Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 261 del 05/12/2007
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PASETTO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il 3 dicembre 2007 si è consumata l'ennesima tragedia del mare con un peschereccio, il "Costantino II", affondato in mare dinnanzi alla costa di Anzio;
il "Costantino II" era uscito in mare per la seconda volta nella giornata nonostante le condizioni meteorologiche proibitive, con vento forte e mare agitato;
le condizioni in cui gli operatori lavorano sono sempre più a rischio perché le imprese sono costrette ad affrontare una grave crisi economica e sociale che con l'emergenza del caro gasolio è divenuta insostenibile;
è necessario dare risposte concrete e adeguate alle esigenze di tutela della sicurezza dei lavoratori della pesca,
si chiede di sapere:
quali provvedimenti siano previsti da parte del Governo per fronteggiare l'emergenza del caro gasolio e quali altri interventi a medio e lungo termine siano in programma;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario prevedere una normativa ritagliata sulle specifiche peculiarità dell'organizzazione del lavoro nel settore ittico, oggi associato in maniera impropria al settore del trasporto marittimo;
se non ritenga necessario prevedere norme di sicurezza adeguate alle peculiarità e specificità dei pescherecci e dei diversi sistemi di pesca.
(4-03159)
SODANO - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
si apprende da articoli di stampa che da circa vent'anni, nel comune di Castelmauro, in provincia di Campobasso, esiste un deposito illegale di scorie nucleari provenienti da industrie e strutture sanitarie, situato nel centro città, nella cantina di un'abitazione privata;
il Centro applicazioni nucleari ricerche e controlli, con sede e laboratori a Termoli, gestisce il sito dal 19 dicembre 1979 con un semplice nulla osta del medico provinciale;
lo scantinato di via Palazzo n. 6 ospita circa 2.000 bidoni tossici e radioattivi da 50 litri l'uno, oramai corrosi dall'umidità con evidente rischio di fuoriuscite radioattive;
l'ARPA Molise ha riscontrato un campo di radiazione superiore al limite previsto dalla normativa vigente in relazione all'esposizione massima ammissibile per la popolazione;
il 21 aprile 2006 il Capo della Protezione civile ha invitato l'amministrazione regionale a comunicare ogni elemento utile alla valutazione della situazione, ma ancora non è stata data risposta alla sua richiesta;
già nel 1987, la Direzione della sicurezza dell'ENEA, a seguito di ispezione, aveva evidenziato che nel deposito rifiuti erano accatastati in maniera incontrollabile circa 4.000 fusti privi della dovute indicazioni;
nel corso degli anni, tutti gli interventi volti alla rimozione del deposito di scorie nucleari, compresi i provvedimenti della Prefettura di Campobasso, non hanno avuto seguito,
si chiede di sapere:
quali interventi si intendano intraprendere al fine di bonificare questo sito illegale;
quali iniziative si vogliano mettere in atto al fine di realizzare uno studio epidemiologico sulla popolazione locale;
se al Governo non sembri opportuno ricostruire la storia dell'intera vicenda individuando eventuali responsabilità.
(4-03160)
RAME - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e della previdenza sociale - Premesso che:
alla fine dell'anno 1989 vengono ultimati gli stabili di via Montecassiano 78 a Roma di proprietà dell'INPDAP;
nell'aprile 1991 iniziano le consegne dei primi appartamenti dello stabile;
già dall'anno seguente la consegna degli immobili, iniziano a verificarsi i primi problemi strutturali: crepe, piccoli cedimenti, rotture di tubature. Tutto ciò si protrae durante l'intero arco del decennio "di garanzia" del costruttore. I danni vengono segnalati da vari condomini all'INPDAP (con raccomandate a.r.), ma gli interventi da parte dell'ente risultano essere solo dei palliativi (stuccatura delle crepe). I vari solleciti dei condomini, le cui abitazioni subiscono continui danni nel tempo, rimangono inascoltati. Cominciano a scoppiare le tubature idriche di quasi tutti gli appartamenti dei primi piani e qualche altro nei piani superiori, e le ditte che si sono alternate (il costruttore è sempre stato esentato) evidenziano sempre la cattiva esecuzione delle opere. In questo periodo c'era la garanzia decennale del costruttore (unico responsabile della vicenda), garanzia di cui l'INPDAP non avrebbe mai voluto servirsi per rivalersi sul costruttore, anzi l'avrebbe lasciata scadere nonostante le ripetute segnalazioni dei dissesti degli inquilini nel periodo utile;
