Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

*QUAGLIARIELLO (FI). Signor Presidente del Consiglio, vorrei iniziare il mio intervento tributandole un riconoscimento: le riconosco che nell'intervento di ieri ho ascoltato una maggiore considerazione per l'opposizione e per quella legittimazione dell'avversario che è condizione senza la quale nessuna logica bipolare può stare in piedi. Ciò, però, non toglie nulla alla drammatica insufficienza politica del suo discorso, che può racchiudersi come se fosse una metafora, in quella frase da lei pronunciata: «voglio essere giudicato solo per quello di cui parlo». Tale proponimento ha un senso politico nel caso in cui nel discorso che segue si dica qualcosa di sostanziale sulla quale farsi giudicare; altrimenti diventa una mera manifestazione di furbizia politica; un modo per affermare - mi consenta il gioco di parole - rispetto al «non dico sui Dico». Invece, su quel tema, in sede di replica, qualcosa dovrebbe dirci perché dietro quel provvedimento c'è un grande problema di civiltà che divide questa Assemblea e va oltre signor Presidente, il suo essere cattolico adulto o il mio essere laico penitente.

Signor Presidente del Consiglio, lei ha sorvolato soprattutto su un aspetto, che è ormai palese e si respira nell'atmosfera di quest'Aula. Mi riferisco alla crisi di sistema, che è stata determinata innanzi tutto dall'insufficienza dell'antiberlusconismo come metodo e come sostanza per condurre una politica e per tenere insieme un'alleanza. Si tratta di una drammatica insufficienza politica ma soprattutto culturale. Perché gran parte delle difficoltà che vi trovate oggi ad affrontare sulla politica estera e gran parte delle difficoltà che avete nei confronti di quelle centinaia di migliaia giovani che hanno sfilato a Vicenza e che dovete riconoscere come vostri interlocutori politici nascono da un antiberlusconismo prolungato oltre ogni logica e oltre ogni rispetto per quell'etica della responsabilità che non dovrebbe mai abbandonare un uomo di Stato e nemmeno un dirigente politico.

Signor Presidente del Consiglio, questo è il momento di andare al fondo delle cose, di guardarle in faccia; è il momento di avere coraggio. Invece, dalle vostre file provengono due risposte, unite solamente da un elemento: dall'insufficienza di fronte alla crisi di sistema che ci si prospetta. C'è la risposta, che abbiamo letto sui giornali, di tenere in piedi questo Governo soltanto per guadagnare il tempo utile a costruire un'altra strada e per passare dall'antiberlusconismo rivoluzionario all'antiberlusconismo gramsciano, da applicare con modalità meno virulente, casamatta dopo casamatta, magari attraverso il sistema elettorale tedesco.

L'altra risposta è quella che ci ha dato lei: far finta di niente, non guardare in faccia la crisi, non dare risposte e cercare ancora di tenere insieme quello che insieme non può stare.

Lei ha rivendicato, nel suo intervento, il bipolarismo come una conquista da difendere. Potremmo trovarci d'accordo su questo aspetto. Ma per non rendere quell'affermazione un'aspirazione senza futuro è necessario avere il coraggio di non ignorare i limiti del bipolarismo attuale, che sono soprattutto i limiti della sinistra e della sua capacità di stare insieme. Guardi, signor Presidente, pur con grandi difficoltà - che certamente noi non vogliamo nascondere - il centro-destra è riuscito a garantire cinque anni di Governo e ciò è, invece, quello che drammaticamente voi non state facendo; ed è un problema del quale è ridicolo che ci si faccia carico noi ancor più di voi.

Non è possibile risolvere questo nodo scaricando qualsiasi responsabilità sulla attuale legge elettorale. Signor Presidente, questo è un vecchio vizio italico, che è stato assecondato in altre occasioni della nostra storia e purtroppo con degli esiti terribili. Questa legge elettorale - dobbiamo trovare il coraggio per dirlo - può essere migliorata, ma non è la sentina di tutti i mali e i suoi aspetti peggiori derivano da una correzione che è stata imposta a suo tempo dal Colle. Allora, bisogna andare oltre, bisogna riferirsi a quelle che sono le insufficienze politiche e a quelle che sono le insufficienze culturali, se si vuole fare un passo avanti e se si vuole veramente salvare quel bipolarismo che lei dice di avere a cuore.

All'inizio della legislatura, con la proposta del Governo di larghe intese, noi questo coraggio lo abbiamo dimostrato; la sua maggioranza non ancora. Non basta qualche fugace riconoscimento al Governo del passato, utilizzato per assumersi poi meriti che non sono suoi: serve un altro coraggio. Io spero per lei, per la sinistra e spero soprattutto per il nostro Paese, che lei lo sappia trovare in sede di replica. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.