Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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GHIGO (FI). Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, il Presidente del Consiglio ieri si è presentato in Senato per chiedere un rinnovato voto di fiducia, dopo la mancata approvazione, la scorsa settimana, della politica estera.
Egli ha chiesto e ottenuto una prova di appello sulla base di dodici punti programmatici e di metodo che appaiono quantomeno singolari, se propugnati da un Governo e da una coalizione che non ha finora avuto la forza né la costanza di esprimere una politica davvero utile agli interessi del Paese.
E' proprio sul piano del metodo che la proposta di Prodi, a maggior ragione perché sostenuta da un esponente del centro-sinistra, appare poco convincente. Mi riferisco al punto che assegnerebbe al titolare di palazzo Chigi il ruolo di dominus incontrastato della coalizione.
L'esigenza di rafforzare la figura del presidente del Consiglio era alla base della riforma del Titolo V messa a punto e votata dal centro-destra nella scorsa legislatura ma respinta dal referendum, con la sinistra naturalmente contraria. Quella riforma prevedeva appunto la figura del Primo Ministro nominato dal Presidente della Repubblica sulla base del risultato delle elezioni, in modo da stabilire un rapporto diretto tra elettorato e responsabilità di Governo.
Con la nomina dei Ministri, il Presidente del Consiglio acquisiva quel ruolo direttivo e unificante che è sotteso alla richiesta attuale dell'onorevole Prodi, ovvero il predominio assoluto sulla coalizione.
Ma che plausibilità può avere un simile proposito in chi ha fatto una dura battaglia contro il premierato forte? Ciò che non si è pervicacemente voluto per via costituzionale, lo si vorrebbe per via politica. Ma è estremamente improbabile che i partiti si lascino espropriare della propria sovranità, se non sono costretti nella gabbia della legge. Senza contare che, in assenza di copertura costituzionale, ciò si tradurrebbe nell'espropriare le Camere del proprio ruolo e i parlamentari della rappresentanza democratica di cui sono titolari.
Che dire poi degli aspetti di sostanza del nuovo accordo su cui si sarebbe ricucita la maggioranza, punti tanto decantati in questi giorni dagli organi di informazione, quanto invece trascurati o appena accennati nell'intervento del presidente Prodi? Mi riferisco al problema della TAV e delle grandi infrastrutture a servizio della velocità, al completamento della rete autostradale, al ponte sullo Stretto: tutti feticci contro cui la sinistra ha sempre lottato, inventando dietro ogni grande opera, l'ombra del malaffare.
Anche a proposito di liberalizzazioni, il Governo ha voluto colpire le basi elettorali dell'opposizione, volendo fare la figura del modernizzatore.
Intervenendo in Aula, l'onorevole Prodi ha lasciato trasparire un'ipotesi di apertura al confronto con l'opposizione sui temi di carattere strutturale, essenziali per il nostro sistema democratico. Ha parlato, con rapidi cenni, di legge elettorale e di federalismo, quel processo ancora incompiuto proprio a causa del fatto che il centro-sinistra ha voluto approvare nel 2001 una riforma incompleta, cui non è ancora stata data attuazione soprattutto sul versante del federalismo fiscale e dell'autonomia impositiva di Regioni ed enti locali.
Al di là degli strumenti che si vorranno adottare - e l'esperienza delle bicamerali non è certo esaltante - mi chiedo quale possa essere la credibilità e la capacità di guidare questo processo da parte di una maggioranza così risicata, che oggi ha l'unico obiettivo di superare il quorum necessario di uno o due voti.
Di fronte a questa debolezza intrinseca, ampliare lo spettro di attività e riforme su cui il Governo si dovrebbe impegnare rappresenta una sfida a mio avviso davvero troppo grande. Traspare anche in ciò quel senso di autosufficienza, quella presunzione di superiorità che ha portato il centro-sinistra a rifiutare l'offerta avanzata dall'onorevole Berlusconi in avvio di legislatura per un Governo che potesse farsi carico dei problemi del Paese.
Appare necessario, signor Presidente del Consiglio, un richiamo alla concretezza, al realismo. Come pensa di sostenere il peso di una riforma costituzionale un Governo che non ha neppure i voti per mantenere gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese, a partire dalle truppe in Afghanistan fino all'ampliamento della base di Vicenza? Senza quella forza politica che il suo Governo non ha, a prescindere dalla fiducia che il Parlamento vorrà o meno accordarle, le sue proposte oggi appaiono puramente velleitarie, da parte di chi, non avendo saputo condurre l'Esecutivo neppure nel campo dell'ordinaria gestione, oggi cerca addirittura di avventurarsi sul terreno minato delle riforme costituzionali. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.