Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 258 del 29/11/2007

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

GAGGIO GIULIANI, DEL ROIO, GRASSI, ALFONZI, MARTONE, VANO, EMPRIN GILARDINI, BOCCIA Maria Luisa, NARDINI, PALERMO, TECCE, BULGARELLI, PISA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 21 novembre 2007 è stato nominato capo del Dipartimento analisi dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), ovvero l'ex Sisde, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi;

Giovanni Luperi, insieme ad altri, è imputato per il blitz delle Forze dell'ordine avvenuto alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, al termine delle contestazioni contro il G8 di Genova;

quella notte, definita "cilena" dal Ministro degli affari esteri Massimo D'Alema, rappresenta a tutt'oggi uno dei momenti più neri delle tre giornate di Genova che secondo Amnesty International hanno rappresentato "la più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale";

l'esito del blitz alla Diaz è stato di 93 arrestati con l'accusa (rivelatasi infondata) di far parte di una organizzazione internazionale finalizzata alla devastazione e al saccheggio, e di decine di feriti di cui due in condizioni gravissime, ed uno in fin di vita;

durante quel blitz si è poi verificato il gravissimo caso del falso ritrovamento di molotov e della denuncia di accoltellamento di un poliziotto, rivelatasi anch'essa falsa;

quale dirigente superiore e vice direttore dell'Ucigos, Luperi era da considerarsi riferimento per gli operatori appartenenti alle Digos, così come Francesco Gratteri era da ritenersi il punto di riferimento delle Squadre mobili;

sia Luperi che Gratteri, insieme al defunto La Barbera, sono considerati dall'accusa tra i capi dell'operazione Diaz e delle sue derive calunniose, come i verbali e le molotov false;

la promozione di Luperi non è un evento isolato, giacché praticamente tutti i responsabili di piazza delle giornate del luglio 2001 a Genova sono stati a vario titolo promossi, e tra essi figura anche il dott. Vincenzo Canterini, anch'egli imputato per i fatti della Diaz, sulla cui promozione è stata presentata l'interpellanza 2-00738 dal sen. Malabarba nella XIV Legislatura;

considerato che:

con una decisione molto contestata, la I Commissione permanente (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) della Camera dei deputati ha respinto la proposta di istituzione di una Commissione d'inchiesta su quanto avvenuto nei giorni del G8 di Genova, proposta peraltro inserita nel programma di governo presentato prima delle elezioni;

finalmente anche in Italia, come già da tempo è avvenuto in altri Paesi europei, alcune trasmissioni televisive hanno documentato puntualmente i soprusi perpetrati in quei giorni, nonché la disastrosa gestione di piazza, sulle cui responsabilità politiche va ancora fatta luce,

si chiede di sapere:

quali siano i criteri adottati per la promozione di un funzionario come Luperi, rinviato a giudizio per reati di falso, abuso d'ufficio, calunnia, commessi nell'esercizio delle sue funzioni;

come il Ministro in indirizzo intenda intervenire affinché cariche così delicate per la gestione della dell'Italia non vengano ricoperte da personaggi implicati nei soprusi perpetrati a Genova ed in altre occasioni;

se non ritenga un atto offensivo nei confronti di chi nella scuola Diaz ha visto calpestare i propri diritti, sia la promozione dei funzionari responsabili di quei soprusi che l'ostracismo di parte del Governo verso l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti di Genova.

(4-03133)

SALVI, BATTAGLIA Giovanni, BRUTTI Paolo, VILLONE, PISA, IOVENE, DI SIENA, MELE, GALARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che molti quotidiani a carattere nazionale e della Sicilia, nelle edizioni di martedì 27 novembre 2007, hanno riportato la notizia di un attentato messo in atto da ignoti alla sede di Assindustria di Caltanissetta. Gli articoli sottolineavano che:

la sede della Confindustria di Caltanissetta è situata a pochi passi dalla sede del locale Tribunale;

l'incursione è avvenuta dopo aver forzato una finestra della sede;

sono stati sottratti verbali delle riunioni dell'associazione, documenti vari e dischetti contenenti gli elenchi degli imprenditori iscritti;

