Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

VALPIANA, BRISCA MENAPACE, ALFONZI, CAPELLI, DONATI, EMPRIN GILARDINI, GAGGIO GIULIANI, GAGLIARDI, NARDINI, PALERMO, VANO - Ai Ministri per i diritti e le pari opportunità, della difesa e della salute - Premesso che:

dalle audizioni svolte dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, risulterebbero differenze di radiosensibilità in relazione al genere: per esempio, la metodologia delle «probabilità di causa» (PC), metodo che calcola il grado di probabilità che una determinata esposizione alle radiazioni ionizzanti sia o meno la causa dell'evento oncologico x nel soggetto in esame, opera una distinzione di genere;

anche l'evidenza epidemiologica dimostra che il sesso femminile è più sensibile ad alcune patologie, per esempio per quanto riguarda il tumore alla tiroide, rispetto al quale la donna è più sensibile alle radiazioni in confronto all'uomo per circa un fattore su tre; così anche per la leucemia, malattia che compare più precocemente a seguito dell'esposizione a radiazioni ionizzanti, si registra un'incidenza diversa tra maschio e femmina a parità di dosi e di tutti gli altri parametri considerati;

la letteratura scientifica riporta poi come siano stati inoltre riscontrati effetti teratogeni a seguito di esposizioni a radiazioni ionizzanti, in particolare se l'esposizione avviene durante il periodo dell'organogenesi;

considerato che:

la legge 20 ottobre 1999, n. 380, «Delega al Governo per l'istituzione del servizio militare volontario femminile», ha dato il via libera all'ingresso delle donne nelle Forze armate a partire dall'anno 2000, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2000dei primi bandi di concorso relativi al reclutamento nelle Accademie militari di Esercito, Marina e Aeronautica;

a circa sette anni dall'entrata in vigore della legge 20 ottobre 1999, n. 380, la componente femminile dell'Esercito ha raggiunto il 4,4% del personale, cioè più di 5.500 unità, impiegate in tutti i teatri operativi con il reparto di appartenenza (infatti sin dal 2001 il personale femminile dell'Esercito viene impiegato nelle operazioni condotte fuori dal territorio nazionale), mentre le donne arruolate nella Marina militare italiana risultano 1.667 e 500 sono le donne in servizio presso l'Aeronautica militare,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei dati relativi alle differenze di genere in riferimento all'incidenza delle patologie riscontrate tra i militari impiegati nelle missioni militari all'estero e delle differenze di radiosensibilità in relazione al genere;

se siano state effettuate indagini suddivise per genere sulla salute prima e dopo la permaneneza nelle missioni e quali siano i risultati rispetto allo stato di salute e alle patologie riscontrate;

se il Comitato per le pari opportunità per il personale dirigente e non (C.P.O.), istituito con decreto del Ministro della difesa il 15 febbraio 2007, abbia intenzione di svolgere un'indagine a riguardo;

se nell'addestramento del personale militare e nelle informazioni e indicazioni di prevenzione date nell'addestramento stesso sia tenuta in considerazione la differenza di genere e la necessità di precauzioni diversificate;

se siano stati effettuati studi specifici sulla salute riproduttiva delle donne presenti nelle Forze armate e quali ne siano i risultati in termini di mortalità, morbilità e prematurità.

(4-03135)