Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 584 del 20/04/2004

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

EUFEMI - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

era previsto l’impianto primario di meccanizzazione postale di ultima generazione, che avrebbe dovuto essere già funzionante in questo periodo;

Torino si aprirà ai nuovi mercati dell’Est Europa anche grazie alla TAV;

la città, sede delle Olimpiadi invernali del 2006 e delle Universiadi del 2007, vedrà un notevole ampliamento dello scalo aereoportuale;

in considerazione dell’importanza primaria che Poste Italiane riveste nelle sovrastrutture territoriali con quel che ne consegue in termini di insediamenti industriali, commerciali e quindi occupazionali,

si chiede di conoscere quale sia la situazione delle Poste Italiane a Torino, in relazione ad una presunta ristrutturazione dei bacini di utenza e degli impianti esistenti che andrebbero a penalizzare Torino e la sua Provincia in particolare e, più in generale, tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta, e ogni chiarimento sulla richiamata situazione.

(4-06567)

FABRIS - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che dal punto di vista quantitativo l'offerta turistica emiliano-romagnola, ancora costituita per quote attorno all'80% dall'apparato ricettivo costiero, resta leader in Italia e in Europa, con un'offerta che fino ad ora è risultata competitiva nel rapporto qualità/prezzo;

che la distribuzione degli alberghi per località evidenzia una forte connotazione balneare, risulta piuttosto stabile nel tempo e ancora concentrata sul Comune di Cervia;

che sul litorale si concentra oltre l'88% degli alberghi, l'area Cervia - Milano Marittima dispone di oltre il 70% di tutta l'offerta alberghiera provinciale;

considerato che, soprattutto durante la stagione estiva, il Comune di Cervia deve trovarsi pronto a fornire le necessarie risposte alle esigenze palesate da parte dei turisti e dei residenti sotto ogni punto di vista, in particolare della sicurezza e dell'ordine pubblico, tema quanto mai sentito specie in questo particolare momento storico,

si chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno porre in essere tutti gli atti necessari affinché siano potenziate le Forze dell'ordine nel Comune di Cervia al fine di ottenere un migliore controllo del territorio e di contrastare efficacemente il fenomeno dell'abusivismo commerciale nell'arenile demaniale;

quanti agenti di polizia e carabinieri potrebbero essere verosimilmente inviati per rafforzare i servizi di controllo sul litorale;

quando sarà istituito il posto di Polizia a Pinurella;

quali provvedimenti siano stati assunti per assicurare la sicurezza del porto di Cervia.

(4-06568)

VIVIANI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

alla fine del mese di ottobre 2003 presso il Centro di servizio sociale per adulti (CSSA) di Verona è stata effettuata un’ispezione da parte di una Commissione inviata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria anche in seguito alla presentazione, a firma dell’interrogante, dell’atto di sindacato ispettivo 4-03864;

la situazione allora rilevata fu definita grave dalla stessa Commissione ma, a tutt’oggi, nulla è mutato se non in senso di un ulteriore aggravamento in termini di disparità di trattamento dei dipendenti;

in particolare permangono un utilizzo del tutto discrezionale della concessione dell’orario straordinario, indipendentemente dalle esigenze di lavoro, ed un utilizzo improprio delle auto di servizio: un assistente sociale C3, Direttore reggente del Centro di Trento, utilizza le auto di servizio a disposizione del Centro di Verona, intralciando il lavoro di almeno 15 assistenti sociali;

il Direttore reggente del Centro di Trento è presente nel Centro di Verona per due giorni la settimana, ad orario ridotto, e non svolge alcun incarico di lavoro;

il Direttore reggente del Centro di Verona ha fatto ricorso a provvedimenti disciplinari, strumento in precedenza mai utilizzato considerata anche la natura del lavoro del Centro;

l'attività del Centro di Verona è caratterizzata dall'assoluta mancanza di trasparenza, come se fosse un affare privato del Direttore anziché il risultato del confronto e della collaborazione di tutti gli operatori del servizio sociale;

pur essendo state riconosciute da mesi a cinque operatori le funzioni C2, la Direzione non ha ancora provveduto a delegare loro competenze organizzative, anche di carattere esterno. Tali competenze sono state invece delegate, senza tenere in alcun conto l’anzianità di servizio, ad una capo area che lavora nel Centro solo da quattro anni;

nel Centro lavora un agente di Polizia penitenziaria, con funzioni di inserimento dei dati SDI, che ha superato nella graduatoria altro personale dotato di competenza ed esperienza pluriennale nella gestione degli uffici;

permangono, a tutt'oggi, condizioni di lavoro tali da realizzare fenomeni di mobbing,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per sanare al più presto, anche sulla base delle risultanze dell’ispezione suindicata, la grave situazione presente nel Centro di servizio sociale per adulti di Verona, caratterizzata, a tutt'oggi, da gravi irregolarità che influenzano negativamente un’attività di particolare rilevanza sociale.

(4-06569)

STIFFONI - Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:

la probabile ed imminente collocazione di un terminal gasiero nel bacino del delta del fiume Po produrrà notevoli danni e disagi in termini ambientali e paesaggistici, sociali ed economici; nello specifico, il gasdotto di collegamento dovrà attraversare un territorio ad alto valore ambientale e ad elevato rischio idrogeologico; si verificheranno notevolissimi danni alla pesca nella zona del Polesine a causa delle limitazioni che verranno imposte a quest’attività; si verificherà una diminuzione dell’affluenza turistica, soprattutto per lo stravolgimento della naturalità dell’orizzonte marino, causato dal notevole impatto visivo dell’enorme struttura;

le navi gasiere che risalgono l’Adriatico e la struttura in se stessa possono rappresentare obiettivi sensibili ad elevato rischio, ai fini di un possibile attacco terroristico, nel contesto dell’attuale situazione di tensione internazionale;

il Consiglio comunale di Rovigo ha di recente approvato una mozione che esprime la netta contrarietà alla realizzazione del progetto sulla base delle suddette motivazioni,

l’interrogante chiede di sapere se il Ministro dell’interno non ritenga di condividere quanto esposto in merito al rischio che la struttura possa costituire un possibile target per un attentato terroristico nel nostro Paese e, in caso affermativo, quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare tale ipotesi.

(4-06570)

SALZANO, RUVOLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:

i medici degli enti previdenziali (INAIL e INPS) hanno un trattamento normativo ed economico in buona parte sovrapponibile a quello dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (legge n. 222/84, art. 13);

l’inquadramento normativo e il contratto di lavoro non si applicano automaticamente ma vengono recepiti dagli enti ed armonizzati, per quanto possibile, con le esigenze dell’ente stesso;

la riforma sanitaria-ter (decreto legislativo n. 229/99) e l’ultimo contratto (contratto collettivo nazionale di lavoro, quadriennio 1998-2001, dirigenza medica del Servizio Sanitario Nazionale) non sono stati ancora applicati integralmente ai medici degli enti previdenziali;

comunque l’attuale inquadramento normativo e contrattuale dei medici del Servizio Sanitario Nazionale appare del tutto inadeguato e peraltro disomogeneamente applicato sul territorio nazionale, tanto che si prevedono a breve profonde modifiche normative e contrattuali, anche in riferimento alla devolution;

il Ministro della salute, nella lettera all’INAIL avente per oggetto la funzione sanitaria dell’INAIL (art. 34, comma 13, legge finanziaria per il 2003), inoltrata per conoscenza al Dipartimento per la funzione pubblica e al Ministro del lavoro, precisa che l’INAIL, ai sensi dell’art. 1, decreto legislativo 30/12/92, n. 502, può essere considerato nel novero degli "enti e istituzioni di rilievo nazionale" che, nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, svolgono attività finalizzate alla tutela della salute,

si chiede di conoscere:

per quale motivo parte dei vertici sanitari dell'INAIL, a differenza dell’INPS, stiano accelerando la realizzazione dell’applicazione integrale e completa degli istituti normativi e contrattuali previsti allo stato per il Servizio Sanitario Nazionale con la proposta di introduzione del ruolo unico e dei Dipartimenti, che comunque comporteranno solo abnorme dispendio di denaro pubblico senza alcuna garanzia di una ricaduta positiva in termini di efficienza ed efficacia;

come mai non si pensi di attendere l’imminente nuovo assetto giuridico-normativo del Servizio Sanitario Nazionale per porre mano ad un assetto normativo e contrattuale adeguato alle nuove realtà e alle delicate funzioni svolte dai sanitari dell’INAIL, quale riconosciuto ente di rilievo nazionale che svolge attività finalizzata alla tutela della salute.

(4-06571)

STANISCI - Al Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:

il "Quotidiano di Brindisi" di lunedì 5 aprile 2004 ha riportato la notizia di una strana moria di pesci verificatasi lungo la costa a Sud di Brindisi, che ha gettato non poco allarme nei pescatori della zona che hanno allertato i Carabinieri;

i pesci, secondo quanto testimoniato dai pescatori, sono stati rinvenuti già morti a pelo dell'acqua, a pochi metri di distanza dalla battigia sul litorale di Cerano;

dai pescatori e dai sub è stato anche denunciato il ritrovamento di pesci morti sui fondali marini tra Cerano e campo di mare;

sul posto sono stati effettuati prelievi di acqua da parte della ASL di Brindisi per effettuare analisi atte a verificare la presenza di eventuale inquinamento;

l’allarme dei pescatori è legato al fatto che la moria di pesci si è verificata nelle vicinanze del sito in cui insiste la centrale ENEL di Cerano, dove due anni fa si è avuta la fuoriuscita di una schiuma giallastra, che fu analizzata e di cui non sarebbero stati resi noti i risultati,

l’interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario:

accertare quali siano stati i risultati delle analisi sui campioni di schiuma;

intervenire al più presto con i mezzi scientifici a disposizione del Ministero nella ricerca delle cause della moria di pesci;

effettuare un monitoraggio della zona costiera adiacente alla centrale dell'ENEL di Cerano per verificare l’eventuale ricerca sul fondale di eventuali scorie derivanti da scarichi di metalli in mare.

