Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 261 del 05/12/2007
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RAME - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e della previdenza sociale - Premesso che:
alla fine dell'anno 1989 vengono ultimati gli stabili di via Montecassiano 78 a Roma di proprietà dell'INPDAP;
nell'aprile 1991 iniziano le consegne dei primi appartamenti dello stabile;
già dall'anno seguente la consegna degli immobili, iniziano a verificarsi i primi problemi strutturali: crepe, piccoli cedimenti, rotture di tubature. Tutto ciò si protrae durante l'intero arco del decennio "di garanzia" del costruttore. I danni vengono segnalati da vari condomini all'INPDAP (con raccomandate a.r.), ma gli interventi da parte dell'ente risultano essere solo dei palliativi (stuccatura delle crepe). I vari solleciti dei condomini, le cui abitazioni subiscono continui danni nel tempo, rimangono inascoltati. Cominciano a scoppiare le tubature idriche di quasi tutti gli appartamenti dei primi piani e qualche altro nei piani superiori, e le ditte che si sono alternate (il costruttore è sempre stato esentato) evidenziano sempre la cattiva esecuzione delle opere. In questo periodo c'era la garanzia decennale del costruttore (unico responsabile della vicenda), garanzia di cui l'INPDAP non avrebbe mai voluto servirsi per rivalersi sul costruttore, anzi l'avrebbe lasciata scadere nonostante le ripetute segnalazioni dei dissesti degli inquilini nel periodo utile;
nel corso dell'anno 2001 contemporaneamente alle segnalazioni dei dissesti, gli inquilini, preoccupati, si vedevano costretti a fare intervenire varie volte i Vigili del fuoco;
nell'ottobre 2001 l'INPDAP comunica ai condomini di via Montecassiano l'intenzione di dismettere gli immobili;
alla fine del 2001 in risposta alla lettera dell'ente, i condomini di alcune palazzine rinnovano i dubbi sulla stabilità degli immobili e dopo estenuanti sollecitazioni l'INPDAP (attraverso la Romeo Gestioni SpA) incarica gli ing. Giardina e Lapenna di eseguire una perizia sullo stabile di via Montecassiano 78;
il 17 febbraio 2002 gli ing. Giardina e Lapenna consegnano all'ente la perizia che si conclude con la frase: "Alla luce di quanto sopra la struttura della palazzina C1 non risulta conforme a quanto richiesto dalla vigente normativa e di conseguenza non garantisce i livelli di sicurezza compatibili con le funzioni che deve svolgere";
nel marzo 2002 il Consiglio d'amministrazione dell'INPDAP discute la questione delle dismissioni dello stabile di via Montecassiano e, in base ai numerosi dubbi sollevati riguardo la sicurezza delle palazzine (la perizia degli ing. Giardina e Lapenna era chiara), viene paventata l'ipotesi di sgombero, rimandandone a un successivo Consiglio d'amministrazione le modalità;
la Commissione stabili pericolanti del Comune di Roma viene interpellata con la richiesta di intervento, riguardo alla quale detta Commissione si rappresenta assolutamente non competente;
l'11 settembre 2002 l'INPDAP dismette gli immobili di via Montecassiano, con l'impegno (specificato nell'atto di compravendita, dopo accesa discussione e lite in sede di rogito notarile) di eseguire lavori per il ripristino di terrazzi e lastrici solari;
nel settembre 2002 l'INPDAP incarica l'ing. Biggi di eseguire delle indagini e la redazione di un progetto;
nell'ottobre 2002 interviene l'Ufficio stabili pericolanti del Comune di Roma che con determinazione dirigenziale n. 544 ordina all'INPDAP la messa in sicurezza di tutta la struttura e l'estensione di verifiche statiche anche agli elementi portanti (e non solo sui terrazzi);
