Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004
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BEVILACQUA, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio innanzitutto i colleghi intervenuti nel dibattito, che hanno sottolineato alcuni aspetti problematici della normativa al nostro esame, aspetti sui quali peraltro ci eravamo interrogati anche in sede di esame in Commissione (e desidero ringraziare anche il Presidente e i colleghi tutti della Commissione).
Vorrei ricordare che, dopo un dibattito sereno ma serrato e forte, si è arrivati al testo che oggi è all’attenzione dell’Aula, testo che sicuramente contiene aspetti che sollevano, anche a me che sono relatore, una serie di dubbi che però, alla fine, abbiamo ritenuto di superare. È vero, infatti, che esiste la qui ricordata legge 2 agosto 1999, n. 264, che norma tutto il problema delle facoltà ad accesso programmato, ubbidendo a determinate normative e prescrizioni europee.
È anche vero, però che in Italia esistono i TAR, i quali in questa occasione - ecco il motivo per cui poi siamo addivenuti a questa soluzione - credo abbiano emesso in maniera abbastanza superficiale una serie di ordinanze sospensive senza entrare nel merito: i tribunali amministrativi sapevano benissimo che esisteva quella legge e quindi i ricorsi forse erano scarsamente fondati.
Non c’è, però, solo una responsabilità dei TAR, perché successivamente sono intervenute responsabilità di alcune università - come hanno sottolineato i colleghi, che ringrazio - le quali, di fronte a casi analoghi hanno però comunicato l’esito della decisione del Consiglio di Stato, al quale le stesse università erano ricorse, ad alcuni studenti in modo tempestivo, ad altri in un arco di tempo successivo, mentre ad altri ancora non è stata notificata.
Ecco perché, senatore Modica, si è poi tentato di trovare quella soluzione dell’aver sostenuto un esame ovvero più di due esami; ha ragione lei a dire che forse occorrerà rivedere l’aspetto lessicale e la forma, perché, probabilmente, non dovremo più parlare di sessione estiva o autunnale: fisseremo una data e troveremo una soluzione che non sia soggetta a ricorsi e ad impugnative successive.
Tuttavia, il requisito di aver sostenuto uno ovvero più di due esami, premia a mio avviso il merito; un aspetto di merito infatti esiste per il fatto stesso che su 400 studenti che avevano ottenuto la sospensiva, e ai quali comunque non era stata notificata per tempo la decisione del Consiglio di Stato, solo il 58 per cento ha sostenuto esami. Sono quindi circa 230 studenti ad aver diritto a questa sanatoria, una parte dei quali iscritti alla facoltà di medicina e chirurgia, altri a quella di odontoiatria. I numeri sono quindi abbastanza esigui.
Mi rendo conto che una legge non può tener conto dei numeri; una legge è giusta o ingiusta a prescindere dai numeri. Non so se questa legge sia giusta, perché comunque sana alcune ingiustizie e forse ne crea altre; tuttavia il motivo per il quale abbiamo ritenuto di portare questo testo all’attenzione dell’Assemblea è che ci è sembrato ingiusto tenere in bilico dei ragazzi che - come qualcuno ha ricordato - hanno fatto ricorso nel 2000-2001.
Oggi sono passati quattro anni dall’iscrizione di questi ragazzi all’università e qualcuno ha suggerito, mi pare la senatrice Boldi, di iscriverli al secondo anno di un altro corso di laurea. Allora non c’era bisogno che facessero ricorso e aspettassero tanti anni, senatrice Boldi, dal momento che al secondo anno di un altro corso di laurea si potevano iscrivere già nel 2002-2003 prendendo atto della situazione. Non ne hanno preso atto, sono stati tenuti in una situazione sospesa dalle università, per cui credo che questo provvedimento compia un atto di giustizia.
Un atto di giustizia che deve far riferimento anche alle norme di accesso alle facoltà a numero programmato. Credo che il legislatore dovrebbe intervenire su tali norme; al riguardo, concordo con il senatore Tessitore che probabilmente il sistema dei quiz non è il migliore per individuare chi è più capace e più idoneo a frequentare determinate facoltà, e forse non è neanche il più adatto a selezionare i migliori.
Vi è poi un altro aspetto - e concludo - che a me sembra vada assolutamente rivisto ed è il seguente: la legge è nazionale, però poi le graduatorie, caro Sottosegretario, sono di ateneo e, alla fine, con il medesimo punteggio in alcuni atenei si entra ed in altri si resta esclusi. Mi sembra che, forse, occorrerebbe attivarsi anche in questa direzione per apportare al più presto una modifica alla norma. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Fasolino).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.