il Presidente degli industriali nisseni, Antonello Montante, avrebbe dichiarato alla stampa che: "Ho l'impressione che il racket in senso stretto c'entri poco. È da tre anni che subiamo attentati, piccoli o grandi. Tutto è iniziato quando, su mandato di Confindustria nazionale e delle istituzioni abbiamo cercato di puntare a un ricambio delle nomine negli enti economici influenti nel territorio";

il Presidente della locale Camera di commercio, Marco Venturi, già bersaglio di diversi attentati, avrebbe dichiarato: "Quello che è accaduto domenica nella sede di Confindustria è da collegare alla nostra lotta per cambiare i vertici e i rappresentanti di enti che da trent'anni erano gestiti in maniera quasi privatistica da chi tutto è, tranne che un imprenditore. La dimostrazione è che i milioni arrivati qui attraverso i patti territoriali e la legge 488 non hanno prodotto nulla. Per questo adesso vogliamo massima trasparenza nella burocrazia e chiediamo di fermare l'erogazione di soldi a fondo perduto, che uccidono l'imprenditoria sana";

all'associazione degli industriali spetta la nomina di Consiglieri nel direttivo della Camera di commercio, delle ASI, di propri fidi rappresentanti nel consorzio, dei patti territoriali e in decine di enti tra cui l'INAIL e l'INPS, tutti enti che gestiscono finanziamenti e risorse per milioni di euro, a partire da quelli della legge 488/1992;

il Sindaco di Caltanissetta, Salvatore Messana, nel dichiararsi al "fianco degli industriali dopo l'ennesimo atto intimidatorio", avrebbe dichiarato: " Qui è iniziata la rivolta degli industriali sia contro il pizzo che per le nomine negli enti. Se subiscono attentati, è chiaro che devono essere ricondotti e queste due azioni. Chiedo alle istituzioni di prestare il più possibile attenzione a quanto sta avvenendo a Caltanissetta";

sottolineato che al Presidente regionale di Confindustria siciliana, Ivan Lo Bello, oltre che al presidente Montante ed al suo vice Venturi è stata assegnata una scorta,

si chiede di sapere:

quali misure siano state, sinora, intraprese al fine di:

contrastare tali gravi fenomeni intimidatori di stampo mafioso che non solo tentano di intimidire ed indebolire l'attività di Assindustria, di impedire il normale svolgersi dell'attività economico-imprenditoriale, di condizionare il processo di trasparenza, pulizia morale e di ricambio dei rappresentanti degli imprenditori nisseni negli enti economici locali ma perpetuano illegalità diffusa, turbano fortemente l'ordine pubblico e si configurano come gravissime violazioni delle libertà e dei diritti garantiti dalle leggi e sanciti dagli articoli 18, 35 e 41 della Costituzione;

garantire il reale esercizio della legalità e della vita democratica nella città di Caltanissetta e nell'intera regione;

impedire ogni forma di condizionamento delle attività imprenditoriali, commerciali, delle libertà sindacali e di associazione che oggettivamente provocano questi ed altri numerosi atti intimidatori, se non attentati terroristico-mafiosi, che in questi anni si sono succeduti;

garantire il pieno sostegno al processo di rinnovamento e pulizia morale, lotta al racket ed ai poteri mafiosi intrapreso dai movimenti sociali, dalle forze politiche, sindacali ed imprenditoriali democratiche che si battono contro l'oppressione delle cosche mafiose che limitano e condizionano il normale svolgersi della vita economica, politica e sociale;

quali misure si intendano intraprendere per:

sviluppare una forte azione a sostegno dell'impegno per il rinnovamento delle rappresentanze intrapreso dalle istituzioni economiche e di rappresentanza sociale;

promuovere una rigorosa azione di verifica, sulla base delle pubbliche denunce formulate in questi mesi, sulla legittimità e legalità dei comportamenti, delle deliberazioni e delle gestioni, avvenute in questi ultimi anni, nei più importanti enti economici della provincia di Caltanissetta;

sviluppare una più incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata, da parte di tutti gli organi preposti, a garanzia della legalità e della sicurezza per tutti i cittadini;

sostenere una rigorosa azione di prevenzione dei fenomeni intimidatori di stampo mafioso;

intensificare l'azione di intelligence per garantire capacità di intervento e successo all'azione di contrasto degli atti criminosi.

