Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 587 del 26/07/2011
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
587a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 26 LUGLIO 2011
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Presidenza del presidente SCHIFANI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud: CN-Io Sud; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 16,36.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 21 luglio.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 16,38 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sulla morte di un militare italiano in Afghanistan
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui l'intera Assemblea) Invita l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio in memoria del caporal maggiore David Tobini, rimasto ucciso in un conflitto a fuoco in Afghanistan. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 4 agosto e dal 13 al 15 settembre. Dopo la pausa estiva, le Commissioni potranno convocarsi dal 5 settembre mentre l'Assemblea tornerà a riunirsi il 13 settembre. (v. Resoconto stenografico).
FINOCCHIARO (PD). Il Gruppo PD, che ha collaborato responsabilmente all'approvazione della manovra finanziaria e all'esame del decreto-legge sulle missioni internazionali, non ha votato a favore del calendario dei lavori per una ragione politica. Il Gruppo è contrario, infatti, alla proposta di esaminare il disegno di legge n. 2567 che riguardava originariamente l'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati punibili con l'ergastolo ma, dopo le modifiche approvate dalla Camera, è diventato un provvedimento per allungare i processi. Sono state inserite infatti due disposizioni che prevedono il divieto di riduzione delle liste testimoniali e l'inutilizzabilità di prove acquisite in altri procedimenti. Per evitare un conflitto politico aspro, del tutto inopportuno per la fase che il Paese vive, propone di espungere dal calendario il disegno di legge n. 2567 che dovrebbe tornare in Commissione per un esame più meditato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Il rinvio in Commissione di un provvedimento può essere proposto e votato quando si discute dell'argomento. (Commenti della senatrice Finocchiaro).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). L'Unione di Centro ha votato contro il calendario dei lavori, ritenendo che con la discussione del provvedimento sul processo lungo si violerebbe l'articolo 97 del Regolamento. Il contenuto del disegno di legge è infatti, dopo le modifiche introdotte dalla maggioranza, privo di corrispondenza al titolo. Il calendario contiene provvedimenti importanti, il tempo a disposizione è piuttosto limitato e l'Assemblea dovrebbe esaminare in via prioritaria il decreto-legge in scadenza sui rimpatri. In relazione a quest'ultimo provvedimento, peraltro, l'UDC ha chiesto un'informativa del ministro Maroni il quale dovrebbe fornire dati sulle espulsioni prima di proporre norme relative al trattenimento nei Centri di identificazione che introducono una sorta di custodia cautelare preventiva per gli immigrati in assenza dell'accertamento di un reato.
BELISARIO (IdV). L'introduzione surrettizia nel provvedimento sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con l'ergastolo di disposizioni che nulla hanno a che fare con l'oggetto dell'iniziativa legislativa avviene in spregio ai recenti risultati referendari, che hanno dimostrato il rifiuto da parte dei cittadini dei tentativi di introdurre leggi ad personam. Questo provvedimento è dunque destinato a deteriorare i rapporti con l'opposizione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il testo del disegno di legge che originariamente riguardava soltanto l'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con l'ergastolo era condivisibile, ma con l'introduzione delle norme sul cosiddetto processo lungo è stato trasformato nell'ennesimo provvedimento ad personam. Non condivide pertanto al calendario approvato dalla Conferenza dei Capigruppo, ritenendo prioritario l'esame del decreto-legge sul rimpatrio degli immigrati irregolari ed essendo disponibile a rimandare la pausa estiva dei lavori del Senato per consentirne un'adeguata discussione. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).
GASPARRI (PdL). La calendarizzazione del disegno di legge sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con l'ergastolo era stata votata all'unanimità nella Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana e il provvedimento è stato esaminato in modo approfondito dalla Commissione in sede referente. L'odierna Conferenza dei Capigruppo si è limitata a calendarizzare, per la prossima settimana, la discussione sul bilancio interno del Senato e sul decreto-legge in materia di rimpatrio degli immigrati irregolari. Pur non ritenendo opportuno entrare nel merito del disegno di legge in materia di giustizia, esclude le nefaste conseguenze che, secondo alcuni articoli di stampa, deriverebbero da tale provvedimento.
PRESIDENTE. Le censure dell'opposizione si fondano su ragioni di natura politica e la Presidenza userà la massima cautela per non disperdere il clima di comune responsabilità che ha recentemente condotto alla rapida approvazione della manovra correttiva dei conti pubblici. Si procederà dunque alla discussione del decreto-legge sul rifinanziamento delle missioni internazionali, auspicando che l'esame possa concludersi in settimana. La Presidenza si impegna inoltre ad assumere delle iniziative, di concerto con i Capigruppo, per discutere i restanti provvedimenti in un clima di confronto sereno. (Applausi del senatore Nessa. Commenti del senatore Legnini).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2824) Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria (Relazione orale)
PRESIDENTE. Nella seduta antimeridiana del 21 luglio ha avuto luogo la discussione generale.
BETTAMIO, relatore. Rinuncia alla replica.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il disegno di legge viene sottoposto al voto dell'Assemblea dopo un lungo e articolato esame in Commissione. È stata dunque trovata un'intesa, nel rispetto degli accordi intercorsi all'interno della maggioranza e accogliendo, seppur in modo parziale, alcune significative proposte dell'opposizione. Auspica dunque che il provvedimento venga approvato in modo celere, con il più ampio consenso possibile, come riconoscimento dell'impegno dei militari italiani impegnati all'estero.
OLIVA, segretario. Dà lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame. (v. Resoconto stenografico).
BETTAMIO,relatore. Invita il Governo ad accogliere gli ordini del giorno G100 (testo 2) e G101 (testo 2).
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Accoglie gli ordini del giorno G100 (testo 2) e G101 (testo 2).
PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverte che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Passa quindi agli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge (Iniziative in favore dell'Afghanistan).
PERDUCA (PD). Illustra tutti gli emendamenti presentati al disegno di legge e ne annuncia il ritiro. L'emendamento 1.100, così come l'ordine del giorno G2.101, mira a mantenere la presenza italiana nelle missioni internazionali più importanti e a selezionare con attenzione i tagli da operare. Sebbene il provvedimento contenga nel titolo un riferimento alla cooperazione internazionale, a tale settore è dedicata una quota marginale delle risorse stanziate. Vanno inoltre criticati alcuni finanziamenti disposti in favore del Centro studi italo-tedesco di Villa Vigoni e dell'Iniziativa adriatico-ionica, che appaiono incoerenti alla materia del decreto. L'articolo 9 dispone che il Ministero della difesa riduca il numero dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali: prima di prendere una decisione di questo tipo sarebbe però opportuno svolgere un approfondito dibattito parlamentare sulla quantità e sulla qualità dell'impegno internazionale dell'Italia. Si dovrebbe inoltre considerare l'opportunità di trasformare l'oppio prodotto in Afghanistan in medicinali analgesici, da utilizzare anche per far fronte all'emergenza umanitaria in Somalia. (Applausi della senatrice Poretti).
PEDICA (IdV). L'emendamento 1.1 intende aumentare fino a 20 milioni di euro i fondi per la cooperazione a favore dell'Afghanistan, utilizzando le risorse stanziate per la missione militare. In tal modo si vuole evidenziare la necessità di rendere coerente al dettato costituzionale l'impegno italiano in Afghanistan, che deve essere finalizzato ad aiutare e sostenere la popolazione e non ad inviare in missioni di guerra soldati non adeguatamente preparati e addestrati ad operare in un territorio tanto ostile e pericoloso.
BETTAMIO, relatore. Esprime parere favorevole all'emendamento 1.4. Ritira l'emendamento 1.2 e presenta l'emendamento 1.300 (v. Allegato A). Il parere è contrario sui restanti emendamenti.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore. Il combinato disposto dell'emendamento 1.300 proposto dal relatore e degli emendamenti approvati in Commissione all'articolo 2 determina una spesa che crea dei problemi di copertura: il Governo si impegna comunque a recuperare all'interno dell'esercizio 2011 la parte che in questo momento viene anticipata dal Ministero degli affari esteri, trovando altre coperture.
AZZOLLINI (PdL). Chiede di accantonare l'emendamento 1.300, per consentire un celere esame della Commissione bilancio.
PRESIDENTE. Accantona l'emendamento 1.300.
Gli emendamenti 1.1 e 1.3 risultano respinti.
Il Senato approva l'emendamento 1.4.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge (Interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione).
PEDICA (IdV). L'emendamento 2.2 introduce un significativo aumento dello stanziamento in favore di alcune importanti iniziative di cooperazione, utilizzando le risorse destinate a finanziare il significativo incremento di spesa per la missione militare in Afghanistan.
DIVINA (LNP). L'ordine del giorno G2.1 impegna il Governo a sostenere le imprese italiane che hanno lavorato in Libia, sospendendo i termini degli adempimenti fiscali a loro carico. Si chiede inoltre scongelare i fondi libici presenti in Italia, per utilizzare tale risorse a garanzia delle imprese italiane operanti in Libia e per l'apertura di linee di credito anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Nell'illustrare l'emendamento 2.14, con cui si propone l'organizzazione di una Conferenza regionale della società civile dei Paesi del Corno d'Africa, evidenzia la necessità di approvare una legge quadro sulle missioni internazionali e ricorda le proposte avanzate in tale senso dai senatori Ramponi e Pinotti. Un'efficace attività di cooperazione rende più sicura la presenza delle Forze armate e da tale punto di vista è quindi criticabile l'esiguità degli stanziamenti previsti in materia di cooperazione internazionale. Anticipa il ritiro dell'emendamento 7.100 (testo 2), sull'eccesso colposo di legittima difesa, ritenendo che la migliore difesa da parte dei militari impegnati in missioni internazionali sia quella di rapportarsi in modo equilibrato con le popolazioni civili. Auspica infine l'accoglimento dell'ordine del giorno G2.101 e invita il Governo ad avviare un'approfondita discussione con il Parlamento sulla riduzione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali. (Applausi dal Gruppo PD).
BETTAMIO, relatore. Il parere è favorevole sugli emendamenti 2.301, 2.101 (testo corretto), 2.302 e sull'ordine del giorno G2.1. Invita a ritirare o trasformare in ordini del giorno gli emendamenti 2.14 e 2.11. Ritira gli emendamenti 2.9, 2.12, 2.13 e 2.10 (testo 2) e presenta gli emendamenti 2.300, 2.301 e 2.302 (v. Allegato A). Esprime parere contrario sui restanti emendamenti. Si rimette al parere del Governo sugli ordini del giorno G2.100 (testo 2) e G2.101.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore. Quanto all'ordine del giorno G2.1, chiede che venga riformulato seguendo le indicazioni contenute nell'emendamento 2.101 (testo corretto), che ha il parere favorevole del Governo. Si associa all'invito a ritirare gli emendamenti 2.14 e 2.11 e a trasformarli in un ordine del giorno. Sugli emendamenti 2. 300, 2.301 e 2.302 valgono le considerazioni in ordine alla copertura finanziaria fatte in replica. Accoglie l'ordine del giorno G2.100 (testo 2). Infine, propone una riformulazione dell'ordine del giorno G2.101.
Il Senato respinge l'emendamento 2.2.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.300, 2.301 e 2.302 vengono accantonati in attesa del parere della Commissione bilancio. L'emendamento 2.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.1 (testo 2) che, essendo stato accolto dal Governo, non viene posto in votazione.
Il Senato approva l'emendamento 2.101 (testo corretto).
Gli emendamenti 2.3, 2.4, 2.5, 2.7 e 2.8 risultano respinti.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.14 e 2.11 sono stati trasformati nell'ordine del giorno G2.14 (v. Allegato A). Gli ordini del giorno G2.14, G2.100 (testo 2) e G2.1 (testo 2), accolti dal Governo, non vengono posti ai voti.
PERDUCA (PD). Chiede l'accantonamento dell'ordine del giorno G2.101, così da meglio esaminare la proposta di riformulazione avanzata dal Governo.
PRESIDENTE. Dispone l'accantonamento dell'ordine del giorno G2.101. Passa quindi all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge (Regime degli interventi).
TONINI (PD). Ritira l'emendamento 3.2.
CARLINO (IdV). L'emendamento 3.102 mira a sopprimere i commi 14 e 15 che dispongono l'eliminazione delle figure dei volontari e dei cooperanti previsti dalla legge n. 49 del 1987 sulla cooperazione allo sviluppo.
BETTAMIO, relatore. Il parere è favorevole sull'emendamento 3.3 e contrario sull'emendamento 3.102. Ritira l'emendamento 3.1.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprime parere conforme a quello del relatore.
L'emendamento 3.102 risulta respinto.
TONINI (PD). Preannuncia il voto convintamente favorevole all'emendamento 3.3 che sopprime la norma che ridefinisce i rapporti tra il Ministero degli affari esteri e le ONG di volontariato internazionale.
Il Senato approva l'emendamento 3.3, con conseguente preclusione dell'emendamento 3.103.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge (Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia).
CAFORIO (IdV). L'emendamento 4.2 sopprime il comma riguardante la missione in Afghanistan, essendo ormai evidente che la missione militare internazionale in quel Paese, alla quale l'Italia partecipa da ormai nove anni con un impegno molto consistente , si è tradotta in un fallimento e che è giunto il momento del ritorno a casa dei soldati italiani. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini).
ESPOSITO, relatore. Ritira l'emendamento 4.0.2 (testo 3 corretto) e presenta l'emendamento 4.0.300 (v. Allegato A). Esprime parere favorevole sull'emendamento 4.1 (testo 2 corretto) e sull'ordine del giorno G4.100 (testo 2). Invita a ritirare l'emendamento 4.0.1 ed a trasformarlo in un ordine del giorno, da accogliere come raccomandazione. Il parere è contrario sui restanti emendamenti.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.
Risultano respinti gli emendamenti 4.2 e 4.3.
Il Senato approva l'emendamento 4.1 (testo 2 corretto).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 (testo 2) non viene posto in votazione. L'emendamento 4.0.1 è stato trasformato nell'ordine del giorno G4.0.1 (v. Allegato A). Essendo stato accolto dal Governo come raccomandazione, l'ordine del giorno non viene posto in votazione.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiede al relatore e al Governo di riformulare l'emendamento 4.0.300 nel senso di coinvolgere maggiormente il sistema delle autonomie locali, ed il particolare la Provincia di Trapani, nella predisposizione delle misure di sostegno e rilancio dei settori economici danneggiati dalle limitazioni imposte a seguito delle operazioni militari in Libia. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
SANNA (PD). Chiede rimanga agli atti la sua intenzione di voto contrario sull'emendamento 2.4.
ESPOSITO, relatore. Essendo già previsto il concerto con le autonomie locali, mantiene l'emendamento 4.0.300 così come definito.
AZZOLLINI (PdL). Comunica che la Commissione bilancio ha testé espresso il parere di nulla osta sugli emendamenti 4.0.300, 5.100/3 e 6.300. Dà inoltre conto della riformulazione della copertura finanziaria con riferimento agli emendamenti 1.300, 2.300, 2.301 e 2.302 (v. rispettivo testo 2 nell'Allegato A).
Il Senato approva l'emendamento 4.0.300.
D'ALI' (PdL). In considerazione dell'approvazione dell'emendamento 4.0.300, ritira gli emendamenti 4.0.4, 4.0.6, 4.0.7, 4.0.3 e 4.0.5.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge (Ulteriori misure di contrasto alla pirateria).
GAMBA (PdL). Illustra l'emendamento 5.1, volto ad inserire all'articolo 111 del codice dell'ordinamento militare un esplicito richiamo al contrasto alla pirateria.
TONINI (PD). Dichiara la propria disponibilità a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 5.0.1, sul sostegno alle imprese danneggiate dalla situazione determinatasi in Libia.
AMATO (PdL). L'emendamento 5.100/1 è volto ad eliminare il limite temporale fissato dall'emendamento 5.100 per l'impiego a bordo di navi mercantili italiane di personale armato nell'ambito delle attività di contrasto della pirateria in acque internazionali. All'emendamento 5.100/2, sarebbe invece opportuno rendere opzionale, con una correzione formale, il prerequisito del servizio nelle Forze armate italiane delle guardie giurate, che contravverrebbe alle norme europee sulla libera circolazione dei lavoratori.
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole sugli emendamenti 5.100/1, 5.100/3, 5.100/2 (testo 2), 5.100, 5.1 e 5.200. Invita poi a trasformare in ordine del giorno l'emendamento 5.0.1 e a ritirare l'emendamento 5.0.2.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.
Il Senato approva gli emendamenti 5.100/1, 5.100/3, 5.100/2 (testo 2), 5.100, nel testo emendato, 5.1 e 5.200.
TONINI (PD). Trasforma l'emendamento 5.0.1 nell'ordine del giorno G5.0.1 (v. Allegato A).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.0.1 non viene posto ai voti. L'emendamento 5.0.2 è stato ritirato.
Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 6 (Disposizioni in materia di personale). L'emendamento 6.250 è stato ritirato dal relatore, che ha presentato l'emendamento 6.300 (v. Allegato A). Ricorda che sull'emendamento 6.101 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
CAFORIO (IdV). L'emendamento 6.5 elimina il riferimento al decreto legge n. 228 del 2010.
PERDUCA (PD). Trasferisce nell'ordine del giorno G6.100 (v. Allegato A) i contenuti dell'emendamento 6.100, che prevede un'equiparazione di trattamento degli organi di rappresentanza dei militari.
GAMBA (PdL). L'emendamento 6.3 è volto ad aumentare le dotazioni per il reclutamento nelle Forze armate soprattutto di volontari di truppa, le cui fila sono state ridotte a seguito dei tagli operati dalla manovra finanziaria. Qualora venga approvato l'emendamento 6.300 sullo stesso tema, tuttavia, è disponibile a ritirare l'emendamento.
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole all'accoglimento dell'ordine del giorno dell'emendamento G6.100, e sugli emendamenti 6.200, 6.1 e 6.300. Esprime parere contrario sugli emendamenti 6.5 e 6.0.100.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello espresso dal relatore ed accoglie l'ordine del giorno G6.100.
L'emendamento 6.5 risulta respinto.
Il Senato approva gli emendamenti 6.200 e 6.1. Il Senato approva quindi l'emendamento 6.300.
GAMBA (PdL). Essendo stato accolto l'emendamento 6.300, ritira l'emendamento 6.3.
PRESIDENTE. L'emendamento 6.101 è improcedibile. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.00 non viene posto ai voti.
L'emendamento 6.0.100 risulta respinto.
PRESIDENTE. Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 7 (Disposizioni in materia penale). L'emendamento 7.100 (testo 2) è stato ritirato.
AMATI (PD). Aggiunge la firma all'emendamento 7.1.
ESPOSITO, relatore. Esprime parere contrario sull'emendamento 7.1.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.
Il Senato respinge l'emendamento 7.1.
PRESIDENTE. Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 8 (Disposizioni in materia contabile) ricordando che sugli emendamenti 8.2 e 8.3 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
GAMBA (PdL). Gli emendamenti 8.1 e 8.2 propongono di utilizzare come residui negli anni successivi i fondi per l'intervento a favore delle vittime di malattie contratte in missioni di pace o in siti militari contaminati.
CASSON (PD). Chiede che sia ritenuto inammissibile per estraneità alla materia del provvedimento l'emendamento 8.0.1 (testo corretto), in quanto volto a modificare pesantemente la legge n. 110 del 1975 abrogando il catalogo nazionale delle armi comuni da sparo e limitando alcune fattispecie penali utilizzate per la lotta al crimine. L'abrogazione del catalogo determinerebbe una liberalizzazione quanto mai inopportuna, anche come segnale politico, all'indomani della tragedia che ha colpito la Norvegia. (Applausi dal Gruppo PD).
MAZZATORTA (LNP). L'emendamento 8.0.1 (testo corretto) è teso ad eliminare una norma della legge n. 110 del 1975, che istituiva il catalogo per la classificazione delle armi comuni, la cui funzione è venuta meno a seguito dell'approvazione della legge del 9 luglio del 1990, n. 185, che ha definito con maggiore chiarezza tutte le armi da considerare come facenti parte del materiale da armamento e quindi escluse dalla legittima detenzione da parte dei cittadini. Si sottrae in tal modo l'Italia alla procedura d'infrazione avviata dall'Unione europea in quanto la normativa sul catalogo contravviene 12 della direttiva 91/477 dell'Unione. Le argomentazioni addotte circa l'inammissibilità dell'emendamento appaiono pretestuose e demagogiche. (Applausi dal Gruppo LNP).
ORSI (PdL). Con l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) si intende soltanto adeguare l'ordinamento nazionale alla normativa europea sulle caratteristiche di sicurezza delle armi, peraltro già recepita dal Parlamento. Il rigore della normativa italiana sull'acquisto e la detenzione delle armi da parte dei cittadini non viene minimamente intaccato, ma si procede ad una razionalizzazione coerente con il diritto comunitario che, eliminando un orpello oneroso come il catalogo nazionale delle armi, libera delle risorse da impiegare più utilmente.(Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).
ZANDA (PD). Con l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) si intende inserire nel provvedimento una norma estranea al suo oggetto, ovvero al sostegno ai processi di pace, secondo una prassi ormai consolidata di approvare testi non omogenei. (Applausi dal Gruppo PD).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Il delicato argomento della classificazione delle armi da guerra è estraneo all'oggetto del provvedimento ed è pertanto opportuno espungere tale disposizione dal testo. (Applausi dei senatori Zanda e Di Giovan Paolo).
PERDUCA (PD). Poiché ci si è richiamati alla procedura d'infrazione avviata dall'Unione europea, parrebbe sensato attendere il giudizio europeo sulla norma prima di votarla.
LI GOTTI (IdV). Colpisce che in una legge di conversione di un decreto si introduca un articolo su una materia così importante ma estranea all'oggetto. Modifiche tanto rilevanti alla legge n. 110 del 1975 in materia di classificazione delle armi meriterebbero di essere discusse in una sede più appropriata. Chiede che l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) sia dichiarato inammissibile. (Applausi del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Gli emendamenti 8.2 e 8.1 sono improcedibili.
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 8.3 (testo 2).
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.
Il Senato approva l'emendamento 8.3 (testo 2).
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 8.0.1 (testo corretto).
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Dispone l'accantonamento dell'emendamento 8.0.1 (testo corretto) per consentire una riflessione sui profili di inammissibilità rilevati.
Passa agli emendamenti riferiti all'articolo 9 (Riduzione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali).
PEDICA (IdV). L'emendamento 9.1 è teso a contrastare la discrezionalità in capo al Ministro della difesa circa la riduzione dei contingenti impegnati nelle missioni all'estero,prevedendo che detta riduzione sia da operarsi sul contingente attualmente impegnato in Afghanistan, che dovrà quindi essere completamente ritirato entro il 31 dicembre 2011. Occorrerebbe inoltre riflettere sulle modalità di spesa dei fondi per la cooperazione allo sviluppo, oggetto di continui tagli, in particolare sul fatto che essi siano inviati alle province afghane, guidate da leader corrotti che li dedicano alla produzione di oppio. (Applausi dal Gruppo IdV).
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole sull'emendamento 9.2 (testo 2 corretto) e contrario sugli emendamenti 9.1 e 9.0.100.
GENTILE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprime parere conforme a quello del relatore.
CABRAS (PD). Nel testo originario del decreto si prevedeva la riduzione dei militari impiegati nelle missioni di 1.000 unità entro il 30 settembre e di altre 1.000 unità entro il 31 dicembre, senza tuttavia specificare quali delle 20 missioni in corso sarebbero state interessate da tali riduzioni di contingente. Con l'emendamento 9.2 (testo 2 corretto), si prevede che le riduzioni siano disposte dal Governo previa comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, per un giudizio sulla più opportuna e ponderata modulazione della riduzione. L'obbligo al Governo a riferire in Parlamento almeno due mesi prima la scadenza delle missioni circa il loro andamento sottrae inoltre le decisioni su questa delicata materia alle improprie trattative interne alla maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD).
Il Senato approva l'emendamento 9.2 (testo 2 corretto), con conseguente preclusione dell'emendamento 9.1.
L'emendamento 9.0.100 risulta respinto.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 (Copertura finanziaria).
ESPOSITO, relatore. Esprime parere favorevole sugli emendamenti 10.200 e 10.1.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Condivide il parere del relatore.
Il Senato approva gli emendamenti 10.200 e 10.1.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti al titolo del disegno di legge.
ESPOSITO, relatore. E' favorevole all'emendamento Tit.1; chiede il ritiro degli emendamenti Tit.101 e Tit.102.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Ritira gli emendamenti Tit.101 e Tit.102.
Il Senato approva l'emendamento Tit.1.
PRESIDENTE. Sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 19, è ripresa alle ore 19,10.
PRESIDENTE. Riprende l'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno accantonati, avvertendo che gli emendamenti 1.2, 2.12, 2.13 e 2.10 (testo 2) sono sostituiti rispettivamente dagli emendamenti 1.300 (testo 2), 2.300 (testo 2), 2.301 (testo 2) e 2.302 (testo 2) sui quali il senatore Azzollini ha espresso parere favorevole a nome della Commissione bilancio.
Il Senato approva gli emendamenti 1.300 (testo 2), 2.300 (testo 2) e 2.301 (testo 2).
MARCENARO (PD). Nel dichiarare voto favorevole all'emendamento 2.302 (testo 2), si augura che la questione dell'entità del contributo in favore dello Staff College, polo di eccellenza di formazione delle Nazioni Unite, possa essere riconsiderata.
Il Senato approva l'emendamento 2.302 (testo 2).
PERDUCA (PD). Accoglie le modifiche proposte all'ordine del giorno G2.101 (v. testo 2 nell'allegato A), che impegna il Governo a potenziare le iniziative di diplomazia pubblica in Libia, a privilegiare i rapporti con i gruppi nonviolenti al fine di informare la popolazione sui crimini commessi da Gheddafi e ad esercitare pressioni sul Consiglio transitorio di Bengasi affinché sia garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.101 (testo 2) non è posto in votazione.
ESPOSITO, relatore. Ritiene che l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) debba essere considerato ammissibile. Il testo, infatti, è collegato alle disposizioni di cui all'articolo 5 ed è stato ammesso alla discussione e approvato ad ampia maggioranza in Commissione.
SCANU (PD). Interviene per precisare che il suo Gruppo in Commissione non ha votato a favore dell'emendamento.
ZANDA (PD). Chiede alla Presidenza di dichiarare inammissibile l'emendamento 8.0.1 (testo corretto). Si tratta infatti di una disposizione estranea al provvedimento, che tocca delicate questioni economiche. La maggioranza peraltro aveva già provato invano ad inserire una norma di identico contenuto nella legge di semplificazione amministrativa. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Alla luce delle motivazioni fornite dal relatore e dell'ammissibilità già dichiarata dai Presidenti delle Commissioni riunite, dichiara ammissibile l'emendamento 8.0.1 (testo corretto). (Commenti dei sen. Incostante e Legnini).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Dichiara voto contrario all'emendamento: il provvedimento di rifinanziamento delle missioni internazionali non è la sede adeguata per rivedere la legge sulla classificazione delle armi. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD)
TONINI (PD). Nell'annunciare voto contrario all'emendamento, chiede al Governo e alla maggioranza di rinunciare ad approvare una norma controversa nell'ambito di un provvedimento che, secondo una prassi consolidata, incontra il sostegno dell'intero Parlamento. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
DIVINA (LNP). Le modifiche alla legge n. 110 del 1975 hanno attinenza con il provvedimento: si tratta infatti di recuperare risorse da destinare alle missioni internazionali innovando una procedura di classificazione delle armi farraginosa, anacronistica e dispendiosa. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
LI GOTTI (IdV). Il fine nobile della manutenzione ordinaria e straordinaria degli equipaggiamenti impiegati nelle missioni militari non può essere inquinato dagli interessi economici di aziende che puntano alla modifica della procedura di classificazione delle armi. Le due questioni vanno rigorosamente separate: il Gruppo annuncia quindi voto contrario all'emendamento. (Applausi dai Gruppi IdV, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). L'emendamento, che fa parte di uno scambio politico volto a garantire gli equilibri di maggioranza, muta la natura del decreto-legge e rischia di compromettere la condivisione del rifinanziamento delle missioni internazionali. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Quando sono in gioco gli interessi supremi della Nazione, la maggioranza ha il dovere della correttezza e della prudenza. La norma controversa dovrebbe essere ritirata.
CASSON (PD). Chiede se sia stata presentata una riformulazione dell'emendamento 8.0.1 (testo corretto).
PRESIDENTE. Alla Presidenza non risulta.
BRICOLO (LNP). Chiede una sospensione per verificare la possibilità di una mediazione.
PRESIDENTE. Sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 19,40, è ripresa alle ore 20,16.
ESPOSITO, relatore. Ritira l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) e lo trasforma in un ordine del giorno di analogo contenuto. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
SCANU (PD). Pur apprezzando la scelta di trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, il Partito Democratico è contrario ad un suo accoglimento, sia per questioni di merito che di metodo.
BRICOLO (LNP). La Lega Nord non insiste per la votazione dell'emendamento 8.0.1 (testo corretto), ma intende presentare nuovamente tale normativa, ritenendo che possa semplificare la vita di molti imprenditori italiani. Invita pertanto l'opposizione ad una serena riflessione sul merito della proposta. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dei senatori Fosson e Pinzger).
BELISARIO (IdV). L'Italia dei Valori prende atto della trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno, ma è contraria ad un suo accoglimento.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Apprezza il lavoro compiuto dalla Presidenza ed esprime la contrarietà all'accoglimento dell'ordine del giorno.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge ad altra seduta.
Discussione e reiezione di proposta di inversione dell'ordine
degli argomenti fissati nel calendario dei lavori dell'Assemblea
LEGNINI (PD). Dal prescritto numero di senatori, appartenenti a tutti i Gruppi di opposizione, è stata presentata la proposta di invertire l'ordine degli argomenti fissato nel calendario, anticipando l'esame del decreto-legge sul rimpatrio degli immigrati irregolari e del bilancio interno del Senato e posticipando l'esame del disegno di legge sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con l'ergastolo, contenente la normativa che causerà l'allungamento dei tempi dei processi penali.
Il Senato respinge la proposta di invertire l'ordine degli argomenti fissato nel calendario.
PRESIDENTE.Ricorda che l'informativa del ministro Matteoli sull'incendio alla stazione di Roma Tiburtina è prevista per le ore 15,30 di giovedì 28 luglio.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 27 luglio.
La seduta termina alle ore 20,26.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente SCHIFANI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,36).
Si dia lettura del processo verbale.
OLIVA,segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 21 luglio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,38).
Sulla morte di un militare italiano in Afghanistan
PRESIDENTE. (Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, nella giornata di ieri, il caporalmaggiore paracadutista David Tobini è rimasto ucciso in un conflitto a fuoco durante la missione in Afghanistan.
In segno di lutto invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato il calendario dei lavori fino al 4 agosto e dal 13 al 15 settembre.
Fermi restando gli altri argomenti già previsti per la settimana corrente, la seduta di oggi sarà dedicata al seguito dell'esame del decreto-legge recante proroga missioni internazionali. Nella seduta pomeridiana di domani, con inizio alle ore 15,30, il Ministro della salute renderà un'informativa al Senato sulla crisi finanziaria dell'ospedale San Raffaele di Milano. I Gruppi potranno intervenire per 5 minuti ciascuno. A conclusione dell'informativa, l'Aula riprenderà la propria attività alle ore 16,30, come già previsto dal calendario definito la settimana scorsa.
Per l'esame del decreto-legge in materia di immigrazione i tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi secondo lo schema riportato in allegato al calendario.
Per quanto riguarda il disegno di legge in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell'ergastolo, i tempi saranno armonizzati dalla Presidenza.
La prossima settimana, 1'Assemblea terrà sedute a partire dal pomeriggio di lunedì 1° agosto. Verranno esaminati il bilancio interno e il rendiconto del Senato, l'eventuale seguito di argomenti non conclusi, il disegno di legge di modifica dello Statuto del Fondo monetario internazionale, nonché le ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione affari esteri.
È stata inoltre richiesta la disponibilità del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti a rendere un'informativa sul recente incendio avvenuto presso la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina.
Dopo la sospensione per la pausa estiva, le Commissioni potranno convocarsi a partire da lunedì 5 settembre. L'Assemblea tornerà a riunirsi martedì 13 settembre, alle ore 16,30, per l'esame dei disegni di legge recanti rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato. Nel corso di tale settimana, sarà convocata la Conferenza dei Capigruppo per stabilire gli altri argomenti da inserire nel calendario dei lavori.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato fino al mese di luglio 2011:
- Disegno di legge n. 2739 - Modifiche allo Statuto del Fondo Monetario Internazionale e quattordicesimo aumento generale delle quote derivanti dalla risoluzione del Consiglio dei Governatori del Fondo n. 66-2 del 15 dicembre 2010.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori fino al 4 agosto e dal 13 al 15 settembre:
| Martedì | 26 | luglio | pom. | h. 16,30-20,30 | - Seguito disegno di legge n. 2824 - Decreto-legge n. 107, recante proroga missioni internazionali (Presentato al Senato - scade il 10 settembre) - Disegno di legge n. 2567 - Modifiche al codice di procedura civile in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell'ergastolo (Approvato dalla Camera dei deputati) - Informativa del Ministro della salute sulla crisi finanziaria dell'Ospedale San Raffaele di Milano (mercoledì, ore 15,30) - Disegno di legge n. 2825 - Decreto-legge n. 89, recante attuazione direttive per libera circolazione cittadini comunitari e rimpatrio cittadini di Paesi terzi irregolari (Approvato dalla Camera dei deputati) (Scade il 22 agosto) |
| Mercoledì | 27 | " | ant. | h. 9,30-13,30 | |
| " | " | " | pom. | h. 15,30-20,30 | |
| Giovedì | 28 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 28 | luglio | pom. | h. 15,30 | - Informativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sull'incendio verificatosi presso la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina - Interpellanze e interrogazioni |
Gli ordini del giorno ai Doc. VIII, nn. 7 e 8 (Bilancio interno e rendiconto del Senato) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 28 luglio.
| Lunedì | 1° | agosto | pom. | h. 17-20,30 | - Doc. VIII, nn. 7 e 8 - Bilancio interno e rendiconto del Senato - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 2739 - Modifica Statuto Fondo Monetario Internazionale - Ratifiche di accordi internazionali |
| Martedì | 2 | " | ant. | h. 9,30-13,30 | |
| " | " | " | pom. | h. 16-20,30 | |
| Mercoledì | 3 | " | ant. | h. 9.30 | |
| Giovedì | 4 | " | ant. |
h. 9,30 |
Gli emendamenti al disegno di legge n. 2739 (Modifica Statuto Fondo Monetario Internazionale) dovranno essere presentati entro le ore 13 di lunedì 1° agosto 2011.
Dopo la sospensione per la pausa estiva le Commissioni potranno convocarsi a partire da lunedì 5 settembre. L'Assemblea tornerà a riunirsi martedì 13 settembre.
| Martedì | 13 | settembre | pom. | h. 16,30-20 | - Discussione disegni di legge nn. 2803 e 2804 - Rendiconto e Assestamento del bilancio dello Stato (Votazioni finali con la presenza del numero legale) |
| Mercoledì | 14 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 15 | " | ant. | h. 9,30-14 |
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 2803 e 2804 (Rendiconto e Assestamento del bilancio dello Stato) dovranno essere presentati entro le ore 12 di lunedì 12 settembre.
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2824
(Decreto-legge proroga missioni internazionali)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)
|
| Tempi assegnati | Tempi residui | ||
| Relatori |
| 30' |
| 14' |
| Governo |
| 30' |
| 30' |
| Votazioni | 1 h. |
| 1 h. |
|
| Gruppi 6 ore, di cui: |
|
| ||
| PdL | 1 h. | 36' | 1 h. | 29' |
| PD | 1 h. | 22' | 1 h. | 12' |
| LNP |
| 37' |
| 23' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI |
| 30' |
| 30' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 29' |
| 20' |
| IdV |
| 29' |
| 17' |
| CN-Io Sud |
| 28' |
| 22' |
| Misto |
| 28' |
| 28' |
| Dissenzienti |
| 5' |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2825
(Decreto-legge libera circolazione cittadini comunitari
e rimpatrio cittadini di Paesi terzi irregolari)
(6 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 4 ore e 30 minuti, di cui: |
|
|
| PdL | 1 h. | 11' |
| PD | 1 h. | 01' |
| LNP |
| 28' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI |
| 23' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 22' |
| IdV |
| 22' |
| CN-Io Sud |
| 22' |
| Misto |
| 21' |
| Dissenzienti |
| 5' |
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Presidente Schifani, onorevoli colleghi, nel corso della Conferenza dei Capigruppo di oggi, il mio Gruppo e gli altri Gruppi di opposizione non hanno ritenuto di votare questo calendario, per una ragione che è tutta e squisitamente politica, e che vorrei esporre brevemente in questa sede.
Da qualche settimana il Parlamento è impegnato nell'esame di provvedimenti molto importanti, direi assolutamente importanti per definire l'affidabilità del nostro Paese e delle sue istituzioni, nonché la tenuta complessiva delle istituzioni, anche rappresentative. È stato per questo che, come i colleghi del Governo e della maggioranza ben ricordano, si è verificato un fatto assolutamente straordinario nella storia della Repubblica, grazie ad un'assunzione di responsabilità piena - della quale non ci pentiamo, ovviamente - di tutte le opposizioni, che ha consentito l'approvazione della manovra economica in soli tre giorni, esattamente nel momento in cui si scatenava sui mercati finanziari un'aggressione all'Italia tra le più virulente che la nostra storia ricordi.
Oggi, il Parlamento è impegnato nella discussione del provvedimento sulle missioni internazionali, su cui si è già svolta in Commissione una discussione complessa, che ha affrontato più questioni. Nel corso del dibattito, il mio Gruppo è stato comunque e sempre pronto ad un confronto che consentisse la più rapida e unanime approvazione del disegno di legge, fatto salvo ovviamente quello che accade sempre tutte le volte che si affrontano provvedimenti di questo contenuto, che sono provvedimenti che sollecitano la coscienza individuale dei colleghi.
Nella Conferenza dei Capigruppo della settimana scorsa, tra i provvedimenti pronti per l'esame dell'Aula, era stato elencato anche quello intitolato «Modifiche agli articoli 438, 442 e 516 e introduzione dell'articolo 442‑bis del codice di procedura penale. Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo». Il testo, già licenziato dalla Camera, originariamente recava all'articolo 1 la previsione della inapplicabilità del rito abbreviato ai reati puniti con la pena dell'ergastolo. Ma questo contenuto non esiste più, per cui il titolo è assolutamente incoerente con il testo del provvedimento, che oggi invece si caratterizza per due norme, introdotte in Commissione, secondo me violando - mi permetto di dirlo - i principi di ammissibilità degli emendamenti, per le quali possiamo definire giornalisticamente questo disegno di legge come il provvedimento sul "processo lungo". Di tali disposizioni, una riguarda il divieto di riduzione delle liste testimoniali da parte del giudice, mentre l'altra prevede la non utilizzabilità ai fini della prova del fatto accertato in altro procedimento con sentenza passata in giudicato.
Credo che rientri tra i molti provvedimenti che hanno suscitato, nel Parlamento e nel Paese, un conflitto aspro e direi definitivo, in quanto attiene alla radice delle volontà orientate alle modifiche del codice penale e del codice di procedura penale; ma, tra i tanti provvedimenti, questo è uno di quelli che si segnala per la sua straordinaria gravità. Non può sfuggire a nessuno di noi qual è il rischio di conflitto politico - per noi è l'attualità, signor Presidente - che causa l'introduzione e l'iscrizione di questo provvedimento all'ordine del giorno dell'Aula. Mi chiedo se siamo nelle condizioni di poter affrontare uno scontro di questo genere. Non parlo soltanto a nome del mio Gruppo: parlo davvero a nome di questa e dell'altra Assemblea rappresentativa, avendo sentito anche i colleghi dell'altro ramo del Parlamento (comunque rappresentiamo i due Gruppi più consistenti di Camera e Senato). Lo dico guardando al clima nel Paese e a quello che può significare l'introduzione a forza di questa norma nel nostro sistema, con la forza dei numeri della maggioranza. Per carità, si tratta di una forza legittima; ma questo non toglie niente alla - lasciatemi passare il termine - prepotenza politica.
Vorrei avanzare una proposta di buonsenso, signor Presidente, contestando questo calendario. Chiedo che questo provvedimento venga eliminato dal calendario e che venga rinviato in Commissione, perché si possa tornare ad un più meditato esame delle norme in esso contenute. D'altronde, il nostro calendario oggi si arricchisce di un altro provvedimento, quello sui rimpatri (si tratta di un decreto-legge, che ha dunque priorità), il cui esame in Commissione è stato concluso (ringrazio i colleghi per la loro tempestività). Quindi, il Senato non resterebbe affatto inattivo, ma sarebbe impegnato nell'esame di un provvedimento importantissimo, quello odierno sulle missioni internazionali; sarebbe inoltre impegnato con l'audizione del ministro Fazio, con l'audizione - mi auguro - del ministro Matteoli e infine, anche se non in quest'ordine naturalmente, con l'esame del decreto‑legge in materia di rimpatri. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Le segnalo, senatrice Finocchiaro, che il rinvio in Commissione di un provvedimento può essere proposto e votato quando si discute quell'argomento. (Commenti della senatrice Finocchiaro).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, come ha già detto prima la presidente Finocchiaro, il nostro Gruppo ha votato contro il calendario, per due ordini di ragioni. La prima ragione riguarda la circostanza che ci troviamo ad esaminare un provvedimento, quello che riguarda il cosiddetto processo lungo, che secondo noi, ai sensi del primo comma dell'articolo 97 del Regolamento, è improponibile. Infatti il testo esaminato dalla Commissione riguarda solo ed esclusivamente un oggetto specifico e predeterminato: l'inapplicabilità del rito abbreviato ai delitti punibili con la pena dell'ergastolo.
Il testo licenziato dalla Commissione ha cancellato i cinque articoli che disciplinavano il rito abbreviato con riferimento a questi delitti ed ha introdotto due disposizioni che nulla hanno a che vedere, né dal punto di vista sostanziale, né da quello formale, con l'unica modifica al codice di procedura penale che riguarda questo aspetto del rito abbreviato. È stato infatti introdotto l'obbligo dell'ammissione delle liste testimoniali su istanza di parte in maniera assolutamente automatica ed è stata prevista peraltro l'introduzione di una norma transitoria, che applica queste disposizioni ad una serie predeterminata e sospetta di procedimenti in corso. È stato inoltre scardinato uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, che riguarda la cosa giudicata.
Si tratta di questioni e di disposizioni che con il testo approvato dalla Camera ed esaminato dalla Commissione non hanno nulla a che vedere e che quindi secondo noi, a norma dell'articolo 97 del Regolamento, non possono trovare ingresso e discussione in quest'Aula. Questa è la prima considerazione.
La seconda considerazione è che questa mattina la Commissione affari costituzionali ha dato il parere sul decreto rimpatri, il cui esame, a mio avviso, dovrebbe essere anticipato. La ragione per la quale noi abbiamo comunque manifestato contrarietà è perché avevamo chiesto più volte (e la maggioranza e il Governo hanno fatto orecchie da mercante) di ascoltare il ministro Maroni sulla questione legata alle espulsioni. Noi stiamo modificando sostanzialmente la disciplina relativa al trattenimento degli irregolari nei centri di identificazione, introducendo un regime di custodia cautelare preventiva senza che si sia in presenza di un reato vero e proprio, e lo stiamo facendo senza avere alcun dato rispetto alle modalità e alle espulsioni, a quanto sta avvenendo nei centri di identificazione e rispetto anche alle sentenze della Corte costituzionale: da ultimo, quella di ieri (o dell'altro ieri) sulla questione del matrimonio con cittadino straniero non regolare. Sono tutte questioni particolarmente complesse, delicate e importanti per la sicurezza del nostro Paese, che avrebbero certamente meritato che il Ministro dell'interno venisse ad illustrare la situazione, spiegandoci se questo provvedimento, peraltro adottato in via d'urgenza, sia funzionale a qualcosa.
Tutto questo non è avvenuto e, quindi, noi ci ostiniamo ad approntare un calendario secondo il quale noi dovremmo esaminare il provvedimento cosiddetto ammazza-processi e il decreto sui rimpatri entro giovedì mattina, perché questi sono i tempi di esame e di dibattito.
In un giorno e mezzo, cioè, noi dovremmo... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a prestare maggiore attenzione nei confronti del collega D'Alia.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). La ringrazio, signor Presidente, e brevemente concludo. In un giorno e mezzo, dicevo, noi dovremmo approvare una modifica sostanziale del codice di procedura penale, in alcune parti particolarmente importanti, il che significa cambiare il processo penale e la dinamica del processo penale. Dovremmo modificare il sistema di trattenimento degli irregolari nei centri di identificazione, equiparandoli a coloro che si fanno sei mesi di custodia cautelare in carcere per delitti che sono di gravità superiore dal punto di vista del disvalore sociale e ordinamentale, rispetto alla permanenza irregolare nel nostro Paese. E tutti questi argomenti dovremmo approvarli in un giorno e mezzo.
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, mi permetta di interromperla per segnalarle che il calendario della prossima settimana prevede «seguito argomenti non conclusi»: quindi, non è previsto che si debbano esaurire tutti questi argomenti solo nella prossima settimana. Noi abbiamo deliberato in tal senso.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, allora diciamo che, anziché un giorno e mezzo, i giorni sono due. Lunedì 1° agosto abbiamo all'ordine del giorno l'esame del bilancio; poi, vi sono le ratifiche....
PRESIDENTE. Senatore D'Alia, vi sono sedute fino a giovedì prossimo. Fino a giovedì della prossima settimana questo Senato è convocato. Lei era in Conferenza dei Capigruppo e ha votato questo calendario.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, il suo richiamo è pertinente, ma non cambia, mi consenta, il contenuto del mio intervento, perché noi abbiamo sì sedute di Aula fino a giovedì prossimo, ma la seduta della prossima settimana che noi, eventualmente, dovremmo dedicare ad argomenti non conclusi consiste in mezza giornata. Quindi, da un giorno e mezzo arriviamo a due, perché il calendario prevede l'esame del bilancio, la ratifica di accordi internazionali, la modifica dello Statuto del Fondo monetario internazionale e tutta una serie di argomenti, che sono in quel calendario disciplinati.
Ora, signor Presidente, comprenderà che, dal nostro punto di vista, sia più giusto trattare l'ordine di priorità secondo altre esigenze; comunque, proprio per le ragioni che lei illustrava, se noi disponiamo di qualche giorno in più, non vedo la ragione per la quale dovremmo concludere entro giovedì questi due argomenti, a maggior ragione nel momento in cui possiamo esaminare il decreto-legge che riguarda i rimpatri, essendo stato questo esaminato dalla Commissione ed essendo a scadenza, e nonostante il rifiuto della maggioranza e del Governo di farci ascoltare il ministro Maroni su questo aspetto.
Queste sono le ragioni, signor Presidente, per le quali abbiamo votato contro il calendario, non con riferimento, come correttamente lei ha ricordato, alla seduta precedente, bensì alle modalità ed ai tempi di esame dei provvedimenti che erano stati già inseriti all'ordine del giorno, visti la loro complessità ed i loro profili di improponibilità a norma del Regolamento.
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, cercherò di usare toni garbati anche considerando con quale argomento si è aperta la seduta odierna. Diciamo che la settimana scorsa, se da un lato c'è stata una culpa in vigilando, dall'altro c'è stata un'autentica furbata nel mettere in calendario un provvedimento con un oggetto di fatto completamente cambiato.