(4-06572)

CICCANTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che fin dal 1994 è stata avviata la realizzazione del tratto stradale in variante alla strada statale n. 77 – Val di Chienti – in zona Villa Potenza, tra il chilometro 94+850 ed il chilometro 95+600;

che allo stato attuale i lavori stessi sono ancora sospesi, con notevole pregiudizio della città di Macerata, in quanto il capoluogo è raggiungibile dall’esterno soprattutto dalla direttrice di marcia che proviene dalla bassa e media valle del Potenza, attraversando il centro della frazione di Villa Potenza;

che in tale tratto di strada che attraversa la frazione si registra un alto tasso di incidentalità e di inquinamento atmosferico, con grave pregiudizio soprattutto della salute e della sicurezza della popolazione locale;

che il livello di sopportazione e di accettazione di questo stato di cose da parte della stessa popolazione è ormai saturo, non più procrastinabile, stante l’interesse dell'incolumità degli abitanti;

che, pertanto, si rende necessario rendere la realizzazione di detto tratto di strada una priorità assoluta nei programmi del compartimento dell'ANAS di Ancona, competente per territorio;

che si tratta di recepire anche le sollecitazioni ripetutamente espresse dal Consiglio comunale di Macerata nel senso di una rapida soluzione del problema evidenziato, trattandosi di chiudere un cantiere incomprensibilmente aperto da oltre un decennio per dei lavori che richiedono tempi molto minori,

si chiede di sapere:

quali adempimenti tecnici e burocratici debbano ancora essere svolti per il completamento dei lavori sopra evidenziati;

quali ostacoli siano stati finora registrati per il completamento dei lavori di cui trattasi;

quali iniziative si intenda assumere per una rapida ripresa dei lavori e per dare soluzione ai problemi riscontrati.

(4-06573)

BERGAMO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

da notizie ricevute pare che il commissariato di Polizia di Via Cosenza a Marghera rischi la chiusura a causa del mancato pagamento di diversi anni di affitto;

i cittadini e i commercianti di Marghera paventano tale ipotesi in quanto sin dal 1940 il commissariato rappresenta un importante punto di riferimento per tutta la popolazione e gli operatori economici;

il commissariato di Marghera è posto, infatti, strategicamente al centro del territorio di sua competenza che vede, tra l'altro, la presenza del polo industriale di Marghera, con tutte le problematiche ad esso connesse;

il commissariato ha sempre saputo assolvere i compiti istituzionali demandatigli riuscendo ad essere punto di riferimento in ogni tipo di situazione, fosse la semplice ricezione di una denuncia da parte del cittadino comune o la prevenzione e repressione dei crimini, sino alla gestione delle emergenze per fughe di gas dagli stabilimenti del petrolchimico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario verificare la veridicità di quanto sopra affermato in merito all'ipotesi di chiusura del commissariato di via Cosenza;

se e quali misure intenda adottare al fine di assicurare il mantenimento del commissariato di Marghera in posizione strategica per il controllo del territorio, considerato anche il particolare contesto socio-economico di Marghera.

(4-06574)

IOVENE - Ai Ministri della salute e per gli affari regionali - Premesso:

che la rete ospedaliera dell'Azienda Sanitaria Locale n. 8 di Vibo Valentia è composta da sei strutture in tutto il territorio provinciale (Soriano Calabro, Serra San Bruno e Tropea, a cui si devono aggiungere le due strutture parzialmente utilizzate per servizi ambulatoriali ed amministrativi di Pizzo e Nicotera e dell'ospedale civile di Vibo Valentia);

che la struttura più grande è l'ospedale civile di Vibo Valentia, con una potenziale capienza massima di 448 posti letto, allo stato ridotto a soli 200 posti letto, polo sanitario di prima importanza e riferimento principale per le esigenze mediche della città e, di fatto, della provincia;

che l'edificio che ospita l'ospedale civile di Vibo Valentia risale al 1960 e nel corso degli anni ha subito diversi interventi di ristrutturazione ed ampliamento che però si sono rivelati, nel tempo, insoddisfacenti per le esigenze dell'utenza e di una sempre migliore organizzazione dei servizi ospedalieri;

che da molto tempo si parla della realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero, al fine di soddisfare l'esigenza dell'utenza e per garantire una migliore organizzazione dei servizi ospedalieri;

che a tal fine, e per corrispondere alle nuove esigenze dell'utenza, è stato predisposto, dall'Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia, un progetto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia per un importo complessivo di 43.397.068,84 euro;

che di questi 6.902.446,46 euro risulterebbero essere risorse già assegnate in base all'art. 20 della legge n. 67/88; 5.204.564,69 risulterebbero disponibili in base alla legge n. 135/90; 9.968.210,60 euro devono essere messi a disposizione dall'Azienda Sanitaria con cessioni immobiliari e 21.303.847,09 euro verranno assegnati in una seconda fase (ex art. 20, legge n. 67/88);

che allo stato l'opera è stata mandata in appalto e la costruzione del nuovo nosocomio dovrebbe avvenire entro il 2010;

che i N.A.S., in una recente ispezione, hanno verificato come l'ospedale sia una struttura fortemente inadempiente e con gravi lacune;

che a seguito dell'ispezione dei N.A.S. sono stati chiusi i reparti di emodialisi, nefrologia e psichiatria. Il reparto di nefrologia è stato spostato a Soriano Calabro e quello di psichiatria è ancora chiuso in attesa di trasferimento in altra sede, interna ed esterna al presidio ospedaliero, determinando gravi disfunzioni all'utenza;

che, nel frattempo, nella logica dei tagli ai piccoli ospedali, sono stati chiusi alcuni reparti a Soriano Calabro e a Tropea, con relativo spostamento di servizi verso l'ospedale di Vibo Valentia, che risulta così congestionato a danno delle prestazioni e dell'utenza;

considerato:

che dei 43.397.068,84 euro sarebbero disponibili solo 12.107.011,15 euro, pari a poco meno di un quarto del totale costo dell'opera;

che in base al Piano economico e finanziario dell'Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia 9.968.210,60 euro dovrebbero venire da cessioni immobiliari relative alla vendita della struttura dell'attuale ospedale di Vibo Valentia;

che i rimanenti 21.303.847,09 euro per il completamento del finanziamento dovrebbero essere assegnati in un’ipotetica seconda fase;

che, quindi, gran parte dei finanziamenti previsti sono allo stato ancora ipotetici, ed è quindi fondato il timore di dare avvio ad un’opera che non avrà tutte le risorse necessarie per entrare in funzione in tempi rapidi;

che la città di Vibo Valentia, e la provincia, hanno invece bisogno di strutture in grado di offrire servizi adeguati alle esigenze dell'utenza, garantire sicurezza e completezza delle prestazioni sanitarie, tecnologie di primo e secondo livello, moderne sale operatorie, con unità di terapia intensiva in ambito cardiologico,

si chiede di sapere, per quanto di competenza:

quali fondi siano disponibili effettivamente, quali siano già impegnati e quanti intendano il Governo e la Regione Calabria impegnarne, ed in quali tempi, per il completamente dell'opera;

se non si ritenga poco credibile fondare un quarto dei finanziamenti necessari al completamento dell'opera sull'ipotetica vendita dell'attuale struttura ospedaliera di Vibo Valentia, o se invece vi siano in atto concrete possibilità di vendita e quali;

se i fondi della legge 5 giugno 1990, n. 135, recante "Programma di interventi per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS", possano essere utilizzati per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia;

cosa si intenda fare nell'immediato per riportare alla normalità l'erogazione dei servizi ospedalieri nella provincia di Vibo Valentia.

(4-06575)

MALABARBA - Al Ministro della difesa - Premesso che:

il maresciallo di Marina Giovanni Pilloni, di anni 36, ha partecipato a missioni militari all'estero, a partire da quelle dei Balcani, e da giugno a dicembre 2003 è stato impiegato nella missione "Antica Babilonia" in Iraq, sia a Bassora che a Nassirya;

al ritorno dalla missione in Iraq è stato ricoverato per tumore e ha subito l'asportazione di un testicolo ed è tuttora in cura chemioterapica;

l'ufficiale ha chiesto al proprio Comando, presso la base di Grottaglie (Taranto), sia assistenza che il riconoscimento che la malattia era derivante dall'attività legata alle missioni militari cui aveva partecipato, non ricevendo che generiche promesse;

ogni spesa per l'assistenza ospedaliera, e per le conseguenze sulla famiglia per il suo stato di infermità, sono totalmente a suo carico,

si chiede di sapere:

se si intenda predisporre iniziative per conoscere le cause di questa malattia che, a diretta conoscenza del maresciallo, riguarda altri colleghi presenti nella sua stessa missione;

se, di fronte all'emergenza in corso, non si reputi opportuno intervenire per garantire la dovuta assistenza sanitaria ed economica nei confronti del maresciallo Pilloni e della sua famiglia, nonché riconoscere la causa di servizio per la grave infermità contratta.

