Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 261 del 05/12/2007
Azioni disponibili
VALDITARA - Al Ministro dell'università e della ricerca - Premesso che:
il programma "Rientro dei Cervelli", inaugurato dal decreto ministeriale 26 gennaio 2001, n. 13, e confermato con il decreto ministeriale 20 marzo 2003, n. 501, e il decreto ministeriale 1° febbraio 2005, n. 18, ha rappresentato per sei anni un'iniziativa di grande significato, finalizzata a richiamare ricercatori italiani e stranieri che abbiano svolto ricerca di alto profilo e acquisito specifiche competenze presso istituzioni universitarie e di ricerca estere;
il programma si colloca nell'ambito delle direttive europee per la mobilità e il reinserimento dei giovani ricercatori e rappresenta un tentativo concreto - al pari di altri, posti in essere da tempo in Paesi come gli USA, il Canada e la Spagna - di rendere l'Università italiana attraente agli occhi di quei ricercatori che i Paesi stranieri avevano già saputo attrarre e valorizzare, riconoscendone i meriti;
come recita il decreto ministeriale 1° febbraio 2005, l'iniziativa «oltre a permettere un'offerta formativa didattica e di ricerca altamente specialistica, offre altresì ai giovani ricercatori italiani impegnati all'estero, l'opportunità di un definitivo rientro nel proprio paese»;
questa coraggiosa operazione segnava la volontà di riconsiderare alcune modalità di funzionamento del sistema accademico, adottando quelle procedure di reclutamento rapide, trasparenti e meritocratiche, che da sempre rendono competitivi Università e centri di ricerca stranieri: il senso di tutto ciò sembrava essere la coscienza - e ancor più l'ammissione - che l'eccellenza trova il suo riscontro nel riconoscimento internazionale;
sulla base di queste normative, il Governo e le Università italiani hanno proposto ai ricercatori di rientrare e di mettere a disposizione degli Atenei le competenze acquisite all'estero, con l'obiettivo di promuovere programmi di ricerca innovativi e di supportare allo stesso tempo l'attività didattica delle Facoltà e dei Dipartimenti;
per l'assegnazione dei contratti e a garanzia della qualità scientifica dei candidati, è stata istituita dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un'apposita commissione che, sulla base di valutazioni di referee internazionali, ha condotto una rigorosa selezione delle proposte, basata sui curricula e sui progetti di ricerca presentati;
pur consapevoli di lasciare condizioni di lavoro vantaggiose e ambiti di ricerca spesso molto stimolanti, i ricercatori hanno risposto positivamente; attualmente svolgono compiti di docenza e di ricerca a tempo pieno; hanno introdotto progetti di ricerca spesso innovativi e creato gruppi di lavoro competitivi, favorendo allo stesso tempo il processo di internazionalizzazione del sistema universitario italiano;
il Ministero, riconoscendo l'importanza di questo programma, ha continuato negli anni a supportare l'iniziativa: ne è prova la legge 4 novembre 2005, n. 230, sul riordino del reclutamento dei professori universitari;
la legge citata, all'articolo 1, comma 9, dichiara possibile «la chiamata diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all'estero, che abbiano conseguito all'estero una idoneità accademica di pari livello ovvero che, sulla base dei medesimi requisiti, abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un periodo di docenza nelle università italiane»;
un ulteriore segno della volontà politica di sostenere e difendere la stabilizzazione definitiva dei "cervelli" è rappresentato dal decreto ministeriale 28 marzo 2006, n. 207, sulla ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO), che ha destinato 3.000.000 di euro al cofinanziamento - fino al 95% delle spese (art. 5) - della chiamata diretta da parte delle Facoltà;
il comunicato stampa emanato dal Ministero il 10 maggio 2006 precisa che «in seguito al decreto 13/2001, che ha permesso a partire da tale anno l'inserimento in Italia con contratti a termine di oltre 460 studiosi, è stata data quest'anno priorità alla loro stabilizzazione. Nel corso del dibattito politico che aveva portato all'approvazione della legge 230/2005 era stata infatti sottolineata da più parti la necessità di assicurare a questi studiosi uno stabile inserimento nel sistema universitario attraverso forme di reclutamento ordinario. Il Ministero ha riservato la somma di tre milioni di euro per consentire alla singole università chiamate dirette degli studiosi che avevano già usufruito dei provvedimenti per il rientro dei cervelli. Questo finanziamento consentirà l'inserimento stabile di almeno 300 studiosi che hanno già sperimentato presso le università italiane attività di docenza e di ricerca qualificate»;
un secondo decreto sulla ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (8 maggio 2007, n. 246) aveva peraltro dimezzato le somme destinate al cofinanziamento della chiamata diretta, riducendole a 1.500.000 euro;
