Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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ZANETTIN (FI). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, sabato di due settimane fa oltre cento parlamentari dell'Unione vengono a Vicenza e sfilano in una grande manifestazione, all'insegna di slogan contro la guerra, contro la decisione del Governo Prodi di autorizzare il raddoppio della base di Vicenza, contro la missione militare in Afghanistan.
Dopo quattro giorni, nel corso del dibattito sulla politica estera, il Governo è battuto al Senato, ma solo due dei numerosi senatori che sono venuti a Vicenza si dimostrano coerenti con gli slogan gridati nella manifestazione. Il Governo si dimette e viene rimandato dal Presidente della Repubblica al Senato per la fiducia. Ed oggi che succede? Contrordine, compagni! Tutti allineati e coperti a votare la fiducia a Prodi, come se nulla fosse accaduto, magari turandosi in naso, come fanno i due dissidenti Rossi e Turigliatto. Davvero una bella coerenza!
Questo avviene nonostante al punto 1 degli impegni programmatici troviamo «Il rispetto degli impegni internazionali ONU e NATO» e quindi, per chi non l'avesse capito, l'ampliamento della base USA di Vicenza e la missione dei nostri militari in Afghanistan: proprio i punti sui quali è caduto il Governo la scorsa settimana!
Tutto chiarito dunque? Neanche per sogno. Il senatore Turigliatto mantiene fino all'ultimo i suoi dubbi. Il senatore dissidente Ferdinando Rossi viene addirittura aggredito e picchiato da un collega di partito per non aver votato secondo le indicazioni del Governo. Tra parentesi, signor Presidente, non oso pensare alle reazioni del mondo politico e dei media se, al contrario, ad essere picchiato fosse stato un esponente del centro-destra che era passato sull'altro fronte. L'aggressione del senatore Rossi, che reputo gravissima, è stata invece declassata dalla critica prevalente a rango di episodio di folklore emiliano - alla Peppone, per intenderci - e comunque l'interessato oggi dichiara che voterà la fiducia, ma non voterà la missione in Afghanistan.
Franca Rame, icona del pacifismo, presenza simbolo alla manifestazione di Vicenza, ci spiega che non se la sente di far cadere il Governo e quindi voterà la fiducia, voterà il proseguimento della missione militare in Afghanistan e poi si dimetterà da senatrice. Quanta confusione nella maggioranza! Come ci ha spiegato dal palco del teatro Brancaccio solo qualche giorno fa il ministro D'Alema: «Certa sinistra non serve al Paese».
A proposito, anche il ministro D'Alema è un altro fulgido esempio di coerenza politica. Solo una settimana fa è venuto al Senato lanciando grandi proclami a corredo del suo ultimatum: «Senza maggioranza tutti a casa». Vorrei provare a ricordare qualche passaggio dell'intervento del ministro D'Alema, che citerò parola per parola: «Penso, per ragioni politiche, costituzionali ed anche etiche, che l'idea di agire senza consenso, soprattutto quando sono in gioco questioni così importanti come la pace, la guerra e la sicurezza del Paese, è qualcosa che non appartiene al costume democratico e alle mie abitudini».
Questo ha enunciato con sicumera in quell'occasione il ministro D'Alema, che ha anche detto: «Credo di avere dimostrato nella mia vita politica di essere persona molto attenta a misurare il consenso democratico e a prendere atto del dissenso con una coerenza che non sempre ho riscontrato in tutti i protagonisti della vita politica». Sappiamo poi tutti come è andata a finire mercoledì scorso! Tuttavia, contrariamente a quanto aveva preannunciato, a distanza di una settimana il ministro D'Alema è ancora al suo posto, come se nulla fosse accaduto. I suoi bei proclami sono rimasti pure enunciazioni di principio, parole al vento. Di coerenza e di dimissioni neanche a parlarne!
Vorrei dire al ministro D'Alema, che oggi non vedo in Aula, che la sua politica estera è stata bocciata dalla sua maggioranza, i problemi sul tappeto non sono stati risolti, né chiariti, Turigliatto, Rossi ed altri esponenti della sinistra radicale continuano a dichiarare che non voteranno il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Lui, quindi, cosa è rimasto a fare al Governo? Vorrei quindi pregare il ministro D'Alema per il futuro di non citare più le sue dimissioni dopo le regionali del 2000 come esempio di dignità e coerenza politica. Quanto accaduto questa settimana cancella ed oscura qualsiasi suo comportamento precedente del quale forse andava orgoglioso.
Nel frattempo è il Paese a pagare drammaticamente la farsa che state recitando. La sinistra in pochi mesi di Governo ha fallito su tutti i fronti. L'Unione può essere anche stata in grado di ottenere la maggioranza dei seggi in Parlamento, ma è rimasta soltanto un cartello elettorale, il cui unico collante è l'antiberlusconismo. Anche oggi la sinistra radicale dichiara di votare la fiducia a questo Governo, non perché convinta del programma del Premier, ma solo per evitare che la destra torni al Governo. Si accontenta di questo, presidente Prodi?
Lei nei giorni scorsi aveva presentato quello che qualcuno ha chiamato il dodecalogo: dodici punti programmatici, che, secondo le sue indicazioni, avrebbero dovuto essere perseguiti con rinnovato impegno riformatore. Sono peraltro rimasto stupito di non aver sentito parlare di nessuno di questi dodici punti nel discorso pronunciato ieri sera. E perché non ha parlato neppure dei Dico? Sono ancora compresi nell'agenda del Governo? Tra i dodici punti ce n'era uno che mi aveva decisamente incuriosito, proprio il punto dodici: il Presidente del Consiglio chiedeva alla sua maggioranza di poter fare il Presidente del Consiglio. Ma di questo ieri sera non si è parlato.
E qui si capisce che non avete speranza. Forse governerete ancora per qualche mese, con l'aiuto dell'ascaro, che alla fine si trova sempre, ma il vostro destino è segnato. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Morselli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanone. Ne ha facoltà.