il 28 dicembre 2002 l'ing. Biggi consegna all'ente un progetto/perizia in cui mette in risalto errori di costruzione, di progettazione, mancanza di ferro, materiali scadenti eccetera, ma conclude dicendo che "il metodo più economico sia quello di realizzare lungo tutto il perimetro dei balconi di ciascun edificio una serie di nuovi pilastri in acciaio" ed allega al progetto un manuale di manutenzione a vita dei nuovi pilastri. Detto progetto prevede, tra l'altro, che periodicamente - circa ogni 2 anni - una ditta specializzata venga incaricata, fra le altre cose, di stringere i bulloni di collegamento delle strutture e tutto ciò a spese dei proprietari;
dal 2003 al 2005 i proprietari cercano, invano, di avere notizie sul progetto e sollecitano l'ente a dare seguito agli impegni presi (lavori eseguiti entro 9 mesi dalla consegna del progetto) e dopo molte richieste la Dirigente del patrimonio su ordine del Presidente dell'ente fa consegnare ai condomini copia su supporto magnetico del progetto Biggi. Durante questo periodo le condizioni degli stabili deterioravano sempre più e i danni già gravi aumentavano anche all'interno degli appartamenti e dal progetto Biggi ci si aspettava il ripristino all'origine (danni interni ed esterni). Ma la visione del progetto faceva chiaramente capire che i danni rimanevano tutti e ci si limitava al solo ingabbiamento in una struttura metallica delle palazzine atta solo a contenere eventuali ulteriori cedimenti e addirittura prevede cicli di manutenzione a vita delle strutture in metallo (corrosione strutture, serraggio bulloni, eccetera);
nel marzo 2003 un nuovo intervento dell'Ufficio stabili pericolanti di Roma constata la mancata ottemperanza dell'INPDAP alla determinazione dirigenziale 544 del 14 ottobre 2002 e incarica la segreteria dello stesso ufficio di inoltrare tutta la documentazione al 5° gruppo di Polizia municipale per la denuncia penale nei riguardi dell'INPDAP ai sensi dell'art. 677 del codice penale e ordinando all'Ufficio tecnico del V Municipio gli adempimenti secondo artt. 56 e 94 del regolamento edilizio;
il progetto viene contestato dai condomini e viene richiesta una relazione ad una società specializzata (Tarso Engineering srl), la quale, nella persona dell'ing. Viscomi, mette in evidenza la pericolosità dello stabile di via Montecassiano 78, e considera pericoloso il progetto dell'ing. Biggi "in quanto non risultano verificati i coefficienti di sicurezza richiesti dalla normativa vigente (…) per zone dichiarate sismiche (quale è Roma)" chiarendo che detto progetto non può essere eseguito a causa della sua pericolosità;
alla luce del giudizio espresso dall'ing. Viscomi, il condominio di via Montecassiano diffida l'INPDAP dall'eseguire l'appalto dei lavori secondo il progetto Biggi;
proprio per evidenziare la situazione, il condominio incarica l'ing. Viscomi della redazione del fascicolo del fabbricato, previsto per legge;
tale fascicolo evidenzia (a conferma della relazione Giardina e Lapenna e in gran parte della relazione dell'ing. Biggi) lo stato di pericolo delle palazzine in tutte le loro parti strutturali, segnalando agli uffici tecnici del Comune competenti per materia la necessità di porre sotto controllo e monitoraggio dell'intera struttura. Nel citato fascicolo viene inoltre evidenziata la completa mancanza di tutti i collaudi previsti per legge sulle palazzine (fra i quali la mancanza di due importantissimi e vitali collaudi come il collaudo statico, necessario per avere l'abitabilità, e il collaudo delle fogne, che risultano non a norma, e per le quali non risulta essere mai stato chiesto l'allaccio alla fogna principale, e sottodimensionate). Detto fascicolo del fabbricato oltre ad essere firmato dal tecnico ing. Viscomi è stato depositato al Comune che lo accetta nella consapevolezza delle problematiche esposte. Si evidenzia che il Comune di Roma non ha posto in essere nessuna iniziativa atta a tutelare e prevenire ogni forma di pericolo derivante dalla situazione evidenziata;
l'ente ignora la diffida e appalta il progetto alla ditta A.R.B. International e nel febbraio 2006 hanno inizio i lavori nella palazzina C1;
