Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007
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ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, signori senatori, è questo un provvedimento che arriva in ritardo rispetto alle esigenze di legalità e di sicurezza reclamate dal nostro Paese. Dispiace che sia arrivato tardi e solo sull'onda di un grave fatto di sangue, piuttosto che per un disegno organico che riguardi la tutela dei cittadini e che governi l'eccessivo flusso migratorio. Ciò dà la spiacevole sensazione di un gesto dimostrativo del Governo, messo in atto per cavalcare la giusta indignazione popolare. E dico dimostrativo perché i contenuti del decreto, già inadeguati e insufficienti a raggiungere lo scopo per cui il provvedimento è nato, sono stati svuotati nel dibattito dall'intervento della sinistra antagonista.
Ci troviamo in un momento di grave emergenza sociale, in cui il Paese è ostaggio della paura. Paura non è la semplice percezione o sensazione, sia pur diffusa, nella gente. Non è legata ad un dato di emotività purtroppo crescente, ma è reale, perché la criminalità è cresciuta negli ultimi anni in maniera esponenziale: lo faceva presente, circa un mese fa, «Il Sole 24 ORE» con una disamina piuttosto preoccupante. Significativo è il fatto - potrebbe sembrare banale - che ormai nelle nostre città e in tutti i paesi le case hanno le sbarre alle finestre, e non le case di un certo pregio, ma anche quelle modeste, che, magari, rappresentano il lavoro e il sacrificio di tutta una vita, abitate da anziani che si sentono costantemente in pericolo.
Qual è stata di fronte a quest'emergenza la risposta del Governo? Come sempre annunci e tagli alle forze dell'ordine. Non potrebbe essere diversamente, prigioniero com'è del pregiudizio ideologico della sinistra antagonista. Si dice da parte della maggioranza che non è possibile attuare alcuna discriminazione contro i poveracci, sbandierando - a parole - il concetto di solidarietà, che viene quasi brandito come un'arma, ma poi, di fatto, viene smentito e contraddetto, allorché si bocciano tutti quegli emendamenti presentati dall'opposizione che prevedono, per la permanenza in Italia, abitazioni decenti, così condannando gli immigrati comunitari alle baraccopoli e a vivere sotto i ponti.
La solidarietà vera, non di facciata, signor Ministro, si realizza ospitando nel nostro Paese le persone che hanno la possibilità di un lavoro, di una casa, di una vita dignitosa e respingendo dal nostro Paese tutti quelli che, privi di mezzi di sussistenza, sono "costretti" a delinquere, quelli che si alimentano con il traffico della droga e con lo sfruttamento della prostituzione.
Ma quali diritti individuali oggi sono in discussione? Quali libertà si vogliono difendere? Perché a forza di dibattere finiamo per difendere il diritto e la libertà di delinquere. Nel dibattito che ha accompagnato in Commissione questo provvedimento, abbiamo cercatoripetutamente, come opposizione, una collaborazione con la maggioranza, nel tentativo di definire i criteri, i motivi imperativi di pubblica sicurezza, per rendere efficaci davvero le misure di espulsione.
Abbiamo cercato di evitare, con emendamenti ad hoc, che i cittadini comunitari espulsi da altri Paesi potessero entrare nel nostro, considerandolo una sorta di luogo di attrazione della criminalità per lo scarso potere di repressione che il nostro Stato porta con sé. Abbiamo cercato di evitare che i criminali si trasferiscano da noi nella speranza di godere di una sorta di immunità. Abbiamo cercato di affrontare questo tema considerando gli immigrati comunitari persone da aiutare, ma da aiutare attraverso una politica di integrazione basata sul lavoro.
Ci siamo trovati di fronte però ad un muro ideologico, ad uno scontro di culture, dove ha prevalso il lassismo di una classe politica che ha sacrificato il rigore della legge alla deprecabile esigenza di salvare equilibri politici. E non si venga a dire, come si afferma ripetutamente, che la sicurezza non è di destra e non è di sinistra; di destra e di sinistra è il diverso modo di affrontare il problema della sicurezza, è diversa la cultura della legalità, il rispetto e la tutela dei diritti, le garanzie dei diritti individuali. Ma con questo decreto-legge non ci sarà nessuna espulsione.
A nostro parere, in Italia dovrebbe entrare e permanere solo chi può dimostrare di avere un'attività legale necessaria per provvedere a sé e alla propria famiglia, con diritti e doveri uguali ad ogni altro cittadino, con criteri di ammissione rigorosi e chiari. Per tutti gli altri non ci può essere spazio, non ci può essere accoglienza.
Il presidente Prodi dice: "Non agiamo sull'onda della rabbia". E invece ascoltiamola questa rabbia quando lo Stato è latitante colpevolmente nel tutelare i cittadini; ascoltiamola la rabbia quando l'ingiustizia è al colmo e il buonismo è ripugnante, fa rivoltare lo stomaco; traduciamola la rabbia in maniera positiva in un provvedimento che faccia dire ai nostri cittadini che si sono riappropriati della loro terra, che si sono riappropriati delle loro città, che possono girare senza paura, senza guardarsi costantemente alle spalle.
Legalità e sicurezza sono i termini di confronto che gli italiani impongono alla politica. Non lamentiamoci poi se l'antipolitica divamperà, se legalità e sicurezza vengono disattese. La gente non ne può più di chiacchiere, non ne può più di promesse, perché misura sulla propria pelle la pericolosità del vivere.
C'è ancora tempo, signor Ministro, qui in Aula, di modificare il decreto-legge. Lo impone il rispetto dei cittadini, la giustizia per tutte le donne violentate, per tutti i vecchi rapinati. Diversamente dovremmo dire con molta amarezza che abbiamo assistito soltanto ad uno show simbolico e mediatico e che è stata sacrificata dalla sinistra la sicurezza degli italiani.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Pennino, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G101. Ne ha facoltà.