Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

*BOSONE (Aut). Signor Presidente, colleghi, intendo esprimere grande compiacimento nei confronti del provvedimento in esame la cui valenza supera assolutamente il merito del contenuto ed assume per l'Italia un valore politico a mio avviso del tutto particolare, soprattutto per quella parte del Paese in cui la sicurezza è diventata l'emergenza e l'esigenza primaria.

Signor Ministro, non mi addentro negli aspetti tecnici che hanno affrontato i miei colleghi e mi attengo solo al tema politico. Nella terra da cui provengo, il Sud della Lombardia, il fenomeno dei delitti che vengono perpetrati nel domicilio privato, all'interno della propria casa, quando la famiglia mangia, dorme, vive nella propria intimità sta assumendo una dimensione che non è estemporanea, come hanno sottolineato alcuni colleghi, ma sta diventando continuativa.

Questo tipo di delitto consumato a danno delle famiglie italiane, all'interno del domicilio privato, è particolarmente odioso ed assume anche toni di particolare violenza cui non siamo abituati. Purtroppo è un fenomeno in crescita, che non si manifesta una volta ogni due o tre mesi. Nella mia provincia, quella di Pavia, ad esempio, crimini di questo genere si verificano ormai settimanalmente, in modo diffuso, e questo sta creando grandissime apprensione e preoccupazione.

La percezione di insicurezza sta crescendo in una grande parte del Paese, se non in tutto. Per questo motivo il provvedimento in esame, seppure affronti la questione sotto il profilo della prevenzione ed interessi l'allontanamento dei cittadini non italiani, comunitari e non, assume una notevole valenza politica e rappresenta un importante segnale per il Paese. Certo, non è sufficiente. Bisogna svolgere un lavoro di tasselli da mettere insieme. Il problema della sicurezza non si affronta solo con questo provvedimento che investe solamente la parte che attiene alla prevenzione. Ritengo però che le misure adottate con il decreto in esame siano particolarmente significative.

Credo che l'allontanamento dal territorio italiano di cittadini ritenuti in qualche modo pericolosi o che non dispongono di chiari mezzi di sussistenza per mantenere se stessi e la propria famiglia e che sono, quindi, propensi a delinquere, sia un dato positivo. Si tratta, però, signor Ministro, di inserire questo provvedimento in un contesto più ampio. Mi riferisco anche al legame stretto che deve sussistere con gli enti locali per garantire la tutela della sicurezza dei cittadini. Vedo pertanto con molto favore i patti per la sicurezza stipulati nei diversi territori; questi, però, vanno riempiti di contenuti concreti.

Allo stesso modo, bisogna in qualche maniera puntare all'integrazione delle forze di polizia sul territorio le cui azioni non devono essere lasciate alla casualità o alla buona volontà delle prefetture ma devono essere comunque orientate da un indirizzo forte che deve provenire dal Governo. Non possiamo collocare un poliziotto ad ogni angolo delle strade ma sicuramente dobbiamo provvedere ad una forte integrazione delle forze di polizia.

Entrando nel merito del decreto in esame, i temi della legalità, del rispetto delle regole e, quindi, della tutela della sicurezza interessano certo i cittadini italiani ma anche tutti quei cittadini comunitari ed extracomunitari che vengono nel nostro Paese per lavorare, per condurre una vita dignitosa, per crescere e far crescere le proprie famiglie e per integrarsi. Ritengo, quindi, che il problema della sicurezza in Italia riguardi chiunque vive e lavora nel nostro Paese, italiani e stranieri.

L'ultima osservazione riguarda i centri di permanenza temporanea che non possono assumere una dimensione disumana e non devono diventare case carcerarie territoriali. Dobbiamo stare attenti a che questi centri temporanei riescano ad accogliere in modo umano i cittadini comunitari ed extracomunitari in attesa di espulsione, dividendo i delinquenti da quelli che non lo sono. Stiamo perciò attenti a che non diventino per queste persone semplicemente un carnaio o un'anticamera dell'inferno. (Applausi dal Gruppo Aut).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saro. Ne ha facoltà.