nel corso dell'anno 2001 contemporaneamente alle segnalazioni dei dissesti, gli inquilini, preoccupati, si vedevano costretti a fare intervenire varie volte i Vigili del fuoco;
nell'ottobre 2001 l'INPDAP comunica ai condomini di via Montecassiano l'intenzione di dismettere gli immobili;
alla fine del 2001 in risposta alla lettera dell'ente, i condomini di alcune palazzine rinnovano i dubbi sulla stabilità degli immobili e dopo estenuanti sollecitazioni l'INPDAP (attraverso la Romeo Gestioni SpA) incarica gli ing. Giardina e Lapenna di eseguire una perizia sullo stabile di via Montecassiano 78;
il 17 febbraio 2002 gli ing. Giardina e Lapenna consegnano all'ente la perizia che si conclude con la frase: "Alla luce di quanto sopra la struttura della palazzina C1 non risulta conforme a quanto richiesto dalla vigente normativa e di conseguenza non garantisce i livelli di sicurezza compatibili con le funzioni che deve svolgere";
nel marzo 2002 il Consiglio d'amministrazione dell'INPDAP discute la questione delle dismissioni dello stabile di via Montecassiano e, in base ai numerosi dubbi sollevati riguardo la sicurezza delle palazzine (la perizia degli ing. Giardina e Lapenna era chiara), viene paventata l'ipotesi di sgombero, rimandandone a un successivo Consiglio d'amministrazione le modalità;
la Commissione stabili pericolanti del Comune di Roma viene interpellata con la richiesta di intervento, riguardo alla quale detta Commissione si rappresenta assolutamente non competente;
l'11 settembre 2002 l'INPDAP dismette gli immobili di via Montecassiano, con l'impegno (specificato nell'atto di compravendita, dopo accesa discussione e lite in sede di rogito notarile) di eseguire lavori per il ripristino di terrazzi e lastrici solari;
nel settembre 2002 l'INPDAP incarica l'ing. Biggi di eseguire delle indagini e la redazione di un progetto;
nell'ottobre 2002 interviene l'Ufficio stabili pericolanti del Comune di Roma che con determinazione dirigenziale n. 544 ordina all'INPDAP la messa in sicurezza di tutta la struttura e l'estensione di verifiche statiche anche agli elementi portanti (e non solo sui terrazzi);
il 28 dicembre 2002 l'ing. Biggi consegna all'ente un progetto/perizia in cui mette in risalto errori di costruzione, di progettazione, mancanza di ferro, materiali scadenti eccetera, ma conclude dicendo che "il metodo più economico sia quello di realizzare lungo tutto il perimetro dei balconi di ciascun edificio una serie di nuovi pilastri in acciaio" ed allega al progetto un manuale di manutenzione a vita dei nuovi pilastri. Detto progetto prevede, tra l'altro, che periodicamente - circa ogni 2 anni - una ditta specializzata venga incaricata, fra le altre cose, di stringere i bulloni di collegamento delle strutture e tutto ciò a spese dei proprietari;
dal 2003 al 2005 i proprietari cercano, invano, di avere notizie sul progetto e sollecitano l'ente a dare seguito agli impegni presi (lavori eseguiti entro 9 mesi dalla consegna del progetto) e dopo molte richieste la Dirigente del patrimonio su ordine del Presidente dell'ente fa consegnare ai condomini copia su supporto magnetico del progetto Biggi. Durante questo periodo le condizioni degli stabili deterioravano sempre più e i danni già gravi aumentavano anche all'interno degli appartamenti e dal progetto Biggi ci si aspettava il ripristino all'origine (danni interni ed esterni). Ma la visione del progetto faceva chiaramente capire che i danni rimanevano tutti e ci si limitava al solo ingabbiamento in una struttura metallica delle palazzine atta solo a contenere eventuali ulteriori cedimenti e addirittura prevede cicli di manutenzione a vita delle strutture in metallo (corrosione strutture, serraggio bulloni, eccetera);