Ora, non starò a ripetere né le ragioni illustrate dalla presidente Finocchiaro, né le argomentazioni del presidente D'Alia. Voglio ricordare a me stesso e, se consente, a lei e all'Assemblea che il 12 e 13 giugno il Paese, con milioni di voti, ha detto un no secco a nuove leggi personali per il Presidente del Consiglio. Invece, il Parlamento continua ad essere sequestrato per approvare norme che nulla hanno a che vedere con la riforma complessiva della giustizia.
Per questo, signor Presidente, i suggerimenti della presidente Finocchiaro e del presidente D'Alia sono i miei: li sottopongo a lei e soprattutto ai colleghi presenti in Aula. Mi auguro che questo argomento sia rimeditato e non posto in discussione in Aula, perché ritengo che i rapporti tra maggioranza e opposizione, che abbiamo cercato di mantenere su un profilo di gradimento istituzionale - come abbiamo dimostrato la settimana scorsa - andranno inevitabilmente a degradare, perché questo provvedimento è veramente l'ennesima vergogna agli occhi del Paese. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, un provvedimento delimitato e circoscritto, che senz'altro avrebbe potuto essere condiviso dal Senato e che, come ricordavano i colleghi poc'anzi, originariamente abbiamo preso in esame con la dizione corretta di «Inapplicabilità del giudizio abbreviato per il delitti puniti con l'ergastolo» si è nel frattempo trasformato, come è capitato tante volte nel corso di questa legislatura, ed è diventato un organismo, non so se geneticamente modificato, ma considerevolmente modificato, e assume oggi una diversa denominazione, che leggo: «Modifiche agli articoli 438, 442 e 516 e introduzione dell'articolo 442-bis del codice di procedura penale. Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo». Ovvero, è diventato l'ennesimo provvedimento ad hoc per porre mano a precisi procedimenti giudiziari.
È evidente che l'opposizione non può dare il suo assenso a questa prospettiva. Mi associo quindi alle considerazioni dei colleghi dell'opposizione e, da ultimo, a quelle del senatore D'Alia, che ha ricordato come una materia complessa come quella di cui al decreto rimpatri, che ha termini cogenti e può essere portato all'attenzione dell'Aula per la sua conversione, vada affrontata e approvata con le eventuali modifiche prima di questa controversa normativa. Ci opponiamo al calendario e interverremo al momento giusto affinché venga ristabilita questa priorità logica, politica legislativa. Non possiamo, su queste basi, concordare con il calendario delle ultime due settimane.
Aggiungo qualcosa che probabilmente susciterà qualche fremito di insofferenza in alcuni colleghi: siamo disponibili a prolungare i lavori del Senato, se questo fosse necessario al fine di esaminare come si deve questo provvedimento, ma non siamo disponibili a far passare con procedure troppo rapide il processo lungo: non si addice ad un processo lungo un procedimento parlamentare troppo breve, perché il provvedimento andrà a sconvolgere troppi aspetti relativi allo svolgimento delle attività giurisdizionali del nostro Paese.
Come è capitato altre volte, per risolvere alcuni problemi si rischia di complicarne infiniti altri. È un film che abbiamo visto troppe volte e non possiamo aderirvi. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, non ho capito di quale calendario si parla, perché il calendario che prevede la discussione del cosiddetto disegno di legge Lussana - di cui molti hanno parlato nel merito e rispetto alla quale non entrerò invece nel merito, perché intendo farlo quando si discuterà - è stato approvato nella Conferenza dei Capigruppo della scorsa settimana all'unanimità, tant'è che non vi sono state discussioni in Aula o richieste di votazione. Oggi c'è stato un ampliamento del calendario per la settimana successiva, la prossima, quella che probabilmente concluderà questa sessione dei lavori parlamentari, stabilendo di discutere il bilancio del Senato tra lunedì e martedì e poi il decreto sui rimpatri.
Se poi quest'ultimo, in ragione dell'andamento dei lavori di Commissione, avrà un iter più rapido, la valutazione verrà fatta a partire dalla Presidenza, e i Capigruppo lo sanno già perché è stato esplicitamente detto nella Conferenza di stamattina alle ore 13. Pertanto, il provvedimento sulla giustizia è stato iscritto all'ordine dei lavori in base ad una decisione, presa all'unanimità, della scorsa Conferenza dei Capigruppo, che quindi non è oggetto di discussione.
Invece, la discussione politica e di merito, che qualcuno ha anticipato, verrà fatta in fase di esame del provvedimento. Anch'io ho letto molti articoli che contenevano affermazioni non veritiere in materia, come quelle secondo le quali per processi di mafia od altri vi sarebbero conseguenze negative, che invece vengono chiaramente escluse dalla lettura dei contenuti del testo. Ripeto, di questo si parlerà quando il provvedimento verrà esaminato nel merito. Voglio solo ricordare che il provvedimento, che la Conferenza dei Capigruppo ha giustamente inserito all'ordine del giorno all'unanimità nella scorsa riunione, è stato approvato in Commissione tre mesi fa nello stesso contenuto che arriverà all'esame dell'Aula: anzi, io stesso, come Capogruppo, più volte avrei voluto chiederne la calendarizzazione, ma ho pazientemente atteso. Quindi, nessun iter breve per questa norma, anzi un iter molto lento e approfondito in Commissione e una lista di attesa lunghissima, posto che sono passati diversi mesi dalla sua definitiva approvazione in Commissione e che la sua indicazione per l'Aula ha gli stessi contenuti, che adesso alcuni contestano, ma che sono stati oggetto, per quel che ne so, di una normale discussione presso la Commissione giustizia, dove sicuramente è emersa una diversità di posizioni.
Vorrei capire qual è l'oggetto della discussione, posto che quel calendario è stato approvato all'unanimità e, quanto a quello della settimana prossima, si vuole non discutere il bilancio? Quanto ai decreti, vedremo come procederanno i lavori delle Commissioni e, in base a quello, se la Presidenza, come si è riservata questa mattina nella Conferenza dei Capigruppo, avanzerà delle proposte, il nostro Gruppo, ovviamente, le considererà con la massima attenzione e il massimo rispetto.
PRESIDENTE. Senatore Gasparri, a proposito della sua osservazione su cosa stiamo discutendo, le ricordo che in occasione della Conferenza dei Capigruppo il tema relativo al calendario era già stato toccato.
Tuttavia, la Presidenza aveva riconosciuto un fatto sostanziale, e cioè che le lagnanze, le censure dell'opposizione erano di carattere politico più che procedurale perché, appunto, il calendario era stato approvato, e quindi la Presidenza aveva già dichiarato che non si sarebbe sottratta dal consentire doverosamente ad ogni Capogruppo di opposizione di manifestare in quest'Aula la propria posizione, cosa che naturalmente è stata garantita, e che sono pronto a ripetere, perché il tema è squisitamente politico.
Cionondimeno, siccome la Presidenza cercherà, si sforzerà di gestire questi passaggi delicati che ci porteranno alla conclusione dei lavori la prossima settimana con estrema cautela ed attenzione, anche per cercare di non disperdere il clima al quale faceva riferimento il presidente Belisario nel suo intervento, che ci ha portato ad approvare la manovra di bilancio nel giro di tre giorni, in un clima di grande assunzione di responsabilità, premesso che la vicenda tocca temi squisitamente politici, a me sta il compito e la funzione, complicata ed estremamente delicata, di fare in modo di non disperdere quella coesione politica e parlamentare che abbiamo registrato nei giorni trascorsi in occasione dell'approvazione della manovra. Mi sforzerò quindi di fare da mediatore, nel rispetto, però, delle procedure che siamo tenuti ad osservare con grande attenzione, perché il rispetto delle procedure è garanzia dell'oggi e del domani e non soltanto memoria del passato.
Ho preso atto del dissenso espresso dalle opposizioni sul calendario che era stato già approvato, un dissenso che è stato manifestato in seno alla Conferenza dei Capigruppo e che hanno avuto il diritto di manifestare in quest'Aula. Ma poiché il calendario è già stato approvato, l'esame del provvedimento che prevede il rifinanziamento delle missioni internazionali procederà auspicando che possa concludersi in settimana alla luce delle vicende che ci hanno toccato, fermo restando che questa Presidenza si riserva di assumere delle iniziative coinvolgendo i Capigruppo per la prosecuzione dei lavori che toccheranno i futuri temi. (Commenti del senatore Legnini).
Senatore Legnini, ho già deciso.
Questa è la scelta della Presidenza: procederemo con l'esame del provvedimento che prevede il rifinanziamento delle missioni internazionali. Il «tema Lussana» è politico. Il tema se si torna in Commissione, si discuterà quando verrà in Aula, se verrà in Aula.
A me la responsabilità di fare in modo di creare un clima d'Aula non di conflittualità, ma di rispetto delle regole. Vi posso garantire che le regole le rispetterò, ma cercherò anche di mediare per arrivare ad un clima di confronto e non di scontro. (Applausi del senatore Nessa).
Seguito della discussione del disegno di legge:
(2824) Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria (Relazione orale)(ore 17,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2824.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 21 luglio i relatori hanno svolto la relazione orale ed ha avuto luogo la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bettamio.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, ricordo che nel corso della seduta antimeridiana del 21 luglio avevamo convenuto che le repliche fossero assorbite dal dibattito che si era svolto. Quindi, per quanto ci riguarda, come relatori, non faremo repliche.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Esposito.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, concordo con il senatore Bettamio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, in sede di replica, voglio dare alcune informazioni riguardanti ordini del giorno, ma soprattutto voglio precisare che il lavoro svolto in Commissione è stato molto lungo e articolato. Oggi siamo in Aula per concludere questo provvedimento avendo trovato - credo di poterlo affermare - in linea di massima un'intesa nel rispetto degli accordi di maggioranza assunti in sede di formulazione originaria del decreto-legge, ma anche accogliendo, seppure in modo parziale, alcune proposte avanzate dall'opposizione in Commissione.
A nome del Governo desidero ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al dibattito in Commissione e soprattutto i due relatori, che hanno mediato a lungo sulle diverse posizioni che si sono via via presentate. Credo che in una giornata come quella odierna i lavori debbano essere molto celeri e rispettosi degli intendimenti e degli obiettivi che sono stati raggiunti nel lavoro di Commissione. Ritengo che oggi la cosa più importante sia quella di operare affinché si raggiunga in quest'Aula il maggiore consenso possibile di tutte le forze politiche come riconoscimento dell'alto valore e del significato delle operazioni svolte dai nostri militari all'estero.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura dei pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
OLIVA, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo, con le seguenti condizioni, formulate ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione:
- all'articolo 5, sia inserito, in fine, il seguente comma: "7. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica";
- all'articolo 10, comma 1, la parola "escluso" sia sostituita dalle seguenti: «esclusi l'articolo 3, comma 18, e»;
e con la seguente osservazione:
- per quanto riguarda i commi 9, 10 e 11 dell'articolo 3 - relativi alle modalità di gestione delle risorse non impegnate nell'anno finanziario di competenza - si raccomanda, in futuro, una più scrupolosa aderenza al principio contabilistico della destinazione in economia delle somme non impegnate.
In relazione agli emendamenti, la Commissione esprime parere di nulla osta sulle proposte 1.2, 2.12, 2.13, 4.3 e 6.3, aventi tutti una copertura sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE) con l'intesa che, qualora tutte le proposte fossero approvate, dovrebbe essere verificata la capienza del Fondo ai fini della congruità delle coperture.
Esprime poi parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 2.1, 3.1, 3.103, 4.105, 4.0.1, 4.0.3, 4.0.4, 4.0.5, 4.0.6, 4.0.7, 5.0.1, 5.0.2, 6.101, 8.1, 8.2 e 10.100.
Esprime altresì parere condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della medesima norma costituzionale, all'inserimento della cadenza temporale dell'onere sull'emendamento 2.10, per il quale vale peraltro l'osservazione relativa a tutti gli emendamenti che trovano copertura sul FISPE.
Infine, esprime parere di semplice contrarietà sull'emendamento 1.4.
Il parere è di nulla osta su tutti i restanti emendamenti ad eccezione che sugli emendamenti 6.2 (testo 3), 4.1 e 4.0.2, sui quali il parere è sospeso».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti 4.1 (testo 2), 4.0.2 (testo 3) e 6.2 (testo 3), sospesi, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sugli emendamenti 4.1 (testo 2) e 4.0.2 (testo 3), mentre, in relazione all'emendamento 6.2 (testo 3) esprime parere di nulla osta a condizione che, alla lettera c), primo periodo, siano soppresse le parole: "entro il 15 dicembre 2011" e le parole: "fino a tale data". Esprime altresì parere di semplice contrarietà sull'ultimo periodo dei medesimo emendamento.
Si osserva inoltre che, poiché gli emendamenti 1.2, 2.10, 2.1.2, 2.13, 4.3 e 6.3 trovano tutti copertura sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE), si intende che il parere su tali emendamenti sia contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, qualora gli emendamenti approvati superino il limite delle disponibilità esistenti di 90 milioni di euro».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti 5.100/1 e 5.100/2 esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, il parere è favorevole sull'ordine del giorno G100 (testo 2), nonché sull'ordine del giorno G101 (testo 2), in quanto si tratta nel testo riformulato sulla base della proposta del Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo accoglie gli ordini del giorno G100 (testo 2) e G101 (testo 2).
PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G100 (testo 2) e G101 (testo 2) non verranno posti ai voti.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, con consenso credo unanime, illustrerò tutti gli emendamenti, che sono probabilmente la stragrande maggioranza, presentati agli articoli del decreto per arrivare poi a un ritiro di buona parte di essi, specificandone i motivi durante il mio intervento, anche perché, quando si è svolta la discussione generale, mi trovavo a Tunisi per il Consiglio generale del Partito radicale nonviolento.
La proposta emendativa, nonché l'ordine del giorno G2.101, che noi abbiamo voluto preparare con il contributo fondamentale del Partito per la tutela dei diritti dei militari e delle forze di Polizia, tende ad affrontare nel merito il provvedimento oggi al nostro esame. In particolare, in un quadro di crisi economica generale, da una parte, si cerca di mantenere la nostra presenza sui teatri più importanti (non soltanto quelli ai quali si riferisce la recente decisione della comunità internazionale di mandare delle truppe per garantire la pace e la stabilità internazionale, sia che si tratti dell'egida delle Nazioni Unite, sia che si tratti dell'Unione europea o dell'Alleanza Atlantica), dall'altra, si cerca di avviare anche dei tagli orizzontali, andando comunque a selezionare le nostre presenze da un punto di vista numerico, nel tentativo di recuperare soldi da questo provvedimento.
Il risultato al quale condurrebbe l'approvazione di tutti i nostri emendamenti, in base al calcolo che abbiamo fatto, sarebbe un risparmio di 190,5 milioni di euro, distribuiti su tutti gli articoli del provvedimento.
Ci sono poi questioni che credo non possano non essere prese in considerazione, e che purtroppo si ripresentano ogni qualvolta ci troviamo di fronte al rinnovo del finanziamento delle missioni italiane all'estero. Mi riferisco al fatto che questo decreto è diventato un provvedimento omnibus, come ormai la stragrande maggioranza dei provvedimenti che ci troviamo quotidianamente ad approvare (siamo reduci da un dibattito che si è svolto poco fa proprio sulla calanderizzazione di un provvedimento che porta un titolo, ma che di tutt'altro parla).
Anche in questo caso, il titolo del provvedimento in esame distrae l'attenzione, includendo nella possibilità di finanziamento anche interventi diretti alla cooperazione internazionale, mentre noi sappiamo che solo l'1,5 per cento dell'ammontare sarà destinato nel prossimo semestre ad interventi relativi alla cooperazione internazionale. Per questo abbiamo proposto anche un titolo diverso, che vuole invertire almeno l'ordine dei fattori e che, se anche non fa cambiare il risultato dal punto di vista economico, se non altro per pudore sposta l'accento sulla parte militare piuttosto che su quella del civile. Ripeto: non credo possa essere incluso nel titolo il fatto che l'1,5 per cento di danaro è dedicato alla nostra presenza e partecipazione civile: potrebbe essere una nota a piè di pagina, ma sicuramente non un titolo.
Le questioni più grandi, che avrebbero dovuto far dichiarare inammissibili alcuni emendamenti, per estraneità di materia, riguardano in primo luogo due navi del valore di 16.700.000 euro che noi diamo ad un Paese in cui, a mia memoria, non è stato sparato un colpo, in termini di conflitto internazionale, dalla Seconda guerra mondiale ad oggi, cioè Panama. Andiamo poi a finanziare con 60.000 euro un Centro di studi italo-tedesco, "Villa Vigoni", dove tutto si studia tranne che le missioni internazionali, i problemi relativi ai Paesi in via di sviluppo o le istituzioni internazionali che dovrebbero sancire la presenza dei vari contingenti nel mondo: lo si deduce anche da una rapida visione del sito Internet, dalla quale si deduce anche che al contempo questo istituto è sito in luogo favoloso, bellissimo. Quindi, si capisce magari anche perché si è deciso di includere qui dentro, tra l'altro appianando un debito che l'Italia si portava avanti, questi 60.000 euro.
Si continuano a dare 300.000 euro a semestre all'Iniziativa adriatico-ionica, i cui prodotti un giorno saremmo curiosi di vedere. Se ne erano dati nello scorso semestre ad un altro fantomatico istituto, il cui sito Internet era aggiornato ad un anno e mezzo fa. Oggi si continua a dare danaro ad una iniziativa che dovrebbe parlare di grandi strategie per l'area adriatico-ionica, ma che almeno al Parlamento non si degna neanche di far sapere quel che fa. La lista di queste piccole regalie va a toccare pure un esponente della Guardia di finanza, che ormai va in pensione e dovrebbe rimanere all'interno di una commissione di avanzamento.
Magari, in occasione dell'espressione dei pareri alcuni di questi emendamenti potrebbero essere presi come suggerimento per raccomandazioni o ordini del giorno, perché sono stati fatti in particolare per risparmiare dei soldi: quelli relativi alle rappresentanze militari, COCER e quant'altro. Noi vorremmo che queste persone fossero accasermate nelle strutture di pertinenza del Ministero della difesa: questo sicuramente sarebbe uno dei risparmi possibili.
Vi è poi l'articolo 9, ampiamente discusso, anche molto vivacemente, fino a tarda notte, nelle Commissioni riunite 3a e 4a. Se uno non avesse avuto la fortuna - chiamiamola così - di passare tutte le ore di dibattito sia in Commissione sia anche negli incontri avuti con i Ministri degli affari esteri e della difesa, non avrebbe potuto apprezzare abbastanza, come spero riemerga ancora una volta in occasione dell'espressione dei pareri, il fatto che l'articolo 9 affida al Ministero della difesa la riduzione del numero dei nostri militari presenti in tutto il mondo: prima 1.000 - ci è stato spiegato che erano quelli a bordo della "Garibaldi" - e poi altri 1.070, che non ci è stato spiegato da dove verranno presi (mi pare che questo non sia mai emerso). Se uno dovesse fare la somma di tutte le piccole missioni, lasciando fuori Afghanistan, Libano, Libia, Iraq e Balcani, potrebbe arrivare a coprire quasi 1.000 unità. Quindi, ammesso e non concesso che si porti a casa la parte emendativa relativa all'articolo 9 (che, comunque, di questo non parla, ma se non altro chiede, per pudore, anche in questo caso un passaggio fisicamente, nel senso che il Governo passa dal Parlamento e annuncia cosa si andrà a fare), si affida al Ministro della difesa la possibilità di chiudere venti presenze italiane nel mondo.
Ciò che noi avremmo voluto con questi emendamenti, ma che avremmo ancor più voluto se si fossero rispettati gli impegni assunti all'inizio dell'anno, quando, attraverso un ordine del giorno del senatore Di Giovan Paolo e altri senatori, si era arrivati a decidere che, prima di introdurre questo tipo di provvedimenti, avremmo dovuto svolgere un ampio e approfondito dibattito relativamente alla qualità, oltre che alla quantità, delle nostre presenze nel mondo. Ci sono infatti scenari - e mi avvio alla conclusione - in cui continuare per inerzia - parlo soprattutto della nostra piccola presenza - sicuramente non dà niente dal punto di vista qualitativo al mandato di tali missioni, ma ve ne sono altri, penso in particolare all'Afghanistan e alla Libia, dove, se non si torna a parlare di politica e a fare delle proposte politiche, la mera presenza o azione militare non riuscirà, come purtroppo non sta riuscendo in quei due fronti, a portare a casa né la sicurezza, né la pace internazionale.
L'Afghanistan è purtroppo ancora una volta sulle prime pagine dei nostri giornali perché un altro italiano è morto l'altro giorno, e ce n'è un altro purtroppo in fin di vita. Siamo diventati ormai specialisti esclusivamente nel cordoglio, ma non si recupera mai un'idea politica che sia una. La zona dove sono caduti i nostri militari è di massimo transito di sostanze che sono poi utilizzate per la produzione della droga, e al ritorno ci si passa con le armi. Ecco, di fronte ad una crisi umanitaria come quella della Somalia, dove oltre al cibo ci sarà bisogno di analgesici, occorrerebbe un attimo fare mente locale, e magari prendere in considerazione la proposta fatta più volte - che il sottosegretario Crosetto ci ha addirittura detto essere stata fatta in parte proprio anche da questo Governo - di trasformare quell'oppio in analgesici.
Per quanto riguarda la Libia ne parleremo più avanti, quando si arriverà all'ordine del giorno relativo all'articolo 2.
Quindi, signor Presidente, la sollevo anche dall'incomodo di chiedermi tutte le volte se voglio illustrare gli emendamenti, perché con questo mio intervento li ho illustrati, e li ritiro tutti. (Applausi della senatrice Poretti).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Perduca.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 1.1, il quale propone di sostituire, al comma 1 dell'articolo 1, le parole: "la spesa di euro 5.800.000" con le altre: "la spesa di euro di 20.000.000".
Questo emendamento si rende necessario per aumentare l'importo da erogarsi per le iniziative e gli interventi di cooperazione a favore dell'Afghanistan, indicati sia al comma 1 ma anche ai successivi, sottraendo risorse al significativo incremento di spesa a favore della missione militare nello stesso Paese. Ora, questo è un emendamento che, come tutti gli altri, serve per affrontare il problema Afghanistan.
Abbiamo più volte sollecitato l'Aula in questa direzione, cioè non tanto a eliminare le spese per gli interventi militari, perché lo diamo per scontato. Noi non vogliamo un'azione militare di guerra, ma un'azione militare come quella che prevede anche il nostro articolo 11 della Costituzione, nel senso che un Paese come l'Italia va per insegnare e per educare alla sanità, non per tenere un'arma in mano e morire all'interno di mezzi che tutto sono meno che sicuri per la vita dei nostri militari (di questi, infatti, 41 purtroppo hanno perso la vita). Questo è un emendamento per riflettere sulle situazioni e sulla condizione che i nostri militari vivono in un ambiente che non è ostile agli italiani, ma a tutto quello che è la prevaricazione all'interno di quello Stato. Siamo andati per svolgere un'azione e ci siamo ritrovati a svolgerne un'altra, imposta da un Governo che, per assecondare qualcuno e una linea politica generale, manda i nostri militari allo sbando, perché è di sbando che bisogna parlare: persone che non sono preparate, che non hanno un adeguato addestramento, e di questo abbiamo già discusso nelle altre occasioni. Abbiamo ricordato non solo i morti, ma anche il nostro no fermo e convinto ad un finanziamento che non appartiene al nostro Paese.
Su tutti questi argomenti gli emendamenti volgono alla seguente riflessione: non dobbiamo dare in pasto a persone che ci vedono come nemici e non come portatori di una funzione diversa da quella che obbligatoriamente stiamo svolgendo ‑ lo ripeto ‑ nonostante un articolo 11 della Costituzione che la contrasta fin dall'inizio.
Al riguardo porteremo avanti una nostra battaglia, con emendamenti che servono solo a far riflettere su quanto questo Governo non vuole far oggetto di riflessione, ossia sul fatto che un Paese come l'Italia va a svolgere in quei territori una funzione di pace e non di guerra obbligata da questo Governo.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 1.1 del senatore Pedica.
L'emendamento 1.2 viene ritirato e al suo posto i relatori propongono l'emendamento 1.300, che al comma 1 dell'articolo 1, tende a sostituire le parole: «euro 5.800.000» con le altre: «euro 10.800.000», modificando conseguentemente la previsione, di cui all'articolo 10, comma 1, relativa alla copertura finanziaria.
Esprimo poi parere contrario agli emendamenti 1.3 e 1.100 e parere favorevole all'emendamento 1.4.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
Tuttavia, se il Presidente me lo consente, per quanto riguarda la proposta di passare da 5.800.000 a 10.800.000 di euro, con la nuova copertura, ritengo corretto dire quanto segue, anche per il fatto che altri emendamenti vengono coinvolti in detta vicenda. Esiste una riformulazione complessiva per quanto riguarda gli emendamenti 1.2, testé sostituito dall'1.300 - come ha detto il relatore - 2.10, 2.12 e 2.13. In sostanza, in merito all'importo che scaturisce dalla somma degli emendamenti approvati dalle Commissioni riunite, e poi ratificati con copertura dalla Commissione bilancio, esiste in realtà un difetto di copertura. Quindi, ne scaturisce che la metà della somma, chi è di 16 milioni e mezzo, per l'esattezza 8 milioni, viene coperta nella prima fase con i fondi del Ministero degli esteri, e quindi con tagli, peraltro flessibili.
C'è l'impegno del Governo - in tal modo rispondiamo anche ad una richiesta complessiva emersa in sede di Commissione con proposte di emendamenti - a che la parte che in questo momento viene anticipata dal Ministero degli affari esteri venga recuperata all'interno dell'esercizio 2011, trovando ovviamente altre coperture. Su questo è stato già compiuto un lungo lavoro e abbiamo anche l'idea di come si possa fare. In realtà, nella restituzione sarà compreso l'aumento di 8 milioni, che complessivamente era stato concordato in Commissione.
Pertanto, politicamente c'è la conferma di quanto era stato deciso in Commissione. C'è la conferma peraltro dell'esigenza di un accordo precedente di mantenere i saldi di detta operazione. Quindi, con questo movimento di copertura andiamo politicamente a rispondere a quanto avevamo convenuto in Commissione.
Nel dire che il Governo si esprime favorevole all'emendamento 1.300, desidero spiegare che la stessa risposta vale anche per gli emendamenti proposti all'articolo 2.
PRESIDENTE. Chiedo al Presidente della 5a Commissione, senatore Azzollini, di esprimersi sull'emendamento 1.300.
AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, le chiedo, per gentilezza, di accantonare questo emendamento per qualche minuto. Stiamo preparando l'istruttoria per poterci esprimere ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.
PRESIDENTE. L'emendamento 1.300 è pertanto accantonato.
Metto ai voti l'emendamento 1.1, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 1.100 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 1.4, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 2.2 è volto ad introdurre un significativo aumento dello stanziamento da destinare alle iniziative e agli interventi della cooperazione in favore di Iraq, Libano, Myanmar, Pakistan, Somalia e Sudan, il tutto, sottraendo risorse al significativo incremento di spesa contenuto nel comma 1 dell'articolo 4 a favore della missione militare in Afghanistan. Non mi ripeterò sull'Afghanistan, riservandomi di intervenire in occasione della dichiarazione di voto sull'articolo 2.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, la preoccupazione che esprimiamo nell'ordine del giorno G2.1 - e chiediamo a questo punto che il Governo se ne faccia carico - deriva dal fatto che parecchie imprese italiane, sia che abbiano lavorato in Libia sia che abbiano lavorato come subappaltatrici in Italia, hanno subito il rischio Paese e il rischio commerciale. Già ad Abu Dhabi si era stabilito in un gruppo di contatto la possibilità di scongelare i fondi e le risorse libici, almeno quelli congelati in Italia, a garanzia delle suddette imprese nonché dell'attività che sta svolgendo il Consiglio nazionale transitorio, come strumento idoneo a rispondere agli scopi e ai bisogni umanitari e alla necessità di interventi in Libia.
Nell'ordine del giorno è inserita anche una parte più strettamente finanziaria, perché chiediamo anche che le scadenze fiscali per le suddette imprese possano essere prorogate al momento dell'incasso dei crediti. Sarebbe assurdo obbligare le nostre imprese a fare tanto i versamenti quanto a rispettare le scadenze fiscali ancor prima di incamerare il dovuto.
Pertanto, in sintesi, si chiede in primo luogo di utilizzare i fondi libici congelati, e in secondo luogo di prevedere una dilazione dei tempi fino al momento dell'incasso, in modo da consentire di non pagare tasse su quanto non è stato ancora introitato dalle nostre imprese.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, colleghi, colgo l'occasione di illustrare l'emendamento 2.14, che pone una questione di impegno da parte del nostro Paese nel Corno d'Africa e che mi auguro possa essere accolto, per proporre tre rapide riflessioni sulle motivazioni di alcuni emendamenti che ho presentato insieme ad altri colleghi.
Vorrei innanzitutto precisare che anche chi di noi non ha partecipato al voto sulle missioni nelle precedenti occasioni, non ha mai voluto non partecipare al lavoro di costruzione di un modo diverso di presentare le missioni internazionali. Il sottosegretario Mantica, in sede di Commissioni riunite 3a e 4a, si è chiesto perché alcune questioni ricorrono ogni volta che si presenta il decreto‑legge sulle missioni. Il motivo è semplice: abbiamo bisogno di una legge quadro, e sarà un bene per il Paese avere in futuro una legge quadro sulle missioni.
Al Senato sono state presentate anche dal senatore Ramponi, oltre che dalla collega Pinotti, dal sottoscritto e da altri colleghi, delle proposte per costituzionalizzare la questione. È il modo migliore, o potrebbe essere uno dei modi, per chiarire con certezza una politica estera e di sicurezza e difesa del nostro Paese che appartenga a tutti, al di là delle posizioni. Soltanto dopo si farebbero le scelte su quali missioni prendere in considerazione, ad esempio su questioni che emergono come questa del Corno d'Africa.
La seconda questione riguarda - lo dico con molta chiarezza - la relazione con la cooperazione. Credo che debba esserci una differenziazione tra il lavoro di cooperazione e il lavoro delle missioni militari. Il titolo dell'articolo 2 ripete quello del decreto-legge in esame: si parla di cooperazione alla pace e poi di missioni, ma di cooperazione nel provvedimento c'è solo l'1,9 per cento, e la copertura assicurata dal Governo ritorna solo indietro rispetto a tale percentuale. Vorrei ricordare che la cooperazione, là dove funziona bene, è anche un elemento di difesa, rispetto alla presenza delle nostre forze militari.
In terzo luogo, chi è non violento - lo dico anche al Ministro della difesa, perché su questo abbiamo fatto delle riflessioni - sa benissimo che non bisogna essere imbelli. La non violenza è diversa dal pacifismo tout court. Allora, eliminiamo la retorica patriottarda e anche quella antipatriottarda. Essere non violenti vuol dire porsi la questione di come reagire a situazioni concrete. Nella ex Iugoslavia morirono nostri militari, nostri cooperanti e obiettori di coscienza, tutti impegnati a costruire la pace, ovviamente in forme diverse.
Questo è il nodo che dobbiamo affrontare rispetto al futuro. Nessuno di noi nega che possano servire le missioni. Il Libano è un esempio, poiché si dispose la cessazione del conflitto con l'invio di una forza di interposizione. Abbiamo bisogno che sia così, forse anche fornendo truppe all'Unione europea e alle Nazioni Unite. Questo pensa chi è non violento: non di mettere da parte o di porsi il problema di eliminare i rischi, ma di fare scelte rispetto a questo.
Infine, sollevo un'altra questione, che è collegata a questo argomento, e per cui ritiro l'emendamento 7.100 (testo 2), che riguarda la scriminante sulla questione dell'eccesso colposo di legittima difesa. Vorrei essere molto chiaro su questo aspetto. Comprendo benissimo le condizioni in cui sono le nostre forze armate nei teatri di guerra. Penso, insieme ad altri colleghi, che la miglior difesa per le nostre Forze armate è il fatto che abbiano una professionalità maggiore e un modo di rapportarsi con la popolazione migliori di quelli di altre forze armate, che eccedono certi limiti. Non è su questo che noi immaginiamo di disarmarle; noi pensiamo di armarle di una forma di relazione con la popolazione che è migliore e che permette loro una difesa oggettiva. In ogni caso, per chi fosse d'accordo su questo punto, l'importante è che, come dice la nostra Costituzione, la norma sia inserita in un codice. La scriminante, allora, fa riferimento non più a provvedimenti amministrativi, ma ad una norma di legge inserita in un codice. Anche questo andrebbe fatto.
Pertanto, signor Presidente, ritiro l'emendamento 7.100 (testo 2), mentre auspico l'accoglimento dell'emendamento 2.14, su cui non so come si esprimerà il Governo.
Concludo, Presidente, con una riflessione sull'articolo 9, che rappresenta a mio avviso un bell'appuntamento per la politica, in quanto significa che dovremo confrontarci sulla politica estera e di sicurezza e difesa, come la chiamiamo in Unione europea; significa fare scelte anche per noi che aspiriamo ad essere un Governo alternativo al vostro, dato che alcune missioni dovremo farle e dovremo dire quando, come e dove, anche noi che siamo non violenti. È una sfida che facciamo prima di tutto a noi stessi, ma quell'articolo 9 significa che l'ordine del giorno di cui ero primo firmatario, sottoscritto anche da altri colleghi, va tradotto in pratica: dovete venire qui, e sulle oltre 30 missioni dovete dire come andiamo avanti e come se ne esce. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
BETTAMIO, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 2.2.
Quanto all'emendamento 2.12, come relatori ne proponiamo una riformulazione con la nuova numerazione 2.300, il cui testo è il seguente: «Al comma 1, ove ricorrano, sostituire le parole: "euro 5.900.000" con le seguenti: "euro 8.600.000". Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: "b‑bis) quanto ad euro 2.700.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili"». Questo, in sostanza, è quanto ha poco fa detto il sottosegretario Mantica. Anche l'emendamento 2.13 viene ritirato e al suo posto i relatori presentano l'emendamento 2.301, su cui il parere è ovviamente favorevole.
Esprimo altresì parere favorevole sull'emendamento 2.101 (testo corretto) e sull'ordine del giorno G2.1. L'emendamento 2.10 viene ritirato e in suo luogo proponiamo l'emendamento 2.302. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 2.3, 2.4, 2.5, 2.7, 2.8 e 2.15. Invito a ritirare e a trasformare in un ordine del giorno gli emendamenti 2.14 e 2.11.
Se il Governo è d'accordo, ritireremmo l'emendamento 2.9, presentato dalle Commissioni riunite. Mi rimetto al Governo sugli ordini del giorno G2.100 (testo 2) e G2.101. Ricordo infine che gli emendamenti 2.100, 2.17, 2.102 e 2.16 sono stati ritirati.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il parere del Governo è, in linea di massima, conforme a quello del relatore. Vorrei tuttavia avanzare alcune precisazioni. Per quanto riguarda gli emendamenti 2.300 e 2.301, accolgono la metà di quanto qui viene indicato, sempre con la solita copertura, quindi rientra nel discorso già fatto con riferimento all'emendamento 1.300.
Per quanto riguarda l'emendamento 2.1, che è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.1, vorrei ricordare che tale ordine del giorno deve contenere le indicazioni contenute nell'emendamento 2.101 (testo corretto). Quindi, l'ordine del giorno a firma Torri e Divina va corretto facendo riferimento, oltre a Doha, anche all'incontro del gruppo di contatto avvenuto ad Istanbul il 15 luglio 2011 e sopprimendo le parole «nel territorio da esso effettivamente controllato», perché ricordo che il riconoscimento del CNT da parte del Governo italiano è come unico legittimo rappresentante del popolo libico (quindi è meglio non fare precisazioni sui territori controllati). In questo senso, il Governo accoglie l'ordine del giorno G2.1, con le due modifiche che vengono dall'emendamento 2.101 (testo corretto).
Il Governo invita inoltre a ritirare l'emendamento 2.9 (mi sembra che le Commissioni siano d'accordo). Ne abbiamo parlato a lungo in Commissione: il Governo accetta l'impostazione presentata nella seconda parte dell'emendamento, tendente ad inserire un articolo 2-bis dopo l'articolo 2, ma c'è un problema di coordinamento. Quindi, sarà cura del Governo riprendere questo criterio nel prossimo decreto, che credo verrà adottato tra sei mesi: si tratta semplicemente di un criterio di ordinamento dei finanziamenti. A questo proposito, vorrei far notare - non perché io voglia fare polemica con il senatore Perduca - che dello IAI ne abbiamo parlato mille volte in Commissione. Che ora si venga in Aula facendo finta di non sapere cosa è lo IAI, francamente...
Comunque, personalmente sono disposto ad invitarla a cena e a spiegarle cos'è lo IAI, senatore Perduca, e come lo IAI abbia ottenuto dal Consiglio europeo del 23 giugno il riconoscimento della macroregione europea adriatico‑ionica, perché riguarda l'area dei Balcani, dove mi pare che un problema di stabilità sia comunque alla nostra attenzione.
Per quanto riguarda l'emendamento 2.302, come ho detto, rientra nel ragionamento che riguarda la riformulazione complessiva.
Per quanto riguarda gli emendamenti 2.14 e 2.11, che sono identici, la richiesta è di presentare un ordine del giorno, che il Governo accetterà, facendo presente che, sulla situazione specifica del Corno d'Africa e sulla Conferenza regionale, come ho avuto occasione di dire in Commissione, siamo in una fase estremamente delicata. La rappresentante speciale dell'ONU pensa di organizzare una Conferenza a Mogadiscio entro la metà di settembre. In questo momento, al di là di accogliere un ordine del giorno, e di intervenire subito dopo, ricordo che l'Italia è co-partner di Igad Partners Forum e quindi siamo assolutamente in grado anche noi di fare una conferenza dei donatori. Pertanto, io invito al ritiro dei due emendamenti identici 2.14 e 2.11 e alla loro trasformazione in un ordine del giorno.
Sull'ordine del giorno G2.100 (testo 2) c'è l'assoluto accordo da parte del Governo, che quindi lo accoglie. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2.101, esistono due scuole di pensiero. La prima, in conformità ai dettami della quale dispongo qui del testo, propone una riformulazione, perché l'ordine del giorno, così come è, per il Governo non è accettabile. Tale riformulazione è abbastanza complicata, e credo che leggerla in Aula sarebbe un esercizio non produttivo. L'altra scuola di pensiero, la mia personale, è che quando un ordine del giorno viene così profondamente modificato, è giusto dire che non viene accolto.
Pertanto, suggerisco al senatore Perduca...
PRESIDENTE. Sottosegretario Mantica, le ricordo che anche al Governo sono assegnati dei tempi di intervento.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, allora concludo. Propongo quindi una riformulazione dell'ordine del giorno G2.101, e le chiedo, cortesemente, di darmi il tempo per far leggere tale riformulazione al presentatore dell'ordine del giorno in questione. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2.1, ritengo di essermi già espresso.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Non è approvato.
Gli emendamenti 2.300 e 2.301 vengono accantonati in attesa del parere della 5a Commissione.
L'emendamento 2.100 è stato ritirato, mentre l'emendamento 2.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.1 (testo 2) che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l'emendamento 2.101 (testo corretto), presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.3, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Non è approvato.
Gli emendamenti 2.17, 2.9 e 2.102 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. L'emendamento 2.302 viene accantonato in attesa del parere della 5a Commissione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. L'emendamento 2.16 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.7.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. Gli emendamenti 2.14 e 2.11, di identico contenuto, sono stati ritirati è trasformati nell'ordine del giorno G2.14 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.8.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.8, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. L'emendamento 2.15 è stato ritirato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Sull'ordine del giorno G2.101 il relatore si è rimesso al Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G2.101 confermo il parere contrario ove non venisse accettata dai proponenti la nostra riformulazione.
PRESIDENTE. Il presentatore accoglie l'invito del Governo?
PERDUCA (PD). Signor Presidente, posto che accetto l'invito a cena del sottosegretario Mantica, e poi pubblicheremo il conto sui nostri siti Internet, per parlare dello IAI, si sa che cos'è ma non si sa cosa faccia in vista delle missioni, e quindi lo si vorrebbe sapere ufficialmente.
Quanto all'altra questione, faccio parte della prima scuola di pensiero evocata dal senatore Mantica: se fosse possibile accantonare l'ordine del giorno, leggerei il testo che mi è stato consegnato e tra un po' potrei rispondere.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G2.101 è quindi accantonato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
TONINI (PD). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 3.2.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 3.102 è volto a sopprimere i commi 14 e 15 dell'articolo 3. Mi fa piacere che la stessa richiesta sia stata avanzata anche dalle Commissioni riunite con l'emendamento 3.3. Chiediamo di sopprimere i due commi che prevedono l'eliminazione delle figure dei volontari e dei cooperanti previsti dalla legge 26 febbraio 1987, n. 49, legge che regola la disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo.
Non comprendiamo per quale motivo all'interno di un decreto-legge di rifinanziamento delle missioni internazionali sia stata introdotta tale riforma del sistema della cooperazione (il decreto, come sappiamo, va a rifinanziare l'operatività del secondo semestre dell'anno 2011).
Questa previsione normativa, che con l'emendamento a mia prima firma si intende sopprimere, disarticola la cooperazione, compromettendo la continuità dei progetti già approvati e finanziati dal Ministero degli affari esteri, intervento che giunge - è utile ricordarlo - a seguito di una serie interminabile di tagli al settore in questione, mentre centinaia di migliaia di euro continuano ad essere assegnate a non meglio specificate iniziative ioniche e adriatiche dalla dubbia utilità, e milioni di euro vengono stanziati al fine di garantire la mancata cessione di unità navali alla società che se l'era aggiudicata, il tutto per adempiere ad un impegno preso con Panama. Anche sotto il profilo della qualità della legislazione, il Governo in questo caso dà riprova ancora una volta di capacità davvero illimitate.
Pertanto, chiedo all'Assemblea di approvare l'emendamento in questione, il quale prevede anche una ampissima copertura finanziaria data dalla soppressione del comma 1 del successivo articolo, riguardante la missione militare in Afghanistan, in modo che con tanti finanziamenti i progetti davvero di cooperazione possano trovare la concreta attuazione.
Mi affido quindi all'Assemblea, certa del voto favorevole.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, gli emendamenti 3.100, 3.101 e 3.2 sono stati ritirati. Stante il parere contrario della 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, ritiro l'emendamento 3.1 a mia firma.
Esprimo parere contrario sull'emendamento 3.102, mentre il parere è favorevole sull'emendamento 3.3.
L'emendamento 3.103 è precluso dall'eventuale approvazione dell'emendamento 3.3, mentre gli emendamenti 3.104 e 3.4 sono stati ritirati.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 3.100, 3.101, 3.1 e 3.2 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.102.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.102, presentato dalla senatrice Carlino e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, è evidente che il testo dell'emendamento 3.3 è identico all'emendamento 3.102, appena votato, salvo per la seconda parte relativa alla copertura in cui si dice «conseguentemente, all'articolo 4, sopprimere il comma 1», che abbiamo appena bocciato, perché metteva in gioco la missione in Afghanistan.
Quanto all'emendamento 3.3, approvato dalle Commissioni riunite su nostra richiesta, abbiamo chiesto che venisse tolta dal decreto una norma che ridefiniva i rapporti amministrativi tra il Ministero e le organizzazioni non governative di volontariato internazionale. Abbiamo chiesto al Governo di ritirare la norma perché non ci sembrava questa la sede giusta e di concordare uno strumento legislativo diverso per arrivare alla ridefinizione di questa materia in maniera consensuale. Il Governo ha accettato e gliene diamo volentieri atto, per cui votiamo convintamente a favore dell'emendamento 3.3.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.3, presentato dalle Commissioni riunite.
E' approvato.
Risulta pertanto precluso l'emendamento 3.103, mentre gli emendamenti 3.104 e 3.4 sono stati ritirati.
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, il comma che si intende sopprimere riguarda la missione in Afghanistan, iniziata nell'agosto 2003 in ambito ISAF, dove l'Italia, anche per coprire errori di strategia altrui, partecipa con un numero considerevole di uomini e di mezzi. Nel secondo semestre dell'anno sarà operativo nel teatro afgano un contingente stimabile in 4.200 unità. Il precedente decreto di proroga aveva previsto una totale di 3.790 unità, con un'ulteriore aggiunta di 180 unità a partire dal 1° novembre 2010.
Secondo quanto previsto dal decreto-legge in esame, al comma 1 dell'articolo 4 è autorizzata, dal 1° luglio al 31 dicembre 2011, la spesa di quasi 400 milioni di euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni ISAF ed EUPOL in Afghanistan, 20 milioni in più del semestre precedente.
Occorre ricordare che il Consiglio dell'Unione europea ha istituito, con l'azione comune 2007/369/PESC del 30 maggio 2007, una missione PESD denominata European Police Afghanistan (EUPOL Afghanistan) alla quale l'Italia partecipa con il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza afgana sostenibile ed efficace, in conformità agli standard internazionali.
Sono trascorsi nove anni dall'inizio della nostra presenza in quella regione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: i talebani sono sempre più forti, il traffico di droga è aumentato, i signori della guerra si sono arricchiti, dando vita a sultanati indipendenti, la corruzione regna sovrana, le elezioni sono state inficiate da brogli di ogni genere, come è stato certificato da organismi internazionali, le donne e i bambini sono sempre in pericolo costante.
Appare acclarato ormai che la missione di pace, sia essa di peace-keeping o di peace-enforcing, alla quale era stato destinato il nostro contingente ha prodotto un fallimento, e ciò va ammesso in ragione del fatto che tale missione ha in maniera evidente cambiato la propria natura nel corso del tempo trasformandosi in presenza militare, in violazione dell'articolo 11 della Costituzione; va segnalato, in tal senso che, per le sole missioni ISAF ed EUPOL, il nostro Governo ha stanziato, dal 2002 a oggi, oltre 3 miliardi di euro, dei quali circa il 90 per cento destinati per armamenti e equipaggiamenti e solo il restante per interventi di carattere civile, quindi di ricostruzione e aiuto alla popolazione. Gli attentati, sempre più frequenti, ai danni non solo dei militari italiani impegnati in Afghanistan mostrano chiaramente che il livello della potenza devastante degli esplosivi utilizzati dai ribelli talebani si è elevato; parallelamente, le dotazioni in uso dei nostri militari risultano al momento non più adeguate.
Va, infine, ricordato che il 2010 è stato l'anno più sanguinoso da quando i talebani sono stati cacciati, con il contributo delle forze degli Stati Uniti e delle forze afgane, tant'è che è stato pagato un tributo in termini di militari pari a circa 750 uomini e donne, tra i quali i nostri.
Per questi motivi, riteniamo che i nostri militari debbano tornare a casa, perché non possono stare lì a combattere una guerra non loro, sotto il falso vessillo delle missioni di pace. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario agli emendamenti 4.2 e 4.3.
Esprimo, invece, parere favorevole all'emendamento 4.1 (testo 2 corretto), come pure all'ordine del giorno G4.100 (testo 2).
Quanto poi all'emendamento 4.0.1, invito a ritirarlo e a trasformarlo in un ordine del giorno, che potrebbe essere accolto come raccomandazione.
