Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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LEONI (LNP). Signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi, ho ascoltato con attenzione il discorso programmatico e ho fatto delle riflessioni: l'ho valutato, mi si consenta di dirlo, come la spada di Alberto da Giussano, un discorso lungo mezz'ora, piatto e mortale. Faccio l'architetto di professione e, come mi diceva un mio professore, si può disegnare il progetto di una nave su un francobollo: forse è un po' esagerato, ma in mezz'ora il Presidente del Consiglio avrebbe anche potuto articolare il discorso in un modo diverso.
Non ho trovato una sola parola in riferimento a quel grande cambiamento che il nostro Paese si aspetta ed è per questo, dunque, che ho definito il discorso piatto, proprio come una spada. Ma voi della Sinistra non siete i riformisti? Da sempre questo titolo vi è attribuito, ma non ho trovato nessuna traccia di riformismo, né nel discorso programmatico iniziale del Governo, né adesso in questa riproposizione in Parlamento.
Presidente, lei avrebbe potuto rendere il suo discorso tagliente, proprio come una spada; invece è risultato mortale per tutti e, soprattutto, per il mondo della politica che si aspetta segnali di cambiamento. Del resto, lo ripeto, dalle sinistre ci si aspetta una stagione innovativa, riformista: invece è la morte della politica.
Non penso che la riforma della politica passi attraverso la detassazione della ricarica dei telefonini, la liberalizzazione dei tassisti, dei parrucchieri o di altre categorie. La ricetta per salvare il Paese è legata all'obbligata trasformazione di uno Stato centralista e sprecone in un moderno Stato federale. Abbiamo prima ascoltato il collega siciliano che non è contento, così come non siamo contenti noi padani: è questo centralismo che non funziona più. Il federalismo è una strada obbligata che prima o poi va affrontata e il partito che mi onoro di rappresentare, la Lega, da sempre lo propone e lo ribadisce ormai con forza.
Se nel suo discorso avesse, ad esempio, inserito puntualmente il federalismo fiscale, di certo non avrei potevo definirlo piatto o mortale, ma sarebbe diventato tagliente, avrebbe dato speranze e aperto nuovi spazi politici; ma questo non è avvenuto.
Come cattolico, poi, vorrei dire due parole sulla famiglia: mi chiedo a cosa servano i provvedimenti annunciati. In questi giorni ho letto in Padania delle statistiche secondo cui avviene un aborto legale ogni 4,1 nascite, un dato che mi ha fortemente preoccupato. La legge n. 194 del 1978 sull'aborto ha portato a 4,5 milioni di omicidi; dunque, le parole spese sulla famiglia sono fuori luogo. È su questa legge che bisogna intervenire a difesa dei più deboli, del feto. Adesso si vuole non far pagare l'ICI e si vogliono dare incentivi, però abbiamo perso in questi anni 4,5 milioni di bambini. Adesso li andiamo a prendere già adulti, prendiamo i ragazzi extracomunitari di 20 anni. Vengono qui loro; noi non ne abbiamo più, siamo riusciti a rompere anche la fabbrica dei bambini. Queste cose mi preoccupano.
Desidero ora svolgere un'ultima considerazione. La composizione di questo Governo è così variegata e complessa che, come pilota sportivo, l'ho paragonata al cruscotto di un jumbo, perché se non se ne leggono con attenzione tutti i parametri ci si fa male. Infatti, la sua prima caduta, signor Presidente del Consiglio, è paragonabile ad un atterraggio senza aver abbassato il carrello: si fa un crash. Tuttavia, gli aeroplani si riparano; si può anche atterrare senza carrello, poi lo si sistema e lei lo ha fatto in una settimana.
Non pensi però che portare in cabina personaggi strani le possa garantire di tornare a volare tranquillamente. Bisogna portare con sé non persone prese a caso, ma che vogliano continuare il volo e raggiungere gli obiettivi necessari per il nostro Paese.
Dunque, poiché in quest'Aula abbiamo numeri così risicati, portare a bordo una persona piuttosto che un'altra non risolve sicuramente il problema. C'è un bel detto in Padania, qualcuno lo riferisca al Presidente del Consiglio: si dice che «i ca' menan mia la cua per nagott», cioè nemmeno i cani muovono la coda per nulla.
Dunque, coloro i quali adesso vi daranno il voto e cercheranno di aiutarvi, sicuramente quanto prima presenteranno il conto. Mi raccomando: che questo signore non sia quello che abbassa il carrello in cabina, perché se non lo abbassa facciamo un altro crash questo, davanti al nostro Paese, non è edificante per nessuno.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Thaler Ausserhofer. Ne ha facoltà.