la Fiat, dopo aver subito una sconfitta giudiziaria in Corte d'appello, si permettono di umiliare la dignità dei lavoratori reintegrati nelle loro funzioni;

"Melfi, Fiat ai tre operai: vi paghiamo ma state a casa" è il titolo di un articolo pubblicato su "Il Sole-24 ore", quotidiano di Confindustria, il 23 febbraio 2012: «La Fiat "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative" dei tre operai di Melfi reintegrati in base alla sentenza dalla Corte di appello di Potenza, accogliendo il ricorso della Fiom. L'azienda ha inviato un telegramma ai tre operai: lo ha reso noto all'Ansa uno degli avvocati della Fiom, Lina Grosso. Il legale ha inoltre spiegato che "sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perché la Fiat come al solito non rispetta la sentenze". I tre operai - secondo quanto si è appreso - percepiranno regolarmente gli stipendi maturati fino a questo momento e quelli successivi alla sentenza di ieri. In particolare, per quelli maturati sarà corrisposta loro la differenza tra il sussidio di disoccupazione e il salario dovuto. "La Fiat non si smentisce mai. Non rispettare le sentenze è, ancora una volta, un esempio del suo cattivo rapporto con il Paese e con la Magistratura". Per il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, "il gruppo automobilistico torinese non coglie l'occasione prospettata dalla sentenza di ieri per reintegrare i tre lavoratori decidendo di tenere aperto un conflitto che andrebbe invece sanato per il bene del Paese e della Fiat stessa. Un telegramma simile, con il quale la Fiat comunicava l'intenzione di non avvalersi delle loro prestazioni lavorative, fu inviato dall'azienda torinese il 21 agosto 2010, dopo il primo reintegro di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. Al rientro in fabbrica ai tre fu consentito di superare i tornelli dello stabilimento di Melfi (Potenza) ma non fu permesso di andare sulle linee di produzione e fu assegnata loro una stanza per svolgere attività sindacale (Barozzino e Lamorte erano rappresentanti sindacali, mentre Pignatelli un iscritto alla Fiom). I tre si opposero alla decisione dell'azienda e uscirono dallo stabilimento lucano: quindi dal luglio del 2010, quando furono licenziati, i tre non sono mai più andati a lavorare sulle linee di produzione"»;

considerato che a giudizio dell'interrogante la Fiat, azienda importante che ha svolto un grande ruolo per lo sviluppo dell'Italia, ricevendo in cambio enormi vantaggi economici a fondo perduto dai Governi che si sono succeduti nel tempo, non può continuare a godere di una sorta di extraterritorialità giuridica e umiliare i tre lavoratori reintegrati nei loro diritti e nella loro dignità a seguito di una sentenza della Corte di appello,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda attivare affinché le imprese che lavorano in Italia, come la Fiat, siano obbligate a rispettare le sentenze della magistratura reintegrando i lavoratori ingiustamente licenziati, invece di tenere aperto un conflitto ideologico che andrebbe sanato per il bene del Paese e al fine di avviare una fase di crescita e di sviluppo senza accanirsi per sottrarre i diritti al mondo del lavoro.

(4-06963)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

sono giunte all'interrogante numerose segnalazioni di cittadini che lamentano comportamenti scorretti da parte dell'Acea Energia SpA;

sono tanti gli utenti che scrivono all'ufficio reclami dell'Acea per contestare l'addebitamento di somme relative a consumi da loro non effettuati senza ricevere alcuna risposta dall'azienda;

in particolare il caso della signora C.L.A. che dall'ottobre 2011 invia raccomandate con ricevuta di ritorno all'Acea per segnalare l'addebitamento nelle bollette a lei intestate di somme maggiori rispetto ai consumi effettuati, nonostante abbia comunicato alla società elettrica la lettura del suo contatore, e, di conseguenza, per richiedere la rettifica delle fatture sulla base dell'effettivo consumo segnalato;

come in tutti gli altri casi riportati all'interrogante, a tutt'oggi l'Acea non ha ancora provveduto ad inviare alcuna risposta alla signora ed ella continua a ricevere dall'Acea bollette con addebitamento di kilowattora non corrispondenti al suo reale consumo, che è, come risulta dal contatore, sempre di gran lunga inferiore a quanto conteggiato dall'azienda,

si chiede di sapere:

se risultino al Ministro indirizzo le ragioni per cui l'Acea Energia SpA non risponde ai reclami e non fornisce spiegazioni ai propri clienti;