nel marzo 2003 un nuovo intervento dell'Ufficio stabili pericolanti di Roma constata la mancata ottemperanza dell'INPDAP alla determinazione dirigenziale 544 del 14 ottobre 2002 e incarica la segreteria dello stesso ufficio di inoltrare tutta la documentazione al 5° gruppo di Polizia municipale per la denuncia penale nei riguardi dell'INPDAP ai sensi dell'art. 677 del codice penale e ordinando all'Ufficio tecnico del V Municipio gli adempimenti secondo artt. 56 e 94 del regolamento edilizio;
il progetto viene contestato dai condomini e viene richiesta una relazione ad una società specializzata (Tarso Engineering srl), la quale, nella persona dell'ing. Viscomi, mette in evidenza la pericolosità dello stabile di via Montecassiano 78, e considera pericoloso il progetto dell'ing. Biggi "in quanto non risultano verificati i coefficienti di sicurezza richiesti dalla normativa vigente (…) per zone dichiarate sismiche (quale è Roma)" chiarendo che detto progetto non può essere eseguito a causa della sua pericolosità;
alla luce del giudizio espresso dall'ing. Viscomi, il condominio di via Montecassiano diffida l'INPDAP dall'eseguire l'appalto dei lavori secondo il progetto Biggi;
proprio per evidenziare la situazione, il condominio incarica l'ing. Viscomi della redazione del fascicolo del fabbricato, previsto per legge;
tale fascicolo evidenzia (a conferma della relazione Giardina e Lapenna e in gran parte della relazione dell'ing. Biggi) lo stato di pericolo delle palazzine in tutte le loro parti strutturali, segnalando agli uffici tecnici del Comune competenti per materia la necessità di porre sotto controllo e monitoraggio dell'intera struttura. Nel citato fascicolo viene inoltre evidenziata la completa mancanza di tutti i collaudi previsti per legge sulle palazzine (fra i quali la mancanza di due importantissimi e vitali collaudi come il collaudo statico, necessario per avere l'abitabilità, e il collaudo delle fogne, che risultano non a norma, e per le quali non risulta essere mai stato chiesto l'allaccio alla fogna principale, e sottodimensionate). Detto fascicolo del fabbricato oltre ad essere firmato dal tecnico ing. Viscomi è stato depositato al Comune che lo accetta nella consapevolezza delle problematiche esposte. Si evidenzia che il Comune di Roma non ha posto in essere nessuna iniziativa atta a tutelare e prevenire ogni forma di pericolo derivante dalla situazione evidenziata;
l'ente ignora la diffida e appalta il progetto alla ditta A.R.B. International e nel febbraio 2006 hanno inizio i lavori nella palazzina C1;
quando iniziano i lavori c'era un tremendo dubbio in quanto esistono tre perizie, quella Giardina (dell'INPDAP) che attesta seri problemi di stabilità, quella Biggi (dell'INPDAP) che riconosce seri problemi, anche se arriva a dire che non ci sono imminenti pericoli, e la più importante dell'ing. Viscomi (del condominio);
le vibrazioni causate dal trapano ad alta velocità usato dalla A.R.B. (che inizia a perforare i muri di contenimento nei garage) causa dei preoccupanti cedimenti (ulteriori crepe, crollo di un pezzo di cornicione eccetera). Gli inquilini della palazzina si rivolgono allora all'incaricato dei lavori e chiedono: a) la messa in sicurezza dello stabile, b) la documentazione tecnico-amministrativa per l'esecuzione dei lavori. La richiesta dei condomini riscontra un secco diniego da parte del responsabile dei lavori;
i condomini della palazzina si rivolgono direttamente alla Circoscrizione per richiedere la documentazione che la ditta appaltatrice non ha voluto fornire (era nel diritto dei condomini richiedere tale documentazione in quanto proprietari dell'immobile). Alla luce di tale richiesta ci si "rende conto" che la DIA (dichiarazione inizio lavori) è stata data con il silenzio assenso e che mancano documenti essenziali come il "collaudo statico" ed il "titolo di proprietà" (assenso dei proprietari) e una completa verifica statica degli immobili. La DIA viene sospesa immediatamente dallo stesso Ufficio tecnico del Comune di Roma. Interviene anche l'Ufficio stabili pericolanti che, vista la DIA, richiede ulteriori accertamenti e una nuova verifica statica sugli immobili all'INPDAP;
