Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007
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BORNACIN (AN). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio - peraltro assente in questo momento - prima di intervenire sulle comunicazioni rese ieri dal Presidente del Consiglio all'Assemblea del Senato vorrei dire una parola al senatore Randazzo, che pochi minuti fa ha descritto un'immagine disastrosa dell'Italia ai tempi del centro‑destra e una palingenesi del nostro Paese con il Governo di centro-sinistra. Vorrei dire al senatore Randazzo che se oggi è qui a rappresentare gli italiani all'estero lo deve esclusivamente ad una legge del Governo Berlusconi, ad una legge del centro-destra e ad una battaglia che la destra pervicacemente fa condotto per anni. Infatti, se ciò non fosse stato, se avesse dovuto ringraziare lo schieramento in cui oggi si trova, temo che sarebbe rimasto ancora nel suo Paese in America Latina, che, peraltro, non mi sembra un'immagine di efficienza.
Detto tutto ciò senza alcuna polemica, collega Randazzo, vorrei dire che ieri l'incipit dell'intervento del Presidente del Consiglio mi aveva positivamente colpito quando ha sostenuto che la crisi del suo Governo era politica. A quel punto, immaginavo che una considerazione così vera e importante sarebbe stata seguita dalla valutazione delle sue ragioni, che sarebbero cioè intervenute le motivazioni di suddetta crisi e le indicazioni di come questa sedicente maggioranza intendeva superarla. Invece, il prosieguo del suo discorso ha configurato un intervento che, come hanno detto in tanti, non riesco a descrivere se non con aggettivi quali banale, scontato, addirittura scolastico; un discorso che non ha detto assolutamente niente e che si è richiamato vagamente al programma scritto dall'Unione, anche quello redatto in maniera tale che ogni componente politica del centro-sinistra poteva attribuire il significato desiderato alle parole in esso contenute.
Il presidente Prodi ne ha fatto una colpa alla legge elettorale. Non credo che sia così; forse il sistema elettorale non ha funzionato bene, ma non per i suoi meccanismi. Gli italiani, infatti, si sono espressi in maniera molto chiara: al Senato, nonostante tutto, gli elettori hanno dato 200.000 voti in più alla Casa delle Libertà; il centro-sinistra è maggioranza in Italia per lo 0,06 per cento. In base ad una interpretazione di questa legge elettorale, con i sondaggi odierni, in Senato la Casa delle Libertà avrebbe 170 seggi rispetto a 135 del centro-sinistra. Ciò significa che ci sarebbe una maggioranza, perché sarebbe politica ed espressa dagli italiani. Non è dunque colpa della legge elettorale, ma esclusivamente di questa maggioranza che non è tale. Inoltre, credo che il presidente Prodi si sia già scontrato con la legge elettorale: quando è caduto nel 1998 non c'era questo sistema elettorale, ma il «mattarellum», che prevedeva collegi e quote proporzionali; tuttavia con quella legge, il ministro Parisi lo ricorda molto bene, il presidente Prodi è caduto perché, come oggi, non aveva una maggioranza politica.
È un'anomalia italiana questo centro-sinistra, dove ci sono la sinistra, una parte del centro e anche la sinistra antagonista. Questo accade solo in Italia. Negli altri Paesi la sinistra è solo sinistra o centro‑sinistra, senza la cosiddetta sinistra comunista e antagonista. Schröeder, in Germania, ha preferito rischiare alle elezioni - e poi le ha perse per poco - nei confronti della Merkel, pur di lasciare fuori dalla propria coalizione la cosiddetta sinistra antagonista.
Quindi, signor Presidente, la crisi è politica e resta tale, nonostante i tentativi di aritmetica del segretario dei DS Fassino. Poco fa il senatore Turigliatto ha dichiarato che voterà una fiducia «distante». Cosa significa una fiducia distante? Significa che è una fiducia tecnica, ma non politica. E il senatore Turigliatto, insieme ad altri, ha dichiarato che, su altri argomenti che verranno esaminati nell'Aula del Senato, si sentirà libero di votare come crede, secondo la propria coscienza. Ciò vuol dire che forse sarà trovato qualche numero, che forse sarà rispettata l'indicazione del Presidente della Repubblica di trovare 158 voti, ma che non esiste una maggioranza politica in quest'Aula.
Del resto, i dodici punti elencati ieri dal Presidente del Consiglio sono del tutto scomparsi. Quei dodici punti mi ricordano un po' la riforma costituzionale che voi avete affossato, nella quale si prevedeva il premierato. Ebbene, le dichiarazioni di quei dodici punti sono tipiche di un discorso da premier legato al sistema di Governo del premierato, più che di un intervento di un leader politico di maggioranza.
Proprio ieri, quei dodici punti sono stati distrutti non dal centro-destra, non da esponenti di Alleanza nazionale, ma da una considerazione di Moody's, l'agenzia internazionale di rating, la quale ha definito quei dodici punti come una "reazione di sopravvivenza" ed ha affermato che accentueranno il declino economico del nostro Paese. E voi date molta importanza alle opinioni di Moody's, visto che, ogni volta che faceva qualche considerazione a dir poco negativa nei confronti del Governo di centro-destra, riempivate le pagine dei giornali.
Non avete una politica estera. Ieri il Presidente si è limitato a ripetere pedissequamente alcuni concetti, ma sull'Afghanistan tornerete a dividervi. In un articolo pubblicato sul «The Wall Street Journal», si osserva che le truppe americane e britanniche impegnate in Afghanistan a primavera pagheranno un prezzo con il sangue per la rinuncia dell'Italia e di altri Paesi europei di inviare rinforzi per combattere i talibani. E si aggiunge testualmente: «Quella afghana doveva essere la guerra buona, quella che, a differenza dell'Iraq, tutti erano pronti a combattere. Adesso il meglio che si può dire di Francia, Germania, Italia e compagnia è che non ostacoleranno attivamente il combattimento, a condizione che non siano loro a combattere». Questa è la posizione del «TheWall Street Journal» sulla guerra in Afghanistan, che doveva essere una lotta al terrorismo.
Non siete d'accordo su nulla, neanche sulle pensioni o sui Dico, che il Presidente non ha nemmeno citato, che sono diventati «Dicevo». Avete fatto le liberalizzazioni dei poveracci: avete liberalizzato i distributori di benzina, i farmacisti, i barbieri, i taxisti. Ma perché non liberalizzate le aziende pubbliche di trasporto, perché consentite che quelle aziende vadano sul mercato, in alcuni Comuni, a fare concorrenza ai privati, avendo regole diverse? Perché non privatizzate quelle aziende? Non lo fate perché sono la vostra greppia, il vostro modo di foraggiarvi, di servirvi di materiale politico.
Queste sono le condizioni in cui il Governo Prodi chiede oggi la fiducia. Ma voi andate sugli autobus? Andate in giro, senza scorte e auto blu? State in mezzo alla gente? Vi rendete conto quali danni avete creato con la vostra legge finanziaria? Vi rendete conto quanto la gente sia arrabbiata nei vostri confronti? E avete approfittato del risanamento ottenuto dal Governo Berlusconi. Credo che così non andrete molto lontano. (Applausi del senatore Balboni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benvenuto. Ne ha facoltà.