Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
Azioni disponibili
TONINI (Aut). Signor Presidente, colleghi senatori, nel rinnovargli la mia fiducia, vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio per la chiarezza e la trasparenza con le quali ha voluto descrivere la difficile condizione politica ed istituzionale nella quale il Governo si trova ad operare. Il presidente Prodi ha utilizzato la dizione «transizione incompiuta» per richiamare i caratteri di perdurante immaturità del bipolarismo politico italiano, un bipolarismo che ci ha dato, dopo decenni di democrazia bloccata, competizione e alternanza, ma non ancora la coesione interna alle coalizioni, necessaria a produrre stabilità ed efficacia dell'azione di Governo.
Una legge elettorale sbagliata, criticata dai suoi stessi autori, ha accentuato la fragilità del sistema fino a condurlo sull'orlo della crisi istituzionale. L'attuale legge elettorale consente infatti, sia pure in un contesto segnato da forti incentivi alla frammentazione e da forme di grave degenerazione oligarchica nella selezione degli eletti, il formarsi di una chiara maggioranza politica alla Camera dei deputati ma non al Senato, ove il vincolo costituzionale dell'elezione su base regionale, insieme alla persistenza di caratteristiche storiche - come l'esclusione dal voto delle classi di età più giovane o la previsione dell'istituto dei senatori di diritto e a vita - rendono il formarsi di una maggioranza numerica, politicamente omogenea con quella della Camera, una evenienza appena possibile, ma tutt'altro che probabile.
In questo contesto, una crisi politica nella maggioranza, come quella che si è aperta in quest'Aula con la paradossale votazione del 1° febbraio scorso sulle comunicazioni del ministro Parisi, ha potuto ricomporsi il 21 febbraio con le comunicazioni del ministro D'Alema solo al prezzo di privare il Governo del sostegno determinante di alcuni senatori a vita e di esporlo così ad una sconfitta parlamentare che ha portato alle doverose dimissioni del Presidente del Consiglio.
Il voto del 21 febbraio, signor Presidente, indica che in Senato il Governo non ha una maggioranza precostituita ed autosufficiente sulla politica estera e di difesa. E tuttavia il dibattito che ha portato a quel voto ci ha detto con altrettanta chiarezza che la politica estera e di difesa che il Governo sta portando avanti è condivisa, nelle sue linee fondamentali, da uno schieramento parlamentare molto più che maggioritario, lo stesso che si è manifestato sulla più importante decisione di politica estera e di difesa assunta dal Governo, la spedizione in Libano, lo stesso che si riscontra nel quotidiano lavoro della Commissione esteri.
Questa contraddizione descrive la nostra difficoltà che è politica e istituzionale al tempo stesso, ma suggerisce anche la rotta possibile: da un lato, aprire un confronto ampio e concludente sulle riforme elettorali, costituzionali e regolamentari, che consentano l'uscita dalla transizione in avanti, ovvero in modo coerente con i princìpi della democrazia competitiva e dell'alternanza. Su questa decisiva discriminante, signor Presidente del Consiglio, ho molto apprezzato le sue parole. Dall'altro lato, è opportuno prendere atto con realismo dei rapporti di forza presenti in quest'Aula, privilegiando il confronto e la ricerca di limpide convergenze sulle politiche, a cominciare dalla politica estera e di difesa, rispetto alla contrapposizione, che in questo contesto sarebbe solo paralizzante, con grave danno per il Paese, tra opposte, chiuse opzioni di schieramento.
Se vorrà procedere con generosa lungimiranza e tenace pazienza su questa via, difficile ma obbligata, signor Presidente del Consiglio, sono certo che non le mancherà la fiducia del Senato e la riconoscenza del Paese. (Applausi dai Gruppi Aut e Ulivo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bornacin. Ne ha facoltà.