Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004
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BUCCIERO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
con interrogazione 3-00874 del 13/2/2003 l'interrogante, premettendo che da notizie della stampa pugliese, su sollecitazione di deputati del gruppo DS, il Ministro in indirizzo – in tempi velocissimi – aveva disposto protezione e scorta di polizia a tale Michele Bellomo, il quale aveva affermato di essere stato minacciato nella qualità di Presidente dell’Arcigay barese, attraverso scritti e telefonate, da "estremisti" di destra, chiedeva al Ministro dell’interno in base a quali informazioni e da quali fonti il Ministro avesse appreso quegli elementi necessari per disporre un servizio che in altri casi (cfr. il caso Biagi) era stato negato nonostante prove e indizi schiaccianti; quanto costasse al contribuente il servizio di protezione, come esso si svolgesse e si articolasse e la previsione della durata; se si ritenesse probabile l’ipotesi che si volesse accreditare quale realistica vittima di minacce il Bellomo onde impedire a quanti non condividevano le volgari manifestazioni sull’orgoglio omosessuale di manifestare la propria contrarietà, con l’alibi di un malinteso "ordine pubblico";
non ricevendo risposta lo scrivente chiedeva al Ministro dell’interno, con interrogazione 3-01234 del 23/9/03, come mai inspiegabilmente, a distanza di otto mesi, la precedente interrogazione non avesse ricevuto risposta alcuna; tra l’altro il quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno", in data 18 settembre 2003, dava notizia che la perizia medico legale sul signor Bellomo probabilmente concludeva escludendo che la ferita da lui riportata potesse essere stata provocata secondo le modalità riferite dalla sedicente vittima; per questo, quali fossero i motivi che ancora giustificassero la protezione e la scorta al sig. Bellomo e se tra questi potessero essere annoverate le "pressioni" di alcuni parlamentari DS, che avrebbero portato alla "elargizione" di una prudenziale protezione a fronte di rischi, ad avviso dell’interrogante molto ipotetici, se non addirittura infondati; se gli atti dell’indagine penale sin qui acquisiti fossero o meno sufficienti a ritenere ingiustificata una protezione che ai contribuenti costava notoriamente sacrifici e sottraeva le forze dell’ordine dai veri compiti di istituto, e innanzitutto dalla tutela della sicurezza dei cittadini la quale, per lo meno a Bari, all’interrogante non pareva assicurata al meglio;
nella seduta dell’Assemblea del Senato del 1°/4/2004, il Sottosegretario on. Mantovano riferiva che il "servizio di tutela su auto non protetta riconducibile al 4° livello di rischio di cui all’art. 8 del decreto ministeriale del 28/5/2003" disposto a favore del Bellomo era stato revocato; ciò in quanto dal 1°/8/2003 – giorno nel quale il Bellomo dichiarava di essere stato aggredito – egli non aveva lamentato altre minacce;
dalla risposta si rileva altresì che la riferita aggressione era oggetto di indagine anche sotto il profilo dell'attendibilità e il relativo processo penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e, per giunta, il pubblico ministero ha chiesto – in data 15/3/2004 – la proroga del termine delle indagini,
si chiede di sapere:
se risulti vero che il sostituto procuratore cui sono state affidate le indagini sulla pretesa aggressione subita dal Bellomo abbia chiesto la proroga del termine dell’indagine;
se la richiesta di proroga sia motivata e se sia stata accolta;
se le indagini affidate alla Polizia giudiziaria si siano da tempo concluse;
se risulti anche al Ministro in indirizzo ciò che da tempo è noto alla stampa locale, vale a dire che le risultanze di una perizia medica e di una perizia sul computer del Bellomo contrastano con le modalità dell’aggressione come riferite dalla pretesa vittima;
per quale motivo il magistrato abbia chiesto la proroga in luogo di procedere all'archiviazione del procedimento contro ignoti e contestualmente aprire il procedimento contro il Bellomo per simulazione di reato.
(4-06583)