Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 261 del 05/12/2007

BRUTTI Massimo (PD-Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (PD-Ulivo). Signor Presidente, voteremo contro l'emendamento 1.27 perché siamo convinti che la soluzione più ragionevole al problema del quale pure questo emendamento si fa carico sia rappresentata dall'emendamento 1.300, presentato dal Governo.

Si fissa la data certa di ingresso per poi stabilire se sono trascorsi i tre mesi e se può attivarsi la valutazione del prefetto circa la insussistenza delle condizioni del diritto di soggiorno. Quindi, si fissa la data certa di ingresso per stabilire se può essere disposto il provvedimento di allontanamento che ha, come primo presupposto, il fatto che siano trascorsi tre mesi e, come secondo presupposto, l'accertamento che non vi siano le condizioni per l'esercizio del diritto di soggiorno fissate dalla direttiva europea e recepite dal decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30. Pensare, invece, ad un dovere di segnalazione della propria presenza sul territorio nazionale a fini di pubblica sicurezza, scaduti i tre mesi di soggiorno libero, significa introdurre una limitazione alla libertà di movimento e all'esercizio del diritto di soggiorno previsto dalla normativa europea, che è in netto contrasto con lo spirito e con la lettera della direttiva europea, recepita - ripeto - dal decreto legislativo n. 30 del 2007.

C'è un punto sul quale richiamo l'attenzione di tutti ed in particolare dei colleghi e dei Gruppi parlamentari che negli ultimi anni si sono maggiormente impegnati nel processo di formazione e di rafforzamento delle istituzioni europee, compresa la determinazione dei princìpi della Costituzione europea. Colleghi come Giuliano Amato, Gianfranco Fini e Lamberto Dini sono stati protagonisti di questo processo. Chiedo a tutti i colleghi di mantenersi coerenti e fedeli alle scelte che rappresentano un punto di riferimento cardinale e al di sopra delle parti per la politica estera del nostro Paese. Una scelta fondamentale è stata quella di condividere le direttive europee, il loro impianto, lo spirito che le anima, le norme che da esse derivano. Tra queste norme c'è anche quella che stabilisce le condizioni del diritto di soggiorno: la direttiva europea dà al prefetto un potere discrezionale di valutazione che deve essere volto anche ad accertare se vi sono, nonostante il fatto che lo straniero manchi di reddito, condizioni di integrazione per cui si può non ricorrere al provvedimento di allontanamento. In questo quadro, credo che la segnalazione della propria presenza sul territorio nazionale italiano non possa essere prevista, se non come un onere finalizzato all'esercizio del diritto di soggiorno nelle due forme diverse: quella anteriore ai tre mesi di permanenza e quella che si prevede successivamente ai primi tre mesi di permanenza.

Pertanto l'emendamento 1.27 non è condivisibile, mentre è preferibile conseguire lo stesso risultato e lo stesso obiettivo, anche in termini di potenziale tutela della sicurezza, attraverso l'emendamento presentato dal Governo.