(4-06576)

BUDIN, CREMA - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che per l'adunata nazionale che si terrà in città dal 14 al 16 maggio - in occasione del cinquantenario del ritorno di Trieste all'Italia - la sezione di Trieste dell'Associazione nazionale alpini ha curato la stampa di una serie di otto cartoline, fra cui una dedicata a Nicolò Gianni, ben noto per il suo acceso antisemitismo, militante e sistematico, da lui considerato addirittura di lotta patriottica;

considerato che:

tale politica non può essere di certo identificabile con i valori della Patria, nemmeno ovviamente con la Patria degli alpini, che in tutto il Novecento e fino ai giorni nostri hanno portato nel mondo, anche nei momenti in cui furono costretti al servizio di scelte sciagurate e dolorose, il volto di un'Italia solidale, aperta espressione di una profonda umanità;

non può dunque essere rappresentata dal volto di un razzista, convinto assertore di quelle inciviltà che le leggi razziali hanno calato sul nostro Paese e sulla città di Trieste, sconvolta da tali barbarie a lei sconosciute,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questo fatto increscioso e se non ritengano opportuno suggerire agli organizzatori dell'adunata nazionale degli alpini il ritiro di tale cartolina.

(4-06577)

BRUTTI MASSIMO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la R.S.I. (Rail Services International) Italia s.p.a., azienda appaltatrice delle Ferrovie dello Stato per la manutenzione delle carrozze letto, ha collocato 50 lavoratori appartenenti alle maestranze di Roma in cassa integrazione guadagni a zero ore;

la decisione è stata ritenuta necessaria in seguito alla riduzione dei costi ed alla sostanziale diminuzione degli investimenti per nuove carrozze letto operata dalle Ferrovie dello Stato; i lavoratori della R.S.I. Italia s.p.a. considerano altresì causa determinante dell'attuale stato di crisi della società il fatto che Trenitalia abbia indetto di recente alcune gare di appalto al massimo ribasso;

ciò comporta per le imprese del settore una drastica riduzione del lavoro, con conseguente ricorso alla cassa integrazione guadagni, ed il rischio di fallimento;

la diminuzione degli investimenti per il settore della manutenzione delle carrozze letto comporterà inoltre il progressivo invecchiamento delle stesse, una scarsa qualità dei servizi offerti e la dismissione, nei prossimi anni, di una parte delle carrozze in circolazione,

si chiede di sapere se e quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di tutelare i diritti dei lavoratori della R.S.I. Italia s.p.a. di Roma, consentendo loro di continuare a svolgere regolarmente l'attività lavorativa.

(4-06578)

OCCHETTO, DE ZULUETA, FALOMI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

la "Finmek access" è un’azienda di produzione tecnologica di telefonia e decoder ubicata a Santa Maria Capua Vetere, nella provincia di Caserta, che ha deciso di trasferire nel Nord d’Italia l’intero settore tecnologico, causando notevole depauperamento di risorse nel Mezzogiorno;

tale azienda attuando il suddetto spostamento mette a rischio il posto di lavoro di ben settecento operatori e il sostentamento delle rispettive famiglie; tenendo conto che già da mesi il pagamento degli stipendi non ha cadenza regolare, che il pagamento dei fornitori è stato sospeso e che le attività produttive sono ferme, si corre il rischio di uno smantellamento totale dell’azienda;

inoltre la "Finmek access" lo scorso anno aveva sottoscritto con le rappresentanze sindacali un accordo mediante il quale dovevano essere assunti duecento nuovi lavoratori e potenziato il capitale finanziario per consentire il rilancio dell’azienda nella fetta di mercato settoriale. Effettivamente sono state assunte 50 nuove professionalità che dopo i tagli degli stabilimenti meridionali contribuiranno ad aggiungersi alla lista dei precari,

gli interroganti chiedono di sapere se il Governo non ritenga opportuno intervenire per tutelare i lavoratori della "Finmek access", evitando i tagli e soprattutto evitando la chiusura degli stabilimenti meridionali della Finmek, che costituisce una notevole risorsa per il bacino tecnologico meridionale e per lo sviluppo delle competenze tecnologiche e territoriali, stante l’elevata professionalità raggiunta dagli operatori e per evitare il danno notevole all’economia del Casertano, esposta come altra area ai pericoli e ai rischi di devianza che la disoccupazione può creare.

(4-06579)

FABRIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso:

che, secondo notizie apparse in data 31 marzo 2004 sulla stampa nazionale, segnatamente la testata "Il Messaggero", la Banca d'Italia avrebbe mandato dei propri ispettori presso la sede della banca Credi Euro Nord, banca nata quattro anni fa per iniziativa di alcuni esponenti del partito della Lega Nord;

che, stando a quanto riportato dal citato quotidiano, detti ispettori avrebbero accertato "un livello elevato di sofferenza" economica "definito in gergo livello cinque" ed, in seguito, sarebbe stata compiuta una seconda ispezione;

che, secondo notizie apparse in data 1° aprile 2004 sulla testata "Il Corriere della Sera", la citata banca avrebbe chiuso il proprio bilancio 2003 con 8 milioni di euro di perdite e 12 milioni di euro di sofferenze su circa 47 milioni di euro di impieghi;

che, in particolare, Credi Euro Nord avrebbe registrato una perdita secca nel 2003 pari a 8 milioni di euro dopo 9 milioni di euro di accantonamenti;

che, attualmente, il capitale sociale complessivo della banca corrisponde a 14 milioni di euro e l'ingente perdita renderà necessario un aumento del capitale stesso;

che, secondo quanto appreso dalla stampa nazionale, la Lega Nord avrebbe addirittura palesato l'intenzione di "commissariare" Credi Euro Nord, tanto è vero che all'ordine del giorno dell'assemblea dei soci prevista per il prossimo 30 aprile sarà posta la questione dell'aumento del capitale sociale e delle azioni di responsabilità di coloro che hanno prodotto una tale situazione di disastro;

considerato:

che la banca Credi Euro Nord s.c.a.r.l., fondata il 21 febbraio 2000 con un capitale sociale di 9 milioni di euro circa condiviso da 2313 soci, era stata presentata e costantemente pubblicizzata, sulla stampa nazionale e via Internet, come l'istituto di credito che avrebbe puntato al piccolo risparmiatore e avrebbe convogliato tutti i quattrini dei cosiddetti "padani" che lavorano;

che detta banca avrebbe dovuto rappresentare la banca popolare caratteristica dell'economia locale della "padania", che si poneva l'obiettivo di raddoppiare il numero dei propri soci e di raggiungere i 18 milioni di euro di capitale sociale;

che una fortissima sollecitazione all'investimento in Credi Euro Nord è stata compiuta in questi ultimi anni nei confronti, oltre che dei tesserati Lega Nord, di tutte le famiglie residenti nel Nord Italia;

che, durante lo svolgimento dell'assemblea dei soci tenutasi a Milano il 7 aprile 2001, veniva deliberata la variazione in euro delle quote sociali di Credi Euro Nord;

che, attualmente, il valore di ogni quota di Credi Euro Nord corrisponde a 28 euro (54.215,56 lire);

che l'acquisto minimo di quote sociali previste è di 100 quote, per un totale di 2.800 euro (5.421.556 lire);

che solo fino al 12 giugno 2001 i soci di Credi Euro Nord nelle province italiane corrispondevano ad una percentuale pari al 32,62 a Milano (939 soci), 10,84 a Varese (312 soci), 8,51 a Bergamo (245 soci), 7,61 a Torino (219 soci), 5,35 a Treviso (154 soci), 4,72 a Brescia (136 soci), 4,10 a Padova (118 soci), 3,89 a Como (112 soci), 2,57 a Vicenza (74 soci) e infine 2,50 a Lecco (72 soci),

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che siano state compiute da parte della Banca d'Italia due distinte ispezioni presso l'istituto di credito in questione e, nel caso, quale sia lo stato e che esito abbiano avuto tali ispezioni;

se non si ritenga che ci si trovi di fronte ad un ennesimo esempio di finta e ingiustificabile attività di sollecitazione all'investimento a danno di migliaia di cittadini e, nel caso, quali provvedimenti il Governo intenda assumere al riguardo e come sia stata esercitata in tale contesto l'alta vigilanza in materia di tutela del risparmio e di esercizio della funzione creditizia da parte del Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio, presieduto, fra le altre cose, dall'attuale Ministro dell'economia e delle finanze, on. Giulio Tremonti;

se non si ritenga necessario porre in essere tutti gli atti necessari al fine di sapere se corrisponda al vero quanto dichiarato dalla stampa nazionale in merito all'ipotesi palesata dalla Lega Nord di voler "commissariare" la propria banca di fiducia, intraprendendo azioni di responsabilità nei confronti di coloro che avrebbero provocato una tale situazione di disastro economico.

