Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007
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MANTOVANO (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, la direttiva n. 38 del 2004 - abbiamo poc'anzi ascoltato l'intervento del suo relatore al Parlamento europeo - manifesta un intento ed un filo conduttore, quello cioè di tutelare il cittadino comunitario dalle eventuali restrizioni di Stati membri dell'Unione Europea alla libera circolazione e al suo diritto orientato in tal senso. L'intento, quindi, non è quello di tutelare gli Stati membri dagli eventuali illeciti o dalle eventuali violazioni delle regole da parte dei cittadini comunitari di altri Stati.
La direttiva, pertanto, è orientata ad un profilo di cittadino comunitario che è ben individuato, cioè ad un soggetto che, entrando in un altro Stato, che non è il suo ma che è nei confini dell'Unione Europea, si fa identificare ed inizia a lavorare o comunque inizia una vita di relazione fondandosi su redditi leciti. Non è un caso che, quando si parla di allontanamento nelle ipotesi ordinarie di questo cittadino comunitario, la direttiva prevede un allontanamento per cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno. Il termine "cessazione" fa riferimento ad un diritto di soggiorno e non a quello di mero ingresso, evidentemente già maturato e non più attuale in virtù del venir meno di uno dei requisiti dei quali in precedenza però era in possesso.
Il decreto-legge in esame, quanto meno nelle intenzioni che ne hanno accompagnato il varo, è orientato ad un altro profilo di cittadino comunitario, che è appena lambito dalla direttiva, in particolare dal paragrafo 5 dell'articolo 5 (che non a caso non è stato recepito dal decreto legislativo n. 30 del febbraio scorso). L'ipotesi che l'Assemblea del Senato deve prendere in considerazione è quella di una fascia di comunitari che non hanno alcuna intenzione di farsi riconoscere, di rispettare le regole, di lavorare legalmente, ma hanno intenzione di vivere ai margini, venendo coinvolti nello sfruttamento in nero o addirittura nella criminalità.
Per questo il decreto ci soddisfa molto parzialmente e, come abbiamo fatto in Commissione (e sono lieto che il presidente Bianco abbia dato atto degli intenti e del lavoro costruttivo che il centro-destra ha svolto in quella sede), confermiamo in Aula lo stesso intento costruttivo e propositivo e puntiamo a migliorare un assetto, quello del decreto-legge, che se rimanesse così come è uscito dal Consiglio dei ministri non potrebbe conseguire lo scopo di prendere in adeguata considerazione questa figura.
Noi riteniamo anzitutto che ci debba essere chiarezza di termine improrogabile perché il cittadino comunitario adempia ad un obbligo fondamentale di lealtà nei confronti dello Stato che lo ospita, dichiarando la propria presenza nel territorio nazionale. Questo obbligo di lealtà è a fondamento della libera circolazione in tutta l'Unione Europea.
Sono stato destinatario, e ne sono stato onorato, di più lanci da parte dell'Ufficio stampa del Viminale nei quali si faceva presente che queste considerazioni sono fuori dalla direttiva europea: sarò lieto poi di conoscerne i motivi in modo più ampio ed esplicito, ma quello che voglio dire in conclusione, signor Presidente, è che gli emendamenti, sui quali poi ci si soffermerà, sono pochi, chiari, puntano ad obiettivi specifici e ritengono di conseguirli nel pieno ossequio della normativa comunitaria, comunque non in contrasto con essa, e nel pieno rispetto di quel principio costruttivo al quale prima facevo riferimento. (Applausi dei senatori Santini, Maffioli e Alberti Casellati).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casson. Ne ha facoltà.