se risulti che la politica dell'azienda è quella di ignorare le legittime richieste degli utenti, continuando ad emettere bollette per cifre che vanno al di sopra dei consumi da loro effettuati;

se si possa configurare il reato di indebito arricchimento da parte dell'Acea che continua a pretendere dai propri clienti somme relative a quantità di energia mai consumata;

se la prassi praticata dall'Acea non possa configurare un danno erariale a seguito dell'importo superiore che dovrebbe sborsare l'azienda per eventuali azioni legali adite dagli utenti per far valere le proprie ragioni nei confronti della stessa ed essere risarciti dei relativi danni subiti;

quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di tutelare i cittadini da ogni eventuale abuso e sopruso perpetrato dalla società di fornitura elettrica.

(4-06964)

BIANCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

in data 3 luglio 2008 il Comune di Crotone e la società ENI hanno sottoscritto un accordo di collaborazione in base al quale la città ha avuto come contropartita 12 miliardi di metri cubi di metano a prezzo devettoriato, il cui valore ammonta a 150 milioni di euro;

l'attuazione dell'accordo avrebbe potuto, e potrebbe tuttora, consentire alla città di Crotone ed all'intero suo territorio di intraprendere un cammino industriale di sviluppo e lavoro di cui beneficerebbero intere famiglie di lavoratori impegnati nel settore, risollevando così l'asfittico panorama economico dell'intera zona;

inoltre potrebbe attrarre nuove aziende sul territorio e nell'intera Calabria allo scopo di utilizzare questo giacimento di metano che potenzialmente costituirebbe per Crotone una svolta sul piano economico e lavorativo, ma allo stato attuale continua a giacere nei meandri dell'ENI;

a distanza di 4 anni dall'apposizione delle firme, l'accordo sull'utilizzo del gas a prezzo devettoriato non è stato reso esecutivo dall'attuale amministrazione comunale con a capo il sindaco Giuseppe Vallone, senza peraltro fornire una qualsiasi spiegazione su questo comportamento a giudizio dell'interrogante "lascivo" e contraddistinto da un'inerzia che danneggia la città ed i cittadini di Crotone;

nel frattempo, la società Gres 2000, specializzata nella produzione di piastrelle con una capacità produttiva al giorno di 17.000 metri quadri, che pure avrebbe potuto consumare annualmente 20 milioni di metri cubi di metano a tariffa devettoriata, attirando così sul territorio altre aziende interessate, è stata costretta alla chiusura degli impianti,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda assumere iniziative di propria competenza allo scopo di sollecitare l'amministrazione di Crotone, da un lato, e la società ENI, dall'altro, a dare effettiva esecuzione all'accordo firmato nel 2008 per l'utilizzo del gas metano presente nel territorio crotonese a tariffa devettoriata;

se non ritenga opportuno aprire un tavolo di confronto tra istituzioni locali, istituzioni nazionali e società ENI allo scopo di analizzare i vantaggi derivanti dall'accordo del 2008, specialmente riguardanti le positive ricadute occupazionali che esso produrrebbe tra la cittadinanza crotonese, e procedere alla rimozione degli ostacoli che finora hanno impedito l'esecutività dell'accordo medesimo.

(4-06965)

FASANO, CARDIELLO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

Alcatel-Lucent è una compagnia globale con sede a Parigi in Francia che produce hardware e software per le telecomunicazioni, leader mondiale nella trasmissione ottica su fibra;

alcatel-Lucent in Italia ha la sua sede principale a Vimercate (Messina). Altri centri di ricerca e sviluppo sono presenti a Genova, Battipaglia (Salerno), Bari e a Rieti, mentre a Trieste è attivo uno stabilimento di produzione. Dopo la fusione tra Alcatel e Lucent, con la redistribuzione delle attività presso le strutture delle due imprese precedenti, si è osservata una riduzione delle attività in Italia. Nel giugno 2010 lo stabilimento di Battipaglia è stato ceduto alla società genovese Telerobot (a cui appartiene la Btp Tecno, nata nel 2010 e con sede a Battipaglia). Nel 2011 è stato ceduto il centro ricerche di Bari;

attualmente, Alcatel-Lucent ha annunciato un piano a livello nazionale che prevede circa 700 esuberi, dei quali 360 nel settore sviluppo, 160 delle attività finanziarie e 200 per gli interinali dello stabilimento di Trieste. Il tutto a favore di un trasferimento di ricerca e sviluppo negli Stati Uniti d'America;

