Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

MORGANDO (Ulivo). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, come i colleghi del mio Gruppo già intervenuti, le confermo piena condivisione per le dichiarazioni che ieri ha reso al Senato.

Si tratta anzitutto di una condivisione politica. La continuità della coalizione di Governo è la sola risposta possibile all'urgenza dei problemi che abbiamo di fronte, nonostante le differenze che attraversano il centro-sinistra. La capacità di fare sintesi di queste differenze, traducendole in un contributo positivo all'azione di Governo, ha retto in questi mesi e non è venuta meno neppure nelle recenti prove parlamentari sulla politica estera: il Governo è stato battuto da distinzioni personali e non dal venir meno della solidarietà dei partiti della maggioranza. È giusto, quindi, ripartire da qui, ma per andare avanti, per allargarsi e non per rinchiudersi in una proterva esibizione di autosufficienza.

I nuovi consensi annunciati nel voto sulla fiducia, anche se numericamente ridotti, assumono un significato politico molto importante: testimoniano la capacità di un discorso nuovo, di un centro-sinistra più dialogante e meno arcigno, capace di sollevare attenzione oltre i suoi confini non con l'offerta di potere, ma con il dialogo ed il confronto sui problemi.

Non so se si apre una fase nuova; so che si intravede una strada, difficile ma percorribile, per andare oltre l'incubo dei numeri e pensare ad un confronto costruttivo con tutti coloro che sono interessati ai problemi più che agli schieramenti, alle cose da fare più che alla purezza dello schema bipolare.

La seconda ragione di condivisione attiene al merito dei problemi. Sono tra quelli che considerano i dodici punti un passo in avanti rispetto ad un astratto ancoraggio al programma della coalizione, per sua natura - come tutti i programmi di tutte le coalizioni - troppo ampio e rischiosamente onnicomprensivo.

Vedo priorità che condivido, da quelle che pongono al centro la famiglia a quelle che riguardano le prospettive dell'economia del Paese.

Su queste ultime voglio, in particolare, sottolineare la mia attenzione. Siamo all'indomani del difficile dibattito che c'è stato in tutta Italia sulla legge finanziaria. Nei mesi scorsi, sia pure in modo frammentato, la politica economica del Governo è stata al centro dell'attenzione popolare, con giudizi non lusinghieri ed una caduta di consenso che sarebbe irresponsabile negare; ne sono stato testimone diretto per le decine di incontri di assemblea cui ho partecipato, registrando rammarico e delusione rispetto alle attese suscitate dalla nuova stagione politica.

Bisogna invertire la tendenza, recuperare le linee portanti dell'azione di Governo, concentrare l'attenzione su pochi punti chiari e comprensibili: un forte impegno sul fronte dello sviluppo delle infrastrutture, l'accelerazione dei processi di liberalizzazione ed un riordino del sistema previdenziale capace di razionalizzazione e di giustizia sono priorità che condividiamo ed interpretiamo come chiavi di azioni indispensabili per consolidare le prospettive di crescita economica del Paese. Da qualche mese gli indicatori dell'economia italiana hanno il segno positivo: crescono il prodotto interno lordo, la produzione industriale, le entrate dello Stato e la capacità di competere sui mercati globali.

Molti stanno rivendicando il merito di questa inversione di tendenza, da numerosi esponenti del Governo precedente ai vertici di Confindustria. Non serve discutere sui meriti ed è irresponsabile pensare che abbiamo risolto tutto e che ci aspettino stagioni prive di problemi. In realtà, non si è annullato il divario della nostra crescita con quella degli altri Paesi europei e permane inadeguata la produttività del nostro sistema. Non dei meriti, quindi, dobbiamo discutere, ma delle cose da fare per consolidare i segnali positivi, assumendo la crescita economica come priorità assoluta della maggioranza e del Governo.

In questo senso mi sembra vadano le sue dichiarazioni e i documenti che sono stati presentati, e in questo senso, quindi, la proposta che oggi il Governo fa al Parlamento assume un significato coerente rispetto alla centralità del problema dello sviluppo del Paese. In quest'ottica, signor Presidente, vorrei richiamare ancora brevemente la sua attenzione su un tema che considero molto importante: la questione fiscale in Italia è contemporaneamente fatta di elevata evasione e di eccessiva pressione. Con i provvedimenti del 2006 abbiamo dimostrato che la lotta all'evasione fiscale è possibile e si ottengono risultati concreti, si tratta ora di dimostrare che da questi risultati derivano vantaggi per i contribuenti onesti. Lo abbiamo scritto nella legge finanziaria, non dobbiamo dimenticarlo: destinare una quota importante delle maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione alla riduzione del carico fiscale.

Signor Presidente, in questi giorni si sta svolgendo un dibattito sul declinismo; ci si chiede se il Paese sia in declino oppure no, se ci sia continuità nella situazione di sviluppo dell'Italia oppure no. Io credo che sia un dibattito fuorviante. C'è una situazione che sta cambiando, rispetto alla quale la priorità è accompagnare e rafforzare le nuove opportunità di sviluppo del Paese. Credo che il programma che lei ci ha presentato vada in questa direzione e per questo avrà il nostro consenso. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morselli. Ne ha facoltà.