Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

BUTTI (AN). Signor Presidente, ho visto poco fa il presidente Prodi vivere questo rito quasi con una sorta di fastidio: dividiamo la pena, signor Presidente, si immagini il nostro fastidio a dover intervenire, onestamente, sul nulla. Vorrei tanto dirle, infatti, di esser stato colpito dalla sua relazione e di aver modificato il mio intervento in corso d'opera, ma non è così. Lei ha svolto considerazioni prive di significato politico, raccontando un po' di cronaca a livello giornalistico, nulla di più.

Durante la mia esperienza parlamentare, che non è brevissima, ho sempre pensato che il candidato Premier dovesse sostenere in Parlamento un esame politico. Ho invece la sensazione che lei stia sostenendo un esame di matematica, attento come è alla delicata questione dei numeri, più che al futuro del Paese. Presidente, lei ha posto la questione politica decisamente in secondo piano, perché ora l'urgenza è far quadrare i conti all'interno della sua variegata maggioranza, costi quel che costi, soprattutto per gli italiani.

A proposito di numeri, domenica ho guardato con una tristezza infinita l'intervista rilasciata dal presidente Fassino alla trasmissione di Lucia Annunziata in RAI. Il leader di un grande partito deve saper volare alto, non può concentrare la propria attenzione sulle coliche renali del collega De Gregorio o sugli orari dei voli del senatore Pallaro. Mi sia consentita una benevola battuta: Fassino parlava di numeri (157, 162, 158) e in quell'intervista mi sembrava più intento a dare i numeri che a farli tornare.

Tuttavia, la situazione è questa e non è nata a Vicenza, dove, per essere chiari, signor Presidente, si allarga la base militare statunitense e, contestualmente, si restringe la sua base elettorale. Tale condizione è nata ben prima, all'inizio del 2006, quando, sfidando tutte le regole della politica e del buon senso, ha messo insieme un'alleanza impossibile, eterogenea, ostaggio, come abbiamo avuto modo di comprendere anche la settimana scorsa, di vaste aree riconducibili all'estrema sinistra antagonista e comunista.

È nata dal cartone animato delle primarie, con le quali lei pensava di essere garantito circa il potere decisionale sul suo Governo e sulla sua coalizione, salvo poi ricorrere al patetico punto 12 del moderno dodecalogo, che ribadisce invece l'inesistenza della sua autorevolezza all'interno dell'Esecutivo.

Non confonda per rispetto e per riconoscimento della sua leadership quel sostegno, più che sospetto, di cui ha goduto nelle ultime ore. Non è un caso, presidente Prodi, che i suoi più accesi supporter, in questa fase di crisi, siano stati proprio i funamboli leader di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi, gli stessi che però, marciando contro di lei a Vicenza, non avrebbero mai pensato di trovarsi un giorno a doverla custodire e proteggere, come fosse una reliquia.

Ma voi siete legati a doppio filo, in un patto silente di mutuo soccorso a danno degli italiani. Se cade lei, gli epigoni del marxismo militante non torneranno mai più al Governo e, se loro non dovessero votarle la fiducia, lei guadagnerebbe irrimediabilmente e fortunatamente, per il popolo italiano, l'oblio della politica.

Siete intrecciati dalle vostre contraddizioni, condannati a cercare faticose mediazioni su tutto, dalla politica economica a quella fiscale, da quella estera a quella del lavoro, fino alle questioni etiche. La politica è a volte compromesso, ma il compromesso non può essere l'unica regola della politica.

E a proposito di questioni etiche, nel dodecalogo non abbiamo letto nulla dei Dico e tanto sembrava bastare al senatore Andreotti per votare la fiducia. Ma proprio lunedì, senatore Andreotti, il ministro Pollastrini a Milano, al parossismo del masochismo, ha ribadito la volontà di procedere con quel contestato provvedimento, che peraltro il Governo ha già licenziato.

È il trionfo del tafazzismo, Presidente, da Tafazzi, quel famoso personaggio incarnato da un bravo comico che amava martellarsi il basso ventre ridendo e scherzando. Tra i suoi Ministri ci sono masochisti irresponsabili, che per protagonismo personale sfidano i settori moderati della sua maggioranza e del Paese, come se quella dei Dico fosse una reale urgenza della Nazione. Ci chiediamo come verrà smaltita la delusione, voglio utilizzare un eufemismo, della composita estrema sinistra dei movimenti, dei centri sociali, dell'antagonismo, che ha sostenuto i rivoluzionari in doppio petto di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi e che da essi sono stati traditi per quattro, cinque, sei volgarissime poltrone. Come verrà sfogata questa delusione, nel già caldo clima politico?