(4-03134)

VALPIANA, BRISCA MENAPACE, ALFONZI, CAPELLI, DONATI, EMPRIN GILARDINI, GAGGIO GIULIANI, GAGLIARDI, NARDINI, PALERMO, VANO - Ai Ministri per i diritti e le pari opportunità, della difesa e della salute - Premesso che:

dalle audizioni svolte dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, nonché le popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale, con particolare attenzione agli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, risulterebbero differenze di radiosensibilità in relazione al genere: per esempio, la metodologia delle «probabilità di causa» (PC), metodo che calcola il grado di probabilità che una determinata esposizione alle radiazioni ionizzanti sia o meno la causa dell'evento oncologico x nel soggetto in esame, opera una distinzione di genere;

anche l'evidenza epidemiologica dimostra che il sesso femminile è più sensibile ad alcune patologie, per esempio per quanto riguarda il tumore alla tiroide, rispetto al quale la donna è più sensibile alle radiazioni in confronto all'uomo per circa un fattore su tre; così anche per la leucemia, malattia che compare più precocemente a seguito dell'esposizione a radiazioni ionizzanti, si registra un'incidenza diversa tra maschio e femmina a parità di dosi e di tutti gli altri parametri considerati;

la letteratura scientifica riporta poi come siano stati inoltre riscontrati effetti teratogeni a seguito di esposizioni a radiazioni ionizzanti, in particolare se l'esposizione avviene durante il periodo dell'organogenesi;

considerato che:

la legge 20 ottobre 1999, n. 380, «Delega al Governo per l'istituzione del servizio militare volontario femminile», ha dato il via libera all'ingresso delle donne nelle Forze armate a partire dall'anno 2000, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2000dei primi bandi di concorso relativi al reclutamento nelle Accademie militari di Esercito, Marina e Aeronautica;

a circa sette anni dall'entrata in vigore della legge 20 ottobre 1999, n. 380, la componente femminile dell'Esercito ha raggiunto il 4,4% del personale, cioè più di 5.500 unità, impiegate in tutti i teatri operativi con il reparto di appartenenza (infatti sin dal 2001 il personale femminile dell'Esercito viene impiegato nelle operazioni condotte fuori dal territorio nazionale), mentre le donne arruolate nella Marina militare italiana risultano 1.667 e 500 sono le donne in servizio presso l'Aeronautica militare,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei dati relativi alle differenze di genere in riferimento all'incidenza delle patologie riscontrate tra i militari impiegati nelle missioni militari all'estero e delle differenze di radiosensibilità in relazione al genere;

se siano state effettuate indagini suddivise per genere sulla salute prima e dopo la permaneneza nelle missioni e quali siano i risultati rispetto allo stato di salute e alle patologie riscontrate;

se il Comitato per le pari opportunità per il personale dirigente e non (C.P.O.), istituito con decreto del Ministro della difesa il 15 febbraio 2007, abbia intenzione di svolgere un'indagine a riguardo;

se nell'addestramento del personale militare e nelle informazioni e indicazioni di prevenzione date nell'addestramento stesso sia tenuta in considerazione la differenza di genere e la necessità di precauzioni diversificate;

se siano stati effettuati studi specifici sulla salute riproduttiva delle donne presenti nelle Forze armate e quali ne siano i risultati in termini di mortalità, morbilità e prematurità.

(4-03135)

DIVELLA - Ai Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute - Premesso che:

il numero delle tipologie lavorative che potrebbero rientrare nella definizione di "attività usuranti" è molto elevato;

a causa di molteplici ristrutturazioni aziendali, il call center non rappresenta più uno dei sistemi per introdurre i giovani nel mondo del lavoro ma, specialmente nel settore delle telecomunicazioni, può rappresentare l'ultima spiaggia per numerosi lavoratori anche "over", costretti al demansionamento per salvaguardare il proprio posto di lavoro;

quest'attività viene svolta da tantissimi lavoratori a tempo indeterminato e continuativo da numerosi anni;

i lavoratori Telecom, specialmente quelli più anziani per settore ed età, hanno avuto ricadute sulle condizioni di salute a causa della trasformazione delle loro mansioni con conseguente aumento delle vertenze per mobbing;

