Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, prima di discutere nel merito del disegno di legge, riteniamo necessario illustrare brevemente la vicenda che ne ha determinato la necessità.

Il problema è molto semplice e riguarda circa un migliaio di studenti di tutta Italia che, ai sensi degli articoli 1 e 2 della legge 2 agosto 1999, n. 264, e successive modificazioni, per l’anno accademico 2000-2001 avevano presentato iscrizione ai corsi di laurea alle facoltà di medicina e chirurgia, di medicina veterinaria e di architettura.

Questa iscrizione è stata sottoposta a limitazioni numeriche (il famoso numero chiuso contro il quale abbiamo presentato recentemente un disegno di legge) che molto spesso si sono rivelate del tutto inadeguate, soprattutto nelle maggiori aree metropolitane (ci riferiamo a Roma, a Napoli e a Padova).

Inoltre, i sistemi di selezione che sono stati applicati hanno determinato, come rilevato nelle sentenze dei TAR, situazioni di illegittimità e di disparità di trattamento tra i diversi atenei. È emblematico ricordare il caso del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria, dove all’Università di Roma Tor Vergata il numero dei posti è stato fissato in soli 36, e all’Università di Roma "La Sapienza" addirittura a zero posti.

Per quanto riguarda i sistemi di selezione è noto il caso di Palermo, che ha costretto il Ministero dell’università a sospendere e a rimandare le prove perché vi erano delle incongruità, delle ambiguità e scarsa trasparenza sullo svolgimento delle stesse. Ennesimo caso quello di Torino, dove una errata correzione dei compiti ha prodotto la pubblicazione di due diverse graduatorie con il risultato che è stato ammesso un numero doppio di studenti rispetto a quello predeterminato, mentre all’Università di Roma "La Sapienza" per la stessa prova di ammissione sono state formate quattro distinte graduatorie che hanno determinato l’ammissione di studenti che avevano ottenuto punteggi bassi e l’esclusione di coloro che avevano ottenuto punteggi alti.

Ambiguità, caos, poca trasparenza relativamente ai criteri che definiscono l’accesso limitato ai corsi universitari sono un problema che si trascina da diversi anni.

In questi anni l’ambiguità delle norme ha creato difficoltà interpretative da parte degli atenei e un lungo contenzioso amministrativo sulla materia che ha prodotto una regolarizzazione, da parte del Parlamento già nel 1999 e successivamente nel 2001, delle iscrizioni con riserva in seguito alle ordinanze di sospensione emesse dal TAR.

Eccoci, dunque, alla necessità di avanzare una proposta che intervenga con una regolarizzazione delle iscrizioni degli studenti ricorrenti per l’anno accademico 2000-2001, restituendo serenità e certezza di diritti ad un migliaio di ragazzi e di ragazze che, esclusi dalle discutibili prove di ammissione ai diplomi e ai corsi di laurea a numero chiuso cui ha fatto riferimento, hanno presentato nell’autunno 2000 ricorso ai tribunali amministrativi regionali. Molti di questi, la gran parte, hanno emesso ordinanze di sospensione dell’efficacia degli atti preclusivi all’iscrizione e, conseguentemente, come è stato qui richiamato, gli studenti hanno ottenuto dagli atenei l’iscrizione.

Di fronte alle pronunce del TAR il Ministero dell’università ha proposto appello, insieme agli atenei, al Consiglio di Stato, il quale ha cominciato ad annullare le ordinanze sospensive; si è così determinato il caos. Le università si sono trovate nella condizione di annullare le iscrizioni e di bloccare le carriere universitarie degli studenti ricorrenti. Anche in questo gli atenei hanno tenuto atteggiamenti molto differenti fra loro.

Siamo di fronte ad una situazione che non può essere ignorata. In seguito alla sospensione da parte dei TAR, questi studenti hanno frequentato lezioni, sostenuto esami, dove gli atenei gliene hanno fornito la possibilità, fino alla sentenza del Consiglio di Stato ma anche oltre, come dimostrano le informazioni di cui siamo tutti a conoscenza. Le famiglie hanno affrontato costi notevoli in un clima di incertezza e, si sono determinate numerose disparità di trattamento tra studenti ricorrenti di atenei diversi.

L’impegno, il percorso di studio di questi ragazzi e ragazze non può oggi essere troncato, perché proseguire gli studi che fin qui li hanno visti impegnati è un loro diritto ormai maturato.

Questo disegno di legge, che nasce alla Camera su iniziativa di Rifondazione Comunista, ha subìto modifiche tali da arrivare a snaturarne il senso, che altro non era se non quello di individuare una giusta soluzione per tali studenti, proprio perché le disparità di trattamento di cui sono stati oggetto da parte degli atenei non possono ricadere sul loro percorso formativo.

Fortunatamente, il testo che ci proviene dalla Commissione del Senato restituisce in gran parte alla nostra proposta il senso originario e sarebbe quasi interamente condivisibile, se non vi si trovasse una norma restrittiva che lega la possibilità di iscrizione regolare per gli studenti che hanno fatto ricorso alla condizione di aver sostenuto un determinato numeri di esami.

Questo sbarramento significa escludere dalla regolarizzazione studenti e studentesse che non hanno responsabilità personali per il fatto di non aver sostenuto neanche un esame; ciò infatti è attribuibile all’atteggiamento difforme tenuto dagli atenei rispetto a tale vicenda.

Si rischia, insomma, di introdurre un’ulteriore discriminazione tra chi è stato fortunato e chi lo è stato meno, tra chi ha studiato in un ateneo, che ha gestito la situazione in un modo, e chi ha studiato in un altro, che ha deciso di gestirla in modo diverso; insomma, tra i fortunati e i meno fortunati, in base all’orientamento dei singoli atenei che, in modo differenziato, hanno disposto l’accesso agli esami ed il riconoscimento sul libretto degli stessi.

Auspichiamo che nel corso di questa discussione si tenga conto del fatto che non ci potranno più essere ricorsi al TAR e che ci troviamo di fronte alla coda di un lungo contenzioso.

È necessario un confronto franco su un disegno di legge che, al di là delle posizioni dei vari Gruppi sul numero chiuso, deve porsi l’obiettivo di intervenire su un’ingiustizia che ha colpito migliaia di giovani: non permettere la regolarizzazione di questi studenti e di queste studentesse significherebbe avallare un’ulteriore ingiustizia tra coloro che hanno usufruito della regolarizzazione negli anni passati e questa coda che non potrebbe usufruirne.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Modica. Ne ha facoltà.