Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004

BOLDI (LP). Signor Presidente, colleghi, oggi in quest’Aula si discute l’ennesima sanatoria per quanto riguarda i corsi di laurea di alcune facoltà. Voglio andare brevemente indietro nel tempo per ricordare come si è arrivati a questo punto. Con la legge n. 264 del 1999 il nostro Paese si è finalmente dotato di una legislazione organica e completa che disciplina l’accesso programmato ad alcuni corsi universitari per conformarsi alle disposizioni europee.

I corsi interessati sono medicina, chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria, altre professioni sanitarie, infermieristica, ostetricia, fisioterapia, logopedia, ortottica ed architettura. Quindi, è una fascia abbastanza ampia. Vedo che qui si parla soprattutto di medicina e odontoiatria, ma in realtà la fascia è piuttosto ampia.

Varrebbe anche la pena di ricordare perché, in modo trasversale e condiviso, si era arrivati all'emanazione della legge n. 264 del 1999: per conformarci ad un dettato europeo. Questo Parlamento a quel tempo ha condiviso soprattutto due aspetti. Il primo di essi, che potremmo definire il meno importante, è che la necessità di programmare il numero degli accessi deriva dalla necessità di programmare poi il numero di professionisti che si dedicano alle varie branche. Ciò perché si è valutato che il mercato non poteva assorbire all'infinito ragazzi che avevano acquisito quella particolare formazione.

Ma questo può essere considerato il motivo meno importante, perché alla fine, siccome si tratta di corsi di formazione che portano all'esercizio di libere professioni o comunque di professioni di tipo intellettuale, la scelta sarà fatta dal mercato stesso, dai cittadini stessi.

L'altro aspetto (circa il quale mi sono andata a leggere i resoconti della Commissione pubblica istruzione di allora) è sicuramente più importante. Esistono cioè alcune professioni per le quali, oltre alla formazione cartacea (cioè lo studiare ed imparare sui testi), è assolutamente necessario avere la possibilità di acquisire una manualità, svolgere cioè una parte pratica. Questo vale per medicina, vale moltissimo per odontoiatria, così come per molte delle professioni che ho citato. E allora le università, calcolato quali erano le strutture che potevano mettere a disposizione per acquisire questi principi pratici e queste manualità, hanno definito, ognuna in base alle proprie possibilità, un numero di studenti ai quali era possibile offrire effettivamente questa formazione pratica.

Conosco bene, e d'altronde è ben risaputa, la questione relativa all'odontoiatria: quando si insegna ad un ragazzo a fare un'otturazione o una devitalizzazione si opera inizialmente su dei manichini. Non ci sono tuttavia a disposizione 150 manichini per ogni aula universitaria, ce ne sono 20-30 o quanti l'università ha deciso che ve ne siano; ed il numero di studenti viene programmato anche in base a questo. Allo stesso modo, se un ragazzo che frequenta medicina deve imparare a palpare un fegato o ad auscultare un cuore o un polmone, deve avere la possibilità di recarsi al letto del paziente ed imparare dal docente queste pratiche.

Il numero programmato è stato introdotto sulla base, appunto, della necessità di migliorare la formazione di questi studenti, che avrebbero dovuto in futuro esercitare professioni così delicate.

È stato proprio su questi due punti che ho appena citato che si era trovata condivisione e trasversalità nell’approvazione della legge n. 264 del 1999.

Le sanatorie avvenute prima dell’approvazione di questa legge potevano avere un senso; si diceva infatti che una legge non c’era ancora, per cui era chiaro che, tra coloro che sostenevano l’esame e rimanevano fuori, qualcuno accettava il risultato e qualcuno non lo accettava e presentava ricorso, pensando che poi ci sarebbe stata una sanatoria.

Quello che - secondo me - è assolutamente assurdo è che si parli nuovamente di sanatoria dopo che una legge è stata approvata. Anche su invito della Corte costituzionale, è infatti stata emanata la legge n. 264 del 1999, che tra l’altro - ricordo - conteneva già un’ulteriore sanatoria, che avrebbe dovuto essere l’ultima e avrebbe dovuto sistemare tutte le situazioni.

