Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

BORDON (Ulivo). Signor Presidente, ieri il presidente Prodi ha spiegato con molta chiarezza, senza infingimenti, le ragioni dell'attuale crisi politica, ricordando le lacerazioni della sua, della nostra maggioranza, ma non nascondendo quello che a me sembra il problema principale, e cioè il problema di un sistema che da circa 15 anni cerca di trovare una sua naturale evoluzione lungo la strada della democrazia dell'alternanza e ci riesce solo in parte, e con molte, troppe contraddizioni.

Io dedicherò il mio intervento soprattutto a quest'ultima parte, ma prima vorrei che non ci dimenticassimo di alcuni fatti, anche se mi rendo conto che, in un dibattito politico influenzato ormai dalla categoria delle curve, può succedere di sentire dalla viva voce del leader o - mi scuso, come direbbe Casini - di uno dei leader dell'opposizione, un ragionamento di questo tipo: «Stare all'opposizione è semplice: se il Governo dice sì, io dico no, se il Governo dice no, io dico sì».

 

BIONDI (FI). È già successo.

 

BORDON (Ulivo). Può succedere, senatore Biondi, ma ci da tutta l'evidenza di una crisi che rischia di essere crisi più generale di classe dirigente. Ebbene, vorrei cercare almeno di ricordare alcuni dati, sperando che almeno sui numeri la dialettica maggioranza-opposizione si fermi.

Nel 1996, quando Romano Prodi assunse per la prima volta la Presidenza del Consiglio, la crescita del PIL era 0,7, l'indebitamento netto era al 7 per cento e il debito pubblico aveva superato la soglia del 120 per cento. Nel 2000, la crescita del PIL era andata al 3,6 per cento, come sapete per il nostro Paese e perfino per l'Europa e l'Occidente è una crescita molto sviluppata, il deficit era sceso sotto il 2 per cento, il debito pubblico sotto il 110 per cento.

Nel 2005 - si tratta di dati - la crescita del PIL era fondamentalmente negativa, il deficit aveva superato la soglia del 4 per cento e si avviava, senza correzioni, a superare probabilmente quella del 5 per cento, il debito pubblico aveva ricominciato a salire.

Come sappiamo, invece, dopo una finanziaria tosta, come abbiamo detto, - questi dati non sono solo previsionali, perché ci sono i dati di consuntivo dell'ultimo trimestre - tutti gli indicatori portano il PIL per il prossimo anno vicino al 2 per cento, il deficit sotto il 3 per cento e il debito pubblico nuovamente in discesa, ma il dato più importante è che si ha nuovamente una crescita dell'avanzo primario che, com'è noto, l'anno scorso era addirittura di segno negativo.

Questi sono i dati con i quali dovremo fare i conti. Certamente non posso sottovalutare il ritorno del tema della crisi più generale del sistema politico. Da tempo alcuni di noi pensano che occorra riformare nel profondo l'attuale sistema politico e istituzionale, da tempo molti di noi pensano e anche lavorano perché l'Italia diventi quanto prima una democrazia decidente, governante, matura, una democrazia dell'alternanza con regole e con una cultura di coalizione fortemente bipolare, chi vi parla direbbe addirittura bipartitica, che mi pare, in parte, sia mancata tendenzialmente anche in questa vicenda, in cui siano chiari sin dal momento del voto la maggioranza, il leader e la sua squadra e in cui vi siano gli strumenti per rendere questa democrazia finalmente decidente e partecipata con percorsi certi.

Qui si apre il grande tema dei Regolamenti della Camera e del Senato, un tema che, lo dico all'opposizione, avrei gradito fosse posto proprio da loro - io lo posi quando stavo all'opposizione - ricordando che conviene all'opposizione, oltre che a chi governa, avere regole certe, con un percorso privilegiato per chi governa ma è l'opposizione che ha l'interesse ad avere un sistema in cui si confrontano Governo e maggioranza da una parte e opposizione dall'altra, in cui c'è il leader dell'opposizione. Lo dicevo e lo dico ancora una volta, e conviene farlo quando ancora si è all'inizio della legislatura perché, in una sorta di quello che un grande filosofo liberale, Rawls, definiva il velo di ignoranza, chissà chi sarà colui che ricoprirà l'uno e l'altro ruolo nella prossima legislatura.

Prodi ieri ha richiamato con molta chiarezza questo, ha detto quindi che c'è bisogno assolutamente di una nuova legge elettorale, ha aggiunto anche, e io non posso che essere d'accordo con lui, che le regole del gioco si fanno ben al di la della sola e semplice maggioranza politica, e ha aggiunto quindi che occorre su questo che vi sia il dialogo con tutte le forze politiche - mi sembra che si debba andare lungo quella strada -, ma ha anche detto che occorre avere ben chiari gli obiettivi - li ho già elencati ma li ripeto -, che devono essere la possibilità per il cittadino di scegliere con il voto, come dicevo, squadra, maggioranza e leader.

Ecco temo che il sistema tedesco non sia il più adatto a questo scopo. Temo che il sistema tedesco, lungi dal raggiungere questo obiettivo rischierebbe di riaprire quelle falle che hanno per tanto tempo mantenuto il nostro sistema in una condizione che non era assolutamente né di democrazia decidente, né di democrazia matura, né di democrazia dell'alternanza. Quindi ritengo che il dialogo debba aprirsi ma un dialogo che sia finalizzato ad un obiettivo.

Da questo punto di vista, non ho mai ideologizzato lo strumento elettorale, che credo vada storicizzato da una parte, contestualizzandolo all'interno della situazione data anche di carattere politico di questo o quel Paese e, nello stesso tempo, per l'appunto, vincolato all'obiettivo che si vuole raggiungere. Sono certo che possano esserci diversi sistemi, io personalmente potrei propendere per un sistema uninominale e maggioritario anche a doppio turno, ma di sicuro ce ne possono essere altri. Certo non mi sembra che quello tedesco vada verso questi obiettivi.

Credo quindi che la strada che Prodi ieri ha indicato sia quella giusta, ma soprattutto penso che se noi non affronteremo di petto il problema della crisi complessiva a della maturazione del nostro sistema politico istituzionale avremo fatto solo un piccolo percorso e non il percorso giusto. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mannino. Ne ha facoltà.