Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

RAME (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, una donna, Giovanna Reggiani, è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità?

La stampa internazionale, a seguito dell'emanazione del decreto-legge sulla sicurezza, è uscita con titoli allarmistici. "Liberation": «Rumeni cacciati dall'Italia: il decreto di espulsione adottato con urgenza, per calmare le polemiche dopo l'assassinio di Giovanna Reggiani»; "The Independent": foto con alcuni rom cacciati da Roma con un grande titolo "Espulsi! Banditi!"; "Financial Times": "L'Italia espelle i rumeni"; "Le Monde": "Romfobia".

Odio e sospetto alimentano giudizi assai facili. Da stranieri a rumeni, da rumeni a rom, da rom a ladri, assassini o molestatori, il passo è assai breve.

Omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi degli ultimi vent'anni, mentre sono in forte crescita i reati commessi in famiglia o per ragioni passionali. Il rapporto EURES-ANSA 2005 "L'omicidio volontario in Italia" e l'indagine ISTAT 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne dai 14 anni in su ha subìto violenza nel corso della propria vita e il responsabile, sette volte su dieci, è il padre, il marito o il convivente: «La famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso meno a rischio-stupro delle camere da letto». Come scrive Ida Dominijanni su "il Manifesto": "L'assassino ha spesso le chiavi di casa".

L'adesione della Romania all'Unione Europea ha suscitato molte inquietudini in Europa occidentale; buona parte dei rumeni emigrati si sono trasferiti in Spagna e in Italia sono arrivate 537.000 persone delle minoranze rom, tzigana e sinti.

Secondo i leader della comunità rom, un milione e mezzo di persone sono emigrate per fuggire alla discriminazione subita in patria. Certo, in Italia si trovano a vivere di espedienti che a volte finiscono per diventare azioni criminose ed è dunque giusto che il Governo abbia per obiettivo la sicurezza della cittadinanza e per questo è doveroso porvi rimedio con il totale rispetto delle norme vigenti. Ma non dimentichiamo che la colpevolizzazione di un'etnia è stata storicamente il primo passo per giustificare un genocidio e che la sicurezza è garantita dalla cultura della legalità e dalla certezza del diritto e della pena, senza però negare accoglienza, solidarietà e tutela dei diritti umani. (Applausi dai Gruppi PD-Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Livi Bacci. Ne ha facoltà.