Lei ha detto che su TAV, su basi americane e su missioni di pace all'estero non ha mai pensato di invertire la rotta. Questo è l'esatto opposto di quanto dice l'estrema sinistra parlamentare all'estrema sinistra extraparlamentare. Con la vostra schizofrenia, alimentate l'estremismo, già di per sé pericoloso.

Le dinamiche incerte e maldestre non depongono a favore del Paese. Avete il respiro corto e non siete in grado di programmare il futuro del Governo, immaginiamo come possiate essere pronti a programmare il futuro del Paese nel contesto europeo e mondiale.

Eppure lei, presidente Prodi, ci ha fatto sorridere, quando ha detto di voler ripartire con slancio. Pensavamo che questo «slancio» fosse un collega del Gruppo del senatore Follini, poco noto magari, con cui puntellare la sua macilenta maggioranza, ma - ahimè - «slancio» non era un senatore, era un suo modo di dire infantile per entusiasmare i settori più scettici della sua coalizione. Tuttavia, di entusiasmo ieri non ne abbiamo visto, nonostante un'agenzia riportasse una sua dichiarazione nella quale asseriva di essere stato accolto molto bene in Senato. A noi l'accoglienza è sembrata freddina, a parte un paio di timidi applausi quasi bipartisan, perché erano questioni che toccavano le corde dei sentimenti sia a sinistra che a destra. Per il resto, nulla.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,40)

 

(Segue BUTTI). Per il resto, i suoi Ministri sembravano più concentrati ad escogitare qualche meccanismo per allargare la maggioranza o per meglio blindarla, pur di scamparla senza eccessivi patemi.

Con il cinismo che vi distingue, sareste anche tentati di proporre lo scambio dei due connazionali da troppo tempo ostaggi in Nigeria con i due sventurati colleghi Rossi e Turigliatto, ai quali va la mia personale ma sentita solidarietà per le violenze, non solo quelle fisiche subite all'esterno dell'Aula parlamentare, ma quelle morali, verbali che hanno subito all'interno dell'Aula, da gentildonne pacifiste, come la senatrice Palermi o la senatrice De Petris, che li hanno apostrofati con delicatezze irripetibili.

Vi aspetteremo, presidente Prodi, sull'Afghanistan, sulla politica estera (dove pensate di risolvere tutto con qualche cambiamento lessicale, facendo ricorso all'etimologia), sulle pensioni, sulla Rai, sul cosiddetto disegno di legge Gentiloni e, se ci arriverete, anche sulle questioni etiche e sulla famiglia. A tale proposito, signor Presidente del Consiglio, quando lei parla di politiche per la famiglia, non so se si riferisce alla sua, che è particolarmente numerosa ed attiva nel mondo della parapolitica, o alla famiglia che intende il ministro Pollastrini parlando di quella omosessuale oppure alla famiglia tradizionale - quella che, invece, intendiamo noi - che il suo Governo ha pesantemente penalizzato nella Finanziaria per il 2007. Vorrei capire di quale famiglia parla.

Quando si è disperati - e lei è disperato - anche le suggestioni generate dal taumaturgo collega Follini, attorno alla creazione di un nuovo centro-sinistra, sembrano progetti a portata di mano. Ma qui nemmeno se il dodecalogo l'aveste scolpito su pietra e affidato al senatore Mosè avreste ottenuto qualche risultato positivo.

Lei deve fare sempre i conti con chi le sta a sinistra e sull'attuazione del suo programma il Governo subirà altre brusche frenate che lentamente logoreranno non soltanto lei (questo sarebbe il minore dei mali), ma anche il Paese. Il destino di un grande Paese, come il nostro, non merita di essere nelle mani di due partiti che si richiamano direttamente al comunismo e che, di volta in volta, alzano il prezzo nel contrattare il sostegno al suo Governo.

Non ci siete, Presidente! Non ci siamo! Non c'è un programma sufficientemente condiviso, né ci sono le condizioni politiche per procedere speditamente. Come si dice in gergo parlamentare, apprezzi le circostanze e tolga rapidamente il disturbo. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.