Pertanto, chi si è presentato a sostenere gli esami per queste facoltà a numero programmato dopo l’emanazione della citata legge n. 264 sapeva benissimo che esistevano una legge e una sentenza della Corte costituzionale e che quindi il ricorso al TAR, come poi è stato, non avrebbe avuto alcun valore. Non solo, ma i veri danneggiati sono gli studenti che si sono attenuti ai risultati del test d’esame, che non hanno presentato nessun ricorso e che a questo punto, secondo me, loro sì restano fortissimamente penalizzati rispetto a coloro i quali, invece, come al solito, in modo un po’ furbesco hanno continuato a presentare ricorsi e ad andare avanti.

Certo, non si può tacere che molto probabilmente parte della responsabilità è anche delle università e dei rettori. Non vedo infatti perché questi dovessero continuare a consentire la frequenza a quegli studenti quando era in vigore una legge che stabiliva che non era possibile.

Purtroppo, il Parlamento non ha la possibilità di sanzionare i rettori, ma lasciatemi dire, in discussione generale, che sarebbero da sanzionare, perché il loro non è stato assolutamente un comportamento corretto, né nei confronti dell’amministrazione dello Stato, né nei confronti di quegli studenti; parte dei guai l’hanno sicuramente creata loro.

A questo punto, come risolvere la questione? Ritengo che il testo trasmessoci dalla Camera fosse abbastanza equilibrato, perché permetteva a quegli studenti di iscriversi al secondo anno di altra facoltà non a numero programmato. Quindi, visto che la sanatoria proposta fa riferimento a coloro che abbiano sostenuto un esame oppure più di due o tre esami, io credo che non perdano niente se verranno iscritti al secondo anno, tanto più che - ripeto - sapevano perfettamente che una legge sanciva il numero programmato, per cui una volta di più hanno contato sul fatto che il Parlamento, alla fine, avrebbe "mollato le brache" e approvato una sanatoria; questo non è assolutamente tollerabile, almeno a mio parere.

Si dice (è un punto che ha toccato anche il senatore Modica) che non c’è stata valutazione oggettiva e che ci sono state difformità. Scusatemi, ma quando si va a sostenere un esame non si può pensare che vi sia uniformità, perché non già da una sede universitaria all’altra, bensì addirittura da una commissione d’esame all’altra, da un esaminatore all’altro c’è differenza e non ci può essere totale uniformità.

Diverso è se mi si viene a dire che si potrebbero ricercare criteri di valutazione maggiormente oggettivi per questi esami; però, in fondo, sostengono una prova scritta e dei quiz, per cui il criterio alla fine è abbastanza oggettivo. Si può dire magari che i test di biologia dovrebbero essere più di quelli di chimica o di logica, però credo che questa scelta non competa a noi, ma alla struttura universitaria.

A questo punto, invito veramente i colleghi (ne riparleremo in sede di illustrazione degli emendamenti; insieme con la senatrice Alberti Casellati ne ho presentato uno volto a ripristinare il testo della Camera) a pensare bene a quello che stiamo facendo. Infatti, se passerà quest’ennesima sanatoria non sarà l’ultima, bensì la prima da quando c’è la legge n. 264 del 1999 e a settembre gli studenti che sosterranno l’esame e verranno scartati sicuramente presenteranno ricorso, per cui ci ritroveremo qui il prossimo anno a discutere una nuova sanatoria.

Forse questa sarebbe l’occasione buona per dire che ormai il numero programmato per accedere ad alcune facoltà è stato accettato e condiviso praticamente da tutti e che quindi, a questo punto, la legge deve essere rispettata.

Fra l’altro, quella individuata alla Camera è una soluzione non particolarmente penalizzante, come sarebbe invece la nuova sanatoria per tutti quegli studenti che, avendo accettato il verdetto dell’esame, si sono messi a fare altro e a questo punto si troverebbero in condizioni di assoluto disagio e disparità rispetto ai loro compagni un po’ più furbi. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Falcier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tessitore. Ne ha facoltà.