L'emendamento 4.0.2 (testo 3 corretto) è stato invece riformulato come emendamento 4.0.300, su cui esprimo parere favorevole. Rispetto al precedente emendamento sono state aggiunte dopo le parole: «comma 11,» le altre: «lettera a)».
Nel caso in cui venga approvato l'emendamento 4.0.300 risulterebbero preclusi gli emendamenti 4.0.4, 4.0.6, 4.0.7, 4.0.3 e 4.0.5.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.2.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.2, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti 4.100, 4.101, 4.102, 4.103, 4.104, 4.105, 4.106, 4.107 e 4.108 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 4.3, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
Non è approvato.
Ricordo che gli emendamenti 4.109, 4.110. 4.111, 4.112, 4.113, 4.114, 4.115, 4.116, 4.117, 4.118, 4.119, 4.120, 4.121, 4.122, 4.123, 4.124, 4.125, 4.126, 4.127, 4.128, 4.129, 4.130 e 4.131 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 4.1 (testo 2 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.100 (testo 2) non verrà posto ai voti.
L'emendamento 4.0.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G4.0.1, che il Governo ha accolto come raccomandazione. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, esso non verrà posto ai voti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.300.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, sulla riformulazione proposta dai relatori con l'emendamento 4.0.300, vorrei chiedere un chiarimento, se possibile.
Considerato che comprendo bene la ragione per cui non dobbiamo scrivere che si tratta di una disposizione in favore dell'aeroporto di Trapani, anche se sappiamo tutti che è così, vorrei sapere se nella riformulazione è possibile dare maggiore possibilità al sistema delle autonomie locali di contribuire alla stesura del decreto che porta al finanziamento dei 10 milioni di euro.
L'espressione «sentite le Province» significa sostanzialmente che il Ministero adotta il decreto senza che la Provincia interessata svolga un ruolo importante. Ricordo che almeno nel caso di Trapani - che non è citato - la Provincia è azionista dell'aeroporto e conosce obiettivamente meglio di quanto non si possa fare a Roma quali sono i danni reali che la chiusura dell'aeroporto ha determinato per l'aeroporto stesso e per quel territorio.
Pertanto, chiedo se nell'ambito della riformulazione dell'emendamento - premesso che noi ne condividiamo il testo - non si possa pensare di coinvolgere ancora meglio il sistema delle autonomie locali. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
SANNA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, vorrei segnalare il malfunzionamento del mio apparato di voto nella prima votazione a scrutinio elettronico palese. Faccio presente che il mio voto era contrario.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Sanna, per la segnalazione.
Chiedo al relatore se intende rispondere alle richieste avanzate dal senatore D'Alia.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, questo aspetto è stato già considerato durante l'elaborazione del testo. In effetti, si tratta di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e, quindi, in questo modo si velocizzano le procedure di rimborso a tutti gli eventuali aeroporti o città (non è solo una). Per tale motivo, è stato modificato l'emendamento. Si prevede che il decreto venga adottato su proposta dei Ministeri dell'economia e delle finanze, dei trasporti e così via, sentite le Province interessate. Quindi, tutto sommato già si prevede il concerto. Per tale motivo, manterrei inalterato il testo dell'emendamento 4.0.300.
AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, vorrei rendere il parere, ai sensi dell'articolo 100, su tutti gli emendamenti accantonati.
Per quanto riguarda gli emendamenti 1.300, 2.300, 2.301 e 2.302, la copertura va riformulata. Signor Presidente, do lettura della riformulazione, ma ovviamente gli Uffici hanno già avuto il testo originale, che rendo ai sensi dell'articolo 100, dopo essermi consultato con la Commissione. Là dove si parla della lettera b-bis), «quanto ad euro» - e poi la cifra inserita nell'emendamento - la formulazione dovrebbe diventare: «si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulabili come definite dall'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni ed integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili fino a concorrenza dell'onere.
A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto legge n. 98 del 2011, in materia di flessibilità nella gestione del bilancio».
Con questa copertura, gli emendamenti possono andare bene.
Il parere è invece di nulla osta per gli emendamenti 4.0.300, 5.100/3 e 6.300.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.0.300, presentato dai relatori.
È approvato.
D'ALI' (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signor Presidente, in considerazione dell'approvazione dell'emendamento 4.0.300, che le Commissioni avevano già approvato nel testo precedente su mia proposta, che è stato poi riformulato dal relatore e che ampiamente soddisfa le attese dei territori in cui vi sono state limitazioni ai voli civili a causa della risoluzione ONU 1973, ritiro tutti gli altri emendamenti a mia firma. Ringrazio il relatore ed il rappresentante del Governo per il parere favorevole espresso sulla mia proposta emendativa in sede di Commissione e adesso, conseguentemente, in Aula.
Ripeto, quindi, che ritiro tutti gli altri emendamenti a mia firma tendenti ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 4.
PRESIDENTE. Sono stati quindi ritirati gli emendamenti 4.0.4, 4.0.6, 4.0.7, 4.0.3 e 4.0.5.
Passiamo pertanto all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
GAMBA (PdL). Signor Presidente, sarò breve, considerato che alcune delle proposte emendative da me avanzate insieme al collega Totaro sono state recepite dalle Commissioni riunite e risultano quindi nel fascicolo degli emendamenti come proposte delle Commissioni.
In particolare, l'emendamento 5.1 fa riferimento alla necessità di inserire nel testo del comma 1 dell'articolo 111 del codice dell'ordinamento militare - che è quello che definisce i compiti della Marina militare - un esplicito richiamo al contrasto alla pirateria, anche con le nuove modalità che sono individuate nel testo del decreto-legge al nostro esame, grazie all'ampio lavoro che in questo senso aveva svolto già in precedenza la Commissione difesa del Senato.
Poiché nell'emendamento 5.200 delle Commissioni riunite non si fa esplicito riferimento alla modifica dell'articolo 111 del codice dell'ordinamento militare, ma sapendo che sul punto vi era il parere favorevole del Governo - ed in particolare del Ministro della difesa - riteniamo che sia utile ed opportuno inserire tra i compiti generali della Marina militare, di cui all'articolo 111 del codice dell'ordinamento militare, anche il contrasto alla pirateria, secondo le modalità di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge in esame.
TONINI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 5.0.1 è finalizzato a sostenere quelle imprese italiane che abbiano avuto danni dalla situazione determinatasi in Libia. Con il Governo si è concordata un'eventuale trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno, alla quale saremo ovviamente favorevoli.
AMATO (PdL). Signor Presidente, il subemendamento 5.100/1 punta ad eliminare dal comma 4 dall'emendamento 5.100 l'indicazione del termine del 31 dicembre 2012. Con l'articolo 5 del decreto viene infatti inserita un'importantissima norma di contrasto alla pirateria che consente agli armatori di scegliere tra due opzioni: imbarcare sulle navi dei team militari o servirsi di agenzie di sicurezza private, quindi delle guardie giurate. Tuttavia, nel momento in cui si pone il termine del 12 dicembre 2012 per l'impiego a bordo delle guardie giurate, si limita obiettivamente una possibilità che viene oggi accordata agli armatori; non si comprendono peraltro le ragioni di questo termine. La mia proposta è dunque quella di sopprimere nel testo dell'emendamento 5.100, al comma 4, le parole: «fino al 31 dicembre 2012».
Quanto poi al subemendamento 5.100/2, signor Presidente, lo vorrei in parte correggere. La proposta era originariamente quella di sopprimere all'emendamento 5.100, al comma 5, con riferimento al ricorso a guardie giurate, le parole: «individuate tra quelle che abbiano prestato servizio nelle Forze armate, anche come volontari». Infatti, signor Presidente, se noi lasciamo questa dicitura, obblighiamo gli armatori e le agenzie di sicurezza italiane che hanno regolare licenza ad assumere soltanto degli italiani: questo contrasterebbe con la normativa europea, che invece consente la libera circolazione anche dei lavoratori, e sarebbe foriero di una infinità di ricorsi. A tal fine, propongo di aggiungere semplicemente il termine "preferibilmente" dopo la parola "individuate". Il mio subemendamento puntava a sopprimere le parole "individuate tra quelle che abbiano prestato servizio..."; se invece diciamo: "individuate preferibilmente tra quelle che abbiano prestato servizio nelle Forze armate", esprimiamo solo una preferenza e invitiamo l'armatoria che si rivolge alle agenzie di sicurezza private a scegliere preferibilmente guardie giurate italiane, evitando così di porci in contrasto con la normativa europea. Ne ho parlato con il relatore, che è d'accordo con la mia proposta.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ESPOSITO, relatore. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 5.100/1, 5.100/2, come modificato, 5.100, 5.1, 5.200 e 5.100/3.
L'emendamento 5.0.1, che ha il parere contrario della 5a Commissione permanente, viene trasformato in ordine del giorno. Invito a ritirare l'emendamento 5.0.2 perché abbiamo già accolto la raccomandazione che tratta lo stesso argomento relativamente all'articolo 4.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti 5.2 e 5.3 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 5.100/1, presentato dal senatore Amato.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.100/3, presentato dai relatori.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.100/2 (testo 2), presentato dal senatore Amato.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dalle Commissioni riunite, nel testo emendato.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.1, presentato dai senatori Gamba e Totaro.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 5.200, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
L'emendamento 5.0.1 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G5.0.1 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
L'emendamento 5.0.2 è stato ritirato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 6.5, come riportato dalla scheda di lettura del Servizio studi, elimina un riferimento al decreto-legge n. 228 del 2010 che non corrisponde ad alcuna disposizione del decreto stesso.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, nel mio precedente intervento avevo detto che forse vi era un emendamento che avrebbe potuto essere preso in considerazione come ordine del giorno, anche a seguito di altri ordini del giorno adottati nelle scorse discussioni relativamente a questo decreto e ad alcune dichiarazioni del sottosegretario Crosetto, che purtroppo oggi non è in Aula. Sto parlando dell'emendamento 6.100 che porterebbe, secondo i nostri calcoli, addirittura a 30 milioni di risparmi di spesa, se fosse approvato come emendamento. Mi domando se il Governo non volesse accoglierlo se trasformato in ordine del giorno, visto che si tratta di un'equiparazione di trattamento relativamente agli organi di rappresentanza dei militari.
GAMBA (PdL). Signor Presidente, in realtà l'emendamento 6.3, che sempre con il collega Totaro avevo presentato, era volto a rimpinguare le dotazioni riferite alle necessità di reclutamento delle Forze armate, in particolare dei volontari di truppa nelle loro varie accezioni, che erano state fortemente ridotte a seguito dei noti tagli intervenuti nell'ambito della manovra economica.
Poiché vi è stato un lungo lavoro nell'ambito delle Commissioni riunite, con il conforto della Commissione bilancio dovrebbe essere stata raggiunta un'intesa per approvare l'emendamento 6.250 (testo corretto) delle Commissioni riunite, che si riferisce alla stessa questione ed è stato elaborato sulla scorta delle proposte iniziali di chi parla e del senatore Totaro. Seppur con un ammontare complessivo inferiore rispetto agli 85 milioni di euro che avevamo indicato, esso dovrebbe consentire di soddisfare l'intendimento sotteso al nostro emendamento, per cui se, come penso, il Governo manifesterà il suo favore, insieme ovviamente ai relatori, all'emendamento 6.250 (testo corretto) delle Commissioni, l'emendamento 6.3 dovrebbe intendersi assorbito o comunque, diversamente, ritirato.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario all'emendamento 6.5.
PRESIDENTE. Vi era poi una richiesta del senatore Perduca di pronunziarsi rispetto all'ipotizzata trasformazione in ordine del giorno l'emendamento 6.100.
ESPOSITO, relatore. Esprimo parere favorevole all'emendamento 6.100, se trasformato in ordine del giorno, e agli emendamenti 6.200 e 6.1. Circa l'emendamento 6.250 (testo corretto), è stato presentato un testo ulteriormente corretto, corrispondente all'emendamento 6.300 dei relatori, che porta i 31.400.000 euro previsti alla lettera c) del testo attuale a 31.392.043 euro per un fatto di capienza (la 5a Commissione ha già espresso un parere positivo). A questo punto, invito a ritirare l'emendamento 6.3, in quanto non ve n'è più bisogno.
Esprimo quindi parere contrario agli emendamenti 6.101, stante il parere contrario della 5a Commissione, e 6.0.100.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo esprime un parere conforme a quello del relatore e accoglie l'ordine del giorno G6.100 del senatore Perduca.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.5, presentato dal senatore Caforio e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 6.100 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G6.100 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto ai voti.
Metto ai voti l'emendamento 6.200, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 6.1, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.300.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.300, presentato dai relatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
GAMBA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAMBA (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 6.3.
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 6.101 è improcedibile.
Metto ai voti l'emendamento 6.0.100, presentato dal senatore Serra.
Non è approvato.
Poiché l'emendamento 7.100 (testo 2) è stato ritirato, passiamo all'esame dell'emendamento 7.1 riferito all'articolo 7 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ESPOSITO, relatore. Esprimo parere contrario all'emendamento 7.1.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo esprime un parere conforme a quello del relatore.
AMATI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMATI (PD). Signor Presidente, intendo aggiungere la mia firma all'emendamento 7.1, come avevo già detto in Commissione.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.1, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 8 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
GAMBA (PdL). Signor Presidente, faccio riferimento a due emendamenti. Il primo è l'emendamento 8.2 e il secondo è l'emendamento 8.1 che lo integra; si tratta semplicemente dello stesso testo con un'aggiunta.
L'emendamento si riferisce alla proposta di poter utilizzare come residui negli anni successivi, e in particolare nell'esercizio 2012, i fondi destinati all'intervento a favore delle vittime di malattie contratte nelle missioni e in siti in cui i militari siano stati esposti a particolari rischi. Per semplicità lo chiamiamo emendamento uranio, ed è stato condiviso in sede di Commissione anche da colleghi di vari Gruppi, anche dell'opposizione, i quali avevano chiesto di poter aggiungere la propria firma.
Esso consentirebbe al Ministero di completare alcune procedure per il riconoscimento di una sorta di cause di servizio che, a seguito delle lungaggini, non si è potuto completare nel termine dell'assegnazione dei fondi a ciò destinati.
Penso si tratti di un intento condiviso dalla stragrande maggioranza dei parlamentari, per cui aspetto le valutazioni del Governo e del relatore.
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei porre una questione di ammissibilità in merito all'emendamento aggiuntivo 8.0.1 (testo corretto), presentato in Commissione con la prima firma del senatore Bricolo.
Si tratta di una questione che, così come è stata introdotta nell'articolo 8-bis, riguarda modifiche alla legge 18 aprile 1975, n. 110, la quale è la base per quanto riguarda il controllo delle armi e soprattutto il fondamento per la contestazione di reati molto gravi alla criminalità organizzata e ai terroristi.
Ora, l'emendamento in questione non ha assolutamente nulla a che fare con il testo del provvedimento che stiamo esaminando, il quale già dal titolo indica questioni completamente diverse. Come ben sappiamo, il decreto‑legge in esame parla di interventi di cooperazione allo sviluppo, di sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, di missioni internazionali, mentre l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) fa riferimento ad una legge nazionale in vigore dal 1975, tra l'altro approvata in un'epoca molto particolare e sensibile della nostra storia, in piena epoca di terrorismo e di criminalità organizzata. Esso tende ad introdurre soprattutto due norme che noi riteniamo estremamente gravi, le quali conducono all'abrogazione del cosiddetto catalogo delle armi comuni da sparo, a una sorta di liberalizzazione quasi incondizionata e pericolosa. Inoltre, si introduce - non so se è già intervenuto ed è stato depositato un testo 2, ma mi sembra di no in questo momento - una limitazione delle fattispecie penali riguardanti la lotta al crimine.
In questo momento abbiamo tutti impresse negli occhi - non lo dico soltanto per l'emozione del momento - le immagini relative alla tragedia di Oslo e ad altre tragedie analoghe. (Applausi dal Gruppo PD). Il fatto di riportare modifiche di tale legge penale per il controllo delle armi all'interno di un provvedimento totalmente diverso, in primo luogo non c'entra nulla; in secondo luogo, è pericoloso; in terzo luogo, costituisce un segnale politico negativo che la politica darebbe al Paese.
Quindi, in prima battuta, signor Presidente, le chiedo che venga dichiarata l'inammissibilità di questo emendamento aggiuntivo. (Applausi dal Gruppo PD).
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo presentato l'emendamento 8.0.1 (testo corretto), poi approvato dalle Commissioni riunite (quindi nel fascicolo è indicato come emendamento proposto da queste ultime), e riteniamo che sia perfettamente ammissibile all'interno del provvedimento in esame, anche perché riguarda i criteri per distinguere le armi di carattere militare, riservate alle Forze armate e ai corpi militari armati dello Stato, da quelle comuni da sparo.
Non intendiamo neanche prendere in considerazione qualsiasi tipo di accostamento demagogico e assolutamente assurdo fra questo tipo di emendamento e quanto è successo in Norvegia. Non c'è proprio nessuna forma di attinenza, nessun elemento che possa collegare questo tipo di norma a ciò che è accaduto in quel luogo. Chi lo ha fatto (prima si è esercitato in un tentativo del genere il senatore Perduca e poco fa il senatore Casson) è in evidente malafede. La legge n. 110 del 1975 è stata fatta proprio per fare chiarezza sulle armi detenibili dai cittadini, introducendo i criteri per distinguere le armi di carattere militare da quelle comuni da sparo. Tale funzione è venuta meno a seguito dell'approvazione di una legge altrettanto importante, la legge 9 luglio 1990, n. 185, che ha definito con chiarezza tutte le armi da considerare come facenti parte del materiale d'armamento e quindi escluse dalla legittima detenibilità da parte dei cittadini. È venuta meno quindi l'esigenza di distinguere le armi militari da quelle comuni, ed è venuto meno il senso del catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, previsto dall'articolo 7, di cui oggi proponiamo l'abrogazione, della legge n. 110 del 1975.
Il catalogo, come oggi viene applicato, costituisce anche una chiara violazione del diritto comunitario e sulla questione, senatore Perduca, è stata sollevata una procedura d'infrazione comunitaria, perché la normativa sul catalogo viola l'articolo 12 della direttiva 91/477/CEE dell'Unione europea. Assistiamo ogni tanto all'assurdità per cui si sollevano problemi di compatibilità comunitaria di norme perfettamente compatibili, e oggi che sottoponiamo una questione per la quale già esiste una procedura d'infrazione comunitaria che porterà a breve ad una condanna del nostro Paese, veniamo accusati di qualsiasi tipo di nefandezze.
Ecco perché riteniamo che l'emendamento sia perfettamente ammissibile e chiediamo che l'Assemblea l'approvi. (Applausi dal Gruppo LNP).
ORSI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORSI (PdL). Signor Presidente, a maggiore chiarezza in ordine a quanto già esposto dal collega Mazzatorta e sul presupposto che nei mesi scorsi il Parlamento ha votato il recepimento della direttiva sulle armi, vorrei aggiungere che tale norma non è che l'adeguamento alle rigorose norme previste dall'Unione europea rispetto alle caratteristiche di sicurezza e alla possibilità di vendita delle armi che il Parlamento ha votato nel recepimento della direttiva. Le norme inserite, che valgono per tutti i Paesi dell'Unione, fino ad oggi finivano per sovrapporsi al meccanismo dell'istituto del catalogo nazionale, che prevedeva un ulteriore e scontato, in senso positivo, procedimento per la classificazione delle armi rispetto a quanto previsto dalla direttiva.
L'articolo 8-bis è chiaro. La direttiva - e tale articolo non interviene diversamente - mantiene una rigida distinzione tra armi militari ed armi a uso civile; non è assolutamente su questo che si interviene. Il testo dell'articolo richiama integralmente il testo della normativa vigente, riportato anche nel diritto comunitario, e semplicemente mantiene la classificazione degli istituti nazionali di prova, che certificano una per una le armi, come avviene in tutta l'Unione europea, rispetto alla possibilità che queste vengano messe in commercio.
Altro punto non toccato dall'articolo è la rigorosa normativa italiana sulla legittimazione alla detenzione, all'acquisto e all'uso che appartiene al diritto domestico di ogni singolo Stato.
Perché questo articolo deve essere dentro questa legge, e perché le Commissioni riunite - mi risulta tra l'altro con voto unanime - ne hanno consentito l'inserimento? Perché questo orpello, cioè il catalogo nazionale, che non ha più senso, è composto da una ventina di consulenti e funzionari, che oggi interverrebbero a valle rispetto alla classificazione che in tutta Europa - e oggi finalmente anche in Italia - viene fatta dagli istituti di banco di prova, che realizzano le verifiche sulle singole armi. Il risparmio di questi 20 consulenti e di questo desueto meccanismo, che costa diverse centinaia di migliaia di euro all'anno, è una delle risorse finanziarie dalle quali attinge il provvedimento in esame per consentire di disporre di ulteriori fondi per la manutenzione e l'approvvigionamento dei militari presenti nelle missioni di pace.
È quindi una razionalizzazione coerente con il diritto comunitario, che mantiene un livello di sicurezza e di rigorosità, come avviene nel nostro ordinamento, rispetto all'acquisto legittimo delle armi da fuoco e alla loro commercializzazione e mette a disposizione risorse, oggi pagate dalle aziende, che verranno destinate a funzioni ben più nobili e ben più utili rispetto al mantenimento di un'istituzione che è superata dalla normativa comunitaria.
Per tale motivo, tra l'altro, come ricordava correttamente il collega Mazzatorta, è iniziata una procedura di infrazione nei nostri confronti, poiché si prevede, oltre agli obblighi comunitari, un procedimento che - ripeto - ha un esito scontato, nel senso che non è mai capitato negli ultimi cinque anni che un'arma classificata dal banco di prova secondo le normative comunitarie non sia stata catalogata dall'istituto nazionale catalogo delle armi nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, non entro nel merito della questione sollevata dal senatore Casson, anche se noto che né gli argomenti del senatore Mazzatorta né quelli del senatore Orsi hanno risposto alle obiezioni da lui avanzate.
Qui è in gioco l'attinenza di questa norma con il tema del provvedimento, che ha ad oggetto la «proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace». Chiedo a lei, signor Presidente, e all'Assemblea: è possibile che il Senato, per una volta, in questa legislatura, riesca ad approvare un testo normativo omogeneo, che contenga esclusivamente le norme previste nel suo titolo e non sia invece ingrassato continuamente con emendamenti che riguardano materie che non c'entrano nulla con il provvedimento stesso? (Applausi dal Gruppo PD).
Io non chiedo che questo avvenga sempre, perché so che potrei non avere una risposta positiva, ma almeno una volta nella legislatura è possibile chiedere che vi sia coerenza tra il testo della legge, il titolo e l'argomento che viene trattato? (Applausi dal Gruppo PD).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, io non voglio avventurarmi nella discussione sul merito di questo testo, però obiettivamente condivido le osservazioni del senatore Zanda. Non capisco la ragione per la quale noi dobbiamo esaminare un argomento che è estremamente delicato e complesso e che sicuramente dovrà essere affrontato, ma che nulla ha a che vedere con l'oggetto del testo su cui stiamo discutendo, cioè la proroga delle missioni internazionali.
Avventurarci oggi in una discussione che riguarda la classificazione o meno delle armi da guerra, il modo in cui queste vengano individuate ed escluse o meno dall'elenco di quelle sottoposte ad un regime giuridico particolare mi sembra obiettivamente una cosa che non ha alcun senso. Ritengo veramente strano che ciò venga fatto nel momento in cui stiamo approvando un provvedimento che riguarda le missioni internazionali all'estero.
Sarebbe opportuno che tale disposizione venisse espunta dal testo, secondo le norme del nostro Regolamento. (Applausi dei senatori Di Giovan Paolo e Zanda).
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Intervengo brevemente, signor Presidente, anche perché queste considerazioni dovevano essere espresse sull'articolo 1 e non sull'articolo 8.
Dal momento che la maggioranza si intende di infrazioni delle direttive europee (e poche ora fa la Corte costituzionale ha ricostruito alcune questioni che vanno contro il diritto, se non altro), e visto che il senatore Mazzatorta è certo che ci sarà una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, aspettiamo che dall'Europa ci venga detto che siamo arretrati rispetto a questo aggiornamento che si vuole proporre oggi, e sicuramente nel giro di poche settimane sarà soddisfatta la volontà della maggioranza. Perché votare?
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, anche noi rimaniamo particolarmente colpiti dal fatto che, in una legge di conversione di un decreto-legge, si introduca un articolo su una materia importante, ma totalmente estranea. L'articolo 8 del decreto‑legge reca «Disposizioni in materia contabile»; dopo di esso si vuole introdurre un articolo 8‑bis, che reca modifiche alla legge n. 110 del 1975 sulle armi, senza nessuna organica visione di ciò che si sta facendo. Si interviene in misura pesante su una legge che non c'entra proprio nulla con il decreto. Non si può inserire qualunque cosa in un decreto‑legge soltanto perché piace apportare delle modifiche: le modifiche si discutono nella sede propria, approfondendo le eventuali correzioni.
D'altra parte, non si tratta di una modifica di poco conto: si tratta di un emendamento di circa una pagina e mezza. Si interviene in più punti della legge n. 110 del 1975 in materia di armi. Quindi anch'io ritengo radicalmente inammissibile, signor Presidente, la presentazione di questo emendamento, nel testo corretto proposto dalle Commissioni riunite. (Applausi del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 8.2 e 8.1 sono improcedibili.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 8.3 (testo 2).
ESPOSITO, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 8.3 (testo 2).
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.3 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 8.3 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 8.0.1 (testo corretto).
ESPOSITO, relatore. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 8.0.1 (testo corretto).
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Poiché vi sono già alcuni emendamenti accantonati, accantoniamo anche l'emendamento 8.0.1 (testo corretto), per consentire un attimo di riflessione da parte della Presidenza.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 9 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 9.1 è volto a modificare la discrezionalità assegnata al Ministro della difesa nello scegliere come ridurre i contingenti impegnati nelle missioni all'estero. Pur mantenendo la riduzione di 1.000 unità entro il 30 settembre, questo emendamento prevede che detta riduzione sia da operarsi sul contingente attualmente impegnato in Afghanistan, che dovrà quindi essere completamente ritirato entro il 31 dicembre 2011.
Su questo punto vorrei che si svolgesse una riflessione. Intervengo per l'ennesima volta su questo tema, perché l'Italia dei Valori non si stancherà mai di ribadire la propria idea di gestione della politica estera e di difesa, di partecipazione e di contribuzione al contempo al mantenimento della pace in ogni angolo del mondo.
Qui si parla di riduzione del personale, però, dopo tre anni di legislatura, avendo il Governo utilizzato lo strumento del decreto‑legge di solito a cadenza semestrale, e qualche volta anche a cadenza trimestrale o quadrimestrale, credo che questa sia la settima o l'ottava volta che ci si trova a discutere di come questa nostra partecipazione alle missioni debba configurarsi.
Ora, io mi riferisco ai continui tagli dei fondi per la cooperazione allo sviluppo, ai quali avete anche, in parte, sopperito, riprevedendo appositi finanziamenti, ma che restano comunque inadeguati e sproporzionati rispetto al costo complessivo sopportato dal nostro Paese per le missioni internazionali.
Vorrei che l'Assemblea riflettesse sulle modalità di spesa di questi scarsissimi fondi che si assegnano alla cooperazione allo sviluppo. Agli articoli 1, 2 e 3 del provvedimento si legge, comma dopo comma, dell'assegnazione di contributi a singoli programmi specifici (di cooperazione allo sviluppo, ovviamente) in giro per il mondo.
Sono note le riserve dell'Italia dei Valori sulla nostra partecipazione militare in Afghanistan. Come sapete, l'Italia dei Valori è da tre anni contraria a questa partecipazione, e per tantissime ragioni: non ultime, le tragedie che ogni giorno, in questo mese, ogni settimana e mezza sopportiamo in silenzio, rispettando il dolore dei familiari. Lo rispettiamo in silenzio, ma con tanta rabbia dentro, che esprimiamo qui.
Sono milioni, non migliaia, le persone contrarie a questa guerra e contrarie a vedere, come vedremo domani, l'ennesima sfilata di persone davanti ad una bara, che promettono qualcosa che alla fine non mantengono, come non l'hanno mantenuta per 40 volte.
Allora, colleghi, già personalmente ho sempre avuto difficoltà a capire le spinte federaliste della Lega Nord. Ma che la cooperazione allo sviluppo in Afghanistan debba essere volta al federalismo delle risorse da inviare nelle province afghane mi sembra un po' pericoloso. Le province afghane, al pari, se non più, del Governo corrotto di Karzai, sono rette, come tutti sappiamo, da leader tribali, che con una mano prendono i soldi della cooperazione allo sviluppo e con l'altra autorizzano e coprono la produzione di oppio, e vendono, senza neppure troppa furbizia, la vita dei nostri cooperanti, quando non anche dei nostri militari.
Signor Presidente, concludo confermando ancora una volta questo nostro dissenso totale a questo tacere, per ben 41 volte, senza dire: ora basta! Lo diciamo noi, perché è l'Italia che ci dice di volere smettere di piangere i nostri militari e di volere smettere con questa guerra inutile! (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 9.2 (testo 2 corretto). Il parere è invece contrario sugli emendamenti 9.1 e 9.0.100.
GENTILE, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.2 (testo 2 corretto).
CABRAS (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CABRAS (PD). Signor Presidente, noi voteremo a favore di questo emendamento, anche perché, nel dibattito sviluppato in Commissione, abbiamo ricondotto la materia a una scrittura più opportuna. Ricordo, per chi non lo avesse letto, che nel testo originale dell'articolo 9 del decreto varato dal Governo si prevedeva una riduzione dei militari nelle missioni all'estero di 1.000 unità entro il 30 settembre, e di altre 1.070 unità entro il 31 dicembre, attraverso un provvedimento assicurato dal Ministro della difesa.
Ebbene, abbiamo sollevato una questione in Commissione. A noi è sembrato che in presenza di una moltitudine (oltre 20) di missioni, decidere in maniera così sommaria la riduzione di «1.000 unità» una volta e di «1.070 unità» un'altra, senza precisare quale missione fosse interessata a tale riduzione ci sembrava una procedura non corretta, soprattutto nel rapporto che si è sempre stabilito tra il Governo e il Parlamento su questa materia. Abbiamo quindi riscritto questo punto, affermando che la riduzione è disposta dal Governo e viene, in entrambi i casi, comunicata alle Commissioni parlamentari. Abbiamo infatti rivendicato il diritto delle Commissioni di esprimere un giudizio su come la riduzione sarà definita e quale delle numerose missioni interesserà.
Il secondo punto, ancor più di sostanza, finalmente introduce in via permanente nel rapporto fra Governo e Parlamento, per le prossime decisioni che riguardano le missioni, l'obbligo del Governo a venire in Parlamento almeno due mesi prima che scada il finanziamento alla missione, per prospettare il suo punto di vista sul quadro generale dell'andamento delle missioni, su quali cambiamenti occorra introdurre e soprattutto quale sia il giudizio del Governo rispetto agli obiettivi che in ciascuna missione devono essere perseguiti.
Ora, questo è un punto che vogliamo sottolineare e che è molto importante, perché - e con questa considerazione concludo - sottrae a una trattativa piuttosto impropria fra pezzi e parti del Governo il modo in cui dobbiamo stare nelle missioni militari che impegnano il Paese anche nel rapporto con gli alleati, evitando che volta possa ripetersi che una riserva generale sulla presenza dell'Italia nelle missioni internazionali sia tradotta - come è accaduto in questa circostanza e come noi abbiamo provveduto a correggere, e le Commissioni hanno accolto - riducendo prima di 1.000 e poi di 1.070 unità senza che ci sia dietro questa riduzione una discussione sugli obiettivi, sulle finalità e sul ruolo che l'Italia si propone di perseguire con il suo impegno nelle missioni internazionali di pace. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.2 (testo 2 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Rilevo che è stato approvato a grande maggioranza.
Risulta pertanto precluso l'emendamento 9.1, mentre l'emendamento 9.100 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.100.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.0.100, presentato dal senatore Scanu e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2824
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge, che s'intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 10.200 e 10.1.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.200, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Ricordo che l'emendamento 10.100 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 10.1, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti al titolo del disegno di legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, l'emendamento Tit.100 è stato ritirato.
Avendo approvato in Commissione con l'emendamento Tit.1 il titolo modificato, chiederei al senatore Di Giovan Paolo di ritirare gli emendamenti Tit.101 e Tit.102.
PRESIDENTE. Senatore Di Giovan Paolo, accetta l'invito testé formulato dal relatore?
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, li ritiro, anche se voglio fare una difesa linguistica del "nonché", con il quale viene indicata la cooperazione, cioè quell'1,9 per cento attraverso cui il titolo rimane un po' truffaldino ma a fasi inverse.
PRESIDENTE. Gli emendamenti Tit.100 e Tit.101 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento Tit.1, presentato dalle Commissioni riunite.
È approvato.
L'emendamento Tit.102 è stato ritirato.
Colleghi, prima di riprendere l'esame degli emendamenti accantonati, sospendo la seduta per 10 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19, è ripresa alle ore 19,10).
Onorevoli colleghi, riprendiamo l'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno precedentemente accantonati.
Ricordo che sulla riformulazione degli emendamenti 1.300, 2.300, 2.301 e 2.302, il senatore Azzollini, nella qualità di presidente della 5a Commissione permanente, ha espresso parere favorevole, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento.
Metto pertanto ai voti l'emendamento 1.300 (testo 2), presentato dai relatori.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.300 (testo 2), presentato dai relatori.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.301 (testo 2), presentato dai relatori.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.302 (testo 2).
MARCENARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCENARO (PD). Signor Presidente, questo emendamento riguarda il finanziamento in favore dello Staff College, un'importante presenza in Italia, ed in particolare a Torino, finalizzata a sostenere le attività di formazione del personale delle Nazioni Unite. La scelta di sostenere lo Staff College è parte essenziale per il mantenimento in Italia di un polo di eccellenza delle Nazioni Unite, che costituisce un momento importante della presenza e dell'azione internazionale del nostro Paese.
La riformulazione proposta dal Governo riduce della metà il finanziamento rispetto all'anno scorso. Sottosegretario Mantica, io conto sul fatto che, in occasione delle prossime scadenze, anche tale questione - come lei ha affermato parlando dell'insieme dei problemi di finanziamento oggi al nostro esame - possa essere riconsiderata e si possano ristabilire condizioni adeguate che permettano di dare stabilità a questa presenza nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.302 (testo 2), presentato dai relatori.
È approvato.
Passiamo all'ordine del giorno G2.101, sul quale vi è stata una proposta di riformulazione da parte del Governo.
Chiedo ai presentatori se intendono accogliere tale proposta.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, accolgo la proposta di riformulazione del Governo, che ringrazio.
Voglio soltanto sottolineare alcuni aspetti. In questo ordine del giorno, che viene accolto alla vigilia dell'avvio del Ramadan - che dal 1° agosto e per tutto il mese cambierà radicalmente le abitudini del mondo arabo, e quindi anche della Libia - si ricorda il rapporto annuale sui diritti umani adottato dal Parlamento europeo nel 2007, redatto dall'eurodeputato radicale Marco Cappato, rapporto che considerava «la non violenza gandhiana lo strumento più adeguato per il pieno godimento, l'affermazione, la promozione ed il rispetto dei diritti fondamentali», chiedendo che questo diventasse «obiettivo prioritario nella politica di promozione dei diritti umani» per l'Unione europea.
In particolare, con questo ordine del giorno si impegna il Governo a fare delle cose fondamentali per passare alla fase in cui avviare un nuovo scenario politico per la Libia, dopo aver portato a termine - si spera nel giro di poche settimane - il mandato derivante dalle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza. Si andrebbe infatti gradualmente ad attivare - secondo la riformulazione proposta dal Governo anche a rafforzare - tutta una serie di iniziative di cosiddetta public diplomacy - che io spero in effetti siano già in atto - volte a far conoscere a fondo, soprattutto a chi ancora sostiene Gheddafi, la natura del Governo che ancora oggi controlla la Libia.
Ci si assume poi la responsabilità di fare pressione sul Consiglio nazionale transitorio di Bengasi affinché presto si mantenga fede a degli impegni - penso ci sia stata già una richiesta in questo senso, anche se così mi pare di capire dal testo - perché si rispettino i diritti i umani e le libertà fondamentali. Si impegna inoltre il Governo - qui sì che avremmo gradito una formula più stringente - a valutare la possibilità di procedere alla ratifica dei principali strumenti internazionali in materia di diritti umani, perché secondo noi solo se si sostituisce alla legge della forza la forza della legge ci sarà in Libia la possibilità di un futuro diverso.
Concludo dicendo che è anche molto importante tener presente che ci sono tre mandati di cattura spiccati contro Gheddafi, il figlio ed il capo dei servizi segreti; che la Tunisia ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, portando quindi alle porte della Libia la giurisdizione che potrebbe scattare in qualsiasi momento qualora Gheddafi dovesse espatriare.
Mi ritengo dunque soddisfatto, insieme agli altri due colleghi firmatari dell'ordine del giorno, la senatrice Poretti ed il senatore Di Giovan Paolo, della proposta di riformulazione del Governo.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.101 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Passiamo all'emendamento 8.0.1 (testo corretto).
ESPOSITO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, io ho ascoltato tutti gli interventi e devo dire che già in Commissione il problema si era posto in sede di discussione della proposta, poi approvata all'unanimità.
SCANU (PD). Signor Presidente, non è stata assolutamente approvata all'unanimità.
PRESIDENTE. L'emendamento è stato approvato in Commissione, ma non all'unanimità: questo è il senso dell'obiezione del senatore Scanu.
ESPOSITO, relatore. Abbiamo approvato in Commissione questo emendamento, legandolo in particolare all'articolo 5, comma 5, nel quale si dice che il Ministero dell'interno, con apposito decreto, deve stabilire il tipo e la quantità di armi e di munizioni che deve andare su ogni nave nel Golfo di Aden: questo emendamento viene legato a quella novella.
Per questo motivo credo che tale proposta sia ammissibile, così come è stata valutata in Commissione.
SCANU (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCANU (PD). Signor Presidente, non intervengo nel merito, perché altri ritengo potranno farlo meglio di me. Vorrei soltanto che si desse conto, per il tramite di questo mio intervento, che evidentemente vi è stato un qui pro quo, perché noi non abbiamo in Commissione assolutamente votato questo emendamento.
PRESIDENTE. Sì, questo lo avevo compreso dalla sua osservazione. Il relatore aveva erroneamente citato un voto all'unanimità, ma lei ha chiarito subito, e ne abbiamo preso atto anche nel mio intervento, che resta a verbale.
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, vorrei soltanto, contraddicendo il senatore Esposito, far sapere all'Assemblea che questo emendamento corrisponde ad identico emendamento, già presentato nella legge sulla semplificazione amministrativa. È la seconda volta, quindi, che si cerca di infilare questa normativa in un provvedimento di legge.
Ritengo lo dico senza elementi di conoscenza ma la reiterazione del fatto me lo fa pensare - che si tratta di interessi connessi ad un delicatissimo settore industriale; vorrei quindi chiedere all'Assemblea di soprassedere alla sua approvazione, perché venga fatta una verifica per capire se si sta trattando di una questione che attiene a licenze, cambio di classifica di armi, oppure ad interessi economici. Credo che questo debba far riflettere il Parlamento: si tratta di materia estranea al provvedimento, che tratta questioni economiche molto delicate. E' la seconda volta che l'emendamento viene presentato: la prima volta non siete riusciti ad approvarlo e tentate nuovamente oggi.
Chiedo alla Presidenza del Senato che esamini la possibilità di dichiararlo inammissibile, come inammissibile è. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza si era riservata di pronunciarsi, ascoltate le motivazioni di varie parti. Il fatto, senatore Zanda, che sia stato presentato in altri provvedimenti lascia qualche dubbio; però, devo attenermi alla compatibilità della proposta al testo che stiamo discutendo. (Commenti dal Gruppo PD).
ADAMO (PD). Non c'entra niente!
PRESIDENTE. Devo replicare. Il senatore Zanda ha osservato che questo emendamento è stato presentato in altri provvedimenti: ne prendo atto.
A me compete verificare la compatibilità di questo emendamento con l'argomento trattato col decreto. Alla luce delle motivazioni datemi dal relatore e anche alla luce dell'ammissibilità dichiarata dai Presidenti di Commissione - che su questo testo si sono già pronunziati - non intendo smentire l'attività svolta e la dichiarazione di ammissibilità dell'emendamento già fatta dai Presidenti di Commissione.
Quindi, lo dichiaro ammissibile, perché le motivazioni del relatore mi convincono e pertanto lo pongo in votazione.
INCOSTANTE (PD). Non è ammissibile!
PRESIDENTE. Per me è ammissibile; quindi, lo dobbiamo soltanto votare.
LEGNINI (PD). Domando di parlare sull'ordine dei lavori. Devo chiedere una spiegazione.
PRESIDENTE. Mi sono pronunciato. Il dibattito è chiuso; ora siamo alle dichiarazioni di voto. Potrà parlare successivamente.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non capisco perché non possiamo fare una discussione serena su tale questione e perché siete così nervosi! Dateci la possibilità di discutere: stiamo parlando di un provvedimento importante!
Allora, signor Presidente, noi votiamo contro questo emendamento - la ringrazio per avermi dato la parola per dichiarazione di voto - perché con la sua approvazione stiamo facendo una cosa gravissima: stiamo cambiando sostanzialmente la disciplina sull'uso delle armi nel territorio italiano, con la scusa di agevolare il compito della nostra missione all'estero per alcune persone. È una cosa obiettivamente di notevole gravità che, al di là dei profili di inammissibilità, attiene al merito della questione.
Non è un atto serio rispetto al provvedimento che stiamo affrontando. Nessuno discute che si tratti di un una materia che, essendo regolata dal testo unico di pubblica sicurezza, che è datato, debba essere adeguata; ma non è questo il modo, né la sede, né la forma attraverso cui possiamo dire quali sono le armi da guerra e quali non lo sono. Lo facciamo inoltre non con una norma speciale, che possa riguardare particolari categorie di soggetti impiegati in una missione internazionale, ma per tutti e per tutto il territorio nazionale.
Ma, signor relatore, ci vogliamo rendere conto che c'è un limite anche alle norme che vengono inserite in questo provvedimento? (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD).
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne Ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, vorrei appellarmi a lei, al Governo e alla maggioranza, perché questo non è un provvedimento qualunque; questo è l'atto parlamentare solenne che rifinanzia - cosa che facciamo ogni sei mesi - dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista politico, le nostre missioni militari. Per tradizione ormai consolidata, che ha scavalcato anche l'alternanza politica, in questo provvedimento si riconosce la gran parte del Parlamento, al di là degli schieramenti politici. Credo allora che sarebbe una norma di fair play parlamentare elementare astenersi dall'introdurre all'interno di questo decreto, che deve essere votato da una larga maggioranza del Parlamento, norme - nel cui merito non voglio entrare perché lo hanno fatto altri colleghi - che sono controverse sotto il profilo della loro valutazione.
Credo che introdurre norme di questo genere metta una parte di questa Aula in imbarazzo, dovendo votare e sapendo di dover votare un provvedimento nel quale riteniamo che la gran parte del Parlamento si debba riconoscere, perché in esso si riconosce la gran parte del popolo italiano. Questo è l'appello che facciamo. Se poi si dovesse andare a votare, voteremo in senso contrario, ma chiediamo al Governo e alle altre forze politiche, e anche lei, Presidente, come garante di questa Aula, di tener conto di tale nostra esigenza. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, abbiamo tutto l'interesse a far sì che l'Aula capisca esattamente ciò che si vota, perché fino ad adesso si sono argomentate motivazioni pretestuose soltanto per cassare questo articolo aggiuntivo. Qui stiamo parlando di trovare risorse per consentire che i nostri militari operino - e parliamo delle missioni militari - nella massima sicurezza. (Commenti dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
Ciò che si determina con questo emendamento, come è stato scritto, è destinato alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi ed agli equipaggiamenti dei nostri soldati nelle missioni, per cui la pertinenza, oltre ai profili già illustrati perfettamente e tecnicamente dal relatore Esposito, si lega al fatto del recupero delle risorse. Dove individuiamo queste risorse? Ci sono delle stratificazioni nel nostro ordinamento, delle croste come le abbiamo definite, che non si riesce a rimuovere: una di queste è la commissione di omologazione, che blocca ogni piccola variazione di ogni arma sottoposta al catalogo nazionale, fatto che non esiste in nessun Paese d'Europa.
Già la legge, colleghi, stabilisce quali sono armi sportive e quali sono armi da guerra. (Commenti dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non ha nessuna funzione questa commissione, perché non potrebbe dire più di quello che dice la legge. L'Europa è già intervenuta dicendo che è un organismo che frena la concorrenza, perché anche in altri Paesi si stabilisce se un prodotto risponde alla legge, ma nel nostro Paese questo iter dura mesi, mesi e mesi. Indubbiamente per le imprese - è vero, è anche una questione di interesse economico - ciò costituisce un grandissimo freno.
Pensate che un'arma sportiva, soltanto perché muta un mirino, dovrebbe richiedere l'omologazione a questa commissione: è anacronistico, frena l'economia e non si giustifica; inoltre ha grandi costi che è meglio recuperare e destinare alla sicurezza delle missioni dei nostri militari all'estero. (Applausi dai Gruppo LNP e PdL).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, il voto dell'Italia dei Valori è contrario all'emendamento in esame, proprio per le ragioni enunciate nell'intervento che mi ha preceduto.
Noi stiamo esaminando un provvedimento che riguarda il rifinanziamento delle missioni delle nostre truppe all'estero. Ora, il fine nobile che potrebbe avere questo emendamento, per il fatto di prevedere che i risparmi conseguenti alle modifiche normative della legge 18 aprile 1975, n. 110, vengano destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi e degli equipaggiamenti impiegati nelle missioni internazionali, non giustifica la pesante modifica apportata alla legge del 1975. Quest'ultima riguarda - così come è stato evidenziato nell'intervento precedente - le procedure di classificazione delle armi. In fondo, si tratta di un obiettivo perseguito - se mal non ricordo, e in genere la memoria in merito a questi fatti non mi fa difetto - da alcune case costruttrici.
Non vorremmo che un intervento così nobile e così delicato riguardante i nostri militari all'estero venga inquinato da logiche di mercato delle aziende che producono armi. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Negri). Noi vogliamo separare le due questioni. Non vogliamo che ci si approfitti di un decreto firmato dal Capo dello Stato per venire incontro agli interessi di qualche gruppo monopolista! Questo è il problema: non lo votiamo perché non votiamo le porcherie! (Applausi dai Gruppi IdV, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). È evidente che abbia un carattere di opportunità politica la valutazione del Presidente sull'ammissibilità di un emendamento. Mi permetto però di aggiungere anche la nostra voce alla sollecitazione che le viene rivolta.
Se è vero, come appare vero, che questo emendamento rientra in un equilibrio politico della maggioranza e viene accolto probabilmente per quadrare, o tentare di quadrare i dissensi emersi all'interno della maggioranza stessa, rappresentando quindi un momento di scambio politico all'interno del Governo, dobbiamo tenere conto che non stiamo ora affrontando, Presidente, un decreto‑legge insignificante per il Paese.
Dunque, la riflessione che si impone a mio modo di vedere al Presidente è se questo non comporti che alcune forze parlamentari, che voterebbero a favore del decreto sulle missioni, magari anche superando alcune riserve interne, possano essere indotte - dall'introduzione di materie chiaramente ultronee e che forzano alcune sensibilità - a negare il proprio assenso alle missioni all'estero, poiché il decreto che viene configurandosi non solo assume profili estranei alla conferma delle missioni del nostro Paese a livello internazionale, ma contiene anche aspetti non condivisibili.