i dipendenti della multinazionale francese hanno proclamato nei giorni scorsi uno sciopero a livello nazionale contro il piano;

considerato che:

anche i lavoratori dell'ex Alcatel-Lucent di Battipaglia hanno aderito allo sciopero, in quanto, malgrado da circa un anno e mezzo lo stabilimento ex Alcatel sia passato nelle mani della Btp Tecno, è rimasto a Battipaglia un gruppo di 120 dipendenti della stessa Alcatel-Lucent;

di questi 120 lavoratori, secondo le rappresentanze sindacali unitarie, ben 40, tutti operanti nel settore della ricerca, rischierebbero il posto di lavoro;

tenuto conto che:

i tagli comporterebbero la perdita di capitale umano ricco di professionalità e competenze in uno dei settori più innovativi dell'Ict (information and communication technology), soprattutto per quanto riguarda le trasmissioni su fibra ottica;

il taglio di 40 lavoratori sarebbe particolarmente dannoso per la cittadina di Battipaglia e per la provincia di Salerno in particolare, e più in generale per l'intera Campania, essendo una delle regioni d'Italia più provate dalla mancanza di lavoro,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza, ciascuno per quanto di competenza, dei fatti riportati;

quali provvedimenti urgenti intendano intraprendere per evitare ulteriori perdite di posti di lavoro in un momento storico così delicato;

quali azioni intendano promuovere al fine di avviare una concreta politica di investimenti nell'Ict che risolva gli evidenti problemi infrastrutturali delle telecomunicazioni in Italia, puntando sulla banda larga.

(4-06966)

FASANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la Shell, uno dei maggiori gruppi mondiali operanti nel settore dell'energia, con una serie di protocolli effettuati in otto comuni del vallo di Diano (Salerno), ha chiesto di procedere alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nelle aree comprese tra i comuni di Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant'Arsenio, Sassano e Teggiano, oltre che in altri comuni della Basilicata. Il progetto della multinazionale del petrolio è stato denominato "Monte Cavallo";

in seguito a una prima valutazione, i sindaci coinvolti hanno espresso il loro parere negativo rispetto alle intenzioni manifestate dalla compagnia petrolifera Shell, con l'obiettivo di salvaguardare il territorio, a forte vocazione agricola e turistica, da un possibile scempio ambientale;

un comitato spontaneo denominato "No al petrolio", al quale hanno aderito cittadini, associazioni culturali e sociali e ordini professionali, si è costituito nel vallo di Diano con l'obiettivo di opporsi al progetto di realizzazione di sondaggi petroliferi da parte della Shell. Al coro di no che si è levato contro l'ipotesi di trivellazioni nel vallo di Diano si è aggiunto anche il Wwf Campania;

considerato che:

il vallo di Diano è un territorio a vocazione agricola e turistica, patria, tra l'altro, del rinomato carciofo bianco di Pertosa e meta di migliaia di turisti ogni anno. Ricco di suggestivi borghi e antichi sentieri, le sue risorse turistiche più importanti sono la certosa di Padula, le grotte di Pertosa, il centro storico di Teggiano, conosciuta anche come la città museo. Altri luoghi di notevole interesse da visitare sono la valle delle orchidee di Sassano, il battistero di San Giovanni in fonte a Sala Consilina, il convento di Polla;

il vallo di Diano è entrato a far parte, nel 1998, nella lista di patrimonio mondiale dell'umanità. Ma già nel giugno 1997 era giunto un riconoscimento importante, essendo stato inserito nella prestigiosa rete delle riserve della biosfera del Mab-Unesco: su tutto il pianeta (in oltre 80 Stati) si contano circa 350 di queste particolari aree protette, che servono per tutelare le biodiversità e promuovere lo sviluppo compatibile con la natura e la cultura;

tenuto conto che:

eventuali trivellazioni da parte della Shell per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi andrebbero sicuramente a compromettere la bellezza paesaggistica del territorio, il suo ricco patrimonio storico, artistico e culturale, arrecando un danno notevole, forse irreparabile, alle sue potenzialità turistiche;

le trivellazioni altererebbero gli equilibri propri di un'area protetta quale quella del vallo di Diano, danneggerebbero il territorio da un punto di vista ambientale, con evidenti cattive ripercussioni sulla flora e la fauna del luogo, e comprometterebbero la pregiata produzione agricola,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se e quali azioni intenda promuovere affinché il territorio del vallo di Diano sia preservato da eventuali operazioni di trivellamento da parte della compagnia petrolifera Shell e vengano dunque tutelate e rispettate le sue preziose e rare peculiarità.

