Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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*TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signori colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, in premessa vorrei manifestarle consenso e fiducia alla sua relazione che considero coerente con il programma, rigorosa ma anche severa. Ho già avuto modo di esprimere il mio consenso sulla politica estera del suo Governo, in occasione del dibattito della scorsa settimana, che oggi ribadisco perché improntato da un rinnovato ruolo dell'Italia nello scacchiere internazionale ed in particolare nel Mediterraneo.
Come da lei sottolineato e come definito nel nostro programma, pur con sensibilità ed accenti diversi, questa maggioranza vuole perseguire un profondo rinnovamento del Paese, che significa più uguaglianza, più giustizia sociale, più equità, più solidarietà, maggiore tutela per i più deboli, meno precarietà per i giovani in modo che tornino ad essere in grado di programmare il loro futuro, di cui oggi ne sono privi.
La lotta alla piaga della precarietà, al sottosalario, all'assenza dei diritti che determinano la condizione che non si verificava più da oltre un secolo, cioè quella di un arretramento sociale per i giovani rispetto ai loro genitori, va a mio avviso ripresa con grande rigore, proseguendo sulla strada aperta in finanziaria sulla stabilizzazione dei lavoratori precari, pubblici e privati, con le scelte operate dal Governo sulla lotta al lavoro nero, all'evasione fiscale e contributiva; i provvedimenti assunti per la sicurezza sul lavoro e nella lotta contro gli infortuni, le malattie professionali, gli omicidi bianchi, di cui teniamo il triste primato in Europa. Così come va perseguita, attraverso una molteplicità di strumenti, una politica redistributiva in grado di affrontare la drammatica perdita di potere di acquisto dei salari e delle pensioni, che ha assunto dimensioni estremamente preoccupanti per milioni di lavoratori e pensionati.
La sindrome della quarta settimana, la riduzione dei consumi primari per milioni di famiglie italiane, l'impoverimento dei cosiddetti ceti medi, l'indebitamento delle famiglie, che è in vertiginoso aumento, sottolineano l'esigenza improcrastinabile di dare risposte - ripeto - agendo su una pluralità di strumenti in grado di invertire questa pesantissima situazione sociale che abbiamo ereditato: frutto e conseguenza di scelte economiche, politiche e sociali ingiuste e sbagliate, non solo per chi le ha subite, ma anche per l'intero Paese.
Sono fiducioso che il chiarimento intervenuto nella maggioranza, le regole di comportamento adottate tra cui non la soppressione del confronto all'interno della compagine di Governo e della maggioranza, ma l'esigenza che, una volta raggiunta una mediazione, tutta la maggioranza e - ripeto - tutta maggioranza faccia quadrato e parli una sola lingua, mi paiono un buon viatico per il proseguimento dell'azione del nostro Governo, in modo da garantire non solo continuità e stabilità al Paese, ma il perseguimento di una politica di consolidamento dei segnali di ripresa e di una politica di giustizia sociale e di riqualificazione del lavoro, così come deciso nel programma e negli stessi punti da lei indicati.
Sarà importante su tutti i temi, ma in particolare su quelli economici e sociali che le decisioni che si assumeranno siano definite in un percorso di confronto, come lei ha accennato, con le parti sociali. Mi riferisco in particolare al tema delle pensioni, delle liberalizzazioni, del welfare, della lotta alla precarietà, della difesa del potere d'acquisto di salari e pensioni, la cui bussola di riferimento, oltre al programma, non possono che essere i diversi avvisi comuni già convenuti con tutte le parti sociali, senza pensare a facili scorciatoie, che più che rispondere a coerenti princìpi di giustizia sociale, rispondono più che altro ad interessi di parte, ad interessi della grande finanza, ai cosiddetti poteri forti nazionali e sovranazionali, più al mondo degli interessi finanziari che a quello dei popoli, della gente in carne ed ossa. Così come concordo sull'esigenza da lei sottolineata di avviare una grande fase di concertazione sulle questioni della competitività, della produttività e di uno sviluppo ecocompatibile.
Il nostro Paese su queste tematiche registra una pesante arretratezza, che se non risolta può rendere difficoltoso trasformare l'attuale ripresa, ancora precaria, in un fatto duraturo. A questo proposito, vorrei però sottolineare, che la pesante condizione di difficoltà è dovuta non, come qualcuno tenta ancora di sostenere, al costo del lavoro, né alla flessibilità che non c'è, né alla produttività del fattore lavoro, anzi, semmai, la perdita di competitività del sistema Paese, il cosiddetto declino industriale, sono conseguenza di scelte che da vent'anni a questa parte hanno visto solo nel fattore lavoro (riduzione del costo, più flessibilità, più precarietà) l'unico fattore sul quale intervenire, producendo contemporaneamente guasti sociali e impoverimento del tessuto produttivo ed industriale.
Precarietà, bassi salari, assenza di diritti, assenza di sicurezza del lavoro e nel lavoro, producono esattamente riduzione di competitività del sistema Paese e crisi sociale ed economica, pur garantendo contemporaneamente, ma siamo alla favola delle cicale, ampi margini di profitto e portando contemporaneamente al cosiddetto declino industriale.
È dunque questa la bussola che ci deve orientare se si vuole rimettere il Paese in carreggiata, ridare vigore al sistema, costruire quel largo consenso nel Paese, in grado, al di là degli esigui numeri che la nostra maggioranza ha qui al Senato, di garantire continuità al suo e nostro Governo. Senza il consenso, che in parte ci è mancato, sulla manovra finanziaria dei ceti più deboli, dei giovani, dei pensionati, di coloro che vivono di solo reddito da lavoro e pagano le tasse fino all'ultima lira, diventa difficile affrontare i temi che lei ha puntualmente elencato nel suo discorso di ieri e che mi trova concorde insieme a tutto il mio partito, dando contemporaneamente stabilita al nostro Governo.
Se così si opererà vedrà che anche qui al Senato la sua maggioranza, oltre a diventare più coesa, si rafforzerà ulteriormente, anche se non saranno mai definitivamente sconfitte le tentazioni di bloccare e mandare in crisi questa maggioranza e il suo Governo. Le trappole, le tentazioni neocentriste e neoconservatrici sul piano sociale e dei diritti e sulle stesse scelte di politica economica, non sono venute dalla sinistra radicale ma da ben altre parti, ed è da lì che potranno continuare a venire. L'errore gravissimo commesso dai due senatori cui si imputa la crisi del suo Governo è stato grave, miope, condannabile, ma non determinante. Ciò però ha impedito e ha tolto a quanti vogliono continuare a battersi per darle una mano e per fare le scelte più giuste del Paese quello che i marinai genovesi chiamavano il diritto al mugugno. Io, dopo quella crisi, avrò meno possibilità di esprimere i miei dissensi, di fare una mia battaglia perché le scelte che il mio Governo dovrà fare siano equilibrate e le più coerenti con il programma.
La sinistra ed il PCI hanno scelto lei come Premier, ci siamo battuti contro le manovre, che pur ci sono state anche in questi giorni, per cambiare maggioranza e cambiare il Capo del Governo. Per queste considerazioni, augurandole buon lavoro, signor Presidente del Consiglio, voterò e voteremo convinti la fiducia al Governo che lei presiede. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Aut).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pastore. Ne ha facoltà.