Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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PALERMO (RC-SE). Signor Presidente del Consiglio, vorrei fare qualche breve considerazione su alcuni passaggi contenuti nella sua relazione.
In primo luogo è importante, a mio parere, aver ribadito che la cornice entro cui ci si muove è, in ogni caso, il programma dell'Unione, quel patto che abbiamo sottoscritto con i nostri elettori e che resta il punto di riferimento delle azioni di Governo.
Penso, inoltre, sia importante aver ribadito la necessità di rafforzare l'impegno per costruire spazio e occasioni per un confronto aperto e autentico, poiché un confronto serrato e puntuale è la premessa indispensabile per avviare delle scelte condivise. Ma non basta.
È necessario, a mio parere, avviare percorsi che invertano quel processo di autonomizzazione della politica di cui parlava ieri il senatore Bonadonna, che riconnettano le azioni della politica con i problemi concreti che i cittadini esprimono, che ridiano loro voce, quella voce che il popolo dell'Unione ha fatto sentire durante la campagna elettorale, quella voce che ha espresso la volontà di uscire dagli individualismi esasperati, da quei modelli culturali passivizzanti veicolati da una televisione spazzatura per tornare a occuparsi di questioni che interessano la collettività.
Le tante associazioni che hanno sottoscritto un appello di sostegno a questo Governo chiedono di mantenere aperto il dibattito e il confronto avviato, di estenderlo a tutto il Paese perché sempre più grande sia la consapevolezza e la partecipazione diretta dei cittadini e delle loro organizzazioni. Per dirla con Paul Ginsborg, i cittadini attivi e dissenzienti, raramente riconosciuti da politici e amministratori, sono un dono prezioso per rivitalizzare la nostra democrazia.
È importante, a mio parere signor Presidente, che lei abbia ribadito che l'acqua è fuori dai processi di liberalizzazione, poiché su questo tema (acqua, bene comune), anche simbolicamente molto rilevante, sono mobilitati tanti cittadini nel nostro Paese e nel mondo.
Vorrei, comunque, sottolineare che si registra una certa preoccupazione, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne, rispetto ad alcuni processi di liberalizzazione che, anziché favorire i cittadini, potrebbero creare situazioni di ulteriore divaricazione tra le aree economicamente più forti e quelle più deboli e potrebbero mettere in discussione l'accesso di tutti ad alcuni sevizi fondamentali.
Molti sono gli studi che dimostrano che i processi di privatizzazione possono portare ad un abbassamento della qualità del servizio o ad una disparità di accesso ai servizi, all'abbassamento della qualità, dell'occupazione e della sicurezza. Pensiamo, ad esempio, ai trasporti. Sappiamo che alcune tratte ferroviarie potrebbero essere economicamente improduttive. Ma per una piccola comunità la soppressione di una fermata, la chiusura di una stazione o di un ufficio postale può significare un deciso peggioramento della qualità della vita e un'ulteriore spinta all'emigrazione e quindi allo spopolamento di quei territori, che invece avrebbero bisogno di politiche che possano stimolare la volontà di continuare a viverci. Penso che vi siano le opportunità e le possibilità perché ciò avvenga.
È importante che lei abbia ribadito le centralità delle politiche ambientali. Mi auguro che siano ancor più decise le azioni verso una politica energetica che si fondi sul risparmio dell'energia e sull'aumento dell'efficienza, a partire dagli edifici di nuova costruzione. Speriamo che si modifichi al più presto il sistema del CIP 6, grazie a cui si finanziano cospicuamente, attraverso le bollette pagate dai cittadini, impianti alimentati da cosiddette fonti assimilabili, che nulla hanno a che vedere con le energie rinnovabili.
Un breve passaggio a proposito della politica internazionale. La maggior parte delle persone in questo Paese ha espresso più volte, con forza e convinzione, la propria volontà di pace. È importante sostenere azioni autenticamente di solidarietà e di cooperazione. In particolare, lei ha citato gli impegni del Governo a favore dell'Africa. Non possiamo, però, nasconderci che finora, spesso, i Paesi occidentali si sono relazionati con quei Paesi, attraverso le proprie multinazionali, in maniera aggressiva e depredatoria, alleandosi con Governi spesso antidemocratici, che hanno causato a quelle popolazioni problemi sociali ed enormi problemi ambientali.
Vorrei a questo proposito ricordare i nostri due connazionali, Francesco Arena e Cosma Russo, che dal 7 dicembre sono nelle mani del movimento per l'emancipazione del delta del Niger, e sollecitare convinte azioni di pressione nei confronti del Governo nigeriano, ma anche verso le compagnie petrolifere, che diano chiari segnali verso l'adozione di comportamenti eticamente accettabili, affinché i nostri concittadini vengano al più presto liberati.
Ritengo importante che tra le priorità su cui lavorare lei abbia individuato la scuola e la ricerca. A questo proposito vorrei invitare a prestare molta attenzione alle esigenze e ai problemi reali che vengono da quel mondo. In primo luogo, il forte bisogno di rinnovamento e di rilancio per una scuola pubblica e di qualità per tutte e tutti si connette con la richiesta altrettanto forte di bloccare ogni processo di aziendalizzazione di questi luoghi, deputati alla formazione dei cittadini, e a non subordinarli alle logiche dell'economia e del mercato.
Infine, vi è il tema della centralità del Mezzogiorno. Ho spesso modo di incontrare e confrontarmi con molte persone, gente semplice, uomini e donne che ci hanno eletti, quelli che hanno creduto e sperato che un Governo di centro-sinistra potesse davvero rappresentare una discontinuità rispetto al passato. Non nascondo che ho registrato segnali di delusione e di insoddisfazione. Molti di questi uomini e di queste donne mi raccontano le loro storie, che sono storie di sacrifici e di sofferenze.
Vengo, infatti, da una Regione, la Basilicata, che registra uno dei più elevati tassi di povertà, in cui non passa giorno che non vi sia la crisi di un'azienda o la chiusura di una fabbrica. Vengo da una Regione in cui il livello di scolarizzazione è alto e molti sono i giovani laureati che vorrebbero rimanere nella loro terra, se ci fosse lavoro. Ma nel Mezzogiorno lo Stato di diritto è puntualmente sostituito da politiche clientelari e il lavoro è spesso merce di scambio. Questi uomini e queste donne, questi giovani, sperano ancora che il Governo possa lanciare segnali forti per sollecitare trasparenza, legalità, certezza del diritto. Sperano che questo Governo possa portare avanti politiche realmente redistributive, che riducano la forbice tra chi ha moltissimo e chi quasi niente, che possano migliorare la qualità della loro vita. Non deludiamoli. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Bosone. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.