Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004
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TREMATERRA - Ai Ministri delle attività produttive, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno - Premesso:
che la grave crisi occupazionale che ha investito negli anni '90 la Tessile s.p.a. di Cetrano (Cosenza), a gestione ex GEPI, ha comportato la chiusura dell'attività e la messa in mobilità di tutti i lavoratori che superavano le 150 unità;
che solo dopo una lunga e logorante azione svolta dalle istituzioni locali (Comune di Cetraro e Regione Calabria), dal Ministero dell'industria, dal Ministero del lavoro, dalle organizzazioni sindacali e dalla Itainvest s.p.a., subentrata alla GEPI, alla fine del 1997 si delineava un'ipotesi di soluzione e nel polo tessile di Cetraro venivano avviati tre progetti industriali: un calzaturificio che subentrava alle due fabbriche Conca ed LCM per l'utilizzo del marchio "Firrao"collegato con il calzaturificio di Luzzi; un pantalonificio che doveva operare tramite la Seta s.p.a. di tale Tavassi Gaetano e, infine, un'iniziativa nel settore della maglieria affidata al sig. Angelo Marani, residente in Correggio (Reggio Emilia), via Campagnola n. 16;
che delle due prime iniziative il calzaturificio ha operato per qualche anno ed ha cessato l'attività essendo in stato di insolvenza, mentre il pantalonificio non ha mai iniziato l'attività e la società Seta è stata dichiarata fallita agli inizi del 2003;
che, quanto al Marani, questi costituiva la società "Emiliana Tessile" s.r.l e la Itainvest, attraverso un complicato meccanismo, cedeva a prezzo simbolico (3.000 lire) sia la propria partecipazione alla società Emiliana Tessile s.p.a., stabilita in 13 miliardi di lire, sia l'area di oltre 50.000 metri quadrati e lo stabilimento di Cetraro di proprietà della Tessile;
che dei 13 miliardi che vengono previsti dalla Itainvest quale erogazione di finanziamenti pubblici, sette miliardi vengono erogati all'atto della stipula del contratto per aumento di capitale della società Emiliana tessile s.p.a., le cui quote vengono vendute a prezzo simbolico al Marani, ed il resto: 1) quanto ad una quota di 2.000 milioni di lire, è previsto sia erogata a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 3.000 milioni di lire complessivi; 2) quanto ad un'ulteriore quota di 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto dei 6.000 milioni di lire complessivi; 3) quanto alla restante quota di capitale sociale deliberato, pari a 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 10.000 milioni di lire complessivi;
che di fronte a tale esborso di pubblico denaro, di cui non si conosce neanche quanto in concreto il Marani abbia percepito, il suo obbligo era quello di rilevare lo stabilimento di Cetraro, ristrutturato a garantire occupazione per 50 unità lavorative, di cui 37 attinte tra i lavoratori in mobilità della Tessile s.p.a;
che una volta assunti gli operai nel numero stabilito avrebbe dovuto iniziare la produzione e garantire per tre anni l'attività lavorativa;
che nessuna attività produttiva è stata mai avviata dalla Emiliana tessile e gli operai assunti nel 1999 sono stati in forza per brevi periodi senza sapere bene cosa abbiano fatto, per cui tra corsi di formazione (finanziati dalla Regione Calabria e forse anche dalla Regione Emilia Romagna) e periodi di cassa integrazione si è giunti agli inizi del 2003, quando si è sospesa ogni attività;
che il Marani sta dimettendo ogni attività e si paventa che possa vendere lo stabilimento, ammesso che ne sia proprietario, cosa che di fronte alla palese inadempienza ai suoi obblighi non dovrebbe essere,
si chiede di sapere:
come il Marani abbia potuto avere le erogazioni di pubblico denaro che erano condizionate ai suoi adempimenti e chi lo abbia controllato in questi anni e lo controlli tutt'ora e possa chiamarlo a rispondere delle sue inadempienze;
se il Marani, che non ha mai assicurato avvio di attività produttive, possa vantare diritti sugli immobili cedutigli dalla Itainvest, oggi Italia Lavoro;
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, direttamente e tramite Italia Lavoro, per recuperare il denaro erogato e chiamare il Marani alle proprie responsabilità;
quale sarà il destino dei lavoratori, gettati nella più nera disperazione dai comportamenti del Marani, che vedono svanita ogni prospettiva di occupazione, sicché vivono l'intera vicenda come un grande imbroglio.
(4-06587)