Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 116 del 28/02/2007

Testo integrale dell'intervento della senatrice Rubinato nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri

Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il Presidente del Consiglio ha ammesso la crisi politica. La «crisi», come ci insegna la psicologia, è un momento potenzialmente positivo, e tale possiamo e dobbiamo considerarla se il suo esito finale sarà - come auspico - il rinnovamento delle energie e dell'azione di Governo, la rigenerazione della coesione della maggioranza per colmare la distanza che oggi separa la classe politica dal Paese reale.

Il Presidente ha parlato di metodo, affermando che l'obiettivo di riforma e di profondo rinnovamento del Paese potrà essere perseguito solo se la maggioranza avrà come unico punto di riferimento l'interesse generale della comune azione di Governo. Ciò richiede tanto spazi di confronto quanto la necessità di pervenire ad una sintesi finale che vada da tutti rispettata. Mi permetto di rafforzare questo passaggio del suo discorso citando Hannah Arendt: «In politica è la ragione che conta e ragionare in politica è persuadere e argomentare in vista di un compromesso». La pluralità è il principio costitutivo della politica, perché il bene che una comunità cerca di conseguire è sempre un bene plurale, che riflette sia le differenze tra gli individui (i loro differenti interessi ed opinioni), sia la comunanza che li caratterizza in qualità di cittadini (la solidarietà e reciprocità che esercitano in quanto esseri liberi ed eguali).

Quando gli individui si riuniscono per discutere e decidere questioni di pertinenza pubblica, essi esprimono e difendono opinioni ed idee differenti che non potranno mai essere eliminate o ridotte a un consenso unanime. L'interesse generale viene scoperto proprio attraverso il dibattito politico e la deliberazione collettiva. La crisi politica sarà stata positiva se al suo esito avremo maggiore consapevolezza che ciò che deve unire questa maggioranza non è una visione generale del bene comune o una volontà generale cui dobbiamo sottostare. Ciò che ci unisce è la volontà di creare uno spazio politico dove le nostre differenze possano essere espresse, articolate ed infine decise in maniera democratica.

Il Presidente ha parlato di merito. Mi limito a sottolineare i temi prioritari su cui dovremo dimostrare al Paese la credibilità di questa maggioranza: lotta all'evasione ed elusione fiscale per raggiungere obiettivi urgenti di equità fiscale nei confronti delle famiglie e delle imprese leali con il fisco; taglio della spesa pubblica improduttiva ed in particolare dei costi della politica ingiustificati con riforme strutturali; liberalizzazioni coraggiose anche nei confronti dei poteri forti; politica del lavoro capace di armonizzare flessibilità e stabilità, per ridurre l'inaccettabile precarietà che colpisce in particolare i giovani; coraggiose politiche a sostegno delle famiglie con figli e della conciliabilità delle funzioni familiari e lavorative delle donne; riforma del sistema previdenziale che coniughi gli obiettivi di tutela dei lavoratori prossimi alla pensione con la salvaguardia delle aspettative dei giovani e l'aumento delle pensioni minime; più deciso investimento di mezzi ed energie intellettuali nella ricerca, nell'innovazione, nell'istruzione e nella formazione.

Presidente, colleghi della maggioranza, il modo migliore per rafforzare la nostra compagine e riprendere il dialogo con il Paese non è parlare ciascuno di noi alla sua fetta di elettori, limitandoci ad una mera funzione di rappresentanza di interessi di parte, ma invece dimostrare la nostra capacità di fare sintesi politica su questi temi e tradurla in azione di Governo. Su questo piano possiamo anche legittimamente sfidare - a mio avviso con successo - la stessa opposizione affinché dimostri al Paese di essere a sua volta capace di proposte riformiste e non solo di puntare l'indice perché in nove mesi non abbiamo ancora fatto quello che non è riuscito a fare il centro-destra nei cinque anni precedenti.

Concludo riferendomi alla necessità da lei evidenziata di realizzare un nuovo equilibrio virtuoso tra Stato, Regioni e le altre articolazioni territoriali, che riconosca le autonomie locali come una ricchezza per il Paese e che attui il federalismo fiscale. Per me che sono stata eletta in Veneto e che sono l'unica rappresentante in Parlamento per questa maggioranza della Provincia di Treviso questa è una priorità fondamentale in ragione della quale voterò con convinzione la mia fiducia al suo Governo. E' uno dei temi su cui il centro-destra ha fallito. Ebbene, su questo tema possiamo aprire un canale eccezionale di comunicazione con il Nord del Paese.

Abbiamo la responsabilità politica di chiederci perché una parte del Paese così laboriosa, avanzata e ricca di spirito di iniziativa, non solo sul versante economico, senta lo Stato come un avversario. Dall'area del benessere e della protesta viene in realtà la proposta di cementare in modo nuovo e coraggioso l'unità del Paese, dando voce ai municipi e all'economia diffusa, rimuovendo la burocrazia soffocante ed il centralismo statale. Il federalismo fiscale, che è già nella nostra Costituzione, è la chiave per la riforma del Paese, nell'interesse non solo del Nord. Il federalismo che vogliamo è, infatti, la modalità di riorganizzazione complessiva dello Stato, finalizzata a dare maggiore efficienza alla macchina amministrativa e più ancora a dare concretezza ad un'effettiva giustizia fiscale, rilanciando i valori della solidarietà e della responsabilità come i cardini della vita politica. «La cultura federalista» come ebbe a dire l'indimenticabile Giorgio Lago «non nasce da sinistra né tanto meno da destra: lo statalismo da un lato e gli uomini della Provvidenza dall'altro, ne furono la negazione concettuale. La Sinistra paga il difetto storico dell'apparato, la Destra dell'uomo forte; la prima impone troppe regole, la seconda le salta appellandosi al leader. Per ragioni opposte tendono a lasciare la "macchina" così come sta. Ma qualcosa di nuovo farà ora incontrare Destra e Sinistra di fronte al fallimento dello Stato centrale. Da una parte l'evoluzione liberale, che avversa la burocrazia; dall'altra l'evoluzione democratica, che prevede poteri locali molto forti. Qui centro-destra e centro-sinistra possono incontrarsi, per separarsi subito dopo nei programmi di Governo».

Sen. rubinato