Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 261 del 05/12/2007
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ROSSI Fernando - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'Italia è l'unico paese nell'Unione europea che considera gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti non biodegradabili come "risorse rinnovabili" (legge 9 gennaio 1991, n. 10, con atto amministrativo Cip 6). Fin dal 1991 si sono sottratte risorse alle energie rinnovabili, per devolvere sovvenzioni ingiustificate a petrolieri e gestori di impianti di incenerimento, attribuendo la dicitura di energie "assimilate" alle energie non rinnovabili. La X Commissione permanente (Attività produttive) della Camera dei deputati nel novembre 2003 aveva quantificato questa sottrazione virtuale di risorse in circa 30 miliardi di euro, sottrazione che è avvenuta attraverso l'applicazione nella bolletta ENEL della componente A3, e che senza quest'onere improprio che grava esclusivamente sui cittadini, le tariffe elettriche sarebbero più leggere del 7% (sulle bollette ENEL, ad esempio, viene indicata la componente A3: "costruzione impianti fonti rinnovabili");
l'uso improprio di fondi, idealmente riservati agli impianti per energia rinnovabile, ha prodotto lo stato di arretratezza in cui si trova attualmente l'Italia. A fine 2002 la diffusione di impianti fotovoltaici era infatti di 0,38 watt per abitante in Italia, di 1,64 watt per abitante in Olanda, di 2,67 watt per abitante in Svizzera, di 3,37 watt per abitante in Germania e di 5 watt per abitante in Giappone (oltre 13 volte di più, in un paese molto meno soleggiato). Per l'energia eolica in Germania, nel 2002, il 2,7% dell'energia è stata prodotta col vento, mentre in Italia appena lo 0,4%;
la direttiva europea 2001/77/CE del 27 settembre 2001 sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità mira a promuovere lo sviluppo di energia pulita e il rispetto degli obiettivi nazionali di consumo di energia elettrica da rinnovabili conformi all'obiettivo indicativo globale fissato per l'Unione europea dal Protocollo di Kyoto;
la Commissione europea, per mezzo della Commissaria ai trasporti ed energia Loyola de Palacio, ha affermato che "la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile" e che "le disposizioni specifiche della disciplina comunitaria relative agli aiuti destinati alle fonti energetiche rinnovabili sono applicabili soltanto alle fonti rinnovabili che rispondono alla definizione dell'articolo 2 della direttiva 2001/77/Ce (energia eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas);
alcune organizzazioni internazionali (tra cui il WWF) hanno già chiesto alla Commissione europea di avviare una procedura d'infrazione a carico dello Stato italiano perché l'art. 17 del decreto legislativo 387/2003 viola le disposizioni della direttiva 2001/77/CE, sulla "promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità";
sarebbe necessario ricondurre gli incentivi pubblici agli scopi indicati dalla direttiva europea 2001/77/CE e cioè per sviluppare energia pulita, eliminando le distorsioni che incentivano occultamente le fonti fossili, al punto tale che negli ultimi due anni i sussidi alle fonti "assimilate" sono arrivati a ben 11 miliardi di euro,
si chiede di sapere se il Governo non intenda emanare urgentemente delle normative volte ad eliminare definitivamente quelle distorsioni nell'erogazione dei citati incentivi pubblici alle fonti non integralmente rinnovabili (come previsto peraltro dallo stesso programma del Governo Prodi), provvedendo a sovvenzionare solamente gli interventi utili ai cittadini ed alle piccole e medie imprese.
(3-01103)