(4-06580)

VERALDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che la cronaca degli ultimi giorni riporta la raccapricciante notizia dell’avvenuto suicidio, nella città di Catanzaro, di due giovanissimi;

che tali suicidi seguono tanti altri avvenimenti nella città di Catanzaro e tutti di persone che si lanciano nel vuoto dopo aver superato la non inaccessibile barriera messa a protezione del ponte-viadotto Morandi;

che il ponte-viadotto Morandi, ardita opera di ingegneria che sovrasta ad oltre cento metri di altezza il torrente Fiumarella, è diventato, da qualche anno, il simbolo negativo della città proprio per l’impressionante serie di suicidi, soprattutto di giovani, avvenuti "utilizzando" il ponte,

si chiede di sapere se non si ritenga indispensabile e indifferibile un intervento presso l’ANAS perché la barriera a protezione del ponte sulla Fiumarella sia vieppiù innalzata (almeno sino a 10 metri), con materiali lisci ed opachi (vetro o plexiglass), che non consentano più facili e invitanti - ma tragici - scavalcamenti.

(4-06581)

SALERNO - Al Ministro della salute - Premesso:

che ogni giorno una quantità impressionante di polveri e fumi provenienti dagli scarichi di veicoli pesanti vengono rilasciati nell'aria lungo il tratto autostradale del Frejus;

che una media di circa 3.500 TIR al giorno (alcuni dei quali obsoleti o in cattivo stato di manutenzione) continua a transitare da anni anche oggi, nonostante sia stata disposta la riapertura del tunnel del Monte Bianco dopo il tragico rogo che costò la vita a decine di persone;

che nella zona dell'alta valle Susa parrebbero aumentate le patologie gravi e non gravi alle vie respiratorie dei residenti;

che, nonostante la zona sia altamente turistica, questo traffico merci su strada non è mai stato dirottato nelle stazioni intermodali di cui si è attrezzati e di cui si fa poco uso;

ritenuto prioritario il perseguimento della tutela della salute dei cittadini da rischi di ogni genere e da ogni esposizione a tossicità ed inquinamenti ambientali,

si chiede di sapere:

se siano state effettuate rilevazioni periodiche lungo la tratta dell'autostrada fino alla sua sommità (Bardonecchia) dei livelli di inquinamento atmosferico e se in qualche caso questi abbiano superato o superino le soglie consentite;

se sia stato rilevato un aumento delle patologie gravi e non gravi alle vie respiratorie dei residenti con significativo scostamento dalla media degli anni precedenti e da quella nazionale;

quali siano stati gli eventuali provvedimenti adottati dalla ASL di competenza per il controllo di eventuali fenomeni di tossicità dell'aria in questa zona;

se esistano denunce od esposti alla magistratura in merito da parte di cittadini od enti di rappresentanza.

(4-06582)

BUCCIERO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

con interrogazione 3-00874 del 13/2/2003 l'interrogante, premettendo che da notizie della stampa pugliese, su sollecitazione di deputati del gruppo DS, il Ministro in indirizzo – in tempi velocissimi – aveva disposto protezione e scorta di polizia a tale Michele Bellomo, il quale aveva affermato di essere stato minacciato nella qualità di Presidente dell’Arcigay barese, attraverso scritti e telefonate, da "estremisti" di destra, chiedeva al Ministro dell’interno in base a quali informazioni e da quali fonti il Ministro avesse appreso quegli elementi necessari per disporre un servizio che in altri casi (cfr. il caso Biagi) era stato negato nonostante prove e indizi schiaccianti; quanto costasse al contribuente il servizio di protezione, come esso si svolgesse e si articolasse e la previsione della durata; se si ritenesse probabile l’ipotesi che si volesse accreditare quale realistica vittima di minacce il Bellomo onde impedire a quanti non condividevano le volgari manifestazioni sull’orgoglio omosessuale di manifestare la propria contrarietà, con l’alibi di un malinteso "ordine pubblico";

non ricevendo risposta lo scrivente chiedeva al Ministro dell’interno, con interrogazione 3-01234 del 23/9/03, come mai inspiegabilmente, a distanza di otto mesi, la precedente interrogazione non avesse ricevuto risposta alcuna; tra l’altro il quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno", in data 18 settembre 2003, dava notizia che la perizia medico legale sul signor Bellomo probabilmente concludeva escludendo che la ferita da lui riportata potesse essere stata provocata secondo le modalità riferite dalla sedicente vittima; per questo, quali fossero i motivi che ancora giustificassero la protezione e la scorta al sig. Bellomo e se tra questi potessero essere annoverate le "pressioni" di alcuni parlamentari DS, che avrebbero portato alla "elargizione" di una prudenziale protezione a fronte di rischi, ad avviso dell’interrogante molto ipotetici, se non addirittura infondati; se gli atti dell’indagine penale sin qui acquisiti fossero o meno sufficienti a ritenere ingiustificata una protezione che ai contribuenti costava notoriamente sacrifici e sottraeva le forze dell’ordine dai veri compiti di istituto, e innanzitutto dalla tutela della sicurezza dei cittadini la quale, per lo meno a Bari, all’interrogante non pareva assicurata al meglio;

nella seduta dell’Assemblea del Senato del 1°/4/2004, il Sottosegretario on. Mantovano riferiva che il "servizio di tutela su auto non protetta riconducibile al 4° livello di rischio di cui all’art. 8 del decreto ministeriale del 28/5/2003" disposto a favore del Bellomo era stato revocato; ciò in quanto dal 1°/8/2003 – giorno nel quale il Bellomo dichiarava di essere stato aggredito – egli non aveva lamentato altre minacce;

dalla risposta si rileva altresì che la riferita aggressione era oggetto di indagine anche sotto il profilo dell'attendibilità e il relativo processo penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e, per giunta, il pubblico ministero ha chiesto – in data 15/3/2004 – la proroga del termine delle indagini,

si chiede di sapere:

se risulti vero che il sostituto procuratore cui sono state affidate le indagini sulla pretesa aggressione subita dal Bellomo abbia chiesto la proroga del termine dell’indagine;

se la richiesta di proroga sia motivata e se sia stata accolta;

se le indagini affidate alla Polizia giudiziaria si siano da tempo concluse;

se risulti anche al Ministro in indirizzo ciò che da tempo è noto alla stampa locale, vale a dire che le risultanze di una perizia medica e di una perizia sul computer del Bellomo contrastano con le modalità dell’aggressione come riferite dalla pretesa vittima;

per quale motivo il magistrato abbia chiesto la proroga in luogo di procedere all'archiviazione del procedimento contro ignoti e contestualmente aprire il procedimento contro il Bellomo per simulazione di reato.

(4-06583)

SPECCHIA - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che il 30 gennaio 2003 l'interrogante presentò un atto di sindacato ispettivo sulla carenza di personale presso il Comando provinciale della Polizia stradale di Brindisi (5 unità in meno rispetto all'organico) e presso il distaccamento di Fasano ( 7 unità);

che il 30 giugno 2003 il sottosegretario di Stato per l’interno on. Mantovano, con risposta scritta, confermò tale situazione ed aggiunse che la stessa era tenuta ben presente dal Dipartimento della pubblica sicurezza che, compatibilmente con le risorse disponibili, avrebbe provveduto a programmare l'assegnazione di altre unità nel corso dei futuri avvicendamenti;

che da allora purtroppo nulla è cambiato ed il personale di Brindisi e di Fasano lodevolmente è impiegato ad assicurare comunque lo svolgimento dei delicati compiti della Polizia stradale;

che nei prossimi giorni presso il distaccamento di Fasano sarà messo in funzione un dispositivo di telesorveglianza dalle ore 19 alle ore 7 della mattina successiva, in maniera da poter utilizzare per compiti stradali 2 unità;

che tutto ciò fa pensare che non vi saranno aumenti di personale nei prossimi mesi,

si chiede di conoscere quali urgenti iniziative si intenda assumere per dare alla Polizia stradale di Brindisi e Fasano il personale necessario.

(4-06584)

NIEDDU - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

il grave stato di disagio e la preoccupante situazione dei locali del tribunale di Nuoro si vanno accentuando e rispetto ad essi vanno allestite risposte che mettano Nuoro in una condizione paritaria rispetto ad altri uffici giudiziari regionali e nazionali;

è prioritario agire in due direzioni parallele che consentano innanzitutto di affrontare i problemi contingenti dovuti alla situazione attuale della struttura e contemporaneamente lavorare per dare alla città di Nuoro una struttura per l'Amministrazione della giustizia adeguata alle sue necessità;

per quanto riguarda le necessità urgenti di spazio occorrente per il corretto funzionamento degli uffici è necessario che il tribunale metta in condizione il Comune di soddisfare le esigenze prioritarie, fornendo una definizione puntuale degli spazi occorrenti, in modo che l'Amministrazione comunale individui dei locali che possano, in via transitoria, permettere il regolare svolgimento dell'attività giudiziaria;

strutturalmente è necessario individuare una soluzione di carattere definitivo che risolva il problema in maniera nuova, permettendo alla città di Nuoro di avere una struttura adeguata, ai cittadini di poter usufruire dei servizi e ai lavoratori del tribunale di svolgere il proprio lavoro in condizioni ottimali;

la soluzione per la creazione di una nuova struttura che ospiti il tribunale dovrà essere soddisfacente per il rapporto con la città, in particolare evitando l'affaticamento di traffico automobilistico nel centro. A questo proposito rilevante è il concorso di volontà degli enti e istituzioni coinvolti, e specie del Ministero della giustizia;

sono gravi e inaccettabili l'assenza ed il silenzio della Regione Sardegna, che limita il suo compito esclusivamente alla manutenzione per delega dello Stato; deve viceversa anche essa farsi carico di una grave carenza relativa all'Amministrazione della giustizia in un'area cruciale dell'isola,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di rimediare alla sorprendente velocità con la quale ha deciso di revocare il finanziamento concesso a suo tempo per l'acquisizione del Palazzo "ex Inam", fatto interpretato come l'ennesimo atto di abbandono e di trascuratezza nei confronti della Sardegna e del territorio dell'interno dell'isola in particolare;

se non consideri utile e necessario convocare un apposito incontro con la Regione Sardegna, il Comune di Nuoro, l'Ordine degli avvocati, il Presidente del tribunale di Nuoro presso il Ministero della giustizia, e con il Ministero dell'interno, per valutare quali strumenti possa predisporre il Governo per risolvere la situazione degli uffici giudiziari nuoresi.