Quindi, c'è un equilibrio delicato, politico, nell'accoglimento di questa norma che arriva d'improvviso all'esame dell'Aula con tali modalità. Si può scegliere di trasformare inopinatamente una materia, che nel tempo e in tutti questi anni si è trattata con grande cura da parte dei Governi che si sono succeduti, affinché avesse il più largo consenso possibile a favore dei nostri militari, a garanzia della convergenza nazionale sulle missioni italiane all'estero, ma si rischierebbe - e ciò va soppesato, signor Presidente, molto seriamente - di danneggiare un bene primario comune per ottemperare a un eventuale accordo politico nella maggioranza. In tal modo, si cambierebbe però in modo profondo la natura di questo decreto e dell'unità nazionale che su tali provvedimenti, da tanti anni a questa parte, si è sempre conseguita. Quindi, signor Presidente, non si tratta di una decisione solo procedurale.
Se noi ci trovassimo, dopo questa eventuale decisione e la sua ratifica da parte dell'Assemblea, a constatare che a causa di tale decisione venga meno l'unità nazionale sulle missioni dei nostri militari all'estero, sarebbe davvero una grossa frittata che l'Assemblea del Senato dovrebbe fronteggiare; e penso che sarebbe un pessimo messaggio per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, so che non sempre repetita iuvant, però mi sembra doveroso che anch'io le rassegni la mia opinione su tale passaggio parlamentare. Non conosco la norma nelle sue sfaccettature e nelle sue ricadute industriali, e può darsi che sia pienamente legittima e aderente ad interessi del tutto corretti, ma certamente le riflessioni che il collega Tonini, e subito dopo il presidente Rutelli, le hanno offerto mi paiono molto opportune e dovrebbero ispirare, anche nella maggioranza, quel di più di prudenza e di correttezza nelle relazioni parlamentari per salvaguardare un provvedimento che si inserisce in un clima, che faticosamente si ricerca, di grande rispetto tra le parti quando vi sono interessi nazionali in gioco.
Qualche giorno fa abbiamo operato in piena condivisione in una tempistica strettissima per arrivare all'approvazione di una manovra finanziaria difficile e molto delicata. Già c'è questo vulnus che riguarda il processo lungo, ed oggi le ho detto che lei è stato correttissimo dal punto formale, ma certo è un caso in cui la forma fa torto alla sostanza.
Signor Presidente, la invito anch'io, facendosi carico della sua autorevolezza, ad espungere la norma di cui stiamo parlando per consentire che il provvedimento in esame mantenga intatto il suo valore originario e tutti noi possiamo votarlo serenamente.
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, poco fa, durante la discussione precedente, ho ricevuto dal capogruppo della Lega, senatore Bricolo, un testo 2 dell'emendamento 8.0.1, come accennavo nel mio precedente intervento. Ora mi è stato consegnato tale testo e, gliene devo dare atto, sulla base di una discussione che abbiamo avuto in relazione agli effetti più negativi dell'emendamento aggiuntivo, con particolare riferimento alla modifica dell'articolo 1 relativamente alle armi da guerra. Non so se questo testo 2 sia stato presentato o debba essere presentato, perché almeno per quella parte, e mi faccio carico di questa situazione (perché se dovesse entrare in vigore in futuro - mi auguro di no - una norma di questo tipo creerebbe davvero dei danni nella lotta alla criminalità), se questo testo 2 esiste davvero e viene presentato - e lo chiedo al presidente Bricolo - dovrei dare atto che quanto meno quella parte di pericolosità si cerca di ridurla. Non so se poi sia stato ritirato e che cosa sia successo.
PRESIDENTE. Alla Presidenza non risulta nessun emendamento riformulato.
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, per cercare una condivisione su questo tema e su un emendamento che riteniamo importante, abbiamo prima presentato anche all'opposizione una possibile riformulazione, che però deve essere integrata con l'emendamento che in questo momento è nel fascicolo. Noi siamo disponibili, attraverso una mediazione del relatore, a valutare come scrivere correttamente il testo, per poi sottoporlo all'Aula.
Avevo capito che le opposizioni non erano interessate, quindi non siamo andati avanti in questa fase di confronto; però siamo senz'altro disponibili a riformulare l'emendamento, se il relatore si fa carico di questa opera di mediazione.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, sospendo la seduta per 20 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19,40 è ripresa alle ore 20,16).
Onorevoli colleghi, riprendiamo i nostri lavori.
ESPOSITO, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ESPOSITO, relatore. Signor Presidente, dopo aver fatto una serie di valutazioni, siamo del parere di ritirare l'emendamento 8.0.1 (testo corretto) delle Commissioni riunite e di trasformarlo in ordine del giorno. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e IdV).
PRESIDENTE. Colleghi, con riferimento all'organizzazione dei lavori, apprezzate le circostanze, suggerisco d'iniziare la seduta di domani mattina con le dichiarazioni di voto e il voto finale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, abbiamo depositato mezz'ora fa una richiesta di inversione dell'ordine degli argomenti fissati nel calendario che, come prevede l'articolo 55, comma 7, del Regolamento, deve essere proposta a fine seduta.
PRESIDENTE. È esatto.
LEGNINI (PD). I Capigruppo di opposizione ed altri colleghi hanno sottoscritto questa richiesta formale di inversione dell'ordine del giorno chiedendo espressamente di posticipare alla fine del calendario, così come da lei comunicato all'inizio di questa seduta (quindi, alla settimana prossima) l'esame del disegno di legge cosiddetto sul processo lungo (a prescindere dalla rubrica che ancora è recata sul frontespizio del provvedimento).
Siccome è una richiesta molto seria e poiché riteniamo che i decreti in via di conversione e l'esame e l'approvazione del bilancio del Senato, che è importante in sé ma quest'anno è ancor più importante per tutte le ragioni che conosciamo (tutta l'Italia guarda al suo esame, all'approvazione e agli orientamenti che le due Camere assumeranno su questa materia), sono più urgenti ci sembra assolutamente doveroso posporre la discussione di questo provvedimento al quale nessun italiano - o forse due, tre - pensano in questo momento e vogliono che venga esaminato.
Quindi insistiamo su questo punto, sapendo che il Regolamento prevede tale possibilità.
PRESIDENTE. Do atto al senatore Legnini che tale richiesta è stata formalizzata, ai sensi dell'articolo 55, comma 7, del Regolamento.
Consentitemi però di compiere un passo indietro. È stato trasformato in ordine del giorno l'emendamento 8.0.1 (testo corretto). Prima di concludere questa fase dei lavori, dovremmo procedere alla votazione di tale ordine del giorno o dichiararlo accolto.
Invito, dunque, il rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'ordine del giorno in esame.
COSSIGA, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G8.0.1.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G8.0.1 non verrà posto ai voti.
Onorevoli colleghi, a questo punto, concludiamo questa fase, anche se sforeremo di qualche minuto il termine della seduta. L'importante è chiudere la vicenda.
SCANU (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCANU (PD). Signor Presidente, per quanto riguarda l'ordine del giorno G8.0.1, apprezziamo la conversione anche in termini procedurali che la maggioranza ha voluto offrire all'Assemblea; tuttavia, per le ragioni che sono state abbondantemente espresse sia in ordine al merito che in ordine al metodo, il voto del Gruppo del Partito Democratico rimarrà contrario anche sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Senatore Scanu, l'ordine del giorno è già stato accolto dal Governo. Comunque, la Presidenza prende atto della dichiarazione di contrarietà espressa dal Gruppo del Partito Democratico. Ripeto, però, che l'ordine del giorno è stato accolto dal Governo.
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, tenevamo molto all'emendamento 8.0.1 che - se fosse stato letto tecnicamente, si sarebbe ben compreso - non era volto solo a semplificare la vita di tanti piccoli imprenditori che in questo momento lavorano nel nostro Paese, ma andava a supporto anche delle missioni di pace che noi riteniamo importanti.
Come Lega Nord abbiamo sottolineato più volte che, in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, sia giusto ridurre gli sforzi e i costi che il nostro Paese sta sostenendo per le missioni internazionali e dirottare le risorse economiche a favore delle famiglie, dei lavoratori e del mondo del lavoro in generale.
Siamo convinti che oggi fosse possibile approvare questo emendamento. Tuttavia non abbiamo voluto fare una forzatura perché - appunto - crediamo nel merito dell'emendamento, il cui contenuto quindi presenteremo in altri provvedimenti. Speriamo che nel frattempo le opposizioni abbiano il tempo di esaminarlo correttamente.
Ribadisco il fatto che su questo provvedimento non ci si deve scontrare. Siamo convinti della bontà di quanto abbiamo fatto, ma nello stesso tempo invitiamo l'opposizione a riflettere meglio sulle proposte costruttive presentate dai Gruppi di maggioranza. (Applausi dai Gruppi LNP, PDL e dei senatori Fosson e Pinzger).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo dell'Italia dei Valori prende atto della trasformazione in ordine del giorno dell'emendamento 8.0.1.
Per quanto ci riguarda, siamo comunque contrari anche all'ordine del giorno.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, apprezzando il lavoro da lei svolto, dichiariamo la nostra contrarietà anche sull'ordine del giorno. Ci dichiariamo soddisfatti perché rientriamo nell'ambito dei problemi di cui ci dobbiamo occupare.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore D'Alia, troppo buono.
Mi sembra di comprendere che l'orientamento di voto contrario espresso sull'ordine del giorno non si trasformi in richiesta di votazione. Dunque, l'ordine del giorno è accolto.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Discussione e reiezione di proposta d'inversione dell'ordine
degli argomenti fissati nel calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di stabilire il programma dei lavori di domani mattina, la Presidenza informa l'Assemblea - come anticipato dal senatore Legnini - che è stata formulata, da parte dei senatori Finocchiaro, D'Alia, Belisario, Rutelli, Pistorio, Zanda, Legnini, Serra e Giambrone, la seguente richiesta: «Premesso che il disegno di legge sul cosiddetto processo lungo non presenta carattere di necessità e di urgenza tale da impegnare in via prioritaria l'Assemblea del Senato, si chiede di posticipare la discussione e la votazione del disegno di legge n. 2567 sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con l'ergastolo e di porla all'ultimo punto dell'ordine del giorno del calendario dei lavori programmato per le settimane dal 26 al 28 luglio e dal 1° al 4 agosto».
Su questa richiesta la votazione verrà effettuata per alzata di mano, ai sensi dell'articolo 55, comma 7, del Regolamento del Senato.
Metto dunque ai voti la proposta d'inversione dell'ordine degli argomenti fissati nel calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Non è approvata.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
Non è approvata.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che l'informativa del ministro Matteoli sull'incendio alla stazione di Roma Tiburtina avrà luogo giovedì 28 luglio, alle ore 15,30. Seguiranno gli interventi dei Gruppi per cinque minuti ciascuno.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 27 luglio 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 27 luglio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 15,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,26).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria (2824)
ORDINI DEL GIORNO
MARINARO, TONINI, SCANU, CABRAS, LIVI BACCI, MARCENARO, MICHELONI, DEL VECCHIO, PEGORER
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
i pesanti effetti della crisi finanziaria ed economica nei Paesi europei e negli Stati Uniti impongono rigore c razionalizzazione della spesa pubblica;
tagli consistenti investono anche il settore della sicurezza e difesa;
la stagnazione della spesa per la sicurezza e la difesa dei Paesi europei non costituisce novità e, in particolare per l'Italia, si tratta di tagli di rilevanti dimensioni;
considerato che:
il conflitto in Libia ha confermato che neanche i governi europei meglio equipaggiati - Gran Bretagna e Francia - sono in grado di condurre in modo autonomo una operazione di grandi dimensioni. sia pure a pochi chilometri dai confini dell'Unione;
senza l'intervento della Sesta Flotta americana, che ha effettuato gran parte dei lanci di missili per la distruzione della difesa aerea libica, l'imposizione della «no-fly zone» sarebbe stata impossibile;
allo stato dell'arte, una strategia dell'Unione europea di sicurezza e difesa può essere sviluppata solamente sulla base del multilateralismo, anche in ragione dei numerosi impegni di molti Paesi europei nelle diverse missioni internazionali e la diffusa instabilità nello scacchiere mediterraneo e mediorientale, che è dì importanza strategica per l'Italia e l'Unione europea;
le forze di pace della Ue sono attualmente più multilaterali che integrate;
le disposizioni del Trattato di Lisbona prevedono una governance europea della sicurezza e della difesa da finanziare con risorse previste non solo nel bilancio dell'Unione ma anche con fondi e programmi gestiti da Istituzioni comunitarie (tra i quali, il Fondo europeo di Sviluppo per i paesi ACP; il meccanismo di Atene, per il finanziamento di operazioni militari congiunti come l'OCCAR; il meccanismo intergovernativo per finanziare programmi congiunti in materia di ricerca militare e armamenti; altri strumenti finanziari comunitari come Banca Investimenti, i «Fondi Margherita» e i fondi d'azione paneuropei per gli investimenti di lungo termine nel campo dell'energia, dei cambiamenti climatici e delle infrastrutture);
considerato altresì che:
sarebbe necessaria una forte volontà e capacità di gestione politica a livello nazionale ed europeo per la definizione di una chiara strategia di integrazione e di convergenza delle politiche e delle risorse finanziarie in materia di sicurezza e difesa, con particolare attenzione al fatto che il perseguimento di quest'obiettivo deve essere sostenuto da una maggiore integrazione e interdipendenza con vincoli finanziari chiari, al fine di assicurare:
la capacità militare finalizzata alle missioni di pace globali e all'integrazione delle capacità militari dell'Ue;
un mercato comune degli armamenti, prevedendo anche fusioni fra industrie militari europee e una politica comune sulle esportazioni;
il sostegno alla ricerca e alle aree di eccellenza tecnologica;
incentivi europei per affrontare i costi sociali dell'inevitabile ristrutturazione e razionalizzazione dell'industria europea.
impegna il Governo:
ad adoperarsi in sede europea, anche attraverso cooperazioni rafforzate, affinché i principali Paesi giungano a concordare una ripartizione dei ruoli nella prospettiva di una maggiore integrazione, unica risposta possibile alla riduzione delle spese in un settore di importanza vitale quale quello della sicurezza e della difesa;
a recepire le direttive sui trasferimenti di prodotti militari e sugli acquisti di prodotti della difesa e della sicurezza nel quadro attuale della delega parlamentare.
________________
(*) Accolto dal Governo
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2824 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 luglio 2011, n. 107, recante disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria»:
premesso che:
il 4 marzo 1964, con la Risoluzione n. 186 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, veniva istituita la missione UNFICYP (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus) che divenne operativa il 27 marzo 1964;
successivamente, il 15 luglio 1974, un tentativo di colpo di Stato da parte della formazione paramilitare EOKA-B, appoggiata dal governo di Atene in nome del mito dell'«Enosis», per l'annessione dì Cipro alla Grecia, provocò la ferma reazione del Governo di Ankara che, per proteggere la minoranza turco-cipriota, inviò le proprie truppe nella parte Nord di Cipro;
il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese alle parti in conflitto un cessate il fuoco, entrato in vigore il 16 agosto 1974, e pose le basi per le negoziazioni tra la Grecia, la Turchia e la Gran Bretagna, le quali, sin dall'indipendenza dì Cipro (avvenuta nel 1960) svolgono la funzione di Stati garanti dello status quo tra le due comunità cipriote;
a seguito di tali accadimenti. il Consiglio di Sicurezza estendeva il mandato della Forza di UNFICYP in modo da vigilare sull'applicazione del cessate il fuoco, controllando una Buffer Zone estesa per una lunghezza di 180 Km ed una ampiezza variabile da 10 metri a circa 7 Km che, di fatto, separa il Nord (Turco) dal Sud (Greco) e divide in due la città di Nicosia;
in ottemperanza a quanto premesso, all'articolo 4, comma 10 del provvedimento in oggetto è autorizzata, a decorrere dal 1 luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 134.228 per la proroga della partecipazione di personale militare - quattro Sottufficiali appartenenti all'Arma dei Carabinieri - alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Peacekeeping Force in Cyprus (UNFICYP);
a partire dal 2002, contestualmente alla richiesta di entrata nell'Unione Europea di Cipro, le due comunità promossero con il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan un piano per riannodare i fili del dialogo che prevedeva la creazione di una Repubblica Unita di Cipro, con bandiera nazionale ed inno unificati:
su questa concreta ipotesi di soluzione delle controversie cipriote nel 2004 è stato indetto, senza successo, un referendum in cui la maggioranza (64,90%) dei votanti nella zona turca si è dichiarata favorevole, mentre la maggioranza (75,83%) dei votanti nella zona greca ha votato in modo negativo:
il 1º maggio 2004, Cipro è entrata a far parte dell'UE, anche se in pratica l'acquis communitaire si applica, ad oggi, soltanto alla parte del Sud dell'isola, nonostante la stessa Unione avesse comunque previsto concessioni commerciali per stimolare lo sviluppo economico nel Nord;
considerato che:
grazie all'impegno fattivo delle due comunità e al ruolo di sostegno e monitoraggio svolto in prima persona dall'attuale Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, dal settembre 2008 si è riaperta un fase negoziale caratterizzata da alcune novità rispetto al passato con la creazione di sei gruppi di lavoro (governance, affari europei, sicurezza e garanti esterni, territorio, proprietà, questioni economiche) e sette commissioni tecniche per la gestione di problemi legati alla vita quotidiana e la promozione di un clima di fiducia tra le due comunità;
dopo ormai tre anni di lavoro comune, pur registrando progressi nella discussione degli affari europei e dell'economia ed una possibilità di trovare un compromesso nei campi della governance, della sicurezza e sul molo di garantire che paesi terzi potrebbero svolgere nei confronti di una Cipro riunificata, le richieste delle due delegazioni restano tuttora inconciliabili. Così come appare lontano anche il raggiungimento di un accordo sulla dirimente questione del territorio e della conseguente gestione delle proprietà abbandonate a causa degli scontri interetnici degli anni '60 e '70;
il 7 luglio 2011 il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, pur riconoscendo alcuni progressi finora compiuti nei negoziati, ha incontrato i due leader dell'isola divisa di Cipro sottolineando la scarsa produttività del percorso negoziale rispetto ad alcuni temi fondamentali per il raggiungimento di un accordo finale;
valutato che:
il costante impegno dell'UE a porre fine all'isolamento economico della comunità turcocipriota si è recentemente tradotto in uno stanziamento di 26.5 milioni di euro di fondi comunitari destinati a sostenere organizzazioni della società civile, scuole, agricoltori, villaggi, piccole e medie imprese della comunità turco-cipriota al fine di promuovere la riconciliazione e la costruzione di una fiducia fra le due parti dell'isola;
alle citate risorse si devono aggiungere, da parte europea, ulteriori 1.5 milioni di euro già destinati a finanziare il programma di borse di studio UE per l'anno accademico 2011/2012 in favore degli studenti turco-ciprioti
ricordato altresì che:
in sede di esame del disegno di legge n. 2002 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, recante disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni urgenti per l'attivazione del Servizio europeo per l'azione esterna e per l'Amministrazione della Difesa» il Governo italiano ha accolto un ordine dei giorno con il quale si impegnava a favorire in sede europea - nel pieno rispetto dell'autonomia del processo negoziale in corso tra le due comunità - ogni iniziativa internazionale, anche economica, volta a facilitare il processo ed il contatto tra le parti per una soluzione concordata;
ribadito che l'impegno dell'Italia e dell'Unione europea per un equo, imparziale e concreto prosieguo del processo negoziale, è ritenuto dagli attori coinvolti un elemento fondamentale per il raggiungimento di un accordo da ratificare con nuovo referendum popolare,
impegna il Governo:
a continuare a porre in essere ogni utile azione, sia sul piano delle relazioni bilaterali sia negli appropriati consessi multilaterali ed in particolare in ambito europeo, volta a sostenere il dialogo tra le parti in vista dell'auspicato esito positivo del negoziato di pace, a vantaggio delle popolazioni interessate.
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE
Art. 1.
1. È convertito in legge il decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
ARTICOLO 1 DEL DECRETO-LEGGE
Capo I
INTERVENTI DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E A SOSTEGNO DEI PROCESSI DI PACE E DI STABILIZZAZIONE
Articolo 1.
(Iniziative in favore dell'Afghanistan)
1. Per iniziative di cooperazione in favore dell'Afghanistan è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 5.800.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 13 dicembre 2010, n. 220 e di euro 1.000.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della NATO destinato al sostegno dell'esercito nazionale afghano e al fondo NATO - Russia Council per l'Afghanistan.
2. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la partecipazione dell'Italia ad una missione di stabilizzazione economica, sociale e umanitaria in Afghanistan e Pakistan al fine di fornire sostegno al Governo afghano e al Governo pakistano nello svolgimento delle attività prioritarie nell'ambito del processo di sviluppo e consolidamento delle istituzioni locali e nell'assistenza alla popolazione. Per l'organizzazione della missione si provvede a valere sull'autorizzazione di spesa di cui al comma 1, relativa alle iniziative di cooperazione.
3. Nell'ambito degli obiettivi e delle finalità individuate nel corso dei colloqui internazionali e in particolare nella Conferenza dei donatori dell'area, le attività operative della missione sono finalizzate alla realizzazione di iniziative concordate con il Governo pakistano ed afgano e destinate, tra l'altro:
a) al sostegno al settore sanitario ed educativo;
b) al sostegno istituzionale e tecnico;
c) al sostegno della piccola e media impresa, con particolare riguardo all'area di frontiera tra il Pakistan e l'Afghanistan;
d) al sostegno dei mezzi di comunicazione locali.
4. Il Ministero degli affari esteri identifica le misure volte ad agevolare l'intervento di organizzazioni non governative che intendano operare in Pakistan e in Afghanistan per fini umanitari.
5. A valere sulla autorizzazione di spesa di euro 5.800.000 di cui al comma 1, il Ministero degli affari esteri può inviare o reclutare in loco personale presso la sede della cooperazione italiana ad Herat, sotto il coordinamento dell'Unità tecnica locale, di cui all'articolo 13 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, istituita alle dipendenze della Ambasciata d'Italia a Kabul.
6. Nell'ambito delle operazioni internazionali di gestione delle crisi, per le esigenze operative e di funzionamento dell'Ufficio della NATO Senior Civilian Representative a Herat, è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 24.000.
EMENDAMENTI
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «la spesa di euro 5.800.000» con le seguenti: «la spesa di euro 20.000.000».
Conseguentemente, all'art. 4, sopprimere il comma 1.
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole: «la spesa di euro 5.800.000» con le seguenti: «euro 16.500.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, lettera a), sostituire le parole: «725.064.192 euro» con le seguenti: «735.764.192 euro».
I Relatori
V. testo 2
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 5.800.000» con le seguenti: «euro 10.800.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: «b-bis) quanto ad euro 5.000.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili».
I Relatori
Approvato
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 5.800.000» con le seguenti: «euro 10.800.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: «b-bis) quanto ad euro 5.000.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulabili come definite d'all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili fino a concorrenza dell'onere. A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto-legge n. 98 del 2011 in materia di flessibilità nella gestione del bilancio.».
SCANU, TONINI, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO, DE LUCA
Respinto
Al comma 1, sopprimere le parole: «e di euro 1.000.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della Nato destinato al sostegno dell'esercito nazionale afgano e al fondo Nato-Russia Council per l'Afghanistan».
Conseguentemente, dopo il comma 1 inserire il seguente:
«1-bis. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 1.000.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della Nato destinato al sostegno dell'esercito nazionale afgano e al fondo Nato-Russia Council».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 3, sostituire le parole: «, tra l'altro» con la seguente: «esclusivamente».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Al comma 4, aggiungere in fine il seguente periodo: «Nell'ambito di tali misure si provvede, altresì, alla realizzazione di una "Casa della società civile" a Kabul, quale centro culturale per lo sviluppo di rapporti tra l'Italia e l'Afghanistan, anche al fine di sviluppare gli esiti della conferenza regionale di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30».
ARTICOLO 2 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 2.
(Interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione)
1. Per iniziative di cooperazione in favore di Iraq, Libano, Myanmar, Pakistan, Somalia e Sudan, volte ad assicurare il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e dei rifugiati nei Paesi limitrofi, nonché il sostegno alla ricostruzione civile, è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 5.900.000 ad integrazione degli stanziamenti di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, come determinati dalla Tabella C allegata alla legge 13 dicembre 2010, n. 220, nonché la spesa di euro 300.000 per gli interventi previsti dalla legge 7 marzo 2001, n. 58, anche in altre aree e territori. Nell'ambito dello stanziamento di euro 5.900.000 il Ministro degli affari esteri, con proprio decreto, può destinare risorse, fino ad un massimo del 15%, per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi, per le quali emergano urgenti necessità di intervento, nel periodo di vigenza del presente decreto.
2. Considerato quanto stabilito dall'articolo 8-bis del Regolamento (CE) 204/2011, come modificato dal Regolamento (CE) 572/2011, e considerate le decisioni assunte dal Gruppo di contatto sulla Libia riunitosi ad Abu Dhabi il 9 giugno 2011, circa l'individuazione di un meccanismo che consenta lo scongelamento dei fondi e delle risorse economiche libici, o il loro utilizzo come garanzia per il finanziamento delle obbligazioni del Consiglio nazionale transitorio, quale strumento idoneo a rispondere ai bisogni umanitari della popolazione libica, i beni pubblici libici congelati in Italia possono essere utilizzati come garanzia a tutela del rischio politico e commerciale, sul piano della sicurezza operativa e della sostenibilità finanziaria, in favore delle persone giuridiche che intraprendono iniziative onerose per l'assistenza al popolo libico, nonché per l'apertura di linee di credito per le finalità suindicate anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico riconosciuto dall'Italia quale titolare dell'autorità di Governo nel territorio da esso effettivamente controllato.
3. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 5.159.751 per la prosecuzione degli interventi operativi di emergenza e di sicurezza per la tutela dei cittadini e degli interessi italiani nei territori bellici e ad alto rischio.
4. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 2.295.224 per gli interventi a sostegno dei processi di stabilizzazione in Iraq e Libia. Nell'ambito del medesimo stanziamento, il Ministro degli affari esteri, con proprio decreto, può destinare risorse, per iniziative in altre aree di crisi, per le quali emergano urgenti necessità di intervento nel periodo di vigenza del presente decreto.
5. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 4.162.000 per il rafforzamento delle misure di sicurezza attiva, passiva e informatica delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari.
6. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 340.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della NATO destinato all'addestramento della polizia irachena, al Fondo del Gruppo di Contatto istituito presso lo United Nations Office on Drug and Crime (UNODC) per il contrasto alla pirateria nell'area del Golfo di Aden e dell'Oceano Indiano e per la partecipazione italiana al progetto STANDEX nel quadro NATO-Russia Council.
7. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 200.000 per l'erogazione del contributo italiano al Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano.
8. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 399.983 per assicurare la partecipazione dell'Italia alle operazioni civili di mantenimento della pace e di diplomazia preventiva, nonché ai progetti di cooperazione dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE).
9. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 994.938 per assicurare la partecipazione italiana alle iniziative PESC-PSDC e a quelle di altre organizzazioni internazionali.
10. Per la realizzazione degli interventi e delle iniziative a sostegno dei processi di pace e di rafforzamento della sicurezza nell'Africa sub-sahariana è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 1.000.000 ad integrazione degli stanziamenti già assegnati per l'anno 2011 per l'attuazione della legge 6 febbraio 1992, n. 180.
11. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 437.250 per l'invio in missione di personale del Ministero degli affari esteri presso le sedi in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Yemen. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, senza assegno di rappresentanza, pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 61.971 per il parziale pagamento delle spese di viaggio per congedo in Italia del personale in servizio presso le sedi in Afghanistan, Iraq e Pakistan e per i familiari a carico. Il relativo diritto, in deroga all'articolo 181, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, spetta ogni 6 mesi ed è acquisito dopo 4 mesi ancorché i viaggi siano stati effettuati precedentemente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 180.436 per l'invio in missione di un funzionario diplomatico con l'incarico di assistere la presenza italiana in Kurdistan. Al predetto funzionario è corrisposta un'indennità pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, ed il rimborso forfettario degli oneri derivanti dalle attività in Kurdistan, commisurato alla diaria per i viaggi di servizio all'interno dell'Iraq. Per l'espletamento delle sue attività, il predetto funzionario può avvalersi del supporto di due unità da reperire in loco, con contratto a tempo determinato, di durata comunque inferiore alla scadenza del presente decreto.
12. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 403.200 per la partecipazione di personale del Ministero degli affari esteri alle operazioni internazionali di gestione delle crisi, comprese le missioni PESD e gli Uffici dei Rappresentanti Speciali dell'Unione Europea. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, detratta quella eventualmente concessa dall'organizzazione internazionale di riferimento e senza assegno di rappresentanza, pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. Per incarichi presso il contingente italiano in missioni internazionali, l'indennità non può comunque superare il trattamento attribuito per la stessa missione all'organo di vertice del predetto contingente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 36.000 per i viaggi di servizio, ai sensi dell'articolo 186 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, del personale del Ministero degli affari esteri in servizio presso gli uffici situati in Afghanistan, Iraq e Pakistan.
13. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 1.000.000 per la partecipazione italiana al Trust Fund InCE istituito presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, destinato al rafforzamento della cooperazione regionale nell'area.
14. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 300.000 per assicurare la partecipazione italiana alla Fondazione Iniziativa adriatico-ionica, al fine di attuare il coordinamento delle politiche dei Paesi partecipanti per il rafforzamento della cooperazione regionale nell'area.
EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 1, sostituire le parole: «la spesa di euro 5.900.000» con le seguenti: «la spesa di euro 60.000.000».
Conseguentemente, all'articolo 4, sopprimere il comma 1.
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Al comma 1, ove ricorrano, sostituire le parole: «euro 5.900.000» con le seguenti: «euro 10.500.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, lettera a), sostituire le parole: «725.064.192 euro» con le seguenti: «729.664.192 euro».
I Relatori
V. testo 2
Al comma 1, ove ricorrano, sostituire le parole: «euro 5.900.000» con le seguenti: «euro 8.600.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: «b-bis) quanto ad euro 2.700.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili».
I Relatori
Approvato
Al comma 1, ove ricorrano, sostituire le parole: «euro 5.900.000» con le seguenti: «euro 8.600.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: «b-bis) quanto ad euro 2.700.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulabili come definite dall'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili fino a concorrenza dell'onere. A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto-legge n. 98 del 2011 in materia di flessibilità nella gestione del bilancio.».
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 300.000» con le seguenti: «euro 1.000.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, lettera a), sostituire le parole: «725.064.192 euro» con le seguenti: «725.764.192 euro».
I Relatori
V. testo 2
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 300.000» con le seguenti: «euro 350.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b),inserire la seguente: "b-bis) quanto ad euro 50.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili».
I Relatori
Approvato
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 300.000» con le seguenti: «euro 350.000».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b),inserire la seguente: "b-bis) quanto ad euro 50.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulabili come definite dall'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili fino a concorrenza dell'onere. A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2011, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, in materia di flessibilità nella gestione del bilancio.».
Ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G2.1
Sostituire il comma 2 con i seguenti:
«2. Considerato quanto stabilito dall'articolo 8-bis del Regolamento (CE) 204/2011, come modificato dal Regolamento (CE) 572/2011, e considerate le decisioni assunte dal Gruppo di contatto sulla Libia riunitosi ad Abu Dhabi il 9 giugno 2011, circa l'individuazione di un meccanismo che consenta lo scongelamento dei fondi e delle risorse economiche libici, o il loro utilizzo come garanzia per il finanziamento delle obbligazioni del Consiglio nazionale transitorio, quale strumento idoneo a rispondere ai bisogni umanitari della popolazione libica, i beni pubblici libici congelati in Italia possono essere utilizzati come garanzia a tutela del rischio politico e commerciale, sul piano della sicurezza operativa e della sostenibilità finanziaria, in favore delle persone giuridiche che intraprendono iniziative onerose per l'assistenza al popolo libico, per l'apertura di linee di credito per le finalità suindicate anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico riconosciuto dall'Italia quale titolare dell'autorità di Governo nel territorio da esso effettivamente controllato, nonché per far fronte alle perdite subite dalle imprese, società e persone fisiche italiane che operavano in Italia prima dello scoppio della crisi socio-politica in corso, in qualità di subappaltatori dei medesimi soggetti per attività riguardanti la Libia.
2-bis. A sostegno delle imprese, società e persone fisiche italiane di cui al precedente comma, si dispone quanto segue:
a) sono sospesi tutti i termini relativi agli adempimenti previsti a loro carico dalle leggi tributarie, compresi i tributi locali, e dalle leggi in materia di previdenza e assistenza sociale;
b) la sospensione di cui alla lettera a) si applica ai termini la cui scadenza decorre dall'anno fiscale in corso fino al momento dell'incasso dei crediti maturati in Libia da parte dei soggetti che vi operavano, i quali sono tenuti a comunicare alle autorità competenti l'avvenuto incasso dei crediti;
c) in relazione e per effetto della sospensione di cui alla lettera a), non sono applicati soprattasse, interessi, pene pecuniari e oneri accessori per il recupero dei tributi e dei contributi non versati, nei termini e con le modalità stabiliti dai Ministeri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali;
d) i termini per i versamenti degli acconti, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul reddito delle società, in ottemperanza alla sospensione disposta dalla lettera a) del presente articolo, sono prorogati fino al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta al quale l'acconto si riferisce e che opera solo a partire dall'incasso dei crediti maturati dai soggetti che operavano in Libia.
e) sono altresì sospesi, per il periodo indicato alla lettera b) del presente comma, nei confronti di tutti i soggetti indicati in premessa, le azioni legali che i creditori italiani hanno nei loro confronti, i termini di prescrizione, i termini perentori legali e convenzionali che comportano decadenze da qualsiasi diritto, azione o eccezione i termini previsti per l'adempimento di obbligazioni contrattuali, ivi comprese le rate dei mutui bancari e ipotecari di qualsiasi genere e natura, nonché i fidi bancari, a condizione che riguardino l'attività svolta dai medesimi soggetti in Libia».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Al comma 2, dopo le parole: «9 giugno 2011» inserire le seguenti: «e ad Istanbul il 15 luglio 2011,» e, all'ultimo periodo, sopprimere le parole: «nel territorio da esso effettivamente controllato».
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 3, sostituire le parole: «la spesa di euro 5.159.751» con le seguenti: «la spesa di euro 10.000.000».
Conseguentemente, all'articolo 4, sopprimere il comma 1.
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 4, dopo le parole: «il Ministro degli affari esteri,» aggiungere le seguenti: «previo parere del Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti i pareri del Ministro della difesa e delle Commissioni parlamentari competenti in materia,».
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Sopprimere i commi 5, 6, 7, 9, 11 e 12.
Conseguentemente:
sostituire la rubrica con la seguente: «Interventi di cooperazione allo sviluppo»;
dopo l'articolo 2 inserire il seguente:
«Art. 2-bis.
(Interventi a sostegno dei processi di pace, di stabilizzazione e di sicurezza)
1. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 4.162.000 per il rafforzamento delle misure di sicurezza attiva, passiva e informatica delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari.
2. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 340.000 per la partecipazione italiana al Fondo fiduciario della NATO destinato all'addestramento della polizia irachena, al Fondo del Gruppo di Contatto istituito presso lo United Nations Office on Drug and Crime (UNODC) per il contrasto alla pirateria nell'area del Golfo di Aden e dell'Oceano Indiano e per la partecipazione italiana al progetto STANDEX nel quadro NATO-Russia Council.
3. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 200.000 per l'erogazione del contributo italiano al Tribunale Speciale delle Nazioni Unite per il Libano.
4. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 994.938 per assicurare la partecipazione italiana alle iniziative PESC-PSDC e a quelle di altre organizzazioni internazionali.
5. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 437.250 per l'invio in missione di personale del Ministero degli affari esteri presso le sedi in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Yemen. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, senza assegno di rappresentanza, pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 61.971 per il parziale pagamento delle spese di viaggio per congedo in Italia del personale in servizio presso le sedi in Afghanistan, Iraq e Pakistan e per i familiari a carico. Il relativo diritto, in deroga all'articolo 181, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, spetta ogni 6 mesi ed è acquisito dopo 4 mesi ancorché i viaggi siano stati effettuati precedentemente. E' altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 180.436 per l'invio in missione di un funzionario diplomatico con l'incarico di assistere la presenza italiana in Kurdistan. Al predetto funzionario è corrisposta un'indennità pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, ed il rimborso forfetario degli oneri derivanti dalle attività in Kurdistan, commisurato alla diaria per i viaggi di servizio all'interno dell'Iraq. Per l'espletamento delle sue attività, il predetto funzionario può avvalersi del supporto di due unità da reperire in loco, con contratto a tempo determinato, di durata comunque inferiore alla scadenza del presente decreto.
6. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 403.200 per la partecipazione di personale del Ministero degli affari esteri alle operazioni internazionali di gestione delle crisi, comprese le missioni PESD e gli Uffici dei Rappresentanti Speciali dell'Unione Europea. Al predetto personale è corrisposta un'indennità, detratta quella eventualmente concessa dall'organizzazione internazionale di riferimento e senza assegno di rappresentanza, pari all'80% di quella determinata ai sensi dell'articolo 171 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni. Per incarichi presso il contingente italiano in missioni internazionali, l'indennità non può comunque superare il trattamento attribuito per la stessa missione all'organo di vertice del predetto contingente. È altresì autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 36.000 per i viaggi di servizio, ai sensi dell'articolo 186 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni, del personale del Ministero degli affari esteri in servizio presso gli uffici situati in Afghanistan, Iraq e Pakistan».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 5.
Conseguentemente, al comma 10 sostituire le parole: «euro 1.000.000» con le seguenti: «euro 5.162.000».
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 7, sostituire le parole: «la spesa di euro 200.000» con le seguenti: «la spesa di euro 1.000.000».
Conseguentemente, all'art. 4, sopprimere il comma 1.
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Dopo il comma 7, inserire il seguente:
«7-bis. È autorizzata la concessione di un contributo volontario pari a euro 500.000 per l'anno 2011 in favore dello Staff College, con sede in Torino, istituito quale organismo internazionale della risoluzione n. 55/278 del 12 luglio 2001 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e finalizzato a sostenere le attività rivolte alla formazione e all'aggiornamento del personale che presta servizio, ovvero da inserire, presso gli organismi internazionali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).».
Conseguentemente all'articolo 10, comma 1, lettera a), le parole «725.064.192 euro» sono sostituite dalle seguenti: «726.564.192 euro».
I Relatori
V. testo 2
Dopo il comma 7, inserire il seguente:
«7-bis. È autorizzata la concessione di un contributo volontario pari a euro 250.000 per l'anno 2011 in favore dello Staff College, con sede in Torino, istituito quale organismo internazionale della risoluzione n. 55/278 del 12 luglio 2001 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e finalizzato a sostenere le attività rivolte alla formazione e all'aggiornamento del personale che presta servizio, ovvero da inserire, presso gli organismi internazionali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).».
Conseguentemente all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: "b-bis) quanto ad euro 250.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili".
I Relatori
Approvato
Dopo il comma 7, inserire il seguente:
«7-bis. È autorizzata la concessione di un contributo volontario pari a euro 250.000 per l'anno 2011 in favore dello Staff College, con sede in Torino, istituito quale organismo internazionale della risoluzione n. 55/278 del 12 luglio 2001 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e finalizzato a sostenere le attività rivolte alla formazione e all'aggiornamento del personale che presta servizio, ovvero da inserire, presso gli organismi internazionali dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).».
Conseguentemente all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera b), inserire la seguente: "b-bis) quanto ad euro 250.000, si provvede mediante corrispondente riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulabili come definite dall'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni e integrazioni, riferite al Ministero degli affari esteri, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibilifino a concorrenza dell'onere. A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2011, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, in materia di flessibilità nella gestione del bilancio".
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 8, sostituire le parole: «la spesa di euro 399.983» con le seguenti: «la spesa di euro 1.000.000».
Conseguentemente, all'articolo 4, sopprimere il comma 1.
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 9, sopprimere le parole: «e a quelle di altre organizzazioni internazionali».
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 10, sostituire le parole: «la spesa di euro 1.000.000» con le seguenti: «la spesa di euro 5.000.000».
Conseguentemente, all'art. 4, sopprimere il comma 1.
DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 2.11 nell'odg G2.14
Dopo il comma 10, inserire il seguente:
«10-bis. Nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1, si provvede all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile dei paesi del Corno d'Africa, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane operanti nei paesi dell'area, al fine di individuare iniziative dal basso a rafforzamento dei processi di pace».
TONINI, SCANU, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, MONGIELLO, DE LUCA
Ritirato e trasformato congiuntamente all'em. 2.14 nell'odg G2.14
Dopo il comma 10, inserire il seguente:
«10-bis. Nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1, si provvede all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile dei paesi del Corno d'Africa, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane operanti nei paesi dell'area, al fine di individuare iniziative dal basso a rafforzamento dei processi di pace».
DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO, TONINI, SCANU, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, DE LUCA
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2824,
impegna il Governo, nell'ambito dello stanziamento di cui al comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge, a provvedere all'organizzazione di una conferenza regionale della società civile dei Paesi del Corno d'Africa, in collaborazione con la rete delle organizzazioni non governative italiane operanti nei Paesi dell'area, al fine di individuare iniziative dal basso a rafforzamento dei processi di pace e di affrontare la grave carestia che interessa l'area.
________________
(*) Accolto dal Governo
PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Sopprimere il comma 14.
TONINI, MARCENARO, DEL VECCHIO
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2824, recante conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107,
premesso che:
il Capo (disciplina iniziative e interventi destinati al sostegno del processi di pace e di stabilizzazione nei paesi coinvolti in eventi bellici nonché attività di cooperazione allo sviluppo;
apprezzato il fatto che nella relazione illustrativa parte delle risorse previste dall'articolo 2, comma 1 del decreto in titolo dovranno essere destinate «per attività di sostegno in favore dei rifugiati palestinesi in Libano e per attività di advocacy anche tramite Friends of UNRWA»;
ricordato che il contributo italiano ha tradizionalmente rappresentato una quota rilevante delle disponibilità del bilancio dell'UNRWA;
che questo contributo negli ultimi anni si è notevolmente ridotto, da 9 milioni nel 2008 a 2 milioni nel corrente anno,
impegna il Governo:
a utilizzare quota delle risorse previste dal comma 1 dell'articolo 2, per provvedere al contributo al sostegno ai friends of UNRWA, così da garantire continuità al sostegno politico e finanziario italiano all'attività di questa Agenzia delle Nazioni Unite.
________________
(*) Accolto dal Governo
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
V. testo 2
Il Senato della Repubblica,
in sede di esame della conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei'processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria,
premesso che:
nelle summenzionati risoluzioni 1970 e 1973 adottate rispettivamente il 26 febbraio e 17 marzo 20 Il si stabiliscono gli obiettivi delle attività anche militari per impedire il sorvolo dello spazio aereo libico da parte dei velivoli del regime del colonnello Gheddafi nonché per la difesa della popolazione civile;
il 26 giugno i giudici della Corte penale internazionale hanno accolto la richiesta di emissione di un mandato di cattura per il colonnello libico Muammar Gheddafi, per suo figlio Saif al-Islam Gheddafi e per il capo dei servizi segreti Abdallah al Sanussi, sospettati di crimini contro l'umanità, tra cui omicidio e persecuzione;
considerato che:
tutti gli stati membri delle Nazioni Unite sono obbligati a negare un riparo sicuro a chi è accusato di crimini di diritto internazionale;
tutti gli stati membri che hanno votato a favore della risoluzioni hanno già espresso la propria volontà di collaborare coll'ufficio del Procuratore generale della CPI perché al mandato di cattura possa esser dato seguito fattivo;
ogni ricerca di compromesso politico o mediazione diplomatica non può avvenire al di fuori del quadro summenzionato, a meno che il Consiglio di Sicurezza non decida di bloccare quanto messo in moto dal Procuratore della Corte;
dopo oltre quattro mesi di uso della forza da parte di una coalizione di paesi che comprende molti membri della Nato nonché altri paesi arabi, continuano a giungere notizie relative alla mancata sicurezza delle popolazioni civili che, dopo un'iniziale slancio di rivolta generalizzata, sembrano essersi divise tra chi si oppone al regime di Gheddafi e chi invece ancora lo sostiene;
non sono stati messi in atto sforzi di cosiddetta diplomazia pubblica tesi a vincere le menti e i cuori di tutta la popolazione libica attraverso sia l'uso della più rudimentali tecniche di controinformazione come i volantinaggi dal cielo piuttosto che messaggi radio quotidiani, che delle più sofisticate tecnologie di informazione - da operazioni di radar jamming al denial of service attack, a vere e proprie invasioni nei canali televisivi controllati dal regime di Gheddafi, che ancora oggi trasmettono messaggi di propaganda anti-occidentali;
considerato il 4 aprile 2001 l'Italia ha riconosciuto il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi (CNT) come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico.
il 7 luglio 2011 la Tunisia ha aderito senza riserve allo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale portandone quindi la giurisdizione al confine colla Libia;
il 13 luglio, in occasione di un'informativa resa alle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, il Ministro Frattini ha annunciato che verranno aperte linee di credito nei confronti del CNT utilizzando come garanzia i beni del regime libico nel frattempo congelati in virtù delle sanzioni internazionali imposte all'indomani dell'adozione delle risoluzioni dei Consiglio di sicurezza danaro che potrebbe essere utilizzato anche per corrispondere alle richieste dei profughi e degli imprenditori cacciati da Gheddafi dalla Libia negli anni Settanta e Ottanta;
il 14 luglio 20 Il, secondo quanto comunicato in un'intervista pubblicata dal quotidiano russo Izvestia dall'emissario del Cremlino per la Libia Mikhail Marguelov, il regime del colonnello Muammar Gheddafi avrebbe pronto un «piano suicida» per Tripoli che consiste nel far saltare in aria la capitale libica in caso d'attacco da parte dei ribelli. Secondo Marguelov, non smentito, il primo ministro libico avrebbe affermato che «se i ribelli prendono la città, noi la copriremo di missili e la faremo saltare». Affermazione che riecheggia i proclami suicidi hitleriani e che troverebbe una plausibile attuazione da parte di Marguelov che nella stessa intervista si dice convinto che «che il regime di Gheddafi abbia un piano di questo tipo», aggiunge«, mettendo in dubbio l'ipotesi secondo cui il regime libico sarebbe a corto di munizioni;
il 15 luglio il gruppo di contatto sulla Libia ha riconosciuto il CNT come rappresentante legittimo della Libia e quindi come interlocutore formale per i contatti relativi al presente e futuro di quel paese. Tale decisione non è stata condivisa dalla Federazione russa;
considerato inoltre che:
in alcune occasioni si sono verificati tragici errori da parte delle missioni della coalizione che hanno provocato anche vittime civili;
il 1º agosto inizierà il Ramadan;
nel 2007 il Parlamento europeo ha adottato il suo rapporto annuale sui diritti umani, redatto dall'eurodeputato Marco Cappato, che considerava «la nonviolenza gandhiana lo strumento più adeguato per il pieno godimento, l'affermazione, la promozione, il rispetto dei diritti fondamentali» e chiedendo che la sua diffusione divenisse «obiettivo prioritario nella politica di promozione dei diritti umani»;
altrove nel cosiddetto mondo arabo le tecniche nonviolente, frutto anche dell'interazione di alcuni dei partecipanti con organizzazioni o gruppi che per anni hanno promosso la nonviolenza come «arma» contro la dittatura e la tirannide, hanno portato a un cessate il fuoco capace di spostare sul piano politico il confronto fra le diverse fazioni coinvolte nello scontro per la ricerca di riforme radicali in paesi che vivevano sotto regimi autoritari;
impegna il Governo:
di concerto cogli altri stati membri della Nazioni unite che stanno partecipando attivamente al perseguimento degli obiettivi fissati dalle risoluzione 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza nonché coi membri del Gruppo di Contatto sulla Libia, a prendere immediatamente in considerazione iniziative di cosiddetta diplomazia pubblica volte a vincere le menti e i cuori di tutta la popolazione libica sia attraverso l'uso della più rudimentali tecniche di contro-informazione sulla natura e le intenzioni del regime, quali i volantinaggi dal cielo e i messaggi radio quotidiani, sia delle più sofisticate tecnologie di informazione da operazioni di radar jamming al denial of service attack, che di vere e proprie invasioni nei canali televisivi controllati dal regime di Gheddafi che ancora oggi trasmettono messaggi di propaganda anti-occidentali;
di concerto cogli stati membri dell'Unione europea, a dare immediato seguito alle raccomandazioni del rapporto sui diritti umani del 2007 privilegiando nei rapporti bilaterali i gruppi che perseguono i propri obiettivi con metodi nonviolenti, nonché arrivando a prevedere la creazione di vere e proprie brigate nonviolente che possano, coll'uso della tecnologia, bombardare di informazione i cittadini libici circa i crimini commessi negli anni e recentemente dal regime di Gheddafi, i capi di imputazione preparati dal Procuratore generale della Corte Penale Internazionale, l'esistenza di un mandato di cattura per crimini contro l'umanità spiccato nei suoi confronti e quelli del figlio Saif Al Islam e Abdallah al Sanussi, le intenzioni suicide della leadership lealista nei confronti della città di Tripoli, nonché gli obblighi internazionali che derivano per tutti gli stati membri delle Nazioni unite a seguito delle delibere del Consiglio di sicurezza;
a ottenere dal Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, sebbene non ancora legale rappresentante della sovranità libica davanti a tutta comunità internazionale, la promessa solenne di ratificare tutti i maggiori strumenti in materia di diritti umani, a partire dall'annuncio della proclamazione di una moratoria delle esecuzioni capitali, la ratifica della Convenzione Onu sui rifugiati, nonché dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale;
a tenere costantemente informato il Parlamento relativamente agli sviluppi circa la natura e le intenzioni del CNT per la nuova Libia;
a comunicare ai paesi alleati e ai membri del Gruppo di Contatto quanto articolato negli impegni assunti.