quando iniziano i lavori c'era un tremendo dubbio in quanto esistono tre perizie, quella Giardina (dell'INPDAP) che attesta seri problemi di stabilità, quella Biggi (dell'INPDAP) che riconosce seri problemi, anche se arriva a dire che non ci sono imminenti pericoli, e la più importante dell'ing. Viscomi (del condominio);
le vibrazioni causate dal trapano ad alta velocità usato dalla A.R.B. (che inizia a perforare i muri di contenimento nei garage) causa dei preoccupanti cedimenti (ulteriori crepe, crollo di un pezzo di cornicione eccetera). Gli inquilini della palazzina si rivolgono allora all'incaricato dei lavori e chiedono: a) la messa in sicurezza dello stabile, b) la documentazione tecnico-amministrativa per l'esecuzione dei lavori. La richiesta dei condomini riscontra un secco diniego da parte del responsabile dei lavori;
i condomini della palazzina si rivolgono direttamente alla Circoscrizione per richiedere la documentazione che la ditta appaltatrice non ha voluto fornire (era nel diritto dei condomini richiedere tale documentazione in quanto proprietari dell'immobile). Alla luce di tale richiesta ci si "rende conto" che la DIA (dichiarazione inizio lavori) è stata data con il silenzio assenso e che mancano documenti essenziali come il "collaudo statico" ed il "titolo di proprietà" (assenso dei proprietari) e una completa verifica statica degli immobili. La DIA viene sospesa immediatamente dallo stesso Ufficio tecnico del Comune di Roma. Interviene anche l'Ufficio stabili pericolanti che, vista la DIA, richiede ulteriori accertamenti e una nuova verifica statica sugli immobili all'INPDAP;
l'INPDAP ricorre al TAR del Lazio che annulla la sospensione dell'ordinanza del Comune (che sospendeva i lavori) in quanto lo stesso Comune non si costituisce al TAR;
nel maggio 2005 la Segreteria stabili pericolanti invia al 5° gruppo di Polizia municipale i documenti per la citata denuncia alla Procura della Repubblica. Su richiesta dei condomini il Presidente del V Municipio convoca gli interessati agli stabili pericolanti, la commissione tecnica del V Municipio, alcuni inquilini e il comandante del 5° gruppo di Polizia municipale;
il 2 novembre 2006 la A.R.B. comunica che i lavori sarebbero iniziati il 6 novembre nella palazzina D. I condomini, visto quanto successo con la palazzina C1, richiedono al responsabile di tali lavori la stessa documentazione tecnico-amministrativa richiesta in precedenza dai condomini della palazzina C1. All'ennesimo diniego da parte del responsabile, pur consentendo alla ditta di entrare nel condominio per i lavori, viene richiesto l'intervento dei Carabinieri per prendere atto del dissenso dei condomini sull'esecuzione dei lavori. Quando i Carabinieri arrivano gli operai sono dentro il condominio con i loro mezzi e stanno sistemando l'area di cantiere. A questo punto la ditta abbandona lo stabile;
nel giugno 2007 dopo vari tentativi di mediazione, senza giungere ad una soluzione idonea alle parti, l'INPDAP cita in giudizio la maggior parte dei condomini di via Montecassiano chiedendo i danni per 1.180.000 euro compresi 500.000 euro di danni di immagine per essersi i condomini rivolti alla stampa;
l'attuale situazione degli stabili è veramente allarmante, i cedimenti sono continui, la messa in sicurezza fatta dall'INPDAP sembra essere del tutto insufficiente,
l'interrogante chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di come l'INPDAP intenda:
a) risolvere definitivamente le questioni sollevate in premessa relativamente alla messa in sicurezza degli stabili di via Montecassiano 78 a Roma in cui vivono 124 famiglie;
b) rivalersi, anche per i vizi occulti, nei confronti del costruttore e/o dei responsabili per le carenze di natura statica e strutturale che evidenziano le palazzine di via Montecassiano 78.
(4-03161)