gli strumenti (cuffie, telefono, computer ecetera) utilizzati da coloro che prestano servizio nei call center comportano un rischio per la salute degli operatori;

si è rilevato lo stato patologico degli operatori in linea già da parecchi anni, i quali hanno manifestato disturbi come: stress psicologico, riduzione delle capacità visive, lacrimazione degli occhi, riduzione dell'udito, danni alla colonna vertebrale ed altre patologie correlate,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, non ritengano necessaria una reale attenzione a questa problematica promuovendo iniziative volte a tutelare i lavoratori dei call center, che riguardano una fetta sempre più ampia di lavoratori, nel rispetto delle normative di salute e sicurezza e se non ritengano tale attività, per i motivi esposti in premessa, da collocare a pieno titolo tra quelle usuranti.

(4-03136)

RANDAZZO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

uno dei problemi ambientali delle isole Eolie, nominate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO e a breve Parco nazionale, è rappresentato dalla mancata depurazione dei reflui nelle isole di Lipari e Vulcano;

in particolare, solo nell'isola di Lipari esiste un semplice pre-trattamento, peraltro attualmente non funzionante, abilitato a depurare i reflui di una popolazione inferiore a 10.000 abitanti;

l'isola di Lipari, invece, così come certificato dall'ufficio del Commissario delegato per la Regione Siciliana, in riferimento alla nota del Dipartimento regionale programmazione prot. N. 3771 del 3 ottobre 2003, è una località che pur essendo un agglomerato con popolazione residente inferiore a 15.000 abitanti supera abbondantemente la soglia dei 10.000 per effetto della popolazione turistica fluttuante;

la suddetta certificazione fa seguito ad un accertamento condotto utilizzando i dati relativi alla produzione mensile di rifiuti per l'anno 2002, i dati contenuti nel Piano regionale di risanamento acque e i piani d'ambito approvati;

essendo Lipari una località con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, anche se fluttuante, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 152/1999, modificato dal decreto legislativo 258/2000, e dalla circolare 19906 del 4 aprile 2002 della Regione Siciliana, avrebbe dovuto adeguare i suoi impianti entro il 31 dicembre 2004;

il mancato adeguamento degli impianti di depurazione sta compromettendo seriamente la salute della popolazione residente, l'ambiente e l'economia locale;

sebbene il Comune di Lipari si fosse mosso per tempo, ora ci si sta addentrando in un contenzioso che potrebbe bloccare la situazione, con riflessi gravissimi per l'ambiente e l'economia locale;

nell'aprile del 2000, l'allora Sindaco, dottor Michele Giacomantonio, preso atto del decreto con cui la Regione Sicilia aveva disposto un finanziamento per la realizzazione di un depuratore nel comune di Lipari e del fatto che tale finanziamento era rimasto fino ad allora inutilizzato, e che comunque erano in corse trattative tra la Regione Siciliana e il Governo nazionale per un Accordo di programma quadro relativo al problema dell'acqua, pubblicava un bando, aggiudicato a un raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti s.p.a., per un progetto relativo al ciclo dell'acqua (produzione di acqua, ciclo fognario e depurazione delle acque reflue con riutilizzo a scopi non umani) per tutte le isole del Comune;

il sindaco dell'epoca, forte di tale documentazione, fece richiesta alla Regione ed al Ministero dell'ambiente per ottenere i finanziamenti;

il suo successore, attuale Sindaco di Lipari, dott. Mariano Bruno, insediatosi dal novembre 2001, nell'agosto 2002 era nominato Commissario di Governo e fra le priorità del decreto di nomina c'era il rifornimento idrico delle contrade di Lipari e cioè Pianoconte, Quattropani, Acquacalda;

considerato che:

la Sogesid, società per la gestione degli impianti idrici spa, nel maggio 2004, manifestava interesse per il ciclo dell'acqua del comune di Lipari e redigeva una programmazione specifica che, però, provocava un contenzioso fra l'ATO 5 di Messina ed il Ministero dell'ambiente;

nel luglio 2004 veniva disposto un primo finanziamento al Comune di Lipari di 6 milioni di euro per il depuratore seguito da ulteriori stanziamenti che ammontano a oltre 34 milioni di euro;