(4-06585)

MORO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte fra il 13 e il 14 aprile 2004 è stata incendiata la sede provinciale della Lega Nord di Trieste;

i vigili del fuoco, prontamente intervenuti, hanno rinvenuto una tanica di benzina che sembra sia stata utilizzata per innescare l'incendio, che ha provocato danni agli arredi e alle suppellettili della sede stessa;

nei locali sovrastanti la sede è ubicata una casa di riposo che ospita decine di anziani, i quali hanno dovuto lasciare precipitosamente i locali stessi,

si chiede di conoscere:

se e quali misure intenda prendere il Ministro in indirizzo per tutelare l'incolumità e la sopravvivenza delle sedi della Lega Nord, che oramai da alcuni anni sono oggetto di attentati terroristici;

se lo stesso Ministro non pensi di indirizzare le proprie indagini verso gli esponenti di quei sedicenti centri sociali che in più occasioni hanno esplicitato la necessità di colpire le strutture della Lega Nord Padania;

se non ritenga che l'attentato alla sede di Trieste possa far parte di un disegno criminale più organico al fine di colpire le strutture periferiche del partito della Lega Nord, considerando anche che alcuni giorni fa la sede di Bologna è stata oggetto di un simile attentato.

(4-06586)

TREMATERRA - Ai Ministri delle attività produttive, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno - Premesso:

che la grave crisi occupazionale che ha investito negli anni '90 la Tessile s.p.a. di Cetrano (Cosenza), a gestione ex GEPI, ha comportato la chiusura dell'attività e la messa in mobilità di tutti i lavoratori che superavano le 150 unità;

che solo dopo una lunga e logorante azione svolta dalle istituzioni locali (Comune di Cetraro e Regione Calabria), dal Ministero dell'industria, dal Ministero del lavoro, dalle organizzazioni sindacali e dalla Itainvest s.p.a., subentrata alla GEPI, alla fine del 1997 si delineava un'ipotesi di soluzione e nel polo tessile di Cetraro venivano avviati tre progetti industriali: un calzaturificio che subentrava alle due fabbriche Conca ed LCM per l'utilizzo del marchio "Firrao"collegato con il calzaturificio di Luzzi; un pantalonificio che doveva operare tramite la Seta s.p.a. di tale Tavassi Gaetano e, infine, un'iniziativa nel settore della maglieria affidata al sig. Angelo Marani, residente in Correggio (Reggio Emilia), via Campagnola n. 16;

che delle due prime iniziative il calzaturificio ha operato per qualche anno ed ha cessato l'attività essendo in stato di insolvenza, mentre il pantalonificio non ha mai iniziato l'attività e la società Seta è stata dichiarata fallita agli inizi del 2003;

che, quanto al Marani, questi costituiva la società "Emiliana Tessile" s.r.l e la Itainvest, attraverso un complicato meccanismo, cedeva a prezzo simbolico (3.000 lire) sia la propria partecipazione alla società Emiliana Tessile s.p.a., stabilita in 13 miliardi di lire, sia l'area di oltre 50.000 metri quadrati e lo stabilimento di Cetraro di proprietà della Tessile;

che dei 13 miliardi che vengono previsti dalla Itainvest quale erogazione di finanziamenti pubblici, sette miliardi vengono erogati all'atto della stipula del contratto per aumento di capitale della società Emiliana tessile s.p.a., le cui quote vengono vendute a prezzo simbolico al Marani, ed il resto: 1) quanto ad una quota di 2.000 milioni di lire, è previsto sia erogata a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 3.000 milioni di lire complessivi; 2) quanto ad un'ulteriore quota di 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc.), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto dei 6.000 milioni di lire complessivi; 3) quanto alla restante quota di capitale sociale deliberato, pari a 2.000 milioni di lire, a condizione e nel momento in cui gli investimenti della società relativi a pubblicità (come ad esempio fiere, sfilate, cataloghi, attività promozionali in genere, ecc), registrazioni o licenze di marchi, beni immobili, acquisizioni di impianti e macchinari, raggiungano il tetto di 10.000 milioni di lire complessivi;

che di fronte a tale esborso di pubblico denaro, di cui non si conosce neanche quanto in concreto il Marani abbia percepito, il suo obbligo era quello di rilevare lo stabilimento di Cetraro, ristrutturato a garantire occupazione per 50 unità lavorative, di cui 37 attinte tra i lavoratori in mobilità della Tessile s.p.a;

che una volta assunti gli operai nel numero stabilito avrebbe dovuto iniziare la produzione e garantire per tre anni l'attività lavorativa;

che nessuna attività produttiva è stata mai avviata dalla Emiliana tessile e gli operai assunti nel 1999 sono stati in forza per brevi periodi senza sapere bene cosa abbiano fatto, per cui tra corsi di formazione (finanziati dalla Regione Calabria e forse anche dalla Regione Emilia Romagna) e periodi di cassa integrazione si è giunti agli inizi del 2003, quando si è sospesa ogni attività;

che il Marani sta dimettendo ogni attività e si paventa che possa vendere lo stabilimento, ammesso che ne sia proprietario, cosa che di fronte alla palese inadempienza ai suoi obblighi non dovrebbe essere,

si chiede di sapere:

come il Marani abbia potuto avere le erogazioni di pubblico denaro che erano condizionate ai suoi adempimenti e chi lo abbia controllato in questi anni e lo controlli tutt'ora e possa chiamarlo a rispondere delle sue inadempienze;

se il Marani, che non ha mai assicurato avvio di attività produttive, possa vantare diritti sugli immobili cedutigli dalla Itainvest, oggi Italia Lavoro;

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere, direttamente e tramite Italia Lavoro, per recuperare il denaro erogato e chiamare il Marani alle proprie responsabilità;

quale sarà il destino dei lavoratori, gettati nella più nera disperazione dai comportamenti del Marani, che vedono svanita ogni prospettiva di occupazione, sicché vivono l'intera vicenda come un grande imbroglio.

(4-06587)

NIEDDU - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

successivamente alla firma dell’Accordo di Programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato a Roma il 14 luglio 2003 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, fu stabilito un percorso finalizzato all’obiettivo della ricollocazione produttiva dei lavoratori della Montefibre di Ottana;

le risorse contenute in due strumenti (contratto di localizzazione e legge n. 181) rappresentavano la base su cui erigere un nuovo progetto di rilancio produttivo che prendesse l’avvio dal consolidamento del settore chimico ottanese;

dopo diversi incontri con la Regione Sardegna, tenutisi presso il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione della Presidenza del Consiglio dei ministri, vi è stata una singolare accelerazione, tesa a definire un Contratto di programma con il Consorzio Valle Tirso, per dirottare a favore di questa unica entità una gran quantità di risorse economiche;

le organizzazioni sindacali hanno pubblicamente preso posizione contro questa soluzione, esprimendo un’aspra critica fino a disertare l’ultimo incontro con il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione;

ribadito che è necessario fare scelte condivise che puntino a consolidare ed estendere le aziende presenti nel sito di Ottana;

valutati positivamente l’intenzione dell’INCA, della Lorica, della Mini Tow, della Legler e della società Nuolo Servizi, di consolidare, attraverso specifici progetti di ampliamento, la loro presenza nel sito, nonché il progetto di CFP Flexible Packging, proteso alla creazione di una filiera produttiva legata all’INCA International ed anche le proposte di un’altra serie di piccole e medie aziende propostesi per il sito di Ottana;

considerato che sul progetto della Carton Sarda le organizzazioni sindacali e la Regione Sardegna hanno espresso forti perplessità, per la dimensione finanziaria dell’intervento e per i rischi che può determinare per l’intera area, in particolare sottolineando l’esigenza che questa azienda prima di presentare altri progetti di ampliamento rispetti rigorosamente quanto già sottoscritto all’interno del contratto d’area di Ottana con la legge n. 488 e con la legge regionale n. 17,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga di garantire innanzi tutto la proroga della cassa integrazione ai dipendenti Montefibre e di riaprire un tavolo negoziale che veda la presenza della Regione, delle organizzazioni sindacali a tutti i livelli, di Sviluppo Italia, dell’Osservatorio per la chimica, del Ministero delle attività produttive, del Ministero del lavoro e della società Montefibre, per ridefinire un percorso condiviso e sicuro sul quale costruire un serio futuro alle maestranze ed al territorio del Nuorese.

