Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007
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GAGGIO GIULIANI (RC-SE). Signor Presidente, in casi come questi possiamo apprezzare norme e regolamenti che consentono l'approvazione di un decreto-legge a qualche distanza di tempo dalla sua emanazione. Discutiamo, infatti, del decreto n. 181 quando il rumore mediatico che ne ha accompagnato la formulazione si è molto attenuato.
Sembra questa, purtroppo, una condizione quasi inevitabile dell'oggi: ogni notizia, anche quelle che per la loro tragicità esigerebbero rispetto e misura, viene utilizzata per fini che nulla hanno a che vedere con i compiti di un'informazione corretta e consapevole. Questo rimbombo alimenta le paure ed esaspera la percezione del pericolo in molti cittadini, al punto che la stessa formulazione di un provvedimento che vuole rispondere ai problemi eccede e rischia di ingenerare equivoci.
Quando invece una notizia potrebbe indurre almeno un atteggiamento più prudente da parte dei sostenitori dell'ondata securitaria e xenofoba, quella notizia semplicemente non viene data. Se la presidente dell'Unione cristiana evangelica battista, Anna Maffei, non si fosse fatta carico di comunicarlo, sarebbe passato sotto silenzio che un italianissimo cittadino, in stato di ubriachezza e al volante di un'automobile, aveva ridotto in fin di vita a Roma, otto giorni fa, una cittadina rumena di ventotto anni e i suoi due piccoli figli, Adina di dodici anni ed Elias di quattro mesi, responsabili solo di attraversare la strada. Non riesco a sottrarmi, signor Presidente, dal pensare che cosa avremmo trovato sulle prime pagine dei giornali e negli "strilli" dei telegiornali se le parti si fossero invertite, se cioè al volante di quella vettura, perfino con qualche decilitro di alcool in meno, si fosse trovato un cittadino rumeno o più semplicemente un extracomunitario.
E ancora: dopo la recente distruzione, a Roma, ad opera delle autorità cittadine, di un campo rom, un amico genovese ha commentato: «Dopo la strage di Erba - che appare imputabile a una coppia di cittadini ascrivibili per cognome e accento a quella realtà territoriale - a nessuno è venuto in mente di svuotare la cittadina e di raderla al suolo».
Ecco, signor Presidente, sono la misura e l'equilibrio le basi alle quali si ispirano gli emendamenti che presentiamo al decreto n. 181 per la sua conversione in legge. Li illustreranno i colleghi, molto meglio di quanto saprei fare io.
Mi permetto solo di sottolineare alcuni punti. Fra questi, l'esigenza di rafforzare le norme che si oppongono a condotte discriminatorie che si basano su motivi etnici, religiosi, su orientamenti sessuali o su identità di genere, e quelle norme che garantiscono la parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica. Così pure l'abrogazione della disposizione che introduce il reato di inosservanza del provvedimento di allontanamento per carenza dei requisiti di legittimazione del soggiorno, che potremmo definire una sorta di reato di povertà. E ancora, quella norma contenuta nel decreto che può impedire al destinatario del provvedimento di allontanamento che lo abbia impugnato di rientrare in Italia per partecipare alle fasi del ricorso, qualora incorrano motivi di ordine pubblico. C'è il rischio di intaccare il principio costituzionale del diritto alla difesa, oltre ad altri diritti: almeno la videoconferenza, pur senza il fragore mediatico, dovrebbe essere garantita.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santini. Ne ha facoltà.