Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

SARO (DC-PRI-IND-MPA). Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, colleghi, il presidente Prodi ha ieri riconosciuto nella premessa del suo intervento che la crisi che si è aperta la scorsa settimana è di natura politica; nasce dalle difficoltà di rapporto tra la parte riformista, uso questo termine forse in modo improprio, della sua coalizione e la cosiddetta sinistra radicale antagonista. Visioni troppo diverse o inconciliabili del futuro del mondo e dell'Italia, in particolare sul tema della politica estera, hanno portato ad atteggiamenti e differenziazioni di alcuni esponenti della sinistra radicale, come i senatori Rossi e Turigliatto, che si sono dimostrati insofferenti nei confronti di scelte politiche e di una prassi che contraddice completamente i sentimenti di una base pacifista che crede che un altro mondo sia possibile.

Le risposte e le soluzioni che lei ha voluto dare alla crisi sono del tutto inadeguate; non ha preso atto che siamo di fronte ad una crisi di sistema, come anche molti esponenti della sua maggioranza hanno riconosciuto. Lei crede, signor Presidente del Consiglio, di risolvere la crisi avviando la politica delle maggioranze variabili, allargate soprattutto in politica estera, mandando su un binario morto i Dico, aprendo sul federalismo fiscale alla Lega e sul modello tedesco o spagnolo all'UDC, spostando l'asse della sua maggioranza verso il centro come chiede Follini e assumendo poteri neopresidenziali tali che, se li avesse richiesti Berlusconi, ci sarebbe stata una manifestazione di piazza della sinistra contro la deriva autoritaria del sistema?

Quanto potrà reggere la sinistra antagonista rispetto alla possibile svolta neocentrista del suo Governo? Quanto potrà rinunciare alle sue battaglie e ai suoi valori - che non condivido - solo perché c'è il pericolo che ritorni Berlusconi? Ho la sensazione che i Rossi, i Turigliatto nei prossimi mesi si moltiplicheranno per cento e che si verificherà una forte scollatura tra la base e i vertici della sinistra antagonista.

Presidente, la soluzione che lei tende a dare alla crisi, le contraddizioni della sua coalizione sono destinate ad aumentare, non a diminuire. Lei ha detto che si augura che, entro questa legislatura, la transizione italiana, iniziata nel 1994, termini. La transizione italiana terminerà, a mio giudizio, quando saremo in grado di costruire un sistema di alternanza tra coalizioni coese e coerenti sul piano programmatico, che non nascano solo contro qualcuno, ma per fare qualcosa. Mi sarei aspettato che dalla crisi che si è aperta nascesse una riflessione su questi 13 anni di bipolarismo all'italiana, che ha dimostrato moltissimi limiti perché condizionato dalle posizioni più estreme. Mi sarei aspettato che lei avesse avuto il coraggio di fare come Schröder in Germania che, pur potendo realizzare una maggioranza numerica con il Pds di Lafontaine e Gysi, preferì prendere atto che non esistevano le condizioni politiche per una coalizione di sinistra. Ritirandosi favorì la costituzione di una grande coalizione che sta lavorando bene per il rilancio della Germania.

La nuova legge elettorale, che il presidente Napolitano richiede, sarà il banco di prova per capire se la transizione italiana sarà terminata. Se essa garantirà rappresentanza, alternanza tra maggioranze coese e, anche in situazioni eccezionali, la possibilità di realizzare le grandi coalizioni, allora sì che la transizione italiana sarà terminata.

È necessario, signor Presidente, ricordare che sta avvenendo un fenomeno generalizzato in Europa. Negli ultimi tre Paesi dove si è votato (Germania, Austria e Olanda) non è stato possibile costruire le classiche maggioranze tra socialisti, sinistra e centro‑destra. Ciò non è stato possibile perché in tutti questi Paesi dell'Europa stanno emergendo a destra e a sinistra fenomeni politici di natura populistica che impediscono la creazione delle tradizionali coalizioni di alternanza. Se questi Paesi hanno costruito nuove aggregazioni, nuove grandi alleanze per gestire fasi transitorie e garantire le grandi riforme, di cui in questa fase tutti i Paesi d'Europa hanno bisogno, perché in Italia non si ragiona ancora per andare in quella direzione? Perché non si apre una fase del tutto nuova? Perché dobbiamo continuare ad andare avanti cercando di rabberciare coalizioni che non riescono più a stare in piedi e che esploderanno al primo voto difficile, tipo quello sull'Afghanistan?

Signor Presidente, mi auguro che lei abbia la capacità e l'intelligenza - e lei ce l'ha sicuramente - di prendere atto che una fase politica in questo Paese sta terminando e che si deve aprire una fase nuova. Credo che i prossimi mesi andranno proprio in questa direzione. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Gramazio. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.