(4-06588)

MONTAGNINO - Al Ministro della salute - Premesso:

che da tempo viene paventata l’ipotesi della chiusura dell’Ufficio di sanità marittima di Gela, in provincia di Caltanissetta, con un conseguente trasferimento di tale ufficio nelle sedi di Porto Empedocle o di Palermo;

che tale notizia pare sia stata confermata dalla Direzione di Palermo e dalla Direzione centrale del Ministero della salute;

che la chiusura dell’Ufficio di sanità marittima arrecherebbe un danno irreversibile per quanto riguarda la tutela della salute, poiché implicherebbe una diminuzione dei controlli epidemiologici sui viveri e sui rifiuti prodotti sulle navi;

che inoltre la mancanza a Gela di un Ufficio di sanità marittima determinerebbe notevoli disagi per l’utenza portuale, tra cui l’impossibilità di ottenere l’idoneità per l’iscrizione nei ruoli della gente di mare, l’idoneità per sommozzatori, il rilascio di patenti nautiche, vaccinazioni e prevenzione per la profilassi internazionale, il rinnovo dei certificati di idoneità alle navi per la tutela ambientale marittima e la salvaguardia dell’equipaggio di bordo;

che la mancanza di tali servizi determinerebbe una grave penalizzazione del porto di Gela e un suo conseguente declassamento;

che, peraltro, il trasferimento dell’Ufficio di sanità marittima di Gela, oltre che arrecare prevedibili svantaggi ai funzionari e alle loro famiglie, rappresenterebbe un ulteriore e immotivato defraudamento per la città di Gela e per la sua popolazione in termini di possibilità occupazionali e di sviluppo, contrastando platealmente con le assicurazioni e gli impegni assunti per un territorio che necessita di sostegno e di interventi efficaci da parte delle istituzioni regionali e nazionali;

che, come sottolineato in un’interpellanza a firma dello scrivente rivolta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti l’11/2/2004, la città di Gela, in atto sede di "Circomare", ha rivendicato il riconoscimento quale Capitaneria di Porto, ricevendo assicurazioni in merito;

considerato:

che il porto di Gela risulta essere uno dei maggiori siti di interesse nazionale ed internazionale in relazione al volume di traffico marittimo;

che il porto di Gela registra un traffico di circa 1200 navi all’anno, nonché un approdo di circa 7 navi giornaliere di grosso tonnellaggio che movimentano merci pericolose;

che il porto di Gela è valutato il terzo porto della Sicilia, e nel tratto meridionale della costa siciliana rappresenta il sito in cui avvengono il maggior numero di approdi, di gran lunga superiori rispetto a quelli di Porto Empedocle;

che l’Ufficio di sanità marittima è ancora più indispensabile se, oltre ai volumi di traffico, si considera la presenza del polo industriale petrolchimico, in relazione soprattutto ai fenomeni di inquinamento,

si chiede di conoscere:

quali siano le motivazioni che giustificano la chiusura dell’Ufficio di sanità marittima di Gela;

quali decisioni si intenda assumere al fine di scongiurare la possibilità di tale chiusura, che rappresenterebbe per la città di Gela un’ennesima, grave ed ingiustificata penalizzazione, che contrasta con gli impegni precedentemente assunti per garantire al territorio il massimo sostegno al fine di superare i problemi di carattere sociale ed economico e con le assicurazioni circa il riconoscimento a Capitaneria di Porto.

(4-06589)

MAGNALBO' - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nei procedimenti aventi origine e causa nel servizio di Polizia a carico degli ufficiali e agenti della pubblica sicurezza le spese legali sono a carico dello Stato, ove gli interessati non chiedano e ottengano l'assistenza dell'Avvocatura erariale ai sensi dell'articolo 44 del regio decreto n. 1611/1933 e salvo ripetizione per condanna irrevocabile per fatto doloso;

è tuttavia necessario che la stratificazione delle fonti che si sono succedute nel corso del tempo, a partire dall'articolo 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152, Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico, possa eliminare le antinomie che si sono registrate;

la portata dell'articolo 32 della cosiddetta "legge Reale" del 1975, rinnovata da fonti legislative ordinarie e in particolare dall'art. 9 della legge 7 agosto 1990, n. 232, e da fonti regolamentari di origine contrattuale (cfr. art. 40 del decreto del Presidente della Repubblica n. 164/2002; art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 1999, n. 251; art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 395), è contestata dall'Avvocatura erariale a seguito dell'entrata in vigore dell'articolo 18 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni nella legge 23 maggio 1997, n. 135;

tale ultima disposizione ha introdotto in via generale la previsione del rimborso delle spese di patrocinio legale per i procedimenti a carico di tutti i pubblici dipendenti;

infatti l'articolo 18 del decreto-legge n. 67/1997 dispone che le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti e atti connessi con l'espletamento del servizio e con l'assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato. Le amministrazioni interessate, sentita l'Avvocatura dello Stato, possono concedere anticipazioni del rimborso, salva la ripetizione nel caso di sentenza definitiva che accerti la responsabilità;

sulla base della fattispecie generale - ex art. 18 del citato decreto-legge n. 67/1997 - l'Avvocatura erariale ritiene che ciò abbia comportato un'abrogazione implicita delle disposizioni speciali di cui all'articolo 32 della cosiddetta "legge Reale";

alla luce di tale interpretazione di presunta abrogazione ex articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale dell'articolo 32 della legge n. 152/1975 l'Avvocatura dello Stato è subentrata quale soggetto necessario del procedimento, esercitando la preventiva validazione delle determinazioni dell'Amministrazione;

in secondo luogo, attraverso il potere di espressione del visto di congruità delle parcelle emesse dai difensori di fiducia che non frequentemente sono muniti altresì della clausola di approvazione dell'Ordine degli avvocati, si è aperta all'interno del procedimento stesso una contrapposizione che impedisce la soddisfazione delle obbligazioni pecuniarie, secondo quanto asserito dagli appartenenti alle Forze di Polizia;

ne discende un aggravamento del procedimento e una limitazione della portata normativa che ha di fatto congelato i provvedimenti di liquidazione delle parcelle da oltre due anni;

in realtà non infrequenti sono i casi di procedimenti di esecuzione di urgenza avviati nei confronti degli agenti e ufficiali di Polizia da parte dei difensori per le defatiganti condizioni imposte da questa situazione;

a nulla sono valse peraltro le controdeduzioni del Ministero dell'interno volte a sostenere la natura di legge speciale delle disposizioni della "legge Reale" del 1975 e la vigenza della novella contenuta nell'articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164, Recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di Polizia ad ordinamento civile e dello schema di concertazione per le Forze di Polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 2002 - 2005, in forza della quale: "1. Fermo restando il disposto dell'articolo 32 della legge 22 maggio 1975, n. 152, agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di Polizia giudiziaria indagati per i fatti inerenti al servizio, che intendono avvalersi di un libero professionista di fiducia, può essere anticipata, a richiesta dell'interessato, la somma di 2.500,00 euro per le spese legali, salvo rivalsa se al termine del procedimento viene accertata la responsabilità del dipendente a titolo di dolo";

alla luce delle argomentazioni che precedono è del tutto evidente che la tutela legale degli ufficiali ed agenti di Polizia è ancora affidata al procedimento delineato dalla legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive integrazioni e modificazioni, e che il procedimento sub lege delineato non richiede l'intervento procedimentale dell'Avvocatura di Stato,

l'interrogante chiede di conoscere:

se alla luce di quanto suesposto non si ritenga opportuno che nei procedimenti civili, penali e amministrativi a carico di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza o di Polizia giudiziaria o dei militari in servizio di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio, anche per quelli relativi all'uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, la difesa possa essere assunta a richiesta dell'interessato dall'Avvocatura dello Stato o da altro libero professionista;

se, inoltre, non si ritenga opportuno che tutte le spese di difesa e di giudizio siano a carico del Ministero dell'interno, salvo rivalsa per sentenza irrevocabile di condanna o per fatto doloso.

(4-06590)

VERALDI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nei giorni scorsi alcuni incidenti mortali si sono verificati sulla A3 Salerno – Reggio Calabria in alcuni tratti della Calabria a doppio senso di circolazione interessati ai lavori di ammodernamento e per i quali l’Autorità giudiziaria ha aperto procedimenti per l'accertamento delle relative responsabilità;

tali interruzioni condizionano pesantemente il normale traffico sull’importante arteria stradale;

l’approssimarsi della stagione estiva rende insostenibile il protrarsi di tale situazione, anche a seguito dei momenti critici verificatisi durante le ultime festività pasquali;

il Governo nei giorni scorsi ha confermato in Parlamento che mancano 4,3 miliardi di euro per realizzare le opere di ammodernamento dell’intero tratto autostradale e non ha indicato la fonte attraverso la quale reperire tali fondi;

si rende necessario informare compiutamente gli enti locali e la popolazione in ordine allo stato dei lavori su tutti i tratti calabresi della A3 e fornire ogni dovuta risposta in merito;

in particolare sui tratti riguardanti la Regione Calabria:

1. dal Km. 369+800 al Km. 378+500 i lavori sarebbero allo stato fermi per rescissione del contratto con l’ impresa appaltatrice dei lavori;

2. dal Km. 320+400 al Km. 331+400 dopo la risoluzione del contratto a tutt’oggi non si è provveduto al riappalto dei lavori;

3. dal Km. 213+500 al Km. 222+000 il contratto sarebbe in fase di risoluzione;

4. dal Km. 206+500 al Km. 213+500 il contratto sarebbe stato risolto ed ancora non si è proceduto al conto finale dei lavori per procedere alla fase di nuovo appalto;

5. dal Km. 383+000 al Km. 393+500 i lavori registrerebbero un ritardo pesantissimo, con uno stato di avanzamento dei lavori assolutamente irrisorio;

6. dal Km. 378+500 al Km.383+000 i lavori registrerebbero un fortissimo ritardo rispetto alla previsione di ultimazione dei lavori (23 marzo 2004) perché è in corso di redazione una perizia di variante;