l'INPDAP ricorre al TAR del Lazio che annulla la sospensione dell'ordinanza del Comune (che sospendeva i lavori) in quanto lo stesso Comune non si costituisce al TAR;
nel maggio 2005 la Segreteria stabili pericolanti invia al 5° gruppo di Polizia municipale i documenti per la citata denuncia alla Procura della Repubblica. Su richiesta dei condomini il Presidente del V Municipio convoca gli interessati agli stabili pericolanti, la commissione tecnica del V Municipio, alcuni inquilini e il comandante del 5° gruppo di Polizia municipale;
il 2 novembre 2006 la A.R.B. comunica che i lavori sarebbero iniziati il 6 novembre nella palazzina D. I condomini, visto quanto successo con la palazzina C1, richiedono al responsabile di tali lavori la stessa documentazione tecnico-amministrativa richiesta in precedenza dai condomini della palazzina C1. All'ennesimo diniego da parte del responsabile, pur consentendo alla ditta di entrare nel condominio per i lavori, viene richiesto l'intervento dei Carabinieri per prendere atto del dissenso dei condomini sull'esecuzione dei lavori. Quando i Carabinieri arrivano gli operai sono dentro il condominio con i loro mezzi e stanno sistemando l'area di cantiere. A questo punto la ditta abbandona lo stabile;
nel giugno 2007 dopo vari tentativi di mediazione, senza giungere ad una soluzione idonea alle parti, l'INPDAP cita in giudizio la maggior parte dei condomini di via Montecassiano chiedendo i danni per 1.180.000 euro compresi 500.000 euro di danni di immagine per essersi i condomini rivolti alla stampa;
l'attuale situazione degli stabili è veramente allarmante, i cedimenti sono continui, la messa in sicurezza fatta dall'INPDAP sembra essere del tutto insufficiente,
l'interrogante chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di come l'INPDAP intenda:
a) risolvere definitivamente le questioni sollevate in premessa relativamente alla messa in sicurezza degli stabili di via Montecassiano 78 a Roma in cui vivono 124 famiglie;
b) rivalersi, anche per i vizi occulti, nei confronti del costruttore e/o dei responsabili per le carenze di natura statica e strutturale che evidenziano le palazzine di via Montecassiano 78.
(4-03161)
QUAGLIARIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, degli affari esteri e dell'interno - Premesso che:
nel luglio 2007 un cittadino montenegrino, Zivko Vujadinovic, di professione calciatore veniva arrestato dalla Polizia di frontiera in esecuzione di un presunto mandato di arresto che sarebbe stato emesso a fini estradizionali, ma che mai era stato reso noto ad alcuna autorità italiana;
per più di due mesi, dall'Italia non si sarebbe provveduto a chiedere (o direttamente da parte della magistratura competente alle autorità serbe, o indirettamente tramite i Ministeri della giustizia e degli affari esteri) la formale esibizione - comunicazione - del testo del provvedimento finora meramente "alfanumerico";
invece di tale provvedimento, al di là dei termini legalmente previsti e con atipiche modalità, ci si sarebbe avvalsi della trasmissione di una sorta di richiesta di estradizione, la quale per molti versi sembra tale da configurare l'ipotesi di vero e proprio "falso ideologico";
alla luce di simili aspetti di procedura e di merito della vicenda giudiziaria ed amministrativa, l'Italia rischia di vedersi infliggere dalla Corte europea di Strasburgo una pesante condanna per aver violato "inviolabili" diritti umani (alla libertà personale e alla difesa), riconosciuti e garantiti dalla Convenzione europea sui diritti umani a tutti gli individui in quanto tali,
l'interrogante chiede di sapere se si ritenga opportuno e necessario ricostruire termini, fasi, responsabilità di quanto verificatosi in questi mesi con evidente pregiudizio dei diritti del cittadino montenegrino ed altrettanto evidente pregiudizio dell'identità di Stato democratico dell'Italia.