finalmente, dopo circa cinque anni, nel gennaio 2007 il Sindaco-Commissario comunicava che il Comune di Lipari era in possesso di un progetto preliminare per il ciclo dell'acqua redatto dall'associazione temporanea di imprese Lotti spa ed altri;

a fine aprile 2007, durante la scorsa campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale, si è tenuta una conferenza di servizio al Ministero dove sono state chieste al raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti s.p.a. alcune integrazioni, che sono state consegnate dai progettisti al Comune nei primi giorni di luglio;

recentemente il Sindaco di Lipari, nelle vesti di Commissario straordinario, ha dato un incarico alla Sogesid, senza espletare alcuna gara in parziale sovrapposizione al contratto in corso tra il Comune di Lipari e il raggruppamento temporaneo di imprese capeggiato dalla Lotti s.p.a.;

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

quali urgenti provvedimenti si intendano adottare al fine di dotare l'isola di Lipari di un impianto di depurazione delle acque reflue adeguato alle esigenze del territorio nel rispetto delle norme nazionali ed europee vigenti;

se non si ritenga opportuno disporre urgenti controlli al fine di verificare i danni che fino ad oggi il mancato funzionamento del depuratore ha causato all'ambiente, in particolare al mare, e alla salute pubblica e, se rilevati, quali urgenti iniziative si intendano adottare per la loro eliminazione;

se, anche in considerazione dell'alta vocazione turistica dell'isola di Lipari, non si ritenga opportuno prevedere un costante monitoraggio ambientale dell'area;

se non si ritenga che la grave situazione determinatasi nell'isola di Lipari rappresenti un grave danno anche per l'intera economia del territorio, soprattutto in considerazione del fatto che la mancanza di un depuratore a norma non consente alle nuove attività ricettive, turistiche e residenziali, in corso di realizzazione, di allacciarsi alla rete fognaria;

quale sia il motivo per cui la Sogesid, commissariata (per effetto dell'art. 1, comma 503 e 504, della legge finanziaria per il 2007) per renderla strumentale alle esigenze e finalità del Ministero dell'ambiente anche tramite fusione per incorporazione con altri soggetti, società e organismi di diritto pubblico che svolgono attività nel medesimo settore, ha voluto inserirsi in un percorso già delineato ed avviato e quasi a conclusione, complicandone fortemente l'iter;

se, inoltre, l'incarico alla Sogesid non sia in contrasto con le norme sugli appalti, e la convenzione sia illegittima sotto molteplici aspetti (Testo unico degli appalti, regolamento d'attuazione e Autorità di vigilanza prevede che la figura del supporto al responsabile unico del procedimento è incompatibile con quella di progettista e direttore dei lavori);

se sia vero che la Sogesid, che è una società pubblica, viene pagata come una società privata (in contrasto con lo spirito della legge 109 che prevede la progettazione da parte dei soggetti pubblici non pagata a tariffa, bensì ex art. 18, cioè con l'incentivo del 2% che viene distribuito tra i componenti l'ufficio, e che non può superare l'importo dello stipendio) e pertanto non producendo alcun risparmio rispetto al mercato;

se, alla luce dei fatti esposti, non si ritenga opportuno non concedere una proroga della nomina di Commissario al Sindaco di Lipari prevista per il 31 dicembre 2007.

(4-03137)

GALARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

l'Autorità di bacino del fiume Po ha approvato, con propria deliberazione n. 3 del 25 febbraio 2003, il progetto di variante al Piano stralcio per l'assetto idrogeologico (PAI) (approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 maggio 2001) fasce fluviali del fiume Lambro, dal lago di Pusiano alla confluenza con il Redefossi;

i Comuni di Cologno Monzese, Monza, Villasanta Brugherio e Sesto San Giovanni, riuniti in una conferenza programmatica, hanno presentato ai sensi dell'articolo 18, commi 7-10 della legge 18 maggio 1989, n. 183, le proprie osservazioni al PAI;

