Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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PIROVANO (LNP). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, senatori, siamo e saremo fedeli alleati degli Stati Uniti d'America, gli USA sono complemento naturale della strategia europea, una delle poche cose chiare da lei dette ieri in questa Aula. L'Afghanistan non è solo un'azione militare; queste le sue uniche parole sul groviglio di problemi riguardanti la politica estera che hanno causato la caduta del suo Governo.
Sembra che una nebbia persistente abbia nascosto dalla carta geografica i nostri soldati che attendono di sapere se gli stanziamenti per la loro missione saranno rinnovati. La città di Vicenza è anch'essa persa nelle nebbie del suo illusionismo che i suoi alleati comunisti accettano consapevolmente per un unico e sfolgorante ideale: restare incollati alle loro poltrone di senatori, Ministri e Sottosegretari.
Il ministro D'Alema, causa principale della caduta del suo Governo, sfiduciato non su un punto ma su tutta la politica estera del suo Governo, resta inamovibile al suo fianco. Echeggia ancora in quest'Aula lo schiocco delle sberle che ieri lei ha graziosamente dato ai suoi alleati della sinistra estrema, prima o poi le morderanno la mano per l'ultima volta. Qualcuno potrebbe esserne felice, da questa parte, ma non è certamente motivo di tranquillità per i cittadini che da nove mesi subiscono umiliati il suo modo di governare.
La TAV si farà ma non sappiamo ancora se sarà un binario morto che si ferma in Val di Susa. I contratti con i concessionari sono stati azzerati, i progetti sono di loro proprietà, entro settembre l'Europa vuole sapere se il Corridoio 5 passerà in Italia oppure, come i suoi amici francesi e tedeschi auspicano, passerà a nord delle Alpi.
Entro settembre scade il termine per ottenere i finanziamenti europei: lei non sa ancora come potrà ottenere il consenso dal suo Governo per bucare le Alpi tra il Piemonte e la Francia.
Lei, oggi, con i poteri di cui si è autoinvestito arrogandosi le decisioni finali (potere che i suoi i alleati hanno ratificato ieri in quest'Aula), deve confermare che i progetti sviluppati in più di dieci anni di lavoro saranno rispettati, garantendo - in assenza di modifiche - che non vi saranno ritardi che porterebbero inevitabilmente a privare il Nord e tutta la Nazione delle infrastrutture indispensabili per tentare di recuperare decenni di ritardo sul progresso degli altri Stati europei.
Dalle sue parole si può intendere che lei voglia rispolverare dalla naftalina un Ministero abolito dal suo Governo, quello degli italiani all'estero. La sua improvvisa attenzione crea qualche sospetto: forse, in aggiunta ai 24 milioni di euro già spediti in Sud America, arriverà anche questa nuova investitura. Se i senatori avessero saputo il valore del sì al rinnovo della fiducia al suo Governo, forse lei oggi avrebbe molti più consensi.
Lei ieri, con le sue parole, ha creato un nesso tra la riforma elettorale e il federalismo fiscale. Ci spieghi qual è il nesso. Si traduca le sue parole: per modificare la legge elettorale si farà ancora una ennesima Commissione bicamerale? Per quanto riguarda il federalismo fiscale - espressione magica, da imbonitore - lei spero conosca come oggi e da più di trent'anni vengono ripartite le risorse finanziarie agli enti locali da Nord a Sud. Lei spero sappia dell'eccedenza di dipendenti pubblici nel Centro-Sud d'Italia; lei spero sappia che i trasferimenti ai Comuni del Sud sono spesso 100 volte superiori a quelli del Nord; lei certamente sa che la maggior parte dei Comuni italiani non ha rispettato il Patto di stabilità; lei ha condiviso gli emendamenti fatti per i suoi alleati alla legge finanziaria con i quali sono state cancellate tutte le sanzioni ai Comuni che non hanno rispettato il Patto.
Ma lei non sa cosa pensano di lei e del suo Governo i Comuni che da anni rispettano le leggi finanziarie e il Patto stabilità. Questi Comuni hanno dovuto privare i loro cittadini dei servizi che erano pagati con i soldi dei cittadini stessi. Questi Comuni devono accantonare, senza poterli spendere, i soldi dei loro cittadini. E lei, come un prestigiatore in disarmo, toglie dal cappello la modifica della legge sull'ICI, dimenticando che già oggi, se potessero economicamente, i sindaci la abolirebbero. Ma i sindaci del Nord ci stanno pensando e potrebbero decidere di non rispettare più il Patto sino a quando tutti i Comuni non lo rispetteranno. È questo il suo federalismo fiscale?
Che fine hanno fatto i Dico? Per il senatore Andreotti non sono più nel programma di Governo, ma forse è solo un alibi per votare sì alla sua fiducia. Per il ministro Pollastrini sono praticamente già approvati. Ci vuole illuminare, qui, oggi. Ci tolga dalle ambasce; prima del voto di oggi spieghi a noi tutti, e in particolare ai suoi alleati trepidanti, qual è la sua decisione finale; utilizzi appieno i suoi poteri di dictator e, con un soffio, faccia scomparire tutte le nebbie, quelle sull'Afghanistan, su Vicenza, sulla TAV, sulle pensioni (pare che solo le più basse saranno oggetto di ritocchi; gli scaloni sono scomparsi e al loro posto c'è uno splendido e ovattato ascensore pieno delle sue parole vuote).
Ci illumini su come costruirà centinaia, migliaia di asili nido. Ci spieghi il suo piano case: importeremo forse il progetto da Cuba? Ci spieghi come l'energia alternativa può farci superare la crisi energetica, sostituendo le centrali nucleari. Ci riveli il verbo delle sue strategie politiche sul problema dell'immigrazione clandestina, della tutela dei diritti dei nostri concittadini, di come siate in ansia aspettando che finalmente gli extracomunitari possano votare, contando che voteranno per voi.
Le famiglie si sono già accorte delle attenzioni che lei e il suo Governo avete loro prestato. Presto darete loro un altro aiuto aumentando gli estimi catastali; dovrete comunque modificare le pensioni, cercherete di smembrare le famiglie con le coppie di fatto; e tante altre piacevoli sorprese attendono i trepidanti cittadini.
Se oggi lei otterrà la fiducia, sarà la sua ultima spiaggia. Molti stanno pregando; pregano chiedendo due cose opposte: pochi che lei resti, molti che lei se ne vada. Una sola cosa è certa: non sarà certamente Dio a scomodarsi per la sua fiducia; sarà la dignità dei senatori ed in particolare dei senatori a vita che, specialmente oggi, devono interrogarsi non solo sulle asettiche interpretazioni costituzionali che riguardano le loro prerogative.
Ci faccia finalmente sorridere, signor Presidente del Consiglio, senza battute forzate dall'ansia: se ne vada. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Pastore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tibaldi. Ne ha facoltà.