Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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PISTORIO (DC-PRI-IND-MPA). Signor Presidente, colleghi, signori del Governo, il poco tempo a disposizione non mi consente di sviscerare fino in fondo tutte le considerazioni che motivano il voto contrario del mio Gruppo e, in modo particolare, del Movimento per l'Autonomia a questo Esecutivo. Dovrò scegliere alcune ragioni, anche per sfrondare il campo dalle interpretazioni e dalle illazioni che in questi giorni sono apparse su molti quotidiani e in alcuni passaggi televisivi.
Vi è stato il tentativo di un confronto cauto e prudente con il nostro movimento per verificare la possibilità di un sostegno a questo Esecutivo, ma sin dall'inizio è apparso evidente che non vi era alcuno spazio per un'intesa di questo genere, in ragione della cultura politica e del programma che ispirano questa compagine. Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio ieri in quest'Aula lo hanno confermato in modo eclatante.
L'MPA nasce avendo alcune ambizioni, che spero non siano velleitarie. La prima è quella di porsi in qualche modo all'esterno di questo bipolarismo rigido e maldestro, che sta impoverendo il Paese, e di ricercare soluzioni reali ai problemi concreti che attanagliano i territori, con il tentativo di spostare l'asse politico dal gioco romano del teatrino della politica ai bisogni reali dei cittadini.
In modo particolare, tentiamo di far valere un'area del Paese abbandonata, le cui prospettive sono davvero disgraziate: il Mezzogiorno. Il Premier ieri ha reso evidente che questo non appartiene alla sua agenda politica: né il superamento di questo bipolarismo rigido, che è una sorta di carta a cui ispira i suoi atti politici, e men che meno il Mezzogiorno.
Al di là di una veloce e sbrigativa enunciazione di risorse, che sembrano riecheggiare l'annuncio di Caserta (elevatissimo come contenuto, ma, tra l'altro, basato solo su meccanismi automatici, come i FAS) e al di là di una pretesa rivendicazione di meriti per una legge finanziaria a favore del Sud (che non riconosco, perché non vi è alcuna misura strategica per il Mezzogiorno), non ha indicato un solo asse strategico su cui investire queste enormi risorse.
Non ha perso un minuto del suo tempo a spiegare come questi 123 miliardi teorici possano cambiare il destino di quell'area. Non ha avuto alcuna attenzione di merito al problema. La conferma di ciò è venuta quando, parlando degli impegni nazionali sulle reti transeuropee, ha evocato gli impegni sulle tratte Torino-Lione, Verona-Monaco e Trieste-Divaccia, ma non ha fatto un cenno al Corridoio 1 Berlino-Palermo, che è essenziale per il destino del Mezzogiorno. Ci ha consegnato alle autostrade del mare; il nostro destino di sviluppo passa per le autostrade del mare.
Signor Presidente del Consiglio, nella mia terra, quando c'è l'incerto, c'è la preoccupazione e si profila il fallimento si dice: «semu a mari». Con questo Governo il Mezzogiorno è davvero a mare.
Signor Presidente del Consiglio, anche sulla scena politica lei continua a ripercorrere strade infelici che le fanno vincere le elezioni e le fanno perdere i Governi; di Governi lei ne ha persi già troppi. Quando scende in campo sulla legge elettorale, impegnando il Governo su questa materia (spero non commettendo il medesimo errore fatto con i Dico, cioè di impegnare l'Esecutivo su una materia strettamente parlamentare) ed evocando nuovamente lo schema del bipolarismo rigido (quindi la scelta di una coalizione, di un programma e di un leader), ci riconsegna ad una condizione per cui questo Paese non è governato da 15 anni, da quando ha perso il suo baricentro e il punto equilibrio su cui scandire le politiche di un Paese moderno.
Ha ragione Rondolino quando, nel suo brillante articolo di due giorni fa, descriveva il sistema in questo modo: due coalizioni impossibili e impresentabili, prigioniere di due leader ormai anziani, vagano per l'agone politico in ordine sparso, senza meta e senza scopo, che non sia quello di darsi ogni tanto qualche sonora legnata. Ma di legnate non c'è bisogno in questo Paese. C'è bisogno di costruirlo un Paese!
Io immagino ben altra costruzione politica, che metta insieme i simili, che ricerchi le solidarietà, che abbia un filo comune sulla politica estera e sulle grandi infrastrutture, non continuamente spezzata con questa idolatria del bipolarismo. Tenteremo di far valere queste valutazioni, siamo piccoli e abbiamo un ruolo di nicchia, ma c'è un suggerimento che vorrei dare al Parlamento e anche al Governo in materia di legge elettorale. Si tratta di una questione non molto popolare perché attrae spesso critiche e pregiudizi, ma che in questi giorni è venuta alla luce nella sua concretezza: la sostanza della democrazia e del rapporto autentico che deve esservi tra eletto ed elettore. Questo rapporto passa unicamente attraverso il voto di preferenza, signor Presidente.
Dobbiamo ricostituire questo meccanismo virtuoso della responsabilità, non verso il leader di partito che ti nomina, ma verso gli elettori che ti eleggono, perché quando si vota non bisogna avvertire dietro le spalle, la volontà del capo che ti ha offerto il seggio, o avere in mente la sua faccia, ma devi pensare a quella della gente i cui bisogni e i cui interessi tu devi servire. Quando fai una scelta è molto più bello immaginare le facce di chi ti ha votato che non quella del capo che ti ha nominato. Non ci sarebbero in questo modo più transfughi, tradimenti e trasformismi perché le scelte verrebbero motivate sulla base degli interessi reali che si intende servire. Quando si tornerà nel collegio bisognerà spiegare perché si è votato in quel modo, non bisognerà spiegarlo in una camera chiusa al capo che ti ha nominato. Questa è la democrazia. Questa crisi sarebbe stata diversa se avesse avuto come protagonista un Parlamento libero.
Quanto alla questione di fondo sui voti, sullo scambio, sugli interessi e sulle malevolenze, può darsi che tutto questo possa esservi, ma ricordo che in tal caso è chiamata ad intervenire e a sanzionare la magistratura, che in Italia è autonoma e imparziale.
Tra un Parlamento libero con qualche mascalzone dentro e un Parlamento di prigionieri politici ostaggio delle oligarchie dei partiti, io scelgo un Parlamento libero e voglio il voto di preferenza. Fatela in questo modo la legge elettorale: avremo un Parlamento libero, che sarà una sede vera, in cui la democrazia celebrerà il suo rito e troverà la soluzione per governare al meglio questo Paese. (Applausi dai Gruppi DC-PRI-IND-MPA, UDC e FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Leoni. Ne ha facoltà.