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Non posto in votazione (*)
Il Senato della Repubblica,
in sede di esame della conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria,
premesso che:
nelle summenzionate risoluzioni 1970 e 1973 adottate rispettivamente il 26 febbraio e 17 marzo 2011 si stabiliscono gli obiettivi delle attività anche militari per impedire il sorvolo dello spazio aereo libico da parte dei velivoli del regime del colonnello Gheddafi nonché per la difesa della popolazione civile;
il 26 giugno i giudici della Corte penale internazionale hanno accolto la richiesta di emissione di un mandato di cattura per il colonnello libico Muammar Gheddafi, per suo figlio Saif al-Islam Gheddafi e per il capo dei servizi segreti Abdallah al Sanussi, sospettati di crimini contro l'umanità, tra cui omicidio e persecuzione;
considerato che:
tutti gli stati membri delle Nazioni Unite sono obbligati a negare un riparo sicuro a chi è accusato di crimini di diritto internazionale;
tutti gli stati membri che hanno votato a favore delle risoluzioni hanno già espresso la propria volontà di collaborare con l'ufficio del Procuratore generale della CPI perché al mandato di cattura possa esser dato seguito fattivo;
ogni ricerca di compromesso politico o mediazione diplomatica non può avvenire al di fuori del quadro summenzionato, a meno che il Consiglio di Sicurezza non decida di bloccare quanto messo in moto dal Procuratore della Corte;
dopo oltre quattro mesi di uso della forza da parte di una coalizione di paesi che comprende molti membri della Nato nonché altri paesi arabi, continuano a giungere notizie relative alla mancata sicurezza delle popolazioni civili che, dopo un'iniziale slancio di rivolta generalizzata, sembrano essersi divise tra chi si oppone al regime di Gheddafi e chi invece ancora lo sostiene;
non sono stati messi in atto sforzi di cosiddetta diplomazia pubblica tesi a vincere le menti e i cuori di tutta la popolazione libica attraverso sia l'uso delle più rudimentali tecniche di controinformazione come i volantinaggi dal cielo piuttosto che messaggi radio quotidiani, che delle più sofisticate tecnologie di informazione - da operazioni di radar jamming al denial of service attack, a vere e proprie invasioni nei canali televisivi controllati dal regime di Gheddafi, che ancora oggi trasmettono messaggi di propaganda anti-occidentali;
grazie all'azione del Gruppo di Contatto sono stati compiuti passi decisivi in vista dell'interruzione delle trasmissioni propagandistiche della televisione di stato libica, sotto controllo di Gheddafi, nel mondo arabo, in particolare per quanto riguarda le reti satellitari Eutelsat, Arabsat e Nilesat;
considerato il 4 aprile 2001 l'Italia ha riconosciuto il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi (CNT) come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico;
il 7 luglio 2011 la Tunisia ha aderito senza riserve allo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale portandone quindi la giurisdizione al confine con la Libia;
il 13 luglio, in occasione di un'informativa resa alle Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato, il ministro Frattini ha annunciato che verranno aperte linee di credito nei confronti del CNT utilizzando come garanzia i beni del regime libico nel frattempo congelati in virtù delle sanzioni internazionali imposte all'indomani dell'adozione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza;
il 14 luglio 201l, secondo quanto comunicato in un'intervista pubblicata dal quotidiano russo Izvestia dall'emissario del Cremlino per la Libia Mikhail Marguelov, il regime del colonnello Muammar Gheddafi avrebbe pronto un «piano suicida» per Tripoli che consiste nel far saltare in aria la capitale libica in caso d'attacco da parte dei ribelli. Secondo Marguelov, non smentito, il primo ministro libico avrebbe affermato che «se i ribelli prendono la città, noi la copriremo di missili e la faremo saltare». Affermazione che riecheggia i proclami suicidi hitleriani e che troverebbe una plausibile attuazione da parte di Marguelov che nella stessa intervista si dice convinto che «che il regime di Gheddafi abbia un piano di questo tipo», aggiunge «, mettendo in dubbio l'ipotesi secondo cui il regime libico sarebbe a corto di munizioni»;
il 15 luglio il gruppo di contatto sulla Libia ha riconosciuto il CNT come rappresentante legittimo della Libia e quindi come interlocutore formale per i contatti relativi al presente e futuro di quel paese. Tale decisione non è stata condivisa dalla Federazione russa;
considerato inoltre che:
il 1º agosto inizierà il Ramadan;
nel 2007 il Parlamento europeo ha adottato il suo rapporto annuale sui diritti umani, redatto dall'eurodeputato Marco Cappato, che considerava «la nonviolenza gandhiana lo strumento più adeguato per il pieno godimento, l'affermazione, la promozione, il rispetto dei diritti fondamentali» e chiedendo che la sua diffusione divenisse «obiettivo prioritario nella politica di promozione dei diritti umani per l'Unione europea»;
altrove nel cosiddetto mondo arabo le tecniche nonviolente, frutto anche dell'interazione di alcuni dei partecipanti con organizzazioni o gruppi che per anni hanno promosso la nonviolenza come «arma» contro la dittatura e la tirannide, hanno portato a un cessate il fuoco capace di spostare sul piano politico il confronto fra le diverse fazioni coinvolte nello scontro per la ricerca di riforme radicali in paesi che vivevano sotto regimi autoritari,
impegna il Governo:
di concerto con gli altri stati membri delle Nazioni unite che stanno partecipando attivamente al perseguimento degli obiettivi fissati dalle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza nonché coi membri del Gruppo di Contatto sulla Libia, affinché in via prioritaria da parte della NATO, vengano rafforzate le iniziative di cosiddetta diplomazia pubblica volte a vincere le menti e i cuori di tutta la popolazione libica sia attraverso l'uso delle più rudimentali tecniche di contro-informazione sulla natura e le presunte intenzioni del regime, quali i volantinaggi dal cielo e i messaggi radio quotidiani, sia delle più sofisticate tecnologie di informazione da operazioni di radar jamming al denial of service attack, che di disturbo e oscuramento dei canali televisivi controllati dal regime di Gheddafi che ancora oggi trasmettono messaggi di propaganda anti-occidentali;
di concerto con gli stati membri dell'Unione europea, a dare immediato seguito alle raccomandazioni del rapporto sui diritti umani del 2007 privilegiando nei rapporti bilaterali i gruppi che perseguono i propri obiettivi con metodi nonviolenti contribuendo al contempo a diffondere informazioni presso i cittadini libici circa i crimini commessi negli anni e recentemente dal regime di Gheddafi, i capi di imputazione preparati dal Procuratore generale della Corte Penale Internazionale, l'esistenza di un mandato di cattura per crimini contro l'umanità spiccato nei suoi confronti e quelli del figlio Saif Al Islam e Abdallah al Sanussi, le intenzioni suicide della leadership lealista nei confronti della città di Tripoli, nonché gli obblighi internazionali che derivano per tutti gli stati membri delle Nazioni Unite a seguito delle delibere del Consiglio di sicurezza;
a ottenere dal Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, assicurazioni circa la volontà di mantenere fede all'impegno di agire nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e a valutare la possibilità di procedere alla ratifica dei principali strumenti internazionali in materia; a tenere costantemente informato il Parlamento relativamente agli sviluppi circa la natura e le intenzioni del CNT per la nuova Libia;
a comunicare nelle modalità ritenute più opportune ai paesi alleati e ai membri del Gruppo di Contatto quanto articolato negli impegni assunti.
________________
(*) Accolto dal Governo
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 2824, considerato quanto stabilito dall'articolo 8-bis del Regolamento (CE) 204/2011, come modificato dal Regolamento (CE) 572/2011, e considerate le decisioni assunte dal Gruppo di contatto sulla Libia riunitosi ad Abu Dhabi il 9 giugno 2011, circa l'individuazione di un meccanismo che consenta lo scongelamento dei fondi e delle risorse economiche libici, o il loro utilizzo come garanzia per il finanziamento delle obbligazioni del Consiglio nazionale transitorio, quale strumento idoneo a rispondere ai bisogni umanitari della popolazione libica, i beni pubblici libici congelati in Italia possono essere utilizzati come garanzia a tutela del rischio politico e commerciale, sul piano della sicurezza operativa e della sostenibilità finanziaria, in favore delle persone giuridiche che intraprendono iniziative onerose per l'assistenza al popolo libico, per l'apertura di linee di credito per le finalità suindicate anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico riconosciuto dall'Italia quale titolare dell'autorità di Governo nel territorio da esso effettivamente controllato, nonché per far fronte alle perdite subite dalle imprese, società e persone fisiche italiane che operavano in Italia prima dello scoppio della crisi socio-politica in corso, in qualità di subappaltatori dei medesimi soggetti per attività riguardanti la Libia,
impegna il Governo a dar sostegno alle imprese, società e persone fisiche italiane nel seguente modo:
a) mediante la sospensione di tutti i termini relativi agli adempimenti previsti a loro carico dalle leggi tributarie, compresi i tributi locali, e dalle leggi in materia di previdenza e assistenza sociale;
b) la sospensione di cui alla lettera a), la quale si applica ai termini la cui scadenza decorre dall'anno fiscale in corso fino al momento dell'incasso dei crediti maturati in Libia da parte dei soggetti che vi operavano, i quali sono tenuti a comunicare alle autorità competenti l'avvenuto incasso dei crediti;
c) in relazione e per effetto della sospensione di cui alla lettera a), mediante la non applicazione di soprattasse, interessi, pene pecuniari e oneri accessori per il recupero dei tributi e dei contributi non versati, nei termini e con le modalità stabiliti dai Ministeri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali;
d) la proroga dei termini per i versamenti degli acconti, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul reddito delle società, in ottemperanza alla sospensione disposta dalla lettera a) del presente articolo, fino al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta al quale l'acconto si riferisce e che opera solo a partire dall'incasso dei crediti maturati dai soggetti che operavano in Libia.
e) la sospensione per il periodo indicato alla lettera b), nei confronti di tutti i soggetti indicati in premessa, delle azioni legali che i creditori italiani hanno nei loro confronti, dei termini di prescrizione, dei termini perentori legali e convenzionali che comportano decadenze da qualsiasi diritto, azione o eccezione i termini previsti per l'adempimento di obbligazioni contrattuali, ivi comprese le rate dei mutui bancari e ipotecari di qualsiasi genere e natura, nonché i fidi bancari, a condizione che riguardino l'attività svolta dai medesimi soggetti in Libia».
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge A.S. 2824, considerato quanto stabilito dall'articolo 8-bis del Regolamento (CE) 204/2011, come modificato dal Regolamento (CE) 572/2011, e considerate le decisioni assunte dal Gruppo di contatto sulla Libia riunitosi ad Abu Dhabi il 9 giugno 2011 e ad Istanbul il 15 luglio 2011, circa l'individuazione di un meccanismo che consenta lo scongelamento dei fondi e delle risorse economiche libici, o il loro utilizzo come garanzia per il finanziamento delle obbligazioni del Consiglio nazionale transitorio, quale strumento idoneo a rispondere ai bisogni umanitari della popolazione libica, i beni pubblici libici congelati in Italia possono essere utilizzati come garanzia a tutela del rischio politico e commerciale, sul piano della sicurezza operativa e della sostenibilità finanziaria, in favore delle persone giuridiche che intraprendono iniziative onerose per l'assistenza al popolo libico, per l'apertura di linee di credito per le finalità suindicate anche in favore del Consiglio nazionale transitorio libico riconosciuto dall'Italia quale titolare dell'autorità di Governo, nonché per far fronte alle perdite subite dalle imprese, società e persone fisiche italiane che operavano in Italia prima dello scoppio della crisi socio-politica in corso, in qualità di subappaltatori dei medesimi soggetti per attività riguardanti la Libia,
impegna il Governo a dar sostegno alle imprese, società e persone fisiche italiane nel seguente modo:
a) mediante la sospensione di tutti i termini relativi agli adempimenti previsti a loro carico dalle leggi tributarie, compresi i tributi locali, e dalle leggi in materia di previdenza e assistenza sociale;
b) la sospensione di cui alla lettera a), la quale si applica ai termini la cui scadenza decorre dall'anno fiscale in corso fino al momento dell'incasso dei crediti maturati in Libia da parte dei soggetti che vi operavano, i quali sono tenuti a comunicare alle autorità competenti l'avvenuto incasso dei crediti;
c) in relazione e per effetto della sospensione di cui alla lettera a), mediante la non applicazione di soprattasse, interessi, pene pecuniari e oneri accessori per il recupero dei tributi e dei contributi non versati, nei termini e con le modalità stabiliti dai Ministeri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali;
d) la proroga dei termini per i versamenti degli acconti, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta sul reddito delle società, in ottemperanza alla sospensione disposta dalla lettera a) del presente articolo, fino al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta al quale l'acconto si riferisce e che opera solo a partire dall'incasso dei crediti maturati dai soggetti che operavano in Libia.
e) la sospensione per il periodo indicato alla lettera b), nei confronti di tutti i soggetti indicati in premessa, delle azioni legali che i creditori italiani hanno nei loro confronti, dei termini di prescrizione, dei termini perentori legali e convenzionali che comportano decadenze da qualsiasi diritto, azione o eccezione i termini previsti per l'adempimento di obbligazioni contrattuali, ivi comprese le rate dei mutui bancari e ipotecari di qualsiasi genere e natura, nonché i fidi bancari, a condizione che riguardino l'attività svolta dai medesimi soggetti in Libia».
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(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 3 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 3.
(Regime degli interventi)
1. Per assicurare il necessario coordinamento delle attività e l'organizzazione degli interventi e delle iniziative di cui al presente Capo, il Ministro degli affari esteri, con propri decreti di natura non regolamentare, provvede alla costituzione di strutture operative temporanee nell'ambito degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2.
2. Per le finalità e nei limiti temporali di cui agli articoli 1 e 2, il Ministero degli affari esteri è autorizzato, nei casi di necessità e urgenza, a ricorrere ad acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, ricorrendo preferibilmente all'impiego di risorse locali sia umane che materiali.
3. Nell'ambito degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2, al personale inviato in missione per le attività e le iniziative di cui agli articoli 1 e 2, incluso quello di cui all'articolo 16 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e successive modificazioni, è corrisposta l'indennità di missione di cui al regio decreto 3 giugno 1926, n. 941, nella misura intera incrementata del trenta per cento, calcolata sulla diaria prevista con riferimento ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman.
4. Il Ministero degli affari esteri, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio per il funzionamento delle Unità tecniche, di cui all'articolo 13 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, e delle Sezioni distaccate, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988, n. 177, è autorizzato a sostenere le spese di vitto ed alloggio strettamente indispensabili per il personale inviato in missione nei Paesi di cui all'articolo 1, comma 1, e all'articolo 2, commi 1 e 2, che per motivi di sicurezza debba essere alloggiato in locali comunque a disposizione dell'Amministrazione. Alle spese per il funzionamento delle medesime strutture site nei Paesi di cui agli articoli 1, comma 1, e 2, commi 1 e 2, del presente decreto non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. All'effetto derivante sui saldi di finanza pubblica si provvede a valere sulle autorizzazione di spesa di cui agli articoli 1 comma 1, e 2, commi 1 e 2, del presente decreto.
5. Per quanto non diversamente previsto, alle attività e alle iniziative di cui al presente capo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 57, commi 6 e 7, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, nonché l'articolo 3, commi 1 e 5, e l'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, convertito, con modificazioni, dalla legge 1º agosto 2003, n. 219.
6. Alle spese previste dagli articoli 1 e 2 non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 60, comma 15, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 14, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. All'effetto derivante sui saldi di finanza pubblica si provvede a valere sulle autorizzazione di spesa di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto.
7. Per le finalità, nei limiti temporali e nell'ambito delle risorse di cui agli articoli 1 e 2, il Ministero degli affari esteri può conferire incarichi temporanei di consulenza anche ad enti e organismi specializzati, nonché a personale estraneo alla pubblica amministrazione in possesso di specifiche professionalità, e stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in deroga alle disposizioni di cui all'articolo 6, comma 7, e all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'articolo 1, comma 56, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e all'articolo 61, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 7 e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Gli incarichi sono affidati, nel rispetto del principio di pari opportunità tra uomo e donna, a persone di nazionalità locale, ovvero di nazionalità italiana o di altri Paesi, a condizione che il Ministero degli affari esteri abbia escluso che localmente esistano le professionalità richieste.
8. Nei limiti delle risorse di cui agli articoli 1 e 2, nonché delle disponibilità degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, ed agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, sono convalidati gli atti adottati, le attività svolte e le prestazioni effettuate dal 1º gennaio 2011 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, conformi alla disciplina contenuta nel presente articolo.
9. Le somme di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto, se non impegnate nell'esercizio finanziario di competenza, possono essere impegnate nel corso dell'esercizio finanziario 2011 e in quello successivo.
10. I residui non impegnati degli stanziamenti di cui agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1º gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, nonché agli articoli 1 e 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, con legge 22 febbraio 2011, n. 9, possono essere impegnati nel corso dell'esercizio finanziario 2011.
11. Il Ministero degli affari esteri è autorizzato a proseguire le azioni di cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, nonché quelle di cui all'ultimo periodo dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, nell'ambito delle risorse ivi previste, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche avvalendosi di organizzazioni non governative idonee o di enti pubblici e privati di formazione.
12. Fermo restando il divieto di artificioso frazionamento, in presenza di difficoltà oggettive di utilizzo del sistema bancario locale attestate dal capo missione, ai pagamenti di importo non superiore a 10.000 euro, effettuati dalle rappresentanze diplomatiche, a valere sui fondi di cui all'articolo 1, comma 1, e all'articolo 2, comma 1, loro accreditati, non si applica l'articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, e successive modificazioni.
13. L'organizzazione delle attività di coordinamento degli interventi di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, è definita con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro degli affari esteri, con il quale sono stabilite:
a) le modalità di organizzazione e svolgimento della missione e di raccordo con le autorità e le strutture amministrative locali e di Governo;
b) l'istituzione e la composizione, presso il Ministero degli affari esteri, di una apposita struttura («Task Force»), con il compito di individuare, gestire e coordinare gli interventi;
c) l'istituzione di un comitato di controllo degli interventi.
14. L'articolo 31 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, è sostituito dal seguente:
«Art. 31. - (Personale delle organizzazioni non governative) - 1. Nell'ambito di attività di cooperazione allo sviluppo, le organizzazioni non governative riconosciute idonee possono impiegare nei Paesi in via di sviluppo cittadini dell'Unione europea, con l'osservanza della normativa generale italiana in materia di lavoro, anche autonomo. L'organizzazione non governativa assume tutti gli obblighi discendenti dal contratto, ivi inclusi quelli fiscali, previdenziali ed assicurativi, commisurati ai compensi convenzionali da determinarsi con apposito decreto interministeriale.
2. Per lo svolgimento di attività di cui al comma 1, in deroga all'articolo 60 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni per un periodo massimo di cinque anni. Il periodo di aspettativa comporta il mantenimento della qualifica posseduta, fermo restando quanto previsto dall'articolo 20 della presente legge. L'organizzazione non governativa provvede all'adempimento degli obblighi fiscali, previdenziali ed assicurativi, commisurati ai compensi convenzionali stabiliti annualmente con decreto di natura non regolamentare del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, prevedendo il versamento dei contributi previdenziali al Fondo pensione lavoratori dipendenti, fermo restando, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche in posizione di aspettativa, il versamento dei contributi previdenziali all'INPDAP. Il predetto decreto, nel definire gli importi dei compensi convenzionali, deve assicurare che non si determinino, nel complesso, minori entrate contributive per gli enti previdenziali. È sempre ammessa la ricongiunzione dei periodi contributivi a domanda dell'interessato, ai sensi della legge 7 febbraio 1979, n. 29, presso una qualsiasi delle forme assicurative nelle quali abbia maturato gli anni di contribuzione. La ricongiunzione dei periodi contributivi è a carico dell'interessato. Si applicano i commi 5 e 6 dell'articolo 23-bis del decreto legislativo 31 marzo 2001, n. 165».
15. Fermi restando i diritti acquisiti in dipendenza dei contratti di cooperazione di cui è iniziata l'esecuzione prima della data di entrata in vigore del presente decreto, sono abrogati gli articoli da 32 a 34 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, l'articolo 9 del decreto-legge 1º luglio 1996, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 426, e successive modificazioni, e gli articoli da 45 a 54 del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1988, n. 177. Nel primo periodo dell'articolo 29, comma 2, della legge 26 febbraio 1987, n. 49, sono inoltre soppresse le seguenti parole: «salvo quanto previsto agli articoli 31, comma 2-bis, e 32, comma 2-ter».
16. All'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, le parole: «il capo dell'ufficio consolare» sono sostituite dalle seguenti: «l'ufficio consolare».
17. Il termine di scadenza del Commissariato generale del Governo per l'Esposizione universale di Shangai è prorogato al 31 ottobre 2011. Per le finalità del presente comma, è autorizzata la spesa di 200.000 euro per l'anno 2011.
18. Il contributo di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 23 aprile 2002, n. 78, è incrementato, a decorrere dall'anno 2011, di euro 60.000. All'onere derivante dall'attuazione della disposizione del presente comma, pari a euro 60.000, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3 della legge 4 giugno 1997, n. 170.
EMENDAMENTI
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 2, sopprimere la parola: «preferibilmente».
Ritirato
Dopo il comma 10, inserire il seguente:
«10-bis. All'articolo 10, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché ai fondi per la cooperazione allo sviluppo"».
TONINI, SCANU, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO, DE LUCA
Ritirato
Sopprimere il comma 13.
CARLINO, PEDICA, CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Sopprimere i commi 14 e 15.
Conseguentemente, all'articolo 4, sopprimere il comma 1.
Le Commissioni Riunite
Approvato
Sopprimere i commi 14 e 15.
SERAFINI ANNA MARIA, BASSOLI, ANTEZZA
Precluso
Al comma 15, sostituire le parole: «i diritti acquisiti in dipendenza dei contratti di cooperazione di cui è iniziata l'esecuzione» con le seguenti: «i progetti già approvati dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo».
ARTICOLO 4 DEL DECRETO-LEGGE
Capo II
MISSIONI INTERNAZIONALI DELLE FORZE ARMATE E DI POLIZIA
Articolo 4.
(Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia)
1. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 399.704.836 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni in Afghanistan, denominate International Security Assistance Force (ISAF) ed EUPOL AFGHANISTAN, di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
2. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 92.021.055 per la proroga della partecipazione del contingente militare italiano alla missione delle Nazioni Unite in Libano, denominata United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), compreso l'impiego di unità navali nella UNIFIL Maritime Task Force, di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
3. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 33.234.000 per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni nei Balcani, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, di seguito elencate:
a) Multinational Specialized Unit (MSU), European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), Security Force Training Plan in Kosovo;
b) Joint Enterprise.
4. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 150.248 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata ALTHEA, nel cui ambito opera la missione denominata Integrated Police Unit (IPU), di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
5. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 7.308.028 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione nel Mediterraneo denominata Active Endeavour, di cui all'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
6. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 603.986 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione denominata Temporary International Presence in Hebron (TIPH2), di cui all'articolo 4, comma 6, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
7. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 61.345 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, denominata European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah), di cui all'articolo 4, comma 7, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
8. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 128.507 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Sudan, denominata United Nations/African Union Mission in Darfur (UNAMID), di cui all'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
9. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 30 settembre 2011, la spesa di euro 104.721 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea nella Repubblica democratica del Congo denominata EUPOL RD CONGO, di cui all'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
10. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 134.228 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione delle Nazioni Unite denominata United Nations Peacekeeping Force in Cipro (UNFICYP), di cui all'articolo 4, comma 10, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
11. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 158.749 per la prosecuzione delle attività di assistenza alle Forze armate albanesi, di cui all'articolo 4, comma 11, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
12. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 30 settembre 2011, la spesa di euro 353.164 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia, denominata EUMM Georgia, di cui all'articolo 4, comma 12, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
13. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 20.873.434 per la proroga della partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione europea denominata Atalanta e all'operazione della NATO per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
14. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 4.240.689 per la proroga della partecipazione di personale militare impiegato in Iraq in attività di consulenza, formazione e addestramento delle Forze armate e di polizia irachene, di cui all'articolo 4, comma 14, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
15. È autorizzata, dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 10.483.835 per la proroga dell'impiego di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e a Tampa per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan e in Iraq, di cui all'articolo 4, comma 15, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
16. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 508.319 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione militare dell'Unione europea denominata EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 16, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
17. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, l'ulteriore spesa di euro 64.255.200 per la stipulazione dei contratti di assicurazione e di trasporto di durata annuale e per la realizzazione di infrastrutture, relativi alle missioni di cui al presente decreto.
18. Al fine di sopperire a esigenze di prima necessità della popolazione locale, compreso il ripristino dei servizi essenziali, è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, l'ulteriore spesa di euro 1.600.000 per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, disposti nei casi di necessità e urgenza dal comandante del contingente militare che partecipa alla missione ISAF in Afghanistan.
19. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 30 settembre 2011, la spesa di euro 58.075.656 per la missione militare di attuazione degli interventi per la protezione dei civili e delle aree a popolazione civile della Jamahiriya Araba Libica sotto la minaccia di un attacco, per il rispetto del divieto di sorvolo nello spazio aereo della Jamahiriya Araba Libica e per l'embargo delle armi, di cui alle risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011), adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
20. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 3.382.400 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell'area balcanica, di cui all'articolo 4, comma 19, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
21. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 867.940 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) e di euro 31.480 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK), di cui all'articolo 4, comma 20, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
22. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 63.730 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 21, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
23. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 270.851 per la proroga della partecipazione di personale dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 22, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
24. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 1.600.179 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione in Afghanistan, denominata International Security Assistance Force (ISAF), di cui all'articolo 4, comma 24, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
25. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 342.220 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 25, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
26. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 227.628 per la proroga della partecipazione di personale del Corpo della guardia di finanza alle unità di coordinamento interforze denominate Joint Multimodal Operational Units (JMOUs) costituite in Afghanistan, Emirati Arabi Uniti e Kosovo, di cui all'articolo 4, comma 26, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
27. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 260.991 per la proroga della partecipazione di sei magistrati collocati fuori ruolo, personale del Corpo della polizia penitenziaria e personale amministrativo del Ministero della giustizia alla missione denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo), di cui all'articolo 4, comma 27, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
28. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 19.254 per la partecipazione di un magistrato collocato fuori ruolo alla missione in Palestina, denominata European Union Police Mission for the Palestinian Territories (EUPOL COPPS), di cui all'articolo 4, comma 28, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
29. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 96.971 per la partecipazione di due magistrati collocati fuori ruolo alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 4, comma 29, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
30. È autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 5.000.000 per il mantenimento del dispositivo info-operativo dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) a protezione del personale delle Forze armate impiegato nelle missioni internazionali, in attuazione delle missioni affidate all'AISE dall'articolo 6, comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
31. Per il completamento delle attività di attuazione del memorandum di intesa di cooperazione tecnica nel settore della sicurezza tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Panama, stipulato il 30 giugno 2010, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, al Governo della Repubblica di Panama, con contestuale cancellazione dai registri inventariali e dai ruoli speciali del naviglio militare dello Stato, le unità navali denominate CP902 «Diciotti» e CP903 «Dattilo» in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto. Per la finalità di cui al presente comma, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3-bis, comma 3, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, limitatamente alla parte destinata alle esigenze di cui al comma 2 del medesimo articolo 3-bis, è incrementata, per l'anno 2011, di euro 17.400.000, a copertura degli oneri derivanti dalla mancata retrocessione in permuta delle unità navali di cui al primo periodo alla società aggiudicataria della procedura concorsuale avviata con bando pubblicato nel Supplemento alla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. 97 del 20 maggio 2010.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Sopprimere il comma 1.
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole: «euro 399.704.836» con le seguenti: «euro 319.763.868».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 79.940.968».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 2, sostituire le parole: «euro 90.021.055» con le seguenti: «euro 72.016.844».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 18.004.211».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 3, sostituire le parole: «euro 33.234.000» con le seguenti: «euro 26.587.200».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 6.646.800».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 4.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 150.248».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 5, sostituire le parole: «7.308.028» con le seguenti: «euro 5.846.422».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 1.461.606».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «All'articolo 3, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, dopo le parole: "dei Paesi interessati" sono aggiunte le seguenti: ", ovvero delle zone di intervento stabilite ai sensi della legge 11 dicembre 1962, n. 1746, e fino alla data di uscita dalle stesse"; alla lettera b) del medesimo comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, dopo la parola: "ISAF" sono aggiunte le seguenti: «ACTIVE ENDEAVOUR, ATALANTA.».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 6.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 603.986».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 7.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 61.345».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 8.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 128.507».
SCANU, TONINI, AMATI, CABRAS, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, NEGRI, PEGORER, PINOTTI, DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO, DE LUCA
Respinto
Al comma 8, sostituire le parole: «euro 128.507» con le seguenti: «euro 5.569.609».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1, lettera a), sostituire le parole: "725.064.192 euro" con le seguenti: "730.505.294 euro".
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 9.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 104.721».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 10.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 134.228».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 11.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 158.749».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 12.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 353.164».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 13, sostituire le parole: «euro 20.873.434» con le seguenti: «euro 16.698.747».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 4.178.687».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 14, sostituire le parole: «euro 4.240.689» con le seguenti: «euro 3.392.551».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 848.138».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 15, sostituire le parole: «euro 10.483.835» con le seguenti: «euro 8.315.068».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 2.168.767».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 16.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 508.319».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 17, sostituire le parole: «euro 64.255.200» con le seguenti: «euro 51.404.160».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 12.851.040».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 19.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 58.075.656».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 19, sostituire le parole: «euro 58.075.656» con le seguenti: «euro 46.460.525».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 11.615.131».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 20, sostituire le parole: «euro 3.382.400» con le seguenti: «euro 2.705.920».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 676.480».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 21, sostituire le parole: «euro 867.940» con le seguenti: «euro 694.352» e sopprimere le parole: «e di euro 31.480 per la proroga della partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione denominata United Nations Mission in Kosovo (UNMIK)».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 205.068».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 22.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 63.730».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 23.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. 1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 270.851».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 24, sostituire le parole: «euro 1.600.179» con le seguenti: «euro 1.280.143».
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 320.036».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 25.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 342.220».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 26.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 227.628».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 27.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 260.991».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 28.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 19.254».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 29.
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 96.971».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 30, sostituire le parole: «euro 5.000.000» con le seguenti: «euro 4.000.000»
Conseguentemente, dopo l'articolo 9, inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Per l'anno 2011, il fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è incrementato della somma di euro 1.000.000».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sopprimere il comma 31.
Conseguentemente, all'articolo 10 sopprimere il comma 2.
Le Commissioni Riunite
Approvato
Dopo il comma 31, aggiungere il seguente:
«31-bis, Al fine di consentire l'adeguata efficacia operativa dei relativi presidi nell'ambito del quadro delle esigenze del Corpo di cui al comma 31, con decorrenza dalla data dì entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la tabella D allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n, 533 , convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, è sostituita dalla tabella D, di cui all'allegato A annesso al presente decreto le maggiori entrate derivanti dalla disposizione di cui al presente comma sono destinate alle esigenze di funzionamento del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia costiera».
Conseguentemente alla presente legge, inserire il seguente allegato:
Allegato A
| Tributi speciali per servizi resi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Personale delle Capitanerie di porto) | ||
| OGGETTO | TARIFFE (EURO) | ANNOTAZIONI |
| 1. Ammissione a pratica di navi e iscrizione di navi, unità da pesca e da diporto compresi i passaggi di proprietà. | 62,00 | Riduzione del 50 per cento per le navi inferiori alle 250 tonnellate di stazza lorda; aumento del 100 per cento per le navi di qualsiasi stazza adibite al trasporto di prodotti petroliferi e di merci pericolose alla rinfusa; esclusione delle navi di linea che effettuano più di una corsa giornaliera e di quelle da pesca, il cui importo è ridotto ad euro 5,17. |
| 2. Visite di sicurezza, di idoneità e tecnico sanitarie (comprese le unità da diporto). | 51,65 | Riduzione del 50 per cento per le navi inferiori alle 250 tonnellate di stazza lorda; aumento del 100 per cento per le navi di qualsiasi stazza adibite al trasporto di prodotti petroliferi e di merci pericolose alla rinfusa. |
| 3. Inchieste per sinistri marittime, svolte ad istanza degli interessati. | 129,12 | |
| 4. Scritturazione di atti contrattuali originali e di copie e di estratti degli atti stessi. | 0,26 | Il compenso spetta per ogni pagina |
.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 2824 «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonchè delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle risoluzioni 1970(2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Misure urgenti antipirateria»;
premesso che:
all'articolo 4, comma 13 del presente provvedimento è autorizzata, a decorrere dal 1º luglio 2011 e fino al 31 dicembre 2011, la spesa di euro 20.873.434 per la proroga della partecipazione di personale militare all'operazione militare dell'Unione Europea denominata Atalanta e all'operazione della NATO per il contrasto della pirateria, di cui all'articolo 4, comma 13, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9;
l'operazione militare Atalanta - a sostegno delle risoluzioni 1814(2008), 1816(2008) e 1838(2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - presenta tra i suoi compiti di missione la dissuasione, la prevenzione e la repressione degli atti di pirateria di cui all'azione comune 2087/851/PESC del Consiglio del 10 novembre 2008. In particolare il mandato prevede - oltre alla protezione delle navi PAM (Programma alimentare mondiale) che trasportano aiuti umanitari alle popolazioni sfollate della Somalia e delle navi mercantili che navigano al largo della Somalia, e la sorveglianza delle zone al largo della Somalia, comprese le sue acque territoriali che presentano rischi per le attività marittime - la possibilità di arresto, fermo e trasferimento delle persone che hanno commesso o sono sospettate di aver commesso atti di pirateria, di sequestro delle navi pirata, di requisizione dei beni trovati a bordo, al fine dell'esercizio della giurisdizione da parte degli Stati competenti;
sulla base dell'accettazione da parte della Somalia dell'esercizio della giurisdizione ad opera degli Stati membri e dell'articolo 105 della Convenzione del diritto del mare (sequestro di nave pirata e di nave catturata con atti di pirateria, arresto delle persone e requisizione dei beni e definizione del regime penale da parte degli Stati parte), le persone che hanno commesso o sono sospettate di aver commesso atti di pirateria, fermate nelle acque della Somalia o in alto mare, nonché i beni utilizzati dai pirati, sono trasferiti alle autorità competenti dello Stato che ha partecipato all'operazione, ovvero, se tale Stato non può o non vuole esercitare la giurisdizione, sono trasferiti a uno Stato membro o a qualsiasi Stato terzo che desideri esercitarla nei confronti di tali persone e beni;
riguardo all'esercizio della giurisdizione penale, l'Italia - dopo un primo periodo (2008) nel quale fu ipotizzato di processare i pirati catturati in Somalia mediante modalità di convalida degli arresti in videoconferenza - con il decreto-legge 15 giugno 2009 n. 61 ha invece rinunciato ad esercitare la propria giurisdizione sui pirati somali in favore del Kenya. Così che, in base all'Azione comune del Consiglio CE del 10.11.2008 n. 2008/851/PESC, il 6 marzo 2009 è stato concluso un Scambio di Lettere tra l'EU e il Kenya contenente le regole che disciplinano il trasferimento delle persone arrestate e il processo delle stesse con delle chiare garanzie sul rispetto dei diritti umani;
considerato che:
il citato accordo, come del resto anche l'ulteriore Scambio di Lettere tra l'UE e le Seychelles, non ha ad oggi conseguito i risultati sperati, in quanto è stato calcolato che il 60% dei pirati catturati in seno alla missione Atalanta sono stati rilasciati senza essere stati sottoposti ad alcun processo;
la patente inadeguatezza delle sanzioni penali per la repressione dei crimini pirateschi ha generato nei pirati l'idea di una quasi impunità, tale da inficiare l'efficacia dello stesso impegno militare internazionale:
valutato che:
la Risoluzione 1976 adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite l'11 aprile 2011 propone di istituire: un tribunale speciale di diritto somalo (assistito da giudici internazionali) che operi nelle zone di Somaliland e di Puntland, oppure un tribunale misto composto da giudici internazionali e giudici somali o, infine, un vero Tribunale internazionale specializzato contro la pirateria;
la creazione di un meccanismo giurisdizionale per la pirateria permetterebbe innanzitutto: la ripartizione dei costi tra tutta la comunità internazionale, rendendo più propensi gli Stati alla detenzione dei pirati; la diminuzione dei casi di rimessa in libertà dei pirati fermati sulla base di cavilli tecnici o dì richieste di asilo; la certezza della celebrazione dei processi, oggi frequentemente annullati per la mancanza di testimoni tra i marinai dei mercantili attaccati - mai stanziaIi, per evidenti motivi di lavoro, nello Stato in cui viene commesso il crimine e/o celebrato il processo;
ribadito che la soluzione ad un fenomeno con ricadute economiche globali come quello della pirateria marittima non può che investire, sotto ogni profilo - ivi incluso quello giurisdizionale - la comunità internazionale nel suo complesso;
impegna il Governo:
a rafforzare il proprio ruolo di stimolo in seno all'Unione Europea e presso le Nazioni Unite affinché sia istituito un Tribunale Penale Internazionale speciale o altro adeguato meccanismo giurisdizionale per i crimini legati alla pirateria marittima internazionale.
________________
(*) Accolto dal Governo
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 4 E ORDINE DEL GIORNO
Ritirato e trasformato nell'odg G4.0.1
Dopo l'articolo 4, aggiungere il seguente:
Art. 4-bis.
(Controllo del carico delle unità navali e aeree in applicazione dell'embargo di cui alle risoluzioni delle N.U. n. 1970 e 1973 del 2011)
Le Unità navali o gli aeromobili fermati in acque e spazi aerei internazionali, in applicazione dell'embargo delle armi, munizioni e materiali relativi, stabilito dalle risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono, se necessario, scortate nelle strutture portuali e aeroportuali italiane, da definirsi con la firma di un apposito MOU (Memorandum of Understanding) fra la NATO ed il Ministero della Difesa, per l'ispezione al carico. La possibilità di ispezione è estesa anche alle altre unità navali ed aeree, presenti sul territorio nazionale, quando sussistono fondati motivi di ritenere che il mezzo contenga materiali oggetto di divieto di cui alle medesime risoluzioni.
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2824,
impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 4.0.1
________________
(*) Accolto dal Governo come raccomandazione
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
1. La dotazione del fondo da ripartire di cui all'articolo 2, comma 616, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno, per la quota parte relativa ai proventi per l'anno 2011 delle addizionali di cui all'articolo 2, comma 11, della legge n.350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni, e comunque nel limite. di euro 10 milioni, è destinata all'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani, interessata da ingenti danni a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale temporanea, e parziale ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile «Vincenzo Florio».
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministri dell'economia e delle finanze, dell'Interno, della Difesa e delle infrastrutture e dei Trasporti, sentita la Provincia Regionale di Trapani, si provvede, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, alla individuazione degli interventi da attuare in riferimento al comma 1.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.
I Relatori
Approvato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex Risoluzione ONU n. 1973)
1. La dotazione del fondo da ripartire di cui all'articolo 2, comma 616, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, per la quota parte relativa ai proventi per l'anno 2011 delle addizionali di cui all'articolo 2, comma 11, lettera a), della legge n. 350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni, e comunque nel limite di euro 10 milioni, è destinata all'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia delle province interessate da ingenti danni a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex Risoluzione ONU n. 1973 che hanno inciso sulla operatività degli scali aeroportuali civili. .
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministeri dell'economia e delle finanze, dell'Interno, della Difesa e delle infrastrutture e dei Trasporti, sentite le province interessate, si provvede, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, alla individuazione degli interventi da attuare in riferimento al comma 1.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.».
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
Ai fini dell'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani interessata da ingenti danni e colpita da un tangibile crollo del flusso turistico a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale dell'aeroporto civile "Vincenzo Florio" dal 20/03/2011 al 30/03 2011 e la successiva chiusura temporanea con un conseguente cospicuo ridimensionamento delle autorizzazioni di volo dal 20/03/2011, e parzialmente ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile "Vincenzo Florio", e allo stesso modo interessata con gravi ricadute territoriali dall'allestimento di una grande tendopoli in località Kinisia del Comune di Trapani, vengono disposti i seguenti interventi di carattere straordinario:
rilascio della concessione definitiva di lunga durata all'AIRGEST S.p.a in esecuzione della delibera del Consiglio di Amministrazione dell' ENAC assunta in data 4 maggio2011 con espressa previsione dell'esenzione in capo al soggetto destinatario dell'obbligo di rendicontazione previsto dall'art. 17 del DM 521/97 a decorrere dal 1º gennaio 2011
Esenzione dal riversamento, per l'anno 2011, delle addizionali aeroportuali comunali prevista dall'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n.350 e successive modificazioni.
Immediata liquidazione dei trasferimenti erariali pregressi vantati dalla Provincia Regionale di Trapani nei confronti dello Stato e dai Comuni della stessa che ne abbiano diritto, escludendo l'applicabilità, per le spese di cui alla finalità di cui al presente articolo, dei limiti del patto di stabilità nella misura massima di 5 milioni di euro
Finanziamento di una campagna per la promozione dell'immagine turistica del territorio, che comprenda un piano di comunicazione articolato su più media (quotidiani, periodici, riviste di settore, tv, radio, internet, etc.) arredo urbano, implementazione del marchio territoriale provinciale per un importo di euro 1.500.000,00.
Contributo straordinario per la realizzazioni di eventi di grande richiamo turistico nella provincia di Trapani per un importo di 2.000.000,00.
Istituzione di un fondo per il pagamento della spesa per interessi per quelle imprese che faranno un ricorso straordinario al sistema creditizio per fronteggiare l'attuale situazione di crisi per un importo di euro 1.000.000,00.
Restano a carico delle competenti amministrazioni statali di riferimento le spese di ripristino di ogni danno cagionato dallo sviluppo di operazioni militari sulle infrastrutture e le attrezzature aeroportuali, sia militari che civili, da valutarsi tramite apposite perizie al termine delle operazioni
Al fine di favorire le condizioni atte a superare o attenuare l'attuale momento di crisi, anche attraverso l'incremento del traffico portuale, è disposto l'immediato ripristino dell'autorità portuale di Trapani.
Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo in prededuzione di quota parte dei proventi per l'anno 2011 delle addizionali di cui all'articolo 2, comma 11, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni».
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
Ai fini dell'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani interessata da ingenti danni e colpita da un tangibile crollo del flusso turistico a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale dell'aeroporto civile "Vincenzo Florio" dal 20/03/2011 al 30/03 2011 e la successiva chiusura temporanea con un conseguente cospicuo ridimensionamento delle autorizzazioni di volo dal 20/03/2011, e parzialmente ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile "Vincenzo Florio", e allo stesso modo interessata con gravi ricadute territoriali dall'allestimento di una grande tendopoli in località Kinisia del Comune di Trapani, vengono disposti i seguenti interventi di carattere straordinario:
rilascio della concessione definitiva di lunga durata all'AIRGEST S.p.a in esecuzione della delibera del Consiglio di Amministrazione dell' ENAC assunta in data 4 maggio2011 con espressa previsione dell'esenzione in capo al soggetto destinatario dell'obbligo di rendicontazione previsto dall'art.17 del DM 521/97 a decorrere dal 1 gennaio 2011
Esenzione dal riversamento, per l'anno 2011, delle addizionali aeroportuali comunali prevista dall'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n.350 e successive modificazioni.
Immediata liquidazione dei trasferimenti erariali pregressi vantati dalla Provincia Regionale di Trapani nei confronti dello Stato e dai Comuni della stessa che ne abbiano diritto, escludendo l'applicabilità, per le spese di cui alla finalità di cui al presente articolo, dei limiti del patto di stabilità nella misura massima di 5 milioni di euro
Finanziamento di una campagna per la promozione dell'immagine turistica del territorio, che comprenda un piano di comunicazione articolato su più media (quotidiani, periodici, riviste di settore, tv, radio, internet, etc.) arredo urbano, implementazione del marchio territoriale provinciale per un importo di euro 1.500.000,00.
Contributo straordinario per la realizzazioni di eventi di grande richiamo turistico nella provincia di Trapani per un importo di 2.000.000,00.
Istituzione di un fondo per il pagamento della spesa per interessi per quelle imprese che faranno un ricorso straordinario al sistema creditizio per fronteggiare l'attuale situazione di crisi per un importo di euro 1.000.000,00.
Restano a carico delle competenti amministrazioni statali di riferimento le spese di ripristino di ogni danno cagionato dallo sviluppo di operazioni militari sulle infrastrutture e le attrezzature aeroportuali, sia militari che civili, da valutarsi tramite apposite perizie al termine delle operazioni.