7. dal Km. 359+400 al Km. 369+800 i lavori registrerebbero gravi ritardi in seguito ad una perizia di variante che non avrebbe ancora consentito la ripresa dei lavori;

8. dal Km. 348+600 al Km. 359+400 i lavori che dovevano avere termine nell’agosto 2003 sarebbero stati realizzati soltanto al 55% ed è ancora in corso una perizia di variante sui lavori;

9. dal Km. 258+200 al Km.259+700 i lavori che dovrebbero essere ultimati nel luglio 2004 slitterebbero indefinitamente, anche in seguito a presentazione di perizia di variante da parte dell’impresa;

10. dal Km. 331+400 al Km. 337+800 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;

11. dal Km. 312+400 al Km. 320+400 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;

12. dal Km. 304+200 al Km. 312+400 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 giugno;

13. dal Km. 244+700 al Km. 253+700 la consegna dei lavori avrebbe subito ripetuti slittamenti e si prevede la consegna dei lavori entro il prossimo 30 maggio;

per i "maxi lotti nn. 3 e 4" (maxilotto n. 3 dallo svincolo di Lauria Sud escluso a quello di Morano Calabro escluso; maxilotto n. 4 dallo svincolo di Morano Calabro incluso allo svincolo di Tarsia escluso e dallo svincolo di Cosenza Sud escluso allo svincolo di Altilia-Grimaldi incluso) si registrerebbero pesantissimi ritardi nella rielaborazione e nel coordinamento progettuale, con conseguenti ulteriori ritardi anche nella fase approvativa del progetto definitivo, con un accumulo complessivo di ritardi tale da pregiudicare la consegna dei lavori anche entro la fine del 2005;

ad oggi sarebbero tutti ancora da appaltare i seguenti tratti:

1. dallo svincolo di Altilia-Grimaldi escluso allo svincolo di Falerna incluso, pari a circa 18 Km. e per un impegno finanziario di oltre 248 milioni di euro;

2. dallo svincolo di Pizzo Calabro incluso allo svincolo di S. Onofrio incluso, pari a circa 11 Km. e per un impegno finanziario di oltre 143 milioni di euro;

3. dallo svincolo di Campo Calabro escluso allo svincolo di Reggio Calabria incluso, pari a circa 5 Km. e per un impegno finanziario di oltre 124 milioni di euro,

si chiede di conoscere se e quali urgenti ed immediate iniziative si intenda assumere per rimuovere con ogni celerità tutti gli ostacoli, ritardi e lungaggini sopra descritti e per garantire certezza nell’individuazione delle risorse, nella loro destinazione e nella piena ed effettiva realizzazione dei lavori su tutti i tratti interessanti la Calabria.

(4-06591)

MALABARBA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della difesa - Premesso che:

il polo di mantenimento pesante Nord di Piacenza, assieme al polo di mantenimento pesante Sud di Nola, appare rivestire un'importanza strategica ai fini della manutenzione e tenuta in efficienza dei mezzi corazzati dell'Esercito italiano;

un sistema di relazioni sindacali trasparente e positivo é indubbiamente e notoriamente apportatore di conseguenze fruttuose in qualunque tipo di impresa, a maggior ragione se pubblica e se rivesta importanza strategica nazionale;

un sistema di relazioni sindacali, nell'ambito dell'area industriale del Ministero della difesa, improntato ai principi di responsabilità, buona fede, trasparenza e correttezza nei rapporti e nelle relazioni, orientato alla prevenzione ed al raffreddamento della conflittualità, dovrebbe essere pertanto perseguito;

un modello, invece, di relazioni sindacali improntato alla ricerca della "prova di forza" e del conflitto permanente con il sindacato, i lavoratori e le loro rappresentanze, non è assolutamente foriero di conseguenze positive, e ciò è tanto più grave per imprese di importanza strategica nazionale;

attualmente il polo di mantenimento di Piacenza appare caratterizzato dalla continua ricerca delle prove di forza e dall'alimentazione del conflitto che si caratterizza, in alcune sue punte estreme, nella violazione del contratto collettivo nazionale di lavoro e delle norme vigenti in materia;

un siffatto atteggiamento di ricerca del conflitto invece di portare ad un’adeguata valorizzazione delle realtà e potenzialità del polo di Piacenza, obiettivi che si perseguono tramite idonee relazioni sindacali, porta purtroppo a inaridimento e dispersione di energie, che si spengono in un malcontento diffuso in conseguenza di presumibili forzature ed arbitri;

il direttore del polo di Piacenza, per la delicatezza strategica che il ruolo esige, si suppone debba essere personalità caratterizzata da caratteristiche curriculari improntate, tra l'altro, alla pacatezza ed al dialogo dimostrato in pregresse esperienze di rapporto con i lavoratori e le loro rappresentanze;

l’attuale direttore del polo di Piacenza è invece fattualmente persona che nel recente passato ha avuto fallimentari esperienze di rapporto con il sindacato e le rappresentanze dei lavoratori, durante le esperienze di direttore dello stabilimento di Torre Annunziata,

si chiede di sapere:

se i Ministri siano informati delle pesantissime ed iperconflittuali relazioni sindacali in atto nel polo di Piacenza e delle pesanti responsabilità dell’attuale direttore in tal senso;

se non ritengano indispensabile un’immediata attività ispettiva amministrativa per vigilare e ristabilire delle corrette prassi ed atteggiamenti nei confronti del sindacato, dei lavoratori e delle loro rappresentanze;

se non ritengano altresì opportuna un’immediata sospensione o, se del caso, sostituzione dell'attuale direttore del polo di Piacenza, anche ai fini del rilancio dello stabilimento e della conseguente salvaguardia degli attuali 700 posti di lavoro.

(4-06592)

CICCANTI - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso:

che quest’anno ricorre il cinquantennale della rievocazione storica della Quintana, manifestazione leader nazionale nel campo delle rievocazioni storiche in costume fin dal 1986 (riconoscimento del Ministero del turismo e dello spettacolo);

che la Quintana di Ascoli Piceno, con i suoi oltre 1.500 figuranti in costume storico del ‘400, in questi anni ha rappresentato la città e la Regione Marche in prestigiosi appuntamenti nazionali ed internazionali (Olimpiadi di Roma del 1960, Expò di Montreal, giornate medievali di S. Marino, ecc.), facendosi interprete del retaggio storico e culturale delle genti picene;

che detta manifestazione, con la sua avvincente giostra del saraceno, viene da diversi anni ripresa da Rai Uno e trasmessa in diretta per la bellezza dei costumi, tutti rigorosamente realizzati in conformità ai dettami storici;

che da alcuni anni la giostra della Quintana di Ascoli Piceno è stata abbinata alla Lotteria nazionale;

che nella ricorrenza del suo cinquantennale sono state predisposte numerose iniziative atte a celebrare opportunamente l’evento, contribuendo al contempo alla promozione del territorio;

che ancora una volta detta manifestazione ha avuto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica, che ha così inteso riconoscere l’alta valenza storica, culturale e sociale della Quintana di Ascoli Piceno;

che, in data 2.2.2004, è stata inoltrata dall'interrogante istanza per l'emissione di un francobollo da parte delle Poste Italiane in occasione della predetta ricorrenza;

che in data 24.3.2004, con lettera prot. n. 35186, la dott.ssa Marisa Giannini, direttrice della divisione filatelia delle Poste Italiane, faceva sapere che il programma filatelico era stato definito per l’anno 2004 il 9.12.2002, e che detto programma era stato però integrato con le riunioni della consulta per l’emissione delle CVP e la filatelia del 24 giugno e 27 novembre 2003;

che, pertanto, non poteva essere presa in considerazione la richiesta inoltrata dall’interrogante a favore della Quintana di Ascoli Piceno in data 2.2.2004,

si chiede di conoscere:

quali indirizzi e criteri informativi vengano dati dal Ministro in indirizzo per orientare la Consulta competente;

se la Consulta assuma le decisioni di competenza sulla base di criteri definiti ex ante, ovvero se proceda con valutazioni proprie sulla base delle richieste pervenute;

quali vincoli determini la decisione della Consulta in relazione al programma filatelico futuro;

a quale autorità spetti approvare detto programma e se detto programma rispetti prassi e criteri eventualmente stabiliti;

se la suddetta richiesta dell’interrogante possa essere prevista nella calendarizzazione delle prossime edizioni.