tutto ciò premesso, in due anni si è consentita la stabilizzazione di soli 50 dei 466 "cervelli" rientrati; pochi altri sono in attesa da mesi del nulla osta ministeriale, cui è subordinata la chiamata: ancora in regolare servizio a tempo pieno presso le proprie Università, molti di essi attualmente non percepiscono stipendio (essendo finito il periodo di contratto quadriennale), in una situazione inaccettabile per la loro dignità di persone e di studiosi;
nonostante le tante dichiarazioni di principio e gli impegni assunti, si sta verificando un sostanziale gravissimo blocco del programma cui tutti i ricercatori hanno aderito;
a parere dell'interrogante, si tratta di una questione che merita attenzione e risposte puntuali: accade infatti che, da un lato, si vengono a bloccare le chiamate di chi, pur avendo avuto all'estero ruoli del tutto assimilabili a quelli dei professori associati o ordinari, non ha una precisa equipollenza, data l'enorme differenza dei sistemi accademici vigenti nei tanti Paesi da cui provengono i "cervelli"; dall'altro, l'impossibilità di ricorrere alla chiamata diretta per la qualifica di ricercatore universitario esclude di fatto numerosi ricercatori rientrati, che, per le situazioni delle loro Facoltà, potrebbero essere inquadrati nel ruolo di ricercatore;
la situazione rimane estremamente critica: ciò che allarma è la constatazione che invece di affrontare questi aspetti con le necessarie modifiche o integrazioni alle disposizioni esistenti, si sta operando per rendere la legge 230/2005 di fatto inapplicabile, non rinnovando i finanziamenti per la chiamata diretta per i prossimi anni;
il Ministero, più volte interpellato, lascia intendere che nuovi orientamenti politici spingerebbero all'abolizione della chiamata diretta, a favore di una modifica sostanziale della legge 230/2005;
nulla impedisce di ripensare l'intero programma, ma l'abolizione dei finanziamenti sarebbe estremamente grave, soprattutto nei confronti di quegli studiosi rientrati dall'estero che hanno iniziato il proprio servizio presso un'Università italiana successivamente alle prime tornate. Questi non potrebbero infatti usufruire delle medesime opportunità di cui hanno goduto (anche se in misura limitata) i colleghi più anziani, che hanno avuto il tempo di consolidare con le proprie facoltà quel rapporto fiduciario che è presupposto necessario della chiamata. O che semplicemente sono arrivati prima degli altri al termine dei quattro anni di contratto, in tempo per fruire delle disposizioni in vigore e dei relativi finanziamenti;
ciò rappresenta una palese violazione del principio di uguaglianza, essendo tutti i ricercatori partecipanti ad un medesimo programma ministeriale ed essendo tutti rientrati con le stesse prospettive e sulla base delle stesse regole. Regole e prospettive che hanno anche indotto alcuni di loro a rinunciare a gratificanti proposte venute da istituzioni estere durante questi anni di contratto in Italia;
in questa situazione, anche quando vi sia pieno sostegno di Facoltà e Dipartimenti interessati alla stabilizzazione, molti di loro sono e saranno costretti - come alcuni hanno già fatto - a mettere le proprie competenze nuovamente a disposizione di Università estere, rendendo del tutto inutili preziosi anni di collaborazione scientifica e di insegnamento. Giova anche considerare l'evidente spreco del denaro pubblico finora investito - oltre 80.000.000 euro, ad un calcolo approssimativo;
proprio nei giorni scorsi è stata riaperta la procedura di proposta di contratto a tempo determinato, che consentirà ad altri studiosi di rientrare in Italia, nelle medesime condizioni dei precedenti, senza alcun nuovo chiarimento di quelle che saranno le sorti delle persone che vi aderiscono,
l'interrogante chiede di sapere:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative volte a prevedere che venga innanzi tutto mantenuto un fondo di finanziamento dedicato alla stabilizzazione dei "cervelli", così come stanziato nei Fondi di finanziamento ordinario 2006 e 2007, per garantire a tutti i ricercatori rientrati fino al 2006 stesse opportunità e parità di trattamento. La presenza di incentivi negli esercizi finanziari futuri è infatti necessaria affinché le Università continuino una politica coerente di inquadramento stabile degli studiosi, richiamati dall'estero col programma in atto, che si siano dimostrati competenti ed adeguati a ricoprire stabilmente il ruolo di docente universitario e che siano valutati come tali non solo a livello locale, ma anche nazionale (secondo quanto prevede la normativa in vigore che dispone una valutazione del Consiglio universitario nazionale e il nulla osta del Ministero);
al fine di non impedire alle Università di avvalersi delle più ampie possibilità di effettuare chiamate dirette al livello di tutte e tre le qualifiche accademiche vigenti in Italia, se non ritenga di adottare provvedimenti che consentano la chiamata diretta anche nel ruolo di ricercatore universitario (come previsto nella versione originale del decreto ministeriale del 4 aprile 2002), lasciando così alle singole Facoltà e al Consiglio universitario nazionale la scelta del ruolo da proporre per le chiamate.
(4-03165)