Al fine di favorire le condizioni atte a superare o attenuare l'attuale momento di crisi, anche attraverso l'incremento del traffico portuale, è disposto l'immediato ripristino dell'autorità portuale di Trapani.
Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo di quota parte delle autorizzazioni di spesa previste dall'articolo 4, comma 17, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2011».
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
Ai fini dell'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani interessata da ingenti danni a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale temporanea, e parziale ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile "Vincenzo Florio", è costituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo con una dotazione di euro 10.000.000.
A ristoro dei danni già prodotti e in attenuazione dell'attuale momento di crisi, per l'ambito territoriale di cui al comma 1 sono previsti in via straordinaria:
a) L'esenzione dal riversamento, per l'anno 2011, delle addizionali aeroportuali comunali previste dall'articolo 2, comma 11, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni
b) L'immediato ripristino dell'Autorità portuale di Trapani al fine dell'incremento del traffico portuale, anche considerato il progressivo decremento in atto di quello aeroportuale.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministeri dell'economia e delle finanze, della Difesa, e delle infrastrutture e dei Trasporti, si provvede, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, alla individuazione degli interventi da attuare in riferimento ai commi 1 e 2.
Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo di quota parte delle autorizzazioni di spesa previste dall'articolo 4, comma 17, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2011».
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
Ai fini dell'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani interessata da ingenti danni a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale temporanea, e parziale ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile "Vincenzo Florio", è costituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo con una dotazione di euro 10.000.000.
A ristoro dei danni già prodotti e in attenuazione dell'attuale momento di crisi, per l'ambito territoriale di cui al comma 1 sono previsti in via straordinaria:
a) L'esenzione dal riversamento, per l'anno 2011, delle addizionali aeroportuali comunali previste dall'articolo 2, comma 11, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni
b) L'immediato ripristino dell'Autorità portuale di Trapani al fine dell'incremento del traffico portuale, anche considerato il progressivo decremento in atto di quello aeroportuale.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministeri dell'economia e delle finanze, della Difesa, e delle infrastrutture e dei Trasporti, si provvede, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, alla individuazione degli interventi da attuare in riferimento ai commi 1 e 2.
Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate recate dall'articolo 24, comma 33, del dl 6 luglio 2011, n. 98, come convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, modificando al citato comma 33 le parole "in misura pari al 10%" con le parole "in misura pari al 15%"».
Ritirato
Dopo l'articolo 4, inserire il seguente:
«Art. 4-bis.
(Misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte da attività operative ex risoluzione ONU n. 1973)
1. Ai fini dell'adozione di misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia della Provincia Regionale di Trapani interessata da ingenti danni a seguito delle limitazioni imposte dalle attività operative militari ex risoluzione ONU n. 1973 che hanno determinato la chiusura totale temporanea, e parziale ancora in atto, dello scalo aeroportuale civile "Vincenzo Florio", è costituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo con una dotazione di euro 10.000.000.
2. A ristoro dei danni già prodotti e in attenuazione dell'attuale momento di crisi, per l'ambito territoriale di cui al comma 1 sono previsti in via straordinaria:
a) L'esenzione dal riversamento, per l'anno 2011, delle addizionali aeroportuali comunali previste dall'articolo 2, comma 11, della legge n.350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni
b) L'immediato ripristino dell'Autorità portuale di Trapani al fine dell'incremento del traffico portuale, anche considerato il progressivo decremento in atto di quello aeroportuale.
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato su proposta dei Ministeri dell'economia e delle finanze, della Difesa, e delle infrastrutture e dei Trasporti, si provvede, entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, alla individuazione degli interventi da attuare in riferimento ai commi 1 e 2.
4. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante utilizzo in prededuzione di quota parte dei proventi per l'anno 2011 delle addizionali di cui all'articolo 2, comma 11, della legge n. 350 del 24 dicembre 2003 e successive modificazioni.».
ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 5.
(Ulteriori misure di contrasto alla pirateria)
1. Il Ministero della difesa, nell'ambito delle attività internazionali di contrasto alla pirateria al fine di garantire la libertà di navigazione del naviglio commerciale nazionale, può stipulare con l'armatoria privata italiana e con altri soggetti dotati di specifico potere di rappresentanza della citata categoria convenzioni per la protezione delle navi battenti bandiera italiana in transito negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria individuati con decreto del Ministro della difesa, sentiti il Ministro degli affari esteri e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto conto dei rapporti periodici dell'International Maritime Organization (IMO), mediante l'imbarco, a richiesta e con oneri a carico degli armatori, di Nuclei militari di protezione (NMP) della Marina, che può avvalersi anche di personale delle altre Forze armate, e del relativo armamento previsto per l'espletamento del servizio.
2. Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1 opera in conformità alle direttive e alle regole di ingaggio emanate dal Ministero della difesa. Al comandante di ciascun nucleo, al quale fa capo la responsabilità esclusiva dell'attività di contrasto militare alla pirateria, e al personale da esso dipendente sono attribuite le funzioni, rispettivamente, di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria riguardo ai reati di cui agli articoli 1135 e 1136 del codice della navigazione e a quelli ad essi connessi ai sensi dell'articolo 12 del codice di procedura penale. Al medesimo personale sono corrisposti, previa riassegnazione delle relative risorse versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi del successivo comma 3, il compenso forfetario di impiego e le indennità previste per i militari imbarcati sulle unità della Marina negli spazi marittimi internazionali e si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12, e all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197, sostituita alla necessità delle operazioni militari la necessità di proteggere il naviglio di cui al comma 1.
3. Gli armatori che fruiscono dei servizi di protezione di cui al comma 1 provvedono al ristoro dei corrispondenti oneri, comprensivi delle spese per il personale di cui al comma 2 e delle spese di funzionamento, come definiti nelle convenzioni di cui al comma 1, mediante versamenti all'entrata del bilancio dello Stato, integralmente riassegnati, entro sessanta giorni, ai pertinenti capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa, in deroga alle previsioni dell'articolo 2, commi 615, 616 e 617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
4. Nei casi in cui non sono previsti i servizi di protezione di cui al comma 1, i servizi di vigilanza privata, disciplinati dagli articoli 133 e seguenti del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e dagli articoli 249 e seguenti del relativo regolamento di esecuzione, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni, possono essere svolti con l'impiego di particolari guardie giurate armate, a protezione delle merci e dei valori sulle navi mercantili e sulle navi da pesca battenti bandiera italiana negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria.
5. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti le caratteristiche, le condizioni e i requisiti per il possesso, l'utilizzo, l'acquisizione e il trasporto delle armi e delle munizioni il cui porto è autorizzato per la prestazione dei servizi di protezione di cui al comma 4.
6. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5, commi da 2 a 6, del decreto-legge n. 209 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 12 del 2009, e successive modificazioni, riferite alle navi e alle aree in cui si svolgono i servizi di cui ai commi 1 e 4.
EMENDAMENTI
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 5.
(Ulteriori misure di contrasto alla pirateria)
1. Nell'ambito delle attività internazionali di contrasto alla pirateria al fine di garantire la libertà di navigazione del naviglio commerciale nazionale, l'armatoria privata, può avvalersi di servizi di vigilanza privata, disciplinati dagli articoli 133 e seguenti del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e dagli articoli 249 e seguenti del relativo regolamento di esecuzione, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni, a protezione delle merci e dei valori sulle navi mercantili sulle navi da pesca battenti bandiera italiana negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria.
2. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti le caratteristiche, le condizioni e i requisiti per il possesso, l'utilizzo, l'acquisizione e il trasporto delle armi e delle munizioni il cui porto e' autorizzato per la prestazione dei servizi di protezione di cui al comma 1.».
Approvato
All'emendamento 5.100, al comma 4, sopprimere le parole: «fino al 31 dicembre 2012».
I Relatori
Approvato
All'emendamento 5.100, al capoverso "4.", dopo le parole: «dicembre 2012,» inserire le seguenti: «nei casi in cui non sono previsti i servizi di protezione di cui al commma 1 e».
V. testo 2
All'emendamento 5.100, al comma 5, sopprimere le parole: «individuare tra quelle che abbiano prestato servizio nelle Forze armate, anche come volontari, con esclusione dei militari di leva, e».
Approvato
All'emendamento 5.100, al comma 5, dopo la parola: «individuate» aggiungere la seguente: «preferibilmente».
Le Commissioni Riunite
Approvato nel testo emendato
Sostituire i commi 4 e 5 con i seguenti:
«4. Nell'ambito delle attività internazionali di contrasto della pirateria e della partecipazione di personale militare alle operazioni di cui all'articolo 4, comma 13, del presente decreto, anche in relazione all'Azione Comune del Consiglio 2008/851/PESC del 10 novembre 2008, ed in attesa della ratifica delle linee guida del »Maritime Safety Committee« (MSC) delle Nazioni Unite in seno all»'lnternational Maritime Organization» (IMO), è consentito, fino al 31 dicembre 2012, nei limiti di cui ai commi 5, 5-bis e 5-ter, l'impiego di guardie giurate, autorizzate ai sensi degli articoli 133 e 134 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana, che transitano in acque internazionali individuate con il decreto di cui al comma 1, a protezione delle stesse.
5. L'impiego di cui al comma 4 è consentito esclusivamente a bordo delle navi predisposte per la difesa da atti di pirateria, mediante l'attuazione di almeno una delle vigenti tipologie ricomprese nelle «best management practices» di autoprotezione del naviglio definite dall'lnternational Maritime Organization (IMO), nonché autorizzate alla detenzione delle armi ai sensi del comma 5-bis, attraverso il ricorso a guardie giurate individuate tra quelle che abbiano prestato servizio nelle Forze armate, anche come volontari, con esclusione dei militari di leva, e che abbiano superato i corsi teorico-pratici di cui all'articolo 6 del decreto del Ministro dell'interno 15 settembre 2009, n. 154, adottato in attuazione dell'articolo 18 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155.
5-bis. Il personale di cui al comma 4, nell'espletamento del servizio di cui al comma 5 ed entro i limiti territoriali delle acque internazionali a rischio di pirateria ivi previsti, può utilizzare le armi in dotazione delle navi, appositamente predisposte per la loro custodia, detenute previa autorizzazione del Ministro dell'interno rilasciata all'armatore ai sensi dell'articolo 28 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. La predetta autorizzazione è rilasciata anche per l'acquisto, il trasporto e la cessione in comodato al medesimo personale di cui al comma 4.
5-ter. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono determinate le modalità attuative dei commi 5, 5-bis e 5-ter, comprese quelle relative al porto e al trasporto delle armi e del relativo munizionamento, alla quantità di armi detenute a bordo della nave e la loro tipologia, nonché ai rapporti tra il personale di cui al comma 4 ed il comandante della nave durante l'espletamento dei compiti di cui al medesimo comma.».
Approvato
Dopo il comma 6, aggiungere il seguente:
«6-bis. All'articolo 111, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
"a) la vigilanza a tutela degli interessi nazionali e delle vie di comunicazione marittime al di là del limite esterno del mare territoriale, ivi compreso il contrasto alla pirateria, anche con le modalità di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107;"».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Dopo il comma 6, aggiungere il seguente:
«6-bis. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».
EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 5 E ORDINE DEL GIORNO
TONINI, SCANU, PEGORER, DE LUCA
Ritirato e trasformato nell'odg G5.0.1
Dopo l'articolo 5, inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
1. A seguito degli eventi bellici verificatisi in Libia, è disposta a cura del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro degli affari esteri una ricognizione delle società italiane e delle persone fisiche coinvolte nella crisi socio-politica sviluppatasi in quel paese: la ricognizione prende in esame la posizione delle persone fisiche e giuridiche che hanno dovuto interrompere le proprie attività con abbandono dei siti e degli impianti e conseguente rimpatrio delle maestranze a partire dal febbraio 2011. La ricognizione stima i danni riferiti a cantieri e stabilimenti abbandonati, oneri per mancati pagamenti di crediti maturati, impegni doganali fiscali e contributivi non assolti per causa di forze maggiore, spese sostenute per il periodo di inattività ivi comprese quelle del personale forzatamente inattivo.
2. Con successivo provvedimento da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Minsitro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, a valere sulle risorse finanziarie previste dall'articolo 5 della legge 6 febbraio 2009, n. 7, non impegnate per le finalità della medesima legge, determina i rimborsi a favore delle persone fisiche e giuridiche interessate dalla presente norma fissando i criteri per la documentazione dei danni subiti, le modalità di richiesta dei risarcimenti e la ripartizione tra i soggetti interessati, nel limite delle risorse disponibili e verificando le eventuali coperture assicurative esistenti.
3. Il provvedimento di cui al comma 2 può prevedere, nel limite delle medesime risorse, la sospensione temporale delle obbligazioni fiscali dei soggetti coinvolti per la quota parte riferita alle attività in Libia nonché per gli impegni doganali riferibili ad operazioni verso la Libia fino alla normalizzazione dei rapporti tra l'Italia e la Libia.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato a stipulare un'apposita convenzione con l'Associazione bancaria italiana per favorire la sospensione delle azioni legali riferite a richieste di rientro per finanziamenti, mutui bancari ed ipotecari di qualsiasi genere e natura, fidi e finanziamenti specifici per le attività svolte in Libia erogati da istituti bancari.".
TONINI, SCANU, PEGORER, DE LUCA
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2824,
impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 5.0.1.
________________
(*) Accolto dal Governo
Ritirato
Dopo l'articolo 5, inserire il seguente:
«Art. 5-bis.
(Embargo delle armi)
1. Le unità navali fermate in alto mare in applicazione dell'embargo delle armi stabilito dalle risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono, se necessario, scortate nelle rade e nei porti italiani per l'ispezione al carico. La possibilità di ispezione è estesa alle altre unità navali presenti sul territorio nazionale quando sussistono fondati motivi di ritenere che il mezzo contenga materiale oggetto di divieto di cui alle medesime risoluzioni. Alle ispezioni nelle rade e nei porti provvedono, nei tempi strettamente necessari per gli accertamenti, le autorità competenti trasmettendo al prefetto il relativo rapporto e tutti gli atti connessi all'eventuale sequestro dei mezzi e del carico trasportato. In caso di esito negativo dell'ispezione, l'unità navale fermata in alto mare lascia le acque territoriali nel termine indicato nell'apposito certificato d'ispezione, salvo che sia in possesso, della prescritta documentazione doganale del carico e fermo quanto disposto dal comma 7. Restano in ogni caso fermi i poteri spettanti alle altre amministrazioni dello Stato nei confronti delle navi italiane e straniere a tutela degli interessi pubblici loro affidati dalla legge.
2. Le ispezioni di cui al comma 1 sono effettuate dalle autorità competenti anche su aerei presenti nelle aree aeroportuali del territorio nazionale quando sussistono fondati motivi di ritenere che il mezzo contenga materiale oggetto di divieto di cui alle risoluzioni ivi indicate. Il conseguente rapporto e tutti gli atti relativi all'eventuale sequestro dei mezzi e del carico trasportato sono trasmessi al prefetto.
3. Se dalla ispezione risulti accertata la violazione delle risoluzioni di cui al comma 1, il prefetto, quale rappresentante del Governo:
a) confisca, unitamente al carico colpito dall'embargo, i mezzi di trasporto battenti la bandiera nazionale o appartenenti a soggetti di cittadinanza o nazionalità italiana;
b) negli altri casi, confiscata la merce colpita da embargo, informa immediatamente, tramite il Ministero degli affari esteri, il consolato rappresentante lo Stato interessato e pone a disposizione dello stesso Stato, per le determinazioni di sua competenza, il mezzo di trasporto, che viene trattenuto sotto sequestro, fermo restando quanto disposto dal comma 6. Qualora lo Stato interessato .non provveda, entro venti giorni dalla data della comunicazione, a ritirare il mezzo di trasporto, previo pagamento delle spese, l'autorità competente procede alla confisca del mezzo stesso.
4. I provvedimenti di sequestro e di confisca dei materiali e dei mezzi di trasporto sono notificati al comandante o conduttore del mezzo e ai soggetti che nei documenti di trasporto, di bordo e commerciali sono indicati come vettori, proprietari, armatori, o ai loro rappresentanti o raccomandatari, ai rispettivi recapiti ivi indicati. Per i soggetti titolari dei diritti sulle merci e sui mezzi di trasporto i cui nominativi o recapiti non risultino nei documenti summenzionati vale a tutti gli effetti la notifica ai comandanti o conduttori del mezzi stessi.
5. Ai fini delle ispezioni previste dal presente articolo il comandante della nave o dell'aereo, o chi ne fa le veci, e tenuto, a richiesta e secondo le istruzioni dei nuclei ispettivi, a mettere a disposizione il carico depositandolo nelle aree indicate, nonché ad esibire le carte e i documenti di bordo ed a fornire tutte le informazioni necessarie.
6. Gli oneri comunque connessi ai fermi, alle ispezioni, agli accertamenti, ai sequestri e alle confische previsti dal presente articolo restano a carico del soggetti di cui al comma 4.
7. Il rilascio delle navi previsto dal presente articolo 6 subordinato alla presentazione della dichiarazione sottoscritta dal locale raccomandatario, ai sensi.dell'articolo 3 della Legge 4 aprile 1977, 135, attestante is disponibilita della somma necessaria al pagamento delle spese indicate dal comma 6.
8. Nessun indennizzo è dovuto per i provvedimenti adottati dalle autorità competenti in esecuzione delle risoluzioni dell'ONU di cui al comma 1 in materia di embargo nei confronti della Libia.
9. Ove i soggetti tenuti agli adempimenti di cui al comma 5 non vi provvedano tempestivamente, l'autorità preposta all'esecuzione dell'ispezione adotta i provvedimenti necessari per l'esecuzione d'ufficio, anche a mezzo di imprese appositamente incaricate mediante affidamento a trattativa privata. La nota delle spese relative è resa esecutiva dal prefetto ed è notificata agli interessati per il pagamento, ai sensi del comma 3.
10. Ove i soggetti tenuti a sostenere gli oneri di cui al comma 6 non vi provvedano tempestivamente, la prefettura territorialmente competente può anticipare le spese necessarie, sulla base della documentazione giustificativa delle competenti amministrazioni, fatta salva la rivalsa nei confronti dei soggetti summenzionati.
11. Ai procedimenti di sequestro, custodia, confisca e vendita dei materiali e del mezzi e ai provvedimenti conseguenti adottati al sensi del presente articolo si applicano le disposizioni di cui al Capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689.
12. Per le finalità di cui al comma 9, è autorizzata la spesa di euro 2.000.000. Le somme occorrenti, nei limiti dell'importo suddetto, sono versate alla contabilità speciale delle prefetture interessate. Le somme successivamente recuperate sono versate al bilancio dello Stato con imputazione al capitolo 2368 dello stato di previsione dell'entrata. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 6.
(Disposizioni in materia di personale)
1. Al personale che partecipa alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano l'articolo 3, commi da 1 a 9, della legge 3 agosto 2009, n. 108, l'articolo 3, comma 6, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197, e l'articolo 5, comma 2-bis, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9.
2. L'indennità di missione, di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 3 agosto 2009, n. 108, è corrisposta:
a) nella misura del 98 per cento, al personale impiegato nelle missioni UNAMID, se usufruisce di vitto e alloggio gratuiti, ed EUPM e nella unità di coordinamento interforze JMOUs in Kosovo, di cui all'articolo 4, commi 8, 23 e 26;
b) nella misura del 98 per cento calcolata sulla diaria prevista con riferimento alla Repubblica democratica del Congo, al personale impiegato nella missione EUTM Somalia, di cui all'articolo 4, comma 16;
c) nella misura intera incrementata del 30 per cento, se non usufruisce, a qualsiasi titolo, di vitto e alloggio gratuiti, al personale impiegato presso il NATO HQ Skopje, di cui all'articolo 4, comma 3, e al personale impiegato in qualità di istruttore nella missione militare di cui all'articolo 4, comma 19.
3. Al personale che partecipa alle missioni di cui al presente decreto il compenso forfettario di impiego e la retribuzione per lavoro straordinario sono corrisposti in deroga, rispettivamente, ai limiti di cui all'articolo 9, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 171, e ai limiti orari individuali di cui all'articolo 10, comma 3, della legge 8 agosto 1990, n. 231. Al personale di cui all'articolo 1791, commi 1 e 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il compenso forfettario di impiego è attribuito nella misura di cui all'articolo 9, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 2007.
4. In relazione alle esigenze di supporto sanitario nelle missioni internazionali di cui al presente decreto, nell'ambito dei finanziamenti assicurati ai sensi dell'articolo 11, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613, il Ministero della difesa può avvalersi del personale appartenente alla Croce Rossa Italiana ausiliario delle Forze armate e dei relativi mezzi e materiali.
EMENDAMENTI E ORDINE DEL GIORNO
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Respinto
Al comma 1, sopprimere le parole da: «e l'articolo 5, comma 2-bis», fino alla fine del periodo.
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato e trasformato nell'odg G6.100
Aggiungere, in fine, i seguenti commi:
«4-bis. I membri degli organi di rappresentanza dei militari di cui all'articolo 1476 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, inviati in missione isolata per lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 1478 del medesimo decreto legislativo, ovvero al seguito e per collaborare con dipendenti di qualifica o grado più elevati o facente parte di delegazione ufficiale dell'amministrazione, sono tenuti a fruire di vitto ed alloggio gratuiti forniti dall'amministrazione.
4-ter. Gli articoli 1803 del 1804, 1816, 1815, 2162, 2261, 2262, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, nonché gli articoli 3 e 5 della legge 28 febbraio 2000, n. 42, sono abrogati.
4-quater. I risparmi di spesa derivanti dall'applicazione del comma 4-ter, valutati in 30.000.000 di euro annui a decorrere dall'anno 2011, sono destinati all'incremento del fondo di cui all'articolo 8, comma 11-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2824,
impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 6.100
________________
(*) Accolto dal Governo
Le Commissioni Riunite
Approvato
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. Al fine di garantire la piena funzionalità del Corpo della Guardia di Finanza, anche in relazione alle esigenze connesse alle missioni internazionali, l'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69, si interpreta nel senso che i componenti delle commissioni di avanzamento devono appartenere ai ruoli del servizio permanente effettivo, salvo che ricoprano cariche per le quali è prevista la partecipazioni a tali commissioni».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. I termini di cui all'articolo 2, comma 100, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, come prorogati dall'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, sono ulteriormente prorogati al 31 dicembre 2011. A tal fine, all'articolo 2, comma 100, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Le assunzioni di cui al presente comma possono essere disposte nei limiti delle disponibilità del predetto fondo.».
Le Commissioni Riunite
Ritirato
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. In relazione alle esigenze di completamento del reclutamento del personale dell'Esercito, della Marina. e dell'Aeronautica, anche connesse con le missioni internazionali, è autorizzata la spesa di 53 milioni di euro per l'anno 2011. Al relativo onere si provvede:
a) quanto ad euro 12.817.622, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, come integrata ai sensi dell'articolo 3, comma 2-bis, lettera b), del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73;
b) quanto ad euro 8.790.335, mediante utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi;
c) quanto ad euro 31.400.000, mediante riduzione lineare delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196 riferite al Ministero della difesa, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili. Tale importo può essere ridotto in corrispondenza di ulteriori rimesse ONU affluite all'entrata ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 1º aprile 2011 al 31 ottobre 2011 da destinare alle finalità di cui al presente comma.
4-ter. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».
I Relatori
V. testo 2
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. In relazione alle esigenze di completamento del reclutamento del personale dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, anche connesse con le missioni internazionali, è autorizzata la spesa di 53 milioni di euro per l'anno 2011. Al relativo onere si provvede:
a) quanto ad euro 12.817.622, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, come integrata ai sensi dell'articolo 3, comma 2-bis, lettera b), del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73;
b) quanto ad euro 8.790.335, mediante utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi;
c) quanto ad euro 31.392.043, mediante riduzione delle spese di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196 riferite al Ministero della difesa, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili. Tale importo può essere ridotto in corrispondenza di ulteriori rimesse ONU affluite all'entrata ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 1º aprile 2011 al 31 ottobre 2011 da destinare alle finalità di cui al presente comma.
Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».
I Relatori
Approvato
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. In relazione alle esigenze di completamento del reclutamento del personale dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, anche connesse con le missioni internazionali, è autorizzata la spesa di 53 milioni di euro per l'anno 2011. Al relativo onere si provvede:
a) quanto ad euro 12.817.622, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, come integrata ai sensi dell'articolo 3, comma 2-bis, lettera b), del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73;
b) quanto ad euro 8.790.335, mediante utilizzo delle somme versate all'entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi;
c) quanto ad euro 31.392.043, mediante riduzione delle dotazioni finanziarie relative alle spese rimodulate dall'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196 riferite al Ministero della difesa, che sono conseguentemente accantonate e rese indisponibili fino a concorrenza dell'onere. A questo scopo si applica quanto previsto dall'articolo 10, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. Tale importo può essere ridotto in corrispondenza di ulteriori rimesse ONU affluite all'entrata ai sensi dell'articolo 8, comma 11, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 1º aprile 2011 al 31 ottobre 2011 da destinare alle finalità di cui al presente comma.
Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.».
Ritirato
Dopo il comma 4, inserire il seguente:
«4-bis. Le risorse finanziarie di cui agli articoli 582, comma 1, lettera c), e 583, comma 1, lettera c), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono complessivamente incrementate di euro 85.000.000 per le esigenze delle Forze armate connesse anche alle missioni internazionali.».
Conseguentemente, all'articolo 10, comma 1:
- all'alinea, sostituire le parole: «euro 736.358.397» con le seguenti: «euro 821.358.397»;
- alla lettera a), sostituire le parole: «725.064.192 euro» con le seguenti: «810.064.192 euro».
Improcedibile
Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
«4-bis. Il termine di cui allarticolo 3, comma 2, primo periodo del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, differito dall'articolo 8, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 30 luglio 2010, n. 122, è differito di ulteriori 12 mesi».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 6
Respinto
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 6-bis.
1. All'articolo 663 del decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010, comma 1, dopo la lettera b),è aggiunta la seguente:
"b-bis) dal personale in sevizio permanente dei ruoli sovrintendenti e appuntati e carabinieri, in possesso dei requisiti di cui alla lettera a)"».
ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 7.
(Disposizioni in materia penale)
1. Alle missioni internazionali di cui al presente decreto si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12, e successive modificazioni, e all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.
EMENDAMENTI
CASSON, DELLA MONICA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, MARITATI, PERDUCA, DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE, MONGIELLO, AMATI (*)
Respinto
Al comma 1, dopo le parole: «e successive modificazioni,» sopprimere le seguenti «e all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197».
________________
(*) Firma aggiunta in corso di seduta
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole da: «, e all'articolo 4» fino alla fine del comma con le seguenti: «. Non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4, commi 1-sexies e 1-septies, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197».
ARTICOLO 8 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 8.
(Disposizioni in materia contabile)
1. Alle missioni internazionali delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della guardia di finanza di cui al presente decreto si applicano le disposizioni in materia contabile previste dall'articolo 5, commi 1 e 2, del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2009, n. 197.
2. Per assicurare la prosecuzione delle missioni internazionali senza soluzione di continuità, entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta delle Amministrazioni interessate, dispone l'anticipazione di una somma non superiore alla metà delle spese autorizzate dal presente decreto e comunque, per il Ministero della difesa, pari a euro 350.000.000 a valere sullo stanziamento di cui all'articolo 10, comma 1.
EMENDAMENTI
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Le somme iscritte in bilancio per l'esercizio finanziario 2011 ai sensi dell'articolo 603, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 662, e successive modificazioni, e dell'articolo 7, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, non impegnate al 31 dicembre 2011, sono mantenute in bilancio nel conto residui, per essere utilizzate nell'esercizio finanziario 2012.».
Improcedibile
Dopo il comma 2, inserire il seguente:
«2-bis. Le somme iscritte in bilancio per l'esercizio finanziario 2011 ai sensi dell'articolo 603, comma 1, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e successive modificazioni, e dell'articolo 7, comma 4, del decreto-legge 6 luglio 2010, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, non impegnate al 31 dicembre 2011, sono mantenute in bilancio nel conto residui, per essere utilizzate nell'esercizio finanziario 2012. Alla presente disposizione non si applica l'articolo 10, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
«2-bis. Al fine di accelerare il processo di acquisizione di risorse da destinare al complessivo quadro esigenziale del Ministero della difesa, consentendo il conseguimento dei relativi effetti positivi per la finanza pubblica e per la dotazione del fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni e integrazioni, l'articolo 307 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, comma 10 lettera b), si interpreta nel senso che gli oneri per la partecipazione alla commissione ivi prevista sono a carico, in aggiunta a quanto stabilito per la dismissione del bene, del privato cittadino acquirente. A tal fine il parere richiesto alla commissione di congruità di cui all'articolo 307 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, comma 10 lettera b) sopracitato, rispetto ai beni per i quali sono già stati pubblicati i relativi decreti di individuazione ai fini del trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato e per i quali esistono istanze di acquisizione formalizzate prima della data di entrata in vigore del presente decreto, è adottato entro il 31 ottobre 2011».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 8 E ORDINE DEL GIORNO
Le Commissioni Riunite
Ritirato e trasformato nell'odg G8.0.1
Dopo l'articolo, inserire il seguente:
«Art. 8-bis.
(Modifiche alla Legge 18 Aprile 1975, n. 110)
1. Al fine del perseguimento del contenimento della spesa e della maggiore efficienza dei procedimenti amministrativi correlati, tenuto conto della necessità di garantire la pubblica sicurezza e i princìpi nazionali ed europei in termini di concorrenza, alla legge 18 aprile 1975, n. 110, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l'articolo 1 è sostituito dal seguente:
"Articolo 1. - (Armi e munizioni da guerra) - 1. Agli effetti delle leggi penali, di quelle di pubblica sicurezza e delle altre disposizioni legislative o regolamentari in materia sono armi e munizioni da guerra quelle comprese nel materiale d'armamento di cui all'articolo 2 della legge 9 luglio 1990 n.185, nonché le bottiglie o gli involucri esplosivi o incendiari. Sono inoltre armi e munizioni da guerra quelle previste dalla Categoria A dell'Allegato I della Direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi.";
b) all'articolo 2 al secondo comma il primo periodo è abrogato;
c) all'articolo 6 il quinto comma è sostituito dal seguente:
"La commissione esprime parere obbligatorio su tutte le questioni di carattere generale e normativo relative alle armi e alle misure di sicurezza per quanto concerne la fabbricazione, la riparazione, il deposito, la custodia, il commercio, l'importazione, l' esportazione, la detenzione, la raccolta, la collezione, il trasporto e l' uso delle armi".
d) l'articolo 7 è abrogato;
e) all'articolo 10 nel terzo periodo del sesto comma le parole «del catalogo nazionale» sono soppresse;
f) all'articolo 11:
1) al primo comma, le parole: "il numero di iscrizione del prototipo o dell'esemplare nel catalogo nazionale, nonché" sono soppresse;
2) al terzo comma, il secondo periodo è soppresso;
3) il settimo comma è abrogato;
g) all'articolo 11-bis nel primo comma le parole: ", il numero di catalogo ove previsto," sono soppresse;
h) all'articolo 12, il quarto comma è abrogato;
i) all'articolo 14:
1) le parole del primo comma: "ovvero risultino non catalogate o non conformi ai tipi catalogati," sono sostituite con le seguenti: "ovvero a giudizio del Banco risultino diverse dalle armi comuni da sparo";
2) il quinto comma è abrogato;
3) al sesto comma le parole: "per mancata catalogazione di una arma" sono sostituite dalle seguenti: "di cui al primo comma";
l) all'articolo 23:
1) il n. 1) del primo comma è sostituito dal seguente: "1) le armi comuni da sparo non regolarmente importate o trasferite sul territorio nazionale;";
2) al quarto comma le parole del secondo paragrafo "di catalogo o" sono soppresse;
3) al sesto comma le parole: "del prototipo al Ministero dell' interno ai fini dell'iscrizione nel catalogo nazionale o" sono soppresse;
2. Le somme provenienti dalla riduzione di spesa dovuta alle soppressioni di cui al presente articolo sono attribuite al Ministero della Difesa, che le destina alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi e degli equipaggiamenti impiegati nelle missioni internazionali».
Le Commissioni Riunite
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2824,
impegna il Governo ad affrontare e risolvere le problematiche di cui all'emendamento 8.0.1 (testo corretto)
________________
(*) Accolto dal Governo
ARTICOLO 9 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 9.
(Riduzione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali)
1. Entro il 30 settembre 2011, nel quadro della razionalizzazione globale dell'impegno militare nelle missioni internazionali di pace e sicurezza, il Ministro della difesa assicura la riduzione di almeno 1.000 unità di personale militare impegnato nelle missioni internazionali di cui al presente capo, dalle 9.250 unità impegnate nel primo semestre 2011. Entro il 31 dicembre 2011, il Ministro della difesa assicura l'ulteriore riduzione di almeno 1.070 unità.
EMENDAMENTI
Le Commissioni Riunite
Approvato
Sostituire l'articolo con il seguente:
«Art. 9. - 1. Entro il 30 settembre 2011, nel quadro della razionalizzazione globale dell'impegno militare nelle missioni internazionali di pace e di sicurezza, il Governo, con comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, assicura la riduzione di almeno 1.000 unità di personale militare impegnato nelle missioni internazionali di cui al presente capo, dalle 9.250 unità impegnate nel primo semestre 2011. Entro il 31 dicembre 2011 il Governo, con comunicazione alle Commissioni parlamentari competenti, assicura l'ulteriore riduzione di almeno 1.070 unità.
2. Entro 60 giorni dalla scadenza del decreto semestrale o annuale, di proroga delle missioni, il Governo presenta al Parlamento una relazione analitica sulle missioni militari e di polizia di cui al presente decreto con riferimento all'evoluzione di ciascuna missione, agli obiettivi prefissati e alla verifica dei risultati conseguiti. In base alla relazione, ai fini di un contenimento degli oneri relativi alle missioni di pace e di sicurezza, nel rispetto degli impegni internazionali assunti, viene indicato un piano per la rimodulazione dell'impegno militare».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Al comma 1, sostituire le parole: «di almeno 1000 unità di» con le seguenti: «pari almeno al 20 per Cento del».
CAFORIO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI
Precluso dall'approvazione dell'em. 9.2 (testo 2 corretto)
Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «al presente capo», sino alla fine del periodo con le seguenti: «all'articolo 4, comma 1».
Conseguentemente, al secondo periodo, sostituire le parole da: «l'ulteriore riduzione» sino alla fine del periodo, con le seguenti: «il ritiro della partecipazione italiana alle missioni di cui al precedente periodo».
EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 9
SCANU, AMATI, PINOTTI, CRISAFULLI, DEL VECCHIO, GASBARRI, NEGRI, PEGORER
Respinto
Dopo l'articolo inserire il seguente:
«Art. 9-bis.
1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa è istituito un fondo in conto capitale, con una dotazione di 10 milioni di euro, destinato ad avviare le urgenti operazioni di bonifica delle aree militari di pertinenza dei poligoni militari di tiro di Capo Teulada e di Salto di Quirra, da effettuare d'intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche mediante l'impiego del genio militare».
Conseguentemente all'articolo 10, comma 1, lettera a) sostituire le parole: «725.064.192» con le seguenti: «735.064.192 euro».
ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE
Capo III
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 10.
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni del presente decreto, escluso l'articolo 4, comma 31, pari complessivamente a euro 736.358.397 per l'anno 2011, si provvede rispettivamente:
a) quanto a 725.064.192 euro per l'anno 2011 mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307;
b) quanto a 11.294.205 euro mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni e integrazioni.
2. Agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 4, comma 31, pari a euro 17.400.000, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per la quota di risorse destinate al fondo di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.
3. Agli oneri connessi all'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1970 (2011) e 1973 (2011) nel periodo dal 18 marzo 2011 al 30 giugno 2011, si provvede con quota parte delle maggiori entrate acquisite con le modalità di cui all'articolo 5, comma 5-quinquies, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni, nella misura di euro 134.000.000 a favore del Ministero della difesa, al cui personale si applicano le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8, e di euro 8.000.000 a favore del Ministero degli affari esteri.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTI
Le Commissioni Riunite
Approvato
Al comma 1, sostituire la parola: «escluso» con le seguenti: «esclusi l'articolo 3, comma 18, e».
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sostituire il comma 3 con il seguente:
«3. Agli oneri connessi all'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1970 (2011) e 1973 (2011) nel periodo dal 18 marzo 2011 al 30 giugno 2011, si provvede:
a) quanto a euro 134.000.000 con corrispondente riduzione dei capitoli di spesa di cui all'articolo 11, comma 6 della legge 13 dicembre 2010, n. 221;
b) quanto a euro 8.000.000 con corrispondente riduzione dei capitoli allocati nel programma «cooperazione allo sviluppo» di cui all'articolo 6, comma 6 della legge 13 dicembre 2010, n. 221. Al personale del ministero della difesa si applicano le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Al comma 3, sostituire le parole: «articoli 7 e 8» con le seguenti: «articoli 6 e 7».
ARTICOLO 11 DEL DECRETO-LEGGE
Articolo 11.
(Entrata in vigore)
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
EMENDAMENTI AL TITOLO DEL DISEGNO DI LEGGE
PERDUCA, PORETTI, DI GIOVAN PAOLO
Ritirato
Sostituire il titolo col seguente:
Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2011, recante proroga delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia, disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, misure urgenti antipirateria (11G0148), nonché dissolvimento degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione».
Ritirato
Sostituire il titolo con il seguente:
«Conversione In legge del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, recante proroga delle missioni internazionali delle forze armate di polizia italiane».
Le Commissioni Riunite
Approvato
Al titolo, sostituire le parole: «degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.» con le seguenti: «delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l'attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione».
Ritirato
Al titolo sostituire le parole: «degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia» con le seguenti: «delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia nonché degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione».
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Barelli, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Costa, Davico, De Gregorio, Dell'Utri, Del Pennino, Gallo, Gentile, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Stancanelli, Thaler Ausserhofer, Viceconte, Villari e Zanoletti
E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Gruppi parlamentari, variazioni nella composizione
Con lettera in data 21 luglio 2011, i senatori Roberto Centaro, Mario Ferrara e Salvo Fleres hanno comunicato di cessare di far parte del Gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà e di aderire al Gruppo parlamentare Coesione Nazionale-Io Sud.
Il Presidente del Gruppo Coesione Nazionale-Io Sud ha accettato tale adesione.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Con lettera pervenuta il 22 luglio 2011, il Presidente del Gruppo il Popolo della Libertà ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
9a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Raffaele Stancanelli;
11a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Raffaele Stancanelli ed entra a farne parte la senatrice Dorina Bianchi;
12a Commissione permanente: cessa di appartenervi la senatrice Dorina Bianchi.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 15 luglio 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:
dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) approvata nella seduta del 29 giugno 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Programma di lavoro della Commissione per il 2011 (COM(2010) 623 definitivo) (Atto comunitario n. 68) (Doc. XVIII, n. 100);
dalla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) approvata nella seduta del 13 luglio 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM (2011) 121 definitivo) (Doc. XVIII, n. 101).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione
Il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi la senatrice Dorina Bianchi, in sostituzione del senatore Paolo Barelli, dimissionario.
Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione
In data 21 luglio 2011, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nonché dell'articolo 3, comma 7, della legge 20 giugno 2003, n. 140, avanzata dall'onorevole Amedeo Ciccanti, già senatore nella scorsa legislatura, nell'ambito di un procedimento civile pendente nei suoi confronti dinanzi la Corte di appello di Ancona.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Castiglione Maria Giuseppa
Modifica all'articolo 17, comma 4, della legge 15 luglio 2011, n. 111, in materia di deroga al blocco del turn over del personale del Servizio sanitario regionale in ordine al conferimento di incarichi di dirigenti medici responsabili di struttura semplice (2839)
(presentato in data 21/7/2011 ) ;
senatore Pinzger Manfred
Modifiche all'articolo 125 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in materia di contratti pubblici (2840)
(presentato in data 22/7/2011 ) ;
senatore Pinzger Manfred
Disposizioni in materia di trattamento fiscale delle borse di studio (2841)
(presentato in data 22/7/2011 ) ;
senatori Pignedoli Leana, Andria Alfonso, Antezza Maria, Bertuzzi Maria Teresa, Mongiello Colomba, Pertoldi Flavio, Randazzo Nino, Adamo Marilena, Agostini Mauro, Amati Silvana, Barbolini Giuliano, Bassoli Fiorenza, Biondelli Franca, Bosone Daniele, Cabras Antonello, Carloni Anna Maria, Casson Felice, Della Seta Roberto, Ferrante Francesco, Fioroni Anna Rita, Granaiola Manuela, Livi Bacci Massimo, De Sena Luigi, Marinaro Francesca Maria, Molinari Claudio, Morri Fabrizio, Musi Adriano, Nerozzi Paolo, Soliani Albertina
Misure di semplificazione a sostegno della competitività e della responsabilizzazione delle imprese agricole e deleghe al Governo per il riordino della normativa agricola e per la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (2842)
(presentato in data 25/7/2011 ) ;
senatori Zanda Luigi, Agostini Mauro
Misure per la trasparenza delle operazioni di fusione a seguito di acquisizioni societarie mediante indebitamento (2843)
(presentato in data 26/7/2011 ) .
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Alessio Butti, in data 22 luglio 2011, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Butti. - "Istituzione del comprensorio dei comuni rivieraschi del Lario e disciplina dei rapporti con il consorzio dell'Adda" (1897).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 22 luglio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 4 giugno 2010, n. 96 - lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio del 25 giugno 2009 che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (386).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 22 luglio 2011 - alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 31 agosto 2011. Le Commissioni 1a, 5a, 13a e 14a potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 21 agosto 2011.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 19 luglio 2011, ha inviato il documento che espone il monitoraggio gestionale delle entrate e delle spese del bilancio dello Stato, realizzato secondo le regole di contabilità nazionale "Sec 95", aggiornato al mese di dicembre 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 667).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 19 luglio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15-bis, comma 2, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, e successive modificazioni, le relazioni sull'impatto finanziario derivante dagli atti e dalle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, relative al primo semestre 2010 con aggiornamento al 30 settembre 2010 (Doc. LXXIII, n. 5) e al quarto trimestre 2010 (Doc. LXXIII, n. 6).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti.
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 18 luglio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1993,n. 79, convertito dalla legge 22 maggio 1993, n. 157, la relazione sull'attività svolta dal Comitato di liquidazione della Società Ristrutturazione elettronica SpA (REL), relativa agli anni dal 2003 al 2009.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXIV, n. 1).
Enti pubblici e di interesse pubblico, trasmissione di documenti
Il Presidente dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), con lettera in data 24 giugno 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 101, la relazione sull'attività svolta dall'Istituto stesso in materia di interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole nell'anno 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XCII, n. 4).
Parlamento europeo, trasmissione di documenti
Il Vice Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 4 luglio 2011, ha inviato il testo di undici risoluzioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 6 al 9 giugno 2011; sono state trasmesse altresì due dichiarazioni scritte che hanno raccolto le firme della maggioranza dei componenti del Parlamento europeo:
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga il regolamento (CE) n. 1541/98 del Consiglio relativo alle attestazioni d'origine di taluni prodotti tessili della sezione XI della nomenclatura combinata immessi in libera pratica nella Comunità, nonché alle condizioni cui è subordinata l'accettazione di tali attestazioni e che modifica il regolamento (CEE) n. 3030/93 del Consiglio relativo al regime comune da applicare alle importazioni di alcuni prodotti tessili originari dei paesi terzi (Doc. XII, n. 779). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Croazia sulla partecipazione della Repubblica di Croazia ai lavori dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Doc. XII, n. 780). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di talune infrastrutture (Doc. XII, n. 781). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai conti economici ambientali europei (Doc. XII, n. 782). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a, alla 9a, alla 12a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulle relazioni commerciali UE-Canada (Doc. XII, n. 783). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulle agenzie di rating del credito: prospettive future (Doc. XII, n. 784). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 6a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla dimensione esterna della politica sociale, la promozione delle norme sociali e del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese europee (Doc. XII, n. 785). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 10a, alla 11a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
una risoluzione sul regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo: esperienza acquisita e prospettive future (Doc. XII, n. 786). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione su "Investire nel futuro: Un nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) per un'Europa competitiva, sostenibile e inclusiva" (Doc. XII, n. 787). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul vertice UE-Russia (Doc. XII, n. 788). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione su Guantanamo: decisione imminente di pena capitale (Doc. XII, n. 789). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
una dichiarazione scritta sulla lotta alla corruzione nello sport europeo (Doc. XII, n. 790). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;
una dichiarazione scritta sull'attività del Comitato per le persone scomparse a Cipro (Doc. XII, n. 791). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 22 luglio 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/32/CE relativa al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo (COM (2011) 439 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 13ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 6 ottobre 2011.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 13ª Commissione entro il 29 settembre 2011.
La Commissione europea, in data 25 luglio 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CEE) n. 3821/85 relativo all'apparecchio di controllo nel settore dei trasporti su strada e recante modifica del regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (COM (2011) 451 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 8ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 6 ottobre 2011.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 8ª Commissione entro il 29 settembre 2011.
Commissione europea, ulteriore deferimento per l'espressione di osservazioni a Commissioni permanenti di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
Con riferimento alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'efficienza energetica e che abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE (COM (2011) 370 definitivo), la 13ª Commissione potrà formulare osservazioni e proposte alla 10ª Commissione entro il 4 agosto 2011.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore De Toni ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02316 della senatrice Bugnano e del senatore Belisario.
I senatori Bertuzzi, Perduca, Paolo Rossi, Mariapia Garavaglia, Ceccanti, De Sena, Fioroni, Mauro Maria Marino, Antezza, Ferrante, Marini, Tomaselli, Carloni, Giaretta e Incostante hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02320 del senatore Di Giovan Paolo.
Le senatrici Biondelli e Chiaromonte hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02328 della senatrice Bassoli ed altri.
