Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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RANDAZZO (Ulivo). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatrici e senatori, riprendere serenamente il discorso dal punto in cui era stato bruscamente interrotto ritengo debba essere la regola aurea di questa Assemblea in questo particolare momento della vicenda politica nazionale. Perché non si tratta più di fare discorsi accademici o lasciarsi andare a intemperanze verbali, come purtroppo spesso avviene, bensì di riprendere con rinnovata lena il cammino della realizzazione del programma legislativo del Governo dell'Unione che dieci mesi fa è stato votato dagli elettori italiani dentro e fuori d'Italia.
E, in forza delle dichiarazioni e indicazioni programmatiche fornite dal presidente del Consiglio Romano Prodi, urge riprenderlo, questo cammino, senza perdere altro tempo in bizantinismi procedurali, eccessi ostruzionistici, baruffe ideologiche. Senza perdere l'occasione di alimentare con rinnovata tenacia e slancio la ripresa economica in atto, che nei primi nove mesi di Governo Prodi è stata in grandissima parte determinata dalla visione, insieme, di giustizia sociale, di equità fiscale, di incentivi alla produttività, e dai due primi veri turni, due turni storici, di liberalizzazione delle professioni e dei servizi. Ripresa determinata da un concetto di rigore amministrativo che con una travagliata ma indispensabile finanziaria ha fermato il Paese sull'orlo dell'abisso dell'esclusione da Eurolandia, l'orlo dell'abisso di un tracollo sociale ed economico.
Si badi, a proposito di liberalizzazioni, di quelle liberalizzazioni per le quali molti colleghi sui banchi dell'opposizione si sono chiesti pubblicamente: «Ma perché non le abbiamo fatte noi, con tutto il tempo che abbiamo avuto?», non è soddisfazione da poco poter dire, per chi come me, quando può, rientra all'estero nella sua residenza, che finalmente anche in Italia chi ha bisogno di un'aspirina fuori dai sacramentali orari o dalla vicinanza delle farmacie può andarla ad acquistare a prezzo ridotto insieme ad un paio di centinaia di altri farmaci da banco presso un supermercato. (Commenti del senatore Bornacin); che in Italia non si è più costretti a farsi spellare da un notaio per il passaggio di proprietà di una vettura usata; che si cominciano a smantellare le caste chiuse degli ordini professionali; che a Roma o a Milano capita ora meno di frequente dover aspettare inutilmente fino a un'ora sotto la pioggia o al solleone per un taxi; e così via di seguito.
Poi, su quello che l'opposizione ha creduto di cavalcare come cavallo di battaglia nella crisi ormai in via di conclusione, la politica estera, si lasci pur dire a chi da svariati decenni è vissuto ed ha operato all'estero nei settori dell'informazione, della politica e delle istituzioni, due cose in particolare.
La prima è che nessun programma di politica estera poteva essere più completo, più dettagliato, più lineare, coerente e onesto, più rispettoso degli impegni e delle alleanze internazionali negli ambiti di ONU, NATO e Unione Europea e insieme più indicativo della missione e degli ideali di pace, libertà e solidarietà perseguiti dall'Italia, di quello presentato in quest'Aula dal ministro D'Alema una settimana fa.
La seconda cosa è che, si lasci ancora dire a chi vive l'Italia fuori d'Italia, che l'immagine dell'Italia, che era scesa veramente in basso nel mondo, si è cominciata a riscattare con l'avvento di questo Governo. (Commenti ironici dal Gruppo FI). Facile fare dell'ironia da esponenti di parti politiche che vedono l'Italia standoci dentro, posizionandosi magari troppo da vicino, vedono e giudicano il Paese solo da nicchie di ideologie e interessi di parte, interessi personali, interessi di potere per il potere.
Ma il progressivo degrado dell'immagine istituzionale dell'Italia nel mondo che si è andata registrando negli anni precedenti alle elezioni del 2006 resta una realtà storica ben percepita, documentata, incontestabile. Una realtà che spiega fra l'altro come e perché la maggioranza degli elettori nella circoscrizione Estero ha premiato candidati dell'Unione. Li ha premiati anche perché nei Paesi dove risiedono una delle carte vincenti è stata proprio quell'immagine dell'Italia. E, incidentalmente, va smentita una volta per tutte la teoria secondo cui nella circoscrizione Estero, per l'elezione del Senato, il centro-destra non avrebbe fatto il pieno di rappresentanti parlamentari solo perché presentatosi con diverse liste in concorrenza l'una con l'altra. I dati ufficiali parlano chiaro, di una forbice di ben dieci punti: 48,3 per cento per il centro-sinistra, 37,6 per cento per la somma delle cinque liste del centro-destra.
E non a caso, come ha ribadito lo stesso Presidente del Consiglio nelle sue dichiarazioni programmatiche, proprio nel primo dei dodici punti con cui si rilancia l'azione di Governo, quello riguardante la politica estera, è stato inserito l'impegno ad «una incisiva azione per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio rappresentato dalle comunità italiane all'estero».
Finalmente, dopo quasi un secolo e mezzo di diaspora dall'Unità d'Italia ai nostri giorni, giunge il più alto formale riconoscimento, e apprezzamento, del connotato reale - politico, sociale, culturale, economico - della presenza italiana all'estero. Un riconoscimento che rappresenta un solenne impegno ufficiale per una conseguente azione, quale nessun altro Governo d'Italia aveva mai preso. Altro che andare cianciando, che andare invocando, come anche alcuni membri di questa Assemblea legislativa fanno: «No representation without taxation, niente rappresentanza parlamentare senza contributo fiscale, niente voto a chi non paga le tasse».
Un immeritato crudele insulto a milioni di nostri connazionali che, espatriati per qualsiasi ragione, hanno di proposito mantenuto la cittadinanza italiana, che nel secondo dopoguerra sostennero con le loro rimesse l'economia di intere Regioni, che in moltissimi casi continuano a pagare le tasse sui beni immobili lasciati in Patria, che oggi sono i principali promotori e consumatori delle esportazioni italiane nel mondo, che sono i propagatori nei cinque continenti di lingua, cultura, stili di vita, tradizioni, innovazioni, conquiste e proposte sociali ed economiche d'Italia. Un'estensione viva e consapevole dell'Italia.
E quindi concludo: anche per il positivo ribaltamento dell'immagine, spesso mortificata, degli italiani all'estero va dato atto al Governo, come per il resto del suo programma, in questa fase di rilancio. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pirovano. Ne ha facoltà.