Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

*CALVI (PD-Ulivo). Signor Presidente, non sarà semplice esporre in poco tempo tutte le considerazioni che avrei voluto svolgere. In Commissione, in qualche modo, il dibattito è terminato, ma non nel modo migliore, considerando il lavoro straordinariamente utile svolto dal relatore e che, purtroppo, non è giunto al suo termine fisiologico qui in Aula.

Vorrei comunque partire da una considerazione. È stato detto che questo provvedimento nasceva da una situazione contingente ed aveva una connotazione d'ordine emotivo. Io credo che questo non sia assolutamente vero. Voglio dare atto al Governo, e soprattutto al ministro Amato, di aver tempestivamente e con grande rigore risposto ad una situazione certamente drammatica e difficile, ma di aver dato risposta anche ad una situazione più complessiva, che nasceva da una direttiva europea e che imponeva una soluzione di ordine normativo, su cui il Parlamento avrebbe dovuto decidere.

La trasformazione in decreto era proprio lo strumento attraverso cui si dava una risposta all'opinione pubblica circa l'impegno del Governo e del Ministero dell'interno a trovare quelle soluzioni che venivano richieste, purtroppo non sempre in modo equilibrato. A quelle vicende così drammatiche ne sono infatti seguite altre di segno opposto; si stava innescando una spirale terribile nel nostro Paese, se non fosse intervenuto il ministro Amato con questo decreto, che ha l'indubbio merito di aver riportato il problema nelle sedi parlamentari e sul terreno giusto, quello giuridico. Non si tratta infatti di un problema di ordine emotivo o di carattere etico; si tratta soprattutto di un problema di carattere giuridico.

Ho già sottolineato questo punto in Commissione: il provvedimento in esame è difficile dal punto di vista tecnico, perché ha un ambito assai ristretto. Esso ha due argini molto rigorosi ed insuperabili. Il primo argine è rappresentato dalla direttiva europea, che ci vincola, il secondo è rappresentato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. Tra questi due argini (Costituzione e giurisprudenza della Corte costituzionale, da un lato, e direttiva europea, dall'altro) il percorso è molto stretto, ma credo che il decreto redatto dal Ministero dell'interno e dal ministro Amato abbia saputo percorrerlo con grande rigore e con grande intelligenza giuridica e politica.

Sono dell'idea che qualche modifica vada fatta - non ci sono dubbi - e rivendico al Parlamento il dovere, oltre che il diritto, di interloquire con il Governo sul provvedimento. Ci sono alcuni punti sui quali occorre una migliore precisazione (si tratta infatti di un provvedimento certamente meritevole, ma scritto con l'affanno di dover provvedere con rapidità); penso, ad esempio, alla responsabilità personale; non che non sia prevista, ma forse è necessaria una precisazione più attenta.

Tralascio tutti gli altri argomenti, che avrei voluto trattare già in Commissione; vedremo di discuterne nel corso dell'esame degli articoli e dei relativi emendamenti. Credo che il problema vero sia nella direttiva europea che non mi convince fino in fondo. Tale direttiva pone infatti non pochi problemi. Poiché essa è vincolante per il Governo e per il Parlamento (cioè per lo Stato italiano), credo che bisognerebbe sì recepirla, ma anche delegare il ministro Amato e il Governo a riproporre in sede europea la discussione.

Questo è il punto. Se noi abbiamo - come abbiamo - riserve sulle formulazioni e sulle scelte, come accade in Italia nel rapporto tra Governo e Parlamento, così deve accadere in Europa nel rapporto tra Stati membri ed Unione Europea. Credo che, al termine della nostra discussione, dovremmo fare in modo di delegare il Governo a ridiscutere questi temi (il Governo deciderà poi quali iniziative assumere), senza rimettere in discussione il Trattato di Schengen, come ho sentito dire. Non è quello il problema. Il problema è che questa direttiva non ha tenuto conto di una serie di elementi di carattere giuridico, per noi altrettanto vincolanti, e di scelte che saremo obbligati a compiere.

In questo senso, anticipo in qualche modo quello che sarà oggetto della discussione dei singoli emendamenti che saranno presentati sul provvedimento.

 

AMATO, ministro dell'interno. Bravo, Guido!

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bosone. Ne ha facoltà.