Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

PELLEGATTA (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, Ion Cazacu, quarantenne piastrellista rumeno, ingegnere, morì il 16 aprile del 2000 dopo un mese di agonia; aveva gravi ustioni su tutto il corpo. Un mese prima, a Gallarate, aveva chiesto, insieme ad alcuni compagni di lavoro, un incontro al suo "padroncino", un piccolo imprenditore edile. Ion era stufo di lavorare in nero e cercava di essere assunto. La discussione diventò presto un brutto litigio. L'imprenditore perse la testa, prese una tanica di benzina, la versò addosso all'uomo e gli dette fuoco. Fu un omicidio, come confermato da sentenza definitiva.

Ho voluto, in questa sede autorevole, ricordare quella vicenda tragica perché è stato visibile nelle scorse settimane il rischio che un intero popolo dovesse subire un giudizio frettoloso e sommario, in ragione della responsabilità di un suo singolo componente. Si tratta di un rischio al quale fortunatamente siamo riusciti a sfuggire, pur di fronte alla ferocia del gesto di quel singolo, sul quale pesa una colpa inemendabile, come l'assassinio di Giovanna Reggiani.

Insieme a Ion vorrei ricordare allora quei migranti che, con dignità e fatica, contribuiscono a produrre la ricchezza di tutti, a costruire le nostre case, ad avere cura dei nostri figli, a badare ai nostri anziani. Troppe volte i diritti di questi uomini e donne vengono negati. Sicurezza e diritti sono due facce della stessa medaglia e può destare preoccupazione la scelta, presa sull'onda di un dramma, di scindere questi due aspetti.

Se oggi affrontiamo, con l'urgenza imposta dallo strumento del decreto, solo l'aspetto della sicurezza, dobbiamo avere la consapevolezza che l'altro provvedimento in arrivo, il cosiddetto pacchetto sicurezza, dovrà pensare a forme più forti e valide di integrazione ed esigibilità dei diritti. L'unica strada per affermare l'unità di quei due valori è la responsabilità individuale dei comportamenti.

Uno dei limiti della cosiddetta legge Bossi-Fini sta proprio nella criminalizzazione preventiva, che elude la responsabilità individuale. Si tratta di una criminalizzazione che ben si esemplifica nell'istituzione dei Centri di permanenza temporanea (CPT), luoghi di detenzione senza processo. Per questo non è irrilevante ricordare come sia stata proprio una donna romena a denunciare l'assassino di Giovanna Reggiani, anche contro alcuni suoi compagni di campo.

La promozione dei diritti e la costruzione di una coesione sociale tra cittadini italiani e migranti, siano essi extracomunitari o comunitari, rappresentano la parte fondativa di un'azione volta a garantire una maggiore sicurezza per tutti.

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Negri. Ne ha facoltà.