Mozioni
FILIPPI Marco, ZANDA, DONAGGIO, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI, SANGALLI, TOMASELLI - Il Senato,
premesso che:
il comparto dell'autotrasporto è attraversato da una profonda crisi e rischia di essere limitato dal mancato intervento di una riforma e da una competizione fondata unicamente sui costi;
nonostante il settore dell'autotrasporto italiano sia quello più assistito dalla finanza pubblica, molte aziende rischiano di soccombere e cessare l'attività a causa delle caratteristiche dimensionali e finanziarie;
negli ultimi 20 anni si è determinata una concentrazione del settore industriale e di quello relativo ai servizi di logistica in grandi multinazionali; nello stesso periodo il settore dell'autotrasporto è rimasto frazionato e destrutturato in imprese di piccole e piccolissime dimensioni. Tale distorsione ha determinato un "peso" negoziale diverso che ha portato le tariffe ad abbassarsi notevolmente, non per effetto della qualità o efficienza del trasporto, ma per una rincorsa al contenimento dei costi, inducendo la maggior parte del settore ad operare nell'irregolarità e nella illegalità;
10 anni di finanziamenti pubblici non hanno modificato lo stato delle cose: incidenti, infortuni e vittime della strada non diminuiscono, le infiltrazioni della malavita che tende ad assumere il controllo della rete di distribuzione aumentano, lo spostamento della merce sulla modalità "gomma" nella quasi totalità del trasportato provoca un inquinamento crescente;
la scelta di effettuare finanziamenti a pioggia ha determinato il mantenimento della struttura del settore, con imprese sempre più deboli e indebitate e il ricorso alla violazione delle regole per comprimere i costi e competere sul mercato, con dipendenti delle imprese che si trovano a guidare mezzi pesanti fino a 24 ore consecutive violando tutte le leggi che regolano la circolazione stradale;
in Italia si è mantenuto un numero di imprese di autotrasporto (93.427, tra le quali si annoverano anche imprese che non hanno mezzi propri ma che effettuano unicamente intermediazione allungando la catena dei subappalti) che è quasi il triplo rispetto a Paesi come la Francia (42.551) o la Germania (34.824);
dal 2000 al 2011 le imprese di autotrasporto hanno ricevuto dallo Stato 4,9 miliardi di euro di incentivi, con un crescendo che ha portato a garantire alla categoria, anche negli anni dei tagli lineari di Tremonti, oltre 700 milioni di euro all'anno (per gli anni 2010 e 2011), più del doppio rispetto a quanto inserito nel decreto incentivi (decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 73 del 2010) che avrebbe dovuto sostenere la ripresa economica dei vari settori dell'economia nazionale. Ma le aziende di autotrasporto sono rimaste, per fatturato, addetti e investimenti, ferme a com'erano nel 2000;
gli aiuti sono stati utilizzati per mantenere prezzi bassi e competere in maniera distorta sul mercato. Tale fenomeno si è ulteriormente aggravato con la concorrenza dei Paesi neo comunitari. In alcuni casi, poi, gli incentivi sono finiti nei bilanci delle associazioni di rappresentanza del settore dell'autotrasporto, come nel caso degli stanziamenti sostenuti per la riduzione dei pedaggi autostradali. Tale misura, del tutto in contraddizione rispetto alle scelte fatte dalla Comunità europea secondo il principio del "chi inquina paga", è istituita nel 1995. Nel 2000 la "voce" diventa strutturale con una dote di 77,5 milioni di euro che è incrementata con stanziamenti di anno in anno. Lo stanziamento è assegnato al Comitato centrale dell'albo degli autotrasportatori per interventi in materia di riduzione dei pedaggi autostradali e sicurezza delle infrastrutture. In realtà annualmente il Ministero delle infrastrutture e trasporti con apposita circolare stabilisce che il 90 per cento dell'importo sia destinato alla riduzione dei pedaggi autostradali e solamente il 10 per cento alla sicurezza stradale. In seguito, l'albo dispone che la percentuale di riduzione sia proporzionale al fatturato annuale che le aziende spendono in pedaggi. Le risorse possono essere riconosciute alle singole aziende di autotrasporto ma anche a cooperative e consorzi in possesso dei requisiti mutualistici, aventi nell'oggetto sociale l'attività di autotrasporto e iscritte all'albo. In realtà nessuno di questi consorzi fa realmente attività di autotrasporto ma consente di raggiungere più facilmente le soglie più elevate di sconto. Sotto i 50.000 euro di pedaggi non spetta la riduzione, tra i 50.000 e i 200.000 euro, la riduzione è del 4,3 per cento e bisogna superare i 2,6 milioni di euro per avere il massimo dello sconto consentito, il 13 per cento;
la maggior parte delle imprese italiane, da sole, arriverebbero a malapena alla prima tranche di sconto; così entra in campo il consorzio che, unendo le varie aziende, riesce ad ottenere lo sconto massimo del 13 per cento. È evidente che dell'intero sconto non beneficia esclusivamente le aziende perché una parte importante è trattenuta dal consorzio;
le imprese strutturate sono quelle più a rischio e per questo negli ultimi anni hanno iniziato una politica di delocalizzazione aprendo stabilimenti nei Paesi neo comunitari. I camion, poi, finiscono per operare comunque in Italia;
l'autotrasporto italiano non può essere, quindi, lasciato a se stesso dal Governo che si limita all'ordinaria amministrazione eludendo le questioni di una possibile riforma e da una crisi certa,
impegna il Governo:
a favorire una revisione delle competenze normative in materia di autotrasporto che riaffermi il ruolo del Ministero delle infrastrutture e trasporti, al fine di garantire uniformità di comportamenti in tutto il Paese e di evitare fenomeni di dumping territoriale tra imprese;
ad elaborare proposte normative per correggere le distorsioni esistenti nel mercato, favorendo le aggregazioni e lo sviluppo di grosse imprese di trasporto (al pari degli altri Paesi europei) in grado di negoziare in un mercato libero il costo del servizio;
a disporre l'immediata cancellazione, d'ufficio, delle imprese iscritte all'albo autotrasportatori che non dispongono di veicoli;
a prevedere una correlazione più stringente fra ricavi delle aziende per operazioni di autotrasporto e capacità trasportistica per prevenire o contrastare la sproporzione tra gli obblighi contrattuali assunti e la capacità effettiva di sostenerli;
a incentivare le imprese che chiudono, erogando fondi per il pagamento dei debiti dell'impresa, favorendo l'acquisto dei mezzi da parte di altre imprese italiane e garantendo sgravi fiscali e contributivi alle imprese che, acquisendo le imprese in crisi, assumono il personale e i mezzi;
ad intensificare ed inasprire il sistema dei controlli nei confronti delle imprese che violano le normative sul codice della strada e delle imprese che sfruttano irregolarmente la libertà di stabilimento attraverso la finta apertura di sedi all'estero;
a prevedere specifiche e proporzionate sanzioni per le imprese che violano gli obblighi di natura sociale (omissione dei versamenti Iva, oneri sociali e previdenziali, eccetera) o che siano state condannate per violazioni relative alla gestione aziendale;
a sviluppare ed incentivare l'intermodalità, assicurando contributi alle imprese italiane che investono in tale direzione, e a garantire il corretto utilizzo e la piena capacità di tutte le reti di trasporto presenti al fine di aumentare la velocità commerciale, abbattere l'inquinamento e ridurre drasticamente gli infortuni e gli incidenti stradali i cui costi sociali sono di proporzioni immense;
a proporre nuove disposizioni per le cooperative che impiegano soci lavoratori, per impedire che si compiano abusi al fine di ovviare alle norme sulla sicurezza o di tutela dei lavoratori;
ad assumere iniziative per contenere il fenomeno della subvezione limitando a due passaggi la "vendita" dello stesso contratto di trasporto ed inserendo il principio dell'indeducibilità dei relativi costi dal terzo passaggio al fine di disincentivare l'intermediazione;
a favorire la previsione della confisca della merce in caso di trasporto abusivo e mancato rispetto della normativa in materia di costi minimi di sicurezza: misura importante e necessaria se si intende far sì che sia l'intera filiera ad essere effettivamente responsabilizzata;
a reintrodurre nell'ordinamento il principio di pari trattamento in ambito europeo, modificando la disposizione del codice della strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive modificazioni) che impone alle sole aziende italiane di autotrasporto il pagamento immediato in strada delle sanzioni elevate in caso di violazione;
a destinare i proventi derivanti dalle "accise dimenticate" (circa 10 miliardi di euro) al miglioramento della mobilità delle merci e al recupero della carenza infrastrutturale che separa l'Italia dagli altri Paesi.
(1-00451)
BIANCONI, MARINI, ADRAGNA, BOLDI, VITALI, CARRARA, TREU, ZANOLETTI, SCARPA BONAZZA BUORA, TOFANI, ADERENTI, BALBONI, VALLARDI, VACCARI, DIVINA, MARAVENTANO, MAZZATORTA, VALLI, MONTANI, RIZZI, PITTONI, MURA, BONFRISCO, SANCIU, ZANETTA, LEONI, CONTINI, DIGILIO, FOSSON, BODEGA, GALLO, FILIPPI Alberto, MONTI, SANTINI, DE FEO, SERAFINI Giancarlo, PASTORE, GRILLO, BALDINI, POLI BORTONE, BAIO, CASTRO, DI STEFANO, BIANCHI, LICASTRO SCARDINO, DE ECCHER - Il Senato,
premesso che:
a tre anni dalla riforma dell'organizzazione comune di mercato (OCM) nel settore vinicolo, le imprese hanno dimostrato grandi capacità di reazione e adattamento ai mutamenti di mercato, nonostante la crisi economica. In questo quadro, però, si inserisce la concorrenza sleale di alcuni Paesi europei, che si avvalgono di pratiche fraudolente per produrre a basso costo;
le nuove regole sulla protezione dei vini DOP (denominazione di origine protetta) e IGP (indicazione geografica tipica), gli obblighi legati alla certificazione dei vini alla luce del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 2 novembre 2010, recante "Approvazione dello schema di piano dei controlli", nonché la nuova disciplina sull'etichettatura dei vini con le novità introdotte dal decreto legislativo n. 61 del 2010 anche in ordine ai meccanismi di classificazione dei vini e di utilizzo delle menzioni tradizionali prospettano scenari futuri che non rassicurano i nostri produttori;
le recenti e più severe norme sulle indicazioni da inserire nelle etichette degli alimenti approvate il 6 luglio 2011 dal Parlamento europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo impongono agli operatori del settore l'obbligo di adeguarsi entro tre anni dall'entrata in vigore della normativa;
con riferimento specifico all'olio d'oliva, nel febbraio 2010 la Commissione europea ha apportato una modifica al regolamento sulle caratteristiche e i metodi di analisi degli oli di oliva e degli oli di sansa d'oliva, che inasprisce e affina i controlli sulla presenza dei cosiddetti "oli deodorati" negli oli "normali", poi spacciati e venduti illegalmente per oli di frantoio (regolamento (CE) n. 61/2011);
con questo provvedimento normativo l'Unione europea ha preso atto dell'esistenza di un problema di sofisticazione, muovendosi in una direttrice volta a fare chiarezza sulle zone d'ombra di una certa olivicoltura che nulla ha a che fare con l'alta qualità e che fino ad oggi ha inquinato il mercato dell'origine certa del prodotto made in Italy;
negli ultimi anni sta emergendo sempre più l'esigenza da parte del consumatore di conoscere l'origine e l'autenticità dei prodotti agro-alimentari acquistati. La difficoltà principale, per chi vuole assicurare la tracciabilità, sta nell'individuare una proprietà del prodotto che lo identifichi in maniera inequivocabile lungo tutta la filiera agro-alimentare e che risulti affidabile e di semplice identificazione: una sorta di DNA del prodotto, in quanto l'informazione in esso contenuta lo contraddistingue univocamente e non può essere modificata durante i processi di lavorazione, a differenza delle caratteristiche qualitative su cui si basavano le tradizionali identificazioni varietali,
impegna il Governo:
a continuare ad attivarsi, con determinazione, presso tutte le sedi comunitarie affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino italiano e sia tutelato il lavoro dei produttori vinicoli, scongiurando l'introduzione di sistemi produttivi che abbiano come effetto il livellamento dei gusti verso il basso;
ad adoperarsi, in accordo con gli altri Paesi che, come l'Italia, hanno interesse a salvaguardare la vitivinicoltura di qualità, per ridiscutere le normative europee che prevedono, a partire dal 2015, la liberalizzazione degli impianti dei vigneti e per mantenere l'attuale regolamentazione che assicura un giusto equilibrio tra la tutela dell'esistente e le esigenze di mercato;
a consentire ai produttori di olio d'oliva di operare all'interno di un sistema in cui risulti più flessibile promuovere la migliore produzione delle aziende olivicole che aderiscono al consorzio "I.O.O.% qualità italiana", il consorzio del vero olio extra vergine di oliva prodotto in Italia, con programmi di promozione sui mercati esteri;
ad incrementare le misure di sostegno al comparto produttivo del vino e dell'olio, anche in vista della revisione dell'OCM vino, prevista per il 2015;
a promuovere sul mercato la qualità e l'originalità delle eccellenze enogastronomiche italiane e valorizzarle anche dal punto di vista territoriale e agrituristico, con azioni strategiche da parte delle istituzioni nazionali e locali che coinvolgano anche i singoli produttori, garantendo la creazione di una filiera "virtuosa", in modo da rendere più competitivi i prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani.
(1-00452)
Interrogazioni
MICHELONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
a seguito della chiusura di numerose rappresentanze consolari - nell'ambito della ristrutturazione della rete diplomatico-consolare italiana all'estero decisa dal Governo - e della mancata istituzione di agenzie o sportelli consolari da parte del Ministero degli affari esteri, molti cittadini italiani si rivolgono ai Patronati italiani, operanti sul territorio, nella speranza di ottenere quei servizi istituzionali che non sono più garantiti come prima dagli uffici;
di conseguenza, si verificano scene incresciose davanti ai Patronati, che non contribuiscono affatto a migliorare l'immagine dell'Italia agli occhi dei cittadini e delle Istituzioni dei Paesi che ospitano le comunità italiane;
tenuto conto che:
in particolare, giovedì 7 luglio, nella mattinata, numerosi connazionali si sono raccolti presso il Patronato INCA/CGIL di Amburgo, intenzionati ad ottenere il rilascio del passaporto. L'impiegata del predetto Patronato, non potendo soddisfare le richieste degli italiani presentatisi al suo ufficio, è stata aggredita fisicamente ed il Patronato stesso si è visto costretto a richiedere l'immediato intervento della polizia tedesca;
nell'ex circoscrizione consolare di Amburgo risiedono circa 18.000 cittadini italiani che, fino a poco tempo fa, facevano riferimento al Consolato generale sito nella città anseatica tedesca, porto commerciale tra i più importanti d'Europa. È anche frequente il caso di turisti italiani che, avendo smarrito i documenti e non avendo altri punti di riferimento, si rivolgono ai Patronati;
considerato che non si può nemmeno sottovalutare la situazione in cui versano migliaia di pensionati italiani residenti nella ex circoscrizione consolare: per ottenere il certificato di esistenza in vita dalla propria rappresentanza, ai fini del pagamento della pensione INPS, i suddetti pensionati sono costretti a recarsi da Amburgo al Consolato generale di Hannover (sede ricevente), che dista 360 chilometri dal loro luogo di residenza, pagando mediamente 120 euro per il biglietto ferroviario e, pertanto, subendo indirettamente una decurtazione delle già modeste pensioni percepite,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, in considerazione della gravità della situazione sopra descritta, intenda intervenire con provvedimenti urgenti per dare risposta alla domanda di servizi dei nostri connazionali residenti nella ex circoscrizione consolare di Amburgo, prevenendo in tal modo ulteriori stati di tensione, e se, al fine di risolvere in via definitiva la grave situazione determinatasi con la chiusura del Consolato generale, intenda valutare l'apertura di un'Agenzia consolare nella suddetta città, al fine di attenuare i disagi gravi fin qui riscontrati e purtroppo assolutamente prevedibili.
(3-02330)
MICHELONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
la 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato della Repubblica è intervenuta in più occasioni sulle linee portanti della ristrutturazione della rete diplomatico-consolare italiana all'estero che, stante il progetto del Governo, si concluderà entro la fine del 2011 con la chiusura di 18 sedi consolari (di cui 13 in Europa), di alcune ambasciate e il declassamento di 4 consolati generali a consolati;
la chiusura di così tante rappresentanze consolari genera, come è stato ripetutamente sottolineato, numerosi problemi per gli interessi del sistema economico e imprenditoriale;
inoltre, il sistema economico e imprenditoriale non potrà più avvalersi del supporto dell'Istituto per il commercio con l'estero (Ice), che la manovra economica (decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), varata dal Governo, ha accorpato al Ministero degli affari esteri (Mae). Se si considera che, stante ciò, non è stato previsto il trasferimento al Mae stesso delle risorse finanziarie che alimentavano l'attività dell'Ice, di conseguenza, con molta probabilità, occorrerà tempo prima che il nuovo assetto sviluppi una cultura organizzativa e operativa in grado di fornire servizi e assistenza alle imprese italiane che operano nei mercati mondiali;
la chiusura e l'accorpamento di tanti uffici consolari non facilita di certo il mantenimento dei rapporti commerciali, culturali ed economici costruiti nel tempo e che andrebbero ulteriormente sviluppati. Non è assolutamente chiaro come e con quali strumenti e risorse si potranno potenziare i rapporti con le realtà economiche e politiche locali, soprattutto in Paesi come la Germania, la Francia, il Belgio e la Svizzera, dove l'Italia ha forti interessi commerciali e che, allo stesso tempo, sono anche i più colpiti dalla ristrutturazione della rete consolare;
i predetti Paesi ospitano, tra l'altro, grandi comunità di cittadini italiani emigrati, che costituiscono una ricchezza per il Paese sotto ogni punto di vista: risulta dunque un paradosso la loro gratificazione, come spesso accade nelle occasioni formali, con il titolo di "ambasciatori dell'Italia all'estero", se poi si negano loro i servizi essenziali, obbligandoli di fatto a lunghi tragitti, ad attese snervanti e a problematici contatti telefonici con gli uffici consolari, che, nel caso delle sedi riceventi, sono diventati ancor più difficoltosi;
il ridimensionamento degli organici ha accresciuto le difficoltà operative: molti consolati già segnalano accumuli di arretrati e l'allungamento dei tempi di erogazione dei servizi. Delle difficoltà dei consolati si è avuto prova anche in occasione delle recenti operazioni elettorali per il voto referendario: in molti casi, si sono registrati macroscopici errori nell'organizzazione dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), errori che si ritenevano superati e che, invece, sono comparsi di nuovo;
le distanze tra sedi in chiusura e sedi riceventi sono in tanti casi un ostacolo insormontabile per molte persone, in particolare per quelle che hanno difficoltà a spostarsi a causa della loro età. In particolare, alcuni non potranno di certo utilizzare il computer per dialogare con il cosiddetto "consolato digitale", istituto che dovrebbe sostituire le "strutture fisiche" nell'erogazione di alcuni servizi, mentre altri dovranno sopportare il costo del biglietto ferroviario, costo che grava su bilanci familiari spesso piuttosto modesti;
tenuto conto che:
hanno destato forti preoccupazioni le decisioni assunte dal consiglio di amministrazione del Mae riguardanti la chiusura di sedi consolari come quella di Lilla (Francia), chiusa dal 1° luglio scorso, Manchester (Inghilterra), che chiuderà i battenti dal 1° ottobre 2011, e Losanna (Svizzera), che chiuderà anch'essa dal 1° novembre 2011. Decisioni confermate nonostante l'appello ad attendere l'esito dell'indagine conoscitiva sulla "Riorganizzazione della rete diplomatico-consolare e sull'adeguatezza e sull'utilizzo delle dotazioni organiche e di bilancio del Ministero degli affari esteri", promossa congiuntamente dalle Commissioni affari esteri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
la chiusura del Consolato generale di Losanna è stata decisa senza considerare l'eventuale possibilità di un suo declassamento a semplice Consolato e prestando una scarsa attenzione all'appello pressante rivolto dal Consiglio di Stato del Cantone di Vaud, dalle altre istituzioni locali e dagli organismi di rappresentanza italiani, preoccupati per la chiusura del Consolato. Chiusura che, oltretutto, determina un vuoto sotto il profilo geografico, poiché Losanna costituisce luogo fisico di unificazione delle due collettività italiane in Svizzera, quella del Cantone Friburgo e quella del vodese;
la chiusura del Consolato generale di Losanna, oltre che grave sotto il profilo dei rapporti politico economici, sottovaluta l'importanza della comunità italiana ivi residente, costituita da oltre 60.000 concittadini registrati all'Aire. Tale decisione importa altresì l'archivio del consolato in chiusura ed il relativo trasferimento al Consolato generale di Ginevra, strutturalmente inadeguato ad accogliere il personale, per cui si stima che occorreranno costosissimi lavori di ristrutturazione dell'immobile e, presumibilmente, un notevole esborso per il trasloco. È da chiedersi, inoltre, in che quantità e qualità il Consolato ricevente potrà erogare i servizi alla consistente comunità facente capo alla città di Losanna, posto che questa si sommerà a quella, anch'essa molto numerosa, residente nel Cantone di Ginevra;
nel Nord-Pas de Calais, una delle regioni economicamente più importanti della Francia, vi è una presenza italiana più che secolare, fortemente legata all'Italia e ai suoi valori culturali, che ha ampiamente contribuito a diffondere e a valorizzare. La chiusura del Consolato italiano di Lilla crea quindi forti difficoltà agli oltre 35.000 cittadini italiani iscritti all'Aire che risiedono nell'intera regione, e non solo a Lilla. Se è vero che Parigi, grazie all'alta velocità, è raggiungibile in un'ora di treno - tuttavia all'elevato costo di 110 euro per il biglietto ferroviario -, non si può ignorare che per raggiungere Lilla da numerose località di insediamento della comunità italiana occorrono altre due ore di viaggio;
la chiusura del Consolato di Lilla non comporta, quanto meno nel medio periodo, risparmi tali da giustificare la decisione presa. Infatti, il trasferimento del personale operante nell'ex Consolato di Lilla si traduce anche in un notevole aumento dell'assegno di sede dovuto ai dipendenti operanti a Parigi, a cui si deve aggiungere l'indennità di trasporto per coloro che manterranno la residenza a Lilla e il maggior costo per i docenti ministeriali dei corsi di lingua e cultura italiana;
per quanto concerne la circoscrizione consolare di Manchester, qui risiedono 65.000 cittadini italiani emigrati che, per recarsi al Consolato generale di Londra, devono percorrere 700 chilometri tra andata e ritorno, con gravi difficoltà per i nostri concittadini appartenenti alle prime emigrazioni;
l'apertura di agenzie e sportelli nelle città predette - oltre a tutelare gli interessi economici, culturali e politici dello Stato italiano in regioni di fondamentale importanza - consente una ristrutturazione graduale e senza forti penalizzazioni per le numerosissime comunità italiane che vi risiedono, comunità che, tra l'altro, generano un consistente indotto verso il Paese, con un vantaggio economico a favore dell'Italia che si conferma da decenni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda procedere all'apertura di agenzie consolari nelle sedi, già chiuse o in procinto di chiudere, di Liegi (Belgio), Lilla (Francia), Losanna (Svizzera) e Manchester (Inghilterra), con un organico variabile tra i 3 e i 4 collaboratori;
se intenda procedere all'apertura di uno sportello consolare nelle città di Amburgo (Germania), Genk (Belgio) e Mannheim (Germania), con una dotazione di massimo due collaboratori.
(3-02331)
ARMATO, DE LUCA, CARLONI, ANDRIA, CHIAROMONTE, FIORONI, INCOSTANTE, TOMASELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
in data 8 luglio 2011 Iveco SpA, società del gruppo Fiat industrial, ha inviato alle rappresentanze sindacali unitarie diIrisbus Italia SpA, stabilimento di Flumeri, (Avellino), una lettera nella quale comunicava che Irisbus intende trasferire a Itala SpA il ramo d'azienda costituito dallo Stabilimento di valle Ufita e che, nel contempo, Itala SpA ha intenzione di ricevere il suddetto ramo d'azienda;
l'effetto del trasferimento è previsto per il 1° ottobre 2011, in relazione al perfezionamento, da parte degli organi societari competenti, degli atti necessari e di ogni correlato adempimento;
per il predetto trasferimento Iveco SpA ha addotto le seguenti motivazioni: la produzione dello stabilimento di valle Ufita è destinata principalmente al mercato italiano di autobus urbani e, in misura minore, alla produzione di bus gran turismo, con l'acquisizione di commesse attraverso la partecipazione e l'aggiudicazione di gare d'appalto di forniture indette dalle aziende di trasporto pubblico; il mercato degli autobus in Italia continuerebbe ad essere pesantemente colpito da una grave crisi che ha visto ridursi drasticamente le immatricolazioni nel corso degli ultimi anni, passando da 1.444 unità del 2006 alle 1.113 del 2010 e alle 291 assegnate nell'anno in corso; nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006, a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi dell'anno in corso, sarebbe arrivata a 145 autobus; le previsioni per il medio periodo continuerebbero ad evidenziare un trend di forte contrazione della domanda e, al momento, non sarebbe ipotizzabile una ripresa con volumi produttivi che giustifichino, da un punto di vista industriale, la continuità del sito produttivo;
secondo Iveco SpA, il trasferimento e la cessione dello stabilimento di valle Ufita, ad una società che opera anche nell'ambito di una diversa area di business, sarebbe l'unica soluzione possibile per la continuità del sito produttivo;
il personale dipendente interessato al trasferimento è costituito da un dirigente, 123 impiegati e quadri e 561 operai;
Iveco ha comunicato altresì che il personale che risulterà dipendente di Irisbus al momento del trasferimento del ramo d'azienda proseguirà, senza soluzione di continuità, la propria attività con Itala SpA;
dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat passa direttamente alla chiusura dello stabilimento;
la cessione dello stabilimento, a Itala SpA del gruppo DR motor, oltre a destare preoccupazione per le sorti degli oltre 700 dipendenti e, complessivamente, per l'intero indotto, segna, drammaticamente, l'uscita di Fiat dalle produzioni per il trasporto pubblico;
le strategie di DR automobiles groupe sono soprattutto orientate alla produzione di auto e soltanto marginalmente a quella di autobus gran turismo e componentistica per suv, pertanto lo stabilimento irpino dovrebbe subire una profonda ristrutturazione degli impianti, testati oggi per una produzione fino a 1.000 autobus in un anno;
dopo aver ottenuto accordi capestro accompagnati da proclami di sviluppo e investimenti, l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler chiude dopo Termini Imerese e Imola anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia;
la decisione unilaterale di Fiat, tra l'altro, arriva proprio mentre i sindacati stavano per avviare con la Regione un programma per l'ammodernamento del parco autobus delle aziende regionali che avrebbe garantito alla fabbrica di Flumeri commesse per 100 milioni di euro;
la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino;
in Italia, sono almeno 20.000 gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco macchine delle società di trasporto;
manca con tutta evidenza una politica industriale nel settore del trasporto pubblico, falcidiato dai ripetuti tagli agli investimenti,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri;
se non ritenga strategico predisporre un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;
se non ritenga necessario destinare una parte dei fondi FAS a tali progetti;
se ritenga di dover convocare a un tavolo nazionale i vertici della Fiat, per conoscere le sorti dello stabilimento Irisbus di Flumeri;
se ritenga urgente verificare le reali intenzioni del gruppo Fiat riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra Fiat group e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e di proseguire negli obiettivi di sviluppo che prevedevano la crescita della produzione nel nostro Paese da 650.000 a 1.400.000 auto.
(3-02332)
BERSELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
nella notte tra 30 giugno ed il 1° luglio 2011, nella piazza Spallanzani di Scandiano (Reggio Emilia), il cittadino marocchino Zoahir Kenaan ha picchiato la moglie Eleonora Nicolaci con furia cieca colpendola con calci in faccia fino a renderla irriconoscibile;
dopo due giorni di custodia cautelare in carcere e due settimane di arresti domiciliari scontati presso la casa del fratello, all'udienza del 18 luglio il Tribunale penale di Reggio Emilia in composizione monocratica nella persona del giudice dottoressa Antonella Pini Bentivoglio, ha accolto la pena concordata dalla difesa dell'imputato e dal pubblico ministero dottor Luciano Padula, condannando l'imputato per i reati di lesioni aggravate, di minacce aggravate e di violenza privata in danno della propria moglie alla pena, a giudizio dell'interrogante davvero ridicola, della reclusione di cinque mesi da scontarsi, addirittura, agli arresti domiciliari;
tale pronuncia ha destato grande sconcerto presso la comunità di Scandiano, trattandosi di condanna manifestamente inadeguata in rapporto alla gravità dei fatti. La donna, sfigurata dal marito, non ha subito conseguenze mortali solo grazie all'intervento di un cittadino, che si trovava lì casualmente, e delle Forze dell'ordine;
non si comprende come il pubblico ministero abbia potuto prestare il proprio consenso ad una pena assolutamente irrisoria, tenuto conto di un episodio di inaudita violenza;
non si comprende, altresì, come il giudice abbia potuto ritenere "congrua la pena indicata" dalle parti, in evidente contrasto con l'art. 444, comma 2, del codice di procedura penale,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere al fine di verificare l'eventuale sussistenza degli estremi per l'attivazione dell'azione disciplinare con riferimento alla vicenda esposta;
quali ulteriori iniziative urgenti di competenza intenda adottare al riguardo, atteso che a giudizio dell'interrogante una siffatta pronuncia potrebbe costituire un pericoloso precedente per episodi analoghi.
(3-02333)
LUMIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
è in atto una vertenza delicatissima tra i lavoratori, le forze sindacali e la Fincantieri sul futuro del cantiere navale di Palermo che ha coinvolto tutte le forze sociali e politiche del territorio del capoluogo siciliano;
di recente questa vertenza si è particolarmente acuita perché lo stabilimento Fincantieri di Palermo è stato arbitrariamente sostituito da uno stabilimento privato di Genova per una commessa di 70 milioni di euro, che era stata data per acquisita dalla stessa Fincantieri, azienda pubblica controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze attraverso la finanziaria Fintecna;
la commessa, relativa a una nave da crociera della società Costa necessitante di opere di riparazione e di trasformazione, avrebbe garantito e alleviato le difficoltà occupazionali in cui versa il cantiere, testimoniate dall'ampio ricorso alla cassa integrazione;
nella città si sono susseguiti incontri ed iniziative per focalizzare una strategia in grado di coinvolgere i parlamentari nazionali e regionali per le rispettive competenze;
l'on. Pino Apprendi, deputato regionale e Vice Presidente della Commissione attività produttive, ha seguito in modo costante e rigorosamente istituzionale tale drammatica vicenda con diversi interventi in Assemblea regionale e nella stessa Commissione di merito;
il 19 luglio 2011 è avvenuto un fatto spiacevole che testimonia l'incapacità e l'arroganza del gruppo dirigente scelto dalla Fincantieri per guidare il cantiere navale di Palermo: al Vice Presidente della Commissione attività produttive dell'Assemblea regionale siciliana è stato letteralmente impedito di entrare nell'area del cantiere navale di Palermo per incontrare i lavoratori e i rappresentanti sindacali dei lavoratori a seguito dell'occupazione di una gru e dei tetti degli edifici interni,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, oltre a chiarire le cause della mancata acquisizione della richiamata commessa e le responsabilità del management di Fincantieri, ritenga opportuno prendere provvedimenti utili a garantire una gestione aziendale del cantiere navale di Palermo che promuova e non penalizzi il cantiere, assicurando l'occupazione dei lavoratori e il rilancio di tutte le attività (costruzione, trasformazione e riparazione) dello stabilimento siciliano, nonché evitare atteggiamenti arroganti e contrari all'esercizio democratico delle funzioni da parte di rappresentanti politici che svolgono con scrupolo e rispetto la propria attività pubblica.
(3-02334)
LUSI, LEGNINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il Tar del Lazio, con diverse e successive sentenze, ha annullato il decreto n. 3 del 2009 del Commissario delegato all'emergenza del terremoto in Abruzzo, accogliendo i ricorsi di 26 Comuni abruzzesi esclusi dal "cratere sismico" e dai relativi benefici economici e fiscali;
tali sentenze affermano che nel compilare la lista dei Comuni aventi diritto a rientrare nel cosiddetto cratere sismico, l'allora Commissario per l'emergenza sisma, dottor Guido Bertolaso, aveva individuato come riferimento unico il rilievo macrosismico e non quello dei danni effettivamente riscontrati sul territorio;
la Presidenza del Consiglio dei ministri ha chiesto all'Avvocatura dello Stato di impugnare le predette sentenze del Tar Lazio;
l'Avvocatura dello Stato, con propria nota del 23 luglio 2011 ha affermato: "L'Avvocatura dello Stato, condividendo tale valutazione, ha doverosamente proposto appello dinanzi al Consiglio di Stato";
dalla stampa (si veda, per tutti, "Il Messaggero d'Abruzzo", del 21 luglio 2011) si è appreso che il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, Gianni Chiodi, nella sua qualità di Commissario, ha dichiarato di non aver presentato appello avverso le sentenze del Tar Lazio, sostenendo che l'Avvocatura dello Stato avrebbe proposto un appello contro il proprio (nella qualità di Commissario) volere;
a quanto risulta agli interroganti Chiodi, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano "Il Messaggero d'Abruzzo", pubblicata il 24 luglio 2011, ha dichiarato: "Io non sono affatto il Commissario all'emergenza che viene citato nella lettera dell'Avvocatura, io sono il Commissario alla ricostruzione - precisa il Presidente della Regione - il Commissario all'emergenza è Bertolaso";
a tutti da sempre era noto che il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, Commissario alla ricostruzione, fosse subentrato anche nella qualità di Commissario delegato all'emergenza del terremoto in Abruzzo, sin dal 1° febbraio 2010, al posto del dottor Guido Bertolaso;
il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, nella sua veste di Commissario, ha più volte affermato, a mezzo stampa, di non voler appellare le predette sentenze presso il Consiglio di Stato;
più precisamente, il Presidente e Commissario Chiodi avrebbe affermato: "Da subito mi sono dichiarato pubblicamente contrario ad appellare il pronunciamento del Tar. Ho anche scritto anche al Consiglio dei Ministri e alla Protezione civile per favorire il rinnovo dell'istruttoria";
considerato, invece, che a quanto risulta agli interroganti:
il Segretario generale dell'Avvocatura di Stato, con propria nota del 23 luglio 2011, avrebbe affermato che "non consta che il Commissario delegato abbia mai manifestato all'Avvocatura la propria volontà di non interporre appello";
Chiodi nega di essere titolare anche della funzione di Commissario per l'emergenza sisma in Abruzzo,
si chiede di sapere:
quale sia il nome e il cognome della persona che alla data del 1° febbraio 2010, su decisione del Presidente del Consiglio dei ministri e dello stesso Consiglio dei ministri, ha sostituito il dottor Guido Bertolaso nella funzione e nelle responsabilità di Commissario per l'emergenza del sisma in Abruzzo;
se il nome e il cognome del Commissario all'emergenza che, alla data del 1° febbraio 2010, ha sostituito il dottor Guido Bertolaso nella funzione e nelle responsabilità di Commissario per l'emergenza del sisma in Abruzzo corrisponda al dottor Gianni Chiodi, Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo;
a quale titolo il dottor Chiodi abbia finora utilizzato i fondi posti a disposizione del Commissario per l'emergenza del sisma in Abruzzo, a partire dal 1° febbraio 2010, avendo affermato di non essere il nominato Commissario all'emergenza;
se il commissario Chiodi si sia mai opposto alla proposizione dell'appello alle predette sentenze del Tar Lazio o abbia mai manifestato all'Avvocatura generale dello Stato la propria volontà di non interporre appello;
se risponda al vero che la Presidenza del Consiglio dei ministri sia stata formalmente sollecitata dal Commissario per la ricostruzione e Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, Gianni Chiodi, al fine di avviare la procedura di riesame prescritta dalle sentenze del Tar Lazio;
se la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia avviato le procedure di riesame dei dati e dei rilievi macrosismici, eventualmente anche con nuovi sopralluoghi, in osservanza delle sentenze del Tar Lazio, nei Comuni arbitrariamente esclusi dal "cratere sismico".
In allegato alla presente interrogazione è stata trasmessa della documentazione che resta acquisita agli atti del Senato.
(3-02335)
BRUNO, MOLINARI, RUTELLI, RUSSO, MILANA, BAIO, DIGILIO, GERMONTANI, CONTINI, FISTAROL, D'ALIA, NEGRI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
una giovane nigeriana, Kate Omoregbe, detenuta nel carcere di Castrovillari (Cosenza), tra circa un mese e mezzo finirà di scontare la pena detentiva e, a seguito del rilascio, rischia l'espulsione dall'Italia con il conseguente rientro nel suo Paese di origine;
in Nigeria sembrerebbe pesare su di lei una condanna a morte a seguito del suo rifiuto di acconsentire ad un matrimonio combinato dalla famiglia, che nel frattempo l'ha ripudiata, e per la mancata conversione dalla religione cristiana a quella islamica;
la giovane parrebbe risiedere in Italia da oltre 10 anni con regolare permesso di soggiorno;
l'articolo 27 della Costituzione italiana non ammette la pena di morte,
si chiede di sapere, verificata la vicenda, che cosa intenda fare il Governo per impedire il rimpatrio di Kate Omoregbe e tutelare così il suo elementare diritto alla vita evitando che l'Italia si renda compartecipe di un atto di disumana violenza.
(3-02336)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PINZGER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 277 del 19 luglio 2011 introduce 5 nuove giornate di divieto di circolazione in cui i mezzi pesanti (veicoli di massa superiore a 7,5 tonnellate) non potranno circolare sulle strade e sulle autostrade;
non essendo il citato decreto ad oggi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, si ritiene che il primo divieto previsto per la giornata odierna (22 luglio 2011 dalle ore 16.00 alle ore 24.00) non risulti applicabile, non potendo essere considerato il decreto fonte normativa;
pur riconoscendo che il citato decreto ministeriale è un atto dovuto, rilasciato a seguito dell'ordinanza del TAR del Lazio in accoglimento del ricorso di CODACONS, questa misura rischia di far perdere competitività al sistema economico italiano rispetto ai principali Paesi europei;
l'intero settore dei trasporti deve già sostenere il costo del carburante che è tra i più cari d'Europa e inoltre negli altri Paesi europei o i divieti di circolazione non esistono, oppure sono stati fissati in misura notevolmente inferiore rispetto all'Italia e di conseguenza le imprese oltralpe possono lavorare in media tre mesi in più all'anno;
la velocità commerciale delle merci in Italia è la più bassa d'Europa e di questo passo la produttività delle imprese italiane di trasporto che garantiscono la distribuzione di oltre l'80 per cento delle merci italiane è seriamente compromessa;
i nuovi divieti rischiano inoltre di produrre una maggiore saturazione delle strade nelle ore precedenti all'inizio dei divieti e in tal modo difficilmente si risolveranno i problemi di congestione della rete viaria;
inoltre i nuovi divieti costringeranno la produzione a riorganizzare i flussi attraverso l'aumento dello stock di merce nei magazzini con un conseguente aumento dei costi di gestione,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo non ritengano che il citato provvedimento riduca l'efficienza e la competitività del mondo dei trasporti già fortemente colpito dal recente aumento del prelievo fiscale sul carburante;
se non ritengano che il decreto ministeriale in questione costituisca un serio svantaggio per le imprese di trasporti italiane minacciando una diminuzione del trasporto merci in generale;
se non ritengano di dover emanare, in tempi brevi, altre misure per incidere realmente sul congestionamento stradale senza penalizzare la cinghia di distribuzione del sistema produttivo italiano.
(4-05685)
GIARETTA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
i mezzi di informazione hanno riportato la notizia dell'inaugurazione da parte di alcuni Ministri della sede decentrata di 4 ministeri a Monza;
dalle immagini apparse sui media sembra prevalere, per i colori e i simboli usati, l'immagine di una sede di partito piuttosto che di una sede istituzionale;
a quanto risulta all'interrogante, non è nuovo l'utilizzo di denari pubblici da parte della Lega per operazioni di immagine a proprio vantaggio, basti ricordare la nota questione della sede scolastica di Adro (Brescia), interamente ricoperta di simboli leghisti,
si chiede di conoscere:
chi abbia concesso in uso e con quali procedure gli spazi pubblici di proprietà dello Stato con la finalità di ospitare queste sedi;
quante unità di personale verranno impiegate in queste sedi;
quali siano gli oneri previsti sia per le spese di personale sia per gli arredi e i servizi tecnologici, e comunque per l'utilizzo di spazi demaniali che avrebbero potuto avere a giudizio dell'interrogante più utili destinazioni come prestare servizio ai cittadini;
quali siano le esatte finalità dell'apertura di queste sedi decentrate e quali pratiche vi verranno svolte a servizio dei cittadini, atteso che esistono già sul territorio uffici decentrati dello Stato, a partire dalle prefetture, dove agevolmente i rappresentanti del Governo senza alcun onere aggiuntivo possono incontrare i cittadini;
se il Presidente del Consiglio dei ministri ritenga accettabile che in sedi istituzionali vengano affisse le immagini dei Ministri in carica e collocati simboli di partito, obbligando i cittadini a subire l'umiliazione di una propaganda politica all'interno di uffici pubblici.
(4-05686)
MUSSO - Ai Ministri della giustizia, dello sviluppo economico, dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che con ispezione disposta dal Presidente dell'Isvap con nota 3912 del 25 gennaio 1993 e conclusa con verbale del 26 aprile 1993 erano state accertate insufficienze delle riserve sinistri della S.m.a. Ascoroma, appostate nei bilanci '84-'91 per oltre 10 miliardi, e che successivamente l'assemblea dei soci, nel maggio 1993, deliberava di proporre azione di responsabilità nei confronti della Direzione generale,
si chiede di sapere quale esito abbia avuto la causa di responsabilità promossa dall'assemblea dei soci dell'Ascoroma (ora ADIR) all'ex direttore generale davanti al Tribunale di Roma e se corrisponda a verità che le perdite conseguenti siano state ripianate dal Comune di Roma, in quanto socio di riferimento, e per quale ammontare
(4-05687)
BELISARIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa e della giustizia - Premesso che:
da notizie di stampa l'interrogante ha appreso del trasferimento di un ingente numero di armi da guerra, che risultava custodito da diversi anni nel deposito della Guardia del Moro, sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago de La Maddalena;
le armi (400 missili Fagot con 50 postazioni di tiro, 30.000 mitragliatori AK-47, 5.000 razzi katiuscia, 11.000 razzi anticarro, 32 milioni di proiettili per i mitragliatori) sequestrate nel porto di Taranto nel 1994, erano custodite in Sardegna a seguito della decisione dell'autorità giudiziaria di Torino, confermata dalla Corte di cassazione nel 2005;
le armi, giacenti sotto il controllo del comando statunitense presente sull'isola di Santo Stefano sino al 2008 - circostanza confermata dal Ministro della difesa del terzo Governo Berlusconi, Antonio Martino, in replica ad atti di sindacato ispettivo durante la XIV Legislatura (Camera dei deputati, risposta pubblicata il 24 febbraio 2005 all'interrogazione 4-11770), sono passate sotto la custodia delle autorità italiane al fine dello smaltimento;
premesso inoltre che:
risulta all'interrogante che la movimentazione dell'arsenale sarebbe cominciata nel mese di aprile 2011, quando la Marina Militare l'avrebbe consegnato all'Esercito che ne avrebbe scortato il trasferimento, operato da trasportatori privati, giunti sull'isola di Santo Stefano, tramite container e traghetti;
una volta nel porto di Olbia (Sassari), gli armamenti sarebbero stati poi trasportati sino al porto di Civitavecchia (Roma) a bordo di un traghetto della compagnia Tirrenia, che avrebbe trasportato contemporaneamente centinaia di civili ignari di viaggiare sopra una "Santa Barbara";
giunto nel Lazio, dell'arsenale si sarebbero perse le tracce e la Procura di Tempio Pausania (Sassari) avrebbe aperto un'inchiesta per scoprire la destinazione finale dello stesso;
considerato che:
il trasferimento delle armi, ad opinione dell'interrogante, sarebbe dovuto avvenire ad opera delle Forze armate, con l'ausilio di mezzi militari, e non per tramite di trasportatori privati e naviglio civile, come sarebbe invece accaduto, mettendo sicuramente a repentaglio la sicurezza e l'incolumità di tantissimi civili;
in questi mesi è in corso in Libia una guerra civile che coinvolge il nostro Paese, al fianco della Nato, nel supporto agli insorti contro il regime libico del colonnello Muhammar Gheddafi;
gli organi di stampa riportano la notizia, non confermata dal Governo italiano, dell'apposizione del segreto di Stato sull'intera vicenda;
ritenuto che sarebbe gravissimo - oltre che contrario alle risoluzioni n. 1970 e 1973 del 2011 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che hanno imposto l'embargo degli armamenti verso la Libia - che le armi di cui in premessa possano finire in possesso delle fazioni in guerra sul territorio libico,
si chiede di sapere:
se quanto esposto corrisponda al vero;
se il Governo sia a conoscenza delle motivazioni per le quali gli armamenti, custoditi da tanti anni nell'isola di Santo Stefano e nella disponibilità del Governo italiano almeno dall'anno 2008, non fossero stati smaltiti, come da decisione definitiva della suprema autorità giudiziaria italiana;
se risulti al Ministro della difesa che gli armamenti siano stati tradotti dall'arcipelago de La Maddalena sino al porto di Civitavecchia, sotto la custodia della Marina militare e dell'Esercito;
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda confermare l'apposizione del segreto di Stato sulla vicenda.
(4-05688)
PINOTTI - Al Ministro dello sviluppo economico -
(4-05689)
(Già 3-02062)
GRAMAZIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il grave incendio che si è verificato nel cantiere della stazione Tiburtina di Roma la renderà inutilizzabile per oltre un mese ed avrà ancora per lungo tempo ripercussioni sulla viabilità ferroviaria interessata al nodo di Roma;
sono in corso inchieste per comprendere la natura e la dinamica dell'incendio stesso;
considerato che a seguito di un'operazione condotta dagli uomini dell'VIII reparto della Polizia di Roma Capitale presso il campo nomadi di Via Salone si è proceduto al sequestro di un ingente quantitativo di cavi di rame ed al fermo di alcune persone tra romeni e slavi,
l'interrogante chiede di sapere:
se a quanto risulta al Ministro in indirizzo corrisponda a verità che il materiale sequestrato nel campo nomadi di Via Salone è stato sottratto nel cantiere per l'alta velocità della stazione Tiburtina di Roma, e, in caso affermativo, considerando che una fra le ipotesi formulate come possibile causa dell'incendio è proprio quella della sottrazione di cavi di rame dal cantiere, quali iniziative intenda compiere per sensibilizzare Ferrovie dello Stato SpA a dotarsi di un servizio di vigilanza, non essendo comprensibile come siti strategici e sensibili quale quello del cantiere per l'alta velocità della stazione Tiburtina di Roma non ne siano dotati;
se nell'appalto per la nuova stazione per l'alta velocità di Roma Tiburtina non fosse comunque previsto un servizio di vigilanza preventivo.
(4-05690)
D'ALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la decisione della SI.Re.Mar.di sostituire, nel periodo di maggiore traffico, la motonave Palladio con la motonave Paolo Veronese sta comportando notevolissimi disagi agli utenti del trasporto merci ed ai passeggeri nel collegamento marittimo tra Porto Empedocle e Lampedusa;
tale scelta si configura a dir poco inopportuna. Essa sta causando non pochi disagi ai cittadini di Lampedusa, già fortemente provati dal notevole flusso migratorio dai Paesi del Nord Africa e dalle sue conseguenze;
le ridotte capacità e le carenze strutturali della motonave Paolo Veronese non consentono infatti di soddisfare le richieste di trasporto che restano in parte insoddisfatte;
come rilevato da organi di stampa regionale, si corrono rischi anche sul fronte dell'ordine pubblico;
è opportuno quindi che si provveda quanto prima alla sostituzione della motonave Paolo Veronese con una motonave adeguata a soddisfare le esigenze necessarie a garantire un soddisfacente collegamento tra Porto Empedocle e Lampedusa,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie facoltà, intenda adottare provvedimenti urgenti al fine di garantire il diritto alla mobilità tra Porto Empedocle e Lampedusa evitando così gravi disagi alle popolazioni interessate e rischi di ordine pubblico.