(4-03162)
TURIGLIATTO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione - Premesso che:
con un'interrogazione presentata da diversi rappresentanti in Consiglio provinciale in merito alla situazione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA), veniva richiesto all'Assessorato all'ambiente della Provincia di Brescia quali informazioni avesse acquisito rispetto alle difficoltà di organico, di risorse e carichi di lavoro avanzate in merito all'ARPA di Brescia, e quali azioni si pensasse di intraprendere affinché questo ufficio (ARPA di Brescia), seconda realtà per importanza in Lombardia, possa essere messo in condizione di lavorare al meglio e di raccogliere le sollecitazioni delle amministrazioni e della cittadinanza;
nella stessa interrogazione si chiedeva di conoscere le iniziative che si intendono intraprendere per rilanciare l'azione delle Agenzie per l'ambiente, tenendo conto di esigenze quali, ad esempio, la necessità di avere più punti di presenza sul territorio;
gli interroganti richiedevano inoltre all'ARPA di Brescia una relazione annuale sullo stato di salute dell'ambiente bresciano, in considerazione della convenzione approvata fra la Provincia di Brescia e l'ARPA di quella città per il triennio 2004-2006, convenzione che aveva un costo di 360.000 euro per attività di controllo che l'ARPA avrebbe dovuto svolgere a supporto degli uffici dell'Area ambiente;
al contrario, l'ARPA non è riuscita nemmeno a svolgere le attività commissionate dalla Provincia con conseguenti fatture per 120.000 euro, non ancora liquidate dal settore ambiente in quanto il lavoro sui rifiuti non risulta eseguito, così come risulta non eseguito il controllo, per 20.000 euro, in materia di acque;
in passato sono state presentate diverse interrogazioni al Ministro dell'ambiente e al Ministro della funzione pubblica sul caso specifico dell'ARPA di Brescia per le opportune verifiche in base alle rispettive competenze in materia di tutela ambientale e di gestione della funzione pubblica, senza però che i Ministri competenti abbiano fornito ad oggi concrete risposte,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza si intendano adottare ai fini di attivare una sollecita verifica sulla gestione tecnica ed amministrativa dell'ARPA di Brescia e sulle sue eventuali carenze, e quali provvedimenti si intendano porre in essere al fine di eliminare gli inconvenienti più volte lamentati.
(4-03163)
MANZIONE - Ai Ministri delle comunicazioni e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
Adusbef, una delle associazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, iscritta all'albo delle associazioni dei consumatori ed utenti presso il CNCU (Consiglio nazionale dei consumatori ed utenti), ex lege 281/1998, attuale Codice del consumo, ha denunciato nei giorni scorsi una gravissima violazione delle elementari norme di correttezza, vero e proprio fondamento della deontologia professionale, che impone ad un giornalista, specie del servizio pubblico Rai pagato dal canone dei cittadini, di prevedere un confronto tra diverse posizioni: nel caso di specie era necessario un contraddittorio tra Abi e consumatori in merito alla delicata vertenza della portabilità dei mutui violata da ben 10 mesi dalle banche, durante la trasmissione "Ballarò" condotta da Giovanni Floris, nella puntata del 20 novembre 2007 alle ore 21,20 andata in onda su Raitre; a questo proposito l'Adusbef ha chiesto una puntata riparatoria;
secondo l'associazione, il conduttore di Ballarò, amabilmente definito da Marco Travaglio "Il Vespino del centrosinistra", avrebbe superato se stesso nella faziosità e nel disprezzo delle ragioni dei cittadini, specie di 3,2 milioni di mutuatari a tasso variabile a rischio di insolvenza proprio per precise responsabilità delle banche, offrendo al dott. Massimo Roccia, responsabile del consorzio Patti Chiari dell'Abi, due spot a tutto campo e senza alcun contraddittorio o doverose domande, per contrastare la propaganda degli istituti di credito in merito ai tassi, alla surroga, alla portabilità dei mutui, ad Asteimmobili;
il dott. Giovanni Floris ha consentito al rappresentante dell'Abi di lanciare, a parere dell'interrogante, due lunghi spot pubblicitari senza alcun contraddittorio, in violazione di elementari regole di deontologia e correttezza professionale, in merito ai tassi di interesse allineati all'Europa (in realtà sarebbero più alti di un punto), alla convenienza dei tassi variabili, che hanno gettato sul lastrico milioni di famiglie, rispetto ai tassi fissi, alla portabilità dei mutui che verrebbe fatta, unico caso in Europa, in 15 giorni, mentre non viene applicata dalla quasi totalità delle banche; ad Asteimmobili, finanziata dall'Abi con l'importo di 3, 4 milioni di euro, come risulta dall'atto di convenzione con il Ministero della giustizia stipulato il 23 novembre 2006;
