Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

*ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, signori senatori, mi spiace di non dover salutare il Presidente del Consiglio, che avrebbe il dovere di stare qui in Aula ad ascoltare, per potere effettuare una replica. Sono rammaricata, perché in questo modo c'è un rispetto mancato per l'Assemblea del Senato.

Il Presidente del Consiglio è partito male ed è ripartito peggio.

Ieri nella sua relazione hanno fatto da padroni gli equivoci, le omissioni, gli strumentali travisamenti dei fatti, il tutto condito da un richiamo costante alla cultura etica della responsabilità.

E cosa ha fatto, come primo atto di responsabilità, nell'assumere il mandato del Presidente della Repubblica? Ha applicato unicamente il principio dell'etica della poltrona, dei trasformismi, offendendo gli elettori ed offrendo al Paese il triste spettacolo del mercato dei voti per poter galleggiare qualche mese di più. Perché di questo si tratta e lo sa bene.

Non riduca, Prodi, il Senato a dei vu' cumprà. Il nodo è politico, non è un nodo numerico. Il voto di qualche senatore, che mi appare come un «casalingo disperato», non scioglie le troppe contraddizioni di una disarticolata maggioranza. Prodi ha avuto il coraggio di affermare che fare politica significa saper ascoltare, ma ascoltare chi? La sua voce autoreferenziale? Non ci interessa. Se avesse ascoltato la voce dei cittadini, avrebbe sentito un coro unanime che gli chiedeva di andare a casa, di restituire all'Italia dignità e credibilità.

Ieri, non è emerso, al di là di vuote parole, una idea politica, un programma di Governo condiviso. Prodi ha balbettato sull'Afghanistan ripetendo le stesse proposizioni sulle quali D'Alema, la scorsa settimana, è caduto rovinosamente, nonostante in questi giorni i senatori della sinistra antagonista abbiano continuato a ripetere che non voteranno il rifinanziamento sull'Afghanistan.

Non ha parlato dell'allargamento della base militare di Vicenza. Dopo la bocciatura della sua maggioranza al Senato, alla relazione del ministro Parisi, non può far finta che niente sia accaduto. Deve chiarire se intende oppure no seguire la voce dei movimenti cosiddetti pacifisti che hanno vari rappresentanti in Senato, che hanno anche qui ripetutamente annunciato la loro posizione negativa.

E che dire dei cosiddetti Dico. Prodi li ha tolti dai dodici punti del programma: è l'ennesima ipocrisia perché i ministri Bindi e Pollastrini non hanno ritirato il loro disegno di legge e anche se lo ritirassero, qual è la posizione del Governo che deve dare sempre il parere sui disegni di legge discussi in Parlamento? Quali sono i principi, quali sono i valori, cui si fa riferimento? Perché sui Dico la volontà manifestata da Fassino e dai due Ministri proponenti, oltre che da altri esponenti della sinistra, è di andare avanti e di andare avanti nella direzione del disegno di legge governativo.

E la TAV? Prodi ha detto che si farà. E allora come mai Bianchi e Cento manifestano con gli abitanti della Val di Susa? E così per le pensioni, per l'economia. Nulla coincide. Le contraddizioni sono profonde, sono strutturali, perché non c'è una convergenza programmatica.

E non se la prenda il Presidente del Consiglio con la legge elettorale. Non c'entra nulla con la debolezza del suo Governo che è caduto per il mancato sostegno della sua maggioranza o di quella sinistra che D'Alema ha definito inutile. Ma se è inutile quella sinistra voterà la fiducia?

A parole il Presidente del Consiglio chiede dialogo e collaborazione. Ma con chi e su che cosa noi dobbiamo collaborare? Prodi ha detto che dovremmo collaborare sulla sconfitta del terrorismo per la salvaguardia della legalità. Certamente la lotta al terrorismo è anche una delle nostre priorità. Ma come si fa a collaborare con una maggioranza che ha al proprio interno a vario titolo ex esponenti delle brigate rosse, di lotta continua che hanno combattuto contro le istituzioni dello Stato, o dei disobbedienti che hanno fatto del contrasto alle regole la loro bandiera?

Sappia il Presidente del Consiglio, non è una valutazione personale ma è una valutazione politica, che il suo Governo non ha né un'identità, né una guida. E un Paese, come qualcuno ha detto, è giusto quando rispetta la verità. La rispetti Prodi, una volta per tutte, la verità: riconosca che non ha una maggioranza in questo Paese, che ha bisogno di una cultura di Governo; scopra il coraggio della buona politica.

E proprio perché non ci sono né la presenza di una buona politica né le premesse di una cultura di Governo, non voterò la fiducia perché sarebbe un voto contro l'Italia, un voto contro gli italiani. Il grido della sua maggioranza la scorsa settimana è stato: salvate il soldato Prodi. Il grido dei cittadini, oggi come ieri, è salvate l'Italia contro il soldato Prodi. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pionati. Ne ha facoltà.