(4-06967)

PEDICA, BELISARIO - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'acqua proveniente dal lago di Vico (Viterbo) distribuita dagli acquedotti comunali è da tempo non potabile;

molti Comuni della provincia, in particolare quelli di Ronciglione e Caprarola, a quanto risulta all'interrogante non informano correttamente la popolazione sull'acqua che viene erogata e che è utilizzata dagli esercizi commerciali; anche i siti istituzionali omettono di riportare la non potabilità delle acque;

i Comuni hanno istallato le cosiddette fontanelline, da cui si dovrebbe attingere acqua non contaminata;

risulterebbe che la Asl di Viterbo non sia stata informata di quest'installazione, quindi non sarebbe in grado di assicurare il controllo sulla potabilità dell'acqua distribuita;

nelle fontanelline di Ronciglione, dove dovrebbero essere in funzione dearsenificatori, non viene indicata la provenienza dell'acqua,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se e quali misure urgenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini dei comuni della provincia di Viterbo e il loro diritto all'acqua potabile.

(4-06968)

BELISARIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

si apprende da notizia di stampa ("Il Quotidiano della Basilicata" del 28 febbraio 2012) che fanghi pericolosi potrebbero essere stati interrati nelle campagne di Corleto Perticara (Potenza) sotto campi coltivati, con conseguente rischio di contaminazione della catena alimentare;

l'articolo riferisce infatti che un perito incaricato dalla Procura della Repubblica di Potenza avrebbe rilevato che in almeno due punti lungo la strada che porta al pozzo Tempa Rossa 2, nelle campagne attorno al centro oli Total di Corleto, lo sversamento fanghi prodotti dal processo di perforazione petrolifera e che tali sostanze sarebbero rimaste nascoste per quasi 20 anni sotto ad un terreno di copertura prelevato dal letto di un torrente;

in particolare, sarebbero stati rinvenuti fanghi fino a 2 metri e mezzo di profondità con aggiunta di piombo, vanadio, idrocarburi pesanti e leggeri ben oltre i limiti previsti dalla legge, insieme ad un ulteriore metro di impasto grigio scuro dal caratteristico odore di bitume e con le medesime componenti chimiche;

la scoperta è avvenuta nell'ambito delle indagini condotte dal Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente, che quasi un anno e mezzo fa hanno messo sotto sequestro 6 distinte particelle di pascoli e campi coltivati in località Serra d'Eboli. Immagini aeree in possesso dei carabinieri testimonierebbero della presenza di mezzi pesanti impegnati a scavare le vasche dove dovevano essere stoccati temporaneamente i fanghi di perforazione prodotti dal liquido pompato in profondità per evitare che le trivelle prendessero fuoco a 5.000 metri dalla superficie del pozzo;

l'articolo riferisce che secondo il perito della Procura sarebbe necessario impedire qualsiasi attività agricola nell'area, dal momento che i metalli pesanti entrano nella catena alimentare attraverso le piante e tenendo conto del fatto sui siti esaminati l'attività agricola si è protratta in passato per oltre 15 anni. Un pastore che portava le sue bestie a pascolare nella zona sarebbe morto nel 2008 per un carcinoma al rene e si teme che l'esposizione ai derivati del petrolio e ai metalli pesanti possa non essere del tutto estranea alle cause di decesso;

il 28 aprile 2011 sono state avviate le procedure per la bonifica dei terreni di Serra d'Eboli e Corleto per le quali la Total esplorazione e produzione Italia SpA è stata indicata come soggetto responsabile per i costi di ripristino ambientale, in quanto titolare della quota di maggioranza della concessione per l'estrazione petrolifera nella zona ed in ragione del fatto che la Total mineraria SpA nel 1990 aveva ottenuto l'autorizzazione per la realizzazione di una discarica temporanea per i fanghi di perforazione. La società francese avrebbe eccepito, tuttavia, la cessione della Total mineraria ad altra società successivamente passata sotto il controllo di Eni SpA, contestando quindi la titolarità della concessione a partire dal 1991;

da un recente rapporto di Legambiente si apprende che la Basilicata produce 7 volte i rifiuti industriali della Sicilia, 3 volte quelli di Campania e Calabria. La produzione dei rifiuti industriali in Basilicata al 2008, ultimo anno per il quale sono disponibili rilevazioni, segna una crescita rispetto agli anni precedenti della produzione pro capite di rifiuti speciali non pericolosi (con un aumento pari al 43 per cento) e per quelli speciali pericolosi (con un aumento del 150 per cento);