sarebbero state ravvisate, nelle dichiarazioni senza contraddittorio dell'Abi, quattro fandonie "propagandistiche" a giudizio dell'interrogante, senza alcun fondamento reale: in merito ai tassi praticati sui mutui, che sarebbero secondo l'Abi sostanzialmente allineati al resto d'Europa, mentre secondo i dati BCE, sono più alti di 1,06 punti (5,96% contro 4,90%) e costano ai mutuatari ben 22.000 euro in più su ogni contratto di 100.000 euro; sulla portabilità dei mutui, che si esegue, unico caso in Europa in 15 giorni, mentre nella realtà migliaia di cittadini aspettano invano da febbraio 2007, data in cui è entrato in vigore il decreto Bersani, di surrogare o rinegoziare il proprio mutuo per poter far fronte alle rate e non mandare le case all'asta; sulla supposta convenienza dei tassi variabili consigliati dalle banche a 3,2 milioni di mutuatari (il 91%) su 3,5 milioni invece di irripetibili tassi fissi, che non venivano proprio erogati, mentre le rate sono aumentate del 40-50% e hanno posto a rischio insolvenza ben 1,9 milioni di famiglie; sulla bontà di Asteimmobili, partecipata da Abi e banche per gestire la pubblicità dei fallimenti, già oggetto di altra interrogazione al Ministero della giustizia per possibile conflitto di interessi, nonostante il decreto Bersani non fosse applicato dalle banche, come è a tutti noto, sia dagli articoli di stampa, che dalle dichiarazioni del Presidente dell'Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) Antonio Catricalà, infine dalla stessa risoluzione della VI Commissione permanente (Finanze) della Camera dei deputati approvata all'unanimità, che impegna il Governo a far applicare la legge senza alcun onere per i consumatori,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti, di propria specifica competenza, intenda intraprendere il Governo per riparare a quelle che appaiono come aperte violazioni del pluralismo dell'informazione, che hanno certamente creato grave danno e pregiudizio irreparabile agli utenti-ascoltatori che, se prestassero fede alle fandonie propagandistiche dell'Abi, sarebbero indotti a stipulare ancora mutui con tassi variabili, con gravissimo pregiudizio alla loro capacità economica di restituire i prestiti alle banche;
se non si ritenga doveroso far predisporre, nella prossima puntata utile di Ballarò, una rettifica alla totale disinformazione offerta dal signor Massimo Roccia dell'Abi, con il concorso palese del conduttore, che ha chiuso platealmente lo spot finto dell'Abi, chiamando la pubblicità vera, senza offrire alcuna possibilità di replica neppure ad alcuni ospiti presenti in studio.
(4-03164)
VALDITARA - Al Ministro dell'università e della ricerca - Premesso che:
il programma "Rientro dei Cervelli", inaugurato dal decreto ministeriale 26 gennaio 2001, n. 13, e confermato con il decreto ministeriale 20 marzo 2003, n. 501, e il decreto ministeriale 1° febbraio 2005, n. 18, ha rappresentato per sei anni un'iniziativa di grande significato, finalizzata a richiamare ricercatori italiani e stranieri che abbiano svolto ricerca di alto profilo e acquisito specifiche competenze presso istituzioni universitarie e di ricerca estere;
il programma si colloca nell'ambito delle direttive europee per la mobilità e il reinserimento dei giovani ricercatori e rappresenta un tentativo concreto - al pari di altri, posti in essere da tempo in Paesi come gli USA, il Canada e la Spagna - di rendere l'Università italiana attraente agli occhi di quei ricercatori che i Paesi stranieri avevano già saputo attrarre e valorizzare, riconoscendone i meriti;
come recita il decreto ministeriale 1° febbraio 2005, l'iniziativa «oltre a permettere un'offerta formativa didattica e di ricerca altamente specialistica, offre altresì ai giovani ricercatori italiani impegnati all'estero, l'opportunità di un definitivo rientro nel proprio paese»;
questa coraggiosa operazione segnava la volontà di riconsiderare alcune modalità di funzionamento del sistema accademico, adottando quelle procedure di reclutamento rapide, trasparenti e meritocratiche, che da sempre rendono competitivi Università e centri di ricerca stranieri: il senso di tutto ciò sembrava essere la coscienza - e ancor più l'ammissione - che l'eccellenza trova il suo riscontro nel riconoscimento internazionale;
sulla base di queste normative, il Governo e le Università italiani hanno proposto ai ricercatori di rientrare e di mettere a disposizione degli Atenei le competenze acquisite all'estero, con l'obiettivo di promuovere programmi di ricerca innovativi e di supportare allo stesso tempo l'attività didattica delle Facoltà e dei Dipartimenti;