nonostante all'art. 18, comma 10, della predetta normativa si prescriva che l'adozione del Piano di bacino tenga conto dei pareri espressi dai soggetti interessati, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 dicembre 2004 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 febbraio 2005, n. 28, concernente l'approvazione della variante al Piano stralcio-fasce fluviali del fiume Lambro, non teneva conto delle osservazioni presentate dai sopradetti Comuni;

il Comune di Monza ricorreva contro il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri presso il Tribunale delle acque adducendo, come motivazione principale, che il PAI non avesse recepito le indicazioni dei Comuni sulla destinazione dell'area della Cascinazza a vasca di laminazione generale del fiume Lambro, a difesa della frazione di San Maurizio al Lambro di Cologno Monzese per i rischi di esondazione in caso di piena delle acque. I Comuni firmatari delle osservazioni ricorrevano ad adiuvandum congiuntamente al Comune di Monza;

il PAI approvato nel 2004 prevede la costruzione di un canale scolmatore del fiume Lambro che agisca come un bypass del corso d'acqua attraversando la città per un percorso di circa 9 chilometri dal Parco storico a Cologno Monzese. Il costo previsto dell'opera è di circa 169 milioni di euro;

nonostante la normativa preveda, secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988, art. 1, lettera l), una procedura di Valutazione di impatto ambientale (VIA) per la costruzione di opere per la regolazione delle acque di portata pari a quella del canale scolmatore, il PAI non ha sinora prodotto tale procedura;

la sentenza del Tribunale superiore delle acque riveste una particolare importanza tanto nell'assetto idrogeologico della città di Monza e dei comuni interessati quanto nella configurazione urbanistica della città. Se approvata, la costruzione del canale scolmatore permetterebbe, con il nuovo Piano di governo del territorio (PGT) del Comune di Monza che verrà approvato a breve, la riduzione delle fasce di inedificabilità e la definitiva lottizzazione dell'area;

l'allargamento dell'edificabilità dell'area della Cascinazza beneficerebbe sostanzialmente la società immobiliare Istituto per l'edilizia industrializzata di proprietà di Paolo Berlusconi (oggi Istedin). La Istedin ha presentato un piano di lottizzazione di 388.000 metri cubi; piano oggi incluso nelle "osservazioni" in discussione nelle more di approvazione del PGT. Si sottolinea come il piano regolatore che sanciva l'inedificabilità dell'area varato dalla precedente Giunta di centro-sinistra sia stato annullato con legge regionale dalla Regione Lombardia e che la vicenda sia stata oggetto, oltre che di numerosissime inchieste giornalistiche e televisive nazionali, anche di altro atto di sindacato ispettivo da parte dell'interrogante ancora in corso (atto 4-00399 pubblicato il 27 luglio 2006, seduta n. 27);

il 6 novembre 2007, con deliberazione di Giunta, il Comune di Monza, a meno di un mese dalla sentenza, ha abbandonato il giudizio sollevato avverso la variante del PAI, adducendo la motivazione che con l'imminente approvazione del PGT sia stato conferito un nuovo assetto urbanistico del territorio che ha tenuto conto delle indicazioni contenute nel piano,

si chiede di sapere:

per quale motivo la variante al piano stralcio-fasce fluviali del fiume Lambro non abbia contenuto una procedura di Valutazione di impatto ambientale come richiesto dalla normativa, anche al fine di evitare in una fase successiva una procedura comunitaria di infrazione;

se il sopraccitato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con la previsione del canale scolmatore la cui sussistenza ha ridotto le fasce di inedificabilità dell'area favorendo dunque la sopra nominata immobiliare di proprietà di Paolo Berlusconi non si configuri, a giudizio del Governo, come una violazione da parte del Presidente del Consiglio pro tempore dell'art. 3 della legge 20 luglio 2004, n. 215, "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi" che indica la sussistenza del conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo adotta atti che favoriscono gli interessi economici dei propri familiari;

se la deliberazione della Giunta che ha ritirato alla vigilia del giudizio il ricorso al Tribunale superiore delle acque contro la modifica del Piano di assetto idrogeologico sia un atto pienamente legittimo, considerata anche la presenza di altre amministrazioni comunali costituite in giudizio ad adiuvandum e se non avesse avuto bisogno, come richiesto dall'opposizione in Consiglio comunale, almeno di una delibera o di una discussione in sede consiliare.

(4-03138)