(4-06593)

CAVALLARO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l’Alitalia ha varato un piano industriale di ristrutturazione dell’azienda, che dovrebbe portare non solo ad un riordino economico e finanziario, ma anche ad un aumento dei voli e ad un miglioramento della rete di collegamenti attualmente in essere, anche per una migliore potenzialità economica dell'azienda e dei servizi di trasporto da essa erogati;

nella Regione Marche (aeroporto R. Sanzio di Ancona-Falconara) i collegamenti giornalieri con e da Milano e Roma sono una necessità operativa che condiziona il mantenimento e lo sviluppo del sistema economico regionale, dove operano complessivamente 15.000 piccole e medie imprese industriali, artigiane, commerciali, agricole e turistiche e gli imprenditori marchigiani sono esasperati da continue penalizzazioni;

le Marche sono penalizzate, a differenza di altre regioni, dalla mancanza di collegamenti con lo scalo di Milano-Linate, in quanto i tempi e i costi di collegamento tra l’aeroporto di Milano-Malpensa e Milano città sono equivalenti ad un secondo volo;

per di più l’Alitalia ha nuovamente cambiato gli orari di partenza dei voli sulle tratte Ancona–Roma e Ancona–Milano e ritorno, con orari, specie per il primo volo giornaliero, troppo anticipati, specie per chi deve - da una regione molto vasta - raggiungere l'aeroporto, che a sua volta non è servito da una stazione ferroviaria;

anche Trenitalia ha voluto contribuire a questa assurda penalizzazione, sopprimendo da dicembre 2003 gli Eurostar Ancona/Milano delle ore 7.05 e Milano/Ancona delle 17.10. Tali collegamenti permettevano alle imprese e ai cittadini un’efficace giornata di lavoro nel capoluogo lombardo, cosa oggi impossibile;

tali disfunzioni, oggetto invero di numerosi precedenti atti di sindacato ispettivo rimasti disattesi, sono fra l'altro state da ultimo oggetto di una formale nota di protesta del presidente della Confindustria Marche, ing. Carlo Lucarelli, in data 7.4.2004, indirizzata a numerose realtà istituzionali, che merita risposta ed apprezzamento in quanto rappresenta l'unanime posizione delle imprese marchigiane e raccoglie i consensi diffusi dei cittadini e non solo degli imprenditori;

è dunque necessario, a giudizio dell’interrogante, rivedere il decreto che impedisce alle Marche di essere collegate a Milano-Linate, autorizzando l’Alitalia ad effettuare almeno un volo quotidiano di andata e ritorno o, in alternativa, consentire che altre compagnie operino la tratta; sollecitare l’Alitalia a rivedere sin da subito gli orari di partenza dall’aeroporto di Ancona-Falconara, posticipando almeno l’orario di partenza del primo volo per Milano e per Roma; sollecitare altresì Trenitalia affinché ripristini immediatamente gli Eurostar già in servizio da Ancona/Milano e viceversa negli orari sopra indicati,

si chiede di sapere se e quali iniziative si intenda assumere e quali siano gli intendimenti del Ministro sulle questioni segnalate.

(4-06594)

FRAU - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso:

che il sito Internet "Dagospia" riporta in data 19 aprile 2004 la notizia secondo la quale, durante una riunione del Consiglio dei ministri alla quale partecipavano anche i capi dei servizi segreti Pollari, Del Mese e Mori, svoltasi all’indomani dell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi per discutere della sorte degli altri 3 ostaggi, avrebbero portato al capo del Sismi Pollari una notizia dell’agenzia "Il Velino" a seguito della quale sarebbe calato un silenzio di piombo tra i presenti e manifestazioni di grande sconcerto;

che l’agenzia "Il Velino" non ha pubblicato notizie di rilevante significato sulla sorte degli ostaggi;

che nessuna altra notizia contenente elementi di novità circa la sorte dei tre ostaggi risulta essere stata divulgata dai vari organi di informazione dopo l’uccisione di Quattrocchi,

si chiede di sapere:

se esistano informazioni riservate a conoscenza del Governo sul comportamento del gruppo di rapitori degli ostaggi italiani;

se il silenzio stampa in essere sulle loro condizioni sia legato all’esigenza espressa dal Governo di usare la massima riservatezza o ad altre più specifiche ragioni;

se non si ritenga opportuno precisare, nelle opportune sedi istituzionali competenti ed al Parlamento, se vi siano state delle notizie riguardanti la sorte dei tre ostaggi che non siano state divulgate e, se sì, quali ne siano i contenuti ed eventualmente per quale motivo si sia ritenuto di non renderle di dominio pubblico.

(4-06595)

SERVELLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per gli affari regionali - Premesso che:

l'Ente nazionale sordomuti ha promosso la pubblicazione di un singolare ed interessantissimo libro - voluto ed elaborato da una iscritta, non udente, alla sezione dell’Ente nazionale sordomuti di Firenze - utilizzabile quale abbecedario della lingua italiana dei segni allo scopo di favorire la conoscenza di tale linguaggio, in maniera diffusa, in ogni ordine di scuole e, in particolare, nelle scuole materne ed elementari;

la lodevole iniziativa, validamente tradotta in associazioni di immagini facilmente traducibili, dimostra un'interessante e forte potenzialità per l'integrazione sociale e scolastica dei giovani non udenti;

nell'era delle rapide "comunicazioni intercontinentali" si ingigantisce il comune obbligo morale di concorrere ad abbattere le attuali, avvilenti ed anacronistiche "barriere interpersonali" che penalizzano ingiustamente quanti, non avendo l'uso dell'udito, necessitano di adeguati e conosciuti strumenti linguistici di supplenza;

il titolo dell'opera ("Immaginario - Immagini per un abbecedario") ed i suoi contenuti altamente sociali si prestano ad essere aggiunti ed anteposti alle altre "I" (inglese, Internet) già programmati tra gli impegni del Governo,

l'interrogante chiede di conoscere se e quali efficaci provvedimenti si intenda adottare a sostegno e risonanza della su indicata "lingua silenziosa", nel momento in cui orribili scenari di guerra lasciano solo sperare che "la voglia di comunicare, condividere e relazionarsi con l'altro sia l'unica dimensione possibile per costruire percorsi di pace e di giustizia sociale".

(4-06596)

SPECCHIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che l’Alitalia sta varando i nuovi aeromobili da 72 posti, modello Embraer 170, e uno di questi sarà destinato alla linea Roma-Brindisi e viceversa delle ore 6,45 e 21,10;

che se si tratta di voli aggiuntivi rispetto agli esistenti l’iniziativa è certamente positiva;

che se, invece, i nuovi aeromobili dovessero sostituire quelli attualmente utilizzati, che possono ospitare un maggior numero di passeggeri, si tratterebbe di un’ulteriore penalizzazione dell’aeroporto di Brindisi e del Salento più in generale,

si chiede di conoscere se e quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo presso l’Alitalia per fare in modo che l’aeroporto di Brindisi ed il Salento vengano tenuti in maggiore considerazione e non penalizzati.

(4-06597)

DE PAOLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 27-12-2001 sono stati attivati i seguenti nuovi canali di finanziamento per l'edilizia residenziale pubblica: a) "Alloggi in affitto per gli anziani degli anni 2000"; b) Programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto"; c) "Programmi innovativi in ambito urbano", i nuovi contratti di quartiere;

che i suddetti programmi hanno caratteristiche e modalità di finanziamento distinte;

che con delibera dell'A.G.E.C. n. 9, in data 10-9-2002, approvata dal Comune di Verona in data 20-1-2003, il programma di cui al punto b), Programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto", è stato ritenuto idoneo sia per proporre la costruzione di un fabbricato di 12 alloggi in terreno di proprietà comunale a Marzana, sia per ristrutturare e ricuperare completamente gli edifici di via Trezza e di via Campofiore (tre palazzine). Per via Trezza si pensa di ricavare 6 alloggi ai due piani superiori e di realizzare un asilo nido ed un centro di incontro per le famiglie del quartiere ai piani terra e seminterrato. Le tre palazzine di via Campofiore consentiranno il recupero di 12 alloggi in una zona particolarmente interessante per l'immediata adiacenza all'Università. L'importo complessivo di spesa per i tre progetti succitati ammonta a 5.268.000 euro, mentre la richiesta complessiva di finanziamento ammonta a 1.757.700 euro;

che, in attuazione a quanto stabilito dal decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in data 27-11-2001, con deliberazione 26-7-2002, n. 2049, la Giunta regionale ha approvato il bando di concorso per la realizzazione ed il recupero di alloggi da concedere in locazione a canone convenzionato nell'ambito del programma sperimentale di edilizia residenziale denominato "20.000 abitazioni in affitto";

che, sulla base di tale bando, l'A.G.E.C ha predisposto i progetti e la documentazione ai fini della richiesta di finanziamento, presentata dal Comune di Verona alla Regione Veneto in data 7-2-2003;

che con decreto del dirigente della Direzione regionale per l'edilizia abitativa n. 181, in data 22-4-2003 (pubblicato sul Bollettino ufficiale della regione n. 50 del 23-5-2003) sono stati individuati i soggetti giudicati ammissibili al contributo e tra questi figurano le tre domande presentate dal comune di Verona;

che, entro 90 giorni dalla comunicazione al Comune del suddetto provvedimento, avvenuta in data 22-4-2003, sono stati prodotti dall'azienda i documenti di cui al punto 5.2 del bando;

che successivamente, ai sensi del D.G.R. del Veneto n. 2049 del 26-7-2002, la Regione Veneto ha provveduto ad approvare la graduatoria definitiva dei soggetti e degli interventi ammessi a finanziamento;

che tale approvazione di graduatoria, già attesa per fine settembre, è stata formalizzata con D.G.R. n. 3811 del 5-12-2003;

che, relativamente alla locazione permanente, sono stati ammessi a finanziamento 16 interventi, fra i quali tutti e tre quelli proposti dal Comune di Verona per l'intera cifra a suo tempo richiesta;

che con lo stesso D.G.R. n. 3811 del 2003 è stata subordinata l'effettiva erogazione dei fondi assegnati al trasferimento delle risorse ripartite tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in data 17-3-2003, come stabilito dall'art. 6, comma 3, del richiamato decreto ministeriale del 27-12-2001,

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire affinché si possa finalmente procedere all'effettivo trasferimento delle risorse necessarie per l'avvio del programma, ormai da tempo approvato definitivamente.

(4-06598)