secondo le medesime stime, nel solo 2006 sarebbero sparite dalla contabilità ufficiale del ciclo dei rifiuti circa 140.000 tonnellate di rifiuti industriali, che potrebbero essere state illegalmente trattate o sepolte;

tali dati si inquadrano in una situazione preoccupante ma risalente nel tempo (come testimonia l'indagine condotta nel 2002-2003 dal Corpo forestale dello Stato in cui vennero censiti 152 luoghi di irregolare smaltimento o abbandono dei rifiuti) e mai risolta, come conferma la recentissima procedura d'infrazione aperta dall'Unione europea nei confronti dell'Italia per la mancata conformità di 102 discariche alle direttive comunitarie di settore, alcune delle quali si troverebbero nel territorio della Basilicata;

la situazione di Corleto va altresì valutata alla luce del mancato completamento delle procedure di bonifica nei siti nazionali e regionali. Secondo il rapporto bonifiche 2011 di Greenpeace, nei 57 siti d'interesse nazionale (Sin) e nei ben più numerosi siti di interesse regionale, si registrano ovunque gravi rallentamenti nel completamento delle operazioni di bonifica programmate, sia per una normativa ancora inadeguata che per la progressiva carenza di risorse disponibili,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui sopra e quali iniziative intendano assumere, con somma urgenza, al fine di verificare la situazione ambientale dei luoghi e l'impatto sulla salute pubblica e sulle coltivazioni della presenza di fanghi inquinanti ivi interrati;

quali iniziative intendano assumere al fine di individuare le responsabilità connesse agli sversamenti e agli eventuali mancati controlli, con particolare riferimento alla presenza di siti di abbandono o di interramento di sostanze pericolose di origine industriale in Basilicata;

quali iniziative intendano assumere al fine di assicurare con urgenza la bonifica delle aree, finalizzando inequivocabilmente le operazioni di messa in sicurezza all'eliminazione dei fattori inquinanti secondo elevati standard di efficienza e sostenibilità ambientale e favorendo il coinvolgimento degli enti locali, di comitati dei cittadini e delle associazioni in tali procedure;

se non si ritenga di dover potenziare le norme volte a perseguire efficacemente i responsabili degli eventi inquinanti, secondo il principio comunitario "chi inquina paga", nonché verificare l'efficacia dei sistemi di informazione, monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e della salute dei cittadini che vivono e lavorano in prossimità dei siti da bonificare.

(4-06969)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02683, del senatore Lannutti, sull'applicabilità alla Banca d'Italia delle disposizioni relative al tetto stipendiale per i manager pubblici;

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-02684, della senatrice Donaggio e del senatore Nerozzi, sulla soppressione di servizi ferroviari notturni;

12 a Commissione permanente (Igiene e sanità):

3-02681, della senatrice Bianconi, sulla spesa sanitaria per i farmaci orfani destinati alle aziende ospedaliere.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 677a seduta pubblica del 22 febbraio 2012, al secondo capoverso di pagina 223, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere le seguenti: "Marino Ignazio, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale;".

Conseguentemente dopo il prospetto recante: "Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta", inserire la seguente precisazione:

"(*) Il senatore Marino Ignazio è in missione per attività di rappresentanza del Senato, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 678a seduta pubblica del 22 febbraio 2012, al secondo capoverso di pagina 185, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere le seguenti: "Marino Ignazio, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale;".

Conseguentemente dopo il prospetto recante: "Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta", inserire la seguente precisazione:

"(*) Il senatore Marino Ignazio è in missione per attività di rappresentanza del Senato, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".

Nello stesso Resoconto, a pagina 198, sotto il titolo: "Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea", dopo il primo capoverso aggiungere la frase: «L'interrogazione 3-02667, dei senatori Divina ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento all'8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.».

Nel Resoconto sommario e stenografico della 679a seduta pubblica del 23 febbraio 2012, al secondo capoverso di pagina 40, sotto il titolo: "Congedi e missioni", dopo le parole: "Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori:" aggiungere le seguenti: "Marino Ignazio, per attività della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale;".

Conseguentemente dopo il prospetto recante: "Votazioni qualificate effettuate nel corso della seduta", inserire la seguente precisazione:

"(*) Il senatore Marino Ignazio è in missione per attività di rappresentanza del Senato, e non dunque assente come figura dal prospetto della votazione.".