(4-05691)
MASCITELLI, BELISARIO - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti -
(4-05692)
(Già 3-02009)
PASSONI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
il 24 luglio 2008, a seguito dell'aggiudicazione di un bando di gara pubblico, Poste italiane SpA e TNT hanno stipulato un contratto di appalto per lo svolgimento del servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza o posta non indirizzata ed espletamento di servizi ausiliari, con validità sino al 23 luglio 2011;
per garantire la fornitura di tali servizi, TNT ha assunto 60 lavoratori a tempo determinato con mansione di autista;
nei giorni scorsi, Poste italiane ha comunicato la propria decisione di non prorogare, rispetto alla scadenza del 23 luglio 2011, l'affidamento di alcune attività di recapito raccomandate e di servizi ausiliari a TNT Post Italia, optando di internalizzare le suddette attività;
come conseguenza, TNT Post Italia ha comunicato di non avere intenzione di confermare i 60 lavoratori impiegati nello svolgimento delle attività oggetto di internalizzazione da parte di Poste italiane, 26 dei quali operano presso la filiale di Firenze;
ad oggi Poste italiane, nonostante le ripetute richieste da parte delle organizzazioni sindacali e pur riconoscendo la necessità di assumere 35 nuove unità presso la filiale di Firenze per poter garantire le nuove attività, continua a rifiutarsi di assumere i lavoratori attualmente impiegati da TNT Post Italia per lo svolgimento delle stesse mansioni;
considerato che:
Poste italiane è un'azienda a totale partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze che nel 2010 ha conseguito oltre un miliardo di euro di utili netti;
l'assunzione degli attuali dipendenti TNT Post Italia risponderebbe a criteri di maggiore efficienza, perché consentirebbe a Poste italiane di poter contare su manodopera già formata,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga irragionevole il comportamento di Poste italiane e se non ritenga opportuno attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per favorire l'assunzione dei 26 lavoratori che già prestavano lo stesso servizio in precedenza esternalizzato presso TNT Post Italia.
(4-05693)
ESPOSITO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
in data 24 e 25 luglio 2011 agli indirizzi di pastebin.com, anonops-ita.com, di Oggimedia.it e la Repubblica.it è stata data la notizia dell'intrusione e di un download di informazioni coperte da segreto dai server e da una o più postazioni di lavoro del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAIPIC) ad opera di un gruppo di criminali informatici riconducibili al collettivo hacker denominato "Anonymous" o "Anonymous OPS";
il CNAIPIC è il centro incaricato in via esclusiva, come si legge sul sito della Polizia, della prevenzione e della repressione dei crimini informatici, di matrice comune, organizzata o terroristica, che hanno per obiettivo le infrastrutture informatizzate di natura critica e di rilevanza nazionale, ed il livello di interesse e di segretezza dei documenti che sono nel suo archivio, se diventassero di pubblico dominio, è evidente;
tra i file, ci sarebbero ricostruzioni di attacchi informatici contro la procura di Genova, contro la Bank Medici (indagata dall'Fbi per riciclaggio nell'ambito del caso Madoff) e contro le compagnie petrolifere come Petrovietnam e Gazprom. Ci sarebbe anche un rapporto di un agente che mette in guardia da un tentativo di mandare offline il sito del Popolo della libertà, operazione a cui gli hacker hanno dato il nome in codice "Killusconi" ed inoltre ci sarebbero documenti d'origine mediorientale, ricostruzioni dello scandalo Madoff, lettere ufficiali (in russo e in arabo) inviate a dirigenti di azienda e Ministeri, piani di trivellazioni in Vietnam ad opera della Exxon;
i dati sensibili sottratti avrebbero una dimensione pari a 8GB e potrebbero prospettare una riedizione italiana del caso di spionaggio informatico del 2010 ad opera di esponenti e affiliati a "Wikileaks";
negli articoli altresì viene accusato il CNAIPIC, che, nello svolgere le proprie funzioni, avrebbe anche raccolto prove per condurre operazioni illegali con agenzie di intelligence straniere,
l'interrogante chiede di sapere:
se, a quanto risulta al Governo, quanto sopra corrisponda al vero;
in caso affermativo, se risulti che il CNAIPIC stia svolgendo indagini, con quali esiti e se abbia individuato eventuali responsabili;
quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di tutelare i dati sensibili presenti nei server istituzionali e quali ulteriori iniziative intenda assumere al fine di proteggere anche coloro che utilizzano, a vario titolo, i sistemi informatici senza compiere alcuna violazione delle vigenti normative;
se non si ritenga opportuno adottare specifici test di affidabilità per ogni struttura critica informatica italiana, onde evitare attacchi dannosi di hacker.
(4-05694)
BIANCHI - Al Ministro della salute - Premesso che:
il 27 maggio 2011 il Consiglio d'Europa ha approvato una risoluzione con lo scopo di sollecitare i Governi dei Paesi membri a limitare o proibire l'uso del mercurio odontoiatrico (amalgama) per otturazioni dentali;
tale materiale risulta, infatti, composto da una miscela di metalli amalgamati da mercurio, che oltre tutto ne costituisce quasi il 50 per cento. È risaputo che il mercurio sia, dopo i composti radioattivi, la sostanza più pericolosa e nociva per la salute: ciononostante, esso viene ancora utilizzato nel campo dell'odontoiatria, con conseguenti enormi rischi sia per coloro che portano tali otturazioni che per il personale medico;
il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) dal 2010 è impegnato in estenuanti negoziati allo scopo di pervenire entro il 2013 alla sottoscrizione di un trattato che impedisca l'utilizzo in odontoiatria del mercurio, con l'inserimento della predetta sostanza nella lista "Annex C";
da studi condotti dalla comunità scientifica internazionale, l'amalgama costituisce la causa diretta di patologie neurologiche, renali, metaboliche, autoimmunitarie e cronico-degenerative, come ad esempio la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer, l'autismo ed altre ancora. Stando a ricerche condotte dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 2005, inoltre, non sussistono dei limiti di sicurezza all'interno dei quali non si verificano effetti da mercurio;
è opportuno ricordare, inoltre, che il mercurio costituisce un pericolo anche nell'ottica dell'inquinamento ambientale, in quanto è capace di incidere negativamente sull'acqua, sull'aria e sul terreno;
l'Italia è inserita nel gruppo di Paesi che limitano l'uso dell'amalgama, vietandone l'utilizzo nelle donne in gravidanza o che allattano,
si chiede di sapere quali siano i provvedimenti adottati o da adottare da parte del Ministro in indirizzo, affinché l'Italia solleciti l'inserimento del mercurio odontoiatrico nella lista "Annex C" in occasione dei negoziati dell'UNEP, che si terranno a Nairobi, Kenya, dal 31 ottobre al 4 novembre 2011, allineandosi pertanto alle posizioni già espresse dai Paesi scandinavi e dagli Stati Uniti.
(4-05695)
BIANCHI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
sabato 23 luglio 2011, il quotidiano "Il Messaggero" ha pubblicato un articolo da cui si evince che un docente del liceo scientifico "G.B. Grassi" di Latina risulta essere affetto da una malattia rara denominata sensibilità chimica multipla;
tale malattia, stando alla definizione che ne dà il National institute of environmental health sciences degli Stati Uniti, consiste in una patologia cronica e ricorrente causata dall'impossibilità di chi ne è affetto a tollerare un dato ambiente chimico o una classe di sostanze chimiche;
nonostante la malattia sia stata accertata dai medici di parte del docente nonché da una commissione medica del Ministero dell'economia e delle finanze sollecitata dal dirigente scolastico del Grassi, dottor Gaspare Cecconi, questi a tutt'oggi si rifiuta di procedere ad una idonea collocazione lavorativa dell'insegnante nel plesso scolastico tramite il medico competente;
a seguito di tale condotta del dirigente scolastico, il docente si è visto costretto a ricorrere al giudice del lavoro, allo scopo di ricevere una collocazione all'interno dell'edificio scolastico a lui più idonea;
dall'inizio dell'anno scolastico, il docente si è visto assegnare dal dirigente scolastico aule in diversi piani e corridoi della scuola, così obbligandolo a spostarsi in diversi momenti della giornata lavorativa da un locale all'altro dell'edificio;
in particolare, il dirigente scolastico gli ha assegnato due aule poste sopra il parcheggio dei motorini, con conseguente aggravio delle sue condizioni di salute e così esponendolo ad oggettive condizioni recidivanti;
nonostante il docente abbia inoltrato formale richiesta affinché i motorini siano condotti in ingresso ed in uscita dal parcheggio a motore spento e nonostante le rassicurazioni in tal senso dell'ingegner Benito Pericoli, nominato dal dirigente scolastico, il docente è in grado di provare tramite documentazione fotografica che i motorini continuano ad entrare ed uscire dal parcheggio a motore acceso;
fino ad oggi, il dirigente scolastico si rifiuta di comunicare la posizione ufficiale del medico competente sulla questione,
si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano prendere affinché il docente affetto da sensibilità chimica multipla possa lavorare all'interno del liceo scientifico "G.B. Grassi" di Latina, in ambienti a lui più idonei, rimuovendo così gli ostacoli finora posti dal dirigente scolastico del liceo medesimo e dando così seguito alla valutazione della commissione medica del Ministero dell'economia e finanze che ufficialmente ha accertato la sussistenza della patologia.
(4-05696)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
i giornalisti Mario Gerevini e Simona Ravizza sul "Corriere della Sera" riportano che a Lugano, in Svizzera, «c'è una società, la Iuvans International, che da anni intratterrebbe ambigui rapporti d'affari con il San Raffaele attraverso Pierangelo (detto Piero) Daccò»;
Daccò, sempre secondo quanto scrivono i due cronisti, «attivo nel settore sanitario, avrebbe il ruolo di ufficiale di collegamento tra l'ospedale milanese e un gruppo di manager e politici della Regione Lombardia guidata dal governatore Roberto Formigoni». L'uomo, italiano con residenza a Londra, ufficio in Svizzera, casa a Sant'Angelo lodigiano (Lodi) e interessi in Cile, è un «ex fornitore di servizi di lavanderia per il Fatebenefratelli»;
Ravizza e Gerevini ricordano che «in un articolo del Corriere della Sera del 2001, dedicato alla Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione (Cl), Daccò veniva descritto come "un amico di Cl che segue l'attività dell'Ordine del Fatebenefratelli"»;
nell'articolo si legge ancora che secondo quanto sostenuto dalle fonti ascoltate dal "Corriere della Sera", il San Raffaele, fondato da don Luigi Verzé, «aveva rapporti economici con Daccò solo in quanto "espressione" di un determinato ambiente politico in grado di influenzare i bilanci del gruppo". (...) le fonti affermano che i "vertici del San Raffaele quando trattavano con Daccò, cioè spessissimo, sapevano bene che lo svizzero era la longa manus degli uomini della Regione. Solo questo era il motivo dei rapporti"»;
a Lugano ha l'ufficio la Iuvans International, indicata dal San Raffaele come controparte in numerose transazioni finanziarie. Ma la Iuvans di Lugano altro non è che una succursale della Iuvans Bv olandese;
la Iuvans, società di consulenza, secondo quanto si scrive nel citato articolo, è "riconducibile" a Daccò, che ne gestiva la succursale fino a due anni fa insieme al consulente fiscale Rudy Cereghetti e alla società Zenco management;
Cereghetti nel 2010 venne coinvolto in un'inchiesta a Massa Carrara sul fallimento di un immobiliarista, «e finì in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e bancarotta fraudolenta». Più di recente a Cosenza gli è stata confermata «in secondo grado una condanna a 6 anni per riciclaggio»;
per quanto riguarda «l'altro soggetto che amministrava la Iuvans di Daccò», la Zenco management, questa viene definita «management company della Rocca & Partners Stichting in un documento della Sec», la Consob americana. La Rocca & Partners Stichting, scrive sempre il "Corriere", è la fondazione olandese al vertice del gruppo della famiglia Rocca, proprietaria anche di uno dei più importanti gruppi ospedalieri privati, l'Humanitas, sempre di Milano;
c'è poi un'altra Iuvans, scrivono sul "Corriere", italiana, che offriva servizi sanitari. Ma è fallita nel 2003. Portandosi dietro "qualche segreto". «Prima del 2000, il proprietario della Iuvans Srl era Claudio Cogorno, uomo di sanità e di Cl nonché membro del consiglio direttivo della Compagnia delle Opere. Cogorno è rimasto socio per anni di Iuvans insieme a Daccò e a Roberto Sega, un medico vicino a Formigoni. Poi, prima che la società fallisse, il gruppetto girò le partecipazioni a una finanziaria olandese, la Expertisebureau di Rotterdam. Fine della Iuvans italiana. Nel frattempo partiva la Iuvans svizzero-olandese, quella delle presunte triangolazioni pericolose con il San Raffaele. Quando nacque, a Rotterdam, si chiamava Expertisebureau»;
ogni anno l'ospedale San Raffaele contratta con la Regione Lombardia il budget a disposizione per le cure da offrire ai cittadini lombardi. Sono i rimborsi per le prestazioni riconosciute dal Servizio sanitario nazionale. La cifra sfiora i 200 milioni di euro. È una somma che sale, poi, a 450 milioni di euro, con i soldi ottenuti per le cure oncologiche e tutte le terapie più gravi che vengono pagate extra budget (senza limiti di spesa);
complessivamente, invece, il fatturato del San Raffaele è di oltre 600 milioni di euro perché comprende le cure offerte ai malati che vengono dalle altre regioni d'Italia e quelle pagate dai pazienti di tasca propria. Ai finanziamenti versati sulla base dei Drg (ossia le tariffe di rimborso per le singole prestazioni) spesso negli anni il Ministero della salute e la Regione Lombardia hanno riconosciuto erogazioni a fondo perduto come una sorta di bonus per l'eccellenza dell'attività svolta nell'assistenza, nella ricerca e nella didattica (15 milioni di euro, per esempio, nel 2006 e nel 2007),
si chiede di sapere se, alla luce di quanto riferito dalla stampa circa gli affari tra Lugano e Rotterdam con Daccò molto attivo nel settore della sanità, tanto da ricoprire il ruolo di collegamento tra l'ospedale milanese e un gruppo di manager e politici della Regione Lombardia, il Governo sia a conoscenza dell'esistenza di fondi neri all'estero di cui beneficiano esponenti politici legati al faccendiere e di conseguenza quali iniziative intenda adottare al fine di garantire gestioni trasparenti lontane da fondi neri, mazzette ed altre utilità che danneggiano l'efficienza del Servizio sanitario nazionale.
(4-05697)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
un incendio violento è scoppiato la mattina del 24 luglio 2011 intorno alle ore 4 nella centrale elettrica della stazione ferroviaria di Roma Tiburtina; le fiamme hanno reso difficile l'intervento dei Vigili del fuoco che solo dopo tre ore di operazioni sono riusciti ad entrare nelle sale dove è divampato il fuoco. Gravi conseguenze si sono avute sulla circolazione di tutto il traffico ferroviario nazionale e i disagi hanno riguardato non solo i treni diretti a Roma Tiburtina ma anche quelli soltanto di passaggio;
la prima ricostruzione parla di un incendio divampato a causa di un corto circuito nella sala relais della stazione, ovvero della centrale che opera sugli scambi dei binari, sui semafori e sul traffico dello scalo. La centrale è nuova e dalle Ferrovie fanno sapere che non c'è stato nessun elemento che potesse far prevedere ciò che è poi accaduto. Le operazioni dei Vigili del fuoco sono state ostacolate dalla sospensione dell'erogazione dell'acqua prevista nella zona a causa di lavori. Ulteriori problemi sono derivati dalla difficoltà ad accedere alla zona interessata dalle fiamme: secondo quanto dichiarato dal sindaco Alemanno l'incendio è stato domato ma permane molto fumo;
le Ferrovie dello Stato hanno invitato ad evitare di mettersi in treno qualora il viaggio preveda il passaggio per Roma Tiburtina e hanno anche comunicato che le problematiche andranno avanti per diversi giorni con la stazione che sarà soltanto di transito e non di arrivo e partenza treni. Trenitalia sta provvedendo a modificare gli orari dei convogli che saranno coinvolti nei disagi, che interesseranno anche i treni ad alta velocità. Per garantire il collegamento tra Nord e Sud del Paese, Trenitalia ha attivato due linee di passaggio, una per il trasporto regionale e una per i treni a media-lunga percorrenza, con una capacità per ognuna di loro di quattro treni all'ora. Ripercussioni ci sono state anche sul trasporto cittadino con la linea B della metropolitana di Roma che, dopo diverse ore di chiusura, è stata riaperta, nella sua totalità, tranne le fermate tra Monti Tiburtini e Castro Pretorio;
considerato che:
a giudizio dell'interrogante, il caos ferroviario che ha costretto a bivaccare nelle stazioni migliaia di viaggiatori è la diretta conseguenza di una gestione quantomeno negligente delle FS, presieduta da Lamberto Cardia, per l'assenza di un sistema di prevenzione, dato che, stando a quanto pubblicato da alcuni mass media, non ci sarebbe stato alcun sistema atto a segnalare lo scoppio dell'incendio né alcun piano di assistenza ai viaggiatori in balia del caos e della disinformazione;
secondo quanto riportato a caldo da alcuni giornali, a giudizio dell'interrogante probabilmente ispirati dalle FS, è stato cercato di addossare le gravissime negligenze, che in un Paese normale dovrebbe indurre più di un responsabile ad irrevocabili dimissioni, ad un attentato terroristico da parte dei gruppi "No Tav", stante lo snodo di Roma Tiburtina come area di passaggio dell'Alta Velocità. Dopo la sdegnata smentita, altre fonti hanno parlato di non meglio identificati furti di rame, i cui effetti si svilupperebbero a giorni di distanza;
caos e disservizi per migliaia di viaggiatori non hanno indotto Moretti e Cardia, capi azienda, ad alcun cenno di autocritica, salvo l'annunciata istituzione dell'ennesima commissione di inchiesta che a giudizio dell'interrogante lascia il tempo che trova. La Procura di Roma ha aperto un'indagine;
a quanto risulta all'interrogante anche la linea Roma Termini-Fiumicino aeroporto, con un treno dal nome altisonante di "Leonard Express", vera e propria gallina dalle uova d'oro per le FS, la cui tariffa è in costante aumento (è pari a 14 euro, ossia 0,50 centesimi per ognuno dei 28 chilometri), forse tra i più cari del mondo malgrado la qualità dei servizi offerti lasci a desiderare in ordine alla pulizia, puntualità, frequenza degli scippatori e che non ha alcuna attinenza con la stazione Tiburtina, ha subito ritardi, caos, cancellazioni ed un disservizio derivante dalla disorganizzazione che è, a quanto risulta, pari all'arroganza sempre presente nel "personale viaggiante";
ad esempio, risulta che il treno non stop, senza interruzioni, che collega Fiumicino aeroporto a Termini, delle ore 20,08, del 25 luglio 2011, arrivato con 12 minuti di ritardo, è partito alle 20,30 senza che sia stata fornita alcuna notizia ai viaggiatori in attesa. L'altoparlante, invece di dare le doverose informazioni ai passeggeri, tra cui molti stranieri, diffondeva ad intermittenza di 5 minuti una litania in ordine all'incendio occorso a Tiburtina. Il capotreno decideva senza alcuna comunicazione doverosa che quel treno doveva effettuare fermate "compiacenti" a Ponte Galeria (ore 20,36), a Trastevere (20,55) e a Ostiense (20,58), diventando in tal modo un accelerato; ai reclami dei viaggiatori, il capotreno replicava che di fronte all'emergenza (non si sa bene a quale titolo, visto che non era affatto interessata dall'incendio la linea Roma-Fiumicino), potevano fare quello che volevano;
considerato che a giudizio dell'interrogante, dopo l'errore di nominare Cardia (volto ad assecondare logiche clientelari, essendo lo stesso privo di esperienza, anche minima nel settore dei trasporti e la cui incapacità nella gestione dei trasporti ferroviari pubblici è chiara, lampante e cristallina), il Governo dovrebbe riparare ad un errore con un ravvedimento operoso, sostituendo l'ex presidente Consob nelle molteplici consulenze con persone più qualificate,
si chiede di sapere:
per quale ragione, a fronte dell'ennesima negligenza, come dimostrato a Roma Tiburtina, il Governo non intenda sollecitare doverose dimissioni di Lamberto Cardia, presidente dell'azienda ferroviaria, beneficato da un contratto di 750.000 euro all'anno, ovvero sollevarlo immediatamente dall'incarico;
quali iniziative intenda assumere affinché siano chiamati a pagare i responsabili dei disagi subiti da migliaia di viaggiatori costretti a vere e proprie odissee, per l'incendio di origine non "doloso", come invece avrebbero voluto dimostrare le "veline" interessate, ma certamente "colposo" per l'omessa prevenzione da parte degli strapagati manager delle Ferrovie;
quali misure urgenti di competenza intenda attivare, compresa l'individuazione del capotreno del treno delle ore 20,30 del 25 luglio 2011 partito da Fiumicino aeroporto che ha inteso speculare con i viaggiatori, facendo pagare una tariffa di 14 euro, rispetto a quella di 8 euro per Roma Tiburtina, imponendo un equo risarcimento per tutti i danni, morali e materiali inferti a migliaia di viaggiatori.
(4-05698)
BAIO, RUTELLI, MOLINARI, RUSSO, BRUNO, CECCANTI, MAGISTRELLI, SANTINI, THALER AUSSERHOFER, MILANA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'articolo 23, comma 22, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, in legge n. 111 del 15 luglio 2011, prevede che: «A fini di chiarimento in relazione a partite IVA inattive da tempo, all'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma 15-quater è aggiunto il seguente: "15-quinquies. L'attribuzione del numero di partita IVA è revocata d'ufficio qualora per tre annualità consecutive il titolare non abbia esercitato l'attività d'impresa o di arti e professioni o, se obbligato alla presentazione della dichiarazione annuale in materia d'imposta sul valore aggiunto, non abbia adempiuto a tale obbligo. Il provvedimento di revoca è impugnabile davanti alle Commissioni tributarie»;
il medesimo articolo 23, al comma 23, introduce un meccanismo di cancellazione ad iniziativa del contribuente prevedendo testualmente che: "I titolari di partita IVA che, sebbene obbligati, non abbiano tempestivamente presentato la dichiarazione di cessazione di attività di cui all'articolo 35, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, possono sanare la violazione versando, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un importo pari alla sanzione minima indicata nell'articolo 5, comma 6, primo periodo, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, ridotta ad un quarto";
l'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo n. 471 del 1997 stabilisce che chiunque, essendovi obbligato, non presenti una delle dichiarazioni di inizio, variazione o cessazione di attività, previste dall'art. 35 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, è punito con una sanzione che va da 516 a 2.065 euro;
considerato che:
ai sensi delle previsioni introdotte dalla legge di stabilizzazione finanziaria è ammessa la sanatoria dell'omessa dichiarazione di cessazione attività mediante il versamento spontaneo, entro il 4 ottobre 2011, di un importo pari a 129 euro;
l'Agenzia delle entrate, con comunicato stampa diramato l'11 luglio 2011, ha precisato che "nell'ottica della semplificazione non è necessario presentare anche la dichiarazione di cessazione attività con il modello AA7 o AA9, perché la chiusura della partita IVA verrà effettuata dall'Agenzia sulla base dei dati presentati dal modello F24 presentato";
per aderire alla norma di favore di cui all'articolo 23, comma 23 del decreto-legge n. 98 del 2011, è sufficiente provvedere al versamento tramite F24 dell'importo di 129 euro, indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere e l'anno di cessazione dell'attività;
per i contribuenti che, benché obbligati, hanno omesso di presentare nei termini di legge la dichiarazione di cessazione attività e non si avvalgono delle previsioni di cui al citato decreto-legge, l'Agenzia delle entrate può procedere d'ufficio alla chiusura della partita Iva, irrogando una sanzione pecuniaria fino al massimo di 2.065 euro;
gli interroganti sono venuti a conoscenza di alcune disfunzioni e difficoltà incontrate dai contribuenti al momento di presentazione del modello F24 finalizzato alla chiusura delle partite Iva;
si cita, ad esempio, quanto avvenuto ad un contribuente residente a La Spezia che, recatosi presso la banca Cassa di risparmio di La Spezia, agenzia A, dopo avere presentato il suddetto modello, veniva poi contattato telefonicamente dagli operatori che gli comunicavano il mancato esito dell'operazione a causa della non validazione del codice 8110 da parte del sistema telematico della banca;
analoga situazione si è verificata presso l'agenzia 9 delle Poste italiane sita a piazzale Kennedy a La Spezia, in cui gli operatori, al momento della presentazione del modello F24 da parte del medesimo contribuente, prendevano atto dell'impossibilità di riconoscere il codice tributo 8110, impedendo, ancora una volta, il buon esito dell'operazione;
l'episodio riportato appare in contrasto con la ratio ispiratrice della norma di riferimento, volta proprio alla semplificazione dell'iter amministrativo;
la persistenza delle disfunzioni segnalate rischia di esporre i contribuenti ad una sanzione pecuniaria per fatti estranei e non dipendenti dalla volontà degli stessi,
si chiede si sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle disfunzioni verificatesi riguardo all'iter di chiusura delle partite Iva inattive di cui all'articolo 23, comma 23, del decreto-legge n. 98 del 2011, e, nello specifico, del caso segnalato;
quali atti di competenza intenda adottare al fine di sanare le disfunzioni segnalate in tempi ragionevolmente brevi, in considerazione della brevità e della perentorietà del termine assegnato ai contribuenti per la relativa sanatoria, che è di 90 giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 98 del 2011;
se è stata emanata una circolare indirizzata alle banche e alle Poste italiane così da rendere cogente la previsione di cui all'articolo 23, comma 23, e, in caso contrario, se intenda diramarla;
se non ritenga necessario ed opportuno, qualora la situazione segnalata non fosse risolta in tempi congrui e ragionevolmente brevi, procrastinare il termine entro cui i cittadini possono provvedere a sanare l'omessa dichiarazione di cessazione attività, così da evitare l'irrogazione di sanzioni pecuniarie per fatti non dipendenti dalla volontà dei contribuenti.
(4-05699)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
lunedì 25 luglio 2011, nell'ambito dell'iniziativa "LasciateCIEntrare" promossa dalle organizzazioni associative della stampa e da esponenti del mondo politico, nel corso della quale parlamentari di diversa appartenenza partitica hanno effettuato visite in numerosi centri di identificazione e espulsione (Cie) sul territorio nazionale, in segno di protesta contro la circolare del Ministro dell'interno n. 1305 del 1° aprile 2011 che ha limitato la possibilità per i giornalisti di recarsi in tali strutture, con la motivazione che essi arrecherebbero intralcio all'operato degli enti gestori, l'interrogante ha visitato il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Catania);
i Cara, previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2004 e dal decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono strutture nelle quali viene inviato - per un periodo variabile di 20 o 35 giorni - lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l'identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. I Cara rappresentano solo una delle diverse tipologie di strutture di contrasto all'immigrazione irregolare. In tale contesto i centri di accoglienza (CDA), di cui al decreto-legge n. 451 del 1995, convertito, con modificazioni dalla legge n. 563 del 1995, sono strutture destinate allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale, per il tempo strettamente necessario per stabilire l'identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento. I Cie, così ridenominati con decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2008, sono invece destinati al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all'espulsione, ai sensi dell'art. 14 del testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, come modificato dall'art. 13 della legge n. 189 del 2002;
i centri in questione, gestiti a cura delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti, dovrebbero in ogni caso assicurare, nel rispetto dei diritti umani e in adempimento a tutte le convenzioni internazionali, assistenza alle persone (vitto, alloggio, fornitura effetti personali eccetera), assistenza sanitaria, assistenza psico-sociale e mediazione linguistico-culturale, oltre alle ordinarie attività di pulizia ed igiene ambientale nonché di manutenzione delle strutture e degli impianti;
la situazione del Cara di Mineo, emersa dalla visita citata, rappresenta la necessità di un intervento volto ad assicurare una migliore e più dignitosa funzionalità della struttura. In particolare, le due commissioni che si occupano dello smistamento delle pratiche concernenti ciascun immigrato richiedente asilo riescono a vagliare una media di appena 70 posizioni a settimana, a fronte di circa 1.800 persone presenti nel centro, e vi sarebbe la necessità di disporre di un servizio di interpretariato - almeno dall'inglese all'italiano - per assicurare un livello sufficiente di comunicazione e comprensione tra operatori e migranti;
tali difficoltà organizzative non sembrano essere state affrontate con la dovuta attenzione e la situazione problematica rischia di acuirsi tenendo conto del fatto che il nuovo soggetto gestore dei servizi del centro, subentrante alla Croce rossa italiana, non verrebbe individuato con una procedura ad evidenza pubblica tale da assicurare un ottimale rapporto tra le risorse umane e finanziarie disponibili e il livello del servizio di assistenza alle persone;
considerato che la recente emergenza relativa all'afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa e i frequenti episodi verificatisi all'interno di diversi centri testimoniano il permanere di una situazione organizzativa che, oltre a rendere ancor più penosa la permanenza degli immigrati, non rende giustizia neppure al delicato lavoro svolto dalle Forze dell'ordine. Le limitazioni di accesso alle strutture di accoglienza e a quelle di detenzione poste dalla citata circolare ministeriale vanno in senso opposto alla necessità della più ampia trasparenza possibile, al fine di consentire il doveroso accertamento delle condizioni degli stranieri ospitati nei centri,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia realizzato o intenda porre in essere, con urgenza, al fine di assicurare che le problematiche esposte, concernenti il Cara di Mineo, trovino adeguata risposta e soluzione;
quali misure, in particolare, intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di garantire una più dignitosa permanenza nel centro da parte dei richiedenti asilo ed un più sollecito esame delle pratiche di ciascuno, assicurando in ogni caso un servizio di interpretariato efficace ed adeguato alle presenze nel centro medesimo;
con quali modalità si intenda assicurare piena trasparenza sull'affidamento dei servizi della struttura, dal momento che la Croce rossa italiana dal 31 agosto 2011 lascerà la gestione affidatale;
quali iniziative si intenda assumere per migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti presenti nel centro, permettendo in ogni caso la verifica ed il monitoraggio delle situazioni esistenti non solo ai parlamentari della Repubblica, ma anche ai giornalisti e alle associazioni assistenziali ed umanitarie, rendendo altresì pubblici gli atti relativi alla gestione dei centri al fine di consentire un'esaustiva e corretta informazione sull'amministrazione e la gestione delle strutture.
(4-05700)
FASANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'autostrada Napoli-Salerno, gestita dalla SAM (Società autostrade meridionali) SpA, parte dal centro di Napoli e si estende per 52 chilometri attraversando le province di Napoli e Salerno;
alla barriera di Napoli Barra si paga un pedaggio fisso di 2 euro per qualsiasi destinazione (fanno eccezione, dal 1° gennaio 2011, le auto munite di Telepass, che pagano una tariffa proporzionale al tratto percorso). A Nocera, per chi viene da Salerno, si trova la barriera gemella di quella di Barra. Qui il pedaggio si paga anticipatamente;
il tracciato, a tre corsie fino a Pompei, è complesso e pericoloso, tanto per difficoltà tecniche dettate dall'enorme densità abitativa dell'area, quanto per le variazioni plano-altimetriche e l'orografia dei monti circostanti;
il tracciato del tratto autostradale, in fase di riammodernamento da circa 20 anni, risulta essere, salvo alcuni segmenti, un cantiere aperto: percorrendo l'arteria, infatti, si passa continuamente da tre a due corsie, a tratti addirittura ad una, con l'aggravante di un fondo stradale spesso sconnesso e una segnaletica orizzontale che non corrisponde all'effettiva direzione di marcia da seguire;
considerato che:
il tratto autostradale serve una delle aree più popolose e strategiche d'Italia, con la conseguenza che ogni giorno è percorso da migliaia di veicoli;
il pessimo stato in cui versa la strada mette costantemente a repentaglio l'incolumità dei numerosi utenti da ormai un ventennio;
il malcontento dei cittadini aumenta a dismisura, tanto che a farsi portavoce di tale annoso disagio è stato anche il direttore del "Quotidiano della Calabria", Matteo Cosenza, il quale, in una lettera aperta indirizzata al quotidiano "Il Corriere del Mezzogiorno" e da questo pubblicata domenica 24 luglio 2011, definisce la situazione più scandalosa di quella relativa alla Salerno-Reggio Calabria;
tenuto conto che i lavori procedono eccessivamente a rilento, essendo il cantiere aperto da circa un ventennio e non essendo stati raggiunti risultati definitivi o apprezzabili,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e se e quali azioni intenda promuovere affinché tale situazione sia risolta il più presto possibile e, quindi, sia tutelata l'incolumità degli utenti di un'autostrada strategica qual è la Napoli-Salerno.
(4-05701)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "la Repubblica" il 23 luglio 2011) che il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è arrivata con un volo della Protezione civile alla festa del peperoncino organizzata a Rieti dal consigliere Rai Guglielmo Rositani;
mentre il tema dei privilegi della politica torna di strettissima attualità, un giornalista de "il Fatto Quotidiano" tenta di chiedere lumi direttamente alla Polverini, che seccata risponde: "lei non troverà nessuna spesa che mi riguarda, nemmeno le cene, vada in bilancio a controllare". Il cronista insiste e per tutta risposta Guglielmo Rositani lo minaccia: "vattene perché ti prendo a schiaffi";
a questo punto, dopo l'energico rifiuto di qualsiasi spiegazione sul famigerato volo, sono iniziate a fiorire varie versioni, proprio da parte di alcuni dei protagonisti di questa vicenda che ha sollevato un polverone sulla governatrice;
sul citato articolo si legge «"Il volo l'ha pagato la presidente, di tasca sua", sostiene Luciano Villani, presidente della Heliwest, la società che ha un appalto triennale con la Regione per il servizio di spegnimento degli incendi boschivi e che ha operato il volo di andata e ritorno da Roma a Rieti. "L'ha pagato una cordata di associazioni sponsor della Fiera del peperoncino", precisa il comandante Marco Pavan, responsabile per il Lazio di Heliwest. "Qui alla Fiera cadiamo dalle nuvole: di questo elicottero proprio non ne sappiamo nulla", ribattono da Rieti gli organizzatori dell'appuntamento enogastronomico. Dalla Regione, invece, continua un silenzio assoluto. Ufficialmente la presidente "non si interessa della faccenda". L'ultima sua dichiarazione in merito è quella di due giorni fa, quando ha assicurato di non aver fatto "nessun uso improprio e di non gravare sul denaro pubblico". E poi ha rilanciato nel suo stile: "Lo userò ancora se avrò bisogno di conciliare la mia presenza in più contesti". Tutte queste versioni discordanti, però, non fanno altro che alimentare i sospetti e alzare una coltre di nebbia su un viaggio durato, raccontano dalla Heliwest, 54 minuti e costato «circa mille euro», racconta Pavan. In una vicenda volutamente ingarbugliata ci sono alcuni punti fermi: la Heliwest, che fornisce per la protezione civile regionale il servizio anti incendio, nel Lazio offre anche un servizio di trasporto passeggeri e merci. E, secondo la loro versione, sarebbe questo quello utilizzato dalla Polverini. "Era un elitaxi, non uno dei velivoli della protezione civile", precisa Pavan. "La tariffa che applichiamo normalmente è tra i 20 e i 25 euro al minuto - continua il comandante - e il tutto è costato un migliaio di euro. Forse c'è stato uno sconto". Se il prezzo finale è dunque di mille euro, il prezzo al minuto per il volo della Polverini ("54 minuti") si abbassa a 18,5 euro. Per il presidente di Heliwest, Villani, sindaco di Castelletto di Branduccio, provincia di Pavia, «quel volo è stato pagato dalla Polverini in qualità di privato cittadino. Ci ha chiamato la sua segreteria, non la sala operativa della protezione civile. Ma era una richiesta privata, non da presidente della Regione». Esiste una fattura del pagamento? "Ci diranno loro a chi fatturare il viaggio. Pagheranno in seguito. D'altronde - continua Villani - siamo abituati: la Regione ci deve due anni e mezzo di arretrati, stiamo aspettando da loro 5 milioni di euro". Pavan, invece, fornisce un'altra versione: "Sono stato contattato dalla Fiera del peperoncino, mi hanno chiesto un preventivo per il volo, io non sapevo nemmeno chi dovevamo trasportare. Poi mi ha chiamato la Regione ma a pagare saranno alcuni sponsor della Fiera".Sugli sponsor però regna il mistero: «Per ragioni di riservatezza non posso dirlo. Una cosa è certa: se avessi immaginato questa bufera avrei rifiutato il servizio. Purtroppo l'equivoco nasce perché siamo anche vincitori di un appalto con la Regione. Ma per noi, questo volo non rientra in quella convenzione. E poi, la Regione l'abbiamo anche messa in mora perché non ci paga da anni"»;
considerato che in un articolo del "Corriere della Sera", Aldo Grasso commenta: «"A Rieti il cda della Rai al peperoncino", visibile su corriere. it, è il più bel servizio giornalistico targato Rai degli ultimi anni. Peccato che non verrà mai trasmesso né dal Tg1, né dal Tg2 e, presumiamo, nemmeno dal Tg3. Eppure è un ritratto perfetto, uno di quei piccoli affreschi che ti permettono di capire le cose, più di tanti discorsi, più di tante analisi. "Targato Rai" significa, in questo caso, che il filmato ha per protagonisti alcuni vertici di Viale Mazzini in trasferta a Rieti. Il cda ha anticipato la tradizionale riunione del giovedì, in cui si dovevano prendere importanti decisioni su «Report» e su altre nomine, su richiesta del consigliere Guglielmo Rositani (ex finiano convertito a Berlusconi), impegnato nella sua città per la prima Fiera mondiale del peperoncino. Di più: l'ineffabile Rositani (scortesissimo con la stampa) ha pensato bene di invitare alla sagra anche alcuni amici consiglieri, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, la governatrice Renata Polverini (arrivata sul luogo in elicottero e oggetto di forti contestazioni cui ha risposto in maniera plateale) e altre eminenti autorità del nostro Belpaese. Da non crederci! Interrogati da un cronista indiscreto, il bravo Luca Chianca, i consiglieri Antonio Verro (ex dirigente dell'Edilnord) e Alessio Gorla (uno dei fondatori di Forza Italia) hanno prefigurato i destini del Servizio pubblico. Verro: "Sono a testimoniare direi anche a nome dell'azienda nella quale ho l'onore di lavorare l'attenzione al territorio". A proposito di "Report", con vivido senso del peperoncino, ha poi balbettato: "Onestamente credo che siamo in una fase di interregno nel quale ufficialmente ancora il vertice, e quindi il cda, non ha preso una decisione, quindi non è stata scelta una linea politica". Per questo si trovavano tutti a Rieti, per via dell'interregno. Tocca poi a Gorla: «È l'amicizia con il collega Rositani che mi ha portato qua... Siamo un gruppo di amici che a volte litigano, ma che quasi sempre trovano poi un'intesa perché è necessaria per portare avanti gli interessi dell'azienda». Gli interessi della Rai o del peperoncino? La Rai non deve preoccuparsi del suo ruolo nel nuovo scenario mediatico, della concorrenza, delle tecnologie digitali, della linea editoriale, degli ascolti. No, il suo futuro sarà all'insegna del pluralismo fieristico. Un giorno il cda si terrà alla Fiera della porchetta, la settimana dopo alla Sagra del tortellino di castagna, il mese a venire alla Festa dello stufato d'asino: i programmi possono aspettare. E dire che i due membri del cda eccitati dal peperoncino dirigono uno dei più grandi gruppi editoriali d'Europa, la (ex) più grande industria culturale d'Italia. Trionfi il locale, che al globale ci pensano altri!»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
in un periodo in cui i costi della politica continuano a far discutere, anche per il bollente ambiente anti-casta, la governatrice del Lazio Renata Polverini è incappata in un clamoroso passo falso, proprio poche ore dopo il suo sfogo nel palazzo della Regione, in cui aveva invocato tagli ai privilegi, agli sprechi e ai trattamenti speciali;
la Rai dovrebbe preoccuparsi del suo ruolo nel nuovo scenario mediatico, della concorrenza, delle tecnologie digitali, della linea editoriale, degli ascolti piuttosto che lasciar pensare ad un futuro fieristico;
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni al riguardo per gli aspetti di propria competenza;
quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di conoscere il nome degli sponsor che, stando alle dichiarazioni del Presidente della Heliwest, avrebbero sostenuto la spesa del viaggio in elicottero della presidente Polverini da Roma a Rieti, considerato che gli organizzatori della fiera smentiscono di aver pagato l'elicottero in quanto il budget di spesa era limitato e non lo avrebbero utilizzato in questo modo;
se, alla luce delle contraddizioni delle varie versioni dei protagonisti, non intenda, nell'ambito delle proprie competenze, adottare le opportune iniziative al fine di chiarire la vicenda e conoscere chi ha pagato il trasporto del Presidente della Regione Lazio per raggiungere la festa del peperoncino;
se corrisponda al vero che la Regione Lazio da anni non paga la società Heliwest e che per questi motivi sarebbe stata messa in mora dalla stessa per i debiti legati al servizio della protezione civile.
(4-05702)
BRUNO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
è attualmente vigente la legge n. 54 dell'8 febbraio 2006, recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli che, in linea con l'orientamento prevalente nell'Unione europea, riconosce come "anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale";
la legge si pone anche l'obiettivo di riequilibrare l'asimmetria giuridica e pedagogica (considerato che ben l'88 per cento degli affidamenti hanno carattere esclusivo) che portava i minori, nella maggioranza dei casi, a perdere progressivamente ogni significativo rapporto con il genitore non affidatario;
il signor F. Adornato, Maresciallo capo dell'Arma dei Carabinieri in servizio dal 1993 (vice Comandante della stazione Carabinieri di Ronco Scrivia, Genova), genitore separato di una bambina di cui ha l'affidamento condiviso, per via delle decisioni adottate dai tribunali relativamente alla sua vicenda familiare ha riscontrato una serie crescente di disagi e difficoltà che gli impediscono di condurre una vita normale, sia pur nella separazione, con la propria figlia;
a causa dei provvedimenti giudiziari, già dal 2001 lo stipendio del maresciallo Adornato è stato più che dimezzato realizzando una sostanziale impossibilità nel poter far fronte agli impegni economici quotidiani e, soprattutto, impedendogli di poter beneficiare di un'abitazione e, pertanto, di continuare a crescere la propria figlia, accudirla in un ambiente adeguato e interagire con lei;
tale stato di cose ha portato il maresciallo Adornato a sporgere una serie di denunce, per omissione di atti d'ufficio ed interesse privato in atti d'ufficio, ritenendo che i magistrati, attraverso il loro operato e le loro sentenze, abbiano tutelato esclusivamente l'altra figura genitoriale;
delle denunce, presentate da diverso tempo, non si è ravvisato alcun riscontro;
tale stato di cose ha costretto il maresciallo Adornato, in un estremo atto di protesta civile, ad effettuare un lungo sciopero della fame che lo ha portato ad un profondo stato di debilitazione fisica, ponendosi di fronte all'opinione pubblica in una veste ed in un atteggiamento non certamente consoni al suo status di uomo dello Stato,
si chiede di sapere quali iniziative nell'ambito delle sue competenze il Ministro in indirizzo intenda assumere alla luce di quanto e, in particolare, quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 54 del 2006 in modo tale che i diritti dei genitori separati e dei loro figli possono essere realmente tutelati.
(4-05703)
ICHINO, MORANDO, CECCANTI, GALPERTI, GHEDINI, LEDDI, NEROZZI, PASSONI, ROILO, ROSSI Nicola, RUSCONI, TONINI, TREU - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per le politiche europee - Premesso che:
con la delibera 21 novembre 2007 n. 103 dell'Ufficio di Presidenza della Regione Calabria venne approvato un bando di selezione pubblica per l'assegnazione di alcune centinaia di voucher formativi, ciascuno dell'importo di 1.000 euro mensili per 24 mensilità, nell'ambito del "Programma stages" della stessa Regione, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, per metà rivenienti dal bilancio regionale, per l'altra metà da contributi del Fondo sociale europeo;
nella citata delibera si prevedeva che i voucher medesimi costituissero "riconoscimento d'eccellenza" e "incentivo alla residenzialità" per i migliori laureati calabresi di età non superiore ai 37 (si legga trentasette: non è un refuso) anni;
si prevedeva inoltre che i voucher venissero goduti in corrispondenza con l'attivazione di altrettanti stage presso amministrazioni pubbliche calabresi, previa partecipazione dei giovani interessati a un percorso formativo di orientamento ed accompagnamento all'inserimento organizzato dalle Università calabresi sulla base di apposita convenzione con l'Ufficio di Presidenza della Regione: percorso il cui contenuto formativo effettivo si è rivelato assolutamente inadeguato, sia per sciatteria della programmazione, sia per difetto di coerenza specifica con l'oggetto e lo scopo dello stage, sia per difetto di qualità della docenza attivata;
si ebbe allora notizia, mai smentita, di casi nei quali gli stage in questione erano frequentati da trentenni liberi professionisti iscritti ai rispettivi Ordini professionali e in precedenza impegnati nelle corrispondenti attività di lavoro autonomo;
alla fine del biennio di godimento dei voucher il Consiglio regionale della Calabria ha stanziato un incentivo pari a 10.000 euro per ciascuno degli stagisti, volto a favorirne l'assunzione da parte di enti pubblici calabresi, ma questo incentivo non ha avuto pressoché alcun effetto;
ultimamente il Consiglio regionale della Calabria ha quindi deliberato, con un investimento di 3.670.000 euro, di cui 2.120.000 euro a carico del bilancio regionale (e, si deve supporre, la parte restante ancora a carico del Fondo sociale europeo), la proroga per un ulteriore anno, fino al 31 agosto 2012, del godimento del voucher da parte degli "stagisti" interessati (367 alla data odierna), con il risultato di un allungamento a tre anni della durata complessiva del preteso stage e del compimento dei 40 anni da parte degli "stagisti" più attempati;
considerato, peraltro, che sono rimaste a tutt'oggi prive di qualsiasi risposta le due interrogazioni presentate a suo tempo dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo agli stessi Ministri (3-00480 del 15 gennaio 2009 e 4-02662 del 9 febbraio 2010), nelle quali si sottolineavano, oltre all'evidente inopportunità e iniquità sul piano economico-sociale, gli aspetti di grave illegittimità dell'iniziativa della Regione calabrese, sia sotto il profilo della legge italiana sia sotto quello dell'ordinamento europeo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano che il loro silenzio e la loro inerzia in relazione alla vicenda descritta abbia contribuito a consentire che l'illegittima, iniqua e dannosa iniziativa della Regione Calabria venisse prorogata per un altro anno;
quali misure intendano adottare oggi per limitare i danni dell'iniziativa stessa ed evitare che altre iniziative analoghe possano essere promosse, anche in considerazione delle gravi circostanze attuali e della conseguente stretta economico-finanziaria che il Paese sta affrontando.
(4-05704)
Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea
L'interrogazione 3-01896, dei senatori Barbolini ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dagli interroganti.
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2ª Commissione permanente(Giustizia):
3-02333, del senatore Berselli, sulla pena inflitta ad un cittadino marocchino a seguito di un episodio di violenza a Scandiano (Reggio Emilia);
3ª Commissione permanente(Affari esteri, emigrazione):
3-02330 e 3-02331, del senatore Micheloni, rispettivamente sulla chiusura del Consolato generale di Amburgo e sulla chiusura di alcune sedi consolari;
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-02332 della senatrice Armato ed altri, sulla cessione dello stabilimento della Iveco di Flumeri (Avellino).
Avviso di rettifica
Nel Resoconto stenografico della 125a seduta, del 15 gennaio 2009, a pagina 129, sotto il titolo "Interrogazioni", l'interrogazione 3-00480, dei senatori Ichino ed altri, si intende indirizzata ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per le politiche europee e per la pubblica amministrazione e l'innovazione e non ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, delle politiche agricole alimentari e forestali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione.