Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 562 del 07/06/2011
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
562a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 7 GIUGNO 2011
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Presidenza del vice presidente CHITI,
indi del presidente SCHIFANI
e della vice presidente MAURO
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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 563 e 565 dell'8 e 9 giugno 2011
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud: CN-Io Sud; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Futuro e Libertà per l'Italia: Misto-FLI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 16,08.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 1° giugno.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 16,09 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Essendo ancora in corso la Conferenza dei Capigruppo, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 16,09, è ripresa alle ore 16,19.
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sul 150° anniversario della morte di Camillo Benso, conte di Cavour
PRESIDENTE. Nel 150° anniversario dell'unificazione politica italiana, cade anche la ricorrenza della morte del grande statista piemontese Camillo Benso, conte di Cavour. Uomo delle istituzioni dotato di formazione culturale europea, perseguì con determinazione l'obiettivo di uno Stato italiano unito ed economicamente progredito. Mosso da una fede quasi religiosa nel progresso dell'umanità, riteneva che la libertà politica e quella economica dovessero essere il motore dell'opera di «incivilimento» della società. Grazie al suo pragmatismo, riuscì a tenere insieme impostazioni politiche tra loro divergenti e a realizzare così il progetto unitario, che si completò l'annessione del Mezzogiorno, il suo capolavoro politico. Le difficoltà connesse all'opera di unificazione di Nord e Sud Italia lo indussero a mettere da parte le ipotesi di autonomia e decentramento e lo spinsero verso l'idea di uno Stato centralizzato, la cui capitale doveva essere stabilita a Roma, nel quale l'autorità politica fosse separata da quella religiosa e un ruolo centrale fosse attribuito al Parlamento. A causa della morte prematura, egli non poté cogliere i frutti della sua opera coraggiosa ed illuminata, ma non assistette neppure alla disillusione degli anni postunitari sulle speranze riposte nell'unificazione del mercato nazionale e alla nascita della questione meridionale. (Generali applausi).
MENARDI (CN-Io Sud). Da parlamentare piemontese, ricorda con particolare orgoglio la figura di Cavour, tratteggiandone le qualità morali e politiche. Camillo Benso fu un uomo moderno, perfetto interprete della cosiddetta politica del fare: seguendo l'esempio dei grandi Paesi europei, favorì lo sviluppo economico del nascente Stato unitario con investimenti nell'industria, nell'agricoltura e nelle infrastrutture e liberalizzò i traffici commerciali. In campo politico, applicò con sagacia le sue capacità di mediazione, unendo i liberali moderati e quelli progressisti, recuperando alla vita pubblica i cattolici e disinnescando le spinte estremiste dei mazziniani e dei garibaldini. Formò quindi un'ampia e stabile maggioranza moderata, con l'obiettivo di realizzare una democrazia parlamentare e costituzionale capace di perseguire l'interesse nazionale. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL e dei senatori Leddi e Nicola Rossi).
DE TONI (IdV). Ripercorre brevemente i momenti salienti della vita di Cavour, per sottolinearne le grandi qualità di uomo, politico e statista. Fedele ai principi di libertà, egli si mise alla testa del movimento unitario italiano e riuscì a realizzare il sogno risorgimentale. In campo economico, introdusse importanti innovazioni, mentre in campo politico, grazie alle sue capacità diplomatiche, costituì un Governo di centro in grado di guidare il nuovo Stato unitario verso una dimensione europea e moderna. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Zanda e Astore).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti del liceo classico "Torquato Tasso" di Roma presenti nelle tribune. (Applausi).
QUAGLIARIELLO (PdL). La commemorazione di Cavour è un giusto complemento della celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ostacolata da difficoltà di ordine interno e internazionale, tra cui le profonde diversità regionali e l'ostilità della Chiesa, la faticosa unificazione della penisola fu, infatti, il suo capolavoro politico. Liberale moderato di tradizione empirista, Cavour ebbe una concezione non illuminista della laicità dello Stato; ammiratore dell'Inghilterra, preferì la monarchia parlamentare al modello monarchico costituzionale e fu fautore di un federalismo antitetico al centralismo mazziniano. La sua concezione liberale della Nazione, imperniata sul concetto di persona più che sul concetto di popolo, fu oscurata prima dal nazionalismo e dal movimento socialista e poi dal regime fascista, e non poté essere riscoperta neanche nel secondo dopoguerra a causa dei limiti politici e culturali dei risorti partiti di massa. (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Per il profondo senso dello Stato e la fiducia nella pratica parlamentare, per la concezione della politica come giusto mezzo e come strategia al servizio di grandi obiettivi, per l'agire pragmatico e anti-ideologico, per il riformismo al servizio del rafforzamento delle istituzioni, per la concezione lungimirante dei rapporti tra Stato e Chiesa, la figura di Cavour è straordinariamente attuale. Abile tessitore di alleanze, convinto sostenitore del progresso civile, morale ed economico, statista geniale, colto e audace, Cavour è stato l'artefice dell'Unità e della conciliazione: l'Italia odierna avrebbe estremo bisogno di una classe dirigente capace di ereditare la sua lezione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD)
GERMONTANI (Misto-FLI). Ricorda i dati più interessanti della biografia di Cavour: cadetto di una famiglia patrizia piemontese, fervente ammiratore dell'Inghilterra liberale e della borghesia capitalista, fu convinto difensore della laicità dello Stato e dell'ordine pubblico. Filofrancese in politica estera, fu abile diplomatico e riuscì a trasformare il sonnolente Regno sabaudo in uno Stato moderno e progredito, punto di riferimento delle aspirazioni dei patrioti. Il famoso connubio, frutto di genialità e di avvedutezza politica, esemplifica la dedizione di Cavour alla causa del bene comune. La convinzione che un riformismo tempestivo rafforza l'autorità statale e che lo sviluppo economico è inseparabile dalla condivisione di valori e progetti politici costituiscono lezioni valide per il presente. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Feo).
MONTANI (LNP). Primo Presidente del Consiglio d'Italia, riformista liberale e capo della destra moderata, Cavour morì purtroppo prematuramente: il suo progetto federale, volto ad unire popolazioni profondamente divise, fu affossato dalla vecchia burocrazia piemontese e dalla sinistra mazziniana. Fu lo stesso statista sabaudo a istituire la Commissione Farini con l'incarico di elaborare un progetto di riordinamento amministrativo su basi decentrate. Ma l'innovativo progetto di Minghetti, che ipotizzava l'istituzione di sei macroregioni, fu sconfitto dopo un aspro dibattito parlamentare. Oggi il progetto federalista si sta nuovamente realizzando. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
ZANDA (PD). Per ricordare in modo non retorico la figura di Cavour, è opportuno riflettere sulla sua lezione politica e sul filo conduttore del suo pensiero al fine di correggere i limiti dell'Italia odierna, superare le sue divisioni e le sue profonde diseguaglianze. Cavour comprese che l'unificazione italiana era lo sbocco di un lungo processo: la Nazione italiana come comunità linguistica e culturale risale infatti all'età medievale. Nonostante la debolezza di mezzi militari, Cavour seppe inaugurare un nuovo modo di governare, improntato all'efficienza e al perseguimento del bene comune, poté fare leva su una classe dirigente di eccezionale levatura e sulle risorse ideali e politiche presenti nei vari Stati della penisola e seppe conferire prestigio internazionale al Regno sabaudo. L'unificazione italiana che mosse dalla politica per giungere alla moneta può costituire una lezione anche per l'unificazione europea. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, il signor Antonio Porrini, novantanovenne alpino di Besozzo, in provincia di Varese, presente in tribuna. (Applausi).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo ad integrazione del programma dei lavori ed in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 16 giugno (v. Allegato B). In relazione alla settimana corrente, l'esame del disegno di legge anticorruzione terminerà entro la giornata di giovedì; il Governo renderà un'informativa sui recenti attentati in Libano e in Afghanistan nella seduta pomeridiana di mercoledì e un'informativa sui rischi connessi al batterio escherichia coli nella giornata di giovedì.
LI GOTTI (IdV). Nonostante i provvedimenti in materia di corruzione abbiano giaciuto nelle Commissioni di merito per diversi mesi, essi giungono oggi all'esame dell'Aula senza una relazione, a causa del ritardo con il quale la Commissione bilancio ed il Governo hanno espresso i rispettivi pareri sugli emendamenti. Ancora più incongruo è il fatto che il disegno di legge governativo giunga in Aula, in un testo che non tiene conto del contenuto della Convenzione penale sulla corruzione siglata a Strasburgo nel 1999, proprio nella giornata in cui le Commissioni di merito del Senato hanno licenziato il disegno di legge di ratifica della Convenzione. Propone pertanto il rinvio in Commissione dei disegni di legge così da coordinarli con la normativa europea.
PRESIDENTE. L'esame dei provvedimenti merita di proseguire in Aula, dato che la loro calendarizzazione è stata votata all'unanimità in Conferenza dei Capigruppo e fortemente voluta dall'opposizione. Quanto all'odierna approvazione del disegno di legge di ratifica, la Presidenza, per quanto possibile, si farà carico di agire al fine di garantire un coerente e funzionale andamento dei lavori.
FINOCCHIARO (PD). La richiesta di rivedere i tempi e le modalità di esame dei provvedimenti in materia di anticorruzione non muove certo da intenti ostruzionistici, quanto piuttosto dall'esigenza reale e concreta di ispirare la normativa nazionale a quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo sulla corruzione. Sollecita quindi il Governo e la maggioranza a pronunciarsi sulla questione, atteso che in Commissione numerosi emendamenti che di fatto recepiscono la normativa comunitaria hanno ricevuto il parere contrario dell'Esecutivo e della maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). La questione posta dalla senatrice Finocchiaro è ampiamente condivisibile. Per garantire la piena funzionalità dei lavori è necessario che il Governo e la maggioranza facciano conoscere anticipatamente non il parere sulle singole proposte, quanto i loro intendimenti di massima.
PRESIDENTE. Governo e Assemblea potranno pronunciarsi sulle proposte nel corso dell'esame del provvedimento. A proposito del quale, propone di concludere la discussione nella seduta odierna, rinviando le repliche e l'esame dell'articolato alla seduta antimeridiana di domani. Poiché non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.
Discussione dei disegni di legge:
(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione
(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione
(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione
(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati
(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto all'illegalità nel settore pubblico e privato
(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato
PRESIDENTE. Dà la parola al senatore Berselli, presidente della Commissione giustizia, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 1a e 2a.
BERSELLI (PdL). Dopo il lungo e proficuo lavoro stato svolto dal mese di maggio 2010 presso le Commissioni affari costituzionali e giustizia, le quali hanno promosso un ampio ciclo di audizioni informali aventi ad oggetto il tema del contrasto alla corruzione, nel mese di maggio 2011 i relatori e i rappresentanti del Governo hanno espresso il parere sugli emendamenti e contemporaneamente è pervenuto il parere della Commissione bilancio. Le Commissioni riunite hanno ritenuto di non procedere alla votazione degli emendamenti e dell'affidamento del mandato ai relatori, in considerazione della notizia dell'iscrizione dei provvedimenti all'ordine del giorno dell'Assemblea e tenuto conto del fatto che la festa della Repubblica e la campagna referendaria avrebbero reso impraticabile una convocazione straordinaria delle Commissione nel fine settimana.
Presidenza della vice presidente MAURO
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'Associazione diplomatici di Catania presenti in tribuna. (Applausi).
In relazione a quanto riferito dal senatore Berselli, il disegno di legge n. 2156 sarà discusso nel testo presentato dal Governo, senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Dichiara aperta la discussione generale.
D'AMBROSIO (PD). La corruzione è un fenomeno in costante aumento in Italia, tanto più preoccupante in quanto ha effetti perversi sul sistema produttivo, alterando gravemente la concorrenza, incidendo in modo negativo sulla qualità delle opere concesse in appalto secondo modalità non trasparenti e favorendo il condizionamento dell'economia da parte della forza economica delle organizzazioni criminali. L'azione di repressione della magistratura e delle forze dell'ordine ha colpito soprattutto le responsabilità politiche, ma è stata meno efficace nel reprimere l'infedeltà della burocrazia. Di fronte a questa situazione allarmante, il disegno di legge presentato dal Governo appare del tutto insufficiente, in primo luogo perché prevede un Piano nazionale anticorruzione che non uniforma le norme italiane a quelle degli altri Paesi sottoscrittori della Convenzione ONU del 2001 e soprattutto di quella di Strasburgo del 1999. Andava creato un organo assolutamente indipendente di controllo sugli appalti; invece si prevede un Osservatorio sugli illeciti nella pubblica amministrazione, che avrebbe per oggetto solo i contratti pubblici, lasciando fuori per esempio quelli sulle grandi opere. Il disegno di legge istituisce poi una Banca dati nazionale dei contratti pubblici, con esclusione quindi, ancora una volta, dei contratti urgenti e di quelli delle grandi opere. Appare inoltre insensato l'affidamento del controllo sulle società partecipate degli enti locali a strutture dipendenti dagli enti stessi. Le modifiche apportate alla disciplina dei reati, a quello di corruzione in particolare, sono meri ritocchi relativi alla durata delle pene che non incidono sui termini di prescrizione. Alla luce della assoluta inconsistenza del provvedimento in esame, il Gruppo PD esprimerà voto contrario. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Baio. Congratulazioni).
SAIA (CN-Io Sud). Esprimendo il compiacimento del Gruppo per l'approdo in Aula del provvedimento, consegna il testo del suo intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Le analisi internazionali hanno messo in evidenza dati allarmanti sull'impatto del fenomeno corruttivo in Italia sull'economia ed in termini di costi per i cittadini. Anche alla luce della crisi finanziaria, combattere la corruzione significa quindi abbattere il debito pubblico e la pressione fiscale. Anche nella percezione dell'opinione pubblica, la corruzione, che vede l'Italia scalare a ritroso le classifiche internazionali dei Paesi virtuosi e civili, incide in modo consistente sulla vita personale dei cittadini e condiziona la vita economica, politica, culturale e valoriale del Paese e tale influsso sembra destinato a perdurare anche per il futuro. Il provvedimento in esame risulta apprezzabile, quindi, in quanto prevede misure di contrasto che offrono un segnale chiaro al Paese rispondendo all'esigenza di trasparenza e di controllo dell'uso del denaro pubblico e al disagio denunciato dalla società e dal mondo imprenditoriale. Il Piano nazionale anticorruzione attua le linee guida della Convenzione ONU in materia, adeguando l'ordinamento giuridico italiano agli standard internazionali, rafforza il contrasto alle condotte illecite, agisce sui criteri di selezione della classe politica in termini di trasparenza. In tal senso vanno l'istituzione presso le prefetture di un elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso e la delega al Governo ad adottare un decreto legislativo che disciplini l'incandidabilità per cariche elettive locali o nazionali degli amministratori responsabili di comportamenti che abbiano effetti negativi sulla corretta gestione delle risorse pubbliche. (Applausi dal Gruppo PdL).
LI GOTTI (IdV). Il provvedimento anticorruzione, presentato con clamore dal Governo, contiene per lo più lievi ritocchi alle norme vigenti. Le misure in materia di bilanci dei Comuni e di fallimento politico toccano poco la corruzione. A fronte di un fenomeno come quello corruttivo, che in Italia costa al singolo cittadino circa 1.000 euro all'anno, appare insufficiente introdurre disposizioni repressive della corruzione nella pubblica amministrazione che si basano su minimi incrementi di pena, che sembrano pensati appositamente per non incidere sui termini di prescrizione previsti. Il provvedimento, nella sua modestia, sembrerebbe voler sposare quella corrente di pensiero viva nel Paese (che fu anche, per ammissione dei suoi stessi protagonisti, alla base della cosiddetta trattativa fra Stato e mafia seguita alle stragi degli anni '90) secondo la quale la corruzione sarebbe un male necessario, un fattore fisiologico funzionale alla crescita economica e produttiva italiana, la cui rimozione equivarrebbe ad un danno per il Paese. Sarà inevitabile, pertanto, esprimersi contro un provvedimento che non recepisce alcuna proposta o indicazione tra quelle contenute nella Convenzione di Strasburgo e che, a dispetto degli annunci, finge di contrastare la corruzione. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Baio).
CARDIELLO (CN-Io Sud). I giudizi critici dell'opposizione sul provvedimento sono demagogici ed ingenerosi, a fronte della disponibilità della maggioranza a modificare il testo, che peraltro è simile a quelli già adottati da altri Paesi europei per contrastare la corruzione e l'illegalità nel settore pubblico, una patologia che danneggia le finanze pubbliche e quindi la collettività. Il disegno di legge n. 2156 è un ulteriore strumento con cui il Governo intende rendere più trasparente l'azione amministrativa, come ha già fatto adottando ad esempio la legge in materia di federalismo fiscale e il decreto legislativo per l'introduzione degli strumenti di tutela giurisdizionale nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Nel testo del Governo assumono rilievo centrale le disposizioni con cui si istituisce un Piano nazionale anticorruzione, per attuare le buone pratiche di prevenzione previste dalla Convenzione dell'ONU contro la corruzione; si inserisce la trasparenza amministrativa tra i livelli essenziali delle prestazioni inerenti i diritti sociali e civili; si prevede una Banca dati nazionale dei contratti pubblici, nella quale dovranno essere registrati tutti i dati inerenti bandi di gara, aggiudicazioni e affidamenti. Da sottolineare inoltre la norma con cui si stabilisce la incandidabilità di persone già condannate definitivamente per il reato di corruzione, misura auspicata proprio dall'opposizione, il cui atteggiamento ostruzionistico è pertanto incomprensibile. (Applausi dal Gruppo PdL).
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Innsbruck e della facoltà di economia della libera università di Bolzano presenti nelle tribune. (Applausi).
DIVINA (LNP). Le critiche dell'opposizione sono inaccettabili, considerato che finalmente giunge all'esame dell'Aula un provvedimento più volte sollecitato dal centrosinistra, mediante il quale il Governo si propone di lottare contro la corruzione, garantendo la trasparenza e l'efficienza delle pubbliche amministrazioni. Con il disegno di legge del Governo, incentrato sui tre pilastri della prevenzione, dell'effettuazione di controlli più stringenti e dell'inasprimento delle sanzioni, si ottempera all'invito delle Nazioni Unite ad attuare le politiche previste in materia di contrasto della corruzione da una specifica Convenzione del 2001. Con il Piano nazionale anticorruzione, predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica, si valuterà il grado di esposizione al rischio di corruzione degli uffici amministrativi e si indicheranno le misure necessarie a fronteggiarlo. Ciò consentirà di tornare al controllo sociale diffuso, operato dai cittadini, che era possibile attuare in passato. Sarà molto utile la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, che conterrà informazioni sul possesso dei requisiti da parte delle imprese partecipanti alle gare: ciò renderà possibili successivi controlli da parte delle stazioni appaltanti, senza ulteriori oneri amministrativi per le imprese. Altra novità è costituita dalla previsione in capo al prefetto del potere di dichiarare - sulla base di una serie di documenti contabili - il dissesto dell'ente locale e di attivare conseguentemente la procedura di scioglimento del consiglio dell'ente stesso. Particolarmente apprezzabile, infine, è l'equiparazione dell'applicazione della pena su richiesta alla sentenza definitiva di condanna, ai fini dell'ineleggibilità al Parlamento. La Lega Nord giudica con favore l'introduzione di maggiori controlli senza ulteriori costi e l'inasprimento delle sanzioni, perché così le macchine amministrative saranno in grado di funzionare in modo efficiente. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Pichetto Fratin).
DELLA MONICA (PD). Il disegno di legge governativo presenta gravi carenze che non permetteranno di contrastare efficacemente la corruzione: nella Convenzione dell'ONU contro la corruzione l'organo incaricato del controllo dovrebbe essere indipendente e invece nel testo in esame tale competenza è rimessa al Governo; le misure sulla trasparenza dell'azione amministrativa sono vaghe e non corredate dei necessari finanziamenti per la loro applicazione; quando si sancisce la non candidabilità di persone condannate per reati contro la pubblica amministrazione, non si tiene conto del rischio di prescrizione che grava sui relativi processi; l'inasprimento delle pene edittali non è sufficiente e addirittura assente per alcuni reati, come l'abuso d'ufficio e la concussione; non sono state apportate le modifiche necessarie per consentire la confisca del profitto del reato; manca qualsiasi previsione in tema di corruzione nel settore privato. Con gli emendamenti presentati dal Gruppo del PD, si propone l'inserimento nell'articolato di misure importanti, quali la fattispecie dell'autoriciclaggio, la reintroduzione del falso in bilancio, il ripristino dei reati di frode fiscale, una diversa disciplina della prescrizione, delle intercettazioni e degli appalti pubblici, il divieto di arbitrato, l'istituzione di un'autorità indipendente per il controllo dei fenomeni corruttivi nel settore pubblico e privato, l'adozione di un codice etico che attribuisca ai partiti politici la responsabilità sui rispettivi candidati alle elezioni amministrative e politiche. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi). Consegna il testo dell'intervento affinché sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
LUMIA (PD). L'occasione di recepire in modo intelligente la Convenzione di Strasburgo sarà perduta se il Senato approverà senza modifiche un disegno di legge incompleto, insufficiente e inadeguato ad affrontare il fenomeno corruttivo. La legalità è una precondizione essenziale dello sviluppo economico: la corruzione, attività primaria della criminalità mafiosa, ostacola lo sviluppo economico e rappresenta una minaccia per la democrazia. Dovrebbe quindi essere contrastata con la stessa energia con cui in passato è stato combattuto il terrorismo. A nome del Gruppo preannuncia un voto contrario ad un provvedimento che pone in capo all'Esecutivo, anziché ad un organo terzo, le funzioni di controllo e di analisi, non affronta il problema cruciale della riduzione delle stazioni appaltanti né quello delle gare al massimo ribasso, che stanno distruggendo le imprese sane, e non detta infine norme severe in tema di incandidabilità e autoriciclaggio. (Applausi dal Gruppo PD).
BAIO (Misto-ApI). Di fronte ai dati allarmanti sulla diffusione del fenomeno corruttivo (nel 2010 questi reati sono aumentati più del trenta per cento) la battaglia per la trasparenza nella pubblica amministrazione dovrebbe rappresentare una priorità. La violazione della legalità attraverso la corruzione è infatti un disvalore che mina le basi stesse della convivenza civile e dello sviluppo economico. Il provvedimento è inadeguato ad affrontare le cause di un fenomeno che affonda le sue radici nella sfiducia nei confronti delle istituzioni e alimenta la disaffezione nei confronti dei poteri pubblici: per spezzare questo circolo vizioso occorrerebbero norme coraggiose, capaci di promuovere un mutamento di mentalità. (Applausi delle senatrici Negri e Adamo). Consegna il testo dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
PARDI (IdV). Nel corso di un'audizione presso le Commissioni affari costituzionali e giustizia il procuratore Davigo ha osservato che il testo in esame sembra scritto da persona che ignori la natura del fenomeno corruttivo. Manca infatti consapevolezza della correlazione tra corruzione e concussione, della natura seriale del reato e della difficoltà di accertarlo. D'altronde è difficile immaginare che possa combattere la corruzione un Governo guidato da un Presidente del Consiglio che è stato coinvolto in numerosi procedimenti aventi ad oggetto corruzione e frode. In Commissione sono state respinte diverse proposte volte a rendere più rigorose le norme in materia di autoriciclaggio, ineleggibilità e incompatibilità con cariche elettive: per questa ragione l'opposizione è contraria ad un disegno di legge di cui ha sollecitato la calendarizzazione al fine di richiamare l'attenzione su un tema di cruciale importanza al quale la maggioranza riserva un iter lungo e faticoso, mentre approva rapidamente le leggi ad personam.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). È con colpevole ritardo che il Senato, peraltro su insistita sollecitazione dell'opposizione, giunge oggi all'esame di un provvedimento riguardante un fenomeno, quello della corruzione, assai diffuso nella società, con punte preoccupanti nel settore della sanità. I dati allarmanti segnalano l'aumento del fenomeno ed il calo delle denunce, quasi una assuefazione sociale alla corruzione, che pure è fonte di inefficienze sul piano economico e di distorsioni della concorrenza, oltre a favorire lo sviluppo della criminalità organizzata. Mal si conciliano con gli impegni alla lotta al fenomeno gli interventi legislativi proposti in materia di intercettazioni o la legge Cirielli che ha ridotto i termini di prescrizione per i reati di corruzione; la magistratura contabile ha poi espresso perplessità sulla reale efficacia del progetto federalista ai fini della maggiore trasparenza economica. Allo stesso modo, non possono non trovare un giudizio negativo la normativa in materia di falso in bilancio, la riforma degli illeciti penali amministrativi delle società commerciali e la soppressione dell'Alto commissariato anticorruzione, così come assai deludente è il ritardo con cui si è provveduto a ratificare la Convenzione penale europea sulla corruzione. Nel complesso, il provvedimento in esame è carente ai fini del contrasto alla corruzione, mentre quanto mai opportuna appare la previsione di un organo indipendente di coordinamento dell'attività di indagine e di contrasto. Auspica un'apertura alle proposte emendative avanzate dall'opposizione. (Applausi della senatrice Negri).
VALLARDI (LNP). Il provvedimento in esame è condivisibile in quanto contiene un'ampia normativa anticorruzione, la quale opera prevalentemente sul piano della prevenzione e, in maniera solo marginale, su quello della repressione. Positiva è la previsione di un Piano nazionale anticorruzione e trasparenza per ridurre i rischi del malaffare nella pubblica amministrazione, cui si accosta la previsione di una rete nazionale anticorruzione, composta da referenti di ciascuna amministrazione. Parimenti meritevoli sono la previsione di più adeguati controlli sugli enti locali, sul piano sia della funzionalità che della spesa, e le modifiche all'impianto sanzionatorio: si disciplinano più nel dettaglio i casi di rimozione del Presidente di Giunta regionale, si ampliano i casi di sentenze definitive di condanna ostative alla candidatura alle elezioni comunali e provinciali e si aggravano le sanzioni previste per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. Il provvedimento è peraltro in linea con la politica di contrasto alla corruzione da sempre promossa dal Governo e testimoniata, da ultimo, dall'approvazione da parte della Commissione antimafia di un codice di autoregolamentazione in materia elettorale. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Rinvia il seguito dell'esame dei disegni di legge in titolo alla seduta antimeridiana di domani.
Su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
FILIPPI Marco (PD). Sollecita la Presidenza ad attivarsi affinché venga disposta nella Commissione di merito l'audizione di rappresentanti di Poste Italiane al fine di avere chiarimenti sulle cause dei gravi e reiterati disagi subiti dalle migliaia di utenti negli ultimi giorni: un ordinario aggiornamento dei software ha infatti determinato un blocco dei servizi, che perdura tutt'ora, reso ancor più drammatico dall'assenza di un sistema di rete alternativo.
NEGRI (PD). Richiama l'attenzione sulla sistematica violazione del Regolamento del Senato relativamente ai tempi prescritti per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta orale. Cita, a tale riguardo, un elenco di 24 interrogazioni, alcune delle quali molto datate, cui il Governo non ha risposto (v. Resoconto stenografico). Un maggiore impegno su questo fronte soddisferebbe molto meglio le esigenze di rappresentanza e consentirebbe di ribattere alle accuse formulate da organi di stampa sull'esigua attività delle Camere.
PRESIDENTE. Sebbene non appaia opportuno assecondare le valutazioni giornalistiche del lavoro dei parlamentari che si basano sul dato meramente quantitativo, la Presidenza sensibilizzerà comunque il Governo al rispetto del Regolamento in questo senso.
CARDIELLO (CN-Io Sud). Sollecita la risposta all'interrogazione 3-02026 sul calcio scommesse, nella quale vengono citate puntualmente le partite oggi all'attenzione della magistratura.
PRESIDENTE. La Presidenza si attiverà affinché anche le richieste dai senatori Marco Filippi e Cardiello trovino accoglimento.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute dell'8 giugno.
La seduta termina alle ore 20,35.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,08).
Si dia lettura del processo verbale.
BUTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 1° giugno.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,09).
Colleghi, sospendo la seduta perché è in corso la Conferenza dei Capigruppo; la seduta riprenderà appena termineranno i suoi lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 16,09, è ripresa alle ore 16,19).
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sul 150° anniversario della morte di Camillo Benso, conte di Cavour
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la ricorrenza della morte di Camillo Benso, conte di Cavour, proprio nel cuore delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'unificazione politica italiana, è una grande occasione non solo per ricordare lo statista che, con il suo impegno e con le sue intuizioni, è stato uno degli artefici dell'Unità, ma anche per un'ulteriore riflessione sugli eventi fondativi dello Stato nazionale.
Pur «lontano dalla tradizione culturale italiana», secondo la definizione di Federico Chabod, e più attento alle grandi trasformazioni che investivano l'Europa occidentale, nel corso degli anni Cavour maturò una grande attenzione nei confronti della Penisola, i cui destini vedeva legati a quelli continentali: e il piemontese che si sentiva europeo grazie alla formazione cosmopolita divenne presto italiano, come ha ricordato Rosario Romeo.
Mosso da una fede quasi religiosa nel progresso dell'umanità, riteneva che la libertà politica e quella economica, intimamente legate ai suoi occhi, dovessero essere il motore dell'opera di «incivilimento» delle società.
La libertà di commercio e lo sviluppo delle banche e delle ferrovie, a suo avviso, avrebbero generato una prosperità diffusa e aperto all'Italia le porte del mondo moderno, ponendo fine all'inquietudine che tormentava il Paese.
L'unificazione economica e il tramonto dell'egemonia asburgica erano quindi indispensabili alla formazione di uno Stato nazionale, a sua volta premessa necessaria al consolidamento di una società liberale.
Lasciando agli storici il compito di individuare l'ampiezza del disegno politico originario di Cavour - se cioè avesse in mente fin dai primi atti di governo una vera e propria «idea italiana» e dunque un progetto politico esteso all'intera Penisola - è certo comunque che egli, pur ritenendo «essere la storia una grande improvvisatrice», come affermò in un discorso parlamentare del 1857, non si fece sorprendere dagli avvenimenti.
Convinto della necessità di attuare profonde riforme per evitare dannose rivoluzioni, avviò nel Regno di Sardegna un rinnovamento dei gangli vitali dello Stato, anche mediante un massiccio avvicendamento del personale, soprattutto di vertice.
In questo modo favorì la creazione dei quadri politici e amministrativi della nuova Italia, pur ancora di là da venire, mentre le innovazioni economiche e finanziarie, non disgiunte da un utilizzo ardito del debito pubblico, aprirono la strada alla formazione di un ceto dirigente e di una realtà imprenditoriale che assicurarono il consenso sociale all'accordo politico del «connubio», da lui considerato il più bell'atto della sua vita politica.
Nell'operazione di rimodellamento dello Stato e di ricerca del consenso sociale, fu attento a ricercare e ottenere l'appoggio della nuova realtà dell'opinione pubblica, alla quale spesso si richiamava, come a «una specie di fumo» che «tosto o tardi trasformandosi in vapore solleva i maggiori ostacoli e vince le maggiori difficoltà».
Consensi minori raccolse invece presso la popolazione la sua politica in materia ecclesiastica e soprattutto la soppressione degli ordini contemplativi e mendicanti e l'incameramento dei loro beni, giustificati - nel discorso parlamentare del 17 febbraio 1855 - sia da considerazioni di natura finanziaria sia dalla convinzione di saper discernere quali fossero gli ordini religiosi ancora «utili» alla Chiesa e alla società.
I grandi mutamenti sullo scenario internazionale gli consentirono di uscire dall'impasse della politica interna, nella corretta convinzione di poter ottenere risultati concreti solo agendo sul piano europeo, dove stava mutando il rapporto di forze fra rivoluzione e conservazione.
Abile nel giocare su più tavoli nei momenti decisivi - il Congresso di Parigi, l'armistizio di Villafranca, la spedizione dei Mille e l'occupazione delle Marche e dell'Umbria pontificie - ebbe la felice intuizione di perseguire una «rivoluzione italiana con un re» - tanto temuta invece dal repubblicano Giuseppe Mazzini - per superare gli assetti territoriali fissati al Congresso di Vienna ed evitare al contempo il rischio di una deriva sovversiva.
In questo modo riuscì a «costituzionalizzare» la rivoluzione, anche assumendo rischi che non escludevano l'azzardo di fronte a fattori non previsti, ma avendo sempre come stella polare il Parlamento.
«Io credo che con il Parlamento si possano fare molte cose che sarebbero impossibili per un potere assoluto», scrisse nell'ottobre del 1860; un'affermazione che tuttavia non escludeva comportamenti più audaci, come in occasione degli accordi di Plombières, quando confidò al fidato collaboratore Costantino Nigra: «Controfirmando un trattato segreto che comporta la cessione di due province, io commetto un atto altamente incostituzionale», aggiungendo tuttavia: «Credo di poter garantire moralmente l'adesione del Parlamento. Il re e io non ne dubitiamo».
L'annessione del Mezzogiorno fu poi il suo capolavoro politico.
Duttile e pragmatico, di fronte a vicende il cui esito non era affatto scontato, riuscì a tenere sotto controllo tutte le forze in campo, eterogenee e fra loro divergenti, e a indirizzare gli avvenimenti verso la conclusione unitaria, così imprevista da fargli dichiarare, nel dicembre 1860: «Ora che la fusione delle varie parti della Penisola è compiuta, mi lascerei ammazzare dieci volte prima di consentire a che si sciogliesse».
Si accinse quindi ad affrontare le grandi questioni sorte con l'Unità, di cui vedeva la complessità: «Il mio compito» - ebbe a scrivere nel febbraio 1861 - «è più laborioso e penoso ora che per il passato. Costituire l'Italia, fondere insieme gli elementi diversi di cui si compone, mettere in armonia il nord e il mezzogiorno presenta tante difficoltà quanto una guerra contro l'Austria o la lotta per Roma».
Più che di fare gli italiani, che esistevano da secoli come nazione, si trattava di fare l'Italia, cioè di costruire lo Stato unitario nelle sue articolazioni.
Potenzialmente favorevole a forme di autogoverno delle autonomie locali, non intendeva mettere a repentaglio l'Unità faticosamente conseguita e, a scanso di equivoci, dichiarò in Parlamento: «Dopo tutto quello che d'impensato e d'insperato avvenne nella penisola, ognuno indovina che noi non siamo federalisti».
Si arenò dunque l'idea di una «scentralizzazione» e il modello dello Stato burocratico e centralizzatore prevalse per ragioni politiche, legate soprattutto alla grande resistenza all'annessione in atto nell'ex Regno delle Due Sicilie.
Cavour, infatti, era molto scettico sull'opportunità di salvaguardare l'autonomia dell'antico regno, come si espresse in una lettera scritta al fedele collaboratore Costantino Nigra due settimane prima della proclamazione del Regno d'Italia, dove giudicava necessaria «la distruzione di quella fatale autonomia» del Mezzogiorno «che rovinerà l'Italia se non ci rimediamo».
Convinto, come tanti, della ricchezza naturale delle regioni meridionali, a suo giudizio abbrutite da secoli di malgoverno, confidava negli effetti positivi che sarebbero derivati dall'unificazione del mercato nazionale, ma non poté assistere alla disillusione degli anni postunitari e alla nascita della Questione meridionale.
Quanto alla Questione romana, capitolo della più ampia questione cattolica, nei discorsi parlamentari del marzo 1861, dopo aver sostenuto che solo Roma - dove però non volle mai recarsi - poteva essere la capitale del nuovo Stato unitario perché era l'unica città che non avesse memorie solo municipali, proclamò la formula «libera Chiesa in libero Stato», cui era sottesa la scelta della separazione.
Questa impostazione, com'è noto, è stata superata nel tempo da una politica di conciliazione che ha prodotto fra le due istituzioni rapporti equilibrati e fondati sulla collaborazione e sul rispetto.
Cavour scomparve il 6 giugno 1861, all'età di cinquant'anni, senza poter contribuire allo sviluppo e al consolidamento di quella costruzione politica, non esente da crepe ma tuttora salda, che in modo determinante ha contribuito ad erigere.
Alla sua memoria, l'Aula del Senato rende oggi omaggio, per la testimonianza di un uomo delle Istituzioni, di autentico e coraggioso servitore dello Stato, che ha accettato di lavorare per l'Italia, sapendo che altri avrebbero raccolto i frutti della sua instancabile e prestigiosa opera. (Generali applausi).
MENARDI (CN-Io Sud). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MENARDI (CN-Io Sud). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ricordiamo il conte di Cavour a 150 anni dalla morte. Il 17 marzo scorso abbiamo celebrato i 150 anni dell'Unità d'Italia. Due date sulle quali è scolpita la nostra storia nazionale, massimamente tributaria a questo colosso della politica di cui, mi si conceda il passaggio, come parlamentare piemontese posso dirmi particolarmente fiero.
Ma Cavour non è solo un monumento dei piemontesi: è stato il vero artefice della Nazione e non è un caso che ad averne scritto una fondamentale biografia sia stato l'avellinese Italo De Feo. Ora, i 150 anni dell'Unità ci hanno fatto un ulteriore regalo: la ristampa di questa preziosa biografia recentemente presentata a Palazzo Giustiniani, presente la figlia, senatrice Diana De Feo, e gli illustri colleghi Gaetano Quagliariello e Luigi Compagna.
Non potendo, per più di un motivo, ripercorrere qui la vicenda storica e politica del conte Cavour, mi limiterò a disegnare i tratti essenziali che definiscono, un secolo e mezzo dopo la sua scomparsa, le qualità dello statista.
È un uomo profondamente moderno che piacerebbe a tutti coloro che oggi e negli anni passati hanno propugnato la politica del fare.
Come uomo di governo interpretò al meglio questo concetto del fare, soprattutto con i grandi investimenti industriali e infrastrutturali dalle ferrovie, alle grandi vie di comunicazione, comprese quelle con i Paesi transalpini; in particolare mi piace qui ricordare oggi, per ovvie ragioni di attualità, la realizzazione del traforo ferroviario del Frejus e del Colle di Tenda.
Uomo straordinariamente moderno, quindi, introdusse la forma del partenariato pubblico e privato per la realizzazione delle infrastrutture, in particolare le opere ferroviarie. Uomo pragmatico, riuscì a conciliare e ad interpretare al meglio quello che oggi tutti vorrebbero che si realizzasse: innovazione e ricerca. Ma egli la fece attraverso le iniziative concrete di industrializzazione del nostro sistema economico, ma anche nel rivoluzionario e produttivo modo di affrontare i temi dell'agricoltura, introducendo nuove coltivazioni, facendo opere di bonifica e costruzioni di canali di irrigazione. Per Cavour un'agricoltura ricca e moderna era alla base per lo sviluppo dell'industria. Favorì la creazione di un'industria siderurgica e il potenziamento di quella tessile, impiantò in pratica dal nulla la rete telegrafica.
Principalmente Cavour esaltava gli investimenti infrastrutturali come strumento di progresso civile al quale, piuttosto che alle sommosse, era affidata la causa nazionale. Egli a tale proposito mise in rilievo l'importanza che avrebbero avuto due linee ferroviarie: la Torino-Venezia e la Torino-Ancona.
Il commercio venne favorito in ogni modo e la realizzazione di una vera marina mercantile fece rifiorire il porto di Genova.
Camillo Benso aveva infatti fede nel progresso che era sopratutto intellettuale e morale, poiché risorsa della dignità e della capacità creativa dell'uomo. A tale convinzione si accompagnava l'altra, che la libertà economica è causa di interesse generale destinata a favore tutte le classi sociali. Il vero progresso di una Nazione non è da ricercarsi nel welfare, ossia nello Stato sociale, bensì nel dare lavoro e quindi dignità alle persone.
Nel maggio del 1832, a ventidue anni divenne sindaco di Grinzane, carica che mantenne per 16 anni, fino al febbraio del 1849.
Camillo Benso conte di Cavour è stato in grado di cogliere con incredibile tempestività tutte le occasioni offerte dalle vicende internazionali ad una potenza di secondo ordine come il Regno di Sardegna. Ha avuto l'abilità di tenere a bada un sovrano che, pur avendo confermato e difeso lo Statuto, aveva la tendenza istintiva a non limitarsi a regnare, ma a cercare con ogni mezzo di condizionare l'attività di governo. È stato in grado di cavalcare ed al tempo stesso incanalare nell'alveo delle regole del sistema costituzionale (allora niente affatto consuete) una forza della natura come quella rappresentata da Giuseppe Garibaldi. Ha marginalizzato le forze antisistema, rappresentate da un lato dal mondo clericale e reazionario, dall'altro dalla sinistra mazziniana, repubblicana, usando con sagacia solo le armi della politica e non quelle, più facili per l'epoca, di un autoritarismo di stampo illiberale.
Cavour era un uomo che sapeva più e meglio di tanti altri come la politica fosse un'arte da realizzare con un pragmatismo e un realismo non condizionati da scrupoli di sorta ma sempre ancorata a grandi principi.
E per Camillo il principale di questi principi era quello della libertà, che era l'unica istanza di innovazione e di progresso dopo l'era dell'assolutismo restaurata ed imposta all'Europa ed all'Italia con il Congresso di Vienna, ma che, per non essere astratto, schematico e pretesto di illiberalità, come prima l'esperienza del biennio del Terrore della Rivoluzione francese e poi il dispotismo napoleonico avevano insegnato, doveva essere attentamente preservata da qualsiasi degenerazione.
Per Cavour questo principio di libertà andava applicato ovunque: nell'economia, dove la battaglia liberale si doveva manifestare con una legislazione tesa a favorire il libero commercio eliminando dazi, norme protezioniste e qualunque ostacolo alla circolazione delle merci e delle idee, secondo gli insegnamenti del più classico liberismo di scuola anglosassone.
Nei rapporti internazionali, in cui proprio in nome di uno spirito di libertà che non doveva essere solo degli individui ma anche degli Stati, il suo sforzo principale fu di ribaltare la tradizionale subordinazione degli Stati italiani, in particolare del Regno di Sardegna, alle grandi potenze europee e di rendere prima il Piemonte e successivamente lo Stato unitario in grado di conservare una libertà di movimento sul piano interno ed internazionale, tale da renderli capaci di sfruttare al meglio le incertezze e le debolezze degli Stati europei dominanti. Anche se nel marzo del 1860 - in realtà il Trattato fu postdatato giacché la firma avvenne nel gennaio 1859 - con il Trattato di Torino sancì l'annessione della Contea di Nizza e della Savoia alla Francia. E questo per un cuneese in particolare è stato un contributo lacerante pur nobilitato dal suggello dell'Unità nazionale.
Il conte di Cavour aveva la sua ferma volontà di considerarsi, anche con il Re, non un suddito ma un cittadino, consapevole dei diritti e della dignità conseguiti con il passaggio dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale.
Nei rapporti con la Santa Sede, secondo Cavour serve realismo, pragmatismo e capacità di mediazione. Ma serve soprattutto assoluta fedeltà ai valori di libertà. Quei valori che oggi come allora dovrebbero rappresentare la sola ed unica stella polare della politica nazionale.
Si racconta che le ultime parole pronunciate da Cavour siano state «l'Italia è fatta, è salva!». E sulla base di queste ultime battute si sostiene che la vera eredità lasciata agli italiani dal conte sia stato il suo contributo determinante alla formazione dello Stato unitario.
La considerazione è corretta. Ma il capolavoro politico di Cavour, quello che dovrebbe ispirare i dirigenti politici di oggi e che invece viene contestato e considerato come la matrice di quel trasformismo ritenuto vizio congenito e mortale delle classi politiche italiane, è il famoso «connubio» parlamentare tra i liberali moderati vicini al conte ed i liberali progressisti di Rattazzi, cioè la formazione di una maggioranza ampia di moderati di diversa gradazione in grado di dare stabilità ad un governo difendendolo dagli attacchi delle forze antisistema. Grazie a quell'invenzione cavourriana, la destra storica e, successivamente, il centrosinistra riuscirono in un capolavoro politico: a stemperare progressivamente la «Questione romana» ponendo fine all'autoemarginazione dei cattolici dalla vita pubblica del Paese; a disinnescare il potenziale esplosivo dei mazziniani e dei garibaldini trasformandoli nella stragrande maggioranza in strenui difensori dello Stato di diritto; a scongiurare il pericolo che l'Unità si compisse all'insegna della democrazia autoritaria. La domanda, a questo punto, è: che cosa il conte avrebbe potuto fare per l'Italia se nei suoi confronti la vita fosse stata meno avara di anni?
Ci restano i suoi insegnamenti, una lezione che dobbiamo tenere viva in questa nostra Aula e nell'intero Parlamento. Cavour è stato definito «dittatore parlamentare». C'è del vero in questa affermazione, ma noi dobbiamo trarne il significato più alto. Lo statista era un uomo del fare, ma anche un uomo del dialogo e un maestro nel difficile esercizio della diplomazia e delle relazioni tra i gruppi che compongono un'assemblea elettiva. Discuteva, trattava, mediava e raggiungeva il risultato. Per lui, sopra tutto, contava l'interesse nazionale. Per questo sarà ricordato. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud, PdL e dei senatori Leddi e Rossi Nicola).
DE TONI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE TONI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, avere la pretesa di esaurire nel tempo di dieci minuti la complessa e articolata personalità di Cavour è un po' come immaginare l'alba di una giornata senza poter raccontare appieno quali e quanti eventi l'hanno potuta riempire. Eppure mi piace condividere qui, in quest'Aula, in quest'anno carico di significati storici, una riflessione ad alta voce attorno a ciò che è stato, cosa ha rappresentato e quale messaggio ci trasmette oggi l'uomo, il politico, lo statista Cavour.
Cavour nasce il 10 agosto 1810 a Torino, secondogenito del marchese Michele e della ginevrina calvinista Adele di Sellon, da cui eredita valori come l'etica del lavoro e la libertà di coscienza. È giovane ufficiale dell'esercito, ma sospettato di eccessive simpatie per la Monarchia di Luglio, nel 1831, lascia la vita militare e si dedica alla causa del progresso europeo. Così, grazie all'educazione familiare, spinto dal profondo e crescente convincimento che i progressi economici e la politica sono strettamente correlati, decide di viaggiare nei Paesi europei per studiare da vicino gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera. A Parigi ha modo di frequentare le principali istituzioni pubbliche, i più importanti intellettuali dell'epoca e non sarà inutile. A Londra si interessa non solo alla vita politica e culturale, ma anche alle profonde innovazioni tecniche. Si occupa principalmente di questioni sociali e sviluppa il sempre più crescente interesse per il libero scambio.
Cavour riteneva che il valore della nazionalità risiedesse nel connubio tra libertà economica - che è causa di interesse generale ed è destinata a favorire tutte le classi sociali - e il progresso intellettuale e morale, frutto della dignità e capacità creativa dell'uomo. Questa grande ammirazione per la società inglese e francese lo porta a studiare in modo approfondito Smith, Malthus, Guizot e Tocqueville, di cui poi avrebbe applicato i precetti in Italia, trasformando il Piemonte in quello Stato moderno che solo tramite il respiro europeo da lui fornitogli, si sarebbe potuto presentare come centro di aggregazione delle future istanze nazionali italiane. Secondo lo statista, lo sviluppo dei lumi e il progresso civile, senza alcun bisogno di sommosse popolari, avrebbero creato una crisi politica di cui l'Italia doveva approfittare. Rientrato in Piemonte nel 1835, si interessa di economia e applica sul territorio le esperienze acquisite nei viaggi all'estero.
La fondazione nel dicembre 1847 della testata liberale e moderata «Il Risorgimento» segna l'avvio del suo impegno politico e qui si prende carico di attuare una profonda ristrutturazione delle istituzioni piemontesi e di istituire nuove riforme liberali, che avrebbero permesso al Regno sabaudo di uscire dall'arretratezza economica e di intraprendere quella via di industrializzazione che i grandi d'Europa stavano già percorrendo da più di mezzo secolo.
Nello stesso anno fu eletto deputato, entra nel Governo D'Azeglio come Ministro dell'agricoltura prima e delle finanze poi. Cavour provvede a rinnovare il sistema fiscale, a potenziare il sistema bancario e collabora all'istituzione di una banca nazionale.
Il grande merito dello statista italiano credo fu quello di saper proporre una politica di riforme che contava sull'appoggio della classe dirigente piemontese: la borghesia. Infatti, privo di fiducia nell'aristocrazia nella quale trovava le sue origini, vedeva nella classe sociale capitalistica lo stesso universo aperto «che solleva i poveri ed abbassa i ricchi», che percepiva anche Guizot, ma che doveva farsi carico degli interessi della comunità ponendosi come mediatrice sociale.
Non bisogna però confondere il riconoscimento della necessità di cambiamento di cui l'Italia aveva assoluto bisogno con l'adesione alle idee rivoluzionarie di Garibaldi né a quelle repubblicane di Mazzini, che non coincidevano in nulla con l'ideologia cavouriana iniziale. Infatti, il Primo Ministro sabaudo si decise solamente durante la Seconda guerra d'indipendenza ad accettare quell'unità d'Italia tanto agognata da Mazzini.
Cavour, piemontese anzitutto, mirò ad ingrandire il Piemonte per le vie tracciate dall'esperienza del 1848 assecondando l'ambizione di Carlo Alberto, ma quando si accorse che si doveva e si poteva ottenere di più non esitò a farsi italiano e a mettersi risolutamente alla testa del movimento unitario. Mi interessa sottolineare questi dati: ingrandire il Piemonte (tesi di Cavour), fare l'Italia (ideale di Mazzini).
E fu sempre grazie a questa capacità di rielaborazione degli estremi che fu nominato nel 1852 Capo del Governo, in seguito a quella manovra politica, ironicamente definita dai suoi avversari «connubio», siglando un accordo con Rattazzi allo scopo di formare un nuovo Governo capace di mirare alla realizzazione di riforme che escludessero le ali estreme del Parlamento. Nasce così il centrismo che fa del centro quel luogo politico, che spostandosi un po' a destra o un po' a sinistra in base alle esigenze, governerà il Piemonte e poi dal 1861 fino all'ultimo decennio del XX secolo il neo costituito Regno di Italia.
Cavour, dopo aver rafforzato su tutta la linea il Regno sabaudo, si dedicò ad un'audace, spregiudicata politica estera che aveva come obiettivo quello di far uscire il Piemonte dall'isolamento in cui versava, esprimendo finalmente i suoi ambiziosi progetti. Il primo passo da fare era quello di imporre il problema italiano all'attenzione europea e a ciò Cavour mira con tutto il suo ingegno. Fu per questi motivi che fece partecipare il Piemonte alla guerra di Crimea e che cercò l'alleanza con la Francia di Napoleone III nel 1858, che si impegna a sostenere militarmente il Piemonte qualora sia attaccato da potenze straniere.
Poco dopo (nel 1859), a causa di reiterate provocazioni piemontesi ai confini con la Lombardia austriaca, l'Austria dichiara guerra all'Italia. Scoppia così la Seconda guerra di indipendenza, che annette al Piemonte non solo la Lombardia ma anche l'Emilia e la Toscana, che nel frattempo si sono ribellate ai loro governi e hanno votato l'annessione allo Stato sabaudo. In questo periodo Cavour apre le trattative con Garibaldi che era stato, insieme a Mazzini, uno dei protagonisti della Repubblica romana del 1849, il quale nonostante sia di fede repubblicana accetta di collaborare con Cavour pur di raggiungere l'obiettivo dell'unificazione d'Italia.
È il tempo della spedizione dei Mille. Garibaldi in pochi mesi arriva dalla Sicilia a Napoli e tenta di proseguire verso Roma, ma Napoleone III fa sapere che se si tocca Roma lui dichiarerà guerra ai Savoia. Vittorio Emanuele quindi, su indicazioni di Cavour, scende col suo esercito verso Sud per fermare Garibaldi. Non passa sul Lazio ma sull'Abruzzo e le Marche che, insieme all'Umbria, subito chiedono l'annessione.
È il 1861, è l'unità d'Italia. Si realizza il sogno risorgimentale, l'apoteosi dell'abilità diplomatica di Cavour si fonde con l'eroismo dei Mille, delle Cinque giornate di Milano, delle Dieci giornate di Brescia. Termina la lunga giornata di Cavour, vissuta intensamente, dall'alba al tramonto, senza tregua, senza soste, sempre sulle barricate delle cose difficili: giusto il tempo per cogliere il frutto di una fatica, e la storia lo porta con sé!
Quanti interrogativi, quante riflessioni, quanti messaggi! Lascio all'Aula e a chi ascolta un tratto del suo agire, un impegno mantenuto, quasi un monito, citando le sue parole: «Dovessi rinunziare a tutti i miei amici di infanzia, dovessi vedere i miei conoscenti più intimi trasformarsi in nemici accaniti, non fallirei al dover mio, non abbandonerei mai i principi di libertà ai quali ho votato me medesimo, del cui sviluppo ho fatto il mio compito, ed a cui per tutta la mia vita sono stato fedele».
E vi pare poco? (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Zanda e Astore).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, gli studenti del Liceo ginnasio statale «Torquato Tasso» di Roma, presenti nelle tribune. (Applausi).
Sul 150º anniversario della morte di Camillo Benso, conte di Cavour
PRESIDENTE. Se i colleghi non hanno nulla in contrario, propongo di fare uno strappo alla regola e di far intervenire subito il senatore Quagliariello, per venire incontro ad una sua cortese richiesta, motivata da impegni mediatici e di comunicazione.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, la ringrazio e ringrazio anche per questa seduta, perché penso che la commemorazione del conte di Cavour sia il giusto complemento alle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia; non solo perché Cavour è stato di gran lunga il maggior artefice dell'Unità e nemmeno solo perché il conte aveva un profilo biografico di interesse tale che ha negli anni suscitato l'attenzione degli storici stranieri ancor più che degli storici italiani.
A questo proposito vorrei leggere solamente poche parole dell'incipit di una delle più belle biografie, scritta da Italo De Feo, il padre della nostra collega Diana, che, in realtà, ancor più che una biografia è un vero e proprio romanzo, soprattutto sulla formazione del conte: «Ebbe molte esperienze: fu beniamino di graziose fanciulle e donne, affarista e giocatore d'azzardo, gentiluomo di campagna e maestro di agricoltura, esperto di economia e finanza, studioso di storia e di problemi sociali. Amò la tavola e la musica, si distinse nelle discipline matematiche, fu buon oratore e infine giornalista e scrittore efficace». Sono poche frasi, che magari oggi susciterebbero l'attenzione perversa di qualche procuratore, ma che invece racchiudono il profilo di un uomo eccezionale sotto tutti gli aspetti.
Credo che però la vicenda di Cavour, al di là della sua biografia, abbia un nesso profondo con questi 150 anni della nostra storia, perché si interseca con la difficoltà del fare l'Italia e del fare gli italiani. Vedete, signor Presidente e colleghi senatori, in realtà noi celebriamo oggi una storia che è stata una storia difficile e molto spesso anche una storia drammatica. L'unità italiana può considerarsi a tutti gli effetti un miracolo della politica e ci fa comprendere come la politica, oltre che una brutta cosa, come oggi viene spesso - troppo spesso - rappresentata, può essere una risorsa che trasforma il possibile in reale. Non c'erano infatti le condizioni, 150 anni fa, perché l'Italia nascesse.
C'erano difficoltà internazionali che, al di là del genio del conte in questo ambito, non possono essere rappresentate come spesso ha colpevolmente fatto la storiografia. Non c'era nemmeno l'accordo della Francia, che pensava piuttosto ad un'unità che riguardasse solamente il Nord, con al centro uno Stato centrato sulla Toscana e un regno del Mezzogiorno sul modello di quello che fu di Murat e, dunque, sotto la stretta influenza francese.
Esistevano difficoltà note nel fronte degli unitari, perché l'idea unitaria, moderata, liberale e con forte decentramento di Cavour non era l'idea democratica, repubblicana e centralista di Mazzini. Esisteva, inoltre, una questione istituzionale irrisolta, difficoltà all'interno dello stesso côté liberale: le ha ricordate il senatore Menardi, quando ha fatto presente che l'opzione di Cavour per una monarchia parlamentare era ben diversa dall'ortodossia di una monarchia costituzionale, che non avrebbe mai previsto una comunicazione tra Parlamento ed Esecutivo, che era stata di d'Azeglio, di Balbo e che certamente era propria dei monarchi di Casa Savoia. Dunque, ribadisco, vi era da gestire uno scontro interno alla stessa parte monarchica, liberale e moderata.
Esistevano inoltre le difficoltà geografiche di unire un territorio profondamente differenziato nei suoi ordinamenti, nonché nelle sue realtà economiche. Sotto questo aspetto va ricordato che la Destra storica, e coloro i quali lavoravano con Cavour, partivano quasi tutti da posizioni influenzate dalla cultura anglosassone e per questo propensi al decentramento. Diventarono unitari per necessità e non per ideologia.
Infine, ricordo la difficoltà maggiore, quella per la quale l'Italia è stato l'unico grande Stato moderno che si è costituito contro la Chiesa, contro la Chiesa di Pio IX, la cui apertura riformista era stata ripagata con l'assassinio del suo primo ministro, Pellegrino Rossi, e che Cavour, nonostante la chiusura papalina, non ritrovarsi su posizioni di difesa della laicità francese: la laicità imposta per legge. Cavour era piuttosto per uno Stato che potesse comprendere credenti e non credenti e se proprio è necessario dare una definizione del suo atteggiamento - che in realtà non è possibile dare in quanto fortemente influenzato dalla politica e quindi incompiuto a causa della sua morte repentina - era certamente più propenso alla lezione di Tocqueville, che aveva letto negli anni giovanili, piuttosto che a quella degli illuministi francesi.
Ebbene, queste sono state le difficoltà che Cavour è riuscito a gestire politicamente per arrivare al risultato dell'unità, partendo da un'idea di nazione, signor Presidente, che non è stata l'unica idea di nazione che ha albergato alle origini del nostro percorso unitario. L'idea di nazione di Cavour si fondava sulla centralità della persona e aveva poco a che fare - lo dico con rispetto - con un'altra idea che invece si fondava sul binomio nazione-popolo: quella mazziniana. Non era un'idea idealista ma piuttosto un'idea empirico-costituzionale; non era un'idea intrisa di democrazia, ma piuttosto di libertà. E soprattutto, proprio perché aveva conosciuto le difficoltà della politica estera, l'idea di nazione di Cavour considerava l'unità come un punto d'arrivo da consolidare e rafforzare, spendendo il massimo delle energie nella politica interna, piuttosto che un punto di partenza per tornare alle glorie del passato di cui le italiche genti erano state protagoniste.
Ora, nelle temperie difficili di un'Italia in cammino verso l'obiettivo di fare gli italiani, l'idea di Nazione di Cavour è stata spesso sconfitta e soccombente.
Lo è stata certamente degli anni di fine secolo, quando, di fronte al nazionalismo imperante a livello europeo, alla crisi del modello inglese in campo politico-istituzionale e, invece, all'esplodere del cosiddetto modello tedesco che si era affermato sulla punta delle baionette dopo Sedan, la competizione interna vide contrapposti, da una parte, i sostenitori di una nazione estrema che si faceva nazionalismo e, dall'altra, una forza nuova che aveva il suo principio di fondo non tanto nella nazione quanto nella classe; mi riferisco al nascente movimento socialista. All'interno di questa divaricazione e di questa radicalizzazione del conflitto, certamente a soccombere fu l'idea nazionale di cui Cavour, con il suo liberalismo, si era fatto portatore.
Certamente l'idea di Cavour soccombette ancora al momento dell'avventura in Libia e al momento della partecipazione alla Prima guerra mondiale (almeno a Caporetto). E soccombette anche nel momento in cui lo Stato liberale crollò a favore del fascismo. Perché, vede signor Presidente, dubito che il fascismo possa considerarsi un anti-Risorgimento, così come Salvatorelli ha pure autorevolmente sostenuto. Nel fascismo è stata presente l'idea di nazione risorgimentale, ma non certamente nella versione cavourriana.
Così come, quando il fascismo cadde e si tornò alla democrazia, noi riacquistammo quella libertà che è componente essenziale dell'idea di nazione da cui Cavour era partito ma non riacquistammo l'idea di patria, a causa dell'8 settembre e anche a causa del fatto che la libertà ci provenne soprattutto dagli alleati e, infine, a causa del fatto che i partiti prevalenti non avevano più le loro radici e il loro DNA nella stagione risorgimentale.
Da qui, signor Presidente, i limiti che a lungo ha dovuto subire l'idea di nazione, al punto tale che fu un siciliano il maggiore biografo di Cavour. Mi riferisco a Rosario Romeo, il quale, parlando del senso comune oltre che della storiografia corrente, parlò appunto della storiografia risorgimentale come della storiografia della disfatta, perché per molti l'origine di tutti i guai dell'Italia sarebbe stata in quell'inizio così poco produttivo e così infausto.
Oggi abbiamo rivisto molte cose sia a livello di storiografia sia a livello di senso comune; non vorrei che cadessimo nell'errore contrario: pensare che l'Unità d'Italia sia stata una passeggiata senza comprendere il dramma, la fatica, la sofferenza che c'è stata dietro l'azione dei nostri Padri fondatori, innanzi tutto di Cavour e di coloro i quali lo affiancarono: quella Destra storica grazie alla quale l'Italia si mise in cammino per una storia difficile ma che è ancora la nostra storia oggi. (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, onorevoli senatori, commemorare la figura di Cavour in un'epoca come la nostra, ancora troppo segnata dalle ideologie e da tensioni quotidiane tra i poli, è come respirare aria pura a pieni polmoni. Perché nella sua storia, umana e istituzionale, si misura la politica come strategia di lungo periodo, l'intesa declinata come fine ultimo e non come puro tatticismo, la pratica parlamentare come reale agire al servizio della nuova Italia, l'importanza per la classe dirigente di avere uno scopo da perseguire.
Rievocare il primo Presidente del Consiglio porta a misurarsi con il carattere e l'azione di un conservatore, perché indubbiamente tale fu, dotato al contempo di un'autentica apertura mentale, frutto delle numerose esperienze vissute negli Stati esteri, e di una spiccata curiosità per i progressi economici, produttivi e sociali. Un conservatore sì, ma non un reazionario. Di più, un riformista che sapeva temperare con coraggio e passione i rischi derivanti dall'utopia e che invece cercò di prevenire le fisiologiche storture di un processo unitario come quello che riguardò l'Italia.
Andando a sfogliare con la memoria i discorsi per Roma Capitale, pubblicati un anno fa e impreziositi dall'introduzione del compianto professor Scoppola, si resta colpiti dalla forza dei convincimenti di Cavour, dal suo profondo senso dello Stato, dalla qualità del suo agire pragmatico. «Le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l'autorità la rafforzano, invece di crescere la forza dello spirito rivoluzionario la riducono all'impotenza». Ecco l'essenza del pensiero di Cavour in una delle sue frasi più celebri; ecco la sintesi che lascia esterrefatti per la sua straordinaria attualità. Con queste parole Cavour esalta quel giusto mezzo, vera stella polare della sua politica, del disegno strategico di un uomo, di uno statista, che non diventò mai ostaggio di tribuni o massimalisti della prima (e anche della seconda ora), né complice o utile idiota di un disegno reazionario tout court, portatore in sé di risvolti oscurantisti.
Impossibile, sia da un punto di vista storiografico che politico, non menzionare i gravissimi attriti che Cavour ebbe con la Chiesa cattolica. Ma in questa sede preferiamo, e lo dico da cattolico, puntare la nostra attenzione sulla lungimiranza dimostrata al culmine della «crisi Calabiana» o sulla formula «libera Chiesa, in libero Stato» che racchiude una realistica visione del governo di una Nazione.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Italia nacque come Stato unitario di impronta liberale, grazie soprattutto alla guida di Cavour, una figura di politico e statista incentrata sulla realizzazione del progetto fin dai primi anni della sua brillante carriere politica. Sindaco ad appena 22 anni del Comune di Grinzane, carica che ricoprirà per quasi 16 anni, Cavour fece del processo unitario il suo fine ultimo. Abile tessitore di alleanze, venne più di una volta additato dai suoi critici come una figura di rara spregiudicatezza politica. Conscio della posta in gioco, Cavour rispondeva così ai suoi detrattori: «Non tengo, voi lo sapete, al potere per il potere. Tengo ad esso per fare il bene del mio Paese». Parole, c'è da ammetterlo, che nell'Italia di oggi non vengono pronunciate con la stessa frequenza.
In Cavour era forte la convinzione, alimentata giorno dopo giorno, che le buone leggi migliorano il livello morale di un Paese; che lo sviluppo e la crescita politica di un intero sistema non possono essere disgiunti dai progressi economici e che per fare ciò bisogna inseguire necessariamente un progetto, avere un'ambizione superiore. Lo dimostrano i tre discorsi pronunciati davanti al Parlamento italiano a pochi giorni dalla sua costituzione, nella primavera del 1861. In discussione era la questione di Roma e dello Stato Pontificio. Cavour si trovava di fronte a un'alternativa apparentemente di impossibile soluzione: o attaccare il Papa, distruggendo l'alleanza con Napoleone III e probabilmente provocare una guerra con la Francia, o rinunciare a Roma Capitale. Cavour uscì dall'impasse alzando il livello del dibattito, ossia trasformandolo in una questione di superiore ordine civile e morale. Che Roma diventasse la capitale d'Italia era necessario non per motivi nazionalistici, ma perché era l'unico luogo simbolico che potesse accomunare e non dividere il Paese, un luogo di conciliazione.
Ciò che noi quindi oggi celebriamo nel 150° della morte di Cavour è la sua figura di conciliazione, l'artefice della nostra unità, lo statista che seppe valorizzare il ruolo dello Statuto albertino ancorandovi il concetto di patriottismo, il valore della libertà con quello dell'indipendenza, la riforma politica con il benessere economico. «Era un genio, statista di carattere europeo ammirato persino da Bismarck, ma anche un uomo coltissimo che non ha mai smesso di studiare». Così uno storico, qualche anno fa, definì Cavour. Si tratta di una figura irripetibile, da sempre in fuga dal potere centrale che già 150 anni fa aveva tracciato la strada che l'Italia dovrebbe seguire, ancor di più in queste ore: «La grande politica - disse - è quella delle risoluzioni audaci». E la nostra Italia, lasciatemelo dire, oggi ne avrebbe un gran bisogno. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).
GERMONTANI (Misto-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Misto-FLI). Signor Presidente, credo che per capire Camillo Benso conte di Cavour siano fondamentali alcuni dati biografici, così come hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduta. Nasce in una famiglia patrizia torinese, ma non è il primogenito e, come cadetto, è costretto a inventarsi un'attività. Inizia allora la carriera militare come ufficiale del Genio, ma in gioventù, pur essendo stato allevato in un ambiente fortemente conservatore, entra in contatto con i liberali di Ginevra, città natale della madre. È proprio in quegli anni, con i primi soggiorni all'estero, che Cavour comprende l'abissale disparità politico-culturale esistente tra un Piemonte allora provinciale e sonnolento e le più progredite Nazioni europee.
In breve tempo diventa un fervente ammiratore dell'Inghilterra. Pur essendo nobile di nascita, assorbe la mentalità operosa della nascente borghesia capitalistica e in economia diventa un convinto liberista. Intraprende una propria attività indipendente come imprenditore agricolo, cosa che gli consente poi di diventare Ministro dell'agricoltura e Ministro delle finanze nel Governo di Massimo D'Azeglio.
Esaurita in tutta Europa la spinta rivoluzionaria del 1848, anziché indulgere nella pura e semplice difesa dell'ordine costituito e della struttura amministrativa e autoritaria di tante monarchie del vecchio continente, Cavour si trasforma in un entusiasta sostenitore del modello inglese, la monarchia costituzionale. Non era più il tempo di aggrapparsi al vecchio ordine, all'Ancien régime. Come liberale, ma anche come nobile che comprende il valore progressista della borghesia, Cavour sarà determinante nell'influenzare la stessa evoluzione politica della monarchia sabauda. Vittorio Emanuele II, a differenza dei Borbone e dei Lorena e superando una educazione reazionaria tipica della corte sabauda, si trasformò, proprio grazie a Cavour, in "Re Galantuomo" assumendo con coraggio il ruolo di sovrano costituzionale e patriottico. E in questa evoluzione, politica e culturale di Vittorio Emanuele c'è tutta la grandezza di Cavour.
Quando, poi, con le leggi Siccardi del 1850, come in altre monarchie costituzionali, si rese inevitabile lo scontro tra Stato e Chiesa, si determinò la prima vera occasione per l'esordio di Cavour in politica. È bene ricordare che le leggi Siccardi abolivano privilegi secolari del clero e venivano colpiti anche i patrimoni delle congregazioni ecclesiastiche. Le proteste e le manifestazioni di piazza dei vescovi erano state represse con fermezza al punto di arrestare l'arcivescovo Franzoni di Torino. Cavour, allora quarantenne, si era già fatto notare per le sue idee liberali e liberiste con alcuni articoli sul giornale "Il Rinnovamento". Entrato da poco alla Camera, si fece poi notare per la sua difesa delle leggi Siccardi, affermando contemporaneamente una duplice vocazione politica a tutela dell'ordine pubblico e a tutela della libertà e, quel che più conta, schierandosi nettamente a favore della laicità dello Stato. Fu facile, in quella occasione, era il novembre del 1852, realizzare quel "connubio", cioè l'accordo organico e funzionale tra destra, liberale e borghese, e sinistra, moderata e progressista.
Oggi Cavour va ricordato per tanti motivi, per aver dedicato la sua vita a realizzare l'Unità d'Italia, ma ritengo, anche e soprattutto per il "connubio". Per le inevitabili analogie tra presente e passato, oggi non può essere sottaciuta la genialità e l'avvedutezza politica di una intesa, di un accordo, ovvero di un "connubio" tra oppositori che si realizza superando diffidenze, perplessità e scetticismi e che, però, approda alla finalità suprema del bene comune. Cavour ha governato il Piemonte per sette anni, durante i quali riuscì a trasformare lo Stato sabaudo in un Paese moderno capace di sostenere il confronto con i Paesi più progrediti d'Europa e capace anche di rappresentare un polo di riferimento sicuro per tutti i patrioti italiani che si battevano per l'unità della Nazione. Liberale e liberista in economia, stipulò trattati con l'Inghilterra, la Francia e con il Belgio, sviluppò la prima rete ferroviaria attraverso gli Appennini; creò una base militare nel porto di La Spezia.
La sua vocazione cosmopolita si dispiegò in termini culturali verso due direzioni principali: quella filo-britannica, riconoscendo i meriti della monarchia costituzionale, e quella filo-francese collegando il Piemonte e la Savoia alla Francia. Quando, nel dicembre del 1852, Luigi Napoleone, con un plebiscito risuscita l'Impero e assume il nome di Napoleone III, è Cavour a intuire e a prefigurare gli spazi diplomatici e le manovre politiche che lo porteranno successivamente alle due fondamentali tappe della sua politica estera: la guerra di Crimea che, con il successivo Congresso di Parigi del 1856 consentì al minuscolo Piemonte il diritto di sedere al tavolo delle trattative con le più grandi potenze europee e poi gli accordi di Plombières che precedettero la II Guerra d'indipendenza italiana.
La strada per l'Unità d'Italia fu spianata dopo le più cruente battaglie del Risorgimento italiano, a San Martino della Battaglia, nel comune di Desenzano del Garda, e Solferino, del 24 giugno 1859; ma si doveva attendere ancora un paio d'anni prima della proclamazione dell'unità nazionale che stiamo celebrando nel 150° anniversario.
Napoleone III lasciò Villafranca sottoscrivendo una resa che poteva essere spiegata, da un lato, con la volontà del monarca francese di consentire una espansione limitata del Piemonte e, dall'altro, con la necessità di fronteggiare la reazione dei cattolici francesi preoccupati per la caduta del dominio papale. Cavour non si arrese, perché nel frattempo a Londra erano tornati al potere i liberali di Palmerston e John Russell. Si spiega così la successione degli avvenimenti quali la spedizione dei Mille e la conclusiva proclamazione del Regno d'Italia.
Dal 17 marzo 1861 al 6 giugno successivo si svolse la residua parte della vita di Camillo Benso, conte di Cavour. Come evitare il rimpianto di una perdita così grande proprio quando l'Italia era appena nata? Qual è l'ammonimento che a 150 anni possiamo ricordare? Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, lo abbia detto molto bene pochi giorni fa, chiedendosi e chiedendo come mai la politica, che sola ha il potere di tradurre le analisi in legge, non faccia propria quanto dichiarato da Cavour, secondo cui le riforme compiute a tempo invece di indebolire l'autorità la rafforzano. E ancora, sempre il governatore Draghi ha ricordato Cavour quando ha detto che la crescita di un'economia non scaturisce solo da fattori economici, ma dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un Paese.
Signor Presidente, lei stesso ha ricordato il connubio tra risorgimento economico e Risorgimento politico. Al riguardo, scriveva ancora Cavour: «Il risorgimento politico di una nazione non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico. Le virtù cittadine, le provvide leggi che tutelano del pari ogni diritto, i buoni ordinamenti politici, indispensabili al miglioramento delle condizioni morali di una nazione, sono pure le cause precipue dei suoi progressi economici». Occorre sconfiggere, quindi, gli intrecci di interessi corporativi che in più modi opprimono il Paese; è questa, in conclusione, una condizione essenziale per unire solidarietà e merito, equità e concorrenza, per assicurare una prospettiva di crescita al nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD e dalla senatrice De Feo).
MONTANI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MONTANI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche noi oggi vogliamo intervenire per commemorare il primo presidente del Consiglio del Regno d'Italia, Camillo Benso, conte di Cavour, di cui ieri è ricorso il centocinquantesimo della morte. Il capo della Destra moderata fu un grande riformista nell'amministrazione dello Stato italiano che andava a formarsi, fu promotore di idee liberali, del progresso civile ed economico con l'introduzione del libero scambio e il sostegno alla crescita della rete ferroviaria. Cavour fu un grande protagonista del Risorgimento italiano, quale innovatore culturale, un forte credente nel progresso soprattutto intellettuale e morale alla base della dignità dell'uomo.
Il politico piemontese fu Ministro del Regno di Sardegna dal 1850 al 1852, Capo del governo dal 1852 al 1859 e dal 1860 al 1861. E' stato solo grazie al genio politico di Cavour, alla sua capacità di intessere alleanze antiaustriache, prima con la Francia poi con la Prussia, che dai rovesci militari si è arrivati alla riunificazione della penisola. Ma lo statista sabaudo ha avuto un unico difetto: morire troppo giovane, perché questa non era l'Italia che immaginava e sognava; il suo progetto era quello di creare un modello di Stato capace di unire e non semplicemente di unificare popolazioni divise da realtà storiche, politiche, culturali, produttive.
Come ha più volte affermato il Ministro delle riforme per il federalismo, onorevole Umberto Bossi, «Cavour era federalista, la promessa e l'impronta federalista sono state fondamentali nel percorso dì unificazione del Paese. Senza questa premessa e senza questa impronta i Lombardi non ci sarebbero mai stati a finire sotto il Piemonte». Come hanno sostenuto altri studiosi: «Cavour era l'unico uomo politico dotato del carisma e dell'autorevolezza necessari per portare a termine la grande riforma federalista. Morto lui, la burocrazia e tutto l'apparato di potere del vecchio Regno sabaudo ebbero buon gioco nell'affossarlo».
Secondo Cavour, il decentramento poteva unire meglio una penisola multietnica, come sostenne anche un altro padre del federalismo: Carlo Cattaneo. Così, il Primo ministro del Piemonte spinse il Ministro degli interni, Carlo Farini, a elaborare un disegno di decentramento.
Il 24 giugno 1860 Farini istituì una speciale commissione in cui, per la prima volta, si parlò di Regioni e di Governatori. Scrisse Farini: «Stabiliti i limiti delle Regioni, dovranno essere determinate le attribuzioni. Ogni Regione è sede di un Governatore che rappresenta il potere esecutivo con le attribuzioni. Fanno capo a esso politicamente gli intendenti delle Province».
A Farini successe poi Marco Minghetti come nuovo Ministro degli interni, che proseguì i lavori della commissione. Nella seduta del 28 novembre 1860, Minghetti inoltre sostenne che si potevano decentrare almeno quattro Ministeri: Interni, Istruzione, Lavori pubblici e Agricoltura. Il primo ministro Cavour, alla vigilia della proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861, conferì mandato al ministro degli interni Marco Minghetti di elaborare un progetto di riordino amministrativo ispirato ad un ampio decentramento. Su questa linea Minghetti elaborò un'articolata proposta, tendente a conciliare le esigenze del nuovo Stato con le esperienze e le tradizioni dei governi locali.
Il Ministro ipotizzava sei grandi unità territoriali, le vere e proprie macro-Regioni. Queste aggregazioni avrebbero riunito, sulla base di un consorzio di carattere volontario e permanente, le Province affini per vicinanza territoriale, per storia, interessi, modelli culturali e tradizioni. Grazie alla dislocazione amministrativa, le Regioni avrebbero introdotto con gradualità e senza forzature gli ordinamenti dello Stato unitario, con l'obiettivo di armonizzarli con le antiche prerogative dei territori e delle comunità. Minghetti proponeva dunque un disegno realmente innovativo, del tutto inedito nel contesto europeo, per contrastare quella che Cavour aveva definito la «tirannia centralizzatrice».
Il progetto Minghetti, presentato il 13 marzo del 1861, si scontrò però con l'opposizione frontale di una classe politica incapace di prendere in seria considerazione questa soluzione. Dopo un acceso dibattito parlamentare, l'esame del disegno di legge venne rinviato ad una commissione dove, contro di esso, si formò un largo schieramento di opposizione composto dagli esponenti della vecchia burocrazia piemontese, ma anche della sinistra fuoriuscita dai ranghi della fazione mazziniana che ne decretò la bocciatura, in ragione di una malintesa difesa del carattere unitario del nuovo Regno.
Oggi il percorso federalista è ben avviato. Con 150 anni di ritardo piano piano la promessa e l'impronta federalista di Cavour si stanno realizzando. Come ha detto il nostro segretario federale, Umberto Bossi: «Oggi è arrivato il momento di riprendere quella promessa e mantenerla compiendo davvero la storia». Come disse lo stesso Cavour: «Per traversare una montagna che ci separa da una fertile pianura, bisogna fare lunghi giri per evitare i precipizi di cui il più sovente è seminato il cammino».
La classe politica di oggi e di domani è a uomini e politici come Cavour che si deve rifare, a uomini che hanno saputo guardare al futuro con uno sguardo sognatore ma concreto; ed è a uomini con la sua stessa forza di volontà politica, ma soprattutto con la stessa forza morale, che deve ispirare le proprie azioni. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, signori senatori, voglio iniziare questa commemorazione ricordando che, senza l'opera e la personalità del piemontese Camillo Benso, conte di Cavour, forse l'Italia unita non ci sarebbe stata e per tutti noi sarebbe molto più difficile dirci italiani.
Dobbiamo al genio politico di Cavour la straordinaria regia di quel complesso processo storico che nel 1861 portò a compimento l'unificazione della Nazione italiana.
Nel poco tempo a disposizione non potrò fare né una completa biografia, né una agiografia di Cavour, né potrò eguagliare la mirabile commemorazione del professor Piero Craveri, ieri, alla Camera dei deputati.
Per la biografia sarebbe difficile fare meglio di Italo De Feo e di Rosario Romeo, che di Cavour si sono tanto e così eccellentemente occupati: in particolare, Rosario Romeo, siciliano, come ha ricordato il senatore Quagliariello, e Cavour piemontese, a riprova dell'artificiosità di quanti oggi, per interesse politico, si ostinano a contrapporre gli italiani del Nord a quelli del Sud, non riuscendo a vedere quel che Cavour, 150 anni fa, aveva ben compreso, e cioè che a noi non servono due, tre o quattro Italie: a noi serve una Italia sola.
Oggi il Senato è chiamato a ricordare e rendere onore a Cavour con parole non retoriche. Dobbiamo riflettere su cosa possa significare per noi la sua lezione politica e cercare di ricostruire un filo conduttore del suo pensiero, che ci consenta di approfittare delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia e dell'anniversario della scomparsa di Cavour per valorizzare quanto di positivo c'è nell'Italia di oggi e correggere i nostri limiti. Insomma, l'anniversario di Cavour dovrebbe spingerci ad occuparci dell'Italia di oggi e di domani, delle sue divisioni, dei suoi giovani senza lavoro, del suo mancato sviluppo, della disuguaglianza profonda tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Se riusciamo a collegare Cavour al nostro presente e trarne una lezione per il nostro futuro, questo anniversario sarà stato utile all'Italia.
Cavour comprese e governò la spinta all'unificazione, cominciata molto prima del 1861 e del Risorgimento, dando un naturale sbocco ad un lunghissimo processo culturale e sociale che doveva portare alla formazione della nostra identità nazionale.
La Nazione italiana (non lo Stato, ma la Nazione), come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dal senso di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di Stati nei quali la penisola era andata via via variamente articolandosi, comincia a formarsi nell'età medievale.
Si è chiusa da poco a Roma una piccola, ma straordinaria mostra, allestita al Palazzo del Quirinale, che di questo lungo processo ha dato un'impressionante testimonianza. Una mostra di manoscritti dei più grandi autori della letteratura italiana: da Dante Alighieri a Machiavelli, da Petrarca a Galileo Galilei, da Goldoni a Ugo Foscolo, da Alessandro Manzoni a Giacomo Leopardi. Al di là dell'emozione di vedere la scrittura di Manzoni sui «Promessi sposi» o di Leopardi su «L'infinito», la considerazione più importante che quella mostra ha suscitato nei visitatori è che quelle opere testimoniano che almeno dal 1200, da Dante Alighieri in poi, l'Italia era già unita nella lingua e nella letteratura.
Dovremmo riflettere sul fatto che uno dei più consistenti ostacoli all'unificazione reale dell'Europa è tuttora la mancanza di una lingua comune. Ma, nonostante l'unità linguistica, fare l'unità d'Italia fu per Cavour un'opera ciclopica. Sette eserciti divennero un esercito solo. Furono tracciate le prime linee della rete ferroviaria nazionale. Furono organizzate le Poste nazionali. Fu creato un sistema severissimo di imposte per sostenere spese pubbliche crescenti e per pagare l'interesse del debito. Furono modificati in profondità, come è stato accennato da quasi tutti i colleghi senatori che mi hanno preceduto, i rapporti tra lo Stato e la Chiesa.
Come fu possibile per Cavour portare a compimento in pochi anni quest'opera colossale? In primo luogo con la politica, e cioè con la suprema sapienza della sua guida politica, che rese possibile la convergenza verso un unico, concreto e decisivo traguardo di componenti politiche, sociali ed economiche molto diverse.
Cavour comprese le necessità e le aspirazioni dei diversi Stati della Penisola, vide in seno a quelle società e nelle città italiane l'emergere di ricche e imprevedibili riserve, che seppero farsi eroismo nello slancio dei volontari. Erano sensibilità fatte di ideali, di cultura e di politica, risorse senza le quali nessuna grande impresa può essere possibile.
Infine, Cavour comprese che c'era nella Penisola una classe dirigente di eccezionale levatura su cui poter contare per dare sostanza alla spinta unitaria; una formidabile serie di personalità insieme forti e sensibili: da Garibaldi a Mazzini, a Cattaneo.
Politica seria, società in molte sue parti matura, classe dirigente all'altezza della sfida: proprio quel che oggi manca all'Italia! Ma il capolavoro di Cavour fu la sua comprensione del quadro internazionale e la sua capacità di approfittarne. Il processo unitario era "credibile" in Europa perché in Piemonte c'era Cavour. Lo dimostrano i risultati e i riconoscimenti che gli vennero in quegli anni dalla politica e dalla cultura europee; riconoscimenti del significato positivo che aveva per l'Europa la nascita di un'Italia unita e i riflessi che essa avrebbe avuto sulla storia di altri Paesi europei negli ultimi decenni dell'Ottocento. L'orizzonte europeo era al centro della visione e dell'azione politica di Cavour.
Riflettiamo, signori senatori, su quanto grande e "concreta" possa essere per le Nazioni l'importanza del prestigio internazionale dei leader politici e su quanto pesi la coesione tra gli Stati. E pensiamo all'Italia d'oggi così in difficoltà nel credito internazionale!
Un'altra mostra di straordinario interesse è tuttora in corso a Roma (molti di voi l'avranno visitata e a chi non l'ha fatto consiglio di andarvi) e può far ben capire quanto poderosa fu l'intuizione unitaria di Cavour. È una mostra curata dalla Banca d'Italia che ha come oggetto «La moneta dell'Italia unita». Per quale motivo questa mostra ci deve interessare a proposito dell'opera unitaria di Cavour? Perché segna, anche quantitativamente oltre che qualitativamente, lo sforzo immenso di colui che ha costruito l'Italia unita.
Nel 1861 le monete circolanti nei territori italiani unificati erano ben 236, alcune con corso legale, altre no; 282, se si considerano anche le province venete e romane che si unirono successivamente - come voi sapete - al nuovo Stato. Questa molteplicità di monete risentiva di fortissime stratificazioni storiche.
Il processo di unificazione della moneta si concluse nel Centro-Nord nel 1865 e nel Mezzogiorno trent'anni dopo, per completarsi solo nel 1893-1894. Questo perché al Sud molte monete erano in argento e, poiché il prezzo dell'argento saliva, molti risparmiatori preferirono conservare le monete d'argento e cambiarle con la lira solo quando il prezzo cominciò a scendere.
La riflessione sulle difficoltà incontrate nella nascita della lira deve far riflettere il Senato della Repubblica su come 150 anni fa l'Italia prima compì il processo di unificazione politica e solo dopo unificò la moneta.
In Europa abbiamo fatto e stiamo facendo esattamente il contrario. Abbiamo l'euro ma non abbiamo l'unità politica. Forse non era possibile fare diversamente. Ma possiamo accontentarci di avere una moneta unica europea senza avere quell'unità politica che ne dovrebbe costituire la premessa?
Concludendo voglio sottolineare come il ciclo governativo di Cavour abbia segnato l'inizio di un nuovo modo di governare, nel quale non c'era più posto per l'improvvisazione e l'inefficienza.
Il valore di Cavour è stato riconosciuto anche dai suoi avversari politici più risoluti, e ne aveva tanti, a destra e a sinistra. Cavour è stato riconosciuto come un grande uomo di Stato, che in tutta la sua vita e in tutta la sua azione politica ebbe un unico obiettivo: quello di fare grande il suo Paese. Una concezione della Nazione non "popolo", come diceva il senatore Quagliariello, ma forse neanche una concezione di Nazione come "persona". Io penso che in Cavour esistesse una concezione di Nazione-Stato.
Oggi, nel ricordare Camillo Benso, conte di Cavour, dovremmo prendere l'impegno solenne di far sì che l'interesse politico di parte di ciascuno di noi non prenda mai il sopravvento sugli interessi della Nazione. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto al signor Antonio Porrini
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, di solito salutiamo i ragazzi che assistono ai nostri lavori. È per la verità con particolare piacere che oggi invece rivolgo un saluto caloroso ad un giovane alpino di 99 anni, Antonio Porrini, di Besozzo, in provincia di Varese. (Applausi).
Possiamo dire, colleghi, che due terzi dei 150 anni dell'Unità d'Italia li ha vissuti lui. Quindi, complimenti! (Applausi).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato modifiche ed integrazioni al calendario corrente, nonché il nuovo calendario dei lavori fino al 16 giugno.
Per questa settimana rimane confermato l'esame del disegno di legge anticorruzione fino alla sua conclusione prevista per la giornata di giovedì 9 giugno. Peraltro, in relazione a richieste avanzate da alcuni Gruppi, con riferimento alla chiusura della campagna elettorale per i referendum, le votazioni termineranno alle ore 15.
Nella seduta pomeridiana di domani, con inizio alle ore 15, il Governo renderà un'informativa sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto i militari italiani.
Giovedì 9 giugno, alle ore 15, il ministro della salute Fazio renderà un'informativa sui rischi connessi alla diffusione del batterio escherichia coli. Sui due argomenti i Gruppi potranno intervenire per cinque minuti ciascuno.
Il calendario della prossima settimana prevede 1'esame dei disegni di legge sulla insequestrabilità delle opere d'arte e sull'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, nonché della ratifica Italia-Marocco sulla cooperazione militare e delle mozioni Ramponi sulla sicurezza da minaccia cibernetica e Bertuzzi su una strategia mondiale per il settore alimentare.
Mercoledì 15 giugno, alle ore 12, verranno poste in votazione le dimissioni reiterate dal senatore Nicola Rossi.
Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2011:
- Disegno di legge n. 996 e connesso - Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da uno Stato, da un ente o da un'istituzione culturale stranieri, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico
- Disegno di legge n. 2631 e connessi - Istituzione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Approvato dalla Camera dei deputati).
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche e integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 16 giugno 2011:
| Martedì | 7 | giugno | pom. | h. 16-20,30 | - Disegno di legge n. 2156 e connessi - Anticorruzione - Informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani (mercoledì 8, alle ore 15) - Informativa del Ministro della salute sui rischi connessi alla diffusione del batterio escherichia coli (giovedì 9, alle ore 15) |
| Mercoledì | 8 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| " | " | " | pom. | h. 15-21 | |
| Giovedì | 9 | " | ant. | h. 9,30-16 |
In apertura della seduta di martedì 7 giugno sarà commemorata la figura di Cavour, in occasione del 150° anniversario della morte.
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 996 (Insequestrabilità opere d'arte) e 2631 e connessi (Autorità garante infanzia e adolescenza) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 9 giugno.
| Martedì | 14 | giugno | pom. | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 996 - Insequestrabilità opere d'arte - Disegno di legge n. 2631 e connessi - Autorità garante infanzia e adolescenza (Approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 2622 - Ratifica Italia-Marocco cooperazione militare - Votazioni sulle dimissioni del senatore Nicola Rossi (scrutinio segreto con procedimento elettronico) (mercoledì 15, ore 12) - Mozione n. 405, Ramponi, sulla sicurezza da minaccia cibernetica - Mozione n. 417, Bertuzzi, su una strategia mondiale per il settore alimentare |
| Mercoledì | 15 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 16 | " | ant. | h. 9,30-13 | |
| Giovedì | 16 | giugno | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2156
(Anticorruzione)
(17 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
| Governo | 1 h. |
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| Votazioni | 5 h. |
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| Gruppi 11 ore e 30 minuti, di cui (*): |
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| PdL | 2 h. | 54' |
| PD | 3 h. | 29' |
| LNP | 1 h. | 11' |
| Misto | 1 h. | 06' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI | 1 h. |
|
| IdV |
| 57' |
| CN-Io Sud |
| 55' |
| Dissenzienti |
| 5' |
(*) la ripartizione dei tempi, secondo un criterio non strettamente proporzionale, tiene conto di richieste avanzate da alcuni Gruppi.
Colleghi, prima di lasciare la Presidenza alla Vice Presidente di turno, vorrei svolgere una piccola sintesi dei nostri lavori. Al di là dell'esposizione del presidente Berselli, sono iscritti a parlare sul disegno di legge anticorruzione colleghi che impegneranno presumibilmente un tempo intorno alle tre ore. Quindi, se siete d'accordo, procederei con l'intervento del Presidente e gli interventi in discussione generale, per lasciare a domani mattina la replica del Governo con il conseguente inizio delle votazioni, per consentire ad ogni collega di potersi regolare oggi pomeriggio e fare in modo che nella seduta odierna si esaurisca la discussione generale e domani mattina si inizi la seduta con la replica del Governo e l'illustrazione e la votazione degli emendamenti.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ci rendiamo conto che è stata reiteratamente chiesta la fissazione dell'esame dei provvedimenti in materia di corruzione, presentati, per il mio Gruppo, nel giugno 2008 (penso analogamente per il Gruppo del PD), e poi dal Governo, nel maggio 2010. Il lavoro ha avuto inizio in 1a e 2a Commissione e il 6 ottobre 2010 sono stati depositati, secondo disposizione, gli emendamenti. Ho dovuto attendere per un lungo periodo i pareri sugli emendamenti, periodo che si è protratto per sette mesi. La 1a e la 2a Commissione hanno dovuto attendere, senza poter fare nulla, perché non veniva consentito di lavorare nel rispetto del Regolamento e quindi con i pareri della 5a Commissione e del Governo.
Siamo arrivati quindi in Aula in una situazione del tutto singolare, anche se non rara: finalmente sono stati formulati i pareri sugli emendamenti, ma nel momento stesso in cui sono stati formulati, era stata già fissata dalla Conferenza dei Capigruppo la discussione in Aula. Quindi, lo scorso giovedì noi abbiamo preso atto della realtà della fissazione in Aula e, in considerazione del gran numero di emendamenti formulati dal relatore, dalla maggioranza e dall'opposizione, che ammontano a circa 200, ci siamo resi conto che non avremmo potuto far alcun esame congruo e valido, essendo peraltro tutti quanti d'accordo che il provvedimento andava implementato dalle iniziative emendative.
Si giunge ora in Aula senza una relazione. L'ordine del giorno fa riferimento a sette disegni di legge. Gli emendamenti sono stati presentati sul disegno di legge del Governo. Si aggiunge poi un altro fatto: oggi pomeriggio le Commissioni riunite 2a e 3a hanno approvato il disegno di legge di ratifica, proposto dall'Italia dei Valori e dal Partito Democratico, della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio del 1999.
La ratifica della Convenzione, alla quale l'Italia ha partecipato nel corso degli anni Novanta, obbliga il nostro Governo ad adeguare la normativa interna a ciò che è contenuto nella Convenzione. Invece, il disegno di legge del Governo è stato articolato senza tener conto della ratifica di una Convenzione; anzi, si era detto che fin quando essa non c'era non sarebbe stato possibile tenerne conto. Oggi, però, questo provvedimento è stato approvato dal Senato in Commissione, all'unanimità: pertanto, il disegno di legge del Governo non è in linea con la ratifica sulla quale si è pronunziato il Senato, sia pur in Commissione.
Allora, Presidente, nel segno della ragionevolezza, siamo arrivati in Aula senza relatore, oggi interviene un fatto nuovo.
PRESIDENTE. Non è un fatto nuovo. È un fatto ulteriore e positivo.
LI GOTTI (IdV). È un fatto ulteriore, nuovo, ma, a questo punto, si proceda nell'esame in Commissione adeguandoci alla Convenzione europea di Strasburgo del 27 gennaio 1999, cosa che sinora non abbiamo fatto.
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, la questione è chiara e le rispondo subito. La calendarizzazione è stata sollecitata per circa un mese da tutti i Gruppi dell'opposizione. La Presidenza ha più volte sollecitato le Commissioni riunite ad esaurire il proprio lavoro e a dare mandato al relatore; l'opposizione da alcune settimane - lei lo ricorderà - non votava più il calendario dei lavori, anche se non vi erano motivi di conflittualità, in relazione al fatto che questo provvedimento non veniva calendarizzato.
La Presidenza, la settimana scorsa, ha assunto l'iniziativa di portare in Conferenza dei Capigruppo questo provvedimento in modo da poterne discutere in data odierna. Questa scelta è stata condivisa all'unanimità da tutti i Gruppi, per cui ritengo di dover andare avanti nella discussione di questo provvedimento. Ciò nondimeno la sua osservazione di funzionalità è perfettamente fondata.
Se decidessimo di rinviare in Commissione il provvedimento anticorruzione (anche se non credo che in Aula vi sia accordo in tal senso), tutto sommato smentiremmo ciò che è stato deciso all'unanimità, e lei m'insegna che un calendario votato all'unanimità, proprio per questo motivo, non è smentibile. Allora, dobbiamo trovare un accordo.
Tuttavia, poiché la sua osservazione è pertinente, mi auguro che nella fase emendativa del disegno di legge si possa far tesoro della modifica. Eventualmente, così come abbiamo previsto un'assegnazione d'ufficio di questo provvedimento in calendario, faremo di tutto e saremo altrettanto vigili perché la ratifica possa essere messa in discussione. Di questo mi rendo garante.
La sua osservazione rispetto alla funzionalità è coerente, ma a questo punto, dopo tutto quello che si è fatto per arrivare ad esaminare il provvedimento in Aula, anche senza relatore, con una Conferenza dei Capigruppo voluta a tutti i costi e un calendario votato all'unanimità, e voluta anche da questa Presidenza (poiché il sottoscritto si è sempre battuto perché in Conferenza dei Capigruppo i calendari si votassero all'unanimità), in considerazione del fatto che le opposizioni si rifiutavano di votare qualunque calendario fino a quando non fosse stato calendarizzato questo provvedimento, mi sono preso la responsabilità, nella logica della gestione del bene comune e dunque di assicurare un buon andamento dei lavori (anche in seno alla Capigruppo), di calendarizzarlo, anche se l'esame in Commissione non era concluso, proprio per stemperare il clima di conflittualità che si respirava nella Conferenza dei Capigruppo a proposito del calendario, non per le questioni di cui si discuteva ma per il fatto che non veniva calendarizzato questo importante provvedimento d'iniziativa governativa, che da più di un anno attendeva di essere esaminato.
Ecco perché, pur condividendo la logica del suo intervento e il suo messaggio in ordine alla funzionalità dei lavori, sono costretto ad esortare tutti ad andare avanti e a procedere con la discussione del provvedimento. La Presidenza si farà carico, nella prossima Conferenza dei Capigruppo, di individuare uno spazio per discutere del provvedimento cui lei si è riferito nelle parti residue che non dovessero essere ricomprese nel provvedimento che ci accingiamo a discutere.
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Le chiedo solo un chiarimento, signor Presidente.
Il provvedimento che oggi è stato approvato dalle Commissioni 2a e 3a è di ratifica della Convenzione di Strasburgo, quindi è un provvedimento "secco".
PRESIDENTE. Lo comprendo. Dunque, difficilmente inseribile.
Cerco di sforzarmi, anche se non posso certo fare forzature. Spero apprezzi la mia buona volontà nel cercare una sintesi logica e coerente con il suo richiamo alla funzionalità nell'andamento dei lavori.
LI GOTTI (IdV). La mia preoccupazione era tesa ad evitare di fare oggi un lavoro che tra una settimana sarà superato dal voto di ratifica della Convenzione, già espresso in Commissione.
PRESIDENTE. Sospendere però la discussione di questo provvedimento oggi sarebbe una sconfitta per tutti, e non credo che lei, per la sua storia e l'impegno dimostrato, ambisca ad iscriversi al club di coloro che decretano la sconfitta della calendarizzazione di un importante provvedimento che tocca l'anticorruzione. Non lo immagino minimamente.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, non intendo intervenire sulla funzionalità dei nostri lavori perché la questione che ci si pone oggi non è procedurale, né alcuno, ovviamente, può pensare in quest'Aula che stiamo sollevando tale questione in chiave ostruzionistica, visto che come lei ha ricordato - e di questo la ringrazio - per mesi non abbiamo addirittura votato il calendario in attesa che questo provvedimento venisse iscritto all'ordine del giorno.
La questione che voglio sollevare, e che voglio sollevare dentro la cornice della discussione del disegno di legge di iniziativa del Governo sulla corruzione, è eminentemente e squisitamente politica. E rispetto a questo mi piacerebbe che sia il Governo, che i colleghi della maggioranza dicessero una parola perché, come ha ricordato il senatore Li Gotti, se oggi le Commissioni riunite 2a e 3a approvano e destinano quindi all'Aula la ratifica della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, che è ovviamente una ratifica che attende poi di essere tradotta in norme con le quali il nostro ordinamento si adegui a quelle linee direttive, si pone qui una domanda sostanziale, politica. Ora, senza risposta a questa domanda il nostro lavoro, celere o non celere, funzionale o no, rischia di essere senza senso e credo che ciò sarebbe molto grave per un procedimento legislativo.
Il problema è che emendamenti tendenti ad un adeguamento sulla base della ratifica della Convenzione di Strasburgo sono stati presentati sia in Commissione che in Aula. Sono emendamenti sui quali il Governo ha sempre espresso parere contrario, così come contrario è stato in Commissione il parere del relatore di maggioranza. E tali pareri non sono contrari sulla base di un rapporto gerarchico o temporale, ma sulla base di una valutazione di merito: mi chiedo dunque in quale campo ignoto ci stiamo inoltrando.
Dunque, la prima domanda semplice alla quale, secondo me, il Governo e la maggioranza dovrebbero rispondere è la seguente: poiché questo lavoro che riguarda la ratifica della Convenzione di Strasburgo si è già concluso positivamente in Commissione, non è forse ovvio che l'Assemblea, nell'affrontare il provvedimento sulla corruzione, debba uniformare il contenuto e quindi accogliere gli emendamenti traduttivi delle linee contenute nella Convenzione? Se così non fosse, si seguirebbe la logica un po' meccanicista di cui parla lei - mi perdoni, signor Presidente - per cui prima ci occupiamo di questo provvedimento e in seguito approviamo la ratifica. E poi che facciamo? Approviamo un altro provvedimento con cui, in seguito alla ratifica, torniamo a modificare il nostro sistema legislativo in materia di corruzione?
Questo è francamente senza senso. Pongo questa domanda perché ci si intenda: stiamo cominciando l'esame di un provvedimento importante; sono già stati presentati emendamenti, e ovviamente il Governo potrà presentarne altri in qualsiasi momento. Si intende dunque che questo lavoro, cui noi attribuiamo una grandissima importanza, è un lavoro - come si dice con una brutta espressione - in progress, nel senso che approfitteremo del lavoro dell'Assemblea affinché siano compresi i contenuti ricadenti nel nostro ordinamento sulla base di quella ratifica, oppure no? Non è un fatto di metodo, non è un fatto procedurale, non è un espediente ostruzionistico. Dopo avere battagliato per tanto tempo, come ha riconosciuto il Presidente, per discutere il provvedimento in Assemblea, un atteggiamento del genere sarebbe insensato da parte nostra. C'è invece la volontà di fare un lavoro serio.
Vogliamo sapere cosa dice il Governo e cosa dice la maggioranza. Riteniamo di attribuire tutti a questo provvedimento la medesima importanza e quindi di farne «il» luogo, e non uno dei luoghi nei quali compiere a puntate quest'opera? Penso sia questa la domanda preliminare: non prendo neanche in considerazione - e lo dico subito - il ritorno in Commissione del provvedimento, perché come sempre è l'animus ad essere determinante.
Abbiamo già assistito, nel corso di questa legislatura, al rinvio in Commissione di un provvedimento come la riforma dell'ordinamento forense, con il risultato che esso è rimasto un altro mese in Commissione e non è stata cambiata una virgola. Dunque, quello che conta è l'intenzione: abbiamo l'intenzione di fare tesoro di questo trovato consenso intorno a quella ratifica, oppure no? (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Vedremo: saranno il Governo e l'Assemblea a decidere.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, intervengo brevemente sull'ordine dei lavori. In primo luogo, voglio dare atto al Presidente di aver accolto la nostra richiesta di calendarizzare il disegno di legge. Noi siamo per andare avanti nell'esame di questo provvedimento. La questione che ha posto la presidente Finocchiaro, che condivido, è di natura politica, prima ancora che procedurale. Su questo è evidente che la risposta non può darla lei, signor Presidente, ma la devono dare il Governo e la maggioranza.
PRESIDENTE. Verrà data durante i lavori. Non credo che il Governo possa rispondere in questa fase: durante i lavori avrà il diritto e il dovere di parlare, ma ora siamo in una fase preliminare. Lei mi insegna, senatore D'Alia, che in questa fase il Governo non può concordare con l'opposizione o con la maggioranza ciò che farà. Lo dico come arbitro delle regole parlamentari.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, il problema è il seguente: abbiamo una serie di emendamenti, presentati un po' da tutti, che in qualche modo riproducono il testo della Convenzione di Strasburgo, che è stata approvata in Commissione, all'unanimità.
PRESIDENTE. Questo è chiaro, ed è stato detto anche dalla senatrice Finocchiaro.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non chiedo infatti che il Governo e la maggioranza, in via preliminare, diano una risposta che forse ancora non hanno e su cui forse hanno ancora bisogno di riflettere. Credo però sia giusto ed utile riuscire a fare un lavoro serio su questo tema e quindi, se dobbiamo andare avanti, occorre comprendere, considerato che non conosciamo il parere sugli emendamenti, quale sarà l'orientamento della maggioranza. Questa era la nostra richiesta politica, che ovviamente rivolgiamo a lei, signor Presidente.
PRESIDENTE. Come lei sa bene, sulle richieste politiche la Presidenza non può dare riscontro. La ringrazio comunque per aver dato atto alla Presidenza dello sforzo compiuto nell'aver portato questo provvedimento all'esame dell'Aula, anche senza relatore, dopo varie richieste dell'opposizione. Mi auguro che dal dibattito parlamentare che ci accingiamo a svolgere sia fatta chiarezza, sia da parte della maggioranza che da parte del Governo, sui punti che ponete in discussione e che si sostanziano nella necessità di recepire, nel provvedimento in esame, il contenuto della ratifica della Convenzione sulla corruzione esitata oggi positivamente dalle Commissioni riunite 2a e 3a.
Colleghi, non essendovi altri interventi, i lavori proseguiranno con la discussione generale sui disegni di legge all'ordine del giorno, mentre la replica e l'esame degli emendamenti avranno luogo nelle sedute di domani.
Poichè non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.
Discussione dei disegni di legge:
(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione
(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione
(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione
(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati
(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto all'illegalità nel settore pubblico e privato
(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato(ore 17,55)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346.
Ha facoltà di parlare il senatore Berselli, presidente della 2a Commissione permanente, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 1a e 2a.
BERSELLI (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, le Commissioni affari costituzionali e giustizia hanno dato inizio all'esame del disegno di legge del Governo n. 2156, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e della illegalità nella pubblica amministrazione e dei disegni di legge congiunti nella seduta dell'11 maggio 2010.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 17,57)
(Segue BERSELLI). Il primo problema che si è presentato, subito dopo le relazioni introduttive dei senatori Malan e Balboni, è stato quello del coordinamento tra l'iter di queste iniziative legislative e quello dei disegni di legge nn. 850 e 2058, assegnati alle Commissioni giustizia ed affari esteri in materia di ratifica della Convenzione di Strasburgo sulla corruzione, problema che si è ritenuto di risolvere, anche sulla base delle indicazioni espresse dalla Presidenza del Senato, nel senso di limitare la portata dei testi all'esame delle Commissioni giustizia ed affari esteri esclusivamente alle norme di ratifica in senso stretto. In data odierna, come è stato ricordato, è stato licenziato il relativo testo, con il mandato conferito ai relatori Balboni e Palmizio a riferire all'Assemblea in senso favorevole all'approvazione del testo.
Dopo aver tenuto la discussione generale nelle sedute del 20, 25 maggio e del 16 giugno 2010, gli Uffici di Presidenza delle Commissioni riunite hanno svolto un approfondito ciclo di audizioni informali, nel corso del quale sono stati ascoltati: le associazioni di categoria della magistratura ordinaria, amministrativa e contabile, nonché l'Unione delle camere penali; il procuratore nazionale antimafia; magistrati con particolare competenza nel ramo, quali il procuratore aggiunto della procura della Repubblica di Milano, dottor Francesco Greco, il procuratore della Repubblica di Bologna, dottor Roberto Alfonso, il sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello dell'Aquila, dottor Davide Mancini, e il dottor Piercamillo Davigo, della Corte suprema di cassazione; i presidenti del Consiglio di Stato e della Corte dei conti; il direttore della Direzione investigativa antimafia, il capo dipartimento del servizio anticorruzione e trasparenza del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione, i presidenti dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e della Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche; i rappresentanti delle organizzazioni sindacali del pubblico impiego, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali delle forze di polizia, i rappresentanti della Confindustria, di Rete imprese Italia, dell'associazione nazionale costruttori edili e del consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti; il Presidente dell'istituto nazionale degli amministratori giudiziari e rappresentanti del comitato di coordinamento dell'alta sorveglianza delle grandi opere del Ministero dell'interno e della Banca d'Italia, rappresentanti della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di finanza.
Il 27 luglio dell'anno scorso è ripreso l'esame, ed è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti dapprima per il 27 settembre, e poi, su richiesta dell'opposizione, per il giorno successivo.
In data 29 settembre 2010 è iniziata l'illustrazione degli emendamenti e, in considerazione dell'ampiezza di taluni e dell'ampia portata di alcuni emendamenti dei relatori, sempre su richiesta dell'opposizione, è stato fissato per il 6 ottobre il termine per la presentazione di subemendamenti.
L'illustrazione degli emendamenti e dei subemendamenti è poi proseguita nelle sedute del 6 e del 20 ottobre, nonché del 3 novembre 2010.
L'esame è ripreso il 18 gennaio 2011, ma - anche in considerazione del fatto che la Commissione bilancio, che aveva espresso il proprio parere sul disegno di legge in data 4 novembre, non si era però ancora pronunciata sugli emendamenti - i relatori e il Governo hanno ritenuto in due occasioni di rinviare anch'essi l'espressione dei loro pareri.
Finalmente, nelle sedute del 3, 29 e 24 maggio 2011 i relatori e i rappresentanti del Governo hanno espresso il parere sugli emendamenti e, contemporaneamente, è pervenuto il parere della Commissione bilancio.
Pertanto, le Commissioni riunite sono state convocate in data 1° giugno al fine di dare inizio alla votazione degli emendamenti. Tuttavia, in considerazione della notizia che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, convocata per quella stessa mattina, si sarebbe pronunciata sulla iscrizione all'ordine del giorno dell'Assemblea dei disegni di legge sulla corruzione già nella seduta di oggi, le Commissioni riunite, anche in considerazione dell'imminenza della Festa della Repubblica e del fatto che la campagna referendaria in atto avrebbe reso impraticabile una convocazione straordinaria delle Commissioni riunite nel fine settimana, hanno ritenuto di non procedere alla votazione dei numerosi emendamenti e quindi del mandato ai relatori.
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti dell'Associazione Diplomatici di Catania, cui diamo il benvenuto. (Applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340e 2346 (ore 18,02)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in relazione a quanto riferito dal senatore Berselli, non essendo stato concluso l'esame nelle Commissioni riunite 1a e 2a, il disegno di legge n. 2156 sarà discusso nel testo presentato dal Governo, senza relazione, ai sensi dell'articolo 44, comma 3, del Regolamento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO (PD). Signora Presidente, devo dire innanzi tutto che forse abbiamo pensato che la corruzione riguardasse solo l'Italia, invece è un problema che riguarda tutti gli Stati, sia quelli progrediti che quelli non progrediti. La corruzione è infatti un fenomeno estremamente preoccupante; l'ho detto fin dall'inizio, fin da quando iniziò Mani pulite. È estremamente preoccupante perché altera la concorrenza, per il semplice fatto che le imprese, anziché cercare di migliorare la propria organizzazione, la propria capacità, cercano il padrino o cercano di corrompere e, quindi, attraverso la corruzione superano tutti questi ostacoli.
Inoltre, danneggia la società per il semplice fatto che, quando si ha un funzionario corrotto, alla fine dei conti si ha sicuramente anche un'opera che non funziona. Lo stesso funzionario che ha dato in concessione l'appalto, infatti, quando deve andare a controllare l'opera, se è stato corrotto e trova qualcosa che non va, non sarà certo lui a rilevarla. La corruzione finisce con l'incidere anche sulla qualità delle opere che vengono date in appalto.
Detto questo, sottolineo che il problema della corruzione affligge l'Italia in maniera particolare. Secondo una graduatoria di Transparency international, solo negli ultimi due anni, l'Italia è passata dal 55° al 73° posto, dopo il Cile, la Corea del Sud, il Costa Rica e addirittura il Botswana, che forse qualcuno non ha mai sentito nominare perché si tratta di uno Stato tra lo Zimbabwe e il Sudafrica con poco più di un milione e mezzo di abitanti. Allora, io mi domando: per quale ragione un Paese come l'Italia, che è certamente civile e che ha un'ottima polizia e un'ottima magistratura, si trova al 73° posto?
Non so quanto sia attendibile questa graduatoria, però una cosa è certa: in Italia, sia secondo i dati ISTAT che della Corte dei conti, i reati di corruzione sono in netto aumento. Il dato è estremamente preoccupante. Chiedo scusa alla Presidenza se mi dilungo un po', ma credo che l'argomento della corruzione sia estremamente importante e interessi tutti. La lotta alla corruzione va fatta seriamente nel vero senso della parola perché - l'ho detto prima - altera la concorrenza e perché favorisce anche la criminalità organizzata. La criminalità organizzata, infatti, disponendo di una quantità di denaro liquido immensa è in condizione di corrompere chiunque, non ha bisogno di minacciare. D'altra parte, guardate che chi viene corrotto riceve una somma che rappresenta fino a svariati anni di stipendio: quindi, comprenderete bene quanto può essere forte la tentazione.
Inoltre, lo abbiamo sentito dire da tutti e lo posso confermare anch'io per esperienza personale, la corruzione è contagiosa, perché se in un ufficio c'è un impiegato corrotto si corrompono tutti quanti. Abbiamo avuto casi di persone appena assunte coinvolte in processi di corruzione perché si erano corrotte insieme agli altri dell'ufficio. Molto raramente c'è stato qualcuno che si è presentato da noi denunciando la corruzione riscontrata: non succede quasi mai e, quand'è successo, la persona che ha denunciato ha passato i suoi guai. Quale è la ragione fondamentale per cui la corruzione in Italia cresce? In questa Aula sono stato chiamato anche assassino per avere fatto Mani pulite. Me lo ricordo perfettamente, e mi è dispiaciuto molto, perché eravamo convinti che effettivamente si stesse facendo una cosa seria contro la corruzione. Infatti, badate bene, il potere politico, per ottenere che gli appalti andassero a finire a chi dovevano andare, ha dovuto servirsi della classe burocratica.
Allora non mi meraviglio affatto che l'Italia sia al settantatreesimo posto di quella graduatoria. A seguito dell'inchiesta, infatti, sono stati colpiti i politici, ma spesso la classe burocratica è rimasta indenne. Anzi, nei casi in cui è stata colpita, o i reati sono andati in prescrizione o, addirittura, i soggetti interessati non sono stati neanche messi sotto processo disciplinare, e sono rimasti al loro posto.
Ora, chi si è corrotto una volta, signora Presidente, si corrompe di nuovo. È questo il guaio della corruzione, e perciò la corruzione in Italia è così diffusa. Ma allora, quale è la domanda che dobbiamo porci? La domanda è: questo disegno di legge del Governo che ci è stato presentato effettivamente combatte la corruzione? Effettivamente riduce la corruzione? Non incide minimamente, secondo me - e ve lo dice un esperto - sul fenomeno della corruzione. Non incide minimamente, e chiediamoci cosa doveva essere fatto. In questo disegno di legge, la prima misura presa è un piano nazionale anticorruzione.
Si badi bene che il Piano nazionale anticorruzione doveva cercare, innanzitutto, di uniformare le nostre norme giuridiche a quelle degli altri Stati che hanno sottoscritto le nostre stesse convenzioni, che ora sono state entrambe approvate: sia la Convenzione dell'ONU del 2001 sia la convenzione di Strasburgo del 2009, che abbiamo approvato oggi in Commissione all'unanimità.
Cosa bisognava fare, innanzitutto? Creare un organo assolutamente indipendente per il controllo degli appalti, sia pubblici che privati, signora Presidente.
Invece, cosa vogliamo fare con questo disegno di legge? Abbiamo creato un osservatorio sulla corruzione e gli altri illeciti nella pubblica amministrazione, che non è però un osservatorio su tutti i contratti della pubblica amministrazione, ma si occupa dei contratti pubblici, del codice degli appalti. Quindi, restano fuori dall'oggetto di questo osservatorio i contratti urgenti, che non seguono la normativa dei contratti pubblici. Restano fuori anche i contratti per le grandi opere, che non solo vengono sottratti al controllo preventivo della Corte dei conti, ma vengono anche sottratti a questo osservatorio. Io mi domando, allora, se sia giusto che una legge che voglia effettivamente contrastare la corruzione affidi questo osservatorio, innanzitutto, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli ultimi scandali ci dicono che, forse, la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva vicino persone, specialmente quando si parla di appalti di grandi opere, che forse non facevano tanto il loro dovere.
Quindi, noi abbiamo soppresso un ente assolutamente autonomo, come era l'Alto commissario per la lotta alla corruzione, che è stato soppresso appena 40 giorni dopo che questo organo, assolutamente indipendente, finalmente aveva stipulato una convenzione con il settore della pubblica amministrazione che si occupa dell'informatizzazione, al fine di informatizzare tutti i contratti, sia pubblici che privati. Invece, con il provvedimento al nostro esame questi contratti, che non sono pubblici, cioè non fanno parte del codice degli appalti, non li controlla nessuno. Ed è qui che, almeno da quanto risulta dai recenti fatti di cronaca, si sono verificati gli illeciti.
Signora Presidente, non è stato fatto niente per cercare di scoprire un reato che è difficile da individuare. L'articolo 3 del testo al nostro esame prevede l'istituzione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici, della quale fanno parte i dati previsti dal comma 4, lettera a) e d). Ciò significa che non saranno inseriti né i contratti urgenti né quelli delle grandi opere. Ma istituire una banca dati, signora Presidente, senza che questa venga informatizzata, mi chiedo a cosa serva. Sono stato procuratore a Milano dove c'è la procura distrettuale, e il vero beneficio possiamo dire di averlo avuto quando sono stati informatizzati tutte le deposizioni e gli interrogatori resi nell'ambito dei procedimenti sulla criminalità organizzata.
Ed è questo che dà la forza. In altri termini, se si inseriscono in una banca dati tutti i contratti, sia pubblici che privati, e poi li si elabora, allora è possibile accorgersi dell'esistenza di elementi validi per combattere la corruzione. D'altra parte, se si fosse voluto fare una cosa seria non si sarebbe neanche dovuto fare quello che è stato fatto per gli enti locali. Mi è parso di sentire che il Governo vuole stralciare questa parte e forse essa verrà espunta dal testo; tuttavia, affidare ad altri che non siano organi assolutamente indipendenti, ma che dipendano dallo stesso ente il controllo sugli appalti che vengono stipulati e sui contratti pubblici credo sia una delle cose più inverosimili. È come se, per i contratti in cui si verifica la corruzione, non si rispettassero le regole: l'esperienza insegna che, anzi, è proprio in quei contratti che le regole vengono rispettate fino in fondo, perché non compaia la corruzione. Se poi l'intento era solo quello assicurare il risparmio e dire: "Comunicate prima agli organi contabili che fate questo contratto, e se vi si dice che i fondi ci sono, lo fate", allora è tutto un altro discorso.
Mi dispiace, signora Presidente, dover concludere il mio intervento prima di passare all'analisi dell'ultima parte del provvedimento, dove si è cercato di modificare i reati. Ebbene, non si è modificato nulla. In particolare, per il reato di corruzione non si è modificata neanche la pena massima in modo da allungare i termini di prescrizione. Si è elevata la pena massima da cinque a sei anni, e noi sappiamo che in base a quanto dispone la ex legge Cirielli, quando la pena è inferiore a sei anni, per calcolare la prescrizione si comincia dai sei anni. In sostanza, si è aumentata la pena, senza incidere minimamente sul termine di prescrizione.
Non solo. Non si è modificato neanche l'articolo 158 del codice penale, che fu modificato nel 2005 proprio per evitare che, per calcolare la prescrizione in caso di corruzione, si partisse dalla fine della continuazione. Al contrario, adesso - e si continuerà in tal modo perché non è stato detto niente in questa legge - la prescrizione si calcola dalla consumazione di ciascun reato. Quindi, provate ad immaginare un funzionario che si corrompe per 500 volte; la maggior parte dei reati, nel momento in cui viene scoperta, è già prescritta o si prescriverà durante il processo.
Non si è poi pronunciata una sola parola - signora Presidente, sto per concludere - per assicurare che quantomeno lo Stato venga risarcito dei danni. Signora Presidente, quando un reato si prescrive, il giudice non può disporre la confisca neanche di quanto ha sequestrato. Quindi, se ha sequestrato ciò che ha ricevuto come compenso della corruzione, lo deve restituire. Questo è il punto in cui siamo.
Se mi venite a chiedere perché votiamo contro questo disegno di legge, adesso sapete per quale motivo lo facciamo. Non serve assolutamente a nulla per combattere la corruzione. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Baio. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saia. Ne ha facoltà.
SAIA (CN-Io Sud). Signora Presidente, la ringrazio per avermi cortesemente fatto intervenire, pur avendolo richiesto all'ultimo. Per questo motivo intervengo solo per annunciare che il Gruppo di Coesione Nazionale - altri due miei colleghi interverranno nel merito - saluta con favore l'approdo in Aula del provvedimento al nostro esame.
Mi sarebbe piaciuto dare qualche risposta al collega che mi ha preceduto sull'utilità o meno di tale provvedimento. In ogni caso, chiedo alla Presidenza di poter consegnare il testo del mio intervento affinchè sia allegato al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso..
È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, secondo la Corte dei conti, la corruzione in Italia costa al Paese 60 miliardi all'anno, con una crescita che nel 2010 ha registrato un aumento di circa il 30 per cento rispetto all'anno precedente.
Secondo Transparency International, nel decennio 2001-2010, con riferimento al parametro corruzione, l'Italia è scesa dal 29° posto che occupava, spostandosi dal gruppo dei Paesi democratici più avanzati e collocandosi in posizioni di coda nelle graduatorie internazionali, insieme a Georgia, Brasile, Guatemala ed Egitto.
Le analisi internazionali relative all'impatto della corruzione sull'economia, assumendo come parametro di riferimento il Corruption Perception Index, ci dicono con evidente chiarezza che vi è un rapporto tra il prodotto nazionale lordo, il tasso di crescita del prodotto interno lordo, il costo del rischio di investimento, il costo del credito, il livello degli investimenti diretti esteri e il fenomeno corruttivo.
Il costante sviluppo di questi raffronti evidenzia una significativa correlazione fra la corruzione ed i fattori indicatori della crescita economica del Paese.
Proprio oggi, in un interessante convegno organizzato dalla Farmindustria di Sergio Dompè, si è offerta l'occasione per rilanciare nel dibattito pubblico il tema della legalità e dell'efficienza, termini sostanzialmente antinomici rispetto alla correlazione fra corruzione e spreco.
La rilevanza e la drammatica attualità del tema è racchiusa in una recente dichiarazione del ministro Brunetta che rileva come il balzello occulto della corruzione «equivale ad una tassa di mille euro all'anno per ogni italiano, neonati inclusi». Secondo Trasparency International, ossia un organismo no profit che studia il fenomeno della corruzione a livello globale e fornisce percentuali particolarmente interessanti: il 44 per cento degli italiani crede che la corruzione incida in modo significativo sulla sua vita personale e familiare; per il 92 per cento che sistema economico ne è condizionato; per il 95 per cento che i fenomeni corruttivi incidono sulla vita politica; per l'85 per cento la corruzione ha riflessi sulla cultura e i valori della società. Più del 70 per cento della società ritiene che nei prossimi anni la corruzione sia destinata a non diminuire.
È di questi giorni il rapporto del Consiglio d'Europa sulla corruzione in Italia, che si conclude con 22 raccomandazioni di valenza amministrativa che riguardano la necessità di introdurre standard etici procedurali per evitare l'interruzione dei processi e normative relative alle nuove figure di reato.
Sulla base di tali sintetiche osservazioni non si può che salutare con particolare apprezzamento e convinta determinazione il disegno di legge oggi in discussione, le cui misure sono dirette a contrastare i fenomeni di corruzione sotto il profilo istituzionale, penale ed amministrativo, offrendo così un segnale chiaro e preciso al Paese e rispondendo ad una forte esigenza di trasparenza e di controllo sull'uso del denaro pubblico, confermata dallo stato di diffuso malessere presente nella nostra comunità, nelle parte sociali e nelle organizzazioni imprenditoriali.
Il Piano nazionale anticorruzione è certamente lo strumento che attua le politiche e le buone pratiche di prevenzione della corruzione specificamente previste nel capo II della Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU, con riferimento anche alle iniziative da intraprendere, che trovano riscontro nell'odierno provvedimento. Quest'ultimo rafforza l'efficacia dissuasiva delle norme penali ed agevola la repressione di fenomeni criminali che hanno un profondo disvalore sociale.
Ma c'è di più: questo disegno di legge fonda la sua architettura anche su norme mirate alla prevenzione del fenomeno della corruzione e introduce criteri di selezione della classe politica, liberandola dalla mortificante condizione di casta e restituendole il suo significato più alto, come peraltro accade molto spesso in quest'Aula attraverso un lavoro faticoso e serio che svolgiamo insieme.
La trasparenza dell'attività amministrativa, l'accesso e la conoscenza dei procedimenti da parte dei cittadini rappresentano fattori determinanti per favorire il controllo e la verifica della legalità dell'azione amministrativa. L'istituzione dell'Osservatorio sulla corruzione e sugli altri illeciti nella pubblica amministrazione e le numerose iniziative di medio e lungo periodo sono un ottimo viatico anche per adeguare l'ordinamento giuridico agli standard internazionali.
L'approvazione di tali misure è indispensabile ed urgente, anche al fine di restituire al Paese e alle sue istituzioni quella necessaria credibilità a cui, purtroppo, i fenomeni corruttivi hanno inferto un duro colpo, con effetti negativi anche sugli investitori esteri, il conseguente rallentamento dello sviluppo economico, e l'estendersi della sfiducia delle imprese e dei cittadini, con conseguenti ricadute negative anche sull'occupazione e nello stesso rapporto tra il Palazzo e la piazza.
La valenza del provvedimento è resa più evidente dalla crisi finanziaria, nella consapevolezza che i maggiori costi che derivano dai fenomeni corruttivi si riflettono direttamente sul debito pubblico e, in definitiva, sulla pressione fiscale cui sono sottoposti i cittadini.
Trasparenza è, dunque, la parola d'ordine che deve aprire le porte al controllo ed alla responsabilità, con le sanzioni che sono lì a ricordare che «cosa pubblica» significa «cosa di tutti», e che come tale va gestita nell'interesse collettivo.
Un monito, da questo punto di vista, arriva non solo dalla magistratura penale e da quella contabile, ma anche da altre autorità come quella sugli appalti pubblici, la cui attività di indagine conferma come, non di rado, l'esercizio dei pubblici poteri sia motivo di alterazione dei principi della concorrenza, con un possibile orientamento verso l'illecito utilizzo delle risorse pubbliche per coagulare in modo indebito il consenso politico o per ottenere indebiti benefici economici personali.
Ma l'efficacia del disegno di legge in discussione appare di non meno rilevante efficacia anche per la semplificazione burocratica, perché uno snellimento delle procedure e una maggiore possibilità di interlocuzione dei cittadini e delle imprese con la pubblica amministrazione non possono che rivelarsi positivi sia ai fini della lotta all'illegalità e alla corruzione, sia della crescita e dello sviluppo.
È proprio in questo senso l'istituzione presso le prefetture di un elenco di fornitori e prestatori di servizi non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, con l'obbligo di un continuo aggiornamento delle liste, soprattutto per quanto concerne le società.
Va osservato, infine, che i fenomeni corruttivi non sono solo quelli con evidente e conclamata valenza penale. Sì, perché esiste anche una forma di corruzione che talvolta si palesa in modo apparentemente privo di risvolti penali, ma che forse per questo è ancora più grave, perniciosa e subdola. Mi riferisco a quei comportamenti dei pubblici poteri che usano la burocrazia come strumento per l'indebito esercizio di un'azione discrezionale che è capace di complicare o di semplificare una procedura amministrativa, adattando i provvedimenti della pubblica amministrazione in funzione di appartenenze, di intrecci d'interesse e di inconfessate contiguità tra poteri di vario genere.
Cosa dire poi, per esempio, dei piani di rientro? Questi sono disciplinati da norme ben precise stabilite in ambito nazionale, che poi in modo assolutamente abile, almeno in parte e troppo spesso, in periferia, a livello regionale, vengono disattese, per creare le condizioni che favoriscono evidentemente, in dispregio ad un patto sancito in ambito nazionale, condizioni per coagulare un consenso politico.
Ecco perché non si può che apprezzare e condividere la norma contenuta nell'articolo 9, che delega il Governo ad adottare un decreto legislativo volto a disciplinare le conseguenze del cosiddetto fallimento politico: si stabilisce, cioè, che i responsabili di sciatterie amministrative e gestionali, che determinano effetti dirompenti sulla corretta gestione delle risorse economiche, siano temporaneamente incandidabili per cariche elettive locali o nazionali e si dispone un ampliamento dei casi di scioglimento delle assemblee qualora non sia deliberato il dissesto finanziario. Una previsione che sostanzialmente conferma quanto stabilito dall'articolo 17 della legge n. 42 del 2009 sul federalismo.
Approvando questo testo noi non approviamo soltanto delle regole, ma a mio avviso facciamo molto di più: diamo al Paese un segnale importante con cui la politica, nei suoi livelli più alti di rappresentanza, conferma la volontà precisa di recuperare il principio della legalità come fattore irrinunciabile di crescita sociale ed economica, di rispetto per il merito e per i diritti individuali, di garanzia per gli stessi assetti democratici di un Paese che non può e non vuole evidentemente rassegnarsi alla cultura della corruzione, e dove essere onesti non porta - come talvolta accade - l'effetto avvilente di essere esclusi, ma di essere inclusi in un sistema virtuoso, che vuole partecipare della crescita comune del Paese.
La legalità è un'opportunità. Speriamo, anzi siamo sicuri, diventi il punto di partenza per il riscatto delle nuove generazioni, senza dimenticare mai che davanti a noi possono esserci cose migliori di quelle che ci lasciamo alle spalle. Tocca anche a noi, tocca anche a quest'Aula volerlo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, al pari di altri provvedimenti presentati dal Governo, anche questo, quando venne presentato nel maggio 2010, venne annoverato nell'ambito delle scelte cosiddette epocali. Ci siamo nutriti in questi anni di interventi epocali ed abbiamo nostalgia di qualche intervento legislativo normale al fine di evitarci il trauma di trovarci sempre dinanzi a delle svolte che cambiano la nostra esistenza. Senonché, il provvedimento presentato dal Governo è di una povertà assoluta, totale.
La gran parte delle norme proposte riguardano alcuni ritocchi a norme già esistenti: si cambia qualche virgola, qualche nome. Poi vi è è tutto il capitolo che riguarda i bilanci dei Comuni ed il fallimento politico, ossia il dissesto finanziario, anch'esso introdotto già nel nostro ordinamento, che poco c'entra con la corruzione: anzi, non c'entra nulla con la corruzione.
Il Capo III del provvedimento introduce le disposizioni per la repressione della corruzione e della illegalità nella pubblica amministrazione, fallimento politico, dissesto, e delle spolveratine sulle modifiche al codice penale, con minimi ritocchi di pena.
Insomma, di fronte ad un fenomeno quantificato in 100 miliardi di euro, stimato per un costo per ciascun cittadino di 1.000 euro l'anno, noi rispondiamo con il niente.
Rammento che intorno al problema della corruzione si sviluppano due correnti di pensiero; rimasi sorpreso diversi anni fa quando in un'aula di giustizia un alto ufficiale dei carabinieri - quindi la fonte è l'Arma dei carabinieri - riferiva di quella che viene chiamata la trattativa all'indomani della strage di Capaci. E riferiva dei contenuti dei contatti con Vito Ciancimino. Ci riferiva il colonnello De Donno che, nell'ambito della trattativa, un capitolo riguardava la corruzione. Ossia, Vito Ciancimino, in piena Tangentopoli - erano quelli gli anni - riteneva che la nostra economia fosse destinata ad un rapido declino in quanto riteneva la corruzione funzionale alla crescita economica del Paese, facendo l'esempio - così come ci ha riferito il colonnello De Donno - di un'autovettura alla quale si sia tolta una delle quattro ruote. L'economia del nostro Paese non può cioè camminare senza corruzione. Tant'è che Ciancimino, vantando una grande onestà nell'ambito di una condotta disonestà e vantando altresì il fatto di essere stato sempre esente da critiche nel dispensare il prezzo della corruzione incassata, si propose come restauratore dell'Italia pre‑Tangentopoli e come collettore nazionale del prezzo della corruzione, offrendo in cambio allo Stato la possibilità di qualche operazione laddove il fenomeno avesse superato dei confini istituzionalizzati.
Il giudizio del colonnello De Donno, espresso in un'aula di giustizia - che mi lasciò stupito - e reiterato in più occasioni, fu quello di definire realistica e geniale l'offerta di Vito Ciancimino.
C'è qualcuno nel nostro Paese che ha pensato, e che probabilmente pensa, che senza corruzione la nostra economia è destinata a soffrire. Ne consegue che un contrasto forte alla corruzione, considerata motore dell'economia, diventerebbe cagionevole per la salute economica del nostro Paese.
Non vorrei che si fosse ispirato a questo filone culturale chi ha elaborato l'indecenza di questo disegno di legge. Visto e considerato infatti che si tratta di una spolverata insignificante, significa che la corruzione è considerata qualcosa da istituzionalizzare, nei limiti fisiologici, e, quindi, non in quelle possibili deviazioni patologiche.
Diversamente non sarebbe comprensibile come sia possibile - lo ricordava il collega D'Ambrosio - che si sia trattato in questo disegno di legge di ritoccare lievemente le pene, facendo in modo che tutte, nonostante i ritocchi, avessero un termine di prescrizione minimo, ossia sette anni e mezzo e, se poi va in porto la cosiddetta prescrizione breve, sette anni. Si tratta quindi di ritocchi insignificanti, senza nessuna apertura a ciò che noi abbiamo sottoscritto in ambito europeo con la Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999 che oggi, dopo 12 anni, il Senato ha approvato in Commissione. Nessuna di quelle indicazioni è qui contenuta: dopo 12 anni siamo ancora arroccati a far finta di contrastare la corruzione, facendo un manifesto di titoli senza contenuti.
Pertanto, così com'è, questo disegno di legge è una vergogna per il Governo e per i cittadini. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Baio).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cardiello. Ne ha facoltà.
CARDIELLO (CN-Io Sud). Signora Presidente, onorevoli colleghi, meraviglia che il senatore Li Gotti affermi che il provvedimento in esame è una vergogna.
Questo provvedimento, la cui calendarizzazione che anche voi del centrosinistra avete sempre sollecitato, finalmente è giunto all'esame dell'Aula, e noi siamo pronti a modificarlo. Purtroppo, dalla vostra parte c'è solo demagogia, ma il provvedimento in esame si rapporta e si confronta con tutti gli altri Paesi europei.
Il disegno di legge oggi all'esame dell'Aula contiene misure volte a contrastare la corruzione e l'illegalità nel settore pubblico. È la prima volta che un provvedimento così importante arriva in Aula e, nonostante l'ostracismo del centrosinistra noi, lo ribadisco, siamo pronti a modificarlo tenendo conto delle vostre proposte.
Sono trascorsi vent'anni dal terremoto «Mani Pulite» (mi rivolgo al senatore D'Ambrosio che è stato uno dei protagonisti dell'operazione svolta a Milano), che ha - di fatto - decretato la fine della cosiddetta prima Repubblica. Ma ancora oggi il fenomeno della corruzione sembra resistere al tempo e alle inchieste, ripresentandosi con le medesime dinamiche, sia pure con personaggi e circostanze diverse.
La corruzione non appartiene ad un solo gruppo politico. È trasversale, colpisce i singoli cittadini, le associazioni, le attività lecite e tutto ciò che comporta flussi di denaro che implicano un movimento della criminalità.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,46)
(Segue CARDIELLO). La corruzione delle pubbliche amministrazioni è probabilmente la causa principale del malfunzionamento dei servizi collettivi, della voragine delle finanze pubbliche e dell'allontanamento dei cittadini dalle istituzioni da cui non si sentono tutelati. È la «patologia massima», una degenerazione che produce vantaggi personali nell'esercizio di cariche pubbliche a svantaggio degli interessi della collettività.
La corruzione nelle pubbliche amministrazioni resta un fenomeno molto diffuso in Italia. Le cronache di questi mesi e di questi giorni ne offrono innumerevoli esempi. Le statistiche internazionali ci pongono tra i Paesi europei a più alto tasso di corruzione. La corruzione amministrativa è l'aspetto più patologico della mala amministrazione, nella quale si comprendono tutti i casi di amministrazione non coerente con le finalità assegnate dalla legge.
Il quadro normativo degli ultimi anni si è arricchito di numerose iniziative legislative, di cui alcune giunte a compimento ed altre ancora in itinere. La lotta alla corruzione, la trasparenza nell'attività amministrativa e il controllo sull'operato degli enti locali sono stati i principali obiettivi dell'attività governativa dell'attuale Governo di centrodestra che in passato ed oggi sta combattendo la criminalità anche in forma spicciola nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali. Da qui l'introduzione nel nostro ordinamento di strumenti di tutela giurisdizionale attivabili anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, la delega al Governo in materia di federalismo fiscale, la previsione di uno stanziamento di 2 milioni di euro nella manovra anticrisi destinato proprio al funzionamento di quegli uffici che hanno il compito di sviluppare le strategie di prevenzione e contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito perpetrate in tutti i settori della pubblica amministrazione e la conferma dell'assegnazione al Dipartimento della funzione pubblica del personale utilizzato per lo svolgimento dei compiti già attribuiti all'Alto commissario anticorruzione. Ma è il disegno di legge anticorruzione che stiamo esaminando l'asse portante di una serie di disposizioni di grande novità e rilievo che vede al centro una pubblica amministrazione più efficace e trasparente. A completare il quadro rappresentato è intervenuta, in data 29 settembre 2010, l'approvazione da parte del Senato del disegno di legge n. 849 di ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa contro la corruzione civile.
Dopo un 2009 che ha visto rilevanti cambiamenti grazie alla ratifica della Convenzione ONU contro la corruzione, nel 2010 si è vissuto, con insolita frequenza, il riproporsi del dibattito sull'effettiva indipendenza dell'Autorità nazionale anticorruzione. Nulla è immutabile e tutto è migliorabile, ma questo perpetuarsi, a volte accompagnato da tentativi ipocriti, non trasparenti, di modificare la situazione, appare non solo estremamente sterile, dopo che il Parlamento si è pronunciato con puntuale chiarezza pochi mesi prima, ma ancor di più dannoso, tenuto conto che non aiuta - sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale - il processo di rafforzamento della credibilità di questo «punto di riferimento» che opera in Italia e che rappresenta il nostro Paese nella specifica materia presso le Nazioni Unite, l'OCSE e il Consiglio d'Europa.
Il legislatore, con la legge n. 116 del 3 agosto 2009, ha designato quale Autorità nazionale anticorruzione il Dipartimento della funzione pubblica, al quale erano state trasferite in precedenza competenze e funzioni del soppresso Alto commissario, e ne ha statuito, sulla falsariga di quanto già accade nei più importanti Paesi occidentali, l'indipendenza e l'autonomia.
Si tratta di una previsione che rafforza oltremodo l'azione nazionale nella specifica materia, perché mentre assicura all'attività dell'Autorità nazionale anticorruzione la forza, l'impegno, il peso del Governo e, in particolare, del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, contestualmente prevede che, in concreto, dall'analisi dei risultati ottenuti, traspaia con immediatezza l'esclusiva finalizzazione dell'operatività all'attuazione della Convenzione ONU contro la corruzione, senza condizionamenti di tipo funzionale o economico, quali quelli lamentati in passato da diversi Alti commissari per la lotta alla corruzione e alle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione.
Molti degli altri importanti Paesi che hanno adottato una soluzione analoga, quali la Germania, il Belgio, l'Austria, la Francia, la Croazia, la Spagna e gli Stati Uniti, non presentano, come l'Italia, un sistema repressivo assolutamente indipendente, così come indicato nella nostra Carta costituzionale.
Insomma, una differenza epocale rispetto al dettato della legge di ratifica della Convenzione ONU contro la corruzione, che ne dispone direttamente, senza alcuna intermediazione di altri atti normativi, l'indipendenza e l'autonomia funzionale.
Nella stessa strategia di intervento si collocano gli interventi approvati dal Consiglio dei ministri nel corso del 2010, tra i quali il disegno di legge n. 2156 al nostro esame.
Il Capo I del provvedimento contiene misure per la prevenzione del fenomeno della corruzione, frutto di un cambiamento culturale, prima ancora che giuridico, e che riflette un approccio multidisciplinare, nel quale i tradizionali strumenti sanzionatori rappresentano solamente alcuni dei diversi fattori per la lotta alla corruzione e all'illegalità nell'azione amministrativa. Il Capo II contiene norme relative ai controlli negli enti locali. Il capo III del disegno di legge contiene disposizioni per la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.
In questo quadro, gli articoli da 1 a 5 stabiliscono le iniziative, di medio e lungo periodo, che rispondono, da una parte, alla domanda di trasparenza e controllo proveniente dai cittadini, e, dall'altra, alla necessità di adeguare l'ordinamento giuridico agli standard internazionali, riducendo così il livello di corruzione nel nostro Paese.
Del resto, la corruzione, nella sua misura effettiva e in quella percepita da imprese e cittadini, è un enorme danno alla credibilità del Paese, perché disincentiva gli investimenti, anche stranieri, frenando di conseguenza lo sviluppo economico.
L'articolo 1 del disegno di legge istituisce il Piano nazionale anticorruzione. Si tratta di uno strumento che attua le politiche e le pratiche di prevenzione della corruzione specificatamente previste nel capo II della Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 31 ottobre 2003, con risoluzione 58/4, firmata dallo Stato italiano il 9 dicembre 2003 e ratificata ai sensi della legge 3 agosto 2009, n. 116.
L'adozione del Piano nazionale anticorruzione, come riportato nella relazione del presente disegno di legge, si rende necessaria anche a seguito della valutazione fatta, tra l'ottobre 2008 e il giugno 2009, dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), organismo istituito nell'ambito del Consiglio d'Europa, di cui l'Italia fa parte dal 2007. Tra le altre raccomandazioni formulate, il GRECO ha invitato il nostro Paese ad adottare un Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto alla corruzione e a riferirne dinanzi al Consiglio d'Europa il 31 gennaio 2011.
Del resto, la maggior parte dei Paesi europei, come Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Irlanda e Polonia, hanno già implementato piani o strategie anticorruzione, sulla base della Convenzione ONU in materia. Il contesto internazionale, quindi, spinge perché sia adottata anche dall'Italia questa importante misura per la prevenzione e il contrasto della corruzione.
La trasparenza dell'attività amministrativa, l'accesso e la conoscenza dei procedimenti da parte dei cittadini rappresentano fattori determinanti per favorire il controllo e la legalità dell'azione amministrativa.
In questo quadro, come già previsto con riferimento ad altre attività della pubblica amministrazione, l'articolo 2 del disegno di legge stabilisce che la trasparenza amministrativa rientra tra i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, previsti dall'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.
A tal fine, l'articolo 2 prevede l'obbligo di pubblicazione, sui siti istituzionali delle amministrazioni, delle informazioni relative a procedimenti amministrativi «sensibili», quali quelli che hanno ad oggetto autorizzazioni, concessioni, appalti pubblici, erogazioni di benefici economici a persone o enti pubblici o privati, concorsi e progressioni di carriera. Al di fuori di questi procedimenti, lo stesso articolo 2 prevede che le amministrazioni debbano, in ogni caso, realizzare il monitoraggio dei termini del procedimento amministrativo per individuare anomalie nell'azione amministrativa che possano costituire sintomi di cattiva amministrazione o di inefficienza amministrativa.
L'articolo 3 introduce misure per favorire la trasparenza nell'ambito dei contratti pubblici modificando l'articolo 7 del codice dei contratti pubblici. In particolare è prevista l'istituzione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici, della quale fanno parte i dati previsti dal comma 4, lettere a) e d), e dal comma 8, lettere a) e b), dell'articolo 7 del codice dei contratti pubblici, riguardanti i bandi e gli avvisi di gara, le aggiudicazioni e gli affidamenti, le imprese partecipanti, l'impiego della mano d'opera e le relative norme di sicurezza, i costi e gli scostamenti rispetto a quelli preventivati, i tempi di esecuzione e le modalità di attuazione degli interventi, i ritardi e le disfunzioni, i programmi triennali dei lavori pubblici, l'elenco dei contratti pubblici affidati, l'inizio, gli stati di avanzamento e l'ultimazione di lavori, servizi, forniture, l'effettuazione del collaudo, l'importo finale.
La disciplina delle modalità di funzionamento e i contenuti della Banca dati nazionale è poi demandata al regolamento di cui all'articolo 5 del codice dei contratti pubblici.
L'articolo 4 ha la finalità di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e, al tempo stesso, di garantire maggiore certezza pubblica all'azione amministrativa.
In particolare, mediante modifica all'articolo 48 del codice dei contratti pubblici, si introduce l'obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nella Banca dati la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di ordine generale e speciale per la partecipazione alle gare, cosicché le stazioni appaltanti possano procedere alla verifica del possesso dei suddetti requisiti direttamente presso la Banca dati, laddove la stessa contenga la relativa documentazione, senza richiedere la documentazione ai concorrenti.
Inoltre, quale ulteriore misura di semplificazione e trasparenza, è inserito, all'articolo 74 del codice dei contratti pubblici, un nuovo comma che prevede che le stazioni appaltanti richiedano, di norma, l'utilizzo di moduli predisposti sulla base dei modelli standard, definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo parere dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, per la dichiarazione sostitutiva dei requisiti di partecipazione di ordine generale e, per i contratti relativi a servizi e forniture o per i contratti relativi a lavori di importo pari o inferiore a 150.000 euro, dei requisiti di partecipazione economico-finanziari e tecnico-organizzativi.
Signor Presidente, concludo sottolineando l'importanza di questo provvedimento, che prevede, alla fine, l'incandidabilità di coloro nei confronti dei quali sono state pronunciate sentenze penali definitive per reati gravi, quali il peculato, la corruzione e altri.
Quindi, in questo disegno di legge il Governo e il centrodestra hanno scritto quello che volevate voi del centrosinistra. È pertanto inutile fare ostruzionismo su un provvedimento che, secondo il centrodestra, è voluto non solo da quest'Aula ma soprattutto da tutti i cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo PdL).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna studenti dell'Università di Innsbruck, facoltà di giurisprudenza, accompagnati dalla professoressa Esther Happacher, e studenti della Libera università di Bolzano, facoltà di economia, accompagnati dalla professoressa Stefania Baroncelli.
A loro va il saluto e il benvenuto del Senato. (Applausi).
Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340e 2346 (ore 19)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, signor Sottosegretario, sentiamo sempre più parole che sconfinano; io le definisco ingenerose, ma bisognerebbe usare anche termini un po' più forti: non corrispondono alla realtà. Si sente in Commissione affermare una cosa, poi, in Aula, sentiamo l'esatto contrario.
È vero che questo è un testo che forse è stato rallentato un po' nel suo iter e che da sinistra siamo stati più volte sollecitati a prendere in mano. Nel momento però in cui poi prendiamo in mano questo testo, ci sentiamo dire che è acqua fresca, che non serve a niente, che è una piccola toppa per nascondere chissà cosa. È vero, affrontiamo un tema che non è da poco, e proviamo almeno a frenare il grande problema dell'illegalità nel settore pubblico. I settori sono importanti: si parte inizialmente dai pilastri della prevenzione, con controlli che devono essere sempre più pregnanti, per arrivare, ahimè, anche alle sanzioni, che devono chiudere questo cerchio.
Conosciamo amministrazioni che possiamo definire moderne e amministrazioni che possono essere definite medievali: le nostre non sono magari annoverate tra le prime, ma, per fortuna, nemmeno tra le seconde. Le amministrazioni, secondo noi, possono essere soltanto efficienti (e trasparenti, di conseguenza), oppure inefficienti e corrotte. Bene, facciamo di tutto per evitare che le nostre pubbliche amministrazioni cadano o possano essere attratte in questo secondo ambito. Un'amministrazione non efficiente, un'amministrazione corrotta non c'è dubbio che produce effetti negativi a catena, tra i quali anche quelli di carattere economico: è disincentivante per uno Stato straniero investire in uno Stato che non dà garanzia; la stessa macchina e lo sviluppo interno sono rallentati dal fatto di non avere amministrazioni che rispondono in tempi certi e con risposte trasparenti e non alterate dall'illegalità.
Sarebbe stato interessante rispondere direttamente al collega Li Gotti, perché stiamo rispondendo anche non a un obbligo, se vogliamo, internazionale, ma sicuramente ad un invito: la Convenzione delle Nazioni Unite ci invita a seguire delle buone pratiche per dare risposte al sistema amministrativo, ai cittadini, alle imprese, a chi si rivolge alle pubbliche amministrazioni. È proprio la Convenzione delle Nazioni Unite che noi indirettamente con questo testo rendiamo praticabile e trasformiamo in norme operative nel nostro ordinamento. Ricordiamo che già altri Stati lo hanno fatto: se questa è acqua fresca, dovremmo dire che Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Olanda, Polonia e così via, avendo adottato gli stessi nostri provvedimenti, hanno adottato acqua fresca e che non si è fatto sostanzialmente nulla. Credo non sia corretto fare tali affermazioni.
Si introduce questo famoso Piano nazionale anticorruzione: un piano bello, dettagliato ed articolato. Ogni pubblica amministrazione deve definire il proprio grado di esposizione al rischio di corruzione nei propri uffici; deve trovare misure per fronteggiare il rischio che rileva; deve verificare delle procedure di selezione, formazione e rotazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (perché sappiamo come sia probabile creare aree di potere che poi si possono prestare all'illegalità) e, infine, deve, se possibile, trovare le soluzioni per prevenire e individuare gli illeciti ancora prima che questi possano essere compiuti.
Direi che viene attivato in termini moderni un vecchio modello che si definiva a controllo sociale. Il controllo sociale avveniva su un sistema estremamente trasparente. Nell'opacità sappiamo che si nasconde tutto ciò che è illegale. Indubbio è che apparteniamo a società che stanno correndo, a società che non consentono più di fermarsi, approfondire e relazionarsi, al punto che rischiamo di non conoscere neanche chi abbiamo di fronte. Il vecchio sistema e la vecchia società conoscevano tutto; viaggiavano su altri binari e con altri ritmi. Conoscendo tutto si aveva sostanzialmente il controllo di tutto. Non parlo di un controllo istituzionale, ma di uno sociale, del vicino sul vicino, da comunitario a comunitario, il che faceva che tutte le cose rientrassero in un binario di legalità, perché questa oppressione da controllo impediva di comportarsi in modi illeciti.
Qual è la parola d'ordine e magica? È trasparenza: dove c'è trasparenza, c'è controllo e dove c'è controllo ci sono meno forme di illegalità. È proprio nella trasparenza che trovo il cardine di questo provvedimento. La trasparenza sull'attività amministrativa, attraverso l'accesso e la conoscenza di ogni provvedimento da parte dei cittadini, che rappresentano il fattore determinante per il controllo e la legalità. In questo modo il cittadino accede, ha la disponibilità di tutte le informazioni delle pubbliche amministrazioni e delle banche dati, interviene, formula domande e ottiene risposte anche in tempi estremamente rapidi.
Come è già stato ricordato, s'introduce qualcosa di innovativo in virtù del quale la trasparenza non è più un qualcosa di fumoso, ma un diritto che rientra tra i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali addirittura garantiti dall'articolo 117 della Costituzione. Cosa viene introdotto per le pubbliche amministrazioni? L'obbligo di pubblicare sui siti istituzionali tutte le informazioni relative a procedimenti amministrativi sensibili quali, per esempio, autorizzazioni, concessioni, appalti, benefici economici, concorsi, progressioni di carriere e via dicendo. Addirittura il non adeguarsi da parte della pubblica amministrazione a queste buone pratiche è visto come un sintomo di mala amministrazione. C'è una specie di presunzione: se l'amministrazione non si adegua, non pubblica e non rende trasparente la sua attività si presume che ci sia già qualcosa che non funziona, c'è una presunzione di mala amministrazione.
Fra i doveri della pubblica amministrazione vi è, per esempio, il rendere noto un proprio indirizzo di posta elettronica certificata dove il cittadino interloquisce, trasmette istanze e riceve tutte le informazioni che possono servire per operare quel controllo sociale - non la troviamo nella legge, ma concedetemi l'utilizzo di questa formula - che funzionerà veramente.
È prevista l'istituzione di una Banca dati dei contratti pubblici nazionali, che già a questo punto trova e dà un supporto all'attuale codice dei contratti pubblici, dove troveremo e ogni impresa potrà trovare i bandi, gli avvisi di gara, le aggiudicazioni, gli affidamenti, le imprese che hanno partecipato, i costi, gli scostamenti di costo tra il preventivo e il definitivo, i tempi di esecuzione, i ritardi, gli stati d'avanzamento e di ultimazione dei lavori, l'effettuazione del collaudo; cioè tutta la storia di un affidamento, di una gara, di un appalto pubblico, in modo estremamente trasparente. Se qualcuno intravede qualcosa di anomalo lo segnala alla pubblica amministrazione, che sarà in grado di dare immediatamente le risposte.
Questo potrebbe sembrare un forte appesantimento per le procedure amministrative, ma non lo è, e lo dice la legge, perché non dovrà avere gravami né di costi né di personale, in quanto si utilizzeranno le risorse esistenti. La legge va oltre, e stabilisce che non ci deve essere un gravame nemmeno per l'impresa, e troviamo estremamente interessante, dal nostro punto di vista, la parte che tocca la riduzione degli oneri amministrativi delle imprese. Sarà proprio l'introduzione dell'obbligo, per la stazione appaltante, di inserire tutti questi dati nella famosa Banca dati nazionale dei contratti pubblici, dove troveremo il possesso di tutti i requisiti delle imprese che parteciperanno, che produrrà alla fine il vantaggio per le imprese di non produrre sistematicamente gli stessi documenti, perché la verifica del possesso di questi la troveremo già nella suddetta Banca, e nei dati che la pubblica amministrazione non chiederà più, in questo caso, alla stazione appaltante, all'impresa, al fornitore, perché troverà già nella Banca dati tutte le informazioni che le servono.
Se i lavori saranno di misura molto limitata e poco sensibili (ed è stata a tal riguardo trovata la soglia dei 150.000 euro), addirittura si semplificheranno tutte queste procedure, con una modulistica standard, che il Ministro delle infrastrutture dovrà definire con un decreto, per agevolare ancora di più la speditezza nelle procedure preparatorie degli appalti.
Troviamo interessante il fatto che si realizzi un sistema di controllo anche nei confronti dei subappalti, per evitare la parte esposta a ciò che non era controllato ed era meno chiaro. Anche i subappaltatori rientreranno nelle normative antimafia e in tutto ciò che verrà espletato nei confronti della ditta principale e, lo ripeto, tutto questo non si ripeterà più, perché, rientrando nel contesto dei dati raggruppati nella Banca, non sarà più necessario ripetere i dati relativi agli stessi subappaltatori, perché li avremo raccolti una volta per tutte.
Ciò che interessa noi, come Lega Nord (in quanto abbiamo premuto molto sull'obiettivo di approvare una normativa, il federalismo fiscale, che consenta di ridurre i costi per le pubbliche amministrazioni, di migliorare la qualità delle pubbliche amministrazioni, di ottenere risparmi, di eliminare sprechi), è di far poi funzionare le macchine della pubbliche amministrazioni. Mi riferisco al fallimento politico introdotto nel contesto delle operazioni legate alla riforma del federalismo fiscale. Indubbiamente, al dissesto finanziario deve conseguire anche una sanzione, se troviamo dei responsabili.
E la legge alla quale facciamo riferimento sanciva l'incandidabilità. L'incandidabilità è una cosa importantissima, perché risanare e trovare le formule per evitare i dissesti è importante, ma individuare e non consentire il ripetersi di queste situazioni (o meglio sanzionarne i responsabili) è altrettanto importante.
Dal momento che la disciplina del dissesto non prevede, fino adesso, nessuna conseguenza dalla mancata adozione da parte dell'organismo consiliare della relativa delibera, viene introdotta la previsione per la quale se il consiglio comunale non sancisce il dissesto, perché omette di farlo o perché ha problematiche di pressioni interne, sarà il prefetto a poter intervenire motu proprio, ma non in modo arbitrario, bensì sulla base di atti e documenti che gli consentano di dare egli stesso questa valutazione della questione: saranno elementi contabili (si citano le sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, i servizi ispettivi della Guardia di finanza) e altri elementi che costituiscono fonte certa. Pertanto, il prefetto, ravvisando queste situazioni di dissesto, sarà egli stesso ad avviare le necessarie verifiche.
Mutano anche le condizioni per noi parlamentari, per i membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, in merito alla ineleggibilità. Fino ad oggi, infatti, la sentenza di condanna non era parificata alla sentenza ex articolo 444 del codice di procedura penale, cioè all'applicazione della pena su richiesta; sostanzialmente, poteva accadere che si patteggiasse e il patteggiamento, non essendo considerato sentenza di condanna, consentiva di procedere tranquillamente in una carriera politica, qualunque essa fosse. D'ora in poi questo non potrà più accadere in quanto l'applicazione della pena su richiesta verrà paragonata a una sentenza di condanna, almeno ai fini dell'ineleggibilità.
Mi avvio a concludere, signor Presidente, però mi sia consentito di soffermarmi brevemente su una questione, perché l'occasione è estremamente importante e ghiotta per me, data la presenza in Aula del sottosegretario Caliendo. Stiamo parlando di un argomento estremamente serio, però ci stiamo dimenticando che se qui chiudiamo una porta da un'altra parte rischiamo di aprire una finestra. La questione concerne due sentenze del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato riguardo ad un ricorso fatto da una SOA della Campania (le SOA sono società organismi di attestazione, cioè società autorizzate a verificare i requisiti di trasparenza per stabilire che un'impresa è seria e che pertanto può concorrere). Questa SOA campana è stata sanzionata: non aveva tutte le carte in regola, però i ricorsi fatti hanno permesso di stabilire che vi debba essere libera concorrenza, o meglio, che queste società operano come fossero dei notai, cioè a tariffa. A seguito dei ricorsi prima al TAR e poi al Consiglio di Stato, entrambi gli organismi giudicanti hanno stabilito che la normativa europea non prevede tariffe fisse, ergo le SOA devono lavorare sostanzialmente in libera concorrenza.
Signor Sottosegretario, mi scusi, ma penso che in tante aree di questo Paese dove le pressioni malavitose sono importantissime consentire a delle società di operare in concorrenza, dove si deve verificare la solidità e la serietà di un'impresa, sarebbe come giocare in continuazione al ribasso fintanto che chi si aggiudica l'operazione finirà per non espletare nessun tipo di controllo perché non avrà nemmeno le possibilità di farlo in quanto una concorrenza in questo settore sarebbe estremamente deleteria. Ho approfittato dell'occasione perché l'argomento è a latere, ma è estremamente contingente e pregnante rispetto a quanto stiamo discutendo.
Aggiungo che tutto questo è a costo zero. Pertanto, tradurre delle buone pratiche nel nostro ordinamento con norme che non fanno che modernizzare e aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione e prevedere un controllo più efficace e diffuso in termini di trasparenza finirà con il dissuadere pratiche illegali e punire severamente chi le commette e chi contravviene.
Per noi, al di là di ciò che è stato detto, si tratta di una gran buona legge. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Pichetto Fratin).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.
*DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, preannuncio che presenterò un intervento scritto. Ritengo infatti che una materia così complessa abbia bisogno di organicità e negli interventi che svolgiamo, in tempi così ridotti, l'organicità non può emergere.
Il disegno di legge governativo presenta gravi carenze. È solo una normativa di facciata, non consente di combattere efficacemente la corruzione e, anzi, può definirsi una sorta di atto di rinuncia al contrasto al fenomeno. Come è noto, il disegno di legge governativo si compone di quattro parti. La prima con finalità di prevenzione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione; la seconda che riguarda le cause di incandidabilità nelle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali in costanza di una condanna definitiva; la terza attinente alla trasparenza dell'amministrazione pubblica e i controlli degli enti locali e, infine, la quarta, ossia la parte sanzionatoria che riguarda l'aumento e il ritocco delle cornici edittali di taluni delitti dei pubblici ufficiali e dei privati contro la pubblica amministrazione.
Credo che il senatore D'Ambrosio abbia già espresso molto efficacemente il pensiero di tutto il Gruppo del PD in materia. Innanzitutto, per le misure di prevenzione al fenomeno della corruzione basta pensare che il Piano nazionale anticorruzione è rimesso all'attività di Governo. Ciò sarebbe sufficiente a qualificare il disegno di legge, in quanto è evidente che in tal modo non si risponde affatto alle richieste che ci vengono dalle sedi internazionali. Infatti, quando ratifichiamo la Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione - sono stata due anni a negoziarla - non diamo la risposta che gli organismi internazionali e gli altri Paesi si attendono. Noi non mettiamo a disposizione un organismo indipendente per il controllo sull'applicazione della Convenzione, e questo è davvero grave.
Per quanto riguarda le misure di trasparenza dell'azione amministrativa, varie norme suscitano perplessità nel merito. Al di là dell'enunciazione di principio, si rinvia a provvedimenti successivi e in molti casi vengono replicati principi già compresi nella legge sul procedimento amministrativo o nel codice dei contratti pubblici e non sono previsti stanziamenti finanziari, indispensabili per l'attuazione degli obblighi previsti ex lege. Quindi, non concordo affatto con il senatore Divina perché, senza questi stanziamenti, nulla si può fare.
Passo poi alle misure interdittive e alle incandidabilità. La normativa appare largamente insufficiente perché non cambia, se non in minima parte, il sistema vigente. In ogni caso, vorrei sottolineare che l'incandidabilità consegue ai risultati di processi penali che non potranno essere celebrati e per inefficienza del sistema o che, se fossero celebrati, probabilmente finirebbero, se pure si arrivasse a qualche sentenza di condanna, con una pronunzia di prescrizione. Quindi, collegando l'incandidabilità a processi penali che non avranno esito, significa rinunziare a fare una effettiva riforma dell'incandidabilità stessa.
Passo quindi alla proposta riforma del sistema penale, dove si elevano di circa un anno il minimo e il massimo edittale dei seguenti reati: peculato, in cui si innalza solo il minimo edittale; peculato mediante profitto dell'errore altrui; malversazione ai danni dello Stato; indebita percezione di erogazione ai danni dello Stato; corruzione propria e impropria; corruzione in atti giudiziari; turbata libertà degli incanti; astensione dagli incanti; frode nelle pubbliche forniture. In realtà, non solo non si toccano le cornici edittali di abuso d'ufficio e di concussione - si eleva il minimo edittale al peculato e alla corruzione in atti giudiziari - ma in linea generale le cornici edittali, così aumentate, non superano in alcun caso gli otto anni; si fa ciò, da una parte, per non attrarre detti reati nella seconda fascia del disegno di legge sul processo breve e, dall'altra parte, per aggravare, se possibile, il disastro prodotto dalla legge ex Cirielli del 2005 in materia di prescrizione e dalla quasi totale cancellazione del falso in bilancio, avvenuta sempre ad opera del Governo Berlusconi nella XIV Legislatura.
Tralascio gli altri aspetti rinviando al testo scritto e mi soffermo soltanto sulla mancata modifica dell'articolo 322-ter sulla confisca. Con la norma omessa dal Governo in materia, non riusciremo mai a confiscare in altri Paesi il profitto dei reati di corruzione. La traduzione di queste misure in legge era auspicata da tutti con un ordine del giorno discusso il 14 aprile scorso, ma naturalmente di questo non vi è traccia nel testo del disegno di legge in discussione.
Allo stesso modo non vi è traccia di un fattore davvero importante che è la corruzione nel settore privato. Io che ho frequentato molto gli organismi internazionali posso dire che il difetto di una normativa in materia era una delle pecche legislative rinfacciate all'Italia, alla quale pur si dava atto di essere stata particolarmente efficiente nel contrasto della corruzione nel periodo di Tangentopoli ma si contestava di non saper intervenire nel settore privato; settore priva che tocca la competitività del Paese e che non possiamo certo ignorare concentrando gli sforzi solo sulla corruzione pubblica.
Nel disegno di legge governativo, in ogni caso, manca una diversa visione del processo corruttivo collegato al mercimonio delle funzioni e non si prende in considerazione l'unificazione dei reati di corruzione e concussione per induzione, trasportando nell'estorsione il reato commesso con costrizione. Vorrei ricordare che l'OCSE si è presentata pochi mesi fa al Senato della Repubblica, chiedendo di parlare con la 1a e la 2a Commissione, per avere spiegazioni del perché il Governo non voleva adeguare la legislazione. Sul punto al contesto europeo noi dell'opposizione abbiamo consegnato i nostri disegni di legge e abbiamo detto che nulla possiamo fare rispetto alla presa di posizione del Governo. L'OCSE è andata via dicendo che farà elevare una procedura di infrazione.
Ebbene, se questa è la risposta che diamo agli organismi internazionali, possiamo dire che non forniamo risposte ai richiami provenienti dall'Europa, dalle Nazioni Unite, dal Gruppo greco, dall'OCSE e dalle decisioni GAI. In particolare, non si tiene conto degli obblighi internazionali assunti dall'Italia sottoscrivendo la Convenzione di Strasburgo sulla corruzione nel settore penale e solo oggi siamo riusciti con fatica ad arrivare alla trasmissione in Aula di una ratifica secca di tale convenzione senza l'adeguamento dell'ordinamento nazionale.
Insisto su ciò che ha già dichiarato la presidente Finocchiaro: anch'io non capisco come non potranno essere approvati gli emendamenti da noi presentati, che rispecchiano un adeguamento dell'ordinamento nazionale ai principi fissati da una Convenzione che ci accingiamo finalmente a ratificare. Se poi vuole una ratifica "secca" con la riserva mentale di non adeguare l'ordinamento nazionale, certo non si fa un buon servizio al Paese e non si rispetta l'Europa. In questo i Paesi del Terzo mondo sono particolarmente bravi: ratificano per primi tutte le convenzioni internazionali e poi se ne fanno beffa, esattamente come sta avvenendo in Italia con la Convenzione ONU e la Convenzione di Strasburgo. Diversamente, i disegni di legge presentati dal Partito Democratico, tradotti in questa sede in emendamenti, sono rivolti a rendere più efficace l'azione di contrasto e di prevenzione della corruzione e, in generale, del malaffare nella pubblica amministrazione e nel settore privato, rispettando in concreto gli impegni internazionali.
Signor Presidente, ho presentato un documento che riassume quanto è accaduto dalla XIII legislatura in poi per quanto riguarda il contrasto alla corruzione e a questo mi riporto. A completamento di tale intervento, vorrei soltanto rimarcare che di fronte all'atteggiamento del Governo, che aveva promesso di ratificare la Convenzione di Strasburgo e che è intervenuto con un piano straordinario che non ha nulla di epocale, siamo stati costretti a presentare vari disegni di legge, integrando sempre più le misure che dapprima avevamo proposto solo come adeguamento dell'ordinamento nazionale alla Convenzione di Strasburgo in materia penale. Si tratta di misure particolarmente importanti, tanto più che in questo momento storico, come ricorda la Corte dei conti nell'inaugurazione dell'anno giudiziario, il Governo ha presentato una vera e propria strategia di guerra per abbattere la lotta alla corruzione. Ricordo il provvedimento sulle intercettazioni, la prescrizione breve, anche brevissima e tutto ciò che è contenuto anche in altri disegni di legge apparentemente non affini: ad esempio, il disegno di legge n. 1440 che inibisce l'azione del pubblico ministero, oppure la riforma costituzionale che sottrae costituzionalmente la polizia giudiziaria al pubblico ministero.
Tutto ciò abbassa certamente il quadro e l'importanza della lotta alla corruzione, mentre il PD propone, oltre alle disposizioni che adeguano il nostro ordinamento a ciò che ci chiede la Convenzione di Strasburgo, misure nei confronti dell'autoriciclaggio, la reintroduzione del falso in bilancio, il ripristino di reati di frode fiscale, una diversa disciplina della prescrizione, una diversa disciplina delle intercettazioni, una diversa disciplina degli appalti pubblici, legata in particolare ai grandi eventi ed alle ordinanze di Protezione civile ed ai controlli preventivi della Corte dei conti, il divieto di arbitrato, un'autorità indipendente per il controllo dei fenomeni corruttivi nel settore pubblico e privato in relazione alla Convenzione ONU, obblighi di trasparenza e codici etici, e una vera e propria previsione dell'incompatibilità, che rimetta realmente ai partiti politici la responsabilità dei candidati che presentano, sia nelle elezioni amministrative che in quelle al Parlamento nazionale ed europeo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. Senatrice Della Monica, la Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento.
Inoltre, la Presidenza autorizza fin d'ora ad allegare il testo scritto anche quei colleghi che, per motivi di tempo, non riusciranno a svolgere tutto il loro intervento.
È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, colleghi, anch'io sono d'accordo sul fatto che il testo oggi in esame arriva tardi. Era da tempo atteso: il Paese avevo chiesto che il Parlamento ed il Governo intervenissero di fronte a continue e ripetute occasioni di corruzione nel nostro Paese. Quest'ultima si è talmente diffusa che ci troviamo di fronte non più a singoli episodi, ma a un sistema permanente di corruzione presente nel nostro Paese che - ahimè - sta diventando sempre più pervasivo.
Sono passati mesi ed oggi abbiamo un'opportunità, ma ci troviamo di fronte a un disegno di legge di bassissimo profilo, privo di fattispecie reali e di pene severe, incompleto, in sostanza una resa alla corruzione. Avevamo un'occasione particolare, preziosa, quella di recepire in modo intelligente la Convenzione ONU del 2000, in particolare la direttiva europea di Strasburgo, adeguandola alle capacità del nostro Paese di reagire, dimostrando agli italiani, alle imprese, ai nostri territori, all'Europa ed al mondo intero che l'Italia non è quel Paese che oggi è classificato agli ultimi posti per i livelli di legalità e che quindi è ai primi posti per indice di corruzione.
Ci voleva un'altra risposta e non capirlo, attardarsi, fare melina, giocare d'astuzia, provare a confondere le carte con questo disegno di legge è il segno evidente di una crisi e di una decadenza, ma è anche il senso di una responsabilità che voi vi assumete, il Governo e la maggioranza si assumono. Il nostro Paese brancola nella penombra: molti approcci e pochi risultati. Vi sono diverse letture sullo stato dei malesseri che attanagliano l'economia e la società italiana; difficilmente troviamo analisi serie e rigorose, che mettano al centro la necessità della società italiana di dare un colpo d'ala alle sue lente dinamiche di crescita e anche di fiducia, per approcciare in modo diretto il rapporto tra legalità e sviluppo. Solo in questo rapporto il nostro Paese può diventare grande; solo nel rapporto tra legalità e sviluppo si può comprendere la devastazione che porta con sé la corruzione; solo così potremo capire quali risposte severe, rigorose, progettuali possiamo prevedere nel nostro ordinamento.
Sono pari a 60 miliardi i costi della corruzione; 150 miliardi i fatturati delle mafie. Oggi è stato presentato da parte di Legambiente il rapporto sulle ecomafie, che ancora adesso si aggirano intorno a 20 miliardi di fatturato. In sostanza, bisogna capire che si può voltare pagina, che si deve voltare pagina, che è necessario fare in modo che sulla corruzione ci sia la stessa tensione, lo stesso approccio che abbiamo avuto prima nei confronti della lotta al terrorismo, (come una vera minaccia per la nostra democrazia, come una pietra d'inciampo per la crescita del nostro Paese) e poi, seppur più lentamente, seppur con molte contraddizioni, nell'approccio alla lotta alla mafia. Anzi, considero la corruzione l'altra faccia della presenza mafiosa, e spesso i due fenomeni si mescolano, spesso l'uno nutre l'altro, spesso insieme costituiscono una forza dirompente che si abbatte sulle nostre economie, sui cittadini, sui territori, sulle stesse istituzioni locali.
Avete previsto nel capo I tre momenti: un Piano nazionale anticorruzione, la Rete nazionale anticorruzione, l'Osservatorio sulla corruzione e gli altri illeciti nella pubblica amministrazione; tutti e tre in capo all'Esecutivo, tutti e tre sotto il controllo del Governo. Questo è Italietta!
Cari rappresentanti della maggioranza, caro rappresentante del Governo, nei Paesi avanzati, quelli a democrazia matura, non si danno queste responsabilità direttamente in capo ai Governi. I Governi devono applicare buone pratiche di anticorruzione, devono avere la capacità di prevenire e di colpire, ma chi controlla, chi stabilisce cosa bisogna fare e come bisogna farlo e che soprattutto verifica i risultati, nelle democrazie avanzate è un organo terzo, al di fuori dei controlli della pubblica amministrazione. Ecco perché su questa vostra impostazione il nostro no è netto, il nostro no è deciso, e questa vostra impostazione fa crollare tutta l'impalcatura - tra l'altro molto debole, fragile - che avete costruito.
Inoltre, rappresentanti della maggioranza e del Governo, sugli appalti potevate fare solo una cosa buona che da tempo vi si chiede, che la Commissione antimafia in diverse relazioni e con diverse maggioranze ha proposto al Parlamento, ossia la riduzione del numero delle stazioni appaltanti. Come si può avere un controllo di legalità quando nel nostro Paese ci sono circa 30.000 stazioni appaltanti? La corruzione vince a priori, la corruzione si fa sistema, la corruzione si abbatte sulle opere pubbliche e sui cantieri e impedisce al nostro Paese di decollare su questo nevralgico aspetto dello sviluppo della vita sociale ed economica.
Non ci sono risorse per controllare dal punto di vista della legalità 30.000 stazioni appaltanti. Invece, la nostra proposta, che ne prevede una sola per Provincia ed una per Regione per le grandi opere, potrebbe essere una risposta moderna ed efficiente. Ci sono oggi i numeri, le professionalità amministrative e le capacità per avviare un buon controllo sulle stazioni appaltanti, così come sulle gare al massimo del ribasso: stanno distruggendo l'economia, il sistema d'impresa, la capacità realizzativa che hanno sempre caratterizzato la cultura industriale delle nostre imprese di costruzioni e stanno mettendo in ginocchio le imprese sane, quelle pulite, quelli che rispettano le regole, quelle che denunciano le organizzazioni mafiose.
Anche su questo non c'è nessun riferimento; anche su questo fate finta di non sentire e di non vedere e vi rendete responsabili di un vero e proprio disastro.
Infine, Presidente, ci sono alcune questioni che riguardano alcuni punti molto importanti, che cito solo perché sia il senatore D'Ambrosio sia la senatrice Della Monica le hanno poste. Mi riferisco alla cosiddetta incandidabilità. Il codice etico della Commissione antimafia ha creato un osservatorio, che denuncia una continua lesione. Ecco perché bisognava approfittare di questo provvedimento per inserire quelle norme severe di incandidabilità che sono contenute nel codice etico della Commissione parlamentare antimafia e che non riguardano solo i reati contro le mafie, ma anche i reati contro la pubblica amministrazione. Lo stesso si può dire sulla durata delle pene; con quella durata delle pene e senza prevedere quelle fattispecie che qui sono state indicate - cito per tutti l'autoriciclaggio ed il falso in bilancio - non possiamo assolutamente avere un sistema improntato a severità. Negli altri Paesi la corruzione è la violazione etica del fondamento costitutivo dello stare insieme e così dovrebbe essere anche nel nostro Paese, visto che abbiamo un'ottima Carta costituzionale e siamo a 150 anni dall'Unità d'Italia per cui dovremmo finalmente rinnovare profondamente la nostra condizione sociale ed economica.
Ecco perché il nostro no è serio e rigoroso. È un giudizio forte e motivato. E quindi faremo valere le nostre ragioni in Parlamento e nel Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
BAIO (Misto-ApI). Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo ed i colleghi rimasti in Aula. Voglio ricordare all'inizio di questo intervento, non essendo io un'esperta di questo tema, ma volendomene occupare ed intervenire nel merito, che credo ci sia un'emergenza all'interno di questo nostro Paese, che amiamo, visto che abbiamo anche scelto di impegnarsi politicamente. Credo che recuperare una moralità pubblica, un senso etico di chi rappresenta e vuole rappresentare lo Stato, e di chi lo rappresenta da eletto, ma anche da dirigente e da funzionario, debba essere davvero la priorità.
Voglio ricordare la regola aurea di un filosofo greco, Epitteto, che si può riassumere nella massima: «Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare e la saggezza di capire la differenza».
Troppo spesso in politica ci barrichiamo dietro quella serenità e quella accettazione, dimenticando il coraggio che oggi è più che mai necessario per riuscire a ricostituire onestà e trasparenza, proprio a partire dall'amministrazione pubblica, nella res publica, per liberarla da quel malcostume e quindi orientarsi verso la sua aulica accezione etimologica. La trasparenza e l'onestà, infatti, sono le premesse necessarie ed imprescindibili per poter essere politici o amministratori, ma soprattutto per garantire ai cittadini il rispetto della gestione del bene pubblico, del bene comune, del servizio.
Oggi più che mai trovano conferma le affermazioni di una persona che ho conosciuto nell'attività parlamentare - con il quale forse alcune persone che sono qui hanno lavorato - il giudice Piercamillo Davigo, che oggi è consigliere della Corte di cassazione. In un suo libro egli scrive che gli "strappi alla legalità sono di per sé un disvalore e devono quindi essere perseguiti e processati". Credo che, pur nella loro durezza, oggi dovremmo recuperare il senso di queste parole, che sarebbe anche il senso di stare insieme, creando una comunità fondata non su un disvalore, ma su dei valori. Un disvalore che colpisce non solo l'economia del Paese, ma che è capace di minare anche il processo democratico, trasformandosi in una misura premiale per chi non rispetta le regole. I fenomeni di concussione e corruzione, infatti, sono ormai diventati una patologia del nostro Paese perché non sono più l'eccezione. Non lo dice solo l'opposizione e non lo dico io che non sono esperta di questo tema; non solo lo dice, ma lo scrive - e ricordo che i nostri antichi romani dicevano «verba volant, scripta manent» - la Corte dei conti. La Corte dei conti ha scritto che nel 2010 i reati corruttivi sono aumentati del 30,22 per cento! Viene la pelle d'oca a leggere questi dati e sorrido perché mi sembra che il provvedimento che stiamo discutendo oggi sia inadeguato per affrontare questa emergenza.
Il procuratore generale della Corte dei conti, Mario Ristuccia, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del 2011 ha infatti lanciato un allarme, dichiarando che questi dati non consentono ottimismi e che la corruzione continua ad affliggere la pubblica amministrazione. Nel dettaglio della relazione della Corte dei conti si legge che nel 2010 sono stati denunciati 237 casi di corruzione, 137 di concussione e 1090 di abuso d'ufficio. In più, se noi guardiamo come siamo percepiti all'estero, il Corruption perception index, un indicatore pubblicato annualmente a partire dal 1996 dall'organizzazione non governativa Transparency international che ordina i Paesi del mondo sulla base del livello secondo il quale l'esistenza della corruzione è percepita tra pubblici uffici e politici, l'Italia nel 2007 era al trentasettesimo posto, e nel 2010 è crollata al sessantasettesimo posto.
Credo che anche questo ci faccia capire che il provvedimento oggi al nostro esame è inadeguato ed insufficiente; non dico che sia in tutte le sue parti sbagliato, ma non va alla radice del problema. Si ha come l'impressione che il Paese ci stia osservando e dica: «Ma per l'ennesima volta, oggi il Parlamento è incapace di leggere e di affrontare i problemi che si trova di fronte?». Credo che la discussione in Aula debba portarci a migliorare e modificare, questo testo anche radicalmente in alcuni sue parti.
Di fronte a questi dati di malcostume così radicato e diffuso, se ci fosse ancora Dante Alighieri, che non è proprio l'ultimo italiano, direbbe che si tratta di una «meschina baratteria»; una baratteria preceduta quindi dalla meschinità. Allora, se vogliamo - figli di Dante, Petrarca e Boccaccio - forse vale la pena utilizzare queste ore di discussione in Aula per cercare di migliorare il testo e dare una risposta più adeguata, perché così non va ed è estremamente inadeguato.
Le cause di questo allarmante fenomeno sono profonde e non possono prescindere anche da un'interpretazione squisitamente antropologica del fenomeno e, quindi, dalla sfiducia nelle istituzioni, che comporta il non rispetto delle stesse a scapito della collettività e del bene comune. Se è vero che occorre intervenire per arginare questo fenomeno, non si può non considerare la larga fascia di cittadini onesti (e sono la maggioranza) che subiscono, loro malgrado, le conseguenze della minoranza. Infatti, i circa 40 milioni di contribuenti versano pro capite circa 1.500 euro di tassa occulta aggiuntiva, una somma che non dovrebbero versare nelle casse dello Stato e che invece sono costretti a versare a causa della corruzione e della concussione. Potrà sembrare una cifra modesta, ma invece è elevatissima perché quella somma non dovrebbe essere versata affatto, soprattutto da loro che sono onesti e che pagano regolarmente e interamente sui loro beni e sui loro capitali le imposte e le tasse. È un circolo vizioso, per cui la sfiducia verso le istituzioni comporta fenomeni di malcostume che, a loro volta, generano nuova disaffezione nei cittadini.
Di fronte a questo triste scenario emerge che le norme esistenti nel nostro ordinamento non risultano in grado di spezzare questa catena e di favorire in primis un cambio di mentalità, che faccia della trasparenza l'unica soluzione possibile per trasformare quel circolo statico in una staffetta virtuosa. Gli stessi operatori del diritto e la giurisprudenza da tempo ammettono la necessità di una radicale riforma da questo punto di vista. Al riguardo, io stessa ho presentato un disegno di legge che forse può essere considerato fuori dagli schemi; tale disegno di legge propone l'utilizzo di persone, denominate agenti provocatori, per agganciare, per così dire, il corruttore segnalato. Tale figura è già in uso in America dove, per esempio, ha consentito di arrestare il sindaco di Washington, non proprio l'ultimo dei corrotti. Per noi invece è come se questa possibilità non esistesse. Vi invito quindi, se non volete accogliere questa proposta, a prendere in considerazione almeno una qualsiasi altra misura radicale.
In apertura di seduta quest'oggi abbiamo ricordato la figura di Camillo Benso conte di Cavour. Io vorrei ricordare un altro nostro padre del Risorgimento, visto che festeggiamo i 150 anni dell'unità d'Italia, e cioè Giuseppe Mazzini che nei «Doveri dell'uomo» scriveva così: «Poco importa che voi possiate dirvi puri: quand'anche poteste, isolandovi, rimanere tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate combatterla, tradite i vostri doveri». Noi ce l'abbiamo a due passi da noi, anzi magari anche qui, allora dobbiamo sfruttare meglio questa opportunità e modificare questo disegno di legge. (Applausi dalle senatrici Negri e Adamo).
Signor Presidente, chiedo di poter consegnare la restante parte del mio discorso.
PRESIDENTE. Come già anticipato, senatrice Baio, non solo lei può consegnare il suo intervento, ma tutti i colleghi che non riusciranno a completare il loro, o che riterranno utile consegnarlo, sono autorizzati a farlo.
È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, non posso consegnare il mio intervento perché non avendo un testo scritto dovrei scriverlo apposta.
PRESIDENTE. Naturalmente, non è un obbligo, senatore Pardi.
PARDI (IdV). Ho ascoltato con interesse gli interventi dei colleghi del mestiere della giustizia che sono intervenuti prima di me (mi riferisco ai colleghi Li Gotti, Della Monica, D'Ambrosio ed altri del Partito Democratico) e siccome non sono un addetto ai lavori del settore giustizia non posso mettermi a gareggiare per competenza con loro che, peraltro, hanno già spiegato benissimo perché questo disegno di legge è completamente insufficiente rispetto al fenomeno corruttivo.
Vorrei invece farvi partecipi di una sensazione che ho provato come commissario della 1a Commissione partecipando ad una riunione eccezionale delle Commissioni riunite 1a e 2a in occasione dell'audizione del magistrato Piercamillo Davigo il quale, con aria tranquilla, ha esordito nel suo intervento dicendo che era costretto a registrare, dalla lettura del dispositivo del provvedimento, che chi l'aveva scritto non aveva idea di cosa fosse la corruzione. Ha quindi spiegato in breve che mancava la percezione della connessione strettissima che c'è tra corruzione e concussione. Da lì si è poi dilungato a spiegare la corruzione come reato seriale, che avvinghia a sé anche gli inconsapevoli e alla fine costruisce una rete, il cui controllo risulta veramente molto difficile.
A partire da questa sensazione e dal ricordo dell'intervento del dottor Davigo, voglio mettere i piedi - diciamo così, data l'ora - in un'incongruenza che mi appare assolutamente colossale, ovvero l'incongruenza di una legge anticorruzione prodotta da una maggioranza e da un Governo guidati da una persona che ha, purtroppo per lui e purtroppo per noi, una frequentazione ossessiva di procedimenti che riguardano reati di natura corruttiva. Lui se li vorrebbe scuotere di dosso; io, di fronte alle tante falsità che sono state dette su questo passato ingombrante e un po' offensivo per la natura stessa della Repubblica, ne traggo soltanto qualche scampolo, perché non potrei farne l'elenco completo.
Ricordo un processo per la corruzione della Guardia di Finanza: Fininvest, la ditta del Presidente del Consiglio, pagò tre tangenti di 100 milioni di lire per addomesticare verifiche fiscali. Il corruttore Sciascia, un uomo di Fininvest, e i finanzieri corrotti vengono condannati; Berlusconi è assolto per insufficienza probatoria grazie alla falsa testimonianza di Mills. Ci sono poi i fondi neri per l'acquisto dei terreni della villa di Macherio: vengono pagati 4,4 miliardi di lire in nero all'ex proprietario e Berlusconi viene assolto dai reati di appropriazione indebita, frode fiscale e da un falso in bilancio, mentre viene salvato per amnistia da un altro falso in bilancio.
Per quanto riguarda i fondi neri sull'acquisto della società "Medusa", il manager "Fininvest" Bernasconi dirottò 10,2 miliardi di lire in nero su 5 libretti al portatore di Berlusconi, che però è stato assolto dal falso in bilancio per insufficienza di prove, perché è troppo ricco per potersi essere accorto dell'introito e dunque lo ha incassato a sua insaputa. Tutti ricordano il caso "All Iberian", perché Berlusconi giurò sulla testa dei suoi figli che l'impresa "All Iberian" non era sua. È stato dimostrato che invece era sua e che aveva pagato 23 miliardi di lire di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi. Berlusconi si salva in appello per prescrizione grazie alle attenuanti generiche. Perché gli sono state riconosciute le attenuanti generiche? Perché era Presidente del Consiglio.
Il caso Lentini può sembrare un caso minore, perché si tratta di un giocatore di calcio e dunque si potrebbe dire: chi se ne importa? Sono stati versati 10 miliardi di lire in nero dal Milan al Torino in cambio del calciatore: il falso in bilancio viene prescritto grazie alle attenuanti generiche e al taglio della prescrizione previsto dalla riforma voluta da Berlusconi. Nel caso dei bilanci Fininvest 1988-1992, è intervenuta la prescrizione del falso in bilancio e dell'appropriazione indebita nell'acquisto dei diritti tv, utilizzando le attenuanti generiche e la prescrizione abbreviata dalle leggi di Berlusconi. Per quel che riguarda il caso relativo al consolidato Fininvest, c'è stata la prescrizione, grazie alle attenuanti generiche e ai nuovi termini della legge voluta da Berlusconi, anche per i falsi in bilancio da 1.500 miliardi di lire derivanti da fondi neri su 64 società offshore del "comparto B" della Fininvest.
Non cito tutti gli esempi, ma voglio infine ricordare il caso Mondadori, con cui è stata passata di mano la proprietà della più grande impresa editoriale italiana attraverso - diciamo così - un esproprio proprietario. Gli avvocati della Fininvest Previti, Pacifico e Acampora sono stati condannati per aver corrotto il giudice Metta, che ha annullato il lodo Mondadori, a vantaggio del proprietario precedente. Berlusconi si è salvato grazie alla prescrizione abbreviata e alle solite attenuanti generiche. Ci sono altri esempi che non cito, perché mi sento già abbastanza umiliato per il fatto di dover considerare cose di questo tipo.
Di fronte a questa relazione così stringente tra il Presidente del Consiglio e i reati di natura corruttiva, ci si può stupire che la legge prodotta dalla sua maggioranza e dal suo Governo risulti così labile nel toccare tutta la rete dei fenomeni corruttivi? Non ci si può stupire. È stato ricordato che il lavoro della Commissione è stato vano e che per mesi ha lavorato a vuoto: in Commissione sono state rigettate tutte le proposte dell'opposizione, tutti gli emendamenti, tutte le soluzioni più incisive sul fenomeno corruttivo. Ricordo alcuni temi, ad esempio la relazione strettissima tra concussione e corruzione: Davigo ci spiegò che spesso il concusso è altrettanto corrotto del corruttore, anzi, ne trae un utile specifico e lo rinnova; il traffico di influenze illecite, la questione dell'autoriciclaggio e quella dell'incompatibilità tra ruoli di governo e il rinvio a giudizio. A tal proposito, per inciso e senza voler pestare troppo i piedi, sollevo la questione che purtroppo tocca il nostro collega Grillo, di recente condannato nel processo Parmalat a più di due anni di reclusione e a 850.000 euro di multa. Non si tratta di una condanna definitiva, ma i colleghi dell'Aula potranno porsi il problema se il collega Grillo ha ancora titolo per mantenere la Presidenza dell'8a Commissione? Non sarebbe il caso che si defilasse rispetto a certi ruoli?
Il collega Divina ci invita a fare paragoni con la Germania. Ricordo che per il solo sospetto di aver utilizzato in modo improprio finanziamenti pubblici per la campagna elettorale, il leader della riunificazione della Germania, il cancelliere Kohl, è stato fatto fuori non dalla magistratura ma dal suo partito, che ha ritenuto che una figura come la sua, anche soltanto toccata da uno scandalo di cui non c'era nemmeno la prova provata in processo, non potesse più restare al proprio posto. Noi abbiamo un Presidente del Consiglio che fa collezione di procedimenti per reati di natura corruttiva e siamo nell'immobilità più assoluta. Non ci si può stupire di questo esito, perché mentre sui temi di interesse governativo, (vedi le leggi ad personam) il Parlamento viaggia a velocità supersonica, per leggi come queste ci impiega un anno per non fare praticamente niente: il Governo non fornisce pareri che avrebbe dovuto fornire alla Commissione, la 2a Commissione viene investita a raffica di nuovi procedimenti che ne inceppano il cammino.
Le questioni gravano. Ora, grazie al cielo, il bubbone delle grandi opere possiamo forse darlo non per risolto ma come parzialmente messo da parte; tuttavia, durante questa legislatura, abbiamo assistito alla consumazione di rapporti indicibili nell'ambito della Protezione civile, intesa come super Ministero senza limiti e senza controllo che gestisce le grandi opere in maniera del tutto opaca, generando reti di affari, di speculazione, di corruzione e concussione e, di fronte a questo, siamo costretti al ruolo di spettatori avviliti e impotenti.
È vero che l'opposizione ha chiesto più volte che il provvedimento in esame fosse calendarizzato, ma chiedere questo non significa condividerlo. Si voleva mettere in evidenza il fatto che il Parlamento doveva riuscire a produrre qualcosa su tale argomento. Su questo punto la maggioranza e il Governo non hanno offerto altro che una pallida sembianza di quella che dovrebbe essere una vera legge anticorruzione, per cui di fronte a questo prodotto il nostro giudizio non può che essere il più fermo e negativo possibile.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, la catastrofe dell'inizio degli anni '90 sembrava aver posto fine alla questione morale. Si è pensato quindi che di lì in avanti il nostro Paese sotto questo aspetto sarebbe risorto. A vent'anni di distanza la questione morale è ancora più presente rispetto al passato, forse perché la politica non se ne è voluta o potuta occupare a sufficienza.
Recenti fatti di cronaca testimoniano come il fenomeno della corruzione è ancora talmente vivo nella vita politica e amministrativa del nostro Paese che affrontare il tema con qualche operazione di maquillage, di immagine, nascondendo la polvere sotto il tappeto, non farebbe certo bene al Paese.
È pleonastico - lo hanno fatto meglio di quanto possa farlo io i colleghi che mi hanno preceduto - sottolineare come i fenomeni di corruzione siano fonti di inefficienza sul piano economico, di distorsione della concorrenza e come incidano nello sviluppo produttivo, e questo tenda a favorire indirettamente anche lo sviluppo della criminalità organizzata. Ci chiediamo allora perché un disegno di legge presentato in Consiglio dei ministri il 1° marzo 2010, sulla spinta elettorale delle amministrative e il dilagare degli scandali, annunciato poi il 4 marzo 2010 in Parlamento e esaminato nelle competenti Commissioni per oltre un anno, arrivi in Aula solo ora, sollecitato, vorrei ricordarlo al collega Cardiello, da tutta l'opposizione al completo.
Voglio tranquilizzare il collega Cardiello: l'opposizione non vuole mettere bastoni tra le ruote a questa normativa, perché l'abbiamo sollecitata noi per un anno intero. Ma come si può non essere d'accordo con il senatore Li Gotti quando parla di una "spolverata" che il Governo sta dando sul tema della corruzione? E come essere d'accordo con il senatore Divina - che io rispetto - quando parla di una buona legge e di qualche ritardo? Il senatore Divina dimentica, se non altro, che l'aspetto finanziario non è stato proprio toccato in questo disegno di legge.
Il Parlamento è messo nelle condizioni di esaminare la questione con un gigantesco, colpevole, ritardo, che tutti abbiamo denunciato; eppure, nel frattempo, le grida di allarme non sono mancate: penso al richiamo del procuratore generale della Corte dei conti all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011; a proposito di corruzione e di frodi e soprattutto in materia di aiuti e contributi nazionali e dell'Unione europea egli ha usato questa definizione: «patologie che continuano ad affliggere la pubblica amministrazione».
I dati non lasciano spazio all'ottimismo, come ricordato dalla collega Baio: nel 2010 la corruzione è aumentata del 30,22 per cento. Ma il dato più allarmante, se vogliamo, è il calo delle denuncie, quasi ci si fosse abituati al fenomeno, arresi ad una vera e propria cultura della corruzione; è come se la nostra società non sapesse più reagire con riprovazione morale ma dimostrasse uno spirito di rassegnazione, talvolta persino di accondiscendenza. Le maggiori preoccupazioni si concentrano nel mondo della sanità, ove malaffari e cattiva gestione imperano, aggravati da una carenza del sistema di controllo.
L'importo complessivo del danno erariale contestato ammonta a 250 milioni di euro, in gran parte concentrato nella Regione Lazio (130 milioni di euro) e questo per frodi nella gestione di case di cura convenzionate e per irregolari erogazioni di prestazioni riabilitative. Se questa è la situazione e se questa maggioranza dichiara di volerla risolutamente affrontare, allora viene spontaneo chiedersi come si concilino la determinazione e il rigore necessari nella lotta alla corruzione con una serie di provvedimenti legislativi assunto in fase di gestazione da parte di questo Esecutivo.
Lo stesso procuratore generale della Corte dei conti ha espresso viva preoccupazione per una serie di recenti interventi legislativi, tra gli altri il disegno di legge sulle intercettazioni (che costituiscono uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili contro i fenomeni di corruzione) o la cosiddetta legge Cirielli del 2005. Le difficoltà nel perseguire i reati di corruzione sono state aggravate dalla riduzione dei termini di prescrizione e lo sarebbero ancora dalle forme anticipate di estinzione previste nel disegno di legge sul cosiddetto processo breve, di cui si discute in Commissione.
La magistratura contabile ha inoltre espresso perplessità anche nei confronti del progetto federalista. Ci si interroga - cito testualmente - in termini dubitativi se il decentramento della spesa pubblica possa contribuire a ridurre la corruzione, ovvero possa avere l'effetto contrario e aumentare la corruzione quando la vicinanza a interessi e lobby locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno alla comunità amministrata.
Pensiamo poi al frequente utilizzo da parte di questa maggioranza di procedure in deroga alle regole ordinarie, alla parificazione dei grandi eventi alle emergenze, che sottraggono i relativi appalti, bilanci, controlli al vaglio preventivo della Corte dei conti.
Che dire poi del falso in bilancio? Purtroppo dal 16 aprile 2002 è operativa la riforma degli illeciti penali amministrativi delle società commerciali, di cui al decreto legislativo n. 61 del 2002. Non aiuta certo a combattere la battaglia contro la corruzione, poi, la soppressione dell'ufficio dell'Alto commissario anticorruzione avvenuta nel 2008. Lo stesso presidente del Gruppo di Stati europei contro la corruzione (GRECO), Drago Kos, ha lamentato questo fatto e chiamato l'Italia a renderne conto in Consiglio d'Europa. Tale ufficio, pur privo di adeguati mezzi umani e strumentali, aveva, infatti, raggiunto alcuni risultati. Eppure si è deciso di sopprimerlo.
Le informazioni rese al riguardo dal Governo sulle ragioni di tale decisione appaiono contraddette dal fatto che il servizio anticorruzione e trasparenza, oggi presso il dipartimento della funzione pubblica, risulta ancora privo di dotazioni adeguate dal punto di vista delle risorse umane e strumentali. Si tratta in realtà di un organo cui manca, inoltre, la necessaria autonomia per svolgere la propria funzione e che, in base alle relazioni presentate al Parlamento, mostra anche una preoccupante carenza di meccanismi propri di acquisizione conoscitiva. A ciò si aggiunga il ritardo del nostro Paese nella ratifica della Convenzione penale del Consiglio d'Europa sulla corruzione, che solo oggi è stata approvata, sia pure con modifiche.
Siamo di fronte all'ennesimo piano nazionale che, in linea generale, ci appare carente ai fini del contrasto alla corruzione e richiede, al contrario, misure coerenti, risposte serie e concrete. Per questa ragione ritengo quanto mai opportuno istituire un organo indipendente che coordini l'attività di indagine e di contrasto del fenomeno, riservandomi di presentare a tal fine un organico disegno di legge. Tale organo di coordinamento risulta oggi necessario in quanto, nonostante gli sforzi dell'ordine e della magistratura, molti corrotti e corruttori riescono ancora a farla franca e pochi sono gli atti corruttivi portati alla luce, al punto che l'Italia è al 63° posto subito dopo la Turchia e a pari merito con l'Arabia Saudita, una posizione tale da spingere il Consiglio d'Europa nell'ottobre 2009 a dichiarare «molto seria» la situazione italiana. Siamo al 67° posto nel mondo.
Tanto per capire, fanno meglio di noi Stati come il Cile, Israele, Turchia, Tunisia e Ruanda. Lo stesso Presidente della Corte dei conti ha evidenziato che «la lotta alla corruzione deve fondarsi essenzialmente su quattro pilastri: l'etica, la trasparenza, la semplificazione e il controllo». Per questo abbiamo presentato una nostra proposta legislativa.
A monte di tutto ciò, però, occorre rispondere a un'esigenza di regolamentazione dell'accesso alla vita pubblica: la permeabilità di tale snodo procedurale ai meno nobili intenti è una delle peggiori ricadute della fragilità dell'attuale sistema dei partiti.
Ecco, quindi, alcune nostre proposte. L'attuale disciplina penale e processuale dei reati contro la pubblica amministrazione appare, infatti, inadeguata rispetto all'atteggiarsi concreto del fenomeno sotto vari punti di vista: anzitutto, l'apparato sanzionatorio risulta banalmente blando rispetto all'impatto sociale ed economico di reati di tale tipo, atteso che i responsabili in più occasioni hanno pagato con periodi limitatissimi di detenzione e, spesso, rientrando nel circuito della pubblica amministrazione in breve tempo; in secondo luogo, appare necessario aggiornare il catalogo dei reati utili, inserendo nuove ipotesi quali quelle di traffico di influenze e di corruzione nel settore privato, recependo così le indicazioni della Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d'Europa, conclusa a Strasburgo il 27 gennaio 1999, che impegnava gli Stati aderenti all'esecuzione. Con tali norme si estenderebbe la punibilità penale di fatti di millantato credito e si introdurrebbe la nuova ipotesi della corruzione del privato funzionario, fino ad oggi solo teorizzata ma di fatto priva di una specifica copertura penalistica.
Inoltre, i rapporti illeciti tra criminalità e amministrazione pubblica possono facilmente svilupparsi con ingressi "secondari" di soggetti pericolosi nell'apparato amministrativo pubblico, tramite collaborazioni e consulenze di ogni genere; d'altro canto, il sistema corruttivo ha più volte prosperato attraverso la cooptazione dei controllori (si pensi a tutte le magistrature) con lo strumento degli incarichi extragiudiziari che, talora molto ben retribuiti, possono rappresentare il mezzo per legare controllori a controllati e per serrare un sistema di rapporti.
Ci auguriamo, dunque, che l'esame in Aula sia proficuo, che non si sia chiusi, da parte di questa maggioranza, alle numerose proposte fatte dall'opposizione e che, insieme, si possa arrivare a correggere un testo assolutamente perfettibile e ad approvare il disegno di legge. (Applausi della senatrice Negri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vallardi. Ne ha facoltà.
VALLARDI (LNP). Signor Presidente, signor Sottosegretario, il fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione è stato sicuramente per il passato, ma lo è ancora oggi, un grosso problema nella vita sociale del nostro Paese.
La proposta iniziale del disegno di legge puntava a modificare le previsioni del codice penale e inaspriva le relative pene. Il testo che oggi ci apprestiamo ad approvare risulta invece integrato in maniera diversa, con una serie di norme, elaborate dai ministri Calderoli e Maroni, che mirano invece a prevenire i fenomeni corruttivi in maniera forte e decisa, al contrario di alcuni interventi che ho ascoltato dall'opposizione.
Il Governo ha voluto approvare un'ampia normativa, non solo sull'aspetto sanzionatorio ma anche a favore dell'efficienza della pubblica amministrazione, sanzionando il pubblico amministratore, a volte poco fedele, utilizzando come strumenti per combattere la corruzione, la semplificazione, l'efficienza e la trasparenza nella pubblica amministrazione, introducendo il semplice ma efficace principio del chi fa cosa e, soprattutto, con la certezza di come e quando queste cose si fanno, l'identificazione certa del soggetto operatore, la certezza della procedura e della tempistica di ottenimento delle risposte, rendendo maggiormente lineari i processi decisionali nell'ottica della trasparenza amministrativa, chiaramente nell'interesse dei cittadini.
Questo disegno di legge ha tre capisaldi: il Piano nazionale anticorruzione e trasparenza per ridurre i rischi della corruzione nella pubblica amministrazione; la disciplina degli enti locali, in cui vengono rafforzati i controlli e dettati i criteri di eleggibilità nelle cariche elettive; la definizione di norme sanzionatorie.
Il Piano nazionale anticorruzione è predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica sulla base dei singoli piani di azione predisposti dalle amministrazioni centrali, nei quali dovrà essere chiaramente indicato in primis, il grado di esposizione al rischio di corruzione dei propri uffici; le misure organizzative necessarie a fronteggiare tale rischio; le procedure di selezione; la formazione e rotazione dei funzionari che operano in settori sensibili; da ultimo, le soluzioni, anche normative, per prevenire ed individuare tempestivamente gli illeciti.
È poi prevista una rete nazionale anticorruzione, composta da referenti di ciascuna pubblica amministrazione, che dovrà definire e fornire al Dipartimento della funzione pubblica elementi per valutare l'idoneità degli strumenti adottati, per definire programmi informativi e formativi per i dipendenti pubblici al fine di favorire il corretto esercizio delle funzioni ad essi affidate e monitorare costantemente l'effettiva attuazione dei singoli piani di azione.
Ciò presuppone un ampio lavoro che la pubblica amministrazione dovrà fare al suo interno, al fine di dotarsi di segnali di allarme e di sensori (qualora le cose non funzionino adeguatamente) e di strumenti valutativi sui suoi dipendenti, forse per la prima volta responsabilizzando il pubblico amministratore in maniera da conferirgli il ruolo e la centralità che gli competono.
Con questo provvedimento si realizzerà presso il Dipartimento della funzione pubblica l'Osservatorio sulla corruzione e gli altri illeciti nella pubblica amministrazione, con compiti di analisi e di informazione.
Le pubbliche amministrazioni dovranno concorrere con il principio della trasparenza, ovvero dovranno pubblicare sui siti istituzionali tutte le informazioni relative a procedimenti amministrativi "sensibili" (quelli cioè che hanno ad oggetto autorizzazioni, concessioni, appalti pubblici, erogazioni di benefici economici a persone o enti pubblici o privati, concorsi e progressioni di carriera).
Le stazioni appaltanti dovranno trasmettere, tempestivamente e direttamente all'Autorità di vigilanza, tutti i dati relativi a contratti di lavori, servizi e forniture, al fine di realizzarne la relativa anagrafe, importantissimo per gli operatori di settore e per gli stessi cittadini, dell'attività contrattuale posta in essere dalla pubblica amministrazione, nonché dagli altri soggetti tenuti al rispetto della normativa sugli appalti pubblici.
Un altro argomento molto importante è quello del controllo sugli enti locali, che avverrà migliorando i controlli sugli stessi enti sia sul piano della funzionalità, che della spesa. Per le società partecipate è previsto che l'amministrazione definisca preventivamente gli obiettivi gestionali a cui deve tendere la società partecipata, secondo standard qualitativi e quantitativi, e organizzando un idoneo sistema informativo - di particolare importanza ai nostri giorni - finalizzato ad evidenziare i rapporti finanziari tra ente proprietario e società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa, i contratti di servizio e la loro qualità, il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica.
L'impianto sanzionatorio - anch'esso rilevante - è realizzato per assicurare la legalità nella pubblica amministrazione; è previsto che nei casi di rimozione del Presidente della giunta regionale, disposta ai sensi dell'articolo 126 della Costituzione, chi abbia ricoperto la carica di Presidente della Regione non possa essere candidato ad alcuna carica elettiva, né ricoprire incarichi di Governo o di amministrazione in enti pubblici nazionali o locali. E' ampliato l'insieme delle sentenze definitive di condanna che sono ostative alla candidatura alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e relativamente alla assunzione di importanti cariche negli enti locali.
Sono poi aggravate le sanzioni penali previste per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione.
Stiamo parlando di una vera rivoluzione sul piano dei principi che dovrebbero ispirare i criteri del buon governo della pubblica amministrazione, una pubblica amministrazione finalmente aperta al cittadino, che trova gli anticorpi al suo interno per espellere quei funzionari che non si comportano in maniera molto deontologica. Ciò comporta una riflessione profonda e un mutamento di filosofia che ribalta il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino per introdurre finalmente la cultura del «servizio civile».
Dirigere la pubblica amministrazione, o meglio dirigere nella pubblica amministrazione, significa affrontare con competitività un tema da sempre al centro delle riflessioni, del dibattito sulla riforma della pubblica amministrazione in Italia, una pubblica amministrazione che con l'utilizzo delle nuove tecnologie riesce a dialogare con le aziende e le imprese attraverso la banca dati dei lavori pubblici e ad essere - speriamo - più competitiva e più moderna, finalmente in linea con gli altri Paesi europei.
L'anima del disegno di legge si muove su un piano di prevenzione, di organizzazione e di analisi, che considera come ipotesi marginale la repressione, immaginando che le contromisure che la pubblica amministrazione adotterà serviranno a prevenire il fenomeno corruttivo piuttosto che a reprimerlo. Meglio, quindi, prevenire che curare.
Non va poi dimenticato che il presente provvedimento è un mezzo attraverso il quale vengono attuate le politiche previste dal Capo II della Convenzione dell'ONU, adottata dall'Assemblea generale nell' ottobre del 2003 e firmata nel dicembre del medesimo anno anche dall'Italia.
L'adozione del Piano nazionale anticorruzione è stata resa necessaria anche a seguito della valutazione fatta in ambito europeo, come hanno detto altri colleghi, dal GRECO (gruppo di Stati contro la corruzione), anche in considerazione del fatto che già in molti Paesi europei sono state adottate queste misure anticorruzione.
Il disegno di legge è in perfetta sintonia con la filosofia di questo Governo che da sempre ha lavorato in tale direzione, ricercando criteri di eccellenza nelle competenze sia dei dirigenti che dei funzionari che operano quotidianamente nel settore pubblico, anche attraverso la riforma della SSPA (Scuola superiore della pubblica amministrazione).
La corruzione è in Italia un fenomeno che spaventa, soprattutto per il gran numero di piccoli episodi, diffusi in maniera capillare, che dilagano nella pubblica amministrazione e che causano un pesante danno erariale, oltre ad incidere sull'affidabilità che il cittadino inevitabilmente riconduce allo Stato come titolare della cosa comune.
I fenomeni di corruzione minano sicuramente la credibilità dell'apparato pubblico e lo rendono perciò maggiormente penetrabile anche alle influenze criminali di tipo associativo. I fenomeni corruttivi vanno perseguiti con rigore, perché incidono sicuramente con conseguenze profondamente negative sulle amministrazioni, in quanto vanno a sovvertire i termini del principio della leale concorrenza, con effetti deprimenti sul sistema economico e devastanti sotto il profilo etico-sociale. Questo fenomeno porta ad una disaffezione dei cittadini nei confronti della politica.
Occorre perciò muoversi su un piano etico e culturale, iniziando a lavorare all'interno dei dipartimenti dello Stato, consapevoli che la corruzione si annida maggiormente dove non c'è trasparenza e dove vi è un cattivo funzionamento dell'apparato statale. Occorre quindi rispettare le regole, essere chiari con i cittadini, osservare i tempi dei contratti e la regolarità delle contabilizzazioni nella gestione degli appalti, per evitare un ingente spreco di risorse pubbliche. Trasparenza e rispetto della legge sono chiaramente le condizioni per un uso corretto delle risorse pubbliche.
Come abbiamo prima sentito affermare dal senatore Serra che mi ha preceduto, il nostro Paese non e' messo molto bene in quella classifica stilata dalla ONG Transparency International. L'Italia risulta effettivamente molto indietro, al 67° posto nell'indice sulla percezione della corruzione, con un calo negli ultimi anni, che ci ha portato dietro a Paesi come la Lituania, l'Ungheria, la Repubblica Ceca e addirittura il Ruanda. Questo ci deve sicuramente far riflettere, ma nel contempo enfatizza e amplifica il lavoro di questo Governo che, con il provvedimento in esame, ha voluto e vuole affrontare, combattere e risolvere il problema della corruzione.
Tutta l'azione di Governo è quindi caratterizzata da scelte etiche riferite ai pubblici amministratori. In proposito voglio ricordare il codice di autoregolamentazione proposto nella relazione al Parlamento dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia, in materia di formazione delle lista dei candidati per le elezioni regionali, comunali e circoscrizionali. La Commissione antimafia ha infatti approvato all'unanimità, il 18 febbraio 2010, un documento nel quale ha voluto impegnare tutti i partiti dell'intero arco parlamentare dall'astenersi nel presentare come propri candidati quelli in odore di criminalità, coinvolgendo anche i Presidenti delle Regioni, i sindaci e i Presidenti delle Province che a loro volta dovranno impegnarsi per effettuare le nomine in maniera uniforme ai dettami cui facevamo prima riferimento.
Dalla lettura complessiva del disegno di legge si evince come questo Governo intenda far partecipare tutti, ai vari livelli, nella gestione della cosa comune, riconoscendo che la pubblica amministrazione, nel suo comparto amministrativo in generale, deve rendere attori e protagonisti tutti gli uomini che dirigono l'apparato statale, per realizzare una gestione della cosa pubblica finalmente senza sprechi ed inefficienze, ma produttiva e competitiva in linea con gli standard europei di cui tutti siamo a conoscenza, e questo nell'evidente interresse di tutti i cittadini. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Colleghi, data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Sui disagi creati ai cittadini dai recenti disservizi del sistema postale
FILIPPI Marco (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire a fine seduta per le consuete "comunicazioni di servizio", ma in questo caso direi di disservizio, in ragione dei gravi e reiterati disagi che in questi giorni hanno visto protagonisti inconsapevoli migliaia di cittadini, in prevalenza pensionati, ma non solo, che si sono recati agli sportelli dei servizi postali per richiedere le più diverse ma per loro essenziali operazioni, come riscuotere la pensione, pagare bollette di imminente scadenza piuttosto che la retta mensile dell'affitto, talvolta per alcuni anche in regime di sfratto esecutivo, considerato che un eventuale ritardo di pagamento, se non in grado di determinare l'imminente esecuzione per morosità, è comunque fonte di forte apprensione.
Ebbene, lo spettacolo in cui sono stati involontariamente coinvolti i cittadini non è stato certo degno di un Paese che vorrebbe fare della modernità e dell'innovazione tecnologica la cifra della riforma per la trasformazione della pubblica amministrazione. Fuor di metafore e paradossi, si è verificato che un ordinario aggiornamento dei sistemi di software ha determinato un blocco dei servizi, che perdura tuttora, senza che siano state fornite adeguate spiegazioni ai cittadini sui motivi delle cause che hanno generato disservizi né tanto meno sui tempi in cui tali disservizi si sarebbero risolti.
Al di là del fatto che non si comprende come una struttura così complessa come Poste Italiane, che fa del proprio sistema informatico ed operativo il proprio punto di forza, non disponga di un sistema di rete alternativo da poter attivare in caso di emergenza, come la circostanza attuale, sorprende la singolare coincidenza delle operazioni di aggiornamento con il pagamento delle pensioni che, per la maggioranza dei pensionati italiani, costituisce l'unica e scarsa provvista per il sostentamento della propria miseria condizione. Sorprende ancor più che, rispetto ai disservizi che si sono determinati, Poste italiane si sia distinta ancora una volta per improvvisazione, approssimazione e talvolta anche scortesia da parte del personale allo sportello, non posto nelle condizioni adeguate a fronteggiare disagi di simili proporzioni: 14.000 sportelli coinvolti, file chilometriche, con tempi di attesa di ore, spesso infruttuose e ripetute per giorni, in locali spesso privi di sedute o di servizi igienici, senza climatizzatori o non funzionanti.
Dopo i dispacci di questi giorni diffusi da Poste italiane, in cui si fornivano sommarie ed inadeguate spiegazioni sull'accaduto e si dava per imminente la soluzione del problema, oggi sono finalmente giunte le scuse agli italiani dell'amministratore delegato di Poste italiane, ingegner Sarmi, per i disagi arrecati, con l'annuncio che l'azienda si farà carico dei danni provocati.
Ebbene, signor Presidente, apprezziamo il gesto, ma non basta, perché sull'accaduto vogliamo avere parole definitive di certezza. Ad oggi, la soluzione del problema è ancora lontana dall'essere intravista, come ci riferiscono continuamente e direttamente i disarmati operatori di sportello. Prevediamo purtroppo che ancora domani sarà una giornata di particolare travaglio. Non basta soprattutto perché occorrono parole di verità sull'accaduto, che siano in grado di diradare le molte ombre che si addensano sui processi di finanziarizzazione delle grandi imprese italiane - e Poste italiane lo è a buon titolo - che, in ragione di tali obiettivi, finiscono per smarrire vistosamente la propria missione sociale e la propria ragione industriale.
Peraltro, se Poste italiane deve costituire, secondo le intenzioni del Ministro dell'economia e delle finanze, con la propria rete informatica la struttura portante per la Banca del Sud, non è certo sotto i migliori auspici che si apre questo processo così importante e delicato. Ed è proprio per queste ultime, ma - comprenderà, signor Presidente - non secondarie ragioni, che chiediamo alla Presidenza del Senato di farsi interprete di tali richieste e di far disporre nella Commissione di merito, come peraltro abbiamo già richiesto al Presidente di tale Commissione, una specifica audizione di Poste italiane, nei tempi più celeri e nei modi più esaustivi possibili.
PRESIDENTE. Senatore Filippi, la denuncia del disservizio che lei ha fatto ci ha visto tutti o coinvolti direttamente o interessati, potendosi comunque verificare con le immagini molte situazioni.
La Presidenza (lei ha precisato che è già stata avanzata una richiesta per un'audizione alla Presidenza della Commissione) farà quanto di competenza perché sia svolta l'audizione cui lei faceva riferimento.
Per lo svolgimento di interrogazioni
NEGRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (PD). Signor Presidente, vorrei elencare 24 interrogazioni, di cui sono prima firmataria, ormai antiche, alle quali chiedo una risposta, magari secondo una selezione voluta dal Governo. Si tratta delle interrogazioni a risposta orale 3-00001, pubblicata il 6 maggio 2008, 3-00026, pubblicata il 27 maggio 2008, 3-00034, pubblicata il 4 giugno 2008, 3-00107, pubblicata il 26 giugno 2008, 3-00162, pubblicata il 21 luglio 2008, 3-00198, pubblicata il 1° agosto 2008, 3-00320, pubblicata il 21 ottobre 2008, 3-00356, pubblicata il 30 ottobre 2008, 3-00577, pubblicata il 26 febbraio 2009, 3-00641, pubblicata il 25 marzo 2009, 3-00726, pubblicata il 12 maggio 2009, 3-00754, pubblicata il 20 maggio 2009, 3-00779, pubblicata il 27 maggio 2009, 3-00806, pubblicata il 16 giugno 2009, 3-00807, pubblicata il 16 giugno 2009, 3-01066, pubblicata il 25 novembre 2009, 3-01070, pubblicata il 1° dicembre 2009, 3-01382, pubblicata il 29 giugno 2010, 3-01495, pubblicata il 4 agosto 2010, 3-01607, pubblicata il 29 settembre 2010, 3-01656, pubblicata il 19 ottobre 2010, 3-01667, pubblicata il 20 ottobre 2010, 3-01925, pubblicata il 23 febbraio 2011, e 3-02144, pubblicata il 5 maggio 2011.
Faccio questo volendo davvero avviare una riflessione, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 148 del nostro Regolamento, dove si prevede che «Le interrogazioni a risposta orale sono poste all'ordine del giorno non oltre il quindicesimo giorno dalla loro presentazione», che il Governo dovrebbe rispondere e, se non volesse rispondere, «ha la facoltà di dichiarare all'Assemblea, indicandone i motivi, di non poter rispondere». Se un Regolamento è perennemente violato, evidentemente è un problema.
Noi abbiamo varie proposte di modifica del nostro Regolamento ma, da una ricerca fatta, risulta che l'articolo 148 non è interpellato per essere rivisto da nessun senatore presente.
Sottolineo all'attenzione della Presidenza - forse non vi sarà sfuggito - che sabato scorso il quotidiano «La Stampa» ha pubblicato una durissima requisitoria contro i lavori della Camera e del Senato, conteggiando i minuti, le ore e i giorni di lavoro. Spero che la Presidenza, o chi per essa, abbia voluto interloquire con questo stesso articolo.
Se però applicassimo il nostro Regolamento, questo lavoro di sindacato ispettivo, che non affronta quisquilie localistiche ma talvolta questioni di assoluta rilevanza, potrebbe impegnare meglio i nostri lavori e soddisfare meglio le esigenze di rappresentanza delle massime istituzioni a cui la cittadinanza guarda con molta attenzione.
Comunque c'è un problema: si può violare sistematicamente un Regolamento?
PRESIDENTE. Senatrice Negri, il suo richiamo al Regolamento è corretto, è preciso: il Regolamento stabilisce questo. Devo dire al tempo stesso che purtroppo, per prassi, questa parte del Regolamento non è stata rispettata dai vari Governi. Ciò non toglie nullaal fatto che sarebbe opportuno che tale rispetto invece vi fosse.
Comunque, in merito alle interrogazioni cui lei ha fatto riferimento, la Presidenza interverrà sul Governo - come fa normalmente - affinché ci sia una sensibilizzazione. Inoltre, mi assumo la responsabilità, nella prossima Conferenza dei Capigruppo, di porre la questione in modo costruttivo per far fronte ad un Regolamento che - come lei diceva - è lungamente disatteso.
Rispetto al riferimento che lei ha fatto all'articolo del quotidiano «La Stampa» che tutti abbiamo letto, mi permetto di dire - come ho avuto occasione di sottolineare proprio questa mattina anche in Ufficio di Presidenza - che è giusto a volte avere anche un atteggiamento severo, di sollecitazione critica nei confronti del Parlamento, ma non mi pare francamente che sia giusto valutare gli impegni dei parlamentari solo dal numero delle sedute: vi sono anche altre modalità di impegno. Se un parlamentare è impegnato il venerdì, la domenica o il lunedì - come avviene normalmente - nel suo territorio o altrove per i compiti istituzionali, non rientra in un'ottica di seduta ma è un lavoro che molti parlamentari svolgono. Credo che anche su tale questione dovremmo tutti quanti riuscire a dare la versione giusta e comunque una risposta giusta.
CARDIELLO (CN-Io Sud). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARDIELLO (CN-Io Sud). Signor Presidente, vorrei sollecitare un'interrogazione a risposta orale, pubblicata il 29 marzo (la 3-02026, indirizzata al Presidente del Consiglio e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche europee), riguardante il calcio scommesse. In questa interrogazione, signor Presidente, ho elencato una serie di partite che oggi sono oggetto di inchieste, partite segnalate e descritte, individuando anche i flussi anomali di denaro sporco sulle partite.
Il Governo dovrebbe venire in Aula per spiegare cosa è successo, tanto che dal 29 marzo ad oggi sono passati 2 mesi nonostante io avessi già chiesto la sospensione delle gare sospette. Se si fosse intervenuti in tempi utili il problema sarebbe stato affrontato prima. La stessa Federcalcio e gli stessi Monopoli avevano individuato questi flussi anomali sulle partite. Io avevo chiesto la sospensione, cosa che non è avvenuta. La procura di Cremona ha aperto un fascicolo e ci sono stati degli arresti. Le partite incriminate sono scritte in questa interrogazione. Sono due mesi che ancora non ho avuto risposta. Chiedo quindi al Governo di venire in Aula a chiarire cosa è successo.
PRESIDENTE. Anche questo è un tema di grande attualità, che in questi giorni sta colpendo molto l'opinione pubblica ed anche gli appassionati di sport che vorrebbero un'altra situazione. La Presidenza quindi si attiverà - non avevo presente, la sua interrogazione del 29 marzo con le segnalazioni da lei richiamate - perché possa essere data dal Governo una risposta su un tema che mi sembra quanto mai preciso e attuale.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 8 giugno 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani 8 giugno, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,35).
Allegato B
Intervento del senatore Saia nella discussione generale del disegno di legge n. 2156 e connessi
Saluto con favore l'approdo in quest'Aula del provvedimento di legge di contrasto ai fenomeni corruttivi.
La corruzione è un atto di profonda mancanza di rispetto nei confronti di tutti i cittadini che vengono truffati nei loro diritti.
Giustamente gli estensori di questo disegno di legge hanno stabilito che la trasparenza degli atti normativi rientri tra i livelli minimi essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, previsti e garantiti dalla nostra Costituzione; la trasparenza, come primo fattore per un'amministrazione della Repubblica scevra da nefandezze di peculato e corruzione che si riflettono in ultima istanza sulle tasche dei cittadini, costretti a farsi carico di tasse inique e superflue per coprire i costi della corruzione.
La trasparenza, ma anche l'obbiettività nel presentare i dati sul fenomeno. Due facce di una stessa medaglia. L'obbiettività è quanto mai necessaria, perché è ingiusto considerare l'Italia come il Paese dei corrotti per colpa di alcuni (pochi, per fortuna) servitori infedeli dello Stato che, magari nascondendosi dietro al "ma io chiedevo per il partito" piuttosto che per una qualsivoglia causa, si arricchiscono ingiustamente mettendo a serio rischio l'integrità di appalti, contribuzioni pubbliche e la professionalità di assunzioni effettuate senza criterio di merito. A tal proposito è quanto mai necessaria e opportuna la creazione dell'Osservatorio sulla corruzione nella pubblica amministrazione che ha il compito di monitorare le informazioni circolanti sul fenomeno della corruzione. Spiega bene la relazione 2010 dell'Autorità nazionale anticorruzione, retta dall'amico Andrea Augello, circa il fatto che spesso girano interpretazioni distorte sui dati della corruzione, come quella che vede in 60 miliardi di euro il "costo" della corruzione in Italia. Un dato francamente improbabile, che rasenta il ridicolo, la cui genesi viene identificata dalla relazione sulla base di una surrettizia interpretazione della relazione Kauffman della World Bank, che determina il costo della corruzione nel mondo in ordine al 3 per cento del PIL mondiale, però si "dimentica", in modo alquanto singolare, il passaggio in cui si sottolinea con estrema puntualità, nonostante non ve ne fosse ovviamente bisogno, che questa percentuale del 3 per cento varia sensibilmente da Paese a Paese; tale attenzione avrebbe evitato questo infondato, ulteriore, inutile danno all'immagine del Paese. Non è un caso isolato, visto che anche il collega e amico senatore Beppe Pisanu, ricordava, nel corso dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, di cui è Presidente, citando il senatore De Sena (vice presidente di detta Commissione), che sull'entità di questo fatturato si conoscono valutazioni diverse, tutte per la verità impressionanti, ma raramente ben documentate, mentre lo stesso gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d'Europa ha recentemente evidenziato come sia praticamente impossibile quantificare il costo totale della corruzione perché gli importi di tangenti e pagamenti sottobanco sono ovviamente sconosciuti; erano conosciuti in un certo qual modo fino a quando la deducibilità fiscale delle spese collegate alla corruzione fu abolita a seguito degli sforzi contro la corruzione da parte della comunità internazionale negli anni '90. Concetto peraltro ribadito dallo stimato dottor Antonio Girone, direttore della Direzione nazionale antimafia, ormai un anno fa, quando il provvedimento oggi in Aula era in discussione nelle Commissioni riunite, di cui anche io faccio parte. Disse il dottor Girone, in audizione: "Vi è la duplice necessità di neutralizzare adeguatamente le condotte illecite e di garantire una forte trasparenza sul fenomeno, anche per evitare che una amplificazione di dati inesatti possa incidere sull'immagine del Paese e, conseguentemente, sul suo rating in sede internazionale". Continua la relazione dell'Autorità anticorruzione con un sintetico quanto chiaro quadro della situazione corrente nella nostra pubblica amministrazione: su 3.000 reati all'anno consumati in media contro la PA negli ultimi 7 anni, meno del 10 per cento fanno riferimento a episodi di corruzione e concussione; 300 reati all'anno registrati per corruzione e concussione significano 1 delitto ogni 12.000 dipendenti pubblici. Il 40 per cento circa fa riferimento a illeciti commessi da privati - da "chiunque", come recitano gli articoli 316-ter e 640-bis codice penale - che hanno scambiato la pubblica amministrazione per il proprio "conto corrente con fido illimitato": qui, l'infedeltà del dipendente pubblico non rileva in alcun modo. Un ulteriore 40 per cento fa riferimento a denunce per il reato di abuso d'ufficio di cui all'articolo 323 del codice penale.
Si è parlato giustamente di prevenzione come prima arma di contrasto della corruzione. Più efficace anche della repressione. Oltre alla già citata trasparenza, nel corso dei molti mesi in cui il disegno di legge è stato trattato nelle Commissioni riunite, particolare risalto è stato dato alla funzione dell'Autorità di contrasto della corruzione. I Colleghi dell'opposizione si sono concentrati e forse un po' persi nel sottolineare la mancanza dì indipendenza funzionale e finanziaria, di detto organo. Ma la relazione 2010 già rispondeva citando la legge istitutiva dell'Autorità, la n. 116 del 2009, che all'articolo 6, comma 2, ne sancisce inequivocabilmente la piena autonomia. L'Autorità ha fatto e sta facendo un ottimo lavoro e sarà senz'altro agevolata dal disegno di legge in discussione; testo che ovviamente è suscettibile di migliorie e modifiche, ma che costituisce un primo elemento di coordinamento delle norme esistenti in materia di anticorruzione.
Sicuramente mancano ulteriori elementi per contrastare la corruzione, ma il provvedimento contiene innovazioni di grande valore, quale ad esempio l'introduzione del concetto di reputazione, ossia di buona reputazione. Fino ad ora la pubblica amministrazione nell'affidare appalti, contratti e fornitori, non teneva conto di esperienze negative precedenti (a meno che non siano state oggetto di condanna giudiziaria), non considerava se in appalti pregressi la ditta avesse o meno portato a termine l'impegno, se ci fossero state o meno contestazioni. Il concetto è stato ribadito dal ministro Brunetta assieme alla total disclosure di tutte le fasi di un appalto pubblico. La diffusione sarà effettuata tramite i nuovi mezzi, ossia Internet e la mail certificata. Certo, ci vorrà molta attenzione nel determinare i "parametri reputazionali oggettivi", ma se la volontà politica sarà confermata, se non sarà stravolto l'impianto del disegno di legge, se sarà usata la tecnologia per la trasparenza e non per l'occultamento dei dati, se sarà data veramente la possibilità ai cittadini di conoscere e di giudicare, allora avremo fatto un passo avanti non da poco per rafforzare il nostro Stato di diritto.
Il provvedimento in esame tiene anche conto della necessità repressiva, partendo dal presupposto che una carenza di conoscenza empirico-quantitativa della corruzione può determinare un progressivo, insidioso scollamento delle norme penali rispetto al fenomeno criminale. Sulla base dei dati attuali il Governo che noi sosteniamo ha provveduto ad aggiornare le pene repressive sia aumentando i massimali di pena che introducendo la nuova aggravante di corruzione da parte del pubblico ufficiale. Ma non è tutto. Il Gruppo Coesione Nazionale con i suoi emendamenti vuole ora dare il suo contributo per migliorare ulteriormente il provvedimento in esame sia con provvedimenti dall'alto valore simbolico, come l'obbligatorietà del giuramento di fedeltà alla Costituzione per coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi. Inoltre, riteniamo di fondamentale importanza per il tema trattato la necessaria rotazione, che noi proponiamo quinquennale, delle funzioni degli impiegati pubblici maggiormente a rischio di corruzione. Siamo favorevoli, come detto, all'assoluta trasparenza, per questo devono essere previste sanzioni per i responsabili dei servizi informatici degli enti che non ottempereranno all'obbligo di pubblicazione dei dati sui siti istituzionali.
Cerchiamo di essere concreti e di far decollare nel più breve tempo possibile questo provvedimento. Con gli emendamenti del quale anche io sono firmatario, cerchiamo di stabilire già nella legge quante più normative possibili, demandando il meno possibile a successivi provvedimenti normativi (per non arrischiare il cosiddetto "effetto Malpensa"). Per scongiurare al massimo il rischio di corruzione, restringiamo in maniera consistente le partecipazioni in società pubblica e privata dei magistrati dello Stato a qualunque titolo. Consci dell'adagio di Platone che recita "chi controllerà i controllori?" riteniamo importante scongiurare il rischio, fisiologico, di collusione tra controllori e controllati. Appositi emendamenti sono stati presentati dal mio Gruppo in tal senso. Gli emendamenti si concludono con una serie di norme a regolamentazione degli incarichi di noi parlamentari, dei colleghi del Governo e dei rappresentanti eletti negli enti locali. Tutte norme volte a limitare e contenere il potere del singolo, nella convinzione che solo questa limitazione può effettivamente scongiurare al massimo possibile il rischio che servitori dello Stato, che magari nascono anche dotati di etica che poi sovente capita che perdano nel corso del loro mandato, cedano alle tentazioni di guardare più al proprio mulino piuttosto che al bene pubblico.
Infine, concludo il mio intervento con un particolare ringraziamento alle donne e agli uomini delle forze dell'ordine. L'Unione europea e altri organismi internazionali hanno spesso citato a modello il metodo e il lavoro delle nostre forze dell'ordine per la prevenzione e il contrasto della corruzione. Queste, ad esempio, le parole che hanno rivolto i rappresentanti dell'Europa al nostro sistema anticorruzione: "L'Italia, per troppo tempo all'indice delle statistiche dei Paesi a rischio di frode e corruzione, da tempo, grazie alle forze di polizia italiane, sta assumendo un nuovo ruolo sulla scena internazionale. Non più Paese della frode, ma quello che con maggiore vigore, maggiori strumenti normativi, maggior numero di mezzi e più spiccata professionalità investigativa e giudiziaria (sia penale che amministrativa) combatte la criminalità finanziaria internazionale (...)" e proposte "(...) all'opinione pubblica europea come il migliore esempio a livello internazionale di struttura investigativa impegnata nella lotta alla criminalità economico-finanziaria (...)".
Testo integrale dell'intervento della senatrice Della Monica nella discussione generale sul disegno di legge n. 2156 e connessi
Il testo dell'intervento sarà pubblicato nella seduta n. 563.
Testo integrale dell'intervento della senatrice Baio nella discussione generale del disegno di legge n. 2156 e connessi
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la regola aurea del filosofo greco Epitteto si può riassumere nella massima: "Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza". Troppo spesso la politica si è barricata dietro quella serenità e quella accettazione, dimenticando il coraggio che, oggi più che mai, è necessario per riuscire a diffondere l'onestà e la trasparenza anche nell'amministrazione della res publica, per renderla libera dal malcostume e quindi orientata verso la sua più aulica accezione etimologica. La trasparenza e l'onestà, infatti, sono le premesse necessarie e imprescindibili per poter essere politici e amministratori, ma soprattutto per garantire ai cittadini il rispetto della gestione del bene pubblico.
Oggi più che mai le affermazioni di Piercamillo Davigo, consigliere della Corte di cassazione, espresse in un libro-intervista, sono attuali e condivisibili, laddove dichiara che "gli strappi alla legalità sono di per sé un disvalore e devono quindi essere perseguiti e processati". Un disvalore che colpisce non solo l'economia del Paese, ma che è capace di minare anche il processo democratico, trasformandosi in una misura premiale per chi non rispetta le regole. I fenomeni di concussione e corruzione, infatti, sono ormai diventati una forma patologica della nostra società, una piaga che dilaga e che ormai sembrerebbe essere entrata nei costumi degli italiani senza particolari ostacoli. La dimostrazione è tangibile: basti pensare che nel 2010, i cosiddetti reati corruttivi sono aumentati del 30,22 per cento rispetto all'anno precedente. Il procuratore generale della Corte dei conti, Mario Ristuccia, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011, ha lanciato un allarme, dichiarando che questi dati non consentono ottimismi e che la corruzione continua ad affliggere la pubblica amministrazione. Nel dettaglio della relazione della Corte dei conti si legge che nel 2010 sono stati denunciati 237 casi di corruzione, 137 di concussione e 1090 di abuso d'ufficio.
Ma il disagio dell'Italia è, purtroppo, evidente anche su scala mondiale. Infatti, secondo l'indice di percezione della corruzione, conosciuto come Corruption perception index (CPI), un indicatore pubblicato annualmente a partire dal 1996 dall'organizzazione non governativa Transparency international, (che ordina i Paesi del mondo sulla base del livello secondo il quale l'esistenza della corruzione è percepita tra pubblici uffici e politici) l'Italia nel 2007 era al trentasettesimo posto, e nel 2010 è crollata al sessantasettesimo posto. I dati appena illustrati indicano un malcostume radicato, quindi, che forse Dante Alighieri avrebbe definito "meschina baratteria". Le cause di questo allarmante fenomeno sono profonde e non possono prescindere anche da una interpretazione squisitamente antropologica del fenomeno e quindi dalla sfiducia nelle istituzioni, che comporta il non rispetto delle istituzioni a scapito della collettività e del bene comune. Se è vero, infatti, che occorre intervenire per arginare questo fenomeno, non si può non considerare la larga fascia di cittadini onesti, che sono la maggioranza, e che subiscono, loro malgrado, le conseguenze della minoranza. Infatti, i circa 40 milioni di contribuenti, versano pro capite circa 1.500 euro di tassa occulta aggiuntiva, vale a dire una somma non dovuta ma che è volta a finanziare il fenomeno corruttivo. Il rischio che si corre è che la soglia dell'accettazione della corruzione, aggravata dalla perdurante crisi economica, possa sfociare in una rassegnazione generalizzata! È quasi un circolo vizioso, dove la sfiducia verso le istituzioni comporta fenomeni di malcostume, che a loro volta generano nuova disaffezione verso i cittadini.
Di fronte a questo triste scenario, emerge che le norme esistenti nel nostro ordinamento non risultano in grado di spezzare questa catena e di favorire, in primis, un cambio di mentalità che faccia della trasparenza l'unica soluzione possibile per trasformare quel circolo statico in una staffetta virtuosa. Gli stessi operatori del diritto e la giurisprudenza da tempo ammettono la necessità di una riforma normativa in grado di dare strumenti più idonei e atti a contrastare realmente i fenomeni di corruzione. Infatti, secondo l'autorevole parere di Piercamillo Davigo, occorre "ripensare una parte della legislazione nella prospettiva di togliere le occasioni... bisogna creare l'interesse a essere onesti" ma soprattutto è giunto il tempo di drastiche riforme. Nella legislatura corrente, è già stato fatto un primo fondamentale passo attraverso l'approvazione della legge n. 116 del 2009, recante "Ratifica ed esecuzione della Convenzione ONU contro la corruzione". Il passo cronologicamente successivo dovrebbe essere tracciato dal disegno di legge oggi in discussione, un testo che si suddivide in 3 Capi, di cui il primo contiene misure per prevenire la corruzione e l'illegalità nella pubblica amministrazione; il secondo, reca disposizioni in materia di controllo negli enti locali; l'ultimo capo contiene misure di repressione della corruzione e dell'illegalità.
Volgendo sinteticamente lo sguardo al merito delle disposizioni, occorre osservare che quanto previsto nel primo Capo appare, in linea di principio, condivisibile ma concretamente inefficace! Molti sono i profili di criticità! Mi riferisco, ad esempio, al fatto che alcune disposizioni rinviano la concreta attuazione a provvedimenti successivi (si pensi, al regolamento interministeriale disciplinante le modalità per garantire la trasparenza dell'attività amministrativa), posticipando, in tal modo, la concreta operatività di tali disposizioni. Ma nel periodo in cui si attendono i decreti attuativi, la corruzione, in Italia, aumenta sempre più! Inoltre, gli strumenti previsti dal presente disegno di legge mancano di incisività; infatti, per garantire una effettiva trasparenza nei contratti pubblici, sarebbe stato necessario prevedere misure specifiche in punto di tracciabilità dell'intero percorso del denaro pubblico erogato nell'ambito di procedure ad evidenza pubblica. In tal senso, abbiamo presentato uno specifico ordine del giorno che auspichiamo venga approvato.
Ma ciò che desta maggiori perplessità è la terza parte del testo in esame, nella parte in cui, all'articolo 12, contiene modifiche al codice penale. Nello specifico, è previsto un inasprimento delle pene per alcuni reati contro la pubblica amministrazione (peculato, malversazione, corruzione) ed è prevista l'introduzione di circostanze aggravanti. Tuttavia, in omaggio sia alla funzione deterrente della pena quanto, e soprattutto, alla funzione rieducativa della stessa, sarebbe stato opportuno prevedere la non applicabilità dei benefici di legge (quali, ad esempio, sospensione condizionale della pena, amnistia, indulto eccetera) ai reati contro la pubblica amministrazione. Una previsione di questo tipo avrebbe lanciato un segnale forte all'intero Paese, soprattutto in un momento di grave crisi economica quale quello attuale, in cui, secondo stime accreditate, il costo dei fenomeni corruttivi si aggira intorno ai 60-70 miliardi di euro all'anno. Un altro segnale importante sarebbe stato, inoltre, rafforzare l'azione della Corte dei conti, con specifico riferimento al risarcimento dei danni subiti dall'intero Paese a causa della corruzione; ma non vi è traccia di disposizioni di tale tenore.
La moralità in politica e nelle istituzioni è e deve essere al primo posto nell'attività parlamentare, ma per garantirla servono scelte coraggiose. Purtroppo, il presente disegno di legge non può definirsi tale e il Governo ha perso un'altra occasione per recuperare credibilità agli occhi dell'opinione pubblica e di quei cittadini onesti che credono e vivono nel rispetto delle regole. Un chiaro atto di coraggio sarebbe stato, ad esempio, estendere l'attività sotto copertura anche per i reati di corruzione e di concussione, mediante la previsione del cosiddetto agente provocatore, che attualmente è prevista ad esempio, per il traffico di stupefacenti e il terrorismo internazionale. Tale meccanismo comporta, in concreto, che l'ufficiale di polizia giudiziaria, in incognito, entra in contatto con soggetti privati, amministratori o funzionari pubblici che risultano poco trasparenti nella loro attività "istituzionale", al fine di far emergere casi di corruzione e concussione. Si tratta di un metodo da tempo consolidato negli Stati Uniti, dove la repressione della corruzione è affidata all'entrapment. Secondo il modello statunitense, quando vi è il sospetto di corruttibilità, ci si limita a sottoporre il presunto reo ad un test di integrità, il quale consiste nel verificare la reazione del soggetto sospetto ad un tentativo di corruzione, procedendo all'arresto se l'esito del test è positivo. Con questo metodo è stato scoperto ed arrestato anche il sindaco di Washington.
Pur avendo una cultura, una storia e una normativa completamente diverse, ritengo che anche in Italia sia possibile mutuare l'esperienza americana. Ma, come ho già anticipato, una simile scelta ha bisogno di un atto di coraggio che - ripeto - non traspare nel testo in esame e della cui mancanza siamo chiamati a rispondere agli occhi dell'opinione pubblica. Per questo vorrei concludere, in occasione dei 150 anni dell'Unità di Italia, con una citazione di Giuseppe Mazzini, tratta da "I doveri dell'Uomo": "poco importa che voi possiate dirvi puri: quando anche poteste, isolandovi, rimanere tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate di combatterla, tradite i vostri doveri".
Ebbene, credo che oggi siamo ancora lontani dall'intraprendere una vera lotta alla corruzione, nonostante sia purtroppo così radicata nella nostra società e sia solo a due passi da noi!!
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Filippi Alberto, Gentile, Giovanardi, Lauro, Mantica, Mantovani, Oliva, Palma, Pera, Pisanu, Ramponi, Stiffoni, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti e Latorre, per attività di rappresentanza del Senato; Carrara, Del Vecchio ed Esposito, per attività della 4a Commissione permanente; Coronella, De Luca, Izzo e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Bugnano, Carloni e Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; De Gregorio, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Commissioni permanenti, richieste di osservazioni su atti
Con riferimento allo schema di decreto legislativo recante meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni (n. 365), la 6a Commissione potrà esprimere le proprie osservazioni alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale in tempo utile affinché quest'ultima possa esprimere il parere entro il termine del 18 luglio 2011.
Disegni di legge, presentazione di relazioni
A nome della 7ª Commissione permanente Pubb. istruz., in data 07/06/2011 la senatrice De Feo Diana ha presentato la relazione unica 996 e 747-A sui disegni di legge:
- Sen. Poli Bortone Adriana
"Disposizioni in materia di non sequestrabilità di beni culturali prestati all'Italia da Stati o da altri soggetti
stranieri per l'esposizione al pubblico" (747)
- Sen. Malan Lucio
"Disposizioni in materia di insequestrabilità delle opere d'arte prestate da uno Stato, da un ente o da
un'istituzione culturale stranieri, durante la permanenza in Italia per l'esposizione al pubblico" (996).
Camera dei deputati, trasmissione di documenti
Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 31 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla VI Commissione permanente (Finanze) di quell'Assemblea nella seduta del 25 maggio 2011, in merito all'atto dell'Unione europea "Proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società" (COM(2011)121 definitivo).
Detto documento è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli Onorevoli senatori (Atto n. 636).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° giugno 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 49 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - lo schema di decreto legislativo recante riforma dei controlli di regolarità amministrativa e contabile e potenziamento dell'attività di analisi e valutazione della spesa (n. 368).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è stato deferito - in data 3 giugno 2011 - alla 5ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 23 giugno 2011. La 1ª Commissione permanente potrà formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 17 giugno 2011.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° giugno 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 20, comma 6, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento per la semplificazione degli adempimenti amministrativi in materia ambientale (n. 369).
Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 13ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 6 agosto 2011. Le Commissioni permanenti 5ª e 10ª potranno formulare osservazioni alla Commissione di merito entro il 17 luglio 2011.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 23 maggio 2011, integrata dalla successiva nota del 1° giugno 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 - lo schema di piano sanitario nazionale 2011-2013 (n. 370).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 12ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine del 7 luglio 2011.
Governo, trasmissione di atti
Con lettere in data 27 maggio 2011, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Mezzana Rabattone (PV), Soverzene (BL) e San Ferdinando di Puglia (FG).
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 5 e 9 maggio 2011, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:
alla dottoressa Rossana Ugenti, nell'ambito del Ministero della salute;
ai dottori Francesco Saverio Abate, Giuseppe Blasi, Giuseppe Cacopardi, Emilio Gatto, Laura Marisa La Torre e Stefano Vaccari, nell'ambito del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 24 e 26 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa da parte del comune di Castelverrino (IS) sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2007 per la sistemazione del movimento franoso in località Santa Lucia e La Difesa. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 13a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 633);
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa da parte del comune di Cisterna d'Asti (AT) sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2007 per il restauro dei bastioni del Castello di Cisterna d'Asti (AT). La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 634).
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 24 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2-duodecies, comma 4, della legge 31 maggio 1965, n. 575, come introdotto dall'articolo 3, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 109, la relazione - aggiornata al mese di marzo 2011 - sulla consistenza, destinazione e utilizzo dei beni sequestrati o confiscati, e stato dei procedimenti di sequestro e confisca.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a Commissione permanente (Doc. CLIV, n. 6).
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 26 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione concernente le disposizioni normative che attribuiscono diritti di esclusiva all'Istituto Poligrafico dello Stato.
La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 635).
Conferimento di incarichi dirigenziali e di consulenza
Nel mese di maggio 2011, sono pervenute - ai sensi dell'articolo 3, comma 44, della legge 27 dicembre 2007, n. 244 - le comunicazioni concernenti il conferimento di incarichi di consulenza per prestazione di servizi nonché l'importo dei rispettivi compensi, relative alla società Consip S.p.A.
Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.
Corte di cassazione, trasmissione di ordinanze su richieste di referendum
L'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte suprema di cassazione, con lettera in data 3 giugno 2011, ha trasmesso copia dell'ordinanza, emessa dallo stesso Ufficio in data 1° giugno 2011, con la quale ha disposto il trasferimento della richiesta di abrogazione referendaria circa le disposizioni già individuate come "Norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia elettrica nucleare" sulle disposizioni di cui all'articolo 5, comma 1 e 8, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75 e così formula il quesito referendario: "Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75?", con il seguente titolo "Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare".
Il predetto verbale è depositato presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze relative a richieste di referendum popolare
Il Presidente della Corte Costituzionale, con lettera in data 7 giugno 2011, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, copia della sentenza depositata in pari data in cancelleria, con la quale la Corte dichiara ammissibile la richiesta di referendum popolare, come modificata per effetto dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte Suprema di cassazione del 1° - 3 giugno 2011, per l'abrogazione dei commi 1 ed 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34 (Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonchè per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75 (Sentenza n. 174 del 7 giugno 2011).
Detta sentenza è depositata presso il Servizio dell'Asseblea a disposizione degli onorevoli senatori.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Le senatrici Antezza e Mazzuconi hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02209 della senatrice Mongiello ed altri.
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'interno - Premesso che:
come si apprende da un articolo di Ivan Fulco pubblicato su "la Repubblica" del 3 giugno 2011, un grandedatabase con circa 75 milioni di utenti identifica i clienti iPhone, ciascuno dal codice seriale del proprio melafonino (UDID);
si legge infatti: «Ma soprattutto, molti dei quali collegati al proprio account Facebook, in modo che dal codice dello smartphone, virtualmente anonimo, sia possibile risalire all'identità del suo proprietario. Tutto questo a disposizione di un singolo sviluppatore di applicazioni ma, per un lungo periodo di tempo, accessibile a chiunque via Internet. Il nuovo rischio privacy per gli utenti iPhone (e iPad) ha un nome piuttosto tecnico, oltre che oscuro: "deanonimizzazione dell'UDID". Per spiegarlo, in realtà, basta una domanda: cosa succederebbe se uno sviluppatore iPhone, o una delle società che intercettano i dati di utilizzo delle app, potesse identificare gli utenti che usano le applicazioni, creando un database con i dati personali di ciascuno?»;
Ivan Fulco mette in guardia utenti degli iPhone a rischio privacy, per colpa dei super-aggregatori;
si legge ancora: «Ogni iPhone, come noto solo ai più esperti, conta su un codice unico (UDID) che, quando utilizziamo un'app in rete, viene inviato online e può essere registrato o inoltrato a terzi, anche senza la nostra autorizzazione. "Una ricerca - spiega sul suo blog Aldo Cortesi, esperto di sicurezza neozelandese di Nullcube - mostra che il 68% delle app invia "silenziosamente" l'UDID a server su Internet. Questo è spesso accompagnato da informazioni su come, quando e dove il dispositivo viene usato. La destinazione più comune per questo traffico è Apple, seguita dal network di analisi Flurry e dalla società di social gaming OpenFeint". "Queste compagnie - prosegue Cortesi - sono super-aggregatori di informazioni degli utenti collegate agli UDID, in quanto molte app usano il loro software. Dietro i tre grandi, ci sono migliaia di siti di sviluppatori, di server pubblicitari e di piccole società di analisi. La fortuna è che l'UDID del telefono non è collegato alla propria identità reale. Fosse possibile "deanonimizzarlo" si porrebbe un serio problema privacy. Apple ne è a conoscenza, e vieta esplicitamente agli sviluppatori di collegare pubblicamente UDID e account dell'utente". (...) cos'è successo? "Ho scoperto che è possibile collegare un UDID all'identità reale di un utente usando OpenFeint. Nello specifico, usando il codice seriale di un'iPhone, è possibile risalire al profilo Facebook dell'utente in circa il 10% dei casi. Oltre questo, si può ottenere la sua posizione GPS nel 30% dei casi, e altre informazioni potenzialmente identificatrici nel 20% dei casi. Se si considera che OpenFeint ha 75 milioni di utenti, questo è un problema". Come è riuscito a risalire a tali dati? "Il mio lavoro consiste nel collaudare la sicurezza del software e dei dispositivi elettronici. In questo contesto ho scritto "mitmproxy", un software che mi permette di intercettare il traffico web criptato. Ho usato mitmproxy sul mio iPhone per pura curiosità. E il problema con OpenFeint è stato subito ovvio: 5 minuti dopo sapevo di aver trovato una falla importante. Ho reso disponibile mitmproxy gratuitamente per diffondere tra gli sviluppatori la consapevolezza di questo rischio"»;
c'è quindi il rischio che questi dati possano essere intercettati e usati per la profilazione degli utenti. Si legge ancora: «OpenFeint che genere di dati raccoglie? "Di base, OpenFeint raccoglie informazioni sui videogiochi: quali giochiamo e quando giochiamo, oltre ai dati relativi a punteggi e obiettivi. Ma se l'utente li autorizza, archiviano anche gli account Facebook e Twitter, e la posizione GPS. È possibile usare la loro piattaforma anche per chattare, per collegarsi agli amici e per inviare messaggi, elementi che forniscono ulteriori dati personali". Potenzialmente, chi potrebbe accedere a questi dati?"Quando ho rilevato il problema, chiunque con un browser poteva accedere alle informazioni, solo avendo l'UDID del dispositivo. In seguito, OpenFeint ha corretto la falla principale, ma ancora oggi con un browser si possono ottenere informazioni come l'ultimo videogioco giocato e il nome utente". Che genere di rischi per la privacy comporta questo traffico di dati? "La questione è che l'UDID viene usato come un identificatore anonimo dell'utente. Questo significa che centinaia di società - tra cui inserzionisti, analisti e sviluppatori individuali - aggregano informazioni collegate all'UDID in molti diversi database. Ad esempio, il secondo più grande aggregatore di informazioni UDID dopo Apple è la società di analisi mobile Flurry. Nel caso delle app che usano la sua piattaforma, Flurry può rilevare un enorme quantità di dati: quando gli utenti iniziano a giocare, quando smettono, come agiscono nel gioco. Lo scenario più negativo si verificherebbe se un database come quello di Flurry potesse essere collegato alle reali identità degli utenti usando una vulnerabilità UDID come quella di OpenFeint. Apple è al corrente di questo potenziale rischio privacy? "Apple è al corrente del rischio, in particolare del problema OpenFeint. Finora, tuttavia, non ha fatto nulla per migliorare la situazione". Secondo altri analisti, come Charlie Miller, la questione-UDID non è così preoccupante. Anche perché è necessario sacrificare in parte la privacy per ottenere i vantaggi delle connessioni di Rete. Lei crede che nell'era dello smartphone la privacy sia morta? "La privacy è morta nell'era dello smartphone solo se noi la lasciamo morire. Il problema degli UDID è complicato da spiegare, per questo è difficile allertare gli utenti, spingendoli a protestare con le società per risolvere la questione"»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza del fatto che i clienti di iPhone ed iPad, prodotti dalla Apple, sono stati schedati in un grande database che contiene circa 75 milioni di utenti, identificati ciascuno dal codice seriale UDID, i quali collegati al proprio account "Facebook", possono essere riconosciuti dal codice dello smartphone, virtualmente anonimo;
se non ritenga che tale identificazione non renda vulnerabili le informazioni e non metta a rischio il diritto alla privacy dei cittadini utenti;
quali misure urgenti di competenza intenda attivare per impedire che tali anomale schedature di massa possano mettere a repentaglio alcune informazioni, che possono anche essere sfruttate per finalità commerciali, senza le necessarie e preventive autorizzazioni di tali applicazioni, accessibili tramite Internet per un lungo periodo di tempo, che mette a serio rischio di privacy gli utenti iPhone (e iPad) per deanonimizzazione dell'UDID.
(2-00363)
LANNUTTI - Ai Ministri della difesa, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
in un articolo pubblicato in data 3 giugno 2011 per "Il Messaggero", in cui scrive «Adesso non è più il Madoff dei Parioli, ma l'uomo che voleva portare la Fiat in Austria. Ma anche la Ferrari, la Maserati e Iveco», Valentina Errante torna a parlare di Gianfranco Lande;
questo dopo che «la Guardia di Finanza ha scoperto la sua professione di mediatore che aveva garantito al governo austriaco investimenti per centinaia di milioni di euro, soldi delle più importanti aziende italiane, come contropartita per la megacommessa di quindici aerei da caccia Eurofighter ordinati alla società Eads Deutsche. "Gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza, coordinati dal pm Luca Tescaroli, stanno ricostruendo il vero business di Lande attraverso i documenti sequestrati nelle sede di Alenia e quelli nascosti dallo stesso Lande in casa di un suo dipendente, che ha fornito ampia collaborazione. Ci sono fatture e contratti che raccontano come la Vector Aerospace Ltd, la società costituita da Lande a Londra, incassò 84 milioni di euro per garantire il buon esito del contratto Eurofighter e per procacciare investimenti in terra austriaca. Qualche volta affidandosi anche ad altre società, come la Orbital Business, ingaggiata per portare in Austria commesse fino e raggiungere i 500 milioni di euro entro il 2013. Le indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di accertare che la società Centroconsult Ltd di Walter Shoen, socio occulto di Lande, ha riconosciuto al broker romano una commissione principesca perché nel 2005 aveva in Austria la Fiat. L'operazione era passata attraverso la società Magna Steyer Ag, mentre società appaltatrici risultavano essere la Ferrari spa e la Fiat spa. Gli affari portati a segno da Lande dal primo febbraio 2004 a marzo 2005, tra i quali l'operazione Fiat, valgono 21 milioni di euro, almeno secondo le fatture emesse dalla centro Consult alla Vector, sulle quali la Finanza sta lavorando per stabilire se davvero siano state pagate in una banca di Malta. Nelle tabelle allegate alle fatture si fa riferimento puntuale ai progetti: "engineering and prototype of Maserati 139, partner austriaco la Magna Steyer Ag e appaltatore italiano la società Ferrari spa"; "Development and production of a controlled rear Ax, partner austriaci le società Engineering center e Steyr Gmbh appaltatore italiano Ferrari spa". Poi l'investimento Iveco "Axle assemblies", la Fiat auto per la produzione "4WD components", Maserati 139. La Finanza sta verificando quali di questi progetti siano effettivamente andati a buon fine, visto che le operazioni rientrerebbero negli accordi tra la Vector Aerospace di Lande e la Centroconsult Ltd, società con sede ai Caraibi, controllata dalla Marketdrive consulting amministrata da Shoen fino a gennaio. Poi è la controllata acquista la controllante, Centroconsult compra Marketdrive, l'amministratore italiano diventa Pierluigi Romagnoli, ex uomo di Alenia, mentre quello inglese è Gianfranco Lande. Non solo: gli investigatori hanno scoperto che oltre a garantire al governo austriaco un volume di investimenti di aziende italiane superiore al prezzo pagato per i quindici caccia, la Vector si era riservato un margine dello 0,5 per cento del volume di affari dei contratti effettivamente stipulati con il governo austriaco. Agli atti del pm Tescaroli ci sono infine le dichiarazioni del parlamentare austriaco Peter Pilz, che ha rivelato come la commissione da lui presieduta avesse scoperto come l'affare messo in piedi da Lande assomigliasse ad una truffa»;
considerato che in un articolo pubblicato su "la Repubblica" del 2 giugno intitolato: "Lande, indagati tre manager viennesi "Eurofighter", 200 milioni fantasma" e sottotitolato "Transazioni fasulle per l'acquisto dei 15 caccia. Perquisizioni in Austria. Ipotesi di reato frode fiscale associazione a delinquere e riciclaggio" Federica Angeli e Francesco Viviano scrivono: «C'è qualcosa di molto più grande nell'affare Eurofighter, gestito da Gianfranco Lande per conto dell'Alenia Aeronautica (società al 100 per cento di Finmeccanica) (...). In pratica il ruolo di Lande, sulla carta, era quello di "assicurare" una forma di countertrade, una modalità di scambio, mediante la quale il paese che fornisce beni ad alta tecnologia ad un altro paese, si impegna a produrre quei beni direttamente nel paese acquirente. Un'assistenza da 200 milioni di euro stipulata con la tedesca Eads e dell'1.5% del credito totale dell'operazione con l'Alenia. Ma c'è di più: spunta anche un contratto da 500 milioni di euro per un "affare automobilistico" tra la Vector e un'altra società austriaca, la Orbital Business Value. Ma, come dichiarato dal deputato Verde Peter Pilz che, sull'affare Eurofighter, presentò un'interrogazione parlamentare: "Al ministero del Commercio tale società (Vector Aerospace, ndr) era sconosciuta. Per questo la garanzia non è stata escussa da Vector Aerospace, quindi è una truffa. Il ministero della Difesa e il ministero del Commercio non conoscono, come risulta dagli atti parlamentari, Vector Aerospace e la società Centro Consult. Ufficialmente non esistono". Per questo ieri la guardia di finanza romana ha partecipato alle perquisizioni disposte dall'autorità giudiziaria austriaca nei confronti di tre personaggi legati a Gianfranco Lande: Alfred Plattner, Walter Shoen e Klaus Dieter Bergner, i primi due commercianti di armi, il terzo manager di Ebd. Tutti sono indagati per frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio. Il pm Luca Tescaroli ora punta a chiarire il ruolo svolto dal broker romano in questa vicenda e a capire a che titolo un personaggio economicamente poco consistente sia stato coinvolto in commesse di così alto profilo. "Sono stati stipulati due distinti contratti in Austria - a parlare è ancora Pilz - il secondo è tra il consorzio Eurofighter e il ministero del Commercio, contratto firmato il 1 luglio 2003; il primo stipulato nella medesima data, è tra il consorzio Eurofighter e il ministero della Difesa. Il secondo contratto è un accordo offset: in cambio dell'acquisto per due miliardi di euro di Eurofighter, il consorzio Eurofighter si è impegnato ad assicurare transazioni commerciali in Austria per un importo di 4 miliardi di euro, non necessariamente di materiale bellico»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di chi siano coloro che, provenendo da aziende pubbliche o private, hanno dato credito e coperture ad un personaggio come il broker romano Gianfranco Lande, a giudizio dell'interpellante di basso profilo, poco consistente dal punto di vista economico, al quale una società di Finmeccanica affidava invece commesse di così alto profilo;
se risponda al vero che, nonostante le smentite, sarebbero state pagate consulenze per milioni di euro da aziende importanti a Lande, quali Ferrari, Fiat, Maserati ed Iveco;
come sia stato possibile che Lande abbia gestito per conto dell'Alenia aeronautica la fornitura di 15 aerei militari all'Austria, in un affare da 84 milioni di euro, fornito attraverso due sue società - la Vector Aerospace e la Centro Consult Ltd - la propria assistenza nella preparazione e nella presentazione delle proposte di offset sempre per conto dell'Alenia, nonché un'assistenza da 200 milioni di euro stipulata con la tedesca Eads e dell'1.5% del credito totale dell'operazione con l'Alenia, arrivando anche ad un contratto da 500 milioni di euro per un "affare automobilistico" tra la Vector e un'altra società austriaca, la Orbital Business Value;
se al Governo risulti quanti siano i personaggi come Lande attualmente operativi nelle aziende pubbliche controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze, come ad esempio il gruppo Finmeccanica, e quali misure urgenti intenda attivare per riportare trasparenza e legalità nella gestione delle stesse aziende coinvolte in torbidi affari che ledono gravemente la credibilità interna ed internazionale, in maniera particolare su taluni manager adusi a gestioni familistico-affaristiche, il cui attaccamento alle poltrone dovrebbe destare sconcerto e preoccupazione.
(2-00364)
LANNUTTI, MASCITELLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della difesa, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
si legge su un articolo pubblicato su "La Stampa.it" il 25 maggio 2011 che in data 24 maggio 2011 «il Gup del Tribunale dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha chiuso (...) l'udienza preliminare sulla commissione Grandi rischi, rinviando a giudizio i sette componenti dell'organismo che si riunì all'Aquila il 31 marzo 2009, una settimana prima del terremoto che distrusse il capoluogo abruzzese. Si tratta di uno dei filoni più importanti della maxi-inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila sui crolli nel terremoto del 6 aprile 2009, coordinata dal procuratore capo della Repubblica, Alfredo Rossini, che ha voluto indagini serrate. Gli imputati sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi; Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile; Enzo Boschi, presidente dell'Ingv; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova, e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Per tutti gli imputati l'accusa è di omicidio colposo plurimo e lesioni; la prima udienza è stata fissata per il 20 settembre prossimo. Secondo la tesi dell'accusa, i componenti della Commissione hanno dato una valutazione approssimativa allo sciame in atto da mesi nell'Aquilano e hanno fornito, in particolare subito dopo la riunione, cinque giorni prima del sisma, informazioni sommarie e comunque devianti perchè hanno rassicurato la popolazione che invece, messa al corrente dei rischi, avrebbe potuto attuare precauzioni e comportamenti diversi. Se fossero state adottate le contromisure, è la tesi del pubblico ministero, Fabio Picuti, si sarebbero potute salvare vite umane: nel terremoto morirono 309 persone, mentre altre 1.600 rimasero ferite. "Quando c'è il terremoto, la gente prende la valigia e se ne va da casa. Invece questi professori che hanno fatto questi studi hanno detto no, no, potete tornare a casa", ha detto in proposito il procuratore Rossini, motivando le indagini nei confronti dei sette esperti, scaturite da un esposto dell'avvocato aquilano Antonio Valentini. (...) nel reperire prove accusatorie nei confronti dei sette imputati, i pm hanno attinto anche alle risultanze fornite dagli organi di informazione sull'esito della riunione del 31 marzo 2009»;
considerato che:
esiste un sistema satellitare per prevenire e gestire i disastri ambientali denominato "costellazione COSMO-SkyMed". Sul sito dell'Asi (Agenzia spaziale italiana) viene così reclamizzato tale sistema di informazione: «I dati e i prodotti forniti dal sistema COSMO-SkyMed rappresentano un valido e importante strumento per condurre studi sulle cause e sui fenomeni precursori dei disastri ambientali e per migliorare la capacità di monitoraggio e di valutazione dei danni nel caso ad esempio di frane, alluvioni, terremoti ed eruzioni vulcaniche. L'osservazione continua nel tempo di una determinata area, di giorno e di notte, anche in condizioni di copertura nuvolosa, consente di valutare le deformazioni superficiali del territorio, fornendo agli enti preposti alla gestione del rischio un nuovo e valido strumento di prevenzione e controllo»;
si legge ancora che: «l'attuale scenario internazionale di Osservazione della Terra richiede informazioni aggiornate e disponibili tempestivamente al fine di prendere decisioni sempre più rapide ed adeguate per poter soddisfare le crescenti esigenze della protezione civile nella gestione sia dei rischi naturali ed indotti dall'uomo sia delle risorse ambientali e della sicurezza. In un tale contesto è indispensabile fornire prodotti e servizi che siano allo stesso tempo facilmente accessibili, affidabili e frequentemente aggiornati. L'Italia è in grado oggi di fornire una risposta efficace a tutte queste necessità con il programma COSMO-SkyMed, il primo programma spaziale per applicazioni duali (civili istituzionali/commerciali e militari) pensato e finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa e sviluppato da un team di industrie nazionali sotto il controllo dell'ASI. Con COSMO-SkyMed l'Italia dispone di uno dei sistemi spaziali per Osservazione della Terra tecnologicamente più avanzati ed idonei a garantire un significativo miglioramento per il controllo dell'ambiente. (...) COSMO-SkyMed, rappresenta il più grande investimento italiano nel settore dell'Osservazione della Terra e costituisce una realizzazione all'avanguardia in campo mondiale. Il lancio del primo satellite è avvenuto a metà del 2007, seguito dal secondo nel dicembre dello stesso anno e dal terzo a ottobre 2008. Il lancio del quarto satellite è avvenuto il 6 novembre 2010. La realizzazione del sistema COSMO-SkyMed ha già consentito all'Italia di attuare importanti accordi internazionali nel campo dell'osservazione della Terra, in particolare con la Francia e con l'Argentina. (...) Il Programma COSMO-SkyMed è stato sviluppato nel quadro di una politica industriale finalizzata alla più ampia e qualificata partecipazione e valorizzazione delle migliori competenze nazionali coinvolgendo anche le Piccole e Medie Imprese. La realizzazione del Programma è stata affidata al seguente team industriale: - Alenia Spazio S.p.A., ora Alcatel Alenia Space-Italia (AAS-I), nel ruolo di primo contraente, responsabile della fornitura "chiavi in mano" dell'intero Sistema. - Telespazio S.p.A. responsabile della realizzazione e fornitura del Segmento di Terra civile e militare, oltre che della infrastruttura di controllo della costellazione. - Un numero significativo di Piccole e Medie Imprese. - Un numero limitato di fornitori europei ed americani. (...) Il Sistema COSMO-SkyMed include un Segmento Spaziale ed un Segmento di Terra. Il Segmento Spaziale è costituito da una costellazione di 4 satelliti equipaggiati con sensori SAR (radar ad apertura sintetica) ad alta risoluzione operanti in banda X e dotati di un sistema di acquisizione e trasmissione dati altamente flessibile ed innovativo. Il Segmento di Terra è composto da infrastrutture per la gestione ed il controllo dell'intera costellazione e per la ricezione, archiviazione, elaborazione e distribuzione dei prodotti. COSMO-SkyMed consente la copertura globale del nostro pianeta operando in qualsiasi condizione meteorologica e di illuminazione (giorno/notte) e fornisce immagini geolocate ad elevata risoluzione spaziale con tempi di risposta rapidi. Il Sistema COSMO-SkyMed è stato concepito come un sistema multi-missione in grado di integrarsi con altri sistemi spaziali allo scopo di soddisfare le esigenze di una vasta comunità di utenze. Il Sistema COSMO-SkyMed può operare in ognuna delle tre seguenti modalità: Routine. Modalità operativa nominale nella quale la pianificazione viene effettuata ogni 24 ore. Crisi. Modalità operativa nella quale la pianificazione viene effettuata ogni 12 ore. In tale modalità è possibile definire aree sulle quali tutte le richieste di ripresa hanno priorità assoluta. Emergenza. Modalità operativa asincrona attivata in circostanze eccezionali al fine di ottenere un'acquisizione nel più breve tempo possibile. Il sistema COSMO-SkyMed è in grado di fornire, su scala planetaria, informazioni del tutto innovative per lo studio ed il controllo dell'ambiente; le caratteristiche peculiari della costellazione e del segmento di terra, la elevata qualità dei prodotti e la loro integrabilità con dati di diversa natura, satellitare e non, rendono possibili un crescente numero di applicazioni, con particolare riferimento alla prevenzione, al monitoraggio e alla gestione dei rischi naturali ed antropici. La possibilità di variare in tempi brevi la pianificazione delle acquisizioni sulla base delle richieste dell'utente finale, l'operatività in ogni condizione meteorologica e di illuminazione, gli intervalli temporali di rivisita di poche ore e la consegna dei prodotti elaborati in tempi rapidi, rendono COSMO-SkyMed particolarmente adatto a fornire importanti informazioni, specialmente durante la fase di crisi, a coloro che pianificano ed eseguono le operazioni di assistenza e soccorso e a chi si occupa della valutazione dei danni. L'alta accuratezza geometrica delle immagini di COSMO-SkyMed e l'elevata risoluzione spaziale e temporale offrono un potente strumento per monitorare la presenza di nuovi insediamenti o opere e per tenere sotto controllo tutte quelle situazioni di abbassamento del suolo o sottosuolo che sono frequente causa di cedimenti strutturali e crolli. La cartografia Una nuova cartografia tecnica e tematica ad alta risoluzione potrà essere realizzata grazie alle caratteristiche delle immagine fornite dal sistema COSMO-SkyMed. Di particolare rilievo risulta la realizzazione di un modello digitale tridimensionale del suolo ad elevata precisione che può essere utilizzato in una molteplicità di applicazioni»;
come già rilevato nell'interrogazione 4-04633 sottoscritta dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, l'ASI avrebbe affidato la gestione dei dati del sistema Cosmo- Skymed alla società Finmeccanica (mediante la società e-Geos, partecipata all'80 per cento da Telespazio e dall'ASI al 20 per cento). Poiché Finmeccanica vende a costi elevatissimi i dati, tali condizioni rendono difficili, se non impossibili per le imprese del settore, vendere applicazioni a servizi ed utenti finali, in quanto le politiche praticate da e-Geos consentono di fatto solo a e-Geos e quindi alle aziende Finmeccanica di formulare progetti agli utenti finali. In tal modo i soli clienti delle piccole e medie imprese rimarrebbero le aziende Finmeccanica. Invece di gestire e vendere i dati a costi elevatissimi, qualora fossero venduti a prezzi più contenuti, si potrebbe consentire alle imprese italiane di essere più competitive su un mercato dalle grandi potenzialità;
a giudizio degli interpellanti, insomma, si è alle solite: si fanno "orecchie da mercante" verso chi legittimamente protesta con il rischio che sia in orbita un sistema di circa un miliardo di euro senza che vi siano reali contropartite per i potenziali utilizzatori,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza della ragione per cui il sistema SkyMed non fosse attivato sulla zona de L'Aquila interessata da mesi da uno sciame sismico che poteva far presagire il terribile terremoto che ha causato 309 morti e 1.600 feriti;
se sia a conoscenza delle motivazioni che hanno indotto la commissione grandi rischi, composta da Franco Barberi, Enzo Boschi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva, imputati di omicidio colposo plurimo e lesioni, ad offrire una valutazione approssimativa allo sciame in atto da mesi nell'aquilano fornendo, cinque giorni prima del sisma, informazioni sommarie e comunque devianti in quanto hanno rassicurato la popolazione che invece, messa al corrente dei rischi, avrebbe potuto attuare precauzioni e comportamenti diversi;
quale sia stato il reale utilizzo di COSMO-SkyMed, costato alla collettività oltre un miliardo di euro, tanto più che l'Agenzia spaziale italiana aveva definito da alcuni anni un accordo con il Dipartimento della protezione civile nel settore del rischio sismico, e se l'impiego e la lettura rigorosa dei dati non avrebbe potuto impedire 309 morti e 1.600 feriti nel terremoto de L'Aquila;
quali misure urgenti intenda adottare per impedire che i dirigenti dell'ASI siano molto prodighi nell'utilizzo dei fondi pubblici per meri fini di propaganda, con costose missioni estere a spese della collettività per creare un consenso sui media e su ben note oligarchie, che spesso fanno parte delle solite compagnie di giro e di incroci nelle "cricche" economiche di potere, e al fine di ricondurre la gestione di aziende pubbliche nel rispetto della sobrietà e nella mission al servizio degli interessi generali del Paese.
(2-00365)
LANNUTTI, PEDICA - Ai Ministri dello sviluppo economico, della giustizia e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69 del 1963 che dalla stessa Carta dei doveri quale "obbligo inderogabile". Gli organi di informazione sono l'anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l'esercizio di quella sovranità che, secondo l'art. 1 della Costituzione, "appartiene al popolo". Un'informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità. La deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onestà. Così Indro Montanelli scrisse nel 1989 in "Il dover essere giornalista oggi". Le norme che regolano il comportamento del giornalista sono in gran parte contenute nel decreto legislativo n. 196 del 2003 (codice della privacy), nel codice di deontologia dei giornalisti del 1998 e, con riferimento alla cronaca su minori, nella Carta di Treviso. Sono vere e proprie norme di legge e attengono al rapporto tra il giornalista e ciascun membro della collettività. La loro violazione può portare alla responsabilità civile e/o penale del giornalista;
accanto a queste norme ve ne sono altre, che però sono prive di "forza di legge". Riguardano l'etica della professione e attengono al rapporto tra il giornalista e la categoria di appartenenza. La loro violazione non comporta di per sé una responsabilità civile o penale del giornalista, ma solo una responsabilità di tipo disciplinare, che viene accertata da appositi organi (Consigli regionali e Consiglio nazionale) e prevede la comminazione di sanzioni disciplinari;
le sanzioni disciplinari sono previste dagli articoli 51 e 55 della legge n. 69 del 1963, che ha istituito l'Ordine dei giornalisti. In ordine crescente di gravità sono: l'avvertimento, sanzione che viene comminata nei casi di abusi o mancanze di lieve entità; la censura, applicata nei casi di abusi o mancanze di grave entità; la sospensione dall'esercizio della professione da un minimo di due mesi a un massimo di un anno, quando la condotta del giornalista abbia compromesso la dignità professionale; la radiazione dall'albo, che origina da un comportamento che abbia gravemente compromesso la dignità professionale;
le sanzioni sono comminate dai Consigli regionali competenti a seconda dell'albo di appartenenza del giornalista; e, in seconda istanza, dal Consiglio nazionale. Contro le decisioni del Consiglio nazionale l'art. 63 della legge n. 69 del 1963 consente al giornalista di percorrere l'iter di fronte all'autorità giudiziaria ordinaria (Tribunale, Corte d'appello, Corte di Cassazione);
le norme disciplinari sono in massima parte contenute nella Carta dei doveri, siglata l'8 luglio 1993 dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale stampa italiana. Molte di queste sono poi diventate "norme di legge" con l'emanazione del codice di deontologia del 1998, perché in esso trasfuse: si pensi al divieto di discriminazione, alla tutela della riservatezza, al divieto di identificare le vittime di reati sessuali, alla tutela dei minori e dei soggetti deboli. In più punti la Carta dei doveri pone l'accento su quelli che, al pari del dovere di verità, vanno considerati valori etici assolutamente inderogabili: l'autonomia e la credibilità del giornalista;
l'autonomia del giornalista serve a garantire l'obiettività dell'informazione. L'informazione obiettiva serve unicamente la collettività, ossia persegue un interesse generale. Il dovere di autonomia vuole impedire che la funzione giornalistica venga subordinata ad interessi particolari. È evidente, quindi, che particolari rapporti del giornalista con soggetti interessati ad una informazione compiacente sono visti come il fumo negli occhi. Tuttavia, non basta qualsiasi tipo di contatto a gettare un'ombra sulla professionalità del giornalista. Anzi, rapporti con i più disparati ambienti sono indispensabili per poter acquisire le notizie e garantire un'informazione precisa, dettagliata. La Carta dei doveri vuole stigmatizzare non tanto il rapporto, quanto quegli elementi presenti in esso che indicano uno stato di sudditanza del giornalista o un interesse in conflitto con il dovere di verità. Insomma, casi il cui verificarsi ingenera quantomeno il dubbio sulla reale capacità o volontà del giornalista di dare vita ad un'informazione obiettiva;
casi difficilmente preventivabili. Ma la Carta dei doveri tenta una "tipizzazione" di quelle situazioni in presenza delle quali si presume che l'autonomia e la credibilità del giornalista vengano meno. Innanzitutto, stigmatizzando l'adesione del giornalista "ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l'articolo 18 della Costituzione" (norma che vieta appunto "le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare"). Qui è la natura antidemocratica, il perseguimento di scopi illegittimi e l'impenetrabilità della struttura cui il giornalista aderisce a minarne l'autonomia e la credibilità (si pensi all'adesione di giornalisti ad associazioni come la "P2"). Poi, vietandogli di accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale, nonché pagamenti, rimborsi spese, vacanze gratuite, regali, inviti a viaggi, facilitazioni, eccetera che provengano da privati o enti pubblici. Ciò in quanto l'accettazione di questi vantaggi porterebbe il giornalista a sentirsi in debito nei confronti di chi glieli ha procurati, mettendo così ad alto rischio di violazione la norma che gli impone di accettare indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata. In generale, la Carta dei doveri pone l'accento sulla responsabilità del giornalista verso i cittadini, specificando che tale responsabilità non può dal giornalista essere subordinata ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del Governo o di altri organismi dello Stato. Il giornalista deve avere una relazione esclusiva, diretta e immediata con la collettività. È un dovere strumentale allo stesso dovere di verità, poiché l'asservimento della funzione giornalistica all'interesse particolare, per definizione diverso da quello generale, costringe il giornalista a modulare l'informazione. Strettamente collegate all'esigenza di autonomia e di credibilità del giornalista sono quelle norme che lo vogliono estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. Innanzitutto, sottolineando il diritto dei cittadini di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dai messaggi pubblicitari. La norma è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, attuativo delle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole ora abrogato dal codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005. In particolare, l'art. 1, comma 2, stabiliva che "La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta"; e l'art. 4, comma 1, la vuole "chiaramente riconoscibile come tale" e, con specifico riferimento alla pubblicità a mezzo stampa, "distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione". In pratica, va scongiurato il rischio di commistione tra pubblicità e informazione;
considerato che:
giornalisti professionisti iscritti all'ordine professionale sempre più spesso derogano dalla Carta dei doveri del giornalista, ammantando sotto la professione di giornalista ogni tipo di traffici, affari e regalie, dai viaggi gratis in località esotiche a spese di alcune aziende (dal comparto della farmaceutica a quello del mondo bancario, assicurativo e finanziario, dei fondi comuni e fornitori di servizi in regime di monopolio) per decantarne in cambio le lodi, a veri e propri affaristi che ricevono cospicui finanziamenti per promuovere dibattiti ed incontri, dove gli sponsor fanno sempre la parte del leone, esenti da qualsiasi critica;
già in precedenti atti di sindacato ispettivo (2-00312, 4-04605), erano stati portati alla luce quelli che all'interrogante risultano essere scandalosi finanziamenti da parte di enti pubblici e privati, di cui godrebbe un giornalista iscritto all'albo di Milano, Enrico Cisnetto, per promuovere "Cortina Incontra" e più di recente "Roma Incontra", la cui disponibilità ad elogiare il potente di turno era stata stigmatizzata dal professor Beppe Scienza (con riferimento alle lodi di Massimo Faenza, banchiere di Italease in seguito arrestato per gravissimi reati a danno degli utenti dei servizi bancari e finanziari);
sul sito di Roma Incontra è testualmente riportato: «Parte una fase di rodaggio per lanciare al meglio "Roma InConTra", manifestazione che nasce dallo straordinario successo ormai decennale di "Cortina InConTra". E il primo appuntamento di "Aspettando Roma InConTra" lo dedichiamo a quello che per l'Italia consideriamo il tema dei temi: quale spazio abbiamo oggi e possiamo avere domani nei nuovi assetti dell'economia mondiale, caratterizzati dalla competizione globale e dalla "rivoluzione tecnologica" post-industriale. La ricetta sembra essere una sola: per farsi largo, l'Italia deve puntare sulla valorizzazione di eccellenze dislocate nei settori più avanzati. Magari prendendo spunto da esempi straordinari come quello di Luigi Gerardo Napolitano, pioniere della microgravità che a cavallo tra Italia e Stati Uniti, negli anni Cinquanta, ha portato avanti progetti di fondamentale importanza nell'ambito dell'ingegneria aerospaziale. Oggi il nostro Paese dispone sia di alcune presenze forti sia di potenzialità su cui puntare, ma è necessario moltiplicare gli sforzi che congiuntamente devono produrre le istituzioni e le aziende, concentrandosi su innovazione, sviluppo e ricerca. Per saperne di più, abbiamo invitato nella suggestiva cornice dell'Ara Pacis - che è la sede di "Roma InConTra" - i manager che guidano due autentici giganti dell'industria nostrana: Paolo Scaroni e Pier Francesco Guarguaglini. Due dei più importanti uomini d'impresa, che hanno voluto puntare tutte le loro fichés (vincendo) sull'internazionalità e la capacità innovativa delle aziende che dirigono. Con loro discuteranno, prendendo spunto da un libro che racconta la storia di Luigi Gerardo Napolitano, il figlio Fernando, tra i più affermati consulenti italiani, l'autore del volume Giovanni Caprara e Luigi Nicolais, parlamentare, ex ministro ed esperto di tecnologie, che di Napolitano è stato grande amico. Il tutto sotto la guida di Enrico Cisnetto, che come a Cortina è il patron di "Roma InConTra"». Inoltre si legge che per il 6 giugno 2011, alle ore 17,30, all'Auditorium dell'Ara Pacis Via di Ripetta, 190 a Roma, è stato promosso un convegno dal titolo emblematico: "Un referendum che fa acqua", patrocinato da Comune e Provincia, perché le risorse idriche sono un bene pubblico, ma che va gestito secondo le regole di mercato se si vuole renderle efficienti. Invece, l'approccio ideologico del fronte referendario rischia di bloccare il tentativo di fermare gli sprechi;
come riferisce Cecilia Gentile, sulla cronaca di Roma de "la Repubblica" del 4 giugno 2011, su questo convegno «c'è spazio anche per le polemiche. A scatenarle è un dibattito dal titolo "Un referendum che fa acqua", previsto il 6 giugno 2011 all'interno della manifestazione "Roma incontra", ideata da Enrico Cisnetto, patrocinata da Comune e Provincia. Il comitato romano "Due Sì per l'Acqua Bene Comune'", ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. "Riteniamo di estrema gravità che una pubblica amministrazione, la cui funzione principale dovrebbe essere quella di tutelare tutta la cittadinanza, utilizzi spazi e risorse pubbliche per fare di fatto propaganda elettorale", protesta il comitato. Immediata la risposta di Palazzo Valentini. "La Provincia non ha mai dato alcun patrocinio al dibattito del 6 giugno - spiega l'ufficio stampa - Infatti, pur avendo concesso il patrocinio alla manifestazione "Roma incontra", nel programma delle iniziative presentato al momento della richiesta non era previsto né il 6 giugno né in altra data un dibattito sul referendum. Considerando di estrema gravità la vicenda, procederemo alla revoca del patrocinio all'intera manifestazione". "Alemanno segua l'esempio di Zingaretti", chiede al Campidoglio il consigliere Pd Paolo Masini. "Roma Capitale non ha concesso alcun patrocinio all'iniziativa "Un referendum che fa acqua", ma solo al progetto "Roma Incontra"", risponde a nome del sindaco Simone Turbolente. Infine la replica di "InConTra", ideatrice della manifestazione: "Non è assolutamente vero che ci sia stata una modifica unilaterale del programma, perché all'epoca della definizione dei patrocini esisteva soltanto un programma di massima"»,
si chiede di sapere:
se risulti che sia compatibile la funzione esercitata dal signor Enrico Cisnetto, che ad avviso dell'interpellante si mette al servizio di banche e banchieri, potentati economici e monopolisti pubblici e privati, che spesso, in cambio di congrui finanziamenti, cercano di indirizzare a senso unico il dibattito delle convegnistiche, con l'iscrizione all'ordine professionale;
se risulti che l'attività del signor Enrico Cisnetto, consulente retribuito dalle pubbliche amministrazioni, sia compatibile con la carta dei doveri del giornalista che vieta di accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale, nonché pagamenti, rimborsi spese, vacanze gratuite, regali, inviti a viaggi, facilitazioni, eccetera che provengano da privati o enti pubblici, poiché l'accettazione di questi vantaggi potrebbe indurre il giornalista a sentirsi in debito nei confronti di chi glieli ha procurati, mettendo così ad alto rischio di violazione la norma che gli impone di accettare indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata;
quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per evitare che giornalisti, o soggetti spacciati come tali ed iscritti all'albo, senza che gli ordini professionali aprano procedure sanzionatorie, possano ledere l'autonomia e la credibilità di una professione la cui attendibilità è messa a dura prova, agli occhi dell'opinione pubblica e dei lettori, spesso proprio per la sua inerzia.
(2-00366)
Interrogazioni
ARMATO - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
una serie di articoli di stampa, pubblicati su "Il Mattino" di Napoli, "Terra", "Il Fatto quotidiano", a fare data dal 31 dicembre 2010, hanno denunciato la presenza di uomini degli apparati di sicurezza all'interno del Commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania; l'intervento attivo di persone collegate al Sisde è stato messo in relazione alla latitanza di Michele Zagaria, esponente di spicco del clan dei Casalesi, irreperibile da oltre quindici anni;
secondo le ricostruzioni fatte dalla stampa lo stato di latitanza sarebbe stato favorito in cambio di una intermediazione della camorra nella pacifica soluzione dell'emergenza rifiuti in Campania e detto patto avrebbe comportato anche l'affidamento di appalti a ditte di fiducia dello stesso Zagaria;
il subcommissario per l'emergenza rifiuti nel periodo 2002-2004, Giulio Facchi, in una intervista televisiva a Rainews24 ha rivelato di essere stato contattato da detti esponenti dei servizi di sicurezza e di essere stato a lungo interrogato in una abitazione, a Gaeta; fatto che, stando a notizie di stampa, lo stesso Facchi avrebbe confermato nel corso di un interrogatorio presso la procura della Repubblica di Napoli, convocato quale persona informata sui fatti;
negli elenchi delle ditte aggiudicatarie degli appalti a trattativa privata indetti dal commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania, dai consorzi di bacino Ce2, Ce3, Ce4 e dal Consorzio unico compaiono nominativi di imprese direttamente o indirettamente collegate al suddetto Michele Zagaria e più volte oggetto di interdittiva antimafia;
nella gestione diretta dei suddetti consorzi era interessato un funzionario, Antonio Scialdone, coinvolto in varie indagini della direzione distrettuale antimafia di Napoli e, allo stato, nei suoi confronti risulta pendente una richiesta di rinvio a giudizio, inoltrata dal pubblico ministero partenopeo in data 31 marzo 2010 nell'ambito del procedimento penale n. 56063/09 RGNR nei confronti di 51 imputati appartenenti al clan camorristico Belforte, egemone in Marcianise e Caserta e assoggettato alla fazione del clan dei Casalesi che fa capo a Michele Zagaria;
il suddetto Antonio Scialdone risulta essere socio di numerose società facenti riferimento a Nicola Ferraro, imprenditore del settore dei rifiuti attivo in provincia di Caserta fino al 2007, ex consigliere regionale eletto nelle liste dell'Udeur, attualmente detenuto per reati di cui agli articoli 110 e 416-bis del codice penale;
nel consorzio di bacino Ce4 era addetto a incarichi amministrativi di vertice l'architetto Claudio De Biasio, nel 2004 cooptato nell'ufficio del Commissario straordinario di Governo, subcommissario nominato dal sottosegretario Guido Bertolaso nel 2007, coinvolto nelle indagini sulla gestione del consorzio Ce4, attualmente agli arresti domiciliari per decisione del giudice per le indagini preliminari collegiale di Napoli in relazione allo smaltimento del percolato proveniente dalle discariche e di siti di stoccaggio delle ecoballe gestite dal Commissariato di Governo,
si chiede di sapere:
perché i servizi segreti si incontrarono con Facchi, su mandato di chi e per sapere o fare che cosa;
se sia vero, come riportato da articoli di stampa, che a qualcuno di questi incontri parteciparono anche camorristi o loro fiduciari;
se e chi abbia intermediato con il commissariato di Governo l'individuazione dei terreni su cui posizionare le ecoballe;
se effettivamente siano stati dati appalti a imprese legate a Michele Zagaria, e in che modo e perché non vennero controllate le certificazioni antimafia;
perché l'architetto De Biasio, che negli atti processuali risulta essere uomo di riferimento dei fratelli Sergio e Michele Orsi, il primo condannato in primo grado per reati di mafia, l'altro vittima di un agguato camorristico, sia passato dal Commissariato di Governo alla protezione civile, malgrado il coinvolgimento in tante indagini;
perché il dirigente Antonio Scialdone abbia continuato, almeno fino al 2009, a gestire i rapporti con imprese addette alle operazioni di trasporto e smaltimento dei rifiuti, nonostante il suo coinvolgimento in indagini su clan camorristici del casertano;
se risulti che i suddetti funzionari abbiano goduto o continuino a godere di coperture istituzionali;
se ci sia un rapporto fra il mancato arresto di Zagaria e i patti stipulati con riferimento ai rifiuti.
(3-02219)
DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro per la gioventù - Premesso che:
l'articolo 31 della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia riconosce al bambino il diritto al gioco visto come elemento di socializzazione e di formazione;
il gioco è universalmente considerato una esperienza fondamentale per ciascun bambino, in quanto fonte di scoperte ed emozioni, alla base del percorso di conoscenza e di crescita;
in una grande città come Roma i luoghi riservati ai giochi dei bambini sono da sempre insufficienti;
dal secondo dopoguerra è attivo a Monteverde Vecchio l'oratorio della parrocchia "Regina Pacis" che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un importante polo di aggregazione e di educazione sociale per numerosi ragazzi e per molte famiglie del quartiere;
l'attività dell'oratorio, che di per sé rappresenta un luogo di aggregazione e di educazione sociale, spesso svolge funzioni suppletive rispetto alla carenza di strutture di aggregazione sociale istituzionali;
le politiche e le iniziative del Comune di Roma e del Municipio Roma XVI hanno da sempre incentivato l'attività ludico educativa rivolta ai bambini;
considerato inoltre che:
il giorno 2 maggio 2011 è stato presentato, da soli 5 condomini su un totale di 22 del palazzo di Via Cavallotti n. 99, un ricorso contro l'attività dell'oratorio e contro il suono delle campane della parrocchia Regina Pacis;
il giudice del tribunale di Roma ha emesso un provvedimento d'urgenza a soli 6 giorni dall'udienza a favore dei 5 condomini, senza disporre alcun sopralluogo o consulenza in sito, decretando di fatto una forte riduzione dell'attività dell'oratorio e del centro estivo parrocchiale (GREST), creando notevoli difficoltà organizzative a centinaia di famiglie del quartiere,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di salvaguardare e difendere l'attività dell'oratorio della parrocchia Regina Pacis, ma più in generale il ruolo che oratori e scuole svolgono, anche in orario pomeridiano e fuori comunque da quello scolastico, a livello sociale, culturale ed economico.
(3-02220)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
LEGNINI - Ai Ministri dell'interno e della salute - Premesso che:
la vicenda della clinica Villa Pini e dei centri di riabilitazione "SanStefar" è stata al centro delle cronache nazionale e regionale a causa della Sanitopoli abruzzese, tuttora in attesa di pronunciamento, dell'insolvenza della società e del loro successivo fallimento, dell'odissea dei pazienti e dipendenti, i quali hanno lavorato per più di un anno senza percepire lo stipendio;
dopo la dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale di Chieti, la curatela fallimentare ha garantito la prosecuzione della gestione dei centri di riabilitazione "SanStefar", dell'azienda agricola di Ripa Teatina e della Maristella Srl, queste ultime titolari di centri di riabilitazione psichiatrica;
di recente, la curatela ha avviato le procedure di legge per l'aggiudicazione della società "SanStefar", azienda di riabilitazione in esercizio provvisorio, operante in Abruzzo e in Molise;
di recente, si è appreso che l'asta delle 19 strutture "SanStefar" sarebbe stata aggiudicata al centro di cura medica Montevergine Malzoni di Avellino, nel quale sarebbe recentemente entrata a far parte anche l'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Neuromed di Pozzilli (Isernia) che, secondo le medesime fonti stampa, apparterrebbe alla famiglia Patriciello;
la struttura di Ripa Teatina è stata oggetto di provvedimento di chiusura e non è ancora definito dove saranno ricollocati pazienti e dipendenti mentre la Maristella sembrerebbe dover seguire la stessa sorte in quanto priva dei requisiti per l'accreditamento,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dell'assetto societario relativo alle aziende di cui sopra, tenuto conto della rilevanza dei finanziamenti pubblici connessi al meccanismo dell'accreditamento ed alla conseguente necessità di assicurare la massima trasparenza delle procedure e della gestione aziendale, nonché alla salvaguardia dei livelli di eccellenza delle prestazioni sanitarie rese;
quali iniziative intenda promuovere per assicurare l'efficiente e regolare gestione della riabilitazione psichiatrica nelle strutture indicate nonché la stabilità dei rapporti di lavoro in essere.
(3-02217)
D'ALIA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:
la terza sezione della Corte di appello di Palermo ha rimesso in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare quattro imputati arrestati nel 2006 e condannati nel 2009 per aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano;
due anni dopo la sentenza di secondo grado, infatti, non è ancora arrivato il pronunciamento della Cassazione;
la scarcerazione risale al periodo tra la fine del mese di aprile e i primi giorni di maggio 2011 ma la notizia sarebbe trapelata solo il 3 giugno;
per i quattro fiancheggiatori del capomafia corleonese permarrebbe quindi solo l'obbligo di presentarsi per tre volte alla settimana presso un posto di polizia;
secondo quanto riportato da il "Giornale di Sicilia" in data 4 giugno 2011, uno degli scarcerati prestò al boss mafioso la carta di identità utile a procurare le schede telefoniche necessarie al "viaggio della speranza", un altro lo accompagnò in Francia per sostenere un'operazione alla prostata, eseguita a Marsiglia nel 2003, un altro ancora partecipò al comitato di accoglienza per festeggiare il rientro a Villabate del capomafia corleonese;
queste scarcerazioni si aggiungono a quella di un presunto prestanome dei boss,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano al corrente di quanto in premessa e se questo risponda a verità;
quali misure di competenza intendano tempestivamente adottare per ovviare a tale situazione e assicurare alla giustizia i quattro malavitosi.
(3-02218)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nelle ultime settimane numerosi quartieri della città di Salerno sono stati interessati da episodi di sospensione dell'erogazione dell'energia elettrica;
detti episodi di sospensione dell'energia, avvenuti in maniera del tutto improvvisa e in mancanza di preavvertimento all'utenza, hanno causato notevoli disagi;
nonostante le ripetute segnalazioni che i cittadini hanno prontamente effettuato alle autorità locali, dette interruzioni continuano, ad oggi, ancora a verificarsi con le stesse modalità,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei motivi all'origine di detti black out e se e in quali modi ritenga sia possibile evitare che abbiano a ripetersi.
(4-05316)
LEGNINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il Consiglio dei ministri ha da mesi approvato la graduatoria dei vincitori del concorso COA3 del 5 aprile 2007 per segretari comunali;
a seguito di tale approvazione si attendeva l'immissione in ruolo di un numero consistente di segretari comunali vincitori di concorso;
ad oggi non risulta che tale atto amministrativo meramente esecutivo sia stato adottato;
gravi risultano essere le carenze di organico che precludono a diverse centinaia di Comuni italiani di avvalersi con regolarità di una funzione fondamentale qual è quella di segretario comunale;
risulta, ad esempio, che solo in Abruzzo sono ben 58 le sedi vacanti;
negli anni 2008 e 2009 risultano banditi altri 2 concorsi per coprire altri posti vacanti;
considerato che tale grave carenza, mai registrata negli anni e decenni trascorsi, ha già determinato la paralisi gestionale di numerosissimi Comuni, in particolare di quelli piccoli e ubicati in territori montani e disagiati,
si chiede di conoscere:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per immettere sollecitamente in ruolo i vincitori del concorso del 2007 e per espletare rapidamente i concorsi banditi nel 2008 e 2009;
quali misure intenda adottare per garantire la copertura di tutti i posti disponibili ed evitare la paralisi gestionale di moltissimi Comuni.
(4-05317)
LEGNINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la difficile situazione in cui da anni versa il porto canale di Pescara, reso inagibile dell'insabbiamento dei fondali e l'assoluta inadeguatezza ed inutilità con cui sino ad oggi sono stati effettuati i lavori di dragaggio, hanno determinato nei giorni scorsi un'ennesima, forte protesta da parte degli operatori commerciali (spedizionieri doganali, agenzie marittime, società di rimorchi, ormeggiatori e piloti), esasperati da tale grave situazione;
le condizioni di inaccessibilità, infatti, stanno di fatto paralizzando l'attività di tutte le imprese che operano in tale settore all'interno del porto pescarese, determinando danni economici enormi;
il fondale del porto è infatti in buona parte percorribile a piedi e ciò mette seriamente a rischio l'incolumità degli addetti ai lavori alle prese con manovre azzardate per evitare i banchi di sabbia;
già da settimane la maggior parte dei pescherecci effettua il rifornimento del carburante nei porti di Giulianova e Ortona, in modo da rientrare a Pescara alleggeriti nei serbatoi;
nei giorni scorsi i rappresentanti della locale marineria, dopo aver ricevuto un netto rifiuto da parte della direzione marittima di Pescara di procedere all'immediata chiusura del porto pescarese e allo sversamento dei rifiuti, hanno preso d'assalto la sede della stessa direzione, lanciando pietre contro le finestre e sfondando la vetrata d'ingresso a calci e pugni;
considerato che:
nonostante le continue azioni di protesta e denuncia, particolarmente forti e preoccupanti negli ultimi giorni, le autorità competenti a tutt'oggi non hanno ritenuto di procedere alla dichiarazione di inagibilità del porto pescarese e attivare le procedure di emergenza per effettuare in tempi rapidi le adeguate operazioni di dragaggio dei fondali;
le operazioni di dragaggio in corso sono assolutamente insufficienti e la situazione rischia di precipitare con serie conseguenze non solo sotto il profilo economico ma anche dal punto di vista dell'ordine pubblico;
ad oggi sono oltre 300 i posti di lavoro a rischio a causa di tale grave situazione e molte sono le aziende che hanno già fatto ricorso alla cassa integrazione e altre si accingono a farlo,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza delle drammatiche condizioni in cui da anni versa il porto canale di Pescara e quali urgenti iniziative intenda adottare per risolvere in tempi rapidi tale difficile situazione;
se non ritenga di dover intervenire con la massima sollecitudine affinché si provveda in tempi rapidi alla dichiarazione di inagibilità del porto di Pescara e all'avvio delle conseguenti procedure di urgenza necessarie a ripristinare la piena agibilità dello stesso;
quali iniziative il Ministro dell'interno intenda adottare per garantire l'ordine pubblico e la soddisfazione delle legittime rivendicazioni dei lavoratori della marineria di Pescara.
(4-05318)
CECCANTI, SANNA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
come segnalato anche in interrogazioni precedenti, sulla base della chiara giurisprudenza del Consiglio di Stato, nei Comuni di Lanciano, Oria e Cagliari al sindaco eletto spetta senza dubbio l'assegnazione del premio di maggioranza;
per quanto riguarda Lanciano così ha già sancito in data 1° giugno 2011 l'organo competente, l'ufficio centrale elettorale, e lo stesso è accaduto a Cagliari in data 3 giugno;
a tutt'oggi, invece, non solo per Oria ma persino per Lanciano e Cagliari, di fronte a decisioni già assunte e pertanto da rispettare, il sito del Ministero dell'interno continua a seguire l'interpretazione erronea della legge, cosa che, per quanto i dati rivestano un mero ruolo informativo, non appare ovviamente accettabile in quanto l'informazione è errata,
si chiede di sapere quando verranno corretti tali dati per i comuni in questione e come si intenda evitare in futuro il ripetersi di tali errori.
(4-05319)
PICHETTO FRATIN - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Visto che le aziende del territorio biellese tentano con ogni strumento di mantenere un livello competitivo adeguato alle richieste di mercato, ma ciò nonostante lamentano una situazione di difficoltà e disagio nella loro governance;
considerato che i controlli effettuati dagli enti preposti, quali Guardia di finanza, Agenzia delle entrate e Agenzia delle dogane, si riferiscono solitamente ad un arco temporale relativo al quadriennio e al quinquennio precedente all'effettivo atto di controllo; nell'ambito di tali controlli si segnala l'oggettiva difficoltà nel reperimento dell'eventuale documentazione mancante, oltre ad un criterio d'interpretazione soggettiva dell'evasione, soprattutto in termini di quantificazione del danno, e al riscontro di comportamenti differenti a seconda dei territori e degli organi incaricati;
rilevato che i controlli da parte dei citati organi spesso si sovrappongono per le medesime aree di competenza,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda indicare quali siano effettivamente le prove accettate in sede di verifica di documentazione;
quali iniziative intenda intraprendere per chiarire univocamente i criteri di controllo fiscale, relativamente alle seguenti procedure: prova della concessione intracomunitaria; black list;transfer price.
(4-05320)
GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
nel carcere di Montorio di Verona lavorano 280 agenti di Polizia penitenziaria di ogni grado e la pianta organica ne prevede 407;
la capienza del carcere è di circa 500 detenuti, che ad oggi sono quasi il doppio;
la settimana scorsa è stato sventato un tentativo di fuga di un detenuto che aveva già raggiunto il muro di cinta;
si sono accertati tre casi di tubercolosi;
il trattamento di missione non è corrisposto dal settembre 2010; mancano fondi anche per le minime esigenze (carta, lampadine),
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il il Ministro in indirizzo intenda attuare per garantire, oltre ai diritti dei detenuti, quelli della Polizia penitenziaria che deve sopportare, con grande sacrificio, turni di lavoro forzati;
come intenda garantire fondi indispensabili per la manutenzione ordinaria;
quali misure intenda attuare per diminuire l'affollamento anche in considerazione delle esigenze igienico-sanitarie, onde evitare situazioni di rischio.
(4-05321)
GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro della salute - Premesso che da notizie di stampa si apprende che una ASL di Verona avrebbe concluso una convenzione con Poste SpA per spedire le ricette e far consegnare i farmaci a domicilio, si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto;
se non ritenga che in questo modo si violi la privacy degli interessati e, ciò che ancora di più conta, come sia possibile garantire la qualità sanitaria di tale servizio, considerato che il rapporto diretto, in farmacia, consente di verificare la coerenza fra la spedizione della ricetta e il farmaco prescritto.
(4-05322)
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il CNA, il Consiglio nazionale dell'ambiente, presieduto dal Ministro in indirizzo, è un organismo che fornisce pareri e proposte afferenti alle tematiche ambientali: tutela della natura e del paesaggio, difesa del patrimonio faunistico e vegetazionale, salvaguardia e valorizzazione degli habitat naturalistici, nonché promozione e sviluppo di nuova occupazione in campo ambientale;
tra le iniziative più rilevanti, risultano il rilascio dei pareri sul riconoscimento delle associazioni ambientaliste, le proposte per compiere e promuovere studi e rilevamenti in materia ambientale ed i pareri sulla relazione sullo stato dell'ambiente;
proprio alla luce dei suoi compiti istituzionali non si capisce bene il motivo per cui non è stato convocato per esprimere il proprio parere sulla scelta di ritornare al nucleare perseguita dal Governo;
a pochi giorni dalla scadenza referendaria tale decisione pare ancora più incongruente, se si pensa che all'interno del CNA sono presenti i rappresentanti delle regioni che in questi giorni hanno più volte, e in modo assolutamente trasversale, espresso la loro contrarietà al ritorno dell'Italia al nucleare,
si chiede di conoscere:
quali siano i motivi che hanno indotto la mancata convocazione del Consiglio nazionale dell'ambiente su un tema di così grande portata come la scelta da parte del Governo di ritornare al nucleare;
se, anche fuori tempo massimo, il Ministro in indirizzo non ritenga che la convocazione del Consiglio nazionale dell'ambiente, oltre ad essere opportuna, configuri anche un adempimento istituzionale.
(4-05323)
FERRANTE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
con l'articolo 123 della legge finanziaria n. 388 del 23 dicembre 2000, e successivo decreto di attuazione 3 gennaio 2002, è stato introdotto un prelievo pari al 2 per cento sulla vendita dei pesticidi da destinare al Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
tale prelievo solo nei primi anni è stato destinato a tale Fondo;
oggi si può affermare, senza essere smentiti, che da almeno quattro anni tale prelievo nella migliore delle ipotesi è bloccato al Ministero dell'economia e delle finanze, o nella peggiore delle ipotesi dallo stesso utilizzato e dirottato per altre finalità che nulla hanno a che vedere con lo scopo per cui era stato creato;
è del tutto evidente che questo assurdo comportamento sta creando il blocco della ricerca in un campo quale l'agricoltura biologica,
si chiede di conoscere:
se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e in tal caso se i Ministri in indirizzo ritengano di rendere pubblici i motivi che hanno portato a questo blocco;
a quanto ammontino annualmente i fondi introitati dallo Stato a seguito del prelievo del 2 per cento sulle vendite dei pesticidi;
se non intendano urgentemente avviare una seria e concreta lotta all'elusione da parte dei produttori di pesticidi del prelievo del 2 per cento;
se non intendano immediatamente stornare al Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica quanto dovuto in questi anni.
(4-05324)
BUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
lo stato di sofferenza finanziaria che caratterizza numerose istituzioni scolastiche sia della provincia di Como che, più in generale, dell'intero territorio nazionale e che interessa anche l'istituto professionale per i servizi commerciali turistici e sociali "Gaetano Pessina" di Como è dovuto a due cause principali;
nel biennio 2009-2010 si era registrata una drastica riduzione del finanziamento statale per sostenere le spese di funzionamento amministrativo e didattico; a partire dall'anno scolastico 2010/2011 si evidenzia una positiva inversione di tendenza da parte ministeriale, con il ripristino al bilancio delle scuole del finanziamento in questione, determinato sulla base dei criteri previsti dal decreto ministeriale n. 21 del 2007; un aspetto negativo è rappresentato dal rientro, tra le spese di funzionamento, di quelle molto onerose relative al pagamento delle visite fiscali, disposte a seguito di un preciso obbligo di legge, per le quali non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc;
il secondo aspetto problematico è rappresentato dall'ingente massa di crediti (tecnicamente residui attivi) vantati nei confronti dello Stato; si tratta di somme anticipate dagli istituti per la copertura di spese obbligatorie (soprattutto per stipendi, compensi d'esame e per i corsi surrogatori della terza area di professionalizzazione regolarmente autorizzati); tali somme sono rimborsate dal Ministero solo in minima parte anche se tali residui attivi sono stati regolarmente accertati ed implicitamente riconosciuti dai funzionari revisori dei conti, in rappresentanza del Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca e del Ministero dell'economia e delle finanze, in sede di certificazione dei conti consuntivi;
dopo alcune rilevazioni sull'entità e la composizione dei residui attivi, disposte nel 2007 e nel 2009 rispettivamente dal Ministero dell'economia e dall'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, rimaste senza esito, con una recente circolare (n. 20 di cui alla nota prot. n. 0064422 del 23 maggio 2011) l'Ispettorato generale di finanza ha disposto, tramite i propri revisori dei conti, una puntuale rilevazione dei residui attivi e passivi delle istituzioni scolastiche, al fine dichiarato di far chiarezza sul fenomeno, tenuto conto che la questione assume carattere generale, e di pervenire ad una più analitica conoscenza delle effettive situazioni esistenti. La stessa nota ha precisato che gli adempimenti prescritti sono stati concordati con il Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca e che i risultati della rilevazione costituiranno oggetto di particolare attenzione da parte degli organi di vertice ministeriali. L'istituto "Pessina" ha fornito i dati richiesti che esplicitano, in termini finanziari, le considerazioni sopra sviluppate. L'interrogante si interroga se, al termine del citato monitoraggio la cui necessità il Ministero dell'economia e delle finanze fa, testualmente, discendere dalla considerazione preliminare che "Dai bilanci delle Istituzioni scolastiche è stato rilevato il permanere di residui attivi di provenienza ministeriale e di residui passivi, la cui copertura deve essere assicurata da finanziamenti a carico del Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca, risalenti ad esercizi pregressi", saranno adottati provvedimenti idonei a risolvere la citata annosa questione;
per quanto riguarda la gravosità della spesa per il pagamento delle visite fiscali obbligatorie, sarebbe opportuno, a fronte del nuovo onere, finanziare in modo specifico la spesa, oppure cercare soluzioni alternative del tipo di quella adottata, in sede di Conferenza unificata Stato-Regioni, per la questione del pagamento della TARSU o, infine, rendere la richiesta di visite fiscali facoltativa, attraverso una valutazione discrezionale del dirigente scolastico, ma in questo caso occorrerebbe un intervento modificativo del legislatore;
per quanto riguarda, invece, il problema degli ingenti crediti pregressi ancora esigibili, sarebbe utile che il Ministro in indirizzo riconosca i crediti delle scuole come propri debiti e predisponga, ovviamente d'intesa con il Ministro dell'economia, anche a seguito dei risultati che emergeranno dal citato monitoraggio, un piano anche pluriennale di rimborso delle somme dovute; le stesse scuole potrebbero contribuire al risanamento sacrificando una parte del proprio avanzo di amministrazione, nel limite della quota non vincolata, immediatamente disponibile;
nel caso concreto dell'istituto "Gaetano Pessina", la cui situazione finanziaria evidenzia, ad oggi, circa 577.000 euro di residui attivi, di cui circa 565.000 di provenienza del Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca, si potrebbe utilizzare la somma accantonata nell'aggregato di spesa "Disponibilità finanziaria da programmare", ove confluiscono le voci di finanziamento che, allo stato attuale, non risultano indirizzate verso alcuna attività o progetto, pari a circa 101.000 euro, per radiare o ridurre parte dei crediti attualmente "in sofferenza", qualora il Ministero dell'università, dell'istruzione e della ricerca o l'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia dovessero dichiararne l'inesigibilità,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della difficile contingenza economico-finanziaria in cui opera l'istituto "Pessina" di Como, peraltro che è comune a moltissime realtà scolastiche in tutto il territorio nazionale, e se intenda far proprie le misure suggerite dagli stessi dirigenti scolastici dell'istituto al fine di giungere ad una sostanziale soluzione delle problematiche finanziarie dell'istituto.
(4-05325)
PINOTTI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il teatro dell'Archivolto nasce a Genova nel 1986 e fin dai suoi esordi inizia a operare nel settore del teatro comico e musicale. Le prime produzioni caratterizzano l'Archivolto come una tra le più significative realtà del nuovo teatro italiano. I riconoscimenti di pubblico e di critica (dopo soli quattro anni di attività il "Biglietto d'oro" AGIS 1990 con lo spettacolo "Angeli e soli - Siam venuti su dal niente") confermano l'Archivolto come un gruppo giovane, dinamico, che frequenta in modo intelligente e colto i territori del teatro comico, ispirandosi al mondo del musical e del cinema americano, al varietà, alla letteratura contemporanea, alle bizzarrie futuriste e - fondamentalmente - alla "leggerezza" delle "Lezioni americane" di Italo Calvino;
nel corso degli anni le linee ispiratrici del teatro dell'Archivolto sono andate sempre più delineandosi: da un lato il desiderio di creare teatro dove teatro non c'era, portando in palcoscenico autori come Benni, Serra, Pennac, Altan, Ian McEwan, straordinari talenti, resi complici dopo un lungo, inesorabile, personale e quasi esclusivo rapporto di collaborazione e dialogo con la compagnia. Dall'altro un percorso sul teatro musicale contemporaneo attraverso prestigiose collaborazioni con compositori quali Paolo Silvestri, Andrea Ceccon, Paolo Conte, Ivano Fossati, Marco Tutino, Carlo Boccadoro, Stefano Bollani e molti altri;
il teatro dell'Archivolto ha restaurato il complesso dell'Ottocento denominato "teatro Modena" e l'attiguo mercato abbandonato, dando vita a un centro polivalente di grande pregio architettonico;
il teatro dell'Archivolto percepisce il contributo più basso nella sua categoria di riconoscimento ministeriale di "teatro stabile di interesse pubblico a iniziativa privata". Per il 2010, infatti, ha percepito 337.330 euro a fronte di un contributo "medio" di settore per teatri che svolgono attività similare che supera gli 800.000 euro;
considerato che:
il Fondo unico dello spettacolo (FUS), istituito con l'articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163, costituisce uno strumento finalizzato al sostegno finanziario di enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese che operanti nei diversi ambiti del settore dello spettacolo, ovvero delle attività cinematografiche, musicali, della danza, del teatro, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero;
con il decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, è stato approvato il reintegro del FUS per l'anno in corso,
si chiede di sapere quali iniziative intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di sollecitare un'attenta revisione del contributo riconosciuto al teatro dell'Archivolto considerando, tra l'altro, il grande salto di qualità in termini di valore artistico, culturale e sociale compiuto dalla direzione e dalla compagnìa del teatro stesso durante il periodo di tempo compreso fra il momento dell'assunzione dell'onere per il restauro del complesso "teatro Modena e sala mercato" e quello in cui era stato stabilito l'ammontare del contributo da parte del Ministero.
(4-05326)
PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
nella seduta del 31 maggio 2011 del Consiglio regionale della Liguria è stato approvato il disegno di legge recante "Calendario venatorio regionale per le stagioni 2011/2012, 2012/2013 e 2013/2014. Modifiche agli articoli 6 e 34 della legge regionale 1 luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio) e successive modificazioni ed integrazioni";
per quanto risulta agli interroganti il testo approvato viola sia la Costituzione, atteso che viene adottato con legge un provvedimento che andrebbe approvato in via amministrativa, sia la normativa nazionale e comunitaria di settore, ignorando del tutto le indicazioni dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sui tempi di caccia in relazione alla tutela nei periodi di migrazione;
tra le novità presenti nel testo vi è l'apertura della caccia alla minilepre, specie estranea alla fauna locale e presente soltanto perché incautamente sono stati liberati liberazioni animali d'allevamento negli anni passati; la caccia a questo animale, proprio per il fondato timore che favorirà altri episodi illeciti, è stata sconsigliata dall'Ispra. Tali episodi potrebbero aprire un terzo fronte di danni all'agricoltura portati dall'espansione della specie, come avvenuto, per gli stessi motivi, con cinghiali e caprioli;
la Regione Liguria non è nuova a tali iniziative, difatti nel giugno 2010 la Regione è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea per l'uso scorretto delle deroghe a cacciare uccelli protetti, mentre nel novembre 2010 un'altra legge ligure con cui si autorizzava la caccia dopo il tramonto è stata impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale per macroscopiche illegittimità;
troppe specie cacciate, troppo lunga la stagione per molte specie, troppo bracconaggio, poca disponibilità di dati e informazioni sono alcune delle criticità oggi in Italia alle quali le buone amministrazioni dovrebbero rispondere con una più rigorosa applicazione delle regole nazionali e comunitarie alla luce delle più recenti indicazioni scientifiche dell'ISPRA,
si chiede di sapere se il Governo non intenda, con urgenza, promuovere la questione di legittimità costituzionale della citata legge regionale recante il nuovo calendario venatorio pluriennale ligure.
(4-05327)
VITA, RUSCONI, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, SOLIANI, MARCUCCI, CERUTI, PROCACCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la legge 8 agosto 1985, n. 440, nota come legge Bacchelli, ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il fondo a favore di cittadini illustri che versano in stato di particolare necessità consentendo loro di poter usufruire di contributi vitalizi utili al loro sostentamento;
in particolare, l'articolo 1 della citata legge prevede che "Con proprio decreto, su conforme deliberazione del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Parlamento, può assegnare, a carico del Fondo di cui al precedente comma, un assegno straordinario vitalizio a favore dei cittadini, italiani di chiara fama, che abbiano illustrato la Patria con i meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari e che versino in stato di particolare necessità";
nel medesimo articolo è previsto inoltre che l'importo del vitalizio deve essere poi commisurato alle esigenze dell'interessato, fino ad un ammontare massimo di 100 milioni di vecchie lire;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 febbraio 2010 ha fissato i criteri e le modalità per la concessione dei benefici economici previsti dalla succitata legge; in particolare è stata introdotta la richiesta di documentazione che attesti la chiara fama ed i meriti acquisiti a livello nazionale ed internazionale, insieme a un dossier che provi lo stato di indigenza, che si verifica qualora il reddito non superi quello medio della popolazione italiana e in presenza di "circostanze di straordinaria ed obiettiva necessità economica che rendano insufficiente il reddito in godimento"; inoltre, l'importo massimo annuo è stato fissato a 24.000 euro e tale somma viene attribuita non più dal Presidente del Consiglio dei ministri bensì con decreto del Presidente della Repubblica;
considerato che il 30 maggio 2010 lo scrittore Gavino Ledda (l'autore di "Padre padrone") ha denunciato tramite le pagine del quotidiano "La Repubblica" un'ulteriore novità introdotta, in riferimento alla cosiddetta legge Bacchelli, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, secondo cui i beneficiari dell'assegno straordinario vitalizio sono tenuti ad inviare ogni mese alla Prefettura di competenza un certificato che attesti la loro esistenza in vita; inoltre sono state introdotte delle novità per le quali l'erogazione avverrà non più in anticipo e con rate di quattro o tre mesi all'anno, ma ogni fine mese,
si chiede di conoscere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle recenti novità introdotte in riferimento alla legge Bacchelli e quali siano le loro considerazioni in merito;
in particolare, se non ritengano che la disposizione che pone a carico di illustri cittadini italiani l'obbligo di presentare ogni mese un certificato di esistenza in vita per poter usufruire del beneficio economico di cui hanno diritto non solo sia di pessimo gusto ed umiliante, ma violi anche l'articolo 18 della legge n. 241 del 1990 laddove prevede che i documenti necessari ad una pubblica amministrazione per i provvedimenti che deve adottare sono acquisiti d'ufficio, sia che siano già in suo possesso, sia che siano detenuti da altre pubbliche amministrazioni;
se non ritengano doveroso, giusto, nonché più utile alla collettività procedere con la massima sollecitudine ad un rigoroso controllo fiscale nei confronti dei tanti evasori fiscali e dei finti invalidi che imperversano, anziché umiliare coloro i quali sono stati ritenuti meritevoli di particolare attenzione e cura dalle stesse istituzioni.
(4-05328)
SCANU, CRISAFULLI, NEGRI, PEGORER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:
da notizie pubblicate prima sul quotidiano "La Nuova Sardegna" e successivamente riprese anche da "La Repubblica", emerge che nel maggio 2011 un ingente carico d'armi sia stato trasferito a bordo di due normali navi passeggeri di linea della Saremar e della Tirrenia, dalla Sardegna a Civitavecchia;
l'arsenale, sequestrato nel 1994 nel Mediterraneo perché al centro di un traffico clandestino internazionale e destinato a rifornire le fazioni in lotta nella ex Jugoslavia, comprendeva materiale bellico sia leggero che pesante, tra cui, come segnalato dalle testate suindicate, anche missili terra-aria e razzi katiuscia;
dalla data del sequestro sino al maggio 2011, il materiale bellico sarebbe stato custodito nel deposito di Guardia del Moro, nell'arcipelago de La Maddalena;
il trasferimento delle armi su traghetti passeggeri invece che su naviglio militare appare con tutta evidenza trasgredire le più elementari condizioni di sicurezza,
si chiede di sapere:
per quale motivo e per quali finalità sia stato deciso il trasferimento delle armi sequestrate oltre 17 anni fa;
quale amministrazione abbia diretto l'intera operazione e deciso le modalità del trasporto;
se operazioni simili siano già state effettuate in precedenza;
quali siano le procedure previste per legge per questo genere di trasporto.
(4-05329)
CECCANTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 7 giugno 2011 la Corte costituzionale ha confermato lo spostamento operato dall'Ufficio centrale presso la Corte di cassazione del quesito referendario sul nucleare sulla nuova disciplina della materia nel frattempo approvata dal Parlamento, non ritenendola idonea ad interrompere la procedura referendaria ai sensi dell'articolo 39 della legge 25 maggio 1970, n. 352;
essendo nel frattempo iniziate le operazioni di voto per i cittadini italiani all'estero sul quesito precedente ed essendo impossibile inviare nuove schede col testo aggiornato in tempo per le operazioni di voto di domenica e lunedì 12 e 13 giugno e non essendo palesemente praticabile nessun'altra alternativa,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per assicurare che venga garantito il rispetto della volontà degli elettori che si è espressa su un quesito diverso ma che si presenta in chiara continuità di indirizzo con quello successivamente aggiornato.
(4-05330)
LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la Stazione zoologica "Anton Dohrn" di Napoli, fondata nel 1872, con lo scopo principale di raccogliere risultati scientifici in favore della teoria darwiniana di cui Dohrn era un acceso sostenitore, è attualmente un istituto di ricerca di diritto pubblico, dichiarato ente di notevole rilievo e ente nazionale di ricerca a carattere non strumentale, fornito di proprio statuto e di propri regolamenti;
il fine istituzionale della Stazione zoologica è la ricerca nel campo della biologia marina e la cooperazione scientifica nazionale ed internazionale. La Stazione zoologica inoltre concorre fortemente alla formazione di personale scientifico e tecnico, italiano e straniero. Il suo patrimonio culturale è costituito prevalentemente dall'acquario, dall'erbario, dalle biblioteche e dalla collezione zoologica. L'acquario pubblico, con le sue specie tipiche del golfo di Napoli, rappresenta un valido strumento educativo e scientifico;
in data 20 maggio 2011 il Ministero in indirizzo ha pubblicato l'avviso del comitato di selezione per le candidature a Presidente e a membri dei Consigli di amministrazione di nomina ministeriale per i 12 enti di ricerca pubblici sottoposti a riordino ai sensi del decreto legislativo n. 213 del 2009:
Consiglio nazionale delle ricerche (CNR): Presidente (art. 6 dello statuto) e due componenti del Consiglio di amministrazione (art. 7);
Azienda spaziale italiana (ASI): Presidente (art. 6 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 7);
Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN): due componenti del Consiglio direttivo (art. 12 dello statuto), uno dei quali andrà a far parte della Giunta esecutiva (art. 14, comma 3);
Istituto nazionale di astrofisica (INAF): Presidente (art. 5 dello statuto) e due componenti del Consiglio di amministrazione (art. 6);
Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV): Presidente (art. 5 dello statuto) e due componenti del Consiglio di amministrazione (art. 6);
Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (OGS): Presidente (art. 6 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 7);
Stazione zoologica "Anton Dohrn": Presidente (art. 6 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 7);
Istituto nazionale di ricerca meteorologica (INRIM): Presidente (art. 5 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 6);
Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste: Presidente (art. 6 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 7);
Istituto nazionale di alta matematica (INDAM): un componente del Consiglio di amministrazione (art. 5 dello statuto);
Museo storico della fisica e centro di studi e ricerce "Enrico Fermi": Presidente (art. 7 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 8);
Istituto italiano di studi germanici: Presidente (art. 4 dello statuto) e un componente del Consiglio di amministrazione (art. 5);
i vertici degli enti pubblici di ricerca sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e possono restare in carica per non più di due mandati. In particolare, in virtù degli statuti, il Presidente deve essere nominato tra eminenti studiosi delle discipline biologiche;
l'attuale presidente della Stazione zoologica, Roberto Di Lauro, presenterà domanda per la riconferma dell'incarico;
nella cinquina del comitato nazionale di valutazione del suo curriculum siede Gaetano Lombardi, docente dell'università "Federico II" di Napoli;
il Consiglio di amministrazione della Stazione zoologica è così composto:
Presidente: Roberto Di Lauro; membri: Eduardo Consiglio, Comune di Napoli; Giacobbe Ruocco, Provincia di Napoli; Gaetano Lombardi, Ministero dell'istruzione; Maurizio Lorenti, Stazione zoologica Anton Dohrn; Ortensio Zecchino, Ministero dell'istruzione; Patrizia De Angelis, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; Tommaso Russo, Regione Campania; Vincenzo Saggiomo, Stazione zoologica;
considerato che l'interrogante in un precedente atto di sindacato ispettivo (4-05231) aveva evidenziato, citando il decreto legislativo n. 213 del 2009 per cui sono stati adottati i nuovi statuti degli enti ricerca in vigore dal 1° maggio 2011, le anomalie relative alle iniziative del presidente dell'ASI, Enrico Saggese, per ottenere nuovamente l'incarico attraverso l'operato dell'avvocato Di Palma, che sarebbe stato censurato nella relazione ispettiva predisposta dal Ministero dell'economia e delle finanze sulla situazione amministrativo-gestionale dell'ASI in quanto svolgerebbe in più occasioni due ruoli: da un lato come esperto avrebbe dato parere favorevole all'operato di Saggese e poi come avvocato dello Stato avrebbe firmato una relazione a favore dello stesso Presidente;
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che l'attuale presidente Di Lauro abbia presentato domanda per vedere riconfermato il suo incarico e che Gaetano Lombardi sieda nel comitato nazionale di valutazione per la designazione dei componenti;
se il Governo non ritenga che la presenza di Gaetano Lombardi, docente della "Federico II", ma anche attuale componente del Consiglio d'amministrazione della stessa Stazione zoologica, nel comitato nazionale di valutazione dei candidati alla nomina di presidente dell'ente non configuri un palese conflitto di interessi e quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire la necessaria trasparenza e imparzialità nella designazione e nomina dei componenti dell'ente di ricerca.
(4-05331)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
risulta all'interrogante che presso l'Istituto tecnico economico "Giuseppe De Felice Giuffrida" di Catania, in data 7 maggio 2011, il professor Francaviglia Fabrizio veniva denunciato al dirigente scolastico per aver esibito il saluto fascista all'interno dei locali scolastici, rivolgendosi ai suoi interlocutori, per la maggior parte docenti e operatori, con l'appellativo di "camerati";
quando il dirigente scolastico, su sollecitazione dei presenti, chiedeva al professore di fornire spiegazioni, lo stesso giustificava il suo comportamento come un semplice scherzo che, a quanto risulta all'interrogante, prosegue indisturbato;
risulta all'interrogante che alla denuncia da parte del personale seguiva una comunicazione del dirigente scolastico dell'Istituto, professor Francesco Ficicchia, al dirigente dell'Ufficio XII - ambito territoriale di Catania e all'Ufficio scolastico regionale, ufficio III - disciplina di Palermo, nessuno dei quali, ad oggi, sembra aver disposto alcun tipo di provvedimento disciplinare in merito;
rilevato che:
il comportamento in oggetto, oltre ad essere in palese contrasto con i principi fondamentali espressi in Costituzione, nonché professionalmente inqualificabile, rientra tra gli atti sanzionati dall'art. 494 del decreto legislativo del 16 aprile 1994, n. 297, con la sospensione dall'insegnamento fino ad un mese per condotte non conformi alla responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione;
a parere dell'interrogante è pericoloso non stigmatizzare un simile atteggiamento, soprattutto in un contesto come quello scolastico in virtù della funzione educativa, oltre che didattica, svolta dai docenti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e, in caso affermativo, per quali motivi non sia ancora intervenuto o, diversamente, quali azioni intenda porre in essere.
(4-05332)
PEDICA, BELISARIO - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel 2008 il Ministero per i beni e le attività culturali decise di bandire una gara (pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea dell'11 ottobre 2008, n. 108, e Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana del 13 ottobre 2008, n. 119) per l'espletamento dei servizi di: (a) riordino e gestione informatizzata di archivi mediante acquisizione ed immissione dati, scansione di documenti e gestione centralizzata della documentazione elettronica acquisita; (b) supporto e monitoraggio nella sicurezza dei siti culturali; (c) comunicazione e promozione del patrimonio culturale;
all'esito della procedura pubblica, nel dicembre 2008, i progetti di cui trattasi furono affidati rispettivamente alle società "SMA - Sistemi per la meteorologia", "COFELY Progetti" e "MP Mirabilia", per una durata contrattuale di tre anni, previa verifica annuale delle relative disponibilità finanziarie;
i progetti a bando prevedevano, per le aziende aggiudicatarie, l'obbligo di assumere a tempo indeterminato circa 500 lavoratori provenienti dai bacini ex lavori socialmente utili (LSU) dello stesso Ministero, mentre altri, di medesima provenienza, avrebbero dovuto essere assunti direttamente dalla società pubblica "ALES" (originariamente costituita da un'altra azienda a capitale pubblico, "Italia Lavoro", e dal Ministero per i beni e le attività culturali, successivamente acquisita al 100 per cento dallo stesso Ministero);
per le prime due annualità, il 2009 ed il 2010, l'espletamento dei servizi (oggetto dei contratti sopra indicati) è regolarmente avvenuto;
anche per il 2011 il Ministero comunicava, con nota del 24 novembre 2010, l'intenzione di procedere al rinnovo annuale dei contratti (come da art. 3.2 dello stesso) e conseguentemente richiedeva alle aziende affidatarie di presentare la prevista documentazione, inclusa la fideiussione a garanzia e l'assicurazione RC;
le società rispondevano a tale nota ministeriale, manifestando l'assenso e consegnando la documentazione necessaria;
nel mese di gennaio 2011, ad attività avviate, il Ministero faceva informalmente sapere alle imprese che non sarebbe stato possibile rinnovare loro la prevista annualità contrattuale, a causa di un incredibile errore commesso dallo stesso Ministero, riguardante l'omesso invio alla Corte dei conti (per la necessaria registrazione) dei precedenti contratti per il 2009 ed il 2010;
conseguentemente, con una semplice comunicazione alle imprese interessate, il Ministero procedeva nel successivo mese di febbraio ad annullare i contratti per l'anno 2011;
analoga informazione veniva data anche alle organizzazioni sindacali di categoria, le quali manifestavano ufficialmente l'ampia preoccupazione per le conseguenze che presumibilmente avrebbero subito i lavoratori interessati alla vicenda;
il Ministero manifestava la volontà di sanare la difficile situazione determinatasi, procedendo al riconoscimento del debito per le annualità 2009 e 2010, mentre per il 2011 la stessa amministrazione si impegnava a bandire una nuova gara;
nelle more dell'espletamento delle procedure di gara, lo stesso Ministero rassicurava lavoratori ed imprese circa l'utilizzo delle stesse (tramite affidamento diretto) per il temporaneo espletamento dei servizi previsti nei mesi decorrenti per l'aggiudicazione della nuova gara, così assicurando la continuità del rapporto di lavoro del personale ex LSU interessato;
numerosi comunicati sindacali confermavano la volontà dell'Amministrazione di utilizzare detto percorso, che avrebbe consentito di limitare i problemi per le imprese, danneggiate al pari dei lavoratori;
il 24 febbraio 2011, in una riunione formalmente convocata presso il Ministero, veniva invece comunicato alle imprese che l'Amministrazione intendeva assumere i lavoratori ex LSU direttamente nella propria azienda inhouse ALES, proseguendo l'esecuzione dei contratti con la stessa società;
in conseguenza di ciò, dal 1° marzo 2011 oltre 400 lavoratori sono stati messi in cassa integrazione dalle tre imprese "SMA - Sistemi per la meteorologia", "COFELY Progetti" e "MP Mirabilia", che hanno scelto tale procedura d'intesa con i sindacati al fine di garantire ai dipendenti interessati il reddito minimo in attesa delle decisioni del Ministero, così evitando la ben peggiore soluzione del licenziamento collettivo;
anche Confcultura-Confindustria, il 1° marzo 2011, prendeva posizione in merito alla vicenda, criticando la soluzione annunciata dal Ministero il 24 febbraio 2011, ed inviava un esposto alla Autorità garante della concorrenza e del mercato ed alla Autorità di vigilanza sui contratti pubblici;
in un caotico accavallamento di iniziative e di ipotesi di soluzione contraddittorie, il Ministero convocava formalmente il 14 aprile 2011 una nuova riunione con le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese coinvolte nella vicenda per comunicare che, a causa dei tempi tecnici necessari per adempiere alle annunciate procedure di assunzione del personale nella ALES, l'Amministrazione intendeva riaffidare alle tre aziende per un tempo limitato (6 mesi) i contratti in questione, ricevendo l'adesione delle organizzazioni sindacali attraverso prese di posizione pubbliche ed appositi comunicati;
inopinatamente il successivo 24 maggio il Ministero ha convocato i sindacati, le tre imprese ed i rappresentanti della ALES: nel corso della riunione il Capo di Gabinetto, dottor Nastasi, ha comunicato la decisione di assumere tutti i lavoratori nella società ALES a partire dal 9 giugno ed entro il 30 settembre 2011, nonché di affidare direttamente alla stessa ALES i servizi già oggetto dei contratti sottoscritti con le imprese regolarmente e formalmente aggiudicatarie dei bandi di cui trattasi;
al termine di tale riunione, i sindacati hanno richiesto di menzionare nel verbale dell'incontro l'impegno formale del Ministero a procedere espressamente ad assunzioni a tempo indeterminato e, non ottenendo dall'Amministrazione risposte in tal senso, la CGIL ha deciso di non sottoscrivere lo stesso atto;
il Ministero, a completamento di tale estemporanea procedura, nel comunicare alle tre imprese coinvolte che non si procederà più nelle annunciate modalità di affidamento in via temporanea delle attività, ha richiesto alle stesse di rinnovare il trattamento di cassa integrazione (facendosi carico di tutti gli oneri aggiuntivi a ciò connessi) fino a quando la ALES non sarà in grado di completare le procedure di assunzione delle maestranze,
si chiede di sapere:
se la decisione del Ministero per i beni e le attività culturali di recedere dai contratti già in esecuzione, per le attività come esposte in premessa, sia legittima;
se la decisione del Ministero per i beni e le attività culturali di assumere personale, attraverso una propria società in house, sia in contrasto con le norme vigenti in materia di blocco delle assunzioni pubbliche di cui all'articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;
se la decisione del Ministero per i beni e le attività culturali di scegliere l'affidamento diretto di servizi alla ALES, derogatorio rispetto al metodo di scelta del contraente mediante gara pubblica richiesto dai principi comunitari a tutela della concorrenza e del mercato, sia stata presa nel pieno rispetto della normativa comunitaria, tenuto conto che la giurisprudenza comunitaria negli ultimi anni è a più riprese intervenuta con pronunce finalizzate a ridimensionare l'effettivo ricorso all'istituto dell'in house;
se la decisione assunta dal Ministero per i beni e le attività culturali escluda ogni eventuale effetto di riclassificazione della spesa della società ALES, tenuto conto che attualmente essa non fa parte del perimetro delle pubbliche amministrazioni ai fini del conto economico consolidato;
se sia stato rispettato in proposito l'orientamento della Corte dei conti, ricordando da ultimo quanto espresso dalla Sezione della Sardegna della stessa Corte il 31 maggio 2010 ("Qualora si ricorra ad un processo di esternalizzazione attraverso un processo di in house providing, lo schema societario utilizzato non è altro che una estensione operativa della P.A");
se l'assunzione di un così consistente numero di lavoratori (circa 500) non comporti oneri ulteriori a carico della pubblica amministrazione, tenuto conto che la stessa struttura organizzativa della società pubblica ALES dovrà essere consistentemente rafforzata in termini di management e organizzazione sul territorio (il personale è residente in 6 regioni del centro sud), per la gestione delle risorse umane;
se il contenzioso, che le imprese certamente avvieranno a causa dei danni conseguenti all'annullamento dei contratti e degli oneri che tuttora stanno sostenendo, ricadrà sul Ministero o più in generale sulla pubblica amministrazione e - in caso affermativo - se risultino già appostate le risorse sugli appositi capitoli di bilancio e, soprattutto, se sia stato valutato l'impatto previsto sulla dotazione finanziaria della pubblica amministrazione per gli anni futuri;
se il Governo intenda confermare la voce ricorrente, secondo cui i fondi destinati a sostenere questa operazione dissennata verranno sottratti ai fondi del Lotto già destinati ad interventi di restauro e conservazione, tema peraltro animatamente affrontato nell'ultimo Consiglio nazionale dei beni culturali, tale da essere rinviato alla seduta dello stesso Consiglio nazionale prevista per l'8 giugno 2011, in cui prevedibilmente saranno assunte le deliberazioni sull'argomento;
se siano note al Ministro per i beni e le attività culturali, insediatosi relativamente da poco tempo, le azioni attuate dai rappresentanti del suo Ministero in questa vicenda, a giudizio degli interroganti incredibile, che hanno avuto l'effetto di mandare oltre 400 lavoratori in cassa integrazione, ponendo in una situazione di grave crisi le società affidatarie, nonché di creare le premesse per un notevole contenzioso, considerate le modalità di interruzione dei contratti, e per l'avvio di numerose azioni di responsabilità.
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Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02178, della senatrice Fioroni e del senatore Agostini, sull'introduzione del pedaggio.