per l'assegnazione dei contratti e a garanzia della qualità scientifica dei candidati, è stata istituita dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un'apposita commissione che, sulla base di valutazioni di referee internazionali, ha condotto una rigorosa selezione delle proposte, basata sui curricula e sui progetti di ricerca presentati;
pur consapevoli di lasciare condizioni di lavoro vantaggiose e ambiti di ricerca spesso molto stimolanti, i ricercatori hanno risposto positivamente; attualmente svolgono compiti di docenza e di ricerca a tempo pieno; hanno introdotto progetti di ricerca spesso innovativi e creato gruppi di lavoro competitivi, favorendo allo stesso tempo il processo di internazionalizzazione del sistema universitario italiano;
il Ministero, riconoscendo l'importanza di questo programma, ha continuato negli anni a supportare l'iniziativa: ne è prova la legge 4 novembre 2005, n. 230, sul riordino del reclutamento dei professori universitari;
la legge citata, all'articolo 1, comma 9, dichiara possibile «la chiamata diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all'estero, che abbiano conseguito all'estero una idoneità accademica di pari livello ovvero che, sulla base dei medesimi requisiti, abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un periodo di docenza nelle università italiane»;
un ulteriore segno della volontà politica di sostenere e difendere la stabilizzazione definitiva dei "cervelli" è rappresentato dal decreto ministeriale 28 marzo 2006, n. 207, sulla ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO), che ha destinato 3.000.000 di euro al cofinanziamento - fino al 95% delle spese (art. 5) - della chiamata diretta da parte delle Facoltà;
il comunicato stampa emanato dal Ministero il 10 maggio 2006 precisa che «in seguito al decreto 13/2001, che ha permesso a partire da tale anno l'inserimento in Italia con contratti a termine di oltre 460 studiosi, è stata data quest'anno priorità alla loro stabilizzazione. Nel corso del dibattito politico che aveva portato all'approvazione della legge 230/2005 era stata infatti sottolineata da più parti la necessità di assicurare a questi studiosi uno stabile inserimento nel sistema universitario attraverso forme di reclutamento ordinario. Il Ministero ha riservato la somma di tre milioni di euro per consentire alla singole università chiamate dirette degli studiosi che avevano già usufruito dei provvedimenti per il rientro dei cervelli. Questo finanziamento consentirà l'inserimento stabile di almeno 300 studiosi che hanno già sperimentato presso le università italiane attività di docenza e di ricerca qualificate»;
un secondo decreto sulla ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario (8 maggio 2007, n. 246) aveva peraltro dimezzato le somme destinate al cofinanziamento della chiamata diretta, riducendole a 1.500.000 euro;
tutto ciò premesso, in due anni si è consentita la stabilizzazione di soli 50 dei 466 "cervelli" rientrati; pochi altri sono in attesa da mesi del nulla osta ministeriale, cui è subordinata la chiamata: ancora in regolare servizio a tempo pieno presso le proprie Università, molti di essi attualmente non percepiscono stipendio (essendo finito il periodo di contratto quadriennale), in una situazione inaccettabile per la loro dignità di persone e di studiosi;
nonostante le tante dichiarazioni di principio e gli impegni assunti, si sta verificando un sostanziale gravissimo blocco del programma cui tutti i ricercatori hanno aderito;
a parere dell'interrogante, si tratta di una questione che merita attenzione e risposte puntuali: accade infatti che, da un lato, si vengono a bloccare le chiamate di chi, pur avendo avuto all'estero ruoli del tutto assimilabili a quelli dei professori associati o ordinari, non ha una precisa equipollenza, data l'enorme differenza dei sistemi accademici vigenti nei tanti Paesi da cui provengono i "cervelli"; dall'altro, l'impossibilità di ricorrere alla chiamata diretta per la qualifica di ricercatore universitario esclude di fatto numerosi ricercatori rientrati, che, per le situazioni delle loro Facoltà, potrebbero essere inquadrati nel ruolo di ricercatore;
la situazione rimane estremamente critica: ciò che allarma è la constatazione che invece di affrontare questi aspetti con le necessarie modifiche o integrazioni alle disposizioni esistenti, si sta operando per rendere la legge 230/2005 di fatto inapplicabile, non rinnovando i finanziamenti per la chiamata diretta per i prossimi anni;
il Ministero, più volte interpellato, lascia intendere che nuovi orientamenti politici spingerebbero all'abolizione della chiamata diretta, a favore di una modifica sostanziale della legge 230/2005;
nulla impedisce di ripensare l'intero programma, ma l'abolizione dei finanziamenti sarebbe estremamente grave, soprattutto nei confronti di quegli studiosi rientrati dall'estero che hanno iniziato il proprio servizio presso un'Università italiana successivamente alle prime tornate. Questi non potrebbero infatti usufruire delle medesime opportunità di cui hanno goduto (anche se in misura limitata) i colleghi più anziani, che hanno avuto il tempo di consolidare con le proprie facoltà quel rapporto fiduciario che è presupposto necessario della chiamata. O che semplicemente sono arrivati prima degli altri al termine dei quattro anni di contratto, in tempo per fruire delle disposizioni in vigore e dei relativi finanziamenti;
ciò rappresenta una palese violazione del principio di uguaglianza, essendo tutti i ricercatori partecipanti ad un medesimo programma ministeriale ed essendo tutti rientrati con le stesse prospettive e sulla base delle stesse regole. Regole e prospettive che hanno anche indotto alcuni di loro a rinunciare a gratificanti proposte venute da istituzioni estere durante questi anni di contratto in Italia;
in questa situazione, anche quando vi sia pieno sostegno di Facoltà e Dipartimenti interessati alla stabilizzazione, molti di loro sono e saranno costretti - come alcuni hanno già fatto - a mettere le proprie competenze nuovamente a disposizione di Università estere, rendendo del tutto inutili preziosi anni di collaborazione scientifica e di insegnamento. Giova anche considerare l'evidente spreco del denaro pubblico finora investito - oltre 80.000.000 euro, ad un calcolo approssimativo;
proprio nei giorni scorsi è stata riaperta la procedura di proposta di contratto a tempo determinato, che consentirà ad altri studiosi di rientrare in Italia, nelle medesime condizioni dei precedenti, senza alcun nuovo chiarimento di quelle che saranno le sorti delle persone che vi aderiscono,
l'interrogante chiede di sapere:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga di assumere urgenti iniziative volte a prevedere che venga innanzi tutto mantenuto un fondo di finanziamento dedicato alla stabilizzazione dei "cervelli", così come stanziato nei Fondi di finanziamento ordinario 2006 e 2007, per garantire a tutti i ricercatori rientrati fino al 2006 stesse opportunità e parità di trattamento. La presenza di incentivi negli esercizi finanziari futuri è infatti necessaria affinché le Università continuino una politica coerente di inquadramento stabile degli studiosi, richiamati dall'estero col programma in atto, che si siano dimostrati competenti ed adeguati a ricoprire stabilmente il ruolo di docente universitario e che siano valutati come tali non solo a livello locale, ma anche nazionale (secondo quanto prevede la normativa in vigore che dispone una valutazione del Consiglio universitario nazionale e il nulla osta del Ministero);
al fine di non impedire alle Università di avvalersi delle più ampie possibilità di effettuare chiamate dirette al livello di tutte e tre le qualifiche accademiche vigenti in Italia, se non ritenga di adottare provvedimenti che consentano la chiamata diretta anche nel ruolo di ricercatore universitario (come previsto nella versione originale del decreto ministeriale del 4 aprile 2002), lasciando così alle singole Facoltà e al Consiglio universitario nazionale la scelta del ruolo da proporre per le chiamate.
(4-03165)
BARELLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la chiesa di "Santa Maria Santissima del Giardino", sita in Tuturano (Brindisi) e costruita nel 1598 in muratura a secco in aperta campagna, è una delle più antiche ed interessanti testimonianze di edilizia di culto;
la stessa è una valida espressione di architettura sacra sia per l'articolazione costruttiva e per gli arredi che per le significative prove di arte scultorea e pittorica che vanno dal medioevo alla prima metà del settecento;
la chiesa è in notevole stato di degrado e, quindi, in attesa di restauro;
nonostante la messa in sicurezza e ristrutturazione siano state già inserite nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Brindisi, i lavori non sono mai iniziati e le condizioni della struttura peggiorano di giorno in giorno tanto che il 1° maggio 2007 i Vigili del fuoco hanno apposto i sigilli;
in passato l'Ufficio dei beni ecclesiastici della Curia, proprietaria della chiesa, ha tentato di reperire i fondi per il restauro attraverso i Programmi operativi regionali, ma le richieste di inserimento non sono state accolte;
i funzionari della Soprintendenza alle belle arti di Brindisi hanno constatato l'effettivo valore artistico,
si chiede di sapere:
quali misure di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per consentire l'immediato avvio dei lavori di restauro della chiesa di "Santa Maria Santissima del Giardino" di Tuturano, così da evitare la sua irrimediabile distruzione;
se sussistano delle responsabilità e